domenica 27 aprile 2008

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Effetto domino sui raccolti


Oggi sono in vena di copy and paste. Poche idee, tanta pigrizia... e poi ho scovato questo eloquente articolo di Marco Magrini, dal Ilsole24ore.com che, meglio di quanto potrei fare io, da' una spiegazione del "butterfly effect" che sta, forse troppo velocemente, modificando l'assetto socio-economico del pianeta.

"Il Natale scorso, Kona Haque è volata fino al suo Paese natale, il Bangladesh, per far visita alla famiglia. «La prego, mi dia anche una mancia», le ha chiesto l'uomo del risciò al momento di pagare. «Da sei mesi, il prezzo del cibo è aumentato e non riesco a sfamare né me, né i miei figli». La supplica non poteva raggiungere orecchie più attente. Kona Haque, che dai 4 ai 18 anni ha vissuto a Roma per seguire i genitori che lavoravano alla Fao, è analista di materie prime alla banca australiana Macquarie. «Il guaio - racconta lei stessa - è che, da Natale a oggi, tutti i prezzi dei prodotti alimentari di base sono saliti ancora di più. E ci vorranno tre anni, per tornare alla normalità». Ma a quel taxi umano di Dhaka, capitale di un Paese che è quasi simbolo planetario di fame e carestie, non si è sentita di dirglielo.
Tre anni di prezzi alti e magari crescenti potrebbero innescare la più grave crisi alimentare dell'epoca moderna, con potenziali effetti collaterali: dalle stabilità politiche interne, fino alle tensioni diplomatiche fra Paesi. Si dirà che è l'inviolabile legge della domanda e dell'offerta. Da un lato, ci sono 6,5 miliardi di bocche da sfamare e la crescita economica asiatica, che ha consentito a centinaia di milioni di aspirare a meno riso e più bistecche. Dall'altro, la congiunzione astrale di due anni di pessimi raccolti, di un costo del greggio che da inizio secolo è quintiplicato e di quella sventurata competizione fra prodotti agricoli e biocarburanti, ha ridotto le scorte alimentari al lumicino. Ma questa è solo una parte della storia. Perchè forse mai, prima d'ora, l'interdipendenza delle vite umane - l'ultima frontiera della globalizzazione - sta mettendo così crudamente in luce gli squilibri dell'ineguale, ed esagerato, sfuttamento delle risorse.
«Il battito delle ali di una farfalla in Brasile può innescare un tornado in Texas», diceva Edward Lorenz, il pioniere della Teoria del caos scomparso appena dieci giorni fa. Oggi si sente il battito di tutte le farfalle del mondo. «Negli ultimi 12 mesi – racconta Haque - il prezzo del mais è salito del 58,3%, quello della soia del 90 e quello del grano del 71. Ci vorranno almeno due anni, prima che vengano ricostituite le scorte. Mentre quelle attualmente in surplus, come lo zucchero, dall'anno prossimo saranno in deficit. Inoltre, alla Macquarie, prevediamo un ulteriore aumento della domanda di proteine animali, che porterà a tensioni anche sui prezzi della carne e quindi delle uova e del latte». E qui non si parla del Bangladesh. In questi giorni, nel ricco Giappone, non c'è burro nei supermercati.
Tutto è cominciato nel 2005, con una serie di raccolti disastrosi - presumibilmente complice il riscaldamento globale - in Australia e altrove. La rendita per ettaro, cresciuta del 2,4% all'anno fra il 1960 e il 1990, ha cominciato a scendere dell'1% all'anno. Poi è arrivata la concorrenza dei biocarburanti, con i sussidi americani alla produzione di etanolo, che sono arrivati a inghiottire il 20% del grano del Midwest. Intanto, solo in Cina, fabbriche, case, aeroporti e strade si sono portati via il 6,6% dei campi da semina. «Finora - osserva l'analista di Macquaire - la teoria di Malthus, che la crescita della popolazione avrebbe portato alla scarsità di cibo, è stata smentita da un semplice fattore: il commercio». Senonché, dal Kazakhstan al Vietnam, dalla Thailandia al Messico, cominciano a spuntare i primi casi di protezionismo alimentare: il taglio delle esportazioni.
E poi c'è il petrolio, il motore del mondo globalizzato. «Il carburante e i fertilizzanti, che pure si ricavano dal greggio - commenta Leonidas Drollas, vicepresidente del Center for Global Energy Studies di Londra - rappresentano il 25-30% dei costi di un agricoltore. E non vedo imminenti probabilità che il prezzo del petrolio scenda». Così, non scenderanno neppure i costi delle spedizioni, dei macchinari e di tutta l'infinita catena che discende dal greggio.
Infine, a suggellare l'immagine della farfalla di Lorenz, c'è il Chicago Mercantile Exchange. Quel tempio arcano dove uomini in divise colorate si scambiano ordini d'acquisto per tonnellate di grano, oceani di soia e orde di suini, senza nessuna intenzione di comprarli per davvero. Proprio come succede al petrolio del New York Mercantile Exchange, il prezzo dei futures è basato sulle aspettative. E le aspettative sulla produzione di greggio e di mais sono tutt'altro che sovrabbondanti. «Sicuramente la speculazione ha un impatto - ammette Haque - ma non può essere la sola causa, perché il trading sul riso è quasi inesistente, eppure il prezzo è andato ugualmente alle stelle».
Ne sa qualcosa quell'uomo del risciò, nella remota Dhaka. La globalizzazione gli aveva promesso una ciotola di riso in più. L'interdipendenza del genere umano e delle sue finite risorse - almeno per un po' - gliel'ha tolta di bocca."

