venerdì 5 giugno 2009

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Il baule delle cose perdute

A volte capita… capita che perda qualcosa. Un oggetto che mi cade dalla borsa o dallo zainetto mentre sto tirando fuori tuttaltro e non mi accorgo. Non sempre si tratta di cose importanti. A volte lo sono ma non sempre. Spesso si tratta di cose di poco conto: un rossetto, un fazzoletto, un fermaglio per capelli. Altre volte, invece, e’ qualcosa a cui tengo, legata al mio passato: una fotografia, un oggetto che mi ha regalato qualcuno al quale ho voluto bene… e che mi ha voluto bene.

Cosi’, quando mi accorgo della perdita, resto avvilita. Agitatamente guardo in giro, scruto il pavimento, arruffo sempre di piu’ la borsa cercando di ritrovare quello che avevo conservato gelosamente per tanto tempo e che, col mio attimo di distrazione, ho gettato via...

E se e' un oggetto che mi e’ particolarmente caro, la sua perdita assume un significato totale, e fa affiorare quel senso di colpa e di sgomento che sempre conduce alle lacrime.

Mi viene in mente quando persi un bracciale antico donatomi da Nagyanya. Non ricordo l’istante in cui cadde, non ne sentii il rumore attutito dall’erba del prato, ma ricordo l’angoscia di quando mi resi conto di non averlo piu’ al polso. E ricordo le lacrime di disperazione.

Cosi’, ogni volta che accade, ripenso a tutti gli oggetti cari che ho perduto, ma ho sempre voluto credere che quelle cose non fossero davvero smarrite per sempre. Ho voluto immaginare che andassero a finire accumulate in un luogo fantastico, in un limbo irreale pieno di tutto cio’ che nel mondo viene perduto. Una specie di deposito bagagli dove ogni oggetto e’ accuratamente catalogato e messo via…

Chissa’ se in un giorno, ipotetico e lontano, qualcuno suonera’ alla mia porta e mi recapitera’ un baule contenente tutto cio’ che non avrei mai piu’ sperato di ritrovare. Un baule pieno zeppo d’oggetti dei quali ricorderei ogni dettaglio e che farebbero riaffiorare sensazioni ormai dimenticate.

Ci troverei dentro tutto: fotografie sbiadite, fazzoletti sgualciti, orecchini spaiati, spiccioli d’altri luoghi e d’altri tempi, chiavi di case lontane in cui non abiterei piu’... un antico bracciale.

Ed allora, piangerei ancora.

13 commenti :

Gio ha detto...

L'oggetto in sè raramente significa qualcosa per me.

Un'infanzia da bambino molto miope che sbadatamente urtava e rompeva oggetti, le tremende arrabbiature di mia sorella (quella cui rompevo gli oggetti appunto ;-) ) mi hanno sempre lasciato abbastanza diffidente e pure un po' spaventato nei confronti di qualcosa 'che valesse' in quanto oggetto.

Viceversa, ho sempre tenuto moltissimo, come intendi tu, al significato recondito di oggetti che magari non avessero alcun valore se non quello che solo noi vediamo.

Una foto ingiallita con un vecchio amico, il biglietto di quelle 'Nozze di Figaro' a Venezia, un fogliaccio pieno di calcoli, disegnini e poche parole, il biglietto di quel viaggio in treno in cui mi sono innamorato di te, e quella pallina di carta che mi hai gettato addosso per gioco un giorno in ufficio.
...
Tu che sei stata amata, ti sei mai resa conto di cosa hai significato per l'altro?
Capisci dunque quanto insignificante possa essere la vita di chi non lo è stato mai?
...

Nella stanzetta della mia casa natale, ho ammucchiato negli anni alcuni regali che non ho ancora scartato.

Restano li, dove li troverò quel giorno in cui vorrò sentirmi accanto chi un tempo pensò a me.

NostraDannus ha detto...

Dolce Chia®a,
«il baule delle cose perdute» è un sarcofago sacro che teniamo chiuso con la mente, ma che apriamo con il cuore. La prima diventa un'amica fedele che ci aiuta ad aprire quel magico coperchio riportando a galla le cose che pensavamo per sempre perdute, ce li fa risvegliare grazie alla memoria, attraverso immagini, colori, suoni, sapori; l'altro alleato, invece, non è che si comporta come un nemico, ma ci tramortisce per parecchio tempo quando ce li riporta in vita attraverso ricordi, sentimenti, passioni, tormenti, emozioni.

Non devi piangere oltre per la loro perdita, per ognuno dei tuoi oggetti smarriti, stai pagando e hai già pagato un prezzo affettivo molto alto, perciò fai riaffiorare serenamente solo i loro nomi, i loro legami, le amicizie, le loro pulsioni e non i sensi di colpa. Come ben sai le cose vanno e vengono inesorabilmente, tutto scorre via come l’acqua di un fiume verso l’oceano dei propositi distrutti. Sono solo le cose a cui teniamo, che se perse le leghi-amo, per sempre, in una parte viva del cuore (per questo si chiamano ri-cordi).

Forse è necessario perderli! È la perdita che ce li fa desiderare continuamente, che ce li tiene in vita. È con il flusso perpetuo che nasce nel cuore, che alimenta la nostra anima sensibile, che continuiamo ad inondarli, a desiderali. Per questo, mi permetto di suggerirti di amarli, senza soffrirne, con tutto il cuore, perché colo così non li perderai mai.

