mercoledì 28 novembre 2007

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Alice Tükörországban


Mi guardo nello specchio. Lei e’ dietro di me. Sento le sue mani mentre mi pettina i capelli e li raccoglie, con abili dita, in quella lunga treccia che anche io, da grande, avrei imparato a fare.

“Ecco fatto. Adesso sei una principessa che avra’ schiere di principi che la vorranno sposare.”

"Nagyanya, io voglio essere una baronessa!"

"Una baronessa? – per un attimo la sua risata inonda di luce la stanza ed il mio cuore; tuttora la risento melodiosa nelle orecchie – E cosa fanno le baronesse che le principesse non fanno?"

"Hanno abiti bellissimi e carrozze e cavalli e castelli e…"

"Oh si’… Ma anche le principesse hanno tutte queste cose."

Riflessi nello specchio, nostri occhi scintillano. Hanno la stessa forma e lo stesso colore. Con una mano mi abbraccia mentre con l’altra sistema la treccia in modo che mi ricada morbida sulla spalla.

"Le principesse sono in tutte le fiabe, mentre le baronesse no" – insisto con quella punta di orgoglio che non mi ha mai abbandonata.

Sorride. Mi stampa un bacio sulla testa ed assume quell’espressione sfumatamente ironica che anche io, da grande, avrei imparato ad atteggiare.

"Vieni «baronessa», andiamo a raccogliere le patate, adesso. Prendi il sacco."

Attraverso lo specchio il tempo si ferma, lo spazio si annulla, il suono si attenua, il colore si smorza… Ed Alice si ritrova sola nel paese dei ricordi.

martedì 27 novembre 2007

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Clienti italiani e ragazze dell'Est

 
Prostitute, ecco l'identikit dei clienti: giovani, quasi sempre single, a volte laureati «Meglio le ragazze dell'Est, danno più affetto». Ma non sono interessati alle loro storie: «La tratta? Non esiste»

Lo hanno pubblicato in diversi quotidiani italiani. Quando si tratta di prostituzione, o di questioni legate al sesso, l’italia e’ una delle nazioni fra quelle che piu’ rivelano interesse a riguardo. Basta vedere come il buon “Brunetto” nazionalpopolare inserisce tale argomento fra quelli discussi settimanalmente insieme alla politica, ai fatti di cronaca nera, al cibo ed al gossip.

Per molti versi (quali?) l’Italia sara' anche un Paese all'avanguardia, ma dal punto di vista del sesso va di pari passo con l’Arabia Saudita. In altre nazioni, come quelle dell’est per esempio, in primis l’Ungheria (in giro per Budapest non e’ difficile incontrare ragazze che, o per pubblicita’ o per esibizionismo, si propongono ai passanti seminude o in atteggiamenti provocatori), cio’ non suscita quella morbosita’ tipica di italiani o musulmani.

Se si parla di prostitute e di clienti delle stesse, dato che gli italici maschi che ne usufruiscono sono un numero quasi pari alla popolazione dell’intera Ungheria, e’ normale che molti si sentano chiamati in causa. Ed e’ forse per questo motivo che da ieri ho ricevuto ben tre richieste affinche’ trattassi l’argomento.

Premetto che, se anche ho frequentato i bordelli di Calcutta, la mia attivita’ non si e’ mai sviluppata negli ambienti legati al “traffico” (di cui l’inchiesta si e’ occupata), se non in episodi marginali e sporadici. Sono quindi estranea, come esperienza diretta, a molte delle cose descritte nell’ARTICOLO che riporto.

“Hanno un'età compresa tra 35 e 40 anni, lavorano, sono single e con un livello di istruzione medio-alto. Preferiscono le ragazze dell'Est che incontrano in hotel, saune o appartamenti, con una frequenza media di una volta ogni due mesi. Ma, soprattutto, scelgono le donne dell'Europa orientale o le cinesi, non solo perché costano meno delle italiane, ma perché con loro soddisfano il «bisogno di affetto e di comprensione».

Eccolo per la prima volta il profilo del cliente delle prostitute straniere «trafficate » (cioè vittime della tratta), così come emerge dallo studio How much? condotto per la Commissione europea dalla Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) con i ricercatori di Transcrime (Università di Trento e Cattolica di Milano) che verrà presentato giovedì a Milano.

I dati sono stati elaborati con lunghe analisi dei forum Internet e da un questionario pubblicato online. Ma un'altra parte della ricerca si è mossa direttamente sul campo e se il profilo del cliente risultato qui è diverso (età tra 23 e 50 anni, sposato, con un partner regolare e uno o più figli, livello di istruzione basso o molto basso, incontri ogni 15 giorni) le motivazioni sono le stesse e il fattore «bisogno di affetto/comprensione» resta ai primi posti. Dice un cliente: «Le ragazze dell'Est sono tutte bellissime, la maggior parte bionde, alte, fatte bene, disponibili. Non fanno le cose come una catena di montaggio un colpo e via, anzi ti portano a casa loro, ti fanno rilassare, ti danno un po' di accoglienza. Mentre le prostitute italiane tendono solo a fare i soldi e concludere alla svelta». Un'altra voce, su Internet: «Gli italiani vogliono sesso, il buon, caro, sano, vecchio sesso. E magari anche un briciolo di affetto, vero o immaginario, che non guasta mai». Stesso concetto ribadito da un intervistato: «Con il sesso molti cercano anche affetto e un rapporto con la donna in generale, spesso l'atto vero e proprio passa in secondo piano».

Secondo il Dipartimento per le pari opportunità della presidenza del Consiglio, in Italia sono 9 milioni i clienti delle prostitute (che sono stimate in 70 mila, di cui più della metà straniere) con un giro d'affari di 90 milioni di euro al mese. Lo studio di Transcrime, il primo del genere in Italia, ha cercato di dare un volto al cliente delle prostitute «trafficate» (la maggior parte delle straniere) per capire cosa spinge gli uomini a cercare questo mercato del sesso che si è diffuso nell'Unione Europea a partire dalla caduta del muro di Berlino e ha ormai raggiunto dimensioni preoccupanti.

A questi clienti — così emerge dalla ricerca — non interessa la storia che è alle spalle della prostituta (per loro infatti «la tratta non esiste» o al massimo coinvolge poche persone e le «vittime» della prostituzione sono proprio i clienti «sfruttati a causa del naturale bisogno di sesso tipico del maschio»). Anzi, dicono di preferire le donne dell'Europa orientale o le cinesi proprio perché provengono da Paesi in cui vi è il «dovuto rispetto» per il maschio e quindi manifestano remissività anche nei confronti dei clienti italiani.

Dietro questa motivazione, poi, ce ne sono altre due: il bisogno di dominio e il rifiuto dell'emancipazione femminile. E se le prostitute italiane sono sbrigative e pensano solo ai soldi, le mogli/compagne sono viste così: «Ti costringono ad andare in cerca di sesso a pagamento perché quando ti sposano ti promettono che farai sesso tutte le volte che ne avrai voglia (e sennò chi si sposerebbe?), poi usano il sesso come una risorsa, un'arma, uno strumento per ottenere quello che vogliono».

Tutti gli uomini contattati si sono infine dichiarati, all'unanimità, per la riapertura delle case chiuse. La regolarizzazione, secondo gli intervistati, costituisce un vantaggio per tutti: per i clienti (garanzia di privacy, igiene e controllo medico), per lo Stato (che può tassare i guadagni) e per le prostitute perché si ridurrebbe lo sfruttamento da parte dei protettori.”



Ebbene, in quanto scritto sopra rilevo un paio di correlazioni fra cio’ che e' la mia esperienza personale e la realta’ emergente dall’inchiesta. La prima correlazione riguarda la motivazione di chi ricorre ai servigi di una devochka: egoistica autoillusione.

Come i clienti nei forum blaterino su quanto sia importante il rapporto cliente-prostituta al di la' del sesso, quando poi emerge che in fondo a loro non interessa nulla della ragazza (e posso assicurare che la cosa e’ reciproca poiche’ lo stesso cliente e’ visto da lei solo come fonte di reddito), e’ stato a lungo discusso ampiamente anche dalla sottoscritta. Per cio’ che esprimevo sono stata insultata e derisa, ma vedendo adesso che tutto cio’ ha una conferma statistica, mi godo questa piccola soddisfazione.

Altra correlazione e’ sul fatto che siano le ragazze dell’Est ad essere le piu’ richieste. Anche su questo punto ho avuto diversi scontri (soprattutto con le italiche appartenenti al genere femminile). Ero stata accusata di essere “di parte” per le mie origini, ma questo “gradimento” particolare che i clienti mostravano, sia per il mio aspetto che per il mio atteggiamento, e’ stato motivo del piccolo successo personale avuto ai tempi in cui ho vissuto l’avventura.

