venerdì 30 maggio 2008

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La fedelta’


Mi piacerebbe scrivere di fedelta’, e mi piacerebbe scriverne in modo non scontato. Ma non credo che cio’ sia possibile. Non credo di esserne capace. Se si parla di fedelta’ immediatamente penso a quella classica, banale per il partner (o per la partner), ma ci sono tanti tipi di fedelta’. C'e' quella che riguarda le piccole cose, come la fedelta’ per una squadra di calcio, e quella che riguarda grandi ideali che vanno oltre il singolo individuo, e che trascende il senso del tempo e dello spazio, addentrandosi nei sentieri che conducono all’anima, come la fedelta’ ad un Dio.

Se iniziassi a parlare di quest’ultima ho come l’impressione che m’aggroviglierei in un discorso talmente complicato che rischierei di fare una pessima figura e, sicuramente, non ne farei una migliore se iniziassi a parlare di fede calcistica, della quale non mi sono mai interessata se non in quei termini necessari per prendere in giro un po’ quella tipica figura maschile con la quale, spesso, entro in contrasto.

Per cui ritornerei al punto iniziale e mi limiterei, a parlare di quella fedelta’ che piu’ da vicino ci riguarda: quella fra partner. Ed inevitabilmente, ve lo dicevo, si cade nel banale! :-)

Ma, a parte tutto, cosa significa fedelta’? Non voglio dire il significato che si trova sul vocabolario o su Wikipedia, intendo il significato vero, quello intimo, quello che ciascuno/a di noi ha dentro di se’.

Banalmente potrei dire che essa ha un significato diverso per ogni persona esistente su questo pianeta, ma sara’ vero? Non ho questa certezza. Discutendone con molte sorelle, amiche, e conoscenti, ho potuto individuare, fra di noi, una certa assonanza di idee e, nel corso di mie relazioni con uomini vari, clienti, amici, o partner, ho potuto notare un’identita’ di vedute sottile che li univa riguardo a questo argomento.

Per cio’ mi ero fatta l’idea che la fedelta’ fosse percepita in modo diverso dagli uomini e dalle donne, ma adesso, ed alla luce di nuove e piu’ mature esperienze, posso dire che ho dei dubbi su quanto, per molti anni, avevo radicato nelle mie opinioni.

Una cosa che salta all’occhio, nei banali discorsi che riguardano la fedelta’, e’ che l’uomo avrebbe le sue ragioni per essere meno fedele di quanto debba esserlo la donna. Molti hanno cercato di convincermi di questo, mettendo l’accento sulla natura fortemente monogamica dell’essere umano, e per il fatto che la femmina avrebbe necessita’ di un lungo periodo di gestazione, mentre il maschio, nel frattempo, potrebbe inseminare altre femmine ma, permettetemi, questa mi pare la motivazione di comodo di chi vive la sua vita in costante fregola, e non gradisce vedere estranei entrare nel suo orticello privato a scombussolare il suo stile di vita. Una motivazione da bonobo.

Da centinaia di migliaia d’anni non siamo piu’ primati (se mai lo siamo stati), ed il ricondurre oggi l’essere umano al solo pene ed alla sola vagina, mi pare un pesante insulto nei confronti della Natura che tanto si e’ prodigata perche’ ci evolvessimo fino al punto di prendere coscienza dei valori, delle emozioni, e dei sentimenti. Aspetti immateriali, certo, ma molto piu’ appaganti di un banale coito con conseguente orgasmo.

E poi, alcune culture piu’ primitive non fanno della fedelta’ un valore assoluto come, del resto, non ne fanno un valore assoluto neppure quei movimenti che nelle societa’ piu’ avanzate lottano per una reale liberta’ sessuale avulsa da legami monogamici. Quindi non si tratta neppure una questione che riguarda l’evoluzione del sociale.

C’e’ qualcosa d’altro… qualcosa che mi sfugge, e che non riesco ad inquadrare.

Quali sono i motivi che ci portano ad essere fedeli? Perche’ fedelta’, quando fedelta’, come fedelta’? Cosa s'intende per fedelta'? A chi serve? A me? A te? A chi la offre? A chi la riceve? A chi la pretende? A chi la impone?

Troppe sono le domande, banali come sempre, e banalmente ciascuno/a dara’ la sua risposta tutta personale, e consequenziale alla sua condizione nel reale. Pero’ mi parrebbe di aver ciurlato nel manico se, a questo punto, non esprimessi la mia visione sincera.

Cos’e’ per me, quindi, la fedelta'?

E’ estrema coerenza...
E’ equilibrio ed ordine interiore…
E’ prova di coraggio…
E’ amore per me stessa…

Si’, la fedelta’ e’ il regalo che faccio a me stessa quando amo qualcuno, ed e’ qualcosa che non pretenderei mai, perche’ niente mi e’ dovuto.

mercoledì 28 maggio 2008

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Sto facendo progressi


C'e' stata una volta in cui la mia identita' di escort e' stata scoperta. E' stata l'unica volta in cui ho mentito, cercando di negare l'evidenza dei fatti, ma avevo le mie buone ragioni. Adesso vi racconto.

Quando ho iniziato a scrivere nei vari luoghi d'incontro virtuali, nel 2000, mi piaceva quel modo nuovo di fare pubbliche relazioni utilizzando i forum per stabilire un certo tipo di rapporto con i possibili clienti. Usavo quindi un nickname che era riconducibile a me, ed il mio atteggiamento era quello di chi mi conosceva come escort: gattina, dolce, carina, educata... sempre disponibile :-)

Allo stesso tempo ero, pero’, anche la misteriosa e algida Chiara di Notte, ed usavo questo nick per poter dire liberamente le cose senza dover temere fastidiose ritorsioni, o piccole rappresaglie da parte di quelle persone iscritte ai forum che avrebbero potuto rispecchiarsi nelle figure maschili che descrivevo nei miei post.

A quei tempi, ahime', non avevo ben chiara questa strana psicologia maschile (tutta italica) per la quale risultano essere piu' interessanti, ed attirano maggiore attenzione (anche sessuale), le cosiddette "bisbetiche da domare", per cui, sapendo di essere notoriamente antipatica, temevo che se si fosse scoperto che dietro alla dolce ed arrendevole escort “taldeitali” si celava questo animalaccio malefico, alcuni clienti si sarebbero allontanati, causandomi un certo danno economico.

Oltre che ignara di questo strano aspetto della psicologia maschile ero anche molto ingenua dal punto di vista informatico. Cosi' accadeva spesso che mi collegassi al forum con entrambi i nickname utilizzando la medesima connessione, ed ovviamente lasciavo tracce della mia duplice identita' virtuale all'amministratore del forum.

Purtroppo, quell'amministratore, essendo tanto giovane e pieno di quella piccola boria che hanno tutti coloro che credono di gestire qualcosa, non ebbe un’etica ineccepibile, ed al primo screzio che ebbi con lui (voi conoscete il mio caratterino), si affretto' a divulgare che la famigerata Chiara di Notte era niente meno che la escort "taldeitali".

Mi ricordo di essermi arrampicata sugli specchi non poco, quella volta, perche' non fosse palese chi ero. "Non sono io - gridavo - siamo solo amiche e ci connettiamo dallo stesso PC, e blablabla...", ma niente da fare, ormai ero stata sgamata e la mia vera identita' di escort era nota.

Uff... fu un bel guaio anzicheno', perche’ (come al solito) fui bannata. Quindi presi la decisione di non scrivere piu' con il nick Chiara di Notte.

Nel frattempo, sopraggiunsero anche i fatti che mi avrebbero portata poi a ritirarmi dall'attivita', per cui sparii dalla circolazione per un po' di tempo, restando in contatto solo con coloro che ritenevo gli amici piu' fidati. Gli stessi che ancor oggi mantengono un rispettoso silenzio sul nome che usavo, e sul mio reale aspetto fisico.

C'e' stata poi una lunga parentesi di molti mesi, in cui di Chiara di Notte si parlava solo perche' alcuni la ricordavano come una gran rompicoglioni, ma attivamente non era presente, anche se ogni tanto le capitava di leggere cio' che i pisquani scrivevano di lei.

Poi arrivo' il sig. Zwallyz che, essendo venuto a conoscenza di questo "mitico" personaggio del web, decise di appropriarsi del nick per scrivere (facendosi credere me) in quello che nel 2005 era considerato il forum a piu' larga diffusione che trattasse l'argomento escort.

Oggi quel forum e' diventato un vero e proprio letamaio, pieno di psicotici e di sfigati cronici senza speranza, buoni solo come materiale di studio per chi e' dedito all'analisi dei rifiuti organici, ma nel 2005 non era male, e decisi di iscrivermi piu' per riappropriarmi della mia identita' virtuale (e dare una lezione all’idiota che aveva osato rubarmela) che per cercare interlocutori dei quali, onestamente, ne avevo “una gonfia”.

Il mio proposito era che sarei uscita, e tornata nel mio limbo, allorquando avessi rivelato a tutti che, chi scriveva con il mio nick, non ero io ma un testa di cazzo qualsiasi che aveva la fregola di esser donna.

E' risaputo che, nei forum frequentati da uomini, le donne vengono considerate molto, se non altro perche' rappresentano il principale oggetto di desiderio, e vengono quindi corteggiate nella speranza di un incontro che possa condurre ad una scopata gratis.

Un vero miraggio per i frequentatori di questo tipo di forum!

Chi e' una nullita' nella vita reale, spesso non disdegna di assumere un’identita' femminile al fine di ricevere attenzioni e coccole. Ed il sig. Zwallyz (povero piccolo) aveva tanto bisogno di essere considerato, in quanto nessuno se lo sarebbe “inculato” altrimenti, ed al posto delle coccole avrebbe ricevuto, come al suo solito, indifferenza.

Bisogna dire che utilizzare il mio nick fu per lui un colpo di genio, ed anche il suo periodo di maggior fama. Ma ahime', la soddisfazione di essere considerato un grande personaggio duro' pochissimo: solo lo spazio di un thread, perche' poi arrivai io a reclamare cio’ che, giustamente, mi era dovuto.

Lo dico sempre, anzi l'ho anche scritto QUI: “nessuno dovrebbe scrivere il mio nome, perche’ il solo farlo ha il potere di evocarmi. Esso e’ un sortilegio. Per alcuni e’ una maledizione, per molti una disperazione.”

E per Zwallyz lo fu. Deve essere stato assai duro per lui perche' dovette tornarsene alla sua insulsa esistenza, dopo essersi dissetato al calice della gloria, ma credo che oggi avra’ un brivido di piacere nel sentirsi citato nel mio post. :-)

Nonostante lo svolgimento dei fatti fosse chiaro per molti, per alcuni pisquani del forum letamaio, quelli tipicamente piu' adatti a sopravvivere in quel luogo, in quanto piu' presdisposti a nutrirsi, per osmosi, del liquame in cui erano immersi, e quindi dotati di materia cerebrale conseguenziale, io sono rimasta "Zwallyz" per un lungo periodo.

E questo per me era, obiettivamente, fastidioso!

Lo avete mai visto Zwallyz? Ecco, se per caso avrete occasione di vederlo, magari in una delle tante foto che Otakon posta in EF, anche se dubito fortemente che Otakon posti foto di Zwallyz, comprenderete il motivo del mio fastidio... e se avete dei bimbi teneteli lontani dal PC in quel momento, perche' potrebbero restarne sconvolti. :-)

Comunque, dopo un po’ di tempo e tanti sforzi, sono riuscita a far capire che non ero Zwallyz.

