lunedì 9 giugno 2008

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Due fave con un piccione

Non scrivo quasi mai post di politica, in quanto noiosi ed inconcludenti, pero' a volte la politica puo' servire da spunto per altri argomenti.
Per esempio, sto notando come, nell'italico Paese, i problemi che esistevano prima delle elezioni sembrano essere stati accantonati.

Compagnia aerea di bandiera in fallimento e nessun compratore, rifiuti in Campania che si accumulano e nessuna discarica, costo dell'energia sempre piu' alto e nessuna alternativa, potere d'acquisto e salari fra i piu' bassi in Europa, debito pubblico e pezzenti fra i piu' alti in Europa, perdita di competivita' delle imprese, precarizzazione progressiva dei posti di lavoro, crescita demografica negativa, infrastrutture inesistenti, mafia, ndrangheta, criminalita' di ogni genere e tutto cio' di cui i politici blateravano prima delle elezioni per riempire le orecchie degli elettori, paiono non rappresentare piu' i problemi prioritari.

Adesso i problemi sui quali il governo si affanna ad intervenire sono essenzialmente due: gli zingari e le puttane.

Allora mi chiedo: una puttana zingara cosa rappresenta in questo momento?

L'apoteosi dei guai italici? Deve attendersi i corpi speciali, le teste di cuoio, la SWAT che vadano a prelevarla in casa?

Ecco, come al solito sono riuscita, anche stavolta, a prendere due fave con un piccione.

10 commenti :

davide ha detto...

Gentile Chiara,

""Compagnia aerea di bandiera in fallimento e nessun compratore, rifiuti in Campania che si accumulano e nessuna discarica, costo dell'energia sempre piu' alto e nessuna alternativa, potere d'acquisto e salari fra i piu' bassi in Europa, debito pubblico e pezzenti fra i piu' alti in Europa, perdita di competivita' delle imprese, precarizzazione progressiva dei posti di lavoro, crescita demografica negativa, infrastrutture inesistenti, mafia, ndrangheta, criminalita' di ogni genere e tutto cio' di cui i politici blateravano prima delle elezioni per riempire le orecchie degli elettori, paiono non rappresentare piu' i problemi prioritari.""

A parte la questione Alitalia il resto che dici non corrisponde al vero.

In Campania il governo ha individuato le discariche e attivato le procedure per aprirle. Per quanto riguarda i problemi energetici ha selto la strada giusta: il ritorno al nucleare.

Naturalmente per risolvere certi problemi ci vogliono anni e il governo è in carica da due mesi.

Per quanto riguarda la prostituzione vedo segnali contradditori da parte del governo.

Comunque neanche la sinistra mi sembra che abbia mai fatto qualcosa di giusto riguardo alla prostituzione.


Tanti saluti dal tuo Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Davide la domanda era un'altra e cioe' se una puttana zingara debba attendersi una doppia pena :-)

Che so, in un mondo in cui le intercettazioni ai truffatori dello Stato verranno impedite per legge, chi ha la doppia sfortuna di essere un' "allegra tzigana", magari si becca due ergastoli... tanto per bilanciare :-)

davide ha detto...

Gentile Chiara,

""Davide la domanda era un'altra e cioe' se una puttana zingara debba attendersi una doppia pena :-)""

Ti faccio notare che il governo non ha fatto niente contro gli zingari. E' ben vero che ci sono degli imbeccilli che occupano i cantieri dove si costruiscono i campi nomadi. Però fenomeni di intolleranza esistevano anche prima che ci fosse questo governo: purtroppo la madre degli imbeccilli è sempre incinta.

Più complesso è il problema di rendere l'immigrazione clandestina un reato. Però ti faccio notare che Berlusconi si è detto personalmente contrario ad un simile provvedimento.


Tanti saluti dal tuo Davide

Rez ha detto...

Ciao Chiara,

personalmente credo che tutto questo agitarsi sul tema della sicurezza sia solo un modo per distrarre da azioni più preoccupanti da parte di questo governo.

Credo che il problema vero non sia avere leggi *speciali ad hoc* per questo o quello.
Basterebbe applicare le leggi che ci sono, in tempi inferiori ad una generazione e con la certezza che chi è condannato sconti la pena.
Cosa che nel Bel Paese difficilmente accadrà. Sia per gli stranieri che delinquono che per gli italiani, delinquenti a *casa loro*.

