venerdì 29 febbraio 2008

11
comments
Emoticon idiota


Non so perche' certe emoticon stimolano in me una sensazione di fastidio o di antipatia, mentre altre, invece, mi sono particolarmente simpatiche.

Per esempio le emoticon presenti su yahoo messenger sono simpaticissime, mentre quelle su MSN messenger sono mal fatte e non rendono pienamente l'idea.

Su certi forum, poi, le emoticon diventano quasi il biglietto da visita di chi abusa di alcune in particolare. Conseguentemente, per il "feeling" che ci procura la persona che le usa, certune possono diventarci simpatiche oppure antipatiche.

Per esempio ce n'e' una che tutte le volte che la vedo mi da' l'idea di un essere beota che sghignazza. Me lo immagino li', con il labbro tremulo come la sua emoticon che cerca di ridere per una battuta che non fa assolutamente ridere. Un imbecille che crede che tramite l'emoticon la battuta divenga divertente, quando invece e' agghiacciante.

giovedì 28 febbraio 2008

21
comments
Falsi storici


Pare che, oltre al falso "Olocausto" (che secondo alcuni e' un'invenzione servita a far apparire il popolo ebreo come vittima) ed al falso "Sbarco sulla Luna" (che secondo alcuni e' frutto della propaganda americana durante gli anni della Guerra Fredda), ci sia anche un'altro "falso storico" che riguarda in particolar modo l'autrice di questo blog: la mia "esistenza".

Si', perche' secondo alcuni io non esisterei, anzi non sarei MAI esistita.

Secondo queste persone intelligenti io sarei solo il "prodotto", la risultanza, un miscuglio di varie persone malate che frequentano (o hanno frequentato) quel "manicomio virtuale" che si chiama Escort Forum.

Vi diro' di piu': secondo questi "alcuni" prima di Escort Forum io non esistevo. Secondo costoro sarei "nata" due anni fa proprio in Escort Forum, e cio' che racconto di me sarebbe solo frutto di fantasia.

Secondo queste "illuminate" persone non sarebbe mai esistita una Chiara di Notte che, gia' nel 2000 (ai tempi del primo forum italico sul tema prostituzione, cioe' IER), scriveva e si rapportava con i fruitori del servizio chiamati comunemente "puttanieri".

Quindi, secondo questi sagaci personaggi, ai quali non saprei dare un nome poiche' cambiano nickname ogni tre giorni, tanto si vergognano delle fandonie che raccontano, io sarei un fantasma, una non persona, una non entita'.

Infatti, in questo momento, chi sta scrivendo non esiste.

14
comments
Elemosina? No grazie!


Oggi sono andata un po' "in giro" per i vari blog che ho inserito fra i miei favoriti e mi sono soffermata sulla pagina di Gillette QUI

A parte il suo ultimo post abbastanza carino, cio' che ha attirato la mia attenzione e' il "sistemino" che lei usa per ricevere "regalini" dai vari lettori del suo blog.

Una "pelatrice" e' sempre una "pelatrice" ed anche se (come dice lei) e' "in transition", resta comunque una "pelatrice".

Se notate, sotto al suo profilo esiste un link da cliccare (gift a cute ex-whore) tramite il quale e' possibile inviarle dei soldi. Il sistema e' sicuro e garantito da Amazon.com, ma cio' che mi chiedevo e': quanto e' credibile una persona che crea un blog e poi riceve l'elemosina dei lettori? Non e' dequalificante?

So che con questa mia affermazione mi discosto enormemente da quella che e' la cultura delle mie antenate, ma a me pare che certe anglosassoni siano piu' zingare delle zingare stesse.

mercoledì 27 febbraio 2008

7
comments
Quel poco di luce che resta

Falco!

Un falco
si leva dal folto,
improvviso, di mezzo
ai quercioli,
veloce, deciso,
in volo cabrato
(freccia
dall'arco)
s'innalza con
battiti larghi
e potenti, poi
vira col breve
svolìo delle
remiganti,
disegna una
nera spirale
sul filo di
lievi correnti
ascendenti
in ruote
più ampie
ad ogni passaggio.
Solenne,
contro le nuvole
grige nel mesto
tramonto, il falco
si lascia portare
(ferme le ali)
più alto,
più alto
nel cielo
piovorno, là
dove raccoglie
e riflette
quel poco
di luce che resta

del giorno.

La piccola valle,
qui in basso
già pare
racchiusa
nel nero
steccato di ombre
notturne.

Il falco improvviso
esce dal cerchio
dell'ultimo giro
e prende
deciso il suo
volo disteso
e scompare
a occidente
dentro una nuvola
nera.

(Mimi Piombini)

Qui hai uno spazio per scrivere i tuoi pensieri liberi... un cielo per volare prima che la luce scompaia. Se vuoi.

40
comments
La "mia Amazzone"


Quando parlo di Amazzone non intendo quella figura stereotipata, costruzione tutta maschile, diffusa fin dall’antichita’ da Erodoto di Alicarnasso con Le Storie (Istoriai) e da Diodorus Siculus con La Biblioteca storica (Bibliotheca historica). L’immagine che si ricava dai racconti delle Amazzonomachie, le guerre degli uomini contro le Amazzoni che coprono un arco temporale di oltre cinquemila anni, e’ quella di guerriere sanguinarie, crudeli conquistatrici che usano gli uomini per i loro scopi sessuali e poi li riducono in schiavitu’ oppure li uccidono. Donne ingorde di potere il cui unico fine e’ il dominio. Questo cliche’ e’ solo un’interpretazione “sadomasochista”, un sex symbol ad uso e consumo del maschio che e’ funzionale solo al suo ripetitivo ed altalenante bisogno di dominazione e sottomissione.

La “mia Amazzone”, pur non ricalcando questo cliche' inquietante, e’ assai piu’ insidiosa poiche’ costituisce una minaccia vera e propria a quell'ordine che, dopo oltre 25.000 anni di civilta' matriarcale basata sul culto della Grande Madre, si e' forgiato nel continente europeo ad iniziare dal V millennio avanti Cristo con l'invasione dei Kurgan, un popolo nomade proveniente dalle steppe dell'Asia che introdusse il sistema patriarcale basato sulla supremazia del maschio. Tutto cio' e' stato accettato e poteva avere un senso fino al momento in cui l’Umanita’ necessitava di riprodursi in modo veloce e fino a quando la forza fisica era determinante per la sopravvivenza della specie, ma oggi perde completamente di significato.

La “mia Amazzone” smantella le ragioni che hanno edificato il mondo su “five thousand years of sperm” come Mary Daly ha definito il sistema patriarcale introdotto dai Kurgan e demolisce la concezione di femmina domata ed assuefatta al sistema, di una “Eva” assoggettata ai colonizzatori ed a loro sottomessa per poter usufruire di quei piccoli frammenti di potere che oggi gli uomini benevolmente concedono in piccole dosi. Frammenti insignificanti ma che appaiono grandi proprio perche’ negati per millenni.

La “mia Amazzone” non e’ individualista e non e’ in contrasto perenne con le sue simili per contendersi ogni piccolo frammento, anzi si unisce ad altre donne, forma aggregazioni e crea comunita’ per il raggiungimento di un obiettivo comune. Non piu’ rivali ma sorelle la cui forza si sviluppa in una filosofia ontologica basata sulla “negazione” e cioe’ sul sottrarsi al maschio per stimolarlo ad acconsentire ad una piu’ equa distribuzione del potere, per cui sia prevista un’alternanza nella gestione della societa’ in cui viviamo.

lunedì 25 febbraio 2008

13
comments
Favola triste


C’era una volta un forum. Era un forum come ce ne sono tanti, ne’ piu’ bello, ne’ piu’ brutto, ed era frequentato dalla solita gente che frequenta tutti i forum: intellettualoidi veri, intellettualoidi finti, pisquani, donzelle, multinick, psicotici, persone per bene, diffamatori. Insomma la solita gente che s’incontra ogni giorno anche nella vita.

Un giorno, in questo forum avvenne una cosa alquanto sgradevole, un nick (perche’ nei forum sono tutti nick) inizio’ a litigare con un altro nick: insulti da una parte, reazioni esagitate dall’altra, minacce, ricatti. Insomma cio’ che avviene in ogni forum da quando il mondo e’ mondo, e come in ogni forum tutti gli altri assistevano curiosi e divertiti a questa diatriba parteggiando un po' per l’uno, un po' per l’altro, a volte scherzando. Perche’ poi, si sa’, i forum sono tutti uno scherzo e le cose non vanno prese sul serio.

Fatto sta che uno di questi nick litigiosi, un colosso da 150 chili, invece, prese la questione proprio seriamente ed inizio’ a cercare di scoprire chi fosse l’altro nick per fargliela pagare a suon di schiaffoni. L’altro nick si accorse che le cose non andavano per il verso giusto e cerco’ di ritirarsi in buon ordine in modo da non travalicare certi limiti che il buon senso dovrebbe dettare, ma il colosso non volle sapere ragioni, anzi aumento’ la dose degli insulti ed arrivo’ persino a pubblicare sul forum i dati personali e le foto di varie persone che lui, di volta in volta, “pensava” si nascondessero dietro al nick che lui odiava.

Tutti gli altri che assistevano a questo "reality" non si attivarono per impedirglielo, anzi, si divertirono ancor di piu’ creando situazioni in modo che i due nick litigassero ancor piu’ furiosamente e mentre cio’ avveniva tutti ridevano e si sbellicavano assistendo allo sputtanamento. Qualcuno fece da "finto tonto" fingendo di non capire quello che stava accadendo.

