giovedì 13 marzo 2008

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Hófehérke (6) - Il Principe


Cosa fara’ una devochka quando si ritirera’? Come organizzera’ la sua vita? Quali progetti fara’? Rompera’ completamente con il passato? Fuggira’ in qualche isola deserta? Cerchera’ un nuovo lavoro? Si sposera? Scrivera’ libri sulla sua vita?
Ma soprattutto: sara’ felice?
Non e’ semplice cambiare la propria esistenza dopo che per tanto tempo si e’ esercitato l’antico mestiere. Quella decisione viene spesso rimandata perche’, ad un certo momento, quel lavoro diventa “il Lavoro”. Ed il Lavoro condiziona: si creano amicizie, abitudini, stili di vita che poi fanno parte di quel vivere quotidiano al quale non e’ facile rinunciare.

Quando, da inesperte novizie si accetta, la prima volta, quasi per sfida, con un po’ di ansia e con tante insicurezze, di “provare”, non ci si rende conto che a quella prima volta ne seguiranno altre, poi altre ancora; dopodiche’ far sesso con uno sconosciuto diverra’ semplicemente un atto banale, non coinvolgente. Un qualcosa di asettico, sia fisicamente che mentalmente.

Negli anni in cui ho frequentato i bordelli di Calcutta ho ascoltato mille proponimenti, diecimila progetti, centomila speranze, un milione di promesse…

“Si’, lo faccio per un po’ ma non sara’ per sempre… e’ solo temporaneo… fintanto che risolvo i miei problemi ma… un giorno smettero’ “

Poi ho sentito le inevitabili scuse, le immancabili giustificazioni, gli scontati motivi per ritardare la fine di quell’esperienza.

Perche’ sono sempre stata diversa dalle altre?

Le sorelle che con me hanno condiviso l’esperienza ancora oggi mi rimproverano per essermi ritirata troppo giovane; avrei potuto sfruttare il “mio momento magico” ancora per un po’ di tempo, ma non si rendono conto che ero anche molto giovane quando iniziai.

Quando decisi di vivere l’avventura, seppur fossi poco piu’ che una giovane ragazza, avevo gia’ pensieri come li ha una donna piu’ matura. Non chiedetemi perche’ di questo. Non l’ho mai capito e forse mai lo capiro’, ma e’ come se, all’improvviso, mi fossi trasformata da bambina ad adulta smarrendo per sempre il periodo dell’adolescenza.

Fu all’inizio che posi i miei limiti, fissai gli obiettivi, collocai i miei paletti. Stabilii anche un periodo massimo nel quale mi sarei immersa in quell’esperienza. E lo avrei fatto completamente, in modo totale, senza mezzi termini, affrontandola come un’avventura. Sarei stata esploratrice curiosa in un mondo misterioso ed insidioso.

E’ stata la fantasia ad aiutarmi in quel percorso. Cio’ che per molte sorelle rappresentava un problema, per me era solo il palcoscenico di un teatro in cui mi esibivo.

Ogni volta ero prima attrice. Cambiava solo il pubblico.

Su quel palcoscenico ho recitato. Se erano lupi interpretavo Piroska és a farkas, se erano topolini ero a hamelni patkányfogó, se alla mia casetta di marzapane giungevano bimbi golosi diventavo Baba Jaga, se invece si trattava di Principi mi trasformavo in Hamupipőke oppure in Hófehérke.

Un paese delle meraviglie in cui sono stata Alice che guardava con occhi estasiati... attraverso lo specchio.

Ma, come avviene per ogni rappresentazione, arriva il momento in cui il sipario deve calare. La fiaba non puo’ durare in eterno oppure potrebbe trasformarsi in un orrendo dramma: Hamupipőke e Hófehérke diverrebbero vecchie e nessun Principe le degnerebbe piu’ di uno sguardo; nessun Principe darebbe loro un bacio e resterebbero la’, addormentate per il resto della loro vita.

Fu cosi' che, dopo Principi di ogni colore possibile, attesi quello che fosse del colore giusto. Non so se fosse azzurro, non lo ricordo. Ricordo solo che, come una specie di magia, con un bacio fece uscir fuori il boccone di mela avvelenata che si era conficcato nella mia gola. E mi risveglio’.

Fu quello il motivo per il quale, tutto l’inverno, mi rinchiusi in quella casa situata fra i filari, fuori dal mondo e dal tempo, laddove, durante gli anni della mia infanzia, mi ero sentita felice ed al sicuro e dove, in una valigia di cartone dimenticata in una polverosa soffitta, trovai il quaderno in cui era raccontata quell’incredibile storia.


