domenica 11 ottobre 2009

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Il profumo dell’amore

T’incontrai una mattina. A quell’ora c’ero solo io. Il sole era ancora basso ma, caldo, gia’ si faceva strada senza alcun ritegno fra le pieghe del mio corpo, infondendo dentro di me la sua vita. Avvertivo il suo sapore, e l’odore del mare, ed il profumo della pioggia che, abbondante, era caduta durante la notte. Zlatni Pyasitsi, in estate, non e’ certo la localita’ meno frequentata del mondo e se si desidera un po’ di tranquillita’, prima dell’arrivo della gente rumorosa ed invadente, conviene alzarsi presto, per godersi la spiaggia almeno fino al momento in cui inizia ad affollarsi.

Avvenne tutto per caso. Un gioco di sguardi mentre correvi facendo jogging. Un unico sorriso, bello, attraente da morire… uno di quei sorrisi che sarei rimasta a guardare per ore dimenticandomi dello scorrere del tempo. Con il chiaro pretesto di allacciarti una scarpa, ti fermasti a pochi passi da me e, calma, venisti a sederti accanto. In un primo momento, puntasti lo sguardo verso il mare, ad est, ad osservare le barche che, lente come sagome cinesi, si muovevano lontano all’orizzonte poi, in silenzio, iniziasti ad osservarmi.

I miei occhi incontrarono i tuoi, senza che questi potessero nascondere le intenzioni che, dentro, custodivi. Conoscendomi so che non avrei dovuto sentirmi in imbarazzo, e almeno avrei dovuto tentare di dire qualcosa. Eppure, anche se amo essere io a fare la prima mossa, non ne fui capace e lasciai che fossi tu a condurre il gioco. I tuoi occhi mi sfioravano senza bisogno di parole, ed accarezzavano i miei capelli, e baciavano la mia bocca ancora piu’ di quanto avrebbero potuto farlo le tue labbra. In quel silenzio sentii risvegliarsi dentro di me un desiderio primordiale, insensato, incomprensibile: stavi immobile eppure era come se ti sentissi muovere sotto di me, calda e fremente, le nostre gambe intrecciate ed il tuo seno aderente al mio.

- Le nuvole basse dietro le colline indicano che piovera’ ancora – dicesti rompendo il silenzio, parlando in Russo forse pensando che, come la quasi totalita’ dei turisti, io provenissi proprio da li’ – Credo che dovremo aspettarci un altro bel temporale come quello di stanotte.
- Peccato
– ti assecondai, prestandomi volentieri a quel tentativo d’abbordaggio, voltandomi a guardare le colline alle nostre spalle, oltre le quali s’intravedevano nuvole minacciose – sono arrivata l’altro ieri ed ancora non ho visto un’intera giornata senza pioggia.
- Sei capitata in un periodo sfortunato. Di solito, in questa stagione, siamo inondati di sole. Erano anni che non si vedeva un tempo cosi’ assurdo. In vacanza da sola?
- Si’, da sola…
- Perche’ da sola? Oh... ma forse sono indiscreta… scusami, non volevo impicciarmi.
- No no, non c’e’ problema. Mi piace viaggiare da sola. E’ come se il senso di liberta’ si esprimesse al massimo. E poi ho modo di conoscere chi, altrimenti, se fossi con un partner o con amici non potrei forse neppure avvicinare…


Parlammo per un po’ e quando il chiasso della gente inizio’ ad avvolgere le nostre parole, ci venne voglia di passeggiare. Sul lungo mare una bancarella vendeva vecchi CD di seconda mano e tu, insistendo, volesti regalarmi “Older”. “E’ la musica giusta per certe giornate”, mi dicesti, “Quando piove, la cosa migliore da fare e’ chiudersi in hotel ad ascoltarla”. Era un invito, quello, ed io lo raccolsi. E quando la prima goccia di pioggia tocco’ la superficie del mare eravamo gia’ in camera mia, distese l’una accanto all’altra, e “Fast Love” ci sommergeva con le sue note.