Se non che un giorno, il colosso, impazzito di odio e di rancore, porto’ la contesa sul piano reale, si reco’ sul posto di lavoro dell’altro con l’intenzione di litigarci furiosamente e dargli una lezione, ma la persona dalla quale si reco’ non c’entrava nulla con il forum e glielo disse ma il primo, fuori di testa, non volle credergli.

Dalle parole si passo’ alle mani ed il colosso inizio’ a schiaffeggiare l’altro. Uno schiaffo, due schiaffi… l’altro gridava che non c’entrava nulla ma niente da fare, anzi questo negare imbizzarriva ancora di piu’ il colosso che dagli schiaffi passo’ ai pugni fino a che…

Fino a che il piu’ debole dei due cadde e la sua testa ando’ a sbattere contro uno spigolo appuntito.

Ci resto’ secco.

Il colosso si rese conto troppo tardi di cio’ che aveva fatto accecato dalla rabbia. Quando la polizia lo arresto’ e lo porto’ via piangeva come un bambino ma ormai la frittata era stata fatta.

Sul forum, il giorno dopo, vennero scritti post di sgomento riguardo all’episodio avvenuto e quasi tutti concordarono che certe cose, certe diatribe, certi litigi, avrebbero dovuto essere spenti sul nascere, prima che si arrivasse alle estreme conseguenze. Coloro che avevano fatto i "finto tonti: si giustificarono con la tipica frase "mah, io non ci ho capito nulla!"... cosi' tanto per non esprimere la loro opinione neppure in quella circostanza.

A nessuno venne in mente di ricordare che quando i due litigavano tutti stavano dietro le loro tastiere a ridere ed a divertirsi. Fin qui niente di strano, l’ipocrisia della gente e’ una cosa nota e questa nostra fiaba potrebbe anche terminare qui, ma che favola sarebbe se non ci fosse il lieto fine?

L’epilogo di tutto fu che il colosso passo’ processo per omicidio e fu condannato a molti anni di prigione ed insieme a lui venne condannato, ma non alla prigione, anche l’amministratore del forum in quanto aveva permesso che la situazione degenerasse.

Il forum chiuse i battenti e a tutti gli altri, quelli che avevano visto evolvere la situazione e che avevano sghignazzato non immaginando come sarebbe potuta finire, non accadde niente.

Anzi, qualcosa accadde: furono tutti interrogati come persone informate sui fatti; persero giornate intere a dare spiegazioni davanti al pubblico ministero ma, soprattutto, dovettero dare spiegazioni alle loro mogli, dato che tutto fu pubblicato nei dettagli sui giornali e quel forum, guarda caso, trattava di un argomento del quale le mogli era meglio fossero all’oscuro.

domenica 24 febbraio 2008

94
comments
La sconfitta delle Amazzoni

 
Pare che le Gorgoni fossero in origine una tribu’ di Amazzoni nordafricane che vennero poi mitizzate e nel mito divennero tre sorelle: Steno, Euriale e Medusa.

La loro immagine mostruosa e’ collegata al culto africano della Dea Serpente le cui sacerdotesse, le pizie, erano vestite di pelli di pitone e brandivano serpenti e asce bipenni. la Medusa in particolare, e’ un simbolo del potere femminile presente in tutto il bacino del Mediterraneo, nel mondo etrusco e fino alle steppe russe. La sua raffigurazione e’ quella che conosciamo e che rimane incisa sullo scudo di Atena.

Non sto qui a raccontare la vicenda legata a Perseo, di come sconfisse la Medusa e tutta la storiella che insegnano ai bimbi, ma esiste un elemento che va sottolineato: queste donne sono terribili se agiscono insieme, in gruppo, in tribu’. Sono cosi’ terrificanti e cosi’ minacciose quando sono unite perche’ l’unione tra di loro scatena una forza potentissima alla quale e’ difficile opporsi ed esse possono essere sconfitte solo se prese e combattute individualmente.

Su questo punto mi sovviene una riflessione. Spero che qualche discendente di “Eva” non si senta punta nel vivo, ma vorrei far notare come la strategia maschile sia sempre stata improntata ad impedire qualsiasi forma di aggregazione femminile. Il ruolo della donna e’ quello di accudire il focolare domestico, pensare alla famiglia, disinteressarsi dei problemi generali che riguardano la societa’. Problemi ai quali pensa e provvede l’uomo, in prima persona o con una delle innumerevoli forme d’aggregazione alle quali da' vita, dal branco all’esercito mentre l'unica forma d’aggregazione concessa alla donna e’ al limite quella del gineceo o dell'harem.

In questo blog ho riportato piu’ volte esempi di societa’ femminili che esistevano nel mondo antico e che si rifacevano all’originario e primordiale culto della “Dea Madre”. Societa’ e civilta' che sono state distrutte, disgregate, spazzate via in quanto ritenute pericolose e delle quali l’uomo porta ancora dentro di se’ un timore ancestrale.

Cio’ che penso, cio’ di cui sono convinta in base ad esperienze mie personali ed in base anche a quanto ho assimilato leggendo, studiando, appassionandomi al problema della condizione femminile, e’ (credo) ormai chiaro a coloro che hanno avuto la “sfortuna” d’incontrarmi (anche virtualmente) e che si sono dovuti/e sorbire i miei panegirici sull’argomento: i conflitti fra il mondo maschile e quello femminile sono ancora irrisolti, profondi e segnati da un disequilibrio che pende in maniera netta ed inaccettabile dalla parte degli uomini.

Anche perche’ ormai le donne si sono “rassegnate”. A loro e’ lasciata la speranza di poter riequilibrare il dislivello esistente scimmiottando gli uomini ed essere fagocitate dalla loro struttura sociale vincente. E’ una “resa incondizionata” in cui alle sconfitte conviene piu' mettersi al servizio dei vincitori che continuare a lottare.

Sono Amazzoni umiliate nella loro indipendenza quelle che incatenano la loro sorte a quella dei nuovi padroni, divenendo serve armate al servizio di padri e di fratelli. Dalla figlia di Zeus e di Metide alla Pulzella d’Orleans, dalle combattenti del Dahomey alla scorta del dittatore libico Gheddafi, vengono arruolate ed utilizzate nelle imprese militari e politiche maschili. Promosse al ruolo di manager nelle multinazionali, elette come deputate nei parlamenti e non comprendono che quel piccolo potere e' concesso loro perche’ portino l’acqua al mulino del vincitore.

E’ cosi’ che le figlie di Eva abbandonano l’ascia bipenne delle amazzoni la cui forma simbolizza quello delle doppie labbra della vulva che nei tempi antichi era un simbolo di partenogenesi, cioe’ di potere femminile, per armi piu’ falliche, per strumenti e simboli che appartengono totalmente al mondo maschile. Esse, sconfitte, seguono regole imposte da chi ha l’interesse affinche’ niente cambi. Diventano individualiste, egoiste, con interessi limitati solo al loro “guscio” (corpo), al loro “nido” (prole), alla loro “cuccia” (casa) di cui il “padrone” le ha messe a guardia ma i cui dettami vengono decisi altrove.

La societa’ patriarcale crea quindi per loro dei “modelli” ai quali devono attenersi per “piacere”, per essere “accettate”. Standard fisici, intellettivi, morali, esistenziali dai quali non devono discostarsi per non essere considerate “difettose” e fintanto che il loro interesse sara’ assorbito da cio’ non avranno ne’ il tempo ne’ la voglia di “aggregarsi”, di rompere gli schemi, di pretendere indietro quello che e’ stato loro tolto.

Anche nei rapporti con quelle loro sorelle che non seguono gli schemi e che, anticonformiste e ribelli, vengono considerate difettose, amorali, diverse, streghe, queste amazzoni sconfitte, per non essere in seguito punite, fanno scudo con il loro corpo per difendere il padroncino di turno che brandisce il bastone.

Piegano la testa in segno di sottomissione, rinnegano la loro natura, soffocano la loro rabbia, uccidono la loro coscienza e sono persino disposte a tradire pur di non aver problemi. Mentre rimirano il loro culo allo specchio le loro sorelle possono essere anche derise, umiliate, violentate; l’importante e’ non seguire la loro sorte, tenersi a distanza di sicurezza, non essere contagiate, perche’ cio’ significherebbe poi dover rinunciare alla ciotola di cibo “concessa” dal padrone.

Le figlie di Eva e figlie di Lilith hanno scelto di percorrere strade diverse, ma alla fine, quando i modelli imposti loro si sgretoleranno sotto il peso delle violenze perpetrate nei confronti delle donne cinesi i cui piedi sono stati legati e storpiati, nei confronti delle donne islamiche lapidate e sfregiate, nei confronti delle donne africane la cui clitoride e’ stata mutilata, nei confronti di ogni donna stuprata fisicamente, economicamente e psicologicamente, tutte si ritroveranno nel medesimo luogo e dovranno unirsi per riappropriarsi della loro coscienza e della loro dignita’.

“Il legame tra donne e’ la forza piu’ temuta, piu’ problematica, la forza col piu’ alto potenziale di trasformazione del nostro pianeta" (Adrienne Rich)

sabato 23 febbraio 2008

18
comments
Nani e nane


Il termine e' usato genericamente per indicare una persona di piccola statura e nel linguaggio comune nano (o nana) viene detto chi e' affetto da nanismo.

