giovedì 2 ottobre 2008

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Il pifferaio magico

C'era una volta una bellissima citta’ circondata dal mare, ove splendeva sempre il sole ed il cibo era delizioso, ma la gente che lo abitava, anche se gioviale, aveva un grosso difetto: l’avarizia.
Proprio per la bonta’ del cibo accadde che le cantine si riempirono a poco a poco di topi, e giacche’ i gatti erano stati cacciati via perche’ un pochino costavano ai loro padroni, i topi poterono moltiplicarsi, diventando cosi’ numerosi che, ad un certo punto, vivere in citta’ divenne impossibile. Era una bella vita quella dei topi. Ce n'erano di tutti i tipi e di tutte le dimensioni: topi, topini, ratti, rattoni, e per tutti c'era da mangiare in abbondanza; nei granai, nelle cucine, e nei magazzini dove era riposto il formaggio.

Qualcuno penso’ allora di far tornare i gatti scacciati, ma dopo poco i topi li misero in fuga ed i poveri cittadini, non sapendo piu’ cosa fare, si rivolsero al loro sindaco, ma anche lui piu’ che dire “Cerchero’... Faro’... Non so...” non sapeva cosa fare.

Una mattina comparve in citta’ un ometto tutto brio e allegria che disse al sindaco: “Io vi liberero’ dai topi, ma voglio in cambio una ricompensa.”

Il sindaco promise la ricompensa e scambio' con l'ometto una bella stretta di mano. L'ometto allora prese da una sacca che portava a tracolla un piffero e diede due o tre zufolate. Subito i topi che erano nello studio del sindaco, nascosti qua e la’, balzarono fuori e, quando l'uomo usci’, lo seguirono. L’ometto continuo’ a suonare in strada e nugoli di topi, uscendo da ogni dove, lo seguivano squittendo felici. Nelle loro testoline vedevano montagne di formaggio tutte per loro, vedevano dispense pronte ad essere saccheggiate.

- Tutto per voi, tutto per voi, bei topini! - faceva sperare la musica che li attraeva e li affascinava.

La marcia del pifferaio continuo’. Da tutte le case uscivano a centinaia, topi di tutte le dimensioni e di tutte le eta’. Anche i piu’ saggi e i piu’ furbi tra loro si fidavano di quell’ometto e di cio’ che quella magica musica prometteva, e la gente affacciata alle finestre, appoggiata ai muri delle case, guardava meravigliata e felice quella smisurata fila di roditori che seguiva lo strano suonatore.

- Se ne vanno! Se ne vanno! Ma e’ possibile? Oh, che gioia! Che il cielo sia benedetto!

Al fine, quando tutti i topi della citta’ furono riuniti dietro a lui, il suonatore si avvio’ verso il fiume, e dietro di lui le bestiole sempre piu’ affascinate dalla musica magica. Il pifferaio entro’ nell'acqua con i topi ancora dietro; avanzo’ fin quando fu immerso fino al collo ed i topi lo seguirono incantati e fiduciosi. Egli allora si fermo’ in mezzo alla corrente seguitando a suonare. I topi per un po' nuotarono ma poi la corrente li trascino’ via e finirono per annegare tutti, nessuno escluso. A quel punto l'ometto usci’ dal fiume, si scrollo’ l'acqua di dosso e si reco’ dal sindaco per ricevere la ricompensa.

Il sindaco, come lo vide entrare, arriccio’ il naso e gli chiese:

- Che vuoi?
- La ricompensa per quello che ho fatto.
- E quanto vorresti?
- Mille monete d'oro!
- Mille monete d'oro per aver suonato il piffero?
- Senza di me i topi avrebbero distrutto le vostre case!
- Ebbene, io non ti do niente!
- Chiedi ai tuoi cittadini se sono del tuo parere.

Il sindaco si affaccio' al balconcino del municipio domandando ai concittadini quel che doveva fare, e tutti furono d'accordo con lui. Il pifferaio, molto arrabbiato, usci’ allora in strada e col flauto, soffiando ed aiutandosi con le agili dita, inizio’ ad emettere dolcissimi suoni.

Si videro allora teste di bambini guardare giu’ dalle finestre, poi un ragazzino usci dalla casa e guardo’ incantato l'uomo che suonava. A lui si unirono due, tre compagni e tutti guardavano come affascinati il suonatore, e questi non smise di suonare, anzi la sua musica divento’ più dolce e persuasiva facendo nascere nella mente dei bambini visioni di citta’ piene di balocchi e di dolci, in cui non esistevano scuole.

