domenica 16 marzo 2008

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Der Weg ist das Ziel


“Si puo’ raccontare solo cio’ che si conosce davvero, per essere credibili bisogna aver vissuto certe esperienze, era questo il principio dal quale sarei partita nella stesura dei romanzi. L’attendibilita’ innanzitutto, altrimenti cio’ che il lettore trova nelle pagine non andra’ mai a pizzicare fastidiosamente le zone piu’ fragili che tenta invano di celare. Le copre, le rinnega, ma esistono. Io mi sforzo di andare ad insinuarmi fra quelle pieghe, di puntare una luce in quelle zone d’ombra, di aspirare il lezzo che ne proviene, e di far ammettere anche al lettore, seppur per un fugace momento, di aver odorato quel miasma provenire proprio da sotto i suoi abiti da perbenista.” (Decadent Doll – M. Lonati)

Si possono raccontare situazioni mai vissute, o emozioni mai provate, appellandosi alla sola immaginazione? Oppure e’ necessario averle sperimentate personalmente?

Per quanto mi riguarda non ho dubbi: Der Weg ist das Ziel.

Non e’ importante cio’ che si racconta ma come lo si racconta. La forma ed il percorso narrativo stimolano il mio interesse piu’ di quanto possa farlo la trama o la finalita'.

Non so se questa mia propensione sia da imputarsi al mio sottobosco culturale strutturato e radicato dopo che per anni mi sono dedicata a letture di ogni genere (dai poemi omerici agli autori contemporanei), oppure se, semplicemente, e’ qualcosa che contraddistingue la mia femminilita’, un mio personale adattamento, una mia interpretazione che coinvolge la cultura come forma di piacere. Un piacere procurato dall’assorbimento di qualcosa che mi penetra e mi si scioglie dentro.

E’ come il sesso; per gli uomini e’ quasi sempre solo un modo per raggiungere il godimento fine a se stesso, mentre per noi donne rappresenta spesso un mezzo per giungere ad un obiettivo che va oltre l’orgasmo.

E’ un luogo comune assai noto che avere un rapporto sessuale, per gli uomini equivale quasi sempre ad un'esperienza puramente fisica, che comporta scarso interesse affettivo o reciproco. La maggior parte delle volte e’ per essi solo un atto unilaterale, egoistico, unidirezionale. Mentre per la maggior parte di noi, non importa quanto passeggero o casuale sia il rapporto, nel sesso esiste sempre un investimento sentimentale.

Poi c’e’ anche chi come me, similarmente agli uomini, distingue nettamente tra sesso a sfondo affettivo e sesso occasionale, impersonale o, addirittura, come forma di business, ma sembriamo costituire un'esigua minoranza.

Mi diletto nella scrittura di piccole cose, di poco conto, solo per necessita’ personale, e mai mi sono posta il problema di vivere nella foresta insieme ai sette nani per poter raccontare di Biancaneve. D’altronde, se l’esperienza diretta fosse necessaria come elemento di credibilita’, la maggior parte dei grandi autori di romanzi avrebbe dovuto dedicarsi ad altro, ed opere di fantasia non sarebbero mai esistite.

Comunque, anche se non sono brava a scrivere, sono dotata di un ipercriticismo che immediatamente mi fa cogliere, in cio’ che leggo, quella tendenza all'ampollosita’ scenica atta solo a riempire pagine e pagine di concetti inutili e ripetitivi. Tendenza di chi deve rispettare solo esigenze editoriali e commerciali, ma che, in definitiva, niente aggiunge al contesto letterario.

Non e’ facile scrivere un libro e non sempre chi si cimenta con successo nei racconti brevi e’ anche in grado di affrontare lavori di piu’ ampio respiro. Per questo motivo, nonostante molti amici tentino d'incoraggiami, evito di farlo. Al momento non ho ne’ la capacita’, ne’ la voglia di affrontare una simile avventura e, soprattutto, non me la sento di cadere nel ridicolo in cui ineluttabilmente cadono coloro che non si rendono conto dei propri limiti.

Alcune volte ho abbandonato la lettura di un libro dopo aver letto le poche pagine iniziali. Spesso mi sono imbattuta in chi raccontava peripezie degne dei romanzi di cappa e spada, ma mi annoiava mortalmente. Altre volte mi sono estasiata nel leggere la semplice descrizione di un fatto banalissimo, come la caduta di una foglia da un albero oppure la nascita del sole.

Se la trama e’ importante, la forma lo e’ assai di piu’; ma essenziale e’ la capacita di trasmettere le sensazioni, di far assaporare cio’ che abbiamo assaporato noi, di condividere suoni, colori, odori, emozioni, e farle penetrare in chi legge, cosi’ da consegnare il tutto all’eternita’ del ricordo.

Non mi accontenterei di niente di meno. Non potrei sopportare l’idea dell’indifferenza o, ancor peggio, dell’oblio.

In vita mia ho sempre teso alla perfezione. In tutto. Cio’ e’ dipeso da una rigida educazione di “sistema”, che pretendeva molto da chi, come me, ha condotto la sua esistenza giovanile in una determinata realta’ che stimolava ad essere sempre e comunque davanti agli altri. Essere davanti agli altri dava l’opportunita’ di accedere a programmi di studio e sportivi in un avvitarsi perpetuo di competizione che poi si e’ rivelato il fondamento della mia personalita’.

Cio’ che da me trapela, la rigidita’, l’intransigenza a volte esasperata ed il rifiuto dell’imperfezione sono solo effetti. Le cause stanno a monte; non ho avuto bisogno di lunghe e faticose terapie introspettive per comprenderle. Chi deve pensare ad andare avanti in una pressante sfida finalizzata alla sopravvivenza, non ha tempo per crearsi artifici psicologici per mettere tranquilla la propria coscienza di fronte agli insuccessi.

