giovedì 31 gennaio 2008

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Bonaventura e la farina

 
Se il signor Bonaventura qui diventa una rottura

mi vedro' teste' costretta a prestargli una lametta.

Tutto cio' che lui puo' fare e' tagliare e ritagliare

cosi' da veder mattina imbottito di farina.

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La pubblicita' sui siti web


In internet ormai ci sono tantissimi siti web in cui le ragazze pubblicano le loro inserzioni corredate di foto, rates e quant'altro possa essere utile all'esercizio della professione di escort.

Personalmente sono stata sempre contraria a pubblicare i miei annunci in siti che raggruppassero piu' ragazze, privilegiando qualcosa di strettamente personale che potevo curare ed aggiornare (grossolanamente al vero) da sola, pero' anche io una volta ho pubblicato i miei annunci in un sito del genere.

Non diro' il nome, non era italiano. Quindi non era lo storico Metropolitan, che fece la sua comparsa nel 2000 e che di li' a poco venne chiuso per ovvie ragioni. Ma erano altri tempi... i siti che pubblicizzavano le escort erano pochi ed erano gestiti da persone a loro modo "corrette", il cui unico vero scopo era quello di fare un business e niente piu'.

Oggi, invece, tutto e' cambiato. A queste figure "manageriali" si sono sostituiti personaggi piu' squallidi, forse provenienti dalla strada dove, fino a qualche tempo fa, accompagnavano le "loro ragazze" a battere.

Anche i papponi, quelli veri, quelli che recitano seriamente la loro parte da "incodinati" picchiatori (solo con le donne pero'), hanno scoperto internet, hanno acquistato un PC e si sono messi a lavorare da casa.

Oggi, se fossi ancora una escort, avrei difficolta' a trovare un sito web nel quale pubblicare i miei annunci. C'e' tanta confusione ed io non amo la confusione. Amo la chiarezza.

Per esempio, vi fidereste voi a pubblicare un annuncio in un sito il cui proprietario fosse uno psicotico che, oltre che per soldi, lo facesse per sue "strane manie"? Una persona che dichiara pubblicamente di craccare account privati e poi usa il materiale sottratto illegalmente per "sputtanare" chi lo contrasta?

Io non mi fiderei.

Pensate che il proprietario di un tal sito avrebbe accesso a tantissime informazioni: fotografie magari non mascherate, password (che poi le persone tendono ad usare sempre le solite), messaggi privati che potrebbero circolare all'interno di quel sito qualora ci fosse un forum collegato e, addirittura, il reale nome, cognome e indirizzo.

Informazioni che io non lascerei mai a nessuno, perche' il giorno che volessi smettere e ritirarmi non gradirei avere "strani personaggi" alle spalle che fossero in grado di colpirmi e ricattarmi.

mercoledì 30 gennaio 2008

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Una email storica


Risale all'anno 2000, quando ancora esercitavo ed ero nel pieno dell'avventura. A quei tempi non esisteva Chiara di Notte. Esisteva solo la escort, ovviamente con il suo nick da escort che non rivelero'.

In tale email (nella quale nascondero' i dati di chi me la spedi' e sostituiro' il nome che usavo con quello di "Chiara") c'e' la prova del fatto che quando dico di essermi iscritta nel 2000 al primo forum (gruppo di discussione) che trattava l'argomento prostituzione in Italia, non mento.

Questo contrasta con l'affermazione di chi, tentando di farmi passare per bugiarda, dice: "IER è STATO APERTO NEL 2002/3 COGLIONE...."

Ebbene, anche se non ho moltissimi anni, leggendo le parole di cui sopra mi sento "anziana" e questo (chissa' perche') m'infastidisce non poco.
Ma forse sono solo loro che si atteggiano a "fringuellini gasati" che "sanno tutto" quando in realta', di me, non sanno un accidente di niente.

From: "xxxxxxxxx"
To: "Chiara"
Subject: Chiara.zip
Date: Wed, 7 Jun 2000 11:59:53

Cara Chiara,
leggendo il forum di XXXXXXX ho scoperto l'esistenza di una newsletter italiana dedicata alle reviews delle escorts nostrane.
Mi sono iscritto (è facile, veloce, anonimo e gratuito) ed ho potuto constatare che stai riscuotendo un notevole successo.
Sul sito che ospita la lista di discussione, c'è una sezione "files", dove gli iscritti possono postare dei files di loro creazione.
Ho già postato una presentazione in PowerPoint di una tua collega (naturalmente con il suo consenso), anche lei iscritta al gruppo, con cui avevo avuto modo di conversare nella chat.
Ho preparato anche una piccola presentazione su quella che considero la migliore escort di Milano, anche se non ho avuto ancora l'occasione di conoscerla, cioè su di te (a dire il vero ci siamo sentiti e scritti qualche volta, anche se usavo un altro pseudonimo).
Ti allego una versione ridotta della presentazione (ridotta, perché quella integrale è di circa 1,5Mb ed è troppo lunga da inviare e ricevere per e-mail).
Se ti dovesse piacere, ti chiedo l'autorizzazione di postarla: so che non hai bisogno di ulteriore pubblicità, ma gli iscritti alla lista (ci siamo denominati "trombeurs") lo apprezzerebbero molto e, tra di loro, vi sono (e vi saranno) molti tuoi amici.
By the way, il nome della lista è ita-escorts-reviews
ita-escorts-reviews@egroups.com e l'indirizzo web per accedervi è http://www.egroups.com/group/ita-escorts-reviews
Un grosso bacio.
Xxxxxxx.



Altri tempi... bei tempi in confronto a quelli che stiamo vivendo oggi.

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La violenza


Oggi desidero dedicarmi ad un tema che mi sta a cuore: quello della violenza sulle donne. Da un articolo di Franca Colonna apparso QUI.
“Qualche mese fa, un cittadino di questa Nazione che si fa’ paladina dell’abolizione della pena di morte su tutto il pianeta, è entrato in un’aula di Tribunale deciso ad eseguire una sentenza capitale nei confronti di chi si era concesso il lusso di mettere in crisi il suo mondo di maschio violento.

Mi rincresce dirlo, ma la stessa Nazione che blatera tanto contro le esecuzioni capitali, in pratica non fa’ niente o quasi per tutelare le persone che vengono condannate a morte da individui che si sentono nel diritto di esercitare la violenza come stile di vita e quindi anche di comunicazione.

Certo subito qualcuno ha detto che erano mancati i controlli per cui il soggetto in questione non sarebbe dovuto entrare armato in tribunale. Per me è un’osservazione banale: lui voleva uccidere, punire severamente e se non avesse sparato in aula lo avrebbe fatto all’esterno. Diciamo che la scelta del luogo è a sua volta un messaggio palese: la suprema sfida nei confronti delle istituzioni c.d. civili che consentivano alla sua vittima di poter esporre le sue ragioni e chiedere pace e tranquillità relativamente a quanto consentito dalle attuali e vigenti leggi. Come donna sono nauseata dal fatto che non esista una tutela giuridica nei confronti di donne e bambini oggetti di violenze ed abusi. Come Psicologo clinico sono più che nauseata perché sono costretta a constatare che oltre a gravi lacune legislative esiste anche un clima culturale di inaudita disinformazione per cui non si valuta sufficientemente un comportamento anomalo. In altre parole: uomini violenti e donne che subiscono sono le due facce della stessa medaglia.

Ci piacerebbe poter pensare che l’uomo violento sia poco più che una bestia, non dico animale perché offenderei gli amici a 4 zampe e tanti altri, sarebbe troppo riduttivo e comodo. Il violento, soprattutto nell’ambito famigliare, è anche lui un essere umano sicuramente frustrato e seriamente disturbato dal pdv psichico. Non illudiamoci, il maschio che picchia è un fenomeno trasversale: picchiano gli operai, i liberi professionisti, i dottori, gli infermieri, gli insegnanti , i tutori dell’ordine pubblico …. tutti presenti, nessuno esente. Il disturbo psichico incide ovunque e comunque. I sostenitori della Psichiatria Biologica affermano che sicuramente esiste un’alterazione genetica o del sistema neurotrasmettitoriale che spinge inesorabilmente verso un comportamento violento. Potrebbe anche essere vero, forse lo è, almeno in parte. Ma, come tutti i discorsi che mettono di mezzo geni, cromosomi ed ormoni, si può concludere che allora certi comportamenti sono inesorabilmente conseguenti ad una predisposizione ereditaria. Inoltre, come spesso accade, queste teorie sono facili porte aperte per tematiche razziste.
Io ritengo che ogni comportamento sia in minima parte indirizzato da un assetto costituzionale, ma fondamentalmente è influenzato da un contesto culturale e sociale ed anche da un sentimento della propria identità. Cosa intendo dire? Noi tutti siamo persone che interagiscono con un ambiente dove certi comportamenti e scelte vengono proposti a livello collettivo a cui ci adattiamo in conseguenza della nostra consapevolezza di essere persone che vivono con altre. Molto più semplicemente: io posso nascere in una famiglia dove la violenza è agita come “normale” ed accettare questa normativa è poi un riconoscersi in quel messaggio o dissociarsene.

Il comportamento violento è una scelta frutto del disagio psichico di chi non si riconosce come persona autonoma da certi schemi. E’ un problema di disagio psichico di cui non si è consapevoli. Io ritengo che le persone violente nell’ambito delle più intime relazioni personali debbano essere costrette a mettersi in terapia tanto farmacologica quanto psicologica. Il legislatore dovrebbe rendersi conto che non solo mancano leggi, ma soprattutto spazi e tempi per curare queste persone.
Hanno chiuso i Manicomi, credendo di risolvere i problemi della salute mentale, dimenticandosi però che il disagio psichico non è soltanto isolamento, malinconia, innocui deliri mitomani o erotomani, ma è anche violenza gratuita e tremenda. Inoltre, sull’onda di una profonda ignoranza sulla vera natura del disturbo mentale si parla soltanto di Depressione, purtroppo esistono quadri clinici come Schizofrenia e Paranoia che portano a comportamenti violenti ed efferati. Sono stanca di sentire il solito giornalista che dice “L’assassino era depresso perché la moglie si voleva separare”. Diciamo che la moglie si voleva separare perché il marito era uno schizofrenico e molto più di frequente un paranoico che le rendeva la vita un inferno.

