lunedì 26 ottobre 2009

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Sárgabarack lekvár

L’odore delle albicocche mi arrivava forte insieme a quello della legna che bruciava. Lei sedeva nella penombra, lo sguardo rivolto verso mille pensieri mai confessati, lo strofinaccio appoggiato sulle ginocchia, e snocciolava con lentezza i frutti, scegliendo con cura i piu’ maturi, mettendo da parte gli altri. Lo faceva stropicciandosi di tanto in tanto gli occhi con la nocca delle dita. Erano quelli gli ultimi giorni dei miei primi sedici anni.

Il fuoco scoppiettava come a voler polemizzare con i ceppi appena aggiunti nella stufa ed io, padrona di un coraggio effimero come la fiamma che mi si rifletteva sul viso, glielo dissi.

- Nagyanya, credo che me ne andro’...

Lei continuava il suo lavoro come se neanche avessi aperto bocca, ma una impercettibile esitazione nei suoi gesti mi diceva che aveva capito. Quei suoi silenzi li conoscevo bene, come conoscevo i suoi sospiri e la sua voce, bassa, che dopo qualche minuto inizio’ ad accarezzarmi.

- Lo hai detto a tua madre?
- No... non mi crederebbe…
- Tu le vuoi bene, vero?
- Si’, nagyanya - fu la mia risposta condita dalle lacrime – ma non posso piu’ restare… oggi, lui, ha cercato di nuovo di…

Le ultime parole mi uscirono soffocate dalla rabbia. Lei, con calma, appoggio’ il coltello, raduno’ le albicocche in una pentola e, con le mani a cucchiaio, raccolse i noccioli da buttar via.

- Hai ragione, devi andartene, ma ricorda che io saro’ sempre qui ad attendere il tuo ritorno.

Me lo disse nella sua lingua, antica, per dare un peso maggiore alle parole, e questo mi fece capire la fatica che le costarono. Poi, si alzo’ leggera, mise la pentola sul fuoco, aggiunse lo zucchero preparato gia' da prima e rimesto’ il tutto.

- Adesso vieni accanto a me. Prima la marmellata, poi t’insegno come fare una buona Máglyarakás.

E quel che venuto dopo e’ stata solo la mia vita.

8 commenti :

davide ha detto...

Distinta Chiara,

come ben sai io adorò tutti i racconti in cui parli della tua adolescenza, perchè li trovo di una forza e di una purezza unica.

Questo racconto mi ha però un po' intimorito, per quel "lui" inquietante.

Ho notato che nei tuoi racconti d'infanzia parli spesso della tua nonna e della tua mamma, ma mai del tuo papa. L'unica volta che hai parlato del tuo papa è stato su Mente Critica quando hai detto che il tuo papa dice che sei nata già imparata (non ricordo le parole esatte ma il concetto era questo).

Di certo la tua nonna deve essere stata davvero una grande donna. Anche io nella mia infanzia ricordo la forza e la saggezza di tante nonne che ho conosciuto.
Come di Pansa forse solo il coraggio delle nostre nonne può salvare l'Italia dai nostri sciagurati politicanti.

Ciao Davide

marco ha detto...

Mi hai portato in quella stanza.

Non mi convince "la nocca della mano". Ho dato un'occhiata con google e ho visto che è un'espressione usata, ma secondo me è sbagliata. Le nocche di una mano sono tante.
Credo sia meglio caratterizzarla con il nome del dito.

Cari saluti

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Marco: Non mi convince "la nocca della mano"

Hai ragione. Ho provveduto a cambiare. Grazie.

Gio ha detto...

Me lo disse nella sua lingua antica ...

E' verissimo quello che dici Klara.

Rez ha detto...

Tu sai aprire il cuore con le parole che sai scrivere...

Grazie.

modesty ha detto...

leggere le tue cose alle volte è come vedere la propria vita passare.

sono diversa da te in tante maniere, ma tu scrivi quel che io ho scartato da tempo dalla mia vita.

quindi tocchi qualcosa di mio che vorrei dimenticare.

love, mod

Dolce-Alexia ha detto...

Hmmm, albicocche...
Mi hai fatto venire la voglia, ma di Компот di albicocche che fa la mia madre. Sorella, leggendo questo racconto trovo le tradizioni simili quando sono a casa in mio paese.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Gio: Me lo disse nella sua lingua antica ...
E' verissimo quello che dici Klara.


C'eri anche tu quel giorno, gio? :-)


@ Rez: Tu sai aprire il cuore con le parole che sai scrivere...

Sei sempre molto gentile, Rez. Grazie. Spero anche di saperlo richiudere, non vorrei lasciarti a cuore aperto. :-)


@ Modesty: quindi tocchi qualcosa di mio che vorrei dimenticare.


Non so se dovrei esserne felice o dispiaciuta.


@ Alexia: leggendo questo racconto trovo le tradizioni simili quando sono a casa in mio paese.

E' normale, sorella. :-)
Dopotutto la marmellata si fa alla stessa maniera ovunque.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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