E questo, forse, e’ stato anche il motivo del fallimento della mia esperienza con lo psicanalista. Lui, forse, si attendeva che tirassi fuori dal mio cilindro tutto un bagaglio di luoghi comuni sui quali certi abbindolatori dell’umana psiche basano le loro terapie e le loro soluzioni dei problemi, ma non avevo niente da raccontargli. Niente.

Nessuno che mi avesse insidiata da bambina, nessuna deflorazione traumatica, nessuna frigidita’ inconfessata, nessuno sdoppiamento di personalita’, nessuna esperienza pesante di droga. Solo una banale dichiarata bisessualita’ e tanta normalita’. Normalita’ di una donna che per scelta faceva la escort, i cui ingredienti erano intelligibili da chiunque, senza che si dovesse essere esperti psicoterapeuti: soldi, curiosita’, adrenalina e quel sottile piacere, un po' morboso, di vedere il desiderio negli occhi degli uomini.

Lo stesso desiderio che, con il senno di poi, ho ricordato di aver intravisto anche nel suo sguardo la prima volta che entrai in quello studio, e che spiega il ridicolo epilogo che mi costrinse ad interrompere quell’inutile quanto dannosa terapia. Episodio del quale, forse, un giorno, se avro’ voglia, raccontero’.

Non sono sciocca e sono troppo vanitosa, troppo orgogliosa per non comprendere che, in confronto a chi e’ professionista della narrazione, il mio dilettantismo sarebbe palese. Anche se sono cosciente di saper scrivere un buon Italiano ho, purtroppo, ancora molte carenze linguistiche, grammaticali e sintattiche. Non posseggo una varieta’ di vocaboli tali da non farmi apparire ripetitiva e, soprattutto, ho ancora limiti e barriere che m’impediscono di scrivere senza che ci sia il rischio di raccontare episodi di vita troppo vicini al mio attuale privato.

Molte persone usano narrarsi per sublimare le loro problematiche e vederle esposte “nero su bianco” cosi’ da renderle interpretabili, e quindi “aggiustabili”. Anche io temo di non essere estranea a tale motivazione. Nei lunghi anni trascorsi nei bordelli di Calcutta ho estrapolato le cause dei miei problemi e le ho rese solide. Scrivere rappresenta per me, adesso, un modo per sgretolarle, frantumarle in polvere finissima. Una cipria impalpabile da disperdere nel vento.

30 commenti :

davide ha detto...

Cara Chiara,

"Non e’ facile scrivere un libro e non sempre chi si cimenta con successo nei racconti brevi e’ anche in grado di affrontare lavori di piu’ ampio respiro. Per questo motivo, nonostante molti amici tentino d'incoraggiami, evito di farlo. Al momento non ho ne’ la capacita’, ne’ la voglia di affrontare una simile avventura e, soprattutto, non me la sento di cadere nel ridicolo in cui ineluttabilmente cadono coloro che non si rendono conto dei propri limiti."

Penso che i tuoi amici abbiano ragione, perchè sarebbe una cosa bellissima se tu scrivessi un libro. Sai benissimo che non è vero quello che dici che tu non avresti le capacità per scrivere un libro meraviglioso. Che il tuo modo di scrivere sia perfetto non lo dico io, che sono un ignorantello, ma i miei amici (il poliglotta e lo scregolato che sono molto bravi a scrivere) a cui ho fatto leggere i tuoi scritti: se lo dicono loro (tieni conto che, in particolare lo sregolato, quando aveva bisogno di soldi, in poche notti -lui di giorno dorme- scriveva delle tesi di laurea che gli studenti che le presentavano si sentivano fare gli elogi dai professori della commissione di laurea per aver fatto delle tesi così formidabili) credo che dovresti veramente scrivere un bel libro. Naturalmente la decisione al riguardo è solo tua, ma non venire a parlarci di limiti o di carenze.

Quanto a quello che hai scritto relativamente al sesso mi sembra che conferni che vero quello che si dice che gli uomini tendono molto di più delle donne (fatta eccezione per le escort) a separare il sesso dall'amore.

Per il resto quello che hai scritto sulla tua adolescenza dà l'idea che tu sia cresciuta in una società capitalista super competitiva, anzichè in una società socialista equalitaria.

Tanti saluti dal tuo Davide

duval ha detto...

Altre volte mi sono estasiata nel leggere la semplice descrizione di un fatto banalissimo, come la caduta di una foglia da un albero

E allora beccati questo ...
(piccoli scrittori provano)

Chiara aveva invitato a cena, promettendo una sorpresa, i clienti più affezionati e molti avevano accettato. Ed erano lì, adesso, a quella strana cena ma nessuno mostrava segni di imbarazzo.

Era come una rimpatriata fra vecchi amici che bevevano, mangiavano e ridevano di ogni banalità.

E Chiara, unica donna presente, tutto governava commossa e soddisfatta. Rideva e piangeva insieme quasi fosse sinceramente affezionata a quelle persone.

Ad un tratto Duval, che era stato tranquillo in disparte fino ad allora, si alzò e chiese silenzio esibendo una voce potente a lui inconsueta.

"Ragazzi! Per favore, ragazzi! Fatemi parlare un momento. Mi chiamo Duval e sono un povero sfigato che si è innamorato di Chiara. Lei non mi ama, ma ha deciso lo stesso di vivere con me. Così oggi siamo qui perché ha voluto salutarvi e informarvi che non lavorerà più."

Avrebbe voluto dire tante altre cose, ma la paura del ridicolo lo bloccò.

Appena realizzato che il discorso era finito, guardarono Chiara con curiosità ed incredulità; un pezzo della loro vita si staccava e se ne andava per sempre; nessuno però si occupò di lui, quasi non esistesse e non fosse causa di quella perdita.

Ci fu qualche attimo di silenzio. Poi qualcuno iniziò a battere le mani, qualcun altro a gridare “Chiara” e poi, via via, tutti assieme, unendo ritmicamente il battito delle mani all’urlo “Chia-ra! Chia-ra!” andarono in crescendo fino ad imitare il coro dei tifosi allo stadio.