Concludo dicendo che, a parte quanto scritto sopra, l’identikit di quello che era il mio cliente (cioe’ il cliente di una devochka che non offre i servizi passeggiando in luogo pubblico oppure in un appartamento), differisce da quello descritto nell’articolo in almeno due cose: l’eta’ (quasi mai inferiore ai 40 anni) e la frequentazione (normalmente ogni dieci giorni).

Si vede che non riuscivano a fare a meno di me.

domenica 25 novembre 2007

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Tündér


Occhi rapiti dalla luna. Fiore tzigano sulla riva del fiume. Lacrime di rugiada e desiderio che colma il calice del cuore. Muri scrostati e fango. Liberta', rabbia e disperazione. Giochi rubati dal primo bacio. Nata il trentun settembre e nemica dell'oblio. Tündér, funambola senza rete appesa ai fili della vita.

sabato 24 novembre 2007

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Le persone vere


Amo le persone vere. Le amo solo perche' lo sono, perche' sanno di esserlo, perche' propagano intorno a loro quella sensazione di verita' e di spontaneita' che da' calore.

Passerei ore della mia giornata con le persone vere. Ascolterei le loro verita' e racconterei loro le mie. Mi nutrirei della concretezza che sanno emanare. Mi sentirei al sicuro dai gorghi che coloro che fingono e che recitano parti non loro sanno creare.

Le persone vere sono l'unico motivo per il quale non mi pento del tempo trascorso in taluni luoghi ove le posso incontrare.

Qualcuno dira' "ma che cavolo sta dicendo questo nickname virtuale che da anni riesce a sottrarsi ad ogni verifica sulla sua identita'? Come puo' parlare di concretezza quando essa stessa e' l'emblema dell'evanescenza?"

Pensate che le persone vere si incontrino sempre e soltanto nella realta'?

Spesso e' proprio la realta' il teatro in cui viene recitata una parte. Credetemi se vi dico che la realta' non sempre e' il luogo ove si incontrano le persone vere.

Siete mai stati a cena con un uomo che vi paga perche' dopo facciate sesso con lui? Avete mai scambiato quattro chiacchiere con il "fighetto" che vi rimorchia in discoteca? Avete mai discusso con qualcuno incontrato in treno o per strada? Credete che sia verita' quella che viene espressa allorquando si conosce una persona? Oppure e' una recita? Un modo propagandistico per venderci reciprocamente? Una menzogna forse a fin di bene, finalizzata ad instaurare un rapporto, ma pur sempre una menzogna.

Come escort ho recitato, molto. Posso affermare di non essere mai stata vera in quei momenti. Ero concreta, reale, visibile, valutabile, identificabile, ma la mia tangibilita' era scambiata per verita'; mentre in fondo era solo menzogna. E credo sia stata menzogna anche quella di centinaia di persone incontrate. Come clienti, come fighetti in discoteca, per la strada o in treno.

No no, essere persone vere non significa "esistere". L'esistenza non ha niente a che vedere con la verita'. Si puo' esistere e vivere nella falsita'. Mentire anche a noi stessi/e. La verita' dobbiamo portarla dentro di noi per essere veri/e.

Noi solo sappiamo se siamo veri/e o no. Solo noi possiamo guardarci allo specchio e non mentirci. Solo noi siamo in grado trasmettere questa sensazione a chi ci sta di fronte. E non sempre lo sbraitare e' il sistema piu' adatto per dimostrare che siamo veri/e. Sbraitare non serve. La verita' e' un percorso silenzioso fatto di correttezza e coerenza che dobbiamo affrontare da soli/e prima di proporci a chi vogliamo abbia una relazione con noi.

Ci sono persone false sia nel reale che nel virtuale, come ho incontrato persone vere sia di qua che di la'. Sono poche, le persone vere; sono quadrifogli rosa, stelle cadenti nel solstizio invernale, fiocchi di neve dipinti di rosso, ma sono persone che appena comunicano sanno trasmettere quella sensazione che e' indescrivibile a parole, e che e' il succo vero della nostra propensione a voler stare con loro.

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Se dicono di me io, dico di loro


Il principio di reciprocita' e' cio' che ho cercato sempre di applicare nei rapporti con gli altri. Un principio che a volte e' mal tollerato da certe persone, ma che risulta essere il miglior modo di relazionarsi con chi da alcuni anni appesta, con la sua presenza, luoghi e spazi che dovrebbero essere preposti al confronto ed alla libera circolazione delle idee ma che invece diventano tribunali inquisitori in cui branchi di sfigati in libera uscita istituiscono processi sommari al solo scopo di eliminare coloro che non si allineano alla loro sfigataggine.

E' il caso di cio' che sta accadendo in questi ultimi giorni nell'immondezzaio in cui, una recrudescenza di astio e di odio nei miei confronti mai sopita nonostante io sia ormai fuoriuscita da quell'ambiente (almeno in forma attiva anche se, essendo un forum pubblico a cui e' data a tutti la possibilita' di accedere, ogni tanto leggo), ha portato ad un nuovo periodo di "caccia alle streghe" ovvero: sotto quale altro nickname si nasconde Chiara di Notte?

Ovviamente contro l'imbecillita' la ragione non vale. E' inutile spiegare a chi ha un cervello da ameba ritardata che e' possibile, anzi molto probabile, anzi certo che una persona (io) possa tenere un atteggiamento nel web che e' diverso da quello che loro hanno. Non necessariamente, perche' loro usano 100 nickname diversi (creano di notte quelli nuovi e bruciano di giorno quelli che hanno creato mesi fa), anche io debba farlo. Ho sempre ritenuto l'utilizzo di piu' nickname una perdita di tempo (oltre che un atteggiamento infantile ed idiota). Amici hanno creato per me e mi hanno regalato dei nickname alternativi che avrei potututo usare per scrivere, ma che non ho mai utilizzato e che giacciono ibernati in qualche file del mio PC.

In un remoto passato, quando ancora esercitavo, avevo doppio nick (uno per la escort e quello con il quale sono conosciuta adesso). Ricordo che una volta sbagliai il login e, ovviamente, feci una figura un po'... insomma. Ecco, da quella volta ho giurato che non avrei piu' scritto nel virtuale se non con questo mio nickname. Una scelta che ancor oggi ritengo valida e vincente e non mi pento di non aver mai piu' utilizzato altri nomignoli o avatar se non quelli che potevano essere riconducibili con certezza alla sottoscritta. Ritengo questa una grande vittoria in termini di correttezza verso chi mi ha sempre letta, stimata e seguita in tutti questi anni.

Nonostante cio' c'e' ancora chi oggi, misurando gli altri su un metro tutto riferito a se stessi, crede che Chiara di Notte sia presente attivamente nell'immondezzaio e vede il suo fantasma ovunque. Appena appare un nick femminile che minimamente si discosta della figura stereotipata dell'oca giuliva, ecco che chiunque egli o ella sia, le viene attributo il collegamento con me. Leggiamo cosa scrive questo pisquano:

janni Inserito: 23.11.2007 22:38
Io noto solo che la dinamica, la storia della presenza del nick lucenera dentro questo forum è pari pari la stessa del nick Chiara di notte.
Non entro nel merito di chi sia Chiara di Notte o Lucenera, non mi interessa neanche sapere o congetturare se sia lo stesso personaggio o chi per lui, però guarda caso, la dinamica questi due nick è esattamente uguale: appaiano discretamente, cominciano a scrivere, a intervenire, poi dopo un po' cominciano a seminare zizzania dovunque.


Se chi scrive le proprie opinioni, chi esprime dei concetti non in linea con quelli del branco, chi esce fuori dal coro della mediocre appartenenza ad un gruppo di cerebrolesi da eccessivo uso di web, viene immediatamente collegato a me, cio' non puo' essere (per la sottoscritta) che motivo di vanto e di soddisfazione. Purtroppo comprendo che possano esserci effetti collaterali non piacevoli per chi con me non c'entra assolutamente niente.

Lucenera Inserito: 23.11.2007 18:48
Miticpippo che manda pm ad admin per dire che sono chiara di notte sapendo che qui è bannata a vita e con l'intenzione sporca di sortire anche il mio di ban pur sapendo che non vi è relazione alcuna tra me e questo nick.