14 commenti :

davide ha detto...

Gentile Chiara,

quello che è importante rilevare è che il fattore determinante che spinge al rialzo il prezzo dei generi alimentari è l'aumento del prezzo del petrolio.

Faccio notare che nel breve periodo il petrolio può subire qualche oscillazione al ribasso, ma nel lungo periodo il suo costo aumenterà notevolmente. Alcuni esperti prevedono che l'esaurimento delle riserve di petrolio è molto più vicino di quello che si pensa. Ebbene in quel momento il prezzo del petrolio comincerà a crescere in maniera esponenziale: proviamo ad immaginarci cosa succederà di conseguenza al prezzo del cibo. Credo che fra non molti anni assisteremo a carestie inimmaginabili.

Tanti saluti dal tuo Davide

UnUomo.InCammino ha detto...

Grande, Klara!
Ottima divulgazione.
Tu hai, in un certo senso, una sorta di missione (uso 'stro termine per farmi capire, anche se non mi piace). Utilizzare l'immaginario emotivo intrigante nel confronti di molti maschiaccci >;) per divulgare informazioni di pregio.
Ebbene sì, KlaraColleControvaie, due o tre clapclapclap te li faccio!

Bene brava bis! :)

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Di questo articolo mi ha fatto riflettere la conclusione: "La globalizzazione gli aveva promesso una ciotola di riso in più. L'interdipendenza del genere umano e delle sue finite risorse - almeno per un po' - gliel'ha tolta di bocca"

Cio' mi ha fatto ripensare alle numerose promesse che certi imbonitori fanno per convincere le popolazioni ad accreditar loro un posto di comando... promesse che, una volta ottenuto cio' che vogliono costoro che io definirei ciarlatani, subito si dimenticano...
Fino alle prossime consultazioni elettorali.

Questa si chiama "democrazia" e per qualcuno e' il migliore dei mondi possibili.

Vaglielo a spiegare all'uomo del riscio' di Dhaka.

Devas ha detto...

"quello che è importante rilevare è che il fattore determinante che spinge al rialzo il prezzo dei generi alimentari è l'aumento del prezzo del petrolio."

cavoli! a forza di mangiare plastica ti si è indurito il cervello!!!

Che cervello de coccio :-))))

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

"quello che è importante rilevare è che il fattore determinante che spinge al rialzo il prezzo dei generi alimentari è l'aumento del prezzo del petrolio."

Il prezzo del petrolio e' l'effetto. Le cause sono altre: la guerra e la speculazione.

Ma cerchiamo di capire a chi giova tutto questo...

Chi ha fatto la guerra, cioe' ha invaso un paese sovrano NON responsabile di nessun attacco terroristico?
Chi ha il petrolio (intendo i diritti estrattivi e le scorte)?
Chi ha i soldi per speculare al punto di far salire o scendere i prezzi delle commodity?

L'uomo del riscio? Il palestinese di Hamas? Il comunista bielorusso o vietnamita?

Troviamo loro ai ricevinenti a Ginevra in cui si mangiano tartine con Beluga?

Sono loro che hanno i conti off shore?

Oppure hanno solo cio' che si meritano in quanto poveri, musulmani e comunisti, cioe' la FAME?

