sabato 29 novembre 2008

24
comments
Tale padre, tale figlio

Mi riallaccio al POST intitolato "Ricordo degli esami" perche' e' giunta la notizia che Renzo Bossi, figlio del leader della Lega, ha ripetuto l'esame orale di maturita' scientifica al Collegio arcivescovile Bentivoglio di Tradate, nel Varesotto. Una prova da privatista, stavolta, dopo la bocciatura dello scorso luglio e il conseguente ricorso al Tar. La commissione esaminatrice e' stata riconvocata alla presenza di un ispettore del ministro dell'Istruzione ed ha deciso di far ripetere l'orale al povero ragazzo.

Al termine dell'esame, Renzo ha anche scherzato: "Questa volta ho portato una tesina in fisica, niente politica", ricordando che a luglio il testo che aveva preparato era su Carlo Cattaneo e il federalismo e che bocciatura era dovuta agli esaminatori (tutti terroni) che ce l'avevano con lui per motivi ideologici.

Purtroppo, nonostante la genetica "padana", anche stavolta non e' riuscito a passare. Sara' difficile stabilire se si e' trattato di un sabotaggio ad opera di un gruppo di terroristi rom infiltrati fra i preti, ma il fatto di essere stato bocciato per la terza volta di seguito lo rende il candidato ideale per un posto di ministro nel prossimo governo Berlusconi.

8
comments
Ricette anti crisi


Il prode Della Valle, con la gambettola accavallata, i capelli pettinati a "spinnaker di bolina" e gli occhiali dei quali una sola lente valeva l'intera pensione mensile della signora Ilda, spiegava ai telespettatori che le parti sociali dovrebbero "concertare" il modo per uscire dalla grave situazione economica in cui l'Italia versera' nei prossimi due anni.

Il proprietario della Fiorentina (per la quale solo per compensi ai calciatori paga 37 milioni a stagione) e dell'Altair, lo yacht di 65 metri sul quale sono solitamente ospiti i coniugi Mastella, in prospettiva di un calo delle vendite delle Tod's, chiedeva ai lavoratori, persino a quelli precari, di "collaborare" con gli imprenditori "capaci" (dei quali lui, ovviamente, farebbe parte) al fine di rimettere in moto l'economia.

Anche per il presidente del consiglio e' convinto che la colpa della crisi sia tutta della gente che non consuma abbastanza, e sarebbe necessaria un'iniezione di ottimismo e di fiducia per rilanciare i consumi. Dice che chi mette paura ed induce al risparmio non fa del bene al Paese (e neanche al fatturato Mediaset), perche' solo spendendo tutto cio' che si ha in tasca, ed anche oltre, si rimettono in circolo quei quattrini che lui ed i suoi amici non sono riusciti a drenare negli ultimi sette anni.

Poi ci sono i soliti qualunquisti anarcoidi che invece invocano una riduzione drastica dei costi della politica ad iniziare dagli stipendi dei parlamentari, ma sono solo dei poveri sfigati che non hanno capito come funziona l'economia di mercato.

Anch'io sono fermamente convinta che non e' riducendo gli stipendi di mille individui che si possa risolvere la situazione economica. Anche se si decurtassero i compensi di ciascun parlamentare di 5.000 euro al mese, il risparmio sarebbe di "appena" una sessantina di milioni all'anno, non certo sufficienti per aiutare tutte le persone disagiate, per cui sono ben cosciente che chi proponesse tale rimedio sarebbe (a ragione) accusato di demagogia.

Quindi, dato che i ricchi sono pochi mentre i poveri sono milioni, piuttosto che togliere ai primi per dare una briciola a ciascun povero, che di quei soldi non saprebbe che farsene, e' molto piu' efficace togliere una briciola ad ogni povero, raccogliere il tutto in un'enorme montagna di briciole e darla ai pochi ricchi, i quali sapranno farne un uso migliore, come ad esempio acquistare un paio di Tod's in piu', magari color "pervinca", l'unico colore mancante nella loro scarpiera.

Ma...

Ma al di la' del discorso economico che non fa una piega, credo che per un'iniezione di ottimismo e di fiducia sia molto importante la "siringa" che viene usata. Quale segnale politico sarebbe infatti piu' efficace, per dare agli italiani la sensazione che l'equipaggio non sta abbandonando la nave sulle poche scialuppe di salvataggio mentre il Titanic sta affondando, se non quello di seguire il consiglio degli sfigati demagoghi?

Pur comprendendo le ragioni di certe parlamentari, per le quali persino una colf ha una vita migliore della loro, sono convinta che un premier coraggioso che sapesse far sua tale proposta otterrebbe miracolosamente quella fiducia e quell'ottimismo che tanto invoca.

Voglio terminare con una notizia di gossip: Marina Berlusconi, la figlia del presidente del consiglio, si sposera' in dicembre. La donna, considerata la piu’ potente d'Italia, presidente di Mondadori e Fininvest, ha infatti deciso di convolare a giuste nozze con Maurizio Vanadia, ex ballerino della Scala che oggi lavora (non da precario, grazie al cielo) come coordinatore della celebre scuola di ballo del Teatro Milanese. La cerimonia, sia quella civile sia quella religiosa, sara’ “molto semplice e intima, aperta solo ai familiari e a pochissimi amici“.

Che volete farci? La crisi si fa sentire anche ai piani alti… ma cosa accadra' quando appariranno le foto dell'immancabile "molto semplice e intimo" ricevimento mentre ci sara' sempre piu' gente che per Natale non potra' permettersi il panettone?

giovedì 27 novembre 2008

27
comments
Sweet dreams

Da bambina il mio piu’ grande sogno era quello di diventare un’attrice come Domján Edit, la preferita di mia madre, oppure una narratrice di fiabe come nel mio immaginario era Sheherazade (desiderio peraltro che in parte il destino ha fatto in modo che esaudissi), ma amavo moltissimo anche scrivere e crescendo, a poco a poco, con l’adolescenza ed oltre, prendeva forma dentro di me quella figura di scrittrice che poi si e’ materializzata quando ho scoperto Angela Carter.

Con i suoi racconti ed i suoi romanzi ho trascorso le fredde notti in inverno, quando sembrava che il tempo non passasse mai e la luce del giorno dopo pareva essere sempre cosi’ lontana. La Carter e’ una delle poche scrittrici occidentali i cui lavori, in quei primissimi anni post comunisti, venivano pubblicati (ed alcuni anche tradotti) in quel lontano Paese ad Est. Ho divorato tutto cio’ che ha scritto da “La danza delle ombre” a “Figlie sagge”, che poi in seguito ho voluto rileggere anche in italiano, ma con particolare cura conservo ancora nella mia libreria un’edizione del 1990 di “Страдания новой Евы” [1] - prezzo 5 rubli - unico libro che portai con me quando partii per l’Italia e che “rubai” ad una persona mai piu’ rincontrata.

E’ passato molto tempo da allora; la mia vita e' cambiata piu' volte e si e’ avvicendata seguendo rivoli che a quei tempi non avrei mai immaginato, ma la passione per la scrittura mi ha seguita ovunque andassi e qualunque cosa facessi.

Nel 2001, quando mi ritirai dalla nota professione, iniziai quel percorso che oggi mi vede quasi arrivata a realizzare un piccolo sogno. All’inizio non avevo ben chiaro quello che avrei voluto fare. Avevo di fronte a me varie prospettive. Ho frequentato persino dei seminari di analisi tecnica e fondamentale immaginando che mi sarei buttata definitivamente nel campo della finanza, e fu proprio durante uno di quei seminari che si tenevano nella Grande Mela che nel 2002 conobbi la persona che mi avrebbe aperto le porte di quello che da passatempo finalizzato alla soddisfazione di una piccola vanita’ oggi sta coinvolgendo sempre di piu’ la mia vita.

Quando nel 2006 ritrovai per caso, dimenticato come segnalibro proprio dentro a quel libro di Angela Carter, il biglietto da visita donatomi da quella persona mi vennero in mente queste sue parole: “se un giorno dovessi desiderare di entrare nell’ambito del giornalismo, chiamami che’ potrei darti una mano”.

Ed io chiamai.

Mi disse di preparare un breve curriculum e di indirizzare la mia richiesta alla redazione di un settimanale molto importante in Russia. Ricordo ancora l’emozione che provai quando mi giunse la proposta di collaborare. Toccavo il cielo con un dito e tutta la giornata la passai condividendo la mia gioia con le persone a me care, in una frenesia di telefonate.

E dire che si trattava solo di scrivere quattro brevi trafiletti al mese su argomenti banalissimi, come cucina, viaggi, folclore ed altre amenita’ che sarebbero stati inseriti senza firma nelle ultime pagine per riempire gli spazi fra una pubblicita’ e l’altra. Un lavoro sicuramente snobbato da chiunque si ritenesse giornalista, ma che a me in quel momento sembrava il massimo. Ed oltre alla torta c’era anche la ciliegina: un'abbonamento al settimanale ed un compenso di 25 euro per ogni articolo che avrebbero pubblicato. Non era molto lo so, ma in quel momento mi sembrava un'enormita' soprattutto per il significato intrinseco che aveva per me. E poi con quei 100 euro mensili avrei potuto acquistare qualche barattolo di nutella in piu’ per le mie sorelle bulimiche oppure qualche giocattolo per i loro bambini o addirittura un po’ di libri, assai utili per chi deve trascorrere molto tempo in una casa isolata in mezzo alla campagna.

Non diro’ qui il nome della testata. Cio’ afferisce troppo al mio privato ed aprirebbe spiragli sulla mia identita’ che non ho intenzione di rivelare, per ovvie ragioni. Comunque tutto cio’ e’ andato avanti fino al mese scorso quando ho ricevuto una telefonata dalla caporedattrice che mi invitava ad un incontro nella sede del settimanale. Cosi’ sono partita ed e’ la ragione per la quale sono stata assente per alcuni giorni anche dal blog.

E’ anche vero che il mio viaggio avrebbe potuto essere piu’ breve e limitarsi solo a quell’incontro, ma dato che c’era l’occasione ne ho approfittato per stare un po’ insieme ad una persona a me cara e che (guarda caso) vive proprio nella citta’ dove mi sono recata. Ho quindi unito l’utile al dilettevole e mi sono presa una breve vacanza lontana dal computer, da internet e da tutto. Ultimamente ero anche un po’ stressata e cio’ e’ servito a corroborarmi, facendomi riscoprire il calore di chi sa come rendermi felice.

