domenica 14 settembre 2008

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Qualcosa che nei TG non dicono

Oggi, domenica, non avendo molto da fare ma al contempo pochissime idee, vorrei scrivere l'ennesimo post fazioso sugli zingari e su come, in Italia, stiano emergendo sentimenti di violenza inauditi, mai visti negli anni passati. Fatto, questo, che mi aveva sempre fatto pensare agli italici come ad un popolo tollerante verso le minoranze. Vorrei continuare a crederlo. Vorrei continuare ad amare quella parte di me che mi accomuna a questo bel Paese, alla sua lingua stupenda, alla sua Storia, alla sua gente.

Per questo motivo mi incazzo e sono cosi' attenta a denunciare quei fatti che, anche se sporadici, testimoniano un'insofferenza crescente nella societa' italica. Insofferenza che sconfina in atti terribili dei quali, forse, gli stessi cittadini sono ignari e non responsabili, ma che sono il risultato di una politica mal gestita oppure, e sarebbe anche peggio, accuratamente pilotata da qualcuno.

Il post sara' un po' lungo e naturalmente trattera' delle solite stronzate che contraddistinguono i miei scritti. Quindi, se avete di meglio da fare, lasciate perdere e passate ad altro.

Riporto QUESTA NOTIZIA:

Una Bolzaneto rom a Bussolengo (Vr) di Gianluca Carmosino

9 Settembre 2008

Si erano fermati fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare. Sono stati picchiati, sequestrati e torturati dai carabinieri per ore. La loro testimonianza

Venerdì 5 settembre 2008, ore 12. Tre famiglie parcheggiano le roulotte nel piazzale Vittorio Veneto, a Bussolengo (Verona). Le famiglie sono formate da Angelo e Sonia Campos con i loro cinque figli (quattro minorenni), dal figlio maggiorenne della coppia con la moglie e altri due minori, infine dal cognato Christian Hudorovich con la sua compagna e i loro tre bambini. Tra le roulotte parcheggiate c’è già quella di Denis Rossetto, un loro amico. Sono tutti cittadini italiani di origine rom.

Quello che accade dopo lo racconta Cristian, che ha trentotto anni ed è nato a San Giovanni Valdarno (Arezzo). Cristian vive a Busto Arsizio (Varese) ed è un predicatore evangelista tra le comunità rom e sinte della Lombardia. Abbiamo parlato al telefono con lui grazie all’aiuto di Sergio Suffer dell’associazione Nevo Gipen (Nuova vita) di Brescia, che aderisce alla rete nazionale «Federazione rom e sinti insieme».
«Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili urbani – racconta Cristian – per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito ripartiti. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi cominciano a picchiarci, minorenni compresi».

La voce si incrina per l’emozione: «Hanno subito tentato di ammanettare Angelo – prosegue Cristian – Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a chiedere aiuto urlando ‘non abbiamo fatto nulla’. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. ‘Stai zitta puttana’, ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta ‘altrimenti l’ammazziamo di botte’ mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti… Subito dopo sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto circa un metro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l’ora, le 14,05, e ho chiamato il 113 chiedendo disperato all’operatore di aiutarci perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati nella caserma di Bussolengo dei carabinieri».
«Appena siamo entrati,erano da poco passate le le due – dice Cristian – hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo’. Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana’, cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte».

Continua il racconto Giorgio, che ha diciassette anni ed è uno dei figli di Angelo: «Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un’ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi. Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino’».
Alle 19 circa, dopo cinque ore, finisce l’incubo e tutti vengono rilasciati, tranne Angelo e Sonia Campos e Denis Rossetto, accusati di resistenza a pubblico ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essere rilasciati, sono trasferiti alla caserma di Peschiera del Grada per rilasciare le impronte. Cristian con la compagna e i ragazzi vanno a farsi medicare all’ospedale di Desenzano (Brescia).

Sabato mattina la prima udienza per direttissima contro i tre «accusati», che avevano evidenti difficoltà a camminare per le violenze. «Con molti familiari e amici siamo andati al tribunale di Verona – dice ancora Cristian – L’avvocato ci ha detto che potrebbero restare nel carcere di Verona per tre anni». Nel fine settimana la notizia appare su alcuni siti, in particolare Sucardrom.blogspot.com. La stampa nazionale e locale non scrive nulla, salvo l’Arena di Verona. La Camera del lavoro di Brescia e quella di Verona, hanno messo a disposizione alcuni avvocati per sostenere il lavoro di Nevo Gipen.