Mi dispiace per Lucenera se adesso nell'immondezzaio deve subire le conseguenze del mio "passaggio" in quel forum: come Attila ho lasciato dietro di me solo terra bruciata e gli effetti si notano sulle menti devastate di quegli imbecilli con i quali lei ha oggi a che fare. Personaggi inutili che non hanno mai superato la soglia della consapevolezza e che vivono in un limbo i cui confini sono il mouse e la ram del loro computer. Feriti ed impauiriti attaccano sconclusionatamente qualsiasi cosa assomigli vagamente all'intelligenza con lo scopo specifico di vendicarsi delle magre figure subite in passato.

Non ci riusciranno perche' io sono ormai lontana dalla loro portata. Sono batteri che vivono in una coltura, topi di laboratorio sottoposti ad esperimenti, cani di Pavlov che reagiscono a stimoli condizionati ed il fatto che su di me esista un "ban a vita" (come le taglie su Robin Hood o su Zorro, LOL) e' solo motivo di orgoglio per chi ha sempre cercato di lottare contro l'ipocrisia, la falsita' e lo squallore di chi tenta di riproporre nel virtuale il comportamento prevaricante e violento del branco.

venerdì 23 novembre 2007

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Una giornata chiara


Le previsioni per i prossimi giorni promettono ancora pioggia, ma il cielo di Tokaj oggi ha voluto regalare una pausa; una luce meno cupa, piu chiara, filtra attraverso la finestra.
Accendo il PC. Il sistema operativo ci mette un po’ di tempo prima di giungere alla schermata del desktop. Clicco sull’icona della posta. Ricevo un tot di messaggi. Li leggo velocemente. Niente di particolarmente importante o urgente. Pensero’ piu’ tardi a rispondere agli amici che mi inviano i saluti.
Apro il browser e navigo nel mio blog. Modero quei quattro o cinque commenti e li commento a mia volta. Poi passo alla lettura delle notizie.

Mmmmhhhh, vediamo…

Euro e petrolio: nuovi record. Cavolo, mi immagino cosa accadra’ il giorno in cui il biglietto verde si decidera’ a recuperare, almeno in parte, il valore perduto dal 25 ottobre 2000 quando valeva il 20% piu’ della moneta europea.
Eh si’, il petrolio viene pagato in dollari ed anche se non si capisce perche’ in Italia il combustibile costi sempre di piu’ nonostante il dollaro abbia raggiunto il suo minimo storico, il giorno che la valuta americana decidera’ d’invertire il trend saranno tempi duri per i consumatori di energia.
Inoltre non lo vedo un euro che vale due dollari. Pero’ potrei sbagliare. Dopotutto l’analisi tecnica non e’ “perfetta”. Lascia molto spazio all’interpretazione. Oggi pero’, grossolanamente, voglio credere ad Elliott ed a Gann. Mi e’ sempre piaciuta la semplicita’ dei numeri “Fibonacci” e sento che potrebbe essere giunto il momento per guadagnare qualcosa. Non dico tanto, appena un 23.6% del valore accumulato dall’euro dal 17 novembre 2005, che in termini concreti significherebbe vendere euro contro dollari a 1.48 e coprire la posizione ad un target price di 1.41. Con stop loss su sfondamento di 1.50 la prospettiva e’ quella di guadagnare sette punti, che non sono pochi, rischiandone solo due… credo che lo faro’. Per altro sono supportata, nella mia decisione, da QUESTA NOTIZIA, per cui pare che questa idea di comprare in USA sfruttando la debolezza del dollaro non sia proprio campata in aria.

Vado avanti con la lettura del notiziario. Vediamo… cosa dice QUI?

Cavolo, e ti pareva? Ormai non c’e’ giorno in cui non venga evidenziata una barbarie perpetrata nei confronti delle donne. Ma che lo dico a fare? Ormai lo sanno tutti e manifestando ancora una volta il mio disgusto non faccio altro che ripetermi, divento noiosa, prolissa ed attiro le critiche di chi mi accusa di essere una lesbofemminista frustrata (che poi non ho mai capito cosa significhi realmente).
Comunque sono sempre piu’ convinta che se la situazione fosse invertita, cioe’ le barbarie fossero perpetrate da donne nei confronti degli uomini, molti dei maschietti che oggi invocano ad una certa tolleranza verso qualcosa di immutabile e radicato nella natura umana, starnazzerebbero come gallinacci.
Cio’ che mi fa imbestialire e’ l’ipocrisia. Si’ perche’ molti di coloro che “a parole” denunciano e condannano queste aberrazioni, in realtà le hanno fatte, le fanno oppure le farebbero se solo ne avessero l’opportunita’. Nel meno peggiore dei casi le tollerano.
Quanti bravi e cari padri di famiglia, tutti casa e chiesa e rigidi educatori dei propri figli (e delle proprie figlie), si sono trovati in situazioni “particolari” ed al limite? Quanti di questi blateratori da forum oppure da talk show televisivi hanno dentro di loro, se non la consapevolezza di essere dei fetidi Mr Hyde, almeno il desiderio inconfessato di poter fare di nascosto cio’ che di fronte alla societa’ devono condannare? Si’ perche poi, chi viene "beccato", ha sempre una scusa da addurre, un alibi, una giustificazione.
Chi e’ stato sorpreso con le mani ancora imbrattate di marmellata, fino al giorno prima e' stato, in molti casi, una persona irreprensibile, insospettabile.
Che schifo! Se dico che quel branco di uomini ha solo fatto cio’ che e’ rappresentativo di una pulsione “insana” causata dall’ormone maschile vengo accusata di generalizzazione? Ecchissenefrega!
Di uomini ne ho incontrati molti e so benissimo come si comportano nella loro duplice natura, per cui mi possono accusare di cio’ che vogliono. A me certe cose che hanno a che fare con la violenza legata al sesso danno il voltastomaco. E quando riguardano i minori allora perdo il lume della ragione e vorrei fare una strage…

Uffa, non voglio arrabbiarmi. Oggi la giornata deve essere chiara. Sotto tutti i punti di vista. Passo ad un’ALTRA NOTIZIA

Ah, ecco qualcosa che sicuramente fara’ godere coloro che nella vita sono costretti a pagare per masturbarsi con qualcosa che non sia la loro mano: i cosiddetti puttanieri per bisogno. Che poi sono in pratica il 99% degli appartenenti a questa bizzarra categoria anche se tutti dichiarano di non esserlo.
Si’ si’, certo, anche qui giustificazioni a piu’ non posso. Ognuno si costruisce il proprio angolo fatto di alibi per giustificare a se stesso la sua dipendenza.
In vita mia ne ho sentite di tutti i colori che se le dovessi raccontarle non basterebbero tre tomi belli pesanti: dal puttaniere occasionale (e lo dichiara a TUTTE quelle con cui va), a quello con la moglie strafiga e superporca (ma non si capisce perche’ chi e’ abituato a bere Chateau Petrus debba ripiegare sul Tavernello), a quello che dice che “geneticamente” l’uomo e’ portato ad “inseminare” quante piu’ donne possibili e che la sola moglie o compagna non puo' bastargli (e cosi’ e’ dedito ad “inseminare” un po’ di preservativi in giro, ma e’ contrario al fatto che la moglie possa farsi “inseminare” dall’istruttore di palestra). In pratica una bella banda di onanisti, fisici e mentali.
Che bella rivincita quindi, per questo “puttaniere D.O.C.”, leggere (finalmente) di una meretrice costretta a pagare le tasse. Eccheccavolo! Quella troia si e’ fatta sei case e due auto con i suoi sudati soldini…
Beh a volte non tanto sudati… a volte (diciamolo sottovoce) “sottratti”, ma sicuramente anche per questo suo gesto ha bella e pronta una giustificazione.
Comunque che dire di questa decisione di far pagare le tasse ad una meretrice in una situazione di vuoto legislativo e di regole chiare? Non so, non ho le idee precise. Credo che sia una decisione sbagliata, ma certamente lo dico perche' sono “di parte”. Pero’ rifletto: e’ da considerarsi reddito solo il contante oppure anche un regalo come (che so) un gioiello, un’auto, un appartamento e' da considerarsi tale?. Perche’ se cosi’ fosse allora mi attenderei un po’ di verifiche tributarie anche nei confronti di alcune “starlette” dello spettacolo ed amichette di politici e personaggi famosi vari.

