giovedì 31 luglio 2008

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La parte piu' privata

Il virtuale ha definitivamente modificato la scala dei valori che vengono attribuiti a cio' che riteniamo sia il nostro privato. Fuori dal virtuale la gente non ha grossi problemi a dire il nome, l'eta', oppure a parlare di dove trascorre le vacanze. La riservatezza c'e', caso mai, nel raccontare la propria intimita' e gli aspetti piu' personali della propria vita familiare, sentimentale, sessuale.

Appena si entra nel virtuale, pero', tutto si capovolge.

Allora si descrivono nei minimi particolari i vizi, le scopate, le beghe familiari, i problemi psicologici, i dubbi, le speranze, i sogni, e tutta una serie di notizie che, nel reale, chiunque eviterebbe di esporre.

D'altro canto cose normalissime come il nome, l'eta', e dove si va in vacanza, restano spesso un mistero, e se viene mostrato il proprio corpo, magari senza veli, il volto diventa la parte piu' privata, riservata solo a pochi intimi.


PS: Questo post programmato per la pubblicazione prima della mia partenza. Buona giornata.

domenica 27 luglio 2008

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Моя Россия - La mia Russia

Quando questo post verra' pubblicato saro' gia' partita. Per le vacanze ho scelto qualcosa di diverso. Niente luoghi esotici o mari tropicali. Solo un breve viaggio all'interno della mia Russia, utilizzando un mezzo di trasporto particolare. Tanto riposo, qualche libro e, ovviamente, il godere della vicinanza delle persone che amo.

Potete comprendere benissimo che non avro' ne' voglia, ne' modo di collegarmi. Tantomeno, potro' gestire il blog. Pero' Google ha messo a punto un sistema molto carino, "ad orologeria", che prevede la pubblicazione di un post in un determinato giorno, ad una determinata ora. Se state leggendo significa che il sistema funziona. E' quindi probabile che, nei prossimi giorni, possa arrivarvi qualcos'altro, scritto e programmato prima della mia partenza. :-)

L'unica cosa che potro' fare, da dove mi trovero', sara' la moderazione degli eventuali commenti utilizzando il telefono cellulare.

Arrivederci a presto... se si puo' dire arrivederci in un contesto in cui il senso della vista perde di significato.

sabato 26 luglio 2008

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Un appello

L'amica Eleonora Gitto, in QUESTO POST nel suo blog, invita tutti/e a firmare la petizione online per salvare il canyon selvaggio di Positano, oasi naturalistica di grande pregio, unica nel suo genere sulla quale incombe il pericolo di una sporca speculazione.

Il Vallone Porto di Positano, sulla costiera amalfitana, e' patrimonio dell'Umanita' intera, quindi anche di ognuno/a di noi. Magari una mano (piccola), per questa sua iniziativa, posso dargliela anche io.

mercoledì 23 luglio 2008

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Pomeriggio ungherese

Chissa’ come ricorderesti oggi il giorno in cui per la prima volta sentisti il battito di mille farfalle, Tündér?

Falánk Faló era il posto giusto dove bere la migliore Dreher per pochi forint a boccale. C’era l’atmosfera giusta per chi desiderava stare in compagnia, ridendo e scherzando oppure, piu’ intimamente, voleva solo guardarsi negli occhi.

Eri un fiore sbocciato in ritardo. Per quel motivo ti sentivi diversa. Tutte le tue coetanee avevano gia’ avuto esperienze con i ragazzi. Tu no.

Avevi conosciuto Rezsö da qualche settimana e per lui provavi assai di piu di una forte simpatia. Aveva solo pochi anni piu’ di te, pero’ possedeva un’automobile, e questo ai tuoi occhi lo faceva apparire molto piu’ grande ed esperto.

Fino a quel giorno eravate stati solo amici. Non era accaduto ancora niente; solo qualche sguardo carico di significati. Se pensavi al sesso, ti sentivi imbarazzata perche’ temevi di non essere in grado di saperlo fare. Non avevi mai baciato nessuno e nessuno ti aveva mai toccata.

A parte una volta… al paese. Un compagno di scuola. Ti aveva proposto un gioco. Non avevi ancora 14 anni. Avvenne al fiume mentre eravate soli. Il ragazzo mise la mano sotto la tua maglietta toccandoti il seno inesistente. Sentisti un senso di fastidio e ti ritraesti ponendo fine a quel gioco, ma notasti che i tuoi piccoli capezzoli erano diventati piu’ duri e ti provocavano dolore. Per lungo tempo, le ragioni di quella strana reazione del tuo corpo ti erano rimaste ignote.

Quando crescesti, capisti che toccarti in certi punti ti procurava piacere, ma non tale da crearti la voglia di accarezzarti come invece facevano alcune tue compagne di scuola. Infatti, ai primi sintomi "strani" che avvertivi, ti fermavi. Non ti eri mai spinta oltre il limite di qualche tocco superficiale, e non avevi mai provato quello che le altre raccontavano.

Avevi quasi timore a farlo, come se quel gesto fatto in quel modo per te fosse come affrontare da sola un labirinto sconosciuto, misterioso luogo in cui avresti voluto avere accanto qualcuno che ti guidasse, e che ti abbracciasse.

Chissa’, Tündér, se oggi potessi scrivere i tuoi ricordi, come descriveresti il modo in cui guardavi Rezsö quel giorno. Avevi preso una bella cotta per lui ed i tuoi occhi chiari a quel tempo erano incapaci di mentire. Era la prima volta che sentivi la voglia di essere toccata da altre mani, ma non quelle di chiunque. Dalle sue.

C’era allegria e spensieratezza da Falánk Faló. In quegli anni, tutto stava cambiando ed assumeva tonalita’ esistenziali che i vostri genitori non avevano mai vissuto. Rezsö ti teneva la mano giocherellando con le tue dita, ed ogni tanto sorseggiava la birra. Poi ti propose un cinema.

C’erano dei film che volevi vedere: “Pretty Woman” oppure “Ghost”. Ma Rezsö preferiva “Caccia a Ottobre Rosso”.

Quella di saper convincere era una dote naturale che hai sempre posseduto. Con il ragionamento, senza mai alzare il tono della voce, senza mai trascendere in comportamenti bizzosi o ricattatori, riuscivi quasi sempre ad ottenere cio’ che desideravi senza che gli altri avessero l’impressione di essere stati, in qualche modo, costretti.

Decideste per Ghost. Adducesti la motivazione che avevi bisogno di vedere una storia d’amore perche’, quel pomeriggio, ti sentivi particolarmente romantica. Se adesso potessi riparlare di quei momenti, Tündér, ricorderesti come quella sia stata la prima volta in cui hai usato un po’ di quella sottile malizia che, nel futuro, avrebbe fatto parte integrante di te?

Lo spettacolo all’Európa in Rákóczi utca era appena iniziato. Il film era proposto in lingua inglese con i sottotitoli in magiaro, ma era cosi’ che funzionavano le cose in quegli anni. C’era pochissima gente, la sala era semideserta, ma vi sedeste comunque nelle poltroncine in ultima fila. Entrambi sapevate di non essere li’ solo per il film.

Sentivi il cuore in gola da quanto ti batteva. Il buio intorno, complice, fece il resto. Mentre le scene sullo schermo si avvicendavano raccontando la storia, la tua mente era da tutt’altra parte. Rezsö ti abbraccio’ e ti tiro’ a se’.

Forse, come gli animali, anche gli esseri umani capiscono quando e’ arrivato il momento. Forse si tratta di una reazione chimica che avviene solo in determinate circostanze. Forse tutto cio’ ha a che fare con gli oroscopi, con gli influssi astrali, oppure e’ semplicemente la voglia di crescere e di non sentirsi diversa.

Chissa’, Tündér, come descriveresti oggi il sapore di quel primo bacio. Se ricorderesti il calore della giovane lingua di lui che ti entrava dentro, mentre tu, passiva, ti facevi esplorare. Se ripenseresti all’odore delle salive mischiate, a quello dei capelli, della pelle, del desiderio…

Forse potresti raccontarlo, Tündér, forse fra i centomila baci ricevuti, donati e venduti nella tua vita, quel bacio sarebbe uno di quelli che ricorderesti. E ricorderesti anche quella mano che, audace, s’insinuava sotto la tua maglia e ti accarezzava i piccoli seni da poco sbocciati. Come quel giorno al fiume, facendoti inturgidire i capezzoli tanto da provare dolore… mentre dentro al ventre avevi la sensazione di un fremito simile al battito d’ali di mille farfalle.

Ti lasciasti toccare. I polpastrelli di lui mitigarono un po’ di quel dolore, ma non era abbastanza. Sapevi che non era abbastanza. Poi sentisti la sua mano sotto la gonna. Era morbida e calda. Si faceva strada in mezzo alle cosce scivolando dolcemente. Sapevi dove si sarebbe fermata. Era cio’ che volevi. T’abbandonasti finalmente al piacere, andando oltre quel limite che da sola non avevi mai avuto il coraggio di superare.

Le dita di Rezsö ti accarezzavano il sesso, separato solo dal sottile velo delle mutandine. Cio’ che provavi era qualcosa che non avevi mai immaginato. Sentivi un languore, una smania, un calore, e la voglia di qualcosa che non riuscivi ad individuare.

Era quello il sesso? Se potessi raccontarlo oggi, Tündér, diresti di no, ma forse sbaglieresti…

Avvertisti una sensazione di umido. Sentisti le mutandine bagnate. Temesti di aver sbagliato il calcolo con i giorni del ciclo. Provasti paura… e vergogna. Pensasti che, se Rezsö si fosse accorto, avrebbe avuto disgusto di te.

“No, no… basta”

“Che c’e’? – disse lui sottovoce continuando a toccarti – Non ti piace piu’?

Ti ritraesti e gli togliesti la mano.

“Ho detto basta! Non posso…”

“Perche’ non puoi? Eri gia’ bagnata… mi piaci molto Tundi… non vuoi che ti faccia godere?”


Godere, godere, godere. Sempre godere e solo godere. Avresti imparato anche tu come godere e come far godere, ma in quel momento non sapevi cosa significasse. Avevi fatto la smargiassa con Rezsö; gli avevi fatto credere di essere come le altre ragazze sue amiche, invece tu non conoscevi il sesso, non sapevi farlo, non avevi cognizione neppure del tuo corpo e delle reazioni che potevi avere.

“E’ che mi sono venute… non posso.”

“Venute cosa?”

“Le mestruazioni, Rezsö, sono tutta bagnata. Lo hai detto anche tu. Devo andare a lavarmi.”


Rezsö si blocco’, sorpreso. Si guardo’ le dita, poi si lecco’ un polpastrello con la punta della lingua. Infine ti guardo’ e disse:

“Tundi, tu non la racconti giusta… non hai le mestruazioni. Perche’ t’inventi questa cosa?”

“Ma le ho, ti dico! Le sento.”

“Tundi… non sono mestruazioni… ma non dirmi che non lo sai…”


Ti guardo’ negli occhi e capi’ che non lo sapevi.

“Tundi… non posso crederci…”

Chissa’ come ti comporteresti oggi, Tündér, se per magia potessi ritornare in quella situazione. Sicuramente ripeteresti la scena, come in un moto perpetuo temporale, o come in una coazione a ripetere. Oppure, con il senno di poi, fingeresti ingenuita’ come avresti fatto piu’ volte con altri uomini meno giovani di Rezsö, ma piu’ interessati di lui a quel corpo adolescente con il quale avresti convissuto ben oltre il compimento della maggiore eta’.

