lunedì 28 aprile 2008

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La tredicesima fatica - Parte I


Erano anni che non faceva quel gioco. In realta’ non era un gioco vero e proprio; era solo un metodo che usava per valutare la personalita' ed i reali desideri degli uomini che incontrava, di coloro che potevano apparire interessanti, persino intriganti, cosa assai rara ormai.

Ma ogni tanto capitava che un’uomo l’attraesse dal punto di vista cerebrale, e questo fatto le stimolava desideri inconfessabili. Per lei era pero’ essenziale che l’interesse di lui andasse oltre il semplice desiderio fisico. Non era il sesso puro e semplice che cercava. Voleva essere desiderata. Desiderata per cio’ che racchiudeva dentro l’anima e non per quello che mostrava esteriormente.

Aveva giocato con molti uomini, ma veramente pochi erano riusciti a superare la sua prova, quella che lei chiamava "la tredicesima fatica", riuscendo ad infrangere le sue barriere, che non erano certo di natura fisica.

Infrangerle non significava tanto avere accesso al suo corpo, quello per lei non rappresentava un problema, lo scambiava normalmente per soldi e lo poteva scambiare tranquillamente per una serata allegra mettendolo fra le braccia di chi le avesse dedicato tempo ed attenzioni, ma significava accedere alle sue emozioni, percorso naturale per ottenere il suo desiderio, quello di donarsi completamente; corpo, cuore, cervello, anima... che per lei significava fare l’amore.

Lei sapeva benissimo che fare l’amore era diverso da scopare. Fare l’amore significa donare, scopare, invece, significa solo prendere, e per il sesso finalizzato al solo piacere fisico era irrilevante chi fosse il partner. Era un fatto esclusivamente meccanico. Se c'era chi ci sapeva fare, e non era proprio imbranato, piu’ stimolava certi punti del suo corpo, piu’ provocava reazioni di piacere, fino al punto in cui lei si prendeva quell’orgasmo, piu’ simile ad uno sfogo che ad un dono.

Ma perche’ ci fosse l’orgasmo totale, quello vero e non quello al quale erano abituati i suoi clienti, e che quasi sempre era recitato, perche’ ci fossero l'intensita', la spontaneita' ed il dono, occorreva che il piacere, piu’ che dalla clitoride, le partisse dall’emozione, dall’intesa, dalla complicita’; allora l'orgasmo iniziando in un punto imprecisato situato all’interno della testa, si propagava poi ovunque, raggiungendo ogni fibra del suo corpo, anche la piu' inaccessibile, fino a culminare li’ dove, invece, per tante persone, il piacere ha il suo punto di origine.

Ed il gioco de "la tredicesima fatica" serviva proprio a quello, a valutare, a discernere fra coloro che avrebbero considerato solo l’involucro e coloro che, come lei, avrebbero dato importanza anche al contenuto, alla sostanza, a quell'essenza impalpabile che non ha le forma di un fallo turgido o di due natiche sode ma, proprio perche’ indefinibile, e' irraggiungibile se non in quell’attimo, poiche' scaturisce da un’irripetibile congiunzione astrale, e da una misteriosa alchimia.

Era un privilegio al quale non tutti potevano ambire. Non tutti potevano assaggiare il suo vero sapore, sentire il suo vero odore, fissarla negli occhi nel momento in cui raggiungeva massimo piacere… non tutti. Solo coloro che avessero superato quella prova.

A quei tempi si dilettava esplorando internet. Lo faceva non tanto per allargare il suo parco clienti, che era assai cospicuo, quanto per evadere dalla routine; troppo spesso ormai usciva dai vestiti per entrare in un letto di una camera d’hotel. I clienti erano sempre diversi, ma facevano e dicevano sempre le stesse cose.

I soldi le riempivano il conto come la sabbia riempie uno dei bulbi di una clessidra, ma come quella sabbia scorreva anche la sua vita, e sempre piu’ spesso tornava a casa al mattino svuotata, esattamente come l’altro bulbo della clessidra.

Aveva voglia di prendersi una pausa, forse anche di smettere definitivamente con quella vita, ed in quel momento lui parve sembrarle la persona giusta per tentare; cosi’ un giorno, guardandosi allo specchio, disse fra se’: “Perche’ no? Non sara’ certo peggiore di molti altri da me conosciuti!”

Era stato in uno di quei luoghi virtuali in cui i clienti di puttane danno ad intendere di non essere li’ per "quello scopo", e le puttane, da parte loro, fanno credere di non essere li’ per incontrare nuovi clienti, che si erano incontrati. Un luogo come ce ne sono tanti, in cui quasi tutti mentono. Lei in quel momento non mentiva, e lui aveva una dialettica tale da intrigarla in modo davvero speciale.

Spero’ di non sbagliare quando gli accordo’ l'appuntamento.

(continua...)

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Blog che si nascondono


Ho notato che alcuni blogger, con i quali in passato ci sono stati scambi d'opinioni, e che avevano blog pubblici, quindi accessibili a tutti, in queste ultime settimane hanno scelto la formula del "chiudo le porte ai non invitati".
Quasi tutti avevano come argomento principale l'esposizione di idee politiche, oppure pensieri socio-economici, oppure opinioni etiche e morali che, molto spesso, si sono scontrate con le mie; tanto che, da tempo, avevo smesso di partecipare a quelle discussioni troppo impregnate di uno strisciante razzismo, oppure abbondanti di un'apologia di principi contrari a quelli che ritengo fondamentali per la costruzione di una societa' migliore.

E' certamente un loro diritto. Anche io, ultimamente, ho pensato di ritirarmi nel mio diario personale facendovi accedere solo persone rigorosamente selezionate (idea che avrei in testa per il mio nuovo blog, qualora lo creassi, in cui, come ho gia' scritto, inserirei spaccati della mia vita reale comprensivi di fotografie e curiosita' varie), ma resto comunque sbalordita dal comportamento di questi personaggi, perche' alcuni di loro si erano avvicinati al blog esprimendo l'intenzione di scrivere, senza ipocrisia, tutto cio' che passava loro per la mente, rigettando il politicamente corretto, ed oggi non posso fare a meno di notare una palese contraddizione in questa loro scelta di ritirarsi e di chiudersi in un blog massonico e ad invito.

Che sotto sotto, nonostante le belle parole e le convinzioni cristalline che asserivano di avere, alla fin fine si vergognino di far leggere a tutti cio' che pensano?

Non che questo rappresenti una gran perdita; scrivevano cazzate prima e credo che continueranno a scrivere cazzate anche "ad invito", pero' cio' mi ha indotta a pensare (malignamente) che forse si sono nascosti per non mostrare in modo palese che cio' che scrivono interessa praticamente a nessuno.

domenica 27 aprile 2008

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Effetto domino sui raccolti


Oggi sono in vena di copy and paste. Poche idee, tanta pigrizia... e poi ho scovato questo eloquente articolo di Marco Magrini, dal Ilsole24ore.com che, meglio di quanto potrei fare io, da' una spiegazione del "butterfly effect" che sta, forse troppo velocemente, modificando l'assetto socio-economico del pianeta.

"Il Natale scorso, Kona Haque è volata fino al suo Paese natale, il Bangladesh, per far visita alla famiglia. «La prego, mi dia anche una mancia», le ha chiesto l'uomo del risciò al momento di pagare. «Da sei mesi, il prezzo del cibo è aumentato e non riesco a sfamare né me, né i miei figli». La supplica non poteva raggiungere orecchie più attente. Kona Haque, che dai 4 ai 18 anni ha vissuto a Roma per seguire i genitori che lavoravano alla Fao, è analista di materie prime alla banca australiana Macquarie. «Il guaio - racconta lei stessa - è che, da Natale a oggi, tutti i prezzi dei prodotti alimentari di base sono saliti ancora di più. E ci vorranno tre anni, per tornare alla normalità». Ma a quel taxi umano di Dhaka, capitale di un Paese che è quasi simbolo planetario di fame e carestie, non si è sentita di dirglielo.
Tre anni di prezzi alti e magari crescenti potrebbero innescare la più grave crisi alimentare dell'epoca moderna, con potenziali effetti collaterali: dalle stabilità politiche interne, fino alle tensioni diplomatiche fra Paesi. Si dirà che è l'inviolabile legge della domanda e dell'offerta. Da un lato, ci sono 6,5 miliardi di bocche da sfamare e la crescita economica asiatica, che ha consentito a centinaia di milioni di aspirare a meno riso e più bistecche. Dall'altro, la congiunzione astrale di due anni di pessimi raccolti, di un costo del greggio che da inizio secolo è quintiplicato e di quella sventurata competizione fra prodotti agricoli e biocarburanti, ha ridotto le scorte alimentari al lumicino. Ma questa è solo una parte della storia. Perchè forse mai, prima d'ora, l'interdipendenza delle vite umane - l'ultima frontiera della globalizzazione - sta mettendo così crudamente in luce gli squilibri dell'ineguale, ed esagerato, sfuttamento delle risorse.
«Il battito delle ali di una farfalla in Brasile può innescare un tornado in Texas», diceva Edward Lorenz, il pioniere della Teoria del caos scomparso appena dieci giorni fa. Oggi si sente il battito di tutte le farfalle del mondo. «Negli ultimi 12 mesi – racconta Haque - il prezzo del mais è salito del 58,3%, quello della soia del 90 e quello del grano del 71. Ci vorranno almeno due anni, prima che vengano ricostituite le scorte. Mentre quelle attualmente in surplus, come lo zucchero, dall'anno prossimo saranno in deficit. Inoltre, alla Macquarie, prevediamo un ulteriore aumento della domanda di proteine animali, che porterà a tensioni anche sui prezzi della carne e quindi delle uova e del latte». E qui non si parla del Bangladesh. In questi giorni, nel ricco Giappone, non c'è burro nei supermercati.
Tutto è cominciato nel 2005, con una serie di raccolti disastrosi - presumibilmente complice il riscaldamento globale - in Australia e altrove. La rendita per ettaro, cresciuta del 2,4% all'anno fra il 1960 e il 1990, ha cominciato a scendere dell'1% all'anno. Poi è arrivata la concorrenza dei biocarburanti, con i sussidi americani alla produzione di etanolo, che sono arrivati a inghiottire il 20% del grano del Midwest. Intanto, solo in Cina, fabbriche, case, aeroporti e strade si sono portati via il 6,6% dei campi da semina. «Finora - osserva l'analista di Macquaire - la teoria di Malthus, che la crescita della popolazione avrebbe portato alla scarsità di cibo, è stata smentita da un semplice fattore: il commercio». Senonché, dal Kazakhstan al Vietnam, dalla Thailandia al Messico, cominciano a spuntare i primi casi di protezionismo alimentare: il taglio delle esportazioni.
E poi c'è il petrolio, il motore del mondo globalizzato. «Il carburante e i fertilizzanti, che pure si ricavano dal greggio - commenta Leonidas Drollas, vicepresidente del Center for Global Energy Studies di Londra - rappresentano il 25-30% dei costi di un agricoltore. E non vedo imminenti probabilità che il prezzo del petrolio scenda». Così, non scenderanno neppure i costi delle spedizioni, dei macchinari e di tutta l'infinita catena che discende dal greggio.
Infine, a suggellare l'immagine della farfalla di Lorenz, c'è il Chicago Mercantile Exchange. Quel tempio arcano dove uomini in divise colorate si scambiano ordini d'acquisto per tonnellate di grano, oceani di soia e orde di suini, senza nessuna intenzione di comprarli per davvero. Proprio come succede al petrolio del New York Mercantile Exchange, il prezzo dei futures è basato sulle aspettative. E le aspettative sulla produzione di greggio e di mais sono tutt'altro che sovrabbondanti. «Sicuramente la speculazione ha un impatto - ammette Haque - ma non può essere la sola causa, perché il trading sul riso è quasi inesistente, eppure il prezzo è andato ugualmente alle stelle».
Ne sa qualcosa quell'uomo del risciò, nella remota Dhaka. La globalizzazione gli aveva promesso una ciotola di riso in più. L'interdipendenza del genere umano e delle sue finite risorse - almeno per un po' - gliel'ha tolta di bocca."

