sabato 28 giugno 2008

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Utopia di una notte d’estate

L’ho conosciuto per caso una calda sera d’estate, in uno di quei bar frequentati da donne, perlopiu’ lesbiche, in cerca di avventure non impegnative. Ricordo di essere rimasta piacevolmente sorpresa nel vederlo entrare. Quando ha incrociato il mio sguardo stavo seduta su un alto sgabello, appoggiata al bancone, e bevevo un Grasshopper. Ostentava sicurezza, ed aveva una bellezza molto particolare. Non tanto fisica, quanto di quelle che scaturiscono dall’interno, e che i miei occhi affinati riuscivano a percepire. Il fiore azzurro che spiccava, infilato nell’occhiello della sua giacca, mi confondeva non poco.

Tenevo le gambe accavallate, sapientemente scoperte, ed il tessuto della gonna molto corta, arricciandosi, mi saliva su fino all'inguine. Lui si e’ seduto su uno sgabello accanto al mio, che era libero, dopodiche’ mi ha esaminata tutta; partendo dalle dita dei piedi, sporgenti dalle sottili striscioline di cuoio dei sandali, e’ risalito lungo tutto il mio corpo, fino a raggiungere gli occhi. Al cameriere, che gli si e fatto incontro per l’ordinazione, ha chiesto di servirgli un Daiquiri ghiacciato. Poi ha iniziato con naturalezza a parlarmi, come se ci conoscessimo gia’, ed abbiamo trascorso il resto della serata a bere e conversare.

Era molto tardi quando mi ha chiesto se potevamo proseguire la conversazione a casa sua, ma ho rifiutato la sua proposta, usando la mia solita cortesia, ed in quel momento ho notato un lampo di delusione nel suo sguardo. Pero', quando poi gli ho detto che poteva accompagnarmi in hotel, il lampo di delusione e’ mutato in sorpresa, ed anche in un po’ di diffidenza.

Ho scelto un albergo li’ vicino, uno modesto, a due passi dal bar. La luce dell'insegna fuori era spenta, e solo un tenue chiarore, unico segno di vita proveniente dall’interno della porta d'ingresso, mostrava che c’era una speranza di avere la camera. Ho suonato il campanello, e siamo rimasti in attesa che qualcuno si facesse vivo. Poi una luce si e’ accesa, e sulla porta e comparso un uomo.

”Avremmo bisogno di una camera fino a domattina.” Gli ho chiesto, ma non era tanto una domanda, quanto un'affermazione.

“Mi spiace ma siamo al completo.” Ha risposto bruscamente l’uomo, chiaramente strappato al suo sonno. Il mio accompagnatore ha fatto per replicare qualcosa, ma io con un cenno l’ho fermato, e dalla borsetta ho estratto una banconota da cinquanta euro.

”Per il suo disturbo...” Ho detto con voce tentarice, porgendo il denaro all’assonnato portiere. L’uomo, un tipo con la faccia da topo, all’inizio e’ parso titubante, poi ha afferrato i soldi facendoci capire che potevamo entrare.

“Al secondo piano e’ libera la 26. E’ una singola… Se vi sta bene lo stesso…”

”Non c'e’ problema - Gli ho risposto - mi dia la chiave.”

L'uomo ha allungato quindi la mano verso la bacheca dove erano appese le chiavi delle stanze e mi ha consegnato quella col numero 26.

”Avrei bisogno di un documento. C’e’ l’obbligo di registrare la presenza di ogni ospite dell’hotel. E' sufficiente un solo documento per entrambi.”

Mi sono voltata verso il mio accompagnatore, e l’ho invitato a consegnare il suo.

L’uomo dell’hotel, dopo averlo esaminato scrupolosamente, ha continuato: “Se volete vi accompagno di sopra, ma sono sicuro che saprete arrangiarvi da soli… Quando siete al secondo piano prendete il corridoio alla vostra destra. La camera e la prima che trovate a destra.”

”Si’ certo, ci arrangiamo per conto nostro, non si preoccupi.” L'ho rassicurato. E siamo saliti.