Credo che qualcuno ad Osama dovrebbe offrire un'alta onorificenza... grazie ad Osama e' diventato 100 volte piu' ricco e potente.

Ed Osama, se non ha capito che avrebbe innescato tutto questo e' una testa di cazzo...

Oppure e' solo un fantoccio, come lo e' sempre stato fin dai tempi della guerra russo-afgana.

Chi non ha il cervello de coccio, inizia a fare delle ipotesi basate sul metodo deduttivo... attendere le PROVE per cio' che e' PALESE potrebbe significare arrivare troppo tardi...

Ma ovviamente le torture per far confessare i misfatti le meritano solo i soliti 4 sfigati.

Solo per far capire come funzionano le cose in ogni parte del mondo, ed anche in piccolo nell'italica nazione, prendo dall'immondezzaio l'unica cosa decente postata negli ultimi mesi:

Finmeccanica

Pier Francesco Guarguaglini pres. e a. d. sponsor Altero Matteoli (An, ora PDL)

Giorgio Zappa d. g. e pres. di Alenia Aeronautica, pres. Alenia Spazio e Telespazio, indicato dall'ex governo di centrosx come successore di Guarguaglini

Alessandro Pansa, vicedir., dir. finanz.

Remo Pertica, vicedir., pres. Datamat (acquistata per 260 milioni, tra principali venditori Giancarlo Giglio (socio dell'Unità), a.d. Marconi Selenia e Ote

Giovanni Castellaneta vicepres.
ex consigliere diplomatico di Berlusconi, ex capoufficio stampa del socialista Gianni De Michelis, attualmente ambasciatore a Washington

Marco Zanichelli dirigente, pres. Mecfin ex a.d. dell'Alitalia sponsor Gianfranco Fini (An, ora PDL)


Dipendenti vari:

ammir. Guido Venturoni, ex pres. Marconi, componente cda
gener. Guido Bellini pres. Selex Com
ammir. Umberto Guarnieri pres. Orizzonte
ammir. Marcello De Donno pres. Agusta
gener. Giulio Fraticelli pres. Oto Melara
Com. gen. GdF Carlo Alberto Zignani resp. consorzio «Network centric operation»

ing. Elio Mastella, figlio di Clemente
ing. Davide Marini, figlio di Franco
Caio Giulio Cesare Mussolini, ex ufficiale Marina, deputato PDL, ex Azione Sociale
Guglielmo Cucchi, figlio gener. Giuseppe segr. gen. Cesis
Andrea Brancorsini, genero Niccolò Pollari ex dir. Sismi
Paolo Venturoni, figlio ammir. Guido
Fabiana Gallitelli, figlia gener. Leonardo capo Stato Maggiore Carabinieri
Andrea Bellini, figlio gener. Guido ex capo Stato Maggiore Carabinieri
Emiliano Sarmi, figlio Massimo a.d. Poste Italiane

Devas ha detto...

beh...ricordo qualche anno fa, all'unione industriali di Torino, tanto per non fare nomi...La parola d'ordine era "votare D'Alema perchè farà la migliore politica di destra degli ultimi decenni".... e come al solito i poveri se lo prendevano nel culo :-)

Che cervelli de coccio! :-)

davide ha detto...

Gentile Chiara,

""Ma cerchiamo di capire a chi giova tutto questo...""

L'aumento del prezzo del petrolio GIOVA in primo luogo al Venezuela, all'Iran, alla Libia, all'Algeria, al Sudan e tanti altri stati che hanno in comune di essere arcinemici di Bush e degli Stati Uniti. Il presidente iraniano e il presidente venezuelano all'ultima rionione dell'opec hanno detto che il prezzo del petrolio deve salire ad almeno 150 dollari al barile per colpire l'economia degli Stati Uniti grandi IMPORTATORI di petrolio. Ecco a chi giova tutto questo.

Per quel che riguarda i diritti estrattivi ti faccio notare che gli americani non hanno nessun monopolio: per esempio sono i cinesi che hanno i diritti estrattivi in Sudan: paese integralista islamico che stermina i cristiani nell'indifferenza generale.

All'amico Devas ricordo che sono gli economisti che dicono che l'aumento dei costi dei generi alimentari è una conseguenza dell'aumento del prezzo del petrolio: naturalmente gli economisti sono tutti teste de coccio.

Tanti saluti dal tuo Davide

Devas ha detto...