Durante l’incontro che ho avuto nella redazione del settimanale mi e’ stato proposto di collaborare piu’ attivamente e con piu' frequenza, scrivendo articoli con contenuto che non fosse meramente quello tipico di un breve trafiletto ma dove avrei potuto esprimere anche una componente analitica personale. In pratica ero stata promossa. Ovviamente avrei dovuto rispettare alcuni presupposti ben definiti, come ad esempio un numero minimo e massimo di parole, una determinata struttura relativa ai capoversi ed alla lunghezza delle frasi, ma i miei pezzi sarebbero apparsi firmati con le mie iniziali e quello che avrei ricevuto come compenso sarebbe stato assai piu’ di 25 euro. Non riuscivo a credere alle mie orecchie. Ero… ero… strabiliata. Non sapevo che dire, avrei voluto abbracciare tutti ma capivo che sarebbe stato alquanto ridicolo; cosi’ per quasi cinque minuti sono rimasta in silenzio che’ sentivo quello strano nodo alla gola tipico di quando si sta per piangere, tanto che temo di aver fatto la figura della sciocca.

Il giorno dopo mi sono data da fare ed ho dovuto perdere un sacco di tempo per preparare i documenti: mi sono recata all’ambasciata, alla polizia ed anche da un fotografo per farmi delle foto, ma adesso sono in possesso di un tesserino che a questo punto della mia vita vale piu’ della laurea, che ho preso piu’ per far felice mia madre che per me stessa e che in fondo non e’ mai servita a molto.

Si stanno invece rivelando utili le esperienze fatte nei dieci anni vissuti nei “bordelli di Calcutta”. Aver viaggiato, aver frequentato luoghi di un certo tipo, aver assaggiato i vari tipi di cucina che si possono incontrare andando in giro per l’Europa, aver visitato citta’ e culture diverse, spero mi fornira' quell’infarinatura necessaria a creare la base dei servizi dei quali mi dovrei occupare. Avro’ ovviamente bisogno di studiare, di eseguire ulteriori ricerche e di documentarmi piu’ accuratamente sugli argomenti che dovro' trattare, ma per chi come me ama leggere e navigare in internet credo che cio’ rappresenti tutt'altro che un problema.

Questo e’ il motivo per il quale forse in futuro, quando saro’ in viaggio oppure impegnata nell’opera di documentazione, non avro’ molto tempo per il cazzeggiamento in rete, pero’ cerchero’ di portare avanti il blog come ho sempre fatto. In fondo lo devo anche a “lui” se oggi posso dire di essere migliorata nel modo di scrivere, anche se sono ancora molti i limiti che sento di avere e che ancora molto c’e’ da scolpire nel blocco di marmo perche’ possa intravedersi abbozzata la figura che ho intenzione di creare.

Sta iniziando per me una nuova avventura e questo e’ sicuramente il momento piu’ bello, quello in cui scopro che la vita dona ogni giorno nuove possibilita’, quello in cui mi sento forte del coraggio che mi permette di affrontare strade giudicate impossibili fino a ieri, quello in cui posso dare il meglio di me stessa, quello in cui i sogni si materializzano. Un momento che restera’ impresso nella pagina piu’ importante del libro della mia esistenza.

Little girls, this seems to say,
Never stop upon your way.
Never trust a stranger-friend;
No one knows how it will end.
As you’re pretty, so be wise;
Wolves may lurk in every guise.
Handsome they may be, and kind,
Gay, or charming never mind!
Now, as then, ‘tis simple truth —
Sweetest tongue has sharpest tooth!

(Charles Perrault)

[1] La passione della nuova Eva – Angela Carter - 1977

lunedì 24 novembre 2008

73
comments
Histoire de C. Una escort si racconta…

Alcuni giorni fa la Donna Cannone, con la quale da qualche tempo relaziono su MenteCritica, incuriosita dalla mia esperienza di escort mi ha chiesto se sarei stata disposta a farmi intervistare ed io, vanitosa come sono, non ho potuto rifiutare.

Histoire de C. Una escort si racconta…


Narcisismo, curiosità,
avvenenza, sensualità
fascino e intraprendenza....
A colloquio con Chiara di Notte, ex escort che ci svela la vita dietro le quinte della prostituzione d'alto bordo.

DC: Sul tuo blog http://chiara-di-notte.blogspot.com racconti di aver lavorato come escort.

CDN: È stata per lungo tempo la mia professione. A volte mi sorprende che questo fatto continui tutt’oggi a stimolare interesse e talvolta domande non scevre di una certa morbosità. Mi accade spesso che la gente voglia “sapere”. Nonostante si viva in un’epoca in cui, almeno in occidente, si parla tanto di emancipazione sessuale, in realtà tale emancipazione è solo apparente ed il sesso è sempre e comunque un fatto peccaminoso.

DC: Come è nata questa professione?
CDN: Ad essere sincera non sono stata io a scegliere la professione ma è stata lei a scegliere me. L’approccio alla prostituzione non segue per tutte lo stesso percorso. Moltissime ragazze vengono attirate, spesso con l’inganno, dal miraggio di una vita migliore. Si tratta di ragazze che vivono in Paesi in cui le possibilità di crearsi una vita dignitosa sono negate a causa della miseria e dell’ignoranza, e di solito sono quelle che vanno a rinfoltire le fila di chi esercita nella strada oppure in appartamenti organizzati come catene di montaggio e che sono quasi sempre controllate da organizzazioni malavitose. A me, invece, è andata diversamente. Per poter avere i soldi per mantenermi senza dover pesare sulla mia famiglia alla sera facevo la ballerina in discoteca. Me ne stavo per ore a ballare dentro una specie di gabbia per poter racimolare quei pochi soldi che mi bastavano appena per il cibo e per l’affitto di una stanza che dividevo con un’amica che si chiamava Anikò e come me era studentessa. Ballava anche lei in discoteca, però i soldi non le mancavano… Devo dire che anche se ero molto ingenua sapevo come li guadagnava quei soldi, però vedevo che era soddisfatta. Di lei avevo l’immagine di una ragazza sì disinibita e forse avventuriera, ma sicuramente libera ed indipendente cosa che avrei voluto essere anche io, ma che a causa dei miei tanti retaggi, ancora mi precludevo. Fu lei che in qualche modo mi fece accettare l’idea che vendersi non era poi una cosa così brutta. Prima di prendere la decisione passarono molti mesi: mi vergognavo, e poi ero davvero un’imbranata in fatto di sesso. Ricordo che quando capitò l’occasione e ci fu chi mi offrì molti soldi fuggii via spaventata, ma poi mi pentii di non avere accettato. Non dormii per tutta la notte pensando a tutti quei soldi che non avrei guadagnato neppure in un anno, e la sera dopo capitolai.
Fu come rompere il sigillo di qualcosa e l’esperienza non fu assolutamente negativa. Da allora capii che potevo usare il mio corpo oltre al mio cervello per ottenere ciò che desideravo. Oltretutto compresi il “potere” incredibile che poteva avere una prostituta nei confronti di chi si rendeva disponibile a pagare, e venni conquistata dalla curiosità di approfondire quell’aspetto per me nuovo ed intriso d’avventura. Iniziai a viaggiare, incontrai persone dalle quali assorbii molta di quell’erudizione che ancora conservo. Leggevo tutto ciò che c’era da leggere sull’argomento: la storia delle cortigiane, delle geishe e delle etere. Mi affascinavano quelle figure e volevo essere anche io una di loro. Vivevo quella professione senza che mi pesasse. Ho sempre avuto un mio personale concetto del peccato che non riguardava assolutamente il sesso, il fatto “morale” non mi disturbava e più vivevo quella condizione più acquisivo consapevolezza della mia capacità di manipolare i desideri degli uomini che incontravo. Era una sensazione magnifica, quasi di onnipotenza che troppo spesso mi ubriacava e della quale per lungo tempo sono rimasta schiava.

DC: Cos’è un’escort nell’immaginario collettivo e come è, invece, nella realtà?

CDN: Delle differenze ci sono, è inevitabile. Essere escort è come essere attrice. Si recita una parte, si cerca di dare al cliente quello che lui vuole, e ciò è sempre diverso perché ogni persona ha pulsioni e desideri che differiscono anche se alla base ci sono sempre e comunque l’erotismo ed il sesso. L’escort, nell’immaginario collettivo e parlo dell’escort del tipo al quale mi sono ispirata io, non deve avere alcun tabù, deve far vedere che gradisce l’atto sessuale più del denaro che riceve ma non deve limitarsi solo ad aprire le gambe. Deve saper giocare, deve farsi sedurre perché ogni cliente quando paga desidera anche sognare che la donna con la quale in quel momento si sta relazionando non lo fa per i soldi, ma perché lo gradisce, perché lui è speciale, più speciale di ogni altro al mondo. La escort deve poi essere raffinata, educata, erudita per non dire addirittura colta, comunicativa, divertente e sensibile, perché il cliente vuol bearsi di aver pagato una donna altrimenti irraggiungibile non solo per la sua fisicità ma anche per la sua personalità e per la sua anima. Fuori dal lavoro invece le escort sono donne come le altre, con le loro paturnie, i loro difetti, i loro “momenti no”. Anche se la professione influisce a volte in modo preponderante sullo stile di vita, “dentro” ogni escort resta comunque la donna che è sempre stata. Ad esempio, io che nella professione mi mostravo spesso con atteggiamenti da donna disposta a tutto, nel mio mondo privato sono rimasta la “bambina” di sempre, sognatrice che ascoltava le fiabe raccontate dalla nonna. Dopotutto le mie origini sono contadine e tutta la raffinatezza e l’aria “snob” che faceva parte del “personaggio” che recitavo, le abbandonavo una volta che mi riappropriavo della mia veste di “normalità”.

