giovedì 21 febbraio 2008

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Recuperate


Leggo i vari articoli, trovati in internet ma non solo, in cui si parla di "comunita' di recupero" per prostitute. Laiche o religiose, private o pubbliche che siano queste comunita’, in tutte quante si descrivono le ragazze "tirate fuori" dalla dimensione di sfruttamento e di semi schiavitu' in cui si trovavano, come di "persone da recuperare".

Devo dire che non tutte quelle che esercitano la prostituzione lo fanno perche' sono costrette. Un gran numero di ragazze sceglie di "vivere l'avventura" per ragioni diverse, frutto di scelte individuali e libere che possono essere originate sia dalla voglia di arricchirsi in breve tempo, sia dal piacere di sentirsi desiderate, sia da quella non comune curiosita' per le situazioni "limite".

Nonostante questo, pero', il numero di coloro che vengono costrette a prostituirsi, e che quindi lo fanno non per libera scelta, e' comunque alto. Anche se puo' accadere che fra le cosiddette "schiavizzate", ci sia comunque chi, una volta “dentro”, accetti di buon grado e preferisca tale condizione di sfruttamento ad un'altra condizione sempre di sfruttamento, magari meno redditizia, come quella di far l'operaia in una fabbrica, lavorare per quattordici ore al giorno in cambio di una paga insufficiente e (qualora carina fisicamente) anche con l'obbligo saltuario di "soddisfare" le "voglie" di qualche direttore privo di scrupoli.

Com'e' logico intuire, io sono la piu' strenua sostenitrice del meretricio se tale scelta di vita e' frutto di un percorso individuale gestito in prima persona, pero' quando prostituzione equivale a racket, costrizione, ricatto, controllo, violenza e tutto cio' che cancella la dignita' di una persona, allora mi pongo dalla parte delle organizzazioni che si occupano del reinserimento di quelle ragazze, che sono decise ad uscire dalla suddetta situazione, in un percorso di vita in cui possano riappropriarsi del libero arbitrio.

Ma non comprendo perche’ si continui ad usare il termine "recupero" come se si trattasse di persone con una problematiche simili a quella degli alcolisti, dei giocatori o dei dipendenti da sostanze stupefacenti.

Non riesco ad accettarlo.

La prostituta, anche quella tolta dalla strada e strappata alle grinfie del piu' bieco protettore, non deve essere "recuperata" proprio da nulla. Recuperati (magari con un soggiorno in qualche penitenziario) devono essere coloro che l'hanno portata, con la costrizione, ad una scelta che forse lei non voleva fare, e recuperati (magari in una comunita’ che si occupi di disintossicarli) devono essere coloro che su quella condizione non libera hanno soddisfatto i loro bisogni.

Lei ha necessita' solo di essere aiutata. Aiutata a non avere paura, aiutata a camminare con le sue gambe, aiutata a pensare con la sua testa, aiutata a scegliere, aiutata a liberarsi dei pregiudizi, aiutata a riappropriarsi della sua dignita' di donna. E se poi alla fine di tutto lei dovesse decidere di ritornare liberamente a prostituirsi, aiutata a non sentirsi sporca e discriminata.

10 commenti :

davide ha detto...

Cara Chiara,

"La prostituta, anche quella tolta dalla strada e strappata alle grinfie del suo protettore, non deve essere "recuperata" proprio da nulla. Recuperati (magari con un soggiorno in qualche penitenziario) devono essere coloro che l'hanno portata, con la costrizione, a fare una scelta che forse lei non voleva, e recuperati (magari in una comunita’ che si occupi di disintossicarli) devono essere coloro che su quella condizione non libera hanno soddisfatto i loro bisogni.
Lei ha bisogno solo di essere aiutata. Aiutata a non avere paura, aiutata a camminare con le sue gambe, aiutata a pensare con la sua testa, aiutata a scegliere, aiutata a liberarsi dei pregiudizi, aiutata a riappropriarsi della sua dignita' di donna. E se poi alla fine di tutto lei dovesse decidere di ritornare liberamente a prostituirsi, aiutata a non sentirsi sporca e discriminata."

Sono d'accordo quando dici che non devono essere "recuperate" ma aiutate. Naturalmente se le ragazze che vengono costrette a prostituirsi sono molto giovani, come a volte avviene, possono subire conseguenze negative sulla loro psiche.
Detto questo non ho mai capito perchè una persona maggiorenne (donna o uomo non importa) e pienamente in grado di intendere e volere non possa fare questo lavoro. L'obiezione che danno coloro che sono contrari a questo lavoro (soprattutto fedeli alla Chiesa cattolica), è che una donna che fa questo lavoro lo fa contro la sua volontà perchè costretta da un uomo. Questo è un problema che si può risolvere senza tanti problemi. Però una volta accertato che una donna decide in piena libertà di fare questo lavoro, in base a che ragionamento si dovrebbe vietare questo lavoro?

Tanti saluti dal tuo Davide

Alex ha detto...

Deve essere aiutata e soprattutto protetta.
Non esiste età x subire una violenza del genere che forse noi uomini non capiamo e non si può dire "ma io non sapevo" chi va con una prostituta x strada sa di rubare un anima ma poi con che coraggio guarda negli occhi la propria moglie o la figlia?
Non voglio far la morale ma credo sia proprio così......