Sentivi che avevi le lacrime agli occhi

“Rezsö, non arrabbiarti, ma io…”

“Non lo hai mai fatto, vero?”

“Non sono mai stata con un ragazzo…”

“No, dico che non lo hai mai fatto. Neanche da sola.”

“No… “

“Non sai che per una ragazza bagnarsi e’… naturale?”

“Non mi sono mai piaciute quelle cose, Rezsö…”

“E perche’ non mi hai detto nulla? Tu mi piaci Tundi, lo sai che non ti avrei mai mancato di rispetto… bastava che me lo dicessi.”


“Ma con te e’ stato diverso… mi piaceva.”

“Certo! L'ho capito da come ha reagito il tuo corpo. Accade questo alle ragazze, Tundi. Ai ragazzi, invece, accade qualcosa di simile, ma solo alla fine.”

Sapevi che alla fine c’era quel godimento di cui le tue compagne parlavano. Sapevi che alla fine si provava un estremo piacere, ma come era possibile descrivere i colori ad una daltonica?
Ma tu non eri daltonica, almeno non per quella gamma di colori. Avevi solo il timore di non essere all’altezza di vederli. Non avresti mai accettato di essere una mediocre. Solo che, per saperlo, dovevi metterti alla prova… almeno una volta.

“Voglio farlo con te, Rezsö. Fammi arrivare alla fine.”

Quei momenti, Tündér, sono tuoi e se un giorno ti venisse voglia di raccontarli, non curandoti di quello che potrebbe pensare chi dovesse leggerli, li racconteresti cosi’.

lunedì 21 luglio 2008

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Quando i clienti s'innamorano

Nel 2005 decisi di chiudere i rapporti con un cliente che vedevo regolarmente. Costui (chiamiamolo Tizio) si era innamorato di me, ed aveva iniziato a farmi domande troppo personali. Mi telefonava piu’ volte al giorno, addirittura fino al punto che dovevo interrompere le conversazioni con gli altri clienti per star dietro a lui.

Poi poi sono iniziate le continue lamentele su come stava male pensando al mio lavoro di escort, e me lo diceva tutte le volte che m’incontrava.
Poi inizio' a lamentarsi quando arrivavamo alla fine del tempo concordato. Diceva che per lui era troppo stressante doversene andare.
In realta' credo che abbia sempre pensato che io fossi la sua amante; ma non avevamo mai fatto alcun accordo.
Anche perche' presumo che quest’uomo non sapesse bene cosa significa avermi come amante, e cosa comporta. "Tira fuori i soldi carino!"
Alla fine ha fatto qualcosa che non doveva fare, di cui non voglio parlare, cosi’ l’ho eliminato.
Ma lui non ha accettato, ed ha continuato a contattarmi telefonicamente, e per e-mail, regolarmente, insistentemente, per oltre un anno.
Ho ignorato le sue chiamate, ed i messaggi di posta elettronica. Dopo un po' si e’ calmato, ma ha continuato comunque a chiamarmi, ad intervalli, chiedendomi ogni volta di mettermi in contatto con lui.
Ho discusso a lungo, con la mia amica e collega Sarah, a proposito dei clienti che si innamorano delle escort. Sarah dice che i suoi clienti si innamorano di lei regolarmente, ma per lei cio’ non rappresenta un problema. In fondo e’ quello che lei desidera.
Capisco che quando un cliente s’innamora di una escort, significa che la ragazza sa far bene il suo lavoro. Quando il cliente inizia a provare la sensazione di non essere piu’ un cliente, e sente di essere speciale per te, allora sai di aver fatto bene il tuo lavoro. E' divertente quando un cliente crede davvero che tu sia innamorata di lui, e che tu non lo ammetta perche' ti vergogni. Sarebbe sciocco rompere l’incantesimo, dicendogli la verita'.
Ma a me fa venire il mal di testa!
Ritornando a Tizio, mi ha chiamata oggi, ma l’ha fatto usando un nuovo numero che io non conoscevo, cosi’ ho risposto. Scioccamente non gli ho buttato giu’ subito il telefono, e sono rimasta ad ascoltarlo.
Provate ad indovinare cosa voleva sapere?… voleva sapere perche’ non rispondevo alle sue chiamate!
Ma insomma, un po’ di perspicacia!
E cosi’, facendola breve, gli ho ripetuto quello che gli avevo detto anni fa, ed ho troncato la conversazione.
Fra l’altro, all’inizio di quest’anno, mi aveva anche inviato delle email, usando un altro indirizzo, chiedendomi di contattarlo. Ma io le avevo ignorate. La mia politica, quando le cose vanno fuori controllo, e’ quella di cessare ogni comunicazione. Purtroppo c’e’ gente che ci mette troppo tempo a recepire il mio messaggio, e c’e’ chi non lo recepisce mai.
Credo di essere abbastanza paziente e tollerante, ma cio’ non significa che non abbia dei limiti. Chi mi conosce e' consapevole di quanto io sia amichevole, spensierata, e rilassata, ma ho i miei paletti. E quando questi vengono superati, ecco cio’ che accade.
Adesso mi sta inviando degli SMS. Che palle!


Parrebbe un post scritto dalla sottoscritta, in altri tempi, ed invece e' l'ultimo che si puo' leggere sul blog di Nia. Nel tradurlo mi sono presa alcune licenze, ma il senso non cambia. Quando una ragazza decide di fare la escort, deve mettere in conto che le capiteranno tipi che, anche se lei non vorra', la ossessioneranno con i loro "sentimenti", fino a farle perdere il controllo... ovviamente non nel senso positivo del termine :-)
Sono problemi che hanno soprattutto le devochki che lavorano ad un certo livello, e che non hanno "cugini"[1] pronti a spezzare le ossa a chi rompe troppo.
Anche perche' in certi casi "xe peso el tacòn del buso"[2]


[1] Non sapendo come tradurre in italiano il termine che indica l'eventuale compagno-protettore, e che in russo sarebbe кот (gatto), ho pensato alla figura del cugino.
[2] Espressione veneta che significa "e' peggio la pezza del buco", nel senso che il rimedio puo' dimostrarsi piu' dannoso del problema.

sabato 19 luglio 2008

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Rafaëla

Mi piacciono anche le ragazze. L’ho scoperto a diciannove anni, quando m’innamorai per la prima volta di una donna. Nonostante avessi gia’ fatto sesso con molti uomini, provavo sempre una strana inquietudine ogni volta che guardavo le altre ragazze, soprattutto quando erano molto belle. All’inizio credevo fosse lo spirito di competizione che mi portava a paragonarmi con loro, ma poi ho capito che in quei miei sguardi c’era qualcosa di piu’. In realta’ le desideravo.

Nuda, con indosso una leggera canottierina, osservavo la notte fuori dalla finestra mentre, dentro di me, sentivo quello strano languore che conoscevo bene. Un misto di noia e solitudine che di solito mi prendeva quando non avevo nessuno da stringere.

Abitavo in quella citta’ ed in quella casa da pochi giorni. Mi sentivo spaesata, lontana dalle mie cose e dalle persone che amavo. C’era la luce accesa dentro casa tua. Sarebbe stato impossibile non notarla. La mia finestra guardava direttamente la tua che si affacciava sulla fondamenta al lato opposto del canale. Poi ti vidi. Non eri sola. Illuminati da una soffice luce, tu e lui stavate avvinghiati l'una all'altro. Eravate in piedi, vicini alla finestra ed io vi vedevo di profilo cosicche’ non riuscivo a scorgere bene i vostri volti, ma i vostri corpi statuari, nudi, erano bellissimi.

Lui ti penetrava da dietro mentre fra le mani teneva i tuoi piccoli seni. Tu eri appoggiata con la fronte contro la parete e ti masturbavi. Dal contorcimento del tuo corpo immaginavo le smorfie di piacere sul tuo volto. Era una strana sensazione: desideravo essere al tuo posto, ma anche al posto di lui.

Vedere il vostro amplesso, ignaro del mio sguardo, fece crescere ancor di piu’ quel latente desiderio che sentivo dentro. La mia mano, come mossa da una volonta’ propria, cerco’ in me quello che anche tu stavi accarezzandoti e le mie dita entrarono in sintonia con le tue. Poi, tu girasti il volto guardando fuori, verso di me, e vidi la bellezza dei tuoi tratti illuminati da quel momento di piacere.

Non so se davvero riuscisti a vedermi; la mia stanza era al buio, non potevi scorgermi dietro ai vetri. Molto probabilmente fu solo una mia impressione ma, per un attimo, restai come gelata. Fui colta da un senso di vergogna e mi sentii un’intrusa. Smisi di toccarmi, mi ritrassi dalla finestra e con un senso di disagio, m’infilai nel letto.

Non riuscii a dormire. Mi rigirai per tutta la notte. Ero eccitata, molto eccitata, e non riuscivo a liberarmi la mente dall'immagine di voi due che facevate sesso.

Prima dell’alba, mi alzai. Mi misi sotto la doccia con la voglia di togliermi via il sudore che avevo sulla pelle, e non solo quello. Il getto forte dell’acqua investi’ il mio corpo rendendolo sensibile. I capezzoli s’inturgidirono. Mi facevano male per l'eccitazione. Li stuzzicai consapevole del piacere che sapevano donarmi quando li accarezzavo.

Da ragazza non praticavo l'autoerotismo. Anche quello, come la mia bisessualita’, l’ho scoperto molto tardi. Mentre i vapori dell'acqua calda appannavano i vetri del box doccia, allargai le cosce e cosparsi il pube con il sapone, poi iniziai ad accarezzarmi. Addossata alla parete, con le gambe aperte, continuai fino all’orgasmo. Il cervello ando’ in frantumi e mi accasciai stanca sul pavimento.


La mattina mi trovo’ davanti alla finestra con indosso l'accappatoio e la punta del naso che sfiorava il vetro. Pioveva, ed io guardavo attraverso le gocce di pioggia che punzecchiavano l’acqua nel canale.

Lungo le fondamenta, un viavai di studenti diretti al vicino liceo mi indicava che il nuovo giorno stava iniziando. La tua finestra era ormai spenta e silenziosa, e nell’immaginazione mi sembro’ di vederti nuda sotto le lenzuola, addormentata accanto a lui.

Rimasi quindi sorpresa quando ti vidi uscire dal portone. Indossavi una giacca di foggia maschile ed una gonna della stessa stoffa. Sotto portavi una camicetta con una specie di jabot. Mentre attraversavi il piccolo ponte che univa le nostre fondamenta, quando fosti nel mezzo, guardasti nella mia direzione scorgendo il mio volto dietro il vetro della finestra. Ammiccasti un sorriso e poi, con passo veloce, proseguisti per la tua strada uscendo dal mio campo visivo.


Per alcuni giorni la luce della tua finestra non si accese. Pensai che non fossi tu ad abitare li’ ma che quella casa fosse solo il pied-à-terre dell’amico con il quale avevi fatto sesso quella notte. Avevo quindi perso la speranza di rivederti quando, quel giorno, ti vidi da lontano mentre eri seduta all’imbarcadero in attesa del vaporetto. Ci fu un attimo in cui pensai di evitarti, ma poi decisi che avevo ben poco da perdere e venni a sedermi accanto a te.

