venerdì 3 aprile 2009

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Le cose rubate

Corri, Irina, non farti prendere. Non voltarti indietro, resta sorda al tuo cuore, non dargli ascolto. Sei in affanno, trafelata, angosciata, ma devi far presto; non hai molto tempo. Vlada ha gia' pensato a tutto. Lui non ti trovera' e quando se ne accorgera’, sara’ troppo tardi, sarai gia’ fuggita. Lontano. Hai la sacca da riempire. Una sacca nera, come la notte, come i tuoi capelli, come la tua anima. L’hai scelta grandissima, capiente, ma non abbastanza. Non potrai metterci tutto e questa volta, non potrai essere ordinata. Dovrai buttar dentro alla rinfusa…

Troppe sono le cose che vorresti portare con te; ingombranti, pesanti. Cerca di non dimenticarti di nulla. Il passaporto, gli occhiali, qualche vestito, un po’ di soldi, i tuoi gioielli.

E poi?

E poi, lo specchio, quello in cui hai visto il tuo volto trasformarsi e farsi sempre meno ingenuo, ed il kajal per indurirti gli occhi, ed il rossetto per ammorbidirti le labbra, ed il profumo perche' possano respirarti.

E poi?

E poi, il tuo diario, le tue fotografie… e i tuoi ricordi. Ecco, si’, mettici dentro pure quelli; cerca di farli entrare insieme alla malinconia, alla rabbia, alla disperazione.

E poi?

E poi, pigia bene il tutto, inzeppalo, stipalo e se ti resta ancora un po' di spazio, infilaci anche quello che gli hai rubato e che lui non riavra' mai. Un libro da cinque rubli, il tuo preferito, che ti faceva sognare nelle interminabili notti d'inverno. Un pedone d'ebano della sua scacchiera, quello con l'intaglio imperfetto che coi polpastrelli riconoscevi al tatto, che hai voluto scegliere come portafortuna. Ed infine il tuo cuore.

23 commenti :

Dolce-Alexia ha detto...

Fuggire? E dove vuoi fuggire, Irina? Le tre cose che gli hai rubato, ti faranno sempre ricordare di lui, dai ricordi non si può fuggire. Fuggire da una realtà e essere imbattuta nell'altra? Tu che porti il nome che significa "pace", fuggire non serve a nulla. Basta voltare la pagina e metterti il ciore in pace.

davide ha detto...

Distinta Chiara,

è molto intrigante questo racconto della fuga. Poichè sono un po' tonto mi sono chiesto chi poteva essere l'uomo da cui questa ragazza fuggiva e perchè lei fuggiva così furtivamente. Era forse un amante spietato e possessivo?

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Alexia: Fuggire? E dove vuoi fuggire, Irina?

Infatti, non credo che sia possibile fuggire da noi stess*, dalla nostra storia, dai nostri ricordi, dalle nostre esperienze. Chi cerca di farlo, solo s'illude. Anche se ci si allontana 20.000 chilometri, alla fine si ritorna sempre li'. Si e' quel che si e'.


@ Davide: mi sono chiesto chi poteva essere l'uomo da cui questa ragazza fuggiva e perchè lei fuggiva così furtivamente

Leggila come un'allegoria. Niente di specifico. In fondo le storie di ciascun* sono simili alle storie di tutt* se solo si prendono in considerazione le linee base.

Tutt* fuggiamo da qualcosa o da qualcuno; o siamo gia' fuggit* o fuggiremo.

Allo stesso tempo pero' siamo anche inseguitori di qualcosa o di qualcuno. In assenza di questo meccanismo niente l'animo umano non si muoverebbe, non si evolverebbe.

La fuga, il viaggio, l'allontanarsi hanno dunque lo stesso valore dell'incontro, della sosta, dell'avvicinarsi. Gli uni non possono esistere senza gli altri. Ma esistono predisposizioni verso una parte o verso l'altra, Dipende dal carattere.

Il carattere d'Irina e' quello di chi non intende fermarsi, di viaggiare sempre, di provare sempre nuove emozioni.

Una Chiara (oggi) filosofica :-)

Anonimo ha detto...

Ho pensato alla vittima di un amante aguzzino che l'ha violentata e magari anche venduta. Ma forse sbaglio. Forse è più semplicemente, ma non banalmente, una donna che ha sofferto per un amore sbagliato che le ha spento il sorriso. In questo caso, la sento sorella.