Altre notizie di poco conto: il delitto di Perugia, che ha preso ormai il posto di tutti gli altri fatti di cronaca nera di cui nessuno ricorda piu’ niente (le vicende ormai vengono “macinate” ad una velocita’ tale che se non si fa in tempo a fare una strage d’innocenti e ad andare in televisione dal Brunetto nazionalpopolare prima che qualcun altro mangi arrosto la sua famiglia, si perde l’occasione di diventare papabili per l’Isola dei famosi), lo scandalo RAI-Mediaset (preludio dell’ “inciucio veltrusconiano”), la pornoprofessoressa (roba buona per l’immondezzaio).

Direi che per oggi e’ tutto, Anzi no, voglio scrivere un post.

mercoledì 21 novembre 2007

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Mi ricordo una luce


Scriveva post interessanti, era arguta, riflessiva, giustamente polemica. Non disdegnava la contesa dialettica, le sue provocazioni erano brillanti ed il fatto che avesse sempre un po' di gente contro non poteva far altro che farmela apparire simpatica.

Oggi la vedo offuscata. Poche parole, cazzeggiamenti, scherzi da allegra combriccola con personaggi ambigui. Non pare piu' neppure lei... anzi, spero che non sia piu' lei e che qualche buontempone le abbia clonato il nickname, altrimenti...

Lo avevo detto: il poster di una donna nuda in un hammam per soli uomini che si masturbano, a lungo andare, con il vapore, si sgretola, si disfa, diventa poltiglia.

Cosa non si fa per farsi accettare.

martedì 20 novembre 2007

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Il modello vincente


La classifica del Wall Street Journal anche quest’anno, come ogni anno, ha scelto cinquanta donne fra quelle che piu' contano nel mondo. Donne «to watch», perche’ di potere, perche’ lasceranno il segno, nelle imprese, nella finanza, nel governo dell’economia. Nessuna e’ italiana.

La notizia non sorprende. Le ragioni che possano aver portato un bellissimo Paese come l’Italia, a non contare praticamente piu’ nulla sono diverse. Sicuramente il “cattivo esempio” di chi ha gestito gli ultimi anni, di una classe politica e dirigenziale dedita solo all’adorazione del “vitello d’oro”, di chi ha privilegiato solo l’immagine e la forma a discapito della sostanza, di chi ha dedicato la sua esistenza ad apparire in televisione piuttosto che dedicarsi ai problemi concreti della Nazione, ha prodotto questo risultato. Un risultato allarmante, anche perche’ le nuove generazioni, quelle che un domani dovrebbero formare il nuovo CdA, sono ormai assuefatte ad uno stato di cose che e’ aberrante, ma che per loro rientra nella perfetta normalita’.

Il problema, secondo il modesto punto di vista di Ebano, e’ l'adozione del "modello americano” negli ultimi diciassette anni, e cioe’ dalla caduta della Cortina di ferro in poi, che ha mischiato il peggio della cultura italica con il peggio di quella americana. Un processo indotto da chi si e' garantito il profitto tramite consumi eccessivi e non necessari in un sistema in cui la pirateria e' spesso chiamata "capitalismo".

Forse, a questo punto, Avorio dira’ che Ebano e’ “antiamericana”. Beh, sbaglia. Tutti i popoli, tutte le culture producono qualcosa di positivo, ma producono anche scorie. Ed oggi le scorie stanno sommergendo un po’ tutto il buono che era stato seminato.

Ebano resta basita quando legge certi fatti come quelli descritti QUI:

“Tre ragazzini statunitensi, tra gli 8 e i 9 anni, sono stati accusati di aver violentato una bimba di 11 anni la scorsa settimana in Georgia. «In più di vent'anni di vita professionale, non ho mai visto nulla di simile», ha dichiarato Michael Wilkie, commissario di Acworth, la cittadina teatro del nuovo episodio di cronaca nera. Con indosso tute blu i ragazzini -due di 9 anni e uno di 8- sono apparsi dinanzi al giudice a Cobb County, a nord di Atlanta, lunedì pomeriggio, che ha deciso di lasciarli in carcere. All'udienza a porte chiuse, non sono stati ammessi i giornalisti
Adesso la madre della bimba chiede giustizia: «Devono ricevere una lezione perchè se l'hanno fatto a lei, potrebbero farlo a qualcun'altra. E chissà cosa faranno quando saranno adolescenti». I ragazzini sono troppo giovani per essere processati perchè secondo il sistema giudiziario della Georgia (Usa) bisogna avere almeno 13 anni per essere processati; e invece rischiano cinque anni di riformatorio.
Secondo l'accusa, la ragazzina ha subito la violenza giovedì pomeriggio, ma i genitori hanno presentato la denuncia solo sabato e domenica la piccola è stata a lungo interrogata dagli inquirenti. La difesa dei ragazzini è che il rapporto sessuale ci sia stato, ma consensuale; ma secondo la polizia, non può esserci consenso quando si è così giovani.”

Cio’ che sorprende Ebano, cresciuta in una cultura distante anni luce da quella descritta sopra, non e’ tanto il fatto che dei ragazzini neanche adolescenti possano aver perpetrato un’azione cosi’ orripilante (forse non se ne sono neppure resi conto di quanto stavano facendo; forse imitavano dei modelli comportamentali indotti e la responsabilita’ di cio’ e’ di chi dovrebbe essere preposto ad educare), ma e’ l’ipotesi per cui la bimba possa essere stata consenziente.

Poi legge QUESTO:

ROMA — L’allarme è stato come un fascio di luce che acceca: ci sono baby squillo sulle strade. Ce l’hanno messe i loro coetanei, per pagare debiti del gioco d’azzardo. Giuliano Amato, ministro dell’Interno, ha lanciato un sasso, l’altro giorno. E adesso rischia di venire giù una montagna. Perché quella del titolare del Viminale è la punta dell’iceberg. Ma basta fermarsi un attimo e scoprire che l’infanzia più tradizionale, ormai, non riesce a superare le classi elementari. Perché: c’erano una volta i bambini. E le bambine che giocavano con le bambole. Avevano dodici-tredici anni. E la Società italiana di pediatria (la Sip) li interrogava con domande tipo: che giornali girano in casa tua? Usi il computer? Qual è l’avvenimento che ti ha colpito di più quest’anno? L’ultima ricerca fatta così è datata 2003: non serviva più a niente. Non di certo a fotografare la realtà. E adesso a leggere l’ultima ricerca della Società dei pediatri presieduta da Pasquale Di Pietro, quella del 2006, vengono i brividi. Proprio oggi che anche in Italia celebriamo la Giornata dell’Infanzia. Il campione: 1.251 bambini tra i 12 e i 14 anni. Una domanda. Una delle tante del questionario: «Hai mai visto un tuo amico ubriaco?». Sì, dice il 37,4% del campione. Non solo, l’8,4% aggiunge: spesso. Un’altra domanda: conosci qualcuno tra i tuoi amici che ha fumato una canna? E questa volta è quasi uno su due (44,3%) a rispondere un tondo: sì. Un altro esempio? Tre ragazzini su quattro non esitano a confessare di fare cose che loro stessi definiscono rischiose, come ubriacarsi, appunto, bere liquori, prendere farmaci, uscire da soli la sera tardi, avere rapporti sessuali non protetti. Già: hanno rapporti sessuali frequenti, i nostri ex bambini.

Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra dell'età evolutiva, non ha dubbi: «L'anticipazione delle tappe dello sviluppo è dovuta ai modelli educativi. Come dire? Sono stati mamma e papà che hanno voluto che succedesse, si sono dati da fare per diversificare il modello culturale che loro avevano ricevuto. Hanno accelerato le capacità di socializzazione dei loro figli. Hanno tolto loro il senso di colpa, il senso della paura. Basta provare, per credere. Basta entrare in una qualsiasi seconda media d'Italia e capire che è impossibile far sentire in colpa questi ragazzi o mettere loro in qualche modo paura». Succede così anche nella seconda media statale di Gela, Sicilia? «I ragazzi sono molto decisi, è vero», garantisce Ela Aliosta, preside della scuola media alle soglie della pensione. Sono quarant'anni che la signora Aliosta ha a che fare con i ragazzi delle medie. Dice adesso: «Sono cambiati. E molto. Fisicamente, prima di tutto: un tempo le femmine arrivavano ragazzine in terza media. Oggi assomigliano a donne già quando entrano in prima. Soprattutto per come si vestono, si truccano, si pettinano i capelli. Con la complicità dei genitori, è ovvio».

