domenica 31 agosto 2008

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Lei... Lui... Una notte - Parte 3


Leggi la I parte

Leggi la II parte

Vlada diceva che il maschile ed il femminile sono come l’occhio destro e quello sinistro. Se si osserva il mondo usando un solo occhio, lo si vede piatto e privo di prospettiva. Usando entrambi gli occhi, invece, si ha un’immagine piu’ vera e profonda di cio’ che ci circonda.
'Lei' e 'Lui' sono solo etichette che vengono attribuite in relazione agli organi genitali ma, alla fine poi, sono solo i desideri che identificano le persone.

***

- Tu credi che le donne godano nel fare sesso anale?
- Credo di si’. Tu che mi dici?
- Sai che, nel sesso anale, la donna non gode per la penetrazione in se’, ma e’ piu' un piacere psicologico legato a cio' che immagina, unito fatto che spesso si masturba mentre viene penetrata, che le fa raggiungere l’orgasmo? Se non fosse per la fantasia e la stimolazione della clitoride, proverebbe solo fastidio. Diversamente dagli uomini che, invece, hanno proprio nell’ano una particolare zona erogena.
- E a te piace farlo?
- Cosa?
- Il sesso anale.
- Hai anche dei filmini pornografici? – disse Klára cambiando come al solito discorso proprio nei momenti che per lui erano i piu’ eccitanti.
- No... anzi si’, li ho – sorrise imbarazzato – li tengo dentro l'armadio, vuoi vederne uno?
- No. Non mi creano alcuno stimolo erotico. Solo noia. Perche' li tieni nascosti? Ti vergogni a farli vedere in giro? Temi che, vedendoli, qualcuna che porti qui pensi che ti masturbi guardandoli?
- Secondo te non dovrei farlo?
- Cosa? Masturbarti con i filmini o tenerli nascosti?
- Tutte e due le cose.
- Dimmi… cosa ti piacerebbe fare con me?
- Tutto.
- Tutto cosa?
- Scoparti…
- E poi?
- Venirti in bocca…
- E poi?
- E poi, dato che siamo in argomento, mettertelo nel...
- Si’ certo… tutto cio’ che si vede fare in quasi tutti i filmini porno, vero? E poi?
- Beh, di cos’altro potrei avere desiderio?
- Niente altro? Tutto qui? Non ti annoiano sempre degli stessi gesti, quasi meccanici? Hai portato a letto una lesbica per fare con lei le stesse cose faresti con una qualsiasi altra ragazza eterosessuale? Non pensi che potrei avere desideri diversi dalle altre donne che ti sei scopato? Dai… sono certa che hai abbastanza fantasia per andare oltre.
- Ogni donna e’ differente, quindi non si assaggia mai lo stesso sapore. No, non sono annoiato dagli stessi gesti. E poi, una lesbica come te mica la si incontra tutti i giorni - disse carezzandole i capezzoli turgidi con i polpastrelli – Dimmi, che vuoi? Vuoi essere legata? Ti piacciono i giochi di ruolo?
- Se volessi infilarti un dito nel culo, tu che faresti?

Esito’ prima di risponderle. Lo imbarazzava quell’argomento. Klára era disinibita piu’ di qualsiasi altra femmina avesse mai incontrato. Non era turbata da alcunche’, anzi era lei, col suo comportamento raffinatamente spudorato, che in quei frangenti imbarazzava chi le stava vicino.
Alla fine, glielo disse.

- Non mi dispiacerebbe.
- L’hai gia’ fatto con qualcun’altra?
- Si’, parecchie volte. Un’amica lo faceva mentre me lo succhiava…
- Provavi… non so, imbarazzo?
- No… era naturale… spontaneo.
- Allora ti piaceva!
- Si’, pero’ non me la sentirei di chiedere ad una donna di infilarmi un dito li’. Lo capisci, vero?
- No, non lo capisco. Se ti piace, cosa c’e’ di male? A meno che tu non pensi che dichiarare tale desiderio sminuisca la tua mascolinita’.
- Non so… forse un po’ lo penso. Sai, non siamo mai del tutto liberi dai condizionamenti… anche se ci sforziamo di esserlo.
- Ed a me lo chiederesti?
- Con te farei di tutto - disse adagiandosi con tutto il corpo sopra quello di Klára.
- Sono contenta che la pensi cosi'. Aspetta un attimo…

Klára si libero’ del suo abbraccio e scese dal letto. Attraverso’ la stanza con passo morbido, felpato, quasi camminando sulle punte dei piedi, ed usci’. Quando torno’ indossava qualcosa che lui aveva visto solo in certi film in cui, protagoniste, erano lesbiche che facevano sesso. Non aveva mai avuto a che fare con uno di quegli aggeggi, anche se gli era capitato di usare, con diverse compagne di letto, vari gingilli, come falli in lattice, vibratori e cose simili.


***

- Ti piaccio? - disse mostrandosi nuda indossando il suo giocattolo
- Carina - rispose Roberto sorpreso.
- Che te ne pare? Faccio uno strano effetto, vero?

Era nuda, con un fallo fra le cosce agganciato al suo corpo mediante un’imbracatura. Era ovvio che a Roberto, apparisse tutto un altro tipo di donna.

- Si’,ti sta bene – menti’ Roberto.
- Indossando questo, la donna comunica che desidera penetrare. Molte ragazze con le quali l’ho usato hanno confermato che sono piu’ brava di tanti uomini a scopare… fra l’altro questo mio giocattolino ha, internamente, una parte che vibra e che stimola la clitoride facendo godere anche la donna che lo indossa.
- Interessante…
- Anche l'uomo gode nell'essere penetrato, lo sai? Gode della stimolazione dell'ano, del retto e specialmente della prostata. Quando una donna penetra un uomo si dice che fa pegging.
- Non conoscevo questo termine – disse Roberto allarmato.
- E’ un neologismo… fino a pochi anni fa non esisteva una parola che indicasse questa pratica.

Roberto era sconcertato da quella che, probabilmente, considerava una specie di burla. Uno di quei giochi assurdi che lei, solitamente, proponeva ai suoi partner per metterli “alle corde”.

- Con il pegging si possono scambiare i ruoli, e si ha l’opportunita’ di conoscere un lato diverso della nostra sessualita’.
- Che bello! – disse Roberto, mentre il pene gli si faceva piccolo e si ammosciava.
- Occorre che entrambi i partner siano curiosi… curiosi di provare qualcosa di diverso. Allora, a quel punto, vivono l'ambivalenza sessuale come un piacere, e la esprimono liberamente, dando vita alle loro fantasie.
- Credi davvero a quello che stai dicendo? – chiese Roberto sempre piu’ preoccupato.
- Certo che ci credo! Nel momento in cui assumo il ruolo attivo, quello di chi penetra, vado a ribaltare il rapporto di coppia convenzionale, e questo puo’ essere molto eccitante per entrambi.
- Si’... certo. Immagino…
- Per una donna come me, bisessuale, e' bellissima la sensazione di avere un pene, anche se simulato, mentre per un uomo che accetta di farsi penetrare credo che il piacere, oltre a quello legato alla stimolazione di alcune zone erogene di cui ti parlavo, possa derivare dall’infrangere un tabu’. Quel tabu’ che condiziona molti ad associare il loro ano con l’omosessualita’. In questo scambio dei ruoli, se si entra davvero in sintonia, si puo’ veramente raggiungere la piena fusione dei corpi e delle menti.
- Dici?
- Lo dico perche’ lo so. Non lo vuoi scoprire? Non vuoi conoscere questo diverso lato della mia sessualita’? Capire perche’ molte donne, con me, si sono sciolte? Credevo fosse la ragione per la quale mi hai portata a letto. Soprattutto, non provi la curiosita’ di comprendere qualcosa di piu’ di te stesso?
- Si’ ma…non e’ una cosa che uno puo’ fare cosi’, all’improvviso…
- Avevi bisogno che te lo comunicassi in anticipo con lettera raccomandata?

***

Non era per niente preparato a quello che Klára gli stava proponendo, ma non poteva tirarsi indietro dopo che le aveva detto di essere disposto a fare tutto con lei.

- Allora? - disse Klára avvicinandosi al letto dove lui stava disteso.
- Scusa se te lo chiedo, ma non ti senti un po’ ridicola con quel gingillo?
- Assolutamente no.
- Non ero preparato a questo.
- Avevi il desiderio di far sesso con una lesbica o no? Non ti interessa scoprire come sono quando faccio sesso con le mie partner? Dimmi, come credevi che fossi?
- Non lo so.
- Te la sarai fatta un’idea di me… leggendo i miei racconti, oppure nelle lunghe discussioni in chat. Sei stato tu a dirmi che riesci a percepire persino cio’ che sto per dire…
- Si’ certo, ma adesso non…
- Beh, che facciamo? Passiamo tutta la notte a guardarci negli occhi oppure liberiamo le nostre fantasie?
- Che dovrei dire? Cosa vuoi in realta’ da me?
- Te l'ho detto, voglio fare pegging. Voglio penetrarti.
- Ed io cosa dovrei fare?
- Niente. Devi lasciar fare tutto a me.


***

Gli si avvicino’ e gli si mise di fronte, con il fallo in lattice bene in mostra. Era molto eccitata, come ogni volta che le capitava di assumere il ruolo attivo.
Roberto esitava. Era comprensibile. Non doveva essere facile per lui accettare quello che gli stava prospettando. Per un uomo abituato a scoparsele, le donne, doveva essere alquanto gravoso accettare il fatto che proprio una donna lo avrebbe penetrato in quel modo. Ma era anche curioso, per cui, sicuramente, non avrebbe perso quell’occasione di mettersi alla prova, sperimentando un modo diverso di intendere il piacere sessuale.
Sali’ sul letto e si rannicchio’ al fianco di Roberto. Inizio’ ad accarezzargli le cosce, risalendo con le dita fino a lambirgli il membro, che trovo’ gia’ in erezione. Poi incomincio’ a masturbarlo, lentamente, con una mano, mentre con le dita dell’altra gli stuzzicava l'orifizio anale.

- Ti piace cosi’?
- Si’ - disse Roberto sentendo che era impossibile non eccitarsi in quella situazione.

Inumidi’ un dito con la saliva, poi lo introdusse delicatamente dentro Roberto, continuando a masturbarlo con l’altra mano.

***

Era turbato, impensierito per cio’ che stava per accadere. Respirava ansimando per il piacere che gli procuravano quelle dita esperte. Aveva l'impressione d'essere solo un giocattolo, uno strumento nelle mani Klára, ma non gli importava. In quel momento si rese conto che anche qualcuna che aveva scopato su quello stesso letto, forse aveva formulato lo stesso suo pensiero. Quante donne erano state, per lui, solo dei giocattoli che aveva usato per il suo piacere?

