lunedì 6 aprile 2009

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La voce del fiume

Di quando in quando torno a sedermi sulla riva del mio fiume. Chiudo gli occhi ed ascolto la sua voce, l’unica che amo ascoltare… e resto in silenzio. Immersa in quell’atmosfera mi distendo e m’abbandono ai raggi del sole di primavera lasciando che scaldino dolcemente il mio corpo. Talvolta mi assalgono mille pensieri, malinconici e solitari, che si lasciano trasportare dalla lenta corrente mentre stringo un libro e lo rigiro fra le mani nella speranza di assorbire un po’ di quell’essenza che apparteneva a chi lo ha scritto.

Leggendolo ho conosciuto quell’uomo, quel medico che divenne un poeta e non solo. Ho imparato a rispettare il suo pensiero, i suoi ideali ed ho imparato ad amarlo anche se so bene che, questo mio, e’ un amore impossibile poiche’ e’ solo li’, nelle parole che ha scritto, che posso incontrarlo.

Ed ecco allora che lo riapro, il suo libro, ed ancora lo sfoglio accarezzandone con dolcezza le pagine e ne rileggo alcune, avidamente, alla ricerca di un dettaglio, di una sensazione che, magari, m'era sfuggita…

Vecchia Maria, stai per morire,
voglio dirti qualcosa di serio:
La tua vita e’ stata un rosario completo di agonie,
non hai avuto amore d'uomo, salute e denaro,
soltanto la fame da dividere coi tuoi;
voglio parlare della tua speranza,
delle tre diverse speranze
costruite da tua figlia senza sapere come.
Prendi questa mano di uomo che sembra di bambino
tra le tue, levigate dal sapone giallo.
Strofina i tuoi calli duri e le pure nocche
contro la morbida vergogna delle mie mani di medico.
Ascolta, nonna proletaria:
credi nell'uomo che sta per arrivare,
credi nel futuro che non vedrai.
Non pregare il dio inclemente
che per tutta una vita ha deluso la tua speranza.
E non chiedere clemenza alla morte
per veder crescere le tue grigie carezze;
i cieli sono sordi e sei dominata dal buio,
su tutto avrai una rossa vendetta,
lo giuro sull'esatta dimensione dei miei ideali
tutti i tuoi nipoti vivranno l'aurora,
muori in pace, vecchia combattente.
Stai per morire, vecchia Maria;
trenta progetti di sudario
ti diranno addio con lo sguardo
il giorno che te ne andrai.
Stai per morire, vecchia Maria,
rimarranno mute le pareti della sala
quando la morte si unira’ all'asma
e consumera’ il suo amore nella tua gola.
Queste tre carezze fuse nel bronzo
(l'unica luce che rischiara la tua notte)
questi tre nipoti vestiti di fame,
sogneranno le nocche delle tue vecchie dita
in cui sempre trovavano un sorriso.
Questo sara’ tutto, vecchia Maria.
La tua vita e’ stata un rosario di magre agonie,
non hai avuto amore d'uomo, salute, allegria,
soltanto la fame da dividere coi tuoi.
E' stata triste la tua vita, vecchia Maria.
Quando l'annuncio dell'eterno riposo
velera’ di dolore le tue pupille,
quando le tue mani di sguattera perpetua
riceveranno l'ultima, ingenua carezza,
penserai a loro... e piangerai,
povera vecchia Maria.
No, non lo fare!
Non pregare il dio indolente che per tutta una vita
ha deluso la tua speranza
e non domandare clemenza alla morte,
la tua vita ha portato l'orribile vestito della fame
e ora, vestita di asma, volge alla fine.
Ma voglio annunciarti,
con la voce bassa e virile delle speranze,
la piu’ rossa e virile delle vendette,
voglio giurarlo sull'esatta
dimensione dei miei ideali.
Prendi questa mano di uomo che sembra di bambino
tra le tue, levigate dal sapone giallo,
strofina i tuoi calli duri e le nocche pure
contro la morbida vergogna delle mie mani di medico.
Riposa in pace, vecchia Maria,
riposa in pace, vecchia combattente,
i tuoi nipoti vivranno nell'aurora,
lo giuro.

12 commenti :

mingussamba ha detto...