Come il volo dei rondoni all’imbrunire attorno al campanile, nei paesi dell’infanzia, le grida lo avvolgevano in mille spirali via via più strette e si mescolavano allo stridio sempre più intenso dei rondoni.

In pochi istanti il volo, dapprima festoso, si andava tramutando in vortice di nere inquietudini. Le campane si misero a suonare sghignazzando sguaiate “Chia-ra! Chia-ra!”.

Il baccano era infernale e Duval era frastornato; ad occhi spalancati sulla scena, ritmicamente abbagliata dal raggio di sole che appariva e scompariva dietro le campane in movimento, era come spettatore di una commedia. Ora i commensali gli apparivano come ammucchiata di laidi individui; non riconosceva più alcuno dei volti noti, trasfigurati in sembianze di osceni maiali.

E Chiara stava là, in mezzo a loro, e a tutti si offriva, nuda, schiudendo la bocca e rigirando la punta della lingua sulle umide labbra. Stringeva nelle lunghe dita i turgidi membri che introduceva, con sorprendente abilità, nelle caverne del piacere.

E gridava:
"Oh! dio! dio! come mi piace! Ancora, dai tesoro, ancora! Non fermarti, per favore! Si, così, mi piace tanto! Ancora, ancora, godo!"

Le campane cessarono di suonare, un rondone saettò tra le arcate della cella campanaria ed un urlo lancinante gli trafisse il cervello, da orecchio a orecchio: “Chiaraaa!”.

Si svegliò di soprassalto. Accanto a lui Chiara dormiva tranquilla, aveva il volto disteso e le labbra piegate da un leggero sorriso.

Guardò l’ora: le sei. Appoggiato ad un gomito la contemplò per qualche minuto cercando, ancora una volta, risposte inesistenti. Si rigirò nel letto; c’era ancora un’ora da dormire.

Ma non si riaddormentò: lo sguardo perso su bianchi gabbiani sospesi sull’onda del mare, e sulla grigia stagione delle nuvole basse e della tristezza che non vuol morire.

Fuori il mare schiumava livido battendo sugli scogli ed il vento soffiava gelido sul sepolcro dei ricordi.

Avevano fatto colazione in silenzio e, sempre in silenzio, erano andati in macchina un po’ all’interno. Camminavano ora sull’erba bagnata, in quella grigia mattina di autunno inoltrato.

Chiara guardava le foglie rimaste sui rami. Più della campagna, o delle case o degli alberi, era l’odore e il silenzio dell’aria a ricordarle l’Ungheria.

Disse soltanto: "Il cuore non batte forte e l’anima non fa male".
Anche Duval guardava le foglie rimaste. Un confortante senso di pace gli si dilatava dentro e, come il primo calore del mattino, diradava residue nebbie di tristezza.

Un lieve fruscio su un ramo vicino chiamò i loro sguardi, e nacque un canto:
scende una foglia,
sfiorando il grigio silenzio;
s’adagia sull’erba,
rimane.
E tutto riposa,
ormai stanco,
nell’umida quiete d’autunno.

ps.: ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale.

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

dà l'idea che tu sia cresciuta in una società capitalista super competitiva, anzichè in una società socialista equalitaria.

Sono i luoghi comuni di chi conosce il socialismo reale senza averlo vissuto.
Chi non voleva fermarsi con lo studio all'ottava classe e voleva proseguire doveva seguire un metodo meritocratico molto duro.
La stessa cosa valeva per i programmi sportivi (questo fin da bimba molto piccola).
Nello sport valevano le doti fisiche naturali, nello studio i voti. Se non li avevo alti non potevo proseguire e dovevo andare a lavorare, a fare l'operaia.
Per questo era essenziale essere fra le piu' capaci. I genitori si comportavano di conseguenza spronandomi a fare sempre meglio.
A volte gli opposti si uniscono.

davide ha detto...

Cara Chiara,

"Sono i luoghi comuni di chi conosce il socialismo reale senza averlo vissuto."

Pur essendo un anti-comunista, devo ammettere che qualche aspetto positivo il comunismo lo ha avuto.

Certo che la tua vita è stata tutto l'opposto della mia: io ho trovato tutto fatto e non mi sono mai sforzato a guadagnarmi niente.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

E gridava:
@ Duval: "Oh! dio! dio! come mi piace! Ancora, dai tesoro, ancora! Non fermarti, per favore! Si, così, mi piace tanto! Ancora, ancora, godo!"

Le campane cessarono di suonare, un rondone saettò tra le arcate della cella campanaria ed un urlo lancinante gli trafisse il cervello, da orecchio a orecchio: “Chiaraaa!”.


Ah ma allora sei fissato :-)))

E poi anche geloso! Mammamia!! :-)


@ davide: Certo che la tua vita è stata tutto l'opposto della mia: io ho trovato tutto fatto e non mi sono mai sforzato a guadagnarmi niente.

Ecco perche' quando leggo le dichiarazioni propagandistiche di chi non capisce una beata fava dei Paesi dell'Est, a volte rido a volte mi incazzo.

Si crede che li' tutto fosse facile e che lo Stato elargisse benefici e chiunque indistintamente dai meriti.

Invece la competizione era serrata fin da quando eravamo piccoli/e. Dato che non esisteva una scuola ove necessitasse PAGARE per progredire (come nei paesi occidentali) l'unico modo era quello di mettercela tutta.

Sai Davide, io non ho moltissimi anni eppure in confronto a molti italici che conosco e che ho conosciuto, a parita' di eta', mi sento di aver vissuto il triplo. A volte ascolto (ed ho ascoltato) i loro problemi, e noto un abisso in quella "maturita'" a volte anche troppo precoce alla quale sono stata educata. A scapito, come ho detto, di quell'adolescenza della quale sono stata defraudata. Per questo, in Italia, mi trovo piu' in sintonia con persone piu' mature e piu' grandi di me persino 20 anni.

