venerdì 26 dicembre 2008

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Le mille e due notti – I parte

C’era una volta, tanto tempo fa in un reame lontanissimo, un potente Principe, bello e sapiente, dotato di raffinata cultura e di straordinaria sensualita’, ma talmente orgoglioso ed incontentabile che per tutta la vita aveva cercato la donna perfetta, pur essendo consapevole che la perfezione era impossibile da trovare. L’ardore sensuale e l’inquietudine lo spingevano continuamente ad incontrare una fanciulla ogni volta diversa, poiche’ pretendeva di avere sempre corpi nuovi da piegare ai suoi voleri ed anime da far sanguinare, ma immancabilmente restava deluso. Non era mai soddisfatto perche’ tutte quelle che incontrava, una volta portate nel suo talamo, gli apparivano banali, insipide, uguali a tutte le altre. Cosi’, convinto che la perfezione che cercava non esistesse e che nessuna fanciulla meritasse d’essere la sua prediletta, dopo averla posseduta un’unica volta, ne ordinava la morte. E per questo motivo era considerato un uomo crudele e spietato.

“Ogni donna e’ maestra d’erotismo. E’ nella sua natura, ossia nel carattere di femmina che acquisisce nella prima infanzia, non nella sua educazione, ne’ nella sua esperienza. Non c’e’ da meravigliarsi se una vergine descrive i mille particolari del piacere senza averne esperienza. Anzi se la sua educazione e’ intrisa di falsi pregiudizi religiosi e moralistici, diverrebbe un oggetto passivo e inutile, senza futuro. Inoltre una tarda reazione a tal errata educazione sarebbe ancor peggiore. La porterebbe ad esperienze di perversione con un totale vuoto finale. Va lasciata crescere nella sua natura di femmina e diverra’ d’istinto maestra d’erotismo. E’ lei che eccita il maschio, ma specialmente e’ lei che sa alimentare e conservare a lungo questa eccitazione. Ne e’ costretta dalla sua natura se non vuole, lei stessa, restare inappagata, ma specialmente perche’ il maschio abbia un completo appagamento al fine di legarlo a se’ piu' fortemente. Sempre che sia quello il maschio che puo’ appagare il suo fine secondo.” *

Ricordo quella notte che mi portarono da lui. Ero ancora molto giovane, ma nei miei astri e nel mio nome i segni dicevano che ero nata per l’amore. Sapevo suonare, cantare, danzare, leggere il destino, declamare poesie e, soprattutto, sapevo raccontare favole. Fin da bambina le avevo ascoltate ed imparate e, durante l’adolescenza, essendo dotata di una fervida fantasia le avevo trasformate in vere e proprie storie d’intrighi e d’amore. Cosi’, prima di donarmi, raccontai al Principe una delle mie storie…

“E con la lingua la fanciulla inondava le labbra del suo Signore, succhiandole poi fino a sentire il sapore del sangue...” *

Ma non la terminai. La lasciai in sospeso. Poi, senza pudore, oltrepassando ogni limite. Gli offrii la mia anima, la mia mente, il mio corpo, ed il mio cuore interamente, promettendogli che avrebbe avuto la conclusione della storia la notte successiva.

Quella prima notte gli feci assaporare l’acqua della sorgente che scaturiva dalla mia anima. Riversai in lui tutta l’energia erotica che possedevo e questa lo percorse totalmente, entrandogli dentro. Accadde cosi’ che non mi fece uccidere e da quel momento, ogni notte, mi mandava a chiamare, incuriosito, sorpreso, incredulo e desideroso di godere ancora di quell’inesauribile magia sensuale che sapevo donare con la mia voce e con il mio corpo.