- Ti va di farlo? – disse Klára

Non le rispose. Si sistemo’ carponi, con i glutei spinti verso l'alto e la testa abbassata, a toccare col volto le lenzuola. Le dita di Klára lo cosparsero di un qualcosa di viscido, che lui riconobbe essere del liquido lubrificante, e subito senti’ l’estremita’ del fallo artificiale farsi strada dentro il suo orifizio.
Il respiro sembro’ mancargli all'improvviso Aveva il cuore che pareva uscirgli dalla gola, e le tempie gli martellavano. Klára, lenta nei movimenti, spingeva delicatamente. Non voleva ammetterlo ma tutto cio’ gli piaceva. Sentiva che anche lei godeva per il piacere fisico procuratole dalle vibrazioni di quello strumento ma, soprattutto, per quello psicologico di aver completamente ribaltato i ruoli


***

Osservava Roberto e capiva che gli piaceva essere scopato. Anche se non poteva vederlo, dal movimento delle sue mani sapeva che aveva il pene eretto, e si masturbava muovendosi in sincronia col ritmo dei colpi che lei gli dava. Era madido di sudore, ansimava e gemeva come tutte quelle donne che, probabilmente, lui si era scopato proprio in quel letto.

Anche lei godeva. Lo scambio dei ruoli era la cosa che piu’ la intrigava nel rapporto con gli uomini. La parte vibrante che, all’interno dell’imbracatura le stimolava la clitoride, la faceva andare in estasi. Giunse prossima al culmine del piacere.

Anche Roberto non ci mise molto ad arrivare all’apice. Quando lo vide afflosciarsi sul letto, in preda ai fremiti, lo segui’ appoggiandosi con tutto il corpo sulla sua schiena, estrasse il fallo e si uni’ a quell’orgasmo, abbracciandolo forte. Vennero insieme.
Quando alla fine lui si giro’, lo bacio’ a lungo, teneramente, tenendolo stretto.

***

Depose la sacca da viaggio nel vano bagagli, si sedette al suo posto e si allaccio’ la cintura di sicurezza. Quando l’aereo si stacco dal suolo, reclino' lo schienale e si abbandono' con il corpo e con la mente. Ripenso’ alla notte trascorsa insieme a Roberto. L’aveva giudicato bene. Era innocente… era.
L'aveva salutato con un semplice bacio sulla guancia, esattamente com’era avvenuto quando era arrivata. Non lo avrebbe piu’ incontrato, ed anche la loro amicizia virtuale avrebbe dovuto spegnersi. I patti erano chiari.

***

Quando la vide sparire dietro la porta delle partenze, sapeva con certezza che non l’avrebbe piu’ rivista. Ormai conosceva qualcosa di piu’ di Klára. Non avrebbe mai rotto il patto che lei, ogni volta, faceva con se stessa quando accettava d’incontrare qualcuno. Ed il patto era che il partner occasionale al quale si donava, doveva essere una persona sconosciuta. Un estraneo che doveva rimanere tale anche dopo l’incontro.
Adesso sapeva che l’unico, vero pericolo nell’incontrarla era quello d’innamorarsi di lei. Chi non ne usciva illeso pagava in moneta assai piu’ onerosa di quella che avrebbe pagato un qualsiasi suo cliente. Ne aveva avuto la conferma quella notte. In quella notte in cui lei gli aveva mostrato colori che non pensava potessero esistere, ed un mondo diverso, in cui le prospettive erano sconnesse e ribaltate, proprio come in una di quelle figure di Maurits Escher.


Chiara di Notte

venerdì 29 agosto 2008

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Lei... Lui... Una notte - Parte 2



Leggi la I parte

Lei… lui… sono solo suoni. Parole. Niente altro che vocaboli creati per separare il femminile dal maschile. Ma quante parti di maschile e femminile coesistono fra le pieghe dell'essere, celate agli occhi di tutti dal velo dell'ipocrisia? Lei.. lui, si compenetrano, sono tutt'uno. Cosi' si realizza il miracolo della completezza, quello che l'istinto ci obbliga a ripetere, eternamente. In un perenne rito uniamo i corpi come se con quell’atto potessimo mescolare anche le nostre anime.

Lei… lui... camminavano, tenendosi per mano. Avevano lasciato l’auto in un garage nei pressi di Piazza del Duomo, ma nessuno dei due aveva fretta di arrivare a cio’ che entrambi sapevano sarebbe accaduto. La cena era stata piacevole, intima. Lui non si era sentito di chiederle della sua omosessualita’. Lo riteneva un argomento troppo delicato per essere affrontato crudamente, faccia a faccia. Essere li’, guardarla negli occhi, non era esattamente la stessa cosa che parlarle a distanza, tramite chat.

***

Stava bene con quell’uomo. La mano di Roberto era asciutta, delicata ma forte, e da essa non trasparivano segni di nervosismo, pero’ avvertiva che in lui c’erano ancora tante domande che, forse per pudore, non aveva avuto il coraggio di farle. Conosceva la fantasia di Roberto. Era a Firenze proprio per realizzarla. Per renderla concreta. Ma era li’ anche per dar vita alla sua, di fantasia, quella che ancora lui non conosceva.
Volle parlargli della sua bisessualita’, e di come aveva scoperto di desiderare, oltre agli uomini, anche le donne.

- Non sono sempre stata lesbica… fino a 19 anni non lo sapevo. Ero certa che mi piacessero solo gli uomini. Poi e’ avvenuto qualcosa che mi ha cambiata dentro, ed ha mutato completamente l’angolo di visuale dal quale osservavo il mondo.
- Cioe’?
- Mi sono innamorata.
- Di una donna?
- Si’…
- Era bella?
- Lo era… ma non e’ per quel motivo che mi sono innamorata di lei, e non credo che quel motivo riguardi noi due, adesso… era solo per dirti che puo’ accadere che si scopra di desiderare qualcosa di diverso da cio’ che abbiamo sempre creduto. Ed in quell’istante tutto cambia. Basta un’incontro con chi ci mostra colori che non abbiamo mai visto, per toglierci definitivamente dagli occhi quel velo d’ipocrisia con il quale nasciamo.
- Hai ragione, viviamo circondati dall’ipocrisia e spesso ci adeguiamo, abituandoci ad essa senza rendercene conto. Ma io e te non siamo cosi’. Io sento che abbiamo un sacco di cose in comune. Prima, al ristorante, quando parlavi, gia’ sapevo in anticipo cosa avresti detto. Non ti pare significativo?
- Lo e’… non sono venuta qui senza ponderare bene con chi mi sarei incontrata... anche se sei un estraneo per me. Tu reputi questo mio gesto avventato? Dimmelo tu se ho fatto male ad incontrarti… ti conosci meglio di quanto possa conoscerti chiunque altro… hai detto che senti di avere una certa affinita’ con me, e di capire in anticipo i miei desideri, o quanto meno di percepire il senso delle parole che non ho ancora detto… rispondimi, dimmi se sei la persona giusta per me… stanotte.
- Per risponderti dovresti dirmi che cosa ti attendi dalla “persona giusta”… ma credo di saperlo.
- Davvero?
- Ti attendi qualcosa di diverso, un'esperienza nuova, ed in questo siamo affini, dato che anche io mi attendo qualcosa di simile da te.
- Credi davvero che far sesso con una lesbica sia diverso dal farlo con una qualsiasi altra donna non omosessuale?
- Questo non lo so ancora. Di sicuro so che farlo con te sara’ diverso dal farlo con qualsiasi altra donna a prescindere.
- Dici?

Gli si avvicino’ col volto, e con la bocca, lasciando che Roberto cogliesse le sue labbra. Si fece assaporare, ed in quel breve bacio avverti’ dolcezza. Non ansimava, Roberto, non trepidava, non tentava neppure di toccarle quelle parti del corpo in cui, normalmente, gli uomini eccitati cercano di affondare le mani. Semplicemente si limitava a sfiorarle le labbra, mordicchiandole con le sue in un gioco in cui, una volta tanto, non era la lingua ad essere protagonista.

***

- E’ bello il tuo appartamento! Mi piacciono i sottotetto.
- Ti piace? Non e’ grandissimo ma per un single e’ piu’ che sufficiente
- Ha anche una bella vista… hai la fortuna di affacciarti alla finestra e di vedere il Duomo. Ti dispiace se do’ un occhiata? Sono curiosa di conoscere di te il piu’ possibile e le case, come sai, dicono molto su chi le abita.
- Fai pure, ma non avrai molto da guardare… sono solamente settanta metri quadrati

Segui’ Klára in quell’esplorazione della casa, ed in alcuni punti gli spazi erano cosi’ ristretti che gli capitava di strusciarsi contro il suo corpo. Il bacio che le aveva dato in strada, e quel sentire il suo calore di femmina, accrebbe in lui la voglia di possederla. Ma non si azzardo’ a bloccarla mentre lei si muoveva curiosa da una stanza all'altra. Sapeva che tutto doveva partire da lei. Fin quando si ritrovarono nella stanza da letto.
La fisso’ a lungo, senza parlare, aspettando da lei un cenno, che prendesse l'iniziativa. Fu li’ che Klára gli poso’ una mano sulla sua guancia e l'accarezzo’. Istintivamente lui rispose a quel gesto adagiandosi con la guancia dentro il palmo della mano di lei, che era morbida, e calda.
Era conquistato dal profumo della sua pelle, un misto di frutti di bosco ed ambra, ma non sapeva come iniziare. Klára era lesbica, glielo aveva appena confermato, quindi con lei avrebbe realizzato la sua fantasia, pero’ dentro di se’ sentiva che anche lei desiderava qualcosa da lui, e non riusciva ad inquadrare bene cosa quella splendida donna desiderasse. Le passo’ le dita fra i capelli ed inizio’ ad accarezzarli.
Anche Klára inizio’ ad accarezzarlo scendendo con i polpasttrelli lungo la sua schiena. I movimenti di lei erano delicati come quelli di una piuma, e quei tocchi lo solleticavano provocandogli dei brividi lungo tutto il corpo.
Ancora una volta avvicinarono le labbra, sfiorandosi fugacemente, senza mai entrare del tutto in contatto, finche' le loro bocche divennero tutt'una.
Klára era calda, appassionata, molto piu’ femmina di quanto avesse potuto immaginare. La bacio’ a lungo. L'idea che si era fatto di lei leggendo i suoi racconti era diversa. Nei racconti spesso sembrava cinica, dura, sempre pronta a mettere in difficolta’ la persona che con lei relazionava. Invece, in quel momento, la sentiva mentre si scioglieva fra le sue braccia, dolcemente.
Ma allora, in realta’, chi e cos'era Klára? Si ripete’ più volte quella domanda senza trovare una risposta.


***

Le mani di Roberto le accarezzavano i seni. Non portava il reggiseno e questo consentiva a lui d'entrare in contatto con i capezzoli, che le facevano quasi male da quanto erano turgidi. Lui le tolse prima il top elasticizzato, che lei si fece scivolare via dalla testa, poi le tolse la gonna.
Anche lei nel frattempo si era data da fare per spogliarlo ed in breve si ritrovarono nudi sopra le lenzuola.
Roberto le carpi’ delicatamente i capezzoli fra le labbra succhiandoli piano. Quell’uomo conosceva bene le donne, e sapeva quanto fastidio provocasse il modo irruento che molti avevano quando succhiavano. Tanti non si rendevano conto che la voracita’ e la violenza con cui trattavano i capezzoli, spesso, piu’ che piacere, provocavano dolore. Soprattutto a chi, come lei li aveva estremamente sensibili.
Fidandosi di quell’uomo si abbandono’ a lui, lasciandosi conquistare dalla sua bocca che, sempre piu’ audace, esplorava sapientemente ogni parte del suo corpo. Non ebbe alcun ritegno nel mostrarsi ingorda nel ricevere piacere, e raggiunse piu’ volte l’orgasmo.

