martedì 8 aprile 2008

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Primo giorno di scuola


Si crede che i bambini abbiano la capacita’ di assorbire i colpi. Si pensa che la natura li abbia dotati di un sofisticato sistema di difesa dovuto ad una minore consapevolezza della realta’ che li circonda, ma non e’ vero.
Purtroppo la violenza riesce a superare ogni barriera, in quanto la societa’ non offre una sufficiente protezione nei riguardi di chi e’ piu’ debole, e figure fondamentali che dovrebbero essere di supporto, come i genitori e gli educatori, a volte si rivelano le piu' dannose, imponendo regole che vengono recepite come autentiche angherie.

L'abuso di potere dell’adulto puo' tradursi in comportamenti, come il farsi raccontare tutto nei minimi dettagli, oppure l’imposizione del cibo non gradito, oppure una punizione data piu’ per stizza che per fondato motivo, che possono essere interpretati come delle torture. E se poi entriamo nel campo della violenza sessuale, allora portiamo alla luce uno scheletro nascosto nell'armadio piu’ diffuso di quanto s’immagini.

Se la violenza fisica e’ una cosa bestiale, quella psicologica non e’ certo meno crudele.

Avevo l’eta’ in cui i bambini iniziano la grande avventura della scuola. Ricordo ancora la mattina in cui mi ritrovai in quella prima classe.

Ricordo come ero felice: il vestitino nuovo color marrone con il colletto ed i polsini bianchi, sormontato da un grembiulino bianco che mi proteggeva la parte anteriore del busto e delle gambe lungo fino alle ginocchia, i capelli puliti e pettinati in due trecce, legate con due fiocchi anch’essi bianchi, i miei quaderni immacolati, le mie matite colorate alle quali occorreva fare la punta…

Tanítónõ inizio’ ad assegnare i posti ai vari banchi che avremmo dovuto occupare. La classe era mista e non solo perche’ formata da maschietti e femminucce, ma anche perche’ c’erano bambini di etnia tzigana, ed io ero fra loro.

Essere tzigana non mi era mai pesato e non avevo mai avuto consapevolezza di cosa significasse essere diversa, ma quel giorno tanítónõ disse: "gli tzigani occupino i banchi la' in fondo".

Eravamo in sette, una sola femmina, e non mi fu assegnato alcun compagno; mi accomodai da sola in quel banco anche troppo grande per me, mentre qualcuno, con il quale avevo giocato fino al giorno prima, mormoro’ “piszkos cigányok!”. E tanítónõ non disse nulla.

Conobbi cosi’ la vergogna. Da quel giorno in poi andare a scuola non fu piu’ il sogno che avevo vissuto fino a quell’attimo. Assunsi un atteggiamento chiuso; tutto cio’ aveva creato una ferita, e la ferita mi faceva sentire diversa, diversa perche' ero tzigana e diversa perche' ero l'unica solitaria in un banco di scuola.

Non ho mai portato rancore a tanítónõ per cio’ che mi procuro’, forse neppure se ne rese conto, forse neanche udi' quella frase. Anzi, ad essere sincera oggi la ringrazio perche’ da quell’esperienza ho imparato molte cose che mi hanno arricchita dentro, in quanto fui come stimolata a dimostrare che comunque potevo farcela anche da sola.

La mancanza di qualcuno accanto in quel banco mi costrinse a dedicare maggiore impegno allo studio, e cio’ mi ha ripagata in seguito, quando poi, da grande, ho dovuto competere per poter proseguire nelle classi superiori che, nel mio Paese, erano garantite solo a chi dimostrava di avere capacita’ d’apprendimento superiore alla norma.

18 commenti :

davide ha detto...

Distinta Chiara,

a suo tempo avevi parlato degli zingari e pensavo che in Ungheria ci fosse una vera integrazione. Certamente la situazione in Ungheria è migliore che in altri paesi ma certi pregiudizi, soprattutto a livello popolare, sono difficili da sradicare.
Comunque so che in Ungheria esistono molti meno pregiudizi che in altri paesi. Il mio amico poliglotta mi ha detto che quando lavorava a Budapest era amico di uno zingaro che faceva l'avvocato. Quanto alla violenza sui bambini (soprattutto quella sessuale) può avere conseguenze devastanti sullo sviluppo di questi bambini. Ci sono molti studi di psicologia dell'età evolutiva che dimostrano che la violenza sessuale sui bambini può rovinargli tutta la loro vita.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

a suo tempo avevi parlato degli zingari e pensavo che in Ungheria ci fosse una vera integrazione

Sono passati molti anni da quel primo giorno di scuola e la situazione e' andata migliorando sempre di piu'.

