lunedì 17 agosto 2009

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La spensieratezza

I mondi virtuali possono essere davvero dei luoghi terribili. Se non sapete giocare, non entrateci e non prestate fede a chi vi dice che li’ potrete realizzare i vostri desideri vivendo una seconda vita. E’ una menzogna e potrebbero essere l’inferno perche' causando dipendenza, potrebbero farvi soffrire. E se poi non possedete abbastanza equilibrio, se dentro di voi vivono antichi fantasmi e drammi mai risolti, se nell’inconscio siete sempre alla ricerca di schermi bianchi sui quali proiettare i vostri film, allora datemi retta, lasciate perdere perche’ oltre a fare del male a voi stessi, lo farete anche a chi con i vostri problemi non c’entra assolutamente nulla.

Da bimbi, quando si gioca, si recitano parti, si vivono situazioni e, con l’immaginazione, ci si costruisce tutto un mondo fatto d’illusioni che poi ci servira’ ad intraprendere quel cammino che un giorno ci portera’ ad essere adulti. Ma se non siete mai cresciuti, se non vi si e’ formata intorno quell'impermeabile membrana che separa la realta’ dalla fantasia, se il gioco diventa vita e la vita diventa gioco, se la commedia recitata non arriva mai alla fine, se non sapete piu’ chi siete fra quella figura che si muove sullo schermo e la persona che digita sulla tastiera e credete che quei pixel che si muovono possano soddisfare le vostre piu’ intime pulsioni oppure possano essere la panacea ad ogni vostro male, credetemi: evitate di entrare in un mondo virtuale.

Perche’ giocarci non significa 'facezia', non vuol dire burlarsi degli altri, non e’ ingannare, non e’ usare ogni stratagemma per raggiungere un obiettivo al solo scopo di portarsi a casa il premio, ma significa circoscrivere quel luogo alle tematiche che vi si possono sviluppare estromettendo tutto quello che non ha ragione di esistere in un mondo digitalizzato; come l’amore, il sesso e tutto cio’ che, in assenza di un reale contatto fisico, e’ solo l’aborto di qualcosa che esiste solo nella nostra immaginazione ma che, neppure se ci disperiamo, potremo mai avere. E se non si lasciano fuori i nervosismi, i malumori, le paturnie e i piagnistei, tutto quello che ci restera’ sara’ soltanto la frustrazione per non aver materializzato quel desiderio. Una frustrazione che potrebbe anche condannarci a vivere per sempre in un limbo popolato da fantasmi; entita’ incorporee delle quali non sara' certa neppure l'esistenza.

E se infine vogliamo proprio entrarci e giocare, almeno portiamoci dentro un po’ di quel sano balsamo che da bambini tante volte ci ha dato modo di superare i momenti di malinconia e che, se vogliamo, ogni sofferenza riesce a placare. L’unico motivo che davvero dovrebbe indurci al gioco: la spensieratezza.

25 commenti :

Alex ha detto...

Il mondo virtuale è tutto e niente, pieno di contrasti , un gioco dove si è capitani della propria nave e come i capitani si affonda con le proprie responsabilità

davide ha detto...

Distinta Chiara,

non so di preciso a quali mondi virtuali ti riferisci, ma credo a SL e simili.

Non so giudicare quanto hai scritto, perchè la mia frequentazione virtuale si limita ai blog e alla lettura dei giornali o cose simili.

Tempo fa avevo pensato di entrare in SL, ma poi ho pensato che era solo un gioco. Meglio i blog (almeno quelli come il tuo), che mi danno sempre modo di imparare qualcosa di nuovo.

Cioa Davide

marco ha detto...

Per quanto mi sforzi non riesco ad associare internet al virtuale. E' un canale di trasmissione e nulla più.
Gli stessi blog sono simili, in parte, allo scambio epistolare, molti commenti ne conservano persino la forma. L'anonimato che porta alcuni ad utilizzarla come sfogo alla loro disperazione può essere associato alle persecuzioni telefoniche. Certo, quantitativamente posso leggere molto di più, dunque dovrò imparare a filtrare e selezionare queste informazioni sempre disponibili.

Il gioco è sempre reale. LO storico olandese Huizinga ha descritto questo "homo ludens" nel medioevo. Le cose, a mio parere, non sono cambiate nella sostanza pur avendo cambiato le maschere e i costumi.
I giochi del potere sono addirittura totalizzanti. Le loro rappresentazioni, diverse nel tempo e nello spazio, sono sempre le stesse; inganni, feste, parate...
Il tuo stesso ex mestiere cos'era se non un gioco? Dal tuo punto di vista era creare una illusione, rappresentare una situazione. Non giocava anche il cliente quando credeva, anzi, cercava tutto questo?
Limitandosi anche solamente all'aspetto sessuale tu vendevi una rappresentazione del sesso, non del sesso solamente.
MI dirai che non è giocare ma recitare.
Ti risponderò che io utizzo i due verbi come sinonimi, In francese "je joue un role" (accento circonflesso sulla o).