***

Appena la senti’ fremere capi’ subito qual’era la differenza fra Klára e qualsiasi altra donna che era giaciuta nel suo letto, ed ovviamente cio’ non dipendeva dal fatto che Klára fosse lesbica. Era il modo che lei aveva di abbandonarsi al piacere che lo stupi’. La sentiva sua totalmente. Ebbe voglia di penetrarla, ma lei a quel punto serro’ le cosce.

- No... non adesso. – disse Klára ansimando ancora.
- Perche’ no?
- Non mi piace fare le cose in fretta. E poi ho in serbo una sorpresa.
- Una sorpresa?
- Si’, ma non e’ ancora il momento.


***

Sapeva che anche Roberto aveva voglia di ricevere la sua parte di piacere. Lei, in qualche modo, glielo doveva, fosse solo per ripagarlo dell'impegno che aveva profuso in quel fantastico gioco di lingua che l’aveva fatta andare in estasi, facendola venire piu' volte.
Si alzo’, mostrandogli quella parte del corpo che, secondo il parere di molti, era considerata la sua parte piu’ bella… e la piu’ desiderabile.

- Cosa hai qui? – disse scartabellando alcuni DVD trovati sul ripiano ove era appoggiato il lettore video collegato allo schermo TV.
- Sono dei film… li ho appena acquistati. Per vederli nelle serate in cui sono da solo.
- Dai… non ti atteggiare a povero abbandonato. Non credo siano molte le serate in cui tu possa ritrovarti da solo. Sono certa che ci porti un sacco di ragazze, qui… ehi, cosa e’ questo? Birthday girl! Lo hai gia’ visto?
- No, non ancora. E’ quello con Nicole Kidman, vero?
- Si’. Io l’ho gia’ visto. E’ un filmetto senza troppe pretese, pero’ e’ una storia divertente, venata di tenerezza, come quelle che piacciono a me… lo sai che sono una romanticona. E poi lei recita benissimo la parte della ragazza russa… oltre ad essere una bellissima donna. Ti piace la Kidman?
- Beh, si’… in effetti e’ una bella gnocca.
- Molti la considerano un tipo algido, ma io credo che “ispiri sesso”. E te lo dico facendo emergere il mio lato omosex. E poi ha un sedere da sballo. Non pensi che abbia un sedere magnifico?
- Ehm… si’, beh… comunque anche il tuo non e’ da buttare.
- Dici? Pensi che anche io abbia un bel culetto?
- Ne visti ho pochi di cosi’ belli, ti dico la verita’. Oltre a quello di Nicole Kidman, ovviamente.
- Allora vorrei che me lo massaggiassi con delicatezza, lentamente, che' mi piace - disse ritornando a sdraiarsi, bocconi, al fianco di Roberto - piace anche te, vero?

Percepire l'eccitazione che cresceva in Roberto, eccitava moltissimo anche lei. Era avvenuto un po' per caso, ma abilmente aveva saputo portare il discorso su quella parte del suo corpo che ogni uomo, lei lo sapeva, avrebbe desiderato violare.

(Continua…)

mercoledì 27 agosto 2008

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Lei... Lui... Una notte - Parte 1

I fatti non accadono mai per caso. Sono sempre una conseguenza di altri fatti, e quasi mai accadono all’improvviso. Esiste in essi una gradualita’, una scala che a volte si sale o si discende, un gradino per volta… forse anche due, tre gradini per volta, ma pur sempre seguendo un percorso. Ci sono momenti in cui si deve faticare per inerpicarsi, e momenti in cui, invece, si scende precipitosamente… anche troppo, rischiando persino di farsi male. Ma le scale della vita non hanno una geometria, non seguono regole prospettiche logiche e coerenti. Si possono scendere quando in realta’ si vuol salire, e viceversa. Come nelle figure di Maurits Escher, non esistono punti di riferimento, e spesso si e’ costretti a procedere seguendo l’intuito.

Il suo nome l'aveva cambiato con il tempo. Quello vero era soffocato sotto una montagna di altri nomi, piu’ o meno esotici, ma fra tutti, quello che preferiva in quella fase della sua vita era Klára. E Klára non sapeva in quale punto esatto della scala impossibile di Escher si trovasse. Piu’ volte aveva cambiato direzione, salendo e scendendo, e poi risalendo e ridiscendendo ancora, in un dedalo confuso del quale solo lei possedeva un’approssimativa mappa. Nessun’altra persona avrebbe potuto districarsi in quel labirinto tutto suo: anche se avesse seguito esattamente il suo percorso, si sarebbe ritrovata da tutt’altra parte.

Si era data per soldi per cosi’ tante volte che, spesso, neppure ricordava che nella sua vita c’erano stati momenti in cui il piacere lo donava per ricevere piacere, in uno scambio reciproco fra persone, e non come avveniva fra puttana e cliente. Ma accade che proprio nel percorrere certe scale dalla prospettiva impossibile, s’incontrino persone che procedono nel senso inverso al nostro e che, come noi, non sanno dove andare. Perfetti estranei con i quali e' possibile vivere brevi ed intensi attimi. Uomini o donne. Chi siano e’ irrilevante. Cio’ che veramente conta e’ che possono farci dimenticare quello che siamo, mostrandoci cio’ che potremmo essere.

***

Alle 18:35 l’aereo proveniente da Milano si arresto’ al limite della pista di atterraggio del piccolo aeroporto di Firenze Peretola. Sarebbe ripartita il giorno dopo. Prese la sacca dal vano bagagli dove l’aveva riposta, e si diresse verso l’uscita dove ci sarebbe stato lui ad attenderla.

***

Seduto su una poltroncina posta appena fuori della grande porta dalla quale sarebbero usciti i passeggeri del volo, Roberto teneva le dita della mani intrecciate. Le muoveva nervosamente, come per scaricare l'ansia che gli procurava quell’attesa. Era all'aeroporto per incontrare una donna della quale conosceva soltanto il nome, Klára. Non riusciva ancora a crederci. Almeno non fino a quando non l’avesse vista uscire dalla grande porta degli arrivi.
L'aveva conosciuta navigando in internet. Frequentava lo stesso gruppo di discussione dove lei pubblicava dei brevi racconti erotici dal forte sapore saffico. Anche se all’inizio Klara si era mostrata molto diffidente nei confronti di chiunque voleva conoscerla, era riuscito con pazienza ad ottenere il suo contatto in messenger e, piano piano, aveva inziato ad avere con lei una piccola relazione virtuale. All’inizio si scambiavano commenti e giudizi sui racconti che lei scriveva, e sulle persone piu’ bizzarre che frequentavano il gruppo di discussione. Poi gli argomenti avevano imboccato una strada piu' personale, ed erano arrivati fino al punto di confidarsi pensieri piu’ intimi.
Era stato cosi’ che le aveva confessato quello che, da sempre, era il suo desiderio erotico: una notte di sesso con una lesbica. Magicamente ed inaspettatamente questa sua fantasia era stata accolta da Klára, la quale, senza alcun indugio, gli aveva manifestato l'intenzione di soddisfare quel suo sogno.
Fino ad allora le uniche lesbiche che aveva conosciuto non lo avevano mai stimolato in tal senso. Quasi mai femminili, assomigliavano piu’ a dei maschi effeminati che a quelle figure erotiche impresse nell’immaginario di chi, come lui, era abituato a consumare film pornografici, dove bellissime amazzoni mischiavano i loro corpi donandosi reciproco piacere. Quell’idea di lesbica che lui aveva in mente si era pero' materializzata con Klára, protagonista inconsapevole di molti dei suoi momenti di autoerotismo, che pareva essere l'essenza stessa dell' erotismo.
Non conosceva il suo aspetto. Non era riuscito ad avere alcuna foto da lei, nonostante gli avesse mostrato la sua. Klára aveva motivato quel suo misterioso negarsi come la fase di un gioco nel quale voleva essere lei la regista. E lui aveva accettato.
Al peggio gli sarebbe potuto capitare di trovarsi di fronte una donna non corrispondente ai canoni che si era prefigurato, ed al limite, se proprio non fosse stata di suo gradimento, avrebbe inventato un scusa per defilarsi.


***

Di uomini sui quaranta, ad attendere fuori dalla porta del gate di arrivo, c’era solo lui. Klára non ebbe difficolta’ a identificarlo, anche perche’ l’aveva gia’ visto in una fotografia. Aveva voluto conoscerne l’aspetto prima di accettare quello strano incontro. Un incontro anomalo per lei che, da tempo ormai, rifiutava ogni rapporto con persone conosciute nel web. Pero', considerato lo spirito che era emerso dalle conversazioni in messenger, lui pareva essere proprio l’uomo giusto per realizzare la sua particolare fantasia, che altri avrebbero forse reputato eccessivamente perversa.
Non gli aveva rivelato niente, ancora, e non sapeva come lui l'avrebbe presa. Se sarebbe stato eccitato dall'idea, oppure se l’avrebbe visto fuggire via, offeso e terrorizzato. Comunque lei era li’ per realizzare il sogno di Roberto, che era quello di fare sesso con una donna con chiare tendenze omosessuali, e si attendeva da lui la stessa predisposizione a soddisfare i suoi desideri.
Al peggio, se Roberto avesse trovato delle difficolta’, si sarebbe defilata educatamente, magari adducendo la classica scusa del mal di testa.
Lo saluto’ con un cenno della mano facendosi riconoscere, anche se sapeva benissimo di essere gia’ stata intercettata dal suo sguardo.

***

Stiro’ le gambe alzandosi dalla poltroncina ove era seduto, e le ando’ incontro.

- Ciao, Roberto! – disse Klára mettendogli le braccia attorno al collo e baciandolo teneramente sulle guance.
- Ciao... - rispose lui, intimidito da quell’inatteso ed insperato slancio d’affetto.

La scruto’. Klára non aveva assolutamente niente di mascolino, anzi era molto femminile. Aveva lunghi capelli neri ed un volto gradevole, dai lineamenti delicati, sul quale risaltavano dei luminosi occhi chiari. Era esattamente come se l'immaginava, e come piu' volte lei si era descritta. Un'immagine impalpabile che, fino a quel momento, lui aveva solo sperato fosse vera. E fortunatamente lo era.
Indossava una minigonna molto aderente che faceva risaltare le gambe affusolate, con caviglie strette ancor piu' valorizzate da dei leggeri sandali che cingevano dei piedi ben curati. Un top elasticizzato esaltava il rigonfiamento del suo seno, non troppo grosso ma apparentemente sodo, del quale si notavano chiaramente le protuberanze dei capezzoli. A tracolla portava un’anonima sacca da viaggio.
Avendo letto i suoi racconti, e conoscendo la sua esperienza di escort, se l’era immaginata vestita con abiti firmati, e trasudanti opulenza. Invece, niente di tutto cio’. Pur mantenendo un look raffinato, Klára non indossava niente di eccessivamente costoso. Lo noto’ e si chiese se quel suo presentarsi vestita in modo molto semplice non fosse altro che un segno di amichevole confidenza che lei gli stava dimostrando.