«Fu un inverno di nevi alte e lente a sciogliere. Arrivammo alla primavera con i morsi della fame.

La Fiera di Primavera fu più bella, quell'anno. La gente della foresta era poca, ma qualcuno venne, e c'erano visitatori dalle terre oltre la foresta.

Vidi i piccoli uomini pelosi della caverna comprare e barattare per avere pezzi di vetro, mucchi di cristalli e quarzo di rocca. Pagarono con monete d'argento - i profitti delle ruberie della mia figliastra, senza dubbio. Quando si sparse la voce di ciò che stavano cercando, i paesani corsero alle loro case e tornarono con tutta la loro beata cristalleria e, alcuni, con grandi fogli di vetro.

Pensai per un attimo di ucciderli, quei nani, ma non lo feci. Fino a che il cuore pendeva silente, fermo e freddo dalla trave della mia camera ero al sicuro, con me la gente della foresta e, in ultimo, la gente del borgo.

Avevo ventisette anni, e la mia figliastra aveva mangiato la frutta avvelenata due inverni prima, quando il Principe giunse a Palazzo. Era alto, molto alto. Aveva occhi di un verde gelido e la pelle bruna di coloro al di là delle montagne.

Cavalcava con una piccola scorta: abbastanza grande da proteggerlo, e abbastanza piccola da non rappresentare una potenziale minaccia per un altro sovrano - io, per esempio.

Fui pratica. Pensai all'alleanza tra le nostre terre, pensai al regno espandersi dalla foresta fino al mare, all'estremo meridione; pensai al mio biondo amore morto nove anni prima. Durante la notte mi recai nella stanza del Principe.

Non sono un'innocente, anche se mio marito, il mio Re, fu veramente il mio primo amante, non importa ciò che dice la gente.

Sulle prime il Principe sembrò eccitato. Mi chiese di sfilarmi la veste da notte e mi fece stare in piedi di fronte alla finestra aperta, lontano dal fuoco, fino a che la mia pelle fu fredda come pietra. Mi disse di giacere supina, con le braccia ripiegate sul seno, ad occhi sbarrati a fissare solo e soltanto il soffitto. Mi comandò di non muovermi e di respirare soltanto l'indispensabile. Mi implorò di non dire nulla. Divaricò le mie gambe.

Poi mi fu dentro.

Mentre rovistava dentro di me, sentii le mie anche sollevarsi per gli urti, cominciai a sentirmi sua davvero. Colpo dopo colpo, spinta dopo spinta, mentre mi macinava. Mugolai. Non potei farne a meno.

Il suo membro scivolò via da me. Sporsi una mano e lo toccai. Una piccola cosa viscida.

"Per favore", disse, dolce. "Non devi muovere né parlare. Stai ferma sul pavimento; fredda, immobile, come prima".

Ci provai, ma aveva perso qualsiasi forza che prima l'avesse reso virile. Qualche minuto dopo lasciai la stanza del Principe; le sue maledizioni e le sue lacrime risuonavano ancora nelle mie orecchie.

Andò via presto il mattino seguente, con tutti i suoi uomini. Cavalcarono via nella foresta.

Immagino i suoi fianchi, ora, mentre cavalca; un nodo di frustrazione e rabbia alla base della sua virilità. Immagino le sue labbra pallide pressate insieme. Poi immagino la sua piccola truppa cavalcare attraverso la foresta. Arrivano al tumulo di vetro e cristallo della mia figliastra. Così pallida. Così fredda. Nuda, al di là del vetro, poco più che una ragazzina. E morta.

Nella mia fantasia, posso quasi avvertire l'improvvisa durezza del suo membro nelle sue brache, posso vedere la voglia che lo ha preso, posso sentire le preghiere che ha sospirato come ringraziamento per la sua buona sorte. Lo immagino trattare con quei piccoli omuncoli pelosi, offrire loro oro e spezie per il bellissimo corpo nella bara di cristallo.

Presero il suo oro perché lo volevano ? O semplicemente videro gli uomini a cavallo, con le loro spade affilate e le loro lance, e si resero conto di non avere alternativa ?
Non lo so. Non ero là e non stavo scrutando nel mio specchio. Posso soltanto immaginare...

Immagino le mani togliere i cumuli di cristallo e quarzo dal suo corpo freddo. Immagino le mani accarezzare lievemente la sua guancia, fredda, muovere le sue braccia, fredde; esultare per l'aver trovato un cadavere ancora fresco e morbido.