“Ed ecco il gioco del labbro inferiore. I volti rovesciati l’uno sull’altro, ogni amante sugge contemporaneamente il labbro inferiore dell’altro. Non potendosi vedere il desiderio si chiude nel pensiero. L’istinto diviene un fatto meccanico della lingua che umetta di continuo e senza posa le labbra di ognuno. Il labbro inferiore cosi' alimentato diventa turgido di sangue, procurando un dolore sempre crescente, insopportabile fino ad esplodere in uno spasimo di piacere, facendo cadere gli amanti riversi ed esausti.” *

Ogni notte mi recavo dal Principe pensando che avrebbe potuto essere l’ultima della mia vita, ed ogni volta terminavo la storia precedente, iniziandone una nuova che avrei concluso la notte seguente. E cosi’ via, notte dopo notte, riuscivo a legare ogni storia a quella successiva con un filo invisibile intessuto di passione e d’erotismo che aveva il suo apice nell’amplesso che ogni volta si ripeteva sempre piu’ intensamente, facendo vibrare ogni nota, dalla piu’ perversa alla piu’ sublime.

“La fanciulla poggiava i piedi sui fianchi del suo Signore ed inarcando le ginocchia lentamente, molto lentamente, lo attraeva a se’ per accrescergli il desiderio fino allo spasimo. Accostarlo dolcemente al cespuglio irrorato di linfa e inondandolo di essa lo aiuto’ a deflorarla. Perche’ voleva essere deflorata e tutto aveva preparato, ogni movimento, ogni attimo perche’ cio’ avvenisse senza dolore ed anche nell’intenzione con piacere. Con lo stesso piacere ch’era riuscita a dare a lui succhiandolo, spremendolo e finendolo dentro di se’ e quasi facendogli esalare in un lamento straziante l’ultimo respiro. E tanto aveva sognato quel piacere il lamento e l’esalante respiro, che le sue gambe si stesero inerti, ed inerte senti’ mugolando il proprio corpo sotto il suo corpo, anch’esso disperatamente inerte.” *

Assecondavo il suo umore accontentandolo in ogni sua voglia, paga d’ogni attimo che gli donavo e godendo del piacere che sapevo procurargli. Lui ne godette e mi fece diventare la sua prediletta, incuriosito da quelle mie storie che non avevano mai fine. Dopotutto era proprio la curiosita’ il cibo di cui mi ero nutrita e che m’aveva fatta crescere, ed era di quella linfa vitale che gli facevo dono sperando che mi lasciasse in vita.

Le mie novelle erano fiabe tramutate in racconti ma, quando le narravo, le cambiavo ancora adattandole all’atmosfera che volevo creare in quel momento. Bastava che atteggiasse una piega delle labbra oppure un battito delle sue ciglia perche’ inserissi nel racconto, in quello stesso attimo, una nuova fantasia. Ed ogni notte il racconto era diverso da quello precedente. Lo era per i protagonisti ma, particolarmente, lo era per le protagoniste perche’, in tutti quegli infiniti aspetti, le donne erano le vere protagoniste delle mie storie e non ce n’era una che assomigliasse all’altra.

“Non esiste donna uguale ad un’altra. Gli uomini che pensano le donne tutte uguali sono affetti da una malattia incurabile.” *

Ed ogni storia era satura di un raffinato erotismo che cambiava di novella in novella e che, col passar delle notti e secondo l’atmosfera che creavo, diveniva sempre piu’ intricato. Con un candore fuor di misura, lentamente, in modo sottile e progressivo, rendevo le storie sempre piu’ intriganti, fino a che io stessa mi trasformavo e ne divenivo protagonista. Aprivo cosi’ la porta di quel mio mondo incantato anche al Principe. Lo facevo entrare e, insieme, raggiungevamo l’apice del piacere.