***

Dallo sguardo di Roberto, capi’ di piacergli. Molto. Anche lui era piacevole d’aspetto. Alto, bruno, fisico asciutto, occhi profondi, movenze non impacciate, e mani curate.
Come sempre, quando incontrava qualcuno fuori dal lavoro, non indossava abiti troppo griffati. Nella vita privata, e con le persone che considerava amiche, cercava di essere piu’ semplice possibile.
“Mostratevi sempre un gradino sotto. Non siate troppo appariscenti. Non ostentate opulenza. Non accendete troppo la vostra luce, che’ la luce attira gli insetti.” Anche a distanza di tanti anni seguiva sempre i consigli di Vlada. Consigli che si erano rivelati validi in ogni occasione.

- Hai altri bagagli? – le chiese Roberto continuando a scrutarla con un sorriso compiaciuto.
- No, ho tutto nella sacca. Ripartiro’ domattina ed ho portato con me soltanto lo stretto necessario.

Si domando' se Roberto avesse percepito la predilezione che lei aveva per certi congegni erotici. Aveva pensato a questo quando aveva preparato la sacca e ci aveva infilato qualcosa che, per lui, sarebbe stata una sorpresa.

- Che effetto ti fa vedermi qui? Pensavi che non sarei arrivata, vero?
- Non ero certo che saresti comparsa da quella porta. Ma adesso che ci sei sono felice.

***
Klára era veramente bella e profumava di frutti di bosco. Si domando' se fosse davvero lesbica mentre l’accompagnava all'automobile. Lei l'aveva piu’ volte scritto nei suoi racconti di essere bisessuale, quindi di gradire in ugual misura sia gli uomini che le donne, ma non si sentiva di chiederle i dettagli proprio in quel momento. Penso’ di farlo piu’ tardi, a cena.

- Dove mi porti? – gli chiese Klára mentre percorrevano il viale che si dirigeva verso la citta’.
- Pensavo di cenare in un locale caratteristico. Una tipica trattoria toscana.
- Perche’ no? Ho una fame! Una trattoria in centro vicino al Ponte Vecchio?
- Per la verita’ avrei scelto un posto in collina, ma se insisti cambio strada e ti porto in centro.
- No, no, va bene. Mi fido della tua scelta.

Imboccarono via Bolognese, la strada che da Firenze conduce in collina, e quando giunsero ad uno spiazzo, da dove poteva essere gustato il panorama, Klára gli chiese di fermarsi.

- Che bella e’ Firenze vista da qui. – gli disse guardando in lontananza le luci della citta’ immersa in una lievissima foschia.
- Avevo percepito questo tuo aspetto romantico. Anche se lo mascheri sotto uno strato di sano cinismo, alla fine viene fuori.
- Adesso mi fai arrossire. Ti sei fatto questa idea di me?
- E' l'impressione che dai a chi legge i tuoi racconti.
- L'impressione a volte inganna.

Anche dalla terrazza del ristorante c'era una bella vista panoramica delle colline circostanti Firenze. Klára sembrava veramente soddisfatta di essere li’. Gli pareva di conoscerla da sempre. Non era mai stata del tutto un’estranea per lui. La lettura dei suoi racconti e le lunghe discussioni in chat, gli avevano permesso di conoscerla un po’. Sentiva che in comune avevano lo stesso modo d’intendere alcuni aspetti della vita. Entrambi erano disposti ad accettare qualsiasi tipo d'esperienza sessuale fosse stata loro proposta, ed il gioco degli sguardi condito da discorsi intriganti, quella sera accrebbero in lui la voglia di conoscerla nell'intimita’ di una stanza da letto.


***

Stava bene li’. Le piaceva Firenze. Sicuramente non aveva accettato quell’appuntamento per quella ragione, ma dentro di se’ sapeva che non avrebbe avuto lo stesso entusiasmo se fosse stata una diversa citta’.
Ripenso’ ai motivi che l'avevano convinta ad incontrare Roberto. Ovviamente molto importante era il fatto di averlo trovato recettivo nei confronti di un certo tipo di sesso. Lo considerava un non banale e, per certi versi, propenso anche a fare quei giochi che lei aveva in mente. Cio’ la intrigava, ma il motivo vero per il quale aveva intrapreso quel viaggio era il fatto che lui fosse un estraneo. Si’ certo, si erano frequentati virtualmente, ma in realta’ non si conoscevano davvero.

- Sei contenta di essere qui stasera o credi di aver fatto un errore ad incontrarmi?
- Perche’ dici questo? Non avrei mai affrontato un viaggio di questo genere se non fossi stata piu’ che sicura di cio’ che stavo facendo.
- Non lo so. Forse e’ solo l’insicurezza che mi fa dire questa cosa cosi' sciocca.
- Allora, io sarei la falsa cinica, in realta’ una romanticona, mentre tu saresti il falso sicuro, diverso da come ti mostravi? Siamo una bella coppia di millantatori virtuali, sai?
- Tu non millanti. Io gia’ lo sapevo che eri cosi’ come sei.
- Si’? E come sono?
- Sei… tutto ed il contrario di tutto. Un caleidoscopio dai mille colori che cangiano e che disorientano. Leggendoti, a volte, credevo fossi finta, ed adesso che ti vedo materializzata, mi pare quasi che tutto questo non esista. Che sia solo un sogno.
- Invece non lo e’...
- Di me che idea ti sei fatta?
- Sei ingenuo... o forse no. A volte sembri cosi' disincantato... invece, adesso, mi pari innocente… ecco, questo e’ il termine piu’ appropriato: innocente.
- E questo mi rende meno interessante?
- Assolutamente no. Mi incuriosisci. Vorrei scoprire fin dove si spinge la tua innocenza.
- E allora?
- E allora va bene cosi’, altrimenti non sarei qui. Troppo spesso ho avuto a che fare con persone che facevano di tutto per apparire cio’ che avrebbero voluto essere e che assumevano atteggiamenti da macho per affascinarmi.
- Forse di me ti sei fatta una idea sbagliata. Chissa’, potrei essere molto diverso da quello che immagini che io sia...
- Sono qui per scoprirlo.

Gli sorrise. Era scontato che dopo la cena sarebbero andati a letto insieme, e non ci sarebbero stati soldi in mezzo.

(Continua...)

domenica 24 agosto 2008

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Scrittrici e scrittori

Il web ha assunto proporzioni inimmaginabili. E’ un mare talmente grande che e’ impossibile da navigare in una sola vita. Sono ormai in tanti a scrivere, ad esprimersi, a dire la loro. Molti cercano di restare attinenti alla loro vita reale, altri assumono ruoli, recitano parti, utilizzando il virtuale come strumento per dar vita ai loro sogni…

Spesso mi chiedo come venga recepito cio’ che scrivo. Se fossi ipocrita direi che non m’importa del giudizio altrui, e che la finalita' di questo blog e’ completamente scollegata dall’opinione di chi mi legge. Invece non e’ cosi. Non del tutto. In fondo mi interessa capire cosa la gente pensa. Se non fosse cosi’, non sarei qui adesso a confessarvi cio' che vi sto confessando. E’ vero che a volte viene naturale dire “ecchissenefrega”, ma non credo che terrei il blog aperto a tutti, se non ricevessi in risposta almeno un cenno. La stessa cosa credo capiti a coloro che si propongono, sia nei blog che nei forum, oppure nei cosiddetti siti ove le persone si cimentano scrivendo racconti.

In questi giorni mi sono soffermata a leggerne alcuni che si trovano in internet. Ebbene, il panorama e’ desolante. Soprattutto se ci si addentra in quella che viene definita “letteratura erotica”, ma che dovrebbe essere ribattezzata in “spazzatura erotica”. Si tratta di migliaia di storie tutte uguali, in cui vengono descritte le medesime, noiose situazioni. Proposte pero’ in ogni salsa possibile. Lo schema ricorda quello utilizzato anche nella “spazzatura erotica cinematografica”, e denota quanto, certi scrittori, traggano la loro ispirazione proprio dalla visione di filmetti pornografici.

Trama: lui incontra lei che e’ sempre strafiga, la quale in ogni occasione, in auto, in autobus, in treno, in aereo, seduta, in piedi, inginocchiata, davanti, di dietro, di sopra e di sotto, dopo quattro discorsi privi di sostanza, gliela “smolla”, rigorosamente gratis e solo perche’ e’ una gran porca, una ninfomane che non lo fa da sei mesi, dando cosi’ inizio ad un “balletto” che termina sempre con il classico multiorgasmo galattico. Stessa cosa avviene se la protagonista e’ femminile. In tal caso e’ lei (la porca) che trova sempre qualcuno di “trombabile” al quale gliela smolla, gratis. E mi limito ai soli racconti etero.

Sono cose che nella realta’ non esistono. Il sempre trombabile simultaneo al gratis, intendo. Pero’, in questi racconti, si arriva immancabilmente ad un finale con una megascopata in cui si evince un postulato: un uomo o una donna possono andare in qualsiasi posto e, qualunque sia la situazione, riescono sempre a trovare qualcuno per far sesso in modo straordinariamente soddisfacente.

Posso dire che per una donna, nella vita vera, i “realmente trombabili”, dai quali non si farebbe pagare, sono talmente rari che meriterebbe che si dedicasse all’uncinetto piuttosto che perdere tempo ad andare in giro a cercarli. Mentre credo che per un uomo, fosse anche Brad Pitt, difficilmente una donna si farebbe scopare da lui gratis, ovunque ed in qualsiasi situazione, persino in piedi in un autobus affollato. Cio' puo' accadere raramente, e solo se incontra delle "sperimentatrici" pazze in cerca di emozioni forti. Ma non e' certo cosi' frequente come si legge in giro.

Oltre ad essere storie fantascientifiche, dunque, in esse si da’ una visione alquanto “maschile” di una realta’ costruita su un sogno fatalmente onanista. Ed e' questo che mi fa credere che molti di questi sedicenti scrittori, indipendentemente dal loro pseudonimo maschile o femminile, siano quasi tutti uomini. Il raccontare un fatto, soffermandosi sulla scenografia, esaltando la spettacolarita’ dell’atto sessuale, descrivendolo morbosamente nei minimi particolari, enfatizzandolo all’inverosimile, con l’orgasmo che inevitabilmente giunge sempre fra gemiti, grida, ed esplosioni di liquido seminale sparso un po’ ovunque, in un’apoteosi di godimento reciproco (notare che non avviene mai che lei, come molte volte accade, resti insoddisfatta a causa di un lui troppo "veloce"), mi pare un modo assai maschile di affrontare l'argomento.

Una delle caratteristiche che differenziano gli uomini dalle donne e’ proprio il loro modo di relazionare con i sensi. I primi prediligono tutto cio’ che e’ visibile, materiale, sondabile. La loro attenzione e’ rivolta verso un “esterno” che sia “vicino” abbastanza da essere raggiunto e velocemente penetrato. Noi, invece, viviamo il tutto piu’ interiormente, ma ci teniamo piu’ a distanza. Oserei dire che lo viviamo ad “occhi chiusi”, come fossimo cieche. L’eccitazione ha origine nella nostra immaginazione, ed e’ la stimolazione di questa, piu’ che della clitoride, che ci fa provare piacere. Il percorso che scegliamo per arrivare al godimento e’ spesso un lento e progressivo allontanarci, in modo da procrastinare il momento finale, ed e' diverso da quello maschile che spesso tende ad accorciare i tempi.