DC: Aspetti negativi e positivi della professione?
CDN: Aspetti negativi? Quello che mi sovviene per primo è la dipendenza che può creare. Se una donna si abitua a vivere in quella dimensione, in cui incassa tanti soldi, frequenta alberghi e ristoranti raffinati, riceve regali preziosi e, soprattutto, s’illude che gli altri siano dei burattini da manipolare, difficilmente riesce poi a rientrare in possesso della realtà. Altro lato negativo, secondo me, è l’accettazione della “solitudine”. Fintanto che si esercita il mestiere non ci si può legare a nessuno. I motivi per cui dico questo possono essere molteplici, ma per quanto riguarda me, afferiscono soprattutto al lato affettivo. Come si fa a tornare fra le braccia della persona amata dopo aver passato la notte a scopare con un cliente? Ritengo sia una questione di rispetto, innanzi tutto nei miei confronti. Non si possono coinvolgere i sentimenti di chi, stando accanto ad una escort potrebbe anche accettare perché le vuole bene ma soffrendo in silenzio. Sapere di non dare alla persona che amo tutta la felicità che merita dando la preferenza al denaro mi farebbe sentire squallida. Lati positivi ce ne sono diversi: quello economico è di primaria importanza: nessuna professione “lecita” e’ in grado di rendere tanto nel minor tempo possibile; poi c’è il lato psicologico. Per esempio da ragazzina ero molto magra, dalle forme anche fin troppo adolescenziali nonostante stessi per compiere i diciotto anni, inoltre ero introversa e con una scarsa autostima; addirittura credevo davvero che non potevo piacere ad alcun uomo. Constatare che c’erano uomini molto gradevoli, affascinanti, intelligenti e colti, che addirittura s’innamoravano di me, disposti a pagare cifre da capogiro è servito a controbilanciare e, oltre alla conoscenza del mio corpo, della mia sessualità, dei miei desideri e tutta una serie di cose che altrimenti (forse) sarebbero rimaste sconosciute, mi ha fatto acquisire quel po’ di sicurezza che poi mi e’ stata necessaria a superare alcuni momenti difficili che ho vissuto. Comunque andasse sapevo che potevo far affidamento su ciò che la natura aveva mia messo a mia disposizione che ho a lungo considerato un talento.

DC: Aspetti inquietanti dell’umanità con cui ti sei relazionata?
CDN: Moltissimi, ma non nei clienti che, bene o male nonostante i vizi e le perversioni, sono sempre stati comunque delle “persone” a loro modo corrette. Se mai gli aspetti più inquietanti li ho ravvisati in ciò che si poneva nei miei confronti in una posizione di “disinteressata amicizia”; tutti quei truffatori di sentimenti che girano intorno alle escort ed al denaro che la loro professione fa muovere. Chi esercita deve sempre porre molta più attenzione a chi propone rapporti diversi da quello stabilito dal “contratto” prostituta-cliente. Alcune mie amiche sono state fregate nei sentimenti e nei soldi e vedere la loro disperazione mi ha procurato un grande sgomento ed una sfiducia nei confronti del genere maschile talvolta esagerata.

DC: È una posizione insolitamente privilegiata per osservare e conoscere l’essere umano – che considerazioni nei hai tratto?

CDN: Incontrare tantissimi uomini, farci sesso e quindi vederli mentre si mostrano “nudi” non solo fisicamente, ascoltare le loro confidenze, le loro menzogne, mi ha insegnato tanto anche per quanto riguarda la vita al di fuori del lavoro. Credo di conoscere gli uomini, forse non tutti, ma sicuramente quella fetta che sente il bisogno di rivolgersi al sesso a pagamento. Inoltre esercitare mi ha dato anche modo di conoscere un po’ le donne attraverso gli sfoghi dei loro compagni, miei clienti. Ciò che dicevano era dal mio punto di vista orribile… ho scoperto una realtà di coppia piena d’insoddisfazione, d’incomprensione, di assenza di complicità e di rispetto che mi ha aperto gli occhi su molte cose. Ho imparato a conoscere i motivi per i quali venivano ingannate e tutto questo mi ha insegnato (forse) a comportarmi nei confronti dei miei partner poiché non avrei mai potuto sopportare che parlassero di me come quei clienti parlavano delle loro compagne.

DC: Quali sono i rapporti con altre donne che lavorano come escort?

CDN: Ho sempre avuto poche amiche che fossero anche colleghe. Spesso i sentimenti che si creano, o perché una ha più successo e guadagna di più, o perché è più carina, sono sentimenti d’invidia. Di carattere ritengo di essere talmente introversa da risultare a volte “glaciale” e questo mi contraddistingueva anche quando ero escort. Ho sempre tenuto un basso profilo, di me sapevano poco tutti, soprattutto le “colleghe”. Ora che mi sono ritirata ed è chiaro che mai più riprenderò quel cammino, è diverso: ho tuttora dei rapporti stupendi con le sorelle che ancora esercitano le quali credo trovino in me adesso una persona con la quale possono confidarsi senza temere brutti scherzi che, di solito, fra professioniste possono avvenire soprattutto se ci sono in ballo clienti molto danarosi.

DC: Qual è il profilo medio dell'escort (studentessa, casalinga, giovane…)?

CDN: In Italia sono sempre state poche le ragazze che hanno potuto definirsi esattamente “escort” nel senso di cortigiane, geishe, prostitute che fossero simili alle eteree greche. Il fatto è che oggigiorno con il termine escort vengono indicate un po’ tutte le ragazze che in qualche modo si prostituiscono con l’esclusione di quelle che stanno in strada o nei bordelli; dalle casalinghe, alle modelle, alle studentesse, alle ragazze d’appartamento. Essere “escort” però, secondo me, rappresenta ben altro. È prima di tutto uno stile di vita che ha molte affinità con l’arte. Non so neppure se io stessa possa considerarmi tale. Anche se in molti mi hanno confermato che lo ero, non so quanto mi sia avvicinata a quel modello ideale che avevo in mente. Non è quindi una questione di profilo ma di vocazione. Deve “piacere”, deve essere scelto, sentito; si può essere escort ad ogni età anche se (è ovvio), perché sia un’attività redditizia dato che la fisicità ha una notevole importanza, risente di quei limiti che sono propri di ogni donna.


La prima parte dell'intervista nel Blog della Donna Cannone.

La seconda parte QUI

domenica 23 novembre 2008

8
comments
Effetto domino

C'e' un video che mostra come, all'ultima riunione del G20, tutti si scambiassero amichevoli strette di mano evitando accuratamente di sfiorare il povero GiDabliu. Se fosse stata una scena dei Promessi Sposi avrei chiesto per lui l'intervento dei monatti. Magari sarebbe stato piu' a suo agio al lazzaretto e forse avrebbe trovato conforto nelle parole di Fra' Cristoforo.

Povero... faceva quasi tenerezza. Aveva gli occhi da cane bastonato ma io sapevo che in fondo un po' se l'era meritato e se non avessi avuto consapevolezza che quello sguardo era quello dell'uomo che negli ultimi otto anni ha definitivamente mandato a fanculo il mondo, gli avrei inviato un SMS con scritto: "Suvvia, non prendertela, in fondo ti vogliamo bene..."

In effetti mi chiedo come faremo quando non ci sara' piu'? Con chi ce la prenderemo? A chi daremo le colpe dei complotti? Chi accuseremo di aver definivamente dato il colpo di grazia all'Epoca Contemporanea? Sappiamo che non e' stato lui la causa per cui essa e' tracollata, pero' si e' impegnato davvero tanto per affondarla.

La storiografia potra' finalmente individuare quest'epoca, sulla quale era ancora aperto un dibattito sul suo inizio ma grazie a GiDabliu non lascia dubbi sulla sua fine.

Come sempre il premier italico, quantunque sembri un stupido e finga a volte di sbagliare come nel caso del "Romolo e Remolo", anche in questo caso mostra il suo acume; aveva ragione quando all'ultimo incontro avuto con GiDabliu, prima della vittoria di Obama, gli ha detto fra un bacio in bocca e l'altro: "Caro George, sara' la Storia a giudicare la tua opera".

Adesso, dopo aver visto il video dove persino l'amico Silvio evita di stringere la mano allo zombie, quelle parole suonano un po' strane ma dopotutto e' comprensibile: chi vorrebbe essere fotografato mentre stringe la mano amichevolmente a Don Rodrigo?

Pero' devo dire che alcuni di quei "capoccioni" che fino a prima delle elezioni americane usavano la lingua al posto della carta igienica dopo che GiDabliu aveva "espletato", non fanno una bella figura. Mi hanno dato una sensazione spiacevole, da viscidi, da opportunisti. Persino Vermilinguo mi e' sembrato piu' simpatico di loro.

Anche perche' ancora non hanno capito cio' che e' lapalissiano: GiDabliu e' solo la prima tessera del domino, quella che cadendo innesca l'effetto. Uno alla volta, verranno giu' tutti.

13
comments
Secondo voi...

Qualora volessi proporre uno dei miei racconti, quale mi consigliereste? Ne ho scritti molti, alcuni li amo in modo particolare ma e' solo perche' il mio coinvolgimento e' maggiore dal punto di vista emotivo, e cio' non significa che siano anche quelli che possono risultare piu' gradevoli. Quindi non vorrei fare errori di valutazione.
Nella barra a destra troverete un sondaggio. Non li ho messi tutti ma nell'eventualita' ne preferiste uno che non e' stato inserito siate cosi' gentili da comunicarmelo. Grazie in anticipo per la collaborazione che saprete darmi.

12
comments
Карфанья Кабаева

Non e’ mai stato semplice per me paragonare certi aspetti dell’Italia con quelli della Russia che ritenevo potessero essere messi in relazione. Tutto cio’ che a me, avendo vissuto in entrambi i Paesi, risulta chiaro e semplice alla comprensione, per chi poco conosce la patria di Tolstoj ed e’ abituato ad osservare comportamenti italici considerandoli naturali, e’ difficile da assimilare.

Quando mai una bellissima donna rinuncerebbe ai vantaggi che potrebbe ottenere assecondando i desideri di qualche uomo potente, per dedicarsi invece al conseguimento di un titolo accademico cosi’ da mantenere la sua indipendenza ed essere libera da quella logica maschilista che l’assimila ad un oggetto solo a causa della sua fisicita’?

Non ho mai nascosto cio' che facevo, per cui questa mia affermazione, ad un primo superficiale esame, potrebbe apparire fuori luogo ed incoerente ma una prostituta non finalizza i suoi servizi all’ottenimento di una “corsia preferenziale” abbindolando un qualsiasi politico con il vizio delle donne e posso assicurare che, durante gli anni in cui esercita, una escort di politici influenti ne conosce piu’ di quanto si possa credere. Come conosce calciatori famosi, pezzi grossi dello spettacolo, dell’economia, e persino qualche esponente del Vaticano, oltre agli innumerevoli “signor Brambilla”. Ma per lei tutti sono uguali. Basta che paghino il “rate” richiesto.

Una professionista ha una sua dignita’ che non potra’ mai essere comprata, ed ha un codice deontologico indispensabile a farle mantenere l'autostima ed il rispetto di se’: “Tu mi dai questo ed io ti do quello e, finito il tempo concordato, nessun obbligo di gratitudine, nessun senso d’inadeguatezza, nessuna regola a cui sottostare. Terminata la ricreazione si torna ad essere cio’ che eravamo prima d’incontrarci senza alcun debito o credito l'una nei confronti dell'altro". Ecco cosa significa, per una donna che abbia deciso di utilizzare il suo corpo come strumento per ottenere un reddito, sentirsi a posto con se' stessa, libera e non serva.

