mercoledì 26 dicembre 2007

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Voyeur

 
La vigilia di Natale sei stato collegato con il mio blog fino all’una e un quarto. Prima di disconnettere ti sei riletto il mio post onirico Cigány esküvő. Ti sei soffermato sull’immagine della ragazza in rosso, l’hai osservata a lungo sul tuo schermo settato a 1280x1024. Forse l’hai desiderata. Poi hai spento il PC e ti sei coricato.

Non so se hai sognato quella ragazza dal piccolo seno, ma alle dieci di mattina o giu’ di li’ eri nuovamente davanti al computer. Nella pagina iniziale del tuo browser, Google.it, hai digitato nel campo di ricerca le parole chiave “chiara di notte” e sei ritornato da me.

A volte mi chiedo che tipo di persona tu possa essere, quale sia la tua vita, quali siano i tuoi pensieri, come sia la tua giornata… per esempio quella di Natale. Avendo tempo a disposizione ho deciso di togliermi questa curiosita’. Ho voluto studiarti dal mio punto d’osservazione. Sai che sono una scienziata.

Ti sei connesso con il mio blog alle 10.18. A quell’ora non avevo ancora scritto niente di nuovo, per cui presumo tu sia andato a frugare fra i commenti cercando qualcosa di mio.

Sapere che al mattino sono io il tuo primo pensiero da un lato mi intriga, dall’altro mi preoccupa. Voglio credere che trovi stimolante questo mio diario o forse (chissa’) trovi stimolante chi immagini stia davanti alla tastiera: colei che adesso digita queste parole.

Mi piace pensare che sia cosi’. Un sottile piacere mi assale ogni qual volta percepisco che un uomo mi desidera. Chiamala torbida perversione, ma per una donna “sentire” questo tipo d’interesse al limite del morboso, anche se spaventa, puo’ essere eccitante.

Hai continuato ad aggiornare la pagina del browser sperando nell’arrivo di nuovi post. Lo hai fatto fino a quando sei andato a pranzo: alle 12.00 in punto. Ho sorriso. Gli orari dei miei pasti sono spesso sballati rispetto a quelli tipici ed e' questo il motivo per il quale, almeno in queste cose, non mi ritengo una persona precisa. Mentre tu…

Cavolo, hai spaccato il minuto. Percio’ mi sono immaginata una persona che fa della precisione il suo stile di vita. Quasi una pignoleria. Oppure intendi mettere dei paletti, limiti per separare esattamente i momenti dedicati al reale da quelli dedicati al virtuale.

Dalle 12.00 fino alle 16.30 circa sei stato pressoche’ assente, ma non del tutto. Ogni 30-60 minuti ritornavi al PC ed aggiornavi il browser per vedere se per caso m’ero fatta viva scrivendo qualcosa.

In realta’ credo che avessi altro da fare. Forse il pranzo di Natale con le persone a te care. Non voglio immaginarti solo. Sono una donna molto sensibile al tema della solitudine, e se quando riguarda la mia persona mi affascina, quando invece riguarda gli altri mi inquieta. Preferisco immaginarti con la famiglia, seduto al tavolo da pranzo a gustare il panettone.

Alle 16.27 sei ritornato da me e con me sei rimasto continuativamente seguendo il blog passo per passo.

Ci sono volte in cui la mia fantasia riesce ad espandersi oltre lo spazio. Devo confessarti che ti ho immaginato seduto davanti al computer mentre indirizzavi il tuo pensiero a me e mi sono sentita trafitta. E’ una strana sensazione, ma e’ tramite questa sensazione che l’anima mia riesce a distaccarsi dal corpo e viaggia oltre le pareti di questa stanza. Per un momento ho avvertito le tue dita che, sfiorando i tasti per scrivere parole, mi accarezzavano dolcemente.

Mi e’ accaduto altre volte, sai? Proprio in questi giorni in cui sono stata bloccata in casa per l'influenza mi e’ accaduta una cosa simile con qualcuno, ma non eri tu.

Stavo passeggiando per le strade della mia citta’. Arrivavo di fronte alla mia vecchia scuola il cui cortile e’ recintato da una rete in cui si apre un grande cancello. Il luogo era deserto ma tutt'intorno echeggiavano le grida gioiose dei bimbi alla fine dell’ultimo giorno di lezione prima delle vacanze natalizie. E fra quelle grida avvertivo anche la felicita’ di Tündi. Poi un uomo del quale non ho visto il volto ha accarezzato quella rete di recinzione ed ho avvertito un brivido, come se quella carezza fosse diretta a me. Con lui ho proseguito lungo la via ed arrivati al termine mi ha donato una rosa. Rossa.

Non so se in te alberghi sincerita’ o menzogna. Molto probabilmente la verita’ e’ diversa da quella che ti ostini a descrivere, ma in questo mio esperimento tutto cio' e’ irrilevante. E poi non ho mai conosciuto un uomo che non mentisse, almeno in parte, un po' anche a se stesso.

Alle 20.00 hai fatto un altro break. Forse per la cena. Questa volta pero’ e' stato brevissimo. Appena 60 minuti. Ancora sorrido per la precisione che hai sui tempi.

Alle 21.18 sei andato a leggere l’archivio di gennaio 2007. Non sono riuscita a comprendere il motivo di questa tua ricerca. So di per certo che conosci dettagliatamente tutti i miei post quindi perche’ sei andato a rileggerti quelli di gennaio scorso? C'era qualcosa d’interessante che volevi controllare? Forse una frase, un concetto che poteva servirti a capirmi meglio?

Non so e non ho indagato. E poi in fondo poco mi importa. Cio’ che invece mi incuriosisce e’ scoprire la ragione per la quale un uomo e’ cosi’ attratto da un’entita’ virtuale qual io sono, in una sorta di voyeurismo impalpabile fatto della stessa sostanza dei sogni.

Del resto non hai neppure la certezza che io esista nei termini in cui mi descrivo. Potrebbero aver ragione i pisquani, quelli che non accettano l’idea che io possa essere donna. Potrei davvero essere un barbuto ragioniere brianzolo.

Ma in fondo a te interessa veramente che io sia donna? Che io sia come tu immagini cioe’ come la ragazza in rosso dal piccolo seno? Ti interessa veramente la mia storia oppure e’ solo il francobollo raro che vai inseguendo?

Mezzanotte. Come tua consuetudine scegli un’ora precisa e rotonda per disconnettere. Forse hai deciso di coricarti prima oppure ti sei annoiato di attendere un mio post serale. Se solo avessi immaginato che stavo scrivendo per te sono sicura che avresti aspettato, ma non potevi saperlo.

Ti sarai addormentato come al solito pensandomi? Questo non lo so, ma di sicuro so che domattina alla solita ora accenderai il PC e stavolta leggerai qualcosa di diverso: questo post.

Mi par di vedere la tua faccia. Sgranerai gli occhi sorpreso. All’inizio non capirai, ma poi la certezza si fara' strada e t’illuderai di essere il protagonista di questo mio delirio. Ma non potrai mai confessarlo.

martedì 25 dicembre 2007

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Tradizioni natalizie


Mikulás (Szent Miklós) e’ il Santa Claus magiaro. E' come Babbo Natale ma in quanto a tradizione assomiglia piu’ all'italica Befana. Infatti l’usanza vuole che lasci dolci per i bambini buoni e carbone per quelli cattivi, pero’ a differenza della simpatica nonnina non arriva il 6 gennaio ma passa un mese prima: il 6 dicembre, giorno di San Nicola (Mikulás napja). Chi invece mette i regali sotto l'albero dei bimbi ungheresi la notte del 24 dicembre e’ Gesu' Bambino.

Nella tradizione del mio Paese e’ molto piu’ importante il cenone della vigilia del pranzo del giorno di Natale. Il menu’ consiste solitamente in pesce di lago (luccio o carpa) cucinato in zuppa oppure impanato o piu' tradizionalmente in gelatina. Poi cavoli ripieni accompagnati da panna acida e sottaceti. Infine il bejgli (o beigli), dolce della tradizione natalizia, una specie di strudel ripieno di crema alle noci o ai semi di papavero. Piatti che per ovvie ragioni di salute non ho potuto, ahime’, gustare.

Ma sono buoni anche il giorno dopo... e quello dopo ancora :-)

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Ieri, oggi e domani


Non confessero’ mai se Tündér, Irina, Vlada ed Olga, protagoniste dei miei raccontini, contengano un qualche accenno autobiografico. Ognuno leggendomi e’ libero di spaziare con la fantasia ed immaginare cio’ che preferisce, connotando ciascuna e collocandola, come una tessera, in un preciso punto del mosaico temporale.

