venerdì 13 giugno 2008

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Vor v zakone - II parte

Mia moglie muore nel Dicembre del 1994. Prendo in considerazione la possibilita’ di ritornare in Russia, ma decido di restare a Budapest per espandere ancora i miei affari nel settore bellico. Acquisto altre due fabbriche d’armi: la Magnex 2000 e la Digep General Machine Works. Queste nuove acquisizioni mi danno il controllo dell’industria bellica ungherese. Simultaneamente mi aggiudico dei contratti di forniture nei Paesi musulmani del Medio Oriente, inclusi Iraq, Pakistan, Iran e Afghanistan. Questi Paesi diventano il mio mercato principale per la vendita di armi. Riesco persino a dirottare in Iran una partita rubata nella Germania dell’Est che include missili terra-aria e una dozzina di autoblindo. Il tutto d’accordo con un ufficiale del Mossad del quale non posso fare il nome.

Nel 1995 sposo Galina Alexeyevna Telesh-Jambulskaya, ebrea russa e mia amante da lungo tempo. Il 31 Maggio, in un ristorante di mia proprieta’ a Praga chiamato "U Holubů", mentre e’ in corso una riunione fra alcuni membri del mio gruppo e quello di Solntsevo, c’e’ un’irruzione della polizia, avvertita del fatto che sta per avvenire un regolamento di conti fra la mia organizzazione e quella di Mosca. Duecento persone, fra le quali dozzine di “devochki” chiamate per l’occasione vengono arrestate.

Attraverso la Inkombank (che collassera’ nel 1998 – ndr) ottengo, nel 1996, una cospicua quota di partecipazione nella Sukhoy, la fabbrica di aerei da caccia russi, alcuni dei quali in grado di trasportare bombe nucleari, generando in tre anni un giro d’affari di oltre un miliardo di dollari, per lo piu’ incassato a fronte di vendite fatte in Iraq, Iran, India e Libia. Per molti anni opero incontrastato in Europa, negli Stati Uniti, in Russia, in Ucraina, in Israele e nel Regno Unito. Ho anche contatti con organizzazioni in Sud America, in Pakistan ed in Giappone.

Nel 1997 tento di piazzare a dei compratori medio orientali una partita di tre tonnellate di uranio arricchito che riesco a far trafugare dai depositi del Patto di Varsavia. L’incontro con i “clienti” deve avvenire in un resort a Karlovy Vary, ma la polizia Ceca interviene recuperando il materiale radioattivo ed arrestando i miei uomini.

Nel 1998 i giornalisti rivelano i miei collegamenti con Sergei Mikhailov ed altri affiliati alla Mafia Russa nella YBM Magnex International Inc, una societa’ quotata al Toronto Stock Exchange, ed il 13 maggio dozzine di agenti dell’FBI irrompono nella sede della YBM a Newtown in Pennsylvania. Le azioni della societa’, che e’ valutata oltre un miliardo di dollari, diventano senza valore da un giorno all’altro.

Nel settembre 1999 il mio nome appare in un’indagine della Procura di Rimini su alcuni conti in banche italiane appartenenti a mafiosi russi operanti in Italia (Boris Rizner, Vladimir Zabolotski, Yossif Roizis e Yuri Essine vengono arrestati assieme ai loro complici - ndr). L’indagine porta alla luce il mio collegamento nello scandalo in cui sono coinvolti i familiari di Boris Eltsin, alti burocrati e mafiosi russi, riguardante il riciclaggio di 10 miliardi di dollari, in parte provenienti dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale.

Nel 2000 l’Fbi. crea una task force comune con la polizia ungherese per la lotta alla criminalita’ organizzata nell’area dell’Europa orientale, e nel 2003 mi indica al primo posto nella lista dei "piu’ ricercati". Nel mandato internazionale vengo indicato come «pericoloso, armato e a rischio di fuga». Assieme a miei complici, secondo l'Fbi, sarei responsabile della grande truffa da 150 milioni di dollari operata dalla YBM Magnex International Inc. a danno di investitori americani e canadesi. Il mandato fa riferimento a ben 45 capi d'accusa, tra cui spiccano estorsione, frodi in trasferimenti bancari, riciclaggio.

E’ proprio il 2003 l’anno in cui decido per il mio il ritorno in Russia. Mi stabilisco in una bella dacia fuori Mosca, ove vivo e conduco indisturbato i miei affari.

Nell'aprile 2003 Turkmenistan e Russia firmano un grande accordo per la vendita a Gazprom di grandi quantitativi di gas turkmeno, parte dei quali destinati all'Ucraina. Intermediaria tra la compagnia turkmena e Gazprom e’ la società EuralTransGas (Etg), registrata in un paesetto ungherese, Csadba. Tra i fondatori e azionisti risultano un cittadino israeliano, Zeev Gordon-Averbuch, mio consulente legale, e l'uomo d'affari ucraino Dmitrij Firtash, a capo della sussidiaria di una societa’ israeliana il cui direttore finanziario e’ Igor Fisherman, indicato dall'Fbi come uno dei miei complici nella truffa Ybm Magnex.

Nel 2004 l'Etg scompare di scena, e nasce in Svizzera una piu’ rilevante societa’ d'intermediazione tra Russia e Ucraina: la RosUkrEnergo (Rue), il cui pacchetto azionario e’ diviso a meta’ tra una sussidiaria di Gazprom e una societa’ basata in Austria, la Centragas Holdings, controllata a sua volta da un'altra societa’ austriaca, la Raffeisen Investment, di cui viene denunciata l'opacita’. La Rue ha il monopolio delle forniture alla societa’ statale ucraina Naftogaz del gas turkmeno venduto a Gazprom ed esportato in Ucraina. Tra i maggiori azionisti non ignoti di Rue c’e’ ancora Dmitrij Firtash. La stampa lo mette subito in relazione con me, nonostante le mie ripetute smentite. Dopo tutto il mio nome non risulta in alcuna carta o documento legale.