E le donne? Un vecchio proverbio dice “Dio li fa’ e poi li accoppia”. Un grande psichiatra come Silvano Arieti ha scritto: non esiste vittima senza persecutore, non esiste persecutore senza vittima, l’uno è funzionale all’altro. Molti sostengono che la donna gode nell’essere maltrattata, altri che è l’angelo del focolare ed altro… Molte donne vengono cresciute nel messaggio che con la bontà, dolcezza e spirito di sacrificio la figura femminile può “redimere” un violento. Andate a leggere le storie di queste unioni: lui è tanto buono, caro, protettivo, generoso anche, ma …. appena lei dice un no, anche piccolo, allora l’angelo diventa un demone. Arrivano botte, pugni, calci… E se l’interessata si ribella cosa trova? Indifferenza o il consiglio di subire per amore dei figli… Che pena sentire certe storie tutte uguali. Se poi ci si rivolge alle forze dell’ordine ti viene risposto che non possono fare molto, cioè niente. Sarebbe l’ora di svegliarsi, reagire perché troppe povere innocenti persone educate ad essere pecore in un mondo di … non dico lupi, sono splendidi animali, ma dico di bestiacce soccombono. Così ai nostri politici che hanno tante cause da perseguire tutte molto giuste perché non ne aggiungono un’altra che sarebbe “santa” ? Per favore, togliamoci tutti a livello collettivo gli occhiali rosa e guardiamo in faccia la triste realtà, esistono i violenti, rendiamoci conto che sono malati mentali, curiamoli, magari obblighiamoli alle cure in strutture protette, ma salviamo dalla morte annunciata tante donne che sono solo povere pecore al macello dopo essere state diseducate ad essere vittime. Per favore, scegliamo una data per commemorare le vittime di questo massacro.”


In Italia oltre tre milioni di donne sono state costrette, per sentirsi piu’ al sicuro, a modificare le abitudini di vita ed i comportamenti. Le piu’ impaurite risultano le giovani e quelle che risiedono nelle grandi citta’. Un dato preoccupante proviene da "La road Map delle Pari Opportunita’", un’indagine realizzata per la Conferenza dell'Assemblea dei Consigli regionali e delle Province autonome.

Dal sondaggio emerge che l'Italia e’ un paese violento verso le donne. La paura di subire violenza ha assunto per l'universo femminile italico i tratti endemici di una malattia che non si riesce piu’ ad essere arginata, controllata. E' un sentimento che permea la quotidianita’ del 42% delle donne che hanno timore di poter essere vittime di una violenza.

E', soprattutto, uno stato d'animo che ha avuto forti ripercussioni sulla vita del 17% delle italiane. Secondo tre intervistate su dieci i comportamenti violenti vengono appresi nella famiglia d'origine. Sono in particolare le 18-24enni e coloro che risiedono nelle grandi citta’ a sentirsi le piu’ minacciate. I posti bui ed isolati delle aree cittadine degradate sono quelle avvertite con piu’ pericolosita’: e’ li’ che la minaccia diviene piu’ imprevedibile, piu’ difficilmente gestibile. Ma quattro donne su dieci dichiarano di avere costantemente paura non appena si trovano in una condizione di solitudine, indipendentemente dal luogo.

Quello della violenza contro le donne e’ un tema dalla consapevolezza diffusa. Infatti il 92% della popolazione intervistata ritiene che i maltrattamenti siano molto frequenti. La stessa consapevolezza si riscontra nella percezione delle molestie sessuali e delle violenze psicologiche, tutti episodi che, secondo piu’ del 90% delle donne, avvengono troppo spesso.


Ancora sull’argomento:

http://www.women.it/centriantiviolenza/Riassunto%20OMS%20per%20pagina%20web.doc

http://claudiorise.blogsome.com/2006/10/24/gli-uomini-e-gli-stupratori/

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La personalita'


Il modo in cui viene portato avanti un blog rivela un'infinita' di cose sulla personalita' di chi ci sta dietro. Non sono tanto gli argomenti trattati. Questi fanno si' intravedere le idee della persona (convinzioni politiche, religiose, morali), ma non svelano la natura interiore, il carattere e tutti quei piccoli dettagli che, ad una prima analisi, possono sfuggire.

Credo che chi mi legge si sia gia' accorto/a di quanto io sia puntigliosa, cocciuta, spesso rompipalle, ma che, d'altro canto, abbia ben chiaro il fatto che che non sono mai aggressiva con lo scopo di ferire qualcuno, bensi' sono mossa solo da un atteggiamento difensivo.

Il perche' di questo mio comportamento duro, intransigente, non disponibile ai compromessi, lo si deve ricercare nel mio trascorso umano e non e' oggetto di questo post. Anzi, credo che se lo rivelassi toglierei quel pizzico di divertimento che alcuni, che giocano al "piccolo psicologo" congetturando le situazioni piu' bizzarre, hanno nel leggere i miei post. Internet in fondo puo' essere affrontato (in modo sano) anche come un gioco, contrapponendosi a chi invece lo usa per risolvere quelle problematiche "insane" che tutti/e ben intuiamo.

Comunque, tornando all'argomento che mi interessa di piu' cioe' me, immagino che l'impostazione grafica, il modo in cui vengono trattati gli argomenti, la precisione e l'ordine che mi contraddistinguono nella stesura dei post, la scelta delle immagini, insomma un po' tutto, abbiano in un certo senso creato, nell'immaginario di ciascuno, una "fotografia" della mia interiorita' e di quello che puo' essere il mio comportamento anche nella vita di tutti i giorni.

D'altronde e' facile tracciare un profilo psicologico tramite l'osservazione di alcuni comportamenti, come, ad esempio, quello di chi crea e cancella blog in continuazione, cambia nickname in modo parossistico, modifica versioni ed opinioni ad ogni mutamento di umore, afferma poi nega poi ritratta... insomma, una trottola frenetica che non si ferma un attimo ed incasina la mente di chi lo legge in modo analogo a come e' incasinata la sua.

Spero che, almeno della sottoscritta, l'opinione sia decisamente diversa. Ci tengo a mantenere una coerente correttezza che venga fondata non sul diktat ("lo dico io quindi tu stai zitto e se non ti va bene puoi anche toglierti dalle palle"), atteggiamento comune a molti forumisti che conosciamo bene e che cercano d'improvvisarsi "maestri di vita" oppure "capibranco", ma su una concorde volonta' di ragionamento e di intelligente riconoscimento allorquando le posizioni sono palesemente scardinate.

In questo mio post c'e' un po' d'amarezza per aver rivissuto (in maniera blanda ma pur sempre fastidiosa) cio' che avvenne in data 17 gennaio 2007, quando mi vidi succhiare dal PC l'account hotmail che avevo con dentro una quantita' incredibile di corrispondenza intrattenuta con tantissime persone, molte delle quali che non meritavano di vedere le loro parole (indirizzate a me ed a nessun altro/a) pubblicate in giro per i vari blog farlocchi che sono stati creati al solo scopo di risolvere l'insana problematica interiore di qualcuno.

Rivivere quell'esperienza, lo dico con sincerita', mi ha fatto molto male. Almeno in questo quelle fetide persone nate e cresciute in una fogna morale avranno avuto la loro magra soddisfazione, ma non mi vergogno ad ammetterlo. Perche' dovrei vergognarmi nell'ammettere di essere rimasta ferita da una "violenza" subita ingiustamente? Da quando in qua a vergognarsi devono essere le vittime e non i carnefici?

Che si godano dunque la loro piccola soddisfazione, ma...

Chi ha imparato a conoscermi un po' sa che non sono disposta a sopportare ed a scusare. Soprattutto quando, dall'altra parte, non esiste nessuna presa di coscienza sul male procurato e si continua a "picchiare" in ogni direzione, in preda ad una furia cieca che non ammette ragioni.

Sinceramente non credo nella giustizia. Non in queste cose almeno. Come con lo "stalking" gli uomini di legge sono quanto mai "distratti" e reputano tali problematiche di poco conto. Ovviamente ci sono miliardi di cose su cui vigilare... cose che coinvolgono cittadini "importanti", situazioni d'interesse nazionale, quattrini di chi conta... e la piccola gente puo' anche andare a farsi fottere perche' nessuno si muove per delle cazzate che riguardano un mucchietto di email spedite da nick a nick. Ed anche se qualcuno si costituisse parte offesa e denunciasse il fatto alla magistratura, per come funzionano le cose in Italia da parte offesa diverrebbe ancor piu' vittima.

Si fa il diavolo a quattro per intercettazioni che riguardano i politici (e certo... loro contano), i multimiliardari (e certo... loro sono il motore che fa andare avanti la nazione, rectius "ci danno la grana"), i calciatori e le veline (e certo... sono VIP... anche se mi chiedo che cazzo abbiano da intercettare nelle conversazioni di Totti il cui pensiero non oltrepassa il concetto "1x2"), ma cio' che appartiene al "popolo invisibile" non fa testo, non e' un problema. Cioe' non frega una beata fava a nessuno.

martedì 29 gennaio 2008

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Solo un breve intermezzo...


Per dire che ci sono persone che hanno adottato la violenza come comportamento "normale", quotidiano e trattano ogni cosa, ogni fatto seguendo la regola del "o fai e dici come voglio io oppure ti spacco i denti... e li spacchero' anche a tutte le persone che cercheranno di darti aiuto... ed anche a coloro che semplicemente avranno qualcosa da ridire sul mio operato."

Con questa regola di vita proseguono il loro "barcollante" cammino lungo la strada che inevitabilmente li portera', prima o poi, a sbattere la faccia contro qualcosa di assai duro.

E' ovvio che cercare di spiegare a queste persone che il loro comportamento e' "quantomeno disdicevole anzicheno'" usando le buone maniere, risulta perfettamente inutile perche' l'unico linguaggio che conoscono e' quello della violenza, dei pugni, dell'intimidazione... e dell'omerta'.

Si', perche essi sono convinti che coloro che assistono alle loro violenze, per paura di andarci di mezzo, resteranno in silenzio e si defileranno.

Guai se un messaggio del genere riesce a filtrare nelle coscienze determinando un modus operandi comune e diffuso. Guai se si lascia spazio a questi delinquenti che hanno cronicizzato la violenza. Dal nostro comportamento fermo di fronte alle loro minacce e preoptenze dipende non solo la nostra tranquillita' ma la tranquillita' dell'intero "sistema" in cui viviamo. Quindi anche quella dei nostri figli.

Non lasciamo che queste persone rovinino la vita dei nostri vicini di casa perche' un giorno potremmo ritrovarceli alla nostra porta a fare con noi quello che hanno fatto con altri... E se non troveremo loro troveremo i loro figli che sono stati abituati ed educati a seguire le loro orme di violenza.

Lo so che queste mie affermazioni sono solo banalita', ma non ho mai detto di essere una persona d'alto livello intellettuale. Dopo tutto sono soltanto una contadina.

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Stereotipi e luoghi comuni della violenza


Si crede che la violenza verso le donne sia un fenomeno poco diffuso.
Invece è un fenomeno esteso, anche se ancora sommerso e per questo sottostimato. Ci sono molte donne che hanno alle spalle storie di maltrattamenti ripetuti nel corso della loro vita.

Si crede che la violenza verso le donne riguardi solo le fasce sociali svantaggiate, emarginate, deprivate.
Invece è un fenomeno trasversale che interessa ogni strato sociale, economico e culturale senza differenze di età, religione e razza.

Si crede che le donne siano più a rischio di violenza da parte di uomini a loro estranei.
Invece i luoghi più pericolosi per le donne sono la casa e gli ambienti familiari, gli aggressori più probabili sono i loro partner, ex partner o altri uomini conosciuti: amici, familiari, colleghi, insegnanti, vicini di casa.

Si crede che solo alcuni tipi di uomini maltrattino la propria compagna.
Invece come molti studi documentano non è stato possibile individuare il tipo del maltrattatore, né razza o età o condizioni socioeconomiche o culturali sono determinanti. I maltrattatori non rientrano in nessun tipo specifico di personalità o di categoria diagnostica.

