sabato 19 luglio 2008

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Rafaëla

Mi piacciono anche le ragazze. L’ho scoperto a diciannove anni, quando m’innamorai per la prima volta di una donna. Nonostante avessi gia’ fatto sesso con molti uomini, provavo sempre una strana inquietudine ogni volta che guardavo le altre ragazze, soprattutto quando erano molto belle. All’inizio credevo fosse lo spirito di competizione che mi portava a paragonarmi con loro, ma poi ho capito che in quei miei sguardi c’era qualcosa di piu’. In realta’ le desideravo.

Nuda, con indosso una leggera canottierina, osservavo la notte fuori dalla finestra mentre, dentro di me, sentivo quello strano languore che conoscevo bene. Un misto di noia e solitudine che di solito mi prendeva quando non avevo nessuno da stringere.

Abitavo in quella citta’ ed in quella casa da pochi giorni. Mi sentivo spaesata, lontana dalle mie cose e dalle persone che amavo. C’era la luce accesa dentro casa tua. Sarebbe stato impossibile non notarla. La mia finestra guardava direttamente la tua che si affacciava sulla fondamenta al lato opposto del canale. Poi ti vidi. Non eri sola. Illuminati da una soffice luce, tu e lui stavate avvinghiati l'una all'altro. Eravate in piedi, vicini alla finestra ed io vi vedevo di profilo cosicche’ non riuscivo a scorgere bene i vostri volti, ma i vostri corpi statuari, nudi, erano bellissimi.

Lui ti penetrava da dietro mentre fra le mani teneva i tuoi piccoli seni. Tu eri appoggiata con la fronte contro la parete e ti masturbavi. Dal contorcimento del tuo corpo immaginavo le smorfie di piacere sul tuo volto. Era una strana sensazione: desideravo essere al tuo posto, ma anche al posto di lui.

Vedere il vostro amplesso, ignaro del mio sguardo, fece crescere ancor di piu’ quel latente desiderio che sentivo dentro. La mia mano, come mossa da una volonta’ propria, cerco’ in me quello che anche tu stavi accarezzandoti e le mie dita entrarono in sintonia con le tue. Poi, tu girasti il volto guardando fuori, verso di me, e vidi la bellezza dei tuoi tratti illuminati da quel momento di piacere.

Non so se davvero riuscisti a vedermi; la mia stanza era al buio, non potevi scorgermi dietro ai vetri. Molto probabilmente fu solo una mia impressione ma, per un attimo, restai come gelata. Fui colta da un senso di vergogna e mi sentii un’intrusa. Smisi di toccarmi, mi ritrassi dalla finestra e con un senso di disagio, m’infilai nel letto.

Non riuscii a dormire. Mi rigirai per tutta la notte. Ero eccitata, molto eccitata, e non riuscivo a liberarmi la mente dall'immagine di voi due che facevate sesso.

Prima dell’alba, mi alzai. Mi misi sotto la doccia con la voglia di togliermi via il sudore che avevo sulla pelle, e non solo quello. Il getto forte dell’acqua investi’ il mio corpo rendendolo sensibile. I capezzoli s’inturgidirono. Mi facevano male per l'eccitazione. Li stuzzicai consapevole del piacere che sapevano donarmi quando li accarezzavo.

Da ragazza non praticavo l'autoerotismo. Anche quello, come la mia bisessualita’, l’ho scoperto molto tardi. Mentre i vapori dell'acqua calda appannavano i vetri del box doccia, allargai le cosce e cosparsi il pube con il sapone, poi iniziai ad accarezzarmi. Addossata alla parete, con le gambe aperte, continuai fino all’orgasmo. Il cervello ando’ in frantumi e mi accasciai stanca sul pavimento.


La mattina mi trovo’ davanti alla finestra con indosso l'accappatoio e la punta del naso che sfiorava il vetro. Pioveva, ed io guardavo attraverso le gocce di pioggia che punzecchiavano l’acqua nel canale.

Lungo le fondamenta, un viavai di studenti diretti al vicino liceo mi indicava che il nuovo giorno stava iniziando. La tua finestra era ormai spenta e silenziosa, e nell’immaginazione mi sembro’ di vederti nuda sotto le lenzuola, addormentata accanto a lui.

Rimasi quindi sorpresa quando ti vidi uscire dal portone. Indossavi una giacca di foggia maschile ed una gonna della stessa stoffa. Sotto portavi una camicetta con una specie di jabot. Mentre attraversavi il piccolo ponte che univa le nostre fondamenta, quando fosti nel mezzo, guardasti nella mia direzione scorgendo il mio volto dietro il vetro della finestra. Ammiccasti un sorriso e poi, con passo veloce, proseguisti per la tua strada uscendo dal mio campo visivo.


Per alcuni giorni la luce della tua finestra non si accese. Pensai che non fossi tu ad abitare li’ ma che quella casa fosse solo il pied-à-terre dell’amico con il quale avevi fatto sesso quella notte. Avevo quindi perso la speranza di rivederti quando, quel giorno, ti vidi da lontano mentre eri seduta all’imbarcadero in attesa del vaporetto. Ci fu un attimo in cui pensai di evitarti, ma poi decisi che avevo ben poco da perdere e venni a sedermi accanto a te.

Non mi notasti subito. Eri assorta nella lettura di un libro. Cercai di capire di cosa trattasse ma vidi che era scritto in una lingua a me sconosciuta. Fu a quel punto che ti accorgesti della mia presenza, e senza distogliere l’attenzione dal libro mi dicesti:

“E’ una biografia di Tamara de Lempicka. Una donna che ammiro, sia per lo stile di vita, che per le sue opere. Conosci?”

Io non sapevo di cosa parlassi, non conoscevo ancora Tamara de Lempicka, ed in quel momento di lei non mi interessava un granche’. M’interessava solo di conoscere te.

Non risposi. Mi sentii ancora una volta in imbarazzo. Volevo fuggire e forse lo avrei fatto se tu, a quel punto, non avessi alzato lo sguardo verso di me. Avevi gli occhi piu’ chiari di quanto pensassi, oppure era solo l’effetto dovuto al trucco strategico che usavi che li faceva risaltare come due diamanti. Sapevi di possedere un’arma micidiale e conoscevi tutti i trucchi per usarla. Restai congelata, non credevo che avrebbe potuto accadermi mai qualcosa di simile. Di solito non sono timida e sono io che conduco il gioco, ma quella volta mi trovai arresa di fronte a te.

“Noi due siamo vicine di casa – proseguisti – anzi, dirimpettaie.”

Sorridevi in modo disarmante ed io sentivo il cuore in gola. Capivo che cercavi di alleggerire la tensione, e questo m’infuse un po’ di coraggio.

“Si’, stiamo proprio una di fronte all’altra, pare. E’ da poco che abito a Venezia e non conosco ancora nessuno. Ma tu non sei veneziana… quel libro che stai leggendo in che lingua e’?”

“Nella mia lingua – dicesti mostrando poca voglia di proseguire su quell’argomento – racconta la vita di una grande artista. Ha fatto dei quadri bellissimi… guarda…”

Mi mostrasti alcune illustrazioni in cui erano raffigurate soprattutto donne. Eri entusiasta, e quando mi spiegavi di questo o di quel quadro ti si illuminavano ancor di piu’ gli occhi, tanto che quando abbassavi le palpebre pareva calasse il crepuscolo.

“Era una donna eccezionale. Si racconta che persino D’annunzio si fosse innamorato di lei, ma lei lo respinse. Pensa, uno degli uomini piu’ potenti, famosi e ricchi dell’Italia quel tempo... e non riusci’ mai a possederla.”

Sorridesti nel dire quelle parole. Intravidi nella tua espressione una sottile soddisfazione per lo smacco subito da D’annunzio, ed ammirazione per quella donna che non si era mai concessa a lui.

“Credo che l’attrazione sia in fondo solo una reazione chimica – dissi cercando di apparire intelligente – a me e’ capitato di essere attratta da persone delle quali, pensandoci adesso a mente fredda, non riesco ad intravedere alcuna qualita’ degna di nota.”

“Anche io la penso cosi’… anche a me e’ accaduto… ed accade tuttora. L’altra notte ad esempio…”

L’arrivo del vaporetto t'interruppe.

“Da che parte vai?” – mi chiedesti.

“San Marco, e tu?”

“Accademia… ma ho un’idea… perche’ non ci facciamo una passeggiata? Io non ho fretta. Potrei accompagnarti fino a San Marco e poi, da li’, proseguirei prendendo dalla Fenice, poi da Sant’Angelo e da Campo Santo Stefano… e’ un giro un po’ lungo ma lo faccio volentieri.”

“Di solito prendo sempre il vaporetto. Non sono ancora pratica di questa citta’. Per me e’ come un labirinto, ma se mi fai da guida non rischio di perdermi… accetto.”

Snobbando il vaporetto, c’incamminammo cosi’ per i vicoli ed i campielli. Era una bella giornata e tu stavi entrandomi dentro come una droga. Proseguisti il discorso dal punto in cui l’avevi interrotto.

“Quel tipo di quella notte, ad esempio… - mi guardasti con malizia, confermando in tal modo che mi avevi vista dietro al vetro – era sicuramente un bel ragazzo, intelligente, educato, con lui sono stata bene, mi sono divertita, ma…”

“Ma?”

“Non e’ avvenuta la reazione la chimica, capisci? Cioe’, non so se riesco a spiegarmi… non gli mancava nulla, proprio nulla ti assicuro… solo che, alla fine di tutto, invece di aver voglia di abbandonarmi ed addormentarmi con lui, non ce l’ho fatta… non so come dire… era come un bellissimo piatto, presentato bene, servito bene ma…”

“Ma?” – ripetei con espressione stupita.

“Insipido! Ecco… il termine giusto e’ insipido. Mancava di sapore.”

“E cosa hai fatto, allora?”

“Semplicemente glielo ho detto. Gli ho detto che preferivo dormire da sola. Tutto qui. Quindi, prima dell’alba gli ho fatto prendere le sue cose e l’ho pregato di andarsene promettendogli che lo avrei chiamato io. Cosa che ovviamente non ho piu’ fatto. Credo che trovero’ qualche suo messaggio in segreteria… ma non posso farci nulla. Sono fatta cosi’ e, prima che con gli altri, devo convivere con me stessa.”

Come ti comprendevo… non avevamo mai parlato prima di quel giorno, eppure la sintonia con te era perfetta. Pensavamo esattamente la stessa cosa riguardo a certi tipi di incontri. Anche io piu’ di una volta mi ero trovata nella stessa tua situazione. Solo che non avevo mai avuto il coraggio di cacciar fuori di casa nessuno, di notte. Mi stregava quel tuo modo di essere cosi’ deciso, cosi’ particolarmente “maschile” ma, al tempo stesso, estremamente femminile . Tutto mi attraeva di te. Il corpo, il modo in cui ti muovevi, la bellezza del tuo viso. Ogni cosa in te traboccava di fascino e sensualita’.

"'Per trionfare nella vita occorre desiderarlo con tutte le nostre forze. Era il motto di Tamara de Lempicka… e sai come erano chiamate le lesbiche nella Parigi degli anni trenta?”

Non ne avevo idea, ma non ebbi il tempo di dirlo che’ tu gia’ rispondesti alla domanda.

“Amazzoni… Tamara era un’amazzone, il suo piu’ grande amore e’ stata la duchessa de la Salle. Ma piu’ che lesbica era bisessuale. Quasi sempre dipingeva durante la notte, anche fino all'alba, quando ritornava dalle orge e dai baccanali parigini… guarda ecco una sua foto.”

Mi facesti vedere la sua foto e dicesti:

“Guarda i suoi occhi… non credi che siano pieni di vitalita’?”

“Anche i tuoi lo sono” – dissi, e subito me ne pentii quasi vergognandomi di quel complimento inutile che ti feci che, col tuo discorso, non c’entrava nulla.

Ancora sorridesti, cosciente dell’arsenale che nascondevi in quello sguardo, ma non volesti mettermi in imbarazzo e proseguisti.

“Era una donna sfuggente, libera, libertina, innegabilmente un mito, ma troppo ambiziosa per i miei gusti. Se dovessi scegliere un’amica preferirei un altro tipo di donna… una come, ad esempio, la sua modella preferita. Pare fosse una prostituta di strada… e’ raffigurata in diversi dipinti… ecco guarda… il mio preferito e’ questo.“

Mi facesti vedere l’illustrazione. Mostrava una ragazza mora, con i capelli tagliati secondo la moda in voga alla fine degli anni ’20, le labbra rosse e lo sguardo sensuale. Era nuda in posizione reclinata e teneva le braccia a proteggersi il seno.

“E’ bellissima!” – dissi.

“Lo penso anch'io - confermasti - e tu le assomigli molto. E’ stato dipinto nel 1927 e si chiama ‘Rafaëla sur fond vert’… E' l'effigie dell'erotismo. A proposito, stiamo chiacchierando da un’ora e non ci siamo ancora presentate… io sono Klára.”

Sentii un tuffo al cuore, ma tu non ti accorgesti di niente. Proseguisti mostrandomi anche gli altri dipinti che raffiguravano Rafaëla, erano tutti stupendi. Sentivo che la testa iniziava a girarmi, ma non per effetto della sindrome di Stendhal. Ero immobilizzata pero' riuscii ugualmente a dirti il mio nome.

“Raffaella… mi chiamo Raffaella”.

8 commenti :

davide ha detto...

Gentile Chiara,

molto bello, c'è poco altro da dire. E' strano ma quando parli delle tue avventure con le donne, provo una gelosia ed un'invidia che non provo quando racconti i tuoi incontri con i maschi.

Tanti saluti dal tuo Davide

michail tal ha detto...

Bello questo capovolgimento finale!

Ma chi è Klara, e chi è Raphaela?

Mi è piaciuto perche' mi ha ricordato la Kristof ma soprattutto uno dei miei film preferiti, Mulholland Drive.

A caldo ho interpretato cosi':
Klara vedendo sentendo parlare di Raphaela del quadro ha pensato di trovarsi di fronte alla sua copia vivente, ma quando invece ha scoperto che lei, invece di chiamarsi anch'essa Raphaela si chiamava in realtà col SUO nome, ossia KLARA, ne è rimasta cosi' scioccata che in un gioco incrociato di identificazioni ha deciso di voler essere lei stessa Raffaella.

Scusami le farneticazioni del lunedi mattina!

buona giornata

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Michail Tal: Ma chi è Klara, e chi è Raphaela?

Esatto. Forse due facce della stessa medaglia. Forse nessuna delle due esiste oppure esistono entrambe ben distinte.

La tua interpretazione e' interessante, ma non e' il mio "stile".

Sapevo che avrei creato un po di caos. Vediamo se qualcun altro riesce ad avvicinarsi. :-)

Kameo ha detto...

Pubblicato da Chiara di Notte :
Da ragazza non praticavo l'autoerotismo. Anche quello, come la mia bisessualita’, l’ho scoperto molto tardi.


Mi ha colpito questa frase.
E' forse una condizione naturale delle ragazze "libere" restare "innocenti" pur attraversando l'inferno?

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Kameo: Non comprendo bene cosa tu voglia dire. Cerco d'interpretare a mio modo. Tu credi che se una persona e' "innocente" dentro lo rimane indipendentemente dall'inferno che attraversa?
Oppure che la liberta' rende innocenti?

Per per quanto concerne la scoperta del sesso, dell'autoerotismo, della bisessualita': non tutte le ragazze arrivano alla "maturita' sessuale" a 12-13 anni. Qualcuna ci arriva piu' tardi. Geneticamente le ragazze nord europee e slave sono statisticamente meno precoci delle ragazze latine, mediterranee, di conseguenza giungono anche piu' tardi a sviscerare la sessualita' in tutte le varie sfaccettature.

E' pur vero che, una volta maturate sessualmente le donne imparano in fretta... a volte anche troppo in fretta. :-)

Per questo motivo e' facile trovare, in certi paesi, ragazze con il corpo gia' desiderabile (dal punto di vista sessuale) ma il cervello ancora da bambina, ed e' su questo punto che spesso, in passato, mi sono scontrata con certi uomini "assatanati" di lolitismo. Ma questo sarebbe un altro discorso.

Kameo ha detto...

Chiara di Notte - Klára said...
Non comprendo bene cosa tu voglia dire. Cerco d'interpretare a mio modo. Tu credi che se una persona e' "innocente" dentro lo rimane indipendentemente dall'inferno che attraversa?
Oppure che la liberta' rende innocenti?


Hai ragione Chiara, nella ricerca eccessiva di sintesi, non ho sviscerato correttamente il mio pensiero ma, con la perspicacia che ti contraddistingue, hai capito bene il senso.
Sono convinta che una persona "innocente dentro" lo rimane indipendentemente dall'inferno che attraversa ma condizione essenziale, per mantenere questa purezza, è l'assenza del senso di peccato che accompagna il rigore morale.
Condizione che riscontro spesso nelle persone tese verso la libertà.

gatsby ha detto...

So che vado OT, ma visto che sono stati evocati, ricordo che "l'Innocenza puo' essere un Inferno".
E' la tesi del bel "Riflessi sulla pelle" di Philip Ridley, opera cinematografica del 1990, ingiustamente dimenticata.

picangi ha detto...

Di Tamara De Lempicka sono state realizzate molte mostre sul lago di Garda (proprio vicino alla casa di D'Annunzio) e Franco Maria Ricci ha curato una bellissima pubblicazione che mi permetto di segnalare. Una donna certo eccezionale, polacca sposata ad un conte (de Lempicka appunto) e poi separata. Di sicuro una dominatrice. Pare sia morta in una povertà dignitosa negli Stati Uniti.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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