giovedì 22 ottobre 2009

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Frammenti - Parte 2

Sentivi il suo braccio sfiorarti la schiena, e all'improvviso ti scopristi a desiderare le sue mani. Alzando gli occhi incontrasti il suo sguardo, quello di un uomo innamorato, e non trovasti assolutamente niente da dire. Lasciasti invece che il tuo corpo si abituasse a lui, alla sua vicinanza, che si rilassasse al suo tocco, adagiandosi piano in quell’abbraccio delicato, e che la testa ti cadesse morbida sul suo torace.

Ti strinse e lo sentisti tremare, leggermente. Vibrava di emozione, tu invece no. Con il corpo eri li’, ma la tua mente si trovava distante anni luce. Ti facesti assalire dalla voglia di proteggerlo. Il suo cuore appoggiato al tuo orecchio. Ne sentivi il suono, il ritmico pulsare, e ne percepivi la dolcezza. Sapevi gia’ come sarebbe andata a finire. Gli avresti donato un po’ di te stessa, un frammento, qualcosa che avrebbe potuto portare con se’ per sempre. Non sarebbe stato il primo e neanche l'ultimo. Avresti continuato a regalare frammenti di te, come sempre avevi fatto, fino a quando non avresti avuto piu’ niente da offrire, fino a che un giorno, di te, non sarebbe rimasto che il vuoto.

Sciogliesti i capelli, e ti sentisti bella come solo lo sguardo di un uomo sapeva farti sentire. Alzasti la gonna e montasti sulla sua impudica erezione, mostrandogli che, come descrivevi nei tuoi racconti, sotto non portavi davvero niente se non quelle provocanti autoreggenti sulle quali lui e molti altri, eri certa, avevano fantasticato. E lo sentisti tuo.

- Sei stupenda...

Lo baciasti, grata per quel complimento, e lasciasti che le sue mani vagassero, timide, dall’incavo dei fianchi fin dentro le tue cosce. Lo tenevi in pugno, lo sentivi. Ti odiavi per quello che gli stavi facendo, ma non potevi trattenerti. Per quanto lo volessi, non ci riuscivi. Lo spogliasti lentamente, gli occhi dentro ai suoi, accompagnando con i baci e le carezze la pelle che, via via, denudavi. Ti sbottonasti la camicetta, mostrandogli i seni nudi, preziosi, ed attendesti che gli arrivasse alle narici l'odore del tuo sesso, che lui inspiro’ vorace, percorso da un brivido. Gli salisti un po’ piu’ sopra, appoggiandoti li’ dove premeva il suo desiderio. Lo inumidisti irrorandolo della tua rugiada ancora racchiusa poi, servendoti della sua durezza, con un’estenuante carezza, gli apristi i petali del tuo fiore facendoti riempire della sua impazienza, esultando per i suoi gemiti, carezzandogli il viso, dolcemente, mentre con le mani lui ti stringeva forte i glutei.

- Ti amo, ti amo, ti amo... - continuava a ripetere con disperata monotonia.
- Soha Ne Mondd… Non dirlo… - lo pregasti.

Bloccasti quel getto di parole con una mano. Faceva troppo male. "Io non ti amo... non ti amo... non ti amo..." gridavi in silenzio "non amo nessuno, non so amare, non voglio amare!" La tua anima gridava, ma gli stavi dando tutto cio’ che avevi. Con le labbra sostituisti la mano, e mentre con la lingua gli trafiggevi la bocca, ti abbassasti su di lui, con forza, fino a sentirlo dentro. Non era lui ad entrare in te, eri tu ad aprirti. Eri tu a decidere quando, come, quanto…

Scendesti fino in fondo, poi risalisti piano. Giocando, lentamente lo facevi entrare ed uscire di poco, poi affondavi di nuovo, con violenza. Lui ti stringeva e ti baciava, gemendo nella tua bocca, penetrandoti con la lingua, cercando di impadronirsi di quello che oscenamente gli negavi. Eri tu a possederlo. Eri tu a servirti di lui per ottenere l'unico piacere di cui fossi capace, rendendogli quei momenti indimenticabili, e sapendo che avrebbe sofferto per dimenticarti...

