venerdì 14 marzo 2008

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Hófehérke (7) - La Fine


Una storia nasce improvvisa. A volte basta un riverbero, un’immagine, un bagliore della luce a farla sorgere. Un istante prima non esisteva, un istante dopo germoglia e cresce dentro, fino a quando occupa talmente tanto spazio che l’involucro non riesce piu’ a contenerla.
Cio’ rappresenta quanto di piu’ meraviglioso e’ connaturato nella nostra specie: la capacita’ di creare e di condividere la creazione con i nostri simili fino a farla diventare eterna.

L’immortalita’ e’ qualcosa che l’umanita’ ha sempre bramato ed e’ forse l’unica cosa che, veramente, viene invidiata agli dei.

C’e’ chi ha la fortuna di poter sublimare tale desiderio in qualcosa di razionale e tangibile tanto da divenire immortale nella sua creazione.

Shakespeare, Omero, Bulgakov, Dante, oppure Fidia, Michelangelo, Pomodoro, oppure Giotto, Picasso, Caravaggio, oppure Verdi, Mozart, i Beatles saranno presenti anche quando l’Umanita’ sara’ estinta; le loro opere resisteranno fino alla fine dei tempi.

Ci pensai e mi giro’ la testa…

Ero sempre stata affascinata dall’immortalita’. Non tanto perche’ avessi mai temuto la morte, ma piuttosto per il terrore che avevo dell’oblio.

Pensare ad un’esistenza, fatta di gioie, dolori, tormenti, pensieri, amori, ricordi, passioni, vizi, sensazioni, speranze, delusioni, e mille altre cose che viene sommersa dalla polvere del tempo, mi incuteva un senso di sgomento.

Riflettei sul perche’ mi affannavo ad esistere quando poi, di me, sarebbe restata solo polvere.

Osservai i libri sullo scaffale. Loro potevano essere anche bruciati, ridotti in cenere, ma qualcuno li avrebbe comunque ricordati. Qualcosa sarebbe rimasto; frammenti, concetti, sensazioni. Percio’ sarebbero stati immortali. Insieme ai loro autori.

Quanto li invidiai.

La storia che stavo leggendo volgeva ormai al termine. Ancora poche pagine e sarei arrivata alla fine.


«Fui svegliata durante la notte dal suo cuore che pulsava, batteva ancora una volta. Sangue salato, amaro, mi gocciolava in viso dall'alto. Mi alzai a sedere. La mia mano bruciava e pulsava come se mi fossi schiacciata la base del pollice sotto un masso.

Qualcuno bussò alla porta con violenza. Avevo paura, ma sono una Regina e non lo avrei fatto vedere. Aprii la porta.

Prima i suoi uomini entrarono nella mia stanza e si disposero in semicerchio alle mie spalle, con le loro spade affilate e le lunghe lance.

Poi entrò lui. Mi sputò in faccia.

Ultima, arrivò lei; come quella notte quando era una bimba di cinque anni. Non era cambiata. Affatto.

Prese l'intreccio su cui era appoggiato il suo cuore. Tolse le sorbe secche una ad una; tolse i bulbi d'aglio ormai completamente rinsecchiti dopo tutti quegli anni. Poi prese ciò che era suo, il suo cuore pulsante che le riempiva la mano di sangue - una piccola cosa, non più grande di quello di una capretta o di un orsacchiotto.

Le sue unghie dovevano essere taglienti come vetro: si aprì il petto con quelle, facendole correre sulla ferita bluastra. Il petto le si spalancò improvvisamente, una bocca muta e in attesa. Leccò il cuore una volta, mentre il sangue le colava lungo il braccio, poi lo spinse profondo dentro la cassa toracica.

Gliel'ho visto fare. Le ho visto richiudere la pelle. Ho visto quella cicatrice bluastra svanire.

Il suo Principe aveva uno sguardo preoccupato, ma comunque la cinse con un braccio e stettero entrambi lì, in piedi, ad aspettare.

Lei rimase fredda, la morte germogliava ancora sulle sue labbra, e la voglia di lui non era diminuita in nessun modo.

Mi dissero che si sarebbero sposati e che i regni sarebbero stati uniti. Mi dissero che sarei stata con loro alle nozze.

Sta cominciando a fare caldo qui dentro.

Hanno detto delle nefandezze su di me. Un po' di verità per aggiungere gusto ad un piatto fatto sostanzialmente di bugie.

Fui legata e tenuta in una cella di pietra nei sotterranei del Palazzo. Rimasi lì tutto l'autunno. Oggi mi hanno fatto uscire, mi hanno strappato i panni di dosso e mi hanno strigliata. Mi hanno lavato la testa e i fianchi e poi mi hanno cosparsa di grasso d'oca.

Cadeva la neve mentre mi trasportavano al forno con braccia e gambe divaricate - due uomini ad ogni braccio, due ad ogni gamba - totalmente denudata, di fronte alla folla della festa di Mezzo Inverno.

La mia figliastra stava lì in piedi con il suo Principe. Mi guardò mentre mi oltraggiavano, ma non disse nulla.

Mentre mi cacciavano qui dentro, schernendomi, beffeggiandomi, vidi un fiocco di neve posarsi sulla sua guancia bianca; lo vidi restare lì senza sciogliersi.