Affermatasi in Ucraina la cosiddetta Rivoluzione arancione, il capo dei Servizi di sicurezza ucraini Turchinov (diventato adesso il vice di Yulia Tymoshenko – ndr) apre un'inchiesta sulla Rue e sul presunto mio coinvolgimento. Amici in Russia mi difendono affermando che questa mossa di Turchinov serve solo a «discreditare Gazprom e le sue forniture all'Ucraina». Nell’autunno del 2005, Turchinov si dimette, ed il dossier su di me, raccolto in oltre dodici anni, viene distrutto.

Nello stesso anno il quotidiano russo Moskovskij Komsomolets e’ costretto a chiedermi umilmente scusa per aver pubblicato un ampio articolo sulla mia vita e sui miei (presunti) misfatti. Nel pezzo, tuttavia, spicca la dichiarazione di un anonimo inquirente russo, secondo cui «a Mosca godrei di solide, alte protezioni».

Nel gennaio 2006, con la "guerra del gas" che scoppia tra Kiev e Mosca, la Rue diventa ancor piu’ visibile, oltre che sottoposta, per la sua presunta opacita’, ad attacchi ucraini e occidentali. Il gas turkmeno viene esportato in Ucraina, distinto da quello russo. Si tratta di oltre 30 miliardi di metri cubi annui, su cui la Rue incassa poco meno di tre dollari su ogni 1.000 metri cubi.

Il 23 gennaio 2008, in pieno centro di Mosca, circa 50 agenti speciali di polizia riescono a catturarmi mentre sono in strada, vicino ad un supermercato insieme a Vladimir Nekrasov, proprietario di Arbat Prestige, una grande catena di negozi di cosmetici russa. Siamo accompagnati dalle nostre guardie del corpo, ma ci arrendiamo senza combattere. Io e Nekrasov siamo accusati di frode nel quadro di un'indagine su una presunta evasione fiscale di circa 50 milioni di rubli (2 milioni di dollari), un reato che prevede fino a sei anni di carcere.



Conclusione

Interrogata a proposito dell'arresto di Mogilevich durante una conferenza stampa a Bruxelles del 28 gennaio scorso, Yulia Tymoshenko dichiara che l'Ucraina «non ha bisogno di mediatori opachi» e «deve chiudere con le societa’ intermediarie» come RosUkrEnergo.
Non solo. Un giorno dopo l'arresto di Mogilevich, il 25 gennaio, la societa’ statale ucraina Naftogaz rompe le trattative sul prezzo del gas condotte con la Rue, e informazioni emerse a Kiev legano familiari del presidente ucraino Viktor Yuschenko a una societa’ mista ucraina creata da Rue e Naftogaz.
Ma la fine di Mogilevich viene fatta risalire, da alcuni commentatori, soprattutto ai conflitti (neppure troppo latenti dallo scorso autunno) sorti in seno ai servizi e alle agenzie di sicurezza russe, al cui centro sarebbero state Gazprom e la successione a Putin.
Per quanto riguarda l’interesse specifico dell’autrice di questo blog, il nome di Semyon Yudkovich Mogilevich appare anche nella relazione sul traffico di donne destinate al mercato del sesso stilata da Donna M. Hughes QUI

4 commenti :

A-Woman A-Man ha detto...

Essere spregevoli e ributtanti.
Divento comunista, quando leggo di questi stronzi.
Mi ricordo di una splendida stampa, a casa di un amico, in cui Lenin colla ramazza in mano, fa pulizia di prelati, generali, milionari e nobili.

Devas ha detto...

GalinaAlexeyevnaTelesh-Jambulskaya UHolubůSolntsevodevochkiKarlovyVaryBorisRiznerVladimirZabolotskiYossifRoizisIouriEssineDmitrijFirtashRosUkrEnergoYuliaTymoshenkoMoskovskijKomsomoletsNekrasov

giuro che non ho battuto a caso sulla tastiera :-(

uff

Devas ha detto...

"Mi ricordo di una splendida stampa, a casa di un amico, in cui Lenin colla ramazza in mano, fa pulizia di prelati, generali, milionari e nobili."

...e si...il comunismo ha fatto del bene, vero? che cazzata

potrei parlare di una splendida stampa di Pinochet, che seduto comodamente in uno stadio, si gode la mattanza di quelli che non la pensavano come lui...

il tuo commento mi sa tanto di zerbinata...

Chiara di Notte - Klára ha detto...

...e si...il comunismo ha fatto del bene, vero? che cazzata

Ma cosa dici?

Il comunismo ha di fatto creato il sistema attuale che e' invidiato in tutto il mondo liberista.

Un sistema equo ove tutti i cittadini vengono trattati allo stesso modo. Pensa che sia Abramovich sia l'ultimo disadattato che vive nei cunicoli dei sottopassaggi della metropolitana pagano esattamente la stessa percentuale di tasse: il 13%
Non e' cio' che il Berlusca sogna da sempre?
Ci sono arrivati prima i russi (ex comunisti) che gli italici (democratici). Non e' strepitoso?

E poi dici che non hanno fatto del bene... uff! :-)))

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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