La campagna per la *pubblica morale* poi mi fa morire dal ridere.
Una cosa che suona vecchia e fascista come: "... togliere le prostitute dalla strada (che stanno male a vedersi) e riaprire le case chiuse (che si aumenta sicuramente il PIL)...

Come al solito c'è chi guarda o vuol far guardare, il dito, mentre la bellezza della luna piena illumina tutto il cielo.

Ho una domanda per te Chiara.

Non conosco molto la storia delle etnie nomadi, oltre a quanto ho letto nei tuoi post.

Mi pare di capire che il nomadismo ormai sia più un etichetta che un modus vivendi per molti di questi popoli.
E che la situazione sia così da parecchio tempo.
Probabilmente tre o quattro generazioni.

Dimmi se sbaglio ok?

La domanda è la seguente: se un certo tipo di cultura ha la sua origine in un modo di vita che non è più attuato, ha ancora senso parlare di cultura *originale*?

Voglio dire, se per affrontare certi problemi, alcune città (tipo Venezia) cercano di dare delle abitazioni fisse a una certa comunità, questo non significa che tale comunità è già comunque sradicata dal suo contesto culturale originale?

Vorrei comprendere meglio quanti elementi di cultura siano ancora esistenti e da preservare, in rapporto, forse, a uno stile di vita che pecca di *integrazione* con il resto del sociale.

Detta così la cosa sembra abbastanza violenta e cruda.

In realtà è l'esistenza spesso ad essere cruda e violenta.

La mia famiglia per parte di padre proveniva dalla zona dell'Istria.

Alla fine della guerra con la scelta fra rimanere in un paese comunista o diventare esuli, molti decisero per l'Italia.

Ti assicuro che il senso di *strappo*, la mancanza di *integrazione* e quanto altro li ho vissuti pure io che sono nato e vissuto fino ad ora in un contesto differente.

Praticamente la famiglia da parte di mio padre non esiste più, distrutta o, per meglio dire, *divorata* dal ricordo di un modo di vivere, di usi, costumi e cibi abbandonati per forza di cose, in fretta e furia.

Per questo istintivamente cerco di capire come vanno realmente certe cose.

Scusa se mi sono dilungato troppo.

Buona vita

michail tal ha detto...

Ciao Chiara


"Allora mi chiedo: una puttana zingara cosa rappresenta in questo momento?
"

Mah, io la mano da te me la farei leggere volentieri...!:-)
chissà, magari la lettura darebbe uno scossone al mio usuale scetticismo!

Non è proprio in tema con il tuo intervento ma questo articolo dello scrittore De Carlo (due di due) mi è piaciuto molto, e credo potrebbe piacere anche a te, cosi' mi permetto di copiartelo qui dal Sole24 ore di Domenica, inserto cultura.

(http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2008/06/campioni-immondizia_2.shtml)

Eccolo:

Qualche settimana fa stavo attraversando una strada a Milano, teso come in un percorso di guerra per fronteggiare accelerate potenzialmente mortali di automobilisti o motociclisti insofferenti delle regole della circolazione. Al volante di una delle macchine ferme nel traffico ho visto una giovane signora soffiarsi il naso, abbassare il finestrino e, con la più grande naturalezza, buttare fuori il fazzoletto di carta e la scatola ormai vuota che l'aveva contenuto. I nostri sguardi si sono incrociati: ho mimato un applauso sarcastico. La guidatrice – vestita, pettinata e truccata con estrema cura, seduta nella sua vettura ben lucida – ha allargato le braccia, come a esprimere rammarico per un evento indipendente dalla sua volontà. Subito dopo il suo imbarazzo si è trasformato in risentimento, il gesto a due mani in un gesto a una mano sola. Le sue labbra dietro il parabrezza si sono mosse rabbiose, a pronunciare parole che potevo facilmente immaginare.