Faccio la velina oppure la cubista, la show girl, la ballerina. Alla più tradizionale delle domande: «Cosa vuoi fare da grande?», le bambine intervistate dalla Società dei pediatri hanno infatti messo al primo posto: voglio fare il «personaggio famoso». E fino a qui non sarebbe una scoperta sensazionale. È che però, tolta questa prospettiva, rimane il vuoto: al secondo posto delle preferenze delle bambine c'è, infatti, un disarmante: «Non lo so». «Ho dodici anni faccio la cubista mi chiamano principessa», è il titolo del libro di Marida Lombardo Pijola, una giornalista-mamma che non a caso ha gettato scompiglio tra mamme e papà. Ha scoperchiato il mondo delle discoteche pomeridiane, lasciando disorientati nugoli di genitori davanti a frasi di bambine come: «Se fai la cubista sei una donna. Non più una ragazzina. Con i clienti della disco treschi soltanto se ti va. E puoi farti pagare...». Non è fantasia. È qualcosa che da noi è arrivato da pochissimi anni, probabilmente importato ancora una volta dagli Stati Uniti. Era del 2003 «Thirteen, 13 anni», il film-choc ambientato a Los Angeles con protagoniste due ragazzine (tredicenni, appunto) che vivono vite sempre più pericolose tra sesso promiscuo, droga, fumo, alcol, piccoli furti, accenni di lesbismo. «Sono vent'anni che insegno nella scuola media di Centocelle, a Roma», dice Margherita D'Onofri, insegnante di scienze. E spiega: «Soltanto negli ultimi anni, però, ho visto cambiare gli atteggiamenti durante i campi scuola, ovvero quelle gite che consentono ai ragazzi di dormire fuori dalla propria città. Adesso anche nelle prime classi stanno svegli tutta la notte e si mescolano dentro le stanze. Fino a poco tempo fa non succedeva».


Come scritto all’inizio: non sorprende che fra le cinquanta donne che piu’ contano nel mondo non ce ne sia neppure una italiana. In compenso nel futuro l’Italia avra’ il primato delle veline e delle cubiste. E forse anche dei lenoni.

lunedì 19 novembre 2007

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Sulla sponda del Teplá in un giorno immaginato


Fiocchi di neve soffici e leggeri come semi di tarassaco cullati dalla brezza; se ne vanno a passeggio nei sentieri dello spazio; alcuni muoiono improvvisamente su guance troppo calde per la propria consistenza. Uno si adagia sull’occhio della ragazza provocando un istantaneo battito di palpebra e conseguente rapido tocco di mano, quasi a scacciare un pensiero piu' che un fiocco di neve.

Se ne era stata immobile a fissare l’acqua scorrere sotto il ponte e ad udire l’unico rumore non ovattato dalla bianca coltre circostante. Le strade erano ormai deserte, i lampioni accesi e le luci iniziavano a punteggiare le facciate degli edifici mitteleuropei; facciate un po’ malinconiche al ricordo dei bei tempi passati.

“Ciao, posso sedermi?”

Lo guardo' stancamente rassegnata all’immancabile, tragico tentativo di aggancio; ma non aveva forze sufficienti a respingere l’assalto, con un italiano poi! Che aveva gia' tentato qualche battuta a pranzo, in hotel.
Lui interpreto' il silenzio come assenso, spolvero' con i guanti un po’ di neve, si sistemo' il giaccone sul sedere e si accomodo' sulla panchina, al lato opposto.

“Mi avevano magnificato Karlovy Vary ma sono deluso, mi ricorda il ‘Bambino dai riccioli d’oro’ di Schram: due grandi tristi occhi azzurri di nobile rampollo che non avra' i fruscianti abiti da sera ne' i saloni dove danzare. Qui e' rimasta solo l’acqua che scorre sotto il ponte, ma sopra non passano piu' i re, i potenti, i ricchi e le puttane di una volta”

“Beh… qualche puttana c’e' ancora, qui sopra”

“Per come la vedo io, forse, qualche ex puttana…come te”

“E’ cosi' evidente?”

“Non si vede, si sente. E’ un modo di essere, non di apparire. Le donne credono di essersi affrancate con i pari diritti e le pari opportunita', con il lavoro, la macchina e la palestra; ma la maggior parte di esse non si e' ancora liberata dall’àncora maestra: piacere all’uomo; e si rifa' le tette, si guarda agli specchi, accavalla le gambe allargando furtivamente lo spacchetto della gonna, si prostituisce al ‘ti piaccio’? La puttana o ex puttana, quella vera, ha salpato l’àncora e naviga libera, vive con gli uomini non per gli uomini”

“Grazie… ho giusto scritto che non voglio schiavitu', di nessun genere… forse solo un incantesimo…”

“Si, l’ho letto, e lo cerchi qui sulle sponde del fiume, nel silenzio dei fiocchi di neve? Di dove sei?”

“Tokaj”

“Ah, una zingara… affinita'… impero austro-ungarico… ceniamo assieme? Non voglio scopare”

“Puo' essere… sono anni che non dico "puo' essere” ad un puttaniere”

Cenarono assieme, parlarono il giusto.

“A volte penso, come il poeta persiano, che siamo solo pezzi della scacchiera mossi da una mano invisibile; crediamo di giocarci la partita della vita e uno dopo l’altro rotoliamo in silenzio nel nulla. Ma questa sera vorrei essere il Re e vorrei che tu fossi la Regina, ad ognuno il suo incantesimo”

Lei annui', e ballarono un valzer. La mattina era livida, i palazzi grigi e l’incantesimo sepolto da una nevicata fradicia e sporca.

domenica 18 novembre 2007

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Qualunquista? Ebbene si'


Non gradisco molto il taglio "ideologico" e politicizzato che alcuni danno ai loro blog o ai loro post di commento che leggo nei vari forum; anche in quelli che trattano di cucina.

Mi infastidisce il modo in cui si tende a "confondere le acque" cosicche', alla fine, non si capisce piu' non solo chi stia dalla parte del torto o della ragione, ma addirittura si perde di vista il problema che ha generato la discussione.

Ormai molti blogger, commentatori e forumisti si lasciano andare ad interminabili polemiche a base di politichese mischiato a concetti appresi in modo sommario consultando Google e conditi con abbondante dose di ipocrisia e corporativismo, che spesso sfocia nel piu' becero razzismo.

Pare che la colpa del progressivo degrado, strutturale, economico, sociale, morale di questo pianeta che ci appartiene sia sempre e comunque di colui che non fa parte di "noi", del nemico, dell'avversario, del concorrente. Insomma del "diverso"... dell'altro.

Destra o sinistra, nano o mortadella, islamismo o cristianesimo, Bush o Osama, grillini o mastelliani, dollaro o euro, avorio o ebano, capitalismo o comunismo, nucleare o eolico, Istraele o Iran, romeni o padani, Inter o Milan, the o caffe'... Ogni possibile argomento diventa terreno di scontro ideologico ed il polverone e' tale da coprire cio' che sta realmente alla base.

Si', perche' alla base ci sta la matrice originale; il cliche' dal quale tutto ha avuto origine e che oggi si tende a non voler guardare. Perche' guardarlo significherebbe mettere in pericolo le fondamenta stesse sulle quali si basa l'intera Societa' da 3.000 anni a questa parte.

Una Societa' che ha dato prova di poter resistere a conflitti e guerre infinite, ma che crollerebbe se solo uno dei due pilastri sui quali poggia abbandonasse l'altro al suo destino.

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Femme Fatale

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Incantesimo


Mi siedo qui ed attendo. L’anima non dovrebbe tardare ad arrivare. E’ sempre puntuale in giornate come questa in cui l’aria odora di neve.

La neve mi ricorda tante cose… Una citta’ in oriente, colori assenti, suoni ovattati, profumi invernali ed occhi color del mare.

Oggi sono solo loro quelli che parlano. Gli occhi. Sono loro di moda. I veri discorsi li trovi tutti racchiusi la’ dentro. Ormai ci diciamo tutto guardandoci negli occhi. Nessuno parla piu’.

Del resto, in fondo, non c’e’ molto da dire, da promettere, da giurare.

Ed io ho giurato che non sarei stata schiava di niente e di nessuno. Ne’ del denaro, ne’ dell’amore, ne’ del rimpianto, ne’ del rimorso, ne’ del ricordo. Non esiste schiavitu’ che possa essere desiderata.

O forse si’, esiste. La schiavitu’ da un incantesimo, per esempio. Ecco, quella!

Ma oggi mi sento solo schiava del silenzio. Ho bisogno di ascoltare parole. Anche scritte. Ogni donna se le attende. Le parole fanno bene, sempre. Come quelle che mi donasti.

Le conservo gelosamente, racchiuse nel mio scrigno irraggiungibile. Le conosco a memoria e parlano di profumi… Certi profumi che restano appiccicati addosso e non vanno mai via.