Chi ha gentilmente commentato quelle storie mi ha detto che esse appaiono come storie di donne (ragazze) che non appartengono all’oggi. In effetti i personaggi si muovono in un periodo che va dalla fine degli anni ottanta fino a poco dopo il duemila. Anni di cambiamento e di grandi trasformazioni socio-culturali che hanno investito non solo quella parte dell’Europa che era situata ad est della cortina di ferro, ma l’intero pianeta. Un momento storico di transizione in cui tutto e' mutato: confini, ideologie, convinzioni, valori, speranze, obiettivi.

Persino i colori, una volta intrisi di ovattate tonalita’ di grigio e di bruno spruzzate dal bianco della neve, si sono trasformati in variopinte e chiassose tavolozze, fantasmagorici cartelloni pubblicitari simbolo di un’epoca in cui l’avere e’ piu’ importante dell’essere.

Le “mie” devochki non avrebbero dunque oggi modo di esistere, di vivere, di evolversi e di raccontare le loro storie.

Si', forse sarebbero anacronistiche. Donne di ieri dai contorni sfumati ancora legate a valori tipici di una generazione vissuta a cavallo della caduta del muro ed al loro posto ci sarebbero figure diverse che onestamente non saprei descrivere.

Pero’...

Anche se le grandi citta’ vivono ormai a ritmi occidentali e la neve ha assunto un colore nerastro per i gas emessi dai tubi di scappamento delle auto, nella provincia lontana dal chiasso dove la vita scorre come la sabbia in una clessidra, ancor oggi e’ possibile incontrarle ed ancor oggi si ripetono storie che fanno parte di un mondo mai del tutto scomparso che pero' ha dovuto adeguarsi alla tecnologia del virtuale.

Riporto da INTERNET:

Svetlana e' una ragazza venticinquenne che quest'anno ha materializzato il proprio sogno: andarsene dalla sua citta' natale, Jaroslavl, per andare a vivere a Mosca ed iscriversi alla prestigiosa universita' della capitale russa. Si guadagna da vivere lavorando in un "studio-webcam", nel quale e' capitata dopo aver notato un'inserzione in un quotidiano moscovita.

- C'era scritto: cercasi ragazze per lavoro su siti Internet con buona conoscenza dell'inglese e del pacchetto software Windows. Ho pensato: proprio quello che fa per me. Mi sono presentata e tutt'attorno webcamere...Ci sono rimasta male, lo ammetto. Ma poi mi hanno detto: guarda che non ti devi mica spogliare. Dovrai solo conversare di temi generici. Alle nuove arrivate dicono sempre cosi'...".

- E tu hai iniziato a spogliarti da subito?

- No, all'inizio non me la sentivo, ma poi ho iniziato a chiedermi se avrei potuto farlo o no. E dopo essermi spogliata per la prima volta, poi e' diventata una cosa normale.

- Il cliente lo vedi?

- A volte si', a volte no. Spogliarmi davanti ad un monitor vuoto e' un qualcosa che faccio tranquillamente, ma quando sul monitor vedi i suoi occhi, vedi come lui ti osserva e' un qualcosa di terribile, soprattutto se il cliente di turno e' normale e carino.

- Il cliente di turno ha il diritto di chiedere che tu faccia tutto quello che vuole lui?

- In teoria si', ma tu ti puoi rifiutare. Ad esempio e' categoricamente proibito il sesso con gli animali e con i bambini. E poi dipende da quanto tu stai al gioco, in fondo non si tratta solo e sempre di agire...Ci sono anche quelli che vogliono che tu gli racconti che sei una gran troia...Uno in particolare mi ha chiesto di raccontargli nei dettagli di come mio padre e mio fratello mi hanno posseduta davanti agli occhi di mia madre...Sinceramente preferisco fare qualcosa di concreto che inventarmi tali storie! All'inizio era veramente squallido, ma poi i colleghi mi hanno convinta: "In Russia non bisogna vergognarsi di guadagnarsi la vita in questo modo", mi hanno detto.

- Ci sono dei veri perversi?

- Una marea! Alcuni amano vedere una ragazza mentre orina. Anche i masochisti non mancano; bisogna insultarli ed inventarsi sul momento qualche punizione. Un qualcosa in fondo di divertente che serve a svariarti un po'. E ci sono anche quelli che chiedono: "Parla con me come se io fossi tuo padre". In America di tipi cosi' ce n'e' un'infinita', come quelli che ti chiedono di metterti in bocca svariati oggetti...

- Oltre a te, quante ragazze lavorano nel tuo studio?

- Dalle 25 alle 30. In una stanza ci sono 5 computer, nell'altra 6 e si lavora a turni.

- I tuoi genitori sono al corrente di come ti guadagni la vita qui a Mosca?

- Certo, e mio padre mi dice sempre: "Sara' anche amorale ed illegale, ma in Russia la gioventu' si trova in una situazione tale che per guadagnare e' costretta a ricorrere a cose del genere, per cui e' tutto normale, figliola". Ed effettivamente non e' colpa nostra se trovare un lavoro normale e' pressoche' impossibile...


Se si chiede alle "modelle" come mai si occupano proprio di queste cose, ognuna di loro rispondera' a proprio modo. La piu' sincera vi dira': "Delle tre cose che potevo fare, prostituta, spogliarellista e modella webcam, ho scelto quest'ultima". Altre invece sognano in questo modo di fare la conoscenza di uno straniero e di sposarsi, come ad esempio Anja, che ha sposato un olandese col quale adesso ha aperto uno studio di webcam in comune.

Ma molto spesso le ragazze, rispondendo piu' seriamente vi diranno che c'e' da pagare l'affitto e l'universita', e quelle piu' ostinate sostengono che, mettendocela tutta, si puo' arrivare a comprarsi la macchina e l'appartamento, sebbene per il momento nessuna sia ancora riuscita a mettere da parte un capitale del genere.

Altro discorso e' la reazione dei genitori quando vengono a sapere in che modo la loro figlia ha portato a casa gli ennesimi 300 dollari. Come ha dichiarato la "modella" Inna, i suoi genitori "si rendono perfettamente conto che come insegnante di musica non sarei in grado nemmeno di mantenere me stessa, invece di tutta la famiglia". Ed effettivamente, per le citta' della provincia russa i guadagni ottenuti grazie alle webcam non sono niente male, anche se va detto che le prostitute "vere" e non virtuali guadagnano assai di piu'.

Un minuto di chat costa al cliente dai 0,75 ai 5,99 dollari. Il guadagno viene diviso a meta' tra il proprietario del sito negli Stati Uniti e quello dello "studio" in Russia. Da parte loro, le "modelle" si mettono in tasca una somma che varia dal 25 al 40% dell'introito. Cioe', nell'arco di 6 ore, una ragazza puo' guadagnare dai 65 ai 300 dollari.

Il guadagno del proprietario dello studio e' ancor maggiore. Per aprire lo studio non serve poi molto: il locale, l'accesso ad Internet, i computer, le webcam, senza dimenticarsi della cosiddetta "protezione", cioe' il racket. Ed e' chiaro che piu' ci si allontana da Mosca, piu' tutto questo costa di meno. Mediamente la "modella" meno cara guadagna circa 25 dollari al giorno e se le "modelle" sono 30...

Timur e' uno dei proprietari di uno studio-webcam a Mosca. Davanti ad un bicchiere di whisky racconta com'e' in fondo facile, bello e conveniente disporre di uno studio simile: "In America ci sono portali enormi che favoriscono tale attivita' e che hanno investito somme da favola per promuoverli. Qui in Russia, chiunque puo' connettere il proprio canale munito di camera, e con le sue ragazzine e ragazzini avere subito a disposizione i milioni di clienti americani. Poi ci potranno anche accusare di preparazione di materiale pornografico illegale, di attivita' illegale e di mancato pagamento delle tasse. Un momento! La prima accusa cade subito, dal momento che la "modella" viene registrata sul sito che e' regolarmente munito di licenza ed e' ufficialmente registrato negli Stati Uniti. Per cio' che riguarda il resto...Per legge ognuno e' tenuto a pagare le tasse, e niente e nessuno mi proibisce di farlo. A dire il vero pero', niente e nessuno mi ci costringe, dal momento che dimostrare che guadagniamo e non paghiamo le tasse e' praticamente impossibile".

Da un lato e' impossibile lottare contro tale tipo di prostituzione su Internet, e' un qualcosa di insensato, dal momento che se c'e' la domanda c'e' pure l'offerta e Internet ed il sesso vanno da tempo a braccetto. Ma innanzitutto va detto che l'intera Russia e' praticamente invasa da studi-webcam, un tipo di business decisamente chiuso, munito di sistema di sconti e tariffe, attorno al quale girano colossali somme di denaro.