Si crede che la violenza non incida sulla salute delle donne.
Invece la violenza di genere è stata definita dall'OMS come un problema di salute pubblica che incide gravemente sul benessere fisico e psicologico delle donne e di tutti coloro che ne sono vittima.

Si crede che la violenza verso le donne sia causata da una momentanea perdita di controllo.
Invece la maggior parte degli episodi di violenza sono premeditati: basta solo pensare al fatto che le donne sono picchiate in parti del corpo in cui le ferite sono meno visibili.

Si crede che i partner violenti siano persone con problemi psichiatrici o tossicodipendenti.
Invece credere che il maltrattamento sia connesso a manifestazioni di patologia mentale ci aiuta a mantenerlo lontano dalla nostra vita, a pensare che sia un problema degli altri. Inoltre la diffusione della violenza degli uomini contro le donne esclude che si tratti di la possibilità della devianza, dell'eccezionalità.

Si crede che gli uomini violenti siano stati vittime di violenza nell'infanzia.
Invece il fatto di aver subito violenza da bambini non comporta automaticamente diventare violenti in età adulta. Ci sono infatti sia maltrattatori che non hanno mai subito o assistito a violenza durante l'infanzia, sia vittime di violenza che non ripetono tale modello di comportamento.

Si crede che alle donne che subiscono violenza "piace" essere picchiate, altrimenti se ne andrebbero di casa.
Invece paura, dipendenza economica, isolamento, mancanza di alloggio, riprovazione sociale spesso da parte della stessa famiglia di origine, sono alcuni dei numerosi fattori che rendono difficile per le donne interrompere la situazione di violenza.

Si crede che la donna venga picchiata perché se lo merita.
Invece nessun comportamento messo in atto dalle donne giustifica la violenza da loro subita ed inoltre gli episodi di violenza iniziano abitualmente per futili motivi.

Si crede che i figli abbiano bisogno del padre anche se violento.
Invece gli studi a questo riguardo dimostrano che i bambini crescono in modo più sereno con un genitore solo piuttosto che in una famiglia in cui il padre picchia la madre.

Si crede che anche le donne sono violente nei confronti dei loro partner.
Invece una significativa percentuale di aggressioni e di omicidi compiuti dalle donne nei confronti del partner, si verifica a scopo di autodifesa e in risposta a gravi situazioni di minaccia per la propria sopravvivenza. Inoltre, quando esiste si configura in modo diverso e raramente assume le caratteristiche di sistematicità e lesività che caratterizzano il maltrattamento maschile.


Tratto da QUI

lunedì 28 gennaio 2008

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Un monumento per gli invisibili


Mi pare una notizia degna di essere annotata nel mio diario.

"Berlino, 28 gen. 2008 - Verranno eretti a Berlino due monumenti in memoria degli zingari e degli omosessuali uccisi dai nazisti. Lo ha annunciato oggi il ministro tedesco della Cultura Bernd Neumann, dopo l'approvazione formale della commissione affari culturali. I lavori per la costruzione del monumento in memoria dei 500mila Sinti e Roma massacrati nei campi di sterminio nazisti, cominceranno il mese prossimo presso il parco del Tiergarten a Berlino, vicino alla sede del Parlamento.Il governo tedesco e i leader delle comunità Sinti e Rom hanno concordato nel 2006 la costruzione di un monumento a forma di fontana, ma il progetto si era arenato sul testo dell'iscrizione. Ora il monumento sarà scolpito dallo scultore israeliano Dani Karavan con una iscrizione del poeta rom italiano Santino Spinelli. Il monumento per gli omosessuali uccisi verrà invece costruito in primavera presso la porta di Brandeburgo. Sotto il regime nazista vennero arrestati 54mila omosessuali, 7mila dei quali morirono in campo di concentramento."

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Gli emulatori


Ormai non mi sorprendo piu' di nulla. Sono anni che, periodicamente, lungo il mio cammino appare qualche idiota che tenta di attribuirmi identita' non mie.

Si fanno strane congetture, illazioni... a volte si rasenta la calunnia.

E' un modo di fare che alcuni inesperti del Diritto (ma anche della vita) usano spesso scimmiottando certi giornalisti da operetta che, per attrarre i lettori, non esitano talvolta ad esercitare pienamente la loro disonesta' intellettuale.

Il messaggio che si evince da tale comportamento e': non importa se tu sia o no chi dico io oppure se tu sia persona disonesta o no. Io lo scrivo perche' ho il potere di scriverlo. Non do spiegazioni, non fornisco prove. Lo scrivo e basta. Poi tu, se vuoi e ci riesci, puoi tentare di dimostrare ai lettori che io non sto dicendo il vero. Compete a te quindi l'onere della prova.
Nel frattempo chi avra' letto avra' metabolizzato cio' che ho scritto: io saro' il giornalista puro che non ha paura a dire la verita', quindi un eroe, mentre tu sarai la persona bieca che io ho smascherato. Alla fine, se riuscirai a dimostrare la tua estraneita' a cio' che ho scritto su di te, usero' il silenzio come strumento per far decadere l'interesse sul tuo caso oppure neghero' di averti accusato facendo passare le mie parole come "vaghe ipotesi".

Con questa logica in internet, un territorio in cui si aggirano nick anonimi e fuori da ogni controllo che si convincono di avere una "missione", chiunque puo' improvvisarsi accusatore, inquisitore e persino boia. Il web diventa il luogo ideale ove certe personalita' affette da disturbi mentali possono esprimersi, emulando il tipo di comportamento sopra descritto.

Solo che quei giornalisti sono bravi nel fare il loro "lavoro", mentre certi psicotici che s'incontrano nei vari blog copiati e forum immondezzaio rasentano il ridicolo.

Ultimamente mi sono sentita attribuire le identita' piu' bizzarre (non faccio nomi tanto chi legge sa a chi mi riferisco). Si e' arrivati persino a supporre che dietro al mio nick sia riunita una "banda" di persone... che so, un'associazione a delinquere dedita alla "presa per il culo" oppure una loggia massonica di adoratori delle calze a rete.

Sulla base di quali dati oggettivi siano state formulate queste ipotesi non ho modo di saperlo, in quanto tali dati sono contenuti nelle teste bacate di quei personaggi che, da mesi, si affannano a corrermi dietro nel tentativo (impossibile) di agguantarmi e loro si guardano bene dal rivelarli.

Nell'attesa che queste persone portino alla luce i particolari scabrosi sulla mia reale identita', sulla mia vita dissoluta, sulle mie malefatte quotidiane e su quante volte al giorno vado a far pipi', ai lettori tocchera' accettarmi cosi': un po' uomo, un po' donna, un po' giovane, un po' vecchia, un po' ex-escort, un po' ragioniere, un po' ungherese, un po' bergamasca. In ogni caso, pero', molto emulata.

domenica 27 gennaio 2008

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Il giocattolo


Il bimbo piange e si dispera per avere un giocattolo nuovo e quando riesce ad ottenerlo e’ felice.

Ci gioca fino a quando, puo’ capitare, il giocattolo si rompe (spesso per colpa sua, ma non se ne rende conto). In tal caso la perdita e’ per lui talmente grande che quel giocattolo diventa il piu’ importante fra tutti quelli che possiede.

Vuole quello e solo quello, ed a poco valgono i tentativi degli adulti di consolarlo con altri giocattoli anche piu’ belli.

A quel punto gli adulti comprano per lui un giocattolo nuovo, identico a quello rotto, che il bimbo accetta solo se gli viene fatto credere che quello e’ l’originale aggiustato (lui vuole proprio quello e non un altro, anche se perfettamente uguale).

Quando ha di nuovo il giocattolo ci gioca per un po’, svogliatamente, fino a quando si stanca, lo butta da una parte e si dedica ad altri giocattoli che nel frattempo e’ riuscito (piangendo e disperandosi) ad ottenere.

Il bimbo, pero', non si dimentica del giocattolo. Anche se non ci gioca piu' e si dedica agli altri giocattoli, ogni tanto controlla che niente manchi all’appello.

Ad un certo punto, puo' capitare, si accorge che il giocattolo non c’e’ piu’. Allora quel giocattolo diventa il piu’ importante fra tutti quelli che possiede, fossero anche mille.

Piange e si dispera. Vuole quello e solo quello.

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Aurora

 
Sulla scrivania i segni di una notte passata a "dipingere". Una tazza sul cui fondo sono ancora umide le tracce del te’ ed i fogli scritti a mano sparsi in giro, parlano di me.

Amo radunare pensieri utilizzando carta e penna… anzi, non una penna ma una matita che, di tanto in tanto, ho l’abitudine di appuntire mentre inseguo qualche ricordo ribelle che tenta di sfuggirmi.

Con la tastiera non e' la stessa cosa. La tastiera fa filtrare l'immagine attraverso la rete; serve per lo scanning cosi’ che questa possa giungere sullo schermo di chi la guarda. Ma ogni quadro deve essere dipinto “a mano”, cesellato con cura e con quella passione necessaria affinche’ venga colta l’anima di chi lo dipinge.

Come il pennello per la pittrice la matita e’ il canale nel quale fluiscono il miei pensieri fino alla “tela” virtuale.

Mi avvicino alla finestra. Fuori e’ ancora buio, ma il vento che e’ soffiato forte da Est si e’ placato. Tutta la notte l’ho ascoltato dialogare con gli alberi di fronte alla casa che con lui hanno danzato muovendo sinuosi i rami, scossi da una cantilena che mi ha accarezzato le orecchie mentre, immersi nel silenzio della gente che da queste parti va a dormire presto, gli unici altri rumori erano di cani che abbaiavano in lontananza.

La strada, che compie l'ampia curva di fronte al cancello e scivola tortuosa verso la citta’, non e’ visibile dalla mia stanza, come non e’ visibile il fiume che, nelle notti chiare, gioca a nascondino rincorrendo i bagliori della luna. Da qui posso solo osservare le placide colline ordinate, mute al di la’ del mio sguardo fino a quando, al sorgere del sole, Nagy-hegy assumera’ il colore rosato dell’aurora.

sabato 26 gennaio 2008

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Stanotte...



Stanotte desidererei introdurmi nei tuoi sogni.

Avrei voglia di sorprenderti nell’istante in cui ti abbandoni. Entrerei come una clandestina attraverso le palpebre assopite che, come vedette stanche catturate dal sonno, lascerebbero indifesi tuoi occhi.

Dapprima mi avventurerei nella foresta dei tuoi pensieri. Li sentirei scorrere come la linfa negli alberi. Sentirei il profumo dei fiori del bosco, del ciklámen non del tutto dischiuso e come un’ape assaporerei il dolce nettare del suo polline.

Poi correrei nella sconfinata pianura inseguendo i tuoi sogni piu’ inconfessabili e come Salome’ danzerei a piedi nudi, incantandoti, mentre una fresca pioggia scioglierebbe i veli del pudore.