Ho passeggiato lungo riva del nostro fiume. Mi sono fermata e sono rimasta li’, ad annusare. Sentivo che eri accanto a me. In questo incantesimo mi porto ancora dietro l’odore di te e delle tue parole.

sabato 17 novembre 2007

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Anime rubate


Da mesi non ti vedevo ma quel giorno accadde. Riuscii ancora una volta a rubare il tempo per incontrarti.

Andammo a casa tua e solo quando fummo seduti sul bordo del letto, solo allora ci guardammo negli occhi.

Non parlavi.

Ti spogliasti lentamente, senza fretta ed io feci altrettanto. Poi mi salisti sopra e mi penetrasti. Senza farmi una carezza, senza parlare entrasti in me, ma con dolcezza.

Quando fosti dentro, avvolto nel mio umido calore, allora mi baciasti. Dolcemente assaporasti la mia lingua e restammo li’, abbracciati stretti a guardarci fissi negli occhi.

Nei nostri sguardi scorrevano fiumi di parole mai dette. Sensazioni ed emozioni che non avevano bisogno di suoni per essere manifestate. Comprensione, amarezza, odio, sofferenza, desiderio, rifiuto, tenerezza, imbarazzo, sfida, disperazione, passione…

Pazzia.

La luce nei tuoi occhi cambio’. Le pupille si dilatarono, il tuo sguardo assunse una strana fissita’ e la dolcezza si tramuto’ nella follia che entrambi conoscevamo.

“Dimmi che mi ami, dimmi che ami solo me, che la tua mente e la tua anima sono mie, puttana!”

Mi afferrasti per i capelli, brutalmente ed incurante del male che mi facevi. Appiccicasti la tua bocca alla mia quasi volessi divorarmi.

“Tue amore, solo tue amore mio” - risposi mentre le nostre bocche si saziavano l’una dell’altra e si mordevano a sangue.

Poi mi afferrasti il collo e cominciasti a stringere continuando a baciarmi con violenza selvaggia.

”Si’ amore, sempre tua e tua soltanto” – sussurrai senza sottrarmi alla tua furia.

La tua bocca era incollata alla mia, a bere ogni sorso del mio alito, a succhiarmi l’anima, avidamente. Mi stringevi il collo sempre di piu’, sempre piu’ forte fino a quando la follia si spense nei tuoi occhi, lasciando il posto ad una dolce malinconia. Con tenerezza passai la mano sulla tua guancia.

Una carezza che sembro’ infinita.

Poi, con calma, mi rivestii accuratamente e mi sistemai i capelli. Anche tu lo facesti. Indugiasti sul nodo della cravatta sistemandotelo bene.

“Sono pronta, possiamo andare” – dissi avviandomi verso la porta

“Ti amo, ti amo anima mia. Per sempre” – rispondesti evitando di incrociare il mio sguardo.

Prima di uscire osservai ancora il mio volto riflesso nello specchio, contemplando quell’impercettibile ed enigmatico sorriso che, come un trionfo, pareva aleggiarmi sulle labbra.

venerdì 16 novembre 2007

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Nessun popolo e' illegale


Copio e incollo QUESTO da internet in quanto l’articolo esprime, in linea generale, cio’ che a suo tempo ho gia’ scritto a proposito dei lavavetri QUI e. piu’ recentemente, a proposito del delitto di Giovanna Reggiani QUI.

So che tendo a ripetermi e a dire sempre le stesse cose, ma quello della “violenza” (in tutte le sue forme compresa quella che si esprime tramite il “controllo” o l’ingerenza nella vita privata) e’ un tema che mi sta particolarmente a cuore; per cui questo mio continuo “battere” sull’argomento.

Ritengo inoltre che la violenza, pur non essendo prerogativa di popoli o razze, sia subita, in modo particolare, dalle donne. Fenomeno connesso ad una cultura malefica e distorta insita nella psicologia maschile. Una cultura che (ahime’) viene condannata a parole ma che, di fatto, e’ tollerata perche’ accomuna, inconsciamente, gli appartenenti al genere maschile. Anche i meno retrogradi.

Riporto per intero ed evidenzio quelli che, secondo me, sono i punti essenziali che sottoscrivo al 100%. Nessun popolo e' illegale... E' solo l'essere umano che e' sbagliato.


«Nessun popolo è illegale». Si conclude così la petizione lanciata online da un gruppo di scrittori e intellettuali italiani, «stanchi di assistere alla deriva razzista che attraversa l'Italia, purtroppo aggravata dalla morte violenta di Giovanna Reggiani». Una denuncia contro la «criminalizzazione di massa» alimentata da alcuni recenti episodi di cronaca: «Una donna è stata violentata e uccisa a Roma - si legge nel testo. - L'omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso».

La petizione («Il triangolo nero») è stata proposta, tra gli altri, da Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Marco Rovelli, Antonio Scurati e Wu Ming. Tra i firmatari si leggono i nomi di Nanni Balestrini, Bernardo Bertolucci, Enrico Brizzi, Erri De Luca, Carlo Lucarelli, Franca Rame, Roberto Saviano, Simona Vinci e molti altri. Gli aderenti hanno già superato il numero di 1500.

«Odio e sospetto alimentano generalizzazioni - afferma l'appello - tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel "Rapporto sulla Criminalità (1993-2006)”, non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto "Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia" e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto».

«Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti - si legge ancora - politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del "World Economic Forum" sul "Gender Gap", per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, lItalia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto».

«Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo? Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.
Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero. «Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali - conclude il testo - il marchio d'infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom. E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri. Ma delitti individuali non giustificano castighi collettivi. Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale". Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti. Nessun popolo è illegale».

domenica 11 novembre 2007

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Il valore della privacy


Vorrei segnalare QUESTO ARTICOLO di Marina Hyde a proposito dell'importanza che oggi assume la privacy nel contesto virtuale.

Il web e' un terreno fertile in cui possono proliferare pulsioni da sempre insite nell'animo umano, che fino a ieri non avevano modo di esprimersi per la mancanza di un "mascheramento" oggi ottenibile grazie all'anonimato, che rischiano di essere molto pericolose per chi tende a dire troppo di se'. Soprattutto con i blog.

Chi racconta in ogni dettaglio la propria vita, pubblica fotografie, dichiara nomi, cognomi ed indirizzi facilmente rintracciabili, conviene sia prudente, perche' rischia di trovarsi in situazioni veramente spiacevoli. Internet puo' diventare un luogo molto pericoloso per chi non assume le dovute cautele.


PS: Non ho voglia di tradurlo in Italiano, ma sono certa che chi mi legge comprende benissimo anche l'Inglese.

sabato 10 novembre 2007

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La terra dei Feaci

 
Io ti ho immaginata cosi': esploratrice, mai naufraga.

Prendo spunto da queste parole scritte da Duval in un commento al mio post "Naufraga" perche' ritengo che i due termini (esploratrice e naufraga) non siano contrapposti. Anzi, un'esploratrice e' proprio colei che a maggior ragione puo' naufragare. Ulisse fu naufrago nella terra dei Feaci.

"Uscito dal fiume, l'eroe
fra i giunchi cadde bocconi, baciò la terra dono di biade;
ma disse affranto al suo cuore magnanimo:
"Ohimè, che succede? che altro mi capita?
se vegli qui presso il fiume la notte affannosa,
temo che insieme la mala brina e l'umida guazza
non mi finiscano il cuore, stremato dalla fatica:
un vento freddo spira dal fiume avanti l'aurora.
E se, il divo salendo, su per la selva buia,
tra i fitti cespugli mi distendo a dormire, e mi passano
freddo e stanchezza, e dolce viene a me il sonno,
temo di cader preda e cibo di fiere".
Questa; però, pensando, gli pare la cosa migliore.
E mosse verso la selva; la trovò non lontano dall'acqua,
su una piccola altura; s'infilò sotto un doppio cespuglio,
cresciuto insieme da un ceppo d'olivo e oleastro"
(Odissea, V, 462-477)



Chi vive l’avventura, chi esplora, compie un doppio viaggio. Come per Ulisse il primo viaggio avviene nel mondo dell’immaginario e della finzione, pieno di mostri e strane creature. Un viaggio che ha la sua conclusione con il naufragio nella terra dei Feaci. Il secondo viaggio inizia invece dopo il ritorno ad Itaca e finisce con l’eliminazione di chi ha occupato un posto non suo.

