venerdì 2 maggio 2008

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La tredicesima fatica - Parte II


Un salto indietro nel tempo. Aveva 19 anni. Era piu’ magra, e portava i capelli lunghissimi, ma aveva gli stessi occhi. "Rusalka dagli occhi di ghiaccio"… Vlada la chiamava cosi’, quasi volesse sottolineare, oltre al colore, anche la glacialita’ del suo sguardo che a volte aveva, e lei scherzosamente ricambiava chiamandola “Rusalka dagli occhi di mare”.

Erano sedute al tavolo, ed insieme attendevano che qualcuno avesse desiderio di un po’ di calore per la notte, in cambio di qualche centinaio di dollari.

“Guarda quello… da come ti osserva pare ti abbia gia’ scelta. Preparati ad incassare ed a passarci la notte insieme – sorrise la rusalka con gli occhi di mare – Esamina sempre come ti guarda il lokh… se ti guarda in quel modo, allora puoi chiedergli cio’ che vuoi.”

“Anche piu’ dei soliti trecento? Non credo…”

“Con quello puoi anche triplicare. Lui vuole proprio te. Solo te. Guardalo: masliane glaza...”

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Masliane glaza, occhi unti, occhi languidi, occhi di chi ha trovato cio’ che cerca, occhi che parlano e dicono: “ti voglio, e per te darei tutto.”

Ritorno’ al presente, e lui stava guardandola proprio in quel modo.

Nel rapporto virtuale era parso cosi’ piacevole…

Quella sera aveva scelto un abbigliamento particolare. Niente di troppo appariscente; un tubino nero in maglia corto abbastanza da mostrare le sue lunghe gambe, ma non tanto da essere indecente. Molto accollato ma oltremodo fasciante, sotto al quale non aveva indossato intimo, cosi’ che se l’occhio cadeva sulla forma naturale del seno o sulle rotondita’ armoniose dei fianchi, non si vedessero antiestetici segni di elastici, cordini o spalline.

Sapeva di avere delle belle gambe; insieme ai glutei, erano cio’ che, del suo corpo, gli uomini maggiormente ammiravano, per cui le rese lisce come seta, cosi’ da poter evitare le calze, ed indossare un paio di sandali allacciati alla caviglia, semplici ma con tacchi che le facevano raggiungere oltre 185 centimetri in altezza.

Lui non era proprio come nelle foto che le aveva inviato per email. Quelle dovevano essere state scattate qualche anno prima, ma nel complesso era un uomo piacente. Pero’ l’aspetto fisico di lui non era certamente cio’ che l’aveva attratta e portata ad accettare d'incontrarlo; a lei interessava altro: la dialettica, la sagacia, e la simpatia che, piu’ volte, durante tutto il periodo in si erano frequentati virtualmente, aveva dimostrato. E poi le aveva assicurato di essere interessato a lei come “persona”, e non come possibile "preda".

Uomini…

Dicono dicono, parlano parlano, ma poi, alla resa dei conti, solo pochi riuscivano a mantenere le promesse fatte anche a se stessi, ed a restare coerenti cosi’ da mostrare una faccia insolita, inaspettata che la stupisse.

Invece, ancora una volta, masliane glaza…

Cambiava il personaggio, cambiavano i discorsi, l’intonazione della voce, i gesti e gli odori, ma lo sguardo restava sempre lo stesso: unto. E lui, in particolar modo, con quegli occhi scuri, pareva avere due olive gocciolanti d’olio al posto delle iridi.

I discorsi, durante la cena, si fecero sempre piu’ prevedibili, scontati, noiosi. Le intenzioni di lui erano chiare; nelle sue domande erano sempre piu' presenti accenni al sesso, ed il suo sguardo troppe volte si posava laddove s’intravedevano le piccole protuberanze dei capezzoli che la maglia del tubino non riusciva a mascherare.