Mi svestirei della tunica finemente tessuta con la tela del ragno e come una ninfa del bosco sprofonderei nell'incantesimo dell’estasi. Si dischiuderebbero cosi’ tutti i fiori. Mi accoglierebbero come in un letto umido di rugiada e tutta la notte abbraccerei il tuo cuore che batterebbe a tempo del mio respiro.

Infine, stanca, mi disseterei alla sorgente della tua mente. Come acqua fresca la sentirei scorrere nella mia gola. Goccia a goccia l’assaporerei fino all'attimo in cui affiorerebbero i presagi del risveglio. E l’ultimo istante, insieme a te, annuserei il profumo del primo raggio di sole che, inesorabilmente, ti riporterebbe alla realta’.

E come la nebbia sul Tisza mi dissolverei con il nuovo giorno.

giovedì 24 gennaio 2008

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Avevo un gatto


Un atteggiamento tipico di chi non vuol cadere nella trappola polemica e' quello di glissare riguardo alle provocazioni, ignorare i personaggi che insultano (che nel virtuale sono spesso cloni anonimi di chi poi relaziona con un'altra "faccia" piu' amichevole), far finta di nulla e lasciar che il tempo smussi la questione e faccia sfumare quelle illazioni che sul momento possono sembrare pungenti.

Le persone "sagge" consigliano questo tipo di comportamento. Suggeriscono di tenere un "profilo basso", tale da non alimentare la polemica. Insomma, in pratica, cio' che "italicamente" dovrebbe fare una persona insultata (secondo i sostenitori del "lasciamo perdere e volemose bene) e' starsene buona buona da una parte ad attendere che la tempesta passi e che il "malandrino" di turno si stanchi di lanciare invettive.

Devo dire che per un po', soprattutto nei momenti di pigrizia, anch'io mi sono comportata seguendo questi saggi consigli, ma riflettendoci e notando come tale comportamento sia ormai indistintamente usato da chiunque, a torto o a ragione, qualunque sia il tipo di accusa o illazione e qualsiasi sia il motivo dell'accanimento, ho capito che se mi adeguassi a questo sistema, mi appiattirei su una posizione di banalita' che, come sapete, non gradisco e lascerebbe aperta l'ipotesi che le illazioni potrebbero essere fondate. Il non contrastare le accuse quindi significherebbe non tanto saggezza, quanto debolezza ed incapacita' a controbatterle.

In realta' di cio' che viene detto (ormai da anni) da certi personaggi (che non mi conoscono e mai mi conosceranno) il cui odore di marciume morale viene percepito anche attraverso la connessione internet, non e' che abbia molta importanza, pero', secondo quello che il mio carattere e la mia coerenza mi indicano, lasciar perdere non e' l'azione piu' giusta da intraprendere contro questi incancreniti fetidi del web. Per cui mi riservo di sputtanarli al momento opportuno e quando meno se lo attenderanno.

Avevo un gatto, che adesso non ho piu'... un carattere di merda, ma era proprio il suo carattere a renderlo adorabile: ogni volta che qualcuno gli faceva qualcosa che lui non gradiva, prima o poi la faceva pagare orinando nelle scarpe o su un qualsiasi indumento che avesse avuto l'odore della persona che gli aveva fatto il dispetto.

mercoledì 23 gennaio 2008

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Tipi di uomini


Ogni tanto un piccolo copia-incolla concedetelo anche a me.

"...A seguito di un'approfondita indagine che dura da anni, fatta da me e da alcune amiche, sono riuscita a dividere gli uomini in categorie. A dire la verita' non e' stato molto difficile, dato che sono cosi' prevedibili..." (NOANDA - l'autrice)

uomo-sesso: quello che ti andrebbe di scopartelo sempre ma alla fine sei piu' brava tu e scopri anche che e' ritardato.

uomo-intellettuale: quello che fa tanto l'intelligente, un po' goffo, scopa benino ma non fa mai niente che sia un po' interessante.

uomo-colla: quello disperato, di solito brutto o grasso o comunque complessato che non vale molto come divertimento ma ti fa sentire importante, anche perche' a fianco a lui sembri una cima.

uomo-piattola: quello del: "...dove vai ?...","...con chi vai?...", "...non ti vestire cosi'!...", che, insomma, fa il geloso ma alla fine non gliene frega un cazzo, regge solo la parte per sembrare innamorato.

uomo-sentimento: che ti fa cosi' tenerezza che non riesci neanche a scopartelo e quindi preferisci lasciarlo e prenderti un cane.

uomo-mistero: quello che quando sta zitto sembra pensi ai problemi dell'universo ed invece si sta scaccolando...

uomo-supporter: ovvero quello che ti capisce,"...sì, sì, piangi sulla mia spalla che intanto ti tocco una tetta..."

uomo-porco: quello che dice le porcate, rutta, scorreggia e poi te lo porti a letto e per mettersi il preservativo lo srotola prima...

uomo-techno: quello te lo fai per ore, che ha una resitenza spettacolare, ma di giorno lavora sui tetti e la cosa piu' interessante che fa e' telefonarti...

uomo-suicidio: triste, solo, famiglia di merda, povero... disperato... magari anche impotente e appena ti giri (scusa l'espressione) TE LO TRONCA NEL CULO!

uomo-letargo: quello che sogna, pensa di fare mille cose, ti fa volare nel suo universo, magari scopa anche benino, ma alla fine e' sempre seduto al suo cazzo di pc a farsi seghette sul sito di play boy...

ed infine...

uomo-perfezione: ti vuole sinceramente bene, si preoccupa per te, si diverte con te, e' intellligente, gentile, generoso, ed e' GAY...

uomo-papa`: quello che punta sul complesso di Edipo per scoparti... lui e` maturo, vissuto, vuole aiutarti a superare le difficolta` della vita, vuole proteggerti... e poi scopri che non e`in grado di farsi due spaghetti e che porta i vestiti dalla mamma per farseli lavare...

uomo-Raul Bova: bello, da copertina, ci vai a letto, solo se sei bella anche tu altrimenti scordalo, (una volta sola nella vita) per scoprire come sono i belli... e mentre fai sesso davanti allo specchio noti che lui si sta pettinando con una mano... vuoto come la mente di Alessia Mertz... Ansima tipo attore-porno e, troppo impegnato ad autoamarsi, non si dedica all’atto sessuale risultando scarsino...

uomo-metamorfosi: quello che e` come tu lo vuoi... all’inizio ti fa tante domande sulla tua visione della vita, sul tuo uomo ideale, poi ti accorgi dei cambiamenti appuntamento dopo appuntamento... a questo punto se tu hai mentito all’inizio puoi farti 2 risate, se invece sei stata sincera stai nel suo letto distrutta dal capire, dopo il suo primo orgasmo, che quel lui non esiste... tipini pericolosi ma facilmente riconoscibili dalla vaghezza iniziale e dai troppi "hai ragione tu..."

uomo-cozza: per chi ama il rischio e la curiosita`... se riesci a far aprire la cozza potresti trovare una sorpresa... Solo che e`una cosa molto lunga... ci vuole pazienza e volonta`... di solito e` una persona chiusa e timida... e` altrimenti detto uomo-gratta e vinci... perche` la maggior parte delle volte rimani delusa ma... puo`capitare di trovare un tesoro... e` solo per le/ gli ottimisti.

lunedì 21 gennaio 2008

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Risveglio in Sokolniki - Storia di Vlada (Interludio)

 
La prima cosa che vedesti aprendo gli occhi fu il volto di Slavik. Stava ancora dormendo. Con lui non avevi fatto sesso. Avevi fatto l’amore.

Capita che lo si desideri anche se non lo vogliamo, amore mio, perche’ il cuore non batte mai in sintonia con la volonta’. Procede autonomo, seguendo la corrente impetuosa di un fiume che conduce laddove non e’ possibile presagire.

Quella notte eri stata colta all’improvviso dall’alluvione, fino a che, stanca di lottare, ne eri stata travolta. Ma non annegasti e forse in quel risveglio ti sentisti fuori pericolo come chi "uscita dal fiume, fra i giunchi cadde bocconi e bacio’ la terra dono di biade”.

Nella penombra di quella stanza bizzarri giochi di luce chiaro scuri mettevano in risalto la sua sagoma e dalle lenzuola parevano emergere, inconsapevoli e possenti, i volumi pieni del corpo di Achille che riposava disarmato.

Aveva ciglia lunghe. Non le avevi notate al primo colpo d’occhio, come non avevi notato altri dettagli che, a poco a poco, emergevano sempre piu’ evidenti.

Lo zigomo forte che segnava la forma del suo viso si congiungeva alla tempia dove questa si distendeva formando una fossetta che pareva contenere un frammento di ombra che sembrava liquida. La punta delle dita fecero per sfiorarla. Temendo di svegliarlo ti fermasti poco prima di toccarla, ma i sensi di lui risposero piu’ veloci della tua intenzione

Ebbe un fremito ed apri’ gli occhi.

“Ah, sei tu… ”

“Sono qui – rispondesti con una voce intrisa di una dolcezza che non ricordavi di possedere – dormi… sono qui”

Baciasti la sua fossetta e sgusciasti fuori dal letto, silenziosa.

(Per leggere la storia dall'inizio: QUI)

sabato 19 gennaio 2008

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Esiste un modo?

 
Sono anni che frequento il web. Prima come escort; avevo il mio sito ed anche un nickname con il quale partecipavo alle discussioni sui forum che a quei tempi iniziavano a nascere in Italia sull’onda del successo del britannico C69. Poi, una volta cessata l’esperienza e messa (si fa per dire) la testa a posto, come persona meramente virtuale, Chiara di Notte, continuando ad interagire con cio' che ho soprannominato “i bordelli di Calcutta”.

In tutto questo tempo cio’ che ha stimolato il mio interesse e’ stata primariamente la curiosita’ nei confronti di un universo maschile che fino ad un certo punto della mia vita avevo sempre osservato da “sotto le lenzuola”, poi, successivamente una passione per il mondo virtuale e tutto cio’ che concerne il comportamento di chi all’interno di esso si muove.

A volte ho indossato i panni della cinica scienziata al solo scopo di provocare reazioni e divertirmi ad osservarle, altre volte mi sono rapportata sul piano “umano” per conoscere piu’ intimamente le persone, altre volte ancora ho frequentato questo lato dello specchio per capire e per conoscere meglio certi aspetti che riguardano me stessa.

Un’esperienza in linea di massima positiva, nonostante i vari scogli incontrati lungo la navigazione che hanno spesso messo a rischio la mia privacy e, conseguentemente, dato il tipo di persone che frequentano questa “second life”, la mia sicurezza nei confronti di alcune personalita’ borderline e finanche pericolose sul piano fisico.

La somma di tutta la mia esperienza viene riassunta adesso in questo mio diario in cui, non solo racconto episodi inerenti alla vita da devochka mia e di altre ragazze che a me sono collegate, ma che mi consente anche di analizzare, da una posizione privilegiata, certi aspetti e comportamenti ai quali, ancor oggi, non so dar risposta.

Parlavamo di devirtualizzazione e di come essa sia a gran voce richiesta nei confronti di chi e’ donna (o come tale si presenta). In taluni casi la richiesta diviene talmente pressante che se non viene acconsentita il rischio e’ non solo di perdita di credibilita’, ma anche di rottura di rapporti consolidati nel tempo con persone che stimiamo.