Mentre la prima parte sembra accadere fuori dal tempo e dalla realta’, la seconda e’ un percorso in cui c’e’ il ritorno alla concretezza della propria esistenza. Cio’ nonostante il ritorno non e’ la parte piu’ facile del viaggio. Quando si “ritorna” spesso ci si accorge che quel mondo che si credeva ci appartenesse per diritto e’ ormai occupato.

Siamo ignari lotofagi, prigionieri di Ciclopi, incantati da Sirene, sedotti da “Circi” che incontriamo lungo il nostro cammino. A lungo andare perdiamo di vista il vero rapporto con la realta’. Assistiamo impotenti allo svolgersi degli eventi, al degrado del nostro pianeta, all’esasperazione degli scontri ideologici, culturali e religiosi, alle aberrazioni umane. Siamo in balia del mare della vita e, come Ulisse ed i suoi compagni di viaggio, non siamo capaci di arrestare un processo gia’ deciso “dall'alto dell'Olimpo” per riappropriarci del posto che ci spetta nel mondo.

Viviamo nel tempo dei mangiatori di loto, dell’illusione, dell’oblio. La nostra memoria e’ ogni giorno minacciata, cancellata dai mass media gestiti da chi ha il potere. I nuovi Dei. La verita’ che conosciamo e’ una verita’ artefatta, distorta. Non e’ piu’ la Verita’. E’ quella che e’ stata decisa da chi sta in alto. Siamo quindi condannati, se perdiamo la memoria, a non raggiungere piu’ la nostra Itaca, che e’ poi il luogo della realta’ e della Verita’.

La profezia dell’indovino Tiresia, che Ulisse incontra quando scende negli inferi, si puo’ interpretare in modo duplice ed ambiguo. Puo’ significare “per te la morte verra’ lontano dal mare”, cioe’ “tornerai ad Itaca e morirai di vecchiaia nella tua isola”, oppure “per te la morte verra’ dal mare”, cioe’ “sarai condannato a viaggiare in eterno". E Dante Alighieri fa morire Ulisse proprio oltre le colonne d’Ercole "per seguir virtute e canoscenza".

Forse siamo condannati ad errare eternamente in un mondo alienato dall’illusione e dall’effimero, oppure troveremo, alla fine, la nostra Itaca e la nostra realta’ degli affetti, ma comunque, durante il nostro peregrinare, accadra’ che naufragheremo in qualche terra dei Feaci ove ritroveremo la memoria e la forza per raccontare il nostro viaggio.

venerdì 9 novembre 2007

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Dobbiamo restarne fuori?


Una persona mi fa pervenire questa comunicazione che gli e' stata inviata dai Carabinieri in risposta ad una sua denucia relativa ad un sito web ove (secondo lui) erano presenti delle foto pedopornografiche. Chi me l'ha fatta pervenire, affinche' io ne "dessi risalto" (testuali parole), pur firmandosi non ha voluto essere citato. Non comprendo il motivo di tale richiesta di anonimato, ma rispetto il suo desiderio.

"Gentile Utente,

La ringraziamo per la segnalazione che abbiamo inoltrato ai nostri organi investigativi.

Nell'occasione intendiamo rappresentarLe, come facciamo con tutti coloro che ci segnalano siti pedo-pornografici, che è positiva la collaborazione di ogni cittadino con le Forze dell'Ordine nel contrasto al turpe fenomeno della pedopornografia; tale collaborazione però deve realizzarsi attraverso la segnalazione di informazioni acquisite fortuitamente ed occasionalmente, ma non può e non deve concretizzarsi in una deliberata e intenzionale "attività investigativa" alla quale i cittadini non sono legittimati e nemmeno preparati.

Peraltro tenga conto che alcuni siti con contenuto pedopornografico, avendo registrato il dominio in Paesi stranieri, configurano reati commessi all'estero e per tale motivo, difficilmente possono essere perseguiti efficacemente e l'azione di contrasto dell'Autorità Giudiziaria può avvenire in tempi non ristretti.

Infine consideri che un'attività di questo tipo esporrebbe la persona che la effettua a rischi giuridici, senza apportare alcun utile contributo all'azione di contrasto al fenomeno.

Cordiali saluti"



A questo punto la domanda e' la seguente: perche' i cittadini dovrebbero attenersi a scoprire certi siti solo "in modo fortuito" e non, invece, tramite una ricerca mirata che possa aggiungere forza all'azione di chi e' preposto ad indagare?

Sapete quanto a me stiano a cuore determinati argomenti e come io ritenga il web il terreno di cultura piu' fertile ove riescano a prender vita determinate pulsioni dell'essere umano. Fra queste quelle legate al sesso patologico in tutte le sue forme piu' turpi, di cui quella che ha per oggetto i bambini rappresenta la massima espressione dell'aberrazione umana.

Quindi perche' non combatterla con ogni mezzo a disposizione? Perche' tenere "fuori" il cittadino da una cosa che riguarda direttamente la sicurezza dei suoi figli?

mercoledì 7 novembre 2007

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Naufraga


Notte stellata. Filari de viti si rincorrono veloci su per le colline. La falce di luna, attaccata con un filo al cielo, e’ come una spada di Damocle sospesa sui miei ricordi.

Una tastiera bilingue priva di lettere accentate, tavolozza di colori per comporre un quadro su questa tela digitale. Usero’ tonalita’ chiare come la mia pelle, come i miei occhi. Dipingero’ pensieri chiari. L’immergero’ nella chiara acqua delle emozioni che li macerera’ in quell’istante in cui lo scorrere del tempo si arresta ed il sogno si mescola alla realta’. Mi affannero’ a ricercare quelle sensazioni, sprazzi di gioia e di dolore che ho dimenticato, sepolti in un passato cosi’ lontano da apparirmi irreale.

L'Amore… E’ facile dirlo “l'Amore”. Come se fosse facile provarlo. L'Amore. L’Amore non e’ un dono dovuto. La vita non lo garantisce. E’ raro, prezioso, impossibile.

Ricordo quando lo provai, l’Amore. Quando ti vidi per la prima volta. Quando scoprii che gia’ ti conoscevo. Conoscevo il tuo sorriso, i tuoi occhi, l’ovale del tuo volto d’oriente ed il tuo odore, misto di frutti di bosco, tchai verde ed ambrosia.

Un turbamento, un fremito... ad un tratto, Fu come se miliardi di farfalle avessero trovato rifugio dentro la mia pancia ma anche un vuoto incolmabile che solo tu potevi riempire. Voglia di piangere… e non solo. Un istante sublime, indimenticabile, durato solo un attimo. Un attimo eterno.

E tu? Mi amasti tu? Cosa provasti quando mi respirasti? Che fremito ti dono’ il tocco della mia pelle? Mi guardavi dentro, ricordo. Avevi una strana inflessione nella voce. Sentivo il tuo battito con le orecchie del mio cuore. Ed in quel momento vidi in te l’Amore.

Mi sono abituata a non averti. Non e’ stato difficile sai? Ho avuto la vita che desideravo; poco dolore, poca passione, poco di tutto. Ho incontrato uomini, molti uomini. Uomini egoisti, uomini infantili, uomini distratti, uomini che usavano parole d’amore ma parlavano d’altro. Parole vuote, gesti stucchevoli, promesse inutili. In loro nessun fremito; solo la bramosia per il mio corpo.

Navigando ho superato le Colonne d’Ercole dell’esistenza per trovare rifugio nella fortezza delle mie sicurezze. All'oceano in tempesta della vita ho preferito Itaca, ma continuo ad avvolgermi nel pensiero di te. Rischiaro immagini offuscate e le adatto ai miei desideri. E quando ti penso rinasce la sofferenza di non averti.

Se ti vedessi arrivare per la strada che conduce davanti alla mia porta, con quel tuo indimenticabile passo e quegli occhi bugiardi color del mare, appoggiati come una maschera d’innocenza sulla tua anima ferita, se ti venissi incontro con quel coraggio che ti ho rubato, se potessi ancora guardarti e potessi parlarti, Amore mio, che potrei dirti? Sono solo una zingara, una naufraga reduce da un’esistenza assediata dai ricordi, da un sentimento intorpidito dal tempo, da una paura mai vinta.

Ed in questi miei pensieri mi fermo prima di raggiungere il limite, perche’ temo che un giorno mi stanchero’ di te, di pensarti, di aspettarti.