La prese là, davanti a tutti ? O la fece portare in un cantuccio al riparo da sguardi indiscreti prima di montarla ?

Non so dire.

Fu lui a scuoterle via il pezzo di mela dalla gola ? Oppure fu lei ? Forse aprì gli occhi lentamente mentre lui pulsava nel suo corpo, aprì la bocca, schiuse quelle labbra rosse per poi serrare i denti gialli e affilati sul collo bruno di lui, affinché il sangue, che è la vita, potesse scenderle in gola e lavare via il boccone di mela, del mio veleno.

Immagino; non posso sapere.»

17 commenti :

gullich ha detto...

bello...

illustre1966 ha detto...

Ma che libri di fiabe leggi???

E vissero felici e contenti dov'è??

Se non c'è manco nelle fiabe....allora muore anche la speranza... :,-((

duval ha detto...

Si, bello e interessante.

Mi incazzo come una bestia sapendo di non poterne argomentare davanti a boccali di birra, invece che su una misera tastiera che mi guarda immobile, insipida, asessuata, inconsistente, assurda, odiosa ... sto picchiando sempre più forte ... spero che si rompa.

Ma chissà ... forse un giorno ... goccia a goccia ...

gatsby ha detto...

Parli di Principi o di Princìpi...:-)
Polidori, Le Fanu, Poe, Blixen, Lewis.. qual'è la fonte d' ispirazione..?

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Mi incazzo come una bestia sapendo di non poterne argomentare davanti a boccali di birra, invece che su una misera tastiera che mi guarda immobile, insipida, asessuata, inconsistente, assurda, odiosa ... sto picchiando sempre più forte ... spero che si rompa.

Hai provato a rovesciarci sopra la birra? :-))

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

qual'è la fonte d' ispirazione..?


Di cosa parli? Dello strano racconto scovato, quasi per caso, in una valigia polverosa riposta in un meandro sospeso nelle nebbie del tempo?

Cosa vuoi che ne sappia io?

Chiedilo a chi l'ha scritto :-))

siggy ha detto...

Cinderella... WhiteSnow....

A quando Cappuccetto Rotto?

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

A quando Cappuccetto Rotto?

Sei poco attento. Se cerchi bene lo trovi :-)

Ma era davvero rotto? O-O

davide ha detto...

Cara Chiara,

c'è poco da dire, sempre più emozionante questo racconto.

Tanti saluti dal tuo Davide

Alex ha detto...

Vale per ogni lavoro, molti vorrebbero abbandonare o smettere al raggiungimento di certe condizioni economiche o di anzianità però, molto spesso, la “paura” di non poter continuare a sostenere la stessa possibilità economica non permette di chiudere.

Per quanto riguarda il racconto cosè la versione di Biancaneve in ungherese?

Secondo me il principe aveva dei problemi e pure grossi......

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Secondo me il principe aveva dei problemi e pure grossi......


Eh, ogni tanto qualche principe si conosce frequentando certi luoghi...

E poi basta leggere la cronaca per capirlo.

Ma una cosa e' leggere, una cosa e' avere un "contatto ravvicinato".

Solo che, alla fine, facendo l'infermiera al pronto soccorso ci si abitua alla vista del sangue :-)

A-Woman A-Man ha detto...

Belle queste pagine, a metà tra biografia ed ecclettismo letterario.

Alex ha detto...

Chia®a di Notte (Klára) said...

Solo che, alla fine, facendo l'infermiera al pronto soccorso ci si abitua alla vista del sangue :-)


Secondo me più psicologa che infermiera e se eri romena e non ungherese, beh io a farti vedere il mio sangue ci avrei pensato bene:-)

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

se eri romena e non ungherese, beh io a farti vedere il mio sangue ci avrei pensato bene:-)

Perche'? Le ungheresi quando "lo succhiano" fanno meno male? (mi attendo le battute, adesso, suvvia sbizzarritevi)

E poi, il sangue del mio popolo e' un mix. Difficile individuare e stabilire quante parti di magiaro, quante di slavo, quante di romeno.

Alex ha detto...

Non so come "succhiano" il sangue le ungheresi:-)

ma in transilvania i vampiri abbondano ed è terra romena, era solo un battuta la mia, e in ogni caso con le frontiere aperte un pò ci si deve preoccupare:-)

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Non so come "succhiano" il sangue le ungheresi

Volo low cost 9.99 e lo scopri :-)

Alex ha detto...

Grazie per l'informazione......

apro il salvadanaio e se ho questa disponibilità un saltino si può fare:-)

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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