martedì 17 febbraio 2009

27
comments
Lolita e il Professore

- Lei e’ una ragazza intelligente, deve capire che c'e' un programma da rispettare. Se non s'impegna a studiare di piu’ mi vedro’ costretto a non ammetterla al corso del prossimo anno.
- Comprendo, Professore, ce la sto mettendo veramente tutta, ma per mantenermi agli studi devo anche lavorare. Che altro potrei fare?
- Ad esempio, potrebbe prendere delle ripetizioni, farsi aiutare da qualcuno...
- Ma le lezioni private costano ed io non sono in grado di poter affrontare altre spese…
- Potrei aiutarla io. Che ne direbbe di venire a casa mia un paio di pomeriggi la settimana?
- Ci devo pensare, Professore… non so se…
- Signorina, sappiamo tutt’e due che quello che le sto proponendo non e’ molto ortodosso, ma resterebbe un segreto fra noi due e sono certo che lei saprebbe mantenerlo.

Per tutto il tempo gli occhi del Professore erano stati puntati su di te. All'uscita dalla scuola, poi, ti aveva presa in disparte ed aveva tentato ancora di convincerti. Tutto cio’, piu’ che un consiglio, ti pareva quasi un ricatto. Eri imbarazzata, ti sentivi a disagio, ma non sapevi cosa rispondere per sbarazzarti di quell’imprevisto corteggiatore perche’ eri consapevole che, se ti fossi dimostrata scostante, la bocciatura sarebbe stata assicurata. E questo non potevi permettertelo.

Le spese per vivere a Budapest e per frequentare il Szent Lázló Gimnázium s’erano fatte pesanti e quello che racimolavi, ballando sui cubi in discoteca, era appena sufficiente a pagarti il vitto e l’alloggio. Se non fossi stata promossa, tutti i mesi trascorsi lontana da casa non sarebbero serviti a niente e l'orgoglio che avevi dimostrato con quella tua fuga da un mondo che ti si era fatto sempre piu' stretto e che non sentivi piu' tuo, si sarebbe sgretolato, disciolto, evaporato negli sguardi sarcastici di coloro che, vivendo nella grettezza di una vita di provincia, sarebbero stati lieti e soddisfatti di vederti ritornare all’ovile, rassegnata e sconfitta.

Pensasti alla proposta del Professore e decidesti di accettarla. Dopotutto cosa avrebbe potuto capitarti di male? Al limite avrebbe tentato di portarti a letto. Da come ti guardava, ogni volta, sapevi di piacergli ed anche lui non era un brutto uomo. Era colto, educato. Se ti avesse aiutata a farti recuperare con lo studio che cosa ti sarebbe costato farlo contento? Sarebbe stato un semplice scambio ed anche se non eri espertissima nel sesso, qualche storia con i coetanei l’avevi avuta. E con il Professore, a parte la differenza d’eta’, non sarebbe stato molto diverso.

***

L'abitazione del Professore si trovava al secondo piano di un antico palazzo situato in centro, nei pressi del Magyar Allami Operahaz, il Teatro dell’Opera. La raggiungesti percorrendo a piedi un tratto di Andrássy utca, dopo essere scesa alla fermata di Oktogon. Eri in perfetto orario. Il Professore ti attendeva sulla porta. Indossava un paio di jeans ed una camicia. Un tipo d’abbigliamento che lo faceva sembrare piu’ giovane rispetto a come eri abituata a vederlo durante gli orari di scuola, in cui era sempre ingessato in abiti di foggia tale che neanche tuo nonno si sarebbe messo.

- Dubitavo sarebbe venuta.
- Sarei arrivata prima. Purtroppo ho perso l’autobus per un soffio ed ho dovuto attendere quello successivo.
- Venga, accomodiamoci nel mio studio.

Lo studio del Professore era un’ampia stanza con le pareti ricoperte in boiseries che, in alcuni punti, diventavano una libreria sui cui ripiani erano disposti, ordinati, libri ed oggetti di vario tipo. Provavi quasi soggezione in quel luogo un po’ troppo austero per i tuoi gusti ma, per fortuna, la luce ammorbidita di un abat-jour ingentiliva l'ambiente rendendolo meno severo. Ti sedesti di fronte a lui, alla scrivania.

- Da cosa vogliamo iniziare?
- Non so… dica lei.
- Dove si sente meno preparata?
- Tutto il periodo che va dal XVI secolo, fino all’assorbimento del Regno d’Ungheria da parte dell’Impero d’Austria, non riesco a digerirlo molto bene.
- Si’... ecco, vediamo… quindi si potrebbe iniziare con la dominazione Ottomana.
- Per me va bene, Professore…

Restasti ad ascoltarlo per circa tre ore, prestando attenzione alle sue spiegazioni. Per tutto il tempo ti sentisti sotto il suo sguardo, ma il Professore non si spinse mai oltre al limite di quell’ingenuo e stranamente adolescenziale segno d’ammirazione. Prima dell’ora di cena ti accomiatasti.

- Allora, la ringrazio, Professore – dicesti porgendogli la mano.
- Se vuole ci possiamo rivedere dopodomani...
- Si’, d’accordo. Alla stessa ora?
- Certo. Se per lei va bene direi che e’ perfetto.

***
Quelle tue visite continuarono per alcune settimane. Ogni volta il Professore, prima della lezione, preparava il te’ facendoti trovare sempre degli ottimi pasticcini Kugler, i tuoi favoriti, che lui acquistava appositamente da Gerbeaud, la storica pasticceria in Vörösmarty téren. Sapevi bene che le attenzioni che ti riservava non erano disinteressate, pero’ tutto cio’ non ti preoccupava. Volevi essere promossa ed avevi accettato d’abbandonare ogni scrupolo qualora lui si fosse dimostrato piu’ pressante nelle sue avances. Anzi, dentro di te sapevi che non ti saresti affatto dispiaciuta se ci avesse provato, ed avevi deciso di attendere che facesse la prima mossa.

