mercoledì 31 ottobre 2007

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Io e Olga (IV parte) - Albicocca


Ci sono persone che inseguono priorita’ sensoriali lontane dalle mie e tralasciano quelle che invece ritengo fondamentali.

La vista, per esempio, e’ estranea al mio modo di “sentire”.

“Come sei bella, che bei capelli, che occhi stupendi” sono frasi che attengono alla sfera visiva che generalmente ogni donna gradisce. Ma la vista e’ un senso involontario; non occorre che la persona voglia vedere; se non ha menomazioni lo fa indipendentemente e l’azione e’ totalmente scollegata dalla volonta’.

Molti uomini hanno il senso della vista come priorita’. Basano il loro giudizio sui dettagli che afferiscono alla gradevolezza estetica. Ci sono poi le volte in cui certe frasi sono di circostanza. Vengono dette anche a chi non ha caratteristiche tali da poterle stimolare ed e’ quindi difficile stabilire il loro grado di sincerita’.

Preferisco quando il discorso cade sull’organolettico. Quando si parla di sapori tutto assume un significato diverso: dato che assaporare, a differenza del vedere, e’ un atto volontario, quando tutto cio’ e’ riferito a me sento una strana eccitazione che si manifesta con un leggero tremolio dentro la pancia che io chiamo “le farfalline”.

Ogni donna ha il suo sapore.

Se la persona con la quale faccio sesso individua il sapore che ho, significa che riesce a compenetrarsi in me quasi totalmente. Dimostra di possedere una sensibilita’ molto simile a quella che ho io. Evita le banalita’ nei momenti in cui i sensi prendono il sopravvento e si abbandona all’estasi totale. Nell’assaggiarmi mi rende sua.


Albicocca… Mi svegliai con il sapore di albicocca in bocca.

Il sole inondava la stanza. Ci misi un po’ per entrare in sintonia con la realta’. Allungai la mano cercando. Sentii il lenzuolo ancora intriso del suo calore. Annusai l’aria. C’era ancora il suo odore: sesso misto ad aromi speziati del suo profumo. Ed albicocca.

Restai distesa con gli occhi chiusi e cercai di mettere a fuoco gli eventi. Era accaduto in un momento in cui i nostri volti si erano avvicinati. Sapevamo che sarebbe successo. Solo attendevamo l’attimo giusto per rompere il ghiaccio. E quello era stato l’attimo. Succhiai voracemente la sua lingua dissetandomi con la sua saliva e lei fece altrettanto con la mia. Sapeva di albicocca. Albicocca matura e succosa. Lo dissi mormorandolo fra le nostre lingue.

Quando lui si uni’ al gioco i sapori si mischiarono come i nostri corpi. Sono certa che il biblico albero del bene e del male fosse un albicocco. Cogliemmo da esso frutti per tutta la notte fino a quando crollammo, e di noi restarono solo i noccioli.

Non si era verificato quello che avevo temuto. Lui aveva fatto sesso con entrambe ma aveva fatto l’amore solo con me. Olga aveva partecipato a quel menage mettendoci passione. Con lui aveva recitato il ruolo da escort, ma a me aveva dedicato un’attenzione totale.

Ero stata al centro dell’Universo. Ero stata il collante che per una notte ci aveva uniti. Ricordo di essere rimasta nel mezzo, abbracciata ad entrambi fino a quando il sonno non aveva preso il sopravvento.

Adesso mi trovavo li’ sola nel grande letto. Rumore di acqua che scrosciava. Qualcuno stava facendosi la doccia. Aprii gli occhi. Mi alzai sedendomi sul bordo del letto. Il lenzuolo ed i cuscini erano macchiati del nostro piacere. Guardai l’ora: quasi mezzogiorno. I vestiti di lui non c’erano mentre quelli di Olga erano sparsi in giro.

Entrai nel bagno. Era bellissima ed i suoi occhi mi sorrisero appena mi videro.

“Dobroie utro, ti karasho spal?” *

“Da, Olga, ochen karasho, spasibo” **

Entrai anche io sotto la doccia insieme a lei e giocammo a lavarci reciprocamente con i corpi insaponati. Ci baciammo ancora ed iniziai a sentire “le farfalline”, ma gli accordi non erano quelli. Lui non c’era in quel momento e cio’ mi pareva come una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Avevamo fatto un patto: Olga era il nostro giocattolo. Un giocattolo condiviso e nessuno dei due avrebbe dovuto reclamarne la proprieta’ esclusiva. Mi ritirai quindi controvoglia da quella situazione. Mi sentivo leggermente in colpa.