La camera era piccola, il letto anche, ed il bagno non era certamente il massimo, ma nel complesso era decorosa e pulita, e cio’ era sufficiente. Mentre mi liberavo degli abiti lui e’ rimasto a guardarmi, immobile, con espressione incredula, fino a quando sono rimasta quasi del tutto nuda, con indosso solo un minutissimo perizoma. A quel punto l’ho guardato fisso negli occhi, restando in attesa di un suo cenno. La luce fioca della lampada sul comodino ammorbidiva le mie forme. Percepivo il suo desiderio. L’aria ne era intrisa. Stava osservando tutto di me: i fianchi rotondi, il ventre piatto, le gambe lunghe e affusolate, il seno non esuberante ma pieno e morbido, caratterizzato da impertinenti capezzoli sporgenti, ed i capelli lunghi e voluminosi che mi cadevano sulle spalle. Il tutto, l'atmosfera della stanza, la penombra, il contesto in cui ci trovavamo, mi conferivano un aspetto quasi indecente.

”Vieni! Spogliati anche tu.” E gli ho indicato il letto. 

Senza fretta ho fatto scendere il perizoma lungo le cosce, e l’ho sfilato dalle caviglie. Poi mi sono girata mostrandogli quello che molti ritengono sia il punto esteticamente piu’ bello di tutto il mio corpo, liscio e perfetto come la seta. E con una mossa quasi felina mi sono distesa sopra il lenzuolo.

”Vieni qua - gli ho detto, impaziente - togliti i vestiti, che aspetti?”

Da principio era sospettoso, pareva non si fidasse di me e della situazione per lui surreale. Si e’ percio' limitato a guardarmi, ma io mi sono messa in ginocchio davanti a lui ed ho proteso le mie labbra verso le sue perche’ mi baciasse. E cosi' mi ha stretta a se’, senza pero’ fondere le sue labbra con le mie. Ho sentito il suo cuore che batteva forte, ed in me quel fremito di ansia che provavo ogni volta prima di far sesso con uno sconosciuto.

“Che c’e’? Sei timido? - Gli ho chiesto in modo provocatorio - Non ti piaccio?”

Poi mi sono alzata in piedi, ed ho iniziato a spogliarlo, giocando e divertendomi a togliergli i vestiti fino a denudarlo completamente. A quel punto, senza dire una parola, mi ha rovesciata sul letto, mi ha aperto le gambe, e si e’ gettato su di me come un lupo affamato. Abbiamo fatto sesso per piu' di un’ora, e dopo, grondanti di sudore, sebbene sapessimo che la voglia non si era completamente spenta, ci siamo rilassati. Ho appoggiato la mia nuca sulla sua spalla, accanto al suo volto, e sono rimasta adagiata, attaccata a lui in quel piccolo letto, ad osservare i giochi di luce sul soffitto, mentre intuivo le domande che, inevitabilmente, stavano affollandosi nella sua mente. Ha iniziato a chiedermi partendo da quella piu' prevedibile.

“Chi sei?”

”T'interessa sapere di me?”

”Si’, certo.”

”Cosa t'interessa sapere di preciso?”

”Tutto.”

”Se ti dicessi che neanche io so chi sono, ci crederesti? Pero’ ho letto un libro, e forse qualcosa, adesso, inizia a rischiararsi.”

“Un libro?”

“Si’, uno di quegli oggetti fatti di tante pagine di carta, conosci? Racconta di un posto bellissimo.”

“E' in Russia?”

”Non lo so… Forse si’… Ma perche’ ti viene in mente la Russia?”

“Perche’ ho come l’impressione che tu provenga da quelle parti… Ma si tratta di una guida turistica?”

”No, ma potrebbe essere una guida di vita.”

“Allora e' un libro di fiabe!”

”Perche ti viene in mente questo?”

”Cosa potrebbe essere altrimenti? Sembri una fata uscita da un mondo irreale.”

“Quello di cui ti parlo e’ un luogo straordinario. Le persone lavorano al massimo tre ore al giorno, ed il resto del tempo lo dedicano al riposo, all’arte, all'amore, ai piaceri della vera vita.”

