lunedì 30 marzo 2009

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La Terza Guerra Mondiale

Silvio Berlusconi ha dichiarato che mettera' a disposizione tutta quanta la sua esperienza di statista per favorire il dialogo tra Mosca e Washington. Intervistato dall'agenzia Ria Novosti, il premier italico ha detto che vuol contribuire ad una distensione tra il presidente russo e quello americano che si incontreranno per la prima volta durante il prossimo G20 a Londra, sottolineando di voler fare in modo che i rapporti fra Medvedev e Obama si trasformino in un'amicizia stabile e solida.

"Noi siamo orgogliosi di avere rapporti di amicizia con la Russia e con gli Stati Uniti, sono convinto che esistano forti interessi comuni, quali la stabilita' nel continente, la lotta al terrorismo, la stabilizzazione in Medio Oriente e in Afghanistan. Non si tratta di una mediazione ma di mettere a disposizione la propria esperienza".

Ovviamente, dopo la notizia, che ha fatto immediatamente il giro del mondo, tutti i supermercati sono stati presi d'assalto da chi ha voluto approvvigionarsi di cibo in scatola, acqua minerale, latte in polvere e quanto e' necessario in casi d'emergenza, mentre i titoli Finmeccanica, e del settore bellico in genere, sono stati sospesi in Borsa per eccesso di rialzo.

33 commenti :

Anonimo ha detto...

mi spiace rispondere seriamente ad una notizia ESILARANTE, ma al momento non so fare di meglio, tranquilli tutti all'estero lo deridono e disprezzano e la Clinton gli ringhierà facilmente di farsi i caxxi suoi, poi ci verrà a dire che ha mediato con successo ma nessun giornalista andrà a smascherarlo
norman (non è uno pseudonimo)

davide ha detto...

Distinta Chiara,

mi sa che dai troppa importanza al povero Silvio. E' ben vero che una volta si diceva piove governo ladro, ma attribuire ai nostri governanti la terza guerra mondiale è troppo: se viene a saperlo il Silvietto si gasa ancora di più.

Ti ricordo che questa estate Silvio ha detto che grazie ai suoi contatti con Putin e Bush, ha evitato che la guerra in Georgia provocasse la terza guerra mondiale.

La verità è che Silvio ce lo invidiano in tutto il Mondo. Anche chi ne parla male lo fa solo perchè non può averlo come capo, un po' come la volpe che dice che non vuole l'uva perchè non riesce ad averla.

Ciao Davide

fabio r. ha detto...

dio mio !!! mi sa che hai ragione: ecco l'armaggedon. e non avrei mai pensato che potesse essere scatenato da un nano col trapianto....

Anonimo ha detto...

ah ah ah ah
bellissimo.
E' un peccato che qui non funzionino le emoticon!

Ciao Chiara, corro a comprare farina, riso e zucchero!
simona_rm

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: La verità è che Silvio ce lo invidiano in tutto il Mondo.

Si' lo so...

Lo scritturerebbero volentieri anche al Circo di Budapest.

Stanno cercando un clown.

Flyingboy ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=H2Fz_fetxe4&feature=channel

sassicaia molotov ha detto...

Sì, noi qua si ride ma se ci s'azzardasse a fare il conto di quanti gli credono per davvero si riderebbe parecchio ma parecchio di meno.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

sassicaia molotov ha detto...

Sì, noi qua si ride ma se ci s'azzardasse a fare il conto di quanti gli credono per davvero si riderebbe parecchio ma parecchio di meno


A me preoccupa molto la barzelletta che inevitabilmente andra' a raccontare...

Nei libri di Storia del futiro potrebbe essere equiparata all'attentato di Sarajevo.

Alex ha detto...

Buongiorno Chiara,
questa volta non credo che "il Silvio" sarà preso molto in considerazione nonostante l'amicizia che lo lega a Putin. Obama tratta direttamente, e sicuramente, dopo le due uscite inopportune, ha perso punteggio.
Credo anche che "il Presidente" non voglia avere interlocutori di mezzo, quindi, Berluska rimarra deluso, anche se dirà che ha fatto tutto lui:-)

loris ha detto...