Oggi, comunque, e' tutto cambiato. I sistemi si sono adeguati al modello occidentale e quindi anche i giovani seguono schemi di comportamento uguali a quelli italici o francesi o tedeschi, ma noto che, per la cultura e per certi valori cio' non e' stato un bene.

davide ha detto...

Cara Chiara,

"Si crede che li' tutto fosse facile e che lo Stato elargisse benefici e chiunque indistintamente dai meriti.
Invece la competizione era serrata fin da quando eravamo piccoli/e. Dato che non esisteva una scuola ove necessitasse PAGARE per progredire (come nei paesi occidentali) l'unico modo era quello di mettercela tutta."

Quello che dici è vero, ma è solo una parte della verità. I figli dei capi partito e della nomenclatura non dovevano faticare tanto ad ottenere quello che volevano, come dai noi succedeva per i figli dei ricchi. Poi l'Ungheria era governata molto meglio di altri stati comunisti dell'Est come ad es. Romania o Bulgaria. Resta il fatto che l'istruzione all'est era di buon livello.

"Sai Davide, io non ho moltissimi anni eppure in confronto a molti italici che conosco e che ho conosciuto, a parita' di eta', mi sento di aver vissuto il triplo. A volte ascolto (ed ho ascoltato) i loro problemi, e noto un abisso in quella "maturita'" a volte anche troppo precoce alla quale sono stata educata. A scapito, come ho detto, di quell'adolescenza della quale sono stata defraudata. Per questo, in Italia, mi trovo piu' in sintonia con persone piu' mature e piu' grandi di me persino 20 anni."

La possibilità di studiare in Italia c'era anche per i poveri, solo che in quel periodo la scuola italiana viveva in un caos permanente fra scioperi, assemble, occupazioni, autogestioni ecc. La verità è che in Italia si premiava il demerito invece che il merito e le conseguenze sono sotto i nostri occhi. Naturalmente le colpe di questo degrado sociale sono molteplici e ci vorrebbero ore per trattarle.


"Oggi, comunque, e' tutto cambiato. I sistemi si sono adeguati al modello occidentale e quindi anche i giovani seguono schemi di comportamento uguali a quelli italici o francesi o tedeschi, ma noto che, per la cultura e per certi valori cio' non e' stato un bene."

Se per modello occidentale intendi la democrazia credo che i paesi dell'est siano cambiati in meglio. Il comunismo avrà anche avuto una buona istruzione, ma per il resto era peggiore delle democrazie occidentali.

Comunque il fatto che i popoli dell'est abbiano un livello culturale più alto di tanti popoli occidentali (di certo molto più alto degli italiani) può essere un elemento fondamentale per il loro sviluppo.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

davide said...
I figli dei capi partito e della nomenclatura non dovevano faticare tanto ad ottenere quello che volevano, come dai noi succedeva per i figli dei ricchi.

E' vero che c'erano i privilegiati ma non stavano "in vista" e non si "vantavano" per cui non suscitavano alcuna frustrazione. Inoltre erano molto pochi.

Poi l'Ungheria era governata molto meglio di altri stati comunisti dell'Est come ad es. Romania o Bulgaria.

Questo e' vero, ma la discrepanza era dovuta solo al diverso livello economico. Il sistema socialista imposto dallo stalinismo nel dopoguerra tendeva comunque a premiare i piu' capaci elevandoli al rango di dirigenti. Non credere che il nepotismo fosse una pratica socialista. E' stato con la caduta del muro che a quel punto le "discendenze" sono diventate "di famiglia". Prima anche il figlio di un dirigente, se era un idiota, anche se non faceva l'operaio non lo mettevano certo in posizioni strategiche importanti.

Resta il fatto che l'istruzione all'est era di buon livello.


Lo e' stata fino alla mia generazione, quella che alla caduta del muro era gia' inserita in un programma di studio. Progressivamente lo stato non ha piu' fornito questo supporto educativo "forte" come negli anni del socialismo e da quel momento in poi solo chi ha avuto i soldi (quindi i figli di coloro che si erano arricchiti col malaffare) ha potuto intraprendere percorsi formativi di un certo livello. Se fossi nata 10 anni piu' tardi non sarei quella che sono neppure avendo avuto le stesse capacita' intellettive.

possibilità di studiare in Italia c'era anche per i poveri.... La verità è che in Italia si premiava il demerito invece che il merito e le conseguenze sono sotto i nostri occhi.

Non e' che i ricchi (che avevano i soldi) abbiano dimostrato gran che di piu' Davide. Con i soldi si puo' comprare un titolo nobiliare ma non l'intelligenza. Molti clienti della escort che ero erano RICCHI eppure... mammamia!!!

Se per modello occidentale intendi la democrazia credo che i paesi dell'est siano cambiati in meglio. Il comunismo avrà anche avuto una buona istruzione, ma per il resto era peggiore delle democrazie occidentali.

Il concetto di "migliore" e peggiore" (scusami sai) e' un concetto relativo. E' indubbio che il socialismo avesse determinati "punti forti", per esempio nella cultura e nella preparazione agonistica. Peccato che nella democrazia italica, la demonizzazione del sistema socialista non abbia fatto si' che si adottassero determinati strumenti che introducessero quel sistema (anche scolastico) meritocratico che, come vedi, pur essendo di stampo liberale, non e' mai stato applicato in paesi occidentali come invece e' stato applicato nei paesi socialisti.

Comunque il fatto che i popoli dell'est abbiano un livello culturale più alto di tanti popoli occidentali (di certo molto più alto degli italiani) può essere un elemento fondamentale per il loro sviluppo.

Tieni comunque conto che tutto cio' che ho detto valeva per le aree centrali e cioe le grandi citta'. La cultura era concentrata li'.

Da tutte le scuole, anche quelle situate nelle localita' piu' lontane dalla capitale, arrivavano gli studenti migliori; a volte erano i figli dei dirigenti locali ma spesso erano quelli effettivamente piu' dotati.

davide ha detto...