Non mi notasti subito. Eri assorta nella lettura di un libro. Cercai di capire di cosa trattasse ma vidi che era scritto in una lingua a me sconosciuta. Fu a quel punto che ti accorgesti della mia presenza, e senza distogliere l’attenzione dal libro mi dicesti:

“E’ una biografia di Tamara de Lempicka. Una donna che ammiro, sia per lo stile di vita, che per le sue opere. Conosci?”

Io non sapevo di cosa parlassi, non conoscevo ancora Tamara de Lempicka, ed in quel momento di lei non mi interessava un granche’. M’interessava solo di conoscere te.

Non risposi. Mi sentii ancora una volta in imbarazzo. Volevo fuggire e forse lo avrei fatto se tu, a quel punto, non avessi alzato lo sguardo verso di me. Avevi gli occhi piu’ chiari di quanto pensassi, oppure era solo l’effetto dovuto al trucco strategico che usavi che li faceva risaltare come due diamanti. Sapevi di possedere un’arma micidiale e conoscevi tutti i trucchi per usarla. Restai congelata, non credevo che avrebbe potuto accadermi mai qualcosa di simile. Di solito non sono timida e sono io che conduco il gioco, ma quella volta mi trovai arresa di fronte a te.

“Noi due siamo vicine di casa – proseguisti – anzi, dirimpettaie.”

Sorridevi in modo disarmante ed io sentivo il cuore in gola. Capivo che cercavi di alleggerire la tensione, e questo m’infuse un po’ di coraggio.

“Si’, stiamo proprio una di fronte all’altra, pare. E’ da poco che abito a Venezia e non conosco ancora nessuno. Ma tu non sei veneziana… quel libro che stai leggendo in che lingua e’?”

“Nella mia lingua – dicesti mostrando poca voglia di proseguire su quell’argomento – racconta la vita di una grande artista. Ha fatto dei quadri bellissimi… guarda…”

Mi mostrasti alcune illustrazioni in cui erano raffigurate soprattutto donne. Eri entusiasta, e quando mi spiegavi di questo o di quel quadro ti si illuminavano ancor di piu’ gli occhi, tanto che quando abbassavi le palpebre pareva calasse il crepuscolo.

“Era una donna eccezionale. Si racconta che persino D’annunzio si fosse innamorato di lei, ma lei lo respinse. Pensa, uno degli uomini piu’ potenti, famosi e ricchi dell’Italia quel tempo... e non riusci’ mai a possederla.”

Sorridesti nel dire quelle parole. Intravidi nella tua espressione una sottile soddisfazione per lo smacco subito da D’annunzio, ed ammirazione per quella donna che non si era mai concessa a lui.

“Credo che l’attrazione sia in fondo solo una reazione chimica – dissi cercando di apparire intelligente – a me e’ capitato di essere attratta da persone delle quali, pensandoci adesso a mente fredda, non riesco ad intravedere alcuna qualita’ degna di nota.”

“Anche io la penso cosi’… anche a me e’ accaduto… ed accade tuttora. L’altra notte ad esempio…”

L’arrivo del vaporetto t'interruppe.

“Da che parte vai?” – mi chiedesti.

“San Marco, e tu?”

“Accademia… ma ho un’idea… perche’ non ci facciamo una passeggiata? Io non ho fretta. Potrei accompagnarti fino a San Marco e poi, da li’, proseguirei prendendo dalla Fenice, poi da Sant’Angelo e da Campo Santo Stefano… e’ un giro un po’ lungo ma lo faccio volentieri.”

“Di solito prendo sempre il vaporetto. Non sono ancora pratica di questa citta’. Per me e’ come un labirinto, ma se mi fai da guida non rischio di perdermi… accetto.”

Snobbando il vaporetto, c’incamminammo cosi’ per i vicoli ed i campielli. Era una bella giornata e tu stavi entrandomi dentro come una droga. Proseguisti il discorso dal punto in cui l’avevi interrotto.

“Quel tipo di quella notte, ad esempio… - mi guardasti con malizia, confermando in tal modo che mi avevi vista dietro al vetro – era sicuramente un bel ragazzo, intelligente, educato, con lui sono stata bene, mi sono divertita, ma…”

“Ma?”

“Non e’ avvenuta la reazione la chimica, capisci? Cioe’, non so se riesco a spiegarmi… non gli mancava nulla, proprio nulla ti assicuro… solo che, alla fine di tutto, invece di aver voglia di abbandonarmi ed addormentarmi con lui, non ce l’ho fatta… non so come dire… era come un bellissimo piatto, presentato bene, servito bene ma…”

“Ma?” – ripetei con espressione stupita.

“Insipido! Ecco… il termine giusto e’ insipido. Mancava di sapore.”

“E cosa hai fatto, allora?”

“Semplicemente glielo ho detto. Gli ho detto che preferivo dormire da sola. Tutto qui. Quindi, prima dell’alba gli ho fatto prendere le sue cose e l’ho pregato di andarsene promettendogli che lo avrei chiamato io. Cosa che ovviamente non ho piu’ fatto. Credo che trovero’ qualche suo messaggio in segreteria… ma non posso farci nulla. Sono fatta cosi’ e, prima che con gli altri, devo convivere con me stessa.”

Come ti comprendevo… non avevamo mai parlato prima di quel giorno, eppure la sintonia con te era perfetta. Pensavamo esattamente la stessa cosa riguardo a certi tipi di incontri. Anche io piu’ di una volta mi ero trovata nella stessa tua situazione. Solo che non avevo mai avuto il coraggio di cacciar fuori di casa nessuno, di notte. Mi stregava quel tuo modo di essere cosi’ deciso, cosi’ particolarmente “maschile” ma, al tempo stesso, estremamente femminile . Tutto mi attraeva di te. Il corpo, il modo in cui ti muovevi, la bellezza del tuo viso. Ogni cosa in te traboccava di fascino e sensualita’.

"'Per trionfare nella vita occorre desiderarlo con tutte le nostre forze. Era il motto di Tamara de Lempicka… e sai come erano chiamate le lesbiche nella Parigi degli anni trenta?”

Non ne avevo idea, ma non ebbi il tempo di dirlo che’ tu gia’ rispondesti alla domanda.

“Amazzoni… Tamara era un’amazzone, il suo piu’ grande amore e’ stata la duchessa de la Salle. Ma piu’ che lesbica era bisessuale. Quasi sempre dipingeva durante la notte, anche fino all'alba, quando ritornava dalle orge e dai baccanali parigini… guarda ecco una sua foto.”

Mi facesti vedere la sua foto e dicesti:

“Guarda i suoi occhi… non credi che siano pieni di vitalita’?”

“Anche i tuoi lo sono” – dissi, e subito me ne pentii quasi vergognandomi di quel complimento inutile che ti feci che, col tuo discorso, non c’entrava nulla.

Ancora sorridesti, cosciente dell’arsenale che nascondevi in quello sguardo, ma non volesti mettermi in imbarazzo e proseguisti.

“Era una donna sfuggente, libera, libertina, innegabilmente un mito, ma troppo ambiziosa per i miei gusti. Se dovessi scegliere un’amica preferirei un altro tipo di donna… una come, ad esempio, la sua modella preferita. Pare fosse una prostituta di strada… e’ raffigurata in diversi dipinti… ecco guarda… il mio preferito e’ questo.“

Mi facesti vedere l’illustrazione. Mostrava una ragazza mora, con i capelli tagliati secondo la moda in voga alla fine degli anni ’20, le labbra rosse e lo sguardo sensuale. Era nuda in posizione reclinata e teneva le braccia a proteggersi il seno.

“E’ bellissima!” – dissi.

“Lo penso anch'io - confermasti - e tu le assomigli molto. E’ stato dipinto nel 1927 e si chiama ‘Rafaëla sur fond vert’… E' l'effigie dell'erotismo. A proposito, stiamo chiacchierando da un’ora e non ci siamo ancora presentate… io sono Klára.”

Sentii un tuffo al cuore, ma tu non ti accorgesti di niente. Proseguisti mostrandomi anche gli altri dipinti che raffiguravano Rafaëla, erano tutti stupendi. Sentivo che la testa iniziava a girarmi, ma non per effetto della sindrome di Stendhal. Ero immobilizzata pero' riuscii ugualmente a dirti il mio nome.

“Raffaella… mi chiamo Raffaella”.

giovedì 17 luglio 2008

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Referendum per il nucleare

Non sono aprioristicamente contraria al nucleare. Secondo i "piani" del governo la realizzazione di centrali dovrebbe dar modo all'Italia di avere una propria autonomia energetica, riducendo di molto il costo della bolletta, e mettendo parzialmente al riparo l'italico popolo da rincari spropositati del prezzo del greggio, oppure da eventuali tensioni geopolitiche con i Paesi fornitori di gas.

Insomma, mi pare un bel progetto.

Solo che il nucleare fu abrogato, con referendum, nel novembre 1987, e credo che solo un nuovo referendum popolare dovrebbe reintrodurlo.

Ma per decidere se votare SI o NO, sarebbe giusto che la gente sapesse PRIMA, dove gli impianti sarebbero localizzati. E' ovvio che se io sapessi che questi verrebbero costruiti (ad esempio), nella Laguna veneziana, oppure a Pompei, sarei contraria.

Se invece venisse stabilito che il luogo di costruzione della prima, simbolica, centrale nucleare fosse ARCORE, allora sono certa che molte persone, come me, voterebbero a favore.

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Decrescita costruttiva

Lo ristrutturereste un vostro appartamento situato in un palazzo pericolante? Sarebbe oltremodo stupido spendere soldi e tempo nella ristrutturazione di un qualcosa quando tutto, intorno, stesse andando in disfacimento. Se l'edificio fosse pericolante, dovrebbe essere convocata l'assemblea di condominio che stabilisse i modi ed i tempi di una ristrutturazione generale. Ma se i danni fossero di entita' tale da richiedere un ingente somma di denaro della quale i condomini non disponessero? Oppure se la struttura fosse gravemente compromessa al punto tale da non garantire la tenuta statica dell'edificio, cosa accadrebbe?

Lo stabile sarebbe abbandonato a se stesso. Nessuno ci spenderebbe piu' un soldo neppure per aggiustare le piccole cose, e tutto si deteriorerebbe ulteriormente. Non sarebbe un nuovo amministratore di condominio a mutarne le sorti.

Dopo un po' il palazzo andrebbe in rovina totale. Si accumulerebbe sporcizia ed inizierebbe ad essere frequentato da brutta gente, delinquenti che entrerebbero trovando la serratura del portone rotta e mai riparata. Le attivita' presenti, come i negozi, fallirebbero o si sposterebbero altrove.

I pochi inquilini che si ostinassero a non lasciare le loro case, dovrebbero chiudersi, barricati dentro, ed ogni volta, salendo o scendendo le scale (buie perche' non verrebbe pagata neanche la bolletta della luce), dovrebbero guardarsi le spalle ad ogni passo...

Il degrado sarebbe inesorabile, fino al momento in cui l'edificio crollerebbe rovinosamente, portando con se' anche la vita di coloro che si fossero ostinati a restarci dentro a tutti i costi. E coloro che comunque restassero vivi, sarebbero espropriati dei loro beni per ripagare i danni causati dal crollo.