Inoltre, quando ad una ragazza viene proposto di fare la prostituta, la ragazza in questione capisce perfettamente che dovra' vendere il proprio corpo in cambio di denaro e se si tratta di spogliarello, la cosa e' altrettanto trasparente. Ma quando ad una ragazza viene proposto di lavorare dietro ad una webcamera, non le si dice mai che genere di attivita' l'aspetta all'atto pratico. E la stragrande maggioranza delle "modelle" inizia a conversare in modo sincero con gli "stranieri infelici", per poi col tempo abbattere le restanti barriere. Non subito, ma nel momento in cui si rende conto di cosa combinano sul monitor i clienti. E la cosa piu' importante: i soldi. "Loro non si vergognano, perche' dovrei farlo io?"

Si potra' anche obiettare che una ragazza normale, di fronte ad una proposta del genere, rifiuti senza indugio. Ma per una nuova "modella", un'amica o una conoscente qualunque portata nello studio, se quest'ultima lavora non meno di 3 ore, si guadagnano 100 dollari di premio. Per cui le colleghe faranno i salti mortali per convincerla a restare, alludendo al dovere nei confronti dei genitori che tirano la cinghia, al fatto che in fondo non si tratta di prostituzione e che anche Julia Roberts a suo tempo giro' scene erotiche. Senza dimenticare, ovviamente, il fatto che nella Russia attuale una donna puo' far soldi solo in questo modo...

Fonte: Moskovskij Komsomolets


lunedì 24 dicembre 2007

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Érted nővér


Come ho scritto non amo fare e ricevere gli auguri durante le ricorrenze, inoltre non e' mio stile scrivere post copia incollando testi di canzoni ma... girovagando nel mare del web mi sono imbattuta in questo.

Non e' molto, lo so, e scrivendolo contravvengo pure alle suddette regole che mi ero imposta, ma per te lo faccio. E' talmente bello, talmente appropriato che non posso fare a meno di donartelo.

Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffé che ti vesti senza più guardar lo specchio dietro te che poi entri in chiesa e preghi piano e intanto pensi al mondo ormai per te così lontano.
Per te che di mattina torni a casa tua perché per strada più nessuno ha freddo e cerca più di te per te che metti i soldi accanto a lui che dorme e aggiungi ancora un po' d'amore a chi non sa che farne.
Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai per te che un errore ti è costato tanto che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto.
Anche per te vorrei morire ed io morir non so anche per te darei qualcosa che non ho...

domenica 23 dicembre 2007

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Uffa...

 
Era gia' in programma: dovevo partire.

Gli amici piu' fidati erano gia' stati messi al corrente. Avevo preparato il bagaglio, il biglietto del volo "low cost" prenotato e tutto cio' che concerne un piccolo viaggio era pronto.

Se non che, durante la notte, eccola che arriva: l'influenza.

Gia' ne avevo avvertito i sintomi ieri: bruciore agli occhi, dolore alle ossa, un po' di costipazione. Sintomi ai quali non avevo dato molta importanza... oppure avevo rifiutato di prenderli in considerazione. Purtroppo pero', se la temperatura corporea sale oltre i trentotto gradi, e' decisamente difficile ignorarla.

Peccato. Speravo proprio di incontrare alcune persone care e passare insieme a loro dei piacevoli momenti. Invece eccomi qua, bloccata in casa per i prossimi giorni fino a quando la fase acuta non sara' passata.

Come quando ero bimba.

In queste cose sono sempre stata sfortunata. Ricordo quando avevo nove, dieci anni o giu' di li'. A volte, non avendo voglia di andare a scuola, cercavo in tutti i modi di ammalarmi per poter restare a casa, al calduccio, coccolata dalla mamma. Allora uscivo premeditatamente al freddo, mangiavo la neve, insomma facevo di tutto ma... niente!

Non accadeva niente. Pareva che fossi immune!

Ma non ero del tutto immune. C'era un momento in cui mi beccavo il virus dell'influenza... anche se non facevo niente per prenderlo.

All'inizio delle vacanze natalizie!

Durante le vacanze natalizie, mentre tutti gli altri bambini giocavano fuori nella neve e si divertivano come dei matti, io dovevo starmente in casa ad appannare i vetri con il respiro e gli occhi persi oltre la finestra.

Ma non e' tutto! Volete sapere quando guarivo? Provate ad indovinare... Bravi, avete indovinato.

Il giorno prima di far ritorno a scuola tutto spariva miracolosamente e mia madre mi diceva: "Dopotutto sei stata fortunata... non hai perso neppure un giorno di scuola!"

sabato 22 dicembre 2007

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Cassandra


Tutto questo gia' lo scrivevo in tempi non sospetti. I segnali erano chiari, ma anche se la classe politica e dirigenziale aveva tutto l'interesse a non far emergere il problema, mi sorprendo di come la gente non abbia capito in anticipo che il "trend" stava invertendosi e che tutto stava scivolando verso il basso.

In questi anni mi sono trovata piu' volte a discutere, sia nel virtuale che nella vita reale, di questi argomenti; quasi sempre da sola contro una moltitudine di italici che fino all'ultimo si ostinavano a volermi dimostrare il contrario. Quando non dicevano frasi del tipo "Perche' sei venuta a vivere qui in questo Paese miserabile? Chi ti ci ha chiamata?", buttandola sul personale e mettendoci una punta di orgoglio nazionale mista ad un po' di superbia, dicevano che ero una qualunquista, una pessimista e che tutti i miei timori (per loro infondati) erano basati sulla mia incapacita' di vedere il bicchiere mezzo pieno. Mentre in realta' (secondo loro), il Bel Paese era sempre uno dei migliori posti dove vivere.

Forse avevano ragione, in quel momento... Forse fino a sei, sette anni fa l'Italia era ancora un posto "respirabile" ma oggi? E soprattutto domani? Che accadra' da qui a cinque, dieci anni?

QUI c'e' la dimostrazione che "Cassandra" non aveva tutti i torti. Non sono felice di aver avuto ragione. Anche Cassandra non si e' rallegrata quando la sua citta' e' crollata. Spero solo di non fare la sua stessa fine.

«L'Italia? Vecchia e povera». Dopo il New York Times, arriva un'altra sonora bocciatura per l'ormai ex Belpaese. Un’altra autorevole testata straniera, il londinese Times,da qualche anno entrato nella scuderia di testate di Rupert Murdoch (che in Italia controlla la tv satellitare Sky), boccia l'ormai ex Belpaese: «La dolce vita diventa amara. L’Italia deve fare i conti con l’essere vecchia e povera», è il titolo di un ampio articolo del quotidiano britannico, secondo il quale dietro le scintillanti decorazioni natalizie che rallegrano Piazza Navona e San Pietro, nel cuore di Roma, gli italiani a casa sono consumati da un enorme senso di depressione. Mentre l'anno volge la termine - scrive il corrispondente da Roma, Richard Owen - l'Italia resta vittima dell'angoscia. Questo malessere va ben oltre l’aumento dei prezzi e la stagnazione dei salari, ma raggiunge il cuore del dibattito sull’Italia stessa, sulla propria anima e identità.

IL SORPASSO - Insomma, un quadro dal quale non emergono note positive, corredato peraltro da numeri chiari sul declino del Paese, dal'invecchiamento della popolazione al debito pubblico smisurato, alla stagnazione non solo dei consumi e dei salari, ma anche della procreazione, visto che ci sono 1,29 figli per donna (mentre per mantenere stabile la popolazione ne servirebbero almeno 2,1). Anche il Times di Londra, come già il NY Times, ha avviato la sua analisi dall'ormai celebre sorpasso iberico: «La mazzata - scrive Owen - è arrivata questa settimana quando la Spagna ha superato l’Italia in termini di pil pro capite». E ora la Grecia - scrive il Times - sta con il fiato sul collo del nostro Paese.

STELLE - E' vero che alcuni italiani recitano ancora ruoli importanti nel mondo: Fabio Capello ha preso la guida della nazionale inglese, Carla Bruni ha conquistato il cuore del presidente francese. Ma a casa la faccenda è differente. «Quanto un intero paese va in crisi sul dibattito "chi siamo e dove stiamo andando", significa che stiamo raggiungendo nuovi picchi di isteria - ha commentato un italiano molto conosciuto all’estero, Umberto Eco - questa esplosione di provincialismo è veramente penosa. Personalmente mi sento depresso». E così si sentono - scrive Owen - molti connazionali: il passato rappresenta la gloria dell’Italia, ma è anche la sua prigione.

