venerdì 4 luglio 2008

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Virtualita’ ed immortalita’

Commentando in QUESTO POST, qualcuno, rivolgendosi alla sottoscritta, ha scritto la seguente frase: “La perfezione risiede solo nel virtuale. Per cui, cara, puoi restare esattamente dove ti trovi in questo momento.”

Credo che piu’ che un discorso legato ad una questione di bit e byte, il riferimento fosse al fatto che i miei scritti provengono da chi preferisce restare riservata e non e' disponibile ad incontrare chiunque, o a entrare in contatto con persone giudicate non particolarmente interessanti, talvolta noiose, pretenziose, abituate ad avere tutto (o quanto meno a pretendere di avere tutto), e mosse soltanto dalla curiosita' di conoscere le fattezze di chi sta da questa parte dello schermo piu' della sua reale personalita'.

Per cui la mia credibilita’, in mancanza di un incontro "de visu" che certifichi anche un'adeguata "fisicita'", ne uscirebbe oltremodo compromessa. Ed inutilmente ho tentato piu' volte di spiegare che sul termine “virtuale” (o meglio: “non disponibile a rivelarmi o ad incontrare persone conosciute nel web”), si potrebbe discutere a lungo, perche' non sempre tale termine e’ riferito all’esistenza di un computer e di una connessione ad internet.

Nel XIX secolo la comunicazione fra esseri umani era assai diversa da quella attuale. A causa della mancanza di strumenti, quali il telefono, internet e la televisione, e per la lentezza dei mezzi di trasporto, i tempi erano estremamente dilatati, e la difficolta’ d’incontrare materialmente le persone che non vivevano nelle immediate vicinanze, era effettivamente reale. La distanza rappresentava un’ostacolo ad ogni tipo di relazione personale che prevedesse anche un incontro. Tanto che persino i rapporti d’amore, spesso si svolgevano quasi esclusivamente tramite epistole.

Una missiva, per giungere a destinazione, a volte poteva impiegarci diverse settimane, e non esisteva la certezza assoluta di come fosse esattamente la persona dalla quale essa proveniva. Chi scriveva poteva essere un prestante cavaliere, oppure un essere deforme. Un matricolato bugiardo, oppure una persona sincera ed onesta. Che fosse il Dottor Jekyll o Mr. Hyde, questo non c’era modo di appurarlo, se non al momento di un reale incontro che, molte volte, non avveniva.

Amori incredibili sono nati, vissuti e morti attraverso parole scritte con penne d’oca intinte nell’inchiostro. Corrispondenze di amorosi sensi fluivano da un continente all’altro, senza che mai vi fosse un incontro, la mano nella mano, gli occhi negli occhi.

Facendo uno stupido esempio: solo chi frequentava determinati, ristretti ambienti, poteva aver modo, d’incontrare (e vedere) Giacomo Leopardi. Non esistendo televisione che potesse mostrarlo nelle varie fasi della sua esistenza, ne' rotocalchi che mostrassero la sua immagine, lo scrittore veniva giudicato in base alle sue idee, a cio’ che scriveva, ed il giudizio non era di certo condizionato alla possibilita’ di avere un incontro con lui.

Anche per Amandine Aurore Lucile Dupin, e' stata la stessa cosa: quasi tutti ebbero modo di leggerla, ma non di incontrarla.
Parigina di nascita, figlia di un aristocratico e di una popolana, fu educata in campagna da una nonna dalla mentalita’ molto aperta. Crebbe libera, tra numerose letture e passeggiate a cavallo. Fin da giovanetta amava indossare abiti maschili. Un’abitudine che non avrebbe piu’ abbandonato.
Nel 1822, a diciotto anni, ebbe il suo primo matrimonio, con il barone Dudevant, che si rivelo’ fin da subito, disastroso. Nel 1831 abbandono’ il marito e si stabili’ a Parigi con i due figli, gettando le basi della sua indipendenza.
Comincio’ a collaborare con varie riviste, conobbe Balzac, ed inizio’ a pubblicare romanzi.

Il suo primo lavoro fu “Indiana”, che pubblico’ nel 1832, all’eta’ di 28 anni, e che firmo’ con lo pseudonimo di George Sand. Romanzi successivi furono: “Valentine" (1832), “Lelia" (1833), "Jacques" (1834), "Mauprat" (1837), "Le compagnon de tour de France" (1840), "Consuelo" (1840).

I suoi scritti piacquero per la finezza psicologica, per la forte carica idealistica che sosteneva i “diritti dell'anima”, e la passione amorosa contro le convenzioni sociali. Il suo talento nel descrivere la realta’, e la sua capacita’ letteraria, inusitata per una donna di quel periodo, la resero celebre, e le procurarono ammiratori (ed ammiratrici) ovunque.

Per i benpensanti la sua vita fu scandalosa. Per lei fu "ricca di amori". Fu oggetto di desiderio e passione da parte di molti intellettuali dell’epoca. Fu compagna di Jules Sandeau (col quale scrisse il romanzo "Rose et Blanche"), di Prosper Mérimée, di Alfred de Musset, del medico veneziano Pietro Pagello, e fu legata per undici anni, in un tormentato rapporto, con Chopin.

Degno di nota fu anche il suo impegno politico. Conquistata dalle idee democratiche ed innovatrici di Michel de Bourges, di Pierre Leroux, di Robert de Lamennais, di Giuseppe Mazzini, dette vita a due periodici come “Revue Indépendante” e “L'Éclaireur” di chiara tendenza socialista.
Alla prima serie di romanzi “passionali”, seguirono quelli in cui la Sand, votata all'ideologia socialista, tese a ideali di fraternita’ ed uguaglianza, sconfinando nel misticismo sociale.

Partecipo’ attivamente alla rivoluzione del 1848, e dopo le giornate di luglio, delusa, si ritiro’ in campagna, a Nohant, dove, ormai celebre donna di lettere, coltivo’ amicizie importanti: Flaubert, Dumas, Jules e Edmond de Goncourt, Gautier. Un ritiro che duro’ quasi trent'anni, durante il quale si dedico’ soprattutto al teatro.

Mori' a 72 anni, nel 1876. La sua produzione letteraria e’ vastissima: 143 volumi di romanzi e racconti, 49 volumi di scritti vari, 24 commedie. Le sue opere migliori, secondo la critica, restano comunque i romanzi "campestri": “La mare au diable” (1846), “La petite Fadette” (1849), “Le maître sonneurs” (1853).

Gerorge Sand, oltre che una scrittrice fu un "personaggio". Fu la prima donna dell'eta’ moderna a ribellarsi ai pregiudizi del tempo, e la sua turbinosa vita sentimentale, che fece scandalo, ne e' l'emblema.

Contrariamente a cio’ che accadrebbe oggi, in cui sarebbe invitata a talk show televisivi, oppure con le sue foto occuperebbe le prime pagine dei giornali scandalistici, la quasi totalita' dei suoi lettori, e delle sue lettrici, di lei, non ha mai saputo niente di piu’ di quanto descritto nei suoi romanzi.
Non so se anche per lei “La perfezione risiedesse solo nel virtuale”, ma di sicuro, e' per le sue opere, piu' che per il suo aspetto, che e' diventata immortale.

8 commenti :

illustre1966 ha detto...

Auguri per la tua immortalità.

davide ha detto...

Gentile Chiara,

tu hai detto spesso di essere vanitosa. In effetti c'è una qualche contraddizione (anche se sappiamo il perchè) nel fatto che tu fai un blog così bello, ma poi i meriti vanno ad un personaggio virtuale.

Se io fossi capace di scrivere bene come te farei un blog e ci metterei bene in evidenza il nome, cognome e foto.

Naturalmente non farò mai un blog, perchè finirei solo per scrivere banalità che nessuno leggerebbe.

Effettivamente un blog può dare a suo modo l'immortalità.

Da quando ti ho conosciuta (circa un anno e mezzo) ho seguito tanti blog.

Ebbene una buona parte dopo alcuni mesi hanno cessato di pubblicare ma sono rimasti nella rete.

Ogni tanto vado a cercarli per vedere se l'autore o l'autrice si sono fatti vivi, ma nella maggior parte dei casi i blog sono rimasti fermi a parecchi mesi prima. Però provo sempre piacere ad andare qualche articolo che avevo letto tanto tempo fa e che avevo trovato interessante. Spesso mi chiedo che fine avrà fatto l'autrice o l'autore di quel blog.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Se io fossi capace di scrivere bene come te farei un blog e ci metterei bene in evidenza il nome, cognome e foto.

Innanzi tutto io non so scrivere bene. Scrivere bene e' tutta un'altra cosa, non prendiamoci in giro.

Comunque il tuo discorso varrebbe se io non avessi un'altra vita al di fuori del blog.
Ma dato che ce l'ho (e pure felice) non vedo il perche' io debba rischiare la mia tranquillita'. Tanto sempre io sono. Sia con la maschera che senza maschera. Il senso di cio' che scrivo non cambia e se qualcosa deve resistere al tempo preferisco sia un mio pensiero, piuttosto che la foto del mio culo :-)

davide ha detto...

Gentile Chiara,

""Innanzi tutto io non so scrivere bene. Scrivere bene e' tutta un'altra cosa, non prendiamoci in giro.""

Che tu scrivi bene non lo dico solo io ma tutti quelli a cui ho fatto leggere i tuoi scritti.

Per farti un esempio il mio amico poliglotta e il mio sregolato hanno apprezzato i tuoi scritti che gli ho fatto leggere.

Loro ti assicuro sanno scrivere molto bene; in particolare lo sregolato lo considero un genio (peccato che sia così sregolato perchè potrebbe fare qualcosa di grande). Per farti un esempio poichè non gli piacevano le traduzioni dell'Iliade alcuni anni fa aveva iniziato a fare una traduzione dal greco dell'Iliade: ti assicuro che non avevo mai letto delle pagine dell'Iliade così belle come quelle tradotte dal mio amico sregolato. Purtroppo dopo un po', a causa del suo carattere sregolato, si è stufato ed ha abbandonatola traduzione.

Comunque se lo dicono loro che scrivi bene è vero.



""Comunque il tuo discorso varrebbe se io non avessi un'altra vita al di fuori del blog.
Ma dato che ce l'ho (e pure felice) non vedo il perche' io debba rischiare la mia tranquillita'. Tanto sempre io sono. Sia con la maschera che senza maschera. Il senso di cio' che scrivo non cambia e se qualcosa deve resistere al tempo preferisco sia un mio pensiero, piuttosto che la foto del mio culo :-)""

Su questo sono d'accordo. Quando ti ho conosciuta pensavo che tu esagerassi i rischi che dicevi di correre in caso di devirtualizzazione: poi ho visto il comportamento di certi mitomani e ho capito quanto avevi ragione.

Tanti saluti dal tuo Davide

Bouche ha detto...

La perfezione risiede solo nel virtuale. Per cui, cara, puoi restare esattamente dove ti trovi in questo momento ..........
_________________

Oh cazzo, ed io che sono imperfetta più nel virtuale che nel reale come mi colloco? Dove? Adoro le mie imperfezioni, mi rendono unica.
E non noiosa.
Preferisco l'idea di un agitato inferno, per quanto dolente di tanto in tanto, alla perfetta ed immobile quiete di un paradiso senza errori.
Chiara, grazie del blog roll.
Onorata, e non sono ironica.
Kisses, Marina.

gatsby ha detto...

Vorrei tanto dire che la perfezione risiede solo nel reale...
Ma poi, chi mi salva da Gullich :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

gatsby said...
Vorrei tanto dire che la perfezione risiede solo nel reale...


Si, ma chi e' realmente reale?
Una persona che incontri de visu e' reale mentre una che non hai mai visto non lo e'?

gatsby ha detto...

@Chiara
Certo che sei reale.
Non credo tu sia troppo diversa da come ti proponi.
Forse un po' meno esuberante.
Ma il frutto non cade mai lontano dall'albero.
Prendi quell'ultima tua scoperta, quella Gitto ( come fai a scoprire tutti questi blog interessanti è un vero mistero per me).
Quello che traspare dal suo blog, la sua componente emotiva..
Come possiamo pensare che non sia reale?
Dobbiamo credere che una persona così, in grado di trasmetterci emozioni autentiche, sia poi così diversa nella realtà?
Ma non diciamo fesserie.
A perderci, nel passaggio dal virtuale al reale, posso essere solo io.
Illetterato, zingaro e slavato..
Con Wikipedia a mascherare la mia pochezza assoluta :-))

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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