lunedì 28 aprile 2008

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La tredicesima fatica - Parte I


Erano anni che non faceva quel gioco. In realta’ non era un gioco vero e proprio; era solo un metodo che usava per valutare la personalita' ed i reali desideri degli uomini che incontrava, di coloro che potevano apparire interessanti, persino intriganti, cosa assai rara ormai.

Ma ogni tanto capitava che un’uomo l’attraesse dal punto di vista cerebrale, e questo fatto le stimolava desideri inconfessabili. Per lei era pero’ essenziale che l’interesse di lui andasse oltre il semplice desiderio fisico. Non era il sesso puro e semplice che cercava. Voleva essere desiderata. Desiderata per cio’ che racchiudeva dentro l’anima e non per quello che mostrava esteriormente.

Aveva giocato con molti uomini, ma veramente pochi erano riusciti a superare la sua prova, quella che lei chiamava "la tredicesima fatica", riuscendo ad infrangere le sue barriere, che non erano certo di natura fisica.

Infrangerle non significava tanto avere accesso al suo corpo, quello per lei non rappresentava un problema, lo scambiava normalmente per soldi e lo poteva scambiare tranquillamente per una serata allegra mettendolo fra le braccia di chi le avesse dedicato tempo ed attenzioni, ma significava accedere alle sue emozioni, percorso naturale per ottenere il suo desiderio, quello di donarsi completamente; corpo, cuore, cervello, anima... che per lei significava fare l’amore.

Lei sapeva benissimo che fare l’amore era diverso da scopare. Fare l’amore significa donare, scopare, invece, significa solo prendere, e per il sesso finalizzato al solo piacere fisico era irrilevante chi fosse il partner. Era un fatto esclusivamente meccanico. Se c'era chi ci sapeva fare, e non era proprio imbranato, piu’ stimolava certi punti del suo corpo, piu’ provocava reazioni di piacere, fino al punto in cui lei si prendeva quell’orgasmo, piu’ simile ad uno sfogo che ad un dono.

Ma perche’ ci fosse l’orgasmo totale, quello vero e non quello al quale erano abituati i suoi clienti, e che quasi sempre era recitato, perche’ ci fossero l'intensita', la spontaneita' ed il dono, occorreva che il piacere, piu’ che dalla clitoride, le partisse dall’emozione, dall’intesa, dalla complicita’; allora l'orgasmo iniziando in un punto imprecisato situato all’interno della testa, si propagava poi ovunque, raggiungendo ogni fibra del suo corpo, anche la piu' inaccessibile, fino a culminare li’ dove, invece, per tante persone, il piacere ha il suo punto di origine.

Ed il gioco de "la tredicesima fatica" serviva proprio a quello, a valutare, a discernere fra coloro che avrebbero considerato solo l’involucro e coloro che, come lei, avrebbero dato importanza anche al contenuto, alla sostanza, a quell'essenza impalpabile che non ha le forma di un fallo turgido o di due natiche sode ma, proprio perche’ indefinibile, e' irraggiungibile se non in quell’attimo, poiche' scaturisce da un’irripetibile congiunzione astrale, e da una misteriosa alchimia.

Era un privilegio al quale non tutti potevano ambire. Non tutti potevano assaggiare il suo vero sapore, sentire il suo vero odore, fissarla negli occhi nel momento in cui raggiungeva massimo piacere… non tutti. Solo coloro che avessero superato quella prova.

A quei tempi si dilettava esplorando internet. Lo faceva non tanto per allargare il suo parco clienti, che era assai cospicuo, quanto per evadere dalla routine; troppo spesso ormai usciva dai vestiti per entrare in un letto di una camera d’hotel. I clienti erano sempre diversi, ma facevano e dicevano sempre le stesse cose.

I soldi le riempivano il conto come la sabbia riempie uno dei bulbi di una clessidra, ma come quella sabbia scorreva anche la sua vita, e sempre piu’ spesso tornava a casa al mattino svuotata, esattamente come l’altro bulbo della clessidra.

Aveva voglia di prendersi una pausa, forse anche di smettere definitivamente con quella vita, ed in quel momento lui parve sembrarle la persona giusta per tentare; cosi’ un giorno, guardandosi allo specchio, disse fra se’: “Perche’ no? Non sara’ certo peggiore di molti altri da me conosciuti!”

Era stato in uno di quei luoghi virtuali in cui i clienti di puttane danno ad intendere di non essere li’ per "quello scopo", e le puttane, da parte loro, fanno credere di non essere li’ per incontrare nuovi clienti, che si erano incontrati. Un luogo come ce ne sono tanti, in cui quasi tutti mentono. Lei in quel momento non mentiva, e lui aveva una dialettica tale da intrigarla in modo davvero speciale.

Spero’ di non sbagliare quando gli accordo’ l'appuntamento.

(continua...)

11 commenti :

Alex ha detto...

Esistono due piaceri, quello del possedere e quello dell'amare.

davide ha detto...

Gentile Chiara,

per me un racconto si dovrebbe commentare solo alla fine, però leggendo le tue bellissime parole non posso che rimarcare quanto sono meravigliose le donne: quasi un affascinante pianeta misterioso che non si finisce mai di scoprire.

Tanti saluti dal tuo Davide

Devas ha detto...

beh!!!!? e la seconda parte?
Uff

ClairdeLune ha detto...

...nn presagisce nulla di buono ...ho paura che la tua protagonista restera' delusa dall'incontro con l'uomo della 13a fatica...