Se non che, dato che per alcune persone pare sia impossibile l'esistenza di una donna pensante, dopo Zwallyz hanno iniziato ad affibbiarmi ogni identita' possibile, dalla A alla W (poiche’ la Z l'avevano gia' usata). Non staro’ qui a fare l'elenco di tutti coloro che avrei dovuto essere, ma la caratteristica che mi attribuivano, e che era indispensabile, era che fossi UOMO!

Pero’, dopo essere stata Zwallyz, qualsiasi uomo collegato col mio nick ha rappresentato, per me e per la mia immagine un notevole miglioramento. Quindi posso ritenermi soddisfatta.

Fino all’apoteosi, e cioe’ quando mi hanno attribuito l'identita' di Brummel che, pur essendo oggettivamente bruttino, e' comunque persona i cui neuroni, in confronto a quelli di molti che scrivono in quel liquame e dei quali ogni giorno siamo costretti a calpestare le feci prodotte dai loro cervelli, almeno funzionano.

Da un cereboleso con evidenti problemi di personalita' ed una latente omosessualita' come Zwallyz, ad un tipo, un po' anonimo come aspetto, quasi insignificante, ma dotato di capacita' ragionativa, il progresso e’ notevole.

Credo che dopo decine di tentativi andati a vuoto, certi imbecilli credano che nello sparare a caso comunque riescano, prima o poi, a colpire il bersaglio, ma in realta' stanno solo dandosi mazzate fragorose sui loro testicoli, che poi sono anche gli organi con i quali pensano. Per cui, dopo aver esaurito tutti gli uomini disponibili, ultimamente si sta facendo strada l'ipotesi che, invece di un uomo, io possa essere una donna...

Ma va? Ma che perspicacia! Arrivare a cio’ che tutti sapevano nel 2000 con ben 8 anni di ritardo. Un record d’imbecillita’!

A me sono state quindi “attribuite” Virginia, Bouche, Manuela75, Alexia, LadyCleo... ultimamente Lucenera e (forse, dico forse) persino Sciamanta.

Ormai si naviga a vista, senza strumenti. C'e' una donna all'orizzonte? Eccola! E' Lei! La famigerata Chiaradinotte! Mi vedono dappertutto!

Oggi leggo che esiste una nuova "versione". L’ultima trovata di tale Otakon, colui che dice di saper tutto me e' solo un povero malato di mente... o una povera malata di mente. Come Giumbolo. Lo/la ricordate? Dicono che Giumbolo fosse in realta' una donna, una ragazza che, stranamente, pur essendo stata presente nell'immondezzaio come e piu' delle altre, non e' mai stata "attribuita" a me e non e' mai stata ne' citata, ne' insultata, ne' sputtanata da coloro che scrivono nei blog in cui si postano foto e dati personali. Strano vero? :-)

Soprattutto perche' su di lei ce ne sarebbero state di cose da dire... :-)

Comunque "questo" Otakon afferma (ovviamente imbeccato/a da altri squallidi personaggi dei quali molti intuiscono i nomi) che io sarei la bionda ritratta nella foto in un suo thread...

Beh, non male... aver iniziato la “carriera” come "morte-in-vacanza-zwallyz", ed essere arrivata alla "bionda-con-occhi-di-cielo" mi pare un percorso strepitoso. E tutto senza l’aiuto del chirurgo. Una mutazione di sesso e di forme che ha del miracoloso.

Ed anche di cervello, poiche’ pare che la bionda ritratta ne sia alquanto provvista. :-)

Ti saluto, Zarina, e non prendertela se adesso sei tu nell'occhio del ciclone. Capita a molti/e, prima o poi, di essere nominati/e come "la chiaradinotte dell'anno". Accade soprattutto alle persone che pensano. Adesso sei tu, ma durera' poco. Prima o poi si accorgeranno che, ancora e come sempre, stanno annaspando nell'acqua.

martedì 27 maggio 2008

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Work in progress


• Quel giorno...
• Il Guinzaglio
• L'incidente
• Il canto delle Sirene
• Pomeriggio ungherese
• Storia di Ileana
• Lo Psicanalista
• Storia di Vlada

Fogli sparsi dappertutto. Devo decidermi a dar loro un po’ d’ordine. Sono sempre la solita, riesco a mettere in cantiere piu’ cose in contemporanea, e a non terminarne neppure una. Fortunatamente, questo tipo d'atteggiamento, ce l’ho solo nei confronti di quello che scrivo, e non ha riscontro negli altri aspetti che riguardano la mia vita. Soprattutto in quella sentimentale. Vi immaginate cosa accadrebbe se facessi altrettanto con i partner? No, no, non fa parte del mio carattere avere piu’ “storie” contemporaneamente. Troppo faticoso, troppo stressante. Troppo deprimente. Si’ perche’ avere piu’ partner che sono ignari l’uno dell’altro non rende felici, anzi crea problematiche che si acutizzano sempre di piu, e che a lungo andare diventano irrisolvibili.

Una volta mi e’ capitato (l’unica ed ultima volta), e sono andata quasi in depressione… ma si puo’?
Non sapevo piu’ come muovermi. Dovevo mentire all’uno e all’altro, trovare scuse, correre di qua e di la’ come una matta. Alla fine non riuscivo piu’ a godermi ne’ un rapporto nell’altro, per cui presi una decisione risolutiva: la migliore per me. Chiusi entrambe le storie, e proseguii il mio viaggio libera da patemi e da condizionamenti.

Da quella volta non ho mai piu’ intrapreso relazioni ambigue. Almeno non relazioni in cui i partner fossero ignari della presenza di altre possibili storie, ed in cui ci fosse la necessita’ di creare un mondo di menzogne.
Infatti, nel caso di un accordo preciso e di una vera complicita’ che contempla la massima chiarezza e sincerita’, una relazione doppia (magari con due partner di sesso opposto) e’ possibile ed assai stimolante, non credete?

Comunque... uffi, sto andando fuori tema… di cosa parlavamo? Ah si’, dei tanti raccontini che ho iniziato a scrivere, e che sono li’ in attesa di essere completati. Magari potrei chiedere un consiglio a voi su quali possano essere quelli che meritano di essere portati avanti prima degli altri. Ecco si’, questa mi pare un’ottima idea.

Allora… ce n’e’ uno intitolato “Quel giorno…” che racconta, in modo assai discreto, i motivi e gli accadimenti che hanno portato, una certa escort, a prendere la decisione di ritirarsi. Ovviamente, per non ledere la privacy di questa persona, dovrei andarci cauta. Beh… vedremo.

Poi ci sarebbe “Il guinzaglio”, che sarebbe il secondo episodio con protagonista Ficus Beniamina, ed ambientato nella famosa stanza 311. Insomma, qualcosa di estremamente sado maso, duro, spregiudicato… quasi horror. Una specie di quanto gia’ avvenuto nell’episodio “La pioggia dorata” :-)

“L’incidente”, invece, e’ un racconto molto triste in cui si narra di una donna molto bella, colta e ricca che vede gli altri come inferiori, e si bea della sua condizione privilegiata. Avendo la possibilita’ di poter scegliere qualsiasi partner, tratta coloro che vengono attratti da lei come oggetti, il cui vero fine e’ solo l’esaltazione del suo narcisismo. Ovviamente accade qualcosa che muta totalmente la sua realtà…

A proposito de “Il canto delle sirene” posso dire che vede protagoniste me ed Olga, durante una vacanza fatta insieme, ed ambientato nel territorio di caccia preferito dalle leonesse: Montecarlo. :-)

In “Pomeriggio ungherese” scrivo di Tündér alla sua prima esperienza sentimentale. Un pizzico di romanticismo e, forse, un po’ di sesso, innocente, ma che non guasta mai.

A proposito di “Storia di Ileana” cosa potrei dire? E’ un racconto che ho preso piu’ volte in mano, e che porto avanti lentamente perche’ la sua evoluzione dipende molto dal mio umore, e da cio’ che mi accade “intorno”. Ci sono momenti in cui sono di buon umore, ed allora non sento il bisogno di scriverlo, ed altri momenti in cui sento la voglia di concluderlo e pubblicarlo. In poche parole racconta di una ragazza che incontra un balordo che la costringe a battere e la picchia, mentre lui, con i soldi di lei, passa tutto il giorno a bere, drogarsi e divertirsi con gli amici e le altre ragazze. Una storia abbastanza banale. Come ho detto dipende molto dal mio umore, e spero non sarete costretti a leggerla. Secondo me e’ una palla. :-)

Con “Lo psicanalista” ho intenzione di raccontare la mia pessima esperienza con un terapeuta che, a mio avviso, dovrebbe essere radiato dall’albo. Alcune cose sono gia’ filtrate attraverso altri miei scritti, quindi non credo che questo racconto, se verra’ pubblicato, offrira’ grandi sorprese.

Ed infine c’e’ “Storia di Vlada – V parte”. Voi sapete come sia restia a proseguire questa (chiamiamola) saga. Le implicazioni emotive sono forti, soprattutto per il grande legame affettivo che legava Irina e Vlada. Due personaggi a me cari.
In questo quinto racconto, sempre ambientato nella Mosca in un periodo antecedente al crollo del Muro, si parla di come Vlada sia arrivata a fare la devochka, e dei suoi rapporti con Medved, l’uomo che l’ha aiutata in quel momento assai difficile della sua vita, e che ha saputo ridarle una speranza.

Come potete vedere la “carne messa al fuoco” e’ molta. Speriamo non si bruci tutta.

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Vite da film

 
Premessa: questo e' un post serio, e nasce da una provocazione che voglio lanciare.
Molti, nel web, per emergere dalla loro grigia routine, si costruiscono vite e storie irreali al solo scopo di interessare gli interlocutori. Un atteggiamento che negli anni della mia lunga frequentazione dei luoghi d'incontro virtuali ho visto tenere in modo ripetitivo, fino a rasentare il ridicolo. Persone che conducono vite normalissime ma che, per il solo fatto che nessuno potra’ mai provare la loro menzogna, si creano passati da legionari, da avventurieri, da mercenari, e tutta una serie di figure e stereotipi che appartengono ad un mondo che non esiste. E se anche dovesse esistere, non sarebbe cosi’ palese e ricorrente come molti credono.

Queste personalita’ emergevano spessissimo anche nei miei clienti di una volta. Soprattutto durante i primi appuntamenti, quando la conoscenza era poca, e loro speravano che avrei creduto a qualsiasi cosa mi avessero raccontato. Piu’ di una volta, a cena ma anche nel letto, mi sono dovuta sorbire storie assurde. Non vi dico che noia dopo averne ascoltate a decine tutte piu' o meno basate sullo stesso cliche', ed oggi, lo stesso comportamento, lo noto in coloro che vengono chiamati “fenomeni da tastiera”.
A loro, quindi, e’ dedicata questa storia, che non e’ una fanta storia, ma la vera vita di un personaggio che, nell’immaginario dei russi di una certa generazione, e’ diventato leggenda. Non certo un eroe positivo, in quanto i suoi valori sono completamente distorti, un po’ come accade per l’italico Diabolik, ma che diversamente dal fumetto in calzamaglia nera e’ esistito veramente, e sulla cui vita potrebbe essere addirittura girato un film.
Ho cercato di ricostruire la storia come avrebbe fatto una cronista, avvalendomi di documentazione trovata in internet, di articoli letti su giornali russi del periodo, e di notizie ottenute da Irina, che ha vissuto per un certo tempo in Russia.
Negli anni ’90, in certi paesi, a causa del fallimento del Sistema, e di una perdita totale di valori e di sicurezze i giovani, accecati da un miraggio di benessere facile, spesso intraprendevano percorsi criminali per ottenere il piu' possibile nel piu' breve tempo possibile; pur sapendo che la loro vita si sarebbe bruciata velocemente.
Ma, a differenza dei fenomeni da tastiera di cui sopra, non avrebbero avuto ne’ il tempo ne’ la voglia di passare la loro breve esistenza gonfiandosi come dei tacchini in internet.