Le mie labbra non fecero fatica a schiudersi alle tue in un bacio intenso, lunghissimo, esasperante, durante il quale mi cingesti fra le tue braccia, assaggiando il mio sapore leccandomi, succhiandomi la lingua e saziandomi con la tua. Poi, con le mani, salisti lungo i miei fianchi fino a giungere al seno. Soffermandoti con intensita’, ne saggiasti la consistenza. Ti piacque, lo so, come piacque anche a me quel tuo accarezzarmi i capezzoli in un modo che solo le donne, certe donne, sanno fare mentre, stringendoti con forza, con le dita ti sfioravo li’ dove sentivo nascere improvvisa la tua languida voglia.

Il mio tocco riusci’ a turbarti. Dolcemente ti accarezzavo in un modo in cui solo le donne, certe donne, sanno accarezzare. Poi, allontanando la tua bocca dalla mia, fissandomi negli occhi, scendesti lentamente giu’, lungo tutto il mio corpo, dipingendoci con la saliva ghirigori ed arabeschi i cui colori, invisibili, facevano vibrare ogni corda dentro di me. E quando avvertii, evidente, il contatto della tua lingua con il mio desiderio, un’ondata fortissima di brividi inebrianti s’impossesso’ del mio ventre.

La pioggia fuori, cadendo, infradiciava ogni cosa. In mille rivoli grondava giu’ dai tetti, fin sulla strada e, lucida come lo e’ la rugiada su una foglia, pareva bagnare anche i nostri volti, sudati, inondati da quel piacere che, intensamente, ci travolgeva in profondita’. Niente esisteva piu’ in quel momento: nessun luogo, nessun tempo, nessuna domanda, nessuna risposta, nessuno che attendesse il nostro ritorno, e nessuna amarezza che potesse nascere in quegli attimi cosi’ veri, semplici, concreti, sinceri. Tutto cio’ che sentivo era il tuo respiro, solo quello, caldo ed eccitante sul mio sesso, e le tue labbra, e le tue mani… e i nostri corpi, fusi dai brividi e dal caldo odore della nostra pelle intrisa di piacere.

Le mie mani cinsero la tua testa e si insinuarono smaniose fra i capelli, mentre la tua lingua mi percorreva in un movimento lento, eccitante, intenso. Ogni singola parte del mio corpo si accendeva, si contorceva, si ribellava selvaggiamente e, al tempo stesso, ti subiva passivamente. Fino a quando, non potendo piu’ resistere, mi arresi e cercai la liberazione nell’orgasmo che mi travolse.

Accadde piu’ volte. L’una all’altra ci donammo quel godimento, instancabili come due amanti costrette troppo a lungo alla lontananza che si riappropriavano del tempo perduto, oppure quasi fossero quelli gli ultimi istanti di un'esistenza. Fin quando, sfinite, ci accasciammo per dormire abbracciate, cullate dalla musica dolce di George Michael.

Quando riaprii lentamente gli occhi, tutto mi sembro’ diverso, pervaso da una luce irreale, malinconica. Come ogni volta, sentii di aver perduto qualcosa di intimo, come se anche le tue mani, e le centinaia di mani prima delle tue, penetrandomi, mi avessero derubata di una piccola parte di me. Ma poi, come sempre, pensai che era inutile, oramai quello che doveva essere rubato era gia’ stato sottratto da tempo e di come ero arrivata a quel presente, attraverso quale passato, non aveva piu’ alcuna importanza. Fu allora che una carezza passo’ leggera sul mio volto ripulendolo dai residui di un'ultima lacrima. Una mano calda, la tua, che profumava di onde di mare, di pioggia, di sesso... il profumo dell'amore.

27 commenti :

rossoallosso ha detto...

vedi che ti e' facile scrivere certe cose?
qui si percepisce tutta la tua sensibilita'.hai mai pensato di pubblicare qualcosa,che so,una raccolta di racconti brevi?

Ev@ ha detto...