Percio' un racconto affrontato da un punto di vista “femminile” non puo’ limitarsi a descrivere la scena nuda e cruda. Non puo' soffermarsi troppo sui dettagli estetici, sulle forme, sulle grida di piacere ma, diversamente, deve porre in risalto gli stati d’animo dei protagonisti, le loro sensazioni fatte d’interiorita’, di odori e di suoni, anche distanti. Di ricordi. Paragonandola ad una tecnica cinematografica si potrebbe dire che gli uomini prediligono l’azione serrata fatta di primi piani, dinamici e spettacolari. Le donne invece scelgono una regia lenta, in cui l'importanza e' data ai campi lunghissimi infarciti di flashback. Per questo motivo credo che molti dei racconti che ho letto, che seguono il medesimo canovaccio, pieni di termini espliciti e di frasi fatte fra le quali la piu’ ricorrente e “godo… godo…”, ma che sono privi di pensieri, di sensazioni, di emozioni vissute ad “occhi chiusi”, anche se avevano come protagoniste delle donne, non erano scritti secondo un’ottica femminile.

Un’amica, con la quale mi sono fermata a colazione, oggi mi ha chiesto: “perche’ ti metti a leggere quelle schifezze? Non potresti utilizzare il tuo tempo per leggere un vero libro di qualche vero scrittore?” Le ho risposto che leggere in internet mi serve a comprendere il mondo che mi circonda. I libri dei grandi autori donano grandi sensazioni, ma non rappresentano “il mondo”. Rappresentano un’idea del mondo che e’ la loro, della quale ci fanno partecipi, ma il mondo vero, quello fatto della gente che ci circonda e che si incontra per strada, lo si trova in internet. Allora lei mi ha chiesto: “perche’ dunque non lo incontri li’, in strada, il tuo mondo? Perche’ ti ostini a cercarlo nel web?” E’ semplice, le ho risposto, in strada ormai non si esprime piu’ nessuno, mentre nel web sembra che tutti abbiano qualcosa da dire, e se voglio addentrarmi sotto la scorza superficiale, internet e’ il luogo ideale per farlo.

Purtroppo, ahime’, la mia amica non ha torto. Devo riconoscere che piu’ mi addentro, piu’ mi rendo conto di essere fuori posto, anacronistica, aliena. Sempre piu’ spesso mi coglie il pensiero che questa mia “ricerca della realta’” tramite il web sia solo “masochismo”. Oppure un segno chiaro della mia incapacita' di comprendere… o di rassegnarmi.

A proposito di “scrittori” nel web, ricordo una barzelletta. Per intendersi, premetto che "chukcha" e’ il nome che in Russia viene dato agli eschimesi che, nelle barzellette, corrispondono ai carabinieri delle barzellette italiane. Ebbene, un chukcha vuole iscriversi ad un club di scrittori. Per farlo deve superare un piccolo colloquio, come un esame d'ammissione.

- Mi dica… che preparazione letteraria ha? Ha letto Tolstoj? - gli chiede l'esaminatore.
- No – risponde il chukcha
- Allora ha letto Dostoevskij
- No – risponde ancora il chukcha
- Magari ha letto Chekhov? Pushkin? Bulgakov?
- No – continua imperterrito il chukcha
- Insomma! – sbotta a quel punto l’esaminatore – Non ha letto niente e vuole iscriversi al nostro club?
Il chukcha lo guarda e poi dice: “Chukcha non e' lettore. Chukcha e' scrittore!"

venerdì 22 agosto 2008

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Il vizio

La terrazza del ristorante del Beach Plaza era popolata da rigidi pinguini seduti ai tavoli. Non la si poteva non notare. Il leggero top che indossava e la gonna cortissima, non lasciavano spazio all’immaginazione. Respirava l'odore del mare mischiato al profumo dei fiori, mentre una leggera brezza agitava gli alberi che fiancheggiavano la spiaggia, ed il rumore delle onde che dolcemente si infrangevano sul bagnasciuga, si mischiavano al lamento dei gabbiani in volo.

A quell’ora del pomeriggio la ragazza sudava di un tepore indefinibile. Lo sentiva persino fra le cosce. Le accadeva ogni volta che attendeva qualcuno che si facesse avanti. La tazza vuota di te’ che le stava di fronte era lo specchio della sua vita. Una vita povera di amori, ma ricca di passioni e di intense emozioni. Eppure erano pochi coloro che l’avevano conosciuta fino al punto di accorgersene.

Portava i capelli raccolti in una lunga coda, ed un paio di occhiali dalle grandi lenti scure la riparavano dai raggi del sole, nascondendo i suoi occhi. Assorta nella lettura di un libro fingeva di non accorgersi degli uomini che le gravitavano intorno, pero’ a lei non sfuggivano i loro movimenti, abituata come era a sentire addosso gli sguardi della gente.

Aveva fatto sesso con molti uomini, ma poche volte aveva incontrato chi era stato capace di lacerarle il cuore facendola impazzire d'amore. A letto aveva fatto di tutto. L’aveva fatto per soldi, diceva, ma dentro di se’ sapeva che ormai quella non era piu' la verita’. Sempre piu' spesso s’era lasciata andare, traendone piacere. Allora s’era spinta persino oltre i limiti che normalmente una puttana concede ai clienti, ma nessuno l’aveva veramente posseduta perche’ non s’era mai data completamente.

Essere pagata per fare sesso. Ecco cio’ che l’eccitava. Aveva saputo unire l’utile al dilettevole. Fin da quando era poco piu’ che adolescente aveva capito che le piaceva far sesso per soldi. Le stanze degli hotel, con il tempo, erano diventate il simbolo della sua liberta’ e della sua indipendenza economica. Ne aveva frequentate a centinaia. In ognuna aveva lasciato una traccia del suo corpo, ma di nessuna portava dentro il ricordo.

Catturare un uomo, eccitarlo, portarlo sul punto di pagarla, e poi farlo godere. In questo genere di cose possedeva un vero talento, ed il solo pensiero la inebriava, al punto che, sempre piu' di frequente, le prendeva la voglia di farlo.

Aveva bisogno di arrapare gli uomini, di sentire il loro sguardo, di avvertire il loro desiderio. Era assillata da quel pensiero. Lo sognava anche di notte, e la mattina, al risveglio, si ritrovava liquefatta dall’eccitazione, Cosi’ che molte volte finiva per masturbarsi alle prime luci dell'alba.

In quel momento le sarebbe andata bene anche una sveltina col primo che le fosse capitato. In camera, oppure anche nella toilette del ristorante, in piedi, sbattuta contro la parete. Ormai solo facendo sesso con degli sconosciuti che la pagavano riusciva a realizzare completamente le sue fantasie. Quella che aveva sempre creduto fosse la sua professione si era gradatamente trasformata in un vizio. Un vizio di cui era dipendente. Tutto cio’ non era normale. Lo sapeva.

Sollevo’ gli occhi dalle pagine del libro che stringeva fra le mani ed ordino’ una coppa di gelato di crema. Il cameriere la servi’ prontamente. Accavallo’ le gambe fingendo di non curarsi delle occhiate di coloro che aveva intorno. Come al solito sotto i vestiti indossava solo la pelle. Niente mutandine, niente reggiseno.

Era certa che gli uomini la guardavano e si chiedevano fino a che punto fosse abbordabile, pensando a quale scusa adottare per avvicinarla. Le donne invece, incuriosite dal suo look e dal suo modo di fare spudorato, la guardavano con sospetto ed anche un po' d'invidia. Era pero’ consapevole di un fatto: tutti pensavano che era una puttana. Ma non le importava. Quella situazione l’eccitava da morire.

Con il cucchiaino incomincio’ a gustare la crema, introducendo fra le labbra il gelato come se fosse stato un altro tipo di crema. Ad un tratto un uomo si avvicino’ al tavolo.

- Posso sedermi?

Alzo’ gli occhi e lo guardo’ con finto interesse. L'uomo era sulla quarantina. Aveva, gli occhi da pesce lesso e tutta l'aria di essere la gazzella che lei cercava. Li conosceva bene i tipi come lui: abbronzato, con capelli cortissimi, spalle larghe, giacca nonostante il caldo, camicia in parte sbottonata, ed al polso il tipico orologio importante.

- Prego, si accomodi pure.

Non era proprio il suo tipo, ma in quel momento le stava bene pure lui. La sera avrebbe trovato qualcosa di meglio con cui trastullarsi.

domenica 17 agosto 2008

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Redacted

Non ho mai considerato Brian De Palma un regista eccezionale. Molti dei suoi film li ho trovati noiosi, pieni di artifici scenici inutili, piani sequenza infiniti, oppure con evidenti scopiazzature prese da maestri del cinema come, ad esempio, Alfred Hitchcock. Ma ho dovuto ricredermi quando ho visto il suo capolavoro assoluto: "Redacted". Il film e' ambientato nel 2006, in Iraq. Ispirato ad un fatto vero, insabbiato dallo Stato Maggiore dell'Esercito americano, racconta di un gruppo di soldati che, per vincere la noia, violentano una quattordicenne e la massacrano insieme a tutta la sua famiglia, riprendendosi l'un l'altro con la videocamera mentre si "divertono".

Redacted e' molto piu' del solito film che racconta delle efferatezze perpetrate dai soldati in guerra. In pratica, con questo film, il regista ci dice che gli uomini sono tutti dei "Norman Bates", e che la personalita' "assassina" puo' uscire allo scoperto in determinate situazioni, portando persone normalissime a compiere atti di una crudelta' inimmaginabile. A volte basta indossare una divisa perche' la trasformazione avvenga.

La cosa curiosa che riguarda Redacted, pero', e' un'altra: pur essendo il capolavoro di Brian De Palma, che per questo film e' stato premiato a Venezia con il Leone d'argento, ricevendo una "standing ovation" lunga 10 minuti, diversamente da tante stronzate che vengono propinate, non verra' mai distribuito nelle sale cinematografiche italiche. La sua unica distribuzione sara' televisiva, e solo tramite il canale satellitare Sky (clicca QUI per leggere la critica).

C'e' a questo punto da chiedersi perche'. Forse chi ha deciso di negarne la visione nelle sale cinematografiche ha pensato che l'argomento non fosse "interessante", oppure che gli italici fossero culturalmente impreparati a recepirlo. In parole povere dei cretini. Oppure c'e' di piu', ma non sta a me indagare.

Io l'ho potuto vedere in Russia, in lingua originale, proprio nei giorni in cui in Georgia si stavano consumando altri drammi legati ad una guerra.


"Il 12 marzo 2006, a Mahmoudiyah, un villaggio sunnita a 30 km da Bagdad, un gruppo di militari americani stupro' una ragazzina, poi le sparo' un colpo in faccia, dette fuoco al corpo, ed uccise tutta la famiglia di lei, compresa una sorellina di 6 anni, per non lasciare testimoni dell'infamia."


giovedì 14 agosto 2008

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Nekotorie v chuzhom glazu sorinku vidiat...

La coalizione elettorale formata dal Partito Comunista Messicano e dal Partito Rivoluzionario Istituzionale, vince le elezioni messicane ottenendo oltre il 60% dei voti. Il Partito d'Azione Nazionale ammette la sconfitta. Il presidente Felipe Calderón Hinojosa si dimette, ed al suo posto viene eletta Beatriz Elena Paredes Ranger, la prima presidente donna del Messico.