Inarcasti la schiena per attirare il suo sguardo sul tuo seno proteso in avanti. Lasciasti che lo percorresse con la lingua, ed una scia lucida di saliva sottolineo’ i capezzoli tumidi, facendoli brillare. Ti muovevi sopra di lui pensando solo al suo piacere. Godevi nel sentirlo dentro, ma ancor di piu’ godevi nel vederlo godere. Ascoltavi il suo corpo che ti inviava segnali precisi, e quello che ti ordinava di fare, tu lo facevi. Piu’ in fondo… piu’ lenta... ora ferma... ora di nuovo… piu’ veloce... interpretavi ogni lieve contrazione, fremito, sospiro, espressione del volto, sentendo il suo desiderio dentro di te, cercando di soddisfarlo. Non potevi dargli amore, non ne eri capace, ma dargli un’illusione, almeno quello, avresti potuto farlo. Per una notte, quello si’, avresti potuto farlo. Lo portasti vicino all'orgasmo. Fu facile, fin troppo facile. La bocca aperta, quasi spalancata, il corpo irrigidito dal piacere ed il respiro ansante che ben conoscevi.

- Io... io...
- Lo so… ti sento…
– sussurrasti fra i baci.
- Ma… tu?
- Non dire niente, ti prego… non pensarci… vieni dentro di me... non desidero altro… lasciati andare…


Capiva che eri lontana. Sperando che tu lo raggiungessi cerco’ di resistere, inutilmente. Non glielo permettesti. Ti appoggiasti saldamente su di lui ed aumentasti il ritmo, stringendoti attorno ai suoi spasmi che percepivi sempre piu' frequenti. Il letto sobbalzava e ti aiutava. Spinta dopo spinta, assecondasti l’istinto primordiale suo e di ogni uomo che desidera il suo seme in profondita’ nel corpo di una donna. Ed infine lo sentisti esplodere con un urlo dentro la tua bocca, liberatorio, che ti penetro’ nell'anima, e ti fece rabbrividire. Ti afferro’ per i fianchi e, attirandoti con forza, ti spinse giu’ fino in fondo, tremendamente in fondo. Faceva male, ma non ti sottraesti, e mentre riversava dentro di te tutto il suo piacere, anche tu urlasti di un dolore misto alla perversa soddisfazione di avergli donato quel godimento.

Mentre il suo respiro si placava lo abbracciasti, avvolgendolo anche con le gambe, e lo coccolasti con dolcezza, asciugandogli con le labbra una lacrima che, lenta, gli scendeva giu’ dalle ciglia. La raccogliesti e la assaporasti, salata. Per un attimo gioisti nello stringerlo, appagato, fra le tue braccia, soddisfatta di essere stata tu a procurargli quel piacere smisurato. Ma fu per poco. La soddisfazione che sempre provavi nel concederti in quel modo cosi’ totale, durava solo il breve tempo di un amplesso, e dopo ti restava dentro solo il ricordo, malinconico e amaro, che non riuscivi piu’ a scacciare.

La doccia insieme prima di rivestirvi, poi la cena, gli occhi negli occhi, parole tenere come quelle di chi e' innamorato da sempre e la notte, nel tuo letto, lo seducesti ancora. Insaziabile, accettasti le sue carezze, i suoi baci, e venisti per lui sulle sue labbra, nascondendo l'amarezza in mezzo ai sorrisi ed alla falsa spensieratezza. Dormiste abbracciati, e la mattina lo accompagnasti al treno. Lo salutasti con un bacio, intenso, lasciandogli in bocca il tuo sapore e quello del sesso.

Ti fermasti ad osservarlo, fino alla fine, mentre si allontanava con la sua valigia mai aperta lungo il binario quasi deserto. Prima di salire si giro’ un attimo cercandoti un'ultima volta, e ti fece un cenno con la mano. Poi, il treno parti’ e capisti che ancora saresti rimasta sola, con un frammento di te in meno, a fare i conti con il vuoto che, inesorabile, ti avrebbe divorata. Quel vuoto che a nessuno avresti mai lasciato riempire.