Quello della “devirtualizzazione” e’ uno dei temi che tratto maggiormente perche’ mi riguarda personalmente. In tutta la mia esperienza virtuale ho ricevuto centinaia di richieste di incontri, telefonate, sessioni di webcam e tutto cio’ che sarebbe potuto servire a rendermi, in qualche modo, “raggiungibile”.

Come ho scritto sopra, credo che cio’ avvenga soprattutto nei confronti di chi dichiara di essere femmina. Infatti non ho mai visto tanto accanimento su chi si presenta come uomo che’, se anche fosse donna nel reale, il suo genere non susciterebbe interessi cosi’ morbosi. Neanche da parte delle appartenenti al genere femminile.

Questo, secondo me, sta ad indicare che, indipendentemente da chi sia la persona che manovra un nickname o un avatar, e se questi sia uomo o donna, bambino o vecchia signora, cane parlante o pappagallo, chi si presenta come uomo vale meno in termini d’interesse di quanto valga chi si presenta come donna.

Questo spiega il meccanismo per cui alcuni uomini (molti, forse troppi) in cerca di “considerazione” scelgono di vestire panni femminili all’interno delle varie comunita’ virtuali e mantengono atteggiamenti che NON lasciano spazio alla devirtualizzazione, in quanto, se questa avvenisse, farebbe crollare tutto il castello costruito sulle menzogne.

Ma che dire di una donna che, non volendo vestire abiti maschili (che la metterebbero al riparo da richieste di devirtualizzazione), intendesse recitare la parte di se stessa?

Che dire di una donna che, avendo vissuto un passato un po’ “particolare”, non intendesse essere riconosciuta e desiderasse (com’e’ suo diritto e senza dar fastidio a nessuno) frequentare i “bar dello sport” frequentati anche dagli uomini?

Che dire di una donna che di questo diritto ne facesse una questione di principio ed uno stile di vita?

Sarebbe destinata “per forza” a doversi devirtualizzare per non essere considerata un uomo in reggicalze? Dove sta scritto che una donna dovrebbe acconsentire a farsi fare una “visita ginecologica virtuale” da un pubblico composto da persone (quasi sempre uomini) per le quali basterebbe una caviglia leggermente “grossetta” o una tetta lievemente “molle” per andare in giro a parlare di lei usando gli appellativi piu' truci?

Oppure, a causa dell’ossessione che i maschietti hanno per l’estetica e per il sesso, dovrebbe rinunciare alla liberta’ di vivere una dimensione nella quale esprimersi, come gli uomini fanno normalmente perche’ a loro non e’ richiesto alcun certificato di autenticita’ o di qualita'?

Molti obietteranno che se la donna non acconsente a rivelarsi, e’ suo destino vedersi, ogni tanto, appellare con terminologie bizzarre che parlano di calze a rete e di baffi da ragioniere brianzolo. Anche se questo non e’ un problema per chi se ne frega di cio’ che dicono degli sconosciuti ingrifati, personalmente ritengo che ci sia un principio basilare da stabilire e cioe’ che nessuno(uomo, donna, bambino, vecchia signora, cane parlante o pappagallo) dovrebbe essere considerato un oggetto da esposizione obbligato ad un test che dimostri chi e'.

Inoltre nel virtuale, dove tutto si basa sul chiacchiericcio, sull’illazione e sulla NON dimostrazione dei fatti, dove chiunque ha la possibilita’ di creare con un click una folla di multinick lanciati in una eterna caccia all’untore, dove basta una parola per trasformare un pappagallo in un cane parlante e dove cio’ potrebbe avere conseguenze gravi per i rapporti che nel frattempo si sono creati fra il pappagallo e le tante persone che per il pappagallo hanno stima ed amicizia, a maggior ragione dovrebbe valere la presunzione d’innocenza.

Ho immaginato un eventuale iter da parte di un nick donna (che fosse donna anche nel reale) che intendesse, ad un certo punto, accontentare le richieste di devirtualizzazione e piu’ che sono andata avanti con l’immaginazione, piu’ mi sono resa conto che una dimostrazione inconfutabile non potrebbe mai esserci, in quanto (estremizzando) alla fine verrebbe sempre fuori chi, paranoicamente alla ricerca del cavillo, obietterebbe che le prove addotte non sarebbero sufficienti, poiche’ anche se all’appuntamento si presentasse una DONNA questa potrebbe essere la componente femminile del team che in realta’ gestiva quel nick o quell’avatar.

Chi mi conosce dai tempi in cui ero escort, quindi da oltre sei anni, non ha dubbi su chi io sia. Sono a conoscenza di persone che con le foto presenti sul mio sito web si sono consumati gli occhi a forza di guardarle. Poi c’e’ chi ha di me ricordi piu’ “tangibili”, e mi riferisco a coloro che mi hanno incontrata. Ma esiste anche un sacco di gente che mi ha conosciuta solo in questo contesto di virtual-ex-escort e che puo' domandarsi se cio' che vede scritto nel blog e' frutto di una una persona che e' cio' che dichiara di essere oppure e' frutto di un team di scienziati pazzi o di burloni del web.

E’ logico che aleggino questi dubbi. Lo comprendo e sono sinceramente dispiaciuta per la subdola sensazione di ambivalenza che rischia di innescare in molti un’autoanalisi sulla propria sessualita’, ma non ho alcuna intenzione di sottopormi alla visita ginecologica per l’ottenimento del “certificato di ex-mignotta autentica” solo per rassicurarli sulla loro eterosessualita’.

Anzi, senza promettere nulla perche' qui lo dico e qui lo nego, potrei prendere in esame questa possibilita’ solo in un caso, cioe’ che la dimostrazione fosse esauriente e definitiva, senza alcuna obiezione che portasse a dimostrazioni successive e che, inoltre, non prevedesse un incontro “de visu”. Se vi fosse tale modo forse, chissa’, potrei un giorno anche decidermi a farlo (per gioco, per provocazione o per amicizia), ma temo che cio' non sia possibile.

giovedì 17 gennaio 2008

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E continua...

 
E continua l'avventura del signor Bonaventura
che padrone e' diventato di un bordel ben avviato.

Poi s’e' messo a far denari commerciando in siti vari
e alla banca ora riscuote numerose banconote.

Or che dei milioni e' stufo fa il commercio del tartufo
ma il signor Bonaventura sogna ancor Fuerteventura.

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La foto e l’anima


E’ un bel pomeriggio pieno di sole. Spira un leggero vento da est ed il cielo e’ sgombro da nubi in questo agosto che e’ uno dei piu’ caldi degli ultimi anni.

“Sbrigati, ma quanto ci metti?”

Ho fatto tardi a prepararmi. Indosso un vestito leggero e sbracciato color blu, con disegno “provenzale” a fiorellini bianchi, che ho acquistato per due soldi al mercato in citta’. Non e’ di grande qualita’ ma e' comodo. Lungo fino alle ginocchia, ha una lunga fila di bottoni sul davanti che lo rende un po' austero ma lascia aperti due spacchi laterali dai quali si intravedono le gambe che non sono mai state il mio punto debole. Ai piedi un paio di sandali bassi, senza tacco e con la suola di gomma per poter camminare comodamente sui ciottoli e sull’erba.

Una pettinata veloce ai capelli che cadono sciolti fin sotto le scapole e, come al solito quando sono a casa, assenza totale di trucco. Preferisco lasciare il mio volto libero di respirare l’aria leggera delle colline intrise del profumo dell’uva che, sui vitigni generosi, sta maturando in una fase d’invaiatura particolarmente precoce.

“Eccomi, arrivo… mi metto gli orecchini e scendo!”

Non mi separo mai dai miei orecchini. Sono tre anelli di media grandezza: due all’orecchio destro ed uno al sinistro. Me li ha donati Nagyanya al compimento del mio sedicesimo compleanno; sono magici ed antichi e Mama dice che Nagyanya li aveva ricevuti da sua mama, che li aveva a sua volta ricevuti da sua nagyanya. Ogni giorno li tolgo e li detergo con una soluzione che profuma di gelsomino, in modo che siano sempre perfettamente puliti.

La mia casa e’ disposta su piu’ piani e la mia stanza si trova al piano superiore. Le scale di pietra scendono con due rampe fino al piano terra, proprio in prossimita’ della porta d’ingresso che si apre sul largo piazzale antistante il casale dove lui, palesemente impaziente, mi attende.

“Dobbiamo muoverci o non non riusciremo a far nulla”

“Si’, scusami, Hai ragione, fra non molto il sole sara’ basso ed io non sono nella mia forma migliore… non ho un filo di trucco… avrei dovuto truccarmi…”

Il sole basso non e’ un problema, anzi... pero’ se aspettiamo ancora un po’ dovremo farle di notte – sorride soddisfatto del mio aspetto – inoltre, secondo me, e te lo dico sempre, senza trucco stai benissimo…”

Non e’ un professionista, ma gli piace fotografarmi ed a me, quando mi sento in forma, piace essere fotografata. Oggi pero’ non mi sento particolarmente carina ed ho la sensazione che sara’ tempo perso. Lo faccio piu’ che altro per renderlo felice. Di me possiede un’intera collezione di fotografie. Me le ha scattate un po’ per volta, lungo il nostro percorso, immortalando le vicende ed i momenti che ci hanno visti insieme.

Ci incamminiamo lungo il viottolo sterrato che scende fino al cancello. Da li’, invece di dirigerci verso la citta’, attraversiamo la strada e ci inoltriamo fra i vigneti, lungo il leggero declivio, fino ad una casa colonica situata in prossimita’ del piccolo corso d’acqua che, un po' piu’ in la’, si getta nel fiume.

A fianco della cascina ci sono delle macchine agricole di un colore indefinito fra il rosso scrostato e lo sporco morchia, fra cui un trattore che ha grandi ruote alte quasi quanto me che proprio bassa non sono. Un enorme covone di paglia ci nasconde allo sguardo di occhi indiscreti. Comunque non c’e’ nessuno in giro e possiamo iniziare.

Mi chiede di assumere un’aria provocante.

In realta’ combinata in questo modo, con un vestitino da due soldi e senza trucco, non potrei mai essere in grado di provocare nessuno, pero’ la luce in quegli occhi che conosco mi induce a stare al gioco e con la mia solita smorfia, sorrisetto e sopracciglio leggermente alzato, acconsento.

Inizio a sbottonare il vestito iniziando dall’alto…

Lui fa cenno di andare avanti ed io mi sgancio lentamente un bottone dopo l’altro fino a quando il vestito e’ completamente aperto ed il mio intimo color nero, che sta sotto, fa la sua bella mostra.

“Va bene cosi’? – gli dico con l’aria piu’ provocante che riesco ad avere in una situazione non propriamente ortodossa – ho finito i bottoni…”

“E’ un problema? – risponde lui continuando ad inquadrarmi con la macchina fotografica – non ti facevo cosi’ timida… ne abbiamo fatte di peggio, mi pare”

“Si’ pero’ non stavamo a casa mia, nel mio paese, dove tutti mi conoscono fin da quando ero bambina”

Non sono agitata. In realta’ non mi sto neanche vergognando, E’ solo che non riesco a capire dove voglia arrivare. Se desidera vedermi nuda oppure se vuol farmi sentire semplicemente in imbarazzo.