La spensieratezza forse appartiene solo all'infanzia, indipendentemente dal gioco.

No, non sto dicendo che non esiste una vita vera, reale contrapposta ad una vita recitata. Esiste. Entrambe esistono.

Forse è perchè credo questo che non ho mai cercato il sito di second life.

I miei rispettosi saluti ad una persona vera che sta all'altro capo del filo.

Jakala ha detto...

Sono stato in Spagna ed ho potuto finalmente vedere il fumetto Clara de Noche. Devo dire che l'ho trovato, per quel che ho capito dallo spagnolo, intriso di umorismo amaro. Amaro com'è, probabilmente, la vita di quelli che ruotano attorno alla figura della protagonista.

Ev@ ha detto...

Premesso che Chiara di Notte, il fumetto, si trova anche in Italia... premesso che l'amarezza è un sapore non sempre sgradevole (anzi, rende decisamente più interessanti le sensazioni del palato)... premesso tutto ciò spezzo una lancia in favore della virtualizzazione a mezzo "internet" (nelle sue tante sfumature) in quanto, tramite l'interazione che internet implica ed esprime, permette a persone "qualsiasi" di addentrarsi nella realizzazione di un qualcosa di fantastico, possibilità invece storicamente appannaggio solo dei potenti.
Il "gioco" da origine a situazioni curiose e interessanti che, però, possono dare origini a situazioni che definirei di "trance fuori controllo", penso il caso estremo delle situazioni cui allude Chiara... oh, non so perché ma a questo punto mi diverte ricordare che l'estate è la stagione ipnotica per eccellenza, quindi, tra tante cose piacevolmente ipnotiche, giusta anche per la seguente citazione di Emmett Williams:
"All'inizio c'era confusione. Tantissima. Non quel tipo di confusione che esiste oggi circa cos'era o chi è o chi era Fluxus. Ma c'era allora tanto flusso nel Fluxsus. Questo inizio confuso cominciò in europa nel 1962 quando George Maciunas disse 'Fluxus sia', e quindi fu Fluxus per sempre. Amen."

Saluti. (Da un bar qualsiasi vicino a una spiaggia, NON esclusiva, anzi, tutt'altro...)

marco ha detto...

@ ev@

tramite l'interazione che internet implica ed esprime, permette a persone "qualsiasi" di addentrarsi nella realizzazione di un qualcosa di fantastico, possibilità invece storicamente appannaggio solo dei potenti.

Nel "realizzare" la vita eterna, o la prossima rinascita, una qualsiasi religione è avanti anni luce rispetto ad internet e non è riservata solo ai potenti. Loro riservano per sè solo la regia.

Sulle trance fuori controllo che possono annebbiare la razionalità e scalfire la sfera emozionale del giocatore sono d'accordo, come sono d'accordo sul sapore amaro. Quando ho letto delle interessanti sensazioni del palato mi è venuta voglia di masticare una radice di genziana.

Non sapevo di essere coetaneo di fluxus, non lo conoscevo nemmeno. Forse perchè non mi piacciono i manifesti dei movimenti artistici, a partire da quello dei futuristi. L'arte che ha bisogno di un bugiardino come le medicine non mi esalta.

Sfera emozionale ho scritto sopra...chissà poi perchè proprio la sfera?
Io ho conosciuto un sacco di parallelepipedi. Anche qualche cubo.

Saluti e buona vacanza, a meno che non sia il gestore del bar, nel qual caso buon lavoro.

Forse un semplice ciao era meglio...

marco ha detto...

@Chiara o Klara (come preferisci)

Il tuo stesso ex mestiere [...]non è giocare ma recitare.

