lunedì 27 ottobre 2008

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Niente di cui preoccuparsi


Se non mi vedete molto attiva e presente sul web in questi ultimi giorni e' perche' sono, come spesso accade in questo periodo, molto impegnata per lavoro. Oltre a cio' ho voglia di dedicare un po' di tempo agli affetti ed alle amicizie che fanno parte della mia realta'.

Niente di cui preoccuparsi, quindi. Fra pochi giorni saro' di ritorno, anche se continuero' a tener d'occhio il blog, a moderare gli eventuali commenti e a partecipare, sporadicamente, ad alcune delle discussioni in MenteCritica.

venerdì 24 ottobre 2008

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E poi c'e' chi non crede...

Roma, 24 ott. - (Adnkronos) - C'e' il bisogno di ''nuove regole che riguardano i mercati''. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, oggi a Pechino per il vertice Asem, parlando della crisi finanziaria che ha investito i mercati internazionali. ''Tutti -ha assicurato il presidente del Consiglio ai microfoni del Tg3- hanno concordato sul fatto che ci devono essere nuove regole''. Servono regole e controlli, ha insistito il Cavaliere.

HANG SENG INDEX: -8,30%

E poi c'e' chi non crede che porti sfiga!

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Ancora poco e ci siamo

La ripresa e' vicina. Almeno parzialmente, almeno quella che riguarda la finanza, voglio dire. Per la crisi economica reale, invece, quella che alla classe dirigente, ai manager con compensi milionari oppure ai politici con pensioni stratosferiche non interessa (tanto i soldi per una pinacolada alle Mauritius, per loro, non mancheranno mai), si dovra' attendere un anno, forse due, o anche tre; ma il "popolino" ha la pelle dura e puo' sopportare persino di peggio.

E poi, con le varie rottamazioni previste dal Governo, si potra' cambiare l'auto, ed anche gli elettrodomestici. Volete mettere il vantaggio, dopo una bella scorrazzata con la nuova Punto superaccessoriata, di tornare a casa e prepararsi un pranzetto con il nuovo forno a microonde per poi spaparanzarsi sul divano davanti al nuovissimo, stupendo "plasma" 42 pollici?

Una libidine!

Comunque la crisi finanziaria incombente, la cui storia era gia' scritta nei grafici, oltre che nei fatti, avra' un punto d'arresto in occasione delle imminenti elezioni che consacreranno Obama come il primo presidente nero nella storia degli States.

Se non gli sparano prima...

Cosa non improbabile visti i precedenti in quel fantasmagorico Paese che e' l'Unione degli Stati Americani.

Chi dunque non ha "mollato" le posizioni azionarie nei giorni scorsi (come consigliato dai Tarocchi di Nagyanya), a questo punto puo' anche attendere che arrivi il momento d'inversione del trend. Che ci sara', non dubitate. Ancora un 10-15% di ribasso, cosi' da arrivare con gli indici ai livelli minimi del 2002-2003 e poi, per un mesetto almeno, vedremo risalire il tutto.

Al 4 novembre manca ormai poco.

giovedì 23 ottobre 2008

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Una su seicentoventidue milioni

- Sarebbe un peccato farsi sfuggire un’opportunita’ del genere, non e' vero signorina?

Chi stava rivolgendosi a me con atteggiamento complice, era un’anziana signora, anche lei con la schedina in mano ed in fila come tutti, ad attendere il proprio turno per giocare. Avevo deciso di farlo anche io. Nonostante fossi da sempre contraria ad ogni gioco in cui fosse esclusivamente coinvolta la sorte, cento milioni di euro era una cifra che effettivamente faceva gola.

Se persino Paris Hilton era caduta in tentazione, ed aveva acquistato trecento schedine, non dovevo meravigliarmi di tutte quelle persone, in coda per tentare la fortuna, sui cui volti si potevano leggere i sogni, i desideri e le speranze, tutte quante affidate a quel piccolo rettangolo di carta che racchiudeva la combinazione vincente.

Anche se matematicamente la probabilita' di ritirare il premio era inferiore di molto a quella di essere investiti da un'auto sul marciapiede, prima o poi qualcuno sarebbe stato baciato dalla fortuna... ed allora, perche’ non tentare?

Da qualche parte avevo letto che c'era una probabilita' su seicentoventidue milioni che uscissero sei numeri diversi, scelti fra una rosa di novanta, ma fino al momento dell’estrazione tutti quanti avrebbero potuto immaginarsi vincitori.

C’e’ un momento in cui le regole matematiche non valgono; c’e’ un momento in cui, come nel paradosso del gatto di Schrödinger, la vincita e’ concreta, tangibile... vera, esattamente come lo e' la "non vincita", ma l'animo umano tende a cancellare questa seconda possibilita'. Almeno fintanto che i numeri non vengono rivelati, i sogni hanno modo di materializzarsi i desideri possono avverarsi, le speranze vengono sostituite dalle certezze... e la vita appare piu' bella. Cosa si puo’ acquistare di piu’ per pochi euro?

- Mi perdoni – chiesi sperando di aver trovato una persona gentile che forse sarebbe stata disponibile ad aiutarmi – forse lei potra’ spiegarmi come si compila la schedina.

- Benedetta signorina, vuol dirmi che non ha mai gocato al superenalotto?

- Ehm… no… sa, sono straniera – mentii – e non sono molto pratica...

- Ma e’ semplicissimo! Basta che segni con una penna i sei numeri che intende giocare. Vede? Sono gia’ stampati, lei deve solo farci un pallino sopra, ma si assicuri che siano proprio sei altrimenti la schedina non e’ valida.

- Ah… comprendo… il fatto e’ che non ho una penna con me e...

- Aspetti… – disse tirando fuori una penna biro dalla borsetta - ma la vedo alquanto impacciata, suvvia, stavolta l’aiuto io a riempirla. Che numeri desidera giocare?

- Beh, allora: 1, 2, 3, 4, 5, 6!

- E’ sicura che vuol giocare proprio questi numeri? - disse la signora sgranando gli occhi.

- Si’, perche’? Ci sono dei problemi?

- No… e’ che questi numeri non usciranno mai… e’ impossibile che escano. Sei numeri di fila non si e’ mai visto…dovrebbe essere superfortunata se le uscissero proprio questi.

- E perche’ non dovrebbero uscire? Sono sei numeri. Sono esattamente come altri. Lei che numeri gioca?

- Oh, io ho fatto un sogno sa? Me li ha dati la buonanima di mio marito, pace all'anima sua, e li gioco ormai da sempre… chissa’ che non sia la volta buona, questa.

- Quindi se giocassi sei numeri a caso, presi un po’ qua ed un po’ la’, le probabilita’ di vincita aumenterebbero?

- Non saprei. Magari sapessi quali sono i numeri che usciranno, signorina, li giocherei subito! Ma sicuramente 1, 2 3, 4, 5, 6 mi pare assai improbabile che escano, ma se lei vuole le segno quelli.

- No grazie signora, credo di aver bisogno di “studiare" il gioco ancora per un po' prima di tentare la fortuna. Le avevo confessato di non essere pratica – le dissi accomiatandomi e sorridendole – spero che perdonera’ queste mie “stranezze” dovute alla mia palese inesperienza.

Uscii dalla ricevitoria appallottolando quel rettangolino di carta mai compilato che, fino ad un attimo prima, avrebbe potuto essere il mio "biglietto" per il Paradiso. Prima di gettarlo nel cestino mi voltai ad osservare ancora una volta quei volti in cui si poteva leggere la speranza di una vita diversa.

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Arbeit macht frei

Trieste, 23 ott. - (Adnkronos) - Per allestire i campi nomadi "le risorse finanziarie si troveranno". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, a Trieste, a margine di una serie di impegni. Della vicenda, Maroni ha confermato di avere gia' parlato con il collega Giulio Tremonti: "E' tutto a posto", ha precisato.

E poi ha aggiunto: "Abbiamo gia' dato incarico di preparare le insegne da apporre all'entrata dei campi ed abbiamo deciso per qualcosa che facesse pensare alla liberta' ed al lavoro".

mercoledì 22 ottobre 2008

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Cio' che cambiera' il mondo

(ANSA) - ROMA, 22 OTT - Sono 12.346 le persone censite nei campi rom di Roma, Napoli e Milano. 5.436 sono minori con tasso di scolarizzazione 'molto basso'. I dati sono stati forniti dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Sono 167 i campi che sono stati censiti, 124 dei quali abusivi e solo 43 autorizzati. Dall'inizio di giugno, quando e' cominciato il censimento nei campi nomadi, 'stimiamo che oltre 13 mila persone si siano allontanate volontariamente' per sottrarsi all'identificazione'.

E con questa notizia siamo a posto. Finalmente l'Umanita' procedera' piu' spedita verso il futuro, verso mete piu' ambiziose, inimmaginabili fino a solo pochi anni fa. Tutto cambiera'. La fame e la miseria saranno debellate, le malattie non rappresenteranno piu' un problema, l'istruzione sara' garantita a tutti, l'eta' media si allunghera' fino a 150 anni, le banche non falliranno, le borse risaliranno, le guerre finiranno, colonizzeremo Marte e persino i capelli di Berlusconi ricresceranno. Siamo ormai al miracolo.

lunedì 20 ottobre 2008

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La figlia di Ceauşescu

Quella rumena e’ stata la piu’ tremenda fra le dittature nei Paesi dell'Est Europa. Il regime si differenziava da quello delle altre repubbliche ex sovietiche soprattutto perche’ era fortemente basato sul culto della personalita’; un’oligarchia di trecento famiglie al cui vertice c’era quella del dittatore; un mix di quanto di piu’ inumano poteva esistere, che mescolava il peggio sia del comunismo sia del fascismo del quale la Romania non si era mai del tutto liberata.

I bambini che sono nati durante gli ultimi anni prima della caduta del Muro, vengono chiamati i figli di Ceauşescu. Il dittatore, infatti, verso la fine del suo sciagurato ventennio, si era messo in testa di raddoppiare la popolazione, ed imponeva ad ogni donna di partorire almeno cinque figli, altrimenti sarebbe stata penalizzata economicamente, se non addirittura ostracizzata.