Parrebbe uno scenario da film apocalittico, in cui ci aspetteremmo di vedere sbucare Jena Plissken o Mad Max da qualche anfratto, invece no. Alla fine arriverebbero le ruspe. Porterebbero via le macerie e ripulirebbero il tutto. Poi, dopo un po', qualcuno, per pochi soldi e con qualche bustarella data sottobanco all'assessore compiacente, si aggiudicherebbe il terreno, e vi costruirebbe un nuovo splendido megacondominio.

A questo punto c'e' da chiedersi: perche', invece di giungere fino a quel punto, non viene presa la decisione di smantellare e di far collassare l'edificio in modo "pilotato", cosi' da giungere il piu' velocemente possibile al momento della ricostruzione?

Dice una massima cinese: "Solo toccando il fondo si puo' risalire in fretta. Restare sospesi nel limbo dell'incertezza e' solo una lenta, discendente agonia."

La decrescita costruttiva e' un'utopia, ma forse potrebbe mettere al riparo i proprietari squattrinati di un edificio pericolante, almeno dal rischio di un crollo rovinoso, con conseguente espropriazione per ripagare i danni.

mercoledì 16 luglio 2008

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La ragazza con gli occhi di ghiaccio

Poche idee, pochi stimoli, poca voglia di scrivere, ma non e' un problema. Il tempo, nelle giornate cosi' belle, lo passo volentieri passeggiando, e leggendo...

E’ un pomeriggio colorato. Sono seduta tranquillamente su una panchina del solito parco. La fontanella gorgoglia, i colombi tubano, i suoni volteggiano. Sfoglio distrattamente "La ragazza che giocava con il fuoco", il mio ultimo acquisto.

Il libercolo mi ha incuriosita per l'argomento trattato: traffico di prostituzione dai paesi dell'Est, ambienti corrotti, omicidi. Insomma, il classico genere che possiede tutti gli elementi per tenere con il fiato sospeso chi legge...

Non che il thriller sia il mio genere preferito. Di solito lo leggo solo quando sono in vacanza, ed ho bisogno di rilassarmi con qualcosa che sia poco impegnativo. Inoltre, non sono amante delle cosiddette trilogie, considerato anche il fatto che non ho letto i precedenti episodi di questa che (a detta di molti) e' considerata "la serie poliziesca del decennio".

Ma cio' che mi ha invogliata ad acquistarlo e' stata soprattutto la descrizione della protagonista della storia: una giovane hacker, Lisbeth, "la donna che odia gli uomini che odiano le donne"... Interessante!

Soprappensiero, sto leggendo un po’ la prefazione, ed un po’ sto anche pensando ai cavoli miei, quando una voce, vicina, mi dice:

“Perche’ finge di leggere?”

M’irrigidisco. Ripiego con cura il libro attorno al mio indice, e volgo lentamente la testa. E’ un signore, non piu’ giovane, che mi sta guardando. Ha con se’ un cane al guinzaglio, e mi si e’ seduto accanto senza che io ne abbia avuta la percezione.

Anche io lo guardo. In certi momenti, quando sono seccata oppure quando qualcuno mi desta dai pensieri, ho un modo di guardare che puo’ apparire gelido. Tutti mi dicono che cio’ dipende dai miei occhi, il cui colore puo’ far venire in mente quello dell’acciaio... o del ghiaccio.

Lui mi guarda insistentemente, soprattutto i piedi, e sono quasi certa abbia tendenze feticiste. Poi incalza:

“Scusi, sa, come ha certamente captato la sto osservando da un po’ e mi par di capire che lei non stia leggendo o, meglio, che legga senza leggere. La situazione non puo’ che esserle ampiamente nota."

Sono sempre piu' stupefatta. Cerco di capire i motivi per i quali una persona, mai vista e conosciuta prima, possa permettersi di tentare un approccio di quel genere. Fra l’altro, data l’eta’, potrebbe essere mio padre. Lo fisso… ma non so cosa dire, e lui continua a parlare:

"In questi casi una via d’uscita sbrigativa ed efficace potrebbe essere, ad esempio: ‘Per cortesia, non mi rompa, lasci perdere o, in alternativa’, ‘Se desidera conversare, non attenda l’imbrunire; io tiferei per la seconda’.”

Non so se ridere oppure se ritornare alla lettura senza rispondere, ma decido per la soluzione piu' educata:

“Ecco, appunto, per cortesia, non mi rompa, lasci perdere se le e’ possibile”.

In un attimo la fontanella si spegne, i colombi si fermano, i suoni ghiacciano. L’uomo distoglie lo sguardo, si alza e, senza dire piu’ una parola, se ne va. Lo seguo per un po' con gli occhi, mentre si allontana mestamente col suo cane che, ostinato, si ferma ogni due metri ad annusare il terreno.

Ritorno ad abbandonarmi ai pensieri, al libro, a cio' che potrei scrivere nel blog, ma e’ quasi l'ora di tornare a casa.

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Vietiamo Dante nelle scuole

Chissa' cosa avra' detto mai Sabina Guzzanti di cosi' terribile, durante il suo monologo dell' 8 luglio scorso, da indurre la stampa nazionale (tutta) a scrivere articoli che l'hanno etichettata come una bestemmiatrice...

Ho visto il video su youtube. Personalmente non ho trovato invettive particolarmente forti. Forse perche', essendo laica, non seguo alcuna ideologia religiosa, quindi non riesco ad inquadrare le bestemmie di cui si e' tanto parlato sui giornali, se non nella frase in cui si dice che qualcuno finira' all'inferno. E quel qualcuno e' il Papa.

D'altronde, se si da' della bestemmiatrice a Sabina Guzzanti, allora si dovrebbe proibire la lettura della Divina Commedia nelle scuole.
Dante, nel Canto III dell'Inferno dice, riferendosi probabilmente a Papa Celestino V :

«Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l'ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto.»


Anche se l'identita' di colui al quale Dante si riferisce non e' certa al 100%, nel Canto XI, negli inferi viene comunque collocata la tomba di Papa Anastasio II. Cio' vuol dire che, secondo il Divin Poeta, almeno un Papa all'inferno ci e' finito.

Di tutt'altro spessore sono invece le parole tratte dal film di Spike Lee "La 25ª ora", in cui il protagonista, Montgomery Brogan, nel suo monologo di fronte allo specchio, declama quanto potete leggere QUI. E non mi pare che, per certe frasi, Spike Lee sia stato etichettato come un bestemmiatore.

martedì 15 luglio 2008

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Fahrenheit 451

A volte mi chiedo: qualcosa di simile al '68, che dette inizio a tutti quei mutamenti che sconvolsero profondamente la societa' civile, si esprimerebbe oggi nello stesso identico modo di 40 anni fa, oppure i modi sarebbero diversi?

Il blog di Beppe Grillo e' il piu' seguito in Italia, e quello di Sabina Guzzanti riceve quasi 500.000 visite al giorno. Sono cifre da capogiro, ed il motivo di tanto successo puo' essere uno solo: danno voce ad un senso di ribellione che, soprattutto nelle giovani generazioni, molti anni fa si esprimeva, appunto, attraverso altri tipi di protesta.

I blog ed i forum in internet sono dunque i luoghi preposti allo scontro sociale ed ideologico, in cui le persone si confrontano serratamente su temi universali quali, la fede, la liberta', la democrazia, la giustizia, o e' solo una moda del momento destinata ad esaurirsi nel breve periodo?

Chi da destra, chi da sinistra, chi dal centro, chi da sopra e chi da sotto, pare che ormai, le vere grida di protesta, di chi ritiene di lottare per le proprie opinioni, avvengangano non tanto nelle piazze "fisiche" quanto in quelle "virtuali".

Il virtuale da' alla gente l'impressione di avere una maggiore liberta'. Ma e' proprio vero?

E se internet, i blog, ed forum facessero parte di un “complotto?”

Intendo dire: per cio' che e' il bersaglio della protesta, cioe' "il potere", e' meglio confrontarsi con una massa di persone scontente, incazzate, petulanti, che se ne stanno inchiodate di fronte al PC a parlare, parlare, parlare, scrivere. scrivere, scrivere, blablablabla… oppure avere a che fare con masse urlanti fuori dai parlamenti?

E se tutti/e fossimo solo il risultato finale di un esperimento sociale finalizzato alla "pacificazione" indotta? Liberi di parlare, ma imbavagliati, ed il giorno in cui qualcuno decidesse di premere un pulsante, ogni idea o opinione verrebbe oscurata.

Nessun supporto cartaceo resterebbe. Un click ed ogni cosa sparirebbe per sempre.

O forse non sparirebbe. Vivrebbe nel ricordo. Un ricordo da tramandare a memoria, come i libri in Fahrenheit 451.

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Scuola + rom = ipocrisia

Le impronte digitali ai bambini rom saranno prese per garantire che possano andare a scuola ed integrarsi in Italia. Lo ha detto oggi il premier Silvio Berlusconi in una conferenza stampa congiunta con il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso.
"Il governo italiano vuole garantire che i bambini rom possano andare a scuola e integrare questi cittadini europei", ha detto Berlusconi parlando della disposizione del governo, che discende dal decreto legge sulla sicurezza, secondo cui a tutti i rom presenti in Italia dovranno essere prese le impronte.
"L'obiettivo è di concedere loro lo stesso diritto all'istruzione di cui godono gli italiani", ha aggiunto il premier.

Ma finiamola con questa ipocrisia che' non ci crede piu' nessuno. Solo gli stupidi possono prendere per buona questa "nuova versione" delle motivazioni che spingerebbero il governo italico a prelevare le impronte digitali ai bimbi rom.

Non sono i bimbi rom che rischiano oggi di non andare a scuola, ma tutti i bimbi non italici non censiti (e ce ne sono anche nelle altre comunita', soprattutto cinesi).

Fra l'altro mi chiedo come possa, un governo che ha ridotto in maniera preponderante gli stanziamenti per la scuola pubblica spostando le risorse su quella privata, addurre tali motivazioni. Vuol forse dare a bere alla gente che i piccoli rom frequenteranno gli istituti privati riservati ai "piccoli lord" figli degli appartenenti alle classi piu' agiate?

domenica 13 luglio 2008

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Il conformista

Tu sei
un uomo nuovo
talmente nuovo che e' da tempo che non sei neanche piu' fascista
sei sensibile e altruista
orientalista
ed in passato sei stato
un po’ sessantottista
da un po’ di tempo ambientalista
qualche anno fa nell’euforia ti sei sentito
come un po’ tutti socialista.


Tu sei
un uomo nuovo
per carita' lo dico in senso letterale sei progressista
al tempo stesso liberista
antirazzista
e sei molto buono
sei animalista
non sei piu' assistenzialista
ultimamente sei un po’ controcorrente
sei federalista.

Da conformista
sei uno che di solito sta sempre dalla parte giusta,
da conformista hai tutte le risposte belle chiare dentro la tua testa
sei un concentrato di opinioni
che tiene sotto il braccio due o tre quotidiani
e quando hai voglia di pensare pensi per sentito dire
forse da buon opportunista
ti adegui senza farci caso e vivi nel tuo paradiso.

Da conformista
sei un uomo a tutto tondo che si muove senza consistenza,
da conformista t'alleni a scivolare dentro il mare della maggioranza
sei un animale assai comune
che vive di parole da conversazione
di notte sogni e vengon fuori i sogni di altri sognatori
il giorno esplode la tua festa
che e' stare in pace con il mondo
e farsi largo galleggiando
da conformista.