Cito me stesso riferendomi a te perchè quello che avevo scritto mi sembrava solo un esempio calzante, ma tra ieri e oggi ho letto un bel po'di tuoi post precedenti e ho visto che questo concetto l'hai espresso più volte.
Effettivamente continuare a focalizzarsi solo sul tuo passato e sentirsi ripetere le stesse cose, fino ad usare le tue parole, diventa pesante. Non avevo ancora letto.
Non so quanto ci sia di morboso nella curiosità maschile verso il mestiere ma io di sicuro sono curioso. Con quello che ho letto molta della mia curiosità è stata appagata.
Hai avuto esperienze in mondi che per me erano quelli dei romanzi, e neanche sempre dei bei romanzi. Io al massimo avrei potuto guardarli dalla vetrina, questi mondi. Il mio carattere, i soldi...tutto diverso da me e da quello a cui aspiravo. Mi viene in mente quello che diceva una nonna degli anni '20 a suo nipote: "Se ta fet al bravo ta porti in galeria a vidè i sciuri ca mangian al gelato" Se fai il bravo ti porto in galleria a vedere i ricchi che mangiano il gelato. Ecco, il mio massimo...
Forse se l'avessi assaggiato quel gelato mi sarebbe piaciuto, ma , anche quando leggevo di quel mondo, non mi sembrava reale e, tutto sommato, non mi interessava un gran che.
Non voglio dare un'impressione sbagliata di me. Non sono il Marcolino tutto oratorio e padre Buozzi. Le mie esperienze le ho avute, anche col mestiere. Più per "necessità" che per voglia. La cosa strana è che mi ritrovo di più con le tue descrizioni dell'atto che con quelle del puttaniere incallito. E ne ero consapevole anche mentre lo facevo. Boh! Sarà l'introversione... Forse l'unica cosa in comune che ho con te, da quello che ho letto dalle tue descrizioni di te stessa. Parlo del carattere, altrimenti ci sarebbe anche la simpatia per sua altezza il papichulo... :-). Che poi non è che possa tanto scherzare sull'altezza perchè son bassino anch'io.
Dunque, non avevo ancora letto, molte delle mie domande hanno avuto risposta, direi di andare oltre.

Vado un po' OT tanto che sono qui.

Se c'è un genere che mi ha sempre annoiato quello è la letteratura erotica. Non sono mai andato molto oltre ad Histoire d'O, qualche altro libro di cui non ricordo nemmeno il titolo che leggevo saltando le pagine.
Com'è che i tuoi racconti mi piacciono?
Li trovo interessanti, più che interessanti proprio piacevoli. Anche quelli di Alexia. Non voglio dare giudizi letterari che non mi competono ma di sicuro sai far vibrare le mie corde. Anche loro, assieme ai tuoi post, mi stanno aiutando a prendere le misure di me stesso.

E per finire la solita domanda perchè sono un rompicoglioni curioso.
Il pezzo musicale della tua pagina web, che non conosco ma ha un sapore di Satie ( conosco molto poco anche di lui ma la butto lì, a me dà quell'impressione), di chi è e come s'intitola?

Grazie e buona giornata.

Carlo Fronteddu ha detto...

OT Ciao Chiara ho appena letto questo articolo di Paolo Barnard, mi farebbe piacere sapere che cosa ne pensi.
http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=129

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@Alex: Il mondo virtuale è tutto e niente, pieno di contrasti, un gioco dove si è capitani della propria nave e come i capitani si affonda con le proprie responsabilità

Il virtuale non differisce poi cosi' tanto dalla vita reale. Ciascun* l'affronta seguendo la propria strada. Personalmente in questo non ho niente in contrario se a me e' lasciato il diritto di scegliere se esserne coinvolta oppure no.

@Davide: Tempo fa avevo pensato di entrare in SL, ma poi ho pensato che era solo un gioco. Meglio i blog (almeno quelli come il tuo), che mi danno sempre modo di imparare qualcosa di nuovo.

E' un peccato che tu abbia rinunciato. C'e' un sacco di gente che vorrebbe conoscerti. :-)

@Marco: Il tuo stesso ex mestiere cos'era se non un gioco? Dal tuo punto di vista era creare una illusione, rappresentare una situazione. Non giocava anche il cliente quando credeva, anzi, cercava tutto questo?

Il mio ex-mestiere era soprattutto un "mestiere". Cioe', come tutti i mestieri, mi dava innanzi tutto denaro.
Che poi un mestiere possa anche essere intrapreso in modo non pesante e che, in parte, possa anche non dispiacere, questo non lo fa mai diventare un gioco. Perche' il gioco, quando e' spensierato, lo si fa senza che si debba pensare al corrispettivo economico.
Se vuoi parlare di gioco, invece, il sesso quando fatto con spensieratezza lo e'. Ed e' il piu' bel gioco.
Il fatto che il mio mestiere ed il sesso (inteso come gioco) fossero collegati e' solo una fatalita' ed io sono stata attenta a non mescolare le due cose.
... A parte rarissime volte.