Curiamo noi stessi ma non la città in cui viviamo
Mentre continuavo il mio percorso, ripensavo al contrasto tra la cura che la guidatrice riserva al proprio aspetto personale e la trascuratezza con cui tratta la città in cui vive. Il suo comportamento discende probabilmente dall'idea che il mondo appena fuori dalla porta di casa, o dall'abitacolo della propria automobile, sia terra di nessuno. È una concezione diffusa, da noi: basta osservare un qualunque prato o spiaggia alla fine di una giornata di festa, quando le famigliole si ritirano lasciandosi dietro fogli di giornale, sacchetti di plastica, bottiglie, tappi, mozziconi di sigaretta. Nei luoghi costruiti, come in quelli naturali, ci si libera dei rifiuti come di pensieri ingombranti e fastidiosi. Lo fanno i singoli cittadini, lo fanno le imprese private e pubbliche che riversano nel territorio migliaia di tonnellate di spazzatura e scorie inquinanti. Messe di fronte alle conseguenze dei loro atti, reagiscono come la guidatrice del mio incontro, allargando le braccia, come se la responsabilità fosse da attribuirsi a forze esterne e superiori alle loro.
Si potrebbe parlare di mancanza di coscienza ambientale o civica, ma in fondo si tratta di espressioni di una maleducazione diffusa, i cui effetti, sgradevoli su scala personale, si traducono su scala più vasta in sfacelo e barbarie. È difficile stabilire una graduatoria delle forme di maleducazione in ordine di gravità, perché i comportamenti umani sono legati uno all'altro in modo inscindibile e un'espressione apparentemente innocua può rivelarsi più pericolosa di come sembra. Per esempio, è frequente vedere persone che, malgrado abbiano investito una grande quantità di tempo e attenzione nel proprio aspetto, mangiano in modo indecente: stravaccate su un gomito, a testa bassa, sollevando la forchetta con uno sciatto e incurante movimento del polso. Può sembrare una forma minore di maleducazione, fastidiosa per ragioni puramente estetiche. Ma se pensiamo che da sempre il comportamento a tavola rivela non solo il livello di educazione di chi mangia, ma addirittura le sue caratteristiche morali, capiamo che è un sintomo da non sottovalutare.

È un problema di codici
Nella prima metà del secolo scorso una cornice sociale insopportabilmente vecchia e oppressiva è stata rotta per far posto alla libera espressione, e quello che è rimasto sono solo macerie. La libera espressione, invece di tendere verso l'alto – verso la meravigliosa armonia naturale – ha puntato rapidamente verso il basso: verso il gesto triviale, la mancanza di rispetto, il gergo postribolare, l'immagine truculenta, l'aggressione verbale e fisica. Alla distanza formale e alla pantomima sociale si sono sostituiti la vicinanza appiccicosa e molesta, l'avidità e l'arroganza ostentate, la mancanza di pudore, l'assenza di misura. I genitori che non correggono i modi dei propri figli a tavola arrivano, per cedimenti morali progressivi, a giustificarli anche quando si mettono a tirare sassi da un cavalcavia o – per citare episodi di cronaca italiana più recenti – a bruciare i capelli di un compagno di scuola, a travolgere persone sulle strisce pedonali e darsi alla fuga, a stuprare una compagna di scuola per poi strangolarla e buttarla in un pozzo. Interrogati da telecamere acritiche e conniventi, padri e madri dicono «In fondo sono ragazzi», e guardano nell'obbiettivo.
Il fatto è che la famiglia italiana produce sempre più spesso persone con la tendenza a occuparsi esclusivamente di sé stesse e delle proprie ragioni, convinte di essere al centro dell'universo, senza alcuna curiosità né attenzione per gli altri, incapaci di ascoltare. È forse la forma ultima di maleducazione, e si accompagna all'idea che non ci sia nessun bisogno di imparare, migliorarsi, avere delle aspirazioni, coltivare delle capacità. Nella propria casa, anche il peggior somaro può sentirsi il protagonista del suo personale spettacolo per il solo fatto di esistere, con i genitori a fare da claque e da pubblico a servizio permanente, passivo e succube come un vero pubblico televisivo.