Chiusero la porta del forno. Sta facendo sempre più caldo qui dentro, e fuori stanno cantando e applaudendo. Danno dei gran colpi alle pareti del forno.

Lei non stava ridendo, ne si stava prendendo gioco di me. Stette lì. Zitta. Mi guardava però, e per un attimo mi vidi riflessa nei suoi occhi.

Non urlerò. Non darò loro tale soddisfazione. Avranno il mio corpo, ma la mia anima e la mia storia sono mie e moriranno con me.

Il grasso d'oca comincia a sciogliere e a scivolare sulla mia pelle. Non emetterò un suono. Non voglio pensarci più.

Penserò al fiocco di neve sulla sua guancia, invece.

Penserò ai suoi capelli, neri ebano, alla sua bocca, rossa sangue, alla sua pelle, bianca neve.»



Niente di quanto scriviamo ci appartiene veramente. Ogni volta che dall’anima scaturisce un pensiero, una storia, nel momento stesso in cui vede la luce appartiene a tutti e vive di vita propria. Come un bimbo che nasce.

Vorrei donare questa fiaba, scritta da mani sconosciute, a chi stimo; come e’ stata donata a me. Era perduta nei meandri della fantasia. Esisteva gia’. Era in attesa che qualcuno la ritrovasse, sospesa nel tempo, conservata in una vecchia valigia, riposta in una soffitta di un casolare di pietra screziata, la' dove e' il limite del mondo.

6 commenti :

davide ha detto...

Cara Chiara,

una fiaba così lontana dai canoni tradizionali non l'avevo mai letta.
Certo che avrei preferito una fine diversa, perchè questa mi ha prucurato tanta tristezza.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Certo che avrei preferito una fine diversa, perchè questa mi ha prucurato tanta tristezza.

"Pru"?

Comunque, Davide, mica e' mia colpa di come finiscono le fiabe :-))

E poi non tutte le fiabe finiscono in modo felice, anzi, se ci pensi bene quasi tutte finiscono con il matrimonio :-))

davide ha detto...

Cara Chiara,

"Comunque, Davide, mica e' mia colpa di come finiscono le fiabe"

Ti confesso che non sono riuscito ancora a capire se questa fiaba è una tua creazione o se è davvero un'antica fiaba che hai trovato da qualche parte. Comunque l'importante è che è una bellissima fiaba (anche se di tipo naif).

Tanti saluti dal tuo Davide

Alex ha detto...

Non ho mai capito perchè tutte le fiabe finiscono male.....

ma son fiabe o spaventa bambini:-))

e quelle ungheresi, vedi biancaneve son pure peggio:-)) aborrisco, come dice il caro Mughini (NDR), al pensiero delle varie cenerentole etc:-))

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Alex said...
Non ho mai capito perchè tutte le fiabe finiscono male.....


Perche' il male o il bene sono concetti relativi, non assoluti. Possono cambiare nel tempo, nelle diverse culture... con l'eta' e l'esperienza personale.

Altrimenti non ti spiegheresti il il fatto che da bambini/e consideriamo un lieto fine quando il principe e l'eroina si sposano e da adulti invece cio' puo' rappresentare solo l'inizio di un dramma.

A parte gli scherzi, se noti, anche questa fiaba ha l'esatta fine di quella dei fratelli Grimm. Anche li' il Principe e Bianca neve si sposano e la Regina matrigna viene bruciata. Cosa cambia in fondo?

La fine, il lieto fine, non e' sempre e comunque l'affermazione della "bonta'", ma l'annientamento di chi e' diverso.. o diversa come in questo caso la Regina.

In tutte e due le dimensioni (quella dei fratelli Grimm e questa) la Regina e' una strega. E viene bruciata per quello.

Chi ha il potere (in questo caso il Principe) puo' anche essere depravato e pedofilo ma nessuno osera' opporsi a lui.

Puo' addirittura sostenere al potere un crudele mostro facendolo accettare alla comunita'. Chi ne fara' le spese sara' solo chi si opporra'.

Cio' avviene nel mondo piu' di quanto si creda. La fiaba trovata nella valigia racconta la realta'.

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

@ Davide: Ti confesso che non sono riuscito ancora a capire se questa fiaba è una tua creazione o se è davvero un'antica fiaba che hai trovato da qualche parte. Comunque l'importante è che è una bellissima fiaba (anche se di tipo naif).

Chi l'ha creata sicuramente ti ringraziera'.

Ma le fiabe appartengono a tutti e sono il mezzo piu' semplice per comunicare concetti, valori e principi (con l'accento sulla seconda sillaba). Per questo motivo vengono raccontate ai bimbi. Sono la prima forma di "teatro" alla quale i bambini assistono.

Ed e' sulle fiabe che si basa poi tutta l'evoluzione del "narrare".

Il "narrare" ha un grande potere sai? Non so se ci crederai ma ho spesso ricevuto cachet altissimi non tanto per fare sesso quanto per "narrare" le mie fantasie.

L'uomo e' attratto dalla fiaba perche' questa risveglia il bambino che ha dentro. Posso confessarti che piu' di una volta mi sono sentita Sherazade e mi sono guadagnata il compenso senza che il cliente neppure mi sfiorasse.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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