“Il turgore del seno faceva impazzire la fanciulla di dolore. Il desiderio del suo Signore, le vene gonfie e blu che premevano sulla vetta rossa di sangue che la voleva disperatamente, la sconvolse. I capezzoli pareva volessero staccarsi dal seno che, gonfiandosi, premeva dal di dentro con tutta la forza del desiderio.” *

A piccole dosi, notte dopo notte, facevo scaturire la mia sensualita’ in un crescendo lento e graduale, spingendo le protagoniste delle mie novelle a fare cio’ che poi avrei fatto io, fino a superare i limiti di ogni decenza che solo il candore, la semplicita’ e l’innocenza di un’adolescente potevano permettersi di descrivere senza suscitare riluttanza e fastidio. Ma non concludevo mai. Lasciavo sospesa ogni situazione, anche se portata al limite, per assegnarne la conclusione alla protagonista della novella che avrei raccontato la notte successiva.

Straordinaria era la molteplicita’ di situazioni erotiche che la mia natura femminile, spontanea, innocente e candida, riusciva ad immaginare. Le innumerevoli variazioni di quelle storie non erano altro che l’infinita varieta’ delle mie passioni. Poiche’ sono sempre le passioni a condurre il gioco sottile dell’esistenza.

“E la fanciulla voleva quella bocca quasi a strapparle quei capezzoli dolorosi mentre il cespuglio, irrorato a dismisura, avvolgeva di linfa bollente il turgore rosso e inesausto del suo Signore.” *

Il mio seno acerbo, nel corso del tempo, maturo’, si rassodo’, s’inturgidi’ facendo ergere i piccoli capezzoli. Dapprima timidamente, poi fino allo spasimo quando il grado d’eccitazione che provavo nel corso del racconto cui partecipavo fibrillante di passione, raggiungeva il punto piu' alto.

“Capezzoli di donna e membri di uomini duri come la pietra, cespugli di donna irrorati da ruscelli sempre straripanti. L’amore e’ un fuoco di passioni.” *

Il tempo passava ed i miei fianchi presero forme sempre piu’ rotonde e si rassodarono. Le agili cosce si tornirono fino a toccarsi al loro interno in perfetta armonia con la rotondita’ delle anche ed in mezzo a loro sorse e si estese un tenero praticello solcato da un piccolo ruscello color di rosa, la cui la freschezza rosata, con candida innocenza incurante di velare quel fiore della sua primavera, con grazia e vanita’ tutte femminili accarezzavo e pettinavo in modo da renderlo piacevole allo sguardo del mio Principe.

“Il soffice cespuglio di riccioli di seta accarezzava i bordi di una sorgente color della rosa che zampillava nettare irrorandolo. E tanto zampillava quella fonte rosata che la fanciulla volle il suo Signore a bere tutto quel nettare che saliva senza posa, interminabilmente fino all’ebbrezza. E tanto zampillava quella fonte ch’ella stessa giunse all’ebbrezza e senza smettere di dare la sua linfa a quella bocca sempre piu’ assetata, volle lui fare un’altra fonte per la propria sete che ormai tutta l’ardeva. E tutto fece e oso’ con la forza delle labbra tumide e col profondo inesausto della bocca, che anche quella fonte zampillo’ ed ella bevve quel nettare. L’avidita’ ormai senza ritegno, le mani a mo’ di calice perche’ nessuna goccia andasse persa, e gli occhi strabuzzati di desiderio quasi al deliquio.” *

Cosi’ novecentonovantanove notti passarono. Novecentonovantanove notti che m’avevano lentamente trasformata da adolescente in donna. Il mio Signore ascolto’ da me novecentonovantanove storie ed io per novecentonovantanove volte mi donai a lui completamente. Mai lo scongiurai di farmi grazia della vita e mai pretesi da lui qualcosa di diverso dal suo piacere.

(Continua?)


* Tutti i brani in corsivo sono tratti da "Sheherazade e il suo re Shariyar" di Michele Augias

14 commenti :

Duval ha detto...

Sigh! :-(

Sicura di voler proseguire?

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Duval ha detto...

Sigh! :-(

Sicura di voler proseguire?


Mi consiglieresti di non farlo?

Ma il titolo e' "le mille e due notti" ed il racconto e' arrivato solo fino a mille...