19 commenti :

marco ha detto...

Un addio dall'inizio alla fine.
Le valigie possono contenere tutta una vita e, a volte, vite di persone diverse possono sfiorarsi, ma sarà come essere una valigia in un angolo di una stanza altrui, sempre pronta per un altro viaggio, che lo voglia o no.
Mia impressione.
Triste e bello il tuo racconto.

Kameo ha detto...

clap clap clap ... superbo!

Mikecam2k ha detto...

complimenti, molto coinvolgente :D

Gio ha detto...

@ Marco: gran bel commento.

@ Klarissima: te l'ho già detto? Beato colui che ...
Klara in te si sono incontrati spiriti così diversi tra loro che non puoi non destare sorpresa e meraviglia.

Bravissima!

Ev@ ha detto...

Non è la prima volta che Chiara mi richiama inquadrature simili a quelle di Charlize Theron in The Burnig Plain... un film non esattamente “facile” e probabilmente un po’ discutibile come finale. Ma in certe storie è difficile e un finale è necessario anche se insoddisfacente, perché… non si sa bene perchè. Ma io mi riferisco a inquadrature, non all’opera in generale. Esempi:

http://static.blogo.it/cinema.it/burning2.jpg
http://www.legalmoviesdownloads.com/still-frames-movie-pictures/the-burning-plain/the-burning-plain-7-charlize-theron.jpg
http://www.releaselog.net/uploads2/8cb7beeb54022eb8e7fc882802420187.jpg
http://www.schermaglie.it/images/1103.jpg
http://www.allmoviephoto.com/photo/2009_burning_plain_006_big.html

Chiara, differentemente, risolve molto bene la “questione” del finale.
Il racconto l’ho trovato generosamente intenso e, per ricambiare un po’ con qualcosa di mio, oltre la mentale, breve gita al mare fuoristagione simil-Portland, offro, citandole, parole intorno al fatto che Meryl Streep ha presentato a Roma l’uscita di “Julie & Julia” dove la si potrà vedere (la Streep, non Chiara, anche se sarebbe di sicuro divertente) squartare anatre, parlare un francese improbabile o entusiasmarsi per le virtù del burro. Così incredibilmente in sincronia con mie cose verso la lettura del racconto di Chiara, l’attrice ha quindi dichiarato che si tratta di un film che è un inno ai veri piaceri della vita: "Amore, sesso e cibo: sono le tre gemme che questa storia esalta, le cose che veramente contano, più di lavoro e carriera. Finché abbiamo un tetto sulla testa e le nostre necessità soddisfatte, si può essere felici.” “Tutti questi superlativi che usate per me” –ha spiegato lei, riferendosi alle recensioni entusiastiche– “non mi colpiscono più di tanto: mi interessano più i difetti, le fragilità degli esseri umani. Ciò che non è perfetto, insomma”. Una cosa però, “uno che fa il mio mestiere non può permettersi: la paura… Ora invece le ragazze pensano di dover avere una forma precisa, rientrare in un canone: devono essere magre, bellissime. Una pressione tremenda. Le mie due figlie sono attrici, ne sono contenta ma anche preoccupata”.

Un sorriso dal west side.

davide ha detto...

Distinta Chiara,

come al solito un racconto molto coinvolgente.

Quello che più mi ha colpito è stato l'avvertire un senso di tristezza e malinconia intersecarsi con un potente senso di libertà.

Ciao Davide

Peter ha detto...

...anche la seconda parte mi ha tenuto incollato allo schermo fino alla fine.

Kameo ha detto...

@ Eva
Si, cara Eva, nelle tue inquadrature hai colto bene quella sottile "melancholia" che spesso pervade i racconti di Chiara e che a volte contagia piacevolmente anche noi.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Peter ha detto...
...anche la seconda parte mi ha tenuto incollato allo schermo fino alla fine.


Meno male che non ne ho scritta una terza, o avresti avuto bisogno del solvente per staccarti. :-)))

*....n__@__i__f....* ha detto...

