martedì 24 giugno 2008

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Il giorno prima

"Specchio, specchio delle mie brame, chi e’ la più bella del reame?”

Non era lo specchio della Regina, matrigna di Hófehérke, e neanche di Erzsébet Báthory, quello in cui la sua immagine era riflessa mentre si truccava, ma era comunque un bello specchio, di quelli usati nei camerini dei teatri, circondato di lampadine, con la luce giusta ma implacabile, tanto che se non riusciva a vedersi piu’ che perfetta, non aveva altra scelta se non rinunciare all’appuntamento.

Qualche volta, quando non si era vista abbastanza carina, era accaduto che avesse telefonato al cliente per annullare l’incontro, ma era cosa assai rara. Aveva ancora una bella pelle, compatta, senza imperfezioni, assente di rughe, finanche quelle d’espressione che, di solito, costringevano le sue colleghe piu’ giovani ad un'accurata opera di mascheramento.

“E’ solo genetica” si ripeteva sempre, pensando di chi fosse il merito di quella sua fortunata particolarita’ che le permetteva di apparire molto piu’ giovane di quanto fosse realmente.

Nagyanya, forse, aveva avuto una pelle come la sua quando era stata giovane, pero’ era invecchiata presto. Aveva sofferto, aveva fatto una vita da contadina, aveva superato gli anni duri della guerra, ed aveva allevato molti figli. Tutte cose che invece lei non aveva vissuto.

Ma forse il merito era di quel suo sangue bastardo, risultato del miscuglio di una moltitudine di razze diverse che sentiva fluire nelle vene. Spesso, giocando, cercava di individuare quei caratteri che attribuiva ad un’eredita’ genetica tramanda chissa’ da chi. Gli zigomi alti manifestavano lontane origini asiatiche. Come il “taglio” degli occhi. Il loro colore invece era decisamente nordico: troppo chiaro per essere tzigano. Certe sue origini slave erano evidenti: la costituzione longilinea, le gambe lunghe, l’altezza. Anche la tonalita’ della sua pelle, chiara, non aveva nulla di zingaro.

Di tzigano aveva altre cose. I capelli innanzi tutto; poi alcuni tratti del suo volto come le sopracciglia e la bocca. Inoltre il carattere, ma quello non poteva essere riflesso in uno specchio.

Sul carattere pero' aveva il dubbio che le provenisse dal suo ascendente latino. Alcuni aspetti di esso erano ancora indecisi, ma lei aveva risolto la questione in un modo molto semplice e pratico: era a volte tzigana, a volte italiana. Dipendeva da cosa le meritasse di piu' in quel momento.

Ed in quel momento si sentiva italiana. Avrebbe incontrato un cliente nuovo, infatti. Un italiano che risiedeva all'estero, di passaggio in citta’ per affari, che aveva fatto di tutto pur di avere un appuntamento con lei, arrivando persino a posticipare di due giorni il viaggio di ritorno, dato che lei non aveva potuto liberarsi prima di quella sera.

Una cena con dopocena che sarebbe stata consumata nel solito modo, reiterando il medesimo copione, recitando la parte di sempre. Sperava solo che lui non fosse un tipo arrogante, poiche' se per lei cio’ avrebbe comunque significato riproporre la parte di un’Irina cinica e distaccata, sentiva ormai il peso del tempo, e delle centinaia d'incontri di quel tipo che si erano succeduti in quegli anni.

“Dieci anni - aveva detto quando era arrivata in Italia - lo faro’ per dieci anni... poi chiudo”. Ma non potendo tacitare la sua maledetta coerenza, aveva aggiunto: “Anzi, lo faro’ per altri sette… tre li ho gia’ utilizzati”.

Quando lo disse era convinta. La scadenza dei sette anni le sembrava lontanissima, ma quei sette anni erano volati via silenziosi, e si rendeva conto che l’allarme che aveva fissato per quella scadenza era in procinto di mettersi a suonare. Come quando al mattino le capitava di svegliarsi un po’ prima che iniziasse a suonare la sveglia, e stava li’, nel torpore, cercando di succhiare ancora un po’ di quel bel sogno, sapendo pero’ che il riposo stava giungendo alla fine, e quel sogno non avrebbe potuto riacciuffarlo.

Ma era giunta davvero alla fine?