...commento poco le uscite del piduista 1816. Reputo le sue uscite anche se a volte esileranti armi di distrazione di massa.
Purtroppo nelle condizioni in cui siamo da ridere c'è rimasto ben poco e tra grandi fratelli isola dei famosi ed altre amenità le distrazioni sono diventate cultura dominante.

Enzo-ElGiramundoBlog ha detto...

Eccolo, di nuovo in preda ai deliri: è convinto che nel resto del mondo funzioni come in Italia, unico angolo del pianeta dove qualcuno lo ascolta...
E' difficile, purtroppo, poi, in Italia sfuggire a quella voce, a quella faccia...
Tra un pò spunterà anche dal Wc!!!

Intanto, mentre lui straparla e racconta barzellette, gli operai di Portovesme, attendono la famosa telefonata al cugino di Putin....
L'aveva promessa, Silvio... una telefonata alla proprietà del polo industriale per risolvere la vertenza...
dopo la presa per i fondelli agli operai, che lo hanno pure votato nella sua emanazione sarda Ugo Cappellacci, è arrivata la beffa:
impianti spenti dopo quarant'anni!!!
E meno male che doveva chiamate il cugino di Putin....

AccesoSpento ha detto...

Finalmente una bella notizia che il Silvio non smentisce, anche perché l'aveva già detto più o meno negli stessi giorni dei commenti sull' "abbronzatura" di Obama. Spero propro che si dedichi giorno e notte con il massimo sforzo in questo impegno. Anche perché se si conosce un poco di storia, questo è il modo giusto per irritare gli statunitensi, repubblicani o democratici che siano. La Clinton glielo aveva già spiegato, ma forse il Silvio non l'ha capito bene. Come spero che non abbia capito che in Italia dal dopoguerra si governa se si ha l'appoggio di due alleati: il primo lo prende in giro un giorno sì e uno no, ma per il momento sta ancora dalla sua parte. Il secondo sono proprio gli Stati Uniti. Chissà che il risultato della sua iniziativa non sia quello che molti italiani si aspettano ? Un bel 45 (pardon un 12 circa) vero cuoio sul suo presidenziale fondoschiena ?

Duval ha detto...

Ieri sera ero a cena con Piersilvio Berlusconi.

Si parlava di un progetto relativo ad una fiction televisiva: la storia di padre Giovanni Piamarta, beato in attesa di canonizzazione e fondatore dell'Istituto Artigianelli di Brescia.

Era prozio di mia mamma ed io sono l'ultimo discendente.

La conversazione è poi scivolata sul padre Silvio e sui giudizi della gente, segnatamente sul popolo dei blog ...

Gli astanti sorridevano, ci considerano topi da laboratorio su cui fare esperimenti ...

E più mi affannavo a convincerli che qualcuno ha anche un cervello, più il sorriso mi appariva di compatimento ...

Ho immaginato Chiara che diceva "quando verranno rincorsi con i forconi rideranno di meno".

Simply Alexa ha detto...

Io non capisco tutto quest'odio. Yes we have differing opinions politically and we can make fun of the "other side," but to read all these comments full of hate is truly frightening and sad; a sad commentary on our society. There exists no government that is ideal and the least worse of all, is democracy and at this point, there is only one nation practicing democracy although, it is showing serious signs of going socialist.

Democracy is not the perfect answer, but it is a better solution. Within these parameters, Silvio and all the other leaders of other nations are doing their best.
Se la politica d'Italia non va bene, forse sarebbe meglio tornare in Ungheria...?
Ciao

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Simply Alexa ha detto... Se la politica d'Italia non va bene, forse sarebbe meglio tornare in Ungheria...?

Mi pare giusto... questa e' la democrazia. Brava. Bella risposta!

- Se non ti sta bene come la pensiamo qui, negro di merda, tornatene nella tua fogna.

- Se la nostra religione non ti va bene, tornatene nel tuo paese di beduini.

- Puttana comunista, torna nel buco di culo da dove sei arrivata a morire di fame.

Salvo poi, da veri democratici, andare invadere con gli eserciti i paesi di negri beduini morti di fame per esportarci la democrazia modello "armi di distruzione di massa".