Mmmmhhh... ci pensero'. Intanto a "continua" metto un punto interrogativo. :-)

Kameo ha detto...

.... continua, continua !!

Io sono curiosa di sapere come finisce :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Kameo ha detto...

.... continua, continua !!

Io sono curiosa di sapere come finisce :-)


Uffi... :-(

Credo che Duval abbia voluto dirmi in un modo molto "soft": "E' gia' una merda cosi'. Meglio una sola parte cosi' ci risparmi il resto" :-(

Anonimo ha detto...

continua.

gu

Errante ha detto...

“Non esiste donna uguale ad un’altra. Gli uomini che pensano le donne tutte uguali sono affetti da una malattia incurabile.”
Verità delle verità.

Proseguire il racconto?
Dipende dalla tua voglia di eccitare ulteriormente la nostra curiosità...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Errante ha detto...

“Non esiste donna uguale ad un’altra. Gli uomini che pensano le donne tutte uguali sono affetti da una malattia incurabile.”
Verità delle verità.


E' il motivo per il quale gli uomini amano svolazzare da una donna all'altra anche quando hanno gia' trovato cio' che cercavano.
Credono sempre che dietro l'angolo si celi qualcosa di piu' appetibile.
La loro e' una curiosita' molto "carnale" ed e' la caratteristica "maschile" che riconosco anche in me stessa.
Forse sara' per questo che non ho mai condannato chi va con le prostitute, ne' condanno le prostitute che in fondo si pongono come "oggetto del desiderio".

Cio' che invece mi fa davvero ribrezzo e' il tradimento e soprattutto tutti i ricami di giustificazioni che certe persone (uomini e donne) fanno su di esso al fine di sentirsi la coscienza pulita.
Come sono libertaria (e libertina) nel sesso, cosi' sono rigida e radicale in cio' che riguarda la correttezza nei sentimenti.

In questo credo di essere abbastanza uguale ad altre e quindi contraddico l'aforisma iniziale. :-)

Proseguire il racconto?
Dipende dalla tua voglia di eccitare ulteriormente la nostra curiosità...


Beh, e' curioso che un racconto impostato su una figura femmminile molto simile a Sheherazade riesca ancora ad eccitare la curiosita' di qualcuno.

Duval ha manifestato la sua preferenza nel vederlo concluso a questo punto. Forse lo ritiene talmente brutto da non meritare un seguito oppure gli serve per materializzare Iδέα, e conoscendomi sa che la conclusione del racconto potrebbe assumere toni del tutto diversi da quelli con i quali ho iniziato. :-)

Errante ha detto...

Difficile dire che si è trovato ciò che si cercava.
Più propriamente si capisce che la rinuncia alla novità serve ad approfondire la conoscenza di ciò che si ha. Anche perché non basta una notte a conoscere una donna... e tanto meno un uomo.

Quanto al proseguire il racconto, io non ho idea di cosa pensasse Duval, che magari chiarirà il suo pensiero.
C'è da dire che l'erotismo è come una farfalla: a lasciarlo troppo libero vola via leggero. A stringerlo lo si uccide.
Fuor di metafora: personalmente continuerei il racconto solo se ritenessi di poter aggiungere qualcosa.
Proprio come faceva Sheherazade, una delle più famose Donne Ragno di tutti i tempi...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Errante ha detto...

Difficile dire che si è trovato ciò che si cercava.


Hai ragione. Lo si sa solo quando lo si e' perso e da quel momento in poi la vita rischia di diventare un'eterna ricerca di cio' che gia' sappiamo esistere. :-)

Anche perché non basta una notte a conoscere una donna... e tanto meno un uomo.

Per conoscere non basta una vita, per cui un a notte o mille notti non cambia niente se non l'appagamento che si puo' ricevere.
C'e' con chi dopo una sola notte ci saziano al punto di nausearci, a chi neanche in 1000 notti riesce a dissetarci.