Per motivi di propaganda veniva nascosta la mortalita’ infantile che comunque era molto alta. Per questo motivo esisteva addirittura una legge per cui tutti bambini dovevano essere registrati all’anagrafe solo ad un anno di eta’; cosi’ quelli che morivano prima non sarebbero risultati ufficialmente nati. Inoltre, quelli sfortunati che nascevano con handicap venivano tenuti confinati in istituti terribili, degni di un film dell’orrore, e le adozioni internazionali erano ostacolate, dovendo essere autorizzate dal dittatore in persona.

Il sistema il quel momento pero’ assicurava, anche se a salari molto bassi, il lavoro per tutti, ed il minimo vitale era comunque garantito, per cui la gente riusciva a sopravvivere, ma dopo la caduta del regime, con la liberalizzazione economica e la privatizzazione delle aziende, accaparrate fra l’altro dalla solita elite di piu’ ricchi che facevano parte anche della cricca dei dirigenti ai tempi della dittatura, vale a dire le solite trecento famiglie, tutto e’ tracollato, traducendosi in disoccupazione, miseria e fame.

Coloro che avevano molti figli difficilmente potevano avere i soldi per sopravvivere. I prezzi aumentavano ogni giorno mentre i salari erano sempre piu’ bassi. E’ stato cosi’ che molti bambini venivano abbandonati negli orfanotrofi dai genitori che non potevano piu’ far fronte alla miseria; e dagli orfanotrofi alla strada il passo e’ breve.

Nelle strade di Bucarest si sono formate delle vere e proprie comunita’ di giovani, ragazzi e bambini che, vivendo d’espedienti, rubando, prostituendosi, e cercando evasione nella droga, una volta cresciuti hanno generato altri bambini che oggi continuano a vivere sui marciapiedi, oppure nelle fogne calde e puzzolenti, sniffando colla, seguendo le orme dei loro genitori ed ereditando anche, in molti casi, la loro sieropositivita’.

Cio’ che e’ avvenuto (e che sta avvenendo) e’ molto simile alla situazione dei meninos de rua di Rio e di Lagos, con la differenza che i bambini di Bucarest devono fare i conti, oltre che con la fame la violenza e la droga, anche con le malattie provocate dal freddo e dalla pioggia. Questa e’ l’eredita’ lasciata da “nonno” Ceauşescu. Questa e’ la situazione dalla quale molte ragazze sono state, ancora bambine, avviate alla prostituzione.

Vera era stata abbandonata dalla sua famiglia che non poteva piu’ darle da mangiare. A 12 anni si era ritrovata per strada ed ha potuto sopravvivere solo accettando di subire violenze di ogni tipo, e poi prostituendosi vendendo il suo corpo ai pedofili di Bucarest, oppure ai turisti del sesso spesso provenienti dalla Germania o dall’Italia; bravi padri di famiglia, lavoratori che poi, tornando a casa, donavano ai loro figli, oltre ai souvenir acquistati al duty free, anche qualche amorevole carezza.

Ha vissuto in quel modo fino a quando, incinta, ha trovato rifugio in una citta’ invisibile, ove ha incontrato donne come lei, alcune provenienti da esperienze simili alle sue che dedicano la loro vita ad aiutare giovani esistenze, dando loro la possibilita’ di riappropriarsi di un futuro e di una nuova dignita’. La disassuefazione all’Aurolac e' stata lunga e difficile, ma alla fine a tutto ci si disabitua se realmente lo si vuole.

Oggi Vera ha 24 anni. Su di lei sono evidenti i segni di una vita sfortunata, e nel suo sguardo e’ spenta ogni luce di fresca gioventu’, ma ancora, se si riesce a scrutare in fondo ai suoi profondi occhi scuri senza che lei li abbassi, si puo’ scorgere il bagliore di una speranza.

domenica 19 ottobre 2008

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Necrologio

Al funerale di Joerg Haider, di cui ho visto qualche immagine trasmessa in TV, l'unica cosa che spiccava era il faccione di Borghezio, sinceramente dispiaciuto per l'amico prematuramente scomparso. Era li', poveretto, contrito dal dolore. Immagino quante volte lui ed il caro estinto abbiano discusso, amabilmente, sulla piacevole fine da far fare agli zingari ed a quelli con la pelle un po' piu' scura, oppure ai meridionali, che per Haider (presumo) fossero pure gli abitanti della Val Brembana, ma questo Borghezio non lo doveva sapere...

Pare che Haider fosse si' xenofobo, ma soprattutto si esprimesse con toni assai duri nei confronti di chi era omosessuale, e suppongo che Borghezio, anche su questo punto, dato che "i leghisti finocchi non sono" (cosi' dicono parlando di se stessi), fosse d'accordo con lui...

sabato 18 ottobre 2008

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Dei delitti e delle pene

"Secondo il Pm il coltello era impugnato da Amanda Knox autrice materiale del delitto, Rudy Guede teneva ferma la vittima e con la mano destra effettuava violenza digitale e anche genitale sulla vittima mentre Raffaele Sollecito partecipava sulla destra di Meredith, tenendola ferma. La ricostruzione effettuata e' quella che si ricava dagli atti e quella che ha sempre sostenuto la procura, ovvero tutti insieme i tre ragazzi hanno sviluppato l'omicidio, hanno partecipato in modo contemporaneo alla fase della violenza sessuale dove poi c'e' stata l'introduzione del coltello, da parte di Amanda Knox, con Sollecito che ha partecipato nel bloccare Mez".

Nella sua requisitoria Giuliano Minnini ha formulato la richiesta di ergastolo per Rudy Guede e rinvio a giudizio per Amanda e Raffaele.
Leggi QUI la notizia.

Cio' che non capisco e': perche', alla luce di queste accuse, e' stato chiesto subito l'ergastolo per il Rudy, mentre per l'Amanda ed il Raffaele solo il rinvio a giudizio?

Non esprimo altro, rifletto e tutto cio', il delitto, come secondo l'accusa si sarebbe svolto, lo sciacallaggio mediatico fatto sui due "fidanzatini" ritratti in foto mentre si abbracciavano e questa incongruenza giuridica fra il Rudy e gli altri due, mi fa venir voglia di prepararmi un te', per togliermi l'amaro sapore che sento in bocca.

venerdì 17 ottobre 2008

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Ragazze, attente ai bergamaschi

Ci sono stati giorni in cui i mass media italici ci hanno sommersi di notizie di cronaca nera indicando, come elemento discriminante, innanzi tutto quello della nazionalita' o l'etnia di chi commetteva i reati. Chi non ricorda ad esempio il fatto terribile del "rumeno" che uccise la donna a Roma? E poi le tante notizie che parlavano di "albanesi" rapinatori, "magrebini" spacciatori, "zingari" scippatori e rapitori di bimbi, e cosi' via.

E gli effetti di tutto cio' non hanno tardato a farsi vedere; questo continuo collegare il reato con la nazionalita' o l'etnia di chi lo compie immancabilmente induce l'opinione pubblica a considerare chi ha la pelle un po' piu' scura o comunque diversa, come un potenziale pericolo, e le violenze su Emmanuel a Parma, il linciaggio della ragazza marocchina a Varese, l'aggressione del cinese a Roma e la morte di Abdul a Milano, sono tragici avvenimenti frutto di un clima al quale concorre un certo tipo d'informazione dal tono indubbiamente razzista.

Perche' il razzismo parte anche da come vengono fatte filtrare le notizie. Da come viene messo l'accento, prima ancora che sul reato, sulla origine etnica del reo.

Per fare un esempio sarebbe come se, parlando di pedofili violentatori di tredicenni, si mettesse l'accento soprattutto sul fatto che l'ultimo della serie di questi schifosi e' "bergamasco".

giovedì 16 ottobre 2008

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Sondaggi

- Si’, pronto?

- Buon giorno, posso disturbarla? Sono Caia Semproni della Ipr marketing. Stiamo facendo un sondaggio e gradiremmo avere la sua opinione. Le rubo solo qualche minuto del suo tempo.

- Senta, se si tratta di qualche tipo di offerta commerciale le dico subito che non sono interessata…

- No, nessuna offerta. Solo alcune domande in merito all’indice di gradimento e di fiducia che gli italiani hanno nel loro governo.

- Mi perdoni signora… fra l’altro non sono neppure italica, per cui credo che il tema del sondaggio non mi riguardi. Comunque il mio giudizio e’ pessimo e la mia fiducia e’ da molti anni ormai sotto i tacchi.

- Capisco, ma sono solo poche domande. Non le prendero’ molto tempo…

Mi parve quasi di percepire un flebile “la prego”, in quelle parole, e poi la ragazza era gentile. Immaginai, all’altro capo del “filo” (chissa’ perche’ si continua a parlare di filo anche quando ormai piu’ nessun telefono lo ha piu’), una lavoratrice interinale o, come si usa dire, “a progetto”, assunta dalla societa’ tal dei tali appositamente per quel compito; dopodiche’ sarebbe stata licenziata. Concretamente una precaria; un lavoretto di pochi giorni, tanto per tirar su qualche centinaio di euro che, fra inflazione di qua e stagflazione di la’, le sarebbe bastato si’ e no per pagarsi qualche ricarica telefonica.

Un po’ mi fece tenerezza. Pensai a quel compito cosi’ ingrato che ormai persino chi aveva la laurea era costretto ad accettare se voleva lavorare. Tutto il giorno li’ a “sbattersi”, telefonando a decine di persone, ricevendo molte volte risposte secche e scortesi tipiche di chi si sentiva disturbato dalla solita intrusione telefonica.

D’altronde anche io non mi ero dimostrata diversa reagendo inizialmente in quel modo brusco, quasi seccata da un sistema che, molte societa’ di marketing avevano d’inventare improbabili “interviste” per vendere prodotti dei quali, onestamente, nessuno aveva realmente bisogno: carte di credito, abbonamenti, piani tariffari, tessere millemiglia…

l’Italia era diventata un immenso call center, e l’unico bene realmente prodotto era “la parola”. Si producevano “discorsi al telefono” come in una catena di montaggio, Qualcosa di simile a cio’ che accadeva molti anni prima quando, in un’Italia in piena espansione economica, si producevano automobili, elettrodomestici, capi d’abbigliamento e tutti quei beni di consumo che ormai in Italia non venivano piu' prodotti ed erano importati da quei Paesi che potevano contare su un costo della mano d’opera minore.