Aleksandr Solonik nasce nel 1960 nella citta’ russa di Kurgan, e fin da bambino mostra grande interesse per le arti marziali e le armi. Quando termina la scuola, e dopo il servizio militare, entra nella polizia, in un’unita’ speciale che viene utilizzata per missioni di sicurezza e di commando. Frequenta quindi il Gorkovskaja Institute, dove vengono istruiti i corpi speciali della milizia, distinguendosi per le sue capacita’ di lottatore, tuttavia dopo sei mesi viene espulso per ragioni poco chiare.

Tornato a Kurgan ottiene un posto di lavoro come becchino presso il cimitero. Si sposa, e sua moglie da’ alla luce una figlia. Poco dopo divorzia e si risposa con un'altra donna, con la quale ha un figlio.

Nel 1987 viene incriminato per lo stupro di quattro donne. Durante il processo arriva a minacciare di stupro anche il giudice, che e’una donna, qualora non gli conceda la liberta’. Viene condannato a 8 anni di Gulag. Il giorno della partenza per il Gulag, gli viene accordato il permesso di dire addio a sua moglie, ma nel corso di questo incontro riesce ad evadere saltando da una finestra posta al secondo piano.

Ma la latitanza dura poco. Dopo alcuni mesi viene fermato a 200 chilometri a nord di Kurgan ed arrestato. Questa volta, strettamente sorvegliato, per lui il Gulag e’ inevitabile.

Per il fatto di aver militato nell'esercito, e per la formazione ricevuta nella polizia, avrebbe diritto ad essere separato dai normali detenuti, ma per qualche ragione (probabilmente per il fatto che lo stupro e’ in Russia considerato reato infamante) viene messo tra la normale popolazione carceraria, e quando circola la voce che e’ un ex-poliziotto, viene condannato a morte da alcuni detenuti.

Dal momento che nel Gulag non esistono regole, Solonik gestisce la faccenda a modo suo e riesce, dopo uno scontro in cui e’ costretto a battersi con dodici persone dure e decise, ad uscirne vincitore. Questo episodio, cioe’ aver dato prova di non temere nessuno, gli fa guadagnare il rispetto degli altri detenuti.

Dopo due anni Solonik riesce nuovamente ad evadere. Torna a casa, ed entra in contatto con la Mafia russa, arruolandosi in un gruppo criminale locale.

Abilissimo nell'usare le armi, viene utilizzato prima come guardia del corpo, e poi come killer. Nel 1990 gli viene affidato il primo “contratto”: uccidere il leader di un’organizzazione rivale nella città Tjumen. Dopo questo colpo Solonik, con alcuni compagni di Kurgan, decide di andare a Mosca, dove ci sono molte occasioni per un killer qualificato come lui.

Nel 1992 uccide il boss Viktor Nikiforov e, 6 mesi dopo, un altro importante vor y zakone: Valeri Dlugatsj che, anche se e’ protetto da guardie del corpo, viene abbattuto in una discoteca affollata. Nel 1994 uccide Vladislav Vinner, che era diventato boss dopo la morte di Dlugatsj.

Sempre nel 1994 Solonik, avendo acquisito fama nell’ambiente malavitoso moscovita, tenta il giro dei locali notturni, cercando di estorcere denaro ai proprietari, ma entra in contrasto con Otari Kvantrishvili, uno dei piu’ potenti capimafia della Russia. Solonik deve quindi abbandonare il campo.

Ma Kvantrishvili viene ucciso, e si mormora che Solonik abbia ottenuto appoggio e sostegno dalla potente mafia cecena. A questo punto Solonik diventa famoso non solo nell'ambiente della criminalita’ organizzata, ma anche per le forze dell’ordine, e mentre con un compagno sta prendendo un drink in un mercato di Mosca, viene fermato dalla polizia.

I poliziotti non lo perquisiscono, e fanno un grave errore. Sotto la giacca Solonik nasconde un’arma automatica, e quando si trova nell'ufficio della polizia, decide di far fuoco. Colpisce quattro agenti uccidendone due, e corre fuori. Mentre scappa uccide altri due agenti, ma viene colpito da una pallottola e deve arrendersi. Lo ricoverano in chirurgia ed il proiettile viene rimosso.

Va di nuovo in carcere, questa volta a Mosca. Da detenuto studia le lingue straniere, fra cui l’italiano. Dopo un anno, il 5 luglio 1995, Solonik evade dal Centro di Detenzione n. 1 della citta' di Mosca, probabilmente aiutato da una guardia carceraria, Sergej Menshikov.

Questa volta non ha nascondigli in Russia. Il suo nome ed il suo volto sono noti, ed e’ ricercato sia dalla polizia, sia dalla Mafia. Si rifugia quindi in Argentina, dove si sottopone alla plastica facciale. Qualche mese dopo, utilizzando un passaporto con una falsa identita’ ottenuto in precedenza dal consolato greco di Mosca, compare sulla scena mondana ateniese come un ricco georgiano di nome Vladimiros Kesov, cittadino greco, che ha affittato una villa nei sobborghi della capitale ellenica.

In Grecia Solonik mette su una sua organizzazione, diventando il capo del potentissimo gruppo criminale chiamato "Kurganskaya", dal nome della sua citta’ natale. Questa cosca conta piu’ di cento affiliati e si occupa, oltre che di traffico di armi, di riciclaggio, di traffico di stupefacenti, e soprattutto di omicidi su commissione. Al Kurganskaya viene imputata la morte dell'ex agente del KGB Dimitry Naumov, avvenuta il 23 september 1996 mentre soggiornava presso l'Hotel Tverskaya, piu' altri omicidi eccellenti avvenuti in Russia

L’organizzazione di Solonik acquista diverse ville nei dintorni di Atene. Tutto questo viene fatto in segreto, i media ed il governo russo non hanno alcun indizio di dove sia Solonik. Intanto cresce, fra la gente, la leggenda del superkiller che riesce a sfuggire alla legge ed alla malavita.

Sempre nel 1995 Solonik arriva a Roma. Alloggia prima all'hotel Hilton, poi al residence Fleming. Con lui c’e’ una donna che si fa chiamare Galina Kesova, ma il cui vero nome e’ Natalia Ilyna.

Nel settembre del '95 i due ottengono il permesso di soggiorno per l'Italia fino al 2000. E' proprio Natalia Ilyna che ottiene, sotto falso nome, la locazione dell'appartamento di via Gregorio VII, una zona residenziale di Roma vicino alla basilica di S. Pietro.

La vita che il boss russo, con la sua compagna, conduce e’ discreta ma brillante. Frequenta una delle palestre piu’ eleganti del centro di Roma, applicandosi in tutti gli sport, soprattuto nelle arti marziali e nella cultura fisica, e racconta, a chi lo frequenta occasionalmente, di trovarsi in Italia per riposarsi, e che i suoi affari nel campo della moda sono all'estero.

Durante il suo soggiorno a Roma Solonik si reca spesso in Grecia, mentre la Ilyna compie frequenti viaggi a Mosca. L'ultima volta che vengono visti nella capitale italiana e’ alla fine del 1996, quando Solonik decide di trascorrere le vacanze di Natale ad Atene, e la Ilyna invece parte per la capitale Russa.

Nel febbraio 1997 i giornali greci pubblicano la notizia del ritrovamento di un cadavere a 15 km da Atene. L'uomo e’ stato strangolato, e non ha documenti di identificazione su di se’, ma dopo la rilevazione delle impronte digitali la sua identità diventa chiara: e’ Aleksandr Solonik.

Nelle settimane successive al ritrovamento del corpo di Solonik, le autorita’ greche prendono d'assalto la villa, sede della sua organizzazione, e durante la perquisizione trovano le prove di un omicidio su commissione che Solonik stava preparando in Italia.

La mattina del 25 marzo 1997 gli uomini del Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato italiana, dopo giorni di indagini e di appostamenti, fanno irruzione nell’appartamento di via Gregorio VII a Roma. In un vano segreto viene ritrovato un borsone contenente 2 kalashnikov, 3 mitragliette skorpion, 7 pistole (alcune munite di silenziatore e puntatore laser), 2500 proiettili, radioricetrasmittenti, pugnali, parrucche, e documenti falsi. Il proprietario di questo arsenale e’ Aleksandr Solonik,.

A maggio del '97, vicino alla villa Ateniese del killer russo, viene casualmente ritrovato il corpo della sua amante in Grecia, Svetlana Kotova. La donna e’ stata brutalmente torturata, uccisa, ed il suo corpo, fatto a pezzi, nascosto dentro due valigie.

Svetlana Kotova e' una concorrente di miss Russia nel 1996, anno in cui il concorso viene vinto da Alexandra Valeryievna Petrova, nata il 18 settembre 1980, e morta, crivellata da pallottole sparate da uno sconosciuto, il 17 settembre 2000, all’entrata del suo appartamento di Cheboksary, sua citta’ natale situata sul corso del fiume Volga. Insieme a lei muore anche il suo fidanzato, anch'egli autoritario gangster locale.

Il 30 Maggio 1997 la polizia olandese arresta Maxim K. nato in Kazachstan, Alekos A. nato ad Atene e Vladimir S. nato in Russia. I tre sono sospettati di essere membri di una gang della regione di Kurgan e di essere esecutori materiali di vari omicidi. Maxim K. viene estradato in Grecia come sospetto colpevole dell'omicidio di Solonik.

Gli inquirenti hanno accertato che, quando e’ stato ammazzato, Solonik era in procinto di tornare in Italia per assassinare una persona, ma a oltre 10 anni dai fatti nessuno ha ancora scoperto con certezza chi doveva morire, e quali fossero i reali affari in Italia del killer russo.

Indagini successive hanno fatto emergere il nome del boss Yuri Essine, arrestato in Trentino il 16 marzo 1997 dalla Polizia italiana insieme ad altri 13 membri della sua organizzazione, come probabile bersaglio, ma sicuramente qualche risposta in piu' la potrebbe dare Natalia Ilyna, della quale sono state perse completamente le tracce. Forse ha cambiato nome e faccia, o forse ha fatto anche lei una brutta fine.

Solonik invece, secondo la leggenda, sarebbe ancora vivo e vegeto in qualche parte del mondo, ed il corpo ritrovato in Grecia non sarebbe stato il suo.

domenica 25 maggio 2008

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Piantala Massimo


Mi pare che tu abbia ben altri problemi da risolvere, eppure ti ostini... sono anni ormai. Perche' non la pianti una volta per tutte e torni al tuo habitat naturale, cioe' alla tua squallida esistenza, lasciandomi perdere? Comprendo che ti bruci ancora. D'altronde non sei il solo al quale sia capitato di innamorarsi in modo ossessivo di una donna e, dopo aver ricevuto un deciso rifiuto, aver iniziato ad odiarla, ma devi capire che niente ti e' dovuto, e nessuna donna e' obbligata a compiacere i tuoi desideri... oppure ad accettare il ricatto emotivo che tu ogni volta le proponi.