La signora Carfagna (che e’ una persona irreprensibile) potra’ mai dire altrettanto? Potra’ mai dire a chi l'ha fatta arrivare prima in Parlamento, poi nella compagine governativa: “no, non sono d’accordo perche’ sei una grandissima testa di ca… volo?”

Come si fa a “pensar bene”, quando da “velina di calendario” che fino ad un istante prima era comparsa esclusivamente in trasmissioni televisive per cerebrolesi, una donna si ritrova di punto in bianco a sedere in Parlamento non tanto perche' "votata" dagli elettori, quanto perche' "scelta" dal premier? In virtu' di quali caratteristiche specifiche collegate alla politica? Come minimo si pensa cio’ che e’ naturale pensare.

E non parlo solo della Carfagna. Ad esempio la signora Carlucci, colei che pubblicamente si lamenta di quanto misero sia il suo reddito relazionato a cio che deve fare - schiacciare ogni tanto qualche bottone nelle votazioni delle quali non capisce una beata fava ma seguendo le indicazioni che le vengono dettate di volta in volta dal suo datore di lavoro - tanto da essere invidiosa della vita che conduce la sua colf... ecco lei, la cui cultura e' a livello di un fotoromanzo, come si fa a credere che e' entrata in Parlamento per meriti estranei alla frequentazione di qualche illustre alcova?

Comunque esistono anche donne che, come comportamento, sono distanti anni luce dalle due lobotomizzate nonche’ botoxinizzate appena citate, e non sto parlando delle solite note, esempi di abnegazione che tutti conoscono, sto parlando di chi, se avesse avuto la stessa mentalita’ della signora Carfagna o della signora Carlucci, grazie alla sua bellezza avrebbe avuto la possibilita’ di avviare una carriera parlamentare ma che tuttavia ha scelto di seguire una strada diversa in cui il denaro ed il potere non erano valori essenziali. Non per niente e’ stata nominata ambasciatrice dell’UNICEF in Russia.

Si chiama Oxana Fedorova. A 25 anni, dopo aver conquistato il titolo di Miss Universo 2002, scelse di rinunciarvi per potersi dedicare agli studi ed intraprendere quella che sentiva essere la sua vera vocazione: diventare ispettrice di polizia. Oggi e’ molto nota in Russia, oltre ad essere ufficiale di polizia e’ anche presentatrice televisiva (soprattutto in programmi per bambini) e, saltuariamente, attrice e modella. Una delle sue specialita’ e’ quella di saper smontare e rimontare un Kalashnikov in un tempo record ed il suo passatempo e’ sparare al poligono, ma non ama la caccia.

La bellezza ha giocato sicuramente un ruolo decisivo nel suo successo, ma in esso non hanno avuto parte personaggi influenti. Alle elezioni del 2003, pur di restare coerente con le proprie idee, ha preferito al partito di Putin che le avrebbe garantito di entrare nella Duma, quello di Mironov che ha ottenuto solo l’1,9% dei voti, non sufficienti a farla eleggere. Mi chiedo quante Carfagna, quante Carlucci, quante altre avventuriere all’arrembaggio di posti prestigiosi, avessero avuto l’opportunita’ di possedere quel corpo e quel volto e la sua fama, avrebbero fatto le scelte che ha fatto lei.

Alina Kabaeva, invece, la ginnasta che dopo aver piroettato in lungo ed in largo finanche nel letto del caro Vladimir - dicono le malelingue - senza possedere altro talento se non quello di contorcersi assumendo posizioni da Kama Sutra di livello avanzato, e’ stata eletta nella Duma di Stato e non e’ escluso che prima o poi, se continuera’ ad esser brava negli esercizi ginnici, la troveremo come ministra di qualche pari o dispari opportunita’.

venerdì 21 novembre 2008

24
comments
Visita medica

Non mi sentivo ammalata. Cioe’, forse lo ero ma non avvertivo alcun disturbo. Non avevo neppure la febbre. Tuttavia decisi di sottopormi ad una visita medica. L’infermiera, una graziosa biondina con gli occhi chiarissimi e con un sorriso niente male, mi fece accomodare in sala d’aspetto dove fortunatamente ed inaspettatamente non c’era nessuno. “Strano! – pensai – Credevo ci fosse in giro un’epidemia…"

Mi misi a sfogliare le varie riviste che si possono trovare in ogni sala d’aspetto di uno studio medico. La piu’ recente aveva un servizio al suo interno che parlava degli ultimi sviluppi nelle indagini di Tangentopoli. Quella meno recente era scritta su fogli di papiro. Poi la graziosa biondina mi fece accomodare nello studio del medico e prima che uscisse chiudendosi la porta alle spalle, assaporai il suo profumo che sapeva vagamente di ciliegie e notai che oltre al bel sorriso aveva anche un bel paio di gambe, tornite e dalle caviglie sottili.

Il dottore, uno di quei classici tipi con la fede al dito, mi fece accomodare nella morbida poltrona davanti alla sua scrivania ed inizio’ a pormi le consuete domande: nome, eta’, professione, malattie, interventi chirurgici e blablabla. Solite cose, insomma. Quindi arrivo’ alla fatidica frase con la quale ogni medico inizia.

- Bene… allora mi dica, che problema ha?

- Il problema... beh, non saprei esattamente… insomma, e’ che qualcuno mi ha istillato il dubbio che potrei aver contratto qualcosa di molto grave, e siccome sono preoccupata avrei desiderio che mi visitasse ed appurasse se sono effettivamente malata oppure no.

- Ah, capisco – prosegui’ annotando su un foglio di carta cio’ che stavo dicendo - ma… ha per caso qualche sintomo?

- Veramente no! – esclamai – Ma com’e’ che si dice? “Molto meglio prevenire che guarire!”

- Si dice “meglio prevenire che curare”… comunque osservandola lei mi sembra in perfetta forma. – disse lasciandosi sfuggire uno sguardo ammiccante in direzione dei miei seni – E… potrei sapere qual’e’ la malattia che temerebbe di aver contratto?

- E’ una cosa di cui si parla su tutti i giornali, dottore… pare che ci sia addirittura un’epidemia…

- Epidemia? – disse con sorpresa distogliendo lo sguardo dai miei capezzoli e rivolgendolo direttamente a me – Quale epidemia?

- E’ impossibile che lei non ne sia al corrente… guardi, ho con me i ritagli dei giornali… legga qui: "L'omosessualita’ e’ una devianza della personalita’". Lo ha detto una certa Bi… Bi… come cazzo si chiama?

- Bisessuale?

- Ma nooo, intendevo colei che lo ha detto. Una che di queste cose se ne intende. Una che sta in Parlamento. Si chiama mi pare… Birretti… Biscetti... dice che e’ una cosa assai grave… e poi legga… se ne parla anche qui, in questo articolo: c’e’ scritto che sarebbero stati istituiti “dei corsi che consentirebbero a chi e’ omosessuale di guarire attraverso le cosiddette terapie riparative”. Insomma se in Parlamento c’e’ chi addirittura organizza dei corsi per curare chi ha questa malattia significa che il problema e’ serio. E pare che il morbo si sia diffuso anche in Germania. Legga qui… legga il titolo: «EPIDEMIA - Non si contano quasi piu’ le coppie formate da lei e lei tra le giornaliste e conduttrici della tv pubblica tedesca. Come mai tanti coming out nell'ultimo periodo? L'amore lesbo e’ diventato cosi’ chic?». Beh, io non conosco i significati di “coming out” e “chic” ma sicuramente chi ne e’ affetto secondo me dovrebbe preoccuparsi… e poi “e’ sempre meglio guarire che curare!”.

- … “Meglio prevenire che curare”… ma cosa e’ che le fa credere di essere omosessuale? Lei non sembra affatto lesbica. – disse titillando con gli occhi i miei capezzolini che facevano “cucu’” da sotto la maglietta.

- Non sembro? Pero’ potrei esserlo… ho paura di esserlo… mi sono rivolta a lei dottore perche’ chissa’ quante ne avra’ viste…

- Non ha l’aspetto della lesbica… non mi pare abbia un comportamento mascolino, non porta i capelli corti, non parla con voce bassa e mi pare, almeno a giudicare da quel poco che vedo, che… ehm… sulle sue gambe non ci siano peli…

- Se e’ per questo non ho neppure i baffi, il petto villoso e la mia clitoride non e’ un piccolo pene, ma questo che significa? La sua infermiera, ad esempio, quella graziosa biondina con quello splendido sorriso… anche lei non ha un aspetto mascolino ma potrebbe…

- Chi? Daniela? Nooo… le posso assicurare che non lo e’… - disse il marpione - pero’ giustamente, come dice lei, non si puo’ mai sapere, dovrei fare un controllo approfondito… una visita accurata… per appurare se lei e’ lesbica oppure no.

- A chi? A me o alla biondina?

- Che c’entra Daniela? Intendevo a lei, signorina… non e’ qui per farsi visitare?

- Ah si’, mi scusi… suppongo che la biondina l’abbia gia’ visitata molte volte. E’ che sono molto agitata, lo capisce vero? Forse se ne sara’ accorto, e’ che sono un po’ ipocondriaca e spesso mi accade d’immaginarmi i sintomi di una malattia anche se quella malattia non ce l’ho. Ad esempio, se adesso penso alla sua infermiera… ecco… insomma… non e’ che mi dispiacerebbe farle anche io una visita approfondita e cio’ e’ terribile, capisce? Cosa direbbe mia madre se venisse a saperlo? Mi chiederebbe dove sono stata… cosa ho fatto… da chi ho contratto la malattia ed io, dottore, che potrei risponderle? E’ sempre stata cosi’ attenta e premurosa affinche’ crescessi “sana” e “normale” ed invece… che delusione, poveretta! Ha lavorato cosi’ tanto. E mio padre? Ha sempre desiderato che mi sposassi, che gli dessi dei nipotini. Lui s’ammazza…

- Ma no, ma che dice… intanto ancora non sappiamo se lei e’ o non e’ effettivamente lesbica, quindi…

- “Quindi non rompiamoci la testa prima ancora di essercela fasciata”? E’ questo che vuol dire?

- Ehm… si’, giustappunto… a proposito - disse con lo sguardo sempre piu’ simile a quello di un pesce appena tirato fuori dalla pentola a pressione – gli uomini non le interessano oppure… ehm… quasi quasi… minimamente?

- Oh no… anzi si’… cioe’… gli uomini mi interessano eccome!

- Ah bene! Vede che lei si preoccupa inutilmente? E mi dica: cosa nello specifico le interessa degli uomini?

- Beh… mi vergogno un po’ a dirlo… - dissi diventando tutta rossa sulle guance.

- Suvvia, sono un medico, a me puo’ dirlo.