Quindi, mentre altrove di producevano reali beni di consumo, e si aumentava progressivamente il livello tecnologico, si investiva in ricerca, si creavano posti di lavoro, e si creava ricchezza, in Italia c'erano solo ragazzi con le cuffiette ed il microfono a fare domande a chi non aveva alcuna voglia di essere disturbato.

Molti affermavano che le cause di quel declino fossero le scellerate politiche economiche di alcuni governi basate sulle false illusioni e sull’indebitamento progressivo, per cui il sistema finanziario, da solo, doveva essere sufficiente a creare ricchezza. E durante la famosa crisi del 2008 l’Italia fu uno dei Paesi che piu’ risentirono degli effetti nefasti che cio' procuro’ sulla economia reale.

Acconsentii di rispondere alle domande. Da un lato perche’ volevo quasi fare un favore alla ragazza, dall’altro perche’ avevo sempre letto quei sondaggi che misuravano la popolarita' del governo chiedendomi spesso chi fossero le persone interpellate per rispondere. Inoltre poteva essere una cosa divertente.

- Va bene signora, inizi pure con le domande.

- Grazie! – la sentii quasi sorridere al telefono - Prima domanda: lei quanta fiducia ripone nell’attuale governo? A-moltissima, B-molta, C-discreta, D-poca, E-scarsissima.

- Perche’ non c’e’ la risposta “nessuna fiducia”? Avrei dato quella…

- Mi dispiace… non e’ contemplata… mettiamo la “E”?

- Beh… veramente… ok, va bene… se non ci sono alternative metta pure “E”.

- Bene! Seconda domanda: e nel leader della coalizione quanta fiducia ripone? Sempre A, B, C, D o E…

- Ah… nel leader… immagino che parli di LUI…

- Si’, mi riferisco al cavalier…

- Alt! Ferma! Non dica quel nome per carita’ che’ oggi e’ gia’ una giornata che non promette nulla di buono. Comunque immagino che le opzioni siano le stesse della prima domanda e che non ci siano alternative; quindi metta ancora “E”.

- Ok! Terza domanda: secondo lei qual e’ l’uomo di governo piu’ popolare dopo il leader? A-Maroni, B-Tremonti, C-Brunetta, D-Alfano, E-Fini.

- Non da’ altri nomi, signora? Solo questi cinque?

- Ehm… no mi spiace… nessun altro nome.

- Strano che non sia contemplata anche qualche donna…

- Beh, in effetti... pero’ qui si parla esplicitamente di “uomo”…

- Beh, allora… uhm… non si puo’ evitare di rispondere alla domanda? Che so… lasciarla in bianco?

- Ehm… non credo…

- Allora metta “E’” anche qui. Non mi ricordo il nome che corrispondeva, ma uno vale l'altro, tanto per fare il tris… vabbe’, andiamo avanti… c’e’ anche una domanda che riguarda “la donna piu’ popolare” oppure “l’uomo piu’ impopolare”?

- No, era l’ultima domanda. La ringrazio per la cortese disponibilita’ e le auguro una buona giornata.

- Si figuri… sono io che ringrazio lei, signora. E’ stata un’esperienza, come dire, molto educativa.

Click!

Guardai sul display del telefonino il rapporto della chiamata: era indicato il numero di telefono dal quale proveniva, la durata della conversazione, l’ora e la data… 14 ottobre 2013. Ero quasi certa che l’indomani sul giornale avrei letto la consueta notizia riguardo all’indice di gradimento del governo sempre piu’ in crescita. E quel nanetto ce lo saremmo dovuto sorbire per altri cinque anni.

mercoledì 15 ottobre 2008

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Qui lo dico e qui lo nego 2 (La Vendetta)

Allora, cari investitori improvvisati, traders d'assalto "de noantri", analisti fancazzisti e tuttologi della minkia, li avete persi i soldini in borsa?

Io credo di si'.
(emoticon-sorrisino)

Credo di si' perche' non avete voluto dar ascolto ai Tarocchi magici di Nagyanya. Eppure eravate stati avvertiti, il 18 settembre scorso che qualsiasi "balzo" anche importante dell'indice doveva essere occasione di vendita, e non di acquisto euforico, perche' poi tutto sarebbe tornato a scendere. Fatto che si e' puntualmente verificato, fra ieri e oggi, annullando quasi completamente gli effetti della breve ripresa di lunedi' scorso.

Eppure eravate stati avvertiti che coloro che vi raccomandavano di tenere le azioni avrebbero messo in campo "improbabili" misure di salvataggio affinche' questi rimbalzi si verificassero, dando a loro l'occasione di vendere e lasciando (ancora un volta ahime') voi col "cerino in mano".

Il gioco della finanza e' spietato, popolato da esseri abietti o abbietti o anche abbbietti (metteteci quante "b" volete tanto, almeno queste, sono gratis), pronti a tutto pur di fregarvi. Se non si ha almeno una rudimentale bussola, uno scandaglio ed una fiaccola e' meglio non avventurarsi in alto mare con la nebbia. Soprattutto se gli avversari usano il radar, il sonar ed il GPS.

E non potete dire che non siete stati informati QUI.

Ho letto qualcosa in questi giorni, mentre me ne stavo tranquilla sulla riva del fiume aspettando di veder passare il cadavere di qualche scorpione.
:-) (altro-sorrisino)

Alcuni post in certi immondezzai, dove c'era chi invitava a seguire le parole del "miliardario ridens" ed illustrava QUI ai discepoli il momento piu' giusto per entrare in borsa; proprio il giorno in cui il mercato era al massimo dell'euforia in una palese trappola per torelli-polli.

Magari consigliando i fondi d'investimento Mediolanum...
:-) (piu'-che-un-sorrisino-un-ghigno)

Sarei quasi tentata di disegnare qui il grafico dell'indice S&P500 che si sviluppera' dei prossimi giorni, ma non lo faro'. Non voglio dare agli scorpioni superstiti alcuna indicazione. Dico solo che chi ha saputo muoversi in queste ultime tre settimane, andando un po' short ed un po' long (cioe' acquistando titoli oppure vendendoli allo scoperto) ha potuto realizzare piu' di quanto sia possibile con un semplice investimento azionario per 10 anni che', si sa, rende mediamente un 4-5% l'anno.

Qualcuno crede forse che i fondi d'investimento Mediolanum (o altri) siano "immacolati"? Crede forse che non abbiano al loro interno prodotti strutturati emessi dalle banche fallite o in procinto di fallire?

:-D (risatona)

Cari amici, cari analisti fancazzisti, cari traders d'assalto "de noantri", investitori improvvisati e tuttologi della minkia... la borsa non e' altro che un'enorme catena di Sant'Antonio a livello globale. Per guadagnare si deve essere fra i primi ad entrare e fra i primi ad uscire. Quando ormai "l'uomo della strada", chi di analisi fondamentale e tecnica ci capisce giusto una beata fava, chi non possiede la lungimiranza di intuire "dove" sta dirigendosi il mercato e, soprattutto, chi non possiede i Tarocchi magici di Nagyanya inizia a guadagnare qualcosa, per i parassitoidi e' gia' il momento di tirare i remi in barca e studiare un nuovo modo per creare l'ennesima bolla speculativa altrove.

Non si sa dove nascera' ma qualcuno gia' ha seminato per farla germogliare. Titoli di stato? Oro? Grano? Chi puo' dirlo?

Questa e' una delle prime cose che s'imparano frequentando certe scuole dove ci si prepara ad affrontare il mondo della borsa e della finanza, fra le cui materie di studio sono molto importanti la tecnica deduttiva e la psicologia delle masse. Perche' la borsa non e' fatta solo di "numeri"; e' fatta soprattutto dei "comportamenti umani" che "determinano" quei numeri.

Avete presente la Psicostoria asimoviana? Ecco, qualcosa di simile, e chi intuisce in anticipo in qualche modo riesce a salvare la pelle, perche' Wall Street non e' "il circolo del tresette di Borghetto Lodigiano". E' Pearl Harbour, Omaha beach, Dien Bien Phu, Nha Trang, l'Afghanistan e l'Iraq messi insieme. Solo i Rambo riescono ad uscirne vivi. Tutti gli altri, o stanno in trincea, o sono carne da macello.

Una piccola nota "purista" da parte di chi nella sua vita non ha saputo fare altro che la contadina, la puttana e la chiaroveggente; forse nessun giornale economico ne parlera', forse nessun analista importante lo dira', forse nessun tuttologo della minkia lo accennera', forse passera' completamente inosservato perche' nessuno lo conosce... si tratta di un ETF [1] correlato con l'indice sud africano.

Chi volete che in questi giorni di tsunami finanziario vada a guardare cosa fa la borsa del Sud Africa? Infatti non va guardata. Fa male, fidatevi.

Comunque, tanto per mostrare un po' queste mie gambe ed ostentare un po' le mie tette (virtuali), vorrei spendere due parole sul fatto che, in chiusura, proprio nell'ultimo minuto, il suddetto ETF era tutto in lettera, ed ha rotto il supporto relativo al minimo del giorno 10 ottobre scorso. Cio' significa che e' molto probabile la sua discesa fino al prossimo supporto che si trova, guarda caso, laddove l'S&P500 valeva 800 punti, nel 2003.

Prossimamente su questi schermi: "Qui lo dico e qui lo nego 3 (Il Ritorno)", ovvero "quando si avra' certezza che il trend avra' realmente concluso la sua corsa al ribasso?.
Stay tuned. :-) (sorrisino-finale)


[1] Gli ETF sono fondi comuni d'investimento che vengono pero' trattati come fossero titoli e generalmente sono correlati con gli indici di borsa settoriali oppure nazionali.

domenica 12 ottobre 2008

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Perche' i salmoni risalgono il fiume?