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Segregata e violentata dal padre per 24 anni


Ma cos'hanno nella testa certi uomini? Mi piacerebbe aprirgliela e guardarci dentro. Buttare via il marcio, che sicuramente e' abbondante, e poi richiuderla, lasciandoli cerebrolesi per il resto della loro vita.
E' una cosa che solo gli uomini, quando malati, sono in grado di fare, solo loro possono arrivare a tanto. Nessuna donna sarebbe capace di segregare il proprio figlio, o il figlio di un'altra donna, per abusare di lui nel modo in cui ha fatto questo padre con sua figlia.

"VIENNA - Orrore in Austria per un nuovo «caso Natascha Kampusch»: ad Amstetten, un uomo avrebbe tenuto rinchiusa per oltre ventiquattro anni la figlia in una cantina, abusando sessualmente della donna, e oggi sarebbe il padre-nonno dei 7 figli nati dall'incestuosa relazione. La notizia è stata diffusa dalla radio pubblica austriaca Orf e dall'agenzia Apa, a cui le autorità hanno confermato i sospetti. Le autorità sono incappate nella drammatica vicenda quando un uomo ha portato nell'ospedale di Amstetten una giovane 19enne in gravissime condizioni. Lui ha detto di aver trovato la ragazza in stato semi-incosciente; i medici hanno voluto cercare la madre, per capire come si fosse ammalata e hanno scoperto la vicenda. A quel punto sono scattate le ricerche della madre, che sentendosi braccata, avrebbe fatto ritrovare un biglietto con scritto: «Non cercatemi, sarebbe inutile e potrebbe soltanto acuire il mio dolore e quello dei miei figli». L'uomo avrebbe abusato sessualmente per anni della figlia, che oggi ha 42 anni, e sarebbe non solo il padre della giovane internata, che versa tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva, ma anche dei suoi sei fratelli.

La donna, Elisabeth F., ha detto alla polizia di aver avuto sette figli, uno dei quali morto subito dopo la nascita. Avrebbe iniziato a subire i primi abusi sessuali dal padre all'età di undici anni e che il 28 agosto del 1984 venne definitivamente rinchiusa in una stanza dello scantinato della loro casa. Ed è qui che la donna ha dato alla luce sette figli, di cui due gemelli, uno dei quali morto qualche giorno dopo la nascita perché non assistito abbastanza. Secondo il racconto di Elisabeth, il padre si occupò di liberarsi del corpo, bruciandolo. La polizia ha riferito che nel corso degli interrogatori la donna ha mostrato segni di «grandi disturbi» psicologici ed ha accettato di parlare solo dopo aver ricevuto l'assicurazione che non avrebbe più avuto alcun contatto con il padre e che le autorità si prenderanno cura dei suoi figli, tre ragazzi e tre ragazze di età compresa tra i 5 e i 20 anni. Il caso ricorda molto da vicino quello di Natasha Kampusch, la giovane tenuta segregata per 8 anni in una cantina di una casa alle porte di Vienna da il suo sequestratore- padrone.

La polizia austriaca ha arrestato l'uomo che ha 73 anni. La donna, che si chiama Elisabeth Fritzl secondo la tv, ha raccontato alla polizia di essere stata invitata dal padre nel 1984, quando aveva 18 anni, nella cantina della sua casa, nella cittadina di Amstetten, in Bassa Austria, dove è stata drogata e ammanettata.

«Durante i 24 anni di prigionia l'uomo ha abusato di lei in continuazione», spiega in una conferenza stampa il capo della polizia del land Bassa Austria, Franz Polzer. Per stabilire quali e quanti siano i figli ora dovranno essere eseguiti i test sul Dna. Il padre arrestato non ha rilasciato dichiarazioni."

Fonte Reuters

sabato 26 aprile 2008

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Waterboarding


Dal nome parrebbe una tecnica sessuale un po' spinta, invece il waterboarding e' una forma di tortura, ed e' usata per ottenere informazioni, estorcere confessioni, oppure per punizione o intimidazione.
Consiste nell'immobilizzare un individuo e versare acqua sulla sua faccia per simulare l'annegamento, cosa che produce il riflesso faringeo, facendo credere al soggetto che la morte sia imminente, benche' non causi danni fisici permanenti.

Il waterboarding e', secondo il Senatore degli Stati Uniti John McCain, candidato repubblicano alla Presidenza, una "tortura molto intensa", e' una "esecuzione simulata" che puo' danneggiare la psiche del soggetto in modo definitivo.

Nonostante la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura proibisca l'inflizione intenzionale di intenso dolore o sofferenza e "la minaccia di morte imminente" sia una delle definizioni legali di tortura secondo la legge statunitense, nel settembre 2006 un'indagine fece emergere che l'amministrazione Bush aveva autorizzato il suo uso negli interrogatori di detenuti nella guerra al terrorismo.

Il vicepresidente Dick Cheney disse ad un intervistatore che lui non riteneva che "un tuffo in acqua" potesse essere considerato una forma di tortura, ma piuttosto "uno strumento molto importante" per gli interrogatori, ed anche Condoleezza Rice ha avuto un ruolo decisivo nel dare il via libera alla CIA per l'uso di tale pratica durante gli interrogatori. Questa una sua citazione: "Questa e' la vostra creatura: andate avanti."

In un'intervista rilasciata all'ABC in questo mese di aprile 2008, Bush ha ammesso esplicitamente che venivano effettuate le "torture" (waterboarding, privazione di sonno, schiaffeggiamenti a mano aperta): "Sapevo che il mio team per la sicurezza discuteva di questo ed ho approvato."

Riporto questa notizia che, credo, possa servire a far riflettere chi ancora si ostina a parlare di "democrazia", di portatori di "democrazia", di sistemi "democratici", eccetera.

"L'organizzazione per la tutela dei diritti umani ha lanciato nelle sale un breve filmato che mostra come funziona il waterboarding. Lo spot si apre con una suadente immagine di acqua versata da una bottiglia e potrebbe trattarsi di una qualunque pubblicita' di acqua minerale o vodka, sennonche' l'inquadratura si allarga a mostrare un uomo che, legato a un tavolo, affoga disperato. "Il nostro video mostra quello che la Cia non vuole farci vedere" ha detto all'Independent Kate Allen, direttore della sezione inglese di Amnesty, "la disgustosa realta' di semiaffogare una persona. Per una manciata di secondi i nostri registi l'hanno fatto per davvero e anche in quel brevissimo lasso di tempo era una cosa difficile da sostenere". Secondo Malcolm Nance, che ha addestrato centinaia di militari americani a resistere agli interrogatori sottoponendoli proprio al waterboarding, ammettere questo tipo di tortura significa "gettare dalla finestra 220 anni di correttezza mostrata dagli Stati Uniti in tempi di guerra" per una tecnica inutile perche' costringe la persona interrogata a confessare anche quello di cui non e' responsabile pur di salvarsi."
Fonte: AGI

venerdì 25 aprile 2008

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Allarme globale


Ancora allarme sul prezzo del cibo, il cui aumento, innescatosi a seguito dell'alto costo del petrolio che ha reso conveniente l'utilizzo dei biocarburanti, togliendo risorse dalle scorte alimentari, rischia di tramutarsi nella piu' grave sciagura dell'Umanita', mettendo a rischio fame oltre 100 milioni di persone nel mondo.
Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e' tornato oggi a sollecitare la comunita' internazionale, ed i capi di stato, perche' intraprendano azioni immediate contro l'aumento dei prezzi dei generi alimentari.

"Questo altissimo aumento dei prezzi si e' trasformato in una vera crisi globale - ha denunciato Ban parlando con i giornalisti a margine della cerimonia di inaugurazione di un nuovo edificio per le conferenze dell'Onu a Vienna, il cui costo potrebbe ripianare i bilanci di uno stato del terzo mondo - Dobbiamo prendere un'azione immediata in modo concertato".

Della crisi il segretario generale delle Nazioni Unite intende parlare in occasione del vertice con ricevimento che si terra' a Berna il 28 ed il 29 aprile, al termine del quale verra’ offerto un rinfresco dove verranno serviti piatti a base di caviale beluga.

Tutti i capi di stato sono in allerta, e stanno seguendo con attenzione lo svolgersi degli eventi, pronti a prendere drastiche contromisure in caso la crisi non dovesse risolversi in tempi brevi.

Il presidente della Repubblica Popolare Cinese Zhōnghuá Rénmín Gònghéguó Zhuxí si e’ detto disponibile ad incontrare Tenzin Gyatso, l’attuale Dalai Lama, per porre fine ad ogni contenzioso riguardante l’attuale situazione tibetana, ed ha assicurato il suo completo appoggio ad un’azione congiunta finalizzata a scongiurare gli effetti che una carestia di tale portata potrebbe provocare nell’area piu’ a rischio di tutto il pianeta, ove vivono i due terzi dell’intera popolazione mondiale: quella afro-asiatica. Il Dalai Lama, dalla sua sontuosa residenza di Dharamsala, ha accettato l’invito del presidente cinese ad una sola condizione: che al pranzo ufficiale non venga servito ANCORA riso.

Il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, ha telefonato al suo amico, Vladimir Putin, preoccupato per l’evolversi della situazione, pregandolo di intervenire in modo da portare, qualora fosse necessario, i primi aiuti umanitari nelle aree di sua competenza, soprattutto in Cecenia. Il premier russo ha assicurato il suo fraterno amico, e collega italiano, di seguire con trepidazione e sgomento il corso degli avvenimenti e si e' detto pronto, in caso di bisogno, ad agire in Cecenia secondo necessita'. Nel frattempo ha fatto partire per Berna i 3 container di caviale beluga necessari per il ricevimento.

Il primo ministro spagnolo Zapatero ha discusso a lungo, con il suo collega francese Sarkozy, sul probabile ruolo dell'Europa in caso di un aggravarsi della crisi. Insieme hanno convenuto di prendere le prime, immediate, urgenti misure onde evitare di far giungere il mondo sull'orlo di una terribile sciagura. Il presidente francese ha assicurato il suo collega spagnolo di aver gia' messo in moto la macchina per far pervenire, a quei paesi piu' vulnerabili al rischio fame, i primi aiuti umanitari. In attesa di sviluppi provenienti dai mercati finanziari e delle commodity, ha, intanto, inviato tutto quanto e' indispensabile per alleviare le prime sofferenze delle popolazioni: 350 container di dischi invenduti di sua moglie.

Il presidente americano George W. Bush ha inviato al presidente del Venezuela Hugo Chavez, una nota diplomatica, pregandolo, considerata la gravita' del momento, di porre fine ai contrasti esistenti, e si e’ dichiarato pronto al riconoscimento dello stato di Cuba ed al ritiro dei propri consulenti militari attualmente in Colombia, in segno di distensione. Il presidente Chavez ha accolto con soddisfazione le proposte, ed ha assicurato il suo collega statunitense di essere pronto a prendere ogni misura necessaria al fine di scongiurare la crisi alimentare in Sud America. In via del tutto confidenziale, ha anche chiesto a George W. Bush se, a Berna, Naomi Campbell avrebbe dovuto farsi raggiungere da una sua amica... Il presidente statunitense si e’ trovato nell’impossibilita’ di accettare l’invito essendo, per l'occasione, accompagnato dalla First Lady, ma che avrebbe incaricato i suoi agenti in Colombia di far pervenire, alla signorina Campbell, un suo gentile omaggio.