“Mi vuoi vedere nuda o cerchi d’imbarazzarmi? Guarda che con me caschi male, non ci riesci…”

“Tutte e due le cose – sogghigna non staccando per un attimo l’occhio dal mirino della camera – nuda e imbarazzata se e’ possibile”

“Collezionista di attimi… adesso ti accontento io”

Con un gesto lento faccio scivolare giu’ dalle spalle il leggero abito che a questo punto e’ solo d’impiccio e con lo sguardo assassino inizio a muovermi come davanti ad un pubblico che sta assistendo ad uno strip tease. Ho solo due pezzi da togliermi e non ci metto molto a restare completamente nuda, mentre sento il click ripetuto degli scatti fotografici.

So che a lui piaccio in questi momenti in cui mi mostro particolarmente priva di pudore. Sono gli attimi che lui ama fotografare, perche’, dice, quando sono cosi’ sono veramente me stessa.

Si va avanti per una decina di minuti, con lui che scatta foto ed io che assumo pose ed espressioni sempre piu’ indecenti, ma non sono perfettamente a mio agio. Sono svogliata e cupa. Fare certe cose, sebbene innocenti, in questo luogo in cui ho vissuto la mia fanciullezza, non mi fa sentire rilassata.

“Basta ora – dico lievemente seccata – ne abbiamo fatte abbastanza. Preferisco smettere prima che arrivi qualcuno e ci veda. Nonostante tutto devo mantenere una parvenza di rispettabilita’… almeno a casa mia”

In un attimo ho di nuovo in dosso le mutandine ed il reggiseno. Il vestito invece mi crea dei problemi poiche’ ha tanti bottoni. Ci metto un po’ ad agganciarli tutti partendo dal basso e quando arrivo all’altezza dell’ombelico mi sento abbracciare.

Piano piano mi attira a se’ e mi stringe. Lo ricambio sciogliendomi ed abbandonandomi in quel dolce attimo. Poi appoggio la mia testa sulla sua spalla, come sempre faccio quando mi sento in colpa e desidero tenerezza, e gli sussurro:

“Non sono stata brava questa volta. Non sono state delle belle foto”

“Sei in errore. Tu sei sempre bellissima. Con te come modella non si sbaglia mai…”

“Sai che ho la sindrome da “prima della classe”. Non riesco ad accontentarmi della mediocrita’. Devo sempre essere la migliore, la piu’ brava, la piu’…”

“La piu’ rompipalle! – mi dice in tono scherzoso – E la piu’ amabile”

Poi, come seguendo un’ispirazione improvvisa, cambia discorso.

“Aspetta… ferma un attimo… mettiti qui… siediti sulla paglia”

Seguo le sue istruzioni come una marionetta mossa da fili invisibili, mentre lui, regista su di un set immaginario, continua a guidarmi.

“Si’, cosi’… anche i tuoi occhi adesso hanno assunto il colore giusto: quello del cielo. Ora mettiti una mano fra i capelli e falli scendere giu’ da un lato… ecco, sei bellissima ed io… ti amo!”

Lo guardo e penso “ti amo anche io”. E poi un "click!"

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Ci sono fotografie che hanno qualcosa di magico. Sono piu’ di semplici immagini inamovibili nel tempo e nello spazio e racchiudono in loro l’essenza stessa di chi vi e’ ritratto, fino al punto di divenire, esse stesse, vive. Icone stampate nelle pieghe dell’eternita’ che non perderanno mai di colore, forma e lucentezza.
Quella foto non e’ mai finita nella sua collezione. Gli ho lasciato tutte le altre ma quella no. Quella era mia. E’ sempre stata mia. In essa c’e’ qualcosa di immutabile... di inscindibile da me. Qualcosa che in qualche modo mi rende immortale e che Oscar Wilde chiamerebbe: l’anima.

lunedì 14 gennaio 2008

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Le regole del gioco


Capita talvolta che, frequentando ambienti virtuali, una donna coltivi un’amicizia maschile interessante ed intellettualmente stimolante, al punto che si abbandona in forza di un coinvolgimento e di un’affinita’ che sembrano rinsaldarsi giorno dopo giorno.

Fino al momento in cui lui rompe l’implicito accordo nel tentativo di modificare le regole del gioco, spiazzando l’altra persona e creando i presupposti per la rottura. Quando questo accade gli interlocutori si infilano in una gabbia fatta di principi e di “paletti” dalla quale e’ quasi impossibile che riescano ad uscire.

L’uno, in nome dell’amicizia e della fiducia, non e’ piu’ disposto a far proseguire il rapporto solo sul piano strettamente virtuale ed inizia a far pressioni, sempre piu’ esplicite, per consolidarlo su un piano che sia anche “fisico”. L’altra, invece, continua a confermare la sua volonta’ di circoscrivere quell’amicizia al contesto in cui e’ nata, perche’ se mantenuta in tale contesto non rischia di essere inficiata.

Il primo e’ pronto a mettersi in gioco oltre il limite concordato nel momento in cui il rapporto si e’ venuto a creare, e’ pronto a rischiare ed ha messo in conto, evidentemente, anche l’eventuale “sbandata”, ammesso che non l’abbia gia’ presa. Mentre l’altra, trovandosi spiazzata e temendo il precipitare degli eventi, lotta ostinatamente perche’ tutto resti com’era. Resistendo ad ogni costo.

Si tratta solo di una diversa concezione dell’amicizia. Per lui quest’amicizia, anche se materializzata, non crea problemi e puo’ essere vissuta parallelamente alla sua vita ed ai suoi tanti interessi, persino a sue situazioni sentimentali gia’ esistenti. Per lei un rapporto di amicizia reale e’ invece coinvolgente in modo globale, nella trasparenza e lealta’, senza sotterfugi e senza nascondere il nuovo amico a chi, eventualmente, occupa una posizione importante nella sua vita reale. E se cosi’ non puo’ essere, tanto vale che tutto resti confinato all’interno del mondo virtuale.

domenica 13 gennaio 2008

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Quanto prendi?

 
“Se chiedi quanto costa significa che non te lo puoi permettere”. Non ricordo chi l’ha detta pero’ e’ una frase che ho usato spesso durante gli anni della mia avventura e serviva piu’ che altro a giustificare il mio rate ai tempi in cui un dollaro valeva 2.300 lire.

Solitamente questa frase, che sovverte in parte la ormai nota legge del mercato, viene declamata da chi offre qualcosa che non e’ alla portata di tutti e comunica il seguente messaggio: “sei uno dei privilegiati che possono permetterselo?”

Solitamente si e’ portati a credere che ad un prezzo alto corrisponda una qualita’ o un servizio in misura proporzionalmente maggiore, ma non sempre e’ cosi’ anche se spesso lo e’.

Nell’ambito del meretricio un rate alto non significa necessariamente una devochka di bellezza strepitosa (anche se spesso lo e’) o che offra un servizio eccellente, che poi sono entrambi parametri soggettivi e personali. Al limite l’alto rate puo’ indicare ad un cliente che difficilmente la ragazza puo’ aver incontrato qualcun altro prima di lui e quindi puo renderlo in una qualche misura abbastanza certo che quando la “assaggera’” almeno non avra’ la sensazione di sentire in bocca il sapore di un altro uomo.

Dal rate e’ anche possibile comprendere alcuni aspetti che riguardano la strategia e le priorita’ della devochka. Tralasciando le ormai scontate classificazioni fra stradali, ragazze, d’appartamento ed escort (che’ oggi i confini sono alquanto sfumati ed intrecciati) ed analizzando solo la politica che la ragazza fa riguardo al proprio fee, la prima cosa che salta all’occhio e’ la maggiore o minore progressivita’ che esiste fra prezzo e tempo dedicato.

E’ facile intuire che una ragazza che chiede 300 euro per un’ora, 600 per due ore e 3.000 per dieci ore, non ha alcuna intenzione di procedere con incontri di lungo respiro e focalizza la sua attenzione su una larga clientela, mentre chi ha rate che diminuiscono progressivamente al crescere del tempo offerto, tende a privilegiare incontri piu’ lunghi e dedicati ad un minor numero di persone.

Chi sceglie di vivere l’avventura, sia chi lo fa in strada, sia chi si propone nelle lussuose suite degli hotel, al di la’ di tutte le considerazioni filosofiche sul “valore” intrinseco di cio’ che viene donato (che estremizzando puo’ essere “zero” da una parte e “infinito” dall’altra), deve comunque porsi il problema del giusto equilibrio fra valutazione soggettiva delle proprie capacita' e possibilita’ di successo nell’ambiente in cui la professione viene svolta.

Ogni devochka indipendente, e quindi non soggetta ad alcuna imposizione ne’ da parte di agenzie, ne’ da parte di lenoni mascherati sotto le diverse forme che l'ipocrisia mette a disposizione, e’ obbligata al duro compito di “valutarsi” in modo equilibrato (cosa per altro difficilissima per noi donne), cosi’ da non sentirsi ne’ stupidamente ingenua perche’ sottovalutata, ne’ un’ inconcludente senza clienti perche’ troppo presuntuosa.

Tornando all’esempio di cui sopra, la prima scelta, quella di non dar progressivita’ al rate e quindi di far pagare “a tassametro” un incontro di dieci ore come se fossero dieci incontri da un’ora, indica la strategia di chi intende ottenere il massimo risultato nel minor tempo possibile. Non ha importanza il numero dei clienti che saranno incontrati e non ha importanza il numero dei rapporti sessuali che verranno sostenuti. Cio’ che ha rilevanza e’ che al termine delle dieci ore ci sia in cassa una determinata cifra.

Questa strategia, indipendentemente dal rate orario, che puo’ essere anche altissimo, indica una devochka che si fa pagare principalmente per l’atto sessuale che normalmente si consuma nell’arco del breve tempo e lascia pochissimo spazio all’interazione personale minimizzando la GFE* ed enfatizzando (forse ma non sempre) la PSE**

La scelta di tale strategia puo’ derivare anche dall’insicurezza della ragazza nel condurre il "gioco" per lungo tempo (“non posso misurarmi sul piano cerebrale o di simpatia, per cui mi affido al mio bel corpo ed alla mia carica erotica”) oppure da una scelta determinata a monte, a volte insieme ad un eventuale compagno di vita, per la quale viene visto un minor rischio sentimentale nel dedicarsi ad un altissimo numero di clienti “mordi e fuggi” piuttosto che ad un numero ristretto di “amanti” che vivono emozioni piu’ intense anche se limitate ad un week end o ad un overnight***

Chi invece sceglie di dar progressivita’ ai propri rate, addirittura fissando rigidi limiti non accettando incontri piu’ brevi di un determinato numero di ore (c’e’ addirittura chi non accetta incontri piu’ brevi di 1-2 giorni), come chi chiede 1.000 euro per un’ora e “solo” 5.000 per 24 ore, anche se ad un primo colpo d’occhio puo’ apparire piu’ “esosa”, stabilisce di prediligere incontri di lunga durata e quindi di essere in grado di sostenere il rapporto personale al di la’ della mera copula, esaltando l’aspetto GFE ma non escludendo la PSE che a volte, proprio in virtu’ di una maggiore possibilita’ di conoscenza reciproca, puo’ risultare addirittura piu’ intensa.