Cara Chiara,

"Il concetto di "migliore" e peggiore" (scusami sai) e' un concetto relativo. E' indubbio che il socialismo avesse determinati "punti forti", per esempio nella cultura e nella preparazione agonistica. Peccato che nella democrazia italica, la demonizzazione del sistema socialista non abbia fatto si' che si adottassero determinati strumenti che introducessero quel sistema (anche scolastico) meritocratico che, come vedi, pur essendo di stampo liberale, non e' mai stato applicato in paesi occidentali come invece e' stato applicato nei paesi socialisti."

E' vero che ogni sistema ha dei pro e dei contro (non esiste un sistema perfetto) però se facciamo un'analisi complessiva credo che le democrazie occidentali (pur con i loro difetti) siano migliori dei sistemi comunisti: a conferma di ciò basterebbe ricordare la libertà di parola e di stampa (che negli stati comunisti non esistevano).

Per il resto non credo che si possa parlare di demonizzazione del sistema socialista in Italia, perchè i comunisti in Italia avevano un potere enorme, in particolare sulla cultura.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

i comunisti in Italia avevano un potere enorme, in particolare sulla cultura.

Vuoi dire che fino alla caduta del muro i ministri dell'istruzione in Italia erano TUTTI comunisti? :-)

Allora comandavano loro... adesso capisco l'arcano. Era tutto un trucco.

I comunisti hanno sempre governato in Italia facendo finta di non farlo.

Anche negli ultimi 7 anni hanno governato loro... INFATTI la scuola italiana e' addirittura peggiorata :-)

Cavolo Davide adesso capisco dove sono finiti tutti i comunisti che sono andati via dai paesi dell'est (infatti li' adesso non ce ne sono piu', Sono tutti capitalisti; guarda Putin com'e' amico di Berlusconi).

Per cortesia Davide. Se vuoi limitarti a domandarmi senza fare obiezioni CAMPATE sulla propaganda ok. Altrimenti chiudo qui il discorso e mi occupo di altre cose.

davide ha detto...

Cara Chiara,

il potere in Italia non era solo il Governo, ma anche il Parlamento, le Regioni, le Province, i Comuni e, soprattutto, i Sindacati.

In tutti questi ambiti i comunisti contavano tantissimo spesso più del Governo.

Questa non è propaganda ma cose che posso dimostrarti senza difficoltà.

Quanto al dove sono andati a finire tutti i comunisti, ti ricordo che con la svolta della Bolognina i comunisti (l'ex PCI) hanno cambiato nome: ecco svelato l'arcano della loro scomparsa.

Tanti saluti dal tuo Davide

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Quanto al dove sono andati a finire tutti i comunisti, ti ricordo che con la svolta della Bolognina i comunisti (l'ex PCI) hanno cambiato nome: ecco svelato l'arcano della loro scomparsa.

Non conosco la Bolognina. Ne' mi interessa conoscerla. Vado solo a sensazione e mi pare che in Italia ci sia una diffuso sentimento di accerchiamento... striscianti comunisti da una parte, infidi islamici dall'altra.

Ora, che tutti i guai del mondo (e dell'Italia) siano solo dei comunisti e degli islamici mi pare un attimo "paranoico" oltre che non corrispondente alla realta'.

Quindi chiudo qui il dibattito politico (sinceramente Davide mi pare tu abbia una motivazione ideologica che rasenta la fissazione) e, se si vuole, si continua parlando del topic del post.

PS. Censurero' ogni altro messaggio a contenuto politico e propagandistico. :-)

davide ha detto...

Cara Chiara,

"PS. Censurero' ogni altro messaggio a contenuto politico e propagandistico. :-)"

Hai ragione perchè sono uscito dal post. Però un giorno sarebbe interessante affrontare questi argomenti. Il problema è che per essere esaminati in modo serio richiedono tantissime ore (almeno parecchie decine).

Tanti saluti dal tuo Davide

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Però un giorno sarebbe interessante affrontare questi argomenti. Il problema è che per essere esaminati in modo serio richiedono tantissime ore (almeno parecchie decine).


Si' questo lo hai gia' detto almeno altre 300 volte. Non sono stupida Davide, ho capito. :-)

gatsby ha detto...

Cara Chiara
Finalmente un post che esce dalla consueta noia.

La maggior parte dei tuoi interventi sono infatti volontariamente indirizzati su un binario che porta inevitabilmente l'asse escort/cliente, su un fronte in cui mi sembra di rileggere una moderna versione della dialettica servo padrone.
A furia di "condannare" al patibolo la regola, finisci per non dare scampo all'eccezione.
Ti ho già rivolto questa critica.
Credo che non lo farò piu'.
Temo sia tempo buttato via.

Mi sono perso qualcosa ultimamente.
Il caso Spitzer, ad esempio.
Quello è un poveretto..
Non è leale prendere ad esempio uno così per dare un senso dello sqallore morale generale.
Non si puo' predicare bene e razzolare male.
Io, per esempio, non rinnego nulla.
Mi è capitato in certi alberghi di incontrare receptionist con poco tatto e spesso irriverenti nei confronti di alcune ragazze che mi accompagnavano. Ho sempre tolto loro ogni ragionevole dubbio.
Esponendomi in prima persona.
E rovesciando su di loro il ridicolo..
Forse sarà utile che io faccio una sorta di decalogo di comportamento quando sei con un'escort..
Non sottovalutate mai la sua intelligenza o il suo livello di istruzione.
Non credete che non possa fare altro oltre a questo lavoro. Ha avuto una vita prima, e ne avrà anche una dopo.
Non consideratela una vittima, non lo è.
Nessuna la obbliga a fare questo lavoro. E' una scelta personale, anche se molti non lo capiscono.
Non pensate che sia alienata. E' sicuramente piu' libera di voi.
Non cercate di "salvarla". Non ne ha bisogno. Piuttosto valutate se è il caso di salvare voi stessi.
Parlatele di altre cose oltre il sesso. Non è l'unica cosa che fa.
Non datele il vostro numero di telefono. Non vi chiamerà.
Non mercanteggiate mai con lei sul compenso e le prestazioni.
Qualora riteniate sia successo qualcosa di bello, non giustificato dal rate, non pretendete che questo cambi il vostro rapporto. Prendetela come una gentile concessione alla vostra persona.
Non dimenticate mai che avete di fronte una donna, in ogni caso. Ragionate di conseguenza

Seguendo questi semplici consigli forse qualche puttaniere potrà risparmiarsi qualche umiliazione per sè.
Forse troverà veramente modo di divertirsi.