Dalla clandestinita’ Osāma bin Muhammad bin Awad bin Lāden, tramite l’emittente Al Jazeera, ha lanciato un appello a tutti i popoli della Terra, cristiani, musulmani e di ogni fede e religione, per una tregua che duri il tempo necessario per risolvere il grave problema che sta coinvolgendo milioni di donne, vecchi e bambini. In un video artigianale, girato in una localita’ segretissima (sullo sfondo e’ riconoscibile la curva Loews), in cui si vede lo sceicco che sta mangiando un panino con la mortadella, e’ presente anche il fedelissimo emiro Ayman al-Zawāhirī che, minaccioso, tiene in braccio un kalashnikov.

Anche noi seguiremo, con trepidazione e sgomento, lo svolgersi degli eventi che, nelle ultime ore stanno diventando sempre piu’ drammatici.

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Un nuovo blog


Questo blog non interessa piu' a nessuno ormai...
Da quando Google mi ha obbligata al "contenuto per adulti", poiche' i contenuti sono "estremamente scabrosi", tanto da dover valutare con attenzione se leggerli oppure rischiare di vedere la propria anima imbrattata di sesso, droga & rock and roll, i contatti si sono ridotti di 2/3, a causa anche della cancellazione delle mie pagine dai motori di ricerca.

Ho riflettuto su questa mia debacle ed ho deciso di creare un altro blog...

Questa volta scegliero' la formula del diario personalissimo, con racconti e segreti che riguardano la mia attualita', fotografie mie e della mia famiglia, l'indirizzo email (ed anche di casa) dove contattarmi. Insomma, cio' che fanno tutte le blogger "rispettabili", quelle che si presentano con la faccia pulita, i pensieri puliti... niente che debba impensierire i gestori di Google e che possa, cosi', non essere sottoposto a censura poiche', si sa, il male alberga solo ove si parla di sesso... ed io sono famosa per trattare argomenti di sesso, dai contenuti talmente pornografici da turbare le menti innocenti delle persone che, inconsapevoli, arrivano a questo blog.

Quindi il nuovo blog sara' un blog di tutt'altro genere": sara' personale ed attuale, in cui mi mettero' realmente "a nudo"... in tutti i sensi.

In esso raccontero' i particolari inerenti ai momenti topici della mia vita fin da quando ero adolescente: la prima volta che ho avuto le mestruazioni, la prima volta che un ragazzo mi ha toccata li', la prima volta che un uomo mi ha presa la', la prima volta che l'ho fatto con una donna...

Sara' interessantissimo scrivere cio' che mi piace veramente, dove mi piace essere presa, per quanto tempo mi piace essere presa, in che modo mi piace essere presa e quant'altro, e, ovviamente, corredero' il tutto con immagini fotografiche, scattate anche al momento, per mostrare esattamente tutto cio' che scrivero'...

Nel dubbio che anche questo nuovo blog possa essere obbligato alla "splash page", faro' una cosa: lo rendero' riservato fin da subito, ed accessibile solo alle persone conosciute e fidate... che non sono molte.

Spero che, in tale modo, coloro che tendono a scandalizzarsi a causa degli argomenti che tratto, possano mettersi tranquilli, che' non turbero' piu' i loro pensieri senza che abbiano espressamente accettato di proseguire nella lettura.

Sara' un'esperienza nuova, e chi mi conosce sa che io adoro provare cose nuove.

giovedì 24 aprile 2008

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Cervelli de coccio


Con certe persone posso essere in sintonia oppure no. Non dipende dalle loro convinzioni politiche o ideologiche, e neanche dalla loro filosofia di vita. Dipende dal modo in cui riescono ad argomentare, che puo' far intravedere un percorso, interessante da esplorare anche se non lo si condivide, oppure un'ammasso di idee confuse, strappate un po' qui ed un po' li', un furbesco patchwork di giustificazioni, che provocano in me un'unica reazione: un annoiato sbadiglio.

Quando uscivo a cena per lavoro, e dovevo intrattenere i clienti, discutevo un po' di tutto, non esclusa la politica che, come si sa, e' terreno assai pericoloso sul quale avventurarsi, ma io lo affrontavo sommessamente, senza mai contrariare i miei interlocutori, perche' in quel momento il mio compito non era ne' quello di commentatrice politica, ne' quello di controbattere i loro ragionamenti, dei quali mi importava meno di una beata fava.

Devo sinceramente dire che, molte volte, le mie gonadi venivano messe a dura prova da assurdita' tali da lasciarmi sbigottita, ma poi pensavo al cachet ricevuto e sfoderavo il mio consueto, radioso sorriso; infischiandomene delle idee strampalate che volevano propinarmi, serravo il mio cervello, azzeravo la percezione ed annuivo ad ogni cosa senza neppure sforzarmi di capire cosa dicessero.

Era divertente vederli blaterare, aprire la bocca come dei pesci in un acquario, ascoltarli mimare suoni che il mio cervello si rifiutava di decriptare; una sequenza di un film alla quale toglievo l'audio, godendo del fatto che costoro neanche immaginavano la mia totale indifferenza.

E' purtroppo il comportamento che ho anche nei confronti delle persone che incontro nella mia vita privata, quando trovo dall'altra parte cio' che un amico romano una volta mi insegno' a definire un "cervello de coccio".

Un "cervello de coccio" e' un cervello impermeabile ad ogni stimolo, che rifiuta di assorbire anche se viene immerso per giorni in una vasca piena di idee, e che resta bloccato su posizioni palesemente insostenibili.

Non si tratta di una diversa visione della realta' rispetto alla mia che, obiettivamente, e' piu' che lecita, ma dell'assenza completa di un ragionamento logico, coerente, in cui venga individuato, all'occorrenza il barlume di un dubbio sul quale possa essere impostato un minimo di discussione.

I "cervelli de coccio" hanno sempre certezze, non hanno mai dubbi ed evitano di pensare troppo diversamente dallo standard al quale hanno deciso di attenersi.

Purtroppo i "cervelli de coccio" imperversano un po' ovunque. Sara' l'effetto serra, oppure la globalizzazione, oppure la TV spazzatura, oppure l'internet addiction, ma e'come un'epidemia. E' un virus verso il quale occorre sviluppare gli anticorpi, e spesso mi chiedo se non sia piu' costruttivo e soddisfacente mettersi a discutere con un Ficus Benjamina.

mercoledì 23 aprile 2008

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11 settembre


Una data che restera’ impressa nella Storia, come e’ stato anche per il 14 ottobre, e credo che qualcuno, un giorno, scrivera’ la verita’ sugli avvenimenti accaduti svelando ogni dinamica, ed i dubbi saranno sciolti.
Fu un vero attentato terroristico, oppure fu un complotto usato per giustificare manovre successive, gia’ decise, che sarebbero state fatte?

Sono passati 75 anni dal 27 febbraio 1933, giorno in cui il Reichstag, sede del parlamento tedesco, fu incendiato. Alla ricerca di indizi, la polizia trovo’ Marinus van der Lubbe, un noto agitatore comunista che, mezzo nudo, si nascondeva dietro l'edificio.

Adolf Hitler e Hermann Göring dichiararono all’opinione pubblica che il fuoco era stato appiccato dai comunisti e fecero arrestare tutti i capi del partito. Sotto tortura van der Lubbe confesso’ di aver appiccato il fuoco per protestare contro il sempre maggiore potere dei nazisti, quindi fu portato in giudizio insieme ai leader del partito comunista. Al processo, van der Lubbe venne trovato colpevole e condannato a morte per decapitazione.

Con i capi in prigione, e senza accesso alla stampa, i comunisti vennero pesantemente sconfitti alle elezioni, ed a quei deputati comunisti (ed alcuni socialdemocratici) che furono eletti al Reichstag non venne permesso, dalle camice brune, di prendere il loro posto in parlamento.

Hitler venne sospinto al potere con il 44% dei voti, e costrinse i partiti minori a dargli la maggioranza dei due terzi per il suo Decreto dei pieni poteri, che gli diede il diritto di governare e sospendere molte liberta’ civili.

Anche se a tutt’oggi non esistono prove certe, gli storici concordano che van der Lubbe fu, in qualche modo, usato come capro espiatorio, e ritengono che la gerarchia nazista fu coinvolta nell'incendio al fine di ottenere un guadagno politico; cosa che in effetti avvenne.

Sono passati 94 anni dal giorno noto come Vidovdan, il 28 giugno 1914, quando a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, l'Arciduca Francesco Ferdinando d'Austria, erede al trono d'Austria-Ungheria e sua moglie Sofia, furono uccisi da Gavrilo Princip, membro della Mlada Bosna, un gruppo che mirava all'unificazione di tutti gli jugoslavi.

l'Austria-Ungheria invio’ una lettera formale al governo serbo, nota come Ultimatum di luglio, in cui si facevano specifiche richieste, che la Serbia, dopo essersi assicurata il sostegno della Russia, disattese in otto dei dieci punti contenuti.

L'Austria-Ungheria rispose rompendo le relazioni diplomatiche, e quando poi dei riservisti serbi, che venivano trasportati lungo il Danubio su dei vaporetti, finirono in modo “apparentemente accidentale” nella parte Austro-Ungarica del fiume a Temes-Kubin, l'Austria-Ungheria prese l’occasione per mobilitare il suo esercito, il 28 luglio 1914, dando inizio alla Prima guerra mondiale.

Anche per l’episodio di Sarajevo, esistono tutt’oggi dei dubbi riguardo, non tanto alla dinamica dei fatti, quanto a chi fossero i reali manovratori della Mlada Bosna, il gruppo che compi’ l’attentato.

Ci sono moltissime date rappresentative di avvenimenti che hanno creato, per alcuni, i presupposti per compiere azioni cruente attribuendo la responsabilita’ dei fatti alla parte avversa, ma l’11 settembre 2001 rappresenta qualcosa di piu’, poiche’ e’ anche la data in cui una certa escort prese una decisione importante: quella di dichiarare chiusa la sua esperienza.

martedì 22 aprile 2008

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I figli dei vicchi

  • I figli dei vicchi pavlano tutti con la evve moscia, anche se potvebbevo benissimo pavlave novmalmente.
  • Ai figli dei vicchi, quando nascono, papy e mamy fanno sempve una gvande festa con cinquecento invitati, tutti vicchi.
  • I figli dei vicchi sono sempve belli, biondi e con occhi azzuvvi, e se non lo sono e’ pevche’ hanno antenati di stivpe veale pevsiana.
  • I figli dei vicchi hanno sempve nomi e cognomi composti, come Piev Silvio oppuve Tvonchetti Pvoveva, e non si chiamano mai Ciccio o Pia.
  • I figli dei vicchi hanno sempve la nonna che lascia lovo in evedita’ appavtamenti e tevveni, mai debiti.
  • I figli dei vicchi giocano con compagni che sono sempve figli di vicchi, ed invece che a calcetto giocano a polo.
  • I figli dei vicchi vanno a scuola con l’autista fin dalle matevne e finiscono tutti alla Bocconi.
  • I figli dei vicchi si sposano sempve fva di lovo, ed in confvonto al lovo matvimonio la notte degli Oscav pave una sagva paesana.
  • I figli dei vicchi, se divovziano, vestano sempve e comunque amminisvatovi delegati nella societa’ del suocevo.
  • I figli dei vicchi passano la vita a dave ovdini e diventano pvesidenti di ogni cosa possibile.
  • I figli dei vicchi consigliano sempve i povevi su come diventave vicchi, ma non vogliono che i povevi diventino vicchi.
  • I figli dei vicchi, quando muoiono, non vengono seppelliti, ma intovno a lovo viene cosvuito un monumento.

lunedì 21 aprile 2008

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Una goccia nel mare


Se qualcuno e’ convinto che la natura lo abbia fatto venire al mondo per stare inerme, a guardar scorrere via la vita, sua e quella degli altri, magari per dedicarsi solo alle proprie cose, insignificanti, inconcludenti, sniffare coca, ubriacarsi, fottere, drogarsi di denaro accumulando sempre piu’ carta straccia, senza che essa abbia un senso, se non quello di riempire un forziere dopo l’altro, sicuramente non comprendera’ il significato di questo post.