Complimenti Klàra, uno splendido racconto..! Mi sono immedesimata.. soprattutto nel finale. Purtroppo.
Dico purtroppo, perchè conosco fin troppo bene quella sensazione di VUOTO che tu descrivi. E l'amarezza.....
Forse perchè in questi amplessi si dà non solo il corpo, ma anche l'anima..... si dà all'altro una certa intimità che non tornerà più indietro, una volta data. Forse è quello il frammento....non so..
Sarebbe interessante conoscere le sensazioni del LUI .. mentre sale sul treno..

irene ha detto...

acabo de descubrirte.... no he podido acabar de leerlo pero te aseguro que lo hare...gran escritora!

gatsby ha detto...

@Chiara
Ti leggo da molto tempo per non sapere che sei capace di mischiare abilmente la fantasia con le tue reali esperienze di escort d'alto bordo.
Questi frammenti da te raccontati attingono certamente piu' alla tua sfera privata, che a quella "pubblica".
Io invece voglio dare spunti di riflessione all'opposto, attingendo piu' alle mie esperienze a pagamento che a quelle normali.
Premesso che un'escort ha avviamente una vita privata, anche se difficile da gestire, ne ho incontrato molte che mi raccontavano che, vista la loro impossibilità a relazionarsi affettivamente nella vita reale, sceglievano spesso compagnie occasionali in grado di appagare parzialmente i loro bisogni emotivi.
Questi bisogni non potevano essere soddisfatti all'interno di un rapporto a pagamento, anche se talvolta con alcune persone si andava oltre il limite imposto dal cosiddetto buonsenso.
Questi frammenti, queste piccole parti di sè privati, finivano pero' con il confondersi con quelli avuti con poche fortunate singole persone durante gli incontri mercenari.
Con conseguente rischio di distorsione della realtà.
Devo dire che questo aspetto mi ha sempre colpito, mi ha sempre incuriosito.
Anche se io lo vado dall'altra parte.
Ci sono dei momenti in cui la finzione necessaria puo' cadere inesorabilmente.
E anche nel sesso a pagamento, proprio come negli incontri occasionali, ci si avvicina pericolosamente alla verità.
Questo succede perchè nella finzione scenica hai la possibilità di avvicinarti a un Ideale di perfezione (di bellezza, di comportamento, di eleganza, di sesso) che paradossalmente fai fatica a trovare nella vita di tutti i giorni.
Anch'io sono costretto ad ammettere che, pur essendo abituato alla bellezza e a un certo tipo di donne molto sicure di sè in ragione del loro aspetto e della loro persona, a volte lasciare un frammento, tante piccole parti di sè, pur all'interno di un bellissimo gioco, puo' essere difficile da sostenere nel lungo periodo.
Non parliamo poi del privato...

Ev@ ha detto...

Buon giorno a tutti!

Questo tempismo mi ha regalato buonumore. Piccola inaspettata ribellione… alle solite storie scritte dai soliti sceneggiatori noiosi, noiosi, noiosi…
Tutto in molto poco, un semplice link:

http://seidimoda.repubblica.it/fotovideo/home/16360142

Baci 

Kameo ha detto...

@Ev@

Una buona trovata pubblicitaria, anche se nemmeno troppo nuova.
Una nuova moda appunto.

Ev@ ha detto...

@Kami "nient'altro che una moda"

Si, possibile.. certo. Ma mi riferivo al fatto che avendo io citato la Theron per le immagini evocative di stati d'animo caratteristici una certa esistenzialità sentimentale un po' tormentosa (e certamente straniante in quel di Portland). Prova impegnativa per la Theron, "relegata" fino ad allora nella parte dell'oggetto del desiderio di lusso, prigione, anche se dalle sbarre d’oro (che sempre sbarre restano).
Quindi, dopo che mi ero così sbilanciata, la foto del bacio, successiva, l'ho trovata una raffigurazione rappresentativa di un attimo d’affetto un po' pazzoide verso la donna di quell’immagine da me evocata con i links. Immagine che tu tra l’altro hai letto in modo coerente al mio.
Il sorriso, quindi, intanto perché se la osservi, come pose è molto simile a certe situazioni “virtuali”, compreso il fatto che, per quanto s’intravede, sono un po’ virtualmente somigliante alla “baciatrice” acquirente. Contrariamente a certe posizioni integraliste -sorrido- io penso che nei mondi virtuali, ci può stare di voler dare, che so, un bacino simbolico… ma poi trovi solo cose dalla “Via Col Vento” in su e, per così dire, ti arrangi (e puoi essere pure fraintesa) ma sono altre storie.