Ho sempre "ascoltato" leggermente emozionata i tuoi racconti, che trovo contengano qualcosa che riconosco infantile, non so bene. Capire bene certe cose fa parte di un appropriarsene che trovo negativo. Per intenderci, se un bel fiore c’è chi lo coglie e se lo porta via, io preferisco ammirarlo e tornare a guardarlo più volte. Quando appassisce, è vero, ciò dà malinconie. Ma si supera però, se si agisce per favorire le condizioni affinché di fiori ne nascano degli altri, mentre il fiore reciso, apparentemente più tuo, finisce solo tra i rifiuti, presto.
Ecco, questo è un qualcosa che poi mi fa preferire la libertà piuttosto che l’appropriazione che da certi atteggiamenti appare come intenzione.
Questo ha anche implicazioni politiche: quel “basso” personaggio che noi sappiamo, è un re di fiori, addirittura di plastica. Il peggio del peggio. Attualmente si agita furente perché il suo regno si sta squagliando come un gelato dimenticato fuori dal freezer, all’apparenza ancora compatto.
Lui accusa che la destabilizzazione è dovuta a cause altre, esterne, vaghe e dovute al fatto che “gli si vuole male”… ma, sinceramente, chi può voler male a uno del genere? Guardatelo bene: è il vero, autentico, ritratto della sfiga.
Era solo capace, come i tipi di cui si è circondato, di ridere soddisfatto del fatto di non essere come me, che invece che darmi da fare, perdevo tempo a guardare “il vuoto”. E gli altri bravi ragazzi con la cartella, e le loro imbronciate fidanzate, annuivano, felici di avere finalmente un senso. Non mi dilungo in ciò, dico solo che non guardavo affatto il vuoto, semmai c’erano dei momenti in cui mi sentivo sperduta, perché mi rendevo conto che il mondo, differentemente da come lo raffiguravano persone a me in qualche modo vicine, era infinito, e questo non capivo bene come potesse generare delle paure mentre io, paura, non ne avevo e potevo essere felice. Egoista? Non so, forse, un po’.
L’infinito mi dava comunque vertigine e non avevo tanta compagnia per esplorarlo anche se, la compagnia per altre cose, certo, non mi è mai mancata. Però, quella particolare solitudine, a un certo punto, ma ha portata a pensare che forse era meglio lasciarmi sopraffare e che bruciasse tutto, che so, magari in una serie di elettroshock, così l’origine delle mie sensazioni differenti sarebbe svanita in un lampo azzurro.
Semplicemente, non è andata così. E adesso penso, divertita, a come i riflessi del mare siano molto più affascinanti delle luci di Las Vegas… e che la gita al faro, è e rimane un luogo dell’anima.

Saluti

Dolce-Alexia ha detto...

Sorella, come sempre è un bellissimo racconto, mi porta certi emozioni e ricordi.
Zlatni Pyasitsi...Varna,Promorsko... ho avuto un pò di tempo questo estate di passare anche da quelli parti. Ogni anno cambia al meglio quel posto di paradiso.

gatsby ha detto...

@Chiara
Perchè' scrivi che la sensazione di quella donna, dopo l'orgasmo, è stata quella di perdere una parte di sé, come se le fosse stato rubato qualcosa?
Non sarebbe stato più coerente dire forse che in realtà ha donato qualcosa a una persona a cui teneva?
E' un argomento che mi ha sempre affascinato, quello della distinzione tra sensibilità e sessualità femminile e maschile.
Ma, a differenza di quasi tutti, non per semplice o pruriginosa curiosità, quanto perchè la mia sensibilità, la mia sessualità, la mia parte maschile non è esattamente quella che comunemente ci si potrebbe aspettare.
Questo dal punto di vista strettamente fisico.
E' come se esistesse in me una parte femminile - questo aspetto riguarda la mia sfera sessuale - che condiziona il mio "sentire".
Ad esempio, a differenza di quasi tutti gli uomini, io non ho quasi mai un orgasmo, e questo mi porta a volte a pormi parecchi interrogativi.
Qual è davvero la differenza tra cio' che prova una donna rispetto all'uomo durante l'atto sessuale?
E, poichè vi sono delle rimarchevoli differenze, possono le rispettive parti davvero arrivare a comprendere cio' che prova l'altro sesso?
Ad esempio...prendi le palline vibranti dell'altro tuo racconto.
Difficile che un uomo possa davvero immaginare il tipo di sensazione che procurano.
Certo che, pensandoci bene, il corpo femminile presenta in natura una naturale predisposizione ai "toys", agli oggetti che anni fa io chiamai - in altro contesto - surrogati del sesso - criticando Alexia, ma forse allora fui troppo frettoloso nelle mie critiche.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Rossoallosso: hai mai pensato di pubblicare qualcosa,che so,una raccolta di racconti brevi?