@Jakala: Sono stato in Spagna ed ho potuto finalmente vedere il fumetto Clara de Noche. Devo dire che l'ho trovato, per quel che ho capito dallo spagnolo, intriso di umorismo amaro. Amaro com'è, probabilmente, la vita di quelli che ruotano attorno alla figura della protagonista.

E' il motivo per il quale ho scelto quel personaggio per rappresentarmi. Oltre ad una innegabile somiglianza. :-)

@Eva: Saluti. (Da un bar qualsiasi vicino a una spiaggia, NON esclusiva, anzi, tutt'altro...)

Io e te non avremmo bisogno di scambiarci le opinioni qui, ma ogni tuo intervento e' sempre graditissimo, lo sai. A presto. :-)


@Marco (again): Le mie esperienze le ho avute, anche col mestiere. Più per "necessità" che per voglia.

Interessante. Perche' una persona dovrebbe avere esperienze di questo tipo per necessita' ma senza averne voglia?
A meno che tu non facessi il gigolo'.

Se c'è un genere che mi ha sempre annoiato quello è la letteratura erotica. Non sono mai andato molto oltre ad Histoire d'O, qualche altro libro di cui non ricordo nemmeno il titolo che leggevo saltando le pagine.
Com'è che i tuoi racconti mi piacciono?


Semplicemente perche' credo non siano erotici. L'erotismo e' al di fuori dello schema con il quale scrivo ed ancor di piu' lo e' la pornografia che proprio non gradisco.
Vorrei immaginare che le emozioni che riesco a suscitare siano diverse per ciascun* che legge i miei piccoli esercizi letterari; questo sarebbe davvero un bel risultato ed una grande soddisfazione.

Il pezzo musicale della tua pagina web, che non conosco ma ha un sapore di Satie ( conosco molto poco anche di lui ma la butto lì, a me dà quell'impressione), di chi è e come s'intitola?

Sono davvero mortificata ma non lo ricordo piu' il titolo. Comunque non e' Satie ma un giovane pianista russo del quale, in questo momento, mi sfugge il nome. :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Carlo Fronteddu ha detto...
OT Ciao Chiara ho appena letto questo articolo di Paolo Barnard, mi farebbe piacere sapere che cosa ne pensi.


Penso che in mezzo a molte cavolate, tipicamente italiche, ci siano anche alcune cose giuste. Cose cioe' che da sempre dico e scrivo.
Il fatto che l'articolo sia scritto da un maschio italico indirizzato a donne italiche e' evidente. Se l'autore dell'articolo si rivolgesse a delle donne dell'Est otterrebbe da loro lo stesso sguardo d'incomprensione della ragazza romena.
Gli italici (e le italiche), infatti, non riescono a separare amore, sesso, procreazione. Mescolano tutto figuriamoci se riescono a concepire la separazione fra mestiere e sesso.
In tutto l'articolo la figura che ne esce meglio, secondo me, e' proprio quella della prostituta iniziale. Nelle sue parole e' condensato il senso delle motivazioni che spingono una ragazza a fare sesso in cambio di soldi: Lo si fa per la famiglia, per mangiare un mese ed anche piu', per avere una bella vita, una bella casa senza doversi sbattere in fabbrica dalla mattina alla sera in cambio due soldi e magari ricevendo anche qualche bella palpata dal capo. E' pragmatismo e contro questo pragmatismo, tipicamente femminile, il moralismo almeno all'Est finora ha attecchito ben poco.
Solo una nota finale rispondendo alla domanda che Paolo Barnard: "Al mondo ci sono solo maschi e femmine (salvo rare eccezioni), e se i primi necessitano di sesso dieci volte le seconde, che accade?"

Accade che le proporzioni, cosi' come sono, non vanno bene e vanno corrette. Occorrerebbe che al mondo i maschi fossero, come numero, un trentesimo delle femmine ed allora il guasto si riparerebbe.
Fino a ieri tutto cio' non era possibile, ma mai disperare per il futuro. :-)
Dopotutto, a chi per questa mia affermazione mi accusera' di sessismo dico: immaginate la vita che potrebbe fare quel maschio in mezzo a trenta donne, molte delle quali giovani e belle. I ruoli si rovescerebbero e davvero sarebbe l'uomo a dire: "Te lo do o non te lo do?"

Chiara di Notte - Klára ha detto...

un giovane pianista russo del quale, in questo momento, mi sfugge il nome

Ecco, l'ho trovato: Andrej Danilko - Posle tebja

http://www.youtube.com/watch?v=TBgyuQx88RA

marco ha detto...

Interessante. Perche' una persona dovrebbe avere esperienze di questo tipo per necessita' ma senza averne voglia?
A meno che tu non facessi il gigolo'.