E per chi non gradisce quella democrazia giustamente esportata, c'e' un bel posto in qualche Abu Ghirab o Guantanamo con gli elettrodi attaccati ai coglioni.

Ma nel mio caso, ed in quello di tante come me, potrebbe esserci un problema...

Che accade se una persona ha genitori di diversa nazionalita'?
Qual e' il suo Paese di merda dove deve tornarsene? Questo o quello?

Quando inizio' la guerra contro il Giappone i cittadini americani di etnia giapponese, anche quelli misti, vennero rinchiusi nei lager e questo, certi esponenti repubblicani del grande paese democratico di cui ti onori di far parte, e' un vizio che non hanno mai perso. Fortunatamente sono arrivati quegli abbronzati di Obama e Michelle che non hanno alcuna intenzione di farsi rimandare in Africa.

Un cordiale saluto, Simply Alexa, ed un cordiale saluto anche ai tuoi amici del Ku Klux Klan, al tuo amico Georgedabliu, signora Palin ed alla signora Tipzi Livni, membri eccellenti del tuo Circolo del Burraco.

Mi viene in mente che nel 1789 i forconi non vennero infilati solo nel culo a coloro che, imparruccati ed incipriati, se la ridevano sputando noccioli sulla testa della gente dall'alto dei loro balconi, ma anche ai loro leccaculi.

Kameo ha detto...

@ Duval
Dopo la signora Carfagna, non poteva mancare Piersilvio nella tua agenda VIP.
Fortunatamente oggi è il primo di aprile :-)

Duval ha detto...

@Chiara:
Mi pare giusto... questa e' la democrazia. Brava. Bella risposta!

Hai ragione, quell'ultima frase è banale, scontata e non fa onore a chi l'ha scritta.

Però anche tu, Chiara, sei come Silvio: o ti si ama o ti si odia.

Come lui non cerchi mai la riapppacificazione nazionale del web ma esasperi lo scontro ideologico.

Ormai spari quasi quotidianamente ad alzo zero contro questo paese, i suoi abitanti, i suoi governanti, la (sotto)cultura in esso prevalente, perfino con i puttanieri (italici) te la prendi ...

Ma non ti viene mai un sorriso pensando all'Italia? Pur con i guai e le contraddizioni che la distinguono? Non lo senti mai come un paese anche tuo, che si ama come un figlio, anche se a volte discolo?

Sempre e solo pessimismo, e del più nero, che diamine!

Duval ha detto...

@Kameo

allora aspetto domani per annunciarti il prossimo incontro VIP: Chiara-di-Notte.

Cazzo! L'ho detto! Oggi!

davide ha detto...

Distinta Chiara,


""Mi viene in mente che nel 1789 i forconi non vennero infilati solo nel culo a coloro che, imparruccati ed incipriati, se la ridevano sputando noccioli sulla testa della gente dall'alto dei loro balconi, ma anche ai loro leccaculi.""

Trovo sempre sgradevole quando parli dei forconi.

In realtà nella rivoluzione francese non si sono presi a forcate i veri potenti, i borghesi, me la casta dei nobili che in realtà aveva già perso il potere da tempo: sono certo che sai di cosa parlo perchè hai letto Marx.

Resta il fatto che alla fine il popolino francese si trovò soggetto ad un dispotismo, Napoleone, molto più forte di quello del bonario Luigi XVI.

Comunque torno a ripeterti che oggi i forconi verrebbero usati conto i più deboli come gli zingari o gli extra comunitari: mi piacerebbe che meditassi su questo.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Duval ha detto... Però anche tu, Chiara, sei come Silvio: o ti si ama o ti si odia.

Beh... questo non e' vero: le differenze con Silvio sono notevoli, iniziando da certe mie caratteristiche per finire col suo conto in banca ma, soprattutto, siamo diversi per cio' che hai appena detto e cioe' che lui o lo si ama o lo si odia, mentre su di me c'e' la comune opinione che mi si ami E mi si odi allo stesso tempo.