Devas ha detto...

grande Chiara!
:-)

michail tal ha detto...

La matrice del problema per me è sopratutto di tipo socio economico. Se non ci fossero brutali disparità economiche nella società e fra i vari paesi, e SOPRATTUTTO vivessimo in una società in grado di offrire lavori che consentono un livello di vita DIGNITOSO alle persone (cosa che purtroppo è sempre meno vera in Italia) vedreste che avremmo un'offerta di sesso a pagamento di gran lunga inferiore.
Da quel che ne so e che ho letto una cospicua percentuale di donne che lavora in strada lo fa volontariamente. Non siamo piu' al'inizio dei '90 e anche nei loro paesi sono state fatte ampie campagne di informazione. Questo la dice lunga sulle condizioni di vita brutali che ci sono nei loro paesi...
Il problema piuttosto sono le condizioni disumane in cui queste ragazze sono costrette a lavorare. Quando le vedo d'inverno, per le strade di milano...a me viene voglia di offrirci un caffè!, altro che consumare fugaci rapporti.
Certamente va combattuto pure l'appropriazione indebita degli utili delle ragazze, fenomeno che esiste certamente (tra l'altro ad opera anche delle forze dell'ordine, in varie forme, che schifo!).
Dunque questo rimanda al problema della legalizzazione , della bossi fini, etc etc. Volete saperne di piu'? la persona piu' saggia che ho mai sentito e letto sull'argomento è Pia Covre, che fra l'altro cura pure un sito dedicato alle ragazze che lavorano in strada.
Ovviamente "recuperare" è un obbrobrio alla don benzi..INTEGRARE dovrebbe essere un imperativo, offrire condizioni di vita e alternative realmente percorribili, questo si.
Saludos

illustre1966 ha detto...

Io, come ben sai, non sono certo un sostenitore del meretricio come professione ideale.

Nessuna mi convincerà mai che la scelta di inginocchiarsi davanti al maiale ingrifato di turno sia una libera scelta: è e rimane una scelta obbligata dalle condizioni di disagio economico a cui non si riesce a far fronte in altro modo....

Non per questo una deve sentirsi nè sporca, nè tantomeno discriminata: forse ciò che ha fatto la differenza nel mio modo di pormi quando ancora (ahimè!) praticavo l'escortismo era proprio questa.

Una donna che merita rispetto ancor più di altre che avevavno la strada spianata fin da piccole e che non hanno saputo che farsene: ma soprattutto UNA DONNA CON TUTTA LA SUA DIGNITA' DI DONNA, di sicuro non compromessa da quella scelta di vita tanto difficile quanto pseudo-obbligata.

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

è e rimane una scelta obbligata dalle condizioni di disagio economico a cui non si riesce a far fronte in altro modo....

Mi sa che su questo punto non saremo mai d'accordo.

Perche' non ti fidi se ti dico che NON E' SEMPRE COSI' ma che, anzi, in una buona percentuale di casi le ragazze che scelgono l'avventura non sono delle disperate?

Ok, non guardare me che, com'e' risaputo, non avrei potuto far altro che la prostituta :-) ma ti assicuro che ho delle amiche conoscenti che lo fanno (o l'hanno fatto) per ragioni che sono estranee dall'impellente bisogno materiale.

illustre1966 ha detto...

@chiara: beh.....quelle infatti non le chiamerei PROSTITUTE.

Diciamo che hanno solo commercializzato un "piacevole" hobby....

O altro...........

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

Diciamo che hanno solo commercializzato un "piacevole" hobby....

O altro...........


Come chi e' appassionata di paracadutismo e si fa pagare per i suoi lanci?

:-)))

Illu, cosa intendevi con "altro"?

illustre1966 ha detto...

Altro: per es. si eccita a sapere di essere pagata....

Chia®a di Notte (Klára) ha detto...

illustre1966 said...
Altro: per es. si eccita a sapere di essere pagata....


Senza questo piccolo dettaglio anche i clienti delle cortigiane(non solo quelli delle stradali) vedrebbero in giro solo facce tristi.

So che e' un concetto difficile da digerire, ma bisogna distinguere le tre diverse tipologie:
- le appassionate di paracadutismo, coloro che si lanciano nel vuoto e per questo si fanno pagare il biglietto da un pubblico che ama questo genere di spettacolo.
- quelle che, essendo disperate, senza lavoro, magari con bimbi piccoli malati, pur non essendo paracadutiste vengono ricattate economicamente e per due soldi vengono costrette a lanciarsi nel vuoto, in un modo improvvisato e senza allenamento, per un prezzo del biglietto basso adatto ad un pubblico che non puo' permettersi di pagare il biglietto per le prime.
- quelle che, senza essere interpellate vengono prese, legate controvoglia e lanciate giu' dall'aereo senza il paracadute per un pubblico di "disturbati" che ama gli spettacoli al limite.

Sono tutte paracadutiste? Anzi, come dici tu solo le ultime due categorie lo sono mentre le prime no?

O e' l'opposto?

Non si puo' essere paracadutista senza aver scelto liberamente e senza un dovuto allenamento. Se una persona non sceglie di lanciarsi nel vuoto e nonostante cio' si ritrova gettata giu' da un arereo con o senza paracadute e' solo perche' e' costretta e chi e' costretta e' schiava.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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