Ma lui era sempre cosi’ educato, gentile, premuroso. Sapeva come metterti a tuo agio senza reclamare niente. Si limitava a guardarti, niente di piu’. Ci fu persino un attimo in cui pensasti che quello di portarti a letto non fosse esattamente il suo desiderio e per quel pensiero, fosti piu’ seccata che stupita.

Un giorno, pero’, lui ruppe la consueta riservatezza e ti fece un invito.

- Domani, il professor András Róna-Tas terra’ una conferenza al Centro Culturale Stefáni. E' uno degli storici piu’ competenti che ci siano in Ungheria. Le piacerebbe venirci?
- Non lo so... non vorrei che ci vedessero insieme. Lei mi ha detto che non sarebbe molto ortodosso…
- Non deve preoccuparsi, non ci metteremo vicini. Inoltre ci sara’ moltissima gente e nessuno fara’ caso a noi. Cosa ne pensa?
- Allora, d'accordo. A che ora?
- La conferenza inizia alle cinque. Incontriamoci un po’ prima, alla fermata del tram in Thököly utca, cosi’ che possa porgerle l’invito per entrare.

Quando uscisti dall'appartamento, il Professore ti saluto’ con l’abituale stretta di mano, ma stavolta indugio’ piu’ del solito a tenertela. Sembrava che non volesse lasciarti e tu rimanesti un istante ferma sulla porta sperando che fosse il momento in cui avrebbe reclamato quello che attendevi. Ma non lo fece.

***

La sala del Centro Culturale Stefáni dove si teneva la conferenza era gremita di gente. Non c'erano piu’ posti liberi a sedere e fosti costretta a restare in piedi, appoggiata con la schiena ad una parete. Cosi’ dovette fare anche il Professore che, dalla parte opposta della sala, ogni tanto ti cercava con gli occhi, rassicurandosi che andasse tutto bene.

La conferenza si dimostro’ una cosa noiosissima. L’argomento era “Le origini e le migrazioni degli Ungheresi” ed era trattato in maniera talmente approfondita che solo chi avesse avuto una preparazione storica ben al di sopra della tua lo avrebbe trovato digeribile, tanto che, dopo quasi due ore di quella tortura che sopportasti piu’ per compiacere il Professore che per altro motivo, decidesti d’uscire dall’edificio per respirare un po’ d’aria. Si era fatto tardi ed il sole era ormai al tramonto.

- Si sta annoiando?

La domanda del Professore ti colse di sorpresa e ti fece sobbalzare. Era uscito anche lui dietro di te, forse preoccupato di non vederti piu’ all’interno della sala. Gli rispondesti in modo sincero.

- Si’… credo di non essere ancora pronta ad affrontare conferenze del genere. Troppo specializzate. Dedicate a chi e’ uno studioso come lei e non certo ad una studentessa poco preparata come me.
- E' colpa mia, dovevo immaginarlo che non sarebbe stato un argomento di facile comprensione per lei.
- Non ha importanza. Comunque, se vuol assistere, per me non e’ un problema. Posso restare qui fuori ad attendere che la conferenza sia terminata. E’ una serata cosi’ bella…
- No no – disse il Professore - Andiamocene, allora. Abbiamo ancora tempo per non sprecare la giornata.
- E dove andiamo?
- Se non ha impegni e se le va, potremmo andare a casa mia. Ho ancora dei Kugler avanzati. Potremmo prepararci un te’ – disse con un’inflessione nella voce che non gli avevi mai sentito - …e poi ripassare un po’ di Storia – si affretto’ a rassicurarti.
- Va bene, Professore, accetto con piacere.

Dopo poco foste per strada. Ormai si era fatto buio e l’oscurita’ vi sottraeva alla vista della gente. Camminavate affiancati. Percorreste Stefáni utca fino alla fine e vi trovaste presto davanti l'ingresso del Városliget.

- Le spiace se passiamo dal parco? E’ la via piu’ breve per arrivare a Hősök tere e da li’ potremmo prendere il metrò fino a Opera.
- Per me va bene, mi affido a lei.

Il parco, a quell'ora della sera, era quasi deserto e vi si respirava un’atmosfera misteriosa. In Olof Palme Sétány transitavano pochissime auto ed il marciapiede era illuminato da lampioni posti ad una certa distanza l’uno dall'altro e cio' lasciava ampie zone immerse nella penombra.

- Non sono mai venuta nel parco a quest’ora. E’ cosi’ silenzioso che m’incute quasi paura.
- Ha paura anche se ci sono io che la proteggo? Oppure ha paura di me?
- No… cioe’… non volevo dire questo. Con lei sto bene – gli dicesti prendendolo sotto braccio e sorridendogli.

Quella risposta e quel gesto sembrarono rassicurarlo e subito dopo t’invito’ a lasciare il viale principale chiedendoti di seguirlo lungo un sentiero che si dirigeva lontano dal quello che doveva essere il vostro itinerario.

- Dove stiamo andando? – gli chiedesti.
- Voglio mostrarle una cosa, venga…

Dopo poco vi ritrovaste in un ampio spiazzo fra gli alberi.

- Qui ci troviamo perfettamente al centro del grande rettangolo che il parco disegna. Proseguendo in quella direzione c’e’ Vajdahunyad Vára, il Castello, mentre andando di la’ si arriva a Petőfi Csarnok, l’Auditorium. La leggenda popolare vuole che qui, quando questo luogo si chiamava ancora Ökör-dűlő, Beatrice d'Aragona, sposa del Re Mátyás Hunyadi, ci venisse con i suoi amanti mentre il consorte era sui campi di battaglia a combattere gli eserciti nemici.
- Una donna fedele... – ironizzasti.
- Poiche’ non riusciva a dare un erede al regno, sperava in tal modo, forse, di avere piu’ probabilita’… chissa’…
- E lei ha mai fatto l’amore qui, Professore? – dicesti scoprendo in te una spudoratezza che non avevi mai immaginato di avere.
- Io? No mai… finora - rispose rivelando le sue intenzioni.
- Finora… - concludesti assecondando il suo gioco.