Bellissimo, in ogni caso, questo post! Anche proprio perché offre tante suggestioni.

CuoreMagico

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ CuoreMagico:
Bellissimo, in ogni caso, questo post! Anche proprio perché offre tante suggestioni.


Se non altro quel luogo popolato da esseri assurdi come OkNo mi ha lasciato in eredita' una buona commentatrice. Mi piace essere chiamata "sorella".

Per quanto riguarda il post il "focus" non voleva tanto essere sui motivi della fuga ma su quanto posto ciascun* di noi abbia nella sua sacca personale e su cosa scegliere da metterci dentro.

Anonimo ha detto...

A me, più che una sacca, servirebbe un baule, magari due. :)

CuoreMagico

davide ha detto...

Distinta Chiara,

""Il carattere d'Irina e' quello di chi non intende fermarsi, di viaggiare sempre, di provare sempre nuove emozioni.""

Io invidio tantissimo i tipi come te ed Irina che hanno sempre il coraggio di viaggiare.

Da questo punto di vista io sono un gran poltrone, perchè potrei permettermi di viaggiare molto e invece viaggio poco: a casa ho tutte le comodità che voglio e questo un po' mi inibisce la voglia di girare il mondo (questo però mi fa ancora più ammirare il tuo spirito di zingara viaggiatrice).

Ciao Davide

forsenonstotroppobene ha detto...

Strizzo l'occhiolino e schiocco le labbra con aria complice.
Chiara, semplicemente GRANDE!!!!
;)

Duval ha detto...

Mi scuso in anticipo ma a me questo scritto pare un esercizio sterile; in quella sacca c'è di tutto tranne sentimento.

Ben altre Chiare abbiamo conosciuto!

Chiara di Notte - Klára ha detto...

forsenonstotroppobene ha detto...
Chiara, semplicemente GRANDE!!!!


Duval ha detto...
Ben altre Chiare abbiamo conosciuto!



:-)))

Forse sarebbe il caso che vi spiegaste fra di voi.

:-)))

gatsby ha detto...

@Chiara
Una serie di domanda.
Vi puo' essere un'interpretazione psicanalitica in questo racconto?
Possiamo davvero sfuggire al nostro passato?
E poi,prendere l'alfiere come portafortuna non è in realtà, da parte di Irina, un segno di debolezza?

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Una serie di domanda.
Vi puo' essere un'interpretazione psicanalitica in questo racconto?
Possiamo davvero sfuggire al nostro passato?
E poi,prendere l'alfiere come portafortuna non è in realtà, da parte di Irina, un segno di debolezza?


L'interpretazione di un certo tipo di post (come questo) e' assai personale. Si puo' leggere come un "fatto" a se' stante, pura cronaca, oppure con significati allegorici. O anche entrambe le cose.

Non credo che possiamo sfuggire al nostro passato. Sono i ricordi che ci tengono ancorat* ad esso e quelli non si possono soffocare. Tanto vale quindi prendere il toro per le corna.

Rubare il pedone (non l'alfiere) significa "non recidere" del tutto con la nostra storia, non rinnegare, non vergognarsi di cio' che siamo stat* perche' tutt* nasciamo in fondo pedoni, anche chi crede di valere di piu' solo per il fatto di "possedere" di piu'.

E la scelta del pedone (fra l'altro quello difettato e nero) come simbolo del legame col passato non e' casuale: esso rappresenta davvero il pezzo di minor valore sulla scacchiera.

Aneris ha detto...

That was beautiful.
La tua scrittura è sempre.

There are times we cannot run away from the things in our heads.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Aneris ha detto...

That was beautiful.
La tua scrittura è sempre.


Grazie. Gentilissima.
Benvenuta. :-)

michail tal ha detto...

Si viaggia, ci si evolve, si lotta...
e alla fine il pedone diventa regina, forse.

Vedi una sorta di stabilità, all'orizzonte, per Irina?

Anonimo ha detto...