Le cose, da adulti, non funzionano piu' come quando ti bastava frignare per attirare l'attenzione della mamma per ottenere la "poppata". Forse hai una concezione errata della vita, o forse la tua mente e' devastata a tal punto che ti consideri creditore nei confronti del mondo intero, e chi non riconosce di avere un debito con te attira su di se' tutto il tuo odio.

Io lo sento, e' reale, palpabile... ma sta distruggendo solo te.

Vedi, nonostante tu abbia sempre creduto di essere furbo, in realta' chi ha un certo intuito si accorge molto presto che genere di persona sei "dentro", ed io gia' da tempo avevo iniziato a prendere le mie contromisure per "scaricarti". Volevo farlo in modo indolore, ma tu non me l'hai permesso. Ed allora sono dovuta ricorrere a quei metodi che io stessa detesto.

All'inizio puoi aver avuto l'impressione che io mi sia fidata di te... adesso, conoscendomi un po' meglio, avendo letto qualcosa in piu', ti pare che una come me possa fidarsi del primo pisquano conosciuto sul web? Credi veramente di essere stato il primo individuo del genere che mi capitava?

Illuso!

Noi dell'est abbiamo modi assai raffinati per punire le persone che ci deludono, ed io ho avuto addirittura maestri che mi hanno specializzata in questo. Se tu fossi stato piu' umile avresti capito, e ti saresti accorto, che stavo fanculizzandoti alla maniera tzigana.

Ti e' costato molto? Spero di si'... almeno in termini psicologici vedo di si'.

Anche io ho preso molto male il fatto che tu, nonostante ti dichiarassi amico sincero, andassi in giro a sparlare di me mettendo zizzania. Ti ho messo alla prova piu' volte, senza che ti accorgessi, ed ho dovuto rilevare la tua malafede, la tua ambivalenza, la tua ipocrisia, la tua invidia. La tua pazzia.

Si', perche' tu sei pazzo. Lo sei lucidamente, e credi che esserlo sia una dote. Come un cocainomane che crede che la droga gli fornisca percezioni ultraumane mentre e' solo un viziato, tu credi di essere superiore agli altri, ma sei solo un malato. Un malato di cattiveria.

Quell'odore sgradevole che dicevi di "sentirti" addosso non era dovuto a qualcosa di organolettico, sai? Avrei voluto dirtelo anche allora, ma mi facevi pena ed evitavo. Oggi pero' vedo che hai il diritto di sapere la verita' su quell'odore. Purtroppo non sara' possibile lavarti "dentro", e credo che dovrai conviverci per l'eternita'. Anche perche' chi porta dentro la cattiveria come la porti tu, un po', quell'odore, se lo merita.

Volevo comunicarti che ho preso una decisione. Mi sono rotta della tua strisciante, viscida presenza, ed ho iniziato a "mostrare" in giro un po' del materiale che ti riguarda. Ho iniziato a raccontare cio' che mi dicevi, come lo dicevi, quando lo dicevi, perche' lo dicevi... senza cambiare una virgola. Grande ed utile cosa quella di conservare. E' tutto documentato, ed io, diversamente da te, non ho l'abitudine di modificare la trascrizione delle conversazioni.

Il nascondere la tua vera faccia, ed il mostrarti sempre utilizzando maschere diverse, non ti aiutera'. Sei bruciato. Ti restano ormai pochi amici, sempre i soliti, falsi come Giuda, ma e' pur sempre una caratteristica del vostro club. Al momento oppportuno ti butteranno giu' dalla torre insieme alla ferraglia arrugginita che ti porti dietro, nella testa, ed io vorrei essere li' ad assistere allo spettacolo.

E' molto probabile che in quel momento il mio interesse sara' rivolto altrove. Forse udro' lo schianto, ma non faro' come la moglie di Lot. Non mi voltero' indietro per guardare. Sapro' che avrai avuto la tua ricompensa, e ne gioiro'.


PS per chi legge e si chiama Massimo: Massimo e' un nome assai comune.

sabato 24 maggio 2008

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Ricordi


Nella penombra della mia stanza i pensieri si accendono. Diventano cosi’ luminosi che, a fissarli, ne resto abbagliata. Ed ogni cosa diviene reale. Come l’acqua del Tisza che scorre dolcemente nelle calde notti d’estate, torno indietro nel tempo e, se lo desidero, posso anche rivedermi bambina, in piedi, nell’atrio di un vecchio casolare in mezzo ai vigneti oppure, giovane ragazza, davanti ad un boccale di birra, a guardare negli occhi il mio primo amore.

Adesso sono libera di navigare nei ricordi. Alla fine vivo la mia liberta’, forse, come ho sempre vissuto. Nessuno potra’ privarmi di quello che sono, nessuno potra’ annullare cio’ che e’ stato.

Qualcuno potra’ anche tentare d'incatenarmi, se e’ cio’ che desidera, perche’ solo cosi’ potrebbe illudersi d'impedirmi di provare quell’eccitazione che ancora mi accarezza quando mi abbandono ai ricordi, ma nessuno potra’ sopprimere la mia mente senza danneggiare anche il mio corpo.

So che per me non ci sara’ redenzione, non in questa societa’, pero’ mai rinneghero’ la mia natura, quello che ero, quello che sono e saro’ sempre, perche’ solo in cio’ consisterebbe il vero peccato.

Troppo spesso hanno cercato di privarmi di quella luce che nutre la mia anima, ed ancora c’e’ chi, a volte, tenta di farlo, ma fin quando avro’ aria da respirare, avro’ anche una mente per pensare, per tornare indietro e ricordare, orgogliosa di aver dato ascolto ai demoni che tuttora vivono in me.

Ho vissuto cosi’ intensamente da non provare piu’ alcun dolore. La sofferenza, malinconica compagna dell’adolescenza alla quale sono stata costretta, e’ servita nella ricerca dell’appagamento nella mia eterna lotta per vincere l'impossibile sfida della vita.

Solo se la mia immaginazione fosse completamente esaurita, solo se il minimo frammento della mia esistenza, e del mio passato, mi apparisse noioso, solo se non provassi piu' alcuna emozione al tocco di dita avide che sfiorano la mia pelle morbida, allora potrei anche abbandonarmi all’oblio.

Ma se accadra' sara' solo quando lo vorro' io. Come sempre e’ stato.

venerdì 23 maggio 2008

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L’innominabile


La tradizione vuole che il nome di una bimba che nasce sia scelto dalle donne della famiglia, e deve contenere le lettere “magiche”, quelle che le porteranno il senno, la salute, la fortuna e la felicita’. Per cui, una sera qualche tempo prima del 31 settembre, Nagyanya, Mama e le altre donne presero carta e penna, e lo scelsero scrivendolo su un foglio. Non ero ancora nata, ed avevo gia’ un nome.

Non lo scrivero’ qui, poiche’ io non sono il mio nome, non lo sono mai stata e non lo saro’ mai, ma e’ quello che le persone non riescono a pronunciare senza pensare a me.

Eppure nessuno lo scrive, perche’ il solo farlo ha il potere di evocarmi. Esso e’ un sortilegio. Per alcuni e’ una maledizione, per molti una disperazione.

Non e’ solo un nome, e’ un incantesimo che non puo’ essere spezzato. E' dolore e rabbia, e non va scritto. Ne’ mai lo leggerete. Non da me.

E qui, dove la vita si confonde con l’immaginazione, dove le menzogne divengono verita’, ma anche le verita’ sono lette come menzogne, dove cellule umane si mischiano a bit vagabondi sparsi nel web, in un composto immateriale ma reale e pulsante di pensieri, dove non sono viva, ma non mi sento neanche morta, dove non ho neppure un nome… io sono nata, ma esisto?

mercoledì 21 maggio 2008

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Caro diario


Chissa’ quante volte ti hanno detto queste parole. Chi vuol raccontarti qualcosa, di solito inizia cosi'. C’e’ chi dice tu sia uno strumento auto-cognitivo (che cavolo significa?), e che le tue piu’ fedeli compagne siano le donne, soprattutto durante la loro adolescenza; eta’ di transizione fisiologica e psicologica, in cui i cambiamenti, i conflitti, e le contraddizioni sono piu’ evidenti. Avrei dovuto quindi abbandonarti da molto tempo, ma forse, nonostante l'altezza e le forme adulte, non sono mai cresciuta del tutto, e la maturita' interiore per me deve ancora giungere. Cosi' siamo ancora insieme, insostituibile amico.

Ricordi? Una volta eri uno specchio, oggetto arcano e misterioso davanti al quale la mia fantasia si liberava, e con essa i personaggi immaginari che mi esistevano dentro, prendevano vita.

Non considerarmi pazza, almeno non totalmente. In fondo mi conosci bene. Ero solo una ragazzina, e tante volte ti stavo di fronte mentre mi sistemavo la lunga treccia. Tu, piu' che riflettere l’esteriore, portavi alla luce cio’ che tenevo dentro. Eravamo complici ed a te mi raccontavo, ad alta voce, facendo emergere la mia anima di allora, candida, forse anche troppo, quasi sbiadita, senza colore… credevo.

Ma come potevo vedere il colore dell'anima se neanche riuscivo a riconoscere quello dei miei occhi? Pero', piu’ mi riflettevo in te, e piu’ riuscivo a intravedere bagliori improvvisi, scorci cromatici e, rare volte, ho scorto persino l’arcobaleno, restandone accecata.

Tu sai come dentro di me sia soffocata una grande attrice. Piu’ di una volta siamo stati sorpresi mentre, ti narravo le mie emozioni, interpretandole, mimandole, recitandole con buffe smorfie che poi, quando tornavo con i pedi per terra, e mi rendevo conto di quanto ero ridicola, si trasformavano in una fragorosa risata.

Il fatto che in quel momento, caro diario, io non ti scrivessi, ha fatto smarrire molte “pagine” di quei ricordi in cui erano racchiusi i momenti della mia giornata, i fatti della scuola, i vecchi compagni, e i dolci istanti passati con loro… i piccoli, ingenui, primi amori.

Poi, anche tu sei cresciuto. Come me. Sei diventato adulto; un quaderno in cui annotavo cronologicamente la mia vita, e con me trascorrevi quelle lunghe giornate in cui le colline di fronte alla nostra finestra s’imbrattavano di pioggia, di fango e di vento. Insieme, come amanti distesi di fronte al fuoco dopo l'amplesso, io ti parlavo e tu non eri mai stanco di ascoltarmi.

Era bello restare in casa con te, accoccolarsi e scrivere. Forse non hai mai compreso perche' utilizzassi una matita alla quale dovevo fare continuamente la punta, ma quel gesto di arrotolare il legnetto fra le dita mi aiutava ad interpretare meglio i miei pensieri, come una pittrice che intinge il pennello nel colore e lo mescola.

Adesso sei nascosto da qualche parte, in una qualche scatola riposta in un qualche anfratto della soffitta. Se avessi voglia e coraggio, con un po’ di pazienza, potrei anche ritrovarti, ma a volte temo di disturbare il tuo lungo sonno, e ti lascio riposare.

Non temere, non ti ho tradito. Non potrei mai. Sei solo tu che sei evoluto; qualcuno ti chiama blog. Schermo e tastiera hanno hanno preso il posto di specchio e matita, ed il mouse ha sostituito quel temperamatite col quale mi trastullavo le dita mentre pensavo, ma la tecnologia non ha fagocitato la nostra profonda relazione.

