venerdì 31 luglio 2009

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La sofferenza

La finestra della mia camera si affaccia sul verde delle colline ed i lunghi filari di viti, le cui foglie s’intonano alla danza delle farfalle che giocano al suono del vento che profuma di fresco e che mi accarezza il volto, accompagnano da sempre il mio sguardo lungo quel sentiero immaginario alla cui fine, all’orizzonte, s’intravede la sommita’ del Nagy-hegy. Come sia possibile perdermi con lo sguardo immerso nel chiarore del sole non l’ho mai capito, ma lo zampillio dei pensieri mi riporta alla mente frammenti di vita, dapprima sfumati e poi sempre piu’ nitidi che, come schegge di vetro conficcate negli occhi, mi dolgono dentro.

Chi crede che la sofferenza sia come fiume in piena che con impeto travolge gli argini, e in un tenebroso vortice ci avvolge trasportandoci in una dimensione sconosciuta facendoci provare quanto sia insostenibile il dolore che sentiamo, non sa che non sempre e’ cosi’. Esiste anche una sofferenza diversa, meno aggressiva ma piu’ persistente, piu’ tenace: quella che riesce a nascondersi tra le pieghe dell’anima.

A volte mi illudo che non esista. Credo di stare bene, mentre lei, invece, subdola penetra impercettibile nel mio corpo. Solo di tanto in tanto traspare e sono poche le persone che riescono a scorgerla. Anche chi mi conosce bene non se ne accorge perche’ la consuetudine, un po’ alla volta, l'ha trasformata in qualcosa che ormai fa parte di me. Come il colore dei miei occhi o la morbidezza dei miei capelli.

Forse non sono mai diventata davvero adulta. Ingorda di vita ma eternamente insoddisfatta e smaniosa di cose nuove, nella perenne ricerca di quello che sogno ma che non so definire, nella continuita' dei miei eccessi emotivi, in una lotta senza fine contro i mulini a vento, cosi’ come accade ad un'adolescente, mi dibatto da sempre nelle spire di questo serpente che mi perseguita impedendomi di vivere una vita serena, fatta di piccole felicita’ e di semplici istanti da godere.

Perche’ la mia sofferenza e’ sleale, non mi prende a schiaffi come il vento gelido del nord e non mi infradicia infangandomi come la pioggia in inverno. E’ furba, resta semplicemente li’… latente, in attesa di mordermi quando meno me lo aspetto. Tanto che a volte riesce ad ingannarmi; mi fa credere di essersene andata, che mi ha abbandonata e mi fa sperare che possa esistere anche la gioia, lasciandomi nel costante timore che tutto cio' che provo di bello possa finire in un attimo.

Come sempre accade.

10 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

anche se so di essere banale devo dire che questa poesia mi è piaciuta.

Non so cosa intendi per sofferenza in questo scritto, ma mi sembra di capire che sia qualcosa di psicologico.

In ogni caso rimani sempre te stessa anche se questo ti porta a vedere il mondo con gli occhi di un'adolescente, sempre alla ricerca di nuovi sogni.

Ciao Davide

Gio ha detto...

Non riuscirò a scrivere nulla di sensato.

'Gutta cavat lapidem', 'la goccia scava la roccia'.

Noi siamo le statue di marmo degli eroi dei nostri genii giovanili: la passione, l'amore, il coraggio ...

Il dolore ci consumerà, mentre ostinati, crederemo di essere in un'eroica lotta.

In questa lotta il nemico non è un drago, o un leone, o un gigante ... sono le sabbie mobili.

Nella mia vita, quando il dolore mi ha tolto ogni desiderio d'andare avanti, e gettato nel fango, la speranza ha preso le vesti dell'odio: ho odiato la mia vita e il fato. Con il cuore gonfio d'ira mi sono allora rialzato e ho spiccato un balzo verso il sole infinitamente lontano ... ma senza ali, la spinta è presto vinta dalla gravità, e di nuovo precipiti, no?

Forse un giorno imparerò a volare ;-)

Luca Massaro ha detto...

Ciò che scrivi mi fa tornare in mente questi versi che spero siano per te balsamo
:-)

Neelps ha detto...


Forse un giorno imparerò a volare ;-)


Ecco le ali: C21H23NO5

Ma prima o poi dovrai anche atterrare e ti garantisco che non sara' piacevole.

:-|
neelps

Alex ha detto...

Buona serata Chiara,
a volte si cerca la solitudine, si ha bisogno di avvolgere i pensieri, guardando fino a dove gli occhi vogliono vedere per solidificare quelli più vivi dentro.

La sofferenza travolge, arriva come un lampo, ms se lenta come lo scorrere dell'acqua modella le sponde e ci si abitua, se nasce dentro e di carattere si è sinceri provoca sempre danni-

A me succede ed ho imparato a sorridere e dimenticare quando mi accorgo succede agli altri:-))

fabio r. ha detto...

bellissimo testo. complimenti di cuore!

meggy ha detto...

La sofferenza,quella vera,come tutti i sentimenti , meno è teatrale e meaggiormente fa parte di te. Si confonde con te.Per questo è difficile sconfiggerla (se lo si volesse) o individuarla o darle qualche forma. Invece no. Io temo molto i stati d'animo latenti, come dici tu, sono furbi.T'ingannano,quando pensi di essertene liberata sono pronti a turbarti nuovamente.Forse è meglio così.In fondo quello che ci distingue da molti individui e la nostra indefinitezza e l'essere "ingordi di vita".

Un saluto cara...

Meggy

Gio ha detto...

Esistono mali non necessari che tormentano vite inutilmente eroiche.

Flyingboy ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=lxgmdL96puc

Helios

Miriam ha detto...

é molto bello quello che hai descritto, tornerò a leggerti!
Ciao...

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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