Tu sei
un uomo nuovo
e con le donne c’hai un rapporto straordinario sei femminista
sei disponibile e ottimista
europeista
non alzi mai la voce
sei pacifista
eri marxista-leninista
e dopo un po’ non so perche' ti sei trovato
cattocomunista.

Da conformista
non hai capito bene che rimbalzi meglio di un pallone
da conformista aerostato evoluto
che e' gonfiato dall’informazione
sei il risultato di una specie
che vola sempre a bassa quota in superficie
poi sfiori il mondo con un dito e ti senti realizzato,
vivi e questo gia' ti basta
e devo dire che oramai
somigli molto a tutti noi
sei il conformista.

sabato 12 luglio 2008

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Senza parole

Mi piace scrivere. Quando ho iniziato con il blog non credevo che avrei potuto essere cosi’ disinvolta. Di solito scrivo di notte, per tener fede al mio nome, raramente lo faccio il pomeriggio, quasi mai la mattina, che riservo ad altre attivita’ meno cerebrali. Accanto al monitor, ho la mia tazza di te’ caldo. Sorseggio la bevanda mentre mi concentro su un’idea. Non e’ facile trovare le parole giuste. Nei racconti erotici, ad esempio, non mi sento a mio agio con descrizioni troppo esplicite; cerco sempre di mascherarle usando termini soft, che a volte possono apparire impropri.

E’ un mio limite; anche nella realta’ con difficolta’ riesco a dire quelle parole con le quali la maggior parte della gente indica volgarmente gli organi sessuali maschile e femminile, e cio’ che normalmente avviene quando entrano in contatto fra di loro. Se utilizzo certi termini, puo' essere solo in un contesto scherzoso, mai quando tratto l’argomento in modo serio. Dipende dall’educazione ricevuta, Nel mio Paese di sesso se ne fa molto, ma non si racconta. E’ cosa privata, e per indicare certe cose o certe situazioni, si usano spesso doppi sensi o termini allegorici.
Oltretutto, nei racconti erotici, il rischio e’ quello di cadere nel banale e nel ripetitivo. La ricerca ossessiva di situazioni estreme e bizzarre, per superare l’impasse del “gia’ visto”, sfiora quasi sempre il ridicolo.
Cio’ che molta gente non ha ancora capito e’ che il sesso piu’ e’ semplice piu’ e’ bello. Chi lo vuole complicato e’ solo perche’, con la complessita’, crede di renderlo piu’ interessante, quando invece la maggior parte delle volte non fa altro che aumentare il senso di noia.
Non trovo parole, quindi, per descrivere situazioni “psicologiche” troppo particolari, elucubrazioni oltremodo astruse, comportamenti esagitati che, onestamente, nei lunghi anni in cui ho frequentato i bordelli di Calcutta, non ho mai visto, se non nei film.
Quasi sempre, un incontro sessuale fra un maschio ed una femmina, si svolge tecnicamente nello stesso modo. “Qualsiasi siano gli antefatti, qualsiasi siano le motivazioni, qualsiasi siano le situazioni - diceva una persona che mi ha insegnato molto – persino tutte le posizioni del Kamasutra contemplano il riempimento di alcuni orifizi, che sono sempre i soliti.”
Mentre bevo a piccoli sorsi il mio te’, indugio. Raccolgo i pensieri. Mi accade ogni volta prima d’iniziare. Poi scrivo la prima parola, ed ecco che le mie dita iniziano a scorrere veloci sulla tastiera...

Inginocchiata, tengo le cosce avvicinate. I miei glutei appoggiano sui talloni. Ho la bocca semichiusa, umida, pronta a ricevere quello lui sta per offrirmi. Lo afferro nella mano. Lo avvicino alla bocca, ma prima lo annuso, facendomi vedere ubriacata dal suo odore. Appoggio le labbra al glande. L’avvolgo piano, facendolo entrare nella cavita’ orale, delicatamente, irrorandolo di saliva e massaggiandolo con la punta della lingua, senza mai staccare lo sguardo dai suoi occhi.
Il calore della mia bocca s'impossessa del suo membro. Lo prendo tutto. E’ turgido e lo sento spingere sul palato, fino in fondo alla gola. Non riesco a respirare. Mi ritiro. Lo avvolgo nella mano e muovo le mie dita seguendo il ritmo delle sue natiche sospinte verso le mie labbra. Comprimo leggermente i testicoli, procurandogli una morbida sofferenza mista a godimento.
Poi lui mi prende la testa e l’attira verso di se’. Stringo le labbra e muovo la bocca. Scivolando la faccio scorrere lungo tutta la lunghezza dell’asta. Sta per godere. Vorrebbe che questo momento non finisse mai. Percepisco l'orgasmo un attimo prima del suo arrivo... Ecco, ci siamo!
La sua testa e’ attratta all’indietro da un’irresistibile forza. Succhio ingorda mentre geme e mi inonda del suo piacere. Lo tengo in bocca per un po’, anche quando ha finito, insieme al suo seme. Poi deglutisco. Alzo lo sguardo verso di lui, e passo il pollice sulle labbra, asciugando ogni goccia rimasta.
E’ avvenuto tutto senza parole, ma e’ lui che rompe il silenzio e, chinandosi su di me, sommessamente mi dice: “Tanto non lo sapra’ mai nessuno… Pari opportunita’?”.

venerdì 11 luglio 2008

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Sabina Guzzanti

Le polemiche di questi giorni che riguardano il suo intervento durante la manifestazione dell'8 luglio possono essere "lette" in una duplice chiave. Quella che e' stata data dalla stampa, dalla televisione, e dai vari comunicati dei partiti di governo ed opposizione, e quella che invece non e' stata data da alcuno. Mi pare giusto dare spazio anche a questa seconda chiave di lettura. Non dico che sia quella giusta, non mi esprimo neppure su quanto io condivida le sue idee, ma dato che il suo sito web e' da qualche giorno spento (alcuni avevano addirittura ipotizzato un attacco hacker per impedirle di diffondere le sue idee), e dato che credo di essere una persona che rispetta, prima ancora che le idee, la liberta' individuale di ciascuno/a, soprattutto quella di pensiero e di parola, ritengo che la diffusione capillare del suo messaggio le sia piu' che dovuto. Cosi' la gente potra' farsi, senza troppe interferenze subliminali, un'idea chiara su quanto e' avvenuto.

Critico chi voglio. E la gente applaude

"Caro Direttore, per tutti quelli scioccati dalla stampa di questi giorni, voglio rassicurare: non siete impazziti e non sono nemmeno impazziti i giornali. La questione è molto semplice, questo sistema fradicio e corrotto vede nell'eliminazione del dissenso l'unica possibilità di salvezza. Scrive Filippo Ceccarelli su Repubblica in relazione al mio intervento a piazza Navona: «Nulla del genere si era mai visto e ascoltato a memoria di osservatore». Questa cosa, Ceccarelli, si chiama libertà. Non hai mai visto una persona che chiama le cose col suo nome, anche quelle di cui tutti convengono sia assolutamente vietato parlare, come l'ingerenza inaccettabile del Vaticano nella vita politica del Paese e nelle vite private dei cittadini italiani. Caro Ceccarelli, hai fatto un'esperienza straordinaria. Col tempo apprezzerai la fortuna di esserti trovato lì l'8 luglio.

Quello che hanno visto i presenti e gli utenti di internet è una piazza ricolma di gente, che è stata in piedi per tre ore ad ascoltare e ad applaudire entusiasta. Gli interventi più criticati dai media sono quelli che hanno avuto indiscutibilmente più successo. Nel mio intervento, al contrario di quello che tanti bugiardoni hanno scritto, gli applausi più forti sono stati sulle critiche alla politica del Vaticano e le frasi più forti fra quelle sono state applaudite ancora di più. Questa manifestazione è stata il giorno dopo descritta come un fallimento, un errore, un autogol. Stampa e tv hanno tirato fuori il manganello e con i mezzi della diffamazione, della menzogna e dell'insulto stanno cercando di scoraggiare chi ha partecipato, a continuare. Alcune ovvie piccole verità: — A sinistra si lamentano del fallimento della manifestazione quando l'unico elemento di insuccesso è costituito dai loro stessi interventi. Se non avessero parlato in tanti di insuccesso a dispetto dei fatti, la manifestazione sarebbe stata percepita per quello che è stata: un successone. — Berlusconi e i suoi sono furiosi per quanto è accaduto e il sondaggio che direbbe che Berlusconi ci ha guadagnato lo ha visto solo Berlusconi.

Quello che dice potrebbe non essere vero. — L'intenzione di espellere Di Pietro era già evidente da parte del Pd e non è per me e Grillo che i due si sono separati. Pare che Veltroni gli preferisca Casini. Non è una battuta. — Le parlamentari che hanno difeso la Carfagna sostenendo che io in quanto donna non posso attaccare un'altra donna, insultando me sono cadute in contraddizione. — Pari opportunità e Carfagna sono due concetti incompatibili come Previti e giustizia. — È falso che non si possa criticare il presidente della Repubblica. Si può e ci sono buone ragioni per farlo ad esempio impugnando il parere dei cento costituzionalisti sul Lodo Alfano. — È falso che non si possa criticare e attaccare il Papa. Si può e ci sono buone ragioni per farlo. Ho letto un po' dappertutto che il Papa sarebbe una figura super partes. Super partes non è uno che si schiera con tutte le sue forze su ogni tema, dalla scuola ai candidati alle elezioni, alla moda e alla cucina, con interventi spesso molto al di sotto delle parti, cosa su cui anche la Littizzetto, esimia collega, ha efficacemente ironizzato. — La reazione furibonda di tutto il mondo politico alle parole di alcuni liberi pensatori, dimostra che gli interventi fatti sono stati importanti ed efficaci. La repressione dei media rivela la debolezza politica di una classe dirigente che in entrambi i poli è nata a tavolino. Gli unici elementi che hanno una oggettiva radice popolare e sono rappresentati in Parlamento allo stato attuale, sono Lega e Di Pietro.

E crescono. Berlusconi e Pd calano vertiginosamente. — C'è un partito finto, il Pd, nato senza idee, tranne quella di fondere due partiti per ingrandirsi con lo stesso criterio con cui si accorpano le banche per essere più forti. Questo partito votato controvoglia dalla maggioranza dei suoi elettori si è rivelato fin dai primi passi un soggetto politico artificiale, che somiglia più a un «corpo diplomatico» che altro. Molti dei vip che lo hanno sostenuto ora sono colti da attacchi isterici constatando che non sta in piedi. Dall'altra parte ci sono delle idee che vogliono essere rappresentate e discusse. Idee davvero alternative a quelle del centrodestra. La qual cosa, nel momento in cui si cerca di costruire un'alternativa, ha la sua porca importanza e fa sì che queste idee vengano considerate oggettivamente interessanti dall'opinione pubblica. Per quanto riguarda l'annosa questione: «Può un comico fare politica?», si tratta anche qui di una domanda che non esiste in natura. È ovvio e tutti sanno che chiunque parli a un pubblico fa politica. È ovvio che la politica in una democrazia la fanno tutti. Ma la vera domanda che si pone è: può un comico ottenere molto più consenso politico di un politico? Può il discorso di un comico essere molto più politico di quello di un politico? I fatti dicono di sì e tocca abbozzare. Potete anche continuare a menare le mani, ma sarebbe meglio fare uno sforzo di comprensione. D'altra parte parlo per me ma credo anche a nome degli altri, le nostre idee sono lì e si possono usare gratuitamente. Approfittatene."