Forse provo sensazioni simili sedendo sulla riva del mare.
Le parole del "Che" sono piene di speranza... forse oggi stiamo perdendo anche i sogni, le speranze di una rossa aurora sono svanite

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Ciao Mingus, questo e' un post un po' anomalo ma a me piacciono i contrasti. Ultimamente ho scritto un po' troppo a proposito di certe "nullita'". Mi pareva giusto riequilibrare.

Mingussamba ha detto...

Ammiro tutto quello che scrivi.
Se l'idea era di bilanciare alcune nullità di bassa statura hai colto nel segno.
Il "Che" è un esempio da seguire.
Io sono rimasto colpito dalla sensazione che dentro di me gli ideali, un pò alla volta, stanno perdendo forma.
Forse è l'età che avanza

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Se l'idea era di bilanciare alcune nullità di bassa statura hai colto nel segno.

Laddove i nani si fanno grandi ho voluto gettare un sasso nello stagno per vederne l'effetto... per vedere se il leccaculismo di chi oggi vive all'ombra di quei nani puo' scalfire certe immagini che tutti portano dentro.

Esistono uomini e Uomini. Al di la' della loro appartenenza politica esistono persone dotate di grande anima, coraggio, coerenza, altruismo, idealismo e persone che al loro posto hanno solo prosopopea, menefreghismo, egoismo, furbizia di bassa lega.

Certi Uomini passano alla Storia, ed il loro volto restera' impresso nella coscienza anche di chi non li ha amati, mentre ad altri saranno riservate solo pernacchie.

davide ha detto...

Distinta Chiara,

mi è piaciuta la prima parte del racconto dove esprimi le tue emozioni e anche la poesia del Che.

Naturalmente del Che rispetto il poeta e disprezzo il politico. Voglio solo ricordare che i campi di lavoro forzato (dove i prigionieri subivano le torture che tu tanto disprezzi) per i dissidenti del regime cubano non li ha creati Fidel Castro ma proprio il mitico Che.

Ciao Davide

Mingussamba ha detto...

Mi fai venire in mente la "pernacchia" di Eduardo nel film "L'oro di Napoli".
Sarebbe sprecata per esseri di così bassa statura

davide ha detto...

Caro amico Mingussamba,

""Mi fai venire in mente la "pernacchia" di Eduardo nel film "L'oro di Napoli".
Sarebbe sprecata per esseri di così bassa statura""

Ammetterai che il giudizio sul Che è controverso e ci sono molti scritti a favore e molti contro.

Non metto in dubbio che fosse mosso da nobili intenti, ma la sua esperienza nel governo cubano non ha niente di nobile. Come ministro è stato un incapace e sul fatto che nella Cuba comunista la libertà fosse e sia alquanto limitata credo che sarai d'accordo con me.

Comunque non voglio fare polemiche politiche ed è meglio apprezzare il Che poeta denticando il Che politico.


Ciao Davide

gullich ha detto...

Mi tengo a quest'albero
mutilato
abbandonato in questa dolina
che ha il languore
di un circo
prima o dopo lo spettacolo
e guardo
il passaggio quieto
delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso
in un'urna d'acqua
e come una reliquia
ho riposato

L'Isonzo scorrendo
mi levigava
come un suo sasso

Ho tirato su
le mie quattr'ossa
e me ne sono andato
come un acrobata
sull'acqua

Mi sono accoccolato
vicino ai miei panni
sudici di guerra
e come un beduino
mi sono chinato a ricevere
il sole

Questo è l'Isonzo
e qui meglio
mi sono riconosciuto
una docile fibra
dell'universo

Il mio supplizio
è quando
non mi credo
in armonia

Ma quelle occulte
mani
che m'intridono
mi regalano
la rara
felicità

Ho ripassato
le epoche
della mia vita

Questi sono
i miei fiumi

Questo è il Serchio
al quale hanno attinto
duemil'anni forse
di gente mia campagnola
e mio padre e mia madre

Questo è il Nilo
che mi ha visto
nascere e crescere
e ardere dell'inconsapevolezza
nelle estese pianure

Questa è la Senna
e in quel torbido
mi sono rimescolato
e mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi
contati nell'Isonzo

Questa è la mia nostalgia
che in ognuno
mi traspare
ora ch'è notte
che la mia vita mi pare
una corolla
di tenebre



bel post, non sempre si riesce a percepire e comprendere quello che genera uno scritto eppure, a volte, si toccano corde personali comunque... e tu in questo sei molto brava...

a me viene in mente ungaretti, che amo come amo il che... con una poesia che parla di fiumi che sono anche nel mio dna.

ogni notazione politica, a margine di un post simile, è semplicemente blasfema. O idiota.

regards

wgul

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: Voglio solo ricordare che i campi di lavoro forzato (dove i prigionieri subivano le torture che tu tanto disprezzi) per i dissidenti del regime cubano non li ha creati Fidel Castro ma proprio il mitico Che.