Mentre mi asciugavo indossando l’accappatoio domandai di lui, ma quando era uscito dalla stanza lei ancora stava dormendo. Disse che al suo risveglio era rimasta ad osservarmi nel sonno ed aveva sfiorato la mia guancia con il naso; odoravo di albicocca anche io.

“Ti ho detto che siamo simili!” aggiunsi ridendo.

“Simili si’ ma non uguali – rispose lei – a te piacciono anche gli uomini”

Ridemmo ancora ricordando la situazione in cui ci eravamo conosciute la sera prima, la proposta, il principe, i due francesi in cerca di escort, i grasshopper.

Quando fummo pronte lo chiamai al cellulare. Ci aspettava per andare a pranzo. “A colazione!” corressi io.


Scegliemmo una brasserie in place Casino. Olga chiese specificatamente della marmellata di albicocche ed inizio’, di fronte a me, una pantomima mangiandola con le dita mentre mi fissava. Riuscii a restare composta e seria anche quando cerco’ di farmela assaggiare dalle sue labbra.

Non sapevo quanto questo suo atteggiamento a lui seccasse. Dopotutto Olga si era inserita nella nostra esistenza a causa di una futile scommessa. Avevo scommesso che l’avrei portata nel nostro letto gratuitamente e lui aveva accettato la sfida. Il gioco stava ormai concludendosi ed io avrei potuto ritirare il premio che mi spettava.

Ancora poche ore ed Olga sarebbe andata via. Di lei non avremmo saputo piu’ niente. Avrebbe continuato la sua vita di studentessa-escort fra Sankt Peterburg e Monaco mentre noi saremmo tornati alla nostra complice e mondana ricerca d’avventura.

La osservai mentre mangiava il gelato. I capelli biondi raccolti. Teneva lo sguardo basso concentrata sul grande bicchierone ricolmo di panna. Ogni tanto alzava gli occhi e mi guardava languidamente. Mi ricordai di altri occhi con quella luce nello sguardo. Occhi con lo stesso taglio; occhi di una Pentesilea mai piu’ incontrata. Una Pentesilea che odorava di albicocca.

Qualcosa di malinconico sali’ dal profondo dei miei ricordi e decisi che non avrei piu’ giocato. Guardai lui che guardava lei che guardava me. Sentivo che quella non sarebbe stata una fine ma un nuovo inizio. Chiesi di pagare il conto ed uscimmo.


L’accompagnammo all'hotel. Era gia’ pomeriggio inoltrato. Lei sarebbe partita la mattina dopo, io e lui, invece, avremmo ripreso il nostro viaggio la sera stessa.

Odio gli addii. Porterei tutti quanti con me. Come una zingara riempirei il carrozzone trainato da cavalli e girerei per il mondo con la mia troupe di saltimbanchi, equilibristi, mangiatori di fuoco, ballerine e clowns. Monterei le tende del mio circo negli angoli piu’ remoti ai confini del sogno e darei spettacoli ai quali assisterebbero tutti i bimbi che dentro di noi son prigionieri.

La baciai ancora una volta. Ci scambiammo i numeri di telefono. Ci promettemmo di sentirci presto e di ritrovarci alla prima occasione. Lui ci osservava in silenzio con aria quasi divertita, sorniona, come un papa’ che osservava la propria figlia mentre salutava l’amichetta alla fine della vacanza estiva.

Quando fummo soli gli domandai il perche’ di quella sua aria divertita, visto che aveva perso la scommessa.

“Tesoro – mi disse – perche’ dici di aver vinto una scommessa che in realta’ hai perso?”

Lo guardai con aria stupefatta.

“Come perso? Avevamo stabilito che l’avrei portata nel nostro letto gratis e mi pare di esserci riuscita. O no?”

Sempre con aria sorniona mi guardo’, mi abbraccio’ e fissandomi da una distanza di dieci centimetri mi disse:

“Di’ la verita’… Temevi che fossi io a perdere la testa per Olga e invece mi pare che…”

“Ma che c’entra questo? La scommessa non era su questo” replicai io, alterata forse piu’ per aver compreso il senso della sua allusione che per altro motivo.

“Infatti la tua cotta per lei non c’entra nulla… – concluse sorridendo cinicamente – solo che ieri al bar le hai offerto due grasshopper. E li hai pagati tu!”