Se si guardava in quello specchio si vedeva piu’ carina che mai. Era nella sua forma migliore. Aveva l’eta’ giusta, esperienza, e clientela di livello. Perche’ avvertiva il bisogno di dover di rispettare quel suo proposito fatto sette anni prima? Avrebbe potuto benissimo cambiare i termini, avrebbe potuto non calcolare gli anni precedenti al suo arrivo in Italia, cosi’ avrebbe potuto sfruttare le sue doti per altri tre anni. Avrebbe guadagnato altro denaro e, soprattutto, avrebbe potuto continuare a sognare, godendo dalla consapevolezza di essere ancora bramata oltre il limite che normalmente la vita concedeva alle donne.

Ma colei che vedeva nello specchio non avrebbe mantenuto quell’aspetto in eterno. Non era un personaggio di una fiaba. Anche Hófehérke dopo un sonno di molti anni, avrebbe perso la gioventu’, le mani avebbero iniziato a mostrare i primi segni, le sarebbero apparse le prime rughe, il collo e le braccia avrebbero perso di tonicita’, le gambe avrebbero visto comparire i capillari, la cellulite, ed il suo seno avrebbe perso la freschezza di sempre.

Il principe passando per il bosco, non avrebbe incontrato una giovane fanciulla da risvegliare con un bacio, ma un’attempata signora, e forse non si sarebbe preso la briga di disturbare quel sonno, ed avrebbe proseguito il suo cammino senza fermarsi.

Ed anche se Hófehérke, durante tutti quegli anni, si fosse emancipata al punto di mostrare di se’ un’immagine di donna desiderabile al di la’ del suo aspetto, se avesse acquisito intelligenza, cultura, sagacia, fascino, erotismo, coraggio e tante altre qualita’ interiori, tutto cio’ avrebbe avuto valore per il Principe senza qualcosa di piu' fisico? Dopotutto, quando il Principe l’aveva vista, e si era innamorato di lei, Hófehérke era addormentata. Non stava mostrando di se' le sue migliori qualita’ interiori. Stava semplicemente dormendo, e se non le fosse rimasta la bellezza, la fiaba avrebbe avuto un finale diverso.

Era inutile che girasse intorno alle parole, lei sapeva benissimo il motivo per il quale quel limite di tempo doveva essere rispettato. Lei sapeva che se avesse rimandato una volta, poi avrebbe continuato a rimandare all’infinito, restando addormentata tutta la vita nella speranza dell’arrivo di un Principe che, invece, non sarebbe mai giunto.

Era questo il suo terrore? Restare sola? O forse per lei “il Principe” era solo un termine usato per indicare qualcosa di diverso da persona?

In quel momento neppure lei riusciva a comprenderlo, ma una cosa sapeva benissimo: se avesse smesso l'avrebbe fatto nel momento in cui tutti coloro che l'avevano conosciuta si sarebbero ricordati di lei, cioe' quando fosse stata nella sua migliore forma. Non avrebbe mai dato di se' un'immagine di decadenza.

Si trucco’ in modo semplice, ma privilegiando gli occhi e, come sempre, evito’ il rossetto, sostituendolo con del lucidalabbra trasparente. Quella sera scelse di raccogliere i capelli in uno chignon basso, lasciando che due ciocche ribelli le ricadessero sulle tempie. Poi mise gli orecchini ai quali era affezionata.

Scelse con cura il colore delle lenti a contatto con le quali avrebbe “mascherato” il suo sguardo. Decise per un verde quasi smeraldo, e penso’ che, per quella sera, avrebbe messo anche il “Colombiano”.

Faceva caldo. Evito’ la biancheria intima. Indosso’ un abito leggerissimo e dei sandali con tacco non troppo esagerato. Si rimiro’ ancora, questa volta davanti alla psiche in cui poteva vedersi tutta. Osservo’ che niente fosse fuori posto. Dette un’ultima sistemata ai tirabaci ed usci’.

Strano il destino, folletto impudente, dispettoso e crudele. Non si riesce a capire se sia lui a manovrarci, oppure se siamo noi che interpretiamo degli avvenimenti, del tutto casuali, come fossero parte di un piano preordinato e stabilito altrove. Quella sera lei non sapeva che sarebbe andata incontro al suo ultimo appuntamento, ed anche il mondo, ignaro, in quella sua ultima notte avrebbe sognato la pace, prima del brusco risveglio.

14 commenti :

Kameo ha detto...

Pubblicato da Chiara di Notte : "Strano il destino, folletto impudente, dispettoso e crudele. Non si riesce a capire se sia lui a manovrarci, oppure se siamo noi che interpretiamo degli avvenimenti, del tutto casuali, come fossero parte di un piano preordinato e stabilito altrove."

Anche tu a volte hai questa sensazione?
Mi consola sapere di non essere l'unica.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Dalla prima volta che hai commentato questo blog ho percepito in te una profonda sintonia con cio' che sensibilizza anche me. E' normale che alcune sensazioni siano simili. :-)

gatsby ha detto...

"Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso.
Per evitarlo cambi l'andatura.
e il vento cambia andatura, per seguirti meglio.
Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo.
Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra col Dio della morte prima dell'alba.
Perchè quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendentemente da te.
E' qualcosa che hai dentro.
Quel vento sei tu.
Perciò l'unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non fare entrare la sabbia.
Attraversarlo, un passo dopo l'altro.
Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo".
Visto che si cita il Destino mi sembra bello citare i versi di Murakami in "Kafka sulla spiaggia".
Uno dei migliori libri dell'anno, a mio avviso.

Chissà se mi assumerebbero alle Messaggerie Musicali :-))

Per un po' me ne vado, Chiara.
Il 26, grazie anche a un tuo consiglio, avrò l'occasione di appagare una curiosità a Milano.
L'unica certezza è che questa curiosità non si chiama Jane :-))

davide ha detto...

Gentile Chiara,

questa è la vera ed unica Chiara e non certo quella di "Asparagi alla hacker".

Quando leggo i racconti come questo provo sempre un brivido e ti confesso che dalla malinconia (non so come ma le tue poesie mi infondono quasi sempre una piacevole malinconia) non riesco a trattenere qualche lacrima.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

questa è la vera ed unica Chiara e non certo quella di "Asparagi alla hacker".

Entrambe sono "la vera Chiara". L'una non potrebbe mai esistere in assenza dell'altra, perche' sono unite a filo doppio in una sola anima.

E non ci sono solo "due Chiare", ma ce n'e' possono essere infinite, addirittura una per ogni persona che interagisce con me.

Tu non potrai mai "vedermi" come mi "vede" (ad esempio) Kameo, oppure Gullich, oppure Illustre...
Ed e' normale che sia cosi', perche' un blog e' come un libro, dove i personaggi, chi legge, se li raffigura secondo dei meccanismi tutti suoi, che non dipendono dall'autore del libro e che saranno mai di altri.

Tu mi vedi "poetica", altri mi vedono rompipalle, altri ancora un ragioniere. Chissa' come mi vedranno coloro che ancora non mi conoscono e che forse un domani m'incontreranno.
Cio' nonostate IO resto IO, e sono unica.
Non gioco con le marionette, non faccio teatrino come fa il 90% della gente (mediocre) che frequenta il web e che ha minimo 2-3 nick.
Chiunque io sia, qualunque aspetto abbia, ovunque io viva, una cosa e' CERTA: ho solo questo nick e dietro di esso c'e' una sola persona. Donna, aggiungo io.

Di questo ne vado fiera. So che cio' che sto facendo e' un modo nuovo di "fare virtuale".
Non credo alla reincarnazione, non credo che si possa morire e trasferire la nostra anima in un altro corpo, ed allo stesso modo non credo che possa esistere la reincarnazione virtuale in altri nick.
Credo pero' in un altro tipo d'immortalita', che e' quella del ricordo che lasciamo di noi. Ed io voglio essere ricordata, perche' l'oblio e' l'unica cosa che mi terrorizza.

Quando faccio una cosa, cerco di farla nel miglior modo possibile.
Narcisismo o vanita' che sia, cio' non mi crea alcun problema.

Flyingboy ha detto...

Angyal

"Chi ama non una falsa immagine, un carattere irreale in noi, ma riesce a guardare attraverso tutte le nostre imperfezioni, ama in noi la divina natura dei nostri ideali - non l’umo/donna che noi siamo, ma l'angelo che posiamo essere."

Alfred, Lord Tennyson (tradotto da Flyingboy74)

davide ha detto...

Gentile Chiara,

""Credo pero' in un altro tipo d'immortalita', che e' quella del ricordo che lasciamo di noi. Ed io voglio essere ricordata, perche' l'oblio e' l'unica cosa che mi terrorizza.""

Chi dice che non gli interessa essere ricordato in genere mente: un po' come il buon cattolico che dice di non essere invidioso.

Non so se è importante essere ricordati, ma leggendo i tuoi scritti noto che tu sei una/o dei pochissimi/e che può dire di aver vissuto veramente. Se faccio il confronto fra la tua vita la mia vita, non posso non constatare quanto sia stata banale (e lo sia tuttora) la mia. Non che mi manchi niente, perchè ho la possibilità di farmi sbranare da leonesse di qualità (anche se non proprio del tuo livello), ma notò che non ho mai fatto niente di originale come te.

Forse leggendoti riuscirò ad acquisire la tua forza e il tuo coraggio.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

ma notò che non ho mai fatto niente di originale come te.