Ma forse era lei ad essere troppo esigente. Forse non voleva accettare il fatto che “quello” era cio’ che il “convento passava” e, bene o male, prima o poi, gli uomini tutti l’avrebbero delusa. Ad un certo punto si sarebbero tolti la maschera, ed avrebbero mostrato la loro vera natura: quella di chi non sa resistere ad un invitante corpo femminile, al punto di buttare a mare mesi e mesi di discorsi impostati sul “che bella persona sei… mi piace il tuo cervello… vorrei esserti amico… non sono interessato al sesso…”, e tutto il resto.

Lei non stava cercando un rapporto d’amore. L’amore e’ come la pietra filosofale, non puo’ apparire ad ogni incontro, come si attendevano spesso gli uomini con i quali si accompagnava a cena ed anche a letto. Costoro non comprendevano che, per amare, lei aveva bisogno che vi fossero tutti gli elementi necessari alla realizzazione di quell’alchimia. Primo fra tutti la la sincerita’.

A lei in quel momento sarebbe bastata anche una sincera amicizia: un rapporto personale che non fosse basato sulla rotondita’ del suo seno, ma che si reggesse su cio’ che lei riteneva essere ancor piu’ bello delle sue gambe: la sua mente.

Sicuramente tanti uomini le avrebbero donato anche l’amicizia, una volta che l’avessero suggellata con una bella scopata condita da un insuperabile servizietto orale. Si’, l’avrebbero certamente donata. Ovviamente fino a quando lei l’avesse data… gratis!

Malignamente penso' di giocare sporco, comunicandogli il prezzo al quale lui l’avrebbe potuta portare a letto, ma poi decise di tentare la carta della “tredicesima fatica”. Nel caso avesse superato quella prova, lei sarebbe stata pronta a rivedere il giudizio deludente su quell’uomo, che si differenziava da colui che aveva conosciuto nel virtuale come il giorno si differenzia dalla notte.

Ripenso’ ad una partita a scacchi di tanti anni prima...

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Stepan Stepanovich stava dando l’ennesima lezione alla sua “Galatea”. Come al solito, lo faceva mentre giocava a scacchi con lei, e sempre prima di darle l’immancabile scacco matto. Lei a quel tempo, non conosceva molte cose della vita, ma Stepan era un vero maestro, oltre che abile fra le lenzuola, ed anche li' le aveva insegnato molto.

“Molti uomini infarciscono le loro parole con i loro sogni, non con la realta’… piu’ che parlare agli altri e per gli altri, recitano la loro parte irreprensibile in un teatro dove sono gli unici spettatori, ed il loro fine e’ applaudire a se stessi... ma a volte il desiderio e la bramosia contraddicono le loro intenzioni e fra una bella donna ed i loro principi, quasi sempre rinnegano gli ultimi.”

“Allora, se una donna e’ bella, non dovra’ mai credere a cio’ che le dicono? Dovra’ sempre tenere presente che, indipendentemente dai discorsi, vogliono solo possederla?”

“Dipende dagli uomini, Irina, e da quanto e’ bella la donna… credo che piu’ di altre tu dovrai sempre considerare attentamente quale possa essere il vero significato dei gesti, prima ancora del suono delle parole.”

Fece la mossa finale che concluse la partita ed anche il discorso. Da quel momento in poi sarebbe toccato a lei elaborare secondo una chiave tutta personale. La devochka doveva essere, innanzitutto, educata a pensare.

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Pensare aiuta ad aprire la mente, che e’ poi quella che gli uomini potrebbero raggiungere facilmente, se non sbagliassero il percorso, e non utilizzassero quello che vorrebbero fosse usato per loro.

Il ricordo di Stepan, e di quella partita a scacchi, si dissolse fra meandri delle parole di lui, che proseguiva nella sua recita finalizzata ormai solo ad affascinarla per ottenere cio’ che lei sapeva.

La stava “prendendo larga”, temendo forse di affrettare troppo le cose e di ricevere un rifiuto, ma il percorso che intendeva seguire era ormai scontato. Lei si domando’ se quel cambio di atteggiamento, da intellettuale quasi disinteressato al sesso che aveva nel virtuale, a satiro con gli occhi unti di quel penoso reale, fosse dovuto alla circostanza del momento o se egli avesse gia' pianificato tutto.