Un bacio, la voglia di dare un bacio, resta una cosa il cui contenuto affettivo elementare non verrà mai compensato dal culto della performance che, complice l’essenzialmente conservatrice cultura televisiva, ha preso sopravvento tra gli argomenti che vi sono nel rapportarsi intimo tra persone, ancora più complesso se esperte. Questo rapportarsi è diverso da quel “tot” di modelli di gesti e ruoli presi in considerazione dalle narrazioni omologate per il media televisivo, dove un bacio saffico è contemplato solo se inserito nel contesto bizzarro/modaiolo.
La staticità di ruoli che conseguentemente questa fedeltà ai modelli avverto attorno, penso sia il motivo per cui, ad esempio, un film come V for Vendetta (che quanto a significato dei baci esprime una sapienza sublime), pur essendo assolutamente spettacolare, nella noiosa TV terrestre (o terra-terra) “passa” inosservato. Forse perché troppo complicato, come significati, per i telespettatori che sono partigianamente considerati attratti solo da “due tette così”.
Così come quel film, in quel media non passano tutte le cose che possono minare la “fede” nello stesso schema, texanamente fatto di uomini che sono uomini e donne che sono donne e dove, infatti, i “viados” sono narrati come trasgressione allo stato puro. Sfuggono infatti le pulsioni semplici cui l’imperante ti condanna e che, anche se indossato “con stile”, è fondamentalmente destinato solo al noioso accoppiarsi per procreare un infanzia poi babysitterizzata da uno schermo condizionante gli acquisti familiari, scanditi da lagne infantili che i genitori pieni di fede studiano con la vana speranza di intravedervi il germe del genio del business.

Da questo ne è invece venuto fuori solo un sociale attratto-repulso da tutto quello che c’è “fuori”, spaventato dalle cose naturali, come il fatto che amare può anche essere solo un attimo, e l’attimo è un bacio, piuttosto che un complicato amplesso.

Però è solo pensando a un attimo, quindi a un bacio, che a volte può capitare di piangere. A volte anche di gioia, se pensi a quello che vorresti dare ancora. Non è una questione di “corpi”, ma di un idea.

Scusate la prolissità… ma è finita come quella scena del “Grande Dittatore” in cui Charlie Chaplin detta “u” e la dattilografa, di seguito, scrive una fiumana di parole.

Kameo nella parte del dittatore, io in quella della dattilografa.

Saluti.

Kameo ha detto...

Eva mi arrendo.
Fa di me quello che vuoi :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Naif: Sarebbe interessante conoscere le sensazioni del LUI .. mentre sale sul treno..

Si', sarebbe interessante..


@ Irene: Non parlo spagnolo, ma presumo siano complimenti... o prese per i fondelli. In ogni caso, ti ringrazio. :-)


@ Gatsby: sceglievano spesso compagnie occasionali in grado di appagare parzialmente i loro bisogni emotivi. Questi bisogni non potevano essere soddisfatti all'interno di un rapporto a pagamento, anche se talvolta con alcune persone si andava oltre il limite imposto dal cosiddetto buonsenso.

Gatsby... ma che bisogni emotivi? Qui si parla di bisogni sessuali, non emotivi.
I bisogni emotivi non possono essere mai soddisfatti con chi e' cliente, mentre quelli sessuali si'. Ovviamente nei rarissimi casi in cui si incontra un cliente piacevole e che ci sa fare.

Xtiana ha detto...

Complimenti per i racconti e le parole. Per la testa, in generale.

gatsby ha detto...

@Chiara
Hai perfettamente ragione.
La mia imprecisione è vistosa.
Naturalmente è proprio così..trattasi di bisogni sessuali, non emotivi.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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