- Ehm… insomma… - mormorai ancor piu’ contrita, quasi racchiudendomi all’interno delle spalle per nascondermi – degli uomini m’interessa quello che tengono nei pantaloni, ma mi vergogno a dirlo.

- Suvvia, lo dica, si eccita quando lo tirano fuori dai pantaloni, vero?

- Ehm… beh… ecco… si’… mi piace… … mi piace toccarlo, farlo mio, coccolarlo e prenderlo tutto… ma anche quando lo tirano fuori dalla giacca…

- Dalla giacca??? Ma che dice??? Che cazzo c’entra la giacca col ca… cioe’ che giacca c’entra il ca… dannazione lei mi confonde…. che c’entra il cazzo con la giacca?

- Non c’entra nulla infatti. Parlavo del portafogli. Ecco, vede? Non dovevo dirlo. Sapevo che avrebbe avuto questa reazione… tutti hanno questa reazione quando lo dico… capisce adesso dottore perche’ sono malata?

- Ma benedetta signorina, proprio niente altro le interessa degli uomini? Non le piace ad esempio il loro organo sessuale?

- Si’, certo che mi piace.

- E allora?

- E allora mi piace… e’ carino… e’ una strana costruzione. Peccato non si possa avere senza tutto il resto che gli sta intorno.

- Ed invece in una donna che le piace? Sentiamo…

- Beh, ogni donna e’ diversa. Ciascuna ha la sua particolarita’. Della sua infermiera ad esempio mi piace il sorriso. Quella piccola fossetta che le si forma sulla guancia mi piacerebbe cospargerla di marmellata d’albicocche e leccarla. Sono malata come dice quella parlamentare, la Pirletti, vero? Sia sincero con me, la prego. Forse dovrei davvero iscrivermi ad uno di quei corsi per guarire.

- Ma no, non drammatizziamo, esistono anche altri modi per riappropriarsi di una “sana ed equilibrata” sessualita’, e poi magari lei non e’ totalmente omosessuale come crede. Per capirlo dovrei, ehm, visitarla… dovrebbe, ehm, togliersi gli abiti ed accomodarsi sul lettino…

- Sul lettino?

- Si’ - disse tradendo una certa emozione nella voce - cosi’ stabiliremmo una volta per tutte se e’ ammalata oppure no.

- E… dovrei restare completamente nuda?

- Si’ certo – disse annuendo mentre una strana luce da satiro gli brillava negli occhi.

- E poi?

- E poi la visiterei, perbacco!

- E mi toccherebbe?

- Ovviamente!

- Dove?

- Innanzitutto inizierei con una palpazione generale.

- Meglio di no… sentirei il solletico… guardi se ci penso gia’ mi scappa da ridere.

- Allora le palperei i seni… sentirebbe il solletico anche li’?

- Li’ no…

- Ah bene! E cosa sentirebbe?

- Niente.

- Niente? Come niente?

- Niente, niente, se glielo dico si fidi. Zero assoluto!

- Beh, questo sarebbe grave… e li’? Sentirebbe niente anche se la toccassi li’?

- Li’ dove?

- Li’, li’ – disse in modo quasi seccato indicando con la testa in direzione del mio ventre.

- Ah, vuol dire il “paradiso di Adamo”?

- Si’, insomma mi ha capito.

- Niente da fare! A parte il fatto che le costerebbe un “tot”, non credo che mi piacerebbe essere toccata li’.

- Uhm… e questa reazione lei l’ha ogni qual volta qualcuno la tocca?

- Dipende…

- Da cosa?

- Dipende da chi mi tocca.

- Questo e’ normale, ma mi faccia un esempio.

- Beh, se mi toccasse la sua infermiera…

- Comprendo. Invece un uomo?

- Un uomo? Di solito gli uomini non sono bravi pero’ puo’ capitare che qualcuno conosca il corpo femminile come solo una donna puo’ conoscerlo.

- Un gay? Un omosessuale? Un bisessuale?

- Vuol dire un malato? Forse si’, chissa’? Quando mi e’ capitato non mi sono posta il problema, avevo altro a cui pensare in quel momento, mi creda.

- Tutto cio’ e’ assai preoccupante.

- Crede che sia stata infettata da qualche gay? – domandai atterrita - Dottore la prego non voglio avere “un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratterologico” come dice la Bicazzi. Voglio sentirmi donna completamente, voglio gradire il tocco di un uomo anche quando non e’ delicato, voglio godere quando lui mi penetra anche quando mi soffoca con il peso del suo corpo, e nel letto voglio bearmi della sua presenza anche quando si addormenta subito dopo l’amplesso e russa. A volte penso a quanto siano fortunate le altre donne che non hanno i problemi che ho io che invece sogno di assaporare la fossetta che si forma sulla guancia della sua infermiera quando sorride ed immagino di sfiorare la sua pelle profumata di ciliegie. Lei non puo’ sapere quanto soffro e credo che a questo punto non mi resti altro che rassegnarmi a farmi visitare. “Non si possono rompere le uova senza fare la frittata”.

Mi tolsi gli abiti e rimasi come mamma mi aveva fatta. Il lettino era comodo. Mi ci accomodai supina, ad occhi chiusi, stringendo i pugni come chi attende il momento in cui viene infilato l’ago di un’iniezione.

giovedì 20 novembre 2008

10
comments
In questo mondo di ladri

I Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma sono intervenuti mentre vendeva cd pirata ai passanti e lo hanno arrestato. All'orrendo crimine hanno assistito molti testimoni; alcuni sono stati colti da malore ed hanno dovuto ricorrere all'intervento dell'unita' mobile di rianimazione.

Il delinquente colto sul fatto e' un pregiudicato, un bieco senegalese di 46 anni da tempo conosciuto alle forze dell'ordine e soprannominato "Motevendosenzasiae". Durante la perquisizione gli sono stati sequestrati circa 800 cd e dvd contenenti film di ultimissima uscita, fra cui alcuni "pornazzi" sconosciuti persino a Gasparri, software per personal computer, giochi per consolle e compilation musicali di ogni genere, tutti illecitamente riprodotti e barbaramente mutilati del prescritto marchio Siae. L'extracomunitario sara' giudicato con il rito direttissimo e c'e' da sperare che la Giustizia questa volta faccia il suo corso e che questo spietato criminale venga una volta per tutte rinchiuso in una galera in modo che non possa piu' nuocere alla comunita'.

Si leggono sempre notizie terribili. Un mondo in cui ormai i delinquenti scorrazzano liberamente senza alcun controllo. Spacciatori, ladri, stupratori...

E sono tutti extracomunitari!

E poi mi tocca anche ascoltare chi vorrebbe dar a questa feccia la cittadinanza ed il diritto di voto. Speriamo che cio' non avvenga mai. Se viviamo in questo mondo di ladri lo dobbiamo soprattutto a chi ha lasciato aperte le frontiere e non ha fermato questi delinquenti che invece dovrebbero essere rinchiusi in dei centri d'accoglienza in attesa di essere rispediti a calci nel culo nel loro Paese di morti di fame.

I magistrati, quasi tutti di sinistra, politicizzati ed invidiosi, invece di pensare alle cose serie, quelle che coinvolgono davvero la tranquillita' delle brave persone, s'inventano processi a carico di onesti padri di famiglia, imprenditori che per anni hanno lavorato per il bene del Paese, hanno creato ricchezza e posti di lavoro, hanno pagato le tasse, hanno fatto crescere l'azienda Italia rischiando del loro e che oggi, per qualche imprecisione contabile della quale non possono essere al corrente perche' alla contabilita' erano preposte (e pagate) persone inadeguate, si ritrovano ad essere accusati arbitrariamente di truffa e bancarotta.

Meno male pero' che ogni tanto in mezzo a tanto schifo si puo' leggere anche qualche bella notizia e pare che finalmente sara' revocato il 41 bis a cinquanta galantuomini che attualmente sono sottoposti ingiustamente alla crudelta' del carcere duro.

venerdì 14 novembre 2008

7
comments
Staccare la spina

"Stacco la spina". Lo sentiamo dire spesso da chi e' stanco e significa estranearsi, prendersi una vacanza, scollegare il cervello da tutte quelle sollecitazioni al quale e' sottoposto. Si stacca la spina e si pone il corpo e la mente in una condizione di riposo. Ma non siamo robot asimoviani. Anche quando la spina e' staccata, comunque, non interrompiamo del tutto le funzioni vitali. Non smettiamo di pensare, sognare, amare, e quando lo si desidera si puo' sempre "riavviare la macchina". Nel caso di Eluana invece "staccare la spina" sara' definitivo, anche se non e' stata ne' sara' lei a decidere il momento.

Ritengo che la "dolce morte" sia un diritto inalienabile di ogni persona. Nessuno puo' frapporsi al diritto di non soffrire, per questo penso che una seria legge sull'eutanasia e sul testamento biologico debbano essere al piu' presto affrontate allorquando i parlamentari cesseranno di litigare e pensare solo ai loro "quattrini", ai loro giochi di potere, alle loro leggi ad personam, alle agendine da 260.000 euro che riceveranno in regalo a Natale e a tutte le loro fregnacce. Non si puo' piu' attendere. Non e' concepibile che un padre debba lottare anni ed anni per ottenere un diritto che sua figlia non puo' far valere.

Nel frattempo la Regione Lombardia ha vietato di accogliere Eluana in una struttura sul territorio per sospendere l'idratazione e l'alimentazione che la tengono in vita da quasi 17 anni, ed i vescovi invocano il Parlamento italico perche' si arrivi immediatamente ad una legge che escluda che chiunque possa morire per fame o per sete.

Al mondo ci sono milioni di persone che muoiono di fame, di sete, di malattie, di stenti, o uccise nelle guerre e pare che l'unica vita che interessa a certa gente sia solo quella li'. Tutti gli altri possono morire, ma lei no. A lei e' impedito. E' una questione di principio che ormai niente ha a che fare con la carita' cristiana della quale si sono assunti il ruolo di paladini.

Perche' se di carita' cristiana si trattasse si adopererebbero per dare a quella povera ragazza una dolce morte invece di costringere chi la ama a "staccarle la spina" in quel modo crudele.

giovedì 13 novembre 2008

7
comments
Finalmente ci e' arrivato!

Il 12 agosto scorso, analizzando i risvolti della crisi russo-georgiana, scrivevo QUESTO ed in particolare la seguente frase: "Rovinare, forse in modo irreparabile, le relazioni fra Europa e Russia sarebbe un "capolavoro" di politica estera per qualsiasi presidente americano. Ed allora, avanti con la Georgia nella NATO, avanti con lo scudo spaziale in Polonia e nella Repubblica Ceca, avanti con la minaccia di basi NATO in Ucraina, avanti con tutta una serie di politiche atte a forzare la mano ai russi che, si sa, da sempre sono terrorizzati dall'essere accerchiati, spingendoli a compiere azioni quasi obbligate."