Il Parlamento messicano vota una risoluzione in base alla quale gli Stati Uniti Messicani diventano membri effettivi dell’Unione delle Nazioni Centro-Sudamericane (UNACSUR).

La signora Beatriz Elena Paredes Ranger, nel rivolgere il messaggio alla nazione, indica l'adesione all'UNACSUR come “un passo importante verso la costituzione di un mondo multipolare, in cui Centro e Sud America possono avere un peso geopolitico non indifferente, per via delle comuni radici ispaniche, ma anche per l’immensa varieta’ di culture, l’intensita’ di forze innovative progressiste e socialiste al governo di quasi tutti gli stati centro-sud americani, nonche’ per le enormi risorse naturali dell’area.”

Il presidente del Venezuela Hugo Rafael Chávez Frías plaude al “nuovo corso” messicano, ed offre il suo sostegno al nuovo governo democratico di ispirazione progressista e socialista, stabilendo un “prezzo politico” del petrolio venezuelano, inferiore del 25% a quello di mercato, per tutti gli stati membri dell’UNACSUR.

Il governo degli Stati Uniti d'America, per voce di Michael Shifter del “Inter-American Dialogue”, definisce l’UNACSUR come una organizzazione creata al solo scopo di sconvolgere gli equilibri geopolitici in un'area in cui gli Stati Uniti hanno, da sempre, molteplici rapporti commerciali. Denuncia inoltre l’UNACSUR come una creatura controllata dal Venezuela e da Mosca, "dedita allo sfruttamento dei paesi centro-sud americani, tramite strutture paramilitari ed il sostegno alle dittature tra le piu’ nefaste del ‘900, al fine di avere il controllo economico e politico sulle risorse del Centro e del Sudamerica.”

Gli stati messicani di Bassa California, Sonora e Cohauila, dichiarano la loro incompatibilita’ con le decisioni del governo centrale, e proclamano la loro indipendenza. Gli Stati Uniti d’America inviano un contingente militare negli stati proclamatisi indipendenti per proteggere il diritto all’autodeterminazione delle popolazioni che vi risiedono.

Il presidente venezuelano Hugo Rafael Chávez Frías, condanna la presenza militare statunitense negli stati messicani, e dichiara che "per la sicurezza della nazione messicana, sarebbe opportuna l’installazione di basi militari UNACSUR, come deterrente contro eventuali rigurgiti imperialisti da parte di chi, per decenni, ha affamato e sfruttato i popoli centro-sudamericani, in nome di una 'esportazione di democrazia' che si e' sempre tradotta in un controllo violento, sia militare che economico, dell’area."

Il resto e' Storia...


"Некоторые в чужом глазу соринку видят, а в своём бревна не замечают..." [1]

[1] "Nekotorie v chuzhom glazu sorinku vidiat, a v svoiom brevna ne zamechaiut" e', in russo, il famoso detto sulla pagliuzza nell'occhio altrui, e la trave nel proprio occhio.

mercoledì 13 agosto 2008

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Aicha

Abbiamo condiviso molte di quelle cose che neppure le sorelle condividono, passando notti a raccontarci delle nostre vite, delle nostre famiglie, dei nostri Paesi… dei nostri popoli. Popoli diversi, Paesi diversi, famiglie diverse… vite diverse. Entrambe contadine fuggite da un mondo che si stava disgregando, entrambe con la fortuna di possedere qualcosa per la quale gli uomini erano disposti a pagare, ma cio’ che avevamo in comune, se si eccettuavano i capelli neri e l’altezza che ci rendeva simili quando ci mostravamo di spalle, era tutto qui.

Io, zingara, non credevo in niente al di fuori di me. Tu, bosgnacca, invano hai tentato di farmi conoscere il tuo Dio. Eravamo sole, amiche, insieme in mezzo a gente straniera che non ci conosceva se non per come sapevamo muovere i nostri corpi. Ed il tuo era bellissimo, come lo era la tua voce. Speravi di diventare una cantante, ed invece scegliesti di tornare a casa.

Le scene di guerra, mostrate in TV in questi giorni, mi hanno fatto ripensare a te, Aicha, ed ho ricordato di averti inviato una lettera alla quale rispose tuo fratello che, in un inglese approssimativo, mi scrisse di tua madre che ancora piangeva per te.

”Venivamo ammazzate, gettate nelle fosse comuni. Venivamo stuprate, arrestate, incarcerate nelle prigioni e nei campi, torturate, usate da scudo vivente. Venivamo obbligate al lavoro forzato, scacciate a forza dalle nostre citta’ e villaggi, derubate dei nostri averi e in mille altri modi umiliate brutalmente. Venivamo separate dalle nostre famiglie e condotte in luoghi speciali dove ci sottoponevano a orribili sevizie, stupri ed altre forme di tortura, compresa la mutilazione fisica e l'assassinio.”

Leggendo queste parole trovate nel web, adesso so di averti rimossa dalla mia mente per troppo tempo. Forse non ho mai voluto pensare davvero a quello che puo’ esserti accaduto, e mi accorgo di essere stata una vigliacca.


Come se non esistessi
lei mi e’ passata accanto,
senza uno sguardo, Regina di Saba.
Ho detto: “Aicha, prendi, e’ tutto per te.

Ecco, le perle, i gioielli,
anche l’oro attorno al tuo collo,
i frutti, ben maturi al gusto di miele.
La mia vita. Aicha, se mi ami

andro’ dove tuo respiro ci conduce.
Nei paesi d’avorio e d’ebano
asciughero’ le tue lacrime, e le tue pene.
Niente e’ troppo bello per una sirena.”

Aicha, Aicha, ascoltami
Aicha, Aicha, non andartene
Aicha, Aicha, guardami
Aicha, Aicha, rispondimi

Diro’ le parole dei poemi,
suonero’ le musiche del cielo,
prendero’ i raggi del sole
per illuminare i tuoi occhi di regina.

Lei ha detto: “Bada ai tuoi tesori,
io valgo piu’ di tutto questo.
Delle sbarre sono delle sbarre anche se d’oro.
Voglio gli stessi diritti che hai tu,
e rispetto per ogni giorno.
Io non voglio altro che amore.”


martedì 12 agosto 2008

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Avorio, Ebano e la geopolitica

Non amo le ideologie, e non amo a chi ad esse si affida. Chi e' indottrinato, oltre ad essere stupido e privo di idee proprie, rappresenta anche un fastidioso pericolo, perche' diffondendo menzogne mina alle radici anche l'altrui capacita' di giudizio. Oltre a cio' se gli si lascia campo libero, in breve tempo la menzogna avra' sostituito la verita', e colui che continuera' ad affermarla sara' accusato di essere sovversivo o, peggio ancora, un pazzo.

Un copione scritto da Orwell in tempi non sospetti al quale, ormai troppo spesso, mi rifaccio quando voglio evidenziare qualche episodio in cui individuo qualcuno che intende revisionare la realta' ad uso e consumo della propaganda. Quanto riporto qui sotto e' tratto dal blog di Avorio. Avorio e' una ragazza che ama spaziare, con (devo riconoscerlo) abilita' dialettica inusuale, fra argomenti d'attualita', di gossip e di geopolitica. Ovviamente, in questo ultimo caso, porta avanti idee e tesi che non condivido. Per questo motivo intendo, con il mio post, donare una visione dei fatti accaduti diversa che, essendo appunto di parte, non ha la pretesa di essere la verita', ma solo una parte di essa.

La visione di Avorio:

"All’ultimo vertice della NATO, tenuto a Bucarest quattro mesi fa, il Presidente Bush cercò di far capire ai partners europei l’importanza di un’immediata annessione di Georgia e Ucraina nell’ambito dell’Alleanza Atlantica.
Inutilmente. I governi d’Europa, in primis Francia e Germania, stabilirono invece di posporre qualsiasi definitiva decisione, mettendo i due paesi ex-sovietici in lista d’attesa. In parole povere: l’Europa decise di non decidere. Come sempre.
Lo schiaffo morale inferto in quell’occasione al Presidente Americano fu accolto con compiacimento da gran parte della conformista stampa europea ma, alla luce di quanto sta accadendo in Georgia in questi giorni, possiamo dire ora che si è trattato dello stesso tipo di soddisfazione che può recare piacere al conte Masoch e a qualche suo strambo epigono.
Poiché – anche in questo caso: come sempre – il Presidente Bush aveva visto lontano e aveva visto giusto, confermandosi politico di statura superiore oltre che, moralmente, unico reale baluardo degli interessi e dei principi che stanno alla base di tutto l’Occidente.
Nel dettaglio della questione attuale, è chiaro che se la Georgia fosse stata oggi un membro della NATO, come Bush voleva, non ci sarebbe stata questa escalation bellica che ha portato all’aggressione russa.
Diciamo che Bush voleva tagliare le unghie all’orso russo. L’Europa, invece, ha atteso con le braccia incrociate che si risvegliasse, dandogli modo di uscire – affamato e pericoloso – da un letargo che durava dal disfacimento dell’Unione Sovietica.
Anche se, in questo caso, non è tanto una questione di revanchismo dell’ideologia comunista. Questa è sempre stata la politica della Russia, la politica di una grande potenza, dettata non dagli ideali ma, come scrivevo qualche settimana fa, dalla realtà geopolitica.
La Russia dunque fa quello che deve fare, non importa che a guidarla ci siano gli zar, Baffone o Putin il Terribile.
Tutte cose che l’ignorantissimo Presidente Bush ha sempre saputo. Come ha sempre saputo che è dalla Georgia che parte l’unico oleodotto che fa arrivare il petrolio del Caspio ai paesi dell’Europa Occidentale senza passare dalla Russia.
Cosa vorrebbe dire per l’Europa se quel rubinetto finisse nelle mani di una Russia anti-occidentale, aggressiva ed imperialista, lo capirebbe persino un deficiente. Persino Bush lo ha capito."