Oggi, come ho detto in altri post, anche se sussistono ancora piccolissimi pregiudizi in alcune aree del Paese (soprattutto ad ovest), esiste comunque una integrazione assai maggiore.

Dolce-Alexia ha detto...

Ricordo benissimo quei tempi di scuola. Tutti vestiti uguali, avevo un abitino marrone con grembiule bianco per le feste e nero per tutti giorni :-)
In classe avevamo due fratelli zingari, ma erano trattati da bambini normali, non vedevamo la loro razza come diversa. Ma posso immaginare che non era cosi da per tutto. Mi ricordo che uno di loro era "innamorato" di me(parlo di quel amore inoquo da bambini), mi accompagnava e mi portava la borsa dopo scuola :-))

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

avevo un abitino marrone con grembiule bianco per le feste e nero per tutti giorni

Bianco per le feste e nero per tutti i giorni, si' :-)

Ma il primo giorno di scuola era una festa :-)

Dolce-Alexia ha detto...

Chia®a di Notte (Klára) said...
Ma il primo giorno di scuola era una festa :-)

Il primo giorno era una grande festa! Da me è il 1 settembre. Andavamo vestiti belli, avevo le treccine, legati con fiocchi bianchi, portavo un mazzo di fiori per la maestra. Entrando in classe, sentivo il profumo di vernice fresca, perchè durante le vacanze estive biancavano le stanze. Eh, che tempi! Non vedevo l'ora di finire la scuola, ma adesso ritornerei quella bambina di prima, per poter ancora rivivere quelli emozioni. :-))

michail tal ha detto...

Ora magari mi si accuserà di piaggeria, ma vorrei dirti che hai tutta la mia comprensione riguardo il tuo racconto d'infanzia.

A me è successo qualcosa di molto simile.

Quando le circostanze della vita portarono a me e la mia famiglia a spostarci dalla grande città a uno sperduto paesino di campagna della provincia profonda, fui catapultato in una realtà ben diversa da quella cittadina a cui ero stato abituato, e in cui sono tornato ormai da molti anni (benchè in una città diversa).

Mi trovai circondato da bambini che parlavano un misto di italiano e dialetto, e per usare un eufemismo diciamo che non era proprio la creme intellettuale...

Per tutti io ero lo straniero, il figlio della straniera, spesso apostrofato con epitteti tuttaltro dolci. In me si attuo' quel tipico meccanismo di rigetto delle proprie origini, dela lingua, perfino del nome, diverso da quello degli altri bambini.

Ora me ne pento (potrei parlare russo molto meglio, e soprattutto leggerlo e scriverlo) probabilemnte fossi cresciuto in un ambiente piu evoluto e multietnico sarei una persona diversa... ma come spieghi anche tu non tutto il male vien per nuocere.

Sicuramente da qui la mia convinzione dell'estrema pedagogicità delle scuole multietniche, e la mia simpatia verso le coppie miste.

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

@ Davide: Quanto alla violenza sui bambini (soprattutto quella sessuale) può avere conseguenze devastanti sullo sviluppo di questi bambini. Ci sono molti studi di psicologia dell'età evolutiva che dimostrano che la violenza sessuale sui bambini può rovinargli tutta la loro vita.

Non e' necessario aver studiato psicologia per capire come una violenza di tal tipo (specialmente se consumata entro le mura domestiche) possa devastare la vita di un bambino e quindi dell'adulto che sara' nel futuro.
Leggevo questa notizia e mi chiedevo per quale ragione alcune volte, per delle stronzate, vengono messi nomi per esteso e le foto dei delinquenti, mentre in casi come questi tutto viene sottaciuto, quasi a voler proteggere la privacy di un maiale di tal fatta.

http://it.notizie.yahoo.com/agixml/20080409/tit-violenta-figlia-minorenne-per-4-anni-8968993.html

Io credo che in certi casi una bella foto con il nome per esteso su delle locandine affisse ad ogni angolo della sua citta' possa sortire un effetto intimidatorio nei confronti di chi avesse lo stesso vizio.
Perche' di vizio si tratta. Di un vizio malato per il quale sarebbe necessario non il carcere ma il manicomio criminale in mezzo ad altri matti come lui, isolato in posti simili a quelli in cui, in Russia, madavano i dissidenti ai tempi del socialismo reale: il primo centro abitato a 500 km di distanza e sottoposti alle angherie dei secondini.