GERONTOCRAZIA - «La politica e l’economia sono in mano alla gerontocrazia, per i giovani imprenditori e politici è impossibile far carriera». La fotografia più impietosa è stata scattata durante il vertice dell’Unione mediterranea a Roma: il leader spagnolo Zapatero ha 47 anni, il collega francese Sarkozy 52, Romano Prodi ne ha ben 68. Per non parlare del capo dell’opposizione ed ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che di primavere ne conta 71.

CINEMA - Il Times critica anche il nostro cinema: sebbene ci siano eccellenti registi in Italia, nessuno di loro riesce ad uguagliare Fellini o Visconti, e Monica Bellucci, per quanto bellissima, non è Sophia Loren, e comunque vive a Parigi. Il quotidiano britannico non manca di citare, come anche il New York Times, il libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, La Casta: questo bestseller - commenta - ha rivelato che l’Italia ha il maggior numero di auto blu in Europa e che il Quirinale costa quattro volte Buckingham Palace.

ECONOMIA- In questo scenario non brilla neanche il mondo degli affari: Alitalia in crisi e venduta ai francesi, sindacati mobilitati contro il «lavoro precario», la protesta selvaggia dei camionisti, persino la Scala di Milano è continuamente al centro di conflitti sindacali. La conclusione? «L’Italia ha bisogno di una Margaret Thatcher», come ha auspicato, spiega il Times, Francesco Gaetano Caltagirone, uno dei maggiori imprenditori italiani. Uno dei principali motivi dei problemi economici degli italiani sono i crescenti costi energetici. Un altro è la forza dell’euro sul dollaro. Anche il settore del lusso, nel quale l’Italia brilla con marchi quali Gucci, Armani e Versace, avverte il colpo mentre - scrive Owen - calano gli ordini. La globalizzazione e la concorrenza a basso prezzo in Asia stanno insidiando l’export tradizionale tra cui il tessile. Per Luca Cordero di Montezemolo «l’Italia non si è solo fermata, sta arretrando». Il problema - attacca il capo della Fiat e di Confindustria - non sono solo la mancanza di investimenti nello sviluppo e nella ricerca, ma il fatto che ogni italiano pensa a se stesso, non al bene comune."


L'udì primiera
la vergine Cassandra, e su la rocca
di Pergamo salita, il suo diletto
padre e l'araldo riconobbe eccelsi
sovra i carri, e la spoglia inanimata
che sul plaustro giacea.
(Iliade - Libro XXIV)

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Ho sempre amato Notre-Dame de Paris ed in special modo questo pezzo. Personalmente preferisco la versione in francese, ma anche quella in italiano non e' male.

French version


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Russian version

venerdì 21 dicembre 2007

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Gli Auguri


Ho riletto i miei post del Natale scorso. Ho notato che adesso tutti, ovunque, stanno distribuendo i loro auguri, come ogni anno, come ogni volta in cui si arriva immancabilmente alla vigilia di una festivita' importante e non ho potuto fare a meno di pensare: “Ma che banalita’ ripetere sempre ad ogni ricorrenza le stesse frasi fatte… manifestare amore, stima ed amicizia solo per convenzione e poi, a festa conclusa, ritornare ognuno/a al solito atteggiamento di sempre, quello animato dall’indifferenza se non addirittura dai piu’ biechi sentimenti”.

Quest'anno non faro’ dunque gli auguri… anche perche' non ce n'e' bisogno: non c’e’ niente che possa augurare oggi che non avrei augurato anche ieri o che non augurerei anche domani. Quindi rifiuto di appiattirmi su questo luogo comune.

Chi ha visto il film animato di Alice nel paese delle meraviglie si ricordera’ della scena del "buon non compleanno” ed ha chiara in mente la cosa che intendo dire. Non fare gli auguri non significa non sentire vicine le persone che ci amano e fare gli auguri non avvicina certamente quelle che non ci stimano. Sarebbero solo parole, forma, apparenza che non riuscirebbero a dimostrare niente se non ipocrisia.

In realta' detesto le festivita’, i compleanni, i Natali e tutto cio’ che modifica un normale comportamento in relazione ad una data scritta sul calendario. Le festivita’ non devono significare un momento di aggregazione con chi non intendo aggregarmi ma sono costretta comunque ad incontrare perche’ l’etichetta lo prescrive, e neanche devono significare frasi e convenevoli prestabiliti e privi di ogni valore. Nossignori!

Passero’ questo periodo come se fosse un normale periodo di vacanza e di riposo, approfittando del tempo messo a disposizione per leggere, scrivere, mangiare, dormire, viaggiare, incontrare persone che avrei comunque incontrato anche in un momento diverso.

Per coloro che mi stimano, mi comprendono e sono in grado di leggermi dentro non sara’ un problema non ricevere i miei auguri... e di tutti gli altri (e le altre) sinceramente me ne frego.

giovedì 20 dicembre 2007

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Cara Lucenera


Ti ho seguita fin dall'inizio e devo dire che stimolavi la mia attenzione. Tutto quell'accanirsi dei pisquani contro di te, tutto quell'attribuirti identita' non tue, tutta quell'ossessione per metterti a tacere ed estrometterti ti ha resa simpatica... all'inizio.

Non ho mai dubitato che tu fossi una donna. I tuoi post per un certo periodo sono stati origine di riflessione e per un momento avevo creduto che tu fossi un personaggio "originale", cioe' nuovo, immacolato, integro, mai apparso prima in quell'immondezzaio dove, a quanto pare, ti piace sguazzare.

Non so a cosa sia dovuto il tuo cambiamento. Devo essere sincera: sono rimasta delusa nel vedere la tua linea forumistica, interessante, provocatoria, combattiva, orgogliosa, virare verso il cazzeggio noioso ed inconcludente tipico non solo di chi dimostra di aver sostituito la profondita' del concetto con la superficialita' piu' idiota, ma anche di un'ossessiva ricerca di plauso e visibilita', caratteristica di una persona che in passato aveva gia' frequentato quel luogo con un altro nickname.

Sono certa che tu negherai, dirai che sbaglio, ma nel virtuale le impressioni contano molto ed io ho l'impressione che tu non stia dicendo la verita' quando affermi di non aver frequentato quel forum con altri nomignoli in tempi in cui anche io ero presente.

Esaminando i tuoi interludi dialettici con taluni personaggi, i termini usati, la frammentazione delle frasi, il senso ironico, le tracce di DNA che traspirano attraverso il piatto schermo sul quale leggo i tuoi ultimi post, posso dire che riesco a udire suoni lontani, note di una musica gia' sentita. Una fanfara di scaligera memoria che mi riporta indietro ai tempi in cui conoscevo una persona della quale, a torto, mi fidai.

mercoledì 19 dicembre 2007

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Chi e' Chiara?


Il 29 marzo 2004, in un periodo in cui mi ero presa un momento di pausa dal web, quando l'immondezzaio era ancora agli inizi e sconosciuto alla gran parte dei frequentatori di Internet e personaggi come i pisquani si dilettavano a giocare al "gameboy" oppure a raccontare le loro "prodezze" al bar sottocasa, qualcuno con il quale ho un rapporto personale da tantissimi anni (che saluto ed al quale faccio i miei auguri), sollecitato da domande su di me che venivano fatte in un forum (Il Malocchio), scriveva questo:

"Chi è Chiara?

Sono anni che ce lo chiediamo tutti ed ognuno di noi ha una sua personalissima risposta. Ad ogni modo, Chiara di Notte dovrebbe essere - a sentire lei - una ex top escort.

Quando nasce il personaggio "Chiara"?

Nasce nel 2000

Dove?

Su praticamente tutti i gruppi che si occupavano dell'argomento (Ier1-2-3, Soloescort, ecc. ecc.). Fondò anche un suo gruppo di discussione denominato Escorts Talk.

Perchè è stata un fenomeno?

Perché è stata la prima escort ad esprimere le sue idee e le sue convinzioni, sia pure sotto lo schermo dell'anonimato.
E' stata la prima a dimostrare con i fatti che anche una escort poteva avere un cervello ed una cultura.
E' stata la prima a far vedere che anche una escort era capace di scrivere (e polemizzare) molto meglio della maggior parte dei suoi interlocutori maschi.
Fino ad allora, infatti, erano presenti solo ragazze che dicevano sempre quello che i clienti volevano sentirsi dire, al chiaro fine di adescare un po' di clientela.
Chiara, al contrario, diceva sempre quello che pensava, in modo intelligente ma terribilmente polemico: infatti fu bannata da tutti i gruppi di discussione."