Il nanismo e' un'anomalia che causa un insufficiente sviluppo corporeo, che puo' essere armonico o disarmonico nelle proporzioni. Nel primo caso il soggetto nell'insieme ha una figura in cui sono mantenute le proporzioni tra le parti; nel secondo caso prevalgono certe strutture su altre, per esempio le braccia sono di proporzioni normali rispetto agli altri individui mentre il tronco rimane piccolo. Il nanismo puo' essere presente fin dalla nascita o manifestarsi nella puberta'. Le cause sono anomalie genetiche, disfunzioni endocrine, alterazioni metaboliche, eccetera. Talvolta il termine nanismo puo' essere usato anche nel caso di malattie che riducono l'altezza del soggetto per il fatto di provocare deformazioni allo scheletro. Tra i nanismi armonici si ricordano il nanismo ipofisario, il nanismo di Laron, la bassa costituzione per familiarita'. Tra i nanismi disarmonici si ricordano il nanismo causato da ipotiroidismo, il nanismo causato da acondroplasia e quello causato dalla sindrome di Turner.

Ma tutto quanto esposto sopra riguarda la questione scientifica. Esistono molteplici varieta' di nani. Per esempio nel giardinaggio esistono i "nani da giardino", elementi decorativi chiamati anche "nani di gesso", che sono poi le raffigurazioni di quei nani che da bambini/e ci hanno affascinato nelle fiabe popolate di elfi e folletti oppure nelle storie animate di Walt Disney.

Il dolce Mammolo, il raffreddato Eolo, il felice Gongolo, lo studioso Dotto, il dormiglione Pisolo, l'arrabbiato Brontolo ed il tenerissimo Cucciolo sono i piu' noti. Meno note sono invece (ahime' come sempre avviene quando si tratta di femmine) le nane:

La veneziana Gondola, la gasata Bombola, l'appiccicosa Piattola, l'orientale Mandorla, la marinara Vongola, la puzzolente Gorgonzola, l'africana Angola, la succosa Nespola ed infine la meretrice Zoccola (quella che mi sta piu' simpatica).

Poi ci sono i nani cerebrali, che poi equivalgono a coloro che sono affetti anche da nanismo morale ed etico. Credono di essere dei giganti ma sono piccini piccini. Praticamente dei vermi.

7
comments
Espellere


Spingere fuori, scacciare.

Per esempio, il significato biologico del vomito e' quello di espellere dallo stomaco sostanze riconosciute come tossiche dall'organismo e, restando confinati alla sola cavita' orale senza citare altri orifizi organici, anche tossire oppure starnutire sono azioni che espellono, "buttano fuori".

Gesti tesi ad allontanare qualcosa che riteniamo dannoso, pericoloso e, se ci pensiamo bene, con le persone avviene la stessa cosa: quando pensiamo siano dannose per noi, per la nostra vita e per cio' che riteniamo importante, le espelliamo.

Purtroppo, l'espulsione di taluni parassiti, come la tenia che e' un vermiforme che si annida nell'intestino che puo' raggiungere anche i 30 metri di lunghezza, risulta particolarmente difficile ed in caso d'infestazione non e' possibile liberarsene semplicemente con un gesto fisico oppure restando senza respirare sperando che schiatti per mancanza d'ossigeno.

In tal caso l'uso di un potente tenifugo e' consigliato.

17
comments
Mia nonna era una strega


"L’uomo tema la donna quando essa ama: perche' essa allora compie ogni sacrificio e le altre cose sono per lei senza valore."

Lo ha scritto anche Nietzsche: la donna e’ malvagia. Il fatto che sia stata sedotta dalle lusinghe di Satana, a causa della sua struttura fisica imperfetta poiche' generata dalla costola di un uomo, fa si’ che debba per forza di cose procurare danni e sciagure all’intera Umanita’. Su questa asserzione, alla fine del XV secolo, in Europa sono state mandate al rogo, condannate dai tribunali della santa inquisizione, oltre 100.000 donne colpevoli solo di non appartenere a quello stereotipo femminile stabilito da chi, in quei tempi, guidava la cristianita’.

Sono convinta che, a prescindere da quanto scritto da Nietzsche in Also sprach Zarathustra oppure da quanto esposto dai domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer nel loro Malleus maleficarum, la bibbia degli inquisitori cioe' il piu' completo testo di demonologia che servi' da manuale per reprimere l'eresia e la stregoneria durante il periodo dell'inquisizione, la demonizzazione della donna nasca da una paura tutta maschile nei confronti della diversita’ femminile, ed in modo particolare dalla quasi totale mancanza di conoscenza della complessa sessualita’ delle donne.

L’idea della femmina come elemento piu’ lussurioso e sensuale fra i due generi, unita alla consapevolezza che gli uomini fossero meno "caldi" e potenti delle donne in campo sessuale quando raggiungevano l’eta’ senile, ha influenzato tutta la cultura europea di fine Medioevo. Ma la misoginia non e' esclusivita’ solo di quel periodo. Essa ha origine da una percezione diffusa a livello sociale, e l’intera storia del genere umano, da un certo punto in poi, ne e’ permeata.

Mia nonna era una strega.

Ovvero, non era proprio una strega. In realta’ era solo una zingara che sapeva leggere i tarocchi e le linee della mano; una banale fattucchiera di campagna. Ma, per chi porta dentro di se' il pregiudizio, il passo da fattucchiera a strega e’ molto breve. Qualora fosse vissuta nel periodo dell'inquisizione, cio' sarebbe bastato a fare di lei un perfetto capro espiatorio.

Libera, senza alcun legame paterno o maritale, ostentava la sua indipendenza con grande forza. Soprattutto quella sessuale. Colpa gravissima, questa, poiche’ tale indipendenza, quando esibita dalle donne, e’ sempre motivo di preoccupazione da chi appartiene al genere maschile che, pur desiderando intimamente un tipo di donna emancipata e disinibita, ne e' profondamente intimorito.

Mia nonna si sottraeva quindi alle regole ed al ruolo che la societa’ le imponeva. Era indubbiamente una donna anticonformista ed eccentrica che, per peculiarita’ sia fisiche che comportamentali, si disgiungeva in modo netto dal resto della comunita’ della quale faceva parte, e questo attirava su di lei l’inevitabile attenzione, la paura, l’ansia e la frustrazione di chi aveva terrore della diversita’ e si riconosceva solo nella mediocrita’ dei suoi simili.

venerdì 22 febbraio 2008

5
comments
Una vita sprecata


Se passeggiamo oppure frequentiamo luoghi che non siano quelle palestre bazzicate da veline ed indossatori, ci accorgiamo che la vita di tutti i giorni non e' proprio una “passerella” di moda. Lo standard estetico della gente che incontriamo e’, normalmente, piuttosto mediocre.

In altri paesi puo’ esserci una piu’ o meno alta concentrazione di persone che possono vantare livello estetico maggiore. Per esempio a San Pietroburgo la percentuale di belle ragazze che si possono vedere per strada e’ nettamente superiore a quella che puo’ esserci a Zurigo, mentre gli uomini russi… mamma mia! Meglio lasciar perdere. Stoccolma e’ sicuramente piu’ appetitosa se si vuol gustare la fisicita' degli uomini.

Mi sono chiesta il perche’ “in giro”, a meno che non si frequentino ambienti specifici, ci sia poco o niente di quello che siamo abituati/e a vedere nelle pubblicita’ sui giornali oppure in TV ma, dopo una lunga riflessione, ho capito il motivo: i bei ragazzi e le belle ragazze, non vanno mai "in giro" perche’ sono troppo impegnati/e in internet. Si ritrovano tutti/e nelle chat lines oppure nei forum.

Dopo anni di frequentazione del web, ed in base alle descrizioni che i frequentatori e le frequentatrici di tali luoghi virtuali danno di se stessi/e, ho ricavato le seguenti informazioni:
  • le donne non hanno mai le culotte de cheval, le gambe storte oppure grosse o corte. Non hanno mai il sedere basso, la pancia flaccida, le smagliature, la cellulite. La loro pelle non presenta segni di impurita’ o brufoli. I capelli sono sempre perfetti, setosi e mai unti. Le tette, poi, sono l’apoteosi. Sempre piene e salde, di una misura compresa fra la quarta e la quinta (coppa C o D). Non risentono mai della forza di gravita’ ed anche i seni piu’ ridotti sono sempre di forma stupenda e mai molli. Inoltre, cosa incredibile, queste donne non invecchiano mai. Le rughe, queste sconosciute, non fanno parte del loro vocabolario e, magicamente, l'eta’ si ferma sempre a 40 anni, se non addirittura a 30. :-)
  • gli uomini, d’altro canto, non sono da meno. Sempre alti e prestanti, non hanno mai la pancia oppure le gambe X oppure il nasone abnorme oppure i dentoni da coniglio o gli occhi fuori dalle orbite o il mento prominente... i punti neri. Le unghie non sono mai mangiucchiate ed i denti non sono mai giallini per l'abuso di nicotina: hanno l’alito sempre fresco e profumato. Non si mettono mai le dita nel naso e non soffrono mai d’erofagia. I loro capelli non presentano segni di forfora e, se tenuti rasati cio’ non e’ mai dovuto a motivi di calvizie, ma perche’ amano quel look alla “Bruce Willis”. Tutti fanno sport: nuoto, calcio, ciclismo, sci, golf e chi piu' ne ha piu' ne metta. Persino polo. Anche se ancora non ho capito bene quando trovano il tempo per farlo. Una nota particolare andrebbe spesa sugli attributi sessuali ma preferisco siate voi ad immaginare :-) Infine, ma non meno importante, non hanno problemi economici. Posseggono automobili stupende, orologi da nababbi, indossano vestiti ricercati, scarpe di qualita', profumi da duecento euro a flacone, tanto che qualcuno dovrebbe suggerire al Ministero delle Finanze, invece di affidarsi ai soliti controlli, di creare una task force di agenti chattatori cosi' da ripianare il deficit statale con le tasse prelevate da questi “fortunati” che hanno tutto non lavorando mai (visto che sono perennemente a chattare), inviando loro il conteggio direttamente per email.
Mi ricordo quando facevo la modella: niente di strepitoso, vi assicuro, ed anche i miei ingaggi non erano tutti di altissimo livello, pero’ per avere la possibilita’ di lavorare dovevo “sbattermi” non poco. Dovevo impegnarmi seriamente: ginnastica tutti i giorni, dieta rigida, accorgimenti estetici, niente alcol e dormire il giusto numero di ore. Altrimenti mi venivano le occhiaie, la pelle brutta, meno tonica e di un colorito color grigiastro. Comunque vi assicuro che nonostante facessi di tutto per essere in forma, avevo sempre il patema d'animo quando dovevo affrontare un casting. Non riesco a dimenticare quell’angoscia che mi prendeva quando mi presentavo in mezzo a decine di ragazze che reputavo molto ma molto piu’ carine di me, tanto che ancor oggi, quando ceno pesante, lo sogno.
E adesso…

