sabato 31 ottobre 2009

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La mia storia

Vengo dall’Est
da mille anni non mi sono mai fermata
ho cavalcato molti cavalli
ho piantato molte tende e guidato molti carri.
Ho oltrepassato montagne e vallate
ho attraversato pianure e deserti
citta’ sfavillanti e miserabili villaggi.

Vengo dall’Est
ho imparato tutte le lingue del mondo
turca ho ammaestrato animali
russa ho deliziato col mio canto
romena ho camminato sulla fune
bulgara ho fatto l’indovina
magiara ho portato allegria tra la gente.

Vengo dall’Est
ho lavorato tutti i metalli
ho coltivato tutti i fiori
ho ballato tutte le danze
e col suono del mio violino
ho reso piu’ dolci i cuori
e demolito ogni diffidenza.

Vengo dall’Est
mia nonna aveva i capelli neri
e malinconici occhi chiari
e m'insegnava le usanze tzigane.
Ho i capelli neri e gli occhi chiari
e dopo mille anni di viaggio
riesco a vedere oltre la realta’.

20 commenti :

fabio r. ha detto...

urca che bella!

davide ha detto...

Distinta Chiara,

bel post che mostra la tua vera anima tzigana di eterna viaggiatrice.

Però mi chiedo: non senti mai il desiderio di accasarti stabilmente in un posto nel mondo?

Ciao Davide

Angelo del fango ha detto...

Ho sempre avuto il sospetto che chi perseguita i gitani, in fondo in fondo sia solo invidioso della loro liberta'. Pace? :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Fabio r: Grazie.


@ Davide: non senti mai il desiderio di accasarti stabilmente in un posto nel mondo?

Accasarmi che significa? Sposarmi? Esclusivizzarmi per qualcuno?
O intendi altro?


@ Angelo del fango: Pace?

Qualcuno aveva forse dichiarato guerra?

davide ha detto...

Distinta Chiara,


"Accasarmi che significa? Sposarmi? Esclusivizzarmi per qualcuno?"

Mi sono spiegato male. Banalmente volevo solo dire fermarsi in un luogo e trascorre la propria vita in maggior parte in quel posto.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: fermarsi in un luogo e trascorre la propria vita in maggior parte in quel posto

Ovviamente, questo e' un desiderio che non era presente quando ero giovanissima, ma che cresce con gli anni. Inoltre vorrei sfatare un luogo comune che vede gli tzigani come degli eterni nomadi, sempre in viaggio. La maggior parte, in Europa, e' ormai stanziale. Lo spirito tzigano non e' girovagare in eterno, e' tuttaltro, ma non credo che un gage possa comprenderlo.

Una cosa mi ha colpita pero' nel tuo commento precedente dove hai usato la parola "accasarsi" dalla quale emerge tutto quel giudizio stereotipato, tipicamente gage, che si ha su chi e' zingaro e sul suo modo di essere.

Pare che per voi l’immagine dello zingaro sia quella di un povero bisognoso di aiuto oppure di un deviante, non avete altre concezioni che queste due estreme, ed il comportamento e' molto simile a quello che si ha con un bambino non autosufficiente oppure con un delinquente. E' come se gli zingari non volessero vivere in modo normale, dove "normale" vuol dire casa, scuola, lavoro dipendente, abiti "normali", e non si considera che le usanze di un popolo ne caratterizzano la sua specificita' ed il suo valore.

Gio ha detto...

Carissima Klara,

il peggior nemico dei Rom alberga nei cuori e nelle menti dei 'gage': sono la paura e l'ignoranza.

Io per primo!

Io per primo, fino a prima di conoscerti ero tra indifferenza e fastidio, e gli 'zingari' erano soprattutto un 'problema', da risolvere con le buone: assimilazione piu' o meno coatta, distruzione della loro 'diversità'.

Non credo fosse necessario conoscere 'Klara nel suo splendore' per farmi cambiare idea, ma giusto un attimo di serietà e calma, conoscere la storia sventuratissima dei Rom, provare a mettermi nei loro panni, chiedermi quale lavoro si possa trovare dichiarandosi 'Rom' et similia.

Il fatto che sia stato più facile conoscere Klara che non arrivare a farmi queste domande, la dice lunga sulla nostra confusione.
La cosa sorprendente è che poi basta un 'contatto', un 'istante' senza pregiudizio per farli crollare tutti.

In un attimo passi da pensare 'questa ragazza non può essere una zingara' a 'oh perDiana, come potevo pensare una cosa simile?'.

Questa messaggio non l'avrei capito se l'avessi letto un anno fa.

Tra le altre mille cose di cui ti sono riconoscente, questa è una delle più preziose.

A presto

davide ha detto...