E cosa avrei fatto di tanto originale?
La modella? La prostituta? La blogger?
Non mi pare siano cose tanto originali.

E poi attento a non essere ingannato: potrei millantare conoscenze che non ho, esperienze mai vissute. Storie immaginarie che, senza google, potrebbero addirittura dissolversi insieme alla sottoscritta... PUFF!!!

Lo dice anche Duval. :-)

davide ha detto...

Gentile Chiara,

""E cosa avrei fatto di tanto originale?
La modella? La prostituta? La blogger?
Non mi pare siano cose tanto originali.""

Non è tanto cosa che si fa, ma il modo come si fa che rende una cosa originale. In ogni cosa che hai fatto tu hai messo un qualche cosa in più che ti ha resa originale.


""E poi attento a non essere ingannato: potrei millantare conoscenze che non ho, esperienze mai vissute. Storie immaginarie che, senza google, potrebbero addirittura dissolversi insieme alla sottoscritta... PUFF!!!""

In questo caso dovresti essere un vero genio, perchè solo una mente eccezionale potrebbe "millantare" per così lungo tempo senza mai cadere nella più piccola contraddizione.

Io conosco molta gente che millanta e ti assicuro che dopo la terza volta che gli sento parlare mi rendo benissimo conto se millantano o no.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

In questo caso dovresti essere un vero genio

"Un genio" che millanta di essere "un genio"... non ti pare bizzarro?

Eppoi, se "un genio" e' una donna, si dice sempre "un genio"?

davide ha detto...

Gentile Chiara,

"Eppoi, se "un genio" e' una donna, si dice sempre "un genio"?"

Francamente non lo so. Domani chiedo lumi al mio amico poliglotta, che in fatto di problemi linguistici sa tutto.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Domani chiedo lumi al mio amico poliglotta, che in fatto di problemi linguistici sa tutto.

Temo di conoscere gia' la risposta :-(

Duval ha detto...

"In quel momento neppure lei riusciva a comprenderlo, ma una cosa sapeva benissimo: se avesse smesso l'avrebbe fatto nel momento in cui tutti coloro che l'avevano conosciuta si sarebbero ricordati di lei, cioe' quando fosse stata nella sua migliore forma. Non avrebbe mai dato di se' un'immagine di decadenza."

Chiara-di-Notte, il Discorso dello Specchio, III, 24

Qui tutti citano ed allora cito anch'io.

Perchè ho citato? Ah, si, per notare quanto sia decadente una femmina che non vuol decadere.

Deve essere orribile scoprire con angoscia il pelo sulla chiappa, vicino al perineo [Il perineo o zona perineale è uno spazio anatomico, che osservato in un corpo posto in posizione dorso-sacrale, detta anche posizione ginecologica (sdraiato sul dorso con le cosce e le gambe flesse ed allargate), risulta delimitato in alto dalla sinfisi pubica, in basso dal coccige e lateralmente dalla parte interna delle cosce. Una linea ideale tracciata da una tuberosità ischiatica all'altra la divide in una zona superiore urogenitale, che nella donna contiene la vagina e nell'uomo lo scroto, ed in una zona inferiore anale. Ha una forma di losanga e comprende la fossa ischio-anale ed il diaframma pelvico. È costituita da un piano muscolo aponevrotico e da quello cutaneo ed è riccamente fornito di peli e ghiandole sebacee] o il punto nero all'estremità posteriore dell'ascella.

Deve essere terribile lottare ogni secondo della propria vita per essere sempre nella forma migliore ... per sé? per il compagno? per il figlio? noo! per un puttaniere che viene a scopare.

Se fossi Duval, come sono e fui, guarderei con gran sospetto la mancanza di qualche sublime ruga d'espressione.

Lasciati andare Chiara, togli le lenti colorate, lascia le rughe al loro destino, lascia le tette alla loro gravità, vieni all'osteria, mangia lo gnocco e bevi il lambrusco, e canta con noi:

viva la figa,
il cielo sereno,
il buco del culo
e l'arcobaleno.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Lasciati andare Chiara, togli le lenti colorate, lascia le rughe al loro destino, lascia le tette alla loro gravità, vieni all'osteria, mangia lo gnocco e bevi il lambrusco, e canta con noi

Duval... tutto cio' avveniva in un altro tempo. Ne sono passati di anni. Ho mangiato, bevuto e cantato... senza lenti, ed ancora di rughe... nisba! :-)
E' genetica.

Inoltre, per i peli, ho contribuito con un piccolo accorgimento estetico definitivo, ed a me peli dove non li desidero, non crescono piu'. :D

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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