Oltre a cio’ un alto rate azzera quasi del tutto le probabilita’ che durante un incontro un cliente possa trovarsi vis-à-vis con altri che lo hanno preceduto o che lo seguono nella scaletta degli appuntamenti della devochka, con il conseguente minor rischio di trovarsi il loro sapore in bocca e, soprattutto, indica che la ragazza non ha grossi problemi a relazionarsi emotivamente anche per lunghi periodi, minimizzando la possibilita’ che alle sue spalle possa esserci una figura maschile di riferimento che, anche se non invasiva, per molti uomini e’ percepita comunque come “fastidiosa”.

Concludo col dire che la prima scelta, anche se corrisponde per la devochka ad un maggiore introito in termini economici, conduce d’altro canto ad uno stile di vita stressante, in cui resta poco tempo da dedicare alla propria persona, sia in termini fisici che intellettivi. Inoltre la clientela e’ principalmente composta da chi, mostrando di preferire incontri di breve durata, ha probabilmente legami sentimentali e familiari tali che non lasciano spazio ad uno sviluppo piu’ ampio della relazione, minimizzando le possibilita’ d'incontro con un lokh.


* GFE – Girl friend experience. Viene esaltata la componente sentimentale.
** PSE – Porn star experience. Viene dato risalto soprattutto all’aspetto sessuale.
*** Overnight – Incontro che si protrae fino al mattino successivo.

sabato 12 gennaio 2008

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Il valore di un sogno


Nemorino, povero e stolto, e’ innamorato della bella Adina, da tutti corteggiata:
Quanto è bella, quanto è cara! Più la vedo, e più mi piace... ma in quel cor non son capace lieve affetto ad inspirar. Essa legge, studia, impara... non vi ha cosa ad essa ignota... Io son sempre un idiota, io non so che sospirar. Chi la mente mi rischiara? Chi m'insegna a farmi amar?
Per caso, sente, letta dalla stessa Adina, la storia di Tristano e Isotta che racconta di un elisir miracoloso che fa innamorare e la prende per vera.
Quando nel paese giunge il Dottor Dulcamara tutti si precipitano a comprare i mirabolanti prodotti posti in vendita dal ciarlatano che fa credere a chi acquista di poter ottenere effetti miracolosi.
O voi, matrone rigide, ringiovanir bramate? Le vostre rughe incomode con esso cancellate. Volete voi, donzelle, ben liscia aver la pelle? Voi, giovani galanti, per sempre avere amanti? Comprate il mio specifico, per poco io ve lo do.
Allora Nemorino chiede a Dulcamara se ha, in vendita, "l'Elisir d'Amore della regina Isotta".
Dulcamara, ovviamente, dice di poterglielo vendere per uno zecchino, e gli porge una bottiglia (che poi, in realta’ "e’ bordo’, non elisir") dicendo che se la beve, tempo 24 ore, e tutte le ragazze piu’ belle saranno ai suoi piedi.
Le vicende dell'opera faranno davvero di Nemorino un uomo corteggiato dalle belle, e lo faranno pure convolare a nozze con l'amata Adina, ma non certo per merito del finto elisir. Cionondimeno Nemorino, troppo ingenuo, non se ne rendera’ mai conto, e restera’ sempre convinto di aver fatto un affare con il Dottor Dulcamara, e lo ringraziera’ in eterno per avergli venduto l'elisir d'amore.

L'attinenza con cio’ che ho sempre sostenuto con la mia provocatoria teoria del leone e della gazzella sta in questo: come la gazzella, Nemorino e’ vittima degli eventi (occupa la posizione piu’ bassa della "catena alimentare"), ma non se ne rende conto. Lui crede di aver risolto tutto acquistando l'elisir ma e’ Dulcamara (il leone) a condurre il gioco.

In realta’, come Nemorino, chiunque paghi una top escort, e’ mosso da quel desiderio irrefrenabile di possedere una donna in grado di interpretare il suo sogno estetico. In taluni casi e’ una donna altrimenti irraggiungibile (come Adina), impossibile da conquistare nella realta’ ordinaria.
Anche se chi paga dice di poter avere tante donne gratis, paga comunque per pigrizia o perche’ ritiene con il denaro di superare l’ostacolo derivante da un eventuale rifiuto o per far sesso con una donna che non gli dia problemi, che non necessiti di corteggiamenti e che se ne vada subito dopo oppure per avere qualcosa d’irraggiungibile.
I clienti pagano quindi un sogno, pagano per qualcosa che non c'e’. Come Nemorino si illudono che, pagando, il loro sogno possa avverarsi. Confidano nel poter acquistare una forma moderna di "elisir d'amore"...

Ma Dulcamara "e’ in ogn'arte professor" e sa benissimo che si tratta solo di un'illusione.

Da una parte abbiamo Nemorino, il cliente che paga, il quale e’ infinitamente grato al Dottor Dulcamara, e’ disposto a pregarlo di vendergli l'elisir e proprio come un mecenate pieno di gratitudine all'artista e’ disposto a pagare qualsiasi cifra. Nessuna cifra e’ eccessiva per la realizzazione di un sogno.
Dall'altra parte, abbiamo il Dottor Dulcamara, la top escort che vende l'illusione passandola per realta’, che vendendo del semplice bordo’ per elisir, comunque realizzera’ sempre un profitto maggiore di quello che realizzerebbe vendendo il bordo’ per bordo’, cioe’ con un lavoro “usuale” come quello di insegnante, commessa, ricercatrice, impiegata, badante o donna delle pulizie.

Per questo motivo il valore della prestazione e’ allo stesso tempo considerato "zero" da una parte, quella della top escort (Dulcamara), mentre dall'altra parte, quella del cliente che e’ disposto a pagare e’ invece "senza prezzo", come un quadro di Picasso.
Il bello di tutto cio’ e’ che l'inganno non verra’ mai scoperto. Tanto e’ vero che anche quando una come me va a dirlo apertamente nei forum di puttanieri, loro non ci vogliono credere.

venerdì 11 gennaio 2008

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Il rifiuto

 
Riporto questo breve commento di Strider ricevuto nel post "Proverbi":

"Avresti tante cose da dire e il talento per dirle, invece continui imperterrita a parlare di…"

Forse non ha tutti i torti e gli ho chiesto quali, secondo lui, sarebbero le cose che avrei da raccontare. Non ho ottenuto risposta, cosi' ho pensato...

A cosa avra' voluto riferirsi? Cosa ci potrebbe essere d’interessante nella mia vita da raccontare? Dopo tutto e' stata normale... almeno dal punto di vista della vita di una devochka.

Che si riferisse (tiro ad indovinare) alla piu' bella scopata fatta con un cliente? Oppure alla piu' brutta? Oppure ad altre curiosita' erotico-sessuali che normalmente attirano l'attenzione di un pubblico "medio" di lettori quasi tutti uomini?

Di molte di queste cose mi pare di aver gia' scritto, per cui, pensando e ripensando, mi e' venuto in mente di raccontare qualcosa che una devochka non racconterebbe mai: il rifiuto che a volte riceve da un cliente.

Si' perche' non sempre andava bene. C'erano alcune volte in cui arrivavo all'appuntamento e per una qualche ragione o perche' non aveva i soldi o perche’ non accettavo di contrattare o perche’ il mio normotipo non era di suo gradimento, il cliente mi rifiutava.

Anche io, credo come tutte, durante gli anni dell'avventura mi sono trovata di fronte a chi mi ha rifiutata anche se, fortunatamente per le mie finanze, cio' non e' avvenuto molte volte. Fra tutte me ne ricordo una in particolare.

Premetto che chi si metteva in contatto con me sapeva gia' quanto avrebbe dovuto spendere e chi avrebbe incontrato. I rates erano espliciti sul sito web, inoltre ho sempre garantito un’assoluta correttezza per quanto riguardava le foto in cui mi mostravo si' a volto parzialmente coperto, ma non nascondendo niente di tutto il resto. Proprio niente. :-)
Per cui chi mi incontrava non poteva dire che le foto in internet non erano le mie e se la persona mostrata in quelle foto aveva attirato la sua attenzione ed il suo interesse, a meno che non avesse una faccia brutta, cosa che obiettivamente non ritengo di avere, non avrebbe potuto addurre motivi di rifiuto. A meno che…

A meno che non avesse avuto solo l'intenzione di togliersi la curiosita’ di vedere dal vivo la “stronza” che aveva il coraggio di chiedere "certe cifre" :-)

Quando avveniva mi incavolavo non poco, perche’ non solo quelle uscite inconcludenti mi facevano perdere tempo, ma considerato il numero di richieste che avevo, mi facevano perdere anche soldi, in quanto per onorare quell’appuntamento dovevo rinunciare agli altri.

Comunque quella volta sembrava che tutto stesse andando liscio. Il tipo si mostrava piacevolmente impressionato dal primo colpo d’occhio e mi invito’ a prendere un caffe’. Ci sedemmo e lui inizio’ con i convenevoli e le solite frasi di rito, ma io capivo che era imbarazzato per qualcosa. Non era rilassato ed attribuii questo all’emozione del “primo incontro”. Emozione che e' normale per chi si trova ad incontrare una devochka la prima volta.

Poi, senza neppure tentare una contrattazione sul prezzo se ne usci’ con un:

“Mi dispiace non ho abbastanza soldi… ma cazzarola! Non mi immaginavo che tu fossi cosi’ figa!”

E’ stato il piu’ bel rifiuto che ho ricevuto e se non fosse stato per la mia rigida deontologia professionale gliela avrei data pure gratis.

giovedì 10 gennaio 2008

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Il signor Bonaventura


Qui comincia l’avventura
del signor Bonaventura
che’ i fetenti in Internett
gli han rubato la ricett.

Narrerem di lui il passato
a partir da quando e' nato
e poi in tempo assai reale
l’avvenir multimediale.


Il signor Bonaventura racconta in giro di aver subito un grave affronto. Secondo lui degli infami avrebbero divulgato in internet delle notizie che lo riguardano e delle quali e' gelosissimo: la ricetta segreta per cucinare la pasta e fagioli senza le "codeghe".

Agitatissimo si reca dal suo avvocato: un noto professionista, celebre non tanto per la sua alta competenza giuridica quanto per il suo proverbiale fiuto. Ed infatti, quando il nostro eroe si presenta nell’ufficio del grande giurista, l'avvocato e' intento a "testare" con il naso il corpo del reato che gli e' stato consegnato da un suo cliente finito in prigione innocente perche' dei calunniatori lo avevano accusato di vendere farina al posto di borotalco, quando invece non si trattava ne' dell'una ne' dell'altro.

Egli e’ davvero un gran professionista, ma al signor Bonaventura non costa nulla perche' e' un suo amico.