Devas ha detto...

vabbeh...mi sa che incontrerà il solito che farà sorridere la Tresjoli :-)
Ma un uomo normale (diciamo...), no eh!? :-) Oppure uno tipo Siggy che è tanto sensibile :-(

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Suvvia... ancora non ho iniziato, e gia' vi lasciate andare in improbabili previsioni...

Oppure probabili?

:-)))

Alex ha detto...

infatti aspettavo anch io la seconda parte:-))

e poi, il tizio della 13ma fatica, non sarà il cugino di Ercole:-)

li preferisce così?

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

ClairdeLune said...

Mi piacerebbe sapere se sei uomo o donna, e come sei capitato/a a leggere il mio blog. Ho notato che hai fatto l'iscrizione proprio di recente :-)
Benvenuto/a

davide ha detto...

Gentile Chiara,

so che il blog è tuo e ogni decisione al riguardo è solo tua, ma nel caso dei racconti non dovresti far passare troppo tempo fra una parte e l'altra, perchè avere in corpo la cursiosità di sapere come va a finire e non saperlo è una specie di tortura.

Tanti saluti dal tuo Davide

gatsby ha detto...

Chiara di Notte
Lasciatelo dire...sei proprio uno strano tipo di persona.
Ti trovi a volte a ponderare e a desiderare aspetti che sono spesso oggetto delle tue critiche.
Ti rendi conto che da quello che a volte lasci trasparire saresti tu stessa irrisa dalla Chiara di Notte disincantata e glaciale vista in altre occasioni?
Non riesco sempre a seguirti, perdonami..
Ad esempio, in questo racconto metti in luce alcuni aspetti che io, Duval, Yggis e credo molti altri andiamo affermando da tempo.
E che tu hai sommariamente contestato, anche recentemente.
E a volte in maniera anche stucchevole.
Mi ricordo del tuo famoso commento sull'orgasmo che a volte ci capita di strappare a queste povere escort occasionali, "l'orgasmo che le fa capitolare"...
La tua fantasia o la tua indagine in questo caso ti portano a vedere le cose dall'altra parte, ma non cambia il succo del discorso.
Esiste la possibilità, in certi rari casi, di provare una strana sensazione, fisica/cerebrale/altro.. rispetto a quello che dovrebbe essere un semplice incontro a pagamento?
Senza con questo tirare in ballo sentimenti ed emozioni da riservare in altri contesti?
Naturalmente io so già la risposta.
Ora, per favore, deciditi da che parte stare :-)

Molto bello il tuo racconto.
Temo anch'io il finale... ma potresti sorprendermi :-))
Devo dire che mi piacciono i finali aperti....come in quell'occasione dove immaginai un tuo incontro con Duval.

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

@ davide said...
nel caso dei racconti non dovresti far passare troppo tempo fra una parte e l'altra, perchè avere in corpo la cursiosità di sapere come va a finire e non saperlo è una specie di tortura.


Credi che non mi stia divertendo? :-)
Ma oggi non ero in forma per scrivere... chissa', forse piu' tardi, o domani :-)

@ gatsby said...
Esiste la possibilità, in certi rari casi, di provare una strana sensazione, fisica/cerebrale/altro.. rispetto a quello che dovrebbe essere un semplice incontro a pagamento?


Mi pare di averlo spiegato con queste parole: "Ma perche’ ci fosse l’orgasmo totale, quello vero e non quello al quale erano abituati i suoi clienti, e che quasi sempre era recitato, perche’ ci fossero l'intensita', la spontaneita' ed il dono, occorreva che il piacere, piu’ che dalla clitoride, le partisse dall’emozione, dall’intesa, dalla complicita’"

Tu come le interpreti? Ti pare possibile in un incontro con una devochka?

Ho scritto anche: "fare l’amore era diverso da scopare. Fare l’amore significa donare, scopare, invece, significa solo prendere, e per il sesso finalizzato al solo piacere fisico era irrilevante chi fosse il partner".

Esattamente cio' che penso: se faccio la escort e' irrilevante chi mi trovo nel letto... tanto devo SOLO prendere :-)

Se invece il partner non e' un cliente, quindi non e' una persona che sincontra per poche ore, quindi non e' un uomo che si attende cio' per cui paga, quindi svuotarsi, ma invece non c'e' niente di certo e di stabilito, allora puo' accadere che, se c'e' intesa " l'orgasmo, iniziando in un punto imprecisato situato all’interno della testa, si propaghi poi ovunque, raggiungendo ogni fibra del corpo, anche la piu' inaccessibile, fino a culminare li’"... dove ben sai :-)

Ma tale cosa avviene RARAMENTE... perche' "e' irraggiungibile se non in quell’attimo, e scaturisce da un’irripetibile congiunzione astrale, e da una misteriosa alchimia."

Credi che Irina, che proviene da Minsk o da Kiev o da Mosca, possa provare la medesima alchimia con ciascuno dei 10-20-30 clienti che incontra?

Io parlo di momenti speciali e non di routine lavorativa.

Ovviamente anche Irina avra' i suoi orgasmi VERI, ma perche' devono essere PROPRIO con te? Oppure quando scrive Siggy, proprio con Siggy? Oppure nel caso di Duval, proprio con Duval?

E non magari con Vladimir, il suo partner che attende il suo ritorno e che la scopa da dio? :-)

Buona serata :-)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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