
Cambiano i tempi e cambia con essi anche quell'immagine che in ogni popolo, in ogni nazione, incarna quella personalita' reale o mitologica, che in un dato momento storico assolve a quel compito steretipato che viene indicato dalla societa' come esempio da seguire, le cui gesta destano ammirazione ed ispirano l'arte in ogni sua forma: l'eroe. Potremmo carrellare lungo la Storia e la Letteratura osservando come le figure degli eroi siano cambiate man mano che valori dell'epoca cambiavano: da Achille a Re Artu', da Giovanna D'Arco a Guglielmo Tell, da Horatio Nelson a Giuseppe Garibaldi, solo per citarne alcuni che fanno parte della cultura euro-occidentale.
E' scontato che ogni nazione ed ogni cultura abbia i propri eroi e quasi sempre accade che gli eroi dei conquistatori corrispondano ai nemici dei conquistati, e viceversa. E' il caso ad esempio di Attila, che e' un eroe in terra magiara, mentre e' il "flagello di Dio" per le popolazioni latine. Oppure Vlad Ţepeş, eroe valacco che sconfisse i turchi dai quali (e non solo da loro) e' considerato un essere demoniaco che ha ispirato il personaggio di Dracula.
Insomma, tutto questo panegirico era solo per dire una cosa banalissima: che quella dell'eroe non e' una figura assoluta, immutabile ed eterna ma, in base al corso che puo' avere Storia e soprattutto in base a chi la scrive, puo' cambiare. Un eroe di ieri potrebbe diventare un crudele conquistatore domani, o viceversa.
E questo ricambio fra eroi ed anti eroi e' tanto piu' frequente durante i periodi di transizione, come quello che tutti noi nati in quest'epoca tumultuosa abbiamo il privilegio di attraversare. Un esempio di tutto cio' lo abbiamo visto quando, con la caduta del comunismo, le effigi di Stalin ma finanche quelle di Lenin, sono state rimosse dalle sedi che avevano occupato per decenni e, ancor piu' recentemente, credo che nessuno possa scordarsi di quelle immagini in cui la statua di Saddam Hussein a Bagdad veniva distrutta dai soldati americani.
Sono passati cinque anni da quando quelle scene vennero trasmesse in mondovisione ed in quest'epoca in cui tutto corre alla velocita' di un click di mouse o di un SMS, tale periodo e' paragonabile a quello intercorso dall'inizio alla fine della Guerra dei Cento Anni.
Gli eroi di oggi vengono triturati, macinati, e reimpastati tra un'edizione dell'Isola dei Famosi e l'altra, e non fanno in tempo ad occupare le prime pagine dei rotocalchi che gia' vengono abiurati perche' quasi immediatamente dimenticati. Ma per ogni eroe che cade, un altro prende il suo posto.
I nuovi eroi di questo terzo millennio, pero', non indossano armature lucenti, non si lanciano alla carica su cavalli bianchi, non hanno un'Excalibur da estrarre dalla roccia. Gli eroi di oggi non sono come Robert Jordan nel romanzo di Hemingway, che protegge la ritirata dei compagni appostato tra le rocce con una mitragliatrice. Gli eroi di oggi hanno solo un paio di scarpe calibro 42.
Per il loro gesto rischiano di essere condannati a sette anni di galera. E non lo hanno neppure colpito!
"...And therefore never send to know for whom the bell tolls. It tolls for thee".
(Ernest Hemingway - For Whom the Bell Tolls)
E' scontato che ogni nazione ed ogni cultura abbia i propri eroi e quasi sempre accade che gli eroi dei conquistatori corrispondano ai nemici dei conquistati, e viceversa. E' il caso ad esempio di Attila, che e' un eroe in terra magiara, mentre e' il "flagello di Dio" per le popolazioni latine. Oppure Vlad Ţepeş, eroe valacco che sconfisse i turchi dai quali (e non solo da loro) e' considerato un essere demoniaco che ha ispirato il personaggio di Dracula.
Insomma, tutto questo panegirico era solo per dire una cosa banalissima: che quella dell'eroe non e' una figura assoluta, immutabile ed eterna ma, in base al corso che puo' avere Storia e soprattutto in base a chi la scrive, puo' cambiare. Un eroe di ieri potrebbe diventare un crudele conquistatore domani, o viceversa.
E questo ricambio fra eroi ed anti eroi e' tanto piu' frequente durante i periodi di transizione, come quello che tutti noi nati in quest'epoca tumultuosa abbiamo il privilegio di attraversare. Un esempio di tutto cio' lo abbiamo visto quando, con la caduta del comunismo, le effigi di Stalin ma finanche quelle di Lenin, sono state rimosse dalle sedi che avevano occupato per decenni e, ancor piu' recentemente, credo che nessuno possa scordarsi di quelle immagini in cui la statua di Saddam Hussein a Bagdad veniva distrutta dai soldati americani.