La televisione che fotografa la realtà
Alla fine è qui che si arriva, parlando di maleducazione: alla televisione, l'unico vero diffusore di cultura che è rimasto in questo Paese. Nella sua apparente neutralità, di strumento che si limita a riprodurre il mondo come è, esercita un potere di influenzare e determinare comportamenti infinitamente maggiore di quello della scuola o della famiglia. Dietro la televisione c'è la forza implacabile di un mercato che ha bisogno di milioni di consumatori condizionati all'emulazione, privi di spirito critico e di criteri autonomi di scelta, incapaci di riconoscere per conto proprio la qualità e perfino di distinguere il giusto dallo sbagliato. Vale a dire, maleducati. Quanto agli altri educatori, alcuni hanno abdicato al loro ruolo per viltà o per pigrizia, altri assistono impotenti, altri ancora nel tentativo di lottare contro un deterioramento generalizzato finiscono per ritrovarsi fuori dal tempo. Così la televisione continua, incontrastata, nella sua opera di diffusione di informazioni frammentarie, manipolate o sbagliate, mode deteriori, ambiguità, equivoci. Assolve per astensione di giudizio, dà voce alle ragioni dei colpevoli di ogni delitto, chiede ossessivamente ai parenti delle vittime di perdonare i loro carnefici. Senza mai assumersene la responsabilità, detta il lessico, i comportamenti, i modi di vestirsi, di sistemarsi i capelli, di stabilire relazioni di amicizia o d'amore. Da tempo i riferimenti di una giovane persona "media" non sono più i divi cinematografici, e nemmeno quelli, più ordinari e accessibili, televisivi. Sono le persone normali che la televisione usa nei suoi "reality show", e che ne escono trionfanti per il solo fatto di essere rimaste abbastanza a lungo sotto l'occhio elettronico che le trasporta in ogni casa. La loro consacrazione prescinde totalmente dai loro difetti caratteriali, dalle loro carenze morali, dai loro limiti culturali, dalla loro incapacità di esprimersi e anche di pensare in modo articolato. Perché in fondo la maleducazione svolge, con efficacia e rapidità superiori, il ruolo che in un mondo civile spetta all'educazione: offre dei modelli, pronti per essere adottati.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Grazie dellla segnalazione Michail. Ho apprezzato molto la lettura di quell'articolo e lo condivido.

Fortunatamente (o sfortunatamente) io sono cresciuta seguendo la "maleducazione" tipica dei barbari, degli zingari, dei paria. Quella di coloro che devono, spesso, adattarsi per sopravvivere, ma che hanno una cosa che non verra' mai loro tolta, perche' nessuno potra' mai avere tanto denaro per pagarla: la dignita'. :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

La domanda è la seguente: se un certo tipo di cultura ha la sua origine in un modo di vita che non è più attuato, ha ancora senso parlare di cultura *originale*?


L'identita' culturale ed etnica e', per chi come me ha il sangue che pare un frullato misto, un modo per sentirsi parte di qualcosa. Poco importa se le abitudini sono cambiate (sono cambiate anche nell'italico popolo da 100 anni a questa parte), l'importante e' che non si siano persi di vista i valori, quelli che avevano anche i nostri nonni, ed i loro nonni... ed i nonni dei loro nonni.

Intendo dire che e' su questo elemento fondamentale che si basa il senso di appartenenza ad un popolo.

Molti/e, quando avevano modo di relazionare con me, restavano stupefatti/e (mi dicevano) dall'entusiasmo con il quale parlavo del mio popolo. Non capivano il perche' di tale attaccamento, e addirittura la parola "popolo" era per loro inusuale.

Ebbene, forse chi non ha girovagato tutta la sua vita non puo' capire cosa significhi giungere in un luogo abitato da gente diversa, che ha altri stili di vita, altri valori, altre tradizioni e trovarvi un fratello o una sorella. Li' si capisce di avere un legame con qualcosa.

C'e' chi questo legame ce l'ha con la sua terra, con la sua citta', con la sua casa, e chi, non avendo una terra, una citta' o una casa, e vivendo da sempre ad un crocevia in cui i confini sono solo linee immaginarie tracciate da chi non HA la prprieta' del pianeta, il legame ce l'ha con la sua gente.

A-Woman A-Man ha detto...

Come scritto di recente a casa nostra e non solo, questo cattogovernicchio sta dimostrandosi per quello che è, la rappresentazione diretta dell'itaglietta peggiore.

Leggi criminali e criminogene come quella contro le intercettazioni e accanimento contro puttane, quelli che si fanno una canna.
Lasciano in parlamento ed alla dirigenza di aziende ed enti i peggior filibustieri, danno la caccia ai ladri di polli.

Repubblica della banane.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Lasciano in parlamento ed alla dirigenza di aziende ed enti i peggior filibustieri, danno la caccia ai ladri di polli.


Per forza... loro mica mangiano il pollo. Quella e' roba da sfigati. Loro mangiano ostriche, caviale e tartufo. :-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

A parte la questione Alitalia il resto che dici non corrisponde al vero.

In Campania il governo ha individuato le discariche e attivato le procedure per aprirle. Per quanto riguarda i problemi energetici ha selto la strada giusta: il ritorno al nucleare.


Capitandomi di rileggere oggi, a distanza di oltre 3 anni, certi tipi di commenti mi viene da ridere. :-)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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