"naturalmente gli economisti sono tutti teste de coccio"

ah lo sai !? ;-)

michail tal ha detto...

Heylà Chiara

Personalmente non credo a nessun piano preordinato, complotto, o promesse di benessere. L'universo è semplicemente indifferente sia alle carestie sia all'arricchimento predatorio di chicchessia.

L'approccio teorico dominante nella scienza economica oggi, quello neoclassico, sostiene in toto il liberismo.
Lo fa non senza argomenti, ma forte di un apparato teorico che finora gli strali dei noglobal non sono riusciti nemmeno a scalfire.

Giusto un piccolo estratto:
http://it.wikipedia.org/wiki/Economia_internazionale#Vantaggi_comparati

E' giusto avere istanze di giustizia sociale, ma poi capire COME implementarle è un po' piu' difficile.
Anche perchè restare in una cornice capitalistica e cercare di alterarne i meccanismi spesso finisce solo per favorire nuovi player a discapito di vecchi, lasciano quelli che sarebbero i veri destinatari delle riforme, i poveri, a bocca asciutta se non peggio.

Non mi sembra proprio la sede per intavolare una discussione di economia politica, vorrei pero' spostare l'attenzione su un fattore, quello etico culturale, perchè comunque credo stia li' il nocciolo del problema.

Le multinazionali sono spesso viste come emissari del male, in realtà non fanno altro che riprodurre comportamenti e perseguire obbiettivi totalmente coerenti al nostro modo di vita, ai nostri gusti, al nostro modo di rapportarci agli altri nella società.

Se qualcuno qui si sente "buono" per mille ragioni, non si creda esentato da questo discorso.

Prendiamo giusto a caso una ragazza che vuole essere elegante e alla moda. Per avere una borsetta Prada o un paio di scarpe Gucci quanto sarà disposta a spendere? 400, 500 euro?
Benissimo. E' consapevole di quale catena ha messo in moto? di cosa alimenta? Ma figuriamoci, ovviamente non le interessa, probabilmente pensa anche di fare del bene indirettamente.

Ebbene, dovrebbe sapere che la consapevolezza che produrre quelle scarpe costi in realtà 20,30 euro contestalmente alla sicurezza di poterle vendere a 500 mette in moto una vera e propria macchina da guerra.
Un'oliata macchina da guerra che non esiterà a subbappaltare la produzione 3 o 4 volte anche a semi schiavi, negli scantinati del napoletano o ovunque le convenga per abbassare i costi.
Non ci credete? guardatevi Report.

Vogliamo vivere con macchine di lusso, abiti firmati, condizionatori, tecnologie ovunque, arredamento costoso?
Sono subito pronte per noi migliaia di macchine da guerra pronte per soddisfarci, tanto possiamo pagare fino a strozzarci.

Usciti dal negozio poi possiamo anche spendere un paio di lacrime per i bambini del Darfour, per sentirci buoni.
A me QUESTO, ricorda un po' una qualifica che mi avevi affibbiato, quella di coma assistito.

Capiamo piuttosto che sta QUI, il fulcro del problema. Rinunciamo a tutto cio', e presto l'eccessivo inquinamento, sfruttamento, e umiliazione della natura e dell'uomo che stiamo perpetrando diminuiranno in misura considerevole.
Almeno ritarderemo la fine della nostra razza di qualche secolo...

Prendere VERAMENTE consapevolezza di cio' avrebbe conseguenze incalcolabili (e conosco anche qualcuno che ci è riuscito).

Solo che questo non avverrà mai, siamo inesorabilemnte rinchiusi nella trappola del brevissimo termine, e dell'egoismo.


PS: onde evitare acidi malintesi come in qualche scambio passato, non mi riferisco A TE, parlando qui. Perlo in generale.
Sono certo tu sia una persona pura e nella vita saprai sicuramente essere tanto intransigente quanto sembri in cio' che traspare dai tuoi scritti.

ciao

davide ha detto...

Caro Michail,

""E' giusto avere istanze di giustizia sociale, ma poi capire COME implementarle è un po' piu' difficile.
Solo che questo non avverrà mai, siamo inesorabilemnte rinchiusi nella trappola del brevissimo termine, e dell'egoismo.""

Ho letto con attenzione quanto hai scritto e condivido quasi tutto quello che hai detto, in particolare le due frasi che ho riportato sopra.