No. E neanche ci tengo. Non credo di essere all'altezza. Lasciamo che queste mie pennellate di colore restino cosi'... semplici pensieri, ricordi, emozioni, buttati li' alla rinfusa sulla tela dell'immaginario.


@ Ev@: Ho sempre "ascoltato" leggermente emozionata i tuoi racconti, che trovo contengano qualcosa che riconosco infantile, non so bene.

La spiegazione e' semplice: io sono infantile. Se non lo fossi, forse, non starei qui. Un bacio, cara amica. :-)


@ Alexia: Sorella, come sempre è un bellissimo racconto, mi porta certi emozioni e ricordi.

Sapevo che non poteva mancare questo tuo commento. Grazie sorella.


@ Gatsby: Perchè' scrivi che la sensazione di quella donna, dopo l'orgasmo, è stata quella di perdere una parte di sé, come se le fosse stato rubato qualcosa?

Perche' sono sincera. Non posso sapere ne' capire cosa accade a te o ad altre persone. Posso solo scrivere cio' che sento, cercando di trasmettere a chi legge una piccola emozione ma, soprattutto, cercando di riviverla io stessa.

davide ha detto...

Distinta Chiara

""Posso solo scrivere cio' che sento, cercando di trasmettere a chi legge una piccola emozione""

Per quel che mi riguarda, per me leggere questo racconto non è stato una piccola emozione, ma bensì una grande e intensa emozione.

L'unica cosa che mi ha fatto star male è quando dici "come solo una donna sa fare".

Ammetto che le donne hanno i loro punti di forza, ma ogni tanto nei tuoi racconti dovresti anche dire "come solo un uomo sa fare". In caso contrario ci fai sentire obsoleti e inutili.

Ciao Davide

modesty ha detto...

riconosco in te quel moto di "trattenersi". non so bene spiegarlo. ma non c'è mai un fino in fondo in quello che scrivi. non liberi mai la "ultima conseguenza" del tuo pensare.

ma posso sbagliare.

love, mod

Chiara di Notte - Klára ha detto...

modesty ha detto...

riconosco in te quel moto di "trattenersi". non so bene spiegarlo. ma non c'è mai un fino in fondo in quello che scrivi. non liberi mai la "ultima conseguenza" del tuo pensare.


Realmente, cara amica, non ho compreso bene il senso del tuo commento. Potresti essere cortesemente piu' chiara?

modesty ha detto...

te l'ho detto: non so bene spiegarlo manco io. è solo una sensazione. scrivi dell'eros in maniera sublime ma restando tu, l'autrice, sempre neutrale forse. hai scritto "non sono una scrittrice, ma una cronista". come in questo racconto: regali momento di sublime eros, ma in realtà mai un oezzo di te. forse è questo. la definizione della "ultima conseguenza" nello scrivere è quella in cui viene fuori l'essenza di chi scrive - senza filtri. e questa cosa da te non la percepisco. ed ero curiosa sapere se è una scelta consapevole o un limite.

tieni presenti che molto probabilmente non sono cazzi miei?!?

love. mod

Anonimo ha detto...

http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2009/13-ottobre-2009/picchia-due-ragazze-che-si-baciano-al-nostro-paese-c-lapidazione-1601871855551.shtml


gugge

Anonimo ha detto...

ot:

http://www.youtube.com/watch?v=6iQjkRM7q1w&feature=player_embedded#

gugge

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Modesty: scrivi dell'eros in maniera sublime ma restando tu, l'autrice, sempre neutrale forse. hai scritto "non sono una scrittrice, ma una cronista"

Quindi la tua sensazione e' che io resti neutrale? Che non mi esponga mai? Che non mi apra abbastanza, fino in fondo, in modo che, chi mi legge, possa guardarmi le viscere e scrutarmi dentro?
Beh, se e' questo che intendi, allora hai perfettamente ragione. Poiche' considero le mie viscere qualcosa di assai privato, mai le verrei a mostrare in un qualsivoglia blog.
Le mie viscere, la mia reale essenza, la totalita' di me stessa io le riservo a poche persone, e solo nell'intimita'.
Vuoi sapere, inoltre, se sarei capace di andare oltre? Si', certamente potrei, ma mi sentirei a quel punto davvero la protagonista di una gang bang. Ed a me le gang bang non sono mai piaciute. Non vendo me stessa all'ingrosso, tantomeno mi regalo a chi, sicuramente, non avrebbe la sensibilita di capire fino in fondo cio' che riceverebbe.