Eri turbata ed intrigata da quella situazione e non opponesti resistenza quando lui ti bacio’. Con la schiena premuta contro la corteccia di un albero pregustasti le carezze di quelle mani che ti frugavano fra le cosce, eccitandoti.

Le lingue si cercavano, titillandosi l’un l’altra, e tu restavi col fiato sospeso mentre il respiro ti si faceva irregolare e capivi che il tuo corpo iniziava a sciogliersi. Sentisti che ti sbottonava la camicetta e poi il calore della sua mano che s’impossessava del tuo seno. Sapevi di essere in balia del desiderio ed eri consapevole che stavolta non avresti rifiutato di dare a quell’uomo cio’ che, durante tutti quei pomeriggi passati insieme, avresti voluto donargli.

Vi adagiaste sul prato e lui ti sollevo’ la gonna infilandoti una mano sotto l'elastico delle mutandine, iniziando a carezzarti con dolcezza. Il suo tocco era delicato e sentivi che, per l’eccitazione, iniziavi a bagnarti di quella rugiada dall’odore dolciastro, particolare, che e’ unico e contraddistingue ogni donna.

Eri imbarazzata per quel segno esplicito che rivelava la tua eccitazione e tenevi la testa girata da un lato per non incrociare i suoi occhi. Poi, lui stese la mano sull'elastico delle mutande come per abbassarle ma non lo fece. Ti chiese invece di toglierle, e tu gli obbedisti. Senza parlare sollevasti il bacino e, facendotele scivolare sopra le autoreggenti, le sfilasti oltre le caviglie. Poi, senza che te lo chiedesse, divaricasti le gambe in un esplicito gesto d'invito. Lui s'inginocchio' ed immerse il volto fra le tue cosce, respirando a lungo l’odore di quel fiore prima di inumidirlo con la lingua, fino a che le sue labbra si mescolarono al tuo nettare.

Continuo’ a baciarti senza decidersi ad andare oltre, rendendo piu’ forte il desiderio che avevi d’essere penetrata e, mentre lo faceva, ti accarezzava il seno sfiorando i capezzoli con i polpastrelli delle dita. Eri in estasi e sapevi che non avresti resistito a lungo. Quando raggiungesti l’apice, istintivamente, cercasti di chiudere le cosce, ma lui te l’impedi’ servendosi della forza delle braccia. Fino a quando, sommersa da ondate di piacere, inarcandoti gli facesti assaporare il tuo orgasmo.

Alla fine restasti li’, aggomitolata in posizione fetale, a goderti gli ultimi sussulti di piacere che ti scuotevano il corpo.

***

Arrivo’ l’estate e con essa giunse a termine anche l'anno scolastico. Fosti promossa a pieni voti e premiata per l'impegno che avevi profuso in quei lunghi pomeriggi trascorsi a casa del Professore che, da quella sera nel parco, non smise mai di considerarti la sua allieva migliore.


« Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo la mattina, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita. » (Vladimir Vladimirovič Nabokov – Lolita)

27 commenti :

meggy ha detto...

Se non mi sbaglio quello che inizialmente doveva essere uno scambio di favori alla fine si risolve in una passione (definirlo amore mi sembra un pò eccessivo) da parte dell'allieva verso il professore.....Meggy

A-Woman A-Man ha detto...

Una sorta di... debutto?
In parte autobiografico, suppongo.
Bello.

Dolce-Alexia ha detto...

Questo racconto mi ha fatto ricordare un episodio di anni dei miei studi in Università. Avevo un professore di psicologia. Avevo perso qualche il giorno di esami per motivi di salute. E lui mi ha concesso un giorno solo per me, invitandomi però al ristorante. Ero un pò confusa del suo invito, ma non avevo un altra scelta. Stranamente, è andato tutto bene, parlavamo di psicologia, e alla fine della serata ha preso il mio libretto, mettendo ottimo vuoto. Non era successo nulla. Avevo chiesto a lui come mai mi ha esaminato in queso modo. Mi ha risposto che voleva passare soltanto una serata diversa, senza secondi fini. Dopo siamo diventati amici.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Meggy: Ma e' stato uno scambio di favori. Il fatto che poi ci sia anche passione, da una parte e/o dall'altra da' solo valore aggiunto a tutto quanto ma non inficia la motivazione reale per la quale certi tipi di rapporto nascono, E si concludono di conseguenza.

@ AWAM: Si', in parte... :-)

@ Alexia: Ma se il professore non si fosse limitato ad accontentarsi della cena, tu che avresti fatto?

Dolce-Alexia ha detto...

Adesso non ci penso più a quello che avrei fatto o no. Non escludevo il fatto che mi avrebbe chiesto qualcosa in cambio. Ma sono stata esaminata come tutti, magari non in aula, ma mi sono guadagnata il voto, studiando. Ho messo tutto il mio fascino, e forse la furbizia. E' andata cosi, meno male che era già vecchiotto. Se fosse un professore giovane, sicuramente poteva andare diversamente. :-))

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Alexia: ma mi sono guadagnata il voto, studiando.

Mmmhhh... credo che anche Lolita se lo sia guadagnato il voto.
Studiando di sicuro...

E poi dando anche un esame orale stupendo. :-))

A parte le battute, sarebbe curioso sapere quanto l'aspetto di una studentessa, puo' condizionare il giudizio di un professore (o anche di una professoressa omosessuale). Cioe', quanto la spregiudicatezza e la bellezza giocano un ruolo in maniera preponderante? Ed e' lecito che una ragazza, consapevole del fascino che esercita su una certa categoria di uomini (o di donne), usi le sue qualita' fisiche per ottenere un "vantaggio reale" fosse anche la promozione o il titolo di studio?

Sarebbe considerata una puttanella?

Inoltre, sarebbe curioso esaminare come i maschietti giudicherebbero tale comportamento ed affronterebbero una situazione del tipo descritto nel post, cioe' nel caso in cui dovessero loro, da studenti, prestarsi ai piaceri di una professoressa attraente che li ricambierebbe in base alle loro qualita' fisiche e non intellettive.