Distinta Chiara,



""Una cosa mi ha colpita pero' nel tuo commento precedente dove hai usato la parola "accasarsi" dalla quale emerge tutto quel giudizio stereotipato, tipicamente gage, che si ha su chi e' zingaro e sul suo modo di essere.""

Probabilmente mi sono spiegato male. Il commento era riferito a te in quanto Chiara che non alla tua appartenenza tzigana (tra il resto tu sei mezza italiana).

Comunque so bene che gli zingari non sono più da tempo il popolo (o i popoli) di nomadi di un tempo. Strano però che la parola, accasarsi, che io ho certamente usato in modo sbagliato abbia generato in te quelle opinioni sul mio conto.

Ciao Davide

OT. cosa vuol dire "gage"???

Anonimo ha detto...

No, lo zingaro è solo capace di rubare agli altri!
Vrim

davide ha detto...

Distinta Chiara,


""Una cosa mi ha colpita pero' nel tuo commento precedente dove hai usato la parola "accasarsi" dalla quale emerge tutto quel giudizio stereotipato, tipicamente gage, che si ha su chi e' zingaro e sul suo modo di essere.""


Sono un po' stupito da queste tue parole.

Su questo blog abbiamo più volte parlato degli zingari e io ti ho sempre detto le mie opinioni senza ipocrisie.

Naturalmente le mie opinioni possono essere non condivisibili, ma credo che sia sbagliato definirle stereotipate.

Ciao Davide

Neelps ha detto...

Ciao,

Chiara
Pare che per voi l’immagine dello zingaro sia quella di un povero bisognoso di aiuto oppure di un deviante, ....


Non e' che pare e' proprio cosi.
Io non so assolutamente nulla sugli "zingari", per mia ignoranza, intendiamoci.
E l'immagine che ho di loro e' molto confusa, ma e' sicuramente negativa e cmq accostata ad una condizione di poverta' marcata.

Sapevo che una volta giravano il mondo guadagnandosi da vivere tramite lavoretti vari, spettacoli etc etc
Ma non so se e' vero, magari sono tutte cazzate che mi son bevuto come un bamboccio.

ciao

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ gio: il peggior nemico dei Rom alberga nei cuori e nelle menti dei 'gage': sono la paura e l'ignoranza.

In effetti, il commento anonimo sopra dimostra quanti tu abbia ragione. E dimostra anche quanto certe persone, per dire quelloche pensano, non abbiano neppure il coraggio di firmarsi. Forse, nel loro inconscio, sanno di essere fetenti.

@ Davide: Naturalmente le mie opinioni possono essere non condivisibili, ma credo che sia sbagliato definirle stereotipate.

Hai ragione, tu sei sempre stato corretto. Ma non tutti sono obiettivi e riescono a vedere, oltre al fuscello nell'occhio altrui, anche l'enorme trave conficcata nel loro.
Gage o gage' vengono chiamati dagli zingari tutti i non zingari, cioe' voi.


@ Neelps: Sapevo che una volta giravano il mondo guadagnandosi da vivere tramite lavoretti vari, spettacoli etc etc
Ma non so se e' vero, magari sono tutte cazzate che mi son bevuto come un bamboccio.


Ho scritto non so quanti articoli sugli zingari. Basta che fai una ricerca per TAG "zingari" ed hai un'infarinatura che puo' servirti almeno a conoscere un po' il mio popolo.

Ev@ ha detto...

Dove sono cresciuta, non insegnano ad essere nomadi, anzi, insegnano basilarmente ad appropriarsi di un qualcosa di concreto e a tenerselo stretto. E l’errare, nel senso di andare, nomadare, è un antico marchio di colpa. Quindi, per quanto riguarda gli zingari, dalle mie parti si dice che rubano, si, perché prima occorre distinguere “noi” dagli “altri” e poi si sa che tutti rubano all’occorrenza (senza distinzioni di zingari o non-zingari), e l’occorrenza comprende certamente lo stato di essere “in giro”, quindi i nomadi sono coloro che rubano per antonomasia. Tra l’altro, quel loro definirsi “senza casa” li fa temibili perché -per deduzione- è come affermassero a testa alta “io ruberò”, esattamente come fanno i grandi criminali della letteratura trash. Con l’aggravante che i nomadi, alle nostre fantasie, suggeriscono i tempi quando chi si trovava a passare, presumibilmente affamato, dal tuo cortile portava via almeno una gallina, i limoni e i fichi dall’albero.

Da un altro lato, però, sappiamo benissimo com’è opprimente “stanziare” tant’è che non c’è persona, dico una, che appena può non molla tutto e se ne va “in giro”. Infatti dirsi “un po’ nomadi” è sempre attribuirsi un aura di spirito libero, un’apertura, che poi, chissà se c’è davvero. Ma, devo dire, nelle cose è importante esserci con l’immagine, la testa... mistero.