Qualcuno nel passato (molto passato) mi defini' fuoco E ghiaccio. Non so se sia stato un banale complimento o l'effettiva sintesi della mia personalita, ma vivendo non m'interessa molto indagare. :-)

Ma non ti viene mai un sorriso pensando all'Italia? Pur con i guai e le contraddizioni che la distinguono? Non lo senti mai come un paese anche tuo, che si ama come un figlio, anche se a volte discolo?

Guarda... proprio mentre mi arrivava il commento neanche un po' razzista dell'elettrice di Georgedabliu, stavo scrivendo un post in cui raccontavo qualcosa a proposito della mia parte italica, ma sapendo che anche la mia commentatrice era di origini italiche, mi e' passata la voglia e l'ho mollato li'. Non so se lo completero'.

Nel frattempo, sono entrata in crisi d'identita' e sto decidendo il Paese di merda in cui dovrei tornarmene... ma dato che la mia destinazione la voglio scegliere DAVVERO di merda (io le cose o le faccio in grande oppure niente), prova ad indovinare alla fine quale Paese scegliero'?

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide Comunque torno a ripeterti che oggi i forconi verrebbero usati conto i più deboli come gli zingari o gli extra comunitari: mi piacerebbe che meditassi su questo.

Medito...

Medito e leggo le notizie che provengono dalla Francia, dall'Inghilterra... dalla Grecia di cui (ad arte) non si parla in Italia, ma che non manca mai di occupare qualche pagina sui giornali ungheresi, romeni e, soprattutto, bulgari.

Abbiamo opinioni dfferenti. La mia analisi storica e' completamente opposta alla tua. La situazione europea (in special modo italica) e' molto piu' simile a quella dell'Argentina prima del default con una piccola aggravante: la progressiva crescita del sentimento giustizialista.
Ed in Argentina non si misero ad inseguire gli zingari, ma coloro che con le valige piene di dollari tentavano di lasciare il Paese.
Li' i responsabili la fecero franca perche' nessuno se l'aspettava. Adesso la situazione e' un po' diversa.

Duval ha detto...

prova ad indovinare alla fine quale Paese scegliero'?

I T A L I A !!!

(o Russia?, spero di no per il freddo; e poi proprio ieri hanno ammazzato un ed una oppositori politici ... qui puoi ancora dare dell'imbecille a chi vuoi fra i governanti che non ti ammazza nessuno. L'Ungheria ti va ancora troppo stretta: è presto per il meritato riposo fra i filari sulla collina).

RESTA CON NOI

(e un giorno forse, prima che io muoia, non avrai più catene di privacy e ci ritroveremo a cena con i tuoi più fedeli commentatori a raccontarci come era bello il tuo blog ...)

davide ha detto...

Distinta Chiara,


""Ed in Argentina non si misero ad inseguire gli zingari, ma coloro che con le valige piene di dollari tentavano di lasciare il Paese.""

In realtà in Argentina non risulta che i governanti abbiano rubato. E' vero che con una politica ultra liberista hanno portato l'Argentina alla miseria, ma questo non vuol dire che fossero più ladri degli altri governanti.

Anche senza rubare si può portare un paese alla rovina attuando politiche economiche sbagliate.

La grande depressione del '29 in America e Inghilterra è stata opera di governanti che erano tutt'altro che persone disoneste (purtroppo credevano che il mercato auto regolato avrebbe magicamente risolto i problemi e si opponevano alle politiche keynesiane anti crisi).

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

In realtà in Argentina non risulta che i governanti abbiano rubato.

No?

Sicuro?

Questa la mettiamo incorniciata fra le sciocchezze piu' grosse dette in questo blog (incluse le mie).

In internet puoi trovare una vasta letteratura riguardo al default ed alla corruzione esistente in Argentina, nonche' a come i governanti abbiano svenduto un intero Paese e se la siano filata con i soldi della gente ridotta alla miseria.

http://en.wikipedia.org/wiki/Argentine_economic_crisis_(1999-2002)

http://archiviostorico.corriere.it/2001/ottobre/29/Argentina_arrangi_ce_0_0110291007.shtml

http://archiviostorico.corriere.it/2001/giugno/08/Menem_agli_arresti_per_traffico_co_0_01060810215.shtml

http://www.marxismo.net/idm/idm6/americalatina_art.3.htm

http://www.vientosdelsur.org/Bayer7e.htm

Tutto il disastro causato dai governanti di quel periodo, come puoi aver letto, se hai letto, non ha prodotto la "caccia allo zingaro", ma di un cambio radicale di classe politica.