Beh, che dire? Lascio a chi legge il diritto di farsi un'opinione propria. Ma proseguiamo con la lettura di altri articoli collegati. Riporto da QUI:

Vili aggressori di Enzo Mangini

10 Settembre 2008

«I militari dapprima sopraffatti, essendo stati colti di sorpresa, lasciavano l’uomo e cercavano di fermare i vili aggressori», scrivono con la loro tipica prosa i carabinieri di Bussolengo, in provincia di Verona. La loro versione dei fatti di venerdì 5 settembre è ovviamente, completamente diversa da quella contenute nelle denunce della famiglia Campos-Hudorovich e raccontata da Carta. Giorgio, Michele e Christian descrivono un brutale pestaggio in due fasi: prima nel piazzale dove si erano fermati con le loro roulottes per il pranzo, poi in caserma, a Bussolengo. Il verbale dei carabinieri parla di «escandescenze» del «Campos Angelo» e del tentativo di furto di una pistola «da parte della Campos Sonia». C’è anche un nome, nel verbale, quello del Maresciallo ordinario Carusone, in servizio nella caserma di Bussolengo.
Le due versioni non potrebbero essere più diverse. Ma c’è una differenza fondamentale: Angelo, Sonia e Denis Rossetto (loro cugino) sono stati processati per direttissima, con l’accusa di resistenza all’arresto e tentato furto, e sono in carcere. Per i carabinieri, invece, bisognerà attendere che la procura di Verona avvii le indagini. Si spera che partano presto e che siano attente e puntuali come la gravità dei fatti denunciati richiede. I precedenti non sono molto incoraggianti: Federico Aldovrandi e Aldo Bianzino, tanto per fare due nomi.
Le foto che pubblichiamo sembrano accreditare la versione dei Campos. La sensazione è che il lavoro di inchiesta sia solo all’inizio. E’ bastato smuovere un po’ le acque per capire che attorno a Bussolengo e a Verona c’è una cappa di paura, di cui i rom, italiani e non, sono le prime vittime ma non le uniche.


Interessante, vero? Ma continuiamo con la lettura. Per esempio da QUI:

Rotto il silenzio su Bussolengo di Gianluca Carmosino

10 Settembre 2008

Il racconto di Christian e di Giorgio, cittadini italiani di origine rom, rispettivamente di 38 e 17 anni, picchiati, sequestrati e torturati insieme ai loro familiari nella caserma dei carabinieri di Bussolengo (Verona) venerdì 6 settembre– racconto pubblicato ieri da Carta – comincia a rompere il muro del silenzio. Liberazione ha richiamato la notizia in prima pagina, ma anche Il Mattino di Padova a La Nuova di Venezia hanno segnalato quanto denunciato su www.carta.org, oltre ad alcuni siti internet. Diverse associazioni locali, la Cgil di Brescia e alcuni consiglieri regionali hanno cominciato a occuparsi del caso.
Intanto, Angelo Campos, sua moglie Sonia (sorella di Christian a madre di Giorgio) e Denis Rossetto sono in carcere, dopo il processo per direttissima di sabato scorso con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e tentato furto a danno dei carabinieri, i quali hanno smentito la versione fornita dai rom. Secondo il verbale dei carabinieri sono stati i rom ad aggredire gli agenti, che si sarebbero difesi.
Tra le comunità di rom e sinti della provincia di Brescia e di Verona oggi sembrano prevalere sentimenti constrastanti: paura per la sorte degli arrestati e per l’aumento degli episodi di razzismo registrato negli ultimi mesi, ma anche relativa soddisfazione per la scelta di alcuni media.
Restano da capire molte cose. È utile leggersi la denuncia dei carabinieri (la versione completa, pubblicata dal blog dell’associazione Sucardrom, è anche nel sito di Carta, link a lato) e quella dei familiari picchiati (le denunce complete saranno nelle prossime ore su Carta.org). Nel sito pubblichiamo oggi le prime foto – messe a disposizione dall’associazione Nevo Gipen di Brescia - dei numerosi segni lasciati sui corpi delle persone picchiate (). [...]
Ma resta da capire soprattutto quello che sta accadendo in questi ultimi mesi in alcuni comuni della Lombardia e del Veneto. Dalla Federazione rom e sinti insieme, che raccoglie più di venti associazioni e gruppi di rom e sinti di tutta Italia [tra cui l’associazione Nevo Gipen], ricorda che sono state numerose le denunce di episodi di intolleranza registrati a Bussolengo, a cominciare dalle proteste per le delibere del consiglio comunale (con le quali in aprile si esplicitava l’obiettivo dell’amministrazione, «l’eliminazione della sosta degli zingari sul nostro territorio»). Altre denunce sono giunte alla Federazione da gruppi di rom e sinti di comuni limitrofi a Bussolengo, come Pescantina, Settimo, Valeggio e Balconi. E il 16 settembre è anche in programma un incontro tra la Federazione e il ministro Maroni.