In un primo momento sono rimasta esterrefatta dalla tua affermazione. Ho pensato "Ma Davide sragiona? Come puo' essere che un uomo come il Che sia il responsabile di tale cosa? Sicuramente lo avra' letto su Libero in un articolo di Nicolas Farrell".
Poi sono andata a controllare su Google e digitando i termini "campi lavoro dissidenti regime cubano guevara", ho trovato ben 833 pagine che parlano dell'argomento e che indicano nel Che l'autore di abomini indicibili. Si' e' vero, erano tutte pagine tratte da siti neofascisti, molti dei quali negazionisti addirittura sull'Olocausto e che inneggiavano alla supremazia della razza ariana, ma comunque 833 pagine non sono poche.
Ho fatto dunque una piccola indagine personale cercando di ricostruire il percorso della notizia e capire come questa fosse documentata (e' per tal motivo che ci ho messo un po' di tempo a risponderti, Davide); esaminando a fondo ho notato che tutte le pagine si appoggiano ad un articolo scritto da Massimo Caprara intitolato "Che Guevara sconosciuto".
Ho cercato altre fonti che indicano la brutalita' del Che ma non esistono (almeno su internet). Solo l'articolo di Massimo Caprara al quale, poi, tutti gli altri si appoggiano.
Ora, non voglio mettere in dubbio la sincerita' del giornalista che, come puoi ben sapere se consulti Wikipedia, in passato e' stato addirittura un comunista di quelli DOC (e' stato espulso dal partito nel 1969), ma leggendo e rileggendo il suo articolo non vedo fonti "storiche" che comprovano le sue affermazioni. La sua versione e' infatti documentata solo dalle sue parole e da niente altro. Come la mano che disegna le mano di Escher, lui espone la sua tesi all'inizio, ci gira attorno, ne fa un postulato aggirando la logica di chi legge ed alla fine conclude che il suo postulato e' verita'.
Nessun documento.
Nessuna Testimonianza.
Nessuna foto.
Niente di niente in fondo.
Pero' si tratta pur sempre di qualcosa su cui riflettere. D'altronde se un ex comunista lo ha scritto una qualche ragione deve esserci.
Poi mi e' capitata (per caso) sotto gli occhi una foto di Capezzone e, contemporaneamente, un articolo del Paolo Guzzanti dell'ultima ora (quello post-Carfagna, per intendersi) ed ho capito che forse le persone, nel corso del tempo, per una ragione o per l'altra, cambiano la loro idea e se la cambiano radicalmente diventano (loro malgrado oppure in mala fede) dei perfetti testimoni proprio in virtu' della loro passata "militanza".
Chi meglio di un ex-comunista puo' descrivere le atrocita' dei comunisti?
Chi meglio di un ex-radicale puo' descrivere gli errori dei radicali?
Chi meglio di un ex-forzista puo' criticare Berlusconi?
Poi sono andata a vedere, attualmente, per chi scrive il signor Caprara ed ho notato che e' a libro paga de "Il Giornale".
Ed allora ho capito tutto.


PS: Strane le critiche al Che da parte di chi ha, fra propri eroi nazionali, un personaggio assai simile: Giuseppe Garibaldi.

david santos ha detto...

Ciao amico mio! Vengo a mostrare voi ai miei condulências e costernazione per le vittime del terramoto che ha agitato la nostra Italia.

Duval ha detto...

Ha ragione Gullich, questo è un post di poesia e di grandezza, non roviniamolo con le piccolezze della contrapposizione politica, sempre alla ricerca di testimonianze pro o contro.

Che Guevara, chiunque fosse, ha colpito la mente ed il cuore di milioni di persone, forse più con le parole e le idee che con i fatti; e ciò non accade mai a caso.

davide ha detto...

Distinta Chiara,

condivido quanto detto dagli amici Duval e Gullich e non rovinerò questo bellissimo post di poesia con polemiche politiche.

Naturalmente la mia opinione sul Che politico rimane opposta alla tua.

Ciao Davide

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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