martedì 27 maggio 2008

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• Quel giorno...
• Il Guinzaglio
• L'incidente
• Il canto delle Sirene
• Pomeriggio ungherese
• Storia di Ileana
• Lo Psicanalista
• Storia di Vlada

Fogli sparsi dappertutto. Devo decidermi a dar loro un po’ d’ordine. Sono sempre la solita, riesco a mettere in cantiere piu’ cose in contemporanea, e a non terminarne neppure una. Fortunatamente, questo tipo d'atteggiamento, ce l’ho solo nei confronti di quello che scrivo, e non ha riscontro negli altri aspetti che riguardano la mia vita. Soprattutto in quella sentimentale. Vi immaginate cosa accadrebbe se facessi altrettanto con i partner? No, no, non fa parte del mio carattere avere piu’ “storie” contemporaneamente. Troppo faticoso, troppo stressante. Troppo deprimente. Si’ perche’ avere piu’ partner che sono ignari l’uno dell’altro non rende felici, anzi crea problematiche che si acutizzano sempre di piu, e che a lungo andare diventano irrisolvibili.

Una volta mi e’ capitato (l’unica ed ultima volta), e sono andata quasi in depressione… ma si puo’?
Non sapevo piu’ come muovermi. Dovevo mentire all’uno e all’altro, trovare scuse, correre di qua e di la’ come una matta. Alla fine non riuscivo piu’ a godermi ne’ un rapporto nell’altro, per cui presi una decisione risolutiva: la migliore per me. Chiusi entrambe le storie, e proseguii il mio viaggio libera da patemi e da condizionamenti.

Da quella volta non ho mai piu’ intrapreso relazioni ambigue. Almeno non relazioni in cui i partner fossero ignari della presenza di altre possibili storie, ed in cui ci fosse la necessita’ di creare un mondo di menzogne.
Infatti, nel caso di un accordo preciso e di una vera complicita’ che contempla la massima chiarezza e sincerita’, una relazione doppia (magari con due partner di sesso opposto) e’ possibile ed assai stimolante, non credete?

Comunque... uffi, sto andando fuori tema… di cosa parlavamo? Ah si’, dei tanti raccontini che ho iniziato a scrivere, e che sono li’ in attesa di essere completati. Magari potrei chiedere un consiglio a voi su quali possano essere quelli che meritano di essere portati avanti prima degli altri. Ecco si’, questa mi pare un’ottima idea.

Allora… ce n’e’ uno intitolato “Quel giorno…” che racconta, in modo assai discreto, i motivi e gli accadimenti che hanno portato, una certa escort, a prendere la decisione di ritirarsi. Ovviamente, per non ledere la privacy di questa persona, dovrei andarci cauta. Beh… vedremo.

Poi ci sarebbe “Il guinzaglio”, che sarebbe il secondo episodio con protagonista Ficus Beniamina, ed ambientato nella famosa stanza 311. Insomma, qualcosa di estremamente sado maso, duro, spregiudicato… quasi horror. Una specie di quanto gia’ avvenuto nell’episodio “La pioggia dorata” :-)

“L’incidente”, invece, e’ un racconto molto triste in cui si narra di una donna molto bella, colta e ricca che vede gli altri come inferiori, e si bea della sua condizione privilegiata. Avendo la possibilita’ di poter scegliere qualsiasi partner, tratta coloro che vengono attratti da lei come oggetti, il cui vero fine e’ solo l’esaltazione del suo narcisismo. Ovviamente accade qualcosa che muta totalmente la sua realtà…

A proposito de “Il canto delle sirene” posso dire che vede protagoniste me ed Olga, durante una vacanza fatta insieme, ed ambientato nel territorio di caccia preferito dalle leonesse: Montecarlo. :-)

In “Pomeriggio ungherese” scrivo di Tündér alla sua prima esperienza sentimentale. Un pizzico di romanticismo e, forse, un po’ di sesso, innocente, ma che non guasta mai.