Ho ritrovato il post ed ho voluto inserirlo in questo mio diario a dimostrazione del fatto che il mio nick non e' stato creato da quella persona che nel settembre 2005 se ne approprio' ingannando tutti facendosi credere me, ma esisteva gia' da alcuni anni.
Cadono cosi' le illazioni di chi cerca in tutti i modi di attribuirmi identita' reali che non mi appartengono oppure di chi tenta di far passare la tesi per cui il mio nickname sarebbe usato da piu' persone.

martedì 18 dicembre 2007

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Storia di Vlada - IV parte (Kak sneg)


Sarebbero arrivati i tempi in cui una persona poteva cadere a terra esanime senza che qualcuno le desse aiuto. Sguardi volontariamente distratti non si sarebbero posati neanche su un cadavere e le orecchie sarebbero state sorde ai colpi di un AK47, ma ancora, in quella citta’ in oriente, esisteva attenzione per episodi che turbavano l’ordine pubblico. Se solo un ubriaco avesse sbraitato sarebbero apparsi dal nulla gendarmi pronti a rimuovere quel problema imprevisto, lasciando sul selciato tracce di sangue e vomito che sarebbero state presto ricoperte dalla neve.

Eri stremata e non avesti il tempo di capire, sentisti solo mani forti che ti sollevavano. Ti rannicchiasti nel grigio calore dello shinel del poliziotto. L’ultima immagine che vedesti prima di abbandonarti completamente, fu la stella rossa fregiata d’oro con al centro il simbolo del regime sul suo ushanka.

Nel piccolo ufficio dove ti adagiarono restasti sola con tre uomini, uno dei quali sarebbe diventato importante nella tua vita, ma ancora non lo sapevi. Ti osservava con quegli occhi scuri e severi nei quali avresti imparato in seguito a scorgere anche una sporadica dolcezza.

Eri impaurita. Non ne fosti attratta subito, ma lui lo fu da te. Non puo’ essere altrimenti oppure adesso non sarei qui a raccontare la tua storia, ad incastrare le tessere di puzzle che mi hai mostrato in quelle lunghe notti passate insieme. I tuoi racconti che come gocce di rugiada colavano lente e scendevano dalla foglia dissetando il mio fiore.

Vyacheslav era il suo nome. A causa della sua forza lo chiamavano Medved, ma si presento' come Slavik. Dal tono che uso’ per congedare il poliziotto che lo aveva aiutato a portarti li’, capisti che aveva autorita’ fra quelle mura.

A quel tempo negli hotel in cui venivano fatti alloggiare gli stranieri, all’entrata stazionava un poliziotto che controllava chi accedeva ed all’interno era sempre attivo un ufficio dei servizi di sicurezza dello Stato al quale il personale dell’hotel si doveva rivolgere per segnalare qualsiasi anomalia non il linea con lo standard imposto dal sistema.

Gli ufficiali erano quattro, sempre gli stessi e si alternavano a coppie. Avevano autorita’ su tutto cio’ che si svolgeva nell'hotel. Persino il direttore doveva attenersi ai loro “suggerimenti”. Erano loro che decidevano chi poteva varcare la porta d’entrata e chi no.

Tu non avresti dovuto essere li’ come non dovevano esserlo le ragazze che intrattenevano gli ospiti e che erano presenti al bar, ma fintanto non ci fossero state ispezioni superiori, Medved ed i suoi colleghi avrebbero continuato ricevere valuta pregiata in cambio della loro informale accondiscendenza.

Subisti un blando interrogatorio, come da regolamento, e dato che non eri una di quelle devochki che, come spesso avveniva, tentavano d’intrufolarsi agganciando qualche cliente fuori dall’hotel, si limitarono a chiederti il nome e la tua provenienza. La complicita’ con il collega permise a Slavik di glissare sul fatto che non avevi documenti e si accordo' per avere cura di te.

Ti fece riposare al caldo, ti fece bere del buon tchai, cerco’ di rassicurare le tue ansie. Era la sera di un 31 dicembre in cui la neve era scesa copiosa. Quella che stavi vivendo non era certo una fiaba, ma a te bastava un luogo sicuro dove poter riparare il tuo cuore. Lui te l’offri’ in quell’appartamento in una krushovka di Sokolniki e tu lo ricambiasti con una kurinaia lapsha preparata con cio’ che trovasti nel frigorifero ed offrendogli il tuo corpo. Devota.

Neanche a te stessa hai mai confessato se lo hai amato oppure se gli sei stata solo sinceramente grata. Tu mi hai insegnato che l’amore e’ un sentimento bizzarro. Si dissolve in fretta e diventa fango come la neve sotto la pioggia, oppure resta avvinghiato all’anima come ghiaccio in una tormenta, stretto nella morsa del gelido vento che odora di Moscova e che d’inverno scivola giu’ dai Carpazi fin dentro la mia stanza. Messaggero che mi parla di te.

(Continua e si conclude QUI)

Per leggere la storia dall'inizio, clicca QUI

lunedì 17 dicembre 2007

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Irina


Prigioniera del loto vivevi immersa nell’acqua della malinconia.

Rusalka dall’anima gelida e labbra che scioglievano le ali d’Icaro.

Scrutavi attenta il mondo con occhi che non conobbero mai lacrime.

Kajal, rossetto, smalto e profumo di una donna mai venduta.

Cavallo indomabile, eri il pedone d’ebano che diventava regina.

domenica 16 dicembre 2007

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Reati da pisquani


Parlavo di questa pronuncia della Cassazione con un amico, un giurista piuttosto noto, oltre che un docente universitario.

Il punto interessante (secondo il mio amico) e’ che in realta’, trascurando il caso particolare (cioe’ l’attivazione di una casella email da parte un tizio a nome di un altro tizio che non ne sapeva niente) questa sentenza riguarda l’uso di una identita’ virtuale fasulla: cioe’ la Cassazione ha ritenuto fatto punibile il comportamento finalizzato a trarre in inganno, e quindi far credere a terze persone ignare, che si sta interloquendo con X mentre in realta’ si sta interloquendo con Y, e questo a prescindere dall’identita’ formale che una persona si attribuisce nel web.

In altre parole questa sentenza costituisce un primo passo verso il riconoscimento giuridico delle identita' virtuali. Percio’ una volta che un’identita’ virtuale sia definita, a prescindere dalla sua formale identificazione anagrafica, sostituirsi a quella identita’ virtuale equivale a sostituirsi alla persona che puo’ comprovare di essere l’effettiva “titolare” dell’identita’ virtuale.

L’inganno, cioe’, sta nel fatto che si inducano volontariamente e consapevolmente persone in buona fede a credere che ci si sta rapportando ad una determinata persona mentre nella realta’ concreta ci si sta rapportando a persona diversa.

“Il bene giuridico leso (uso le parole del mio amico) sta quindi nel fatto che viene danneggiata la “pubblica fede”: io pur non conoscendo il nome e il cognome della persona a cui mi sto rapportando, sulla base di rapporti personali gia’ instaurati (che sono indifferenti rispetto alle coordinate anagrafiche formali, ma rispetto ai quali chiaramente e’ rilevante la sua identificazione quale individuo determinato) potrei trasferirgli informazioni personali, magari anche riconducibili alla sfera dei cosiddetti dati sensibili (convinzioni religiose, politiche, inclinazioni sessuali, informazioni mediche) che a quella persona e solo a quella persona sono disposto a comunicare. Non ad un altro che si spaccia per il mio “conoscente virtuale”. Tutto questo giustifica la sanzione e la punizione.”

Adesso, collegando per esempio questa cosa ad alcuni episodi che sono ben noti e dei quali abbiamo piu’ volte discusso nel blog, probabilmente tale principio si puo’ applicare a chi, consapevolmente, si e’ impossessato di un blog di un’altra persona, lasciando credere per un certo periodo a quanti in buona fede utilizzavano quel canale di informazione e di comunicazione, di rapportarsi alla persona X che amministrava quel blog fino a quel momento, mentre in realta’ si rapportavano alla persona Y che se n’era impossessata.

E’ irrilevante il fatto che cio’ sia accaduto attraverso un escamotage tecnico (“forzando” le password, come nel caso del mio blog) o attraverso un escamotage formalmente legittimo (“occupando” il dominio lasciato libero, come nel caso del blog di Illustre), perche’ cio’ che e’ rilevante, come ha sottolineato la Cassazione, non sono i rapporti con il gestore del servizio, bensi’ la finalita’ ingannevole e l’inganno concretamente perpetrato ai danni dei terzi.

A questo punto non so perche’ qualcuno abbia voluto dare risalto alla notizia di questa sentenza. Forse non si e’ reso conto che cio’ puo’ essere considerato una specie di autogol e guarda caso ho notato che contemporaneamente il blog del finto Illustre e’ stato cancellato.

venerdì 14 dicembre 2007

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Pisquani, narcisi e ragionieri barbuti


I pisquani hanno ormai appreso ed adottato la virtualizzazione della sessualita’ come stile di vita. Il disimpegno dalla responsabilita’ del coito e’ ormai totale e la sessualita’ e diventata un prodotto che chiunque puo’ comprare su Ebay.