Sarebbero ugualmente dei puttanelli?

Dolce-Alexia ha detto...

Sarebbe considerata una puttanella?

Spesso, anche non facendo nulla ci considerano puttanelle. Preferisco allora giocare con il mio fascino, ciò che ho fatto da studentessa. Ho fatto anche la pratica in un liceo, dando dei lezioni di lettere a gli ragazzi, che avevano poco meno di anni di me. Ero professoressa sexy e giovane e mi sono guadagnata la loro simpatia per questo. Ero un uragano di sensualità e lo usavo come lo volevo. Certo, giravano delle voci dietro le mie spalle, anche se non sono mai andata fuori limite, era un gioco sulla sensibilità maschile. E se ero una puttanella per loro, per me era un complimento.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

E se ero una puttanella per loro, per me era un complimento.

Anche per me il termine non ha accezione negativa, ma quanti benpensanti, pronti a condannare le donne solo perche' rivendicano la loro liberta' di gestire la propria sessualita' come credono, mettendola finanche al servizio dei propri interessi, la pensano cosi perche' ritengono certe azioni immorali?

Mentre se fosse un ragazzo a prestarsi ad essere "usato" da una prof sarebbe invece un baldo scopatore del quale il padre andrebbe sicuramente fiero.

Ci sono stati rari fatti del genere, ma e' stata comunque la prof ad essere etichettata come una troia e non i ragazzi come puttanelli.

davide ha detto...

Distinta Chiara,

""Inoltre, sarebbe curioso esaminare come i maschietti giudicherebbero tale comportamento ed affronterebbero una situazione del tipo descritto nel post, cioe' nel caso in cui dovessero loro, da studenti, prestarsi ai piaceri di una professoressa attraente che li ricambierebbe in base alle loro qualita' fisiche e non intellettive.

Sarebbero ugualmente dei puttanelli?""

Ti garantisco di sì.
Però a noi maschietti queste fortune non capitano mai: non solo con le professoresse giovani, ma neanche con quelle stagionate (quando si è ragazzini si è talmente arrapati che si farebbe sesso con una sessantenne). In tanti anni di di scuola ho saputo di pochissimi ragazzi che sono stati con le professoresse e di molte ragazze che si sono fatte i professori.

Ciao Davide

Mister_NixOS ha detto...

DUnque.. da dove partire...

Innanzitutto il darla via per ottenere vantaggi non la vedo come negativa in quanto amorale, ma negativa semplicemente in quanto forma di corruzione (non in senso morale): non condannerei quella che la da via per ottenere vantaggio più di quanto condanno quelli che per ottenere vantaggio pagano mazzette. Tutto qua.
Condanno questi ultimi, come condanno le prime. Il problema secondo me non va inquadrato in un contesto morale, ma di cultura della legalità: sono previsti certe strade per raggiungere certi fini, si dovrebbero usare queste, senza scappatoie. E non parlo solo di mazzette e dar via gnocca.
Anzi, se dovessi parlare di morale, risalendo alle radici di questo termine, direi esattamente il contrario: è morale.

Per quanto riguarda la questione del fascino che una studentessa può esercitare su un prof, ne sono abbastanza immune: mi sono sempre piaciute le ragazze più grandi. Fra l'altro quelle cui insegnerei avrebbero 20 anni meno di me e davvero mi sembrano delle bimbe. Quelli che ci vanno mi sembrano quasi dei pedofili... (ricordi il mio post http://genteepersone.blogspot.com/2009/02/occhiate-maschili.html ) Certamente ne ho trovate un paio di affascinanti, avendo insegnato fra le più grandi, all'università e la tentazione c'era; quanto segue dipende da quanto si è fedeli alla deontologia. Il più delle volte basta "non mettere troppo il culo nelle pedate". Non ti dico però come mi sentivo a disagio, imbarazzato, quando venivano a chiedermi qualcosa nel mio studio... volgevo lo sguardo altrove e cercavo di rispondere decentemente... non sempre era facile. Insomma ho l'ormone facile anche io... ma cerco di tenerlo a bada.

forsenonstotroppobene ha detto...

"Niente è come sembra". Sei riuscita a capovolgere l'esito di un fatto apparentemente discutibile attraverso il racconto. Mostrandocelo dall'interno. Rendendolo tridimensionale. Vivo. Colorandolo con la tua passione.

Se quello che sappiamo vedere è lo specchio di quello che abbiamo dentro, tu hai una straordinaria capacità di amare e andare oltre all'apparenza delle cose.

Mi ha fatto piacere leggerti.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Mister_NixOS ha detto...
Innanzitutto il darla via per ottenere vantaggi non la vedo come negativa in quanto amorale, ma negativa semplicemente in quanto forma di corruzione (non in senso morale): non condannerei quella che la da via per ottenere vantaggio più di quanto condanno quelli che per ottenere vantaggio pagano mazzette. Tutto qua.
Condanno questi ultimi, come condanno le prime.


Quindi tu equipari una prestazione sessuale ad un qualcosa che ha valore economico alto, suppongo, come una mazzetta. Bene. Teniamo per il momento fermo questo fatto.

Ammettiamo pero' che una ragazza regali al suo professore un'altra cosa... non so, una sua fotografia. La riterresti corruzione?
E se invece di una foto fosse una ciocca di capelli?
Oppure delle mutandine che lei usa?

Insomma, il valore di queste cose, come vedi, e' soggettivo e puo' variare da persona a persona, perche' si tratta di qualcosa di strettamente personale sia per chi lo fa sia per chi lo riceve. Mentre, invece, una mazzetta si sa quanto vale. I soldi ce l'hanno stampato il loro valore, ed inoltre mentre una ciocca di capelli come un pegno un regalo destinato solo a quella persona ma che non a valore per nessun altro, e quindi non e' commerciabile, una mazzetta, cioe' i soldi, capirai che rappresentano tutt'altra cosa.

Pero' potrai dire che, per il professore, la foto della ragazza (o i suoi capelli o le sue mutandine) valgono molto piu' di una mazzetta da... di' tu il valore.

