martedì 30 giugno 2009

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Gialli divani a cerchio

Tornata dalla breve vacanza ho trovato, nella casella dei messaggi in moderazione, questo racconto che vorrei condividere con voi.
Ovviamente era firmato, ma preferirei non rivelare il nome di chi l'ha scritto in quanto credo che tale dettaglio non sia importante. Qualora desideraste commentare, vi pregherei quindi di evitare di attribuirlo a qualcuno in particolare poiche' qualsiasi nome verra' fatto non sara' ne' confermato ne' smentito.

«Una sera di maggio, non calda, non fredda; una tiepida sera di maggio fluttuo’ sulle ali del Sogno.

La notte, mollemente adagiata ai bordi del buio, osservava curiosa.

Su uno scoglio alto sul mare, spolverato dalla luce dorata di un veloce tramonto, gialli divani a cerchio. In basso sabbia di spiagge su cui era giunto a nuoto, senza bagnarsi; senza lasciare scie sull’acqua ne’ impronte sulla sabbia.

Lassu’ stava Zingara-di-Mare dai lunghi capelli neri come ala di corvo in volo sui boschi.

Il tramonto tramonto’ accendendo le stelle; i neri capelli di lei, guidati da brezza ai profumi d’oriente, si avvolsero come uno scialle attorno alle sue spalle attirandolo a se’.
Volava, nuotava, correva, trasportato dal Sogno con ali leggere, attraverso un tempo disperso fra notti d’amore, albe sfinite, giorni d’attesa e sere ritrovate.

Si fermo’ infine a riposare all’ombra del proprio sogno.

“Hai avuto un incubo.”
“Non era un incubo, era un sogno ed ero felice.”
“Felice? In sogno? Ma vale la felicita’ in sogno?”

Gia’: vale? Quanto vale? Per quanto tempo vale?
Seconda Dimensione, Sogno e Nonsogno, Notte e Giorno (e un Attimo al tramonto per la Fusione che sfugge dalla griglia dei denti nel mentre stai per gustarla).

Una notte ci fu burrasca; perfide onde come iene affamate lo ributtavano in mare; e di qua e di la’, da ogni tentativo di raggiungere lo scoglio; e i gialli divani colpiti da una lama traslucida nel cielo che aveva cagliato in dense matasse di nuvole grigie, assistevano inerti.

Zingara-di-Mare allungo’ i lunghi capelli neri come ala di corvo e lo sospinse altrove; cadde come stella spenta dal cielo che lui stesso aveva dipinto. Il silenzio stava sospeso nell’aria immobile ed incombeva con attonita incredulita’. Spettri di cose perdute si affollavano ovunque ed impertinenti fiammelle danzavano sul lucido marmo cantando un inno alla Perdita.

Non riusciva a capire; da un punto alto sul mare scorgeva lo scoglio e i gialli divani, silenti e vuoti. Si industriava ad indirizzare il pensiero verso altri noti divani, verso Odalische danzanti e compiacenti, ma il pensiero tornava sempre rimbalzato da un muro invisibile; tornava ad accucciarsi ai suoi piedi portando in dono un soffio dal mare: occhi, pelle, corpo, profumo di bambola.
Non pronuncio’ mai il Suo nome sperando di stringere un patto tra Sogno e Nonsogno, tra Dimensionedue e Dimensioneuno.

Occorreva una Levatrice per il Perdono; che lo estraesse dalle budella e lo riconsegnasse ai gialli divani ed a Zingara-di-Mare dai lunghi capelli neri come ala di corvo in volo sui boschi.

Ma quella dormiva ancora, lontana, e lui penso’ che il Sogno stesse per avvizzirsi come una Vita alla fine della vita. Che pioggia e sereno, caldo e freddo, gatti e serpenti, luce e buio, tutto si trasformasse lentamente in sabbia e che la sabbia l’avrebbe inghiottito.

Alle undici di sera di una calda serata di maggio inoltrato una nuvola bianca evaporo’ con passo solenne e sguardo severo: Zingara-di-Terra dagli occhi chiari come perle dell’Est.

“Sai volare?”
“Si’.”
“Vola con me, vieni.”

(gialli divani)

“Mi desideri?”
“Si’.”
“Siedi con me.””

(gialli divani)

“Vuoi godere?”
“Si’.”
“Monta sopra di me.”

(gialli divani)

Il tempo dei pensieri si allontano’ discreto.

Lui si avvicino’ e si adatto’ al corpo di lei; la desiderava con violenza e lei lo sentiva; restarono uniti pelle contro pelle. Lei lo assaggio’ con la lingua e lui ricambio’. La legge dei sensi scandiva il ritmo col quale i movimenti esaltavano i corpi.

E la notte stava a guardare.

Lui scivolo’ lentamente a far conoscenza del corpo di lei: il collo, i capezzoli induriti come nocciole che tiravano la morbida pelle del seno, il buco dell’ombelico da cui succhio’ tracce di sudore, il ventre piatto, le cosce tornite. Assaggio’ il suo sapore dolce ed agro e, infine, bevve avidamente dalla sua fonte. E le fu dentro, ampia e profonda come un fiume in piena. Navigarono le proprie acque finche’ con un ultimo frenetico sussulto, annegarono assieme.

E’ l’ora delle dolci attese: apparirai improvvisa Nuvola ondeggiante di bianca bambagia che si scioglie al calore di gialli divani.
Gialli divani usciti dal Sogno.»

1 commento :

Rez ha detto...

Ben tornata Chiara.

Il racconto è molto bello.

Rappresenta bene il senso del rapporto fra due persone che sanno perché stare insieme è importante.

Anche quando non si può essere vicini.

Grazie.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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