Sabina Guzzanti
11 luglio 2008

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Non e' tutta monnezza

Pare che la monnezza di Napoli sia stata rimossa, e che mai piu' si accumulera'. Almeno questo e' cio' che dice il TG di emilio fede [1]. Io ho ancora dei dubbi, ma voglio fidarmi delle promesse fatte dal presidente del consiglio [1] italico di cui ho scritto QUI. D'altronde (e' risaputo) che lui e' uno che le promesse le mantiene (quando vuole), e piu' di una delle sue ministre ne hanno la prova.

A questo punto spero che mantenga anche la seconda delle promesse che ha fatto in quella conferenza stampa, e cioe', riguardo alle sue note vicende, quando ha affermato: "Rinuncio a ogni vantaggio, non ho bisogno di nuove norme giudiziarie". Per cui spero che rinunci all'immunita' che gli verra' concessa a seguito del cosiddetto "lodo alfano". [1]

[1] Devo avere la tastiera guasta, ma quando scrivo certe parole non mi vengono le maiuscole.

giovedì 10 luglio 2008

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L'Italia dichiari guerra all'Europa

«Rattristato e indignato». Così ha detto di sentirsi, il ministro dell'Interno Roberto Maroni, dopo la risoluzione di oggi 10 luglio, del Parlamento europeo sui Rom. Una risoluzione che censura duramente le misure varate dal Governo italiano, invitandolo a sospendere la raccolta delle impronte digitali dei bambini rom. «Il governo italiano andrà avanti fino in fondo, nel pieno e totale (dis)accordo [1] con la Commissione Europea», perchè censire i campi nomadi e restituire dignità a chi vi abita «è una battaglia di civiltà». Questa la risposta che il ministro leghista invia all'assemblea di Strasburgo, in un incontro con la stampa estera. «L'obiettivo del governo italiano - ha proseguito -, è porre fine allo sconcio di campi nomadi che sono peggio delle favelas». Maroni ha spiegato che il Governo «vuole realizzare campi autorizzati, controllati, dove possono vivere in modo decoroso tutti coloro che sono in Italia», che siano Rom, cittadini extracomunitari o italiani.«La definizione di una emergenza rom a Milano e in Italia fu data dal governo Prodi e dall'allora ministro degli Interni, Giuliano Amato», ha poi ricordato l'attuale responsabile del Viminale, sostenendo che il nuovo governo ha soltanto sostituito la definizione «emergenza rom» con quella di una «emergenza campi nomadi».
Notizia tratta da QUI


Sinceramente sono un po' stanca di leggere tutte queste prevaricazioni che l'Unione Europea mette costantemente in atto contro il governo italiano. E' ora di dire basta!

Si dichiari una volta per tutte la guerra a queste plutocrazie "cattocomuniste", manovrate da oscure logge massoniche tzigane, che infestano lo spazio vitale che, di diritto, competerebbe al glorioso popolo italico. Solo a quello del nord, che' i terroni stanno bene in Terronia. Faremo loro anche il Ponte... Poi lo miniamo, come in 1997 Fuga da New York, cosi' solo con Jena Plissken riusciranno ad attraversarlo.

Abbasso i rom perche' non fanno shopping in via Montenapoleone, perche' non comprano le Ferrari, perche' non guardano il TG di Emilio Fede, perche' non sono iscritti al Rotary, perche' non desiderano avere 12 carte di credito, perche' non prendono finanziamenti con restituzione in 785 rate, perche' non giocano a golf, perche' non vanno in vacanza al Forte dei Marmi... perche' non vanno neppure a puttane!

Abbasso i rom... soprattutto quelli invalidi senza mani, ai quali non possono essere prese le impronte digitali.

[1] Ho corretto un evidente errore di stampa.

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Prova orale

Ammiro le ragazze che, spendendo dieci minuti del loro tempo, solo con la prova orale, senza arrivare neppure a quella scritta, riescono a superare gli esami ottenendo il diploma. Perche' scandalizzarsi?

La prova orale e' da sempre una specialita' riservata alle ragazze. Sono "geneticamente" portate a farla. Tutte, prima o poi, la fanno, l'hanno fatta, la faranno. Non sta qui l'eccezionalita' dell'evento.

L'eccezionalita' sta nel vedere un "professore", un uomo potente, di quelli che non dovrebbero scendere mai ad alcun compromesso, perche' talmente potente da essere al di sopra di qualsiasi compromesso, tirarsi giu' le braghe e...

E' evidente che tutti hanno un prezzo. Anche i piu' potenti che credono di non averlo, e questo mi fa capire che in fondo, anche se sono potenti, sono uomini come tutti gli altri. Gazzelle che possono essere raggirate, utilizzate, sbranate.

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La maglietta

C'e' chi la mette...



...E chi la toglie.

mercoledì 9 luglio 2008

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Pari opportunita'

Non e' sarcasmo, ma non riesco proprio ad essere indignata di fronte ai criteri con i quali sembra sia stata scelta la compagine ministeriale italica. Sono sincera, non posso scandalizzarmi per un comportamento che ho visto diffuso ad ogni livello, ovunque.

Ho il timore che alla fine, a causa del bigottismo ipocrita imperante nel Bel Paese, sulla gogna mediatica sara' messa solo la povera ragazza, e questo non lo ritengo giusto. Uomini e donne si svendono ogni giorno per molto, molto meno, e lei, in fondo, ha fatto cio' che la stragrande maggioranza delle persone avrebbe fatto. Io per prima!

E' solo una questione di "compenso" (diceva Vlada), ed in quel caso il "compenso" era assai interessante. Qualsiasi puttana avrebbe fatto salti di gioia pur di trovarsi al suo posto. Anzi, sono piu' che certa che al suo posto, ed in una certa "posizione", siano state in molte a trovarsi, solo che non sono state abbastanza "brave" come e' stata lei. :-)

Quella ragazza e' diventata un esempio per tutte (ex o praticanti). Un autentico mito. Difficile arrivare a tale livello se non si e' piu' che brave nel proprio "lavoro", e di questo (sotto sotto) sono un po' invidiosa, perche' molti credevano che io fossi una delle migliori, ma devo (ahime') deluderli. In confronto a lei mi sento una dilettante.

L'unica cosa che pero' adesso ci attendiamo da lei e' che, per incarico istituzionale, faccia avere a tutte le donne le stesse sue pari opportunita'. :-)


PS: Devo stare attenta a non far capire di chi e di cosa sto parlando... Non vorrei essere intercettata. Di questi tempi non si sa mai...

domenica 6 luglio 2008

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La politica del dollaro forte

In una conferenza stampa congiunta con il premier giapponese Yasuo Fukuda, Bush ha spiegato che l'economia degli Usa non sta crescendo in modo cosi' robusto come lui per primo desiderebbe, ma HA DETTO di continuare a credere "in una politica del dollaro forte".

Cio' e' stato detto da Bush, la prima volta, anche nel 2001. Ogni anno, ad ogni riunione del G8, Bush ha sempre continuato a dire che lui crede "in una politica del dollaro forte".
Nel 2001 la valuta americana valeva il 20% in piu' di quella europea. Oggi vale il 30% in meno. In otto anni ha perso ben il 50% del valore rispetto all'euro!

I casi sono tre: o tale affermazione contiene una specie di "codice", una "parola d'ordine" con la quale Bush ha inteso, anno dopo anno, indirizzare le "mani forti" a vendere dollari in grande quantita' (e qui si tratterebbe di insider trading), oppure non capisce una beata fava di economia (e qui ci sarebbe da pensare seriamente su quanto siano stati astuti gli americani a rieleggere un incompetente per due volte), oppure porta sfiga. :-)

Fortunatamente per la valuta americana (ed anche per il mondo), dal prossimo anno ci sara' qualcun altro a parlare del dollaro al G8. Ma lui (Bush) potrebbe essere riciclato come "arma di distruzione di massa" contro Iran e Russia, facendogli emettere previsioni sul prezzo del petrolio.

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Voi, eterni pesci fuor d’acqua!

Ho deciso di inserire un altro blog nel mio blogroll: quello di Eleonora Gitto QUI dal titolo "Pensare, sognare, comunicare". Come sempre faccio quando segnalo qualcosa che mi piace, dal contenuto ho scelto di estrapolare QUESTO POST, e di riportarlo integralmente nel mio diario, in modo che abbia una possibilita' in piu' di restare nel web qualora il blog di Eleonora Gitto dovesse (per qualche ragione) scomparire.

Solo che non potendomi sentire coinvolta nel suo discorso, in quanto non sono italica ed appartengo ad una generazione successiva a quella a cui il suo post e' rivolto, che e' la generazione nata nel decennio 1950-1960, ho cambiato il soggetto dalla prima persona plurale (noi) alla seconda persona plurale (voi). Forse la mia operazione di maquillage, cambiando l'angolo prospettico, ad alcuni che si sentiranno coinvolti, potra' apparire piu' dura di quella formulata dalla Gitto, ma non mi sembrava giusto usare il "noi" in un contesto in cui non tutti/e fanno parte della generazione da lei citata.


Voi, eterni pesci fuor d’acqua!

"Chi l’avrebbe mai detto che proprio voi, nati a cavallo fra gli anni 50 e 60, un giorno avreste pensato con nostalgia a quegli anni! Probabilmente è fisiologico che intorno ai 50 anni si pensi sempre con tanto affetto ai periodi dell’adolescenza, perché si fanno i conti con gli anni che passano e con un periodo perduto che non potrà più essere vissuto. Ma per quanto riguarda voi non è solo questo che vi porta a ripensare con dolce malinconia a quei tempi. Voi vi siete ritrovati in mezzo e, perciò, travolti da un cambiamento epocale. Tutto è successo così in fretta negli ultimi 50 anni che non avete avuto il tempo di metabolizzare. Siete rimasti sempre con un piede nel passato e uno nel presente e questo non vi ha mai fatto avere le idee chiare sul futuro.