Tutto e’ ormai acquistabile: da una spiaggia in Polinesia, ad un’auto fuoriserie, ad un rene. Ma c’e’ un bene essenziale, qualcosa di necessario che pero’ non e’ presente sugli espositori. Una sostanza che non si trova nell’emporio dei mille articoli e beni di consumo. L’unico prodotto che non ha un prezzo e che ingarbuglia la legge della domanda e dell’offerta: la Felicita’.

La Felicita’ non e’ acquisibile con nessun tipo di moneta o scambio, nonostante cio’ il cyber-pisquano ha la pretesa di poterlo fare e s’illude di ottenerla surrogandola con cio’ che, secondo lui, si avvicina di piu’: il sesso.

Sesso che diviene ossessione, un tarlo che cosifica ogni partner, la rende oggetto inanimato, deprivata di spirito e personalita’. Ancora una volta Narciso deve sottostare all’egoistica pretesa dell’ego-pisello ed alla legge del piacere fisico. Un pisellismo virtuale che trova spazio in una giungla nella quale le belve feroci non sono quelle che stanno acquattate nell’erba alta della savana.

Al narcisismo perverso del maschio, e’ complementare l’inconsapevole connivenza di un femminile deprivato di autostima, colpevolizzato e disposto inconsciamente ad esaltare la supremazia di Narciso. La ninfa Eco non vorrebbe adorare il suo idolo che le rivolge disprezzo e indifferenza (Narciso e’ l’emblema di una regressione pregenitale e quindi fallica), ma lo brama ugualmente pur sapendolo irraggiungibile.

Nel web, dove la competizione regna sovrana, con la possibilita’ di millantare ogni aspetto, dalla bellezza, alla ricchezza, alla cultura, anche chi nella realtà non avrebbe alcun modo di emergere per palese mancanza delle suddette qualita’, esprime il suo narcisismo fallocratico fingendo e credendo che essere il primo, il piu’ forte, il piu’ bello, il piu’ veloce, il piu’ scaltro equivalga alla Felicita’.

Da tutto questo emerge un vasto campionario di fauna pisquanica: c’e’ il top manager eternamente disperato ed insoddisfatto, c’e’ lo zingaro sorridente per la liberta’ che ha di poter indossare stracci fatti di vento, c’e’ chi crede che il male sia un inferno sotterraneo edificato solo e soltanto al di fuori di lui, c’e’ Priapo che declama il suo delirio di onnipotenza per cadere poi nella piu’ profonda depressione e nella rancorosa solitudine dell’ego. Ed ognuno, rincorrendo la disarmonica strada dell’ego fallico, si smarrisce nel proprio specchio perdendo di vista la rotta verso quella felicita’ che tanto brama.

Maschi terrorizzati dalla loro parte femminile e dall’obbligo di non cedere mai a sentimenti che reputano vergognosi, come la commozione ed il pianto, non permettono a Narciso di superare il conflitto d’identita’, di accettare di far crescere la dolcezza, la tenerezza, la poesia ed il fallo diviene il simbolo del branco, della congrega, di un’ideologia in un universo che urla il suo bisogno di aggregazione.

Per muoversi in questo nuovo scenario una donna deve mutare il proprio atteggiamento: al pisellismo dei bulli, alla prepotenza fallica, alla nuova legge della giungla, deve contrapporre l’esaltazione della propria interiorita’ e della propria femminilita’ espressa a livello cerebrale che offuschi la fisicita’. Il femminile non deprivato dello spirito deve muoversi percorrendo una via che ponga l’oggetto del desiderio maschile su un piano dove questo possa essere bramato all’infinito e mai raggiunto, capovolgendo la situazione e ponendo la ninfa Eco al posto di Narciso.

Questo porta ad un atteggiamento e ad uno stile di vita che evita la possibilita’ d’interazione fra reale e virtuale dove il completo anonimato diviene coerentemente necessario. E’ quindi comprensibile che chi legge i miei post si chieda se da questa parte dello specchio ci sia un maschio o una femmina, un ragioniere barbuto o una ex puttana, ma anche l’autrice di questo blog, come ogni persona, e’ un puzzle composto da infinite tessere, alcune delle quali inquietanti e nere come la notte, altre invece chiare e trasparenti come acqua di sorgente.

mercoledì 12 dicembre 2007

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Interludio in Rublёvka


"Le donne che non guardano gli uomini… uff… aspetta… ho perso la pagina."

Il libro le scivolo’ di mano e cadde sul pavimento facendo un rumore sordo. Delicata come in ogni suo gesto, prima di chinarsi a recuperarlo mi guardo’ con aria innocente e mi sorrise. Poi raccolse il libro, ritrovo' la pagina e riprese a leggere.

"Le donne che non guardano gli uomini attraenti guardano gli uomini con donne bellissime."

Si morse il labbro inferiore ed suoi occhi si fissarono pensierosi su qualcosa d’indefinito. L’amavo nei momenti in cui, non dovendo ostentare forza e sicurezza per atteggiarsi a sorella maggiore di tutte noi, si abbandonava alla sua naturale femminilita’, come una bimba incantata davanti ai dolci appesi all’albero di Natale. Ed a me bastava guardarla.

"Irina, questo e’ cio’ che Kundera pensa dell’attrazione. Sei d’accordo?"

Le risposi che concordavo, ma che per commentare quella frase non si poteva fare a meno di accennare anche al desiderio, alla passione, all’amore, alla gelosia. Iniziai cosi’ a raccontarle dei tradimenti leggeri della "mia" Sabina, quindi di Tereza e della sua pesante gelosia.

Amavo Nesnesitelná lehkost bytí e volevo che anche lei lo amasse. L’avevo letto non ricordo piu’ quante volte ed avevo imparato a memoria numerose citazioni. Ce n’era una che, come lei, era perfetta e che i suoi occhi color del mare d’Azov mi ricordavano ogni momento. Adattandola a noi due le sussurrai:

"Chi vive all'estero cammina su un filo teso in alto nel vuoto senza la rete di protezione offerta dalla propria terra dove ci sono la famiglia, i colleghi, gli amici, dove ci si puo’ facilmente far capire nella lingua che si conosce dall'infanzia. Nel mio Paese sarei dipesa da Vlada soltanto nelle cose del cuore. Qui dipendo da lei in tutto. Se lei m'abbandonasse, che ne sarebbe di me? Devo dunque passare tutta la vita con la paura di perderla?"

Capitolai e le cedetti le chiavi della mia fortezza. Lei resto’ ad ascoltarmi in quel suo silenzio cosi' affascinante che rende inutile ogni difesa. Le posai teneramente la mano sulla nuca accarezzando i morbidi capelli. La baciai.

Quelle labbra erano sicuramente un pezzetto della mela che Eva un giorno aveva donato… e non solo ad Adamo. Labbra tentatrici che, come la mela, esistevano solo per essere assaporate. Se Dio non avesse desiderato che Eva vagasse per il mondo mettendo a dura prova le anime incontrate sul suo cammino, non le avrebbe dato la vita e soprattutto non avrebbe creato l’albero del peccato.

"Chi si da’ all'altra come una soldatessa si da’ prigioniera, deve prima consegnare tutte le armi. E cosi’ privata di ogni difesa, non puo’ fare a meno di chiedersi quando arrivera’ il colpo."

Come tessere di un puzzle che s’incastravano alla perfezione, eravamo droga l’una per l’altra. Pelle bianca ed ambrata, occhi di smeraldo e cobalto, capelli dorati e corvini che s'intrecciavano e si mischiavano come cristalli in un caleidoscopio.

Di quella giornata addolcita dalla poesia, trascorsa a darci baci in quella casa in Rublёvscoe shosse, resta il sapore che ancora oggi porto sulle labbra ed il suono di una voce che mi raggiunge fin dentro le ossa.


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Le zone erogene


mercoledì 5 dicembre 2007

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Femminile e maschile


Sono orgogliosa della mia femminilita'. So quali sono i suoi limiti e so muovermi all'interno di questi. So qual e' il suo grande potere, soprattutto se agita all'interno di un incontro mercenario ove e' importante il risultato nel breve tempo che si ha disposizione.
Un tale tipo d'incontro lo si puo' gestire in diversi modi, la cui scelta dipende molto dal tipo di cliente e da cio' che la devochka ha percepito di lui. C'e' il chi e' in ricerca dell'illusione amorosa, chi e' in ricerca del solo sesso, chi desidera entrambe le cose e chi non capisce mai bene cosa in realta' vuole, ma in tutti i casi il motivo vero per il quale una devochka viene cercata, il nettare del quale il cliente desidera nutrirsi, cio' che vorrebbe custodire gelosamente e' la femminilita'. L'uomo la brama per rassicurare quella mascolinita' di cui si bea ma della quale non e' mai pienamente soddisfatto.
La femminilita' e' l'essenza con la quale la donna avvolge il maschio e lo fa suo. Rappresenta quindi la fisicita' e quando usata per dar piacere, per illudere, per irretire, puo' essere uno strumento micidiale.