Osserva la natura…ne trarrai insegnamenti che niente e nessuno ti potranno mai dare, Tündér, ne’ i grandi maestri di vita, ne’ alcun libro importante, perche’ siamo ospiti qui, e lo siamo solo per il tempo che ci sara' consentito di restare. Dobbiamo rispettare le regole. E' comunque il destino degli zingari di togliere il campo e partire e bene o male, prima o poi, ce ne andremo tutti.”

Eri vecchia, Nagyanya, quando te ne sei andata. Credo di non aver ricordo di te se non con i capelli argentati, la pelle avvizzita, gli occhi stanchi. Ma in paese c’e’ ancora chi ti ricorda giovane: una tua vecchia amica sopravvissuta alle vicissitudini ed anche un antico spasimante, che riescono ancora a riconoscermi e che, quando m’incontrano, giurano che sono il tuo ritratto di quando avevi la mia eta’. Forse e' per questo che, quando sono a casa, mi ostino ad assomigliarti il piu’ possibile; il mio abbigliamento, il modo in cui mi pettino ed un po' tutto s’ispirano a te.

Forse sara’ perche’ ti ho voluto un bene immenso, forse sara’ perche’ cio’ che ho fatto nella vita l’ho fatto anche per te, forse sara’ perche' mi mancano le tue mani ad accarezzarmi i capelli, forse sara' perche' sei sempre nei miei pensieri, ma le parole che dicevi mi risuonano dentro come una musica eterna, ed assumono il significato della saggezza.

Magari saggezza non era, magari si trattava solo di farneticazioni di una vecchia zingara ignorante che parlava dissennatamente, magari tutte le convinzioni che ho sono errate, magari dovrei rivederle, modificarle, magari dovrei affidarmi a qualcuno, a uno bravo, un maestro di vita che mi faccia leggere tanti libri e che si curi di me smontando pezzo per pezzo tutte quante la mie convinzioni, che ne frantumi i cocci e li macini finemente fino a ridurli in poltiglia impalpabile, e poi la getti nel fiume, lasciandomi con niente in cui credere, niente da ricordare. Un foglio bianco su cui scrivere una nuova storia, piena di nuovi sogni, e di nuovi dubbi.

Forse dovrei. Ma non posso. Non voglio. Quando partii ero piena di dubbi e di sogni; ho percorso sentieri tortuosi, ardui, anche pericolosi per giungere ad avere delle certezze, per giungere ad avere dei ricordi, per giungere a cio’ che sono ora. Questa e’ la mia vita, non puo' essere altro che questa e non mi va di ricominciare. Non ho la forza ne’ la pazienza per affrontare di nuovo il cammino.

“Il fiume scorre in una sola direzione”, ripetevi, “dalla sorgente porta sempre al mare.” E’ come la vita, e mentre tu arrivavi al mare, io scaturivo dalla sorgente. E adesso? Adesso in quale punto del fiume mi trovo? Dicevi che non era possibile saperlo “perche’ non tutti i fiumi hanno la stessa lunghezza.”

Avevo anche io i miei sogni, sai? Ma adesso, a poco a poco, svaniscono, vengono divorati dai ricordi. Non e’ giusto Nagyanya. Non e’ giusto. Tutti dovremmo avere qualche sogno che ci aiuti a sopravvivere, perche’ quando i sogni saranno del tutto scomparsi, e a restarci saranno solo i ricordi, allora significhera’ che anche il viaggio sara’ giunto ormai alla fine.

Pero', ancora, riesco a sognare. Riesco ancora a farlo ma sento che non sara’ per molto. Presto anche io avro’ i capelli che diventeranno d’argento. Gia’ ho dovuto strapparmi un lungo capello che non era piu’ nero, Nagyanya. Che significa? Dimmelo tu.

Forse anche io, presto, avro’ la pelle avvizzita e gli occhi stanchi, e forse anche io raccontero’ fiabe ai bambini, e di come l’acqua scorra sempre in un unico senso. Ma l’acqua e’ eterna, Nagyanya, noi no. Lo hai detto tu: siamo solo ospiti, temporaneamente, qui, e presto ce ne andremo. L’acqua restera’ ma noi non ci saremo piu'.

Forse un giorno, fra moltissimi anni chissa’, qualcuno passeggiando per il paese incontrera’ una ragazza bruna con gli occhi di cielo e dira’: “Sei il suo ritratto!” Questo e’ il sogno che ancora mi resta, Nagyanya. Non piu’ sogni di castelli principeschi immersi nel verde delle nostre colline, non piu' sogni di principi azzurri che vengono a destarmi, non piu' sogni di brutti anatroccoli che si trasformano in cigni, non piu' sogni di lupi cattivi, orchi, fate, streghe.

Tu per prima mi hai chiamata Tündér… Tundi… la fatina. Come posso dimenticarlo? E’ un ricordo questo, non un sogno. Come sono ricordi le cose che ho vissuto. La vita intera fino ad un attimo prima del presente e’ un ricordo. Non si puo’ sfuggire ai ricordi, essi ci inseguono e non esiste sogno nel quale rifugiarsi.

Cosa potrei dire alle mie sorelle che vivono nella citta invisibile? Che devono sognare e che devono dimenticare? E’ possibile farlo Nagyanya? Dimmelo tu. Come potra’ Dorina perdere il ricordo di chi le ha spezzato il braccio perche’ rifiutava di prostituirsi? Come potra’ Mariska perdonare suo fratello che l’ha violentata? Come potra’ Viola scordare di essere stata scacciata dalla famiglia perche' ha voluto tenere il suo bambino? Come potra’ Karolin dimenticare l’indigenza in cui l'ha abbandonata il padre di sua figlia? Cosa vado a raccontare a Dorina, a Mariska, a Viola, a Karolin? Che devono ascoltare le parole imbonitrici di chi nuovamente si propone con la fatidica frase “Io non sono come gli altri”? Cosa posso dir loro? Che si deve dimenticare? Che si deve sognare? E soprattutto, come si puo' dimenticare e perdonare cio’ che hanno fatto a te, Nagyanya?

Ero fuggita anche per questo. Volevo giungere al mare ma non volevo seguire il flusso lento della corrente. Volevo arrivare dove eri arrivata tu, e volevo farlo in fretta. Volevo soffrire in fretta. Volevo capire in fretta. E adesso forse ho capito. Mi sono conquistata le certezze sul campo di battaglia, forse. Nella lunga ed estenuante guerra contro i dubbi sono riuscita a vincere, credo. Ma c’e’ sempre qualcuno che ancora dice che dovrei ritrovare i miei sogni, scordare, perdonare, ricominciare da capo.

Ma la vita non e’ una trappola che non lascia scampo, non e’ qualcosa d’immutabile, non e’ una prigione. Abbiamo un’unica cosa che ci appartiene veramente: la liberta' di decidere. E chi e’ che stabilisce che i sogni sono piu’ importanti dei ricordi? Chi e’ che determina che i dubbi sono piu’ necessari delle certezze? Chi indica le priorita’? Dimmelo tu.

Nagyanya, dei sogni e dei dubbi non m’importa piu'. Ne posso fare a meno. Non ho combattuto perche’ adesso ci sia chi, con un soffio, fa crollare il mio castello. Sono i miei ricordi e le mie certezze che fanno da cemento e che lo tengono su, e piu’ il cemento e’ forte, piu’ posso dedicarmi a quello che ha dato un senso alla mia vita.

Ricordi cio’ che dicevi? “I salmoni risalgono il fiume per tornare nel luogo dove sono nati, ed una volta giunti si riproducono e muoiono… non avrebbero bisogno di sprecare tante energie, pero' lo fanno. Sono dei ribelli che non accettano di rispettare le regole, oppure sono dei curiosi alla ricerca delle loro origini?"

Eccomi qui Nagyanya. Credo di essere giunta al mare e adesso sto risalendo la corrente. Come i salmoni, faticosamente, cerco di ritrovare le mie origini. So che quando giungero’ alla fine del viaggio potro’ andarmene in pace. Tu lo sai che sono sempre stata una ribelle, ed anche curiosa, e ora credo di aver trovato finalmente la risposta alla tua domanda: i salmoni risalgono il fiume perche' vogliono scegliere dove poter morire.

sabato 11 ottobre 2008

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Rapsodia Ungherese

Dicono fosse unica. Capelli neri come la notte e pelle chiara come la luna, cosi’ morbida e liscia al tatto da sembrare seta, seno piccolo ma perfetto, sodo e dai capezzoli impudenti, mani delicate dalle lunghe dita, e occhi che quando si accendevano illuminavano d’azzurro tutto intorno. Sapeva cio’ che del suo corpo piaceva e faceva impazzire gli uomini che incontrava. Il fondoschiena perfetto, le lunghissime gambe, dritte e ben disegnate, levigate e morbide alle carezze, le caviglie sottili, e poi i piedi, egizi, dalle dita affusolate e con le unghie sempre curate. Tatuate fra l’alluce e l’illice qualcuno giura di avervi letto le iniziali del suo vero nome, e c’e’ chi la ricorda con nostalgia e desiderio, ed ancora e’ convinto di essere stato innamorato di lei, anche se non di amore si trattava, ma solo di sesso.

Avevamo cenato nel ristorante e dopo esserci soffermati sul ponte ad osservare le luci di Esztergom, ci ritirammo in cabina. Assaporai una doccia fresca e rilassante poi, avvolta in un asciugamano, mi allungai sul letto accanto a lui facendomi cullare dal gradevole rollio della nave che scivolava sul Danubio. Saremmo giunti a Bratislava il mattino seguente, ma ancora per quella notte avrei ascoltato la musica che solo le mie orecchie potevano udire. Rapsodie lontane che giungevano da est, e che facevano affiorare i ricordi e le parti piu’ intime di me.

Non era la prima volta che lo incontravo. All’inizio erano appuntamenti brevi, consumati in una camera d’hotel, ma in seguito m’aveva chiamata sempre piu’ spesso, ogni volta per incontri di durata maggiore. Gli appuntamenti erano diventati week end, e piu’ la conoscenza e la confidenza aumentavano piu’ mi sentivo rilassata quando stavo con lui.