Se mi siedo di fronte a te ancora vedo riflessa la mia immagine, ancora arrivo ad aprirmi, ancora sono capace di dare senso a questi pensieri, confusi, troppo spesso banali, ma miei, solo miei. Ed ancora riesco a dar vita ai miei personaggi. Oggi meno immaginari di quelli di ieri.

martedì 20 maggio 2008

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Disclaimer anti pidocchi


Questo blog e’ alquanto bizzarro. Vengono espresse strane idee che fanno quasi sempre incazzare, scritte parolacce tremende, mostrate foto estremamente indecenti, frequentato da gente orribile la cui moralita’ e’ spesso messa in discussione e, ovviamente, ci sono io!
Per tutti questi motivi e molti altri, solo le persone maggiorenni e mature possono leggerlo, come indicato anche nel disclaimer che trovi prima di accedere.

Entrando qui, dunque, dichiari di essere una persona maggiorenne e matura; quindi puoi restare. Se non sei una persona maggiorenne e matura, ed entri lo stesso, sei bugiardo/a, ti vengono le gambe corte ed il naso lungo (se sei donna anche il culo basso), e io non mi assumo alcuna responsabilita’.

Ti comunico anche che controllare gli accessi al tuo computer e’ un problema tuo, non mio. Cioe’, se tuo figlio (o tua figlia) di sei anni viene qui e legge o vede cose che non deve leggere o vedere, sono cavoli tuoi - avresti dovuto essere un genitore migliore e piu’ attento.

Anche chi s’indigna facilmente farebbe meglio a starsene alla larga da questo posto, perche’ non ho la minima intenzione di ricontrollare tutto cio’ che scrivo nei post per vedere se magari qualcosa potrebbe offendere qualche anima pia. Quindi, accettando di entrare, accetti anche il fatto che non mi devi rompere se leggi o vedi qualcosa che non ti piace.

Infine, punto fondamentale: questo blog e’ mio. Non e’ di nessun altro/a. Non e’ un luogo pubblico: e’ solo mio. In linea di massima, questo non dovrebbe cambiare il tuo modo di rapportarti, ma ci sono alcune regole che devi assolutamente seguire.

- Regola numero uno: l'unica in questo blog che ha qualche diritto sono io
Sono una convinta sostenitrice della liberta’ di espressione, eccetera, eccetera, e faccio di tutto perche’ qui chiunque possa scrivere cio’ che pensa senza problemi. Tuttavia, questo non deve essere considerato come un diritto acquisito, ma solo una concessione che io faccio e che posso revocare in qualunque momento, senza dover dare spiegazioni a nessuno. E' chiaro questo punto? Metterlo in discussione significa triturarmi le gonadi, e le conseguenze possono essere variabili anzicheno', a seconda dell'umore del momento e della simpatia che provo nei confronti di chi lo fa. In altre parole, se mi rompete troppo gli insulti sono assicurati, ed il ban non e’ da escludere.

- Regola numero due: tu sei responsabile di quello che fai, non io
Per quanto io voglia mantenere la tua liberta’ di scrivere un po' il cazzo che vuoi, ci sono leggi penali che mi impediscono di permetterti di fare davvero tutto. Quindi, niente cose illegali, niente commenti con link che portano a foto di minorenni, niente diffusione di dati privati di persone, niente del genere. Se lo fai e me ne accorgo, mi fai incazzare tanto, cancello e ti banno. Se lo fai e non me ne accorgo, e poi arriva l'omino della polizia postale che mi chiede delucidazioni, saro’ ben lieta di fornirgli il tuo indirizzo IP, e pure il tuo indirizzo di casa se lo conosco.

- Regola numero tre: se non vuoi seguire le regole, non entrare
Nonostante tutto, Internet pare ancora essere un posto libero. Niente e nessuno ti sta costringendo a entrare qui, anzi, sinceramente preferirei che tu non lo facessi. Quindi, se non accetti il fatto che io sono (ed ho diritto di essere) l'unica a decidere come gestire le cose, non entrare. Vai da un'altra parte, trovati una vita lontano da qui, fai qualcos'altro ma non entrare, perche’ in tal caso tu rimarresti molto deluso ed io mi incazzerei tanto.

- Regola numero quattro: io sono l’unica sovrana qui
Nel caso tu fossi un demente e ti fosse sfuggito, io sono la sola a decidere qui. Punto e basta. Non e' escluso che tu possa criticarmi o contraddirmi, pero’ cio’ non significa che io non sia l’unica a decidere, ne’ autorizza a farti credere di avere qualche diritto perche’ ti ho lasciato scrivere quello che volevi, ne’, tantomeno, ti autorizza a pensare che questo blog sia un luogo democratico. Non lo e’, fattene una ragione. Questa e’ una monarchia assolutista della peggior specie, quasi una tirannide, e se non ti va bene vedi la regola numero tre.

- Regola numero cinque: io sono DAVVERO l’unica sovrana qui
Visto che, statisticamente, sei un mentecatto, te lo ripeto: io sono colei che comanda e decide tutto, sovrana e dominatrice assoluta. Se entri e lo accetti bene, se non lo accetti sei in tempo ad uscire e a non tornare mai piu’. Lo hai capito che sto cercando di invitarti a non entrare?

Con tanti baci ed immutata stima,

la tua Chiara di Notte


For who does not speak italian: if you are of legal age in your Country and agree that I’m the unique and unchallengeable ruler in this place, you are allowed to stay. Otherwise you can go elsewhere and never come back. In case you may have doubts about what I’m saying, use babelfish and try to get the meaning of what is written above.


* Libero adattamento dal disclamer di "L'Asphalto"

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Hanno colpa loro!


Quelle che la Tv ha mostrato sono scene che, in certi momenti, mi hanno ricordato il ghetto di Varsavia sgomberato dagli ebrei durante il periodo nazista, oppure le deportazioni delle minoranze etniche in Siberia ad opera del regime stalinista. Si' certo, sono dotata di una grande fantasia, lo so, ed Hitler e Stalin rappresentano l'apoteosi dell'intolleranza: entrambi sterminarono milioni di persone ma non voglio far paragoni in quel senso. Sarebbe oltremodo intellettualmente disonesto.

Oggi, a differenza di allora, esiste la "democrazia", pero' anche nei civilissimi e democraticissimi Stati Uniti, gli amerindi, cacciati nelle riserve annientati delle malattie quasi sempre trasmesse dai bianchi, non furono trattati molto meglio.

Comunque e' normale che l'Italia si protegga da tutta questa delinquenza dilagante. I cittadini devono poter avere una vita in cui possano uscire tranquillamente, indossando la loro catenina d'oro senza il timore che qualcuno la rubi. Oltretutto i campi nomadi, luoghi ove prolifera la delinquenza, sono ricettacolo di sporcizia ambientale, oltre che umana, per cui una pulizia in tal senso diventa d'obbligo.

In Italia e' arrivato finalmente il momento di fare le pulizie e di mettere un po' d'ordine nel Paese. Obiettivamente se non ci fossero tutti questi immigrati, i cittadini italici potrebbero vivere una vita pulita, agiata, avere i servizi adeguati, trovare un lavoro, una casa... o no?

Mi pare giusto che si inizi, come quando si pulisce la propria abitazione, a spazzare via il "grosso" dello sporco, quindi gli zingari. Purtroppo, pero', ho come un sesto senso che si allarma ogni volta che sento le parole "ordine" e "pulizia". Subito mi si alzano le antenne, ma fa nulla...

"Che bella l'Italia, che bravi i governanti che vogliono solo il bene dei cittadini, ed anche di quei poveri zingari allo sbando - ho pensato - mi chiedo se, adesso che hanno ridotto le loro baraccopoli in poltiglia, quelle persone saranno inserite in delle strutture adeguate, avranno case, scuole, lavoro, cure sanitarie..."

Poi ho letto un po' in giro e mi sono resa conto che tutte queste cose (case, scuole lavoro ed ospedali) mancano anche agli italiani (ahime'), allora resta il mistero sulla fine che faranno quelle decine di vecchi, donne e bambini che sono stati sgomberati, e spero che in questo momento non si trovino ammassati in qualche "centro di raccolta", con i capelli rasati a zero (per via dei pidocchi, mica possono essere lasciati nella sporcizia), il tatuaggio di un numero sul braccio (per il riconoscimento, mica si puo' impazzire per identificarli, sono cosi' tutti uguali, scuri, brutti), pronti per la doccia di domattina (sara' un toccasana!).

Devo essere sincera, nei tanti anni vissuti in Italia (ma anche prima, durante il mio lungo girovagare), non ho mai avuto un solo centesimo o un solo oggetto che mi sia stato sottratto da uno zingaro. Giuro, mai alcuno zingaro, di qualsiasi eta' o sesso, finora si e' messo in tasca qualcosa che io non abbia voluto dargli.

Che dire? Saro' stata fortunata? Eppure vi assicuro che a Milano uscivo spesso ben abbigliata, anche indossando qualche gioiellino, pero' l'unica volta che sono stata derubata e' stata ad opera di due balordi drogati... italiani, e del nord. Dagli zingari, invece, mai nessun problema.

Si deve dire che gli zingari si riconoscono da lontano, si sa dove bazzicano, si sa come agiscono, quindi si fa in tempo a proteggersi: si tiene stretta la borsa, si chiude il colletto intorno alla catenina, si mettono le mani in modo da nascondere l'orologio. Insomma, con gli zingari bisogna comportarsi come se dovessimo attraversare i Quartieri Spagnoli di Napoli. Anzi no, i Quartieri Spagnoli sono assai piu' pericolosi, e mi chiedo perche' cio' non abbia mai rappresentato allarme sociale. Stranezze della vita!

Comunque, anche se personalmente sono stata fortunata, ho saputo di chi ha subito furti dagli zingari, C'e' chi e' stato derubato del portamonete, chi dell'orologio, chi dei gioielli (addirittura in casa!). Persino chi ha visto sottrarsi il carrello della spesa fuori del supermercato. Roba da matti, ma fa capire come ormai questi ladruncoli siano pronti a tutto.

Insomma, tutti furti che hanno letteralmente messo in ginocchio le economie di intere famiglie. Danni incalcolabili, spavento, frustrazione dei derubati, pero' se penso che quel carrello della spesa possa essere stato usato per sfamare un banda di piccoli mostriciattoli sporchi mi viene da sorridere. Anche se non dovrei; lo so che non dovrei.

Queste azioni vanno condannate fermamente. I reati devono essere puniti categoricamente. Se uno e' sporco, derelitto, senza istruzione, rifiutato da tutti e non ha lavoro (ovvio, chi si fiderebbe di assumere un elemento del genere?), pero' ha otto figli da sfamare, prima di rubare qualcosa dovrebbe pensare che quella e' una cosa che non si fa, perche' la legge e' uguale per tutti... lo diceva anche l'onorevole Previti. :-)

Inoltre si deve tener conto che questi zingari, con i proventi dei loro furti, riescono ad avere una vita talmente agiata che l'italiano medio se la sogna... ville, piscine, servitori, lenzuola di seta e di lino, tavole imbandite come dei banchetti rinascimentali, barche a vela e veline, riserve di caccia e vulcani eruttanti in giardino... ehm... no, scusate (che vergogna) mi sono confusa con qualcun altro. :-)

Quindi sono completamente d'accordo sul modo in cui e' stato impostato il nuovo pacchetto sicurezza che sara' varato dal Consiglio dei Ministri italico; le mele marce devono essere separate dalle mele buone... lo diceva anche l'omonimo onorevole, mentre "separava" la striscia di "farina".