Cosi’, tutto agitato e trafelato gli racconta l'accaduto cercando di spiegargli le cose in modo che seguano un filo logico.

Mentre Il signor Bonaventura racconta gesticolando di connessioni, IP, proxy, Brumm Brumm, Lucivelate, Piedi Neri e famigerate ex escort con le calze a rete che si fingono uomini, l'amico, l'avvocato, dice tra se' "questo e' scemo" e cerca di rassicurarlo.

"Stai calmo dai, adesso ti porto una bella tisanina calda, poi facciamo una bella cosa, io ti scrivo quella bella denunzietta e TU vai a portarla in questura che' sai oggi e' san Pisquano e festeggiamo l'onomastico del trisavolo di mia cognata quindi io proprio non posso. Intanto se vuoi assaggia un po' di questa farina e dimmi se ti sembra borotalco."

"Si' - dice lo sventurato - facciamogli il culo a quei bastardi!"

"Ma certo! Allora bevi la tua tisana e racconta con calma le cose"

Il meschino parla a ruota libera di misteri che non sono neri, ma che sono chiari, e che lo sono solo di notte, di 6 matti multinick torinesi, della fotografia di un salame che dice di aver dato solo al cognato dell'amico di sua cugina e che era uscita sul web senza che con photoshop lui avesse avuto modo di apportare le migliorie opportune e, soprattutto, racconta della ricetta della pasta e fagioli senza le "codeghe."

L'avvocato, anche se e' un idiota, fa piu' o meno quello che qualunque avvocato farebbe quando nel mezzo dell'attivita' piomba un rincoglionito con una storia del genere: cerca di trascrivere quello che lo scemo gli racconta tentando di limitare il piu' possibile la quantita' di stronzate e poi gli mette il pezzo di carta in mano e dice:

"Vai e presentalo in questura."

A quel punto, tutto pimpante, il signor Bonaventura va in questura. Aspetta i suoi 45 minuti.... forse un'ora... forse anche un'ora e mezza e mette la sua bellissima denunzia davanti ad un ispettore fresco di nomina, che vorrebbe essere altrove, ma che per dovere d’ufficio deve leggere quella cosa. Non capisce un cazzo. Gli chiede di spiegarsi meglio ed il signor Bonaventura fa il matto descrivendogli il complotto.

L'ispettore fa "aha'... hmh..." e gli dice:

"Si ma chi e' 'sta chiara che di notte e' nera come un mistero?"

Il tapino allora fa tutto uno sproloquio: nickname, avatar, calze a rete, velate come i piedi illuminati da una luce nera, brumm brumm...
L'ispettore risponde "aha'... hmh..." Alla fine, dopo una ventina di minuti, capisce che non c'e' speranza ed allora dice: "va bene, HO CAPITO TUTTO! Firmi qui". Infogna la denunzia sotto una pila di scippi in metropolitana, tentati stupri, scassinamenti di auto e lo manda via con un: "LE FAREMO SAPERE!"

Il signor Bonaventura finalmente soddisfatto, si reca nuovamente dal suo avvocato per raccontargli l'esito e gli chiede cosa dovra' fare da quel momento in poi.

L'avvocato, viene sorpreso mentre sta verificando l’impianto probatorio della gnocca di una cliente ingiustamente (ecchettelodicoaffa’) accusata di svolgere il mestiere piu' antico del mondo in difetto del permesso di soggiorno, del visto di entrata, eccetera eccetera.

Il professionista, che ormai non ne puo' piu', gli dice di stare tranquillo e pensa tra se' "... la denunzia rimarra' appesa per qualche settimana senza che nessuno se la inculi manco di striscio, infilata in un pacco insieme ad altre decine e decine di denunzie. Poi prendera' la strada della Procura della Repubblica. Qui verra' assegnata ad un PM che se ne sbattera' i coglioni perche' avra' mille altri fascicoli da seguire, dalle rapine, agli strupri, ai reati edilizi, ai vicini di casa che si mandano in culo e releghera' l’esposto a qualche ritaglio di tempo delegando le indagini a qualche poliziotto che non avra' alcuna intenzione di chiedere una consulenza, a 200 euro l'ora, di un perito informatico per individuare il proxy, l'ip, il provider, i cazzi ed i mazzi del computer di chi, secondo Bonaventura, avrebbe sottratto la ricetta della pasta e fagioli. Passati 6 mesi decidera' se archiviare tutto oppure chiedere una proroga sulle indagini preliminari su una denunzia che vaneggia di nani, ballerine, chiari, scuri, misteri e puttanate del genere: io mi gioco 5 grammi di neve che chiede l’archiviazione…"

L'avvocato, che vuol bene al suo amico e non desidera vederlo star male, spera che il PM proceda per l'archiviazione e congeda il signor Bonaventura dicendogli:

"Vedrai che la giustizia fara' il suo corso e presto rientrerai in possesso della tua preziosissima ricetta per la pasta e fagioli... a proposito... com'e' che la si prepara senza le codeghe?"

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Nostalgie del passato


La magyar gárda (guardia ungherese e lo scrivo in minuscolo perche’ non vale il carattere maiuscolo) e’ un’organizzazione di estrema destra, espressione del movimento extraparlamentare jobbik (abbreviazione di jobbik magyarországért mozgalom, anche questo scritto in un premeditato minuscolo) che in Ungheria raccoglie simpatie ed adesioni fra i giovani (maschi e femmine) provenienti da ambienti di ultra’ e di nazi-skin che inneggiano al razzismo.

Hanno teste rasate, sono tatuati con svastiche e simboli celtici, vestono uniformi che ricordano quelle delle SS su cui sono cuciti i simboli bianchi e rossi del partito delle croci frecciate (Nyilaskeresztes Párt Hungarista Mozgalom), responsabile delle deportazioni di centinaia di migliaia di ebrei, zingari e slavi ad Auschwitz). Allestiscono campi d’addestramento in cui istruttori insegnano al combattimento corpo a corpo, al tiro con le armi da fuoco e dove viene vissuta una dimensione di odio fanatico verso tutto cio’ che ungherese non e’, particolarmente verso le minoranze etniche.

La magyar gárda e’ particolarmente attiva nella capitale ed in molte contee occidentali della nazione magiara. Il loro capo e’ il ventinovenne vona gabor (in magiaro il nome viene sempre dopo il cognome, ma anche in questo caso e’ ovviamente in minuscolo) e raccoglie successi ed adesioni in modo trasversale in tutta quell’area che osteggia l’attuale governo guidato da Gyurcsány Ferenc come bencsik andrás, direttore del periodico demokrata, poersze sandor, giornalista televisivo e l’attore usztics mátyás.

Persino la fidesz di orbán viktor, il partito conservatore che si oppone all'attuale governo, si e’ dissociato da una vera e propria condanna (espressa da socialisti e liberali) nei confronti di questa fazione, anzi ha addirittura inviato i suoi oratori al loro primo giuramento avvenuto a Budapest il 21 ottobre scorso, appena due giorni prima della Nemzeti ünnep Magyarországon, la festa nazionale anniversario della rivolta del 1956.

Hanno marciato in 600 sull’Andrássy ùt. Non erano tutti giovani e con teste rasate, per l’occasione c’erano anche alcuni capelloni e qualcuno di mezz’eta forse per raggiungere il numero "tondo". Intorno c’erano 3-4 mila persone: familiari, papa’ nostalgici, mamme orgogliose dei loro “bambini”, fidanzatine affascinate dalla divisa, qualche curioso…

Il premier chiede alla magistratura di vigilare, ma ormai in un paese dell’Unione Europea e’ stata creata una milizia paramilitare di partito con chiare nostalgie naziste e razziste.

Dice il filosofo Kis János: “Gente che marcia a Budapest con l’ uniforme nera neonazista, gente che ai suoi raduni insulta ebrei, invita a spedire gli omosessuali ad Auschwitz, minaccia gli zingari di violenze, e’ il volto piu’ orribile degli anni Venti e Trenta che rivive sul Danubio. E l’Europa resta a guardare inerte e pigra.”

martedì 8 gennaio 2008

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C'era una volta...


C’era una volta una bimba. Aveva capelli corvini, lunghi e pettinati in modo che una treccia le ricadesse sulla spalla ed aveva occhi, grandi, chiari, di un colore indefinito che cangiava tra il verde e l’azzurro toccando a volte tonalita’ di un grigio impossibile, quasi mai percepibile se non nelle fredde e brumose giornate invernali.

Non era ne’ piu’ bella ne’ piu’ brutta, ne’ piu’ intelligente ne’ piu’ stupida, ne’ piu’ pulita ne’ piu’ sporca delle altre bimbe e come tutte le bimbe amava le fiabe.

Con lo sguardo incantato la si poteva scorgere nelle notti di luna, affacciata a quel palcoscenico popolato da gnomi, folletti, lupi mannari, draghi, principesse, cavalieri, streghe ed orchi di cui Nagyanya era regista, scenografa e attrice al tempo stesso.

La bimba stava per ore ad ascoltare quelle fiabe: gli occhi sgranati come fanali accesi e la bocca semiaperta in un’espressione sempre stupita.

Le piacevano tutte, da Cappuccetto Rosso a Cenerentola, da Vassilissa la Bella ai Tre Porcellini, dal Pesciolino d’Oro a Pollicino, da la Bella Addormentata al Cavallino Gobbo e tantissime altre ancora, ma la sua preferita era Biancaneve perche’ magicamente Nagyanya la raccontava ogni volta in modo diverso, tanto che la fine era sempre un'incerta sorpresa.

I bimbi hanno la capacita’ di mischiare sogno e realta’, vivono di sensazioni estreme, tutto intorno a loro appare piu’ grande, piu’ colorato, piu’ profumato, piu’ dolce, piu’ intenso. Ed anche le persone appaiono tutte piu’ buone.

Con le favole magiche di Nagyanya la piccola visse non sapendo mai quanto male e quanto dolore si annidasse nel mondo. Le persone che incontrava lungo il suo cammino le apparivano come personaggi fantastici ed immaginari usciti da un mondo fatato ed anche quando divenne adulta, prima fanciulla e poi donna, il suo cuore non crebbe mai, restando quello della bimba con gli occhi incantati che al chiarore della luna ascoltava stupita.

Fino a quando…

“Fino a quando arrivo’ un orco!", pensera' adesso chi sta leggendo...

Invece no. Gli orchi sono da sempre troppo occupati a spaventare i sogni dei bimbi. Posseggono una loro dignita’, una loro responsabilita’. Hanno un compito importantissimo da portare avanti che e’ stato loro assegnato e non s’incontrano facilmente in giro per il mondo.

E’ piu’ facile incontrare Pollicino che semina immagini pedofile come fossero sassolini oppure la Bella Addormentata che, in un appartamento fatiscente, attende in sottoveste il Principe Azzurro oppure Cenerentola, in strada a mezzanotte seminuda e senza le scarpette di cristallo, che a Cappuccetto Rosso consegna l’incasso della notte, mentre Hänsel e Gretel gestiscono un bordello di marzapane sulla cui porta la Piccola Fiammiferaia vende sogni racchiusi in una bustina di polvere bianca.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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