Sprecare la propria vita puo' essere una vera impresa, e so per esperienza che l’impegno profuso non e’ certo inferiore a quello necessario per edificarla.

Lavorare, guadagnarsi il pane, riprodursi e’ utile e necessario, ma non sufficiente ad affermare l’appartenenza alla specie umana. Perche’ appartenenza significa assai di piu’ che non avere un cervello, due braccia, un cuore, lo stomaco, il cazzo o la fica.

Un mosaico in cui ogni tessera andasse a collocarsi casualmente senza che ci fosse un disegno, un progetto, un’immagine precisa, non sarebbe un mosaico. Sarebbe solo un mucchietto di tasselli, inutili.

Imparando a considerare ogni vita su questo pianeta come una tessera unica, necessaria al completamento del mosaico, credo di aver progredito nel lavoro di edificazione personale, e quando poi ho imparato che ogni tessera si appoggia all’altra per sorreggersi, allora ho capito che i forzieri, piu’ che di carta straccia, potevano essere riempiti di “altro”.

Basta pochissimo per passare da uno stato di inadeguatezza, solitudine, inutilita’, disperazione, ad uno di esaltante consapevolezza. Consapevolezza di avere uno scopo nella realizzazione del progetto…

Basta veramente pochissimo: un po’ di buona volonta’, un po’ di generosita’, un piccolo sacrificio. Come ho scritto ieri in un commento, ho deciso da tempo di non usare l’automobile se non in casi di estrema necessita’ o per lavoro.

La crisi energetica, collegata a quella del cibo che il mondo sta attraversando, mi spinge a considerare quella ciotola di riso, necessaria alla sopravvivenza di chi non conosco e mai conoscero’, che vive in un luogo che mai visitero, e che forse nel futuro mi odiera’ per cio’ che rappresento ma che, comunque, e’ un essere umano, piu’ importante di un’inutile corsa in auto fatta per diletto o per pigrizia.

E se penso che il mio piccolo sacrificio non incrementa, anche se in modo infinitesimale, la richiesta di carburante, quindi non sottrae cereali dalla destinazione alimentare per quella energetica, mi sento ancor piu’ parte del mosaico.

Qualcuno afferma che sono pazza e che la mia azione e’ come una goccia nel mare, ma costui non potra’ mai comprendere l’importanza di una goccia.

Anche perche’ basta una sola goccia a far traboccare il vaso.

domenica 20 aprile 2008

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Non lo scrivo io

 
VIENNA (Reuters) - L'aumento globale dei prezzi del cibo sta conducendo a "un silenzioso omicidio di massa" e i mercati delle commodity hanno portato "orrore" nel mondo. Lo ha detto oggi a un giornale austriaco l'inviato delle Nazioni Unite per il cibo.
Jean Ziegler, relatore speciale Onu sul diritto al cibo, ha detto al Kurier am Sonntag che la crescita nei biocarburanti, le speculazioni nel mercati delle commodity e i sussidi all'esportazione dell'Unione Europea, significano che l'Occidente è responsabile per la morte per fame nei paesi più poveri.


Ziegler ha detto di voler sottolineare la "follia" di chi pensa che la fame dipenda dal fato.

"E' un omicidio di massa silenzioso", ha detto nell'intervista.

Ziegler ha accusato la globalizzazione di "accentrare il monopolio fra i ricchi della Terra" e ha detto che le multinazionali sono responsabili di una sorta di "violenza strutturale".

Ziegler ha detto di ritenere che un giorno la gente che muore di fame potrebbe ribellarsi contro i suoi persecutori. "E' possibile proprio come lo fu la Rivoluzione francese", ha detto.



Potrei commentare, e sarebbe facile, che in fondo sono teorie che ho sempre sostenuto, anche se qualcuno, fra chi ritiene che l'ONU sia un'organizzazione inutile ed obsoleta, potra' asserire che si tratta di cazzate.

L'Umanita' e' destinata dunque ad un periodo di barbarie lungo e cruento, oppure ci sara' chi riuscira' a fermare la locomotiva impazzita ed ormai lanciata verso il baratro?

Altri periodi della Storia, come gli sfarzi del XVIII secolo, oppure la Belle Epoque agli inizi del XX secolo, hanno presagito a momenti bui che poi sono sfociati in guerre ed in rivoluzioni di portata epocale.

I nodi dei conflitti sociali, religiosi, ideologici, geografici stanno venendo al pettine, e divengono sempre piu' serrati. La pace che stiamo vivendo in occidente e' solo un'illusione: in realta' il mondo e' in guerra da sempre e la globalizzazione agira' da accelleratore al processo storico iniziato non certo in questo secolo.

Ma il conflitto piu' grande e' filosofico ed inter-sessuale, e sara' fra le due diverse interpreazioni della realta' che si combattera' l'ultima battaglia fra chi, fin da bimbo, e' sempre stato abituato a competere tanto che, per sfogare tutta la sua violenza, sta trasformando l'intero pianeta un immenso campo di battaglia e chi, fin da bimba, sa che deve proteggere la vita che la natura le ha dato il compito di creare.

Cito da una ricerca di sociobiologia del Dr. Bill Rice dell'Universita' di Santa Barbara (California) pubblicata nel 1997:

"Siccome l'antagonismo sessuale funge da catalizzatore evolutivo, almeno in termini di riproduzione di alcune specifiche proteine, e' molto probabile che questo meccanismo sia in grado d'influenzare l'inizio di altri processi evolutivi, come la speciazione. La speciazione e' la creazione di una divergenza genetica per la quale membri isolati di quella che viene considerata una sola specie, diventano riproduttivamente incompatibili e, nel corso del tempo, diventano una specie separata. Dato che il conflitto inter-sessuale e' cosi' intimamente collegato con la genetica riproduttiva, la biochimica, l'anatomia, la fisiologia, ed il comportamento, il suo ruolo come catalizzatore per questi cambiamenti, lo rende certamente un fattore di importanza vitale nel processo di speciazione."


Altri articoli sull'argomento:


  • Gender Conflict as an Evolutionary Force


  • The Velvet Glove
  • sabato 19 aprile 2008

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    Alchimia


    La nigredo e’ l’opera al nero, cioe' lo stadio alchemico in cui la materia si dissolve, marcisce, si putrefa', ed e’ simboleggiata dal corvo. In psicologia Carl Jung interpreta la nigredo come il momento di massima disperazione, ed e’ il prerequisito per giungere ad una trasformazione della personalita' verso il traguardo rappresentato dalla perfezione.

    Lo stadio successivo a quello della nigredo e' l’albedo, l’opera al bianco; il corvo si trasforma in cigno, la sostanza si purifica e si sublima prima di giungere allo stadio finale, quello della rubedo, l’opera al rosso, la trasformazione del cigno in fenice, che rinasce dalle proprie ceneri.

    La martire, la reietta, la prostituta, dopo un lungo viaggio che l’ha portata per il mare per dieci anni, alla fine, come Ulisse, torna ad Itaca; pero', anche se ci torna travestita da umile zingara, dentro ha la forza per tendere l’arco e scoccare le frecce per riprendersi il suo regno. Quello che nessuno puo’ vedere perche’ e’ nascosto in un luogo dentro la sua anima.

    Spirito libero, ma anche guerriera, cio’ che scrivo e che faccio lo vivo si’ tra le righe di questo blog, ma anche nel mio quotidiano. Di quello che dice la gente, di me, di cio’ che sono e di cio’ che sono stata, me ne frego. Come una brava alchimista ho saputo plasmare la materia di cui ero composta.

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    Avvertenza sul contenuto


    Da oggi i lettori e le lettrici, per accedere a questo blog, hanno dovuto cliccare sul box del consenso, resosi necessario per avvertire chi potrebbe trovare discutibile il contenuto.
    Un click in piu' che rallenta solo di una frazione di secondo l'accesso, ma che offre una lieve barriera per coloro che potrebbero non condividere un certo tipo di linguaggio oppure alcune immagini.

    Purtroppo viviamo nell'epoca in cui dilaga l'ipocrisia; ovunque si assiste al proliferare della pornografia, che ormai raggiunge tutti (basta fermarsi di fronte ad un'edicola, oppure navigare nel web), eppure si obbliga a cliccare sul consenso per entrare in un un blog come questo, che di pornografia non ne ha mai fatta ed ha sempre usato immagini mai troppo esplicite.

    E' il prezzo che si deve pagare a chi ci insegna che il male alberga nelle parole e nelle immagini, non nelle intenzioni e nelle finalita', poiche' quelle non si vedono.

    venerdì 18 aprile 2008

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    La parabola dei talenti


    Mi e’ stato inviato un link, che conduce ad un post in un blog, nel quale questa parabola viene usata per lanciare un messaggio trasversale alla sottoscritta, in quanto convinta sostenitrice di un determinato stile di vita basato sulla liberta’ della donna di decidere, affermatrice di un libero arbitrio avulso da condizionamenti di ogni tipo, esaltatrice della facolta’ di decidere delle proprie azioni e del proprio destino in autonomia dalla volonta' di Dio o di chiunque si ponga come "tutore", non subordinando la propria vita alla predestinazione, posta dal Vangelo e da altre religioni, non per ultima quella dell'Islam, quale condizione necessaria per la dignita' e per la salvezza.

    Chi ha voluto inviarmi tale messaggio, forse, fra i tanti libri che dice di leggere, dovrebbe inserire qualche opera di Erasmo da Rotterdam, cosi’ da imparare che, oltre alle storielle raccontate alla televisione e sui quotidiani politici “di parte” da giornalisti prezzolati, esistono basi filosofiche sulle quali si e’ costruita la societa’ e la Storia negli ultimi secoli, che hanno prodotto quelle rivoluzioni e quelle ideologie con le quali, ancor oggi, l’Umanita’ deve fare i conti.


    Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.

    A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità.

    Colui che aveva ricevuto 5 talenti andò a impiegarli e ne guadagnò altri 5.

    Così anche quello che ne aveva ricevuti due , ne guadagnò altri due.

    Colui invece che aveva ricevuto un solo talento andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

    Dopo molto tempo il padrone tornò e volle regolare i conti con loro.

    Colui che aveva ricevuto 5 talenti ne presentò altri 5 dicendo:"Signore mi hai consegnato 5 talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque".

    "Bene; servo buono e fedele - gli disse il padrone - sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto: prendi parte alla gioia del tuo padrone".

    Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti disse: "Signore, mi hai consegnato 2 talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due".

    Bene; servo buono e fedele - gli disse il padrone - sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto: prendi parte alla gioia del tuo padrone".

    Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse "Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il talento sotterra: ecco qui il tuo".

    Il padrone gli rispose: "Servo malvagio ed infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse.

    Toglietegli dunque il talento e datelo a chi ha i dieci talenti.

    Perché a chiunque ha, sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.

    E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti".