Scrivi molto bene, Chiara.
Qualche giorno fa hai detto che sono un finto modesto..
Cosa dovrei pensare di te oggi..:-)
Il tuo lessico è ricco.
La forma è il tuo punto di forza.
Potresti benissimo essere una scrittrice.
La tua conoscenza dell' Umano potrebbe permetterti di elaborare qualunque cosa, se solo lo volessi.

Ma credo che per te lo scrivere sia cio' che intendeva Flannery O' Connor con "Nel territorio del Diavolo".
E credo, naturalmente, che tutto cio' sia apprezzabile.

davide ha detto...

Caro Gatsby,


Condivido tutto quello che hai scritto sopra relativamente alle escort. Comunque Chiara è una scrittrice a tutti gli effetti e l'unica cosa che le manca è la pubblicazione di un libro (spero che a breve rimedii a questa mancanza).

Per il resto devo dire che mi è capitato (molto raramente) che qualche escort, con cui avevo instaurato un rapporto di amicizia, mi chiamasse al telefono.

Saluti Davide

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

@ Gatsby: Non è leale prendere ad esempio uno così per dare un senso dello sqallore morale generale. Non si puo' predicare bene e razzolare male.

Scusa Gatsby ma Spitzer e' proprio il simbolo dell'attualita'. Basta guardarsi in giro.
Chi ha predicato TROPPO BENE in fondo poi, in moltissimi casi, e' stato beccato a razzolare male.
Non sono eccezioni. Secondo me e' uno stile di vita che sta prendendo sempre piu' campo in un mondo in cui i valori ed i principi vengono sacrificati per un un orgasmo in piu'.
Mai fu piu' vero il proverbio del pelo che tira piu' dei buoi.

Infine: i tuoi consigli sulle escort mi fanno venire in mente una specie di decalogo che scrissi molto tempo fa.
Tutto giusto comunque quel che dici.

Alex ha detto...

In ogni paese ci sono persone che vivono più o meno intensamente la vita, forse, per la professione che hai svolto, hai trovato più facilmente uomini che hanno vissuto poco, perchè partiti con una condizione economica migliore, comunque sono le casualità della vita che larendono più o meno intensa, tu l hai vissuta e la puoi raccontare. Per quanto riguarda le condizioni dei paesi comunisti ci sono i pro e i contro sia nell est che nell ovest ma credo si viva meglio qui.....altrimenti non ti saresti fermata vista la tua intelligenza:-))

Flyingboy ha detto...

Leggendo… ti immaginavo scrivere come su un specchio a posto della carta. I pensieri che scivolavano lentamente dalle guancie, come le lacrime. L’inchiostro dolce salato che danza sulla superficie liscia e candida.
…mi vine in mente Oscar Wilde:
Quando Narciso morì, accorsero le Oreadi
- ninfe del bosco- e videro il lago trasformato da una pozza
di acqua dolce in una brocca di lacrime salate.
- Perché piangi? - domandarono le Oreadi.
-Piango per Narciso - disse il lago.
- Non ci stupisce che tu pianga per Narciso - soggiunsero.
- Infatti, mentre noi tutte lo abbiamo sempre rincorso per il bosco,
tu eri l'unico ad avere la possibilità di contemplare
da vicino la sua bellezza.
- Ma Narciso era bello? - domandò il lago
- Chi altri meglio di te potrebbe saperlo? - risposero, sorprese,
le Oreadi -
In fin dei conti, era sulle tue sponde che Narciso
si sporgeva tutti i giorni -
Il lago rimase per un po' in silenzio.
Infine disse: - Io piango per Narciso,
ma non mi ero mai accorto fosse bello.
Piango per Narciso perché, tutte le volte che lui
si sdraiava sulle mie sponde,
io potevo vedere riflessa nel fondo dei suoi occhi la mia bellezza. -

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Per quanto riguarda le condizioni dei paesi comunisti ci sono i pro e i contro sia nell est che nell ovest ma credo si viva meglio qui.....altrimenti non ti saresti fermata vista la tua intelligenza:-))

Indubbiamente. Anche se si deve tener conto che quando e' collassato il sistema, e gli anni immediatamente successivi, e' stato il PERIODO PEGGIORE ed e' quindi logico che chi in quel momento aveva l'opportunita' di andarsene, lo faceva ben volentieri. Erano scomparsi tutti i PRO e di contraccambio eravamo pieni di CONTRO.

Il fatto che io sia giunta in Italia, piuttosto che in un altro paese del quale conosco bene la lingua (Austria, Germania), e' stato dovuto alla casualita', poiche', per me, o l'uno o l'altro, sarebbe andato bene comunque. Ma la moda mi ha fatta arrivare in Italia e di questo, adesso, sono felice; in Italia ho vissuto uno splendido periodo.

PS: l'altro commento, Alex, l'ho censurato. :-)

Alex ha detto...

Chia®a di Notte (Klára) said..
PS: l'altro commento, Alex, l'ho censurato. :-)

Fatto bene, era quello che volevo, ma non l'ho detto:-)

e poi devi far vedere che comandi tu qui, altrimenti, qualcuno potrebbe approfitarne:-)
e comunque si potrebbe aprire un grande dibattito sulle prestazioni atletiche dei paesi dell'est e ancora di più di quello che succederà in Cina con le prox olimpiadi

illustre1966 ha detto...

