mercoledì 24 settembre 2008

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Il giorno di San Simone

L'autunno e’ la stagione della frutta secca, il periodo delle conserve, quando si raccolgono le mele e si fa rimpinguare l'oca. Ma e’ anche la stagione in cui la vite offre i suoi frutti. Giunsero nel Medio Evo, dall’Italia, i primi viticoltori invitati dal re Béla III, figlio di Géza II e di Eufrosine di Kiev, e si stabilirono dove il Bodrog confluisce nel Tisza. Da "Stokaj" prende il nome la piccola citta’ di Tokaj. Il termine in slavo significa “confluenza” ed e’ proprio la’ che c’e’ casa mia.

Si racconta che nel 1650, Máté Szepsi Laczkó, un prete che era anche responsabile della produzione di vino e della cura dei vigneti nelle tenute di Zsuzsanna Lorántfly, a causa di un attacco improvviso dei turchi, fu costretto a rimandare la vendemmia poiche’ tutti gli uomini furono chiamati alle armi. Le uve, restando sulle piante troppo a lungo, furono contaminate dalla Botrytis Cinerea, la cosiddetta “muffa nobile”, che ne modifico’ sia l'aspetto che le qualita’ organolettiche. Quando gli uomini tornarono, le uve presentavano ormai i chiari e “preoccupanti” segni dell'effetto della muffa, ma il prete non si scoraggio’ ed ordino’ che comunque si procedesse al raccolto, decidendo di produrre ugualmente il vino. E cio’ che risulto’ fu talmente buono che meraviglio’ coloro che lo assaggiarono. Ben presto divenne il vino prediletto della nobilta’ di tutta Europa, e fu il re Luigi XIV che, ricevendone una bottiglia in dono dal principe di Transilvania, lo defini’ “Vinum Regum, Rex Vinorum". Re dei vini, vino dei re.

Da quella storica vendemmia del 1650, e’ tradizione che le uve restino sulle viti almeno fino al giorno di Szent Simon, il 28 ottobre. Cosi', quando l’aria inizia ad odorare d'autunno, magicamente sento il richiamo ancestrale che mi indica che la vendemmia e' prossima, e che devo prepararmi a tornare a casa.

S'alzò la gonna per salir sul carro, tra i cesti per raccoglier l'uva. Avea le cosce ben tornite e le labbra di vino saporite, coperta era di mosto, mentre l'uva pestava, tutta di sangue grondava, fin nel suo seno turgido, c'èra uva vermiglia, una meraviglia. Da un gran calore l'aria fu pervasa, l'uomo che svuotava i tini, la guardava, e mosto e amore, complici nel cuore, un bacio ardente al calor del sole, tanta voglia di lei, poi non capì più niente, ma a sera si trovarono stretti in quell'abbraccio tra l'euforia del mosto profumato, non fu peccato. [1]

Mama sara’ ad attendermi all’aeroporto. Da lontano riconoscero’ il suo volto, sempre piu’ segnato dall’eta’. La prima cosa che mi dira’ sara’ "sei troppo magra, non mangi abbastanza", ma io la rassicurero’. Poi s’informera’ della “Schindler’s list” che, diventando ogni volta piu’ vasta, mi fara' temere il momento in cui una sola valigia non sara’ piu’ sufficiente.

Saliremo sulla sua auto, sporca del fango e del calcare bianco della mia terra. Avra’ da poco smesso di piovere. La giornata sara’ chiara, ed il cielo terso, di un azzurro che non potro’ mai descrivere. Il sole asciughera’ le ultime pozzanghere disseminate qua e la’, e ci inoltreremo lungo la striscia d’asfalto, allontanandoci da Budapest, dirette a nord est, lasciandoci alle spalle gli enormi, anonimi caseggiati tutti uguali, ricordo di quando, adolescente e ribelle, vivevo solitaria in quella citta’.

Durante il viaggio ascoltero’ quella lingua alla quale, ogni volta, devo riabituare la mia pronuncia, e ci racconteremo cose gia’ conosciute, tante volte dette al telefono. Quando imboccheremo l’autostrada per Debrecen, davanti a noi si aprira’ il panorama della campagna, pianeggiante, ordinata, immensa, a perdita d’occhio. Occorreranno quasi novanta minuti per giungere a Miskolc, poi prenderemo la strada per Tokaj. Da li’ inizieranno i vigneti, inerpicati su per le colline dolcissime alla nostra sinistra, mentre a destra scorrera’ il mio fiume. Dappertutto lungo la strada, le bor [2] segnaleranno la vendita del vino fatto in casa, e giunte al bivio di Bodrogkisfalud mama deviera’ dirigendosi verso le colline, a nord.

Faremo una breve tappa da Tekla, zingara come me, cara amica con la quale ho condiviso i primi anni di ginnasio a Miskolc, che lavora in un’azienda vinicola di Erdőbénye. Il suo compito e’ quello di seguire i clienti interessati all’acquisto del vino prodotto. Racconta loro dell’azienda, del clima dell’area in cui nasce il Tokaji, della sua storia, del suo rilancio commerciale dopo il periodo del comunismo, passando dalle cooperative di regime all’imprenditoria privata. Accompagna le persone in giro e mostra loro lo splendido, attrezzato e modernissimo complesso perfettamente integrato nel paesaggio.