Mentre con la bocca cercava le mie labbra mi sussurrava parole dolcissime. Poi respiro’ la mia pelle fresca e profumata, ancora leggermente umida, accarezzandomi le gambe, lentamente e traendo piacere da quel contatto. Mi liberai dell'asciugamano offrendomi alle sue carezze e quando dalle gambe la sua mano, risalendo il mio corpo, arrivo’ al mio seno lo bloccai e, con un sorriso malizioso, gli chiesi di restare fermo accanto a me, ad osservarmi.

Anche se ero una puttana ci mettevo passione in quello che facevo. Da come rendevo quei momenti unici e speciali dipendeva il mio successo, ma anche mi intrigava farlo con chi come lui mi piaceva. A volte la membrana che separava la escort dalla donna era talmente sottile che la cosa mi spaventava, e mi affascinava allo stesso tempo. Sapevo che vivere in quel modo esasperato, a volte morboso, dipendeva solo dalla mia smania di assaporare quella strana liberta’ fatta di denaro, avventura e potere. Tutto cio’ era compenetrato in me. Oppure, quello, era semplicemente il mio destino.

Adoravo portare le situazioni al limite e condurre il gioco fino al punto di non ritorno, laddove i sensi prendono il sopravvento sulla ragione, e la annientano totalmente. E poi mi piaceva da impazzire farmi guardare. Mi misi seduta sul letto, e dal cassetto del comodino presi la boccetta dello smalto rosso.

Mentre lui mi osservava ipnotizzato iniziai a decorarmi le unghie dei piedi. Applicavo lo smalto con gesti lenti ed attenti, come se suonassi uno strumento la cui melodia si fondeva con la rapsodia che avevo nella testa. Ogni tanto sollevavo lo sguardo, e notavo la sua spudorata eccitazione.

Terminato il lavoro di decorazione controllai che il risultato fosse perfetto, poi gli chiesi di soffiare sullo smalto per farlo asciugare piu’ rapidamente e lui, come in estasi, accosto’ la bocca e inizio’ a soffiare dolcemente, unghia dopo unghia, come se soffiasse in un flauto traverso.

Mentre mi asciugava le unghie con i suoi respiri gli regalai un attimo la mia mano, solo il tempo di togliere completamente dal fodero di pelle che solo parzialmente lo ricopriva, quel clarinetto che ormai lui non riusciva piu’ a contenere, ed in quel breve istante mi parve di avvertire un brivido che gli percorse la schiena, e che quasi lo stordi’.

Era un gioco che mi piaceva. Volevo torturarlo dolcemente, ma con un pizzico di sadismo fino a fargli perdere la ragione. E solo quando lui non fosse piu’ stato in grado di controllarsi, allora, mi sarei concessa completamente come la piu’ appassionata e disinibita delle amanti.

Presi quindi il flacone dell’olio per massaggi che sempre portavo con me ed iniziai a versarmelo sulle gambe, sorridendo e godendo di quello straordinario potere che sapevo di avere. Le mie mani scorrevano e spalmavano l’olio stendendolo delicatamente. Prima le cosce, poi le ginocchia, i polpacci, le caviglie… e la pelle diventava lucida e scivolosa.

Poi mi dedicai ai piedi, ungendo prima il tallone e la pianta, poi il dorso e le dita, il cui rosso dello smalto, ricoperto di olio, appariva ancora piu’ vivo e brillante. Eccitato lui seguiva con gli occhi le lente evoluzioni delle mie mani sui miei piedi. Capivo che avrebbe voluto baciarli, leccarli, succhiando ogni dito uno ad uno, ma non poteva farlo. Almeno non fin quando quel mio gioco fosse terminato.

Scivolando mi accarezzavo la pelle che, irrorata d’olio, s’illuminava alla tenue luce della cabina. Le mie dita correvano come sui tasti di un pianoforte invisibile, e si esibivano in un lassan in Mi maggiore che diventava sempre piu’ inebriante. Anche io stavo eccitandomi. Sentivo ormai il cuore in gola che batteva al ritmo di quella rapsodia, e con la lingua mi assaggiavo di tanto in tanto le labbra diventate aride, mentre le perle del mio piacere si mischiavano all’olio all'interno delle mie cosce.

Incontro’ il mio sguardo ed in un impercettibile segno di assenso vi lesse la mia approvazione, quindi accosto’ la bocca ad un piede e, con la lingua, percorse quasi impazzito la pelle cosparsa di olio, ma giunto alla caviglia si fermo’; torno’ a dedicarsi alle dita e prese a succhiarmi l'alluce con la stessa veemenza che di solito io mettevo nel succhiare altro.

Ero liquida, colavo di piacere, gemevo e con le dita pizzicavo le corde di una viola che emetteva suoni sempre piu’ soavi. Poi lui mi si inginocchio’ di fronte, con il clarinetto che pareva pronto per essere suonato, ma furono i miei piedi che cercarono il contatto con quello strumento musicale e, posandovi sopra le dita smaltate di rosso, lo abbracciai nella mia carne. Usai i piedi, abilmente, sprofondandolo nell’abisso del godimento mentre la mia mano, fuori e dentro di me, si muoveva al ritmo della friska che a quel punto inondava la mente di entrambi.

Raggiungemmo il finale in un crescendo, contemporaneamente. Sentii il suo caldo piacere schizzarmi sui piedi, sulle caviglie, sui polpacci, ricoprirmi le dita e le unghie laccate e poi, mentre il mio corpo era ancora in preda ai singulti, sentii lui che con estrema lentezza, in un dolce massaggio, mi spalmava di quel balsamo.

La notte era lunga ed avremmo avuto il tempo per esibirci ancora in altre incantevoli rapsodie.


Quando era piccola aveva tanti sogni e ne parlava a Nagyanya, soprattutto nelle fredde notti d'inverno quando, guardando in quegli occhi cosi’ simili ai suoi, seduta vicino al suo letto, avrebbe voluto regalarle un castello principesco immerso nel verde della sua terra. Sogni di bambina… sogni di zingara fuggita da tutto e da tutti, lanciando una sfida a se stessa, agli altri, alle convenzioni, alle ipocrisie, nella ricerca affannosa di un luogo ove potesse essere capita, amata, ma piu' di ogni altra cosa protetta. La vita l'aveva educata a diventare forte, e col tempo aveva usato quelle armi che, senza saperlo, da sempre possedeva. Armi usate per proteggersi ma anche per realizzare quei suoi antichi sogni di bambina.


giovedì 9 ottobre 2008

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Invidia

Intanto, i disordini per la mancanza del pane, erano all'ordine del giorno. Le carestie degli ultimi anni e il rigido inverno (il piu’ freddo a memoria d'uomo) fecero affluire da ovunque molti disperati affamati e stremati che iniziarono a vivere di vagabondaggio e di malaffare. Si mormorava che chi deteneva il potere, e viveva nel lusso piu’ sfrenato, avesse ridotto il popolo in quelle condizioni per farlo vivere nel terrore ed assoggettarlo ancor di piu’ ai suoi voleri. Rivolte e tumulti scoppiavano un po' ovunque tutti i giorni; i luoghi in cui era reperibile il cibo, soprattutto il pane, venivano presi d'assalto e gli stessi commercianti e commessi dei negozi venivano linciati ed impiccati nelle piazze.
Per tenere a bada i manifestanti e per far fronte alle continue sommosse venne dispiegato l’esercito, ma la gente, esasperata, prese d'assalto le armerie e le caserme procurandosi armi e munizioni. Cio’ segno’ l'inizio della rivoluzione. Chi aveva detenuto posti di potere, e chi si era avvalso di privilegi, nottetempo, vista la malaparata, immaginando che sarebbe stato ritenuto responsabile, inizio’ a fuggire, cercando di portare con se’ quante piu’ ricchezze possibili, ma pochi riuscirono a mettersi in salvo. I piu’ furono catturati, imprigionati oppure uccisi.”

Parrebbe la cronaca di un futuro prossimo venturo. Un mondo ridotto alla fame a causa degli scombussolamenti climatici per l'inquinamento, la speculazione selvaggia sul prezzo del cibo ed una politica autoritaria e spietata da parte di una classe dirigente che ormai non ha piu' contatto col popolo. Un mondo non molto lontano da quello in cui, molti prevedono, potrebbe tramutarsi il nostro. Eppure la vicenda non e’ futura e si conclude cosi’:

“Mercoledì 16 ottobre 1793 Maria Antonietta fu portata fuori dalla prigione, fatta salire sulla carretta dei condannati a morte e condotta verso il patibolo con le mani legate dietro la schiena. Alle 12.15 la lama scese sul suo collo, tra le urla di gioia del popolo parigino.”

Sono passati appena due secoli da quegli avvenimenti. Non sono moltissimi, pero’ dicono che il mondo sia cambiato radicalmente da allora. Dicono che con la Rivoluzione Francese sia finito il periodo oscurantista medievale e l'Umanita' abbia iniziato un percorso illuminato. Oggi abbiamo la democrazia e la liberta’. Possiamo dedicarci alle cose realmente importanti che sono: cibarsi, dormire, defecare, scopare. Magari, quest’ultima cosa fatta a solo scopo riproduttivo, come dice l’ometto dalle scarpette rosse, e tassativamente non in luogo pubblico, come dice qualche bella ministra. Di cosa ci lamentiamo, dunque?

Dovremmo vivere tranquilli, sereni. Tutto sta andando bene. Poco importa se in questo momento qualche banca e qualche fondo pensione falliscono. I soldi non sono importanti; lo dice sempre lui: l’ometto dalle scarpette scarlatte. Cio' che realmente vale e’ la fede nel Signore. Anche se qualcuno, nel mondo, non ce la fara’ a dire la “preghierina della sera”, in quanto deceduto per fame, per sete, per freddo o per malattia perche’ (appunto) non possedeva soldini necessari per procurarsi quei farmaci che, da chi detiene il brevetto, non vengono certo regalati in cambio di “santini” di Padre Pio.