I politologi e gli economisti si attendono qualcosa del genere e non, come coloro che agitano spauracchi per tenere buone le masse, qualcosa di simile alla Germania del 1933.

La situazione europea sta progressivamente indirizzandosi verso la direzione del malcontento rivolto contro le classi politiche e manageriali che negli ultimi 20 anni hanno depredato le economie nazionali. Questa notizia che proviene dalla Grecia (governo di centrodestra e presenza di zingari ed extracomunitari assai alta), e' significativa di come a qualcuno inizi a bruciare il culo di fronte ad una protesta popolare che, anche se ignorata dalle TV italiche che hanno tutto l'intertesse a non far vedere al popolo bue cio' che accade in certi Paesi, e' al limite di una sommossa di vaste proporzioni.

http://it.notizie.yahoo.com/10/20090402/twl-grecia-deputati-si-congelano-paga-e717a22.html

davide ha detto...

Distinta Chiara,

non metto in dubbio che in Argentina ci fosse corruzione, ma i tuoi articoli non dimostrano che la corruzione sotto i governi ultra liberisti argentini fosse maggiore rispetto ai precedenti governi.

Quello che volevo dire con il mio intervento è che in Argentina a provocare il crak sono state le politiche ultra libersite e non la corruzione che pure c'era. In un intervista tempo fa questa tesi è stata sostenuta da Massimo D'Alema che tutto è tranne che simpatizzante dei governanti liberisti argentini.

Ciao Davide

davide ha detto...

Distinta Chiara,

ti riporto qui sotto un articolo (fatto ai tempi della crisi) che spiega la crisi argentina.
Spiega le cause della crisi argentina, facendo rilevare che i veri motivi sono le scelte economiche sbagliate e non la corruzione che pure c'era (in realtà non esiste un paese senza corruzione, poi dipende dai livelli).

Ciao Davide


""Default Argentina - La vera Storia


L'Argentina è stata per anni additata come l'esempio da seguire in termini di liberalizzazione dell'economia, privatizzazioni, risanamento dei conti pubblici, sistema monetario, com'è possibile che in pochi mesi lo scenario si sia deteriorato così drammaticamente? :La situazione dell'Argentina di oggi é il risultato d'una politica economica sbagliata dell'ultimo governo, od affonda le sue radici in contraddizioni di più lungo periodo? I problemi argentini sono strutturali o congiunturali? La crisi di oggi è il risultato, ad un tempo, dell'ostinazione nel mantenere in vita un modello economico che aveva già esaurito il suo compito, e della mancanza di decisione delle autorità argentine nell'intraprendere delle riforme a fondo del sistema competitivo del paese quando lo scudo protettore del sistema di currency - board lo permetteva.

Più indietro nel tempo, la crisi argentina di oggi è il frutto di una serie di scelte, o per meglio dire di non - scelte, effettuate dai successivi governi argentini nell'ultimo secolo, o più precisamente dal 1880 ad oggi. Formalmente la crisi politica si è aperta dopo il 5 dicembre scorso in seguito alla decisione dello Fmi di non procedere con un prestito di 1,3 miliardi di dollari per il servizio del debito estero accumulato dal paese che ammonta a 142 miliardi di dollari. La fase dell’esplosione del debito estero come dato permanente della situazione argentina risale alla dittatura militare del 1976-83. I principali ingredienti allora furono gli acquisti di armamenti e l’indebitamento privato. L’importanza dei meccanismi privatistici nell’esplosione dell’indebitamento estero si nota nel fatto che dal 1991, anno in cui viene varato il peso a un cambio paritetico con il dollaro, la componente privata del debito è aumentata di circa 12 volte mentre – in un contesto in cui il governo finisce comunque per farsi carico anche della componente privata – l’espansione della componente pubblica è inferiore al 60%.