Oggi su tutti i quotidiani si legge:

«Diciamolo chiaro: consideriamo che ci siano state delle provocazioni alla Federazione Russa con il progetto di collocare missili in Polonia e nella Repubblica Ceca con il riconoscimento unilaterale del Kosovo e poi ancora con l'accelerazione del processo di entrata di Ucraina e Georgia nella Nato. A tutto questo la Federazione Russa ha risposto in modo considerato arrogante dall'amministrazione americana e in fine si e' arrivati all'annuncio del presidente russo Medvedev del posizionamento di missili in una enclave russa nei Balcani.»

Queste sono le dichiarazioni fatte dal premier italico durante la sua visita in Turchia. Finalmente ci e' arrivato! Ma a questo punto non posso fare a meno di chiedermi: chi cavolo aveva come consulente? Chi lo consigliava in questioni geopolitiche se persino un'umile contadina magiara, una tzigana tonta come me tre mesi fa scriveva nel suo blog quanto solo oggi lui pare aver scoperto? Lexi?

9
comments
Zapping

Stasera ho visto cose che voi umani non potreste immaginare: un cantante col ciuffo che da quarant'anni interpreta la stessa canzone… un uomo politico con barbetta che riesce abilmente a non rispondere alle domande… un critico d’arte con capelli unti che litiga anche quando non e' necessario… una soubrette con canotti al posto delle labbra che non accetta assolutamente d'invecchiare. Stasera ho voluto far indigestione in un’orgia frenetica di zapping fra i vari talk show che la TV italica proponeva: La7, Canale5, Rai1.

Gli argomenti erano… boh… non ricordo. Ad un certo punto ho perso il filo ma vedevo gli ospiti aprir bocca, come tanti pesci in un acquario. Il Tabacci, il Conti, la Palombelli, lo Sgarbi, la Carlucci, il Baldassarre, la Parietti, e poi tanti altri dei quali adesso non ricordo il nome erano li’, dietro allo schermo. Tutti parlavano, nessuno diceva, ed io ipnotizzata con lo sguardo perso nel vuoto ed il telecomando in mano… basita!

Si parlava (mi pare) di crisi finanziaria, di favolosi anni ’60, di satira, ma onestamente ora non saprei dire chi diceva cosa e cosa dicesse chi… ho una gran confusione in testa. Sentivo senza ascoltarli i loro discorsi: leggeri nel salotto di Bruno Vespa, appena un po’ impegnati nello studio di Enrico Mentana, decisamente piu’ pesanti nel programma di Ilaria D’Amico, fra l’altro bellissima.

Solo un Giorgio Cremaschi in piena forma ha saputo destare il mio interesse quando, controbattendo a Baldassarre, lo ha accusato di fare “filosofia da ricchi e che con il suo reddito poteva permetterselo”. Poi mi sono addormentata.

mercoledì 12 novembre 2008

27
comments
Ci riprovano

E' gia' accaduto con il "lodo alfano" (il minuscolo e' d'obbligo). L'altra volta era stato chiamato "lodo schifani" che fu bocciato, ma riproposto in questa legislatura e' diventato legge. Il metodo e' ormai sperimentato e pare che funzioni: se un provvedimento non viene approvato, si cambia qualche virgola e lo si ripropone qualche tempo dopo... lo si fa all'infinito, fino a quando viene approvato. Stessa cosa sta avvenendo adesso con il provvedimento "imbavaglia blog".

Leggete QUI e QUI.

L'altra volta fu ritirato, ma qualcuno a quanto pare non si e' rassegnato. Lo ha custodito nel cassetto in attesa di avere una maggioranza parlamentare formata da razzisti liberticidi, oppure da leccaculo pusillanimi, Adesso questa maggioranza c'e' ed e' molto probabile che prossimamente l'Italia, in fatto di liberta', sara' seconda solo alla Cina.

E nessuno, dal palazzo oppure nei vari servizi d'informazione televisivi, dice nulla.

Quindi dico grazie all'italico popolo, grazie a coloro che hanno dato il voto a questi nazisti, grazie ai pusillanimi dell'opposizione ai quali preme solo incassare lo stipendio da parlamentare e grazie ai buffoni che ancora li sostengono. Grazie alla nobilta', al clero ed al terzo stato. Grazie a tutti.

Spero che arrivi presto in Italia un "Barack Obama" che prendera' la Bastiglia. Nel frattempo andate tutti a fanculo!

sabato 8 novembre 2008

25
comments
La telefonata

Per l'intera giornata di ieri e' stata attesa. Chi era in malafede ha tentato di attribuire il ritardo a quell'«abbronzato» che ha fatto il giro del mondo e che ha suscitato tante polemiche. Poi, alle dieci di sera ora italiana, c'e' finalmente il contatto diretto...

- Pronto… Casa Baratti-Borotti-Baratti-Buffa?
- Zi'?
- Ma non sei Formentina?
- No, zono un bovero negro.
- Ah… no, pensavo che era…
- No no no…
- …era in ferie, no…
- E' in ferie.
- Ah, per piacere, mi puoi passare mio papi? Ah sei negro tu?
- Si', da poco.
- Allora, schiavo, passami mio padre per piacere che mi… sei anche un po' irascivo, passami mio padre, va te cocc', ho una buona idea per questa sera, va te cocc'.
- Si'. Si', padroncino.
- Grazie.
- Pronto? Pronto?
- Pronto, ah sei tu?
- Si', sono io, Pierpaolo…

Il resto della telefonata e’ ovviamente coperto da segreto di Stato.

venerdì 7 novembre 2008

68
comments
Presidenti

Sono tutti li', circondati dai loro leccaculo; parrucconi con i capelli tatuati, cadaveri eccellenti rosi dall'invidia ed affetti da demenza senile. Ma non possono non rendersi conto che questo vento nuovo che spira potrebbe davvero riaccendere fuochi che credevano ormai di aver spento con la droga mediatica che, fino a ieri, usavano per addormentare le coscienze. Fanno buon viso a cattivo gioco; cercano, con dialettici voli pindarici, di dimostrare l'indimostrabile e di giustificare l'ingiustificabile, ma il fatto e' uno solo ed e' ineluttabile: non se li incula piu' nessuno.

Anche se per il momento credono di poter contare sul supporto di qualche "tossico irrecuperabile", col passare del tempo vedranno sempre piu' assottigliarsi le fila dei loro sostenitori ed ingrossarsi quelle degli oppositori.

In televisione, i tuttologi della minkia, loro amici, dicono che l'uomo nero abbia vinto solo a causa della crisi finanziaria. Non e' vero. La crisi finanziaria l'ha fatto stra-vincere, ma fin da subito la sua vittoria e' sempre stata molto probabile e mai i sondaggi l'hanno visto soccombere nei confronti dell'altro candidato.

Dicono anche che non riuscira' a mettere in pratica tutto cio' che ha promesso. Che gli ostacoli che dovra' superara saranno insormontabili. Mi chiedo come facciano a saperlo. Leggono forse il futuro oppure, semplicemente, leggono "Libero"? E se sbagliassero? Se l'uomo nero avesse gia' le ricette pronte? Se fosse sincero, serio e onesto?

Inconcepibile per coloro che la sincerita', la serieta' e l'onesta' non sanno assolutamente cosa siano, ma se quest'uomo volesse davvero passare alla Storia, se sentisse davvero il peso del suo ruolo, se non volesse sprecare l'occasione che gli e' stata donata e prevedesse le conseguenze di un suo eventuale fallimento? Un fallimento che non significherebbe solo un insuccesso personale, ma quello di tutto il suo popolo.

Sono pronta a scommettere che, un giorno, su qualche banconota ci sara' la sua effige, non certo quella del suo predecessore, e chi spera di vederlo soccombere politicamente oppure sotto i colpi di un'arma da fuoco brandita da qualche nazista pilotato da qualche lobby delle armi o del petrolio, credo che dovra' convivere a lungo con la frustrazione perche' quel volto e' il volto di un uomo che vuole cambiare e migliorare il mondo e niente lo fara' retrocedere.

E questi non sono piu' i tempi in cui i presidenti venivano mandati al macello a teatro o per le strade di Dallas.

martedì 4 novembre 2008

18
comments
Povera cara...

Lei prega. Prega e spera. La Fede e' una gran cosa perche' chi la possiede puo' contare su un alleato assai potente. Un alleato che quasi sicuramente dara' ascolto alle sue preghiere. E domani la fara' risvegliare Vice Presidente per il bene di tutta l'Umanita'. Alleluia!
Ma... che cosa accadrebbe se cio' per cui lei prega non si avverasse? Come potrebbe guardarsi allo specchio, dopo, cosi' bella, cosi' bianca, cosi' pura, sapendo che un nero dallo strano nome un po' islamico le fosse preferito? Significherebbe che di lei il grande alleato se ne frega? Come potrebbe sopportarlo?

Povera cara... piu' nessun attacco nucleare all'Iran, niente piu' embargo a Cuba, niente piu' Guantanamo, e forse neanche piu' alci da ammazzare. Una vera disdetta!

Cosa accadrebbe domani, qualora la realta' le dimostrasse che qualcuno piu' in alto, nonostante tutte le sue devote preghiere, dovesse decidere non per il bene dell'Umanita' ma, sciaguratamente, per un mondo in cui i neri si insediassero alla Casa Bianca? Forse tutto cio' le parrebbe un ossimoro, ma mi chiedo: le resterebbe ancora la Fede e la voglia di pregare?


Usa: Palin, Prego Per Svegliarmi Domani Vice Presidente

Wasilla, 4 nov. - (Adnkronos/Dpa) - Sarah Palin ostenta "ottimismo e fiducia" fuori dai seggi di Wasilla, dove ha votato. "Io spero, prego e credo che potro' svegliarmi come vice presidente eletta", ha detto la governatrice dell'Alaska, parlando ai giornalisti, con al fianco il marito Todd. "So che si tratta di un evento storico, qualunque sia il ticket che vincera'", ha aggiunto la Palin, che si e' detta contenta di essere tornata nella citta' di cui e' stata anche sindaco al termine della lunga campagna elettorale. "E' bello essere a casa, perche' io saro' sempre Sarah dell'Alaska", ha chiosato la candidata vice presidente, che nelle prossime ore si unira' a John McCain per seguire con lui da Phoenix i risultati del voto.

lunedì 3 novembre 2008

21
comments
Una zingara come me

Ha 32 anni, adora i bambini, ama la sua gente, ha studiato e si e' laureata. A chi le chiede: "Se avessi dei bambini li manderesti a chiedere l'elemosina?" Lei risponde: "Certo se avessi problemi economici, e se mi trattassero male come oggi vengono trattati gli zingari, allora non mi farei scrupoli". E' Dijana Pavlović, attrice di etnia Rom che dal 1999 vive e lavora a Milano.