Un professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vaso di marmellata vuoto e cominciò a riempirlo con dei sassi di circa 3 cm di diametro.
Una volta fatto ciò chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno. Essi risposero di sì.
Allora il professore tirò fuori una scatola piena di piselli, li versò dentro il vaso e lo scosse delicatamente. Ovviamente i piselli si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi.
Ancora una volta il professore chiese agli studenti se il vaso fosse pieno. Essi risposero ancora di sì.
Allora il professore tirò fuori una scatola piena di sabbia e la versò dentro il vaso.
Ovviamente la sabbia riempì ogni altro spazio vuoto lasciato e coprì tutto.
Ancora una volta il professore chiese agli studenti se il vaso fosse pieno.
Anche questa volta essi risposero di sì.
Allora il professore tirò fuori da sotto la scrivania due lattine di birra e le versò completamente dentro il vasetto, inzuppando la sabbia. Gli studenti risero.
"Ora" disse il professore non appena svanirono le risate, "Pensate che questo vaso rappresenti la vostra vita. I sassi sono le cose importanti, la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra salute,
le cose per le quali se tutto il resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora piena.
I piselli sono le altre cose per voi importanti, come la vostra scuola o il vostro lavoro, la vostra casa, la vostra auto. La sabbia è tutto il resto, le piccole cose. Se metteste dentro il vasetto per prima la sabbia non ci sarebbe spazio per i piselli e per i sassi.
Lo stesso vale per la vostra vita: se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose che per voi sono importanti. Dedicatevi alle cose che vi rendono felici: giocate con i vostri figli, portate il vostro partner al cinema, uscite con gli amici.
Ci sarà sempre tempo per lavorare oltre l'orario stabilito, pulire la casa, lavare l'auto.
Prendetevi cura prima di tutto dei sassi, le cose che veramente contano.
Fissate le vostre priorità: il resto è solo sabbia."

Ciao
Gugge

Anonimo ha detto...

dimenticavo
per quanto riguardi i sassi
i piselli
ecc....


ogni essere umano ha i suoi

;-)))


gu

Anonimo ha detto...

seconda versione


Una volta un anziano professore della Scuola Nazionale per la Pubblica Amministrazione venne contattato per tenere una lezione di formazione sulla "Pianificazione efficace del tempo" ad un gruppo di una quindicina di dirigenti di importanti aziende americane. Il corso faceva parte di una delle cinque sessioni della loro giornata di formazione, e il professore aveva a disposizione solamente un’ora "per fare lezione".



In piedi, davanti a questo gruppo d’élite (pronto a prendere appunti su tutto ciò che l’esperto stava per insegnare),

l’anziano professore li guardò ad uno ad uno lentamente. Poi disse: "Adesso faremo un esperimento".



Da sotto al tavolo che lo separava dagli allievi, il vecchio tirò fuori un grande recipiente di vetro da più di 4 litri, e lo posò delicatamente davanti a lui. Poi tirò fuori una dozzina di ciottoli grandi all’incirca come delle palle da tennis ed uno ad uno li mise delicatamente dentro il vaso. Quando questo fu riempito fino al bordo e fu impossibile aggiungere anche un solo sasso, alzò lentamente gli occhi verso i suoi allievi e domandò: "Questo vaso è pieno?". Sorridendo, tutti risposero "Sì". Attese qualche secondo e aggiunse: "Davvero?" Allora si chinò di nuovo e tirò fuori da sotto al tavolo un secondo contenitore, questa volta pieno di ghiaia. Con attenzione versò questa ghiaia sui grossi sassi e poi scosse leggermente il vaso. I pezzettini di ghiaia si infiltrarono tra i sassi, fino al fondo del recipiente. L’anziano professore alzò nuovamente lo sguardo verso il suo uditorio e ridomandò: "Questo vaso è pieno?". Questa volta i suoi brillanti allievi cominciavano a comprendere il suo armeggiare. Uno di essi rispose: "Probabilmente no!". "Bene", rispose l’anziano professore. Allora si piegò di nuovo e questa volta tirò fuori da sotto al tavolo un secchio di sabbia. Con delicatezza versò la sabbia nel vaso. La sabbia andò a riempire gli spazi tra i grossi ciottoli e la ghiaia. Ancora una volta domandò: "Questo vaso è pieno?". Questa volta, senza esitare ed in coro i suoi allievi risposero: "No!". "Bene!", soggiunse il vecchio professore. E come ormai si aspettavano i suoi prestigiosi allievi prese la brocca dell’acqua che stava sul tavolo e riempì il vaso fino al bordo. L’anziano professore alzò allora gli occhi verso il gruppo e domandò: "Quale grande verità ci dimostra questo esperimento?". Il più furbo, il più audace dei suoi allievi, ripensando all’argomento del corso rispose: "Dimostra che anche quando si crede che la nostra agenda sia completamente piena, ci si possono aggiungere altri appuntamenti, altre cose da fare.". "No", rispose il vecchio professore, "Non è questo. La grande verità che quest’esperimento ci dimostra è la seguente: se non si mettono per primi i sassi più grossi all’interno del vaso, non ci si potrà mettere tutto il resto in seguito". Ci fu un profondo silenzio, mentre ciascuno prendeva coscienza dell’evidenza di questa affermazione. L’anziano professore disse allora: "Quali sono i sassi più rossi nella vostra vita? La vostra salute? La vostra famiglia? I vostri amici e le vostre amiche? Realizzare i vostri sogni? Fare ciò che vi piace? Imparare? Difendere una causa? Essere rilassati? Darsi il tempo? O cose del tutto diverse? Quello che dobbiamo ricordarci è l’importanza di mettere per primi nella propria vita i SASSI PIÙ GROSSI, altrimenti si rischia di non riuscire a fare … la propria vita. Se si dà priorità alle minuzie (la ghiaia, la sabbia) ci si riempirà la vita di inezie e non i avrà a sufficienza del tempo prezioso da consacrare alle cose importanti. Allora non dimenticate di porvi la domanda: ‘Quali sono i SASSI PIÙ GROSSI nella mia vita?’ E poi metteteli per primi nel vostro vaso."