No: si possono raccontare anche un sacco di frottole, sempre che si abbia la fantasia, la verve e lo "stile" adeguato....

;-)

Tu potresti esserne un esempio monumentale! :-D

A-Woman A-Man ha detto...

Il condizionamento a vivere una sessualità sessuale per i maschi ed una sessualità senitmentale per le donne inizia in tenera età quando sono maschietti e femminucce e centinaia di migliaia di messaggi diretti ma, più spesso, subliminali, impliciti.
Questa è una disgrazia sociale perché rinchiude i maschi nel loro ghetto di machi pistonatori e le femmine in quello di sentimentalone poco interessate all'eros più basso, quello genitale. Si crea una dissociazione che spacce le persone e le coppie.
Chiara, di questo siamo vittime; non è certo l'etica naturale ma quella perversa inculcataci per secoli da pretaglia, rabbinacci e muftì da strapazzo.
Tant'è che esistono persone in entrambi i generi che riescono a perforare quessto sarcofago e a vivere, in qualche modo, un'eros più completo nei quali i generi non sono affatto così antitetico come potrebbe sembrare.

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Tu potresti esserne un esempio monumentale! :-D

Di cosa?

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Alex said...
Fatto bene, era quello che volevo, ma non l'ho detto:-)


Non e' vero. L'hai detto.

censura pure cara chiara ma sei fai un post sulla politica avrai 5000 interventi e rischi qualche altro pazzo:-)

Inoltre il mio non era un post sulla politica. La politica ce l'ha infilata Davide. Io solo parlavo di com'era il sistema per quanto riguarda lo studio e la cultura.

Ma scommetto che se anche facessi un post sulla pizza 4 stagioni ci sarebbe chi infilerebbe la politica.

Comunque le discussioni politiche sono quanto di piu' inutile possa esistere. Nessuno cambiera' mai opinione. Nel contempo, pero' si ammorberanno i post che vertono su "altro".

Se poi a qualcuno non torna che nei paesi dell'est ci fosse un sistema scolastico basato sulla competizione e vuol continuare a credere alle fiabe che gli hanno raccontato, questi sono cavoli suoi.

La competizione c'era, e pure serrata. Io ne sono testimone e non avrei motivo di mentire.

illustre1966 ha detto...

chiara said: Si possono raccontare situazioni mai vissute, o emozioni mai provate, appellandosi alla sola immaginazione?
Oppure e’ necessario averle sperimentate personalmente?

Ho risposto alle tue domande iniziali.....per il resto del post mi son dovuto fermare a "....qualcosa che contraddistingue la mia femminilità....."

Più tardi leggo tutto!

P.S. Ti consiglio, se vuoi intraprendere la carriera di scrittrice ;-) l'articolo/discorso comparso oggi a pag 31 del Corriere della Sera di Susan Sontag.

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

@ Illustre: Ho risposto alle tue domande iniziali.....Si possono raccontare situazioni mai vissute, o emozioni mai provate, appellandosi alla sola immaginazione?
Oppure e’ necessario averle sperimentate personalmente?


Ok, queste sopra sono le mie domande iniziali, Vediamo come tu rispondi:

No: si possono raccontare anche un sacco di frottole, sempre che si abbia la fantasia, la verve e lo "stile" adeguato.... Tu potresti esserne un esempio monumentale!

Come devo interpretarlo?


PS: Non ho alcuna intenzione d'intraprendere carriere nelle quali non sono piu' che preparata.

Devas ha detto...

E allora beccati questo ...
(piccoli scrittori provano)

Chiara aveva invitato a cena, promettendo una sorpresa, le amiche più care, e molte avevano accettato. Ed erano lì, adesso, a quella strana cena ma nessuno mostrava segni di imbarazzo.

Una tavolata era composta da vecchie amiche che bevevano, mangiavano e ridevano di ogni banalità, cavoli…che non era l’otto marzo

E Chiara, da vera padrona di casa, tutto governava commossa e soddisfatta. Rideva e piangeva insieme quasi fosse sinceramente affezionata a quelle persone.

Ad un tratto Duval, che era stato tranquillo in disparte fino ad allora, si alzò e chiese silenzio esibendo una voce potente a lui inconsueta.

"Ragazze! (vabbeh…)Per favore, ragazze! Fatemi parlare un momento. Mi chiamo Duval e sono un povero sfigato che si è innamorato di Chiara. Lei non mi ama, ma ha deciso lo stesso di vivere con me. Così oggi siamo qui perché ha voluto salutarvi e informarvi che non lavorerà più."
L’annuncio fu accolto da una bordata di fischi, che la potente voce di Duval si perse tra risa sguaiate.

Avrebbe voluto dire tante altre cose, ma la paura del ridicolo lo bloccò, e poi ricevette tanti, ma tanti di quegli ortaggi e frutta e pezzi di sugoso spezzatino e tonno sott’olio che preferì - anche perché non aveva alternativa eh ?! – rimanere in silenzio.

Appena realizzato che il discorso era finito, guardarono Chiara con curiosità, incredulità, ilarità (pensavano a uno dei soliti scherzi); un pezzo della loro vita si staccava e se ne andava per sempre; nessuno però si occupò di lui, quasi non esistesse e non fosse causa di quella perdita.