Adesso mi “girano” non poco, perche’ scopro di aver buttato via un sacco di tempo e tutta la mia energia in cose completamente inutili. La ginnastica non serviva a nulla, la dieta neppure, le lunghe sedute dall'estetista meno che meno.
Una vita sprecata!
Per essere una top model bastava che me ne stessi tranquilla, seduta in poltrona, a chattare.

giovedì 21 febbraio 2008

10
comments
Recuperate


Leggo i vari articoli, trovati in internet ma non solo, in cui si parla di "comunita' di recupero" per prostitute. Laiche o religiose, private o pubbliche che siano queste comunita’, in tutte quante si descrivono le ragazze "tirate fuori" dalla dimensione di sfruttamento e di semi schiavitu' in cui si trovavano, come di "persone da recuperare".

Devo dire che non tutte quelle che esercitano la prostituzione lo fanno perche' sono costrette. Un gran numero di ragazze sceglie di "vivere l'avventura" per ragioni diverse, frutto di scelte individuali e libere che possono essere originate sia dalla voglia di arricchirsi in breve tempo, sia dal piacere di sentirsi desiderate, sia da quella non comune curiosita' per le situazioni "limite".

Nonostante questo, pero', il numero di coloro che vengono costrette a prostituirsi, e che quindi lo fanno non per libera scelta, e' comunque alto. Anche se puo' accadere che fra le cosiddette "schiavizzate", ci sia comunque chi, una volta “dentro”, accetti di buon grado e preferisca tale condizione di sfruttamento ad un'altra condizione sempre di sfruttamento, magari meno redditizia, come quella di far l'operaia in una fabbrica, lavorare per quattordici ore al giorno in cambio di una paga insufficiente e (qualora carina fisicamente) anche con l'obbligo saltuario di "soddisfare" le "voglie" di qualche direttore privo di scrupoli.

Com'e' logico intuire, io sono la piu' strenua sostenitrice del meretricio se tale scelta di vita e' frutto di un percorso individuale gestito in prima persona, pero' quando prostituzione equivale a racket, costrizione, ricatto, controllo, violenza e tutto cio' che cancella la dignita' di una persona, allora mi pongo dalla parte delle organizzazioni che si occupano del reinserimento di quelle ragazze, che sono decise ad uscire dalla suddetta situazione, in un percorso di vita in cui possano riappropriarsi del libero arbitrio.

Ma non comprendo perche’ si continui ad usare il termine "recupero" come se si trattasse di persone con una problematiche simili a quella degli alcolisti, dei giocatori o dei dipendenti da sostanze stupefacenti.

Non riesco ad accettarlo.

La prostituta, anche quella tolta dalla strada e strappata alle grinfie del piu' bieco protettore, non deve essere "recuperata" proprio da nulla. Recuperati (magari con un soggiorno in qualche penitenziario) devono essere coloro che l'hanno portata, con la costrizione, ad una scelta che forse lei non voleva fare, e recuperati (magari in una comunita’ che si occupi di disintossicarli) devono essere coloro che su quella condizione non libera hanno soddisfatto i loro bisogni.

Lei ha necessita' solo di essere aiutata. Aiutata a non avere paura, aiutata a camminare con le sue gambe, aiutata a pensare con la sua testa, aiutata a scegliere, aiutata a liberarsi dei pregiudizi, aiutata a riappropriarsi della sua dignita' di donna. E se poi alla fine di tutto lei dovesse decidere di ritornare liberamente a prostituirsi, aiutata a non sentirsi sporca e discriminata.

mercoledì 20 febbraio 2008

47
comments
Lilith


Tratto da QUI
"C’era una volta la Grande Dea in Babilonia e uno dei suoi volti, Lilith. C’erano, a quel tempo, popolazioni pacifiche improntate all’uguaglianza fra uomini e donne. E c’erano i nuovi popoli, fra cui quello ebraico, spesso nomadi e dalla struttura patriarcale.
Gli ebrei dunque scrissero un libro sacro, la Bibbia.
Nel primo capitolo della Genesi, nella sua forma più antica, Dio, o, forse, gli Dei (Elohin, la parola con cui è indicato, è un plurale), diede origine al creato.

E gli uomini furono creati insieme, maschio e femmina, Adamo e Lilith. Il settimo giorno, mentre l’energia divina della creazione riposa, Adamo e Lilith fanno l’amore. Lilith accoglie Adamo, che è sdraiato sopra di lei. Più tardi Lilith dice ad Adamo: “La prossima volta scambiamo le parti, e io sto sopra”. Adamo risponde “No” e Lilith argomenta: “Perché no, dal momento che siamo stati creati uguali?” Adamo ribadisce il suo no e Lilith decide di andarsene e si allontana senza guardarsi indietro. Va lungo le rive del Mar Morto, dove abitano scorpioni e serpenti e veleni. Adamo va a lamentarsi da Dio e Lilith viene maledetta: i figli che lei concepirà moriranno sempre, perché a lei non è dato partorire vita, ma solo morte. E Lilith si trasforma nella regina delle streghe e abita l’oscurità di Lucifero.
Nel secondo capitolo della Genesi, più recente, le cose si trasformano: Lilith scompare e di lei rimane solo un fantasma e appare Eva, la donna creata dalla costola di Adamo, la donna che non mette in discussione la posizione dell’uomo. Ad Eva resta il compito di introdurre l’oscurità nella vita umana, con quella sciocchezza di dar retta al serpente e mangiare la mela."

Lilith la ripudiata, Lilith l'eterna girovaga, Lilith la maledetta, Lilith la strega. Incarnazione del male soltanto perche' decide di non sottomettersi e perche' Dio, privilegiando Adamo che ha fatto a sua immagine e somiglianza, dimostra di essere maschio. Maschio che non accetta alcun rapporto basato sull'uguaglianza dei due sessi, tanto che caccia, esilia, ripudia, maledisce, distrugge e cancella l'esistenza di ogni femmina che ha la forza ed il coraggio di affermare la sua dignita'.

Maschio che preferisce l'irrazionale al razionale. Lilith, alle origini, rappresenta intelligenza logica (infatti e' l’unico personaggio nell’antica Bibbia che presenti un sillogismo, un ragionamento logico, pulito, coerente, stringente), ma non ponendosi in un ruolo subalterno, viene rimpiazzata da Eva che, invece, non ha problemi a sottomettersi. Eva incarna infatti l'irrazionale, il compromesso, l'inganno, la furbizia, la disonesta' intellettuale.

Ma Lilith, diversamente da Eva, rappresenta anche la dignita' della donna. Quella forza insopprimibile che porta la donna a scegliere di essere se stessa, qualunque sia il prezzo da pagare. Una forza che ancor oggi e' viva in chi rinuncia a tutto ed accetta di essere ripudiata, esiliata e maledetta, pur di dire la verita' in un luogo dove cio' non e' permesso.

Strano questo maschio che un giorno, stanco di Eva, della sua prevedibile sottomissione e dei suoi prevedibili inganni, inseguira' Lilith persino all'inferno pur di possederla come avvenne la prima, indimenticabile volta.

Io sono la vergine, viso invisibile della scostumatezza, la madre-amante e la donna-uomo. La notte perchè sono il giorno, il lato destro perchè sono il lato sinistro, e il Sud perchè sono il Nord.
Io sono Lilith dai candidi seni. Irresistibile è il mio fascino perchè i miei capelli sono corvini e lunghi, e di miele sono i miei occhi. La leggenda narra che fui creata dalla terra per essere la prima donna di Adamo, ma io non mi sono sottomessa.
(Joumana Haddad)

venerdì 15 febbraio 2008

22
comments
Handicap, buonismo e discriminazione


“All'entrata della scuola ci dividevano in tre file: zingari, handicappati, normali.”

Da questa frase, letta in un blog, mi e’ venuta la curiosita’ di fare una ricerca su Google abbinando i termini “zingari” + “handicappati”. Il risultato e’ stato che moltissimi collegamenti trovati fanno riferimento agli zingari ed agli handicappati come a dei “diversi”, discriminati e (in certi periodi storici) perseguitati.

Ho ripetuto poi la ricerca includendo tali termini fra virgolette e non separati da una virgola, “zingari handicappati”, ed anche usando la chiave di ricerca alternativa “zingari con handicap”. Il risultato e’ stato, in entrambi i casi, zero collegamenti.

Eppure esistono!

Gli zingari portatori di handicap sono i “diversi al quadrato”. Sono coloro sui quali lo sguardo della gente indugia ed evita di posarsi. Coloro che, se vengono individuati in rotta di collisione con il proprio percorso, vengono scansati accuratamente per il timore che si avvicinino ad elemosinare.

Esistono, ma i motori di ricerca (almeno nelle pagine italiane di Google) non ne fanno alcuna menzione.