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Il primo giorno era una grande festa! Da me è il 1 settembre.

Si', anche da noi, a meno che non cadesse di sabato o di domenica.

La scuola in Ungheria era (ed e' tuttora) organizzata secondo il sistema che, credo, fosse in vigore in tutti i paese del blocco socialista (anche per l'usanza rigida delle uniformi, per esempio).

I bimbi ungheresi dai 3 ai 6 anni frequentano óvoda, che e' cio' che in Italia viene chiamata asilo. I primi due anni di óvoda sono facoltativi e solo l'ultimo anno e' obbligatorio (dai 5 ai 6 anni).

Poi a 6 anni inizia általános iskola, che e' divisa in due parti di 4 anni ciascuna: dai 6 ai 10 anni (cio' che in Italia sono le elementari) e poi dai 10 ai 14 anni (in Italia sono le medie inferiori).

Fino a qui era (ed e' tuttora) pagato dallo stato ed obbligatorio. Gli studi, ai tempi del socialismo, proseguivano oltre, pagati dallo stato, solo superando certi esami.

Ho dovuto lottare non poco per accedere al prestigioso Szent Lázló Gimnázium (il liceo bilingue di Budapest).

Oggi e' tutto cambiato. Esistono i licei privati e non occorre piu' gareggiare per poter proseguire gli studi. Basta avere i soldi.

davide ha detto...

Gentile Chiara,

""Oggi e' tutto cambiato. Esistono i licei privati e non occorre piu' gareggiare per poter proseguire gli studi. Basta avere i soldi.""

Non voglio certo far polemica, ma al tempo del comunismo i figli dei capi comunisti potevano studiare anche se erano dei somari. Lo specifico perchè qualcuno potrebbe credere che il comunismo era il regno della meritrocrazia: questo era vero per i cittadini comuni, non certo per la nomenclatura.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Non voglio certo far polemica, ma al tempo del comunismo i figli dei capi comunisti potevano studiare anche se erano dei somari.

sostanzialmente e' cio' che accade dappertutto.

I figli di Bush possono studiare anche se sono dei somari
I figli di Castro possono studiare anche se sono dei somari.
I figli della Regina Inglese possono studiare anche se somari,
I figli del Re del Marocco possono studiare anche se somari.
I figli del premier australiano possono studiare anche se somari.
I figli di quello russo possono studiare anche se somari.
I figli di Berlusconi possono studiare anche se somari...
E cosi' via.

Cio' che realmente differiva (e che adesso non differisce piu') era invece il fatto che i figli di appartenti al ceto immediatamente inferiore a quello dei dirigenti, se erano somari nei paesi occidentali, grazie ai soldi, potevano studiare, mentre nel socialismo reale venivano presi a calci nel culo.

davide ha detto...

Gentile Chiara,

Quello che hai detto è vero, però la nomenclatura non erano solo i capi di stato e relativi figli, ma tutti i dirigenti (almeno di un certo rilievo) del partito comunista. Di fatto i nostri ricchi corrispondevano (più o meno) alle nomenclature dell'Est.

Tanti saluti dal tuo Davide

davide ha detto...

Gentile Chiara,

"Sono passati molti anni da quel primo giorno di scuola e la situazione e' andata migliorando sempre di piu'."

Quello che hai detto fa onore al tuo paese. Quello che mi chiedevo è come sia possibile che in Italia sia successo il contrario: i pregiudizi contro gli zingari sono diventati più forti di un tempo.

Ti faccio solo un esempio. Tempo fa il Vicepresidente della Regione Trentino Alto Adige, Roland Atz (esponente dell'estrema destra SVP) fece una dichiarazione che esaltava i metodi nazisti contro gli zingari. Naturalmente il giorno dopo disse di essere stato male interpretato. Quello che mi ha sbalordito è che in giro per i bar ho sentito della gente che applaudiva le parole di Atz.