Con un cenno amichevole della mano l’anziano professore salutò il suo uditorio e lentamente uscì dall’aula.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ M.T. Vedi una sorta di stabilità, all'orizzonte, per Irina?

Gia' diventata regina e gia' terminata quella partita.

La stabilita' puo' essere anche essere riposta, con gli altri pezzi, nell'astuccio in attesa di una prossima partita.


@ Gugge: Allora non dimenticate di porvi la domanda: ‘Quali sono i SASSI PIÙ GROSSI nella mia vita?’ E poi metteteli per primi nel vostro vaso."

Perche' non inizi a rispondere per primo tu a questa domanda?

Comunque questa stessa storiella la conoscevo con le patate e i piselli... :-)

forsenonstotroppobene ha detto...

Chiara ha detto:
"Forse sarebbe il caso che vi spiegaste fra di voi"

Sì, divertente, vero?!
Chissà, forse tanta differenza di vedute dipende dai punti di vista...
La storia che racconti si ripete tante e tante volte nella vita di una donna. Una storia che prevede una scelta autonoma rispetto all'uomo della situazione. Magari Duval non ha trovato la figura maschile in cui identificarsi e ha finito per dare il giudizio di cui sopra...
Sbaglio?

Comunque ribadisco, a me piace tanto!
;)))

Ciao Chiarina!

Anonimo ha detto...

L'onestà intellettuale di essere sempre sinceri, prima con se stessi e poi con gli altri.

altrimenti divien, come dice il Grande Mourinho, "prostituzione intellettuale"

;-))

Gu

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Forsenonstotroppobene: La storia che racconti si ripete tante e tante volte nella vita di una donna. Una storia che prevede una scelta autonoma rispetto all'uomo della situazione.

Vero. E' una situazione quasi del tutto femminile quella che descrivo e solo una donna puo' capirla, perche' solo una donna e' sottoposta (da sempre) a quel processo che qualcuno mette in atto per controllarla.

Difficilmente un Duval (o chiunque altro) puo' comprendere a fondo esattamente cio' di cui parlo.
Ci sono relazioni che sono basate sulla supremazia di una parte sull'altra e cioe' di chi e' forte (fisicamente, economicamente, intellettualmente) su chi e' meno forte. E chi e' meno forte non ha altra via di ristabilire una rapporto dignitoso con se stess* se non tramite la fuga.
La fuga, se e' vera e definitiva e non un discorso basato sul tira e molla, e' un'arma micidiale: spiazza l'avversario e lo lascia solo davanti alla scacchiera, senza piu' nessuno con cui confrontarsi per esercitare il suo potere.

MingusSamba ha detto...

Bellissimo questo racconto sulla fuga. Significative le cose rubate da portare: un suo libro che rappresenta i sogni condivisi, un pedone dal taglio imperfetto segno della quotidianità vissuta insieme ed il suo cuore segno di affetto ed amore, le cose vitali in un rapporto

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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