Non sono esperta in statistiche, ma credo che in talune realta’, come quelle delle comunita’ nomadi che vivono in situazioni sanitarie e di sicurezza “discutibili”, i portatori di handicap siano in numero maggiore rispetto ad altre comunita’ piu’ sane e piu’ ricche. Nonostante tutto cio' la cultura tzigana non li ha mai considerati dei reietti oppure individui che necessitassero un diverso rispetto. Certamente degli aventi diritto ad un maggiore aiuto per superare le difficolta’ legate alla condizione fisica, ma non certo creditori di un maggiore rispetto, in quanto il rispetto e’ afferente all’interiorita’ della persona e non alla sua esteriorita'.

Fino al secolo scorso, nelle comunita’ zingare piu' povere e dedite all’accattonaggio, la nascita di un bimbo portatore di handicap non era considerata una cosa totalmente negativa, in quanto poteva sostenersi chiedendo l’elemosina avendo maggiori possibilita’ per impietosire. Addirittura, per la stessa ragione, anche nelle comunita’ italiche piu’ povere e piu’ emarginate, nel primo quarto del ventesimo secolo, la nascita di un bimbo con handicap era considerata, in molti casi, una “benedizione”.

Sono stata educata a considerare queste persone degne di rispetto indipendentemente da come fisicamente appaiono ed a valutarle in base ai loro comportamenti. Sono sempre stata contraria ad una discriminazione nei confronti di chiunque, anche quella palesata da un buonismo eccessivo e tale da far “avvertire” la diversita’, per questo motivo ho sempre avuto un grosso problema a relazionarmi con chi ritiene che l’handicap debba valere come una sorta di “immunita’ sanitaria”, cioe' che possa annullare in qualche modo quel “credito” nei confronti della vita che, alcune persone portatrici di handicap, credono di vantare.

In molte occasioni ho quindi attirato su di me le antipatie di chi crede che l’handicap, oltre a dare diritto a delle giuste “corsie preferenziali” concernenti quella parte dell’esistenza legata alla fisicita’, dia diritto a “corsie preferenziali” anche laddove la fisicita’ e’ inesistente; cioe’ nei rapporti interpersonali.

Ricordo quando ero una studentessa ed uscivo in comitiva con compagni e compagne di scuola. Ebbene in quel gruppo c’era anche un portatore di handicap che aveva seri problemi di deambulazione, tanto da essere costretto sulla sedia. Non ci sarebbe stato niente di male se quel ragazzo si fosse limitato a vivere quell’amicizia rapportandosi con noi “alla pari” ma, purtroppo, il suo atteggiamento era sempre quello di obbligarci tutti a fare come voleva lui. Se noi decidevamo di fare una determinata cosa lui ne voleva fare un’altra, se noi decidevamo di andare in un certo posto lui voleva andare altrove e tutti noi per non ferirlo, e perche’ ci sentivamo (irrazionalmente) un po’ in colpa, lo assecondavamo. La cosa pero’ a lungo andare divenne insostenibile (almeno per me), perche’ cio’ che costui ci obbligava a fare non era quasi mai la cosa piu’ ragionevole, ma lui utilizzava quel suo “potere” per pareggiare dei “conti" che forse credeva di avere nei confronti della vita, come se, ottenendo la nostra benevolenza, cio’ lo ripagasse di qualcosa di cui si riteneva defraudato.

Quando mi resi conto che con quel suo comportamento quel ragazzo ci teneva tutti in pugno, e cioe’ che inconsciamente, ma forse anche coscientemente, usava un potere che si basava sulla nostra incapacita’ di negargli cio che lui desiderava, gli sciorinai in faccia quello che pensavo e gli dissi che non avrei mai piu’ accettato una simile violenza psicologica, perche’ viziandolo in tal modo non avrei fatto altro che renderlo una persona realmente “diversa”.

Quella mia critica fu cosi’ dura che in quel momento creai una spaccatura con i buonisti del gruppo che mi esclusero in quanto venni considerata insensibile, cinica e spietata. Solo in seguito, quando anche altri si accorsero che avevo ragione, venne riconosciuta la giustezza del mio ragionamento e ricevetti le scuse collettive da parte di tutti coloro che mi avevano criticata.

L'handicap non puo’ essere “usato” come strumento di rivalsa. Si puo’ concordare sul fatto che certe persone siano piu’ sfortunate di altre e che necessitino di una maggiore attenzione, si puo’ concordare sul fatto che non si deve infierire in alcun modo su chi e’ piu’ debole, si puo’ concordare su tutto ma non si puo’ permettere a chi ha un problema come quello descritto di rivalersi su chi non ha alcuna responsabilita’ e, soprattutto, non si deve lasciar credere a queste persone che, in virtu’ del loro problema, detengono piu’ diritti di chiunque altro. Soprattutto laddove la condizione fisica perde di significato come, ad esempio, nei rapporti interpersonali.

Oppure in internet.

Nel Web non esistono barriere architettoniche da superare e le discriminazioni che riguardano la condizione fisica sono (o dovrebbero essere) fuori luogo, sia in un senso che nell’altro, in quanto qui non siamo cio’ che le nostre gambe sono, ma siamo la risultanza del nostro cervello e del nostro cuore. Qui nessuno ha il diritto di usare, come scudo, la sua diversita’ cosi’ da essere invulnerabile alle critiche.

Non c’e’ niente di piu’ discriminante che trattare un individuo “in modo diverso” da come tratteremmo chiunque altro.

Anche l'uso del linguaggio puo' palesare discriminazione. Per esempio la definizione “diversamente abile” esprime una forte carica discriminatoria: in nome del buonismo e dell’ipocrisia, per la voglia di un politically correct idiota, c’e’ chi tende ad edulcorare, solo con vuote parole, una condizione di vita.
Il termine “handicap” viene considerato come offensivo quando in realta’, piu’ che una parolaccia, e’ semplicemente il termine giusto per indicare una condizione personale e sociale di sofferenza e d’impedimento nella quale tutti possono trovarsi.

Inoltre detesto il buonismo perche’ e’ un atteggiamento in forza del quale ogni portatore di handicap deve essere benvoluto a prescindere e deve essere agevolato sempre e comunque, anche nei rapporti interpersonali. Il buonismo non tiene conto del comportamento della persona , ma esige un occhio di riguardo per cio’ che il portatore di handicap dice o fa (anche se dice cazzate oppure fa cose discutibili) solo per il fatto di avere un problema fisico che altri non hanno.

So che le mie affermazioni possono apparire dure, ciniche, prodotte da quell’insensibilita’ che molti mi attribuiscono, ma in questo mio diario non ho alcuna voglia di affrontare gli stessi problemi relazionali che gia’ pesano nella realta’. Una realta’ in cui preferisco “tacere per non ferire”.

Quando invece vorrei gridare.

Non sono qui per scrivere cio’ che “mi merita scrivere” oppure cio’ che "piace alla gente" ed e’ utile per avere il plauso di chi mi legge. Credo sinceramente in cio’ che ho confessato e non sono disposta, in questo luogo in cui l’essenza esistenziale e’ principalmente composta di virtualita’, a concedere alcun “bonus” a chi, nella realta’, e’ portatore di handicap. Se una persona e’ stronza rimane stronza indipendentemente dalla sua condizione fisica e per cio' che affermo non voglio sentirmi ne’ in colpa, ne’ essere etichettata come insensibile o spietata.

Non intendo essere ricattata emotivamente da chi usa il suo problema come un “salvacondotto” per aver modo di agire a trecentosessanta gradi contando sul fatto che il buonismo induca chi non e’ d’accordo ad un atteggiamento tollerante e benevolo, poiche’ se accadesse, cio’ sarebbe davvero discriminante.

Ammiro chi non tende a creare sensi di colpa negli altri tramite messaggi subliminali (o anche espliciti) riguardanti la propria condizione fisica, psicologica o esistenziale. Ammiro chi non si approfitta dell’emotivita’ altrui ed ammiro chi capisce che certi comportamenti che fanno affidamento sul buonismo sono quelli che generano la vera discriminazione.

Sono grata a chi comprende che questo mio stato d’animo non e’ generato da insensibilita’ o da egoismo, ma se questo mio atteggiamento dovesse essere sbagliato, se cio’ che penso dovesse essere solo frutto di una mia stortura interiore, se dovessi “correggermi” per diventare “umana”, giuro che lo faro’.

Pero’ vorrei capire…

Vorrei capire se questi miei pensieri sono condivisi anche da chi non ha il mio stesso background oppure se sono io la vera “diversa”, e tutto cio’ che ho scritto e’ solo il frutto di un bieco sentimento tzigano.

giovedì 14 febbraio 2008

25
comments
S.Valentino


Oggi volevo tacere.

Volevo restare in silenzio, non scrivere nulla, lasciare una pagina vuota.

Ma non ce l'ho fatta :-)

Sapete qual era il giorno in cui, come escort, ricevevo il maggior numero di richieste?

Qualcuno pensera': "ci sono un sacco di uomini soli che quel giorno vogliono illudersi..."

Certo... :-)

Se vi dico che le persone che mi chiamavano erano sempre clienti coniugati o comunque con un rapporto stabile mi credete?

E sapete perche' tutti, quel giorno, desideravano incontrarmi il pomeriggio e mai a cena?

Un sacco di domande sulle quali riflettere.

Buon S.Valentino :-)

mercoledì 13 febbraio 2008

1
comments
Cartoline


Non sono mai stata a Jakarta.

Del resto non sono mai stata in moltissimi altri luoghi e non ho letto tutti i libri, non ho assaggiato tutti i cibi oppure…

A quell’ “oppure…” puoi dare infiniti significati, ma una cosa e’ vera: il mondo e’ talmente immenso che una vita sola non basta per vedere tutto, leggere tutto, assaggiare tutto, provare tutto.