Non senza, così è troppo estremo.
Avrei avuto voglia di qualcosa ...di coinvolgente, di...non trovo le parole. Ma, a causa mia, senza impedimenti fisici, non sono riuscito, non ho cercato, quando mi è capitato che potesse accadere sono scappato per paura di...no, non riesco ad essere preciso, è solo una cosa mia, non mi piace ma c'è... dovrei entrare in episodi della mia vita che per altri sono banali e non c'entrano nulla col sesso. Niente d'interessante.

Insomma, quando il desiderio era un po' più forte del solito, tanto da sembrare una necessità, mi sono accontentato di un surrogato.
Solo questo intendevo.

All'esame d'ammissione al corso "gigolo' - fondamenti di seduzione applicata all'economia" sono stato respinto con il minimo dei voti.
:-)

Leggendo i tuoi ultimi commenti sopra non credo che, nel mio caso, non c'entri molto la propensione italiana a non riuscire a separare amore, sesso, procreazione. C'entra, ma non molto. Generalmente devo riconoscere che in Italia è così. Mediamente.

Grazie per l'informazione sul musicista e anche per i video dall'est. Fino a qualche anno fa, quando al martedì sera ero nel mio locale a pitturare, ascoltavo una trasmissione di radio popolare, ratka piratka, stereo a palla, mi piaceva un sacco. Ora ho a disposizione un video al giorno senza neanche lo sforzo di andermeli a cercare.

Ev@ ha detto...

Penso che ogni individuo faccia bene a coltivare la propria spiritualità, e penso che questa sia una cosa che si può fare in molti modi e momenti della vita quotidiana. Una persona religiosa, è sempre religiosa.

Non è un prodotto e quindi non faccio pubblicità. Tantomeno sono accreditata a fare proselitismo, però posso dire che anche nell’ambito della mia religione ci sono interpreti maggiormente significativi i quali NON sono dei compilatori di bugiardini. La loro modestia m’insegna che non è male ammettere di essere tutt’altro che perfetta e quindi ammetto di pensare che chi in genere chi si aspetta che dietro ogni discorso ci sia un bugiardino (o un bignami) è sempre una pecora di un qualche gregge. E, ahimé, sempre nella mia pochezza penso queste pecorelle sempre inclini a pensare che la possibilità siano o l’obbedire pedissequo, o il nulla. Beh, sappia, la pecorella, che essere religiosi è proprio NON pensarla secondo questa sconfortante dualità.

Detto questo, affermo che se un individuo religioso si connette ad internet, resta religioso e non si sogna neppure di mettere le due cose sullo stesso piano: il parallelo religione/internet è incongruo.

In genere non mi piace dire “internet”, preferisco dire che la possibilità offerta (non solo alle aziende, ai soggetti pubblici, ai privati accreditati, agli organismi militari) dai computers e dai software è quindi anche quella di rendere possibili meetings altrimenti impensabili. Da questi scaturiscono dei rapporti umani, si sviluppano dei discorsi dai quali emergono in qualche modo elementi del carattere, della personalità... nei mondi virtuali si possono intuire momenti di smarrimento, stupori, originalità, capacità di reazione, acutezze... Osservare questo è meraviglioso. Il modo in cui si vive e si esprime questa meraviglia è, ci mancherebbe altro, assolutamente individuale.

Però non piace a tutti. E’ normale. Soprattutto non piace a chi vede, in prospettiva, la rovina del proprio media. Costui, assieme ai propri fidi, cerca di scoraggiare questi meetings diffondendo germogli di paranoia che sa attecchiscono sopratutto nei terreni fertilizzati dal business, concetto che non solo dalle nostre italiche parti ha un interpretazione schizoide. Infatti, anche in paesi per noi esotici, il business è, se pronunciato da politici, la panacea per risolvere mali socio-economico-organizzativi rimanendo, parallelamente, un qualcosa di ostile al concetto di carità e fratellanza di cui ovunque è impregnato il mondo delle cose tenere e care. Per questo motivo, tutti i potenti (che credono, erroneamente, di essere dei grandi registi), per prolungare il loro “pro-tempore”, cercano benedizioni e di aggiudicarsi, nel loro book, una foto che gli ritrae mentre stringono la mano alla giusta “star”.

Però la paranoia attecchisce e resta il fatto che sotto-sotto temiamo ci sia sempre un guadagno. Ma allo stesso tempo pensiamo che chi non ci guadagna sia scemo...