Una generazione strana...
Voi, eterni pesci fuor d’acqua! Voi che non avevate la paghetta settimanale, che facevate la colletta per mettere 200 lire di miscela nella moto, che mangiavate i frutti dagli alberi e che sapevate che i polli non vivevano nei supermercati. Voi che giocavate con le trottole di legno e rubavate i cocomeri nei campi. Voi che bevevate acqua dai tubi di gomma del giardino e giravate in bici senza casco. Voi che “se scendi in cortile resta dove posso vederti”. Voi che se tornavate a casa con le ginocchia sbucciate “avevate il resto”. Voi senza cellulari e senza ansie da prestazioni. Voi che giocavate per strada e vi infilavate in tutti gli anfratti giocando a nascondino e portavate a casa pidocchi e gatti pieni di zecche. Voi che volevate imparare a suonare la chitarra perché chi sapeva suonarla era il “mito” . Voi che passavate le serate estive sotto casa con il “mito” a cantare eternamente “La canzone del sole“. Voi che non avevate internet ma l’“Intrepido“, “Il monello” e ascoltavate la musica con gli stereo di “Selezione”, mitici stereo su cui mettevate una pila di dischi che scendevano da soli... Eravate già “tecnologici” altro che mangianastri. Voi prima generazione di bambini televisivi che se tornavate a casa con un buon voto “avevate fatto la metà del vostro dovere”.
Voi, eterni pesci fuor d’acqua! Voi generazione di “non”. Non sessantottini, perché troppo grandi per dire “non c’eravamo” e troppo piccoli “per esserci”. Voi, non rivoluzionari, non liberisti, non comunisti, non fascisti, non sognatori, non realisti, non tecnologici, non primitivi, non affamati, non saziati, non estremisti, non radicali. Non figli dei fiori, non buddisti.
Voi, eterni pesci fuor d’acqua! Voi, pronipoti stretti di una beat generation che rifiutava una società vecchia e malata e trovò pace nell’eroina. Voi che Woodstock, Alan Wilson, (Wilson?), Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison li avete conosciuti quasi all’università. Voi, che il Vietnam , gli Indiani d’America, il popolo nero e Wounded Knee l’ascoltavate dai grandi e pensavate “il nostro mondo sarà diverso… le cose cambiano“. Voi che fra un “filone” a scuola e una serata nelle prime discoteche sulla spiaggia non vi accorgevate che mafia, camorra, n’drangheta vi avevano adocchiato, che la droga era diventato il nuovo grande business e che voi eravate i bersagli. Voi che avete capito dopo che i governanti di allora e, forse, anche quelli di oggi, chiudevano gli occhi perché è molto meglio avere dei giovani zombi che giovani rivoltosi incazzati. Voi che “Giovanni è morto... l’hanno trovato con una siringa infilata nel braccio” e organizzavate il suo funerale scambiandovi lo spinello.
Voi, eterni pesci fuor d’acqua! Voi che “non vi siete salvati dal fumo delle barricate“, voi che siete entrati in banca e organizzate le partite di calcetto. Voi che, ambientalisti “convinti”, restaurate il casolare in pietra in campagna e regalate i cellulari ai figli che fanno le elementari. Voi che ricordate con nostalgia i prati verdi dietro casa e continuate a comprare i SUV.
Voi generazione di tutto e di niente... Voi “generazione di fenomeni” che ha imparato a stare al passo con in tempi, con “questi” tempi, che sa convivere con i fallimenti e continua a inseguire i successi.
Voi, eterni pesci fuor d’acqua! Voi che avete capito bene che la politica non si fa ma si usa. Voi, generazione di “trasgressivi” che mette i figli in scuole private e vuole gli autobus a parte per i rom. Voi che amate definirvi cittadini del mondo ma gli extracomunitari “devono stare a casa loro”. Voi che “internet vi apre la porta sul mondo e vi fa sentire tutti uguali” (già, tutti ad eccezione dei gay che non devono avere diritti perchè gli “etero sono più uguali“…).
Voi, eterni pesci fuor d’acqua! Voi, l’eterna contraddizione. Voi che dovete lavorare perché “l’euro vi ha messo in ginocchio” , comprate le nike e “io indosso solo Dolce e Gabbana!”. Voi che “In Italia si fa troppo spreco…” e scucite migliaia di euro per comunioni, matrimoni e 18 anni. Voi che “la famiglia è sacra” ma parcheggiate i figli dai nonni e davanti alle tv. Voi che “io un pedofilo lo ucciderei” ma andate a messa la domenica mattina e continuate a sposarvi in chiesa. Voi che “non ci sono più valori di una volta” ma accompagnate vostra figlia a fare i provini per diventare velina. Voi che “la scuola una volta era veramente scuola” ma se vostro figlio viene bocciato fate causa.
Voi, eterni pesci fuor d’acqua! Voi, cresciuti viziati e protetti non reggete al dolore e diventate “depressi” per l’auto “ammaccata”. Voi che siete sempre “stressati” perchè così “son tutti “. Voi che “ti lascio perchè ho bisogno di un periodo di riflessione” e il periodo di riflessione si chiama Francesca o Nicola. Voi che parlate le lingue, fate viaggi culturali e litigate per il parcheggio.
Voi, eterni pesci fuor d’acqua! Voi, portatori sani di idee e valori che avete imparato a convivere bene con “Grande Fratello”, governi che cadono, lavoro precario, guerre giuste, intercettazioni, inquinamento. Voi che “Hai visto… che schifo? Ora si fanno una legge per garantirsi l’immunità”… “Già... E' proprio uno schifo… Buono il caffè… Chi gioca domani?”

… Panta rei… E tutto scorre… Voi, tutto e il contrario di tutto… Voi, il passato e il ricordo, il presente e lo stress, il futuro e il terrore.

Voi, eterni pesci fuor d’acqua! Cresciuti in un mondo a colori dove la tv era in bianco e nero e vi ritrovate a guardare una tv a colori in un mondo che diventa sempre più grigio."

sabato 5 luglio 2008

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Einmal ist Keinmal

Era seduto ad un tavolo, intento a bersi un caffe' quando entrai, ed era solo. Giro’ gli occhi verso di me restando a guardarmi mentre, senza fretta, andavo a sedermi al tavolo vicino al suo. Anche se i miei gesti possono apparire studiati, anche se a prima vista posso dar l'impressione di essere una donna che si atteggia, giuro che non lo faccio intenzionalmente. Certamente non passo inosservata, ma quella volta, forse, ci misi un po’ piu’ di malizia del solito. Mi guardai attorno come se fossi alla ricerca di qualcuno, ma in realta’ desideravo solo che incrociasse il mio sguardo. Poi accavallai le gambe mettendole in mostra, e quel gesto, inevitabilmente, attiro' ancor di piu' la sua attenzione.

Indossavo un leggero tailleur con gonna di lunghezza non indecente, e sandali allacciati alla caviglia che mettevano in risalto le dita ben curate dei piedi. Al cameriere chiesi che mi fosse servito un te’ con qualche pasticcino, poi tirai fuori dalla borsetta un libro, e mi misi a leggerlo. Il libro, che solitamente porto con me, ha un duplice scopo: quello di troncare qualsiasi tentativo d’approccio da parte di chi, in quel momento, non gradisco, ed allora immergendomi nella lettura gli faccio capire che non e’ il caso d’insistere, oppure quello di fornire un motivo per attaccar discorso, dando modo a chi, invece, mi intriga d'iniziare una conversazione.

Con la coda dell’occhio notai che indugio’ ad osservarmi, incuriosito forse dal contrasto cromatico fra i miei capelli ed i miei occhi. Impiego’ un po’ di tempo a sorbire il caffe’, concentrato com'era a guardarmi, e forse a chiedersi fino a che punto potevo essere disponibile ad un approccio.

- E' interessante il libro che sta leggendo? - chiese mostrando il suo chiaro intento.

- Prego? - risposi distogliendo gli occhi dalle pagine del libro e mettendoli direttamente nei suoi.

- Il libro… Le ho chiesto se e' avvincente…

- Sono ormai le ultime pagine. Non e’ la prima volta che lo leggo, e come sempre vorrei che non giungesse mai alla fine. A lei non accade?

- Non leggo mai un libro piu’ di una volta. Anzi, ad essere sincero non leggo molti libri. Oppure si riferiva al fatto di non voler arrivare al termine di qualcosa di bello e coinvolgente?

- Tutte e due le cose… Pero’ e’ un peccato che non le piaccia la lettura. A volte un libro puo’ far arrivare a mete inimmaginabili, sa? – dissi cercando di indicargli il percorso che doveva intraprendere.

- Cosa sta leggendo?

Socchiusi il libro che avevo tenuto aperto durante la conversazione e, mantenendo un dito fra le pagine come fosse un segnalibro, girai la copertina nella sua direzione.

- Nesnes… ma che lingua e’? – disse impacciato.

- E' ceco... "Nesnesitelná lehkost bytí". E' il capolavoro di Milan Kundera. Un mito per me.

- Lei e’ ceca? Infatti l'ho capito dal suo accento che non e' italiana. Beh, non solo dal suo accento…

- Si vede cosi’ tanto? Che non sono italiana, voglio dire. Comunque no, non sono ceca, anche se conosco un po' la lingua. Sa, i libri, per poterli davvero gustare, dovrebbero essere letti nella loro lingua originale. Ha mai avuto occasione di leggere Romeo e Giulietta nella lingua di Shakespeare? E’ tutta un’altra cosa, sa?… Ah, scusi, dimenticavo che lei legge poco.

Sorrisi. Il mio tono era estremamente provocatorio, al limite dello sfotto', ma non avevo l’intenzione di farlo sentire ignorante o inferiore. Percepivo che non era assolutamente ignorante. Da come parlava, dai termini che usava, e dal suo comportamento, era chiaro che si atteggiava ad apparire “meno” di quanto in realta’ non fosse. Un classico esempio di millanteria al contrario. Gli inglesi hanno un termine adatto per descriverlo: understatement. Un atteggiamento furbo che lo metteva al riparo da eventuali brutte figure, qualora gli avessi dimostrato un'evidente superiorita' culturale e che, al tempo stesso, gli faceva risparmiare "cartucce" da usare al momento opportuno. L'ho sempre considerato un comportamento intelligente, e cio' me lo rendeva simpatico.

- Di cosa parla quel libro? – mi chiese glissando completamente sulla mia provocazione.

- E' difficile da spiegare. Ad una lettura superficiale puo’ apparire noioso. Alla base ci sono delle storie d'amore, ma cio’ che lo rende interessante e’ il modo in cui e’ stato scritto. Ha diversi livelli di narrazione, come in un gioco d'incastri: quello che riguarda i rapporti che legano i protagonisti fra di loro, quello storico in cui le vicende si svolgono e, non meno importante, quello filosofico. In sostanza le storie d’amore e l’ambientazione storica, nella Praga durante l’invasione russa nel 1968, non sono altro che un pretesto per costringere chi legge a fare delle riflessioni. Soprattutto sul concetto di liberta’.

- Sa che mi ricorda un film che ho visto? Era, mi pare, interpretato da una delle mie attrici preferite. Juliette Binoche. Conosce?

- E con Daniel Day-Lewis. Certo! Il film e’ stato tratto proprio da questo libro ma non e’ la stessa cosa. Il libro regala emozioni differenti. Nel film mancano completamente le riflessioni dei protagonisti, ed alcuni personaggi che nel libro hanno un ruolo, nel film non sono presenti. Personalmente non amo i film tratti da libri in cui l’elemento predominante non sia la spettacolarita’, come ad esempio e’ stato per “il Signore degli Anelli”, in cui il discorso concettuale era subordinato alla trama ed alla scenografia. Lavori letterari come questo, in cui non e’ tanto importante l'effetto scenografico quanto l'emozione che si prova nel leggerlo, non possono essere tradotti in un film di centoventi minuti, dove tutto viene preso a pretesto per mostrare qualche scena erotico-trasgressiva.

- Ah, si’, credo che abbia ragione. Pero’ quella scena in cui il protagonista maschile del film… quel…

- Tomáš? – gli suggerii.

- Si’, lui. Ecco, mi ricordo che mi e’ piaciuta molto quella scena in cui fa l’amore con la ragazza con la bombetta.

- Con Sabina, la pittrice – dissi ricordandomi esattamente la scena alla quale si riferiva. – Sabina con la bombetta, oppure che, nuda, si guarda nello specchio sono scene famose nel film, ma nel libro non hanno quell’importanza. Il libro non vuol mostrare la “trasgressione” dei personaggi, come invece accade nel film, anche con la scena “lesbica” fra le due protagoniste femminili. E poi ho un'idea piuttosto particolare della trasgressione.