regali momento di sublime eros, ma in realtà mai un pezzo di te. forse è questo. la definizione della "ultima conseguenza" nello scrivere è quella in cui viene fuori l'essenza di chi scrive - senza filtri. e questa cosa da te non la percepisco

Strano che tu, in cio' che scrivo, non percepisca qualche pezzetto di me. Eppure credo che fra le righe qualcosa emerga. Non dico la totalita' del quadro, ma qualche tessera del puzzle dovrebbe essere visibile. Io, almeno, mi sforzo perche sia cosi'.
Certo che, come ho detto, il filtro e' necessario. Un filtro pero' che, per chi mi conosce un po' meglio, non e' cosi' evidente come lo e' per te o per chi relaziona con me solo tramite i commenti su questo blog.

ero curiosa sapere se è una scelta consapevole o un limite

Le due cose non sono in antitesi. E' certamente un limite che stabilisco io, e quindi e' anche una scelta consapevole.

Alex ha detto...

Buongiorno Chiara,
sai il mio pensiero su di te e quello che scrivi, non mi ripeto.

un tuo tratto "Come ogni volta, sentii di aver perduto qualcosa di intimo, come se anche le tue mani, e le centinaia di mani prima delle tue, penetrandomi, mi avessero derubata di una piccola parte di me."

Mi ha colpito perchè hai sempre affermato di fare la professione con piacere, invece, leggo qualcosa di differente a meno che, il piacere di farlo o di guadagnare era così alto che alla fine ti accorgi che avevi perso qualcosa e avevi un pò di rimorso, che forse non avresti voluto farlo, oppure, che ti sei accorta che non meritava quel dono o parte di te.......

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ alex: Mi ha colpito perchè hai sempre affermato di fare la professione con piacere, invece, leggo qualcosa di differente

Innanzitutto devo spiegare ad Alex, che forse non ha compreso il contesto in cui tutta la scena si muove, che in questo caso il mestiere non c'entra nulla. Non c'entra nulla il far sesso per denaro. Qui si tratta di un rapporto occasionale fatto per puro piacere, in cui oltre al corpo entrano in ballo altri aspetti piu' intimi.

Comunque e' bizzarro (ma poi, forse, non lo e' cosi' tanto) che due persone, entrambe di sesso maschile, si siano soffermate su questa frase mentre a nessuna delle donne intervenute e' venuto in mente di farlo...
Credo che il fatto di sentirsi derubata, invece di provare la sensazione di aver donato, sia una sensazione ben familiare alle donne ma che non penso che gli uomini possano comprendere fino in fondo. Oppure, forse, e' una cosa che riguarda solo me per cui nessuno riuscira' a comprenderla. E qui mi spiego.
Non sono rari i momenti in cui, dopo forti emozioni anche entusiasmanti, mi viene da piangere. Nelle lacrime, almeno io, riverso molto di me stessa e tutto cio' puo' avere innumerevoli significati che non necessariamente sono legati alla sofferenza. Questa introspezione dopo un rapporto sessuale, almeno a me, capita spesso ed e' forse in questo modo, con quell'ultimo capoverso in cui esprimo la mia malinconia, che ho mostrato un po' di quelle viscere che Modesty non e' riuscita a scorgere.

Alex ha detto...

Avevo capito che era un momento di piacere, sono stato tratto in inganno dal fatto che avevi scritto" centinaia di mani prima" e ho pensato che potesse, in qualche modo, riguardare anche la tua professione.

Sul fatto del pianto e di esser derubata credo sia difficle da spiegare ed ogni persona è diversa.

Credo che troppo spesso si sentono usate e per questo ci vuole tanta delicatezza e rispetto rpima e dopo.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ davide: L'unica cosa che mi ha fatto star male è quando dici "come solo una donna sa fare".