Poi c'e' la parte maschile che e' presente in ogni donna e della quale nessuna dovrebbe mai vergognarsi o preoccuparsi. La mascolinita' rappresenta la parte cerebrale e crea quella condizione particolare costruita sulla sfida, sull'impresa impossibile, sulla meta da raggiungere. Inoltre sgombra il campo da tutte quelle smancerie e quei sentimentalismi inconcludenti controbilanciando quell'aspetto della femminilita' che risulta essere fra i piu' stucchevoli.
Ho conosciuto molti uomini innamorati di donne mascoline che erano addirittura omosessuali dichiarate. Cio' non mi ha mai sorpresa. Io stessa non sono immune al fascino di chi esprime fortemente la sua componente mascolina, maschio o femmina che sia.
Per quanto mi riguarda, molte persone mi hanno confessato che quello che di me piu' le affascina e' proprio quella spiccata parte maschile che di tanto in tanto emerge.

Mischiare femminile e maschile e' uno dei segreti della seduzione. Chi sa preparare il giusto cocktail riesce ad attirare a se' chiunque: uomini e donne.

martedì 4 dicembre 2007

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Un pomeriggio di un giorno qualsiasi


E’ un pomeriggio di un giorno qualsiasi, come tanti. Vengo spesso in questo motel quando incontro un cliente nuovo. Il grande specchio alla parete in ogni stanza aiuta a liberare le fantasie e lo si raggiunge in modo discreto in soli dieci minuti dall’aeroporto dove di solito mi faccio prelevare.

Le tapparelle sono abbassate e la luce e’ quella artificiale che proviene dalle lampade poste sui comodini. Sono distesa accanto a lui, nuda, con il solo lenzuolo che mi avvolge. L’aria e’ intrisa dell’odore del sesso e del fumo della sigaretta che ha appena acceso. Ed e’ questo il momento, dopo essersi saziato in modo vorace, dopo aver sfogato la prima tensione sessuale sul mio corpo preso in affitto, che inizia a parlare.

“Di solito non lo faccio. Sai, volevo dirtelo perche’ tu non pensassi che io fossi abituato a questo genere d’incontri…”

“Guarda, capisco benissimo cio’ che cerchi di spiegarmi ma non c’e’ bisogno… davvero! Non devi dar giustificazioni. Diciamo che avevi bisogno di farti un regalo. A volte capita anche a me di volermi fare delle coccole, allora esco, vado in centro e mi compro qualcosa che mi piace” – Gli sorrido.

“Non so se ripetero’ ancora l’esperienza con te… forse si’… non lo so. Mi piace cambiare. Certo mi e’ piaciuto molto. Non credevo potesse essere cosi’… come dire?”

“Naturale?”

“Si’. Non mi sono sentito in imbarazzo… a parte all’inizio quando ti ho incontrata. Anzi ti diro’, avevo il cuore in gola. Sai quella specie di ansia che si prova nell’attesa… attendevo di vederti. Le foto in internet non mostrano il viso e per me il viso e’ importante”

“E allora? Ho superato l’esame oppure vuoi che lo ripeta?”

Lo dico mettendoci quel pizzico di malizia che normalmente indosso, facendogli intendere che se vuole possiamo farlo ancora. Anche quando lavoro non riesco a frenarmi: l’atteggiamento seduttivo fa parte del mio modo di fare… di essere.

Spegne la sigaretta e si gira mettendosi a pancia sotto. Intuisco che possa gradire un massaggio. Ho sempre dell’olio con me. A volte un massaggio fa entrare in sintonia molto piu’ di una fellatio e se dosato in modo opportuno riesce a creare delle situazioni davvero intriganti.

Mi sciolgo il lenzuolo di dosso e mi metto seduta sopra di lui, con le gambe allargate e le ginocchia appoggiate ai lati dei suoi fianchi. Il mio pube preme sui suoi glutei. Non sono leggerissima, ma non ho mai trovato un uomo al quale non piacesse sentirmi sopra.

“Amo mia moglie sai? La amo davvero. Lei non e’ come le altre donne; se lo fosse non l’avrei mai sposata. E’ diversa. Abbiamo moltissime cose in comune... Mi sento un po’ una cacca adesso. Accade sempre quando incontro una escort”

Il massaggio e’ incredibile. Le persone iniziano a parlare come se fossero sotto l’effetto del siero della verita’. Con il “massaggio post coitum” ho modo di entrare in intimita’ con i clienti in modo quasi totale. Si sentono liberi di parlare di tutto. In special modo parlano di loro stessi e della loro situazione sentimentale. Ovviamente cio’ che esprimono non e’ la “verita’”, ma solo la loro interpretazione della verita’ o addirittura cio’ che loro s’illudono che sia.

La moglie, i figli, il lavoro sono gli argomenti ricorrenti che di solito mi vengono proposti e che devo ascoltare. Fortunatamente questa volta non mi viene richiesta alcuna opinione e rispondo con il classico e sempre valido “ah… mmmsi’… certo”

Le dita continuano ad impastargli i trapezi ed il collo. Ogni tanto mi piego in avanti per sfiorargli la schiena con la punta dei capezzoli che cosi’ facendo si impregnano d’olio diventando lustri e scivolosi. Lo faccio distrattamente, cosi’ da dargli l’impressione che certi “tocchi” siano del tutto casuali. So che gli piace. Sono pagata per dar piacere ed e’ giusto che il cliente resti soddisfatto.

“Sai, non ero convinto d’incontrarti… pero’ ho fatto bene… adesso mi sento in colpa… nei confronti di mia moglie ma… questa esperienza mi sta piacendo proprio… se non fosse per la spesa… non sei certo una che si puo’ incontrare ogni giorno.”

“Vorresti incontrarmi ogni giorno? – mi viene da sorridere se penso a quanti me lo dicono ed a come la mia risposta sia sempre identica ogni volta – Non credi che ti verrei a noia?”

Non so se questa sua “esca” sull’incontrarsi ogni giorno sia un modo per farmi un complimento oppure se ci sia sotto il desiderio recondito di ottenere uno sconto come “cliente affezionato”, comunque non mi interessa. Non mi interessano i clienti “troppo” affezionati. Non mi interessa avere chi “monopolizza” tutto il mio tempo. Mi farebbe perdere gli altri clienti e cosa accadrebbe se poi un giorno si stancasse? Meglio tanti. E mai troppo affezionati, perche’ quelli troppo affezionati alla fine diventano anche troppo gelosi e possessivi.

Le dita scivolano leggere fra i suoi capelli. Gli massaggio la testa, poi gli cospargo d’olio le cosce e le gambe e, con il seno, il ventre ed il pube, partendo dalle caviglie risalgo tutta la sua statura. Lentamente… facendogli assorbire la mia pelle liscia in ogni piega della sua. Percepisco il suo brivido. La Tv e' accesa su un canale che diffonde video musicali e dalla voce di Lenny Kravitz escono le note di Again.

Ha smesso di parlare. Ansima e si gode il momento. Do un’occhiata all’orologio: il tempo che mi e’ stato pagato e’ quasi esaurito, ma non sono una venale. Che impressione darei se “spaccassi” il minuto? E poi, dal modo in cui freme, capisco che sta superando il punto di non ritorno. Non sarebbe carino se adesso mi alzassi, pero’ neanche posso concedergli troppo tempo aggiuntivo o si abituera’ male...

Lo faccio girare supino e gli sorrido maliziosamente guardandogli la verga eretta e pronta per un nuovo orgasmo. Si attende forse qualcosa di scontato, ma preferisco non essere mai banale. Potrei farlo eiaculare quasi subito, potrei mettergli il profilattico e cavalcarlo. Sarebbero sufficienti tre o quattro colpi decisi per farlo venire, oppure potrei farlo godere dentro la mia bocca. Al punto in cui e’ potrebbe resistere al massimo dieci secondi. Ma preferisco farlo in altro modo. Voglio che conosca ogni minimo dettaglio del mio corpo.

“Ti va di fare un gioco? – non attendo la sua risposta – Non devi assolutamente toccarmi, ne’ con le mani ne’ con la bocca… fai finta di essere legato. Abbandonati, faccio tutto io, ma non toccarmi o il gioco finisce”

Sento che trattiene a stento il desiderio di agguantarmi le cosce, aggrapparsi ai glutei, strizzarmi il seno, succhiarmi i capezzoli, ma si fida di me e mi lascia fare. Cosparsa d’olio e scivolosa, gli strofino sul pene ogni lembo della mia pelle. Il suo respiro si fa sempre piu’ affannoso.