Pellegrina, vagabonda, girovaga, ho camminato, volato, esplorato. Con il cuore aggrappato alla valigia dei ricordi, ho baciato ed abbracciato cento citta’, ho assaporato mille sapori, ho provato centomila emozioni.

Non ho messo mai radici. Mai mi sono fermata. Ho viaggiato anche restando immobile. Con il cuore avvinghiato ad una matita o ad una vecchia tastiera, ho raccontato la mia vita da zingara. Ho scritto cento racconti, mille poesie, centomila cartoline. Una per ogni emozione che ho provato.

La cartolina che ho inviato a te raffigura un cammino. Non una strada liscia e pavimentata facile da percorrere, ma un sentiero difficile, tortuoso, sconnesso, disseminato di erbacce e sassi.

Prova tutto cio’ che riesci a provare, viaggia nei luoghi piu’ lontani, ma anche in quelli piu’ vicini dentro la tua anima, ed assaggia tutti i sapori che riesci ad assaggiare.

Io restero’ trepidante in attesa che mi giunga una tua cartolina spedita da chissa' dove e non preoccuparti se, alla fine, capirai di aver vissuto solo un’infinitesima parte di cio’ che avresti desiderato. Der Weg ist das Ziel.

martedì 12 febbraio 2008

1
comments
Come l'acqua del mare


Negli occhi avevi il colore del mare d’Azov, com'e' quello dell’acqua la’ dove sfocia il Kuban’.
La osservavi.
Le entravi con gli occhi dentro gli occhi.
Dolce, ineluttabilmente dolce, la osservavi.
Sorridevi.
"Sei convinta?"
"Lo sono”
Rispose senza esitare.
Era giovane ed irrazionalmente si sentiva profusa da una strana energia, mista di quel calore e quella luce che emanavi.
Il tocco fuggevole e stranamente passionale delle tue dita, passate con delicatezza sulla sua guancia, le fecero immaginare il petalo di una rosa.
Ne senti’ anche il profumo.
Assurdamente, in quell’attimo annientasti il suo cuore e, con quello, ogni altro sentimento che lei avesse mai provato.
Come un morso dato alla mela del peccato, provo’ un brivido che, attraverso il suo seno, le scivolo' dentro le viscere dell'anima.
"Sei molto bella, avresti successo, ma non sara’ facile all'inizio..."
Sorridevi e tenevi le dita attorcigliate alle dita temendo un suo ripensamento.
"Per me lo sara’ – gemettero le sue labbra con un sospiro – voglio farlo”
I tuoi occhi erano calamita, i suoi ferro.
Nel tuo sguardo ci fu un impercettibile bagliore di soddisfazione.
Passasti la punta della lingua sulle labbra detergendole con la saliva.
Fu li’ che lei ebbe, per la prima volta, il desiderio di mescolarla con la sua.
Fu li’ che lei desidero’ respirarti, mescerti, amarti come la sua poesia.
Come questa, Vlada, composta il giorno in cui v’incontraste.

lunedì 11 febbraio 2008

13
comments
Le bocche della verita’


Tratto da L'Unita – 21 luglio 2007

Sgominato un organizzatissimo giro di ragazze dell’Est. Nella banda anche un avvocato, subito sospeso.

Niente botte o minacce alla «scuderia» di prostitute che gestivano. Anzi: il 50 per cento degli incassi, e la garanzia di una tempestiva tutela legale in caso di problemi con le forze dell’ordine. Su questi principi quasi d’impresa si basavano le due organizzazioni criminali sgominate da Carabinieri e Polizia, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura, dopo due anni d’indagini. Giovedì l’emissione di 7 ordinanze di custodia cautelare (4 in carcere e 3 ai domiciliari) e di un fermo. È andata meglio, invece, all’avvocato bolognese M.C., interdetto dalla professione legale per 3 mesi. Per lui, accusato di concorso in sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, erano stati chiesti gli arresti domiciliari, poi negati dal Gip. Le indagini, condotte dalla Squadra mobile della Questura e dal Reparto operativo dei Carabinieri, sono arrivate a smantellare due organizzazioni: da un lato, un gruppo di serbo-croati che spostavano l’attività tra Bologna e Venezia a seconda della pressione delle forze dell’ordine. Dall’altra, il giro gestito sotto le due Torri da una slovena di 28 anni, J. M. S. che dopo qualche anno passato sulla strada aveva messo su una rete di ragazze di alto livello. Bellissime dell’Est, che si prostituivano in appartamenti (ne sono stati sequestrati 11). I contatti con i clienti avvenivano attraverso due siti internet (www.oasi2000.com e www.escortforum.com), che mettevano in mostra le ragazze con foto senza veli. Ad ogni donna era abbinato un indirizzo di posta elettronica e un numero di cellulare, che però - hanno provato le intercettazioni telefoniche - era sempre in uso alla J. M. S. che così gestiva tutti i clienti. Le pagine web relative alle ragazze della “scuderia” invece erano gestiti, sempre per conto della slovena, da F. M. C. finita giovedì agli arresti domiciliari. Le prestazioni andavano dai 100euro per mezz’ora, ai 150 per una. In caso di problemi poi, quando cioè le ragazze venivano fermate, interveniva il legale. Per l’accusa l’uomo avrebbe operato anche per le ragazze per cui non aveva mai avuto formale mandato di nomina. L’avvocato si adoperava per far tornare il più presto possibile le ragazze sulla strada. Pare inoltre che suggerisse cosa dire ad alcune prostitute, per confondere le acque in un procedimento penale che lo vedeva coinvolto. M.C. era infatti già finito in un’inchiesta della Procura in cui si ipotizzavano matrimoni di comodo, dietro pagamento, tra giovani donne dell’Est clandestine (quasi sempre prostitute) e compiacenti cittadini italiani. Matrimoni che evitavano i decreti di espulsione. Anche allora, era il gennaio 2000, lo studio del legale venne perquisito come giovedì. A suo tempo l’inchiesta venne archiviata dal Gip. Le carte dell’indagine, condotta dal Pm Valter Giovannini, sono state ora acquisite dai magistrati della Dda che conducono la nuova inchiesta.
Tutte brave persone frequentatrici dei forum immondezzaio.

domenica 10 febbraio 2008

5
comments
Donne di denari


Oggi voglio scrivere di un amico. Lui non mi conosce, ma io conosco lui. L’ho conosciuto nel lontano marzo 2001 ed ogni mese qualcosa di suo mi raggiunge. Parlo di Giancarlo Berardi.

Chi e’ Giancarlo Berardi?

Non occorre molto per fare una ricerca su Google e scoprirlo, ma credo che sia abbastanza noto a coloro che amano i fumetti.

Come ho detto, ho fatto la conoscenza di Berardi in edicola quando ho acquistato uno dei suoi albi. Era l’anno in cui scelsi di ritirarmi dalla mia avventura e questo lo ha, in qualche modo, legato alla mia vita.

La lettura di quella storia a fumetti mi entusiasmo' e mi fece decidere di acquistare anche tutti gli arretrati usciti fino a quella data. Da allora seguo ogni mese le vicende di Julia, eroina criminologa, uno dei pochi personaggi che riescano ad esprimere l’animo femminile, anche se filtrato dalla mente di un autore uomo.

Devo dire che, per una donna che legge, al di la’ delle situazioni descritte ai fini dell'avventura, le emozioni provate da Julia appaiono un po’ stereotipate, ma bisogna pur tener conto che l’autore deve raccontare storie che siano soprattutto avvincenti dal punto di vista della suspense; e' quindi comprensibile questo limite esistente riguardo alle situazioni intime e legate all’animo femminile, difficilissime da descrivere in una storia a fumetti.

A parte tutto e’, pero’, apprezzabile il lavoro di ricerca psicologica che viene fatto e che serve anche da filo conduttore per la storia stessa. Cio’ mi fa ammirare particolarmente Giancarlo Berardi che cerca di “calarsi”, per quanto gli e’ possibile, abbastanza profondamente nei panni della sua eroina.

Perche’ ne parlo oggi?

Perche’ oggi sono stata raggiunta dall’ultimo albo che s’intitola “Donne di denari”. Indovinate su quale argomento "gira" la storia e, magari, se non conoscete ancora Julia, questa potrebbe essere l’occasione giusta per incontrarla.

venerdì 8 febbraio 2008

19
comments
Pensieri e parole

 
Immediatamente verrebbe da dire "si'", ma se ci fermiamo un attimo a riflettere scopriamo che quando lo facciamo, in buona fede o in malafede oppure ignari o con cognizione di causa, in un modo o nell'altro, riusciamo quasi sempre a ferire qualcuno.

Questo "Universo" non e' fatto per cio' che sta dentro, ma solo per cio' che appare all'esterno: l'involucro... la forma.

Ed e' bene che sia cosi', perche' troppo spesso "la sostanza" contenuta all'interno del recipiente, e' dannosa, corrosiva. Se fuoriesce puo' ustionare.

Le parole sono piu taglienti delle lame. Non sono certo io che lo dico. Esse penetrano nella carne come il coltello rovente nel burro e raggiungono con facilita' il cuore, intaccano l'anima e possono divorarla.

No, amici ed amiche, da nessuna parte sta scritto che i nostri pensieri, i nostri desideri debbano emergere. Il "parlare fuori dai denti" e' un atteggiamento arbitrario, una convenzione creata da chi NON RIESCE A TACERE e non capisce che, invece, deve restare in silenzio.

E' cosi' bello tacere.