Cavolo... piu' leggo e piu' mi prende una sensazione di nausea. Forse e' dovuta al "conflitto d'interessi interiore". La mia parte italica combatte con quella tzigana e nel mezzo ci sono io. Spero di non aver bisogno dello strizzacervelli prima o poi perche' questa situazione mi sta in effetti creando un notevole stress.

Cio' che finora ho riportato e' ovviamente la versione di chi sta dalla parte dei Rom, ma per amor di verita' riporto qui sotto anche la versione raccontata dai Carabinieri di Bussolengo

Il verbale dei carabinieri di Bussolengo

10 Settembre 2008

Pubblichiamo il testo completo del verbale dei carabinieri di Bussolengo (Verona), diffuso dal sito dell’associazione Sucardrom. Secondo gli agenti, sono stati i rom ad aggredirli.

"Giunti presso la roulotte in usa a Campos Angelo e dalla sua famiglia, questi cominciava ad andare in escandescenza, assumendo atteggiamento di sfida e ponendo il suo volto su quello del Maresciallo Ordinario Carusone.
Il militare lo allontanava invitandolo ad assumere un atteggiamento corretto ma questi per tutta risposta cominciava a farsi beffe del militare. Il militare senza aderire alle provocazioni chiedeva i documenti che l’uomo rifiutava di fornire.
Non potendo più la pattuglia soggiacere alla villania dell’uomo che solo successivamente verrà identificato, ed essendosi lo stesso rifiutato di fornire le generalità lo si invitava a salire nell’autovettura di servizio, per poi condurlo presso il Comando per l’identificazione.
L’uomo veniva portato al veicolo e fatto salire a bordo. Mentre avveniva la suddetta operazione, la moglie del Campos Angelo ed i figli minorenni di questi coadiuvati dal Rossetto Denis, approfittando che i due militari erano di spalle, perché stavano facendo salire l’uomo sul veicolo, cominciavano a colpirli con calci, pugni e spintoni.
I militari dapprima sopraffatti, essendo stati colti di sorpresa, lasciavano l’uomo e cercavano di fermare i vili aggressori. Mentre la Campos Sonia, il Campos Giorgio (minorenne), il Campos Michele (minorenne) ed il Rossetto Denis colpivano i militari, ai quali verrà strappata la divisa, il Campos Angelo, ne approfittava per lasciare il veicolo ed unirsi agli aggressori.
Il Maresciallo Ordinario Carusone, durante la colluttazione che era scaturita con le cinque persone, subiva il tentativo di furto della pistola ad opera della Campos Sonia, la quale approfittando della superiorità numerica, apriva la fondina e riusciva a sfilare la pistola all’ispettore. Questi avvedutosi di quanto stava avvenendo bloccava la donna e riusciva a recuperare l’arma.
La Campos Sonia veniva ammanettata, mentre Campos Angelo, Campos Giorgio e Rossetto Denis, scappavano a bordo del veicolo da quest’ultimo condotto. In quel momento i militari riuscivano a dare l’allarme alla Centrale operativa che faceva convergere sulla zona tutte le pattuglie in servizio in quel momento. I fuggitivi venivano fermati dopo un inseguimento, che si concludeva a Caselle di Sommacampagna.
Stante la condotta tenuta dai cinque nomadi si procedeva a dichiarare in arresto i tre maggiorenni, deferendo in stato di libertà i minorenni, ritenendoli responsabili del reato di resistenza e tentato furto in danno dei Carabinieri della Stazione CC di Bussolengo."


Ecco, uff... ho terminato. Ci sarebbero stati altri 4-5 articoli collegati, ma temo che il mio stomaco non regga, quindi vado a guardarmi il TG per sapere come procede la trattativa Alitalia. Buona giornata, se vi riesce.

9 commenti :

davide ha detto...

Distinta Chiara,

le violenze sono sempre da condannare ma quando provengono dalle forze dell'ordine, che dovrebbero garantire tutti quanti, sono ancora più gravi.

Non ho parole sull'informazione italica tranne che ribadire quanto disse l'amico Baudelaire999 a suo tempo. Voglio solo precisare che l'informazione in Italia è fetida e menzognera da sempre, perchè non vorrei che qualcuno dicesse che la colpa è sempre e solo di Silvio.