E quando poi si legge che qualcuno si e’ fatto una bella vacanza a base di splendidi alberghi, buon cibo, cure estetiche, massaggi di dietro ma soprattutto massaggi davanti, attingendo agli 85 miliardi di dollari stanziati dall'intera comunita’ per salvare la sua societa’ dal fallimento, dobbiamo convincerci che i 440.000 dollari spesi, come dice MARTIN SULLIVAN, amministratore delegato di AIG (strana coincidenza che il nome di sua moglie sia Antoinette), erano meritati. Ed e’ forse pensando al “merito” di questi manager che, colui che non nomino (perche’ pare porti sfiga solo proferire il suo nome), ha pensato d’inserire, anche nel piano di salvataggio delle banche dell'italico Paese, delle NORME che concedessero a chi ha saputo gestire il risparmio di tanta gente in maniera oculata, il dovuto merito.

Ho sempre una strana sensazione mista fra l'amaro in bocca ed il mal di stomaco ogni volta che leggo notizie del genere in cui chi dovrebbe gestire il bene pubblico, e quindi correggere la rotta in caso di storture del sistema, si preoccupa per prima cosa non tanto del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni di milioni di persone che non arrivano piu’ a superare la fine del mese, quanto di SALVAGUARDARE quattro malavitosi coglioni incapaci solo perche’ fanno parte del suo golf club.

Per curiosita' ho navigato in internet per cercare gli importi delle pensioni italiche. Cio’ che ho trovato e’ sconfortante. Non sono italica e per quelle come me non e’ previsto alcun vitalizio pensionistico, ma credo sia meglio buttarsi da un viadotto dell’Autostrada del Sole nel tratto Pian del Voglio-Barberino del Mugello, apprezzando almeno una volta nella vita l’ebbrezza del “volo libero”, piuttosto che “consumarsi” con una pensione di 659,90 euro.

Non esistono ormai case in affitto a meno di trecento euro, il pane ne costa quattro al chilo, l’acqua un euro a bottiglia ed il gas, il gasolio e l’energia elettrica sono ormai "articoli" per soli ricchi. Neanche nutrendosi a pane e acqua, consumati al freddo di una stanza al buio, sarebbe possibile sopravvivere con 659,90 euro al mese di pensione. Figuriamoci chi la pensione non l’ha ed ha pure la sfortuna di avere una qualche malattia che richiede visite mediche, medicine costose e terapie.

Ovviamente non tutti sono cosi’ sfortunati di avere una pensione cosi' bassa. C’e’ anche chi (ECCO LA LISTA, ci si puo' divertire anche a vedere le schede dei personaggi con i loro titoli di studio), oltre a STIPENDI di tutto rilievo, puo’ contare su vitalizi prestigiosi che lo Stato concede loro in virtu’ dei loro grandi meriti e della loro grande capacita’ nel gestire e risolvere le situazioni.

Una persona “normale” impiega 40 anni di lavoro per farsi una pensione da fame. Una “personalita’” che e' in quella lista, invece, dopo pochi anni, ha quanto basta per ritirarsi alle isole Cayman a concedersi happy hour a base di Pinacolada per il resto della vita. Quindi possono tranquillamente dire ai loro elettori, sia da una parte che dall’altra, che tutto va bene, che non e’ il caso d’allarmarsi, che i loro soldi (quali?) sono al sicuro, che nessuna banca fallira’…

Anche perche’ molte banche appartengono a loro, o ai loro amici, o agli amici dei loro amici, quindi come possono fallire?

Sono solo “cicli economici”. Basta non perdere la fiducia nel Mercato (quale mercato? Forse il mercatino dell’usato?) e mantenere i nervi saldi. L’economia si risollevera’ prima o poi, e tutto tornera' ad andare a gonfie vele. Insomma, si tratta solo di fare qualche piccolo sacrificio adesso: mangiare meno pane, abbassare il calorifero, spegnere la luce, bere acqua del rubinetto e lavarsi poco e, ovviamente, rinunciare a qualche spesa superflua…

Come se avanzassero i soldi per una spesa superflua oltre a quella di accendere un cero alla Madonna per chiedere un miracolo.

Sono sempre stata dell'opinione che se quelli della lista ed i loro amici, e gli amici dei loro amici, rinunciassero a qualche privilegio, forse sarebbe una cosa equa, soprattutto in questi tempi di grande recessione, ma coloro che in TV dicono che non e’ riducendo gli stipendi e le pensioni dei privilegiati che si risolve il problema del malessere sociale, perche’ i privilegiati sono pochissimi mentre i pezzenti sono tantissimi, mi hanno convinta ad abbandonare le mie idee utopiche.

Meno utopie quindi, e piu' pragmatismo: devono essere i pezzenti a fare ciascuno un piccolo sacrificio, perche’ un piccolo sacrificio moltiplicato milioni di persone da’ un grande risultato altrimenti non ottenibile tartassando quelle poche decine di migliaia di privilegiati.

Ovviamente, chi parla in TV, sono tutti grandi economisti, studiosi, giornalisti, opinionisti (mi sono sempre chiesta chi cazzo fossero ‘sti opinionisti… gente che da’ opinioni? Gente che prende i soldi per dare opinioni? Misteri dell’italico Paese, i cui abitanti hanno una fantasia nell’inventarsi “strane” professioni, che non e’ seconda a nessuno) ed anche avendo l’impressione che nessuno di questi faccia parte della schiera dei pezzenti, ho voluto credere alla sincerita' delle loro motivazioni: e’ piu' giusto che chi percepisce una pensione di 659,90 euro faccia un piccolo sacrificio contribuendo a quel grande progetto che coinvolge decine di milioni di pezzenti suoi simili. Agli altri, quelli che fanno parte della lista, ai loro amici ed agli amici dei loro amici (non chiamiamoli privilegiati ma “benefattori”), e’ lasciato invece l’arduo compito di contribuire al rilancio dell’economia tramite i loro acquisti.

A tal proposito sono andata a spulciare un po’ cio' che, solo ed esclusivamente nell’anno 2008, ha acquistato un noto personaggio il quale, pare, stia dando in tale modo un notevole contributo all’ economia. Si tratta solo un piccolo esempio, piccolo piccolo, quasi nano, ma e’ sufficiente per capire come, anche in tempi bui che fanno presagire vicende come quelle descritte nell’incipit, ci siano persone dedite al bene di tutti.

- Qualche spesetta per il suo hobby.
- Una casetta qua.
- Un’altra la’.
- Una in campagna.
- Una al mare.

In effetti, questo mio post, puo’ apparire ai piu' come l'ulteriore estrema manifestazione d’invidia "comunista" nei confronti di chi, perche’ nella sua vita ha saputo lavorare onestamente e bene, non ingannando il prossimo e non approfittandosi dei vantaggi concessi da suoi incarichi istituzionali, ha saputo gestire al meglio il suo capitale potendosi oggi permettere non solo di essere molto ricco, ma addirittura di poter andare, a pubbliche spese, in pensione con il massimo dello stipendio, oltre a ricevere una cospicua indennita’ di anzianita’. Per lui questi soldi sono spiccioli, ma sono certa che non vi rinuncera' e sapra' impiegarli nel migliore dei modi, contribuendo alla sua opera filantropica di rilancio dell'economia.

Ad esempio, per un acquisto come QUESTO, un articolo che ho sempre sognato di possedere per affettare il delizioso salame ungherese, chi non proverebbe invidia? Ditemelo.

martedì 7 ottobre 2008

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Il mio Paese e l'Italia

Quando frequentavo il ginnasio bilingue a Budapest, la Storia italiana faceva parte del mio programma di studio. Devo confessare che e’ sempre stata una materia per la quale, a causa delle mie origini ma anche per altri motivi che qui non desidero rivelare, ho sempre provato grande interesse. Purtroppo il programma finiva con gli avvenimenti conclusivi della Seconda Guerra Mondiale, e tutti gli accadimenti successivi erano rimasti per me sconosciuti fino a quando mi sono trasferita definitivamente nel Paese che ho sempre considerato un po’ anche mio: l'Italia.

E’ solo da una decina d’anni che, da autodidatta ma anche per ambientarmi meglio nel luogo ove avevo scelto di vivere, mi sono dedicata allo studio delle vicende che si sono susseguite dalla nascita della Repubblica fino ad oggi.

Ho letto un po’ di tutto. Ho cercato di documentarmi il piu' possibile fra le opinioni piu’ diverse, barcamenandomi non poco fra chi gli avvenimenti li affrontava in un’ottica di sinistra e chi, invece, li affrontava nell’ottica opposta. Raramente, pero’, ho trovato grandi discrepanze nella mera raffigurazione storica; anche se ne ho trovate nei giudizi, ovviamente, ma per la finalita’ che mi ero prefissa, cioe’ la conoscenza della sola cronaca dei fatti, cio’ non mi creava alcun problema.

L’interesse per un approfondimento piu’ specifico, che tenesse conto anche del giudizio critico, invece, e’ nato solo di recente, e la ragione principale di cio’ e’ un mio maggiore “coinvolgimento” emotivo in quella che, nel periodo in cui esercitavo, osservavo solo marginalmente, come se si svolgesse al di la’ di un vetro, che non mi sfiorava e, a volte, neppure mi pareva reale: la vita.

(Apro una piccola parentesi per cercare di spiegare meglio quanto ho scritto sopra. Finche’ si frequentano i bordelli a Calcutta, i clienti diventano gli amici, le colleghe diventano le amiche, i grandi alberghi diventano i luoghi di lavoro e di svago, e le fermate dei taxi agli aeroporti i luoghi di ritrovo. Non ci si veste neppure piu’ nel modo in cui vorremmo; si indossa una divisa ed i nostri gesti misurati ed artefatti diventano parte integrante del nostro agire quotidiano e poi, a poco a poco, si perde la consapevolezza del duplice ruolo recitato, si baratta l’identita’ per la maschera e, come Arlecchina, si diventa solo cio’ che gli altri desiderano vedere; e quando poi ci si toglie il costume, davanti allo specchio appare il nulla, una forma indistinta, grigia, e quasi sempre muta.
Non e’ semplice spiegare, a chi non ha vissuto determinate esperienze, cosa significhi sapere di possedere tanto ed allo stesso tempo “sentire” che manca qualcosa d’indispensabile per metabolizzare il tutto; quello che in seguito ho chiamato “la finalita’”, cioe' il motivo vero per il quale mi ero data a 1000 uomini diversi.
So che queste mie parole possono apparire enfatiche, persino esagerate, ma la mia esistenza e’ cambiata improvvisamente un giorno, ed ancor oggi, se mi fermo a riflettere, non riesco a comprendere come cio' sia potuto accadere in modo cosi' veloce e repentino. Chiusa la parentesi.)