«Internet e' una delle mie passioni, passo molto del mio tempo libero al computer. Cerco informazioni per me, faccio ricerche per il mio lavoro, su teatro e scrittori. Anche sui Rom, internet e' uno dei pochi luoghi dove trovare notizie, senza doversi perdere nell'informazione pilotata o di parte. Detto cosi', sembra quasi ingenuo, ma sono convinta che internet e i blog siano ormai l'unica maniera per capire qualcosa e trovare le informazioni che altrimenti non passano ai telegiornali. Dove la trovi altrimenti la lista delle cinquanta persone condannate in via definitiva e sedute in Parlamento. Dove gli ultimi tagli del ministero alla scuola?
Il problema non e' la troppa informazione, ma di trovare qualcosa che vada fuori dai soliti binari. Tutti vogliono subito una “verita' pronta”, abbiamo poco tempo e invece il tempo serve se vuoi farti un'opinione. Meglio molta informazione che nessuna!»


Quando ho letto la sua intervista (datata 12 gennaio 2006) non sono rimasta particolarmente sorpresa; donne come lei ne ho conosciute, e per tutte provo una forte affinita' elettiva, qualcosa che ritengo sia da attribuirsi al legame genetico e culturale, per cui credo che chi possiede quella qualita' stupenda che e' la curiosita', trovera' interessante conoscere la storia di questa zingara che, per certi versi, per cio' che si puo' intuire dalle sue parole un po' mi assomiglia. D'altronde ho sempre detto che fra la professione di escort e quella di attrice non esiste una sostanziale differenza .

Cosi' e' iniziata la lunga chiacchierata con Dijana Pavlović. La prima domanda, rotto il ghiaccio, e' stata quella di raccontare qualcosa di se'.

«Sono nata nel 1976 a Vrnjačka Banja, un comune di 200.000 abitanti nel centro della Serbia, molto noto per le terme, a 200 km. da Belgrado. I miei genitori sono Rom, ma da generazioni vivevano con la comunita' serba.
I miei nonni erano molto piu' legati alla cultura e alla lingua, mio nonno era maniscalco un'occupazione tradizionale tra i Rom. I miei genitori invece si erano affrancati dalla tradizione, erano andati a scuola: mia madre aveva studiato elettrotecnica, mio padre dirigeva un piccolo negozio.
Ho passato la mia prima infanzia con il comunismo, che verso i Rom era molto, come dire, “protettivo”: i principi erano quelli di fratellanza, uguaglianza, liberta', il razzismo non era tollerato, i libri erano passati dallo stato.
Io ero l'unica Romni' della scuola. Li' sono venuta a conoscenza della mia origine, quando a 7 anni una mia compagna di classe mi ha detto: “Oggi tu hai avuto il voto piu' alto, ma resti una zingara!”. Tornata a casa, ho quasi “torturato” i miei genitori perche' mi spiegassero perche' quella bambina mi avesse parlato cosi' e mia madre mi disse: “C'e' una cosa peggiore di esser zingari: essere maleducati!”
E' stata una cosa che ha deciso la mia vita. Da allora mi sono sempre imposta di essere “la piu' brava” in tutto. Ho poi frequentato il liceo scientifico, e mi sono diplomata che ero gia' iscritta all'Accademia di Arte Drammatica di Belgrado, unica Rom iscritta. Mi sono laureata.»


Come sei arrivata in Italia?

«Nel frattempo, c'era stato il collasso del comunismo e il difficile passaggio alla democrazia, con la conseguente crisi economica, battaglie politiche, proteste degli studenti. Io vivevo da sola a Belgrado e la vita era sempre piu' difficile.
Durante un festival internazionale, ho conosciuto Claudio, il mio futuro marito, un italiano.
Era un periodo molto confuso, e nel 1999 sono venuta in Italia. Mi sono sposata qua.
Arrivata in Italia, parlavo serbo e inglese. Cosi' l'italiano l'ho studiato qua.
Dopo 3 mesi che ero in Italia, sono iniziati i bombardamenti in Serbia. E' stato il periodo piu' brutto della mia vita: mio padre era al fronte e io sempre al telefono per avere notizie. Con difficolta' ho iniziato anche a lavorare in teatro.»


Come stanno i tuoi?

«Tutti salvi, per fortuna. Ma il paese e' distrutto, manca il lavoro. Inoltre, il razzismo che prima era sconosciuto, e' esploso con violenza, soprattutto in Vojvodina, dove studia mio fratello. Lui e' molto piu' scuro di me, e mi raccomando sempre che stia attento.»

Come sono stati i primi tempi in Italia?

«Problemi: forse il fatto di essere serba in Italia, proprio mentre la Serbia era accusata di crimini internazionali e io passavo il mio tempo al telefono con la preoccupazione per i miei sotto le bombe...
Sposando un attore, frequentando quell'ambiente, non ho mai avuto problemi di razzismo. Qualche difficolta' e' subentrata dopo, continua anche adesso, quando dico che sono Rom.
Le mie radici avevo cominciato a riscoprirle in Serbia, come reazione ai miei che se ne erano dimenticati, rivendicavo l'orgoglio di essere Rom, le cose belle della mia origine.»


Regalane qualcuna ai lettori.

  • Il temperamento, l'anima, la personalita': improvvisare l'allegria anche nei momenti piu' tristi, questo mi aiuta molto nel lavoro (e anche nella vita);
  • vivere una situazione schizofrenica in un ambiente estraneo: integrazione totale e crisi di identita';
  • vivere le passioni: gli occidentali tendono a contenersi e a mantenere un atteggiamento di facciata. Ma anche il senso del sopravvivere, sono convinta che questo fa parte del patrimonio genetico di tutti, ma in occidente la gente e', come dire, “iperprotetta” e non ha piu' questo senso di sopravvivenza;
  • infine, mi piace il mio aspetto fisico, gli occhi...
«Mantengo l'adattabilita' classica del Rom, ma sono molto rigida nei miei principi. So di non confondere il recitare con la vita reale: a teatro usi una tecnica, hai un copione. Quando hai davanti una persona, non puoi nasconderti.»

Reciterai a Milano, con un pezzo impegnativo sulla Porrajmos.

«E' un'idea che si è formata man mano, sino a coinvolgermi totalmente.
Nel 2000 ho fatto un progetto assieme a mio marito Claudio Migliavacca: abbiamo portato in Italia una raccolta di poesie popolari e d'autore dei Rom serbi, che ho tradotto in italiano. Le abbiamo presentate nello spettacolo teatrale “Sentiero color cenere” (che poi sarebbe il colore dei Rom di Serbia). Li' e' cominciata anche la collaborazione col gruppo musicale dei Rhapsodija Trio.
Lo spettacolo trattava i temi fondamentali della cultura rom: i bambini, il rapporto con dio e la morte, i cavalli, il viaggio, la criminalita' (perché no?), la magia...
Una volta, abbiamo invitato Maurizio Pagani e Giorgio Bezzecchi dell'Opera Nomadi di Milano, e poi ci siamo persi di vista. Ci siamo reincontrati nuovamente alla registrazione di una trasmissione televisiva. Li', ha preso vita l'idea di “Porrajmos, voci di uno sterminio dimenticato”.
Lo scopo e' raccontare la verita', farsi sentire, perche' ancora nessuno ne sa niente, o addirittura c'e' chi nega che sia successo. Mio marito e io abbiamo voluto correre il rischio di raccontare.
Sono due storie: quella di Barbara Richter, una bambina rom della Repubblica Ceca portata ad Auschwitz. Maurizio Pagani aveva trovato questa storia su Lacio Drom e mi aveva proposto di leggerla per vedere se andava bene.
La storia di Barbara Richter, viaggia accanto a quella di Mile, un bambino rom yugoslavo, sepolto come molti in quell'epoca, in una fossa comune. Mile l'ho incontrato e tradotto in italiano da un racconto di Miroslav Antić, che in quel periodo viveva accanto alla Mahala.
La sfida era: come affrontare un testo cosi' difficile e pesante? Cercando di restituire anche il sentire di un bambino rom ad Auschwitz: si fissavano su alcuni giochi per evadere con la fantasia. E' stata la strada per parlare della mia cultura, della poesia: Barbara che con un mucchio di fango costruisce un pupazzo, e il pupazzo diventera' uno zingaro, che sara' un grande musicista conosciuto in tutto il mondo. Il musicista immaginario che l'aiutera' nei momenti piu' brutti, un pupazzo di fango nella tasca della sua divisa e le raccontera' di centauri e cavalli...
Ultima cosa: e' una lettura spettacolo, dove oltre che le due storie c'e' anche la parte legata alla Storia, si percorre il momento storico, anno per anno, (un po' come un documentario). Le due recite sono accompagnate da diapositive e musiche dal vivo. E non dimenticate che Giorgio Bezzecchi leggera' le poesie in lingua romanès.
Dura un'ora, all'origine molto di piu', ma è stato necessario procedere a molti tagli, anche dolorosi.
L'idea era di arrivare dai campi di sterminio ai campi nomadi di oggi. Vedremo se ce l'abbiamo fatta.»


La II guerra mondiale ha toccato anche la tua famiglia?

«Sai che tra di noi, soprattutto tra i piu' anziani, c'e' ancora reticenza e vergogna a parlarne. Mio nonno non ha mai voluto farlo.
So che dove vivevano allora i miei, i tedeschi giravano la notte a fucilare i Rom. C'era un dottore di un paese vicino al mio. Ancora oggi ogni anno tutti i Rom gli portano i fiori sulla tomba, perche' in periodo di guerra, proprio all'ingresso della Mahala, lui scrisse un cartello in tedesco: “ATTENZIONE, C'E' LA PESTE”, salvando la vita agli abitanti.»


Sei anche mediatrice culturale.

«E' capitato durante le prove di teatro. C'era l'opportunita' di lavorare nella scuola.
Sto con i bambini in classe, anche se il ruolo non mi e' ancora del tutto chiaro. Devo coinvolgere tutti, sia nello studio che nella ricreazione. Mi piacerebbe fare un laboratorio teatrale, ma e' prematuro, incombono le esigenze primarie: studiare e la frequenza.»


Ti e' mai capitato di trasmettere quel tuo sentimento di quando eri bambina: dimostrare sempre che eri piu' capace e piu' determinata?