Interrompendo uno dei tanti discorsi inutili, lei ruppe gli indugi e gli chiese:

“Non vorrai continuare all’infinito con queste cose noiose senza arrivare al dunque... cioe' a chiedermi quello che vuoi chiedermi, vero? Ci sono altri modi per passare la serata in modo interessante… io ne conosco almeno due…”

Nessuno la chiamava piu’ Irina da molto tempo, ma quando era necessario riportava alla luce quel suo antico sguardo di rusalka dagli occhi di ghiaccio. E fu in quel modo che lo guardo’.

(continua…)

7 commenti :

davide ha detto...

Gentile Chiara,

noi aspettiamo con ansia di vedere come va a finire la storia e tu, anzichè svelarci il finale, ci fai stare ancor più in ansia. Tutto sommato meglio così, perchè possiamo immaginrci tanti finali e poi vedere quale è quello giusto.

Tanti saluti dal tuo Davide

Alex ha detto...

Non si aspettava di trovarsi di fronte a tanta bellezza:-)
povero intellettuale sciolto nelle sue parole, che non avevano più ne capo ne coda, dalla bellezza di Irina, pronto a perdere la propria dignità per una “scopata”.
Un altro finale
Irina ha capito male:- ))))))
un amica piace, i pensieri divagano, ma sempre amica è, e i migliori complimenti li può fare, disinteressatamente, proprio un amico, che in quel momento era impacciato:- )) e sbagliava a parlare!!!

Credo che in un rapporto di amicizia può succedere, basta solo chiarire subito, ma Lei ci godeva a provocare e lui “fesso” a caderci:- ))))
Perchè ad Irina piace provocare no!!!!!????

PS bel post:-)

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Alex said...
Non si aspettava di trovarsi di fronte a tanta bellezza:-)


La bellezza e' un valore soggettivo, ma ha comunque caratteristiche che seguono gusti e modelli culturali ben precisi. Irina, pur non essendo miss universo, rispettava determinati canoni.

povero intellettuale sciolto nelle sue parole, che non avevano più ne capo ne coda, dalla bellezza di Irina, pronto a perdere la propria dignità per una “scopata”.

Pare una cosa sciocca letta semplicemente sul web, ma in certi momenti non e' piu' la ragione che guida il comportamento, ma l'istinto.
La maggioranza degli uomini, qualora si trovasse di fronte una bella donna, sensuale, si comportano in modo diametralmente opposto rispetto alle loro convinzioni prese a freddo.
Dietro una tastiera, in assenza completa di sensi quali la vista, l'udito e l'odorato, e' molto piu' facile resistere, ma non dimenticarti di Salome' e di altre figure femminili della Storia e della mitologia che hanno reso evidente questa debolezza tutta maschile.

Un altro finale
Irina ha capito male:- ))))))


Il finale della storia e' gia' scritto.

un amica piace, i pensieri divagano, ma sempre amica è, e i migliori complimenti li può fare, disinteressatamente, proprio un amico, che in quel momento era impacciato:- )) e sbagliava a parlare!!!

Non sarai per caso "quel tizio" che si e' riconosciuto, si e' accorto di aver sbagliato, ed adesso vorrebbe rimediare, vero? :-)
No, non credo...
Comunque, personalmente, ho visto piu' "occhi unti" in coloro che volevano dimostrarmi amicizia, che in estranei.

Gli "occhi unti" mostrano ANCHE pensieri unti, Difficile spiegarlo...
Se Irina relazionava con qualcuno andava tutto bene fino a quando non lo guardava negli occhi... quando accadeva, e gli occhi erano unti, perdeva qualsiasi interesse per lui, anche se era amico, perche' in quegli occhi chi, da lei, voleva ottenere qualcosa...
Qualcosa che non era denaro :-)

Credo che in un rapporto di amicizia può succedere, basta solo chiarire subito, ma Lei ci godeva a provocare e lui “fesso” a caderci:- ))))
Perchè ad Irina piace provocare no!!!!!????