Ci fu qualche attimo di silenzio. Poi qualcuno iniziò a battere ritmicamente le mani sul tavolo, qualcun altro a gridare “Chiara” e poi, via via, tutti assieme, unendo ritmicamente il battito delle mani all’urlo “Nu-di Nu-di Nu-di” andarono in crescendo fino ad imitare il coro dei tifosi allo stadio. Terminarono con “baci-o baci-o baci-o”

Come il volo dei rondoni all’imbrunire attorno al campanile, nei paesi dell’infanzia, le grida lo avvolgevano in mille spirali via via più strette e si mescolavano allo stridio sempre più intenso dei rondoni. La cravatta era stata tagliata dalla più anziana delle invitate e aveva reso una bella cifretta (tanto per stare in tema)

In pochi istanti il volo, dapprima festoso, si andava tramutando in vortice di nere inquietudini. Le campane si misero a suonare sghignazzando sguaiate “Chia-ra! Chia-ra!” e quindi un “Du-val Du-val buuuuuuuuuuh”

Il baccano era infernale e Duval era frastornato; ad occhi spalancati sulla scena, ritmicamente abbagliata dal raggio di sole che appariva e scompariva dietro le campane in movimento, era come spettatore di una commedia. Ora i commensali gli apparivano come ammucchiata di laidi individui; non riconosceva più alcuno dei volti noti, trasfigurati in sembianze di osceni maiali. Si accorse che gli avevano tirato giù i pantaloni….

Intanto Chiara stava là, in mezzo a loro, e a tutti si offriva, nuda, schiudendo la bocca e rigirando la punta della lingua sulle umide labbra. Stringeva nelle lunghe dita i turgidi membri che introduceva, con sorprendente abilità, nelle caverne del piacere.

E gridava:
"Oh! dio! dio! come mi piace! Ancora, dai tesoro, ancora! Non fermarti, per favore! Si, così, mi piace tanto! Ancora, ancora, godo!"
E Duval: “basta basta! Bastardiiiiiii aaaarrggggggh”

Le campane cessarono di suonare, un rondone saettò tra le arcate della cella campanaria ed un urlo lancinante (vabbeh…), e non solo quello, gli trafisse il cervello, e non solo quello, da orecchio a orecchio: “Chiaraaa!”.

Si svegliò di soprassalto. Accanto a lui Alonso e la sua combriccola dormivano tranquilli, avevano, a differenza sua, il volto disteso e le labbra piegate da un leggero sorriso.

Guardò l’ora: le sei. Appoggiato ad un gomito li contemplò per qualche minuto cercando, ancora una volta, risposte inesistenti: era gay? Si rigirò nel letto; c’era ancora un’ora da dormire.

Ma non si riaddormentò: lo sguardo perso su bianchi gabbiani sospesi sull’onda del mare, e sulla grigia stagione delle nuvole basse e della tristezza che non vuol morire.

Fuori il mare schiumava livido battendo sugli scogli ed il vento soffiava gelido sul sepolcro dei ricordi.

Avevano fatto colazione in silenzio e, sempre in silenzio, erano andati in macchina un po’ all’interno. Camminavano ora sull’erba bagnata, in quella grigia mattina di autunno inoltrato.

Alonso guardava le foglie rimaste sui rami. Più della campagna, o delle case o degli alberi, era l’odore e il silenzio dell’aria a ricordargli la Basilicata. (e Chiara? Dov’era Chiara?)

Disse soltanto: "Il cuore non batte forte e l’anima non fa male".
Anche Duval guardava le foglie rimaste. Un confortante senso di pace gli si dilatava dietro e, come il primo calore del mattino, diradava residue nebbie di tristezza.

Un lieve fruscio su un ramo vicino chiamò i loro sguardi, e nacque un canto:
scende una foglia,
sfiorando il grigio silenzio;
s’adagia sull’erba,
rimane.
E tutto riposa,
ormai stanco,
nell’umida quiete d’autunno.

ps.: ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale

davide ha detto...

Cara Chiara,

""Inoltre il mio non era un post sulla politica. La politica ce l'ha infilata Davide. Io solo parlavo di com'era il sistema per quanto riguarda lo studio e la cultura.
Ma scommetto che se anche facessi un post sulla pizza 4 stagioni ci sarebbe chi infilerebbe la politica.
Comunque le discussioni politiche sono quanto di piu' inutile possa esistere. Nessuno cambiera' mai opinione.""

Scusa, ma non capisco! Che senso ha che io ti parli per 70 o 80 ore di politica e poi tu non cambi opinione?

Tanti saluti dal tuo Davide

davide ha detto...

Cara Chiara,

naturalmente stavo solo scherzando, perchè il bello nelle discussioni è sentire tante opinioni diverse: guai se avessimo tutti le stesse idee.

Tanti saluti dal tuo Davide

Max Fridman ha detto...

Se posso permettermi una considerazione, come di consueto piatta e banale, allineata al sottoscritto che la esprime, non condivido la tesi secondo cui “Si può raccontare solo ciò che si conosce davvero".

La storia della letteratura ci insegna come tanti capolavori (ed anzi forse la maggior parte delle opere letterarie) che apprezziamo sul piano estetico, ma anche per la loro spinta propulsiva, verso visioni innovative del mondo, nasca proprio da esercizi di fantasia.

Senza scomodare la fantascienza, come si può ignorare che Emilio Salgari ha scritto romanzi straordinari che ci descrivevano un mondo geograficamente lontano, ma tangibile e concreto, che egli non ha mai visto, eppure ha saputo descrivere minuziosamanente e suggestivamente, non essendosi mai mosso dal proprio salotto di casa?

E forse qualcuno conosce un tizio che si chiamava Luciano di Samosata, un retore greco, il quale scrisse un romanzo intitolato "La storia vera". Si raccontava in questo libro della vita sulla luna, narrata in modo così fantastico, eppure suggestivo, da apparire assolutamente credibile ai suoi contemporanei, i quali a lungo credettero che Luciano si fosse effettivamente recato sulla luna...

Ora, ognuno trova la sua dimensione narrativa. Io stesso mi diletto narrando cose che i miei occhi non hanno mai veduto: certo il loro valore è quel che è; non potranno certo essere rapoprtate alle visioni di Jules Verne.

Ma il punto è che non esiste una regola.

Si può raccontare ciò che non si conosce. Basta volerlo. Basta sognarlo. Basta saperlo sognare...

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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