A proposito di “Storia di Ileana” cosa potrei dire? E’ un racconto che ho preso piu’ volte in mano, e che porto avanti lentamente perche’ la sua evoluzione dipende molto dal mio umore, e da cio’ che mi accade “intorno”. Ci sono momenti in cui sono di buon umore, ed allora non sento il bisogno di scriverlo, ed altri momenti in cui sento la voglia di concluderlo e pubblicarlo. In poche parole racconta di una ragazza che incontra un balordo che la costringe a battere e la picchia, mentre lui, con i soldi di lei, passa tutto il giorno a bere, drogarsi e divertirsi con gli amici e le altre ragazze. Una storia abbastanza banale. Come ho detto dipende molto dal mio umore, e spero non sarete costretti a leggerla. Secondo me e’ una palla. :-)

Con “Lo psicanalista” ho intenzione di raccontare la mia pessima esperienza con un terapeuta che, a mio avviso, dovrebbe essere radiato dall’albo. Alcune cose sono gia’ filtrate attraverso altri miei scritti, quindi non credo che questo racconto, se verra’ pubblicato, offrira’ grandi sorprese.

Ed infine c’e’ “Storia di Vlada – V parte”. Voi sapete come sia restia a proseguire questa (chiamiamola) saga. Le implicazioni emotive sono forti, soprattutto per il grande legame affettivo che legava Irina e Vlada. Due personaggi a me cari.
In questo quinto racconto, sempre ambientato nella Mosca in un periodo antecedente al crollo del Muro, si parla di come Vlada sia arrivata a fare la devochka, e dei suoi rapporti con Medved, l’uomo che l’ha aiutata in quel momento assai difficile della sua vita, e che ha saputo ridarle una speranza.

Come potete vedere la “carne messa al fuoco” e’ molta. Speriamo non si bruci tutta.

11 commenti :

Dolce-Alexia ha detto...

Potrei chiederti al posto mio di scrivere la mia storia, perchè non ho voglia di sfogliare le foglie del passato. Mi farebbe venire mal di testa :-))

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Dolce-Alexia said...
Potrei chiederti al posto mio di scrivere la mia storia, perchè non ho voglia di sfogliare le foglie del passato. Mi farebbe venire mal di testa :-))


Il futuro non esiste, ed il presente, nel momento in cui lo si percepisce, e' gia' passato.
Questo vale per i popoli, come per le singole persone.
Dolce-Sorella, noi siamo il nostro passato. Senza di esso non esistiamo. E' l'unica cosa veramente nostra e nessuno ce la potra' mai togliere.
I ricordi sono la vera eredita' che possiamo lasciare a chi ci segue. Abbine cura.

(cavolo, che pallosa che divento quando sono filosofica :-)

davide ha detto...

Gentile Chiara,

poichè sono un po' capriccioso mi verrebbe da rispondere che voglio subito tutti i racconti.

Però capisco che questo non è possibile e allora mi piacerebbe che cominciassi a scrivere la storia: "Quel giorno…”.

Mi sembra di capire che si riferisca alla tua decisione di cambiare lavoro in seguito agli avvenimenti dell'11 settembre.

In questi giorni ho molto riflettuto sulla tua decisione connessa all'11 settembre, senza trovare una spiegazione.

Se ciò fosse dovuto al fatto che nel crollo delle torri gemelle è morta una persona a te cara, mi piacerebbe sapere cosa ti ha indotto a cambiare stile di vita.

Tanti saluti dal tuo Davide

Alex ha detto...

Credo tu non abbia bisogno di consigli per scrivere e sembrano tutte interessanti.......

gatsby ha detto...

Ciao Chiara
I miei gusti personali vanno per l' "Incidente" e Pomeriggio ungherese".
Abbracciano entrambi tematiche a me care.

michail tal ha detto...

Buongiorno

"Potrei chiederti al posto mio di scrivere la mia storia"

Questa mi interesserebbe sicuramente...


"Il futuro non esiste, ed il presente, nel momento in cui lo si percepisce, e' gia' passato.
Questo vale per i popoli, come per le singole persone.
Dolce-Sorella, noi siamo il nostro passato. Senza di esso non esistiamo. E' l'unica cosa veramente nostra e nessuno ce la potra' mai togliere.
I ricordi sono la vera eredita' che possiamo lasciare a chi ci segue. Abbine cura.
"

Sono daccordo con te.
Anche se, come ti dissi tempo fa, non devono nemmeno diventare un macigno troppo condizionante.
Secondo i buddisti l'eccessivo attaccamento al passato come anche le grandi speranze o timori del futuro ci impediscono di trovare la serenità.
Credo ci sia un fondo di verità.
In merito forse ci potrebbe dire qualcosa awomanaman.

Comunque anch'io sono un geloso custode dei miei ricordi, e il fatto di averli condivisi con alcune persone le rende uniche ai miei occhi.