Capite che, schizofrenizzando così, si va all’infinito. Decido di tagliare, quindi, affermando che l’offerta di certe direzioni interpretative della virtualizzazione, tipo “seconde possibilità” e “differnti vite virtuali eterne”, sono solo discorsi capziosi.

Ciao.

davide ha detto...

Distinta Chiara,


""E' un peccato che tu abbia rinunciato. C'e' un sacco di gente che vorrebbe conoscerti. :-)"

Non sapevo di avere l'onore di essere conosciuto in SL.
Non sarà che si confondono con qualche altro Davidino?

Ciao Davide

marco ha detto...

@ eva

Solo un paio di cose.
Parlavo delle religioni organizzate, dei loro riti, dei loro colori, delle loro musiche, delle loro architetture...
Non mi permetto di entrare nel sentire religioso della persona.

Il "bugiardino" era riferito a certi movimenti artistici, non alle religioni, ed esprimevo una mia opinione, un mio gusto. Mi aveva attratto il fatto che quelle parole erano state pronunciate nell'anno in cui nascevo. Il mio ideale dell'arte è che non deve essere spiegata, men che mai dall'artista. A meno che la spiegazione non sia essa stessa arte. A meno che...a furia di a meno che potrei arrivare a sostenere il contrario di quanto ho scritto prima. Perchè l'arte e principalmente estetica, sensazione, e le senzazioni possono cambiare, anche da un momento all'altro.

UFF...
Dopo tre giorni ben sopra i 30° comincio a sclerare.

Ancora buone vacanze.

Alex ha detto...

Buongiorno Chiara:-)

chiara scrive:
"Il virtuale non differisce poi cosi' tanto dalla vita reale. Ciascun* l'affronta seguendo la propria strada. Personalmente in questo non ho niente in contrario se a me e' lasciato il diritto di scegliere se esserne coinvolta oppure no"

Vero il virtuale non differisce molto dalla vita reale se si ha la testa e le capacità di usarlo, i problemi nascono su quelle persone, e sono tante, che nella vita reale hanno un pò paura e si trattengono, ma quando arrivano nel virtuale e vengono assuefatti scatenano tutte le loro repressioni, soprattutto davanti a delle negazioni, come può accadere ad un ragazzino/a che non ha ancora le capacità di gestire e capire determinate situazioni ritrovandosi con delle gravi ripercussioni nella vita reale.

Duval ha detto...

@ Marco:
Perchè l'arte e principalmente estetica, sensazione, e le senzazioni possono cambiare, anche da un momento all'altro.

Io sto con te, tutta la vita, in fatto di arte figurativa (e non solo figurativa tutto sommato).

Estetica che produce sensazioni, al compositore ed al fruitore; non serve altro.

Gli "ismi" concettuali sono solo classificazioni a fini commerciali.
Almeno questo è il mio pensiero.

Sei un pittore? Parliamone per cortesia!

p.s.: chiedo venia per l'OT

Flyingboy ha detto...

I nativi americani dicono: "cammino nelle mie parole".

Questo io chiamo integrita'.
L'allineamento tra i pensieri le parole e le azioni. E' molto di più di essere coerenti. Vuol dire essere interi e autentici.

Integro credo rapresenti qualcosa che non e' mai stato toccato, a cui non manca nulla. Ma anche intero.
E' quindi puro e incorrotto, Integrita' non e' una condizione di valori etici (o morali) come uno potrebbe pensare al primo momento anche se la condizione di integrità porta inevitabilmente a esprimere dei valori che portiamo dentro.
Integro e' un valore, mentre Integrita' e' lo stato in cui possiamo esprimere un insieme di valori interiori autentici e coerenti attraverso i loro diversi livelli. Ma il termine significa anche integrare. Integriamo tutte le nostre "parti" e anche il nuovo che
viene da fuori ed e compatibile con il nostro IO.
Ogni volta che integro un nuovo valore devo riallineare i valori esistenti. esiste un naturale bisogno di integrita', il mio corpo, la mia mente ,ne ha bisogno e lo ricerca come un processo di conoscenza. In questo consiste il mio percorso individuale.

Il mio mondo cognitivo e' multisensoriale, per non parlare di quella "sensazione" inspiegabile che non mi ha mai tradito nel mio percorso 35enne.

Il "virtuale" e composto di parola, ma questo solo al osservatore poco attento.
La parola e' un mezzo, un arma, lama a doppio taglio. Va usata per ingannare come potrebbe essere usata per condividere, rassicurare. La parola prende il suo significativo, distinguendone tra arma intenta a ferire e arma intenta a proteggere, in corrispondenza a portatore di questa "arma". Cioe' il personaggio che ce' dietro il schermo.

segue....