Tenere tutto dentro, non mostrare mai emozioni, non esprimere mai opinioni. Osservare la persona che ci sta davanti con il desiderio di dire: "idiota! Ma quante stronzate dici? Non ti sopporto!"

Ed invece restare li', con il sorriso stampato sulla faccia, annuendo di tanto in tanto, facendogli credere che "siamo" in perfetta sintonia.

Perche' mai dovremmo sforzarci a controbattere? A quale scopo? Solo per mostrare a tutti cio' che siamo? Cio' che realmente crediamo? Cio' che ci fa soffrire, che ci fa gioire, che ci fa odiare... che ci fa innamorare?

Perche' dovremmo farlo? Chi siamo noi per meritare tanta attenzione da parte del Mondo? E perche' il Mondo dovrebbe essere interessato a cio' che teniamo dentro?

La sincerita', alla fine, diventa solo un modo narcisistico di dire: "vedete? IO non sono ipocrita, IO dico cio' che penso e non ho paura a dirlo perche' IO sono migliore!".

Invece, la sostanza corrosiva, lasciamola ben chiusa... sigillata.

Mi sto convincendo che non e' giusto dire apertamente cio' che si pensa. I nostri pensieri sono e devono restare solo nostri. Sono le nostre scorie, i nostri rifiuti. Chi ci da' il diritto d'insozzare, con essi, la vita altrui?

Ammiro chi ha imparato, fin da subito, il mestiere di vivere. Chi con il silenzio, con il sorriso stampato sulla faccia, con i cenni di benevolenza dimostra tanta maturita' e, soprattutto, dimostra di amare la gente, di rispettare il loro Mondo, di rispettare la loro anima.

Si', perche' con il silenzio nessuno restera' ferito dagli orribili pensieri, dalle tremende opinioni, dalle maledette parole che, uscendo e vagando libere, creano dubbi ed ansie e feriscono nel profondo.

giovedì 7 febbraio 2008

14
comments
Megalomania e mitomania


La mania di grandezza e la mania di esaltare se stessi.

Una lettrice mi scrive:

«Chiedo aiuto non per me, ma per mio marito. Vorrei sapere come convincerlo che ha un grave problema psicologico e che dovrebbe rivolgersi a uno specialista. Io, nonostante tutto il mio amore, non sono riuscita né a farlo riflettere, né tanto meno a farlo cambiare.
Mio marito non ha mai voluto fare nessuna visita specialistica. Io, da sola, informandomi, ho capito che è affetto da dislessia e disfonia. Questa sua condizione, negli anni, lo ha reso insicuro e insoddisfatto di se stesso, portandolo a compiere gesti che mettono a rischio la nostra vita familiare.
Racconta a tutti un sacco di bugie dalle più piccole alle più grandi. Racconta di essere ricco, straricco (e invece siamo pieni di debiti), allo scopo di apparire grande, il numero uno in tutto. Regala di tutto a tutti: vuole sentirsi dire che è bravo, buono, generoso, che lavora tanto. Fa promesse che non riesce a mantenere, quindi alla fine è costretto a ingannare: siamo in causa con quasi tutte le persone con cui è venuto in contatto: lo minacciano di morte, minacciano anche me.
Lavora in proprio, ma ogni due mesi cambia settore, sa fare tante cose, ma il fare tanta fatica a leggere, scrivere, parlare e capire quello che gli si dice lo porta a mettersi nei guai, a non ammettere mai un suo errore, mai. E piuttosto che sottoporsi ad una visita psicologica che gli avrebbe consentito di rivedere la figlia avuta dal precedente matrimonio ha rinunciato a questa figlia, a cui pure teneva tantissimo.
Le bugie le dice anche a me, anzi soprattutto a me, che sono diventata un investigatore privato, che cerco di correre ai ripari prima che lo denuncino. Oggi dopo le ultime cose che ho saputo penso che sarebbe mio dovere chiedere l'interdizione mentale perché non è giusto che sapendo come è fatto lui rischi di farsi accoltellare dai rumeni a cui deve rendere dei soldi. Cosa posso fare? Aiutatemi per favore!»


La patologia descritta da questa donna nella sua drammatica lettera è complessa e soprattutto di non facile guarigione, perché in genere per la persona che ne è affetta (una persona come il marito della lettrice) l’idea stessa della cura si pone come una intollerabile umiliazione, tale da indurre rabbia, confusione e sovente grave depressione.
In essenza, si tratta di una patologia dell’immagine di sé, una patologia di ciò che in psicoanalisi va sotto il nome di ideale dell’io, che è quel sentimento e quella percezione di se stessi che si vorrebbe avere per sentirsi adeguati sia alla oggettiva realtà sociale, sia al sistema soggettivo dei valori e dei giudizi.
Tormentato dall’immagine di sé, costretto a mentire per mostrarla grande, l’individuo descritto dalla lettera ci appare coinvolto in una drammatica lotta con se stesso e con gli altri per dimostrare che di lui si dovrebbe avere un’opinione (un’immagine) elevata e lusinghiera.
Dice infatti la donna: "[Mio marito] racconta a tutti un sacco di bugie dalle più piccole alle più grandi. Racconta di essere ricco, straricco (e invece siamo pieni di debiti), allo scopo di apparire grande, il numero uno in tutto. Regala di tutto a tutti: vuole sentirsi dire che è bravo, buono, generoso, che lavora tanto. Fa promesse che non riesce a mantenere, quindi alla fine è costretto a ingannare". La descrizione è sintetica e precisa.

La patologia descritta è una micidiale miscela di Megalomania, la mania di grandezza, e di Mitomania, la mania di mentire a scopo di esaltazione psicologica di sé.
La megalomania è di solito una patologia più che evidente a buona parte di coloro che condividono col soggetto la sua vita privata. Sia perché la persona che ne è affetta si chiude in un mondo tutto suo, che finisce per danneggiarlo, rendendolo una persona fragile e patetica, sia perché sovente egli, per corroborare le sue fantasie o i suoi progetti, compie degli atti che finiscono per mettere nei guai proprio coloro che gli sono più affezionati o che, per leggerezza, si fidano di lui.
Tuttavia, per quanto grave ed evidente agli altri, la condizione patologica di megalomania è dal soggetto stesso ostinatamente negata, per via dell’insopportabile angoscia collegata al prendere coscienza d’essere un malato, un «menomato». Questa negazione fa sì che l’aspirazione alla grandezza venga rilanciata all’infinito, trasformandosi sempre più in una sfida paranoide contro il tempo, contro gli altri e contro il destino.
Pertanto, nonostante il megalomane viva in apparenza in una condizione di sicurezza emotiva e di esaltazione di sè, la sua megalomania nasconde un aspetto molto insidioso: il terrore del crollo depressivo.
Il megalomane vive in uno stato di eccesso maniacale permanente, cioè di esasperato entusiasmo e di esagerato apprezzamento di sé, perché intuisce che al di sotto di questa sottile lastra di ghiaccio si cela l’abisso della devastazione depressiva.

In realtà egli ha una stima di sé bassissima, collegata ad antiche percezioni primarie (giudizi negativi da parte dell’ambiente, modelli di riferimento posti come inarrivabili o anche la coscienza primaria di deficit e handicap, accompagnati dalla derisione, dal disprezzo o dalla compassione altrui). Quindi egli vive da leone, in fuga continua dalla coscienza di sé, che vorrebbe rigettarlo a contatto con la sua immagine interna negativa.

Con gli anni, il megalomane associa a questa immagine interna negativa un angoscioso bisogno di punizione, dovuto sia all’antico disprezzo di sé, che ai sensi di colpa maturati nel corso della vita per via dei suoi sleali e pericolosi comportamenti. Il bisogno di punizione si struttura allora in un masochismo morale, un «volersi male» che lo minaccia di annientamento. In quest’ottica e in questa fase della malattia, i conflitti che egli riesce a procurarsi hanno come segreto fine quello di causare la propria distruzione.

La mitomania (o pseudologia) è una sottile variante della megalomania. Mentre il megalomane ha il bisogno di esporre di continuo i suoi progetti alla prova di realtà (ricavandone guai a non finire), il mitomane, esperto nella suggestione e nell’inganno, evita di esporsi al crollo depressivo che può sortire dal deludente impatto con la vita reale.
Egli preferisce fasciarsi di fantasie, ingannare sistematicamente gli altri eludendo ogni possibile confronto; ma alla fine la vita reale o comunque quella psicologica gli chiedono un conto che egli non è mai in grado di pagare.
A questo punto il suo destino è in tutto identico a quello del megalomane: l’esaltazione maniacale di sé cede alla più nera depressione, oppure, in casi non poco frequenti, subisce ad opera della realtà una punizione terribile (fallimenti economici e affettivi, denunce e beghe giudiziarie o, se va male, malmenamenti e persino uccisioni).

Soluzioni? Prima o poi il maniacale va in stress, diventa abulico o finisce in depressione. E’ a questo punto che bisogna suggerirgli e anzi imporgli la psicoterapia.
Se egli invece non ha un crollo psicologico, ma piuttosto eleva la sua sfida col mondo mirando in tal modo a farsi dei nemici e a farsi fare del male, occorre insistere ossessivamente nel segnalargli che egli non solo sta vivendo una fuga esaltata e maniacale da se stesso, priva di equilibrio e di gratificazione, ma sta anche cercandosi una punizione risolutiva, che può talvolta coincidere con la morte.

La psicoterapia dovrà allora avere diverse mete tra loro collegate.