In sostanza negli ultimi vent’anni in Argentina si è innescato il seguente meccanismo. Lo stato si accolla – direttamente e indirettamente - il debito estero privato, il settore privato continua a indebitarsi, lo stato svende le sue attività privatizzandole – generando rendite per le società private - e fa gravare sull’intera economia l’impossibile pagamento del debito tagliando le spese sociali e gli investimenti pubblici. L’arrivo del peronista Carlos Menem al potere nel 1989 ha segnato una drastica rottura con il populismo giustizialista di Peron, caratterizzato da una notevole espansione della spesa sociale e dallo scontro con la grande proprietà agraria esportatrice che si concludeva generalmente con una crisi ciclica della bilancia dei pagamenti. Menem arrivò al potere in un contesto iperinflazionistico collegato al tentativo del presidente radicale Alfonsin di applicare un programma neoliberale nell’ambito del tradizionale aggiustamento estero fondato sulla svalutazione della moneta, l’Austral.

Le "riforme" di Menem si inserivano pienamente nell’ottica delle istituzioni finanziarie private e pubbliche internazionali e ricevettero l’appoggio di Washington. I capitali esteri affluirono e la conseguente espansione monetaria interna produsse per il periodo 1991-‘95 un ritmo di crescita medio annuo di oltre il 4%, tra i più alti dal dopoguerra. L’euforia economica era però basata su un alto tasso di importazioni indotto dall’alto valore relativo del peso che comportò la perdita di ogni controllo sulla bilancia dei pagamenti corrente. La posizione internazionale dell’Argentina si indebolì ulteriormente dopo il 1995 quando iniziò una nuova e sostenuta rivalutazione del dollaro rispetto allo yen e al marco, indi estesasi all’insieme delle euromonete, che si tirò dietro tanto il peso quanto il real brasiliano. La repentina e catastrofica crisi brasiliana, dovuta a fattori finanziari simili all’attuale disastro argentino, comportò - tra il quarto trimestre del 1998 e il primo trimestre del 1999 - una svalutazione del real rispetto al dollaro e al peso di oltre il 40%. La crisi brasiliana tolse ogni illusione circa la possibilità di una crescita autosostenuta nella zona del Mercosur2. Contemporaneamente il crollo del Brasile, lasciando l’Argentina appesa al dollaro, mise a nudo una verità per chiunque non fosse obnubilato dalla speculazione finanziaria: il settore produttivo non era minimamente in grado di sostenere gli enormi oneri finanziari internazionali che soffocavano il paese. Ma il problema non era solo monetario: certo, era illusorio pensare di rendere permanente la parità fissa con il dollaro cementandola solo su basi finanziarie. Le riserve in dollari detenute dall'Argentina erano infatti tali da far pensare ai responsabili politici che la situazione finanziaria argentine fosse inattaccabile. Ma è stata l'asfissia dell'economia produttiva che ha portato alla crisi. Come pensare che un'economia come l'argentina, basata oggi come un secolo fa sull'esportazione di materie prime (oggi grano, soia, carni e petrolio), possa dar luogo ad una parità monetaria permanente nei confronti di un'economia come quella americana, quaranta volte superiore in termini di volume e protagonista, nel corso degli anni novanta, di una straordinaria crescita della produttività basata sulle nuove tecnologie? La vera grande manchevolezza degli anni Menem non fu l'errore nel regime monetario, che errore non fu se non per eccesso d'insistenza. Non fu neanche l'attenzione limitata al sociale, che fu una conseguenza, non una causa. Non fu l'eccesso di corruzione, che pure esisté. Ma lo scarso rigore del processo di liberalizzazione.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

non metto in dubbio che in Argentina ci fosse corruzione, ma i tuoi articoli non dimostrano che la corruzione sotto i governi ultra liberisti argentini fosse maggiore rispetto ai precedenti governi.

Di sicuro era maggiore di quelli successivi.

Ma l'obiezione era se, in momenti di crisi economica provocati dalla speculazione finanziaria e da una mala gestione della cosa pubblica, unita alla corruzione dei potenti, ci fosse una pulsione populista rivolta contro le minoranze, ad esempio di zingari, oppure se la rabbia fosse rivolta contro banchieri, governanti e classe dirigente. E' questo il punto.