Mostra agli ospiti innanzi tutto la vigna, coltivata ad alberello, descrivendo le varie fasi di maturazione dell’uva fino all’acinellatura, quando le donne, nelle ancora tiepide giornate di fine ottobre inizio novembre, scelgono con cura, sapienza e dedizione gli acini piu’ scuri ed appiccicosi, e li portano con le gerle in cantina, pochi chili per volta. Poi fa loro visitare i locali dove avviene la produzione, tra scale in legno e corridoi di tufo bianco, spiegando ogni dettaglio della lavorazione, dalle vasche in acciaio alle gallerie sotterranee, dove il cladosporium che copre i muri come se fosse un tessuto di color nero, e’ indispensabile all’alchimia necessaria a creare il Tokaji Aszu’.

Alla fine della visita Tekla conduce i visitatori nella grande sala di rappresentanza, dove da un’ampia vetrata panoramica si puo' godere di una splendida vista sulle colline battute dal sole a sud ovest e riparate dal vento a nord est, disseminate di vigneti, e fa loro degustare i vini. Dal Muscat aromatico, fresco e dal profumo inconfondibile, al Margit il cui nome, dice la leggenda, e’ in ricordo di una bellissima ed appassionata donna del luogo. Infine i vari tipi di Tokaji. Dal secco Szamorodni al dolce Aszu’.

Salutata Tekla riprenderemo il nostro viaggio, ormai giunto quasi al termine. Risalendo in auto avro’ la sensazione di non essermi mai allontanata dai confini della mia terra. Annusero’ l'aria intrisa di quell’odore penetrante e dolciastro, misto di Furmint, frutta matura e muffa che sempre mi fara’ ricordare le mie radici e che mi accompagnera’ ovunque quando saro’ nuovamente lontana.

Sara’ quasi sera quando oltrepasseremo il cancello. Percorrendo la tortuosa stradina ciottolosa, arriveremo nell’ampio piazzale di fronte alla casa dalle cui finestre uscira’ un delizioso profumo di pörkölt [3] di manzo. Ad attendermi ci saranno le mie sorelle. Forse mi spuntera’ una lacrima e ricordero’ le parole con le quali inizia Mária évei.

– Dov'è Mária? Dormi, Mária? chiese Józsa all'improvviso sollevandosi coi gomiti sopra il cuscino.
– Il letto è vuoto. Starà leggendo da qualche parte oppure scrive le sue memorie in soggiorno.
– Accidenti! Queste sono le nostre ultime serate insieme.
– È nervosa da matti. La notte scorsa, voi non lo sapete, sono stata sveglia con lei, poveretta. Siamo scese furtivamente in giardino sotto il pioppo, e abbiamo chiacchierato fino alle tre.
– Sì… me l'immagino!…
S'udì dal terzo letto con tono un po' disilluso e triste. Per un po' anche le altre due ragazze tacquero imbarazzate.
Una luce assai lontana e fioca, come di stelle lontane e di lampioni lontani, si rifletteva in forma di pallida striscia lungo la trapunta gialla di lino sopra le ginocchia sollevate di Klára. Un indefinibile profumo d'erba si levava dal giardino del collegio e, più in là, dal boschetto; qualche goccia d'acqua scendeva con tonfi ritmici dal rubinetto in rame del lavabo. "Quante volte era stato così, proprio così… quell'attimo, quell'atmosfera!" pensò Józsa e spalancando gli occhi guardò stupefatta nell'oscurità.


[1] La vendemmia – Anna De Santis
[2] Piccole botti
[3] Spezzatino

9 commenti :

Antonio ha detto...

anche io ho un ricordo della vigna di casa mia. Da piccolo andavo sempre a giocare in mezzo alla vigna e mangiavo l'uva...ne mangiavo tanta ! ma tanta ! una sera dopo essere stato nella vigna come al solito, mi prendono dei dolori lancinanti allo stomaco e avevo chiari sintomi di avvelenamento.
Mio padre aveva trattato l'uva con anticrittogamico e ne io ne mamma lo sapevamo.
Mamma ha cominciato a farmi bere latte a volonta, allora si credeva che questo fosse un rimedio contro gli avvelanamenti in realtà è peggio, me ne ha fatto bere talmente tanto che ancora oggi quando sento l'odore del latte mi viene la nausea.

Yuna90_42 ha detto...

Bellissimo.....uno dei quadri che tu hai l'arte di dipingere come molto pochi sanno fare.....troppo presi dall'immediato e da quello che verrà.....inconsci del proprio essere.....anime perdute.

Michela

Jakala ha detto...

Buon ritorno a casa

Jak

Rez ha detto...

Alla fine è sempre bello tornare a casa ... nei propri luoghi della memoria.

Se si ha la fortuna di averli ancora.

Quei luoghi dove bastano degli odori particolari o la vista di certi luoghi per *vivere* di nuovo come una volta, cosa che in altri posti non puoi, ne vuoi più permetterti.

E bello tornare a casa.

Ad averne ancora una...

Grazie Chiara per le emozioni che riesci ad evocare con i tuoi racconti.

davide ha detto...

Distinta Chiara,

Grazie!!!

Ciao

Alex ha detto...

Tornare dalle persone con cui si è condivisa l'infanzia, da sempre, sensazioni molto particolari, dalla propria famiglia, sensazioni uniche da assaporare come il profumo della terra.

Carlo Fronteddu ha detto...

Ciao Chiara, anche mio padre aspetta ottobre per la vendemmia.
Bellissimo post.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Un grazie a tutti coloro che hanno apprezzato. :-)

Duval ha detto...

Un grazie a tutti coloro che hanno apprezzato

Anche a me ?
(faccinaconl'occhiettosemichiusoinsegnod'intesa)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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