In primo luogo, dovrà scoprire la genesi dell’immagine di sé negativa, se essa cioè affondi negli anni di formazione dell’identità personale, oppure in una ideologia della grandezza individuale che tormenta il soggetto e in rapporto alla quale egli si sente e si sentirà sempre ridicolmente piccolo.
In secondo luogo, dovrà risolvere l’impotenza psicologica causata dall’immagine di sè negativa, che di solito comporta la paralisi delle proprie volontà e azioni nel mondo o una iperattività maniaca tesa al riscatto grandioso di sè, quindi comunque un sistematico difetto di misura.
In terzo luogo, la psicoterapia dovrà risolvere la radicata dipendenza del soggetto dall’opinione altrui (portata dentro di sé): il suo drammatico attaccamento ad un ideale sociale interiorizzato e, più in generale, al giudizio sociale tout court, di cui egli è, in fondo, un’inconsapevole e patetico schiavo.
Infine, la psicoterapia dovrà porsi - per quanto possibile - il problema dell’impotenza pragmatica, reale, causata dalla prolungata assenza di rapporto fra il soggetto e il mondo. Più le nostre angosce e le nostre illusioni ci allontanano dal confronto con le cose reali, più cresce un’impotenza reale, oggettiva: una effettiva ignoranza e inesperienza delle cose del mondo.

Piccola appendice teorica (per specialisti)
Dal punto di vista della diagnosi, il mai abbastanza deprecato DSM IV classifica megalomania e mitomania fra i disturbi narcisistici o fra quelli istrionici della personalità. Sul piano del linguaggio corrente (e corrivo) ciò è accettabile: il narcisista è colui che ha la sua immagine come preoccupazione principale; l’istrionico è colui che nell’interazione sociale vuole imporre la sua immagine come "unica" e positiva. Fin qui niente di male: megalomane e mitomane hanno tratti dell’uno e dell’altro, hanno qualcosa di narcisistico e qualcosa di istrionico. La classificazione ha un sapore vagamente "divulgativo", ma accettabile. Purtroppo, è sul piano della spiegazione della genesi (etiopatogenesi) e sul piano della prospettiva di guarigione (prognosi) che il DSM IV prende clamorosi abbagli.
Per il DSM IV, infatti, queste patologie risultano poco definite sul piano della genesi, collegate a causalità biologiche o comunque "arcaiche", "primitive" (cioè, come dice una pessima psicoanalisi "orali", dunque imparentate con la psicosi) e perciò poco o punto curabili. Simili rozze classificazioni fanno rimpiangere il passato: dal punto di vista della trattatistica, la Psicopatologia Generale di Karl Jaspers (del 1913) è tuttora di gran lunga preferibile a tutti i DSM che si sono succeduti negli anni.

Personalmente, sulla base del mio approccio psicodialettico, classificherei questi disturbi come a metà strada tra le strutture isteriche e quelle depressivo-maniacali. Ma, in via di ipotesi lessicale (e a titolo più che altro di provocazione), proporrei una distinzione diagnostica ancora più sintetica.
Poiché considero il conflitto psicologico la base della psicopatologia, distinguerei fra personalità che vivono tale conflitto attraverso l’immagine (immagine sociale, visibile agli altri) e quelli che lo vivono all’interno di sé, sorvegliando e monitorando la propria interiore identità morale. Dunque parlerei di eidopatie (dal greco eidos, immagine, da cui l’italiano idea o anche idolo), e di etopatie (dal greco ethos, comportamento morale, da cui l’italiano etica). Nelle eidopatie risolvo il concetto di isteria e di maniacalità, caratterizzate da dubbi inerenti l’apparire; e nelle etopatie le sindromi ossessive e le depressive, incentrate su dubbi sulla propria qualità o condotta morale. Ovviamente, non le considero entità discrete, assolute, bensì strutture fluide e interconnesse, ed inoltre entrambe sostanzialmente curabili.

Tratto da QUI

mercoledì 6 febbraio 2008

35
comments
Rambo, Fantozzi e Hannibal Lecter


Sono andata “a passeggio” nel web accompagnata da molte persone. Ho relazionato, virtualmente, sia con uomini che con donne, ma solo nei primi ho rilevato una particolarita’ che non ho mai riscontrato in alcuna appartenente al genere femminile: l’atteggiamento da “paladino” che, nella maggior parte delle occasioni, si risolveva solo in un inconcludente “parlarsi addosso” al solo scopo di mostrarsi affascinante.

Cosa significa questo?
Significa che l’immagine che hanno cercato di farmi vedere di loro stessi era un’immagine di cavalieri senza macchia e senza paura, bravi, forti, giusti, coraggiosi, pronti al sacrificio per salvare la donzella indifesa minacciata dal drago… pero’…

Pero’, una volta esaurito il repertorio da film d’avventura, ho assistito a tali trasformazioni che, al confronto, “La Cosa” di John Carpenter era una dilettante; qualora ci fosse stata veramente la necessita’ di dimostrare qualcosa basata piu' sullaconcretezza e meno sull’abilita’ solo dialettica, i "Lancillotto" mutavano in "Don Abbondio" nello spazio di un millisecondo.

In effetti, pensandoci bene, perche’ mai avrebbero dovuto mischiarsi con problematiche che non li riguardavano? Perche’ mai avrebbero dovuto sforzarsi piu’ del dovuto quando la cosa che realmente li interessava era “rimorchiare” qualche casalinga insoddisfatta, frequentatrice di chat lines, per giungere alla di lei conoscenza biblica in un sudaticcio pomeriggio estivo all’isaputa dei rispettivi partners?

Perche’ lottare contro un drago con il rischio di farsi male? Per una donzella “virtuale” chiusa in una torre d’avorio che mai avrebbero avuto modo di incontrare in vita loro?

Capisco che, tutta la fase di “presentazione iniziale”, possa essere stata divertente. Immagino quanto avranno goduto nel descriversi recitando la parte dei difensori valorosi e chissa’ quanta soddisfazione avranno provato nel “rimirarsi” davanti al loro specchio mentale; insieme allo snellimento della pancetta, accuratamente trattenuta dal respiro ed alla calvizie abilmente occultata dal “riportino”, nel virtuale avevano modo anche di mistificare coraggio e spirito cavalleresco degno del capolavoro di John Boorman.

Quanti possenti Rambo trasformati in teneri Fantozzi ho visto, cari amici e care amiche, che, nei casi peggiori si trasformavano persino in crudeli Hannibal Lecter pronti a sbranare se messi di fronte ad un rifiuto.

Sospetto che, nel caso ci fosse stata, almeno ipoteticamente, la speranza di una reale scopata con la sottoscritta, alcuni, i piu’ risoluti e decisi, ce l’avrebbero messa davvero tutta per mantenere la loro immagine “di facciata”, ma di certo non fino al punto di compromettere la loro vita quotidiana. Dopotutto un nickname, per quanto femminile, non merita tanto.

Devo confessare di non essere stata molto fortunata. La maggior parte dei navigatori che ho conosciuto in questo mare si sono dimostrati, alla fine, solo una delusione.
Ma non tutti. Alcuni, rari, hanno saputo dar prova che internet e’ qualcosa di piu’ di uno squallido “teatrino virtuale”.

Ammiro chi, non solo a parole, mostra di possedere correttezza, coerenza, coraggio, generosita’ vera… non quella in cui c’e’ sempre in mezzo il calcolo meschino del “tanto do, tanto pretendo”.
Sono certa che qualcuno ne ha consapevolezza e sa che questo post l’ho scritto per lui.

domenica 3 febbraio 2008

7
comments
Lo dichiaro


A volte mi chiedo il perche' di tanto astio nei miei confronti. Perche' la gente non si rassegna al fatto che io possa essere virtuale senza essere obbligata a dover dar delucidazioni su chi sono, come sono, cosa faccio, eccetera?

Discutendo di questo, un amico mi ha detto che la posizione ufficiale che queste persone cavalcano spesso e': "ma si', Chiara e' intelligente... non importa se sia uomo o donna, ma il fatto e' che e' un/a povero/a infelice che passa tutto il suo tempo davanti al PC... quindi e' strano/a".

A parte che, se anche fosse vero, non vedo il motivo per dare addosso ad una persona solo per il fatto di essere (secondo loro che poi fanno esattamente cio' che fa lei, se non addirittura in modo piu' evidente) strana. Se quella persona e' corretta e coerente che importanza puo' avere il suo aspetto fisico o cio' che fa durante la sua giornata?

Uomo, donna, bambino, cane, extraterrestre qui nel virtuale cio' che conta e' il concetto che l'individuo esprime. Cosa diversa sarebbe se lo scopo fosse quello di un trasferimento del rapporto sul piano della realta', di un incontro, di un contatto ravvicinato, ma questo mi pare non sia neppure in discussione, quindi...

Quindi se per far contente queste persone, per far cessare questa diatriba che ormai dura da troppo tempo serve un'ammissione da parte mia che soddisfi questo loro desiderio, beh... lo posso fare. Non mi costa nulla, sapete?

Volete che dichiari che sono un’entita’ extraterrestre con un microchip impiantato nelle parti intime cosicche’ riesco a star collegata 24 ore su 24?

Ok, affare fatto! Sono un’extraterrestre.

Se cio' puo' dar loro pace, renderle tranquille e meno aggressive, e’ che io dichiari di essere un uomo (cioè un essere umano di sesso maschile) povero e infelice che passa tutto il suo tempo al PC... quindi strano e, se non basta, di essere affetta da una brutta malattia ed in una situazione d'indigenza terribile, Ok, affare fatto! Sono proprio cosi’ :-)

Lo dichiaro e torno alle mie stronzate, ai miei raccontini, alle mie opinioni stupide sul mondo della prostituzione, ok?

Allora, dove eravamo rimasti? Ah si'...

Il signor Bonaventura...

Misura la forza della tua Password

Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

Web Statistics