E piu’ l’ometto soffiava dentro il piffero, piu’ la schiera dei bimbi ingrossava; tutti erano felici e ridevano. Tenendosi per mano cantavano e seguivano quell'omino sordi ai richiami dei loro genitori.

- Non andate con lui! Tornate indietro! - gridavano disperati i padri e le madri, ma i loro figli non li ascoltavano e continuarono a seguire il pifferaio sognando cose meravigliose...

11 commenti :

Antonio ha detto...

morale :
quando uno ha un grosso problema e tu lo puoi risolvere, chiedi sempre la ricompensa in anticipo.

davide ha detto...

Distinta Chiara,

mi consenta, ma chi l'è ometto che suona il piffero, perchè mi ricorda qualcuno di familiare.

A questo punto mi viene spontanea una domanda: ma quando piove la colpa è tutta di Silvio o un po' di colpa ce l'ha anche il padre eterno.

Ogni tanto mi chiedo se non hai qualcosa di personale contro il povero Silvio, perchè l'astio che hai nei suoi confronti non riesco a capirlo.

In ogni caso mi fa piacere vedere che ci metti tutta questa passione, perchè questo significa che vuoi bene al nostro paese, anche se a volte vuoi farci crede astutamente il contrario: personalmente se mi dicessero che il presidente dell'Ungheria o della Danimarca sono dei babbei non credo che mi accalorei tanto nel contrastarli.

Ciao

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Davide: che c'entra chi e' l'ometto? E' il pifferaio di Hamelin!
Non conosci la fiaba del pifferaio magico di Hamelin?
Ma cosa ti raccontavano quando eri bambino?

davide ha detto...

Distinta Chiara,

""Ma cosa ti raccontavano quando eri bambino?""

Quando ero piccolino leggevo i fantastici quattro e l'uomo ragno.

Sapevo bene che non ti riferivi a sua altissima sublimità, perchè Silvio non si sarebbe mai accontentato di sole mille manetine d'oro.

Ciao

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Sapevo bene che non ti riferivi a sua altissima sublimità, perchè Silvio non si sarebbe mai accontentato di sole mille manetine d'oro.


Ah, ho capito, pensavi a lui. Ma sei proprio ossessionato :-)

Comunque la fiaba e' molto allegorica e potrebbe adattarsi anche ad altre situazioni, non credi?

Per esempio ad una escort, che per mille monete d'oro suonerebbe altro che piffero. :-)

davide ha detto...

Distinta Chiara,

"Per esempio ad una escort, che per mille monete d'oro suonerebbe altro che piffero. :-)"

Se è per questo io lo suonerei (il piffero) anche per 500 monetine.

Vorrei sapere cos'ha questa escort più di me. Se al posto tuo andassi io all'appuntamento con Duval (mi accontenterei della metà dei soldi che ti ha offerto), credi che l'amico Duval noterebbe la differenza?

ciao

Chiara di Notte - Klára ha detto...

credi che l'amico Duval noterebbe la differenza?

Sicuramente la noterebbe.

Per esempio non potrebbe cantare con me l'inno forza italia :-)

davide ha detto...

Distinta Chiara,

""Per esempio non potrebbe cantare con me l'inno forza italia :-)""

Ma che inno di forza italia! Pensa che con l'amico Duval potresti andare a vedere il Milan in tribuna d'onore a pochi metri di distanza da Galiani e Berlusconi.

Magari Silvio ti nota e potrebbe sbocciare un nuovo amore.

Ciao

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Magari Silvio ti nota e potrebbe sbocciare un nuovo amore.

Impossibile!

Non mi piacciono gli ometti :D

davide ha detto...

Distinta Chiara,

""Non mi piacciono gli ometti :D""

Guarda che il nostro capo all'occasione mette i tacchi lunghi un metro e diventa un omettone di quelli che piacciono a te.

Ciao

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Guarda che il nostro capo all'occasione mette i tacchi lunghi un metro e diventa un omettone di quelli che piacciono a te.

Volevi dire il TUO (VOSTRO) capo...

Comunque credo che neanche salendo sulle spalle di brunetta riuscirebbe a guardarmi negli occhi :D

Forse se sotto di loro si mettesse emilio fede a quattro zampe, e facesse da sgabello, come suo solito, potrebbe riuscirci.

PS: stop cazzeggio. :-)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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