venerdì 4 luglio 2008

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Zingari

Quando tornarono gli zingari, Ursula aveva predisposto contro di loro tutta la popolazione. Ma la curiosità fu più forte del timore, perché quella volta gli zingari attraversarono il villaggio facendo un rumore assordante con ogni sorta di strumenti musicali, mentre l'imbonitore annunciava l'esibizione della più favolosa scoperta dei nazianzeni. E così tutti andarono nella tenda e per un centavo videro un Melquíades giovanile, rifiorito, senza rughe, con una dentatura nuova e splendente. (Gabriel Garcìa Màrquez - Cien años de soledad, 1967)

Non e' facile trovare in internet materiale che ne descriva, in modo obiettivo, la storia, ma ogni tanto, facendo le dovute ricerche, si incappa in qualcosa di realmente valido. QUESTA PUBBLICAZIONE scritta in tempi non sospetti (nel 2002 e reperibile solo sul web, in quanto non esiste di essa una corrispondenza cartacea) in questo momento in cui in Italia si parla tanto di problema legato ai nomadi, e' il documento piu' completo ed esplicativo che ho potuto trovare.

Come al solito (temendo che per qualche motivo il sito web possa scomparire) ne copio il contenuto nel mio blog, in modo che anche in caso che cio' avvenga, una copia possa restare comunque a disposizione di chi e' interessato ad approfondire la sua conoscenza di un popolo che e' da sempre "evitato", per non dire "discriminato".

Chi e' curioso/a ed interessato/a alla lettura, si armi di santa pazienza, perche' l'articolo e' abbastanza lungo e richiede un piccolo impegno di tempo. Chi invece gradisce solo leggere raccontini pruriginosi puo' passare oltre.


Le origini

Rom in Europa, Lom in Armenia, Dom in Medio Oriente. E' il nome con cui i popoli Zingari designano se stessi. L'origine della parola è indiana: il significato è quello di "uomo", in particolare "uomo libero".
I vari gruppi si sono poi distinti per il luogo di immigrazione (antichissimi Rom abruzzesi), per il mestiere che li caratterizza (Rom Kalderasa [calderai], Lovara [allevatori di cavalli],...) o per altre definizioni.
Il termine con cui gli Zingari identificano i sedentari è gagio (femminile gagi, plurale gage). Il termine con cui invece i gage li identificano deriva da "Atsingani", il nome di un'antica setta eretica proveniente dall'Asia minore. La fama di maghi e l'alone di mistero li accomunava ai popoli che apparvero nell'Impero bizantino; il nome fu trasferito ai popoli nomadi, trasformandosi in Zingari (italiano), Zigeuner (tedesco), Ţigani (romeno) Cikáni (ceco) Cigányok (ungherese) Zigenar (svedese), Cingan (francese antico), Tsigane (francese moderno). Queste denominazioni sono in genere utilizzate per definire tutti popoli nomadi.
Il solo nome che li associa alla loro vera origine, quello di 'Indiani', è raramente usato. Invece, il termine inglese Gypsies deriva da una leggenda sulla loro origine egiziana (Egypcians). Il termine Bohemiens deriva dalla loro presunta origine boema.

Le leggende.

Il mistero che accompagna i popoli Zingari ha favorito la nascita di ipotesi leggendarie. Per esempio, la già citata provenienza egiziana, la discendenza da Noè o addirittura da Caino. Sono numerose le leggende sulle origini bibliche: gli Zingari potrebbero essere una delle tribù d'Israele catturate dai re assiri nel 721 a.c.; oppure sarebbero i Cananei emigrati in Europa dopo la conquista di Giosuè; o, ancora, i discendenti di Adamo e di una prima moglie, precedente ad Eva (Lilith - ndr): per cui, essendo sfuggiti al peccato originale, sarebbero esonerati dall'obbligo del lavoro, di "guadagnarsi il pane col sudore della fronte".
Un'altra serie di leggende propende per l'origine africana: illustri studiosi europei (a cominciare da Thomasius) ipotizzarono per molto tempo, senza alcun fondamento, la tesi secondo cui gli Zingari venivano da paesi di volta in volta denominati 'piccolo Egitto' o 'Egitto'. E quindi gli Zingari diventavano i discendenti dei Mammalucchi cacciati dal sultano Selim, oppure i discendenti dei sacerdoti di Iside, mescolati con sacerdoti siriani...
Queste 'ipotesi' furono riprese in Francia durante il regno di Luigi XVI, quando l'Egitto dei faraoni era di gran moda, così come il mistero degli Zingari. Nel periodo romantico ci sono gli ultimi sostenitori dell'origine egiziana.
Altre leggende raccontano di provenienze dalla Persia (Tartari fuggiti al tempo di Tamerlano, Circassi messi in fuga nel 1400, discendenti degli Avari sottomessi da Carlo Magno...). E poi le origini europee: vengono dalla Valacchia ? Sono ebrei tedeschi sfuggiti alle persecuzioni del XIV secolo (gli yiddish)? O forse sono un misto di Ebrei e Ussiti?
Oppure, come disse lo storico provenzale P.J. de Haitze (vissuto nel '700), "sono un composto di tutte le nazioni"?
Abbiamo visto che i misteri tendono ad incrociarsi: le leggende che riguardano i Celti sono altrettanto numerose di quelle che coinvolgono gli Zingari: quindi, sono stati molti ad individuare nei druidi (sacerdoti celti) i progenitori degli Zigani.
E' chiara la tendenza di attribuire l'origine degli Zingari a popoli noti per le pratiche magiche, vissuti in Egitto, Caldea, Siria, Gallia. Alcuni ellenisti hanno individuato nella Grecia antica le famose origini: gli Zingari sarebbero i Siginni menzionati da Erodoto; le sibille, le sacerdotesse di Dodona, sono state associate alle indovine zingare. I Siginni sarebbero i Sinti, di cui parla Omero: "il popolo 'dal barbaro linguaggio' noto a Lemno, caro a Vulcano".
C'è pure una leggenda siciliana: gli Zigani sarebbero i misteriosi 'Sicani' che n tempi antichi abitavano l'isola. La leggenda più stravagante è comunque quella di J.A. Vaillant (I Romi. Storia vera dei veri zingari, 1857): "questi titani indo-tartari, padroni della terra che percorrevano in lungo e in largo diedero il loro nome a Romolo, fondatore di Roma, introdussero il culto di Diana ed Apollo, inventarono il Vangelo 11 secoli prima di Cristo..."
Ancora leggende che s'intrecciano: gli Zingari sarebbero discendenti di una popolazione preistorica vissuta in Atlantide, il misterioso continente distrutto da un cataclisma. I sopravvissuti sarebbero sbarcati in Africa, fermandosi (ovviamente) in Egitto.
La favola di Atlantide colpì la fantasia di Folco de Baroncelli-Javon, poeta provenzale: "immaginò gli atlantidi in fuga sui loro navigli, gli uni verso ovest, dove sarebbero stati gli antenati degli Indiani d'America, gli altri verso est per entrare nel Mediterraneo e sbarcare nella Camargue, millenni prima che vi si instaurasse il culto di Sara la Kalì, Sara la Nera" (Vaux de Foletier, 1977, p.31).
E' importante notare che quasi tutte le leggende non sono il frutto della fantasia popolare, ma sono teorizzazioni 'colte' di illustri studiosi occidentali, per un arco di tempo che va dal medioevo fino al XIX secolo.

La storia antica, in India.

La lingua zingara indica il percorso seguito dalle popolazioni: il romanì appartiene alla famiglia indo-europea, il cui vocabolario e la cui grammatica si lega al sanscrito. Fa quindi parte delle lingue del gruppo indiano, ed è molto simile all'hindi ed al kashmiri.
L'origine indiana è ormai fuori discussione. Gli Zingari sono una popolazione indo-ariana, la cui provenienza rimane dubbia: Dom, infatti, è il nome di un agglomerato di gruppi etnici indiani molto antichi. In un trattato sanscrito di astronomia del VI secolo è associato al nome "Gandhavra" (musicista). Questi riferimenti non sono sufficienti a definire la zona indiana di provenienza: le ipotesi più accreditate si riferiscono alla zona nord-est dell'India ed alla casta dei paria, la più bassa della società indiana. Tuttavia ci sono interpretazioni che negano questa appartenenza di classe e si riferiscono all'abilità degli antichi Zingari nell'artigianato del ferro.
Le motivazioni che spinsero alla migrazione sono sconosciute: si possono ipotizzare conflitti con popolazioni di invasori o motivazioni che da sempre spingono ad emigrare: la fame, il desiderio di condizioni migliori.
Michele Kunavin, ziganologo russo, raccolse nel 1840 le leggende degli zingari degli Urali. Considerando l'importanza della trasmissione orale tra le generazioni, alcuni di questi racconti appaiono molto significativi: "In quel paese in cui sorge il sole dietro una montagna scura, c'è una città grande e meravigliosa, ricca di cavalli. Tanti secoli fa, tutte le nazioni della terra viaggiavano verso quella città, a cavallo, a dorso di cammello, a piedi... Tutti vi trovavano rifugio. C'erano pure nostre bande. Il sovrano di quella città li accoglieva con favore... Vedeva che i loro cavalli erano ben curati e propose loro di stabilirsi nel suo impero. I nostri padri accettarono e piantarono le loro tende nelle verdi praterie. Là vissero a lungo, contemplando con riconoscenza l'azzurra tenda dei cieli... Ma il Destino e gli spiriti del male vedevano con dispiacere la felicità del popolo dei Rom. Allora mandarono in quelle contrade serene i malvagi cavalieri Khutsi, che appiccarono il fuoco alle tende del popolo felice e, dopo aver passato gli uomini a fil di spada, ridussero in schiavitù le donne e i bambini. Tuttavia molti riuscirono a fuggire e da allora non osano più sostare a lungo nello stesso posto".
"Molto, molto tempo fa, quando i nostri antenati non sapevano nulla dei veloci cavalli, quando, come le altre razze, vivevano in case di legno e di pietra, una grande afflizione colpì il nostro popolo... Trattati come paria disprezzati dall'umanità, i nostri antenati vivevano in continua paura, tremando davanti ad ogni soldato o contadino, perché ognuno aveva il diritto di uccidere i figli della nostra razza... Nuovi nemici arrivarono dalle alte montagne, intrisero del nostro sangue le nostre praterie, i nostri campi, i nostri giardini; credevano che la nostra razza stesse per perire. Ma [la dea] Laki decise altrimenti: mandò cavalli veloci per salvare il nostro popolo dalla morte. Migliaia di cavalli galopparono giù dalla montagna e i nostri antenati li presero per fuggire lontano dal nemico. Il popolo dei Rom fuggì su quei cavalli, come il cervo davanti al lupo. Per questo motivo fuggono ancor oggi perché sono sempre circondati da nemici"
(cit. in Vaux de Foletier, 1977, p.40).
La data del primo esodo è approssimativa: la si fissa intorno al Mille, che è la data in cui, secondo i linguisti, apparvero le lingue indo-ariane.

Prima tappa: la Persia.

Nel 1011 il poeta persiano Fidursi terminò il "Libro dei Re": in esso si racconta l'arrivo di diecimila 'Luri', accolti dal re Behram-gor, che li chiese a suo suocero, il re indiano Shengùl:

"O re cui giunge la preghiera altrui,
Di girovaghi musici trascegli
Uomini e donne, a diecimila, tali
Che cavalcando battere in cadenza
Sappian liuti, e a me li invia ben tosto
Perché la voglia mia per questa gente,
Celebre tanto, satisfatta sia".

(trad. Italo Pizzi)

Nonostante il carattere leggendario dei testi, rimane rilevante la testimonianza scritta dell'arrivo in Persia di un popolo nomade proveniente dall'India prima del X secolo, con una reputazione di musici di grande talento.
Le tracce del lungo soggiorno persiano sono ancora presenti nella lingua zingara, a cominciare dal termine 'darav' (mare), derivato dal persiano 'darya'. E' incerta la permanenza di popoli zingari in Persia fino ad oggi, anche a causa della confusione che spesso i viaggiatori hanno fatto con gli Arabi nomadi ed in particolare con i Beduini. Sicuramente, il viaggio proseguì verso nord-est, attraverso l'Armenia ed il Caucaso. Ancora una volta, sono elementi linguistici a svelarci il percorso degli Zigani: 'grast' (cavallo, termine armeno), 'vurdon' (carro, termine osseto).
I gruppi zingari che sono rimasti in Armenia e nei paesi transcaucasici si chiamano 'Lom': sono in genere cristiani o musulmani. Ma la maggior parte della popolazione proseguì il viaggio, probabilmente intorno al secolo XI, al tempo della guerra tra l'esercito di Bisanzio e quello dei Turchi Selgiuchidi.

Il viaggio prosegue nelle terre di Bisanzio.

Tra il 1100 ed il 1300 i popoli nomadi entrano nelle terre dell'Impero bizantino. Qui viene loro attribuito il nome della setta manichea degli Atsingani, da cui deriva il nome che ancora oggi li contraddistingue. Da questo periodo iniziano le testimonianze scritte, che segnalano presenze zingare nelle isole greche ed in Medio Oriente.
La città di Modone (oggi Methoni), situata a metà strada tra Venezia e la Terra Santa, era uno dei principali centri zingari. Le testimonianze sono numerose, anche perché la città era uno degli scali dei viaggiatori diretti a Gerusalemme.
Prima della conquista turca, gli Zingari erano numerosi anche nei paesi vicini alla Grecia: alla metà del '300, erano molti i 'Cingarije' del regno di Serbia, dove vivevano facendo i maniscalchi.
Numerosi Zingari vivevano in Valacchia, prevalentemente in condizioni di schiavitù: nel 1386, Mircea I, voivoda di Valacchia, confermò la donazione (fatta nel 1370) di quaranta famiglie Atsigane al monastero di S. Antonio. La situazione in Moldavia era simile: l'origine della schiavitù è incerta: si può ipotizzare l'arrivo degli Zigani nel 1200, come prigionieri di guerra (e quindi come schiavi) degli invasori Tartari. In seguito, avrebbero mantenuto la condizione servile.
Lo storico rumeno Panaitescu ipotizza un motivo d'ordine economico: in seguito alle Crociate, l'area del Danubio era diventata particolarmente prospera grazie ai commerci. La 'divisione del lavoro' di quella società aveva reso indispensabili gli Zingari, in quanto artigiani (fabbri, costruttori di laterizi) di valore. Ma, poiché rifuggivano un impegno prolungato e si spostavano spesso, furono resi schiavi e costretti all'immobilismo nei domini di principi e signori. Vi erano inoltre gli schiavi dello Stato (Zingari della Corona) e del clero (metropolita, vescovi, monasteri). Gli Zingari di Romania restarono schiavi fino alla metà dell'800.
Nelle terre greche, gli Zingari acquisirono la parola 'drom' (strada, in greco dromos'), mentre gli Zingari siriani conservarono il termine di origine indiana. 'Beng' (rospo, rana) è il termine zigano che si riferisce al diavolo, derivato (secondo lo ziganologo greco Paspati) da un'immagine tipica delle chiese bizantine: San Giorgio che trafigge il demonio, raffigurato come un dragone.

Arrivo in Occidente.

All'inizio del 1300, prosegue la marcia plurisecolare degli Zingari. I popoli moldavi e valacchi desideravano sfuggire alla schiavitù, gli abitanti delle terre bizantine fuggirono all'invasione turca, che arrivò alle porte di Costantinopoli, e in Serbia e in Bulgaria.
Non fu un esodo di massa, solo alcuni si spostarono, ed ancora oggi la maggioranza dei popoli zingari vive nell'Europa orientale. Il cammino delle carovane non era facile: spesso raccontavano alle autorità di essere pagani, provenienti dall'Egitto, convertiti al cristianesimo, poi ancora pagani ed infine riconvertiti ed in pellegrinaggio, per scontare le colpe commesse. Nel Medioevo ogni buon cristiano aveva il dovere di dare aiuto ed assistenza ai pellegrini, e cosi gli Zingari furono molto facilitati. Inoltre, la leggenda che raccontavano aveva un fondo di verità, poiché nei paesi bizantini, furono spesso costretti a convertirsi al Cristianesimo o all'Islam.
Un gruppo orientale riuscì persino ad ottenere lettere di protezione per duchi e vescovi, scritte da Sigismondo, re di Boemia e d'Ungheria.
Grazie a questi espedienti, gli Zingari percorrono la Germania (Amburgo, Lubecca, Rostock,...). Alcuni scendono verso il sud, verso Lipsia, mentre altri gruppi giungono in Svizzera.
I cronisti dell'epoca (siamo all'inizio del '400) parlano di vestiti miserabili, ma di abitudini sfarzose. In Germania gli Zingari furono imitati da gruppi di persone di lingua germanica, che adottarono la vita nomade ed i mestieri dei nomadi: gli Jenische.

In Francia e in Italia, di fronte al Papa.

L'arrivo dei gruppi zingari in Francia è segnalato nel 1419. Il 22 agosto, un gruppo arriva nella città di Catillon-en-Dombes. Presentano lettere al duca di Savoia ed all'imperatore. L'incontro con i cittadini è cordiale, basato sullo scambio di doni. In altre città c'è maggiore diffidenza, che però viene superata. La città di Tournai, appartenente al regno di Francia, elargì dodici monete d'oro, più pane e birra. Gli 'Egiziani' (cosi venivano chiamati) tornarono anche la primavera seguente, suscitando la stessa curiosità nei cittadini, che ammiravano l'abilità dei cavalieri e degli stessi cavalli, e si "facevano dire la buona ventura".
Talvolta le lettere di protezione di principi e duchi non bastavano. Fu allora deciso di ottenere una lettera di protezione universale. L'unica persona che poteva scriverla era il Papa. Nel luglio del 1422 un gruppo di Zingari parte per Roma, ad incontrare Sua Santità Martino V.
Passano per Bologna e Forlì, dove raccontano di compiere un viaggio di penitenza, per tornare "nella retta fede".
Negli archivi vaticani non c'è traccia di questo incontro, tuttavia questo periodo presenta molte altre lacune di documentazione. Gli Zingari utilizzarono per oltre un secolo il documento pontificio, che permetteva "privilegi del papa e dell'imperatore, per cui potevano andare per il mondo senza pagare alcun pedaggio o gabella". Il testo integrale della lettera di Martino V è conservato in una traduzione francese, proveniente dalla Lorena: "Tutte le autorità ecclesiastiche e civili sono richieste di lasciar passare liberamente nel mondo, per terra e per mare, il duca Andrea del Piccolo Egitto ['capo' della spedizione] e tutta la sua truppa, con i loro cavalli e i loro beni, senza pagare alcuna tassa né diritto di passaggio, e sono promesse grazie eccezionali di assoluzione (è rimessa la metà dei peccati) ai fedeli che si mostreranno generos con quei pellegrini".
Un errore di un anno nella datazione e la strana formula nell'assoluzione fanno dubitare dell'autenticità del documento. Presumibilmente, come si evince da numerose testimonianze, Martino V incontrò realmente il "duca del Piccolo Egitto" ed i suoi e forse rilasciò anche la lettera, che poi fu spedita ai vari gruppi e modificata a seconda delle esigenze dei vari portatori. Un altro esempio della capacità dei popoli Zigani di utilizzare le debolezze dei gagè (esemplare il riferimento alla "metà dei peccati" condonati a chi si mostra generoso nei confronti di "questi pellegrini").
Dopo il viaggio in Italia, molti tornarono indietro, altri rimasero. Probabilmente, i Rom dell'Italia meridionale provengono invece dalle terre dell'Impero bizantino, arrivati via mare prima del viaggio del duca Andrea.

In Spagna,in Gran Bretagna,in Scandinavia.

Proseguiamo il nostro viaggio: pochi anni dopo il loro arrivo in Francia, alcuni Zingari continuano per la Spagna. Probabilmente, nessuno fra i Gitani (Zigani spagnoli) proviene dall'Africa: l'analisi linguistica evidenzia molti termini provenienti dal greco, inoltre ci sono prove che avessero già attraversato la Francia: in particolare, facevano appello alla protezione del Papa.
Gli Zingari passano dall'Aragona alla Catalogna fino all'Andalusia. L'11 giugno 1447 sono a Barcellona. Nelle città di Spagna i 'capi' zingari, che si qualificano come "Conti del Piccolo Egitto" sono accolti con tutti gli onori, e ricevono doni in abbondanza.
Solo all'inizio del '500 ci sono notizie di "Ciganos" in Portogallo. Nello stesso periodo sbarcano in Inghilterra ed arrivano fino in Scozia. In queste terre, non suscitarono grande sorpresa, perché già esistevano i "Tinkers", persone con stili di vita ed abitudini simili a quelli zingari, che parlavano lo 'shelta', una lingua rimasta a lungo sconosciuta ed imparentata col gaelico e con l'antica lingua irlandese.
Nella prima metà del '600, i Gypsies (in Gran Bretagna assunsero questo nome, poiché dicevano di venire dall'Egitto) arrivarono in Irlanda, per sfuggire al reclutamento militare avviato in Inghilterra.
La storia dell'arrivo in Scandinavia ha i caratteri della leggenda: nel 1505, una nave scozzese partì per la Danimarca. A bordo c'era un gruppo di Zingari, con a capo Antonio Gagino, conte del Piccolo Egitto, che aveva ricevuto dal re Giacomo IV una lettera per il re Giovanni di Danimarca. Successivamente, nel 1512, il conte arrivò in Svezia. L'arrivo degli Zingari in Norvegia è molto più triste: nel 1544, alcuni Gypsies arrestati in Inghilterra, furono deportati per ordine del re britannico. Dalla Germania, passando per lo Jutland, altri Zingari arrivarono in Scandinavia, dove si diffusero fino alla Finlandia.

In Africa, in America.

A partire dal 1600 gli Zingari subiscono la deportazione nelle colonie: i portoghesi li inviano nei loro domini di Capo Verde, dell'India, del Brasile, dove vengono chiamati 'ciganos'.
Nel 1775, il re spagnolo Ferdinando VI inviò i Gitani che rifiutavano il servizio militare in America. Durante il XIX secolo, durante le guerre di liberazione dell'America del Sud, inizia l'emigrazione volontaria degli Zigani nel nuovo continente: sono i 'Chiganeros', che vanno in Argentina ed in Venezuela. Tra le fine del '600 e l'inizio del '700, alcune compagnie inglesi e scozzesi praticavano la deportazione dei Gypsies, per farli lavorare nelle piantagioni della Giamaica o della Virginia.
Alcuni Zingari andarono nelle colonie volontariamente, reclutati dalla Compagnia delle Indie; altri furono inviati forzatamente da Luigi XIV, alla fine del '600; altre deportazioni furono ipotizzate o minacciate, ma apparvero disumane e vi si rinunciò.
Nel 1802 il prefetto dei Bassi Pirenei, d'accordo col governo di Parigi, fece arrestare tutti gli Zingari dei Paesi Baschi, per deportarli in Luisiana. Il progetto fu impedito dalla guerra con l'Inghilterra, che riprese subito dopo.

Le persecuzioni.

La storia del popolo zingaro è in buona parte la storia delle persecuzioni che ha subito. Finché l'organizzazione sociale fu compatibile con il nomadismo, i motivi di scontro erano per lo più occasionali e sporadici. Nel Medioevo era relativamente normale condurre una vita errante (cavalieri, pellegrini, ordini mendicanti). Più tardi, invece, si verificò uno scontro tra strutture incompatibili.

Sporchi, cannibali e ladri di bambini.

Durante il periodo di formazione dei primi stati nazionali, quando si accentuano i processi di sedentarizzazione e di controllo sociale, gli Zingari tendono ad apparire come diversi: non più solo il colore scuro della pelle, la "stranezza" degli abiti, l'alone di mistero che li accompagna, ma anche il modo di vita diviene sospetto e malvisto. Inizia, a partire dal '500 ed ancora più dal '600, un processo di criminalizzazione dei modi di vita zingari: l'accusa di parassitismo dovuta alla pratica della mendicità, l'eterna accusa di essere ladri, in una società che tende a dare sempre più importanza alla proprietà privata. Miguel de Cervantes, all'inizio di una delle sue 'Novelle esemplari', scrive: "Sembra che Gitani e Gitane non siano sulla terra che per esser ladri; nascono da padri ladri, sono educati al furto, s'istruiscono nel furto e finiscono ladri belli e buoni al cento per cento; la voglia di truffare e la furfanteria sono in loro accidenti di cui si liberano solo alla morte" (Cervantes).
Il "Dictionairre universel de justice, police et finances" (1725) di Francois-Jacques Chasles definisce gli Zingari come "certi pitocchi erranti, vagabondi e libertini, che vivono di furto, d'astuzie e di truffe, e che soprattutto fanno professione di dire la buona ventura". Inizia l'abitudine di dare giudizi senza informarsi: se è vero che nelle cronache e negli archivi giudiziari sono rimaste molte tracce dei furti zingari, è altrettanto vero che costituivano un mezzo marginale di sostentamento. In genere si trattava di piccoli furti (polli, legna, frutti): è tipica di tutti i popoli nomadi l'idea che ciò che si trova all'aria aperta appartiene a tutti.
Il romanziere inglese Fiendin fa dire ad un re dei Gypsies: "il mio popolo è ladro, senza dubbio; ma deruba solo il vostro. E voi, voi vi derubate reciprocamente" (H. Fielding, 1751).
Altra accusa classica (ma priva di fondamento) è quella per cui le Zingare rubano i bambini. Una idea diffusa nel credo popolare, in cui si può ravvisare più che altro la criminalizzazione del diverso. Stesso discorso per l'accusa di cannibalismo, a lungo rivolta ai popoli zingari: nel 1782, numerosi giornali ungheresi e tedeschi pubblicarono la notizia secondo cui numerosi Zingari magiari uccidevano i viaggiatori e ne mangiavano i cadaveri. La "Hamburger Neue Zeitung" scrisse di 88 persone divorate. Il "Pester Intelligenzblatt" ('foglio intellettuale di Pest', datato 4 settembre 1782) narrò di confessioni, e di persone cotte, affumicate e divorate. L'imperatore Giuseppe II non volle credere a tali misfatti, sospese le esecuzioni ed i processi ed inviò una commissione sul posto.
Si scopri cosi che nell'agosto del 1782 erano scomparse alcune persone senza lasciare traccia. Contemporaneamente, un gruppo di Zingari era stato arrestato per furto. Sotto tortura, gli furono estorte delle confessioni: gridarono "li abbiamo mangiati". Altri supplizi portarono ad altre confessioni, ed alle esecuzioni. Poi le persone ritenute scomparse furono ritrovate. Ma il sospetto di cannibalismo rimase a lungo sugli Zingari.

Heidenjachten ed espulsioni.

Tra i popoli Zigani e le varie forme di autorità c'è una vera e propria idiosincrasia. E le autorità stesse (che per loro natura esigono i controllo sui sudditi) hanno sempre mal sopportato questi nomadi refrattari al potere ed alla sottomissione.
La lista degli atti di repressione comincia nel 1471, quando l’assemblea di Lucerna proibì agli 'Zeginer' di rimanere in Svizzera. Nel 1499, con la Prammatica di Medina del Campo, i Re cattolici ingiungevano ai gitani di abbandonare la vita errante, minacciando 100 colpi di frusta ed il taglio delle orecchie(!). Nel 1500, alla Dieta di Augusta, l'imperatore Massimiliano I ordinò agli Zigani di abbandonare le terre del Sacro Romano Impero.
Nei secoli successivi, le ordinanze di espulsione furono emesse dal Regno di Francia, dalla repubblica di Strasburgo, dai Paesi Bassi, dalla repubblica di Ginevra, dall'Inghilterra e dalla Scozia, dagli Stati italiani e tedeschi, dalla Boemia, dalla Polonia e da molti altri ancora.
Carlo V proclamò l'espulsione degli Zingari dai Paesi Bassi del nord nel 1524. Sotto il regno di Elisabetta, il Parlamento inglese ordinò ai Gypsies di abbandonare "the naughty, idle and ungodly life and company" (il loro detestabile modo di vivere).
Quasi tutte le misure di espulsione rimanevano inapplicate, per le scarse capacità degli Stati di controllare il territorio. Gli Zingari si limitavano a soggiornare nelle zone di confine oppure nei luoghi meno accessibili, come foreste e montagne.
L'unico paese in cui gli Zingari furono cacciati erano le Province Unite (Paesi Bassi): alla metà del '700 non vi erano più nomadi, a causa delle 'Heidenjachten' (cacce ai pagani), battute con partecipazione di fanteria e cavalleria, che provocarono la morte di molti Zingari.
Nel 1594, due membri delle Cortes di Castiglia proposero di separare i Gitani dalle Gitane, in modo da estinguerne la razza. Nel 1631, Juan de Quinones pubblicava il "Discurso contra los Gitanos" chiedendo l'espulsione o lo sterminio totale dei Gitani.
Nel 1682, Luigi XIV dichiarava, usando un linguaggio simile a quello dei leaders dell'estrema destra di oggi: "E' impossibile scacciare dal regno questi ladri, data la protezione che hanno trovata in ogni tempo e che oggi continuano a trovare ancora presso gentiluomini e signori giustizieri, che danno loro asilo nei castelli e nelle loro case... Questo disordine è comune alla maggior parte delle province del nostro regno" (cit. in Vaux de Foletier, 1977, p. 91).
Spesso si ricorreva ad orrendi supplizi nei confronti degli Zingari, anche quando non erano accusati di niente. Nei Paesi Bassi del '700 si usava torturare ed uccidere gli Zingari davanti ai figli, ai quali veniva successivamente impartita una lezione di morale. La Prammatica di Filippo V (1745) permetteva a chiunque di uccidere all'istante un Gitano trovato fuori dalla sua "residenza abituale".
Nel 1715 furono arrestati in Spagna 12mila Gitani. La marina francese iniziò contemporaneamente ad utilizzare come rematori gli Zingari, "in quanto vagabondi".

L'assimilazione illuminata.

Il "Dispotismo illuminato" tentò di annullare la cultura e le abitudini zigane e di dare loro i diritti di cittadinanza, interrompendo le persecuzioni.
Maria Teresa e suo figlio Giuseppe II, imperatori d'Asburgo, decisero di rendere felici gli Zingari, anche contro la loro volontà. Tra il 1768 ed il 1782 decisero l'abolizione del nome ('nuovi Magiari' era la loro nuova denominazione), l'obbligo di rinuncia alla lingua, l'obbligo di frequentare le chiese, abitare in abitazioni regolari e vestirsi come tutti gli altri. I 'nuovi Magiari' avrebbero dovuto rinunciare al nomadismo e persino ai figli, educati dal governo lontano dalla famiglia. In cambio, avrebbero ricevuto case, bestiame ed attrezzi agricoli.
Il tentativo di "civilizzazione" forzata fu un fallimento e provocò sofferenze analoghe a quelle causate dai tentativi di sterminio. Una notte di dicembre, nel 1773, tutti i ragazzi zingari del palatinato di Presburgo furono strappati alle famiglie (erano gli Zingari che rubavano i bambini?) ed affidati a contadini di villaggi lontani, che accettarono di allevarli dietro il compenso di 18 fiorini l'anno. Gli Zingari rinunciarono alle case ed agli attrezzi dell'Imperatore e tornarono al nomadismo. I figli fuggirono e finirono per ricongiungersi alle famiglie. Giuseppe II fu costretto a rivedere la sua politica.
Contemporaneamente, il re di Spagna Carlo III tentava di distruggere la cultura Gitana obbligandoli alla sedentarietà ed alla rinuncia alla lingua. Un proverbio gitano ricorda che "a liri ye crayi nicobò a liri es calè" (la legge dei re ha distrutto la legge dei Gitani).
Le operazioni di polizia (che continuavano in Francia e nei Paesi baschi) ed i tentativi di assimilazione forzata erano diversi nelle forme ma identici nelle finalità: distruggere una cultura altra. Tra '600 ed '800, questi fenomeni sono elementi di un più vasto movimento, quello tendente ad omologare le masse (nazionalizzazione delle masse) per creare lo Stato nazionale, che quasi sempre fu il frutto di dure lotte e persecuzioni, assimilazioni ed integrazioni forzate da parte dell’etnia maggioritaria, anziché un romantico processo di costruzione della 'patria'.

Continua la repressione.

I secoli in cui le persecuzioni degli Zingari conobbero un incremento quantitativo sono il XVII ed il XX.
L'800 è un secolo interlocutorio, in cui continuano le solite espulsioni, tra cui si segnala quella del Ducato di Modena, datata 5 gennaio 1832: "(...) E' proibito alle persone senza arte e mestiere, ai vagabondi, ai cosiddetti zingari ed agli accattoni di introdursi nei Domini Estensi (...). Le persone suddette, se non appartengono alla Città o al comune dove si trovassero vagando o questuando, saranno immediatamente espulse con foglio di via, (...) pena l'arresto" (M. Karpati, 1975).

Nel 1912, l'etnografo Adriano Colocci denunciò i pogrom avvenuti l'anno precedente: "Iniqua fu la caccia all'uomo fatta l'anno scorso, massime in Puglia, contro innocenti famiglie zingare, sequestrate, seviziate, segregate su pontoni bruciate dal solleone, lasciate là senza cibo e senza assistenza. Anche dopo riconosciuto dalla Sanità ufficiale che quei tapini erano immuni da infezioni, non solo essi furono barbaramente malmenati e cacciati, essi e i loro bambini, ma si ebbe anche l'incredibile spettacolo di una Camera italiana, che di fronte alla proposta mentecatta fatta da uno dei suoi membri, che cioè il governo si facesse iniziatore presso gli altri Stati europei 'di respingere sempre e comunque gli zingari per il solo fatto di essere zingari" non ebbe parole di ribrezzo contro tale bestemmia, che vorrebbe mettere al bando un intero popolo per l'unica ragione che è misero e odiato" (Colocci, 1912).

L'Olocausto.

"Il terzo contingente per numero era rappresentato degli zingari. (...)Negli anni 1937-38, tutti gli zingari nomadi furono raccolti nei cosiddetti campi di abitazione, perché fosse più facile sorvegliarli. Nel 1942 venne l'ordine di arrestare tutti gli individui di tipo zingaresco, compresi gli individui di sangue misto, che si trovavano nel Reich, e di trasportarli ad Auschwitz, a qualunque età e sesso appartenessero. Nel luglio del 1942, Himmler venne a visitare il campo. Gli feci percorrere in lungo e in largo il campo degli zingari, ed egli esaminò attentamente ogni cosa: le baracche di abitazioni sovraffollate, i malati colpiti da epidemie, vide i bambini colpiti dall'epidemia infantile Norma, che non potevo mai guardare senza orrore e che mi ricordavano i lebbrosi visti a suo tempo in Palestina: i loro piccoli corpi erano consunti e nella pelle delle guance grossi buchi permettevano addirittura di guardare da parte a parte; vivi ancora, imputridivano lentamente... Gli zingari atti al lavoro vennero trasferiti in altri campi, e alla fine rimasero da noi (era l'agosto 1944) circa 4000 individui da mandare alle camere a gas" (R. Hoess, 1960). Il comandante del lager di Auschwitz descrive così alcuni aspetti dello sterminio dei popoli Zingari perseguito dal regime nazista. Come gli Ebrei, anche gli Zingari subirono la condanna al genocidio. Nonostante l'origine ariana, furono dichiarati una razza inferiore e condannati prima alla sterilizzazione e poi alla deportazione di massa. Nei campi di Treblinka, Sobibor, Auschwitz-Birkenau, nelle fosse comuni di Chelman, Moghilev, Janyce gli Zingari condivisero la sorte degli Ebrei e portarono sulla pelle il numero di matricola e la Z (Zigeuner), come gli ebrei avevano la J (Juden).
L'Olocausto zigano è ricordato da pochi. Solo nel marzo del 1995 è stato costruito un monumento nel lager di Buchenwald, che ricorda la tragedia degli Zingari. La sentenza del tribunale di Norimberga ha riservato poche parole (alcune discutibili) a questo genocidio: "I gruppi di azione ricevettero l'ordine di fucilare gli Zingari. Non fu fornita nessuna spiegazione circa il motivo per cui questo popolo inoffensivo, che nel corso dei secoli ha dato al mondo, con musica e canti, tutta la sua ricchezza, doveva essere braccato come un animale selvaggio. Pittoreschi negli abiti e nelle usanze, essi hanno dato svago e divertimento alla società, l'hanno talvolta stancata con la loro indolenza. Ma nessuno li ha mai condannati come una minaccia mortale per la società organizzata, nessuno tranne il nazionalsocialismo, che per bocca di Hitler, di Himmler, di Heydrich [un alto funzionario di polizia], ordinò la loro eliminazione" (cit. in M. Karpati, 1971).

Dalla sterilizzazione allo sterminio.

Dopo che, nel 1933, Hindemburg nominò Hitler cancelliere, terminò ogni residuo di tolleranza nei confronti degli Zingari. Le misure di polizia divennero più severe e nel 1936 furono costituiti i "Wohnlager", luoghi dove gli Zingari erano costretti ad abitare sotto il controllo della polizia e dove venivano sottoposti ad esperimenti di carattere biologico, a cominciare dalla sterilizzazione.
Nel '36 cominciarono anche le prime deportazioni: la polizia bavarese inviò a luglio 170 Zingari a Dachau. Altri gruppi arrivarono poco dopo. L'accusa è che venne rivolta è quella di asocialità; in questo caso, i nazisti sembrarono mettere in secondo piano la "purezza del sangue”. Gli intellettuali del Reich erano impegnati a dare una patina di scientificità ai crimini che si andavano commettendo: il dott. Hans Globe, capo servizio del ministero dell'Interno (uno dei redattori delle leggi razziali), dichiarò nel '36 che gli Zingari e gli Ebrei non hanno sangue europeo, il che vale anche per "semi-giudei" e meticci.
Nel 1938, il prof. Hans F. Guenther scrisse un intero libro sull'argomento: in "Rassenkunde des Deutschen Volkes", scrisse che gli Zingari portarono sangue straniero in Europa, ed in più sono una mescolanza di varie razze, l'esatto contrario della purezza.
Due anni prima, il dott. Robert Koerber (in "Volk und Staat") aveva ribadito che Ebrei e Zingari sono di origine asiatica, ben lontani dalle purezze nordiche e germaniche. Tuttavia, un dubbio restava: gli Zingari non erano forse ariani (indoeuropei) come i tedeschi ? Per verificarlo, Himmler prelevò 40 prigionieri Zingari da Sachenhausen e li consegnò ai proff. Fischer e Hornbeck. Il ministero della Sanità istituì una sezione per le ricerche razziali, con compiti analoghi. Nel 1942, intanto, tutti gli Zigani del Reich risultarono schedati.
Le ricerche sul sangue non portarono alla condanna definitiva; ad essere decisiva, fu invece una tesi di laurea, presentata da Eva Justin, assistente del dott. Ritter, che lavorava al ministero della Sanità. Nel 1943, la pubblicazione della tesi offrì la giustificazione pseudo-scientifica dell'Olocausto degli Zingari: infatti, si sosteneva che i bambini zingari portano un fattore ereditario pericoloso ("Wandertieb", impulso al nomadismo) che ne determina il comportamento. Nel 1937 e nel 1938 si intensificano le retate contro gli Zingari: dapprima si arrestarono solo gli uomini, poi bambini e donne. Nel 1938 Himmler (ministro dell'Interno e capo delle SS) si occupa in prima persona della questione: il 16 maggio fa trasferire l'ufficio degli "affari zingari" da Monaco a Berlino; il 1 luglio ordina una settimana di epurazione; l'8 dicembre impone agli Zingari di scegliere tra la sterilizzazione e l'internamento; il 16 dicembre 1942 decreta la "deportazione generale". In febbraio, il primo convoglio di prigionieri arriva ad Auschwitz-Bierkenau. Qui diventarono cavie per il dottor Mengele, che li utilizzò per verificare la resistenza al freddo, fece esperimenti sui gemelli e sull'inoculazione del tifo, oltre che sulla sterilizzazione. Nel campo di Ravensbruck furono sterilizzate tutte le Zingare di età compresa fra i 7 ed i 45 anni. Il dott. Portschy spiegò la necessità di questi provvedimenti: "Per ragioni di sanità pubblica, e in particolare perché gli Zingari sono portatori di una eredità notoriamente grave e malata, perché essi sono dei criminali inveterati, parassiti in seno al nostro popolo, al quale non possono che apportare che danni immensi, mettendo in grave rischio la purezza del sangue dei contadini e il loro genere di vita, è necessario in primo luogo che si badi di impedire a loro di riprodursi, e che li si costringa al lavoro forzato nei campi di lavoro, senza peraltro impedir loro di scegliere l'emigrazione volontaria verso altri paesi" (cit. in M. Karpati, 1971).

Il genocidio.

Dachau, Mauthausen, Watzweiler, Neuengamme, Ravensbruck, Buchenwald, Jagala, Treblinka, Auschwitz. Sono le tappe della tragedia che ha colpito il popolo Zingaro.
Poche persone tentarono di salvare gli innocenti: un sacerdote cattolico di Illingen, che fece fuggire in Francia molti Zingari. Altri riuscirono a fuggire nelle montagne, e spesso partecipavano alla lotta partigiana. Ma moltissimi altri vennero catturati, con l'espansione tedesca in Boemia, Polonia, Belgio, Olanda, Francia, Balcani.
Il regime hitleriano ha avuto numerosi complici, a partire dai collaborazionisti: il governo di Vichy fu responsabile dell'internamento in campi di concentramento di 30mila fra Rom e Gitani. Altri furono consegnati agli occupanti tedeschi e molti furono quelli che morirono durante la deportazione.
La notte di Natale del 1941, migliaia di Zingari furono uccisi dal fuoco degli Einsatzgruppen ('gruppi di azione') nazisti. Accadde in Crimea, nella periferia di Simferopol. Nell'agosto del 1944 Himmler ordinò lo sterminio totale.
E' difficile stabilire il numero totale degli Zingari morti a causa della follia nazista: la cifra varia da 250mila a 500mila unità. Si hanno maggiori informazioni sulle cifre parziali: nel 1943, i libri contabili di Auschwitz registravano 20.943 Zingari. Ogni baracca conteneva 800 o 1000 persone, mentre era stata costruita per 300 unità. Solo nel marzo 1943 morirono 7000 zingari. La notte del 31 luglio 1944, ne furono uccisi 4000, nelle camere a gas.
Durante l'interrogatorio di Norimberga, Hoess (il comandante di Auschwitz) tentò di giustificarsi affermando che gli Zingari non si accorsero della situazione di prigionia e non soffrirono. Nel fascicolo che riguardava Hoess, fu ritrovata questa annotazione: "H. non è soltanto un buon comandante di campo, ma in questa sfera di azione si è rilevato un vero pioniere, per il suo apporto di nuove idee e di nuovi metodi educativi" (cit. in M. Karpati, 1971).

Dentro il lager.

Un testimone diretto, il dottor Mikos Nyiszli, fu internato ad Auschwitz e si trovò accanto a Josef Mengele. Nelle sue memorie si leggono le atrocità compiute nel lager: "gli esperimenti sui gemelli, uccisi contemporaneamente e trasportati in infermeria, dove si compivano le analisi e le radiografie. Quindi la dissezione dei cadaveri. Mengele voleva scoprire il segreto della moltiplicazione della specie e fare in modo che ogni donna tedesca potesse partorire quanti più gemelli possibile, al fine di accrescere il numero della razza superiore.
Parallelamente, Mengele "manda a morte quanti sono designati dalle sue teorie razziali come esseri inferiori e nocivi all'umanità. Questo medico criminale rimane per ore intere al mio fianco, in mezzo a microscopi, provette e reperti oppure in piedi al tavolo di dissezione con un camice macchiato di sangue, le mani insanguinate, intento ad esami e ricerche, come un invasato. Lo scopo immediato della ricerca è la moltiplicazione della razza tedesca, lo scopo finale la produzione di tedeschi puri"
(M. Nyiszli, 1961).

Bravi borghesi contro 'anormali e depravati'.

Cominciarono nel 1926, prima di Hitler. Terminarono solo nel 1973. La società 'filantropica' svizzera "Opera di soccorso per i figli della strada" ottenne nel '26 pieni poteri per risolvere quello che veniva definito il problema della minoranza nomade, il cui gruppo più numeroso era costituito dagli Jenisch, un popolo di origine europea che da 5 secoli aveva assunto i modi di vivere delle altre popolazioni nomadi.
L'Opera di soccorso progettò il genocidio culturale, in nome dell'ideologia borghese, allora dominante in Svizzera, che riteneva il nomadismo una piaga sociale da estirpare. Per realizzare tale nobile intento, i figli degli Zingari furono strappati alle famiglie (come ai tempi di Giuseppe II) e rinchiusi in istituti, dove ricevettero nomi diversi e gli fu impedito ogni contatto con i genitori. Le ragazze venivano abitualmente sterilizzate. Un giurista elvetico, R. Waltisbul, scrisse che "dal punto di vista eugenetico e della polizia criminale non possiamo che parteggiare per la sterilizzazione di determinati tipi di nomadi".
Il fondatore dell'"Opera di soccorso dei figli della strada", A. Siegfried, si vantò dei risultati raggiunti: "dobbiamo dire che molto è stato raggiunto se se queste persone non formano una loro famiglia, non si riproducono più per mettere al mondo nuove generazioni di bambini anormali e depravati".
Dal 1926 al 1972 furono 500 i bambini che subirono il trattamento dell'Opera: la loro infanzia trascorse in istituti, in ospedali psichiatrici ed anche in prigione. Questi orrori terminarono nel 1973, e solo in seguito ad una campagna decennale di informazione fatta da una associazione Jenisch, "La ruota della strada maestra". Nel 1986, il presidente della Confederazione elvetica, Alfons Egli, chiese scusa ai nomadi per gli atti inumani compiuti nei loro confronti.

Il soccorso per i figli della strada.

Mariella Mehr, scrittrice Jenisch, ha raccontato in un libro l'esperienza di quell'inferno, fatto di psichiatri e di sadici, di violenze e di lacrime, che lei subì fino all'età di 18 anni: "Nella mia madre lingua, la jenisch, io sono una jenisch; nella lingua dell'igiene razziale, e dunque della scienza dell'antropologia: una senza dimora, una asociale o almeno gravata dall'eredità di una stirpe asociale e senza dimora, cioè una vagante, una di quella sorta di sottospecie umana, dannosa, una moralmente deficiente, incapace di integrazione sociale, una ladra del giorno, notoriamente fannullona, tarata, senza valore, abulica verso il lavoro, sessualmente pervertita, una pericolosa socialmente, una psicopatica, che appartiene a quella feccia che Hitler avrebbe legalmente condannato e resa innocua. (...)
'Qui vedete un membro di quella tribù di nomadi in base alla storia della quale vi ho illustrato la teoria dell'ereditarietà. Questo soggetto è la terza generazione di malati di mente che quel gruppo nomade ha prodotto'. Il dottor Ackermann davanti ad un gruppo di infermiere apprendiste dell'istituto Waldheim. Silvia [alter ego dall'autrice] si vergogna, umiliata, irata, intimidita, buttata là davanti a venti paia di occhi inquisitori: sei come tua madre Silvia, sei pazza, pazza come quel mostro che ti ha messo al mondo. Sei pazza Silvia, perduta in una follia che tu stessa non comprendi. Credilo Silvia, finalmente, credi a loro, agli dèi bianchi, credili. (...)
Sento sbattere una porta, salire con passi pesanti la scala. "Scotennare", così il mio padre adottivo chiamava le botte. Mi batteva con la sua cinghia da militare e piangeva. Io ero per lo più nuda. La stanza da bagno all'asilo del "Zum Lachelnden Jesus" un luogo grigio, maleodorante, nel quale Silvia, a tre anni, veniva rinchiusa per ore, perché la piccola aveva sporcato le sue mutandine. (...)
Il viso con la cicatrice fa il turno di notte. Da mezzogiorno Silvia non ha visto più una suora. Solo il viso con la cicatrice ha scrutato di tanto in tanto dentro la stanza, ha sentito il polso della ragazza. I dolci sono sul tavolo nessuno li ha toccati. Il viso con la cicatrice ha promesso di tornare la sera.
Il viso con la cicatrice si siede sul bordo del letto, accarezza la testa e le braccia di Silvia e il petto. (...) Silvia è piccola, senza calore, senza affetto. Se ne sta tutta zitta. Silvia è una piccola bambina coraggiosa.
Il viso con la cicatrice respira forte. Allarme. Silvia si irrigidisce. Il dottore apre la sua vesta bianca, fa qualcosa ai suoi pantaloni grigi. Con l'altra mano spinge il corpo di Silvia su di sé. Silvia soffoca.
Non uccidermi, dottore, mi fai male. Non posso più sopportare nessun dolore. Prego dottore, non più."
(M. Mehr, 1995).

Le persecuzioni più recenti.

Venti aprile 1974: "Mi sono alzato prima di tutti gli altri, circa alle cinque. E intorno, ogni dieci metri, c'era la polizia con i mitra...
Quando sono stati fra le baracche, hanno fatto alzare tutti quelli che dormivano, anche i bambini... hanno fatto la perquisizione... poi hanno cominciato a tremare, i bambini hanno cominciato a piangere... Fino alle tre e mezza del pomeriggio ci hanno tenuti circondati, senza mangiare senza sigarette, senza acqua... Poi quello in borghese e il capitano ci hanno comandato di andare via da quel terreno (Roma, Settecamini). Entro le cinque della sera dovevamo sparire di lì: sparire materialmente e moralmente"
(cit. in M. Karpati, 1974)
Le persecuzioni nei confronti degli Zingari non si sono arrestate. Sono solo diventate meno visibili. In questo paragrafo elenchiamo alcuni atti persecutori degli ultimi anni, scelti per la loro valenza simbolica.
Continuiamo con un titolo della "Domenica del Corriere", datato 21 agosto 1975: "Gli zingari non se ne vanno e allora scaldiamoli". Il macabro riferimento è allo sgombero del 5 agosto, tra Bresso e Sesto San Giovanni: le immagini del settimanale mostrano i poliziotti che spargono benzina e incendiano gli sterpi attorno alle carovane Rom, mentre altri li minacciano con i mitra imbracciati; ragazze che spingono fuori dalla cortina di fumo una macchina; carrozzoni in fiamme; bambini nudi che si stringono terrorizzati alla mamma piangente.
Da Roma ci giunge la cronaca di un altro sgombero violento, avvenuto il 5 aprile del 1983: "Il giorno dopo Pasqua, senza nessun preavviso la polizia del Commissariato di via dei Romanisti e dell'Ufficio stranieri, ci hanno intimato di sgomberare subito. Già la settimana prima ci avevano bruciato le baracche al Quarticciolo, dove abbiamo sempre pagato l'affitto. (...) Noi con una macchina siamo riusciti a spostare nove carovane e le altre sono state bruciate. Anche quella del nonno cieco; la nonna era disperata. Hanno portato via gli uomini per controlli. Milenko aveva in braccio la bambina, Susanna, di un anno e mezzo, perché la moglie era via... A lui l'hanno rimpatriato e hanno tenuto la bambina per metterla in collegio. Per fortuna c'era un poliziotto di origine rumena e siamo riusciti a farcela riconsegnare". (testimonianza di Mirko G., in Levak - Karpati, 1984).
Sette marzo 1995: una bomba scoppia ad Oberwart, in Austria, uccidendo quattro Zingari, tra cui due nipoti di un reduce dai lager di Hitler.
Nonostante l'evidente responsabilità neonazista, la polizia perquisisce le case degli Zingari, avanzando l'ipotesi di una faida.
Ed ancora: dieci marzo '95: 200 persone manifestano a Padova contro la sentenza razzista che ha condannato ad 1 anno e cinque mesi con la condizionale il carabiniere Zantoni, colpevole di omicidio nei confronti di Tarzan Sulic, Rom di 11 anni. Era stato illegalmente rinchiuso, il 23 settembre '93, in una cella di sicurezza, insieme alla cuginetta Miria Diuric. Piangevano e volevano uscire: arriva il carabiniere, li minaccia, parte un colpo dalla pistola, la pallottola uccide Tarzan e finisce nel petto di Miria, che sopravvive. Per l'assassino neanche un giorno di carcere. Sono solo alcuni recenti episodi, simbolo di intolleranza, razzismo, ferocia. Ce ne sono molti altri analoghi. I responsabili sono 'tutori dell'ordine' e persone perbene, bravi cittadini e uomini onesti. Gente che si crede civile. E per questo diventa assassina.

I nostri occhi scuri,
i vostri chiari.
Con i vostri chiari
Voi vedete il mondo
Come noi, e noi,
coi nostri occhi scuri,
lo vediamo come voi.


(Bronislawa Weiss, in arte Papusza)

Collego questo post a quello scritto da Eleonora Gitto sul suo blog

2 commenti :

davide ha detto...

Gentile Chiara,

molto interessante quanto scritto in questo articolo.

Credo che il miglior modo per capire ed apprezzare un popolo sia quello di conoscere la sua storia.

I pregiudizi contro gli zingari nascono in gran parte dall'ignoranza.

Quando si vuole denigrare un popolo si usa sempre l'arma della disinformazione e della menzogna.

Per fare un esempio in quasi tutte le scuole dei paesi arabi e in molte scuole dei paesi mussulmani si predica l'odio contro il popolo isrealiano.

Ma ciò deriva dal fatto che i cittadini arabi dello stato di Israele sono stati gli unici cittadini arabi che negli ultimi sessanta anni avevano il diritto di voto (nel parlamento isrealiano ci sono parlamentari dell'etnia araba) e godevano dei diritti civili e politici.

In un posto dove c'erano solo regimi dittatoriali che non riconoscevano nessun diritto ai propri cittadini l'esempio della democrazia israliana non era accettabile dai vari tirannelli arabi.

Mi scuso se sono uscito un po' dal post, ma ricordo che gli zingari e gli ebrei sono spesso stati accumunati dalle persecuzioni raziali. Tra il resto la comunità ebraica italiana è stata la prima a protestare contro il rilevamenti delle impronte ai bambini Rom.

Tanti saluti dal tuo Davide

Rez ha detto...

Grazie per avere segnalato questo documento.
Appena ho tempo mi dedico alla lettura.

Buona vita

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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