Voto:

1) Quel giorno...
2) Storia di Vlada
3) Lo Psicanalista

ciao

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Secondo i buddisti l'eccessivo attaccamento al passato come anche le grandi speranze o timori del futuro ci impediscono di trovare la serenità

Che importanza puo' avere, un precetto buddista, per chi buddista non e'? :-)
Non credo nelle religione, tantomeno credo nella reincarnazione ne' in nuove vite dopo la morte. Nonostante cio' riesco ugualmente a vivere serena. So che la vita mi e' stata regalata... c'era una possibilita' su miliardi che uscisse proprio la mia "combinazione" eppure e' uscita. Non e' fantastico?
Poteva non uscire sai? Niente e' dovuto.
Il problema e' che l'essere umano si attacca alla vita come se questa fosse sua da sempre e per sempre. La ipoteca anche per il futuro, per quando non ci sara' piu'... finanche per quando tutta l'umanita' sara' estinta come i dinosauri. Non vuol rinunciare alla sua "roba" e fa costruire intorno a se' mausolei e piramidi sperando nella resurrezione. :-)
Oddio, potrebbe anche essere vera, infatti non ho prove per dimostrare che dopo non ci sara' nulla, ma neanche gli altri, i sostenitori delle filosofie religiose, hanno prove...
Mi chiedo: ma perche devo vivere una vita alimentandomi false speranze?
La vita non ci appartiene... e' una casualita' e con una casualita' puo' anche finire. Oggi... domani... forse fra 5 minuti.
Cio' che invece e' VERAMENTE nostro non e' il frutto ma e' il succo. Cio' che noi facciamo, cio' che noi diciamo, cio' che noi impariamo e (a volte) trasmettiamo.
La nostra vera proprieta' non e' il libro in quanto oggetto formato da tante pagine scritte e rilegate con una bella copertina, ma il suo contenuto, cio' che abbiamo scritto, i concetti espressi in quel libro.
Quella e' l'unica cosa cio' su cui possiamo vantare il nostro diritto di proprieta' e che quindi dobbiamo proteggere; non tanto a scopo di lucro, quanto per il fatto che in esso e' racchiusa la nostra anima, il nostro vero scopo e significato. Un significato che abbiamo saputo CREARE noi, con le nostre forze, con la nostra volonta', con il nostro libero arbitrio.
Quella che io chiamo "la liberta". La liberta' di sentirsi vivi e di sapere di avere uno scopo che va oltre le mere funzioni fisiologiche e biologiche; che va oltre la semplice trasmissione del patrimonio genetico.
A che serve trasmettere i geni se poi non si trasmette l'anima?
Il resto e' niente.
Buona giornata.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Bene, visti i pochi commenti, al momento sarei orientata a portare avanti "Quel giorno...". Vedo che le cose private attizzano molto. Chissa' perche' poi?

Ah si', ho capito... molto meglio che vedermi scrivere di politica :D

davide ha detto...

Gentile Chiara,

""Ah si', ho capito... molto meglio che vedermi scrivere di politica :D""

Se c'è una cosa squallida in Italia è la politica.

Diverso è parlare della fame nel mondo, della guerra in Irak o di altri problemi analoghi.

Tanti saluti dal tuo Davide

michail tal ha detto...

cara amica nietzescheana

non posso che essere daccordo con te, bello scritto tra l'altro. Non sei affatto pallosa come filosofa, tuttaltro :-)


"Che importanza puo' avere, un precetto buddista, per chi buddista non e'?"

Guarda anch'io sono totalmente ateo, ma questo non mi preclude una riflessione su ogni precetto o pensiero che mi sembri saggio.

Anche tu in passato nei tuoi interventi hai parlato di dipendenza affettiva, di ossessioni maniacali, di identificazioni in vite diverse che non ci appartengono.
Cosa sono queste patologie se non frutti malati di eccessivi investimenti emozionali in un mondo di ombre? Ombre che incatenano al passato o prioettano in un futuro immaginario che non arriverà mai...ma intanto pregiudicano il presente.

"La vita non ci appartiene... e' una casualita' e con una casualita' puo' anche finire. Oggi... domani... forse fra 5 minuti.
"

Concordo. Ma sento anche tutta la drammaticità di questa verità.
Per molti questa consapevolezza sarebbe un fardello insopportabile. Forse per questo esistono le religioni.


Con questa botta d'ottimismo ti auguro buona serata :-)

Devas ha detto...

ma Chiara! La mia Tresjoli è curiosa da pazzi, sai? La storia del guinzaglio è troppo intrigante e la immagino molto divertente :-)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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