«Vedi, gia' allora me lo ero imposto, e non lo rinnego. Ma questa scelta mi ha comportato anche un prezzo alto da pagare, e oggi non mi sento di dare la stessa responsabilita' ai bambini che si trovano in quella situazione.
La situazione in Italia e' terribile per loro e c'e' bisogno di investire, sui bambini e sull'istruzione. Una via bisogna trovarla: Rom, Italiani, chi puo'.»


Per finire, lo spettacolo sulla Porrajmos sara' presentato anche in altre citta' oltre Milano?

«Questo, bisognera' chiederlo a Pagani. Io voglio “portarlo” al 24 gennaio come si deve. E non e' facile, perche' l'ho vissuta molto questa recita, come una parte di me, che va oltre il momento storico.»

domenica 2 novembre 2008

9
comments
Aforismi di un profeta

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.

• Il linguaggio politico e' concepito in modo che le menzogne suonino sincere e l'omicidio rispettabile, e per dare una parvenza di solidita' all'aria.

• Nel tempo dell'inganno universale dire la verita' e' un atto rivoluzionario.

• Le piu' belle scene letterarie ambientate in un bordello sono state scritte, senza eccezione, da pii credenti o da pii miscredenti.

• Gli animali da fuori guardavano il maiale e poi l'uomo, poi l'uomo e ancora il maiale: ma era ormai impossibile dire chi era l'uno e chi l'altro.

(George Orwell - Motihari, 25 giugno 1903 – Londra, 21 gennaio 1950)

39
comments
Giudici e Profeti

...indegnita', disprezzo per i cittadini, manipolazione di denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, i banchieri, connivenza con la mafia, alto tradimento in favore di una nazione straniera, collaborazione con la CIA, uso illecito di enti come il SID, responsabilita' nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna, distruzione paesaggistica e urbanistica dell'Italia, responsabilita' delle degradazione antropologica degli italiani, responsabilita' della condizione, come si usa dire, paurosa delle scuole, degli ospedali e di ogni opera pubblica primaria, responsabilita' dell'abbandono selvaggio delle campagne, responsabilita' dell'esplosione della cultura di Massa e dei Mass Media, responsabilita' della stupidita' delittuosa della televisione, responsabilita' del decadimento della Chiesa e infine, oltre a tutto il resto, magari anche distribuzione borbonica di cariche pubbliche ad adulatori. Ecco l'elenco, l'elenco morale dei reati commessi da coloro che hanno governato l'Italia negli ultimi trent'anni...

(Pier Paolo Pasolini - Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975)

6
comments
'A livella

Ogn'anno, il due novembre, c'e' l'usanza

per i defunti andare al Cimitero. 


Ognuno ll'adda fa' chesta crianza;

ognuno adda tene' chistu penziero.


Ogn'anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,


anch'io ci vado, e con dei fiori adorno 

il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.


St'anno m'e' capitato 'navventura...

dopo di aver compiuto il triste omaggio.


Madonna! si ce penzo, e che paura!
Ma po' facette un'anema e curaggio.

'O fatto e' chisto, statemi a sentire:

s'avvicinava ll'ora d'a' chiusura:


io, tomo tomo, stavo per uscire 

buttando un occhio a qualche sepoltura.


"Qui dorme in pace il nobile marchese

signore di Rovigo e di Belluno


ardimentoso eroe di mille imprese 

morto l'11 maggio del '31"

'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...

sotto 'na croce fatta 'e lampadine;


tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto: 

cannele, cannelotte e sei lumine.


Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore

nce stava 'n 'ata tomba piccerella, 


abbandunata, senza manco un fiore;

pe' segno, sulamente 'na crucella.

E ncoppa 'a croce appena se liggeva:

"Esposito Gennaro - netturbino":


guardannola, che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!


Questa e' la vita! 'ncapo a me penzavo...

chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!


Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?

Mentre fantasticavo stu penziero, 

s'era ggia' fatta quase mezanotte,


e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero, 

muorto 'e paura... nnanze 'e cannelotte.


Tutto a 'nu tratto, che veco 'a luntano?

Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...


Penzaje: stu fatto a me mme pare strano...

Stongo scetato... dormo,o e' fantasia?

Ate che fantasia; era 'o Marchese:

c'o' tubbo, 'a caramella e c'o' pastrano;


chill'ato apriesso a isso un brutto arnese; 

tutto fetente e cu 'nascopa mmano.


E chillo certamente e' don Gennaro...

'o muorto puveriello... 'o scupatore.


'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro: 

so' muorte e se ritirano a chest'ora?

Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,

quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,


s'avota e tomo tomo... calmo calmo,

dicette a don Gennaro: "Giovanotto!


Da Voi vorrei saper, vile carogna,

con quale ardire e come avete osato


di farvi seppellir, per mia vergogna, 

accanto a me che sono blasonato!

La casta e' casta e va, si', rispettata, 

ma Voi perdeste il senso e la misura;


la Vostra salma andava, si', inumata; 

ma seppellita nella spazzatura!


Ancora oltre sopportar non posso 

la Vostra vicinanza puzzolente,


fa d'uopo, quindi,che cerchiate un fosso 

tra i vostri pari, tra la vostra gente".

"Signor Marchese, nun e' colpa mia,

i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;


mia moglie e' stata a ffa' sta fesseria,

i'che putevo fa' si ero muorto?


Si fosse vivo ve farrei cuntento,

pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse


e proprio mo, obbj'... 'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".

"E cosa aspetti, oh turpe malcreato,

che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?


Se io non fossi stato un titolato

avrei gia' dato piglio alla violenza!"


"Famme vede'... piglia sta violenza...

'a verità, Marche', mme so' scucciato


'e te senti; e si perdo 'a pacienza,

mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...

Ma chi te cride d'essere... nu ddio?

Cca' dinto, 'o vvuo capi, ca simmo eguale?...


Muorto si' tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato e' tale e quale".


"Lurido porco!... Come ti permetti

paragonarti a me ch'ebbi natali


illustri, nobilissimi e perfetti,

da fare invidia a Principi Reali?"

"Tu qua' Natale... Pasca e Ppifania!!!

T'o vvuo' mettere 'ncapo... 'int'a cervella

che staje malato ancora e' fantasia?...

'A morte 'o ssaje ched''e?... E' una livella.


'Nu rre, 'nu maggistrato, 'nu grand'ommo, 

trasenno stu canciello ha fatt'o punto


c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme:

tu nu t'he' fatto ancora chistu cunto?

Percio', stamme a ssenti... nun fa''o restivo,

suppuorteme vicino-che te 'mporta?


Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:

nuje simmo serie... appartenimmo a' morte!"


(Antonio De Curtis - Napoli, 15 febbraio 1898 – Roma, 15 aprile 1967)

sabato 1 novembre 2008

4
comments
La Rosa di Kazanlak

Nella Citta’ Invisibile la giornata inizia alle sei del mattino. Quando mi sono svegliata era ancora buio, il sole sarebbe arrivato solo una ventina di minuti dopo. Se il cielo e’ sgombro da nubi lo si puo’ vedere sorgere oltre Kisvárda, da dietro i Carpazi e riflettersi nel Tisza trasformandolo in un lungo nastro dorato; ma la mia camera non ha finestre che si affacciano ad Est. Ancora avvolta dal tepore del sonno per primo ho avvertito il profumo della colazione che, dalla cucina, saliva e si diffondeva penetrandomi le narici; poi sono arrivati i rumori frammisti alle voci delle mie sorelle che, come me, si stavano destando pronte ad una nuova giornata di lavoro.

L’elemento su cui si fonda questa kumpània e’ la famiglia, e come una famiglia e’ strutturata. E’ stato deciso di tenere ben salde le radici che ci accomunano, indipendentemente da dove ciascuna di noi e’ nata.
L’organizzazione e’ quindi fondamentalmente orizzontale; siamo tutte sorelle, accettate dalle altre in quanto ciascuna ha un ruolo ben preciso. Non esiste chi comanda. Le uniche gerarchie rispettate sono quelle presenti all’interno di una famiglia tzigana: l’anziana, la madre oppure l’essere reputata saggia.
Chi ha sangue tzigano che scorre nelle vene non abbandonera' mai le persone anziane perche' esse conservano la memoria delle tradizioni e, con la loro esperienza, aiutano chi e’ giovane a superare quei momenti difficili che inevitabilmente e ciclicamente nella vita tendono a ripetersi.

Nella Citta' Invisibile sporadicamente puo' giungere qualche girovaga. A volte resta solo poco tempo, capisce che la vita stanziale non le si addice e se ne va; a volte invece sceglie di restare. Rosita e' arrivata da poco, ma ha gia' scelto.
Stamattina toccava a lei il compito di assistere Erika in cucina. E' stata da me poeticamente rinominata “Rosa di Kazanlak” perche’ nata nella valle situata fra le catene montuose di Stara Planina e Sredna Gora, nei pressi della citta’ Kazanlak in Bulgaria, dove fin dal XVII secolo si coltiva la famosa rosa che e’ alla base di molti profumi di qualita’.

La Bulgaria, prima della disgregazione del sistema sovietico, aveva una situazione socio-economica migliore di quella di altri Paesi vicini come Romania, Macedonia e Ucraina. Nel 1989, quasi tutti avevano un impiego e gli zingari, proprio in Bulgaria, avevano il piu’ alto tasso di occupazione esistente al mondo. Ma dopo la caduta del Comunismo la disoccupazione e' aumentata in modo esponenziale, moltissime persone hanno perso il lavoro e gli zingari sono stati i primi a subirne le conseguenze.
Se prima non era possibile distinguere lo stile di vita di chi era zingaro da chi non lo era (lavoravano, mandavano i bambini a scuola, avevano accesso al sistema sanitario), con la trasformazione sociale e' iniziata l’emarginazione. Quanti avevano vissuto nelle piccole cittadine dove la disoccupazione era pressoche’ totale hanno dovuto migrare nelle citta’ piu’ grandi, nei cosiddetti ghetti urbani dove si sono dedicati sempre piu' ad attivita' illecite.

Ed e’ proprio in uno di questi ghetti, quello di Fakulteta, il quartiere in cui vive la meta' dei Rom di Sofia, dove enormi blocchi di appartamenti d’epoca sovietica si mescolano alla vegetazione ed all'immondizia, che Rosita s’era perduta. La’ ha vagato a lungo, arrangiandosi come ha potuto, fin quando ha incontrato chi le ha indicato la strada per ricongiungersi alla sua famiglia nella Citta' Invisibile dove ogni giorno si ripete, uguale.

Misura la forza della tua Password

Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

Web Statistics