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Qualcosa di familiare


Leggendo qua e la' per i vari immondezzai mi sono imbattuta in questo post scritto da Sciamanta:

"La primigenia curiosità che ho cercato di soddisfare qui riguardava il "perchè". Perchè esistono i puttanieri. Ma nonostante i numerosissimi inteventi a riguardo, più o meno faceti, con classifiche di sfighe genetiche accluse, non sono riuscita a togliermi dalla testa la sensazione che il motivo sia uno solo. Il puttaniere, quello doc, per scelta, esorcizza la paura di morire. E, di riflesso, ho capito che la maggior parte degli uomini non cerca in una donna (a chi piace, of course) necessariamente bellezza o giovinezza: la droga è nella sferzata che prova sentendosi vivo, nell'adrenalina della fantasia appagata. Eccetera. Strano eh?"

Lo ritengo assai interessante per due motivi. Prima di tutto perche' lo condivido. Anzi, credo che l'idea della sferzata di adrenalina che appaga la fantasia e fa sentire vivi non sia prerogativa del solo fruitore del servizio, ma anche di colei che affronta l'avventura. Cioe' della escort che professa a determinati livelli.
Intendo dire che, al di la' dello stereotipo prostituta-disgraziata in balia degli eventi esiste anche una figura che molti uomini rifiutano di accettare: la devochka convinta, l'etera moderna, colei che oltre a trarre un reale beneficio economico usa la professione per provare sensazioni molto simili a quelle descritte dall'autrice del post: sentirsi viva, esercitare quel sottile "potere" che porta gli uomini ad annullarsi di fronte alla propria forza seduttiva, mettersi alla prova oltre ogni limite, esorcizzare la paura della morte. Se fosse cosi' il rapporto prostituta-cliente assumerebbe una "colorazione" diversa da quella finora immaginata e descritta dai vari pisquani negli "hammam" per uomini in cerca di approvazione da parte di altri uomini; cioe' alla base di tutto ci sarebbe una soddisfazione biunivoca che andrebbe ben oltre il mero rapporto mercenario.

La seconda cosa che mi ha colpita e' che di tutto cio' ne avevo gia' discusso con un'amica di forum e di chat. Mi ricordo che me lo espose esattamente nello stesso modo, usando identiche parole. Se non fosse che ha ormai abbandonato tali ambienti da molto tempo, potrei pensare che a scrivere e' proprio lei. Strano eh?

sabato 3 novembre 2007

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Incontro


Ti incontrerei sul punto piu’ alto del ponte della tua citta’ fatta di marmo e d’acqua. Ci sarebbe anche lei con te. Presentazioni, convenevoli, solite banalita’ di rito. Tu mi guarderesti negli occhi, lo so. E so anche cio’ che ci leggeresti.

Eviterei di abbracciarti, di baciarti come vorrei. Mi limiterei ad una formale stretta di mano. Magari un sorriso. Me la presenteresti ed io le direi “ciao, ho sentito molto parlare di te”.

Come stabilito andremmo a cena. Mi accorgerei di aver sopravvalutato la mia sicurezza, che avrei fatto meglio a rifiutare l’invito, ma a quel punto ormai non avrei piu' motivi convincenti per ritirarmi. Oltre a quelli nascosti che tu sai, ma che non potrei mai confessare.

Avremmo riservato un tavolo nel posto concordato. Ti osserverei da dietro il vetro dell’indifferenza quando invece sentirei il fuoco bruciarmi dentro e sarebbe lei ad averti accanto. Sarebbe lei a sentire il tuo tepore. Solo lei potrebbe toccarti ovunque le facesse piacere.

Lei si siederebbe e tu ti accomoderesti al suo fianco. Io ti starei davanti. Ti sfiorerei distrattamente il piede e tu mi guarderesti. Ti lancerei segnali segreti attendendo una risposta. Mi toccherei la guancia. Incresperei le labbra in un tenue sorriso. Mi accomoderei i capelli.

Ad ogni gesto corrisponderebbe un messaggio. Parole oscene scritte con le dita della mente. Pensieri lascivi solleticati in un codice che solo tu sapresti interpretare. Fino a che vedrei i tuoi occhi dentro ai miei.

Scambierei il mio bicchiere con il tuo. Ci berrei per assaporarti e tu assaporeresti me dal mio. Appoggeremmo i polpastrelli delle nostre dita a quel vetro sottile, barriera cosi' insormontabile da separare i nostri desideri. Un vetro che se solo volessimo potrebbe infrangersi proprio li’, di fronte a lei. Lei che non si accorgerebbe di niente.

Ti abbraccerebbe ed io vorrei le mie braccia al posto delle sue. Ti appoggerebbe la testa sulla spalla ed io vorrei la mia testa al posto della sua. Ti bacerebbe ed io vorrei la mia bocca al posto della sua. Immaginerei sotto al tavolo la sua mano. Ne vedrei il percorso lento dal tuo ginocchio fino all’inguine e vorrei la mia mano al posto della sua.

Alla fine ci saluteremmo. Ti vedrei partire con lei sapendo che ti condurrebbe a casa per darti quell’orgasmo che io ti avrei gia’ dato. Ti seguirei con lo sguardo fino a quando l’oscurita’ della calle non avrebbe inghiottito la tua sagoma ormai indistinta.

So che non ti volteresti a guardarmi… o forse si’.

giovedì 1 novembre 2007

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Assassini e stupratori


Qualche tempo fa scrissi UN POST sui lavavetri. Ci fu una discussione con chi in quell'occasione disse che tutti gli zingari e gli slavi sono feccia. Avendo sangue zingaro ed in parte anche slavo, e conoscendo determinate realta' della mia terra posso dire che tale affermazione, oltre ad essere razzista, non e' assolutamente vera.

La realta' del popolo tzigano, in tutte le sue componenti, e' variegata com'e' variegata l'intera Umanita'. Cio' che e accaduto in Italia, i FATTI DELITTUOSI e violenti ad opera di rumeni, non dipendono da una questione che ha attinenza con un certo tipo di sangue che scorre nelle vene. E' un fatto culturale e soprattutto e' legato alla profonda ignoranza che esiste in certe aree del globo.

Credo che se determinate situazioni e realta' fossero proprie di popoli di etnia latina piuttosto che anglosassone, sarebbe esattamente la stessa cosa. Non tutti gli tzigani sono degli stupratori assassini come non tutti gli arabi sono fautori della jihad e del resto non tutti gli anglosassoni sono sterminatori di popolazioni indigene poiche' cio' e' avvenuto fino al secolo scorso.

Il problema risiede nello stato di abbrutimento in cui vivono certe genti. Provate a prendere un cucciolo, dategli una cuccia, del cibo e tante coccole e poi prendetene uno della stessa razza, buttatelo in mezzo all'immondizia, al gelo, scacciatelo, picchiatelo, torturatelo e vedrete se i due cuccioli manifesteranno, da adulti, un comportamento diverso.

Non sono qui a difendere la barbarie. E' vero, questi delinquenti sono quasi tutti provenienti da determinati paesi dell'est europeo. Mi fanno schifo come mi farebbero schifo anche se provenissero da Oklaoma City o da Inverness. Sono la feccia piu' feccia non perche' sono zingari, ma perche' sono assassini e stupratori. Non mi faranno mai vergognare delle mie origini perche' io so che cio' non ha attinenza con la razza, ma con la violenza che e' insita nella natura umana.

Soprattutto, per quanto riguarda la violenza legata al sesso, in quella maschile.

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Alla dolce Alexia


Grazie perche', ogni tanto, chiamandomi "falco" mi fai sentire "importante". Io ti chiamo "falchetto" e scommetto che quando lo leggi sorridi.

Il discorso del "falco" e del "falchetto" e' nato in un momento in cui entrambe eravamo presenti ed attive in un certo luogo. Ricordo che il discorso verteva su Aleksej Maksimovič Peškov, meglio conosciuto come Maksim Gorkij ed in particolare su uno dei suoi poemetti brevi: Il canto del falco.

Nel racconto si fa riferimento all'incomunicabilita' esistente fra due diversi mondi, quello di chi vola e quello di chi striscia. Il tutto genero' una discussione che molti interlocutori non accettarono in quanto si sentirono trattati da striscianti biscie. Ovviamente loro volevano volare!

Poi, a seguito dei fatti che sai, tutto ando' cancellato insieme alla mia produzione forumistica. Fu un peccato poiche' del poemetto non esiste in internet una traduzione in italiano. Fui io a tradurla appositamente dal cirillico perche' tutti potessero averne una versione italica nel loro hard disk. Adesso tutto cio' e' andato perduto come lacrime ne... ehm... lasciamo stare le citazioni cinefile.

Comunque, da quel momento in poi, io per te sono "falco" e tu per me sei "falchetto". Solo per una ragione anagrafica, non certo perche' io voli piu' in alto di te.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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