Sono abbastanza esperta da capire quando un uomo sta per eiaculare. E’ questo il momento in cui accolgo il membro gonfio di desiderio fra i miei seni e lo conduco all’amplesso avvolgendolo completamente. Un sussulto, un gemito, un rantolo di piacere ed e’ tutto finito. Avverto l’organo che si libera del suo seme che, come crema calda, inizia a spargersi sul mio petto ed a colarmi giu’ dalle mani.

Resto immobile distesa su di lui ad assaporare il momento del suo massimo piacere. Molti uomini in questo istante dicono cose assurde tipo “mi piaci”, “ti amo” o altre sciocchezze simili. Ci sono abituata.

Invece dice solo - “Che cosa mi hai fatto?”

“Non ti e’ piaciuto? – gli dico con un mezzo sorriso - Se e’ venuto male la prossima volta ripetiamo”

Mi pulisco le mani sul suo torace che e’ ancora gonfio di un respiro ansimante. Con il lenzuolo mi tolgo lo sperma dal seno. Poi mi alzo e vado in bagno. La solita doccia mi lava via dalla pelle i suoi ultimi residui organici.

Mi rivesto mentre lui giace sfinito sul lenzuolo ancora bagnato dei nostri umori. Apro la borsetta e controllo il contenuto: il portamonete, le chiavi dell’auto, quelle di casa… la busta. Tutto a posto.

“Mi dispiace ma devo proprio scappare. Sono in ritardo. Tu fai con comodo, io prendo un taxi da qui. E’ stato bello… molto. Spero di vederti ancora, quando mi vuoi sai dove trovarmi.”

Odio le smancerie alla fine di un incontro. Tutte quelle melensaggini con sconosciuti che forse non rivedro’ mai piu’ mi mettono a disagio. E poi se un cliente e’ rimasto appagato ogni moina e’ superflua e se non e’ rimasto soddisfatto ogni sdolcinatezza e’ perfettamente inutile, quando non e’ addirittura fastidiosa, per lui.

Ho solo il tempo di sentire un flebile “ciao, ci sentiamo presto” detto con un filo di voce mentre la porta si chiude alle mie spalle.

Il suo SMS mi giunge dopo dieci minuti. Lo cancello senza leggerlo e spengo il telefono.

“Certe volte, Emmanuelle si diverte a far languire il marito: non si ferma su nessuna parte, scivola da un punto sensibile a un altro, strappa dalla gola della vittima lamenti, preghiere di cui non si cura, lo fa trasalire, ansimare, lo spinge al delirio, fino al momento in cui, con un ultimo gesto vivo e preciso, completa la sua opera.” (Emmanuelle - Emmanuelle Arsan – 1965)

domenica 2 dicembre 2007

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L'Araba Fenice


C'e' una cosa che forse i cosiddetti appassionati di sesso a pagamento (comunemente chiamati puttanieri) italici non sanno: gia' da alcuni anni l'Italia non e' piu' considerata interessante come luogo di business per prostitute di livello medio-alto provenienti dall'Est Europa.

L'Italia, che fino alla fine degli anni novanta, era sempre stata una delle mete preferite per ragazze che volevano vivere l'avventura gestendosi in proprio oppure affidandosi ad agenzie, e' oggi solo il luogo ove si reca soltanto chi non avrebbe modo di "lavorare" in altri Paesi considerati piu' interessanti dal punto di vista economico.

Le mete preferite, per quelle ragazze che vogliono recarsi dove sia riconosciuta (e pagata) la loro professionalita' unita a classe e bellezza, sono quindi altre: Inghilterra, Gemania, Francia oppure i Paesi Medio-orientali ricchi.

Chi affronta l'avventura lo fa per soldi, non certo per visitare il Colosseo o il Ponte di Rialto, per cui chi sa di avere le "carte in regola" sceglie di recarsi dove ci puo' essere una clientela disposta a pagare (anche tanto) per la qualita', cioe' in Paesi che hanno un'economia florida.

D'altronde tale fenomeno e' noto anche per altri tipi di professioni. Ho letto un'indagine fatta da un settimanale russo (Огонек), in cui vengono indicate le mete preferite dei giovani laureati che emigrano verso i Paesi occidentali, che vede al primo posto la Germania ed all'ultimo posto (subito dopo la Spagna) l'Italia, la quale e' invece la meta preferita di disperati, di pregiudicati e di persone poco qualificate o senza alcuna possibilita' di successo altrove.

Quindi mentre in Italia arrivano sempre piu' ragazze senza speranza, provenienti da realta' disastrate e collegate a racket malavitosi, la puttana d'altobordo, colei che lo fa per scelta e non per disperazione, "l'Araba Fenice", quella di cui tutti parlano ma nessuno riesce mai ad incontrare, prende altre direzioni lontane dai confini del Bel Paese.

«Come l'Araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa» (Metastasio - "Demetrio", atto II, scena III)

sabato 1 dicembre 2007

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Magyar arckép



Tu sai che miei sonni sono spesso bui e senza colori. La notte per me passa in fretta ed al mattino mi ritrovo candida, pulita come una tela su cui chiunque puo’ dipingere un ritratto. Ma stanotte ho sognato te.

E’ stato come averti qui, come essere insieme a te, come se le centinaia di chilometri che ci separano fossero state annullate ed il sogno mi avesse portata dove non sarei mai potuta arrivare.

Siamo nell’acqua e sopra di noi la volta del cielo sereno al crepuscolo. I nostri corpi vicini galleggiano dolcemente. L’acqua riflette la luce rossastra del sole, bagliori cangianti come di velluto. Un letto di velluto rosso.

Nei miei sogni riesco a distinguere solo il rosso. Altri colori non riesco a scorgerli, ma e’ vivida l’immagine della luce soffusa dalle candele disposte lungo il bordo dell’immenso talamo vellutato su cui fluttuiamo.

Fragranze delicate provengono da ciotole piene di essenze profumate. Tutto intorno calici ricolmi di vino denso come il sangue. Su un bicchiere scorgo nitida un’impronta di rossetto alla quale una stilla color rubino si e’ attaccata e pare non voglia separarsi dal ricordo di quelle labbra.

Nei tuoi occhi il riflesso delle candele, come braci ardenti di un desiderio che sento alimentarsi. Lo percepisco ed avrei voglia di spegnerlo, ma resto distesa, in attesa di un gesto, di un qualcosa che deve giungere…

Poi una carezza mi scende lungo il corpo. Un dolce brivido e mi sciolgo. Mi sfaldo in granelli finissimi, in polvere sottile ed impalpabile. Raccogli quella polvere e la stemperi in una ciotola con olio che profuma di prezzemolo, impastandola fino a renderla fluida come uno smalto.

Mi metto in ginocchio offrendoti le spalle, come un cavalletto su cui e’ appoggiata una tela bianca. Il tuo dito e’ un pennello con un manico di legno chiaro e setole morbide. Lo intingi nel colore. Avverto la sua punta umida che lascia i segni. Inizia dalla nuca. Si appoggia tra le scapole e la pelle s’increspa al suo passaggio mentre dipinge un arabesco lungo la colonna vertebrale, fin dove iniziano i glutei.

Mi giri. Il pennello riparte dalla gola, scende giu’ sulle spalle e segue la linea delle braccia disegnandomi mani e dita. Poi tracci la curva dei seni. Il colore si stende sul mio petto liscio, evidenzia i capezzoli sporgenti, scende sul ventre fino a lambire l’ombelico, indugia sul monte di venere e risale lentamente lungo la morbida piega dell’inguine, fino a tracciare la linea rotonda dei fianchi e delle cosce.

Intingi nuovamente il pennello e decori il volto. Per primi gli occhi, allungati, orientali. Ti soffermi ad osservarli valutandone l’intensita’. Mi tratteggi il naso con forma leggera ed accentui con decisione l’arco di Cupido. La luce delle candele sussulta quando mi dipingi le labbra, grandi e carnose, lievemente dischiuse al centro.

Ti fisso silenziosa ed immobile. Con sguardo tenero ti guido mentre intrecci le tue dita alle mie, mescoli le tue labbra alle mie, attorcigli le tue cosce alle mie fino a che l’acqua si congiunge al fuoco, come quando il sole al tramonto si getta nel mare.

Mi contorco morbida e sinuosa. Divento fumo. Un sottile filo di fumo che si consuma, danzando avvolge il tuo corpo e penetra in te.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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