Tutti i politici (da destra a sinistra) dicono a parole che tutti hanno diritto al loro "vasetto di nutella", ma il problema è come rendere effettivo ciò: non bastano i buoni sentimenti per vincere la fame, ma le politiche concrete.

Molto intelligente quello che hai scritto sulle multinazionali: da molti le multinazionali vengono presentate come il male assoluto, ma non spiegano quale sarebbe l'alternativa in termini reali e concreti.


Saluti Davide

michail tal ha detto...

Ti ringrazio

Un'illusione ottica tipica del nostro tempo è confondere gli effetti con le cause.

Come la padrona di casa ci insegna in altri campi, molto spesso è la domanda a creare la sua offerta, anche se il dilemma resta tuttora un classico dell'economia.
E' la domanda a produrre l'offerta o l'offerta a creare "bisogni indotti" ?
Fatto incontestabile resta che la domanda, pagante, ha la sua bella fetta di responsabilità.

Ammiro molto le storie di imprenditori "illuminati", come Adriano Olivetti, e di chiunque cerchi di costruire qualcosa condividendo il suo benessere con chi gli sta vicino.

Ma mi rendo anche conto che il capitalismo è un modo di produzione STRUTTURALMENTE ingiusto. Anzi gli stessi teoremi che si studiano all'università sono li a dimostrare che piu' è ingiusto e meglio funziona.

Che fare allora? Io prediligo l'approccio induttivo, dal particolare al generale. Senza dover andare troppo lontano, basta soffermarsi un po' sul proprio io, sul tipo di relazioni che si intrattengono con gli altri senza trovare capri espiatori.

Comuqnue quei politici di cui parli evidentemente di sentimenti buoni non ne hanno, perchè se ne avessero, le politiche "concrete" le applicherebbero, anche a costo di rischiare la poltrona. Ma sta proprio li' il problema.

Ciao!

Alex ha detto...

Nella mia ignoranza azzardo una risposta,

niente complotti solo questioni di economia,

il barile si PAGA in dollari,
dopo un anno di Euro il costo del denaro era 1 euro = 88 centesimi di dollaro circa, se non ricordo male
ora l’euro è a 1,58 il doppio, quindi, ipoteticamente il costo del barile è raddoppiato,
inoltre più richiesta di greggio da parte di Cina e India quindi meno disponibilità,
la speculazione, un prodotto è richiesto e il mercato vi specula comprando per poi rivendere a prezzo superiore, circa un 20%

le raffinerie, che non sono aumentate, producono sempre lo stesso quantitativo e non di più,
quindi causa concatenante di una minor scorta di prodotto
uguale maggior costo del petrolio a barile, si il prezzo è aumentato notevolmente rispetto ai 20 dollari al barile, ma se si guardano le cause, ci può stare.
Aspettiamo la prossima amministrazione americana tra qualche mese per vedere cosa vorrà fare con il dollaro.....

davide ha detto...

Caro Michail,

""Comuqnue quei politici di cui parli evidentemente di sentimenti buoni non ne hanno, perchè se ne avessero, le politiche "concrete" le applicherebbero, anche a costo di rischiare la poltrona. Ma sta proprio li' il problema.""

Naturalmente i politici che promettono a tutti il loro "vasetto di nutella", lo fanno solo per prendere i voti, perchè a loro interessa il potere. Naturalmente ci sono politici onesti e disonesti, ma ho notato che una volta che prendono il potere tendono tutti a comportarsi allo stesso modo: pur di mantenere il potere non esitano a mentire e a fare i voltagabbana.

La cosa è particolarmente evidente in Italia dove i politici, pur di non rischiare di perdere la poltrona, sono disposti a fare tutte le porcherie.

E' stato divertente vedere, durante la campagna elettorale, Berlusconi e Veltroni che promettavano mari e monti a tutti ben sapendo che l'Italia è in grave crisi economica e non ci sarà un centesimo per nessuno. Comunque gli elettori sapevano benissimo che erano tutte fregnacce le parole dei politicanti. Se hanno votato il centrodestra è perchè da almeno ventanni gli elettori votano sempre contro il governo in carica con poche speranze che i nuovi facciano qualcosa di buono: quelli che c'erano hanno fatto schifo, pensano gli elettori, proviamo a cambiare.

Saluti Davide

Chiara di Notte - Klára ha detto...

quelli che c'erano hanno fatto schifo, pensano gli elettori, proviamo a cambiare.

Quelli nuovi, invece... :-)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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