* Dobroie utro, ti karasho spal? – Buon giorno, dormito bene?
** Da, ochen karasho, spasibo – Si, molto bene, grazie

martedì 30 ottobre 2007

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Diritti e doveri


Si puo’ scegliere di restare single e di non formare mai una famiglia. In questo caso si e’ liberi o libere di gestire la nostra vita sentimentale come meglio crediamo. Allorquando pero' ci prendiamo determinate responsabilita’ non possiamo farlo solo “formalmente”. Una persona matura, responsabile, corretta, coerente e degna di fiducia deve essere consapevole degli impegni che si prende di fronte a chi accetta di legarsi a lei o a lui nel vincolo matrimoniale.

Formare una famiglia non e’ obbligatorio. Non e’ un atto dovuto e predestinato fin dalla nascita. Si puo’ decidere di accettarla o di rifiutarla. E' una scelta, ma in ogni caso non si puo’ prendere di essa solo cio’ che fa comodo rifiutando cio’ che non aggrada.

So che faro’ arrabbiare qualcuno che mi legge, ma il codice civile italiano non l’ho scritto io. Il matrimonio e’ un vero e proprio contratto in cui le persone, nel pieno possesso delle loro facolta’ mentali ed in presenza di testimoni, accettano determinati diritti e doveri.

ARTICOLO 143: Diritti e doveri reciproci dei coniugi.
Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

Ho evidenziato in grassetto il punto che e’ stato oggetto di discussione accanita fra me e chi invece sosteneva che erano “perdonabili” alcune scappatelle dall’ambito coniugale.

Possibile che ci sia chi, quando fa comodo, non si ricordi neppure di cosa ha firmato?

lunedì 29 ottobre 2007

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L'importanza dello spessore


Le persone piu' piatte sono piu' vogliono emergere. Chissa' perche' e' cosi', ma e' un fatto conclamato.

Le persone piatte come fogli di carta alzano la loro testolina piatta tentando di farsi notare ma nessuno le vede perche' sono circondate da chi ha piu' spessore di loro.

Il comportamento coerente sarebbe quello di acquisire spessore anche loro ma, ahime', le persone piatte sono anche pigre ed inconcludenti per cui preferiscono usare una diversa tattica: coalizzandosi con i loro simili (piatti) cercano di "schiacciare" chi ha spessore in modo che la loro piattezza emerga al di sopra di tutto.

Creano cosi' un mondo piatto, popolato da persone piatte che, come loro, competono per pochi micron di spessore.

Quando ogni tanto fa l'apparizione chi ha la colpa di avere uno spessore come quello di un cartoncino, si mobilitano tutti insieme e, mettendosi l'uno sull'altro, cercano di schiacciarlo in modo da ritornare ad essere visibili nella loro piattezza.

Qualche volta ci riescono (dipende dallo spessore del cartoncino), ma quasi sempre, invece, fanno delle grandissime figure da fogli di carta... igienica.

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Qualcosa sta cambiando


Riporto qui di seguito un messaggio ricevuto da un lettore. Avrei potuto ricamarci su un post piu' elaborato, parlare di utopie e di progetti. In realta' il suo scritto e' cosi' esplicativo che non necessita di alcuna aggiunta.

Sono rimasto favorevolmente impressionato da quanto è accaduto (STA accadendo) in Argentina, non tanto per la vittoria (forse scontata) alle Presidenziali di Cristina Kirchner (personalmente preferivo Elisa Carriò ma questo è un dettaglio insignificante ;-)), quanto per il fatto che i due candidati principali alla Presidenza di quel Paese fossero proprio due donne.

Ecco un segnale FORTE: la reale esigenza e volontà di cambiare espressa da quella popolazione, peraltro così vicina a quella italiana per diversi fattori sociali e culturali.

Probabilmente si è ancora lontani dallo scenario che hai spesso descritto (verosimilmente il nuovo CdA sarà comunque formato anche da uomini...), ma voglio realmente sperare che questo tipo di guida per un Paese possa essere significativo e di esempio anche in altri ambiti e contesti.