La Storia italiana contemporanea e’ quindi diventata, piu’ che un’occasione per documentarmi, una vera e propria passione che mi ha fatto scoprire le numerose sfaccettature dell’italico popolo. Sfaccettature che non conoscevo e che, in parte, hanno anche illuminato quelle zone d’ombra tipiche di tante persone che ho conosciuto, e che non ero mai riuscita a comprendere fino in fondo.

Fra tutti c’e’ un aspetto del carattere italico che ho potuto mettere a fuoco, soprattutto osservando la classe politica che, essendo uno spaccato rappresentativo degli elettori, lo e’ quindi della societa': la propensione a nascondere gli errori e ad imputarli sempre agli altri, in una difesa ad oltranza della propria “famiglia” o della propria corporazione, con atteggiamenti spesso al limite del ridicolo.

Vorrei fosse chiaro che, con questo, non voglio dire che gli italici siano gli unici a far emergere tale caratteristica, ma in loro il sentimento di “appartenenza” ad un gruppo piu’ ampio, e quindi la concezione di “popolo”, e’ quasi del tutto inesistente.

Non voglio dilungarmi con considerazioni su come questo aspetto abbia, nel corso della Storia recente, portato all'incancrenirsi di fenomeni mafiosi, oppure d’intolleranza, razziale, sessuale, ideologica, ma cio’ che gli italici veramente rischiano se non prendono coscienza di questo loro limite, e’ che un isolamento culturale dal resto dell’Europa potrebbe avere gravi ripercussioni anche sulla loro qualita' della vita.

Per spiegare meglio cio’ che intendo per "sentimento d’appartenenza" vorrei citare un fatto, avvenuto ieri nella nazione Magiara, che ha creato in me il desiderio di esprimere questa riflessione.

Forse in Italia certe notizie non arrivano, soprattutto quando l’opinione pubblica e’ preoccupata per problemi assai piu’ personali, come il destino dei soldi depositati in banca, e poi anche perche’ agli italici, dei disastri in cui non sono coinvolti dei connazionali, non interessa; basta analizzare il modo in cui vengono trasmesse le notizie sui media quando, ad esempio, cade un aereo: "258 persone hanno perso la vita, ma per fortuna nessun italiano!"

Ma ieri (6 ottobre) in Ungheria e’ avvenuto un grave disastro sulla linea ferroviaria che collega Debrecen a Budapest: due treni si sono scontrati provocando morti e feriti. Ecco, anche in Italia sono avvenuti fatti del genere, disastri aerei o ferroviari anche piu’ gravi di questo, ma cio’ che rende il mio Paese diverso dall'Italia non e' solo la lingua; e’ il fatto che a poche ore dal disastro, senza che fossero ancora stabilite le cause, si erano gia’ dimessi il ministro dei trasporti e l’amministratore delegato delle Ferrovie ungheresi.

Un atto dovuto con il quale due alte personalita’ hanno voluto ammettere la loro inefficienza e la loro “responsabilita’” a prescindere. Un atto dovuto che crea nel “popolo” la sensazione di aver affidato il mandato almeno a persone corrette. Un atto dovuto che, nel Bel Paese, non si vedra' mai.

lunedì 6 ottobre 2008

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Ministri, economisti e tuttologi della minkia

Non piu' di una ventina di giorni fa, era il 18 settembre, il Tremonti, ministro dell'economia italica, in un'intervista al Corriere della Sera dichiarava che l’economia italiana era piu' solida di altre economie europee, e poteva pertanto fronteggiare meglio le turbolenze del sistema finanziario. Secondo il Tremonti, infatti, altri Paesi sarebbero caratterizzati da economie maggiormente dipendenti dai mercati finanziari rispetto a quella italiana, con la conseguenza di un eventuale impatto negativo di piu' grandi proporzioni in caso di declino dei valori.

Il Tremonti ha poi ribadito che il settore assicurativo e bancario italiano, e il sistema pensionistico, erano solidi e le famiglie e le imprese non erano cosi' indebitate come altrove.

Il Tremonti, in quei giorni, era assai impegnato a far si' che fosse portato a termine "l'affaire" Alitalia, ed ovviamente non teneva in dovuta considerazione la gravita' della situazione del momento. E poi c'era la finale di "Veline" e gli italici avevano ben altro a cui pensare.

Inoltre, il giorno dopo, a seguito dell'annuncio di Bush di mettere in atto un piano di salvataggio dell'economia di circa 1000 miliardi di dollari, l'indice Mibtel registro' un rimbalzo del 7,70%, facendo credere a molti che fosse arrivato il momento di iniziare a sperare in una ripresa.

Infatti, numerosi tuttologi della minkia si prodigavano a distribuire consigli sul da farsi e su quali fossero i titoli piu' vantaggiosi da acquistare. Uno di questi, il presidente del consiglio dei ministri, ovviamente consigliato dal suo commercialista nonche' ministro dell'economia, il 1 ottobre scorso dichiarava quanto segue:

"Le nostre imprese sono sane e chi ha titoli di Borsa deve tenerli nel cassetto senza farsi prendere dal panico e attendere che la Borsa le rivaluti". E poi suggeriva: "Se qualcuno ha mezzi, deve guardare oculatamente tra una scelta di imprese e quando un'impresa rende oltre 10% e' cosa da consigliarsi".

Se c'e' qualcuno che ha creduto a cio' che questi ministri, economisti, e tuttologi della minkia hanno detto, oggi, vedendo il Mibtel, si sara' accorto che ha perso esattamente (se non addirittura di piu') rispetto agli altri indici mondiali.

A volte conviene non sottovalutare il potere dei Tarocchi magici di Nagyanya e di quanto, proprio il 18 settembre, giorno in cui il Tremonti esordiva con la sue ottimistiche dichiarazioni, ho scritto QUI.

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Parassitoidi

Il parassitismo e’ molto diffuso in natura. Diversamente dalla simbiosi, in cui la stretta relazione fra oggetti, azioni o persone diverse e’ finalizzata a trarne un beneficio reciproco, il parassita trae un vantaggio a spese dell'ospite creandogli un danno. Esistono numerosi esempi di parassitismo, sia nel mondo animale che vegetale, che si esprime in diverse forme, ma il parassita, pur sfruttando le funzioni vitali dell'ospite sottraendogli risorse, non ne causa mai la morte, poiche’, essendo il parassita privo di vita autonoma, dipende dall'ospite al quale e’ intimamente legato.

Il parassita va distinto pero’ dal parassitoide. Il parassitoide, a differenza del parassita propriamente detto, e’ una forma di transizione fra il parassita ed il predatore che, a sua volta, e’ invece dotato di vita autonoma, ha rapporti con piu’ vittime delle quali, nel rapporto alimentare, causa la morte. L’azione predatoria del parassitoide si esplica infatti nel terminare il suo ciclo di sviluppo causando la morte dell'ospite.

Un esempio cinematografico di parassitoide e’ il famosissimo Alien: nella sua forma iniziale l’endoparassita si sviluppa all’interno del suo ospite prima di evolvere nell’ essere che ben conosciamo.

Nell’uomo, invece, il parassitoidismo si esplica soprattutto in ambito finanziario, ove il parassitoide, alla fine del suo ciclo, evolve sempre in una forma simile a quella dell’avvoltoio.

domenica 5 ottobre 2008

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La Notte

L’oscurita’ non mi ha mai fatto paura neppure quando ero bambina. Ho sempre trovato il suo silenzio confortante, avvolgente, rassicurante. Nel buio della mia immaginazione si proiettano fotogrammi sfuocati che a poco a poco assumono nitidezza. Sono i film dei miei sogni, dei miei ricordi, immagini di attimi banali solo per chi non li ha vissuti. I cari, dolci fantasmi del passato che solo di notte tornano a ricordarmi chi sono…

Adoro la Notte; nel suo tepore mi rischiaro e prende vita quella parte di me piu’ passionale che, durante il giorno, sopita, non sa di esistere.
E c’era pure qualcuna che in segreto credeva fortemente che un giorno sarebbe apparso qualcosa di miracoloso proprio per lei, un impresario misterioso, una specie di stregone mascherato della Bellezza, che l’avrebbe presa per mano e l’avrebbe condotta direttamente davanti a migliaia di riflettori, a centomila spettatori e centomila applausi; e avrebbe dovuto parlare a bassa voce, sedersi a braccia conserte e piangere sommessamente, come noi tutte, la' nel collegio, nella stanza numero diciassette, al chiaro di luna del giardino o nel buio della notte, quando raccontavo qualche antica e strana fiaba, e sospiravamo e piangevamo, e tutto era così vivo dentro di noi e con le mani tese potevamo toccare il cuore l’una dell’altra…
(Kaffka Margit - Mária évei)

sabato 4 ottobre 2008

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Ricordo degli esami

Ricordo che ogni volta che dovevo sostenere gli esami, indispensabili per non avere un futuro da contadina oppure da operaia, era sempre un’angoscia. Dal risultato degli esami dipendeva infatti la mia vita, almeno cosi’ mi facevano credere quando ancora la Cortina di Ferro separava il mondo verticalmente, fra Est ed Ovest e non orizzontalmente, fra nord e sud, come avviene adesso.

Non tutti a quei tempi avevano l'opportunita' di proseguire gli studi oltre il livello base garantito dallo Stato. Non era una questione di soldi, in quanto era tutto a carico dello Stato, ma dopo i 14 anni solo chi dimostrava di avere, attitudine, capacita’ e volonta’ per andare avanti veniva ammesso agli istituti superiori. La competizione fra studenti diventava poi serrata con l’ammissione all’Universita’, perche’ l’esistenza del numero chiuso induceva chi intendeva conseguire la laurea a dare il meglio di se’. Ed in certi Paesi la laurea era necessaria finanche per poter essere “commerciante”.