La visione di Ebano (cioe' la mia):

Non sono mai stata un'estimatrice del New Deal russo, e neppure della classe dirigente che ha assunto il potere dopo la disgregazione del sistema sovietico. Tanto meno lo sono di Putin, grande e fraterno amico dell'italico primo ministro che ha quel nome buffo che fa rima con "pernacchioni", con il quale ha diversi interessi in comune: dalle aragoste della Sardegna, alle veline abili nelle prove orali, al "gioco dei mimi". Finanche il mimare le fucilate ai giornalisti dissidenti.
Pur condannando fermamente la violenza che la povera gente sta subendo nelle regioni del Caucaso, voglio pero' cercare di dare una spiegazione ai fatti che sia quanto piu' possibile obiettiva. Purtroppo, il rischio per chi ha visto troppi film di James Bond e' quello di avere una visione della realta' che non combacia assolutamente con quella parte di verita' che viene affermata dai russi, e che e' degna comunque di essere presa in considerazione, ne' piu' ne' meno della verita' affermata dagli americani, o dai georgiani.
Credo che alla base di un vero studio "geopolitico" di un fatto debba esserci il completo "distacco" emotivo ed ideologico da certi valori di riferimento che fanno parte del nostro substrato culturale, altrimenti, piu' che obiettivita' il rischio e' che diventi propaganda. Soprattutto e' indispensabile sentire ogni versione, e non affidarsi sempre alla solita che conferma le proprie convinzioni. Per questo motivo il conflitto russo-georgiano va interpretato utilizzando piu' chiavi di lettura, perche' la verita' non sta mai ne' da una parte ne' dall'altra. Spesso sta nel mezzo.
Innanzi tutto avrei una cosa da contestare all'articolo di Avorio. Quello ceceno-osseto non e' l'unico oleodotto esistente che congiunge il Mar Caspio al Mar Nero. Di oleodotti che collegano il Mar Caspio al Mar Nero ce ne sono diversi. Uno, ad esempio, e' completamente fuori dal controllo russo, ed e' quello che dall'Azerbaijan arriva in Turchia. E poi, gia' controllando il Dagestan, i russi controllano l'oleodotto al quale si riferisce Avorio. Il tratto ceceno-osseto, una volta chiuso il rubinetto del Dagestan diventa un tubo vuoto ed inutile. Quindi, anche con l'Ossezia del sud sotto il controllo russo, niente cambierebbe per gli approvvigionamenti asiatici d'energia. Tanto piu' che fino a quando l'Iraq restera' saldamente in mano degli USA, gli "alleati" a stelle e strisce non faranno certo mancare il petrolio alla cara Europa... oppure si?
Strano dubbio il mio, vero? verrebbe voglia di esaminarlo con calma. Intanto diciamo che la questione russofona non e' un'invenzione dell'ultima ora. Esiste ne' piu' ne' meno come esiste quella relativa a numerose altre minoranze etniche che si trovano inglobate in nazioni che non sentono "proprie". Lo e' per gli irlandesi dell'Ulster, lo e' per i francofoni valdostani, per i tedeschi altoatesini, per i baschi, per i kosovari... per i curdi. Vogliamo far finta che la questione non esista? Vogliamo credere che sia tutta una scusa inventata dai russi per controllare gli oleodotti? Crediamolo...
Magari quella di controllare gli oleodotti, ed avere quindi il controllo sul flusso produttivo mondiale, e' una strategia che viene portata avanti sia Cremlino, sia dalla Casa Bianca, sia da ogni altra nazione che ambisca al ruolo di grande potenza, ma negare l'esistenza di una questione che riguarda una minoranza etnica (perche' tale e' la popolazione russa che vive in Georgia) non sarebbe la verita'. Esiste quindi una popolazione russofona che da sempre vive in Ossezia ed in Abkhazia, che da sempre e' in conflitto con il governo centrale georgiano.
Fonti russe (diamo a loro un grado d'attendibilita' almeno pari a quelle dalle quali Avorio trae le sue conclusioni?) dicono che tale popolazione nei giorni immediatamente precedenti all'8 di agosto, ha subito attacchi da parte di forze regolari georgiane che avevano appena finito le manovre militari alle quali aveva assistito, niente meno, che la signora Condoleeza Rice.
Cosa ci facesse li' la signora Rice a nessuno e' dato di saperlo, pero' le stesse fonti affermano che il "via libera" alle operazioni militari contro l'Ossezia del sud sia stato dato proprio a seguito di un'assicurazione americana. Un'assicurazione che poi non sarebbe stata onorata.
Se non fosse vero verrebbe da domandarsi: perche' una mossa tanto avventata (e sciocca) da parte dei georgiani? Come hanno fatto a cadere in una trappola cosi' palese dando ai russi l'occasione di un casus belli? E se fosse vera, davvero i georgiani avevano la speranza che il loro "colpo di mano" sarebbe riuscito? Davvero avevano creduto che, alla peggio, avrebbero ricevuto aiuto dall'America e dai Paesi della Nato? Davvero avevano creduto che Bush avrebbe fatto scoppiare la III guerra mondiale per un inutile ed obsoleto oleodotto?
Solo un idiota ci avrebbe creduto (qualcuno afferma che, in effetti, Mikheil Saakashvili non abbia proprio una faccia intelligente), a meno che... a meno che (dicono i piu' maliziosi) l'obiettivo vero di Bush, assicurando i georgiani, non fosse tanto incastrare la Georgia, quanto creare problemi all'Europa. Un'Europa sempre piu' dipendente dalle fonti energetiche asiatiche, e sempre meno dipendente (politicamente ed economicamente) dagli USA.
Rovinare, forse in modo irreparabile, le relazioni fra Europa e Russia sarebbe un "capolavoro" di politica estera per qualsiasi presidente americano. Ed allora, avanti con la Georgia nella NATO, avanti con lo scudo spaziale in Polonia e nella Repubblica Ceca, avanti con la minaccia di basi NATO in Ucraina, avanti con tutta una serie di politiche atte a forzare la mano ai russi che, si sa, da sempre sono terrorizzati dall'essere accerchiati, spingendoli a compiere azioni quasi obbligate.
Nessuna nazione tollera basi nemiche ai propri confini. Basta ricordarsi cosa accadde con la famosa "crisi cubana" negli anni '60, in cui gli USA minacciarono addirittura un attacco atomico.

lunedì 11 agosto 2008

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Dalla vostra corrispondente a Mosca

Sto scrivendo questo post dall'internet point dell'hotel in cui alloggio. Mi ero ripromessa di non farlo durante la vacanza ma, da quando sono partita, la situazione internazionale e' un po' cambiata. Qui in Russia gli effetti degli scontri bellici in Ossezia ed in Abkhazia sono visibili solo in TV e non coinvolgono i moscoviti, ne' creano alterazioni nella loro vita di tutti i giorni. Sono fatti ai quali i russi erano preparati da moltissimo tempo. Le tensioni crescenti, delle quali veniva data costante notizia nei telegiornali, avevano gia' fatto capire che una guerra russo-georgiana in quell'area era ormai inevitabile.

Le origini del conflitto risalgono al crollo del sistema sovietico, ma soprattutto hanno a che fare situazione venutasi a creare dopo i fatti del Kosovo, che hanno dato agli osseti ed agli abkhazi un'incontestabile ragione per pretendere (appunto come i kosovari) l'indipendenza.

Nell'area sono forti gli interessi sia della NATO (alla quale la Georgia aveva chiesto di aderire), sia della Russia che, storicamente terrorizzata dalla "sindrome dell'accerchiamento", non accetta intromissioni occidentali ai propri confini.

Che la situazione sia grave non c'e' dubbio, ma come sempre a farne le spese non saranno i "grandi" del pianeta, impegnati a mangiare aragoste, bere champagne ed assistere alle Olimpiadi, ma i "poveri diavoli" che abitano in quelle regioni.

Personalmente sono sempre piu' schifata di come le notizie vengono fatte filtrare da chi detiene il potere sull'informazione, ed in questo posso dire che tutto il mondo e' paese.

sabato 9 agosto 2008

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Moskva

La crociera termina qua. Ma non la vacanza... ancora per qualche giorno. Il 9 agosto, se i tempi verranno rispettatti, la motonave sara' arrivata a destinazione. Il programma propone la visita turistica della citta'. Ovviamente l'evitero', e faro' scoprire alle persone che mi accompagneranno quell'anima di Moskva che nessuna "gita organizzata" fara' mai vedere.







 
Dreams... now there's the mainland,
And the extremely simple answers are in grey cigarettes
And in the heart are hidden comets
But dreams, they stay away after spring,
When we have said goodbye and promised,
That we will wait for each other eternally


No, I don't believe that it can be like that
And each of us will drift
In our own direction through our own frame of mind

Moscow doesn't believe in tears,
Who will want, who will verify
Turutum tutum tutum turutum...
Moscow doesn't believe in tears,
I have gotten to know this coast
Turutum tutum tutum turutum...
Moscow

To go and to know that you are nowhere,
And to know that you don't exist
And you honestly long for those, who don't love you like that
I just wanted to be stronger,
And, it's possible, so it seemed to me,
But I didn't stay like that,
What I once was



giovedì 7 agosto 2008

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Свадьба - Le nozze

Bisognerebbe essere sempre innamorati. Questa e' la ragione per cui non bisognerebbe mai sposarsi. (Oscar Wilde - A Woman of No Importance)

Ero a Mosca per il matrimonio di Nata, una vecchia amica con la quale ero rimasta in contatto anche quando lavoravo in Italia. Si trattava di una visita "mordi e fuggi", sarei rientrata a Milano due giorni dopo, ma il desiderio di rivedere persone con le quali avevo condiviso momenti ed esperienze particolari era troppo forte, tanto da non farmi avvertire la fatica legata al viaggio.

Era una bella mattina, non molto fredda e con il sole. Nata sorrideva alla gente fuori dalla chiesa, piccola e graziosa, collocata nei pressi della Moscova. L'abito bianco di pregevole fattura, assoluto protagonista del matrimonio, era castigato ma non nascondeva la bellezza del corpo che ospitava. Aveva scelto quel modello, un classico “Valentino”, consapevole che gli occhi degli invitati sarebbero caduti innanzitutto sul vestito anziche’ sulla voluttuosita’ delle sue forme, e questo per lei significava rispetto nei confronti della severita' ortodossa. In mano teneva stretto un bouquet bianco composto da piccoli fiori non troppo appariscenti.

Insieme ai due testimoni che li seguivano, gli sposi entrarono in chiesa. Il sacerdote li benedi’ tre volte, e consegno’ loro un cero acceso per ciascuno con il quale si avvicinarono all'altare dove, ad attenderli, c’erano gli anelli: d’oro per lui e d’argento per lei. Il sacerdote prese gli anelli e con essi disegno’, simbolicamente, tre croci sopra la testa degli sposi. Successivamente li pose agli anulari delle loro mani destre, e Nata ed suo sposo se li scambiarono per tre volte.

Il sacerdote prelevo’ dal tetrapodion [1] una coppa di vino e due corone di fiori e foglie. Dopo la dichiarazione di libera intenzione e fermo proposito di sposarsi, fece baciare le corone ai testimoni e le consegno’ a loro, in quanto questi avrebbero avuto il compito di tenerle sopra le teste degli sposi. Il sacerdote, poi, benedi’ la coppa di vino porgendola per tre volte a ciascuno degli sposi. Infine, secondo la tradizione, l'uomo e la donna furono legati da un nastro che simboleggiava la loro unione. Le mani di Nata e di suo marito erano incrociate, e da quella posizione presero a danzare secondo il rito. Al canto dei тропари [2] seguirono il sacerdote in un triplice giro intorno al tetrapodion, mentre i testimoni sostenevano le corone sulle loro teste. Alla fine della danza, il sacerdote tolse le corone, prima dalla testa di lui, poi, da quella di lei, e li invito’ a baciarsi. Fu quello il momento in cui i parenti e gli amici che avevano assistito alla cerimonia, poterono fare gli auguri e congratularsi. Mentre abbracciavo Nata pensai che, per unirmi in matrimonio con chicchessia, avrei dovuto amarlo al punto tale che forse solo un incantesimo mi avrebbe fatto compiere quel gesto che giudicavo folle.

***


Un banchetto nuziale russo non ha paragoni in occidente. In un continuo susseguirsi di portate, brindisi scanditi al grido di "gorko... gorko... gorko" [3], canti e balli, puo’ arrivare a durare dall'ora di pranzo fino a quella di cena, ed anche oltre. Il ristorante dove gli sposi avevano programmato il pranzo era situato in un hotel che non distava molto dalla chiesa dove aveva avuto luogo la cerimonia. Un enorme buffet con gli aperitivi attendeva la moltitudine di invitati pronti per la grande abbuffata. I tavoli, sontuosi ed opulenti, erano gia' imbanditi con una ventina d'antipasti. Presi posto sedendomi in compagnia di alcune vecchie amiche, e con loro trascorsi il resto del pomeriggio ricordando i tempi andati, e le persone delle quali avevamo perso ogni traccia.