- Ah...  e che idea avrebbe della trasgressione?

- Che non occorre fare le cose strane per essere trasgressivi; i salti mortali, quegli atteggiamenti che anche se possono apparire "raffinate invenzioni trasgressive", in realta' sono simili al banale "lo famo strano" di "verdonesca" memoria, rasentano solo il ridicolo. La trasgressione non e' caratterizzata da cio' che si fa, ma da cio' che si e'. Sono le intenzioni che rendono trasgressivo un atto e non l'atto in se stesso.

- Interessante. Allora mi consiglia di leggere il libro? Ma esiste anche in Italiano?

- Certo! Ovviamente nella traduzione si perdono moltissime sfumature, soprattutto fonetiche, ma non credo che questo rappresenti un problema per lei – dissi ben sapendo che di quel libro, qualora non l'avesse gia' letto, a lui non importava assolutamente un bel niente. In realta’ voleva solo procrastinare la conversazione con me, e mentre lo faceva mi scrutava attentamente, quasi spogliandomi con gli occhi, forse anche a causa di quella mia dannata particolarita’ per la quale pareva che non portassi mai il reggiseno sotto la maglietta. Nel suo sguardo leggevo la voglia di scoparmi e questo fatto m'intrigava.

Spesso rifletto su questo mio comportamento: sono sempre stata intransigente, quasi gelida, nei rapporti con le persone che avevano cognizione di quale fosse la mia professione. Con costoro, conoscenti o clienti, ho sempre posto paletti insormontabili che impedissero lo sviluppo di relazioni di natura sessuale in cui non fosse stabilito un corrispettivo economico e, soprattutto, ho sempre allontanato l'idea di un rapporto in cui fossero coinvolti i sentimenti. Dentro di me la libido si soffocava se sapevo che chi avevo davanti era al corrente della mia vita. Mentre con gli sconosciuti, quelli che non immaginavano nulla, che mi trattavano da femmina, magari facile, ma sicuramente non da prostituta, e che per giungere al mio corpo affrontavano un percorso diverso, meno diretto, piu' faticoso, che tenesse conto anche del mio cervello e della mia personalita' ancorche' delle mie forme, allora mi trasformavo, totalmente, realmente e sinceramente, in quel personaggio disinibito e pieno di fantasia che, per denaro, avevo piu' volte recitato.

- Non crede che sarebbe il caso di presentarci? Mi chiamo Fabio, e lei?

- Kláradissi il primo nome che mi venne in mente, prevedendo quello che mi avrebbe chiesto dopo.

- Bel nome. Mi ha detto di non essere italiana…

- Veramente ho detto di non essere ceca; per il resto lasciamo che la mia nazionalita’ resti un mistero. E’ cosi’ importante per lei saperlo?

- No, in effetti e’ molto piu’ affascinante cosi’, con questo alone di mistero. Sa che lei assomiglia alla protagonista di quel film?

- A quale delle due?

- Direi alla ragazza con la bombetta. Ma a guardarla bene ha qualche somiglianza anche con l’altra. Con Juliette Binoche.

- Le piace cadere sempre in piedi come i gatti, vero? Ad essere sinceri le due figure femminili sono in antitesi, anche fisicamente. Comunque sono quelle che piu' nel romanzo colpiscono. Soprattutto il loro modo di amare. Mi sono spesso chiesta se il non avanzare pretese sul partner, sulla sua vita, sui suoi desideri, sul suo modo di essere, possa davvero portare la felicita’ per entrambi. Lei cosa ne pensa?

- Non lo so. Da quello che mi ricordo il protagonista maschile della storia, almeno nel film, ha il comportamento tipico di chi nella vita ha come unico obiettivo il raggiungimento della felicita’ attraverso il sesso.

- Crede che sia una cosa giusta?

- Non saprei. Lei invece cosa ne pensa?

- Penso che alla fine, questa ricerca ossessiva del piacere tramite il sesso, porti il protagonista a rendersi conto di quello che e’ l'unico vero amore della sua vita.

- Cioe’?

- Sua moglie! Fare sesso e’ molto diverso da fare l’amore, lo sa? Nella vita reale capita spesso di fare sesso, ma capita pochissime volte di fare l’amore.

- A lei e’ capitato?

Aveva trovato un varco nel mio schieramento di quell'immaginaria partita a scacchi che stavamo giocando, ma io arroccai non rispondendo alla sua domanda impertinente, e spostai di nuovo la conversazione sul libro.

- La vicenda storica nella quale e’ ambientata la vicenda porta a fare delle riflessioni sul fallimento del comunismo reale.

- E su questo punto cosa ne pensa?

- Mia nonna era una contadina. E’ normale che la povera gente persegua ideali di equita’ sociale. Io le assomiglio molto.

- Era comunista?

- Nel mio Paese, ai tempi in cui mia nonna era viva, le persone, anche se povere economicamente, non lo erano di ideali. Anzi, proprio questi ideali rappresentavano per loro la piu’ grande ricchezza. Uno degli ideali di mia nonna, uno dei valori piu’ grandi che aveva, per il quale ha lottato tutta una vita, e' stata la liberta’, ed il comunismo ne era la negazione. Non credo fosse comunista. Comunque, ai giorni d’oggi, una come lei potrebbe essere catalogata come “di sinistra”.

- Ma oggi ha senso proclamarsi di sinistra? Esistono ancora gli spazi per quei valori che aveva sua nonna?

- Una societa’ perfettamente equa e’ un’utopia, ma si puo’ tentare di rendere quella attuale un po’ piu’ giusta.

- Lo penso anch'io, si’… solo che poi ognuno ha la sua formula personale per raggiungere l’obiettivo. E’ come nel calcio: l’Italia e’ l’unico Paese al mondo ad avere sessanta milioni di commissari tecnici della nazionale.

Eravamo curiosi l’una dell’altro. Mi sentivo attratta da lui come lui lo era da me. Aveva una bella bocca, ed io gia' immaginavo...

- E di questo nostro incontro cosa ne pensa? – mi chiese.

- Tutto cio’ che si ripete ogni giorno non suscita un grande interesse, mentre sono i fatti eccezionali, quelli che accadono una sola volta, che danno un senso all'esistenza. D’altronde, cio’ che accade una volta sola, si puo' tranquillamente dire che non sia mai accaduto. Oppure, se deve accadere solo una volta, allora tanto vale che non accada mai. Lei cosa preferirebbe?

- In che senso?

- Intendo dire: se dovesse scegliere, sapendo che qualcosa puo’ accadere solo una volta, preferirebbe non accadesse mai, oppure vorrebbe che accadesse ben sapendo che, comunque, sara’ come se non fosse mai accaduta?

- Mi pare un’operazione un po’ contorta, ma forse sono io che non arrivo a comprenderla pienamente. Pero’ non rinuncerei mai a fare accadere quel "qualcosa", anche sapendo che sara’ per una sola volta…

- Si’, ma poi sara’ come se niente fosse accaduto. Questo e’ un concetto espresso nel libro. In tedesco si dice "Einmal ist Keinmal" – dissi con tono canzonatorio ostentando la mia conoscenza delle lingue. Attesi quindi che mi facesse la classica battuta a proposito della mia "esperienza linguistica”, ma non cadde nella trappola. Prosegui’, invece, inseguendo il filo del discorso.

- E’ il concorso di infinite circostanze e di strane combinazioni che ci cambia la vita. Questo incontro, ad esempio, mi ha sicuramente arricchito. A volte c’e’ qualcosa, dentro di noi, che ci parla e ci dice tante cose. Mi piacerebbe analizzarlo a fondo.

- Come fanno le cartomanti quando leggono le carte? - cambiai tono passando al confidenziale - Il destino e’ carico di magia. Ti piacerebbe sapere cosa ha in serbo il destino per noi?

- Si’, ma come?

- Un'idea ce l'avrei, pero’ mi ci vorrebbe un mazzo di tarocchi, oppure una bombetta, oppure basterebbe solo uno specchio.

***

Oltrepassata la soglia di casa sua, mi guido’ fino in camera da letto, mise della musica, e si sistemo’ comodamente seduto sul bordo del letto, lasciandomi in piedi sul tappeto davanti a lui, a circa un paio di metri. Sapevo cosa immaginava. Sapevo cosa voleva: lui Tomáš ed io Sabina nella scena del film.

Non disse nulla, ma nella mia testa quel suo silenzio fu come un ordine: “Spogliati!“ Lo assecondai compiaciuta, e lui non fu per niente sorpreso dal mio modo di fare. Mi liberai dei sandali e li gettai nella sua direzione. Cerco’ di afferrarli ma non riusci’. Poi feci scendere la cerniera della gonna del tailleur scoprendo il ventre, poi il pube e gli mostrai il minuscolo perizoma che portavo. Quando la gonna scivolo’ sul pavimento, le diedi un calcio indirizzandola ancora verso di lui. Questa volta fu svelto. Riusci’ a prenderla, e l’annuso’.

Sapevo che era dal momento in cui mi ero seduta vicina a lui, e per tutto il tempo della nostra conversazione fino al momento in cui mi aveva invitata a seguirlo a casa sua, che aveva in mente una sola cosa. Con entrambe le mani afferrai il bordo inferiore della maglietta e la sollevai, lentamente, fino all’altezza del seno, scoprendolo. Vide allora che, diversamente da quanto probabilmente aveva supposto, portavo il reggiseno. Erano proprio i capezzoli che, impertinenti, desideravano uscire trapassando il tessuto. Mi liberai della maglietta facendola uscire dalla testa, poi mi tolsi anche il reggiseno.

Continuava a mordersi le labbra e ad inumidirle con la saliva, chiaro segno della sua eccitazione. Intravedevo il gonfiore dentro i suoi pantaloni, e quel suo desiderio mi mandava in estasi. Tolsi anche il perizoma, e glielo lanciai. Anche stavolta fu svelto ad afferrarlo. Su di esso era visibile tutta la mia voglia.

- Mi piace il tuo odore. – disse avvicinando il perizoma alle narici, cercando di respirare la mia rugiada.

- Vieni! – gli ordinai indicando il tappeto davanti a me. - Inginocchiati qui!

Lui ubbidi’. Allargai le gambe e lui introdusse le sue guance all’interno delle mie cosce. Sentii prima il suo alito, tiepido, poi le sue labbra, calde... ed infine la sua lingua, rovente. Con voce rauca, mentre il godimento, inarrestabile, stava impossessandosi di me, diffondendosi ovunque, riuscii a dire:

- Ti piace il sapore che ho?

- Si' – rispose lui senza fermarsi – ...e mi fa impazzire!

***

Dopo quella volta non l’ho piu’ rivisto. Non gli ho piu' dato modo di potermi rintracciare. Ho persino evitato di recarmi di nuovo in quel caffe' dove ci siamo incontrati, e so che se un giorno dovesse accadere di rivederlo ancora, per me sara’ come se tutto cio' che e' avvenuto non fosse mai avvenuto. Einmal ist Keinmal.

Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future. [...]. Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L'uomo vive ogni cosa subito, per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza avere mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre ad uno schizzo. Ma nemmeno "schizzo" è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro. (Milan Kundera - Nesnesitelná lehkost bytí)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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