Ammetto che le donne hanno i loro punti di forza, ma ogni tanto nei tuoi racconti dovresti anche dire "come solo un uomo sa fare"


Hai ragione e mi scuso. Pero' e' vero che "certe cose" le donne le sanno fare meglio, perche' riguardano il loro corpo, mentre gli uomini, spesso, sono portati a non considerare che nel rapporto sessuale e nei preliminari non esiste specularita' di sensazioni. Ad esempio, i capezzoli di una donna sono assai piu' sensibili di quelli di un uomo, per cui quando vengono toccati necessitano di maggiore delicatezza. Altro errore che fanno gli uomini e' quello di considerare la clitoride come un piccolo pene. Cio' fa credere a molti che, agendo su questa come a loro piacerebbe si agisse sul loro organo sessuale, porti al godimento della donna quando in realta', spesso, e' solo fastidio.
Comunque ci sono cose in cui anche gli uomini sono specialisti. Ad esempio millantare. :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Alex: sono stato tratto in inganno dal fatto che avevi scritto" centinaia di mani prima" e ho pensato che potesse, in qualche modo, riguardare anche la tua professione.

Se avesse riguardato la mia EX-professione, non avrei parlato di centinaia, bensi' di migliaia. :-)
Caro Alex, nella professione non c'e' coinvolgimento emotivo, o almeno non dovrebbe esserci.
Certo capisco che ci siano ragazze che non riescono a tenere separate le due cose, cioe' cucinare alla mensa perche' si e' cuoche e poi, a casa, preparare una cenetta per un amico o un'amica, pero' non e' quello il modo giusto per affrontare una professione come quella della escort.
Se si mescolano le due cose si rischiano gravi conseguenze.

gatsby ha detto...

@Chiara
Visto che sono una delle due persone che si è soffermata su quella frase, voglio dare una precisazione.
Non credo che le tue sensazioni siano attribuibili o legate ad un discorso di Genere, cioè maschile o femminile.
La tua percezione, diversa forse dalla mia, di perdere, rubare o donare qualcosa non credo sia strettamente connessa al fatto che tu sei una donna e io un uomo.
E' piuttosto legata al tuo vissuto, che fa di te quello che sei, che condiziona cio' che provi e che, in ultima istanza, ti rende un pezzo unico.

Ev@ ha detto...

"... non sono una scrittrice ma una cronista ..."

Secondo me le cose sono difficilmente scindibili e si intersecano più volte, sempre.
Per quanto ruguarda il mettersi in gioco, nei racconti, o in qualunque manifestazione, espressione o rappresentazione in qualche modo pubblica, ritengo che sia da NON fare, o da fare con molte e molte cautele necessarie, in caso di eventuale "bocciatura", per proteggere la propria personalità (vedi caso Tenco, per es).
Insomma, credo non si possa pretendere che un autore/autrice si esponga a un eventuale "splatter" di se stesso/a, sempre in agguato, sia nel mondo dell'arte che nel mondo mediato dai nickname o avatar.
Addirittura, penso che la nudità totale sia persino di cattivo gusto, a volte, mentre, altre volte, forse la maggior parte, potrebbe persino essere poco interessante esporre -nudi e crudi- propri dubbi e incertezze tipici dello stato "senza difese".

Saluti.

Alex ha detto...

Grazie per le tue precisazioni:-)

Per me il fatto di piangere è sinonimo di grande sensibilità.....

Alex ha detto...

Ev@ scrive:
"Per quanto ruguarda il mettersi in gioco, nei racconti, o in qualunque manifestazione, espressione o rappresentazione in qualche modo pubblica, ritengo che sia da NON fare, o da fare con molte e molte cautele necessarie"

Concordo con queste sagge parole...
penso nel tuo caso siano delle autentiche verità, per quello chi ti trova ti segue e non può fare a meno di te:-)
chissa quando svolgevi la tua EX-professione se eri così brava a farti seguire :-)))

e poi non litigavi neppure, anzi eri accondiscendente :-))

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Gatsby: in ultima istanza, ti rende un pezzo unico