Con affetto.

Confucio ha detto...

La perdita dell'arroganza ci renderà tutti migliori... o quasi.
Notte

Anonimo ha detto...

Conosco persone che sanno regalare solo egoismo.


saluti
Gugge

Dolce-Alexia ha detto...

Falco, se perdiamo per caso qualcosa non significa che perdiamo la memoria. le cose care rimangono in mente e nel cuore. Certo, ci dispiace sempre perdere un oggetto significativo, ma ogni tanto penso che anche serve a perderli. Io in casa ho mille cose di ricordi, sono come Pliushkin(personaggio di Gogol) che accumula tutto e non butta via niente, persino le scatole vuote dal cioccolato. E non ho forza di separarmi da alcune cose perchè mi ricordano gli episodi di vita.

AccesoSpento ha detto...

Non dobbiamo aspettare che il baule ci venga recapitato perché l'abbiamo già. L'importante è quello che conserviamo nella memoria e se ci rendiamo conto del modo in cui siamo cambiati per effetto di quello che abbiamo vissuto. I doni, quelli veri, sono un modo per dare all'altro una parte di sè. In questo caso l'oggetto è un simbolo di quello che viene in realtà donato. E' il caso di un artigiano che regala ad un giovane apprendista un utensile. Non sta regalandogli un attrezzo, ma la sua passione per il lavoro e soprattutto il riconoscimento che il giovane è in grado di continuare e migliorare la sua arte.
Gli oggetti sono solo dei promemoria ma è vero che è doloroso perderli.

Willyco ha detto...

"A volte capita… capita che perda qualcosa."

Ho letto queste parole, poi, nella inerzia del primo mattino ho pensato e fantasticato. Poi ho letto le righe che seguivano. Mi è piaciuto, ma la mia mente continuava ad essere presa dal mio fantasticare inquieto.

Mi capita di perdere qualcosa. Il valore di ciò che si perde. La perdita come riconoscimento del valore di ciò che si perde. La possibilità di una perdita come comprensione del valore di ciò che si ha e che si potrebbe perdere.

Mi darebbe dolore perdere questo Blog.

Riesco a leggere di corsa 3 o 4 volte alla settimana, magari la domenica qualche commento in più. un paio di volte al mese, forse, riesco a scrivere due righe.

Penso ad una cosa: se domani, posdomani, fra 10, 20 30 giorni mi collegassi, e non ci fosse una riga in più, se questo blog risultasse mummificato, ignorato... che senso di smarrimento che mi coglierebbe.
Chiara non ha più POTUTO scrivere? perchè? come fare a capire?
Non ha più VOLUTO scrivere? perchè ha trovato mille cose che la rendono più felice? perchè troppe cose la intristivano? come fare a capire?

Conservati felice, incazzata e determinata, e continua a scrivere qualcosa, per te e per noi. Nel navigare, è un bel porto passare di qui.

Alex ha detto...

Buongiorno Chiara,

se perdo qualcosa, forse la volevo perdere, se perdo qualcuno, anche un amicizia, mi fa star male. I rimorsi purtroppo arrivano sempre dopo, anche se a volte non è colpa tua.

Neelps ha detto...

E' come con i profumi, cosi anche alcuni oggetti, talvolta insignificanti nella loro forma e nel loro valore, sono fradici di memoria.

Io cado spesso in questo gioco violento e doloroso, e a volte, per non tornare indietro con i ricordi, preferisco lasciare quegli oggetti chiusi nel repostiglio, non oso andarli a cercare, MAI.

A casa dei miei genitori c'e' ancora il mio armadio, una parte di esso contiene libri, diari, foto, regali, e altre cose cattive, sono li da anni e anni ad attendermi, sempre pronti ad affondare la deliziosa lama del ricordo nel mio tormentato cranio.

Cosi, li tengo rinchiusi, come animali feroci, e mi guardo da loro e dalla loro sfacciata cattiveria.

Contro i profumi invece, non ho speranza, ti assalgono di sorpresa, e, in un modo cosi arrogante e violento, ti conducono dove loro vogliono, senza possibilita' alcuna di opporre resistenza.

E anche quando il ricordo non e' doloroso, e' il rimpianto a scagliare il suo dardo velonoso nel mio cuore affannato.

Neelps

Gio ha detto...

Bel messaggio Neelps

Yuna90_42 ha detto...

Poche cose mi fanno stare male come il perdere qualcosa legata ad un particolare ricordo, sia esso doloroso o meno.
Sono una romantica e a volte amo navigare nel mare di sensazioni legate ad accadimenti del passato.
Una vecchia foto...un ninnolo...non il ma quel braccialetto...sono cose che fungono da promemoria...da richiamo se vogliamo per quel particolare file della nostra memoria, che a differenza degli altri risiede nel profondo del nostro cuore.

Yuna

Inachis Io ha detto...

Mi ha colpito particolarmente l'idea delle chiavi di case in cui si è abitato. La trovo di una forza particolarmente intensa. Ci vorrei scrivere un racconto.
Grazie perché ho passato un po' di tempo ben speso sul tuo blog.

Inachis Io
www.direfarelamore.it

Gio ha detto...

Klarissima, questo messaggio è bellissimo.
E adesso che ti conosco meglio, lo capisco di piu'.

Ciao :-)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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