Tu dici che il rischio e' la dittatura militare. Io invece credo che cio che succedera' sara' la cacciata di tutta una schiera di farabutti responsabile del disastro e che ancora gozzoviglia, sputando noccioli dall'alto, mentre il Titanic sta affondando.

Duval ha detto...

... mentre il Titanic sta affondando.

Affonda o non affonda? Ma quanto affonda? Ma quando affonda?

Certo che è lento come un tumore alla prostata: quasi sempre si muore prima di vecchiaia che per il tumore :-)

davide ha detto...

Distinta Chiara,


""Ma l'obiezione era se, in momenti di crisi economica provocati dalla speculazione finanziaria e da una mala gestione della cosa pubblica, unita alla corruzione dei potenti, ci fosse una pulsione populista rivolta contro le minoranze, ad esempio di zingari, oppure se la rabbia fosse rivolta contro banchieri, governanti e classe dirigente. E' questo il punto.""

Quello che dici è vero, ma in Argentina i nuovi governanti sono andati al potere vincendo delle regolari elezioni.

Anche Berlusconi è stato mandato a casa per ben tre volte con regolari elezioni.

Però nel caso dell'Argentina la colpa del disastro economico era da addebitarsi quasi interamente alle disastrose politiche ultra liberiste dei governanti argentini.

Nel caso dell'Italia le cause della crisi sono sopprattutto internazionali.

Per questo è tutto da vedere se Berlusconi perderà o vincerà le prossime elezioni. Ho letto nei giorni scorsi dei sondaggi e sembra che Berlusconi se si votase adesso vicerebbe sicuramente le elezioni.

Ciao Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Ho letto nei giorni scorsi dei sondaggi e sembra che Berlusconi se si votase adesso vicerebbe sicuramente le elezioni.

Credo anche io che oggi, in Italia e solo in Italia, vincerebbe. Vi ha intubati come nel film Matrix.

(Inizio digressione cinefila)
Nel film Matrix il protagonista deve scegliere fra due opzioni propostegli dal capo della resistenza al potere. Le opzioni sono la serenita' senza la consapevolezza (pillola blu) o la consapevolezza senza la serenita' (pillola rossa). Nel caso del; film si immagina che la consapevolezza riguardi il fatto che la realta', cosi' come viene percepita, sia un artificio, una mera illusione creata da appositi programmi.
Ma se allarghiamo l'ottica, tutto cio' potrebbe anche essere letto in chiave di metafora del potere che ubriaca le masse vendendogli una realta' che solo i piu' svegli individualisti possono cogliere, facendo loro perdere per sempre, pero', la serenita' e votandoli alla rivolta.
(Fine digressione cinefila)

Ora, il discorso e': se tutto cio' dovesse generare un malcontento, sarebbe rivolto contro le minoranze, come e' avvenuto nel 1933 in Germania, oppure contro i potenti, come e' avvenuto in in parte in Argentina e sta accadendo sempre di piu' spesso nel mondo d'oggi?

Non pare che la gente inizii a voler prendere la pillola rossa?

Leggo i fatti della Grecia, ma non solo quelli, e mi convinco sempre piu' che il malcontento sara' indirizzato dalla rabbia di vedere gente che sputa noccioli dal suo panfilo piu' che dall'odio etnico o religioso con il quale cercano abilmente d'istruire le masse.

davide ha detto...

Distinta Chiara,


""Leggo i fatti della Grecia, ma non solo quelli, e mi convinco sempre piu' che il malcontento sara' indirizzato dalla rabbia di vedere gente che sputa noccioli dal suo panfilo piu' che dall'odio etnico o religioso con il quale cercano abilmente d'istruire le masse.""

In realtà possono verificarsi entrambe le cose.

Io parlo in base a quello che sento in giro e sempre più spesso sento gente che parla sia contro gli immigrati ruba lavoro, sia contro i politici.

Però quello che voglio puntualizzare è che chi ci governa deve essere mandato a casa con libere elezioni. Se si crede che si possano cambiare i governi con i "forconi" crede che avremo brutte sorprese.

Ciao Davide

PS inutile dire che abbiamo idee diverse su"Matrix".

davide ha detto...