Certo è che in questa storia del nomade/non-nomade vi è abbastanza da innescare conflitti interiori, alimentati da pulsioni di libertà oggi particolarmente possibili (e su quanto sia diffusa questa pulsione la dice lunga il fatto che le elezioni, in Italia, le ha vinte una forza politica che marketinghistimamente si chiama “Casa delle Libertà”) che cozzano con i “saperi” atavici. Quindi, per compromesso, abbiamo trovato una scappatoia nel girare ma rinchiusi nell’auto privata, frequentando conoscenze ampie ma in qualche modo legittimate, godendo dell’atmosfera dei giardini, sicuri, chiusi da mura di cinta e controllati da telecamere.

Ce n’è abbastanza per soffocare qualsiasi poesia, mi pare. Se poi alcuni si mettono a coniare gruppi, cioè definire con identificativi compattanti -come ad esempio “gage”- quell’ensamble che sono gli altri… contribuendo cosi a costituire il Tao dell’avverso, il conflitto è lì, bell’é pronto ad essere opportunamente colto.


Saluti

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Se poi alcuni si mettono a coniare gruppi, cioè definire con identificativi compattanti -come ad esempio “gage”- quell’ensamble che sono gli altri… contribuendo cosi a costituire il Tao dell’avverso, il conflitto è lì, bell’é pronto ad essere opportunamente colto.


Gli amerindi usavano (ed usano tuttora) il termine "uomini bianchi" per distinguersi dagli europei, indipendentemente se fossero inglesi, spagnoli o francesi. Cosi' per i nipponici che chiamavano tutti gli altri "gaijin" e gli esempi in tal senso sono numerosi. Negli stati uniti si indicano come WASP coloro che hanno discendenze anglosassoni e "pellerossa" i nativi, dai Seminoles ai Cherokee. In Italia coloro che abitano al nord chiamano tutti gli altri "terroni". Il separare noi stessi da chi si ritiene non faccia parte del nostro popolo non e' cosa che appartiene solamente ai gitani.
In ogni caso, "gage'" non e' assolutamente un termine dispregiativo.

Neelps ha detto...

Eva scrive:
Dove sono cresciuta, non insegnano ad essere nomadi, anzi, insegnano basilarmente ad appropriarsi di un qualcosa di concreto e a tenerselo stretto. E l’errare, nel senso di andare, nomadare, è un antico marchio di colpa.


Ma secondo te, il fatto che venga insegnato a rimanere in un posto, a mettere radici (come si usa dire) e' forse sbagliato?
Non credi che magari, e' un insegnamento che viene da lontano e che porta con se' un fondo di saggezza?

Perche' io intendo il termine "appropriarsi di qualcosa" non come capitalizzare qualcosa (casa/soldi da lavoro stabile, etc etc), ma quanto come appropriarsi degli affetti, delle amicizie, cosa che non puoi fare se hai un carattere "nomade".

Se vuoi gustarti la liberta', viaggiare, scoprire cose nuove, le scoprirai, vivrai momenti di intensa felicita' come nessun altro.
Ma alla fine ti rimarranno solo tanti bellissimi ricordi, che affilati come lame bastarde ti taglieranno il sonno con una malinconia insopportabile.

Forse non e' questo il senso di "stazionare"? Non potrebbe essere una lezione ben piu' saggia di una semplice necessita', per cosi dire, capitalistica?

Perche' alla fine bisogna rispondere ad una sola domanda.

E' piu' felice quello che vive nel villaggio sperduto, sposato con la sua vicina e che per vivere prende la sua barchetta e va a pescare, oppure colui che lascia il villaggio, con esso amici (compresa la vicina) e famiglia, per andare a vedere cosa c'e' fuori, magari diventa il boss, ma resta solo.
Perche' parte?

Non che questo centri molto con gli "zingari" in realta'.

Cmq, molta gente non brama affatto la liberta' e io mi chiedo a volte, se non sia piu' facile vivere in questo modo, probabilmente piu' felice.
Le "pulsioni di liberta'" espresse nelle settimane di vacanze, sono solo finzioni, lo puoi capire anche dal fatto che molte di queste vacanze sono "organizzate" in villaggi dove c'e' addirittura la cucina internazionale.

Partire e' tutt'altra storia.

Pero' non mi volevo dilungare :-)
buona serata
neelps

Neelps ha detto...

Chiara:
In Italia coloro che abitano al nord chiamano tutti gli altri "terroni".


Si la gente del sud-italia, poi si e' esteso a sotto il Po, ma la questione e' attualmente dubbia.

Pero' il termine terrone e' dispregiativo, credo sia piu' paragonabile al termine "Redneck" piuttosto che a "WASP".