    Come ogni parabola, sono possibili diversi livelli di lettura e di interpretazione:

    I talenti, dovrebbero essere le qualita' umane delle quali ci ha dotati la natura, in questo caso dal Signore, il Padrone, e vanno gestiti, messi a frutto, non si lasciano sepolti sotto terra, anzi e' dovere di chi ha i talenti di lucrare con essi o darli a disposizione “dei banchieri”, altrimenti si e' malvagi, infingardi e fannulloni.

    Ma oltre a questa esiste anche un'altra interpretazione: la mia.

    Il raddoppio del capitale investito nel periodo della durata di un viaggio, piu' che ad un investimento fa pensare ad una collocazione ad alto rischio, al limite dell’usura, comunque l'immagine che io, personalmente, ne ricavo non e' edificante e di sicuro non la userei per educare i miei figli in quanto non indica uno stile di vita basato sulla solidarieta' e sulla condivisione delle risorse esistenti su questo pianeta.

    La frase "Perche' a chiunque ha, sara' dato e sara' nell'abbondanza; ma a chi non ha, sara' tolto anche quello che ha" e' significativa ed io la interpreto nell'accezione piu' negativa, evidenziando forse un mio punto di vista un po' marxista, ma sicuramente anche molto piu' cristiano.

    Inoltre, nella parabola, si continua a riaffermare piu' volte il ruolo del padrone ad essere padrone, mentre il servo deve continuare ad essere servo; il suddito e' suddito ed il re e' re. Qui ogni allusione ad "unti" dal Signore predestinati a guidare i popoli e' puramente voluta.

    Non esiste alcun messaggio di liberta', c'e' solo l'invito ad ubbidire al proprio padrone, sia esso Dio, il re, il padre o il marito.

    giovedì 17 aprile 2008

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    Il libro di oggi


    Non so come, ma quando mi metto d'impegno riesco a "farmi fuori": se desidero dolcezza, un vasetto di nutella in 15 minuti; se mi commuovo, una confezione di kleenex in 5 minuti; se voglio farmi un regalo, 800 euro in lingerie; se mi va di leggere, un libro in 2 giorni.
    L'ultimo che ho letto e' QUESTO; lo avevo acquistato da un paio di settimane, scovandolo per caso in uno scaffale di una libreria in centro, e l'avevo lasciato da una parte, presa da altre cose. Poi, due giorni fa, mi e' capitato fra le mani ed ho iniziato a leggerlo, piu' per capire come veniva affrontata la questione dall'autore che per scoprire aspetti di un popolo che conosco assai bene.

    L'ho portato con me ieri al parco dove, come al solito, mi metto a leggere ( o faccio finta di leggere) su una panchina, e poiche' nessuno mi ha, distratta, disturbata, importunata, tentato l'aggancio, insomma tutto cio' che una donna in eterna contraddizione come me gradisce ma, allo stesso tempo, secca maledettamente, l'ho terminato.

    Lo consiglio vivamente all'amica Kameo ed a coloro che provano curiosita', e non intendono cadere nelle solite banalizzazioni e luoghi comuni che, ormai, in Italia rappresentano un po' la norma quando si parla di Zingari.

    mercoledì 16 aprile 2008

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    Assaggiami


    Il dolce, l'amaro, l'acido, il salato e l'umami sono le sensazioni che possiamo percepire tramite i recettori gustativi presenti sulla lingua.
    Sono i sapori.
    Io li collego anche a molti aspetti che riguardano la sessualita'. In questo post ho gia' espresso come essi siano importanti, ma soprattutto sono descrittivi del mio carattere, che cambia decisamente, assumendo le sfumature piu' diverse a seconda dell'umore e dello stato d'animo.

    Posso passare tranquillamente dalla dolcezza all'amarezza, ma molti dicono che il mio sapore predominante sia l'acido...

    Beh, anche se fosse non lo recepirei come un insulto, in quanto il gusto acido ha un'accezione negativa solo in occidente.

    In certi Paesi dell'est, invece, accade spesso che cio' che e' acido sia molto apprezzato: smetana, utka s yablokami, kvashenaya kapusta... insomma, delle vere prelibatezze!

    martedì 15 aprile 2008

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    Video amatoriale con gang-bang

     
    Adoro far godere un uomo e farlo venire ovunque egli desideri venire. Se e’ felice e soddisfatto, allora lo sono anche io. Se mi chiedete cosa preferisco, vi confesso che piu’ di ogni altra cosa mi piace farmi venire in bocca. Amo il sapore dello sperma, e mi piace “torturare” un po’ l’uomo dopo che e’ venuto.

    Il sesso mi piace farlo pienamente e completamente, facendomi penetrare ovunque… e piu’ di ogni altra cosa preferisco il sesso orale, sia darlo che riceverlo. Quando il mio partner e’ pronto glielo prendo in bocca e glielo succhio lentamente, poi scendo giu’… gli lecco i testicoli e la base dell'asta. Mi piace eccitarlo, cosi’ da portarlo fino al limite estremo, poi mi fermo!

    Quando capisco che non riesce piu’ a trattenersi allora glielo ingoio tutto, completamente fino a farmelo entrare profondamente in gola… lo tengo li’, facendolo penetrare piu’ a fondo che posso, quasi soffocando, poi inizio a muovermi con la bocca, su e giu’, prima lentamente e poi sempre piu’ veloce, succhiandoglielo sempre piu' forte. Questo lo fa venire immediatamente in modo molto intenso e con tantissimo sperma, che ingoio voracemente!

    Qualche volta non lo ingoio tutto e ne lascio un po’ sulla lingua, in modo che lui lo possa vedere mentre ci gioco. Altre volte lo faccio colare fuori dalla bocca, tutto sopra di lui e poi lo lecco e lo ripulisco di nuovo. Posso giocare con lo sperma per ore!

    Se vedo che dopo essere venuto lo ha ancora duro e sensibile, glielo tengo in bocca e ci gioco con la lingua fino a quando diventa matto e mi prega di smettere!!!
    Ma non lo lascio andare, e questa diventa la mia parte di piacere. :-)

    Sono sempre alla ricerca di persone che desiderino divertirsi con me, alle quali, magari, piaccia girare un video mentre scopiamo. Uomini, donne, coppie, anche squadre di calcio… voglio tutti.

    Arrivo direttamente al punto… Voglio trovare gente alla quale piaccia far sesso in un video con me. Preferisco gente “reale” e non professionisti o professioniste. Non deve assolutamente essere un business per nessuno. Mi va bene tutto, uomini, donne, coppie, gruppi… tutti possono partecipare. Non faccio distinzione di sesso, razza o altro. Mi piace tutto. Unico limite e’ rappresentato dall’eta’, per cui solo persone maggiorenni e consenzienti.

    Ho detto che tutto cio’ non e’ per business, ma solo per piacere mio personale, pero’, visto che vorrei girare un video dove sono protagonista, dovro’ richiedere una verifica dell’eta’ (come richiesto dalla legge), ed un’autorizzazione firmata. Spero che questo non rappresenti un problema.

    Il tutto verra’ realizzato in modo amatoriale e ad ogni partecipante verra' regalata una copia del video, ma siccome non ho uno studio vero e proprio in cui girare , dovro' utilizzare la mia casa. Oltre a me ci sara’, ovviamente, la persona incaricata di filmare, ma immaginatevi di scoparmi nel mio letto… non e’ intrigante? :-)

    Sono per il sesso sicuro, quindi per ogni penetrazione verra’ usato il preservativo, ma oltre a cio’ non esistono limitazioni e potrete venire quante volte vorrete e dove piu’ vi piacera’. Io saro’ li’ solo per dare piacere e se avrete voglia di provare qualcosa di diverso e speciale non dovrete far altro che chiedermelo. Posso realmente fare tutto… anche cio’ che adesso non immaginate. Se vorrete prendermi in ogni mio orifizio, io ci staro’. Non c’e’ alcun problema. Mi va bene sia il sesso fatto dolcemente che quello un po’ piu’ deciso… anche una gang-bang. Quindi se voi ed i vostri amici (o la vostra squadra di calcio) volete prendermi tutti insieme, ed usarmi in ogni modo possibile, a me sta bene.

    Dato che verra’ girato un video comprendo che possa esserci chi non desidera farsi riconoscere, e poiche' a me piace che le persone siano rilassate, chi si vergogna puo’ indossare una maschera sugli occhi. Pero’, ovviamente, avra’ la priorita’ delle mie attenzioni chi non portera’ la maschera, anche se, vi assicuro, tutti si divertiranno.

    Bene, adesso che avete letto, se avete voglia di farlo, potete scrivermi indicando i vostri dati e tutte le informazioni su di voi che vorrete darmi; apprezzero’ moltissimo chi mi inviera’ anche una sua fotografia esplicita.

    I partecipanti saranno selezionati in base alle seguenti priorita’:

    • 1) chi vive nella mia citta’ e non ha problemi a mostrare la faccia
    • 2) chi vive nella mia regione e non ha problemi a mostrare la faccia
    • 3) chi vive nella mia citta’ ma intende mascherarsi
    • 4) chi vive nella mia regione ma intende mascherarsi
    • 5) chiunque viva piu’ lontano
    Le regole da seguire

    Ci sono solo poche regole da seguire. Potrete fare con me ogni cosa che vi piacera’ e potrete chiedermi di fare a voi ogni cosa che vi piacera’ (non avrete bisogno di chiedere il mio consenso, non vi diro’ di no) rispettando pero’ i limiti elencati qui sotto:

    • Il preservativo deve essere usato per ogni penetrazione.
    • Non sono ammesse venute interne eccetto quelle in bocca.
    • Non e’ ammesso linguaggio offensivo (non potrete chiamarmi troia, puttana, porca, eccetera) .
    • Non e’ ammessa alcuna violenza fisica a meno che non sia stata precedentemente concordata.
    • Non e’ permessa alcuna azione illegale o uso di sostanze illecite.
    • Chi partecipa deve essere pulitissimo/a come lo saro’ io.

    Per contattarmi

    Ultimamente ho dei problemi ad inviare email ad indirizzi fuori dal mio Paese. Pare che non tutto cio’ che invio ad account non situati in Mongolia, arrivi a destinazione. Dato che non vengo avvisata se la mia risposta raggiunge la destinazione, se siete in grado di usare account mongoli ve ne saro’ grata. In tal caso potete scrivermi a vihopresoperilculo@mongolia.net oppure a pescedaprileinritardo@pisquano.com

    Grazie.

    lunedì 14 aprile 2008

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    Se fossi un uomo...


    Sono sincera, piu’ di una volta nella mia vita ho cercato di figurarmi nella mente come potrebbe essere, soprattutto per tutto cio’ che e’ afferente al desiderio ed alle pulsioni sessuali delle quali ho piu' volte scritto sulle pagine di questo blog e che, presuntuosamente, ho cercato di esaminare stando comodamente seduta sulla mia sponda del fiume.

    Posso anche fantasticarmi cosa significhi scopare, godere, provare l’orgasmo come un uomo; in fondo credo sia molto simile a quello clitorideo, ma per quanto mi sforzi non riesco a immaginarmi nel ruolo di un fruitore di sesso a pagamento. Non mi ci vedo a tirare fuori i soldi, contarli e metterli in mano ad una devochka per avere in cambio un’illusione.

    Gia’ immaginandolo mi prende come un blocco psicologico ed un calo del desiderio.

    Questo forse e’ dovuto al fatto che sono sempre stata dall'altra parte del fiume. Forse un uomo non ha questo tipo di rifiuto; apre tranquillamente il portafogli, tira fuori le banconote e paga il suo biglietto...

    E poi, il giorno dopo, con il megafono a raccontare agli amici del bar la sua incredibile avventura.