“Affascinante!”

La sua mano nel frattempo era scivolata fra le mie cosce, e le sue dita avevano iniziato a giocherellare con il pube e le grandi labbra.

“Tutti dovrebbero andare alla ricerca di quel luogo.” Ho aggiunto io, cercando di non essere coinvolta dai suoi sapienti tocchi sempre piu' audaci.

“Perche’?” Dalla sua voce capivo che stava eccitandosi, mentre le sue dita trovavano la strada per scivolare dentro di me.

”Perche’ la vita ci abitua a non vivere. Non ce ne accorgiamo e crediamo che la vita sia la Vita, ma non e’ cosi’.”

”Non capisco.”

”Ci hanno convinti che nella vita sia necessario avere tanto denaro per essere felici.”

”Beh, il denaro e’ importante, altrimenti come faremmo a soddisfare tutte le comodita’ alle quali siamo abituati? Penso che nessuno potrebbe rinunciare facilmente a possedere l'automobile, a fare le vacanze, a soddisfare i propri desideri...”

”La vita vissuta in questo modo provoca solo ansia. Ansia di non possedere abbastanza. Ansia che porta alla depressione ed allo stress. Il denaro ci possiede, ci rapina di quanto abbiamo di piu’ prezioso: il tempo. Dovremmo riappropriarci del nostro tempo.”

”E' una utopia la tua.” Mi ha risposto carezzandomi la’ dove sentivo l’umido desiderio che, anche dentro di me, iniziava di nuovo a crescere.

“Ho bisogno di utopie. Ho bisogno di credere che possano esistere luoghi in cui sia possibile decidere del nostro destino. In cui possiamo riprenderci cio’ che ci e’ stato tolto. Ho voglia di leggere libri, di stare insieme alla gente, di guardare il mondo, e tutto cio’ che mi sta intorno, con occhi nuovi… E scrivere le sensazioni che provo. Per troppo tempo ho prestato attenzione solo alla scorza del frutto senza rendermi conto che dentro c’era anche la polpa da mordere... Tu che lavoro fai?”

“Analista finanziario.”

”E ti piace?”

”Si', credo di si’. Sono pagato bene.”

“E non sei stanco di tutto cio’?”

”Certo che sono stanco. Non vedo l'ora che giunga il fine settimana per avere un po' di tempo da dedicare a me stesso.”

”E nel week end cosa fai?”

”Quando arriva la domenica..."

A quel punto si e’ interrotto. Non sapeva piu' cosa rispondermi. Ha tolto le dita da dove le aveva sapientemente introdotte. Erano bagnate di me, ed ha iniziato a giocherellare con uno dei miei capezzoli.

"Se devo essere sincero nei week end non so mai cosa fare. La maggior parte delle volte mi annoio. Strano, vero? Ma sono convinto che succeda a tutti…”

”E non ti sei mai chiesto come sia potuto accadere?”

“Sono troppo pigro per pormi delle domande. Forse e’ questa la ragione per cui capita che trovi rifugio in qualche bar alla ricerca di compagnia. Il sesso, ecco qual'e’ lo stimolo che mi fa andare avanti nella vita.”

”E non senti il bisogno di progettare qualcosa di nuovo? Io lo sento. Credo sia possibile guardare il mondo da una diversa prospettiva; vivere in un altro modo.”

”E’ questa la ragione per la quale sei qui con me?”

“In quel luogo straordinario, quando le persone hanno il desiderio di fare l'amore mettono un piccolo fiore azzurro sul loro petto, un fiore identico a quello che hai infilato nell’occhiello della tua giacca. L’ho notato subito quando sei entrato nel bar. Perche’ lo avevi?”

”E' stata una di quelle venditrici di fiori, una zingara. Sai, una di quelle che si piazzano fuori dai locali e non ti lasciano in pace fino a che non ne compri uno... Ha insistito cosi' tanto perche’ mettessi il fiore sulla giacca, che non ho saputo liberarmi della sua presenza fino a quando non l’ho accontentata allungandole cinque euro. Ma… che vuoi dire? Che sei venuta a letto con me perche’ hai visto il fiore azzurro che avevo sulla giacca?"

”No, per niente... “

”E allora perche’?”

”Stai zitto... Zitto adesso…” Ho abbassato la testa fra le sue cosce, riempiendomi la bocca del suo desiderio, ed abbiamo ricominciato a fare l'amore [1]. L’abbiamo fatto fino a che, sfiniti, ci siamo addormentati.

Stava albeggiando quando mi sono svegliata. Lui dormiva ancora profondamente. Me ne sono andata in fretta ed in silenzio, e l’unica cosa che ho portato con me e’ stato quel piccolo fiore azzurro, tolto dall’occhiello della sua giacca.

“In Kirghisia nessuno lavora più di tre ore al giorno e il resto del tempo lo dedichiamo alla vita. Quando un qualsiasi cittadino compie i 18 anni gli viene regalata una casa. E se qualcuno desidera fare l’amore, mette un piccolo fiore azzurro sul petto in modo che tutti lo sappiano.” (Lettere dalla Kirghisia – Silvano Agosti)

NOTE

[1] "Fare l'amore" e "fare sesso" in italiano hanno significati diversi, talvolta in contrasto fra loro, e nessuno dei due rispecchia esattamente la situazione descritta. Il termine piu' appropriato sarebbe, piuttosto, quello russo: Любить (Liubith).


16 commenti :

Duval ha detto...

OK

gullich ha detto...

bello.............. molto bello.

tutto, forma e sostanza.

wgul

davide ha detto...

Gentile Chiara,

condivido il 100% di quanto detto dagli amici Duval e Gullich: davvero magnifico.

Tanti saluti dal tuo Davide

Matteo ha detto...

olè olè

:-)

Kamavirya ha detto...

..."Fare l'amore" e "fare sesso" in italiano hanno significati diversi, talvolta in contrasto fra loro, e nessuno dei due rispecchia esattamente la situazione descritta...

Solo in italiano? ;-)

KAM

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Solo in italiano? ;-)

Non solo in italiano. Ma il racconto e' scritto in italiano, e piu' volte (mentre lo scrivevo) mi sono trovata a non sapere se scrivere "fare l'amore" oppure "far sesso". Ero indecisa.

Infatti la situazione descritta presuppone una condizione che in italiano non ha un termine specifico come, ad esempio, ha la lingua russa.

Non che in russo non esistano due modi di esprimere "fare l'amore" e "fare sesso", quando si tratta di amore di cuore oppure di organi sessuali, ma esiste anche questa terza condizione.

Adesso la mia domanda e': in italiano non esiste il termine perche' non si ha la CONSAPEVOLEZZA di questa terza condizione, oppure e' solo un fatto formale (come ad esempio la mancanza di un termine che esprima "fraterno" in caso di due donne)?

Se fosse vera la prima ipotesi (cioe' mancanza di consapevolezza), allora mi sarebbero chiari alcuni comportamenti italici che, molto spesso, non sono riuscita a spiegarmi.

Kamavirya ha detto...

@Chiara -> "...mi sono trovata a non sapere se scrivere "fare l'amore" oppure far sesso..."

Utilizzare un termine come amplesso avrebbe snaturato il senso del tuo racconto? Personalmente trovo che sia sufficientemente neutro per indicare tanto un rapporto amoroso quanto un rapporto meramente sessuale (come vedi anche in italiano, come in sovietico, c'è la possibilità di utilizzare il termine specifico ;-)))).

Mi sembra ci sia sufficiente spazio di manovra per consentire a chi scrive e a chi legge di fare propria la sensazione e l'emozione che questo pensiero può suscitare.

KAM

P.S.: purtroppo anche amplesso è maschile...mannaggia! ;-)))

Chiara di Notte - Klára ha detto...

P.S.: purtroppo anche amplesso è maschile...mannaggia! ;-)))

Si', ma non e' un verbo. Cio' che volevo indicare era un azione, un "fare".

Non esiste il verbo "amplessare" :-)

E poi "amplesso" non e' proprio il significato di liubith.

Kamavirya ha detto...

"...Ho abbassato la testa fra le sue cosce, riempiendomi la bocca del suo desiderio, ed abbiamo ricominciato un interminabile amplesso..."

Non suona poi così male, no???

Mmmmh...vabbè, salvata in corner.Oppure in zona Cesarini.

Opsss...lo vedi? Anche io colto dall'italico vizio di parlare di pallone... ;-)))

KAM

michail tal ha detto...

Ia Saglàs

:-)

michail tal ha detto...

Scusa la fretta, mi riferivo a:

"E poi "amplesso" non e' proprio il significato di liubith.
"

ciaoo

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Amplesso non cio' che volevo descrivere.

Amplesso, come "amore e sesso", sono complemento oggetto ma il predicato verbale resta comunque "fare" oppure "avere".
Cioe' NON esiste un verbo che indichi liubith. Se si dice (in italiano) "scopare", questo ha un significato fortemente sessuale, mentre se si dice "amoreggiare" ha un significato piu' sentimentale.

Con liubith, invece si indica una condizione mista.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

michail tal said...
Ia Saglàs


Dovresti scrivere "Ia Soglasen"

Io, invece, dovrei scrivere (qualora lo fossi), "Ia Soglasna" :-)

A-Woman A-Man ha detto...

Ecco Kiara fresca dolce mente.
Lettere dalla Kirghisia ed il pensiero considerato dai più strampalato di Agosti garbano molto anche a me.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

gatsby said...
Visto che non ti risponderà nessuno, rifacendoci a qualche puntata prima, puoi gentilmente dirmi cosa intendono i russi con LIUBITH


Meglio che posti qui la risposta dato che il post su baskettofilo potrebbe, un giorno, essere cancellato.

Cerchiamo di fare un po' di chiarezza, partendo dal greco, che io non conosco ma che cito utilizzando (come al solito) Wikipedia:

L'agape e' l'amore disinteressato, frutto della rinuncia alle equivalenze, che caratterizza il tipo puro del dono, ossia lo scambio incondizionato e disinteressato di qualcosa (donare senza ricevere niente, non perche' si decide di non ricevere, ma perche' il problema di ricevere non viene preso neanche in considerazione dal donatore).
Si distingue da l'eros che e' invece la forma di desiderio sperimentato da un essere umano nei confronti di un altro, caratterizzato da un forte coinvolgimento fisico, e spinge il soggetto che la prova a desiderare l'appagamento della sua attrazione mediante il rapporto sessuale con l'altro soggetto.

Con "liubith" (o lubith) si fondono, e lo si puo' dire sia in una condizione che nell'altra.

Spesso, quando descrivevo la condizione in cui la protagonista si concede, avevo difficolta' a scegliere "fare sesso" perche' non era vero al 100% che lei lo stava facendo solo per sesso. D'altro canto non lo faceva neanche per "amore", quindi anche "fare l'amore" non e' del tutto giusto.

Ho scelto un compromesso: la prima volta ho detto "fare sesso" e la seconda "fare l'amore.

E' solo una questione semantica, e se avessi scritto il post in russo, non avrei avuto problema alcuno in quanto avrei potuto usare "liubith" in entrambi i casi.

A-Woman A-Man ha detto...

Nel Tantra l'agape è l'amore del cuore (Anahata, non colpito).
L'eros comprende anche quello, oltre ad altre cinque parti.
In Amore e nella vita c'è cuore ma anche genitali e pelvi, ventre, plesso, gola e testa.
Le religioni del grande libro e più in genere quelle patriarcal-patrimoniali hanno introdotto la perversione che l'amore sia solo dal cuore in su (da questo punto di vista, Agape è una perversione).
Quando si fa l'Amore si usano tutte le sue sei parti. E' raro ma succede. Ma anche abbandonarsi ad un "eccesso" concentrato su poche od una sola parte, può essere un'esperienza di vetta.

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Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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