Mi piacerebbe leggere qualcosa sul tuo diario, ma mi rendo ben conto del rischio di una "deriva" politica o strumentale....per cui mi limiterò qui in queste poche righe ad esprimere questa opinione ;-)


Il tuo desiderio e' stato, credo, esaudito. Da parte mia posso dire che resto sempre favorevolmente sorpresa quando delle parole sincere di tal portata provengono da un appartenente al genere maschile. Grazie.

domenica 28 ottobre 2007

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Masturbazione: mentale e non


Il post sul Giudizio Universale ha suscitato non pochi commenti. Alcuni addirittura arrabbiati e pieni d'insulti (che non ho pubblicato) da parte di chi si e’ sentito chiamato in causa come onanista compulsivo. Era ovvio che tale argomento avrebbe generato reazioni e sarebbe stato mal accettato da determinati personaggi ormai ben noti. Ho anche notato l’apertura di 3D collegati al mio post, dove si fa una smaccata allusione al fatto che in realta’ l’onanista sarei io, poiche’ sarei (cito testualmente) “donna abituata a non avere contradditorio, tipico profilo di chi con la masturbazione sembra darsi del tu”.

A tal riguardo vorrei precisare che nel passato ho avuto piu’ di una volta occasione di confrontarmi con qualsiasi interlocutore che si proponesse. Non mi sono mai tirata indietro. Chi mi legge da mesi, se non da anni, sa benissimo che non mi sono mai rifiutata di partecipare a contese dialettiche anche serrate, ma alla fine tutto cio', il partecipare come sta facendo adesso Lucenera, ha avuto il solo risultato di mobilitare il solito branco e di farmi espellere. Quando e' avvenuto nessuno dei vari personaggi che oggi fanno da "portavoce" a quelli che loro dicono essere i "veri" pensieri maschili e femminili ha avuto il coraggio di dire niente a riguardo, per cui mi pare alquanto ipocrita adesso accusarmi di aver preso la via del blog-esilio.

Ma gli immondezzai non sono, come pensano coloro che ci stanno collegati 18 ore al giorno, gli unici ambienti in cui s’interloquisce, cosi’ come le speranze, sogni, i desideri, le soddisfazioni virtuali non rappresentano la “vita reale”. Pertanto resto alquanto basita quando ho modo di leggere cio' che scrivono i frequentatori degli hammam onanisti. Molti di costoro, che vivono al limite della farsa, hanno perso il senso della realta’. Al sicuro da verifiche, da dietro il loro monitor, si permettono di “consigliare” quale sia il miglior sistema di vita da adottare con frasi tipo “scopate di piu’… uscite di piu’… arrabbiatevi di meno… pensate di piu’ ai veri valori”, quando in realta’ sono loro i primi ad essere imprigionati nel “web”, in una tela fatta da un ragno che vive al loro interno e che si chiama “frustrazione”.

Della frustrazione, pero', scrivero’ in un altro momento. Oggi voglio discutere di masturbazione.

Non e’ mia intenzione dilungarmi a spiegare cosa sia, in quanto si puo’ leggere tutto QUI. L’articolo su Wikipedia spiega esaurientemente cio’ che differenzia le pulsioni maschili da quelle femminili e come i due generi si relazionano nei confronti della pratica masturbatoria, pero’ ambienti come gli immondezzai offrono la possibilita’ di osservare direttamente i comportamenti. Soprattutto quelli maschili.

La mancanza di interlocutrici femminili di spessore da una parte ed il grande egocentrismo di coloro che si autoproclamano guru e depositari della verita’ dall’altra, non offrono una visione a 360 gradi di cio’ che in certi forum con tematica pay-for-sex si vorrebbe trattare: le escort, le loro pulsioni, i loro pensieri, le loro aspettative, in modo da assumere il miglior atteggiamento per rapportarsi con loro, cosi’ da ottenere il massimo, sia come servizio che come “partecipazione”.

In certi ambienti c’e’ fondamentalmente una voglia di “non ascoltare”, di parlarsi addosso, di mostrare agli altri quanto si e’ sagaci. Esattamente come fanno i ragazzetti appena adolescenti che confrontano il loro pene con quello dei compagni . Un atteggiamento che molti appartenenti al genere maschile hanno spesso nei confronti di tutto cio’ che li circonda; atteggiamento superficiale e poco incline ad andare in profondita’.

Vogliamo parlare di masturbazione? Oppure devo soddisfare la curiosita’ morbosa che molti hanno di sapere come mi masturbo io?

Sinceramente credo sia la seconda ad interessare la maggior parte dei lettori. Parliamone.

Anzi no, preferisco non parlarne affatto perche’ non e’ cosa che riguardi il pubblico di internet. La masturbazione e’ la cosa piu’ privata che esista: faccio sesso con me stessa per cui che cavolo c’entrano gli altri? A che scopo rivelare alla platea i dettagli del gesto che piu’ di tutti appartiene alla mia intimita’?