Si', credo che Irina fosse una provocatrice nata, ma forse e' anche questa caratteristica che, coloro che l'hanno pagata, hanno apprezzato di lei.
Provocare e stimolare sia il corpo sia la mente cosa che ogni devochka deve saper fare.
Devochka e' un modo di essere, piu' che una professione, ed anche quando si smette di esercitare si resta comunque cio' che si e' imparato ad essere, e lo si esprime anche in altri campi.

Chi impara a dipingere, puo' mettersi a fare il pittore o la pittrice, mettere su una galleria d'arte, e vendere i suoi quadri per anni.
Poi puo' decidere di chiudere con l'attivita' commerciale, e dedicarsi ad altre cose, ma non si scordera' di come si fa a dipingere.

Sono certa che, se per esempio Irina avesse un (o una) partner, lo/la provocherebbe nell'identico modo con il quale, nel passato, ha provocato coloro a cui ha venduto i suoi quadri.

Alex ha detto...

fortunato il partner....

è successo anche a me di infatuarmi di un amica, che per altro provocava alla grande, mi ha fatto capire e sono rimasto al mio posto, siamo amici, molto amici, e credo che la cosa si sia invertita ora.....
E’ una grande amicizia, che vale molto di più, e la preferisco così senza rovinarla.

gatsby ha detto...

Ciao Chiara
Interagire con te è sempre divertente, soprattutto è per me motivo di confronto e riflessione, visto che molto spesso non la pensiamo allo stesso modo.
L'aspetto ricreativo con cui mi accingo a commentare la tua seconda parte del racconto è pero' turbato dalla consapevolezza del tuo stato d'animo non propriamente sereno.
Davvero mi dispiace per te per quello che sta succedendo..
Da quello che ho letto da parte di Cris, mi auguro che le cose si possano risolvere.
Se la cosa non fosse pericolosa per la mia identità, ti rivelerei degli esempi vissuti sulla mia pelle atti a dimostrare come oggi la proprietà intellettuale sia argomento calpestato e offeso in continuazione, quasi privo di tutela.
Veniamo al racconto.
La tredicesima fatica, per come la metti, è per quell'individuo un po' come tentare di scalare la parete nord dell' Eiger durante una tempesta.
Questa ragazza dagli "occhi di ghiaccio, del colore del mare", con il tubino nero a fasciare il suo corpo sinuoso, che con i tacchi raggiunge la ragguardevole altezza di 1.85, non ha scelto di certo un incontro minimalista.
Lei vuole sedurre quel povero disgraziato.
Visto che citi gli scacchi ti ricordo cosa dissi in un 3d intitolato "Scacco matto"---- "La solita superiorità della donna rispetto all'uomo. Il soggetto non puo' che desiderare, solo l'oggetto puo' sedurre".
Irina non è corretta e coerente con il suo desiderio, quello di essere percepita come persona, come essere senziente, e non come un semplice corpo.
In un certo qual modo è vittima della sua stessa corporeità.
Non riesce a incontrare un uomo senza sentire il bisogno di evidenziarsi, di sbattergli in faccia quello che è almeno esteriormente il suo massimo punto di forza.
Facciamo un esempio pratico in modo che tutti possano capire...
Vai su Google e clicca Venusescort Yolanda.
Spero che il mio gusto estetico non ti dispiaccia :-)
Tutto questo solo per provare a dare un volto a Irina.
Immaginiamo pure che io mi presenti ad un incontro davvero con le migliori intenzioni, affascinato dalla mente della persona che ha dialogato con me nel virtuale.
Ma se questa si presenta cosi' come l'hai descritta, mi riesce difficile immaginare un uomo con il bisogno di un collirio :-)))
Con stima

A-Woman A-Man ha detto...

Non di solo mente è fatta Klara.
Chi lo dice?
La tua mente quando scrive del tuo corpo.
Fare la maionese, mettere assieme limone ed olio, è un'arte. Scopare-la-mente.
Bella pagina

Devas ha detto...

mi piacciono le tue storie, anche se mi fanno incazzare... :-)))

ma i commenti...mi fanno morire...mi ricordano tanto...masliane glaza… eheheh

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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