Ma la cosa piu’ bella che ricordo e’ che non esistevano differenze fra sessi, fra etnie, oppure fra diversi livelli sociali; figli di burocrati slavi potevano benissimo studiare fianco a fianco con figlie di contadini zingari. Cio’ non creava alcun problema. Il Sistema non consentiva a nessuno di sentirsi forte di alcuna “superiorita'” che non fosse meramente inerente alle capacita' personali. Quindi niente privilegi per "discendenza". Anzi, era proprio chi aveva provenienze “eccellenti”, chi aveva un genitore importante, che era in qualche modo piu' sottoposto a stress, poiche' doveva, piu’ di chiunque altro, dimostrare di essere all’altezza del nome che portava, altrimenti veniva dileggiato dai compagni, ma prima di tutto dalla sua famiglia.

Ricordo anche che c’era un esame il cui superamento era indispensabile, altrimenti si veniva considerati “poco intelligenti” e non adatti a proseguire. L’esame era “la storia del Partito”. Una domanda del tipo “quale partito?” sarebbe stata considerata motivo di bocciatura, oltre che di stupidita’, e di quale Partito si trattasse e’ facile intuirlo.

In effetti, adesso ricordo, una piccola discriminazione veniva fatta anche in quel Sistema. Coloro che potevano contare su genitori che facevano parte della “nomenklatura”, in quello specifico esame erano favoriti: in caso di esito negativo, bastava una telefonata di papa’ al preside della scuola per dar modo al figlio di poterlo ripetere. Tale procedura avveniva pero' ufficiosamente ed in modo riservato. Niente di questo piccolo “favoritismo” doveva trapelare, e se lo studente si fosse rivelato una seconda volta impreparato, a quel punto nessuno avrebbe potuto evitargli l’esclusione dagli studi. Fosse stato anche il figlio del Presidente del Partito.

Per avere un'idea di come la reputazione fosse importante per certi uomini, basta ricordare il fatto che, alla fine degli anni '70, primi '80 in Russia, coinvolse il ministro degli interni Yuri Churbanov, genero di Brezhnev, terzo marito della figlia Galina. Allorquando si sparse la voce di tangenti che aveva ricevuto, fu immediatamente estromesso dall'incarico, ed una volta appurata la sua colpevolezza fu condannato a 12 anni di carcere duro (di cui 6 amnistiati).

Essi’, erano proprio strani i burocrati di allora che non conoscevano l'utilizzo di certi "lodi ad personam". Tenevano sia alla loro reputazione che a quella dei loro familiari e mai avrebbero “spiattellato” sui giornali di avere un figlio non all’altezza di superare un esame. Ancor meno avrebbero portato il caso di fronte al Ministro dell’Istruzione.

Ma si sa… quelli erano comunisti.

«Non è possibile che un ragazzo possa essere massacrato agli esami soltanto perché ha portato una tesina su Carlo Cattaneo» (Umberto Bossi)

venerdì 3 ottobre 2008

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Olimpiadi

L'Olimpiade del 2008 se l'e' aggiudicata il settantasettenne mago della finanza Warren Buffett, detto anche l'oracolo di Omaha, il quale, con un patrimonio di 62 miliardi di dollari, vince la medaglia d'oro. L'argento va al messicano Carlos Slim Helu, il piu' importante magnate delle telecomunicazioni dell'America Latina, ma bisogna dire che per aggiudicarsi il secondo posto, con un patrimonio di 60 miliardi di dollari, ha dovuto concorrere tutta la famiglia. In terza posizione, con appena 52 miliardi di dollari l'immarciscibile, ormai presente in ogni competizione, William Gates III... il grande Bill, al quale va il bronzo.

Due curiosita: l'atleta piu' anziano e' stato l'imprenditore americano di origine armena Kirk Kerkorian, che con i suoi 90 anni e 16 miliardi di dollari si e' aggiudicato il 42esimo posto in classifica, mentre il piu' giovane e' stato il russo naturalizzato statunitense Sergej Mikhailovič Brin, impreditore di 34 anni; il suo patrimonio di 18,7 miliardi di dollari gli ha fruttato la 32esima posizione.

Invece lui, anche quest'anno, non ce l'ha fatta.

Nel 2007 la rivista Forbes lo aveva piazzato al 51esimo posto con 11,8 miliardi di dollari e per poco non era entrato nella classifica dei 50 uomini piu' ricchi del pianeta. Lo statunitense David H. Koch infatti, con appena 0,2 miliardi di dollari in piu', gli aveva soffiato per un "pelino" quella posizione che avrebbe dato almeno un tocco di prestigio all'italianita'.

Nell'ultimo anno, nonostante ce l'abbia messa veramente tutta, ed abbia lottato con tutte le sue forze, ha dovuto ancora una volta soccombere e non riesce ad entrare neppure fra i primi 60.

Che dire? Sara' stata la crisi, la recessione, i troppi pensieri?

Il suo personal trainer, l'avvocato Niccolo' Ghedini che ha da poco preso il posto del precedente allenatore, l'inglese David Mills, imputa la debacle di quest'anno a spese impreviste che l'atleta ha dovuto sostenere. Spese soprattutto di carattere legale, e regalie varie ma, assicura l'avvocato Ghedini, "gia' dal prossimo anno, grazie ad alcuni accorgimenti messi in atto dal governo, si potra' ambire a risalire molte delle posizioni perdute fino a sperare di aggiudicarsi almeno un posto fra i primi 50."

giovedì 2 ottobre 2008

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Il pifferaio magico

C'era una volta una bellissima citta’ circondata dal mare, ove splendeva sempre il sole ed il cibo era delizioso, ma la gente che lo abitava, anche se gioviale, aveva un grosso difetto: l’avarizia.
Proprio per la bonta’ del cibo accadde che le cantine si riempirono a poco a poco di topi, e giacche’ i gatti erano stati cacciati via perche’ un pochino costavano ai loro padroni, i topi poterono moltiplicarsi, diventando cosi’ numerosi che, ad un certo punto, vivere in citta’ divenne impossibile. Era una bella vita quella dei topi. Ce n'erano di tutti i tipi e di tutte le dimensioni: topi, topini, ratti, rattoni, e per tutti c'era da mangiare in abbondanza; nei granai, nelle cucine, e nei magazzini dove era riposto il formaggio.

Qualcuno penso’ allora di far tornare i gatti scacciati, ma dopo poco i topi li misero in fuga ed i poveri cittadini, non sapendo piu’ cosa fare, si rivolsero al loro sindaco, ma anche lui piu’ che dire “Cerchero’... Faro’... Non so...” non sapeva cosa fare.

Una mattina comparve in citta’ un ometto tutto brio e allegria che disse al sindaco: “Io vi liberero’ dai topi, ma voglio in cambio una ricompensa.”

Il sindaco promise la ricompensa e scambio' con l'ometto una bella stretta di mano. L'ometto allora prese da una sacca che portava a tracolla un piffero e diede due o tre zufolate. Subito i topi che erano nello studio del sindaco, nascosti qua e la’, balzarono fuori e, quando l'uomo usci’, lo seguirono. L’ometto continuo’ a suonare in strada e nugoli di topi, uscendo da ogni dove, lo seguivano squittendo felici. Nelle loro testoline vedevano montagne di formaggio tutte per loro, vedevano dispense pronte ad essere saccheggiate.

- Tutto per voi, tutto per voi, bei topini! - faceva sperare la musica che li attraeva e li affascinava.

La marcia del pifferaio continuo’. Da tutte le case uscivano a centinaia, topi di tutte le dimensioni e di tutte le eta’. Anche i piu’ saggi e i piu’ furbi tra loro si fidavano di quell’ometto e di cio’ che quella magica musica prometteva, e la gente affacciata alle finestre, appoggiata ai muri delle case, guardava meravigliata e felice quella smisurata fila di roditori che seguiva lo strano suonatore.

- Se ne vanno! Se ne vanno! Ma e’ possibile? Oh, che gioia! Che il cielo sia benedetto!

Al fine, quando tutti i topi della citta’ furono riuniti dietro a lui, il suonatore si avvio’ verso il fiume, e dietro di lui le bestiole sempre piu’ affascinate dalla musica magica. Il pifferaio entro’ nell'acqua con i topi ancora dietro; avanzo’ fin quando fu immerso fino al collo ed i topi lo seguirono incantati e fiduciosi. Egli allora si fermo’ in mezzo alla corrente seguitando a suonare. I topi per un po' nuotarono ma poi la corrente li trascino’ via e finirono per annegare tutti, nessuno escluso. A quel punto l'ometto usci’ dal fiume, si scrollo’ l'acqua di dosso e si reco’ dal sindaco per ricevere la ricompensa.

Il sindaco, come lo vide entrare, arriccio’ il naso e gli chiese:

- Che vuoi?
- La ricompensa per quello che ho fatto.
- E quanto vorresti?
- Mille monete d'oro!
- Mille monete d'oro per aver suonato il piffero?
- Senza di me i topi avrebbero distrutto le vostre case!
- Ebbene, io non ti do niente!
- Chiedi ai tuoi cittadini se sono del tuo parere.

Il sindaco si affaccio' al balconcino del municipio domandando ai concittadini quel che doveva fare, e tutti furono d'accordo con lui. Il pifferaio, molto arrabbiato, usci’ allora in strada e col flauto, soffiando ed aiutandosi con le agili dita, inizio’ ad emettere dolcissimi suoni.

Si videro allora teste di bambini guardare giu’ dalle finestre, poi un ragazzino usci dalla casa e guardo’ incantato l'uomo che suonava. A lui si unirono due, tre compagni e tutti guardavano come affascinati il suonatore, e questi non smise di suonare, anzi la sua musica divento’ più dolce e persuasiva facendo nascere nella mente dei bambini visioni di citta’ piene di balocchi e di dolci, in cui non esistevano scuole.

E piu’ l’ometto soffiava dentro il piffero, piu’ la schiera dei bimbi ingrossava; tutti erano felici e ridevano. Tenendosi per mano cantavano e seguivano quell'omino sordi ai richiami dei loro genitori.

- Non andate con lui! Tornate indietro! - gridavano disperati i padri e le madri, ma i loro figli non li ascoltavano e continuarono a seguire il pifferaio sognando cose meravigliose...

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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