venerdì 22 agosto 2008

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Il vizio

La terrazza del ristorante del Beach Plaza era popolata da rigidi pinguini seduti ai tavoli. Non la si poteva non notare. Il leggero top che indossava e la gonna cortissima, non lasciavano spazio all’immaginazione. Respirava l'odore del mare mischiato al profumo dei fiori, mentre una leggera brezza agitava gli alberi che fiancheggiavano la spiaggia, ed il rumore delle onde che dolcemente si infrangevano sul bagnasciuga, si mischiavano al lamento dei gabbiani in volo.

A quell’ora del pomeriggio la ragazza sudava di un tepore indefinibile. Lo sentiva persino fra le cosce. Le accadeva ogni volta che attendeva qualcuno che si facesse avanti. La tazza vuota di te’ che le stava di fronte era lo specchio della sua vita. Una vita povera di amori, ma ricca di passioni e di intense emozioni. Eppure erano pochi coloro che l’avevano conosciuta fino al punto di accorgersene.

Portava i capelli raccolti in una lunga coda, ed un paio di occhiali dalle grandi lenti scure la riparavano dai raggi del sole, nascondendo i suoi occhi. Assorta nella lettura di un libro fingeva di non accorgersi degli uomini che le gravitavano intorno, pero’ a lei non sfuggivano i loro movimenti, abituata come era a sentire addosso gli sguardi della gente.

Aveva fatto sesso con molti uomini, ma poche volte aveva incontrato chi era stato capace di lacerarle il cuore facendola impazzire d'amore. A letto aveva fatto di tutto. L’aveva fatto per soldi, diceva, ma dentro di se’ sapeva che ormai quella non era piu' la verita’. Sempre piu' spesso s’era lasciata andare, traendone piacere. Allora s’era spinta persino oltre i limiti che normalmente una puttana concede ai clienti, ma nessuno l’aveva veramente posseduta perche’ non s’era mai data completamente.

Essere pagata per fare sesso. Ecco cio’ che l’eccitava. Aveva saputo unire l’utile al dilettevole. Fin da quando era poco piu’ che adolescente aveva capito che le piaceva far sesso per soldi. Le stanze degli hotel, con il tempo, erano diventate il simbolo della sua liberta’ e della sua indipendenza economica. Ne aveva frequentate a centinaia. In ognuna aveva lasciato una traccia del suo corpo, ma di nessuna portava dentro il ricordo.

Catturare un uomo, eccitarlo, portarlo sul punto di pagarla, e poi farlo godere. In questo genere di cose possedeva un vero talento, ed il solo pensiero la inebriava, al punto che, sempre piu' di frequente, le prendeva la voglia di farlo.

Aveva bisogno di arrapare gli uomini, di sentire il loro sguardo, di avvertire il loro desiderio. Era assillata da quel pensiero. Lo sognava anche di notte, e la mattina, al risveglio, si ritrovava liquefatta dall’eccitazione, Cosi’ che molte volte finiva per masturbarsi alle prime luci dell'alba.

In quel momento le sarebbe andata bene anche una sveltina col primo che le fosse capitato. In camera, oppure anche nella toilette del ristorante, in piedi, sbattuta contro la parete. Ormai solo facendo sesso con degli sconosciuti che la pagavano riusciva a realizzare completamente le sue fantasie. Quella che aveva sempre creduto fosse la sua professione si era gradatamente trasformata in un vizio. Un vizio di cui era dipendente. Tutto cio’ non era normale. Lo sapeva.

Sollevo’ gli occhi dalle pagine del libro che stringeva fra le mani ed ordino’ una coppa di gelato di crema. Il cameriere la servi’ prontamente. Accavallo’ le gambe fingendo di non curarsi delle occhiate di coloro che aveva intorno. Come al solito sotto i vestiti indossava solo la pelle. Niente mutandine, niente reggiseno.

Era certa che gli uomini la guardavano e si chiedevano fino a che punto fosse abbordabile, pensando a quale scusa adottare per avvicinarla. Le donne invece, incuriosite dal suo look e dal suo modo di fare spudorato, la guardavano con sospetto ed anche un po' d'invidia. Era pero’ consapevole di un fatto: tutti pensavano che era una puttana. Ma non le importava. Quella situazione l’eccitava da morire.

Con il cucchiaino incomincio’ a gustare la crema, introducendo fra le labbra il gelato come se fosse stato un altro tipo di crema. Ad un tratto un uomo si avvicino’ al tavolo.

- Posso sedermi?

Alzo’ gli occhi e lo guardo’ con finto interesse. L'uomo era sulla quarantina. Aveva, gli occhi da pesce lesso e tutta l'aria di essere la gazzella che lei cercava. Li conosceva bene i tipi come lui: abbronzato, con capelli cortissimi, spalle larghe, giacca nonostante il caldo, camicia in parte sbottonata, ed al polso il tipico orologio importante.

- Prego, si accomodi pure.

Non era proprio il suo tipo, ma in quel momento le stava bene pure lui. La sera avrebbe trovato qualcosa di meglio con cui trastullarsi.

26 commenti :

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,

Molto bello. Però prima di fare commenti voglio vedere come va a finire il racconto: ti ricordo sono impaziente e curioso.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Però prima di fare commenti voglio vedere come va a finire il racconto

Stai ad aspettare la fine del racconto?

Bene! :-)))

Diego ha detto...

Mette un po' d'ansia questo rimanere sospesi...

davide ha detto...

Caro Diego,

"Mette un po' d'ansia questo rimanere sospesi..."

Hai proprio ragione.

Saluti Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

In realta' il raccontino finisce. Non erano previste "altre puntate". Pero' se mette ansia allora facciamo un gioco: chi se la sente scriva il seguito. :-)

Non intendo una sequela infinita di episodi che si susseguono come e' avvenuto con "Vacanze sulla neve". Semplicemente un'unica parte conclusiva che tenga conto dei presupposti e delle personalita' che emergono in questo mio diario.

Sono proprio curiosa. :-)

davide ha detto...

Pregiatissima Chiara,



"In realta' il raccontino finisce. Non erano previste "altre puntate". Pero' se mette ansia allora facciamo un gioco: chi se la sente scriva il seguito. :-)"

Per questo ci vuole troppa fantasia e originalità: è un guaio nascere banali.

Tanti saluti dal tuo Davide

davide ha detto...

"...Ma porti l'orologio a destra?"

"Sì, perchè?"

"Non sai che è una chiara simbologia lesbica?"

"Sul serio? Ecco perchè ci provano tutte con me. E io che credevo di essere una gran fica! Vabbè, allora cambio posto e lo metto a sinistra, voglio vedere quante mi filano ancora."

"Non ti preccupare adesso che l'hai messo a sinistra sei dei nostri e non ti devi preccupare delle donne."

"Ma ci stai forse provando?"

"Cosa dici! Io sono un galantuomo e mi sono avvicinato a te solo perchè ho visto che leggi un libro Kundera il mio autore preferito."

"Non farti illusioni non sono una ragazza facile quindi gira alla larga."

"Guarda che io per una donna come te sono disposto a gettarmi nel fuoco o a farmi mangiare dai prirania."

"Davvero e cosa saresti disposto a darmi in questo momento."

"Cinquanta euro per una sveltina bastano???"

Dolce-Alexia ha detto...

Mi ricorda uno dei miei incontri al lago di Como. Ero seduta in una bar ad aspettare il tizio. Desiderava essere provocato prima. Ok-ho detto-ci penso io. Quando era arrivato mi ha chiesto se poteva sedersi al mio tavolo. Ho risposto che può sedersi al tavolo di fronte. Poi sono entrata in bagno, mi tolgo le mutandine e mi siedo al mio posto come se fosse niente. Avevo un abito corto, bastava aprire le gambe e si vedeva tutto, ciò che ho fatto...
La fine la lascio immaginarvi :-))

davide ha detto...

Cara Alexia,

"La fine la lascio immaginarvi :-)"

Ma cosa c'è oggi che tutti lasciano i racconti a metà?

Saluti Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ davide:

Lo facciamo per stimolare la vostra fantasia. Voi uomini ne siete cosi' privi...
Vero sorellina? Bentornata. :-)

E tu Davide...
50 euro...
Li' siamo a Monte Carlo, mica sulla circonvallazione della tua citta'. :-)))

davide ha detto...

Gentile Chiara,

"Lo facciamo per stimolare la vostra fantasia. Voi uomini ne siete cosi' privi...
Vero sorellina? Bentornata. :-)"

Su questo hai ragione. Poi io sono un caso patologico.

"E tu Davide...
50 euro...
Li' siamo a Monte Carlo, mica sulla circonvallazione della tua citta'."

Volevo solo evidenziare che si trattava del classico burino.

Tanti saluti dal tuo Davide

davide ha detto...

Gentile Chiara,

scherzi a parte volevo ritornare sul discorso dei tuoi diari d'infanzia. Ho letto con attenzione su MC dove hai raccontato la tua adolescenza fino a quando a 16 anni hai avuto un fidanzatino. Tu non te ne rendi conto ma sono sicuro che nei tuoi diari hai scritto cose importantissime, perchè con il tuo intuito tu potevi vedere cose che gli altri non vedevano.

Pertanto ti rinnonovo l'invito a pubblicare i tuoi diari su questo blog, magari utilizzando la formula del doppio blog come fa Avorio (un blog personale e uno parallelo per la politica).

Il problema della riservatazza è facilmente superabile, perchè ciò che conta sono le tue osservazioni: il posto o i personaggi sono secondari perchè ciò che conta è la sostanza e l'essenza del tuo diario.

Sono certo che la lettura del tuo diario permetterebbe ai maschietti di capire l'animo femminile e risolvere tante incomprensioni.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Quella parte del mio percorso e' gia' stata scritta e sepolta.
Qui, in questo blog, non si fanno "ristampe".

Davide, mi pare tu insista un po' troppo su questo argomento e cio' crea un certo fastidio. Non solo in me.

I maschietti che tu dici non evolvono leggendo il diario di una ragazzina. Figurati che neppure evolverebbero leggendo quello di una donna la quale avrebbe molte piu' cose da dire.

E poi il mio scopo non e' certo quello di evolvere qualcuno.

davide ha detto...

Gentile Chiara,


"la tua adolescenza fino a quando a 16 anni hai avuto un fidanzatino."

Volevo solo dire che mi sembra che l'età in cui hai conosciuto un ragazzo che si è interessato a te mi è sembrata di 16 o 17 anni, anche se tu non lo dicei espressamente nel tuo commento su MC.

Quello che ho notato è che sono molte le ragazzine, magari anche molto carine, che da giovani si sentono brutte.

In generale ho notato che le donne, a differenza degli uomini, soffrono spesso, anche se non so da cosa dipenda, di questo complesso di non sentirsi belle.

Tanti saluti dal tuo Davide

davide ha detto...

Gentile Chiara,


""Quella parte del mio percorso e' gia' stata scritta e sepolta.
Qui, in questo blog, non si fanno "ristampe". ""

Credo che fai un errore, comunque rispetto la tua volontà: scusami ma non volevo certo farti irritare, se ho insistito è perchè credevo in quella cosa.


Tanti saluti dal tuo Davide

Dolce-Alexia ha detto...

Davide, forse un racconto non definito stimola la fantasia, come dice la mia sorella.;-))
Una persona può imaginare mille situazioni, è la cosa più divertente. Forse un giorno io e Chiara dovremo iniziare a scrivere dei racconti e lasciare a finirle a voi, maschietti. Direi che mi divertirei a leggerli dopo :-))

Ps. Bentornata, Falco!

davide ha detto...

Cara Alexia,

"Davide, forse un racconto non definito stimola la fantasia, come dice la mia sorella.;-))
Una persona può imaginare mille situazioni, è la cosa più divertente. Forse un giorno io e Chiara dovremo iniziare a scrivere dei racconti e lasciare a finirle a voi, maschietti. Direi che mi divertirei a leggerli dopo :-))"

E' una bella idea. Purtroppo io non ho molta fantasia perchè sono piuttosto banale. A passare tutta la vita a combattere il comunismo si finisce per rincoglionirsi.

Saluti Davide

Dolce-Alexia ha detto...

davide said...
A passare tutta la vita a combattere il comunismo si finisce per rincoglionirsi.

Ehe, non ti inventare le scuse adesso. E allora che devo dire io che ho vissuto e ho cresciuto con il comunismo e con le sue regole, dovrei essere già fuori di testa :-))

davide ha detto...

Cara Alexia,


"davide said...
A passare tutta la vita a combattere il comunismo si finisce per rincoglionirsi.
Ehe, non ti inventare le scuse adesso. E allora che devo dire io che ho vissuto e ho cresciuto con il comunismo e con le sue regole, dovrei essere già fuori di testa"


Guarda che stavo scherzando. Nonostante l'età sono ancora piuttosto stupidino.


Saluti Davide

Duval ha detto...

@dolce-alexia:
Avevo un abito corto, bastava aprire le gambe e si vedeva tutto, ciò che ho fatto...
La fine la lascio immaginarvi :-))


Maddaiii! Tutto? Proprio tutto tutto tutto? Anche la figa? :-)

quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a fighe ...

anche se quello era il ramo di Lecco, il buon Manzoni aveva previsto tutto ... meno la fine ... come fu la fine? Una passeggiata sul lungolago, mano nella mano? Una fuga in convento? Un pompino all'Innominato?
Aiuto ... io e Davide vorremmo sapere! :-)

Anonimo ha detto...

Non era proprio il suo tipo, ma in quel momento le stava bene pure lui. La sera avrebbe trovato qualcosa di meglio con cui trastullarsi.

Il suo profumo... quel profumo: troppo, troppo acre, troppo a buon prezzo, per l'uomo che non deve chiedere mai....
Mi sono sempre chiesta perchè, pur cercando di curare un certo modo di vestire, alcuni individui trascurano
il "vestito della pelle"; non tengono conto del loro PH acido e scelgono (forse sono le loro mogli distratte che lo scelgono per loro)
dei profumi che hanno delle forti incopatibilità con la loro pelle creando così una fragranza talmente sgradevole tanto da risultare repellente.

Tuttavia il tipo per quella sera poteva andarmi bene.
Era perfetto per essere un pò sottomesso in alcuni giochi di ruolo.

Lo guardai distratta, mi tolsi gli occhiali per un attimo permettendogli una fugace occhiata al mio sguardo, li rimisi dopo dieci secondi gustandomi la sua aria da coquistatore della domenica...

"Sono una donna mooolto cara
" dissi.
"Si, certo, capisco..."
disse lui.
L'uomo chiamò il cameriere e si fece portare un foglietto di carta,
estrasse la sua montblanc della prima comunione dalla tasca interna della giacca e me la porse chiedendomi di scrivere solo gli zeri per la serata a cena nell'hotel a 4 stelle dove era alloggiato...
Disegnai sul foglio tre grandi cerchietti ed una postilla tra parentesi sotto che diceva:
(la cifra davanti agli zeri la deciderò IO a fine serata).
E lui: "E'pura follia, ma voglio rischiare mia regina"..




:-) chi continua la storia?

L.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

:-) chi continua la storia?

Grazie del contributo, ma qui la regola e' che la storia deve essere conclusiva. Non e' un episodio a puntate.
Quindi chi vuol cimentarsi sempre dalla mia ultima frase finale deve partire, cioe' da:

"Non era proprio il suo tipo, ma in quel momento le stava bene pure lui. La sera avrebbe trovato qualcosa di meglio con cui trastullarsi."

gatsby ha detto...

@Chiara: "Chi se la sente scriva il seguito"

"Mi ha detto che spera che lei non sia solita giudicare dalle apparenze" - le disse, porgendole la lettera.
"E di non prendermela se lei mi tratta con sufficienza, perchè il mio aspetto,il mio vestito, il mio orologio, incarnano perfettamente il tipo di persona che lei non sopporta.
E io non me la prendo.. Sono stato pagato per questo.
Sono, in fondo, un semplice messaggero".
E con questo si alzo' dal tavolo e si allontano' in gran fretta.
"E' da molto che ti osservo" - cominciasti a leggere.
"Sei proprio una dama, una regina, la più forte dominatrice di tutte le caselle, la più nobile e la più bella fra tutti pezzi, la più matura anche, non ragazza, non bambina.
Una dama, appunto, che stabilisce il tono del gioco, una regina con pedine, torri, cavalli e alfieri al suo servizio, mentre lo stesso re, coi suoi umili passetti, dipende in modo determinante da ciò che la regina fa e non fa".
Alzasti il volto e cominciasti a guardare le persone intorno ai tavoli, per la prima volta con un certo interesse.
Molti girarono il volto di fronte al tuo sguardo indagatore, altri lo sostennero parzialmente stimolati dalla tua improvvisa attenzione.
Ti rendesti conto ben presto che nessuno di questi poteva essere il misterioso autore della lettera.
"Ti riconosci in questo"? - riprendesti
" Vuoi provocare, essere al centro dell'attenzione e non ti piace perdere.
Ma non bisogna mai giudicare solo dalle apparenze.
Prendi te, per esempio.
Hai costruito un cerchio intorno, per proteggerti dal mondo, e ti sei difesa fino alla fine.
Ti sei data, per denaro, e proprio per questo mai fino in fondo.
Malgrado la tua capacità di seduzione, sei sola con te stessa, come una stella luminosa che nessun telescopio ha scoperto e che nessuno cerca di raggiungere.
Non essere sorpresa.
Sarebbe bello vedere cosa prova un uomo quando entra in questo cerchio e trova te al suo fianco.
Posso solo intuirlo: guardandoti negli occhi e toccando con le dita i tuoi capelli.
Come ho fatto pochi minuti fa, passandoti accanto.
Non te ne sei neppure accorta.
Avrei potuto sedermi al tuo tavolo, non è che mi sia mancato il coraggio.
Come dice Gongora "C'è noco sangue nel mio corpo, ma ho due cuori".
Forse non era semplicemente il momento.
O, ancor più semplicemente, per la consapevolezza che, chi entra nel tuo cerchio vi rimane per sempre, bruciando nella luce.
In quella luce che nessun orgasmo puo' accendere".

Duval ha detto...

Azzo! Gatsby!

Le hai toccato i capelli ... gratis ? :-)

davide ha detto...

Caro Gatsby,

molto bello il racconto che hai scritto. Però attento perchè Chiara si irrita quando la chiamano Regina. La verità a volte si preferisce negarla.

Saluti Davide

Diego ha detto...

Come al solito arrivo tardi, mi sono perso un sacco di cose e per quanto riguarda il racconto spospeso, l'immaginazione amschile mi porta solo ad un epilogo scontato.

Di certo, nella realtà però, vi sono ottime probabilità che affiancandomi ad una donna che legge seduta ad un bar, il probabile vaff... sarebbe alla porte. Ovviamente da parte sua nei miei confronti...

Prima bisognerebbe farle capire che non sei un burinaccio infoiato, poi dopo questa mezz'ora di tentativi avresti già bruciato l'effetto sorpresa dell'incontro..

La vedo dura, se non impossibile.

Quindi volendo inventare un buon lieto fine, il più papabile potrebbe essere l'inevitabile.

Vedi sta ragazza seduta, ti avvicini ed ecco che mi giunge un marcantonio incazzato di un metro e novanta che mi invita ad andare a quel paese prima di prendermi a sberle a due a due, finchè non diventano dispari :-)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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