Si' giusto. Ma solo per lui, come ho spiegato sopra.

Quindi da cosa il prof viene corrotto?

Da una foto? Da una ciocca di capelli? da un paio di mutandine usate?

Allo stesso tempo consideriamo che, tali oggetti, per la ragazza, abbiano valore economico Zero (come in effetti e'). E consideriamo altresi' che anche darla via, per la ragazza, non rappresenti niente di disdicevole. Che abbia un valore economico pari a quello di una ciocca dei suoi capelli. Che per, lei fare sesso orale con un uomo che non le piace non sia altro che sporcarsi un po' le scarpe per attraversare una pozza di fango, condizione necessaria per raggiungere la sua meta.

Anzi, ammettiamo anche che il prof non sia neanche cosi' male e che la intrighi (magari non si trova bene con i coetanei) e che oltre tutto, nello scoparsi il prof, ne tragga anche piacere.

Ora, chiunque sia dotat* di un minimo di logica e non e' imbevut* di ideologia puritana e di moralismo ipocrita, capisce che un rapporto del genere non e' diverso rispetto ad un qualsiasi altro tipo di rapporto che implichi un atto affettuoso. Compreso quello fra marito e moglie o fra fidanzati.

Piccola digressione: a nessun* viene da pensare che non sia l'amore la sostanza esclusiva di cui sono composte le unioni e che si possa stare insieme anche per ragioni diverse, in funzione ad esempio di un vantaggio reciproco?

Estremizzando: cosa ci sarebbe di male se scegliessi di mettermi con un uomo perche' e' bravo a cucinare, ad accudire alla casa ed ai figli mentre io, dovendo portare avanti i miei tanti impegni ed interessi (il lavoro, le amicizie, lo sport, qualche scappatella ogni tanto) non avrei il tempo di farlo?

Ma anche rovesciando i ruoli oppure ci dividessimo equamente i compiti, non sarebbe comunque uno scambio per avere dei vantaggi reciproci o, al limite per dividere a meta' gli svantaggi?
Se le cose si riescono a guardare in questa ottica si riesce a capire perche' non considero tali atti, come ad esempio far gli occhi dolci al prof o, al limite, anche dargliela, simili alla corruzione o alla prostituzione.
Altrimenti ogni rapporto esistente al mondo e' venato, piu' o meno, di corruzione o prostituzione.
Dico piu' o meno perche' a quel punto si dovrebbe solo stabilire un limite, ul valore quantomeno un parametro al di sotto del quale il rapporto e' lecito e morale ed al di sopra del quale diventa illecito ed amorale.

Il problema secondo me non va inquadrato in un contesto morale, ma di cultura della legalità: sono previsti certe strade per raggiungere certi fini, si dovrebbero usare queste, senza scappatoie. E non parlo solo di mazzette e dar via gnocca.
Anzi, se dovessi parlare di morale, risalendo alle radici di questo termine, direi esattamente il contrario: è morale.

Mi soffermo ancora su questo punto perche' capisco che ancora il modo di pensare italico non e' adeguato a comprendere esattamente quali siano i meccanismi, i desideri e le finalita' delle donne. E, dato che siamo in un mondo globalizzato e l'interazione fra popoli culture e' inevitabile, sarebbe bene che gli italici prendessero atto che gli schemi con i quali hanno convissuto per secoli nella loro penisoletta felice (o infelice) saranno sempre piu' obsoleti.
Non esistono scappatoie, solo azioni illecite, e fintanto che la legge non proibira' ad una ragazza di darla via al prof, l'azione e' lecita.
Se mai e' il prof che ne compie una illecita se la ragazza, non meritando di essere promossa, ottiene ugualmente la promozione. Ma questo e' indipendente dal fatto di sesso perche', come ho detto, potrebbe bastare una foto.

Credo inoltre che chi ha armi naturali le debba usare. Che queste armi siano l'intelligenza, la scaltrezza, la memoria, la capacita' nel salto in alto oppure un bel paio di gambe, la sostanza non cambia.

E se le gambe non sono usabili per ottenere un vantaggio, perche' non e' etico usarle, allora non e' etico usare una qualsiasi altra dote che si possiede, compresa l'intelligenza.

Oppure il problema riguarda SOLO le gambe?

E non tutte le gambe... solo quelle che piacciono. Quindi quelle belle.

Quindi il vero problema e' ottenere vantaggi tramite la bellezza, perche' la bellezza e' peccato.

E' peccato perche' e' una dote che non hanno tutt*, perche' la natura non e' stata giusta, perche' c'e' chi non la possiede.

Non e' democratica la bellezza e per renderla tale c'e' chi ha creato ideologie per renderla inutilizzabile.

Ma anche l'intelligenza non e' democratica. Lobotomizziamo il mondo?

Per quanto riguarda la questione del fascino che una studentessa può esercitare su un prof, ne sono abbastanza immune: mi sono sempre piaciute le ragazze più grandi.

Considera che a me, invece, sono sempre piaciuti gli uomini piu' grandi. Abbiamo lo stesso difetto.

Fra l'altro quelle cui insegnerei avrebbero 20 anni meno di me e davvero mi sembrano delle bimbe. Quelli che ci vanno mi sembrano quasi dei pedofili... (ricordi il mio post http://genteepersone.blogspot.com/2009/02/occhiate-maschili.html )

Una ragazza di 20 anni non e' una bambina e un uomo di 40 e' un vecchio satiro.

Certamente ne ho trovate un paio di affascinanti, avendo insegnato fra le più grandi, all'università e la tentazione c'era; quanto segue dipende da quanto si è fedeli alla deontologia. Il più delle volte basta "non mettere troppo il culo nelle pedate". Non ti dico però come mi sentivo a disagio, imbarazzato, quando venivano a chiedermi qualcosa nel mio studio... volgevo lo sguardo altrove e cercavo di rispondere decentemente... non sempre era facile. Insomma ho l'ormone facile anche io... ma cerco di tenerlo a bada.