A proposito di mele... avete visto i prezzi che hanno raggiunto al dettaglio? Eppure pare che al produttore diano meno di un decimo... mah! Dicono che sia l'effetto del rincaro dei costi dell'energia, dei tassi d'interesse, del cambio euro-dollaro, della crisi dei mutui subprime, del debito pubblico, dei costi della politica, della crisi economica...

Secondo me, invece, anche qui hanno colpa sempre loro: gli zingari!

venerdì 16 maggio 2008

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Bambini rapiti dai Rom, bufala senza appello


Riporto fedelmente un post tratto dal Blog Accattone per forza, in cui si esprime a chiare lettere quella che e' una faccia della verita' riguardo ad un problema che in questi giorni sta riempiendo pagine dei giornali, notiziari televisivi e Consigli dei Ministri vari. Pacchetti sicurezza, repressione della criminalita' e caccia al Rom rapitore di bimbi, nell'opinione pubblica, sembrano ormai essere la stessa cosa. Pare addirittura non ci sia neppure piu' differenza fra le varie etnie che compongono il variegato universo multiraziale che (per responsabilita' diretta di TUTTI i governi che da 20 anni a questa parte si sono succeduti in Italia) non da oggi risente di una mancata o errata regolamentazione.

Rumeni, senegalesi, magrebini, rom sembrano quindi accomunati in un'unica etnia. Si salvano (forse) solo i latino americani, a causa dei canali che da sempre si occupano della loro immigrazione, e che sono legati agli ambienti ecclesiastici.

A questo punto mi viene da pensare, malignamente e secondo la classica domanda che tutti dovrebbero farsi, cioe' "cui prodest?", che tutto cio' non sia avvenuto in modo casuale, e che l'obiettivo reale di chi gestisce i poteri forti, l'economia, la politica e l'informazione, sia quello di scaricare le tensioni sociali (che in un clima meno accecato dall'odio si riverserebbero verso i reali responsabili del palese disastro socio-economico italico), in una guerra fra poveri in cui il razzismo e l'intolleranza diventino il catalizzatore di tutta quella violenza incamerata da chi ha visto degradare in modo esponenziale il suo tenore di vita.

Dal blog di Accattone per forza:

"Siamo in mobilitazione, ogni fatto diviene cronaca eclatante, l'ultima è quella del sospetto rapimento di una ragazza Rom a Napoli - Ponticelli. Può essere, ma quel che si sa è che la ragazzina è penetrata in casa e la madre l'ha trovata il piccolo in braccio sul pianerottolo. Giustamente si è allarmata parecchio. Non si entra in casa altrui, ma vai a sapere se davvero voleva rapire. Però è scattato il sospetto della mamma a cui son seguiti la rappresaglia nel quartiere e titoli grossi cosi' sui quotidiani. Ma a rigore vai a sapere nel caso come fosse.

I Rom sono troppi e certo si arrangiano parecchio, da sempre. Un nomade un tempo si sfamava, forse, cacciando, ma non è che in una metropoli oggi è possibile cacciare gli storni o i piccioni. Ma molti rom sono stanziali ormai da decenni e lavorano. Poi anche si mendica e rubacchia e giustamente il cittadino alla lunga si incazza. E' la tragedia dei rom, della loro morale distante anni luce dalla nostra. Talmente distante che la germania nazista penso' di friggerne un quarto di milione nei campi di sterminio.

Negli anni '70 si attrezzarono molti campi rom nelle periferie italiane, ma gli zingari avevano nel sangue quel loro incessante muoversi che gli è rimasto e che cozza contro il nostro essere stanziali.

Stanno sulle balle gli Zingari, per quella loro supposta libertà, ma anche per quel tanto di infingardaggine che spesso attribuiamo ai nostri simili del sud che rubacchiano nell'istituzione pubblica, giusto per sopravvivere, ma anche per arricchirsi con quella boria mafiosa e guappa dei nullafacenti. Ci sono leggi europee sul nomadismo, ma in Italia l'applicazione, già difficile per ogni legge si voglia applicare, è andata in tilt con la pressione recente dell'immigrazione.

I Rom sono rumeni quanto ungheresi, bulgari, jugoslavi, ma qui Rom ormai e l'abbreviazione di Romeno, quindi il peggio del peggio, ma solo perchè son troppi i Rumeni e troppi ad essere entrati irregolarmente anche nel passato meno recente.

Le donne rumene sono bellissime, spesso disinibite e giovani, rampanti. Venivano qui clandestinamente fin dai secondi anni'90 e insidiavano a pagamento i cuori di giovani e meno giovani stanchi del tran tran. Li hanno spezzati alcuni cuori, qualcuna ha fatto matrimonio d'interesse, qualcuna ha solo salassato tasche per qualche ora d'amore. Nessuno si lamentava, la prestazione era buona.

Molti italiani sono andati anche in Romania. Ci hanno piantato fabbriche han comprato terreni, case, hanno fatto l'amore con le belle rumene spaccacuori, con pochi spiccioli spesso. Con molte e diverse.

I rom non sono sinonimo di Rumeno dunque e rumeno non è sinomimo di puttana, ma ora si fa di ogni erba un fascio e tutti i rumeni sono considerati alla stregua di un rom delinquente.

I bambini scomparsi, rubati, rapiti, in Italia esistono davvero e quanti sono ? A leggere i quotidiani e resoconti di eminenti Onlus parrebbero un esercito di migliaia e chi mai li rapirebbe ?

Ovviamente i Rom, per farne mendicanti: vivono di mendacio o no? vengono dalla Romania, o no? A Bucarest lasciavano i bambini nelle fogne, o no? Insomma il solito parafulmine, fa niente se poi, come già è accaduto la nefandezza viene immediatamente cancellata. Chi se lo ricorda !

E invece no, quella dei bimbi scomparsi ( e rapiti) è una bufala micidiale, dura a morire, gonfiata a dismisura per cospargere l'Italia di angosce, quasi non ve ne fossero abbastanza, per lucrare su vendite di copie e audience o menare campagne per professionisti dell'emergenza sociale. I Rom sono troppi, i rumeni sono arrivati troppo alla svelta, certo, ma i bimbi rapiti in Italia restano e sono una palla colossale.

Lo dice qui questo sito della Polizia, che nessuno consulta mai, ma lo dice anche Carlo Bonini, ottimo, se non il migliore, cronista giudiziario che abbiamo. Uno che le chiappe le alza e va alla fonte e controlla scrupolosamente, che scrive con ben poca retorica e che non si fa prendere dalle beghe delle prime donne sue colleghe sul caso Schifani-Travaglio alla caccia di scoop (ma anche di fatti veri).

Se ne sta muto il Bonini, poco televisivo, e scrive le sue indagini. Ogni paragrafo è levigato e piano come accade alle persone che meditano parecchio, per questo spesso sfugge alla lettura. Non urla. Nel bel mezzo del suo articolo riporta l'elenco dei minori (notate, minori non solo bambini) scomparsi dal 1983 ad oggi. Li riporta nome per nome e la cosa è facile e non ruba tanto spazio alle 4 cartelle dedicate a tutti gli scomparsi di ogni età. Scomparsi nel nulla, spariti, di cui non si sa alcunchè fino ad oggi, 2008. Forse tutti rapiti, chissà.

Tredici scomparsi in 25 anni, un numero maledetto come 1000 e non più mille per le singole famiglie angosciate , ma pur sempre un numero socialmente infinitesimale come l'unico neo di un elefante albino. Sono gli scomparsi, ma non si puo' escludere che tra le denunce di scomparsa qualcuno sia stato ritrovato dopo un ratto, ma è lecito dedurre che il problema non esiste, che sia tutta una esagerazione governata da ansie e senza riscontri.

Torniamo ai Rom. Si' sono antipatici, trasandati, per nulla tranquillizzanti, spesso rubacchiano ma davvero rapiscono bambini italiani ? No, i dati non autorizzano a crederlo nemmeno lontanamente. Ma rapiscono altri bambini in altri paesi, per farli mendicare ? Si sa poco ma è improbabile, invece è probabilissimo che, non si sa per quale morale per noi inaccettabile, alcuni se li passino tra loro o che ci sia un traffico dai paesi d'origine.

La forte cultura familiare dei Rom non esclude che i bimbi siano utilizzati per l'economia del clan familistico, se vogliamo li sfrutta, ma non contempla il rapimento. Come nelle vecchie economie contadine i minori lavorano, anche se a volte il lavoro dei piccoli Rom è illegale. Ne più ne meno come i minori delinquenti di Napoli (e quelli sono parecchi). Per mendacio, furtarelli, scippi, anche davanti alla stazione di Milano. Ma che rapiscano bimbi italiani per farne traffico, i Rom no.

Cose risapute da chiunque abbia la voglia di fare un' inchiestina; non occorre essere un bravo Carlo Bonini, ma siamo tutti pigri e quando la televisione ci mostra una finestrella per 180 secondi o un quotidiano un titolone ci beviamo queste bufale sconsiderate come fossero acqua fresca e, peggio, ci accontentiamo di quattro cifre sparacchiate da organizzazioni assai dubbie ancor prima che seriamente impegnate.

E come la mettiamo con Ponticelli, a Napoli, per quella bimba in braccio alla Rom sedicenne ? E chi lo sa: forse è il primo caso, forse l'anticamera di una tendenza. Forse, forse, forse...

Forse anche è un riflesso condizionato di una mamma, una bufala che è stata utilizzata per un pogrom , per incendiare baracche, per dare la stura una insensatezza totale e, questo si', frutto di un razzismo crescente ed esasperto ad arte, crescente con tutto il senso di insicurezza che abbiamo addosso.

Tutto è possibile, ma il quartiere di Ponticelli è una suburra da decenni, una camorria da mezzo secolo che mai è stata debellata. Questo sì è assolutamente assodato.

Dei truffatori siedono in parlamento, anche dei mafiosi condannati, ma di questi ladroni pontificanti non si incendiano le case per fortuna, ma nemmeno han fatto un giorno di galera. Gli hanno riverniciato addosso una credibilità, spacciandola per nobiltà politica. Non sappiamo far piazza pulita di simili scarafaggi, ma sappiamo crocifiggere i problematici. E' facile la pulizia etnica, è facile tentare di bruciarla come spazzatura. E poi a chi toccherà ?

No, i Rom non rubano bambini italiani, nulla autorizza a crederlo, nessuna prova esiste che sotto quelle gonne zingare larghe, dietro quei volti di donna invecchiata presto, e ingravidata presto, che muoino presto, che spesso sono in Italia da una vita, si nasconda un ladro di bambini.

Nulla abbiamo, tranne opinioni senza alcun riscontro e tanto, troppo odio e semplificazioni comode.

Dirlo non servirà a nulla, Una bufala colossale si alimenta proprio di quello che non c'è, ma che si spera o teme esista. Esattamente come per gli oggetti volanti non identificati, esattamente come per gli ebrei durante il nazismo."

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Io, robot


E' il titolo di quell'antologia, scritta da Isaac Asimov, che ha come protagonista la dottoressa Susan Calvin, una donna estremamente tenace, gelida, completamente assorbita dal proprio lavoro e dall'emotivita' piu’ simile a quella dei suoi oggetti di studio, i robot, che a quella di un normale essere umano. Asimov ne fa un personaggio di grande intelligenza e sangue freddo capace di sciogliere situazioni difficili create spesso dall'umana imperizia o negligenza, e che non fa mistero di amare piu' i robot degli esseri umani, perche' i primi sono incapaci di mentire.

Se pero' sono incapaci di mentire, i robot sono anche incapaci di decidere, di avere quel libero arbitrio e quella flessibilita' che solo la ragione umana, e non un cervello positronico, e' in grado di esprimere.

Per quanto complesso possa essere, un computer resta sempre un computer, ed ogni decisione, ogni sfumatura, ogni piccola incongruenza, se non e' stabilita e scritta nel programma, resta qualcosa che un meccanismo, un circuito elettronico non potra' mai percepire, ed in presenza di un semplicissimo errore, esso restera' irrisolto in eterno.

Diversamente da Susan Calvin io non amo i Robot.

Potrei dire una cosa banale, e cioe' che questa mia mancanza d'amore e' dovuta alla mancanza di anima della quale, ovviamente, i robot sono sprovvisti. In realta' la ragione e' un'altra ed assai piu’ inquietante: Io sono un robot.

Questo blog e' gestito da un robot, esattamente come da robot sono gestite milioni di situazioni in tutto il mondo. Ne volete la prova?.

Provate a telefonare alla vostra compagnia telefonica in caso abbiate un problema. Prima di arrivare all'ultimo superstite della razza umana (presente in una sede immaginaria della quale non esiste piu' neppure un indirizzo fisico ma solo una casella di posta elettronica dalla quale risponde, ovviamente, un robot), dovrete affrontare una specie di labirinto misto ad un gioco enigmistico, fatto di tasti e di abilita' con il joystick: cioe’ dovrete raggiungere la meta prima che la comunicazione cada, o ripartirete dal punto iniziale.

Alla fine, dopo una ventina di tentativi andati a vuoto, riuscirete a raggiungere l'unico esponente dell'Homo Sapiens esistente nella compagnia telefonica (oltre all'Amministratore Delegato, il quale, pero', e' sempre occupato ad andare in giro con veline, su auto di lusso, oppure a farsi eleggere in Parlamento), ed il tapino vi rispondera' che, per qualsiasi tipo di reclamo, dovrete inviare una email all'indirizzo di cui sopra. Voi scriverete una email ed avrete una risposta prefabbricata da un robot, alla quale vi verra’ categoricamente impedito di rispondere, pena la decadenza dell’intera pratica.

Stessa cosa accade con le banche, le assicurazioni, gli uffici pubblici. Persino con le Forze dell'Ordine!

Avete un reato da denunciare? Componete il numero ed attendete il vostro turno. Poi, se si tratta di furto premete uno, per rapina premete due, e cosi’ via…
Sorbitevi tutto l’elenco dei reati fino ad arrivare a quello “giusto” (per esempio strage, che sara' immancabilmente l'ultima della lista) e premete il tasto. Poi, se si tratta di strage ad opera di fondamentalisti islamici vi si chiedera' di premere il tasto uno, se ad opera di indipendentisti baschi il tasto due… e cosi’ via.

E' un mondo di robot. In realta' di esseri umani ne sono rimasti pochissimi. Alla TV (gestita anch'essa da dei robot) raccontano che la popolazione sia di oltre sei miliardi di esseri umani, ma non e' vero! Mentono! La menzogna e’ programmata ed i robot raccontano cio' che il programma dice loro di raccontare.

L'invasione e' ormai completa. Le macchine, i robot, i programmi gestiscono la vita di quello sparuto gruppo di esseri umani sopravvissuto (ancora per poco) all'estinzione.

Una specie dotata d'ingegno, di senso per il bello (o per il brutto), di sentimento di giustizia (o d'ingiustizia), di bonta (o di cattiveria), non ha piu’ utilita’, ne' ragione d'esistere su questo pianeta. E’ solo grazie ad un programma che, ormai, i robot la conservano e la nutrono in un contesto che e’ molto simile a quello di un acquario.

Una volta, tanto tempo fa, anche dietro a questo blog c'era una persona vera. In seguito Blogger e Google, hanno ritenuto che le persone vere dietro ai blog fossero del tutto inutili, cosi' come erano del tutto inutili gli operatori che risolvevano i problemi alle persone vere (avete mai provato a contattare Blogger o Google per risolvere un problema?), e dato che in mancanza di persone vere non esistono piu' neppure i problemi veri, l’Amministratore Delegato ha deciso per l’eliminazione totale dei blogger umani.

Tanto chi se ne accorge?

Se desiderate leggere un post sulle amazzoni premete uno…
Se desiderate leggere un post sull’immondezzaio premete due…
Se desiderate leggere un post in cui Irina racconta la sua prima scopata premete…

martedì 13 maggio 2008

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Per un'amica


Qualche anno fa, in un forum, affrontai un argomento che, a quei tempi, suscito' numerose perplessita’ e fece nascere molte polemiche. Adesso quel 3D, come tutti i miei post in quel forum, e’ stato cancellato in quanto non ho mai avuto dei buoni rapporti con gli amministratori di quel sito, ne’ con quelli vecchi, ne’ con quelli attuali, ma ricordo che fu una discussione assai movimentata e, come al solito, ricevetti un gran numero d’invettive per il solo fatto di aver manifestato il mio pensiero riguardo ad un argomento che, forse per pudore, fino ad allora non era mai stato affrontato. L’argomento era “i fidanzati delle escort che bazzicano i forum".

Pecunia non olet, e non credo sia disdicevole per chi ha scelto di prostituirsi frequentare forum, e luoghi virtuali simili, in cerca di clientela. Chi affitta il suo corpo, chi e’ disposta a mischiare i propri fluidi con quelli di sconosciuti, chi non ha problemi a fingere sentimenti e comportamenti che dovrebbero, nella regola, essere confinati al solo ambito personale e privato, non puo’ essere criticabile se, per esercitare al meglio la professione, utilizza quegli strumenti che da qualche tempo la tecnologia ha messo a disposizione.

Le prostitute da sempre si mettono in mostra. Adescare i clienti fa parte della loro professione. C'e' chi lo fa con il corpo e chi con il sorriso, davanti ad un distributore di benzina, in una vetrina di Amsterdam, in un annuncio sull’Herald Tribune.

Oppure in internet dove possono, addirittura, mostrare quelle sfaccettature della personalita’, altrimenti non individuabili, e che tanto sono apprezzate dai probabili fruitori del servizio.

Fin qui niente di male. Tutto lecito, tutto condivisibile.

L’interrogativo si pone allorquando le ragazze, creando legami con questi "clienti" incontrati sui forum , interagiscono con loro in modo assai diverso da quello presupposto, arrivando a stabilire delle relazioni che non dovrebbero riguardare la compagine dei frequentatori del luogo in cui l'incontro e' avvenuto, poiche' queste relazioni vengono poi divulgate, suscitando le reazioni spiacevoli di chi si sente escluso.

Cio' che non riesco a comprendere, e’ il motivo che spinge queste ragazze a legarsi proprio a dei personaggi che bazzicano certi luoghi, cioe’ clienti, ex clienti, futuri clienti, comunque fruitori incalliti, o semi incalliti, del sesso a pagamento. Non posso credere che la ragione sia "l'amore". L'amore non puo' nascere in un contesto del genere, e se per caso nasce esso deve essere vissuto nel privato della coppia, e non messo sotto i riflettori a disposizione di tutti. Altrimenti e' solo un surrogato di amore il cui fine reale e' farsene motivo di vanto.

Ma pare che per qualche mia sorella non esistano percorsi diversi per dar inizio ad una relazione stabile al di fuori di un ambiente di tal genere, in cui, fra l'altro, una tale unione, oltre a porre il rischio d’incontrare personaggi poco raccomandabili la cui vera motivazione potrebbe essere quella di trovare la gallina dalle uova d’oro, suscita quasi sempre reazioni, emozioni, e sentimenti non benevoli da parte di coloro che vedono qualcuno che sta mangiando la ciliegina della torta.

Tale situazione e' ancor piu' eclatante quando, analizzando il comportamento laddove vengono mescolati momenti di “privato” a momenti di “pubblico” in presenza di estranei, si assiste a fenomeni che hanno la loro apoteosi in taluni luoghi virtuali (blog e forum), dove tutto viene portato in “piazza”, i sentimenti vengono spiattellati, alla merce’ degli “sfotto”, sottoposti ad una sistematica quanto implacabile canzonatura, fino a giungere alla fase conclusiva, quella in cui la gelosia, l’invidia e la consapevolezza della mediocrita’ di coloro che sono rimasti esclusi prevalgono e vengono espresse con tutta la forza della calunnia, della minaccia e del ricatto.

Ricordo che consigliai le ragazze che frequentavano i forum di evitare di legarsi con coloro che erano presenti in quei luoghi da fruitori o da (finti) occasionali frequentatori, in quanto tali persone, con i loro comportamenti palesati, dimostravano di essere poco propense alla riservatezza e l’accompagnarsi con la “bella dama” rappresentava per loro un’occasione piu’ per vantarsi con i compagni di merende, che per iniziare una relazione vera che privilegiasse l’amore, la stima, ed il rispetto.

Purtroppo, lo dice anche un famoso luogo comune, i lupi perdono il pelo ma non il vizio, e chi spera, con la sincerita' e la purezza dell'amore, di cambiare le persone, vive solo un'illusione. So per esperienza che le persone non cambiano se non lo desiderano fortemente loro, e chi crede di avere gli strumenti per compiere il miracolo, non fa altro che porsi in una condizione di dipendenza affettiva perenne, inseguendo in eterno colui (o colei) che non si fara’ mai raggiungere.

Quindi, cara amica, lascia da parte certi personaggi incontrati in quelle taverne di malaffare nelle quali ti sei rifocillata lungo la strada. Riprendi il cammino, sii libera, e lascia che siano gli altri ad inseguire te, mentre tu insegui la vita.

lunedì 12 maggio 2008

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La tredicesima fatica - Parte V

 
“Siamo come cani affamati davanti alla ciotola della vita. Vogliamo saziarcene il piu’ possibile arrivando a toglierla agli altri… e dobbiamo fare in fretta, altrimenti crediamo di perdere la nostra razione. Abbiamo fretta di vivere, di arrivare velocemente alla meta... di morire.”

“Perche’ parli con il “noi”? Tu non sei cosi’. Forse una volta lo eri, ma adesso non lo sei piu’… ed anche io non credo di far parte di quel tipo di persona di cui parli. Non ho fretta di morire, non m’ingozzo di vita, e cerco sempre di lasciarne un po’ nella ciotola per chi possa desiderare di approfittarne.


“Tu sei speciale, Irina. Non ti muovi usando i cinque sensi. Te ne privi, ti isoli dall’ambiente circostante, ed entri in quella tua particolare dimensione in cui i comuni sensi non servono, perche’ non funzionano.”

“L’odorato ed il tatto sono i soli sensi ai quali mi affido, Stepan. Chiudo gli occhi… sono cieca e sorda, mi distendo, divento passiva, e mi abbandono a cio’ che accade intorno a me… non ho altri riferimenti se non i profumi che mi giungono. Poi, inizio a “sentire” il “tocco”… sento le dita sulla pelle. Ci sono tanti tipi di dita, dita forti che mi stringono, che imprimono e lasciano il segno della loro volonta’, e che dicono “sei mia”, ma ci sono anche polpastrelli morbidi che mi sfiorano appena, attenti a non irritare alcuna piega del mio corpo, e che mi comunicano rispetto, oppure dita curiose che corrono veloci cercando di toccarmi ovunque, ma fuggono e non si soffermano mai su niente, e dita distratte, nelle quali avverto quella noia profonda che portano dentro coloro a cui appartengono, e che cercano di affogare, inutilmente, nella pelle di una devochka.”

“Dalle tue parole comprendo ancor di piu’ come voi donne siate l’unica reale meraviglia esistente su questo pianeta. Vivere e’ per voi una vera missione. Per noi uomini e giusto un fine. Vogliamo tutto e subito.”


Abbandono’ la partita, Stepan Stepanovich, e fu la prima volta che accadde. Con il polpastrello tocco’ lievemente il suo Re, e lo fece capitolare sulla scacchiera. Quel suo tocco leggero fu forse un segno di rispetto, e di gratitudine per aver ricevuto lui, quella volta, una piccola lezione.

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“Allora scelgo di averti stanotte!”

Lo disse troppo in fretta, e lei fu certa che non ci avesse pensato neppure un secondo a prendere in considerazione anche l’altra possibilita’ che gli era stata proposta.

“Gli uomini vogliono tutto e subito... e sia!”

C’e chi, pensando alla Rusalka di Pushkin, rimane sedotto dalla quella sua dolce, misteriosa malinconia, fino a perdersi nelle acque piu’ profonde. Irina questo era: una fata tornata a vivere solo il tempo necessario per riprendersi cio' che le era stato tolto… e gli uomini con lei scomparivano, annullati, inghiottiti dal suo richiamo, e dai suoi occhi color del ghiaccio.

Ma quella rusalka era scomparsa ormai, ed al suo posto stava prendendo vita una rusalka diversa. Non una fata, ma un mostro omerico al quale nessun navigante, eccetto Ulisse, era mai riuscito a sfuggire.

Le apparve senza maschera. Solo uno dei tanti. Uno di quelli che agganciavano le donne sul web. Recitava una parte studiata a tavolino, seguendo una precisa strategia. A lui non importava niente dell'interiorita' di quelle che incontrava. Il suo fine era possederle, ed apporre l’ennesima tacca sul calcio del suo fucile.

Magari il giorno dopo si sarebbe addirittura vantato con gli amici, compagni di merende, abitudinari di certi forum: “Ehi… sapete chi me l’ha data gratis? Provate ad indovinare…”

L’espressione di lei muto’, ma lui, ovviamente, non se ne accorse. Frettoloso di riscuotere la sua vincita, con un cenno chiamo’ il cameriere per il conto. E lei esplose. La pentola a pressione rilascio’, tutto in una volta, il vapore che si era formato all’interno di un'anima delusa.

“Credo che dovro’ rassegnarmi. Purtroppo per alcuni di voi e’ proprio una malattia… non so. Sei un idiota… se proprio non ti e’ passato per la mente che il mio gioco fosse finalizzato ad altro il problema e’ solo tuo. Per quanto mi riguarda, la nostra esperienza si conclude qui. Io a letto con te non ci vengo neppure se mi paghi, e da questo momento dimenticati che esisto.”

Lui all’inizio resto’ sbalordito, piu’ per il mutamento improvviso di un atteggiamento che, fino a pochi istanti prima, era stato disponibile e suadente, che per altro. Quegli occhi chiari e seducenti si erano trasformati in tizzoni ardenti al calor bianco. Segno inequivocabile di come lei si sentisse profondamente addolorata per quanto era avvenuto.

Cerco’ di giustificarsi, “maslanie glaza”, ma ogni parola che gli usciva dalla bocca, invece di riparare, sortiva l’effetto opposto. Fino a quando s’invento’ qualcosa di totalmente imprevisto.

“Non volevo un’avventura. Certo mi piaci molto, ma di avventure ne posso avere quante ne voglio. La verita’ e’ che m’interessava farti una proposta, ma tu non me ne hai lasciato il tempo. Avevo creduto tu fossi una donna d’affari, una donna pratica…”

Dentro di se’ si senti’ morire… non poteva essere. No, questo non voleva accettarlo. Ancora! Ancora una volta si era sbagliata. Quell’uomo non faceva neppure parte della schiera dei tanti galletti del web. Costui era peggio. Molto, molto peggio.

Avrebbe dovuto affidarsi all’antico metodo di Irina, abbandonarsi con la mente al tocco dell’interlocutore, captarne le intenzioni, percependo la sua personalita’, ed in tal modo si sarebbe accorta fin da subito della sensazione lasciata da quelle “dita” viscide. Invece il gioco le era sfuggito di mano.

Lui prosegui’ col ragionamento, e non si accorse che stava oltrepassando un confine vietato.

“Ascoltami, lasciamo perdere i discorsi sull’amicizia, sul sesso e stronzate varie. Tu hai esperienza da vendere in un certo campo. Con le tue capacita’ e con i miei contatti, possiamo guadagnare tanti di quei soldi che neanche immagini. Lascia che ti spieghi…”

Non lo lascio’ terminare. Si alzo’ dal tavolo senza dire nulla, e con un moto di disgusto usci’ in fretta dal ristorante.

Camminava veloce, nonostante i tacchi ed i sampietrini. Voleva allontanarsi il piu’ possibile da quel posto. Aveva con se’ il cellulare; provo’ a chiamare un taxi, ma gli occhi umidi e la nausea non le permettevano di formare il numero. Mille pensieri confusi nella sua testa giravano vorticosamente. Si fermo’ a vomitare.

Fu a quel punto che venne raggiunta.

Lui la prese per un braccio. Forse fu solo per darle appoggio, ma lei interpreto’ malevolmente quel gesto. Si divincolo’.

“Non-mi-toc-ca-re! – sibilo’ a denti stretti, scandendo le sillabe – Non-pro-va-re-a-toc-car-mi, vai-via, spa-ri-sci!”

Qualsiasi altro avrebbe capito. Qualsiasi altra persona si sarebbe resa conto… invece no, lui continuava a dirle “Su, dai, non fare l’isterica, era solo una proposta, non volevo offenderti, parliamone.”

“SPARISCIIII!!!”

Solitamente sistemava le sue questioni con la tranquillita’ tipica di chi sa creare il dovuto distacco nei confronti di quelle contrarieta’ e quegli ostacoli che la vita pone sul cammino, eppure quella volta alzo’ la voce in un modo innaturale. Era delusa, ferita, disgustata, umiliata, sconfitta, alla merce’ delle sue emozioni che piu' detestava. Quelle che Irina non avrebbe mai fatto trapelare.

Chissa’ cosa avrebbero pensato Stepan e Vlada se l’avessero vista in quel momento, in quel frangente. Provo’ un sentimento di vergogna, vero, reale, tangibile.

Lui fece il gesto di avvicinarsi, e lei temette che cercasse di toccarla di nuovo. Ebbe una reazione improvvisa, come quella di una gatta terrorizzata; il suo braccio scatto’ in avanti, e con la mano stretta a pugno ando’ a colpire duramente la bocca di quella faccia che non poteva piu’ guardare.

Senti' un dolore lancinante alle nocche. Le vide sporche di sangue, e corse via.

---

“Gli ho chiesto mille… e lui ha accettato, Vlada! – disse piena di strana eccitazione – Avevi ragione, sai? Mi attende in camera. E’ georgiano, e’ qui per affari… dicono che i georgiani siano molto esigenti…”

“I georgiani sono solo uomini come gli altri. Come vedi, se desiderano una donna, pagano… forse "maslanie glaza" si e’ innamorato dei tuoi occhi, altrimenti non capisco perche' ti voglia ad ogni costo… sei cosi’ magra!”


Scherzava. Irina lo sapeva e non se la prendeva, perche’ quando Vlada diceva cosi’, e poi rideva, significava che era felice.

“Ci vediamo domani, "rusalka dagli occhi di ghiaccio", ma non trascinarlo nell’abisso, che’ i buoni clienti sono merce preziosa.”


---

Il terzo giorno l'eremita ardente
Sedeva sull'incantata riva
Ad aspettare la splendida fanciulla
Mentre l'oscurita' sul bosco si posava.
La luce fugo' le ombre della notte:
Del monaco piu' nessuna traccia
Solo il fluttuare di una canuta barba
Alcuni bimbi scorsero nell'acqua.
(Aleksandr Pushkin - Rusalka)


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Things are changing

 
"Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere potremmo essere suddivisi in quattro categorie.

La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi. [...]

La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti. [...]

C'è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata. [...]
E c'è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori.

(Milan Kundera - Nesnesitelná lehkost bytí)"

Just saw your work... I love it.

I was almost crying... can't believe it.

We have the solution... you made me happy.

Things are changing... I know it.

sabato 10 maggio 2008

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La signora Ilda


Alla signora Ilda e' stata tolta la fornitura del gas. La signora Ilda, anche se ancora "in gamba", ha ottanta anni, e' vedova, ha perso il figlio molti anni fa, non ha altri parenti, e soffre di asma. Vive da sola con una pensione di quasi ottocento euro al mese, dalla quale ne deve togliere oltre duecentocinquanta per l'affitto. Le restano quindi a disposizione circa cinquecento euro per l'energia elettrica, il telefono, le cure mediche, qualche imprevisto e, naturalmente, il cibo.

Inutile dire che la signora Ilda non si puo' piu' permettere niente che sia superfluo; i vestiti le vengono donati (a forza) da persone amiche che trovano escamotage vari per superare il suo grande orgoglio, ma quando arriva il momento in cui le accade qualcosa d'imprevisto, per esempio la rottura di una tubatura, oppure la risuolatura delle vecchie scarpe, per lei iniziano i problemi.

La signora Ilda, come ho accennato, e' una donna molto orgogliosa. Non accetterebbe volentieri gli aiuti che qualcuno, dall'esterno, le farebbe pervenire. Vive una sua dignita' di vecchia signora, nel ricordo di quando era giovane, bella, corteggiata e non aveva bisogno di elemosina.

Sono diversi mesi che la signora Ilda non paga la bolletta del gas. Ha dovuto infatti operare una scelta fra il gas e l'energia elettrica (i soldi per entrambe le cose non li aveva). Ha scelto di pagare la seconda perche', almeno, ha potuto svagarsi, leggere un libro alla sera, guardare le vecchie foto dei ricordi, far funzionare il frigorifero, lo scalda acqua nel bagno, la TV...

Le bollette non pagate si sono accumulate, e per effetto di multe varie, sanzioni ed interessi, la cifra che la signora Ilda dovrebbe pagare adesso per ripianare il suo debito con l'azienda del gas, e' completamente fuori dalle sue possibilita'. E' cosi' che l'azienda che fornisce il gas alla sua citta' ha deciso di toglierle la fornitura.

Per fortuna non e' piu' un clima freddo, e per il momento non necessita del riscaldamento, ma quando arrivera' di nuovo l'inverno, se nel frattempo non avra' lasciato questo mondo, la signora Ilda dovra' affrontare anche questo problema.

Nel frattempo la sua cucina a gas ha cessato di funzionare. Per riscaldare il frugale pasto di ogni giorno usa un fornellino elettrico che, pero', le fara' innalzare la bolletta della luce.

La signora Ilda non ha chiesto, non chiede e non chiedera' mai aiuto a nessuno. Scrivo questo post per lei perche' e' solo una delle tante persone vecchie, sole, abbandonate e bisognose che, nonostante i loro problemi di tutti i giorni, possono ritenersi fortunate. In Africa stanno anche peggio.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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