Gentile Chiara,


Poichè so che ti piace la storia ti segnalo un bel librio - è un'opera di più autori e una parte è scritta dal mio amico poliglotta - che parla della primavera di Praga.

Saluti Davide




""LIBRO: DUBCEK E PALACH RACCONTATI DA FRANCESCO LEONCINI

- "Alexander Dubcek e Jan Palach protagonisti della storia europea". E' il volume a cura di Francesco Leoncini edito da "Rubbettino", prossimamente in libreria. Il libro si presenta come un contributo fortemente innovativo sulla Primavera di Praga, per organicita' d'impostazione e per ricchezza di documentazione. Esso puo' vantare avvincenti saggi di carattere filosofico, sociologico e storico-culturale e da' conto non solo degli otto mesi in cui quell'esperimento politico si manifesto' ma di tutto il dibattito e il travaglio degli anni '60 che portarono a quella stagione di rinnovamento. I contributi di cui il lavoro si avvale sono di Manfred Alexander, Luciano Antonetti, Enzo Biagi, Federica Casanova Borca, Rocco G. Dibiase, Giuseppe Dierna, Valentina Fava, Gabriella Fusi, Giuseppe Goisis, Bohumil Hrabal, Jan Kavan, Borut Klabjan, Francesco Leoncini, Giuliana Limiti, Valentine Lomellini, Angela Melito, Jaroslava Moserová, Trinidad Noguera Gracia, Milan Otáhal, Davide Zaffi.

Quest'opera collettanea, frutto di un impegno pluriennale, prende inoltre in considerazione il periodo immediatamente successivo all'invasione quando si evidenzia il distacco sempre maggiore tra societa' civile e dirigenza politica. E' in questo contesto che matura il rogo di Jan Palach rivolto innanzitutto contro la gestione della crisi da parte di Dubcek, ritenuta rinunciataria e arrendevole alle richieste sovietiche, e diretto a scuotere le coscienze dei propri concittadini. Non manca la valutazione del quadro internazionale di allora e in particolare delle posizioni del Partito comunista italiano. Una serie di interviste offre un panorama di autorevoli opinioni riguardo agli eventi del '68 e agli sviluppi successivi fino alla caduta del muro di Berlino. L'originalita' della chiave interpretativa sta nel collocare il movimento riformatore nell'alveo della tradizione culturale del Paese, riferendosi in particolare alla personalita' cerniera della storia cecoslovacca, vale a dire Tomáš Garrigue Masaryk. Il profondo disagio sociale che si manifesta nel sistema neocapitalista ai livelli nazionali e nel contesto globale ha indotto infine a recuperare e a rilanciare quel messaggio di umanesimo democratico e socialista che si espresse all'epoca in larga parte dei protagonisti, ai vertici e tra la popolazione. Il volume nel suo complesso costituisce un punto di riferimento essenziale per qualsiasi ulteriore approfondimento.
Francesco Leoncini (Venezia, 1946) e' tra i piu' autorevoli e originali interpreti, in ambito internazionale, della storia ceca, slovacca e dell'Europa centrale. E' membro onorario della Masarykova Spolec¡nost [Societa' Masaryk] di Praga. Insegna dal 1971 alla Facolta' di Lettere e Filosofia dell'Universita' Ca' Foscari di Venezia. Il lavoro costituisce il terzo volume da lui curato sulla Primavera di Praga.""

davide ha detto...

Distinta Chiara,

""Intanto, per reperire i fondi necessari alla ricostruzione delle zone terremotate dell'Abruzzo il governo starebbe studiando l'introduzione di un contributo di solidarieta' sui redditi oltre i 120.000 euro. A quanto apprende l'ADNKRONOS i tecnici hanno predisposto diverse ipotesi che prevedono aliquote aggiuntive tra il 2% e il 4% che si applicherebbero solo agli importi eccedenti il tetto prefissato. La misura entrerebbe nel decreto legge per l'Abruzzo che il governo sta predisponendo.""

La Livella del governo sta arrivando.

Cari amici della sinistra Berlusconi vi ha preso tutto, anche l'unica idea che avevevate: La Livella (scherzo nè).

Ciao Davide

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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