Allora, come vedi, non e' l'eta' anagrafica che ti attrae oppure ti respinge, ma il fatto che siano o non siano "affascinanti". Traduco in intelligenti, simpatiche, sensibili, seduttive ... ed anche strafighe.
E se Lolita avesse tutte queste caratteristiche e ti facesse capire, Professore, che ci sta, tu deontologicamente rifiuteresti?
Sarebbe, come dici tu, la deontologia oppure la timidezza o la paura ad impedirti di affrontare un rapporto del genere?

Chiara di Notte - Klára ha detto...

e andare oltre all'apparenza delle cose.

Io ci provo. Non sempre ci riesco. Grazie.

Mister_NixOS ha detto...

Orca, non avevo visto la risposta, stranamente non mi è arrivata per email, pur essendo iscritto. Boh.
Grazie comunque!
Ora devo lavorare un po', più tardi la rileggo e forse rireplico.
Buona giornata!
Mister_NixOS (che vomita ancora...)

gullich ha detto...

"Se mai e' il prof che ne compie una illecita se la ragazza, non meritando di essere promossa, ottiene ugualmente la promozione"

mi pare l'unico aspetto degno di nota, non il dargliela.

Non è morale e neanche giuridicamente lecito che qualcuno, solo perchè si scopa qualcuna, adotti criteri che comportino disparità di valutazione e di trattamento. rispetto agli altri esaminandi

tecnicamente è corruzione, poco importa che il pretium sceleris sia gnocca o denaro.

se invece la trombata non è teleologicamente orientata, mi pare possa appartenere alla sfera privata dei soggetti interessati.

L'alunna che prova a sopperire alla propria impreparazione usando il proprio corpo commette a mio avviso lo stesso tipo di scorrettezza.

la corruzione, come stanno cercando di non farci capire con il caso berlusconi / mills, è sempre un reato plurisoggettivo.

Se il prof pretendesse una scopata per la promozione sarebbe concussione e la fanciulla una vittima.

il resto, come diceva qualcuno, è fuffa. A volte fuffa maschilista. a volte fuffa moralista.

:D

regards

wgul

Chiara di Notte - Klára ha detto...

L'alunna che prova a sopperire alla propria impreparazione usando il proprio corpo commette a mio avviso lo stesso tipo di scorrettezza

Mi pare una cosa indimostrabile. Chiunque. anche se lo facesse con quello scopo, potrebbe dire: "a me il prof piace e gliela do perche' mi va".

Comunque, sarebbe ugualmente giudicata corruzione se, invece che la patata, la ragazza regalasse al prof una qualsiasi altra cosa? Che so... un libro?

In tal caso si potrebbe ravvisare il reato di corruzione un po' ovunque.

Mister_NixOS ha detto...

Oilà! diripassaggio.
Quanto avevo pensato di dire non mi sembra si discosti da quanto ti ha replicato gullich.
Aggiungo solo una cosa (che non è davvfero un'aggiunta): il rapporto professore-alunna non è un rapporto privato, ma fra un cittadino ed una istituzione; dunque si deve dare e ricevere secondo regole fissate dall'istituzione, come scriveva gullich.
Altrimenti così come giustificheresti questo "scambio", faresti altrettanto con tutto quanto leggiamo sui giornali.
Se non si rimane nella sfera privata, il mezzo utilizzato per raggiungere il fine è socialmente assolutamente rilevante (come diceva sempre gullich).

Riguardo la dimostrabilità o meno non era questo oggetto di discussione. Si discuteva del principio, no?

Per ultimo: sì! corruzione ce n'è ovunque, troppa ed indimostrabile. Questo è uno dei mali di cui soffre la società.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Riguardo la dimostrabilità o meno non era questo oggetto di discussione. Si discuteva del principio, no?


Si' ma se di discussione si tratta, ed uno degli scopi di una provocazione non e' tanto dire una cosa ovvia, quanto cercare di muoversi su un limite i cui confini sono sfumati, allora discutiamo di questo: cosa accade se una ragazza realmente si trova bene con il prof, magari partendo da una sensazione di imbarazzo ma poi in corso d'opera cambiando il suo giudizio, che pero' venga accusata di aver utilizzato le sue "grazie" perottenere un qualcosa?

Qui non si tratta di dare una mazzetta il cui valore e' definibile ed anche l'oggetto stesso (mazzetta) e' completamente scollegato da un piacere personale. Si tratta di capire se la societa' di oggi, cosi' com'e' strutturata permetterebbe ad una studentessa di trombarsi il suo professore oppure se le e' impedito a priori, qualunque sia la sua motivazione che COMUNQUE sara' imperscrutabile, sia in un caso che nell'altro.

In pratica vorrei far chiarezza su cio' che da sempre sostengo e cioe' che non e' possibile REGOLARIZZARE ogni aspetto della vita privata e che sono poi le "zone d'ombra" che danno un senso di liberta' all'essere umano: quelle in cui l'unica regola che conta e' la propria coscienza.
E' mia opinione che la mancanza di queste zone d'ombra potrebbe calarci un un mondo molto simile a quello descritto da Orwell in cui i rapporti umani, tutti i rapporti, sono caratterizzati da una gestione TALEBANA della vita delle persone.

Tutto qui.

Mister_NixOS ha detto...

Ok Chiara,
scusa se mi tengo ben stretti questi paraocchi, ma è una questione di metodo: sempre chiarire di cosa si vuole parlare, altrimenti ci si fraintende.

Dico una cosa ovvia: purtroppo il sospetto nella gente rimarrebbe, no?
E non penso sia un problema della società contemporanea.

E' vero che non si può regolarizzare ogni aspetto della vita privata, altrimenti si rischierebbe di finire in quanto descritto da Orwell. E' però innegabile che si deve stare anche ben attenti a distinguere quanto è davvero solo privato da quanto non lo è o non lo può essere: la deontologia ed i codici deontologici esistono per qualche motivo, no?