C'è da dire che l'erotismo è come una farfalla: a lasciarlo troppo libero vola via leggero. A stringerlo lo si uccide.

Una farfalla non va 'tenuta', va solo ammirata mentre vola e gioire quando per caso si posa sulla nostra mano.

personalmente continuerei il racconto solo se ritenessi di poter aggiungere qualcosa.

Volendo, c'e' sempre qualcosa da aggiungere e c'e' chi, come Sheherazade, ha la capacita' di rendere le storie infinite. Ma solo se esiste un fine secondo che deve essere appagato. :-)

Cio' che rende appetibile una persona ma anche una situazione, un'emozione, un'esperienza di vita, e' la prerogativa di "non saziare mai", che' se ne restiamo saziati alla fine andiamo alla ricerca di qualcos'altro che abbia un gusto diverso.

Errante ha detto...

^___^

Allora rimango in attesa, sperando di veder volare ancora questa o un'altra farfalla...

UIFPW08 ha detto...

Se tra i miei pensieri desidero i tuoi occhi
continuerei a sognarti ogni istante
perchè riesci perfida con te tue parole a farti amare così come t'amo pur essendo distante.
Sincere saranno le mie parole tra i tuoi occhi
forti saranno i miei sentimenti senza perdono ma non avrò di te fortuna e non restera che una stupenda luna.

Angelo ha detto...

Avevo cominciato a leggere, poi sono arrivato alla frase:
"Va lasciata crescere nella sua natura di femmina e diverra’ d’istinto maestra d’erotismo"
e mi è venuto da ridere.
Ma davvero c'è gente che crede a stè cose e le scrive pure?

Diciamo piuttosto che la donna standard se "lasciata crescere nella sua natura di femmina diverrà d'istinto maestra nell'ammosciarlo"

Mi scuso per il termine slang finale ma è quello che meglio rappresenta la realtà.

Si vede che non le conoscete le donne. Maestra d'erotismo? si, come no, davvero da ridere... :)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Angelo: Avevo cominciato a leggere, poi sono arrivato alla frase:
"Va lasciata crescere nella sua natura di femmina e diverra’ d’istinto maestra d’erotismo"
e mi è venuto da ridere.
Ma davvero c'è gente che crede a stè cose e le scrive pure?


Chi le scrive, ha scritto "Le mille e una notte", non so se lo conosci. Forse non lo hanno dato in omaggio con la Gazzetta dello Sport. :-)

Diciamo piuttosto che la donna standard se "lasciata crescere nella sua natura di femmina diverrà d'istinto maestra nell'ammosciarlo"

All'inizio ho creduto che volessi insultare, come un troll qualsiasi, poi ho capito che invece parlavi di TE e delle TUE donne. Non mi sorprendo che ti siano capitate tutte cosi'. Ciascuno ha quel che gli e' piu' adeguato. :-)

Angelo ha detto...

>Chi le scrive, ha scritto "Le mille e una notte", non so se lo conosci.

Conosco conosco... si tratta di una raccolta di favole. E infatti io di che stavo parlando? La faccenda che le donne diventano "d’istinto maestre d’erotismo" è una favola, per l'appunto :)

Solo che io ho smesso di credere alle favole da parecchio, molti mi sa però di no

> Forse non lo hanno dato in omaggio con la Gazzetta dello Sport. :-)

Non so, non leggo la gazzetta. Ma magari è possibile, sai di favolette in quell'ambiente se ne raccontano parecchie come nell'ambito del sesso.

Comunque non metto in dubbio che ci sia che crede alle fiabe delle donne naturalmente erotiche. Il vero nocciolo sta nell'accontentarsi. Chi si accontenta di poco ci crede (e gode, dice il proverbio), chi non si accontenta sorride (e non gode, purtroppo)

"Ci sono più cose al mondo di quante ne immagini la vostra filosofia" (c) Shakespeare

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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