lunedì 3 marzo 2008

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Hófehérke – Premessa


Ho sempre avuto fin da piccola una magica attrazione per le favole, soprattutto per quelle dei fratelli Grimm. Di queste ce n’e’ una che amo in modo particolare. E’ famosissima ed anche se ha versioni leggermente diverse secondo il paese nel quale viene raccontata, e’ comunque universale.

E' conosciuta ovunque: In tedesco e’ Schneewittchen, in russo e’ Белоснежка, in inglese e’ Snow White, in italiano e’ Biancaneve

Per me e’ Hófehérke.

Molti sanno ormai quanto fossi affezionata a mia nonna, il cui ricordo di tanto in tanto viene a farmi visita anche in questo blog. Credo che se Sheherazade avesse voluto materializzarsi ed incarnarsi in qualcuno, lei sarebbe stata perfetta.

Una delle tante cose che mi ha insegnato e’ che ciascuno/a di noi, bambino/a o adulto/a che sia, porta dentro di se’ le sue fiabe. Fiabe che spesso restano racchiuse, in letargo per anni ma che poi, improvvisamente, si fanno strada attraverso la nostra anima ed escono… cosi’… naturalmente.

L’energia che le fa esplodere ha un solo nome: fantasia.

E lei di fantasia ne aveva talmente tanta che era capace di farci sognare ad occhi aperti. Era cosi’ che alla sera, sotto le stelle, ci riunivamo felici nello spazio antistante al casale, alla luce del fuoco scoppiettante, per ascoltarla.

Quella dei bimbi seduti sul muretto, spettatori di fronte a lei che recita e’ un’immagine forte che affiora ogni qual volta penso alla mia infanzia. Con lei la fiaba diventava una vera e propria rappresentazione teatrale… o almeno questo e’ per me adesso cio' che ricordo e che filtro con un’adulta nostalgia.

Nel raccontarla partecipava davvero alla storia e mimava, sia con le mani che con le espressioni del volto, le emozioni di coloro che ne erano i protagonisti. A volte si entusiasmava a tal punto che pareva veramente un'attrice su quel palcoscenico che aveva come fondale il cielo stellato.

Hófehérke era la favola che le riusciva meglio; forse perche’ anche lei l’amava in modo particolare, adesso lo capisco. L’amava specialmente quando recitava la parte della regina-strega che pone le domande allo specchio oppure quando, travestita da vecchietta, offre la mela avvelenata.

In quei momenti particolarmente intensi nel suo sguardo di cristallo balenavano le fiamme ed io mi rannicchiavo e socchiudevo gli occhi per la paura…

E forse e’ stata quella sua recitazione percepita con la fantasia di bimba che, fra tutti i personaggi, ha fatto della regina-strega quello che ha suscitato in me le piu’ grandi emozioni. Tanto che ancor oggi non riesco a pensare a Hófehérke senza rivedere lo sguardo acceso di mia nonna e ripensare a colei che e’ la vera protagonista della fiaba: la regina.

4 commenti :

davide ha detto...

Cara Chiara,

è sempre bello quando parli della tua nonna perchè è davvero molto simpatica, essendo nello stesso tempo rassicurante, anticonformista e geniale: grazie al tuo blog può rivevere nei nostri cuori.

Anche per me che sono cresiuto in un piccolo paese di montagna le fiabe che i vecchietti raccantavano a noi bambini sono uno dei più bei ricordi che ho della mia fanciullezza (a volte penso quanto sarebbe bello restare sempre bambini).

Poi è vero che dentro ognuno di noi ci sono tante fiabe e tante poesie, ma la nostra pigrizia ci impedisce di trovare la fantasia per farle rivivere.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Davide, come sempre sei il piu' veloce a commentare i miei post. :-)

Comunque la fiaba vera e propria non l'ho postata ancora... questa e' solo una premessa :-)))

michail tal ha detto...

Buongiorno Chiara
uno dei piu' bei saggi che abbia mai letto è

"Il mondo incantato, uso importanza e significati psicanalitici delle fiabe" di Bruno Bettelheim

http://www.nonsolocinema.com/nsc_articolo.php3?id_article=2536

A parte che Bettelheim è un fantastico scrittore, ma soprattutto è stato uno dei maggiori psichiatri infantili (e non solo) di sempre.
Questo è un libro per adulti ovviamente, per adulti che pero' le fiabe le hanno adorate in tenera età e che con questo libro hanno una conferma della grande importanza che ha il raccontarle per lo sviluppo cognitivo dei bambini. Dunque chi dice che nell'epoca delle palystation le fiabe sono obsolete non sa di cosa sta parlando.
Senza contare , aggiungerei, che come ricordava Chiara si tratta di un'esperienza relazionale molto intensa e bella, di cui nessun bambino dobrebbe essere privato.
ciao

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

chi dice che nell'epoca delle palystation le fiabe sono obsolete non sa di cosa sta parlando.


L'epoca della playstation si puo "leggere" con un duplice significato:

- addormenta la fantasia perche' la gente ormai "komunika solo kon i messaggini" utilizzando un linguaggio alieno e poco fantasioso (secondo me il tipo di linguaggio e' importantissimo nelle fiabe).
- ravviva la fantasia in quanto la gente, comunicando tramite internet ed SMS, e' forzata a crearsi immagini e situazioni.

Alla base di ogni scritto ci stanno la cultura e la fantasia. Come le fiabe di ieri potevano essere scritte da chi possedeva una cultura, se non accademica almeno di appartenenza popolare, e fantasia anche oggi solo chi ha queste doti, nonostante l'era della playstation, puo' scrivere e raccontare fiabe.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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