Poi, per carità, ho avuto una compagna di università che si è messa assieme(e molti anni dopo ha sposato) il nostro professore di analisi matematica, ma nessuno di noi ha mai pensato che l'avesse fatto per ottenere guadagno con mezzi non propri: conoscevamo bene la persona (nonchè la sua bravura matematica). Dunque lungi da me giudicare i singoli casi facendo di tutta l'erba un fascio!

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Mister_NixOS: Purtroppo invece credo che, nonostante la gente creda di vivere in una societa' libera e civile, anche chi si ritiene di larghe vedute e' imprigionato in retaggi culturali dei quali, in buona fede, non si rende conto.

Tu parli della tua amica e, dato che si e' sposata, allora tutto bene: la sua scopata con il prof era moralmente e lecitamente accettata.

Cosa sarebbe accaduto se, invece della tua amica ci fosse stata Lolita che, una volta toltosi lo sfizio di scoparsi il prof fosse andata per la propria strada?

Insomma, io credo si debba andar cauti a giudicare cio' che e' bene e cio' che e' male nei fatti privati.

Altrimenti anche chi sposa o scopa con una qualsiasi persone che abbia una minima influenza diventa automaticamente un'immorale approfittatrice.

Quindi, chissa' quante mogli si troveranno in questa situazione.

In ogni caso, quello che mi premeva far emergere con questo racconto ispirato da Lolita di Nabokov, applicato alla cultura italica del XXI secolo, non si discosta molto da cio' che e' sempre accaduto in ogni cultura patriarcale intrisa di velato moralismo. Cioe' la tendenza a colpevolizzare la dote della bellezza femminile o, ancor piu' la capacita' che la donna ha di sedurre e che viene vista come un grimaldello di una ladra che scassina porte.
Quindi una dote NEGATIVA, frutto del male e generalmente finalizzata al male, all'inganno, all'approfittarsi del prossimo.
Mentre tutto cio', per l'intelligenza, non vale...
Quando invece l'intelligenza puo' a volte essere un'arma ancor piu' terribile.

Mister_NixOS ha detto...

Ciao,
ho detto che anni dopo se l'è sposato solo per cronaca, non per giustificare moralmente che se lo scopasse. Sarebbe una giustificazione a posteriori, per me il più delle volte non accettabile.
Ho detto invece che il motivo per cui nessuno la giudicava aggiungo per chiarezza mentre se lo scopava, anni prima di sposarselo! (che ne sapevamo noi quanto sarebbero rimasti assieme?) era la conoscenza della persona in questione.
Riguardo quanto dici per ultimo: sì è vero, purtroppo c'è una colpevolizzazione della dote della bellezza.
Io sono più "democratico" nella colpevolizzazione: poco importa sia la bellezza, l'intelligenza od altro, o meglio poco importa sia ATTRAVERSO bellezza, intelligenza od altro... colpevolizzo l'uso non la dote, ma penso fosse chiaro.
Ciao!
Mister_NixOS

gullich ha detto...

credo che l'impiccio sia rifarsi alla scopata e alla dazione di favori sessuali.

Comprendo che, nella tua ottica, sia strumentale al far emergere il moralismo.

Ma è una strumentalità distorta. E' ovvio che sia difficile provare che la fanciulla è stata promossa per la scopata piuttosto che per la preparazione. Se regalasse libri, amicizia, cassette di susine o rolex non cambierebbe.

Il problema di ogni istituzione che abbia una qualche valenza pubblica è la terzietà, concetto che al 97% degli italici fa venire l'orticaria, atteso che il nostro popolo è atavicamente e culturalmente legato al " mi manda picone".

Mettiamo che io faccia il pubblico ministero e mettiamo che io stia indagando su chiara di notte e su dolce alexia che hanno svaligiato una banca, sparato ad una guardia giurata e travolto un paio di ragazzi durante la fuga in auto.

Come la vedresti tu se io mi scopassi dolce alexia?
SAresti tranquilla sul tuo rinvio a giudizio?

Calamandrei, che era un grande e che oggi rimablaza quotidianamente nella tomba, sosteneva che il Giudice deve essere lontano da qualsiasi forma di contatto amicale con le persone perchè deve essere terzo e si è terzi quando non si hanno stimoli emotivi di qualsiasi tipo che possono deviare il giudizio.

E' forse utopia , perchè l'uomo è emozioni.

Ma non amo nè i prof che si scopano gli allievi nè i giudici che giocano a tennis con gli avvocati finita l'udienza.

C'è un modo elementare per risolvere,almeno con una buona percentuale di decenza, il problema.

FAr esaminare ad altri chi ti sei scopato. E giocare a tennis con i colleghi piuttosto che con la controparte

il dubbio viene, ma non è moralismo, ma semplice correttezza quando la scopata appare contigua a determinati risultati.... se la fanciulla si voleva scopare il prof e poi se ne va per la sua strada cavoli suoi. Se la fanciulla si scopa il prof e diventa presto sua assistente plenipotenziaria in istituto (cosa vista e rivista) non trovo moralista dire che sono due stronzi :o)

regards

wgul

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Gullich: Se la fanciulla si scopa il prof e diventa presto sua assistente plenipotenziaria in istituto (cosa vista e rivista) non trovo moralista dire che sono due stronzi

Anche se lei risulta essere la piu' adatta a ricoprire quel ruolo?

Cio' che io mi chiedo e' come si possa fare, nel caso raccontato nel post, a stabilire il confine.

Posso capire che un giudice che si scopa l'imputata possa far giudicare l'imputata da altri, ma la stessa cosa non e' possibile, ad esempio, nel caso menzionato da me.

Insomma, esistono zone di penombra in cui e' difficile stabilire il limite. E regolamentarlo significherebbe regolamentare quelli che potrebbero essere i reali sentimenti delle persone.

@ Mister_NixOS: colpevolizzo l'uso non la dote, ma penso fosse chiaro.

Allora se una e' intelligente la colpevolizzi perche' usa la sua intelligenza per arrivare ad occupare una certa posizione?

Tieni conto che la persona in questione potrebbe avere entrambe le caratteristiche. In tal caso come dovrebbe comportarsi? Farsi fare una plastica facciale che imbruttisce?