E la cosa fondamentale e' che sia in redneck che in terrore e' implicita la discriminazione economica.
Che invece non credo sia presente negli altri casi.

ciao
neelps

Neelps ha detto...

Eva scrive:
Se poi alcuni si mettono a coniare gruppi, cioè definire con identificativi compattanti -come ad esempio “gage”- quell’ensamble che sono gli altri… contribuendo cosi a costituire il Tao dell’avverso, il conflitto è lì, bell’é pronto ad essere opportunamente colto.


Sono d'accordo.
Il conflitto e' li'.

Ma la soluzione e' altrettanto semplice: mischiarsi!

E la concentrazione di ricchezze solo in alcune zone del mondo, facilitano questo processo.

Ev@ ha detto...

Per quanto riguarda le definizioni attorno al concetto “noi” rispetto agli “altri”, queste sappiamo che abbondano perché evidentemente non è superato il bisogno di tribù che infatti è forte in molte sottoculture e citato nelle campagne pubblicitarie. L’essere dispregiativo delle definizioni è solo un petalo della rosa di interpretazioni che la classificazione comporta e, inoltre, anche se le si usa nella parlata comune, occorre rendersi conto di come allontanano da una società, a mio avviso più ideale, dove l’individuo si dovrebbe rapportare con un più appropriato e naturale “io e gli altri” da porre alla base di un range di libertà personali irrinunciabili.
Ma siccome non si vive solo di momenti gravi e seri, e la saggezza è pallosa, per saziare il bisogno di tribù, ci sono tante forme di gioco (come certi roleplay) dove si possono “sfogare” ed eventualmente discutere, forme sociali con le quali vogliamo fare i conti. Perché in noi convivono molte pulsioni, compreso il moderno e l’antico, e il collegamento di queste cose è un personale lavoro continuo che ha bisogno di essere coadiuvato da spazi di gioco. I limiti, tra adulti, sono solo la fantasia e la cultura individuali.

E altrettanta mia opinione che una definizione, anche se non immediatamente dispregiativa, può sempre diventare tale perché può sempre spuntare il “creativo” che, cogliendo tutta una serie di congiunture anche imprevedibili, la fa diventare tale. Per cui sono comunque contraria al loro uso se non in termini molto legali. Che so, come “i francesi” “gli inglesi” ecc che, da europeista ed evoluzionista convinta quale sono, aspiro comunque a superare.

Con gli stessi occhi guardo il nomadismo, un fenomeno molto marcato in europa attorno all’anno 1000 quando, a quanto pare, addirittura intere corti usavano spostarsi frequentemente da una città all’altra. Personalmente, vedo nel nomadismo anche una forma di difesa (dinamica) da eventi che possono investire una comunità stanziale, evidentemente molto sentiti in quell’epoca che, per quanto remota, ci appartiene e certamente fa parte degli argomenti di cui al lavoro di elaborazione (cui contribuisce il gioco) che dicevo prima.

La stanzialità, nei secoli, si è maggiormente diffusa e non la vedo certo come un male. Però ci sono molti modi di realizzarla oltre questo che vi è. Vorrei in proposito far notare come l’idea del nomadismo (inteso come opinione differente alla stanzialità) imbeva un certo “essere” giovanile che ruota in modo importante attorno al cellulare e al dispositivo wireless. I ragazzi e le ragazze (che di mettere in discussione il mondo ne hanno un sacrosanto diritto) evidentemente sentono che la stanzialità che abbiamo creato contenga un qualcosa che sa di prigionia. Questo nonostante certi aspetti dorati altrettanto immateriali come certe sbarre, fatte da impegni scanditi e periodi della vita programmati e altre interpretazioni forzate. Tutto bello e ben fatto, si, ma contestualmente mirato a un farti stanziare in un “luogo” dove sei vulnerabile all’orda di predoni che si è stabilizzata al seguito di un certo generale. Si, quello che paga gli esperti comunicativi e tutti gli interpreti (tra i quali anche il personaggio dell’ex-68ino) della farsa, apparentemente divertente ma solo funzionale alla solita razzia, che costui fieramente dirige.

Saluti

*....n__@__i__f....* ha detto...

Io credo che tutto stia nel non ostinarci a guardare coi nostri occhi DALL'ALTO culture diverse dalla nostra.. Ci ostiniamo a bollare come incivili degli stili di vita completamente diversi dai nostri occidentali. Sentenziamo la parola "incivile" come un insulto, a marcarne la differenza da noi.. Quando la differenza è data semplcemente dallo stile della vita quotidiana. Siamo strani..pensiamo di essere "avanti" ma siamo più indietro di molti popoli...sotto certi punti di vista.

Jakala ha detto...

e col suono del mio violino
ho reso piu’ dolci i cuori
e demolito ogni diffidenza


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Jak

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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