Ma dire che sono un pezzo unico e' una banalita'...
Tutti siamo pezzi unici ma, per quanto unici, apparteniamo comunque ad una categoria.
Un piatto unico e' pur sempre un piatto, come possono essere unici un quadro, un brano musicale, un libro, un film che sempre, nonostante la loro unicita', appartengono alla loro categoria.
Io posso essere anche unica, ma lo sono come donna, e come donna, bene o male, ho pulsioni come le hanno le altre donne.
Volersi distinguere ad ogni costo, cercare sempre e comunque di essere speciali, farsi notare in qualsiasi modo ed incazzarsi se gli altri non riconoscono la nostra unicita' e' un grave difetto dei tempi che viviamo. Questa voglia di unicita' puo' essere si' motivo di vanto, se calibrata, ma anche ci porta a vivere una vita di solitudine e incomprensione, nella convinzione di essere sbagliati, oppure che gli altri sono sbagliati.
Invece gli altri, con i loro comportamenti tante volte simili ai nostri, possono farci capire che, se vogliamo, possiamo migliorarci e, cosa ancor piu' importante, migliorare chi ci sta vicino. Per questo motivo rinnego la mia unicita' e desidero sentirmi uguale ai milioni di donne che provano le stesse cose che provo io.


@ Eva: Insomma, credo non si possa pretendere che un autore/autrice si esponga a un eventuale "splatter" di se stesso/a, sempre in agguato, sia nel mondo dell'arte che nel mondo mediato dai nickname o avatar.

Lo penso anche io, Eva. Credo ci sia un limite oltre il quale ciascun* di noi sceglie di non spingersi.

Gio ha detto...

Mia cara Klara,

beati gli occhi che si sono posati sulla tua figura, beate le mani che ti hanno accarezzato, e le labbra che ti hanno baciata.

Ma ancora piu' beato il cuore che ha palpitato in eco al tuo.

A presto!

(Ulisse mi perdoni, e che Nausicaa non sia gelosa.

davide ha detto...

Distinta Chiara,

""Comunque ci sono cose in cui anche gli uomini sono specialisti. Ad esempio millantare. :-)""


:- ))))... cattiva.


Ciao Davide

gullich ha detto...

@chiara "Ma dire che sono un pezzo unico e' una banalita'...
Tutti siamo pezzi unici ma, per quanto unici, apparteniamo comunque ad una categoria.
Un piatto unico e' pur sempre un piatto, come possono essere unici un quadro, un brano musicale, un libro, un film che sempre, nonostante la loro unicita', appartengono alla loro categoria.
Io posso essere anche unica, ma lo sono come donna, e come donna, bene o male, ho pulsioni come le hanno le altre donne.
Volersi distinguere ad ogni costo, cercare sempre e comunque di essere speciali, farsi notare in qualsiasi modo ed incazzarsi se gli altri non riconoscono la nostra unicita' e' un grave difetto dei tempi che viviamo. Questa voglia di unicita' puo' essere si' motivo di vanto, se calibrata, ma anche ci porta a vivere una vita di solitudine e incomprensione, nella convinzione di essere sbagliati, oppure che gli altri sono sbagliati.
Invece gli altri, con i loro comportamenti tante volte simili ai nostri, possono farci capire che, se vogliamo, possiamo migliorarci e, cosa ancor piu' importante, migliorare chi ci sta vicino. Per questo motivo rinnego la mia unicita' e desidero sentirmi uguale ai milioni di donne che provano le stesse cose che provo io. "

Devo dire che, più passa il tempo, e più ti apprezzo....

e non è captatio.

wgul

*....n__@__i__f....* ha detto...

ciao chiara e innanzitutto grazie per le emozioni che hai trasmesso con questo post.
Io ti capisco bene quando parli della sensazione del perdere una parte di sè dopo l'orgasmo..segno dell'estrema intensità che ci abbandona e ci riporta a terra.. e "ritroviamo " l'altro, che in quel brevissimo arco di tempo avevamo perso per un attimo.
La differenza rispetto ad altre forme di sesso (mercenarie ad esempio)è che quando si fa l'amore dopo l'orgasmo l'altro lo vuoi ritrovare..magari con un bacio.
Se manca il pathos dell'amore invece.. vorresti "risvegliarti" dopo l'orgasmo e trovarti sola...
Almeno questo è il mio sentire..

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Naif: Almeno questo è il mio sentire

E' anche il mio sentire. Benvenuta.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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