Come si fa a stabilire quale porzione di dote viene usata per un determinato uso? Le persone sono un tutt'uno, non possono scindersi.

gullich ha detto...

@chiara : "Insomma, esistono zone di penombra in cui e' difficile stabilire il limite."

non vi è dubbio. E' la vita.

Mister_NixOS ha detto...

L'uso nel senso di come la usa. Sennò si cade nel banale.
Se per esempio deve fare un concorso uso la mia intelligenza per riuscire a farlo meglio seguendo le vie previste dal regolamento. Se cerca di usarla per convincere chi lo deve giudicare ad esser più morbido nel valutarlo allora certamente lo giudico male. Per le ragioni addote qualche commento fa da gullich.
Se la si usa involontariamente, allora chiaramente nulla da dire: pensavo non all'inconsapevolezza e neanche alla consapevolezza, ma all'uso consapevole di * per fini per cui non è previsto l'uso di *, in determinati contesti non privati (oh, anche qua sono attaccabile, lo so, se vuoi), quelli descritti per esempio.

Sto scadendo però nel banale e nel ripetitivo: penso che chiuderò qua.

Rispondendo invece a quanto dici a gullich, se non si è sostituibili ribadisco che bisognerebbe attenersi il più possibile al codice deontologico, eventualmente "sospendendo" la propria "persona".
Se si è sostituibili invece si deve chiedere la sostituzione.

Realisticamente e più umanamente, il più delle volte si può semplicemente prevenire. Tanti che finiscono in certi casini (siano professori, giudici o altro) spesso non hanno saputo prevenire.

Ok, sono proprio queste limitazioni di libertà che non ti gustano...

Mister_NixOS

michail tal ha detto...

“Quindi una dote NEGATIVA, frutto del male e generalmente finalizzata al male, all'inganno, all'approfittarsi del prossimo.
Mentre tutto cio', per l'intelligenza, non vale...
Quando invece l'intelligenza puo' a volte essere un'arma ancor piu' terribile”



Questa dicotomia è interessante.

Credo che le ragioni del maggiore apprezzamento sociale dell’uso strumentale dell’intelligenza rispetto alla bellezza abbiano radici antropologiche e sociologiche piuttosto che morali religiose.

L’evoluzione ci ha portato ad apprezzare piu’ il successo dovuto all’intelligenza mentre quello ottenuto con la bellezza si tende a sottovalutarlo, sminuirlo.
Un tempo d'altronde si riteneva che fossero la forza fisica o l’aggressività i legittimi mezzi di scalata sociale. Poi l’illuminismo ha cambiato tutto. Aldilà dell’illuminismo ci si puo’ legittimamente chiedere perché socialmente l’intelligenza sia privilegiata rispetto la bellezza. Io credi si tratti di una questione di razionalità funzionale.
Riprendo un pensatore a me caro

http://it.wikipedia.org/wiki/John_Rawls

Ognuno di noi è beneficiario in misura assolutamente diversa (e “ingiusta) di un certo “set” di caratteristiche: ricchezza, bellezza, salute, intelligenza…
Rawls si chiede: se dovessimo decidere oggi tutti insieme le leggi di giustizia che regolano la nostra convivenza civile, NELL’IGNORANZA ASSOLUTA delle nostre dotazioni iniziali, che tipo di leggi sceglieremmo? Probabilmente e auspicabilmente dice Rawls, sceglieremmo un novero di leggi riconducibili ad una funzione di utilità sociale chiamata MAXMIN, ossia una sorta di assicurazione sociale che massimizza l’utilità dei piu’ deboli. Cio’ non inficia assolutamente la presenza di un certo grado di disuguaglianza, ma questa dovrebbe comunque essere strumentale alla massimizzazione del benessere di chi è meno dotato.

Questo deriva non tanto da un’imprecisata “bontà d’animo” insita nell’uomo quanto dalla paura di non essere fra i piu’ dotati.
Inutile dire che questo tipo di filosofia politica sia fumo negli occhi dei liberali puri, degli utilitaristi (per i quali la funzione dovrebbe essere MAX del benessere collettivo tout court, costi quel che costi, anche a scapito delle minoranze. Uno che guadagna 10,000 piu’ mille che guadagnano 1 sarebbe una situazione per un utilitarista migliore di 1001 che guadagnano 7 per intenderci)

Tornando a noi, se a te Klara mancasse l’informazione cruciale di essere cosi bella…privilegeresti una società in cui il successo è dettato dall’intelligenza o una in cui è l’avvenenza fisica a farla da padrona?
Detta ingenuamente: preferiresti che il potere fosse detenuto dagli intelligenti o dai belli ?

Intuitivamente è anche chiaro che l’intelligenza sia percepita piu’ positivamente in quanto qualità piu’ fluida, più difficilmente definibile e quasi misteriosa a fronte della fatalità e inequivocabilità della bellezza. La bellezza puo’ essere uno spartiacque invalicabile e definitivo. L’intelligenza in senso lato in una certa misura può essere forgiata, coltivata e utilizzata per progredire.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Michail Tal: Detta ingenuamente: preferiresti che il potere fosse detenuto dagli intelligenti o dai belli ?


Dato che "Ognuno di noi è beneficiario in misura assolutamente diversa (e “ingiusta) di un certo “set” di caratteristiche: ricchezza, bellezza, salute, intelligenza…", direi che preferirei che il potere espresso in forma democratica fosse detenuto preferibilmente da chi sapesse mostrare "capacita'" e merito nel modo di far interagire le doti come se fossero tanti ingredienti di un buon piatto.

L'ecletticita' rispetto alla prevalenza di una dote sull'altra in modo da invogliare ad una competizione che coinvolgesse a tutto campo ogni aspetto citato da Rawls a parte la rucchezza (sulla quale non sono d'accordo in quanto essa non e' dote naturale ma e' il risultato, il prodotto del potere e/o del successo e/o della capacita' con cui le altre doti vengono utilizzate).

Misura la forza della tua Password

Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

Web Statistics