Ciao

gullich ha detto...

ho letto con disgusto i commenti al post sul nepotismo e non sono intervenuto.

purtroppo questa notizia non mi stupisce, anche se mi preoccupa, perchè un sacco di segnali indicano che questo paese è ormai ben lungi dall'essere una democrazia. aldilà del colore e delle schematizzazioni idiote che leggo nel commento precdente, il problema serio è un potere che è ormai autoreferenziale e nlle mani di pochi che governano unicamente per sè.

la spinta all'odio xenofobo è un'altra delle componenti di questo regime. educare le persone a pensare è pericolo, meglio indottrinarle.

l'unico tema su cui non concordo è che l'italiano sia ormai rovinato. credo vi siano ancora un sacco di persone con una testa pensante. Se abbiamo un dovere è quello di non smettere di usarla e tenere alta la guardia verso una minaccia che ti imbonisce a suon di iphone e di missitalie percontinuare a spartirsi le alitale di turno.

del resto siamo un paese dove le "alte" cariche dello stato adesso sono un pòpiùuguali degli altri davanti alla legge. Come i maiali della fattoria di orwell.

fai un giro su voglio scendere e chiare lettere, se non li conosci.

http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/?r=85820

potrebbero piacerti.

ciao

wgul.

davide ha detto...

Caro amico Gullich,

"aldilà del colore e delle schematizzazioni idiote che leggo nel commento precdente".

Mi piacerebbe sapere dove hai visto queste schematizzazioni. Naturalmente data la tua indubbia intelligenza non metto minimamente in discussione quanto hai detto. In fondo ti ammiro perchè riesci ancora ad indignarti ed a provare disgusto: purtroppo io mi sono vacinato contro l'indignazione da tempo.

Ciao

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Gullich:
fai un giro su voglio scendere e chiare lettere, se non li conosci.

http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/?r=85820

potrebbero piacerti.



Era gia' nel mio blogroll.

Indignarsi e provare disgusto e' l'unica cosa che ancora ci rende umani. Fintanto che sentiremo in noi quella sensazione di nausea, fintanto che saremo terrorizzati dall stanza 101, fintanto che avremo timore di innamorarci, significhera' che saremo ancora vivi e che ancora ci sara' speranza.

Quando tutto cio' sara' scomparso, quando tutti si muoveranno come automi a comando, accenderanno la TV a comando, ascolteranno il grande guru a comando, lavoreranno a comando, non avranno piu' paura della stanza 101, e non proveranno piu' alcun sentiment neppure per i loro parenti piu' stretti, allora come nel romanzo di Orwell (non la fattoria degli animali), avremo raggiunto la pace e la tranquillita'...

E non sentiremo piu' neanche la "puzza" del meno peggio.

davide ha detto...

Distinta Chiara,



"E non sentiremo piu' neanche la "puzza" del meno peggio."

Ma se la merda puzzerà tutta allo stesso modo, come farò io a dare il mio voto???

Ciao

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Non ci sara' piu' bisogno del tuo voto...

davide ha detto...

Distinta Chiara,


""Non ci sara' piu' bisogno del tuo voto...""

Si votava, anche se con partito unico, nei paesi ex comunisti. Vuoi che sua EMITTENZA ci neghi anche questo?

Ciao

michail tal ha detto...

Ciao Klara
piu' volte nella mia vita mi sono vergognato delle nostre forze dell'ordine. Si sono troppo spesso macchiati di disonore in episodi veramente vergognosi.
Basta vedere cosa successe a Genova. Ma potrei riportare molti episodi personali.
Avevo un amico che faceva il carabiniere a Milano metre facevo l'università.
Mi raccontava cose indicibili.
Ad esempio che era pieno di esaltati, ovviamente semialfabeti, che in servizio quando non avevano di meglio da fare, andavano in zone di tossici ne prendevano di mira uno e lo riempivano di mazzate fino a lasciarlo stramazzare al suolo senza sensi.
Invece di proteggerci, invece di andare nelle zone dove VERAMENTE c'è chi delinque.

A-Woman A-Man ha detto...

> pensare agli italici come ad un popolo tollerante verso le minoranze

Antropologia e sociologia hanno studiato da tempo la xenofobia e dimostrato che OGNI popolazione diventa via via più xenofoba quando la popolazione alloctona supera una certa soglia (se ricordo bene intorno al 5%).
Pensare che esista un popolo più o meno razzista, più o meno tollerante, è negare l'evidenza scientifica.
Il buonismo che nega l'evidenza è il miglior modo per peggiorare il problema e trasformarlo in catastrofe.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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