Flyingboy ha detto...

continua.....


A vedere la pistola portata da un rapinatore e vederla nelle mani di un poliziotto, rende bene l'idea. Sempre la stessa pistola e'.
E difficile intuire se' dal altra parte del scermo ce' il polizioto o un assasino rapinatore (seppur intelligente) il quele unico scopo e' ottenere, a volte mascherandosi da un cittadino anonimo, a volte addirittura di un poliziotto.

Come distinguere? Esiste un sesto senso?

ci sono alcuni indizi infallibili pero' che possono mettere in dubbio ogni prossimo movimento dal nostro interculturale virtuale:

"knock knock... entra capucietto rosso, entra.... ma nonna... come mai hai i denti cosi grandi???"
Nel virtuale il travestimento sia una cosa abituale. Uno che e' sincero di fronte a se' stesso, vuole essere sincero di fronte ai altri. Travestimento in qualcosa che volessimo essere o qualcosa che pensiamo che altri volessero che lo siamo, vuole dire inganno, inganno verso il prossimo a un scopo solo. Ottenere a soddisfare qualche pulsione nostra in quale della persona ingannata ci frega una beata fava infondo.

E' da tanto tempo che ho scoperto che per rendere la gente felice basta dirgli quello che vogliono sentire. MA, se nel stesso momento questo non lo pensiamo, non siamo integri'. La nostra mascquerade non puo' durare nel tempo, e quasi per regola finisce che abbiamo ferito delle persone. Lo so, lo so... mi direte, a me che me ne frega... mica posso ferire una persona che non e' altro che un nick, una illusione fatta dai bit e byte.

La serenita' sta nel illudersi. Spensieratezza sta nell essere sereni. Io sono ancora convinto che questo si puo' ottenere con la estrema sincerita' di fronte a una menzogna a volte scontata a volte originale. Ma mai recitata.

Essere attori dei propri film e tipico sintomo del "virtuale". A lungo andare si confonde il vero IO con quello interpretato, sono io che dirigo il mio ennesimo avatar o e' lui che dirige me? Ha importanza? Per tanti no. Si chiama "il gioco" apposta.
Come d'altronde il sesso a pagamento. Un gioco, una recita.

Adesso, non ci sarebbe niente di male una volta definita bene la linea tra il avatar e' il suo proprietario. Come quando un vero puttaniere dovrebbe ben sapere che la escort ha in 99% simulato il orgasmo e non che lui e' un grande scopatore. Ma ce chi si illude, poi chiaramente ce chi non recita. Percentualmente, sono molti piu' i puttanieri che si illudono di quelle escort che fingono.

Amo le persone vere, non ho mai nascosto la mia debolezza nei loro confronti.
Rarita' nel virtuale... rarita'..

Come si fa' a riconoscerla?? Torniamo al inizio del post: Integrita'

Food for thoughts... buon pranzo a tutti.

PS: Nonostante qualche incomprensione, Chiara di notte e sempre stata una persona Vera per me, anche quando riusciva a confondermi piu' di una volta :-)

Flyingboy ha detto...

Percentualmente, sono molti piu' i puttanieri che si illudono di quelle escort che fingono.


Percentualmente, sono molti piu' i puttanieri che si illudono di quelle escort che NON fingono.

marco ha detto...

@ Duval ( OT in risposta all'OT )

Sei un pittore?
Part time.
Alle medie la prof di educazione artistica mi diceva che ero un piccolo artista. Non sono mai cresciuto.

Parliamone per cortesia!
Volentieri. Quando se ne presenterà l'occasione e nei limiti di quello che riesco a scrivere, perchè con la tastiera ci litigo, sarà un piacere scambiare opinioni e pensieri. Del resto lo stiamo già facendo, grazie al blog della nostra amica di penna Klara.

(Fine OT)

Pensandoci un po' però...parlare d'arte commentando un post che tratta di virtuale, dell'immaginazione e dei problemi che questa può dare quando si scontra con la vita di tutti i giorni, del gioco di rappresentare sè stessi o un altro sè stesso... non è poi così tanto OT.

Saluti

michail tal ha detto...

Ciao Klara

@Carlo

Ho letto il pezzo di Barnard.
Premetto che quel giornalista in qualità di fondatore di Report ha la mia stima, oltre al fatto che se non altro mi sembra abbia scritto a braccio in modo piuttosto diretto e sincero.