Tanti saluti dal tuo Davide

siggy ha detto...

Lo specifico perchè qualcuno potrebbe credere che il comunismo era il regno della meritrocrazia

Grazie del chiarimento: meritrocrazia... puerofagia... non ci si capisce più nulla...

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Grazie del chiarimento: meritrocrazia... puerofagia... non ci si capisce più nulla...

Vuoi scommettere che nessuno ti chiede che cavolo e' la puerofagia? :-))))

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

però la nomenclatura non erano solo i capi di stato e relativi figli, ma tutti i dirigenti (almeno di un certo rilievo) del partito comunista. Di fatto i nostri ricchi corrispondevano (più o meno) alle nomenclature dell'Est.


Non credo... non credo che il numero dei burocrati di alto livello corrispondesse a quello dei benestanti occidentali.

Ma anche se fosse in occidente chi aveva un po' di soldi (quindi anche il figlio di un notaio, di un avvocato, di un commercialista, di un commerciante... di un truffatore o di un trafficante di droga, anche se somaro, aveva accesso alle scuole prestigiose in virtu' del conto in banca. Mentre il figlio di un disoccupato anche se un genio non aveva questa opportunita'.

Nel socialismo reale, invece, e nonostante tutte le storture che possono esserci state, era molto piu' facile che un genio figlio di un operaio accedesse all'universita' che un figlio somaro di uno appartenente alla nomenclatura.

Fidati se ti dico che e' cosi'. :-)

davide ha detto...

Gentile Chiara,

"Ma anche se fosse in occidente chi aveva un po' di soldi (quindi anche il figlio di un notaio, di un avvocato, di un commercialista, di un commerciante... di un truffatore o di un trafficante di droga, anche se somaro, aveva accesso alle scuole prestigiose in virtu' del conto in banca. Mentre il figlio di un disoccupato anche se un genio non aveva questa opportunita'."

Quello che hai detto non è vero. Quando io ho fatto l'Università se uno era povero ma aveva una media alta (sia in esami che in voti) l'opera universitaria provvedeva a tutte le spese. Io parlo di una realtà, il Trentino Alto Adige, dove i servizi funzionavano e non so se di preciso nel resto d'Italia era così (probabilmente nel Mezzogiorno non era così). Comunque nella maggioranza degli stati occidentali i poveri (ma capaci) ricevevano i sussidi pubblici.

Non so se è ancora così dopo tutte le privatizzazioni che ci sono state, ma una volta era come ti ho detto sopra, almeno nei principali paesi occidentali: Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia, Olanda ecc.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

ma una volta era come ti ho detto sopra, almeno nei principali paesi occidentali: Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia, Olanda ecc.


Allora vediamo se sono piu' chiara:

Le similitudini:
- sia qui che la' i figli dei dirigenti avevano (ed hanno) privilegi, per cui anche se somari possono proseguire gli studi.
- sia qui che la' uno studente VERAMENTE GENIO aveva (ed ha) modo di proseguire gli studi.

Poi c'e' tutta una zona grigia che non e' fatta ne' di dirigenti ne' di geni e qui arrivano le differenze:

- i figli somari di quelli con i soldi qui potevano proseguire gli studi ed era indifferente se per conseguire la laurea ci mettevano anche 25 anni.
La' venivano presi a calci nel culo fin da subito.

E non credere che un figlio somaro di un burocrate del cazzo di qualche paesino del cazzo potesse proseguire gli studi se non aveva le doti... te lo dico con cognizione di causa dato che ne ho superati diversi. :-)

davide ha detto...

Gentile Chiara,

Condivido quello che hai detto. Comunque in Italia il problema era l'inverso. C'erano tanti figli di ricchi che i genitori volevano far studiare, ma che di studiare non avevano nessuna voglia. In ogni caso studiare in Italia non serviva a far carriera, perchè quello che in Italia serviva (e serve anche oggi), come disse a suo tempo l'amico Gullich, erano (e sono) le conoscenze e le tessere di partito. Non c'è da stupirsi se, con questo andazzo, l'Italia sarà superata, tra un po', anche dagli stati del quarto mondo.


Tanti saluti dal tuo Davide

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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