mercoledì 21 maggio 2008

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Caro diario


Chissa’ quante volte ti hanno detto queste parole. Chi vuol raccontarti qualcosa, di solito inizia cosi'. C’e’ chi dice tu sia uno strumento auto-cognitivo (che cavolo significa?), e che le tue piu’ fedeli compagne siano le donne, soprattutto durante la loro adolescenza; eta’ di transizione fisiologica e psicologica, in cui i cambiamenti, i conflitti, e le contraddizioni sono piu’ evidenti. Avrei dovuto quindi abbandonarti da molto tempo, ma forse, nonostante l'altezza e le forme adulte, non sono mai cresciuta del tutto, e la maturita' interiore per me deve ancora giungere. Cosi' siamo ancora insieme, insostituibile amico.

Ricordi? Una volta eri uno specchio, oggetto arcano e misterioso davanti al quale la mia fantasia si liberava, e con essa i personaggi immaginari che mi esistevano dentro, prendevano vita.

Non considerarmi pazza, almeno non totalmente. In fondo mi conosci bene. Ero solo una ragazzina, e tante volte ti stavo di fronte mentre mi sistemavo la lunga treccia. Tu, piu' che riflettere l’esteriore, portavi alla luce cio’ che tenevo dentro. Eravamo complici ed a te mi raccontavo, ad alta voce, facendo emergere la mia anima di allora, candida, forse anche troppo, quasi sbiadita, senza colore… credevo.

Ma come potevo vedere il colore dell'anima se neanche riuscivo a riconoscere quello dei miei occhi? Pero', piu’ mi riflettevo in te, e piu’ riuscivo a intravedere bagliori improvvisi, scorci cromatici e, rare volte, ho scorto persino l’arcobaleno, restandone accecata.

Tu sai come dentro di me sia soffocata una grande attrice. Piu’ di una volta siamo stati sorpresi mentre, ti narravo le mie emozioni, interpretandole, mimandole, recitandole con buffe smorfie che poi, quando tornavo con i pedi per terra, e mi rendevo conto di quanto ero ridicola, si trasformavano in una fragorosa risata.

Il fatto che in quel momento, caro diario, io non ti scrivessi, ha fatto smarrire molte “pagine” di quei ricordi in cui erano racchiusi i momenti della mia giornata, i fatti della scuola, i vecchi compagni, e i dolci istanti passati con loro… i piccoli, ingenui, primi amori.

Poi, anche tu sei cresciuto. Come me. Sei diventato adulto; un quaderno in cui annotavo cronologicamente la mia vita, e con me trascorrevi quelle lunghe giornate in cui le colline di fronte alla nostra finestra s’imbrattavano di pioggia, di fango e di vento. Insieme, come amanti distesi di fronte al fuoco dopo l'amplesso, io ti parlavo e tu non eri mai stanco di ascoltarmi.

Era bello restare in casa con te, accoccolarsi e scrivere. Forse non hai mai compreso perche' utilizzassi una matita alla quale dovevo fare continuamente la punta, ma quel gesto di arrotolare il legnetto fra le dita mi aiutava ad interpretare meglio i miei pensieri, come una pittrice che intinge il pennello nel colore e lo mescola.

Adesso sei nascosto da qualche parte, in una qualche scatola riposta in un qualche anfratto della soffitta. Se avessi voglia e coraggio, con un po’ di pazienza, potrei anche ritrovarti, ma a volte temo di disturbare il tuo lungo sonno, e ti lascio riposare.

Non temere, non ti ho tradito. Non potrei mai. Sei solo tu che sei evoluto; qualcuno ti chiama blog. Schermo e tastiera hanno hanno preso il posto di specchio e matita, ed il mouse ha sostituito quel temperamatite col quale mi trastullavo le dita mentre pensavo, ma la tecnologia non ha fagocitato la nostra profonda relazione.

Se mi siedo di fronte a te ancora vedo riflessa la mia immagine, ancora arrivo ad aprirmi, ancora sono capace di dare senso a questi pensieri, confusi, troppo spesso banali, ma miei, solo miei. Ed ancora riesco a dar vita ai miei personaggi. Oggi meno immaginari di quelli di ieri.

6 commenti :

davide ha detto...

Gentile Chiara,

uno dei miei desideri più grandi è quello di poter leggere, magari un giorno lontano, i tuoi diari dell'infanzia. Sono sicuro che dentro essi, come ti avevo già detto, si celi un vero tesoro, perchè una gattina intelligente, intuitiva e maliziosa come te poteva vedere e percepire cose che gli altri non vedevano. Quando ho scelto il mio avatar (la ragazzina che scrive) lo ho fatto perchè quell'immagine mi ha ricordato te fanciulla che scrivevi i tuoi diari. Naturalmente adesso sei una donna adulta e gestisci un blog profondo e sofisticato, ma credo che le cose più meravigliose le hai scritte nella tua adolescenza.

Penso che se i tuoi peggiori nemici (anche se definire nemici degli arlecchini come i pisquani mi sembra eccessivo) leggessero i tuoi diari si commuoverebbero per la forza degli stessi e riuscirebbero finalmente a capire che persona meravigliosa sei realmente.

Tanti saluti dal tuo Davide

duval ha detto...

Carissima Chiara,
l'evoluzione che citi non sta solo nel passaggio da cartaceo ad informatico, la vera evoluzione-rivoluzione sta nell'uno a uno verso uno a molti.

Un diario che si conceda ad altri dovrebbe mutare, nell'abbandono della segretezza, la sua stessa natura.

Ma in questa tua privata conversazione, resa pubblica, sta forse il mistero, che intuisco per la prima volta, dello specchio semitrasparente.

Il mistero che ci lega a te, con curiosità, con simpatia, con stima, a volte con disapprovazione, mai con rancore.

E' ubiquità: con te stessa sul diario e contemporaneamente con noi sul blog.

E' transubstanziazione: i tuoi pensieri privati diventano scritti pubblici, i tuoi scritti diventano nostro nutrimento.

E' tardi, sono contento di quello che ho letto.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

E' transubstanziazione

Azzz... ci ho ho messo un quarto d'ora per sillabarla giusta :-)

Devas ha detto...

"C’e’ chi dice tu sia uno strumento auto-cognitivo (che cavolo significa?)"

redo significhi che se rileggi ciò che hai scritto, dopo qualche mese, impari a conoscerti molto bene. Io lo faccio qualche volta, sembra di "vedere un'altra persona, capisci lo stato emotivo, a volte questa persona ti piace, a volte - purtroppo - no...

Di certo la transubstanziazione non aiuta l'auto - cognizione :-)

uff

Chiara di Notte - Klára ha detto...

@ Duval: sono contento di quello che ho letto.

Meno male. Almeno ogni tanto...
Iniziavo a preoccuparmi. :-)

duval ha detto...

duval said...
sono contento di quello che ho letto.

chiara di notte answered...
Meno male. Almeno ogni tanto...
Iniziavo a preoccuparmi. :-)


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Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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