Noi donne non siamo come gli uomini che dicono tutto cio’ che fanno. Noi siamo piu’ timide, chiuse, riservate. Se rivelassimo al mondo intero come lo facciamo, la masturbazione perderebbe la caratteristica che la contraddistingue come personale.

Invece gli uomini sono soliti dire tutto quello che fanno, quando lo fanno, quante volte lo fanno. Esattamente come quando da adolescenti si misurano il pene con i compagni.

E poi non lo facciamo cosi’ spesso come gli uomini. Siamo piu’ interessate alla concretezza; non ci eccitiamo con immagini pornografiche. La nostra sessualita’ e’ legata ad un erotismo in cui l’immaginazione e’ determinante. Un erotismo poco visibile se non viene scavato in profondita’. Cosa che per chi e’ "naturalmente" superficiale e' impossibile fare.

Perche’ tutto questo? Semplice: noi quando vogliamo far sesso troviamo sempre chi e’ disposto (o disposta) a far da partner. Lo otteniamo quando e come vogliamo. Quelli che invece vanno spesso “in bianco” sono gli uomini. Ed e' per questo motivo che per superare la loro impasse arrivano a pagarci.

Inoltre se noi diciamo no e’ NO, mentre loro sono sempre pronti, come i BONOBO.

martedì 23 ottobre 2007

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Il Giudizio Universale


Fine del Mondo, fine del Tempo.

Tutti sono in attesa di essere giudicati. Una folla immensa di persone si estende a perdita d’occhio. C’e’ chi ancora non riesce a rendersi conto di quanto sta accadendo: il Mondo e’ finito cosi’ in fretta che non ha fatto in tempo ad accorgersene. C’e’ invece chi era gia' preparato da tempo a questo evento. Poi ci sono quelli che ancora non ci credono, gli scettici, coloro che avevano messo in dubbio che sarebbe arrivato questo Momento.

Tutti mormorano sommessamente.

Appartenenti ad ogni razza e religione, potenti, derelitti, belli, brutti, ricchi, poveri, uomini, donne, bambini, vecchi Tutto il genere umano e’ presente. Ci sono tutti, ma proprio tutti!

C’e’ anche l’immondezzaio al completo. Sono tantissimi: 100.000 o forse piu’. Alcuni hanno due, tre, quattro… persino venti teste e questo fa apparire il gruppo ancor piu’ numeroso. C’e’ chi prega piagnucolando e c’e’ chi fa lo spavaldo tenendo fede al suo personaggio di “uomo denim” che non deve chiedere mai. C’e’ il romantico, il cinico, il tirchio, il saputello, il curioso, lo sprovveduto…

Ciascuno preoccupato di quello che potra’ essere il Giudizio finale. Giudizio che verra’ emesso di li’ a poco.

Le grandi Porte sono serrate. Dall’altra parte c’e’ chi giudichera’, uno per uno, ogni peccatore riunito fuori, eleggendo il meritevole alla gloria del Paradiso oppure condannando colui che non si e’ pentito alle fiamme dell’Inferno.

Ad un certo punto accade qualcosa: una piccola apertura posta al lato di uno dei due grandi portoni si schiude. Il brusio cessa immediatamente. Ognuno rivolge l’attenzione verso quel momento che decidera’ le sorti del suo destino.

Dalla piccola apertura esce un tipo. Attende un attimo che il silenzio sia assoluto e che l’attenzione generale sia rivolta a lui e dice: “Vi preghiamo di scusarci, siamo un po’ in ritardo con i tempi ed il Giudizio iniziera’ fra pochissimo. Intanto… pare… dico PARE… che le seghe non contino!”.

Un boato di sospiri di sollievo si leva dai 100.000 dell’immondezzaio.

lunedì 22 ottobre 2007

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Saro' franca


Saro' sincera e diro' francamente cio' che penso.

Ci fu un momento in cui chi credevo amico mi rivelo' di se' cose private. Cose che ho raccolto nella collezione d'esperienze, positive e negative, che ho vissuto. Cose talmente personali che se volessi, se fossi cinica, crudele, fetida, vendicativa, se avessi dentro quel sentimento di astio misto a dolore, di odio per il mondo e di disprezzo per chi nel mondo vive una vita serena, potrebbero ferire, umiliare, distruggere chi con me non ha avuto un minimo di cuore.

Cose che invece resteranno per sempre chiuse a chiave dentro la mia anima. Perche' la mia amicizia di allