giovedì 19 giugno 2008

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Yelena

 
E’ una brutta storia e non so da dove iniziare…
Mi chiamo Yana. Il cognome preferirei non dirlo perche’ non si sa mai chi potrebbe leggere cio’ che sto scrivendo, che non riguarda me, ma colei che e' stata la mia migliore amica: Yelena.
Eravamo due tipi di donna molto diversi io e Yelena. Io sono nata in Lettonia, lei in Ucraina; io bionda con gli occhi azzurri, lei con i capelli e gli occhi scuri; io appariscente e truccatissima, lei piu’ “acqua e sapone”; io con un fisico atletico, lei con forme piu’ morbide e sensuali.

Eravamo bellissime insieme. La bionda e la mora ci chiamavano, ed avevamo un discreto successo. Soprattutto con i nostri corteggiatori, che erano persone di un certo livello, uomini d’affari, imprenditori di successo, e persino qualche politico.

La nostra avventura era iniziata nei primi anni ’90. Eravamo entrambe poco piu’ che ventenni. L’avevo conosciuta a Mosca, al matrimonio di un'amica comune. Lei si era appena laureata in Economia e Commercio, e faceva la contabile in una fabbrica di cemento. Io all'epoca lavoravo come commessa in un negozio di abbigliamento a Riga.

Era una ragazza molto estroversa ed intelligente, e facemmo subito amicizia. Iniziammo a parlare dei nostri sogni: l’Italia, gli spaghetti, le aragoste, i ristoranti di lusso, i gioielli e tanti uomini ricchi da sposare. Lei mi disse che aveva conosciuto un commerciante napoletano, e che presto sarebbe partita per raggiungerlo; cosa che avvenne proprio in quell’anno.

Due anni piu’ tardi andai a farle visita. Ricordo che facemmo una gita a Positano. L’anno dopo anche io mi trasferii a Roma, che gia’ conoscevo perche' ci andavo spesso per comprare vestiti. Nel frattempo lei si era mollata col napoletano. Dopo di lui c’era stato un certo Sergio, uno di Roma, cosi’ ci ritrovammo e decidemmo di andare ad abitare insieme, per dividere le spese.

Ufficialmente facevamo le traduttrici, ma i soldi li tiravamo su in tutt’altra maniera. Frequentavamo una scuola d' inglese ed andavamo in palestra per essere sempre in forma.

Yelena conosceva diverse lingue, adorava la letteratura ed il cinema, si intendeva di politica, di economia, di tutto. Fu in quel periodo, era la meta’ degli anni ‘90, che conobbe Alberto, un finanziere d’assalto che l’assunse, come interprete, nella sua societa’.

Eravamo molto amiche, e ci raccontavamo tutto. Ricordo che trascorrevamo le nostre giornate a parlare in quel grande appartamento romano preso in affitto. Eravamo li’ il giorno in cui ci fu la retata che spedi’ in carcere Yuri, l’uomo con il quale, in quel momento, Yelena aveva una relazione.

Yuri le era stato presentato da Alberto, del quale era socio. Non era uno stinco di santo. Anzi, lui ed i suoi amici, tutti russi, erano considerati personaggi assai pericolosi. Noi lo sapevamo, pero’ nei nostri confronti si erano sempre comportati bene, anche se l’atteggiamento di Yuri con Yelena non mi era mai piaciuto. Soprattutto quando la trattava male di fronte agli altri.

Yelena mi raccontava che quando Yuri beveva, e cio’ accadeva spesso, la picchiava. Purtroppo quando una donna si lega a chi fa parte della “brigada”, non si puo’ ne’ lamentare, ne’ tanto meno ribellare. Puo’ condurre una vita come quella di una principessa, ma le regole da seguire, e le umiliazioni da subire, non sono certo piacevoli per chi non ha lo stomaco forte.

Lei gli voleva bene, ma lui di certo non l’amava. Se l’avesse amata non le avrebbe permesso di continuare a fare cio’ che faceva, ad accompagnarsi con altri uomini. Ma si sa, il potere ed il denaro per alcuni sono idoli assai piu’ potenti dell’amore.

Yelena gli faceva comodo. Gli serviva. La introduceva nel letto di coloro che per lui erano interessanti per gli affari. E lei era brava a rendere malleabili gli uomini.

Di tutt'altro tenore era stata invece la relazione con Jimmy, un importante banchiere parigino di mezza eta’ che Yelena incontrava due volte al mese, e che dopo l’arresto di Yuri era diventato il suo “sponsor”, cioe’ colui che provvedeva ad ogni suo bisogno.

Nonostante siano trascorsi dieci anni, sono ancora sconvolta. Ricevetti la telefonata da parte di suo fratello. Era preoccupato perche’ Yelena non si faceva viva da alcuni giorni. Quasi piangeva. Ai genitori non aveva detto nulla. Erano anziani. Il padre geologo e la madre insegnante in pensione, era meglio non sapessero nulla.

Io l’avevo vista per l’ultima volta il giorno del suo compleanno. Era allegra e tranquilla. Poi l’avevo sentita al telefono qualche giorno dopo, mentre ero in viaggio col mio fidanzato. Mi disse che doveva partire urgentemente per Bologna, ma sarebbe tornata a Roma nel giro di uno, due giorni al massimo. Mi disse anche che al suo ritorno si sarebbe presa una settimana di vacanza a Saturnia, e si sarebbe fatta accompagnare da Olga, una comune amica e collega di Milano. Ma Olga l'attese inutilmente. Da quel giorno, era novembre, Yelena e’ scomparsa.

Ritrovarono la sua auto parcheggiata nei pressi della stazione Termini. Qualora si fosse allontanata da Roma, l’aveva fatto utilizzando il treno, ma per dove? Ebbi la sensazione che a Bologna non ci fosse mai arrivata. E poi non c'era alcuna prova che fosse partita col treno. Avrebbe potuto aver parcheggialo li’ l’auto ed essere stata prelevata da qualcuno.

E’ pur vero che dal giorno in cui fu arrestato Yuri erano iniziati i problemi....
Eravamo insieme a casa quando arrivo' la polizia. Misero tutto sottosopra, cercavano armi e droga. La accusarono di associazione mafiosa, una cosa terribile, ma lei non c'entrava niente, ed infatti il procedimento fu archiviato.

Qualcuno ipotizzo’ che fosse ritornata in Russia, ma era impossibile. A casa fu trovato il passaporto. Non aveva portato con se’ la carta di credito, e neanche la sua agendina telefonica. E poi a Mosca c’erano venti gradi sotto zero, mentre dall'armadio mancava solo un giubbino di Gucci.

Mancavano pero’ i gioielli, quelli che lei normalmente indossava per le "cene di lavoro" ed altri incontri importanti, tra cui un prezioso bracciale di Bulgari.

Sono certa che non si sarebbe mai allontanata volontariamente. Anche il domestico che le teneva in ordine la casa, ed accudiva il suo cane quando lei era assente, disse di non essere stato contattato, ne’ per le pulizie, ne’ per provvedere alla bestiola, che rischio’ addirittura di morire di fame. Solo il cielo sa quanto Yelena volesse bene al suo cane. Non sarebbe mai partita senza preoccuparsene.

A volte mi capita di pensare che possa essere stato un cliente a farla sparire, uno di quei maniaci che nella vita di chi fa una certa professione possono capitare. Oppure un fidanzato del quale non mi aveva parlato, che magari aveva perso la testa per gelosia…

Addirittura temo qualcosa di peggio: che la sua scomparsa fosse in qualche modo legata all'arresto di Yuri. Forse sapeva cose che era meglio fossero ignorate, affari di petrolio per svariate centinaia di miliardi. E quando ci sono di mezzo cosi’ tanti soldi, sapere troppo puo’ essere pericoloso.

Ma anche se la ragione mi dice che non la rivedro’ piu’, spero sempre un giorno di vedermela comparire davanti, che mi dice di essersi concessa una lunga, romantica, fuga d’amore.

3 commenti :

Dolce-Alexia ha detto...

Storia triste davvero. Mi aspettavo una fine migliore. A tante ragazze possa capitare una cosa del genere. Avevo tempo fa delle amiche con dei fidanzati che avevano a che fare con la droga. Per fortuna il loro destino era buono, perchè hanno potuto staccare subito la spina di ciò che li circondava.

picangi ha detto...

E' una storia vera?

Chiara di Notte - Klára ha detto...

picangi said...
E' una storia vera?


Ha importanza? :-)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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