Purtroppo devo ammettere che gli ultimi quattro capoversi mi sembrano un’accozzaglia di luoghi comuni sui rapporti uomo donna, comuni soprattutto in chi a mio parere con le donne molto raramente si è messo davvero in gioco (per timidezza o possibilità) , e che queste dinamiche si limita ad immaginarsele speculandoci su. Perché evidentemente altrimenti avrebbe scoperto una realtà alquanto diversa. Mi sembra superficiale e fuori dalla realtà, come però mi sembra anche molto generalizzante la frase:

“Gli italici (e le italiche), infatti, non riescono a separare amore, sesso, procreazione. Mescolano tutto figuriamoci se riescono a concepire la separazione fra mestiere e sesso”

Si da il caso che nel mondo occidentale questa divisione esista dai tempi della pillola e ancor piu’ dopo la rivoluzione sessuale, e menomale aggiungo io. Inoltre credere che ad Est la gente fosse cosi “libera” sessualmente mi sembra fuorviante. Si è vero che c’era l’ateismo di stato, ma mi hanno raccontato mille volte di quanto fra i giovani esistessero anche in Urss le stesse dinamiche uomo donna di sempre.
C’erano anche li quelle “che la davano a tanti” considerate (per ignoranza ipocrisia e quello che volete) puttane, le “suore”, le “brave ragazze per finta” etc. Per non parlare poi dei tabu’, uguale all’ occidente PRE femminismo. Tutto uguale.

Il sesso “ludico” è stato nei paesi comunisti da sempre considerato pratica “degenerata borghese”. Non che cosi i ragazzi non scopassero comunque, solo con la differenza che li i ragazzi lo facevano senza preservativo con la conseguenza di alzare alle stelle il tasso di aborti delle donne.

Si, forse negli Usa e in Nord Europa le donne sono un po’ piu libertine che in Italia, ma stiamo parando di sottigliezze. Se nell’era di Sex and the City c’è ancora ci pensa che le donne non si imbarcano in avventure e non distinguano fra sesso ludico e sesso sentimentale mi sa che si è perso un bel treno :-)
Poi anche questo concetto che le donne vogliono ma non dicono…che dovrebbero essere piu’ porche…ma perfavore! Ne conosco e ne ho conosciute a frotte piu’ sfrontate di molti amici maschi.

Sul fatto che mediamente i maschi siano piu’ fissati e piu’ prosaici delle donne in fatto di sesso non ci piove, ma anche solo negli ultimi 15 anni i costumi sono cambiati parecchio, e continuano a cambiare. Chiedete ad un adolescente di oggi.

Frequentando questo blog mi sono fatto l’idea che la percezione dei rapporti uomo donna vari immensamente a seconda dell’età di chi ci scrive. Ma immagino sia una normale.

Sovrabbondanza di domanda su offerta? Sarà…
Si faccia un giro di vacanza a Ibiza o Formentera il buon Barnard, secondo me forse cambierà idea sulle dinamiche di mercato! :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Si da il caso che nel mondo occidentale questa divisione esista dai tempi della pillola e ancor piu’ dopo la rivoluzione sessuale, e menomale aggiungo io.

Il fatto e' che l'Italia assomiglia sempre piu' ad un paese balcanico con l'aggravante integralista e con quel mondo occidentale non ha molto in comune.

Inoltre credere che ad Est la gente fosse cosi “libera” sessualmente mi sembra fuorviante.

Siccome ci ho vissuto gran parte della mia vita, permettimi almeno di fuorviare seguendo cio' che personalmente ho potuto constatare.
Di sicuro, fra la mia generazione e quellla di mia madre, puo' esistere quella distanza che tu evidenzi (anche se nel caso della mia famiglia non l'ho vista). Come e' possibile, del resto che una certa distanza esista fra la mia generazione e quella delle ventenni attuali.

Carlo Fronteddu ha detto...

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6212

Questa è una delle risposte date a Barnard.
@Chiara e Michail, vi ringrazio per i vostri pareri sullo sfogo di Barnard.
L'incapacità di molti uomini di concepire il sesso come qualcosa che va al di là del semplice rapporto di rapina(o mordi e fuggi) è sconcertante. Ciò che non riesco a comprendere è se si tratta di una questione di mancanza di empatia oppure nel semplice timore dell'altro sesso o entrambe le cose.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Grazie Carlo. Ho letto sia quell'articolo, sia l'azzeccata analisi fatta da Lameduck qui:
http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2009/08/non-siamo-mica-di-plastica.html

Fra l'altro, sara' una casualita', ma proprio in questi giorni avevo iniziato a scrivere un raccontino (Un amico) che parla di una donna che, rovesciando i ruoli, propone di fare sesso ludico ma che, per questa sua spudoratezza, viene respinta. Almeno inizialmente... :-)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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