Sono passati cinque anni da quando quelle scene vennero trasmesse in mondovisione ed in quest'epoca in cui tutto corre alla velocita' di un click di mouse o di un SMS, tale periodo e' paragonabile a quello intercorso dall'inizio alla fine della Guerra dei Cento Anni.
Gli eroi di oggi vengono triturati, macinati, e reimpastati tra un'edizione dell'Isola dei Famosi e l'altra, e non fanno in tempo ad occupare le prime pagine dei rotocalchi che gia' vengono abiurati perche' quasi immediatamente dimenticati. Ma per ogni eroe che cade, un altro prende il suo posto.
I nuovi eroi di questo terzo millennio, pero', non indossano armature lucenti, non si lanciano alla carica su cavalli bianchi, non hanno un'Excalibur da estrarre dalla roccia. Gli eroi di oggi non sono come Robert Jordan nel romanzo di Hemingway, che protegge la ritirata dei compagni appostato tra le rocce con una mitragliatrice. Gli eroi di oggi hanno solo un paio di scarpe calibro 42.
Per il loro gesto rischiano di essere condannati a sette anni di galera. E non lo hanno neppure colpito!
"...And therefore never send to know for whom the bell tolls. It tolls for thee".
(Ernest Hemingway - For Whom the Bell Tolls)




8 commenti:
Mamma mia quanti avvertimenti, così rischi di spaventare le persone.
Io mi accingo a scrivere una cosa illegale.
La notte non è migliore della mattina; anzi, la mattina presto, quando gli altri pensano nei sogni ad una notte finta,vissuta sotto il cielo, coperta,o sotto le coperte,da solo/a o con qualcuno, è pura finzione. E' lo stereotipo che tu non combatti, mentre combatti tutti gli altri.Ma è lo stereotipo più importante.
Se si conoscesse la notte, le sue note vere, non la si adorerebbe, la si nasconderebbe. Anzi, è proprio lei che si nasconde, che si ritrae quando pensi di viverla e tu giochi con la sua presunta libertà.Perchè in realtà la notte vera non la si conosce.Tu ora,in questo esatto momento, stai dormendo, stai dormendo la notte, e non te ne rendi conto. Per tutto ciò e anche per quello che non potrei più scrivere, quello che ho detto è censurabile.Perchè non l'ho scritto io, ma l'ha scritto la notte che non conosci.
Lo scientista
La notte non è migliore della mattina; anzi, la mattina presto, quando gli altri pensano nei sogni ad una notte finta,vissuta sotto il cielo, coperta,o sotto le coperte,da solo/a o con qualcuno, è pura finzione. E' lo stereotipo che tu non combatti, mentre combatti tutti gli altri.Ma è lo stereotipo più importante.
Ehm... si'... comprendo.
Buona giornata. :-)
Beh dai.. non esageriamo, uno che tira un paio di scarpe non è un eroe..è un pirla.
a.y.s. Bibi
P.S. ma per il primo commento...c'è un traduttore da qualche parte nel sito o si va a naso?
@ Bibi: E che cosa doveva tirargli? Non aveva treppiedi e solo quelle aveva come oggetti da lancio :-)
Secondo me ci vuole fegato anche per quello. Tu l'avresti fatto?
io no.
tu?
gugge
Fegato per tirare due scarpe? Secondo me ci vuole più fegato ad andare avanti senza sparare a nessuno e senza rubare.
Il gesto in sè è un gesto di protesta contro l'imperialismo americano, ect. ect. ect., "bruciamo le bandiere" ect. ect.
Resto dell'idea che è un pirla perchè bene o male, scarpe o no, sarò processato per tentata aggressione come minimo ed onestamente non ci vedo nulla di strano.
a.y.s. Bibi
Fegato per tirare due scarpe? Secondo me ci vuole più fegato ad andare avanti senza sparare a nessuno e senza rubare.
Bibi, cosa c'entra andare avanti senza sparare e senza rubare?
Io stessa vado avanti senza sparare e senza rubare come altri 6 miliardi di persone, ciononostante la Storia e' fatta anche di simboli. Di gesti.
Gesti che poi vengono ricordati.
Io credo che quelle scarpe diventeranno famose perche' nessuno finora si era mai azzardato a fare un gesto del genere.
Bruciare bandiere in mezzo ad una piazza, insieme a tanta gente e' un conto ma sagliarsi contro l'uomo piu' potente del mondo (che poi siano scarpe o sputi pocoimporta) e dargli del cane, cioe' in mezzo ad una platea di leccaculi dirgli esattamente quello che e' mi pare un gesto simbolico notevole.
Poi, ciascuno la pensa come crede.
Sul fatto che quelle scarpe siano, anzi fossero, un simbolo non c'e' alcun dubbio. Leggendo questo articolo lo si evince.
http://www.corriere.it/esteri/08_dicembre_18/scarpe_bush_distrutte_809f2460-ccff-11dd-95df-00144f02aabc.shtml
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