Era quasi sera quando mi allontanai dalla sala per prendere una boccata d’aria. Dall'ampia terrazza dell'albergo si godeva una splendida vista sulla citta’. Mi appoggiai alla balaustra e rimasi a guardare il cielo ed il panorama.

- Si annoia? - sussurro’ una voce alle mie spalle - Le andrebbe di scambiare due parole?

Girai lo sguardo nella direzione dalla quale proveniva la voce e mi trovai di fronte ad un uomo sulla quarantina. Un tipo che, fisicamente, sembrava fatto apposta per piacermi.

- Sono una donna sposata - mentii.

- E questo che significa?

- Significa che non cerco compagnia.

- Mi sta prendendo in giro, vero?

- No, perche’ mai dovrei?

- Non ha l’aria della coniugata. E’ amica dello sposo o della sposa?

- Sono una vecchia amica di Nata.

- Ah… anche lei era modella?

Il suo tono suonava lievemente sarcastico, ma io sorrisi e sorvolai sulle circostanze della mia amicizia con Nata.

- Le pare strano?

- Assolutamente no, ma permetta che mi presenti. Il mio nome e’ Aleksey.

- Il mio Irina.

- Prima stava scherzando… non e’ sposata... ma, come tutte le donne, desidererebbe esserlo.

“Che razza di cafone!” pensai. Fui presa dall’impulso di rientrare e levarmelo di torno, ma ero anche curiosa di capire dove aveva intenzione d'arrivare con quel suo discorso.

- Sono sicuro che, come molte altre giovani donne presenti alla cerimonia, abbia guardato la sposa con un briciolo d’invidia nel vederla con l'abito bianco, vero?

- Crede davvero che sia indispensabile sposarsi per essere felici? Io non lo credo.

- Il matrimonio e’ la naturale conclusione di un incontro fra due persone che si amano. Se e’ vero amore si desidera viverlo per sempre.

- Mi sta prendendo per i fondelli?

- Solo un po’... ma lei non e’ ingenua. Vuol sapere realmente cosa desidero?

- Mi lasci indovinare...

Lo guardai fisso negli occhi. Provavo un inspiegabile e sottile piacere nel sentirmi recapitare quell'impertinente ed impalpabile proposta, detta e non detta, da uno sconosciuto su una terrazza di un ristorante dove si stava svolgendo un banchetto nuziale. Evito’ di replicare e riporto’ la conversazione sul tema del matrimonio.

- La vita coniugale non e’ semplice. Sara’ sorpresa di sapere che sono stato sposato per cinque mesi. Dopodiche’ mi sono riappropriato della mia liberta’. Tutto finito… cosi’… com’era cominciato. Forse non sono riuscito a capire mia moglie.

- Non bisogna mai cercare di capire una donna. Le donne sono delle immagini; gli uomini sono dei problemi. Se vuol sapere che cosa una donna veramente intende, la guardi, non l’ascolti.

- Lei e’ una vera filosofa…

- No, ho solo una buona memoria. E’ una battuta da “A Woman of No Importance”. Conosce Oscar Wilde?

- Certo. E' molto popolare "persino" qui in Russia. - parve quasi prendere in giro la mia saccenteria - Era omosessuale, vero?

- Il fatto che lo fosse non sminuisce la veridicita' e la sagacia di cio' che ha scritto. Comunque ci sono moltissime statistiche che riguardano la durata dei matrimoni, e posso assicurarle che non sono felici. C'e’ chi si separa addirittura dopo poche settimane di vita in comune. Meglio restare single.

- Si', ma cosa accade se due persone s'innamorano?

- L'amore e' stato inventato dai comunisti per non pagare le donne...

- Anche questo l'ha scritto Oscar Wilde?

- No, questo e' di un'autrice ignota. Non prenda paura, quando mi sciolgo riesco a tirare fuori una cavolata dietro l'altra. - gli sorrisi - Lei come ha vissuto la sua separazione?

- La questione e’ alquanto complessa, e non credo possa essere trattata in modo sintetico. Correrei il il rischio di renderla banale. Una separazione mette in discussione la propria autostima, e la convinzione che si ha di essere capaci di amare un’altra persona. Comunque e’ in aumento il numero di chi preferisce convivere anziche’ sposarsi. Cosi’, se un rapporto non funziona, ognuno va per la sua strada senza troppi rimpianti. Pero’, quando si decide di sposarsi, lo si fa per stare insieme per sempre, e la convivenza non risolve il problema anzi, lasciando una via d’uscita a portata di mano, evidenzia tutte le insicurezze del rapporto, e mette a nudo le contraddizioni della coppia.

- Personalmente sono dell'idea che, se due persone si vogliono bene, devono stare a casa propria senza convivere o, peggio ancora, sposarsi. In questo modo possono incontrarsi quando vogliono senza il rischio di azzuffarsi per delle banalita’, come succede quando si vive sotto lo stesso tetto.

- E con suo marito si comporta cosi’?

- Non ho marito. Ho sempre mantenuto la mia indipendenza, e non ho sbagliato. Sono libera, non cerco l’amore e sto bene cosi’. Nessuno puo’ farmi cambiare idea, mi creda.

- Vede che avevo ragione? Mi prendeva in giro dicendomi di essere sposata. Adesso pero' sta recitando la parte della cinica...

- Cinica e’ una persona che conosce il prezzo di ogni cosa ed il valore di nessuna [4]. Invece, le assicuro che ho ben presente quale sia il valore di cio’ che mi circonda, iniziando da me stessa.

- Io invece sono ancora alla ricerca del grande amore, dopo che mia moglie mi ha lasciato per un altro.

- Mi sta nuovamente prendendo per i fondelli?

- Perche’ dice questo?

- Lei non e’ mai stato sposato. Ho una certa esperienza per questo genere di cose. Non riesco ad immaginarmela mentre giura eterna fedelta’ ad una donna. Mi sta raccontando un sacco di frottole.

- E’ stata lei ad iniziare rivelandomi di essere una donna sposata, ricorda? Io le sono venuto dietro.

- Si', va bene, pero’ adesso dovremmo finirla con questa commedia.

- Ho in mente un unico modo...

- Quale?

- Andiamo via da qui.

- Dove?

- Non lo so.

***


Posso resistere a tutto, fuorche' alle tentazioni [5]. Accettai di seguirlo. Dopo aver salutato Nata e le altre amiche, salii sulla sua automobile, con la quale ci allontanammo dalla festa per dirigerci verso un punto imprecisato della citta’. Non gli chiesi dove eravamo diretti, ma io gia’ lo sapevo.


NOTE:

[1] Piccola credenza, parte dell'arredamento religioso nelle chiese ortodosse, ove sono riposti gli oggetti sacri.
[2] Tropari. Sono dei canti della liturgia di San Giovanni Crisostomo che appartiene al rito bizantino.
[3] Tipica espressione russa usata durante i banchetti di nozze. Letteralmente "Amaro... amaro... amaro", e viene riferito al cibo che, per addolcirsi, necessita che gli sposi si scambino un bacio.
[4] [5] Da “Lady Windermere's Fan” di Oscar Wilde.

mercoledì 6 agosto 2008

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La morale a colori della signora Erlynne

Amo i Paesi nordici. Li amo per quell’atmosfera vagamente invernale che vi si respira, sempre, anche in piena estate. E li amo per il cromatismo, ove il colore del cielo, dei boschi, dei prati, dei fiumi e del mare si fondono con quello dell'anima, troppe volte immersa nel grigio. Un'anima di cui tentiamo di interpretarne le sfumature, invano.

Amo l’Irlanda… e non solo per i motivi appena esposti. La amo anche perche’ ha dato i natali ad un genio: Oscar Wilde.

Vorrei scrivere a proposito di uno dei libri che portero' con me durante la mia breve vacanza. Parlo di "Lady Windermere's fan" [1], una commedia scritta da Oscar Wilde nel 1892, in cui la polemica sociale caratteristica dell’autore viene, come poi avvenne negli altri suoi lavori teatrali, soprattutto in "A Woman of No Importance" e in "The Importance of Being Earnest", diluita in battute ironiche ed in brillanti paradossi cinici.

Nella storia, lady Windermere, convinta che il marito di cui e’ innamorata la tradisca con la misteriosa ed affascinante signora Erlynne, arriva ad un passo dal concedersi a lord Darlington, noto seduttore che la corteggia insistentemente. In realta’ la signora Erlynne non e’ altro che la madre creduta morta della stessa lady Windermere, che l’abbandono’ bambina per seguire un uomo di cui era innamorata. Per risparmiare alla figlia il suo stesso sbaglio, la persuade, senza rivelarsi, a ritornare dal marito, e quando lord Windermere scopre in casa di Darlington il ventaglio della moglie, la signora Erlynne salva la situazione, compromettendo se’ stessa per restituire la felicita’ alla figlia. L’epilogo della vicenda vede la signora Erlynne che si allontana per sempre, senza rivelare la propria identita’.

La commedia parla dunque di una donna “con un passato discutibile” che, nel tentativo di riconquistare una rispettabilita’, insospettisce la figlia fino al punto di portarla al limite di un passo irreparabile. Ma parla anche del “sacrificio” di una madre che, con quel gesto, riesce a riscattarsi davanti a se stessa.

Certo che leggere oggi di schemi morali di tal genere puo’ anche suscitare dei sorrisi riguardo all’anacronistico sentire dei personaggi della storia, ma Oscar Wilde, pur essendo vissuto in un contesto completamente diverso dal nostro, riesce ad essere comunque universale, proiettandosi oltre il tempo e lo spazio. E’ questa la caratteristica che contraddistingue il genio.

Al di la’ delle vicende narrate il tema prevalente di " Lady Windermere's fan " e’ il rapporto fra l'amore e la morale sociale. Lady Windermere e’ "adeguata alla morale sociale", ne e’ paladina e succube al tempo stesso. Tutto cio’ che le ruota attorno e’ e deve essere disciplinato dalla morale: un mondo normale e virtuoso. La signora Erlynne, invece, non rientra in questi canoni, ma per un momento della sua vita, riesce a vederne il colore. E' celebre la frase: "Siamo tutti nati nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle."

Ritornando al preambolo sui colori con il quale ho introdotto questo post. Ebbene, se e’ vero, come sostiene Wilde, che la natura e’ un’imitazione dell'arte, allora i colori che attribuiamo alle cose, ed alle persone, ne rappresentano il senso. Cogliere le sfumature, viverne il cromatismo, diventa quindi l’impegno prevalente della nostra esistenza. Purtroppo pero', solo alcuni, pochi, riescono a dare qualche pennellata di colore alla realta’ che li circonda. La maggior parte vive nell'ansia di riuscire a distinguere il bianco dal nero.


Vivere e’ la cosa piu’ rara al mondo: la maggior parte della gente esiste, tutto qui. (Oscar Wilde)


[1] Da questo lavoro sono state tratte due versioni cinematografiche: una omonima e fedele alla trama originale, del 1925, ed una del 2006, trasposizione "mediterranea", ambientata ad Amalfi, intitolata “A Good Woman”.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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