    Ecco, se penso ad una scopata cosi' subito mi deprimo. Sono sicura che in una condizione del genere non arriverei neppure a raggiungere l’orgasmo. Ovviamente cio' e' dovuto al fatto che non riesco a spogliarmi del tutto della mia sessualita’, per cui mi parrebbe di far sesso con una bambola artificiale… esattamente come se usassi un vibratore in affitto pagandolo due-trecento euro l’ora.

    Ma, come ho detto, non essendo un uomo non posso lontanamente immaginare e neppure giudicare e, forse, se fossi un uomo mi comporterei esattamente come tutti coloro che ho conosciuto durante gli anni della mia avventura.

    O forse no…

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    La Dipendenza Affettiva


    Ameya, la nuova amica il cui blog ho linkato al mio, mi ha dato il permesso di riportare qui un suo POST, che ritengo molto interessante, e che coloro che non vanno a cliccare nella sezione del blogroll, forse, non avrebbero mai letto.
    Dato che alcune volte e' accaduto che interi blog siano andati cancellati, e con essi tutto cio' che vi era contenuto, preferisco riportare sempre, insieme al link che ne indica la proprieta' intellettuale, anche l'intero l'articolo.
    Una precisazione: l'indirizzo email di Ameya in fondo al post non e' una mia "svista", ma un suo espresso desiderio.

    La Dipendenza Affettiva

    Si soffre tanto per amore... Ma quando è vero? Talvolta ci ritroviamo a credere di amare, ma invece dipendiamo soltanto: l’amore diviene una droga, una cosa negativa quando perde il suo significato...

    "As long as we are in need of the other we are not able to be alone and enjoy the immense riches aloneness gives. Our center is the place where only we can go, where we find our fulfilment. "But real love is not an escape from loneliness, real love is an overflowing aloneness. One is so happy in being alone that one would like to share - happiness always wants to share. It is too much, it cannot be contained; like the flower cannot contain its fragrance, it has to be released." Osho

    “Finchè abbiamo bisogno dell’altro non abbiamo la capacità di stare soli e godere l’immensa ricchezza che lo stare soli fa scaturire. Il nostro centro è il luogo dove solo noi possiamo andare, luogo dove troviamo il nostro soddisfacimento. “Ma l’amore vero non è una fuga dalla solitudine, l‘amore vero è uno stare soli che trabocca. Uno è così felice nell’essere con se stesso che vorrebbe condividere. La felicità vuole sempre condividere. E’ troppa, non può essere contenuta, come il fiore non può contenere la sua fragranza, deve essere emanata”. Osho

    ***

    "Io non vivo senza te”
    Le canzonette sono piene di frasi che inneggiano all’indispensabile presenza dell’altro che dia un senso alla nostra vita. Già Platone ci definiva mezze mele in cerca di una precisa, specifica metà...

    E’ socialmente accettato soffrire per amore, socialmente sostenuto ed auspicabile per perpetuare la specie, scegliere un partner, vivere in coppia, riprodursi. Precocemente ed in genere incessantemente si cerca un legame, una relazione, stabile, unica e che possibilmente duri per sempre.
    E’ un comportamento adattivo ricercare un partner ideale per la riproduzione dei propri geni, meno adattivo è invece crearsi un’ossessione per quel partner. E ancora meno adattivo è morire per amore. Eppure accade. Succede di trovarsi invischiati in una relazione “tossica”, ossessionati dall’importanza dell’altro al punto da perdere di vista se stessi.
    Qui non si parla più di amore. Entriamo nel campo della dipendenza: Love Addiction.

    Dell’originario sentimento d’amore, dove il cuore batte più forte all’arrivo dell’amato, dalle commosse lacrime di fronte al primo mazzo di fiori, si passa all’incubo del distacco, alla sofferenza se l’altro non c’è. Dell’amore non rimane che un remoto desiderio, vagheggiato, struggente anelito.

    Vi sono relazioni dannose, malate, mortali (Robin Norwood), da cui diventa impossibile staccarsi, fuggire.

    Alcune dipendenze della nostra cultura (occidentale) sono codificate ufficialmente tra le patologie del DSM IV (ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), classificazione multiassiale delle malattie mentali.
    Per tossicodipendenza si intende l’abuso di sostanze tossiche (o comportamenti, procedure) che danneggiano l’individuo dal punto di vista della salute, del lavoro, delle relazioni sociali, occupando quasi interamente il suo tempo, i suoi pensieri, le sue attività che vengono totalizzate dalla dipendenza impedendogli di svolgere una regolare vita.
    Altre dipendenze sono sommerse, tuttavia dilaganti ed altrettanto invalidanti. Al punto che in America sono stati coniati neologismi combinati con la parola ALCOHOLIC (che definisce l’alcolista). Da qui Sexaholic, Workaholic, Shopaholic, Foodaholic, Sportaholic. Oppure combinate con la parola Addiction (DIPENDENZA) da cui Love Addiction, Net Addiction, Gambling Addiction (che definisce la dipendenza dal gioco d’azzardo).

    E’ evidente che alcune dipendenze hanno esiti più nefasti, talune sono socialmente più tollerate. Tra queste la più silente resta quella affettiva.
    Non dà effetti collaterali eclatanti, non fa molto rumore, se non nella mente di chi ne è posseduto. Poiché quando l’altro diventa l’unica ragione di vita, anche a scapito di se stessi, si è in preda totalmente all’ossessione.
    Il primo pensiero del mattino, l’ultimo della sera.
    Sembra una frase da cioccolatino. In realtà nasconde una trappola feroce, quella dell’abnegazione malsana di se stessi, per rincorrere l’altro. Perché quando c’è dipendenza affettiva non si è ricambiati.
    Vi è una relazione. Un legame fortissimo, ma il copione segue uno schema preciso che non è quello della reciprocità. Uno insegue, l’altro fugge. Lasciando a parte il banale luogo comune in cui si dichiara che "in amor vince chi fugge", tale schema diventa più simile al bracconaggio, all’inseguimento della “preda” fino a sfociare a volte nella molestia (stalking).

    Uno rincorre, l’altro si fa rincorrere.
    Uno vuole, l’altro si nega.
    Uno dice “ho bisogno di te” e l’altro si volta da un’altra parte.

    Apparentemente uno è dipendente, l’altro “anti-dipendente”. In realtà si tratta di una vera folie à deux. Entrambe le mezze mele hanno bisogno dell’altra metà per esistere, per poter agire il proprio ruolo.
    Quando l’altro diventa più importante della nostra stessa vita non è amore. E’ dipendenza. E’ PATOLOGIA.

    Il bisogno di inseguire nell’uno è speculare al bisogno di rifiutare nell’altro. Bisogno di fondersi e bisogno di differenziarsi (Klein) sono entrambi veri e agiti. Colui che fugge è punitivo, negandosi inconsciamente castiga l’altro, in cui vede forse il genitore “cattivo” che non ha soddisfatto i suoi bisogni quando era necessario. E’ interessante osservare però che se per caso colui che fugge si ferma e diventa all’improvviso accettante e bisognoso i due ruoli si invertono, colui che prima inseguiva implorante inizia a prendere le distanze, diventa a sua volta fuggitivo… Ma la danza resta uguale.

    Questo tipo di relazione è tipica nelle coppie dove uno dei due è alcolista. L’altro si erge quindi a “salvatore” (Norwood). In realtà sono entrambi “alcolisti”, uno dipende dalla bottiglia, l’altro dipende da colui che dipende dalla bottiglia. A parte il complicato gioco di parole, è una triste realtà la condizione di quelle donne che non riescono a lasciare il marito alcolista, fanno una vita di umiliazioni ed infelicità, si immolano sull’altare della devozione.

    "Prometto di esserti fedele sempre. In salute e malattie fin che morte non ci separi?”
    La causa di tali legami non ha radici religiose. Ma psicologiche! L’altro diventa la bottiglia del non-alcolista. Salvarlo diventa lo scopo della sua vita. Nobile intento, in apparenza. Impresa impossibile, tempo sprecato, inutile lotta in realtà. Nessuno potrà mai cambiare o smettere qualcosa perché glielo dice un altro, ma solo e soltanto se lo vuole nel profondo del suo essere.

    Chiameremo per convenzione la persona che vuole salvare l’altro il co-dipendente.

    IDENTIKIT DEL CO-DIPENDENTE

    Co-dipendente è colui che controlla, vuole cambiare l’altro a suo piacimento. A fin di bene, per carità! Bere fa male alla salute, giocare d’azzardo rovina la vita a se stessi e alla propria famiglia, dipendere dal lavoro porta via tempo per esistere, vivere di sport impedisce una vita normale ecc. ben lo sanno i partner di costoro. I quali si armano di pazienza e coraggio e al motto di “io ti salverò” (io ti aggiusterò) partono per la loro crociata, strada costellata di spine… il co-dipendente è convinto che l’altro abbia qualcosa da aggiustare. Ma non solo, è anche convinto di poter risolvere i problemi che affliggono l’umanità e il partner in nome del suo “amore”. Il co-dipendente si crede onnipotente, più forte dell’alcol, del vizio, dell’altra moglie, della suocera ecc. non importa a chi ha dichiarato guerra. E’ far la guerra che conta, perché VINCERE è l’obiettivo, vincere per riavere l’amore dell’altro tutto per sé. Pura mera illusione.
    Lo schema cognitivo del co-dipendente è molto semplice, obbedisce al mantra "Se solo non ci fosse…
    • l’alcol, 
    • l’altra donna,
    • il gioco,
    • il calcio,
    • la cocaina,
    e così via...
    IO LO POTREI AVERE TUTTO PER ME… E FINALMENTE SAREI FELICE”.

    Così l’altro diventa qualcuno da convincere, carpire, controllare, guidare, curare, guarire, possedere, sistemare, ecc, ecc.
    Perché lo si vuole TUTTO. E si sente che lui, lei non c’è… L’altro è TUTTO preso da altro… che sia la droga, l’alcol, il lavoro, il gioco o il sesso anonimo e compulsivo.
    L’altro è altrove.
    E il co-dipendente è tutto incentrato, votato, devoto, perso, focalizzato totalmente sull’altro.
    Quindi anch’egli è altrove. Entrambi hanno una cosa in comune. Non ci sono per loro stessi, sono incapaci di stare, ascoltare ed accudire i propri bisogni senza ricorrere a sostanze o persone esterne.
    Entrambi sono incapaci di stare in una relazione sana: uno, intero, di fronte all’altro, intero.
    Sono entrambi mezzi. E cercano di riempire il proprio buco vuoto con ALTRO da sé. Nel caso dell’alcolista, tossicodipendente o “aholics” vari, facendo ricorso ad una sostanza o un comportamento nocivo, nel caso del co-dipendente cercando di riempire la propria esistenza con l’esistenza dell’altro che ha “il problema da risolvere”.

    E’ qui l’inganno, la distorsione. Torniamo a Platone. Egli si sbagliava. Non è la metà su cui insistere, ci ha proposto un’immagine falsata. E’ sull’essere UNO il segreto, il sentirsi interi non ci porterà a vagare in cerca di qualcosa o qualcuno che ci riempa.
    Questo bisogno di sentirsi uno ha origini remote, nel grembo materno.
    Lì facciamo l’esperienza di sentirci un tutt’uno. Fusi, accuditi, nutriti, contenuti, in simbiosi. Alla nascita creiamo un legame di attaccamento col care-giver (Bowlby), se tale legame è soddisfacente il genitore buono verrà interiorizzato (Winnicott) e avremo dentro di noi la una presenza calda, amorevole, capace di farci tollerare la frustrazione, l’assenza, il distacco (Klein), il no (Bion).
    Se questo passaggio non è avvenuto restiamo con una spina in mano e cerchiamo una presa a cui attaccarci per funzionare, per sentirci di nuovo UNO. Non tutte le prese funzionano. Solo quelle che ci portano a risentirci fusi simbiotici. Nasce così un legame struggente, totalizzante. Da cui presto uno dei due sente il bisogno di fuggire perché si sente inghiottito dal bisogno dell’altro.

    Inizia la danza, che diviene dramma e spesso sfocia in tragedia.
    Il distacco , quando l’altro va a bere, a drogarsi, a fare altro, viene vissuto come intollerabile, insopportabile, la mancanza, l’assenza, la nostalgia diventano devastanti.
    L’altro diventa la droga del co-dipendente, la possibilità di sentirsi uno.
    Ma deve fare i conti con il distacco , la fuga dell’altro che rifiuta, si nega, si rifugia nell’alcol, o altrove. Perché a sua volta si sente risucchiare dal bisogno infinito ed inappagabile del partner.

    A vuole B, ne ha necessità estrema, inizia il tunnel.
    B è preso da un vizio,o da altro, non sa prendersi cura nemmeno di sé ed è chiamato ad accudire il co-dipendente, che insiste per trascinarlo sulla retta via, così potranno vivere felici e contenti.. B inizia a fuggire, a ribellarsi agli ordini e ai controlli di A che si fanno sempre più pressanti,incalzanti, esigenti. B può diventare sempre più distante, ribelle, violento, anafettivo, crudele, o semplicemente assente, inizia a fuggire, non regge alle richieste, al controllo, non vuole essere aggiustato. Tuttavia poi si riavvicina, è inesorabilmente attratto da A, ne ha altresì bisogno, di quell’attimo perfetto di unione, illusorio tuttavia vitale, indispensabile ma tossico..
    Vittima e carnefice, l’uno con il bisogno estremo dell’altro.

    Si innesca così una lotta senza fine. Poiché in questa storia non c’è libertà, non c’è rispetto, non c’è amore. C’è bisogno, a volte violenza, lotta per il potere. C’è fame, e l’altro viene fagocitato, viene vampirizzato (Abraham) ma mai visto per ciò che è in verità.

    COME SE NE ESCE?

    Come da una qualsiasi altra tossicodipendenza. Ricostruendo la propria identità, autostima, imparando ad essere UNO senza aggrapparsi, riempiendo la propria esistenza di se stessi, con l’amore e la cura di sé. Soddisfacendo i propri bisogni, prendendosi la responsabilità di accudirsi, diventando genitori buoni di se stessi.
    La creatività è la strada che porta ad esprimere ciò che siamo.
    Crearsi una vita piena di cose per noi stessi, i cui possiamo occuparci e rispondere in prima persona è un terapia quotidiana di cui prendersi carico.
    E’ un cammino lungo con frequenti ricadute e giornate buie, ma piano piano è possibile imparare a contenersi, a prendersi cura di quel bambino nascosto dentro. Solo così potremo avvicinarci all’altro e non aggrapparci, trascinandolo in un abbraccio soffocante in discesa verso gli inferi.
    Si può imparare a stare bene con se stessi, sentirsi completi, esseri armoniosi e creativi, amandosi ed accettandosi pienamente per ciò che si è e si può.
    Nasciamo soli, moriamo soli , a volte ci incontriamo con l’altro, ma poi dobbiamo essere in grado di tornare soli, occorre imparare ad amare questa condizione e farne una ricchezza, per questa avventura affascinante che è il viaggio nella conoscenza di sé.
    E’ da qui, solo da qui che possiamo davvero incontrare amare ed includere l’altro.

    Ameya G. Canovi - ameya@libero.it

    domenica 13 aprile 2008

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    Anoressia e bulimia

     
    Sarebbe troppo lungo parlare dei disturbi alimentari; e' un argomento assai trattato, anche da esperti molto ferrati, e rischierei di cadere nei soliti luoghi comuni: il bisogno d'amore, la mancanza di autostima, eccetera, eccetera.
    La rete e' piena di link da consultare, se pero', su Google, si fa una ricerca indicando questi due termini, le sole pagine italiane che riguardano l'anoressia sono quasi 600.000, ma quelle che riguardano la bulimia sono assai di piu': oltre 6 milioni.

    Credevo che le due facce della medaglia si equivalessero ed invece sono rimasta sorpresa di come le pagine che trattano l'argomento bulimia sopravanzino di ben dieci volte quelle che trattano l'argomento anoressia e mi sono fatta l'idea che la seconda sia molto piu' diffusa della prima.

    Dal canto mio posso dire di non aver mai sofferto ne' dell'una, ne' dell'altra, e se ci sono stati dei periodi in cui sono stata magra, non era certo perche' lo desiderassi; ho dovuto. Facendo la modella dovevo attenermi a determinate regole per poter lavorare, ma l'ho sempre fatto controvoglia. In fondo sono, da sempre, una "buona forchetta".

    Una volta scaduti i contratti come modella non ho piu' avuto bisogno di sottostare a certe imposizioni e mi sono rifatta "alla grande" con le cene che precedevano i dopo-cena...

    Che sia anche per quel motivo che ho scelto di intraprendere in quel campo?

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    Strip Tease

    sabato 12 aprile 2008

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    Romák


    Cigányok e’ il nome con il quale nel mio Paese vengono chiamati gli zingari.
    In Italia, con il termine zingari, zigani, o gitani, si vuole identificare quell’insieme di etnie nomadi parlanti lingua romani.

    Contrariamente alla credenza comune italica, pero’, in gran parte gli zingari non sono piu’ nomadi. Infatti in Europa gli zingari oggi sono in massima parte stanziali. E’ a causa della connotazione negativa che la parola "zingari" ha assunto in Italia che alcuni ritengono sia "politicamente scorretto" definirli con questo termine, percio’ vengono superficialmente anche definiti genericamente "nomadi" (anche se la maggior parte non lo e’ piu’), "Rom" (ma non tutti lo sono), "Sinti" (che e’ solo il nome di una delle tante etnie), oppure in modo erroneo anche "rumeni" o "slavi" a causa della cittadinanza di molti di loro, ma ovviamente solo una ristretta minoranza di cittadini rumeni e slavi sono zingari. Inoltre, anche se spesso, soprattutto i media, generano una certa confusione, non c'e’ alcuna connessione tra il nome "Rom" ed il nome dello stato di Romania.

    Rom indica una precisa etnia ed e’ un termine con il quale il non-zingaro italico oggi, intende indicare tutti i gruppi di zingari. Ma non tutti gli zingari sono Rom.

    In Italia sono presenti circa 150.000 zingari appartenenti a diversi gruppi e sottogruppi etnici: Rom, Sinti, Kale’, Manouches, Romanichal, Camminanti, Jenisch; ma gli zingari nel mondo sono oltre 15 milioni. Ecco come sono distribuiti.

    I maggiori gruppi etnici in cui si dividono gli zingari sono:

    1. Kalderash (anche Kotlari oppure Caldarari) , sono i piu’ numerosi e sono diffusi nei Balcani ed in Europa centrale.
    2. Gitanos or Ciganos (Anche Kale’ or Calones), diffusi nella Penisola Iberica, nel Nord Africa e nel sud della Francia (dove vengono chiamati Tsigane o Zigane).
    3. Sinti oppure Sinta, diffusi in Germania e Olanda (dove vengono chiamati Zigeuner), in Italia e nel nord della Francia. Secondo gli esperti (e secondo gli stessi Sinti) non si tratterebbe un sottogruppo dell’etnia Rom, ma piuttosto di un’etnia a se’.
    4. Romnichal (anche Romanichal o Rom'nies), diffusi in Inghilterra e nel Nord America.
    5. Erlides (anche Yerlii or Arli) , diffusi in Grecia ed in Turchia.


    Ciascuno di questi gruppi puo’ essere poi suddiviso in altri sottogruppi in base al territorio di origine.

    1. Bashaldé, Churari, Luri, Ungaritza e Lovari (o Lovara): dall’Ungheria
    2. Lyuli (Jughi, Multani, Luli, Mug(h)at): dall’Asia Centrale
    3. Machvaya (Machavaya, Machwaya, o Macwaia): dalla Serbia
    4. Romungro (Modyar o Modgar): dai Carpazi
    5. Xoraxai (Horahane): dalla Grecia e dalla Turchia
    6. Boyash (Lingurari, Ludar, Ludari, Rudari, o Zlatari) e Ursari: dalla Romania e dalla Moldovia.


    Un paio fra gli esempi piu’ proficui di integrazione e di convivenza tra popolazioni europee e zingari che si sono adattati culturalmente ed in modo sostanziale alla realtà economica e sociale locale, pur senza che si sia verificata la completa assimilazione, sono quello dei Kale’ o Gitanos spagnoli e dei Ruska Roma (Zingari russi).

    Oggi moltissimi cantanti, attori, ballerini e musicisti in questi due Paesi sono zingari in virtu’ delle delle loro tradizioni musicali, che sono considerate fra le piu’ importanti ed apprezzate.

    Una curiosita': gli Zingari russi di oggi sono i piu’ educati ed acculturati fra tutti i gruppi zingari esistenti al mondo ed intraprendono moltissime professioni con grande successo.

    venerdì 11 aprile 2008

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    L’attimo


    E’ un attimo che pare eterno.

    Assaporalo con voracita’ perche’, poi, non te ne restera’ alcuna briciola.

    Eppure quell'attimo lo vivi.

    Affondi le dita nei suoi capelli mentre la sua bocca si nutre del tuo seno.

    Il corpo esulta e la mente esplode.

    Chiamalo pure amore. Chiamalo pure orgasmo. Chiamalo come vuoi.

    Ma un battito di ciglia ed e’ gia’ passato, e quando la memoria andra’ a ricercarlo, e tentera’ di riviverlo, s’accorgera’ che il pensiero non puo’ possederlo.

    Inutilmente ti affannerai ad inseguirlo ma, come ogni attimo, e’ libero.

    Non trattenerlo. Lascialo andare. Lascialo fuggire.

    giovedì 10 aprile 2008

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    Il corpo



    Si dice che il corpo sia il tempio dello spirito. E’ certo che, se alla fisicita’ non si unisce una buona dose di cervello, il tutto resta circoscritto ad un mero involucro; una bella scatola ben impacchettata ma vuota all’interno: il tempo di scartarla, accorgersi del contenuto insignificante, e farle prendere la via dei rifiuti.

    Ho un bel corpo, e’ inutile che lo neghi, e per me, oggi, esso rappresenta motivo di grande soddisfazione; sono infatti riuscita a mantenerlo in forma come quello che avevo a venticinque anni.

    A chi mi chiede il motivo di tutta questa attenzione che do al mio corpo (che a volte rasenta l’ossessione), rispondo divertita che non ho mai amato giocare con le bambole quando ero bambina, ma adesso mi trastullo con la bambola che piu’ amo: me stessa.

    E poi devo dire che, in passato, questo mio corpo ha rappresentato assai di piu’ di un semplice involucro. E’ stato uno strumento di lavoro determinante. Esattamente come per una disegnatrice lo sono le abili dita oppure, per una fotografa, gli occhi.

    So che aver mercificato le tette al posto degli occhi crea in molta gente una certa inquietudine nei miei confronti; inquetudine che, poi, si trasforma in pregiudizio. L’indottrinamento, soprattutto religioso, riesce a piegare anche quelle menti che, ad un primo esame, possono apparire illuminate e che purtroppo non riescono a comprendere che, in fondo, tette, dita o occhi sono solo dettagli, solo convenzioni.

    Se poi devo essere sincera, ho sempre avuto maggiori problemi a mostrare i miei occhi che le mie tette, ma io ho le mie manie, le mie convinzioni che si sono strutturate a seguito del modo in cui sono cresciuta ed in base anche alla mia cultura.

    Non scrivo cio’ che scrivo per stimolare le ragazze dotate di un bel corpo e di un bel cervello a prendere una determinata direzione nella loro vita; non sono qui per evangelizzare o ad esaltare la mia condotta: cio’ che puo’ essere andato bene per me non significa che possa essere giusto per altre donne.

    Sono solo infastidita dal fatto che si voglia collegare la morale (e la moralita’) di una persona con una parte del suo corpo; come se in quella determinata parte si annidasse il peccato…

    A nessuno e’ venuto in mente che una puttana puo’ essere una degnissima persona, dotata di principi morali saldissimi, che usa ogni parte del suo corpo in modo da produrre del bene per se stessa e per gli altri, mentre chi non fa la puttana, e magari dall’alto della sua “posizione morale” demonizza chi mercifica il proprio corpo, potrebbe invece usare le sole dita o addirittura il solo intelletto per compiere azione moralmente ed eticamente discutibili come rubare, truffare oppure uccidere?

    Le dita, le tette, gli occhi o la fica, sono solo degli organi; non sono ne buoni ne’ cattivi. A renderli buoni o cattivi e’ l’intenzione e come la persona li utilizza. Esattamente come un’arma che puo’ essere usata per offendere, oppure per difesa, o per procacciarsi cibo.

    Oggi non e’ piu’ il periodo avventuroso dei bordelli di Calcutta, e la mia attuale vita non prevede piu’ l’utilizzo del corpo come strumento necessario alla buona riuscita della mia professione. La mia esistenza si e’ maggiormente focalizzata sull’aspetto cerebrale, ed il corpo, come ho detto, rappresenta piu’ un gioco mio personale che altro.

    Cio’ nonostante non rinnego ne’ mi pongo dei problemi per il modo in cui l’ho utilizzato; sinceramente, confesso, l'ho usato per cacciare prede e procacciarmi il cibo, e nell’andare a caccia puo’ essere accaduto che mi sia partito un colpo involontario, e che qualcuno sia rimasto ferito...

    Spero non in modo grave, ma sono i rischi che certe persone corrono quando si aggirano ingenuamente in una riserva di caccia, credendo si tratti di un tranquillo parco ove fare un'allegra scampagnata.

    martedì 8 aprile 2008

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    Primo giorno di scuola


    Si crede che i bambini abbiano la capacita’ di assorbire i colpi. Si pensa che la natura li abbia dotati di un sofisticato sistema di difesa dovuto ad una minore consapevolezza della realta’ che li circonda, ma non e’ vero.
    Purtroppo la violenza riesce a superare ogni barriera, in quanto la societa’ non offre una sufficiente protezione nei riguardi di chi e’ piu’ debole, e figure fondamentali che dovrebbero essere di supporto, come i genitori e gli educatori, a volte si rivelano le piu' dannose, imponendo regole che vengono recepite come autentiche angherie.

    L'abuso di potere dell’adulto puo' tradursi in comportamenti, come il farsi raccontare tutto nei minimi dettagli, oppure l’imposizione del cibo non gradito, oppure una punizione data piu’ per stizza che per fondato motivo, che possono essere interpretati come delle torture. E se poi entriamo nel campo della violenza sessuale, allora portiamo alla luce uno scheletro nascosto nell'armadio piu’ diffuso di quanto s’immagini.

    Se la violenza fisica e’ una cosa bestiale, quella psicologica non e’ certo meno crudele.

    Avevo l’eta’ in cui i bambini iniziano la grande avventura della scuola. Ricordo ancora la mattina in cui mi ritrovai in quella prima classe.

    Ricordo come ero felice: il vestitino nuovo color marrone con il colletto ed i polsini bianchi, sormontato da un grembiulino bianco che mi proteggeva la parte anteriore del busto e delle gambe lungo fino alle ginocchia, i capelli puliti e pettinati in due trecce, legate con due fiocchi anch’essi bianchi, i miei quaderni immacolati, le mie matite colorate alle quali occorreva fare la punta…

    Tanítónõ inizio’ ad assegnare i posti ai vari banchi che avremmo dovuto occupare. La classe era mista e non solo perche’ formata da maschietti e femminucce, ma anche perche’ c’erano bambini di etnia tzigana, ed io ero fra loro.

    Essere tzigana non mi era mai pesato e non avevo mai avuto consapevolezza di cosa significasse essere diversa, ma quel giorno tanítónõ disse: "gli tzigani occupino i banchi la' in fondo".

    Eravamo in sette, una sola femmina, e non mi fu assegnato alcun compagno; mi accomodai da sola in quel banco anche troppo grande per me, mentre qualcuno, con il quale avevo giocato fino al giorno prima, mormoro’ “piszkos cigányok!”. E tanítónõ non disse nulla.

    Conobbi cosi’ la vergogna. Da quel giorno in poi andare a scuola non fu piu’ il sogno che avevo vissuto fino a quell’attimo. Assunsi un atteggiamento chiuso; tutto cio’ aveva creato una ferita, e la ferita mi faceva sentire diversa, diversa perche' ero tzigana e diversa perche' ero l'unica solitaria in un banco di scuola.

    Non ho mai portato rancore a tanítónõ per cio’ che mi procuro’, forse neppure se ne rese conto, forse neanche udi' quella frase. Anzi, ad essere sincera oggi la ringrazio perche’ da quell’esperienza ho imparato molte cose che mi hanno arricchita dentro, in quanto fui come stimolata a dimostrare che comunque potevo farcela anche da sola.

    La mancanza di qualcuno accanto in quel banco mi costrinse a dedicare maggiore impegno allo studio, e cio’ mi ha ripagata in seguito, quando poi, da grande, ho dovuto competere per poter proseguire nelle classi superiori che, nel mio Paese, erano garantite solo a chi dimostrava di avere capacita’ d’apprendimento superiore alla norma.

    lunedì 7 aprile 2008

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    Carnefici e vittime


    Il ruolo di carnefice e quello di vittima dovrebbero essere interpretati solo temporaneamente, alternativamente, prima l'uno, poi l'altro, o viceversa, come esperimento.
    Una prova di teatro nel gioco delle parti della vita e mai con la finalita’ di esercitare un reale potere nei confronti di un’altra persona, perche’ se l'adulto non riesce a purgarsi del suo disagio, da questa dipendenza dal ruolo di carnefice usato per esorcizzare una sua paura, o di vittima, usato per mettere in atto un suo personale ricatto, perdera’ la dignità e non si rendera’ conto che s’incastrera’ da solo in una situazione che nel tempo diverra’ impossibile da superare.

    Non sono mai stata un’appassionata di questo genere di cose. Le ho ritenute spesso manifestazioni ridicole, oppure vere e proprie espressioni patologiche. Solo una volta nella mia vita ho accettato di genuflettermi, di essere una brava coniglietta, cercando di restare devota a chi in quel momento aveva assunto nei miei confronti il ruolo di “Maestro”.

    Ero molto giovane a quel tempo, e forse e' stato anche a causa di cio’ che ci fu chi commise l’errore di sottovalutarmi, credendo che ad un certo punto non avrei saputo piu’ distinguere il vero amore dal condizionamento e sarei caduta nel circolo vizioso dell’attaccamento morboso.

    Molto probabilmente, in presenza di una personalita’ diversa dalla mia, meno zingara, meno ribelle ed incostante, quel tipo di relazione avrebbe persino potuto trasformarsi in un’esistenza eternamente tormentata. Purtroppo, per chi proprio a tale tipo di esistenza mirava, non fu cosi’.

    Credo che abbia sofferto a lungo nel cercarmi ossessivamente allorquando decisi di scomparire tagliando ogni legame. Noi tzigane siamo brave a far perdere le nostre tracce, e non esiste persona al mondo, per quanto potente possa essere, in grado di trovarci se non lo vogliamo.

    Comunque fu quella l’occasione in cui mi resi conto dell’estrema debolezza di chi si atteggia a padrone assoluto, a despota altezzoso, a cinico tenebroso. Un arrogante che, pero’, improvvisamente diventa succube di una situazione che non e’ piu’ in grado di controllare… anzi, che mai ha controllato realmente.

    Dicono che chi da piccolo ha subito certi traumi, poi, da adulto, tenda a trasferirli su altri; come i pedofili che sono stati a loro volta vittime di pedofili, in una concatenazione di atrocita’ che poche persone hanno il coraggio e la forza di spezzare.

    Nonostante cio’ sono portata a credere che, piu’ che una reiterazione di fatti atavici accaduti nell’infanzia, in certa gente si annidi una grande dose di insano narcisismo combinata a tanta imbecillita’ mascherata da perversione.

    Ho letto in questi giorni a proposito di un fatto assai marginale, ma che ha catturato il mio interesse in quanto presumo di essere entrata, anche se brevemente ed in modo superficiale, in contatto con chi credo ne sia stato protagonista. Si parlava di qualcuno che ha usato violenza su una ragazza che esercita la professione di prostituta.

    Non entro nello specifico di quell’episodio, in quanto non ho alcun modo di stabilire quale sia la verita’, ma leggendo cio’ che e’ stato scritto, la ragazza ha subito una vera punizione a base di frustate che le avrebbero lasciato segni ed ecchimosi.

    Episodio che non sarebbe stato denunciato al momento in cui e’ avvenuto, forse per vergogna, forse per minacce o forse per semplice ingenuita’, ma che e’ stato esplicitato in occasione di una discussione in un forum, nella quale molte “brave persone” (che io chiamo “le merde”), intervenendo a sproposito, hanno ironizzato minimizzandone la gravita’, se non addirittura attribuendone la responsabilita’ a lei, in quando prostituta e, quindi, donna di seconda categoria.

    E’ ovvio che, qualora tutto cio’ che e’ stato raccontato fosse vero, rivelerebbe come certi individui, che in pubblico sono in grado di assumere dei comportamenti che sembrano normali, siano in realta’ dei malati mentali nella cui psiche si accumula un disagio profondo e violento, pronto ad esplodere nei momenti in cui la “valvola di sicurezza” che dovrebbe controllare certe pulsioni non riesce piu’ a funzionare.

    Una volta ci fu chi, in chat, mi racconto’ un episodio che lo riguardava e che mi fece decidere di eliminarlo definitivamente dalla lista di coloro che potevano avere una relazione, seppur virtuale, con me. Mi parlo’ di sua figlia, di come a lui piacesse vederla piangere, di quanto quel pianto lo gratificasse poiche’ gli faceva cogliere (testuali parole) “la vera essenza della sua anima”, e di come quel sentimento creasse comunanza, se non addirittura compenetrazione emotiva, fra lui e la bimba.

    Ebbi chiara l’immagine di un padre che, al di la’ della veridicita’ dell’episodio che avrebbe potuto anche essersi inventato allo scopo di “apparirmi” interessante secondo dei canoni perversi tutti suoi, si permetteva di trascinare sua figlia all’interno di una conversazione con una sconosciuta (qual ero io per lui), in una chat in cui lo scopo principale era quello di agganciarmi, cioe’ in un contesto in cui una presenza innocente di tal genere avrebbe dovuto restar fuori.

    Cio’ mi fece venire in mente parole che avevo letto da qualche parte: “un padre, che non ha sviluppato un’ appropriata responsabilita’ paterna pensa, piu’ o meno consciamente, che tormentare la figlia sia la piu’ sicura arma di difesa contro una possibile attrazione sessuale nei suoi confronti.”

    Ricordo che per poco non ho vomitato… eppure ho sempre avuto lo stomaco forte.

    Misura la forza della tua Password

    Oggi mi sento un po' cosi'...

    Oggi mi sento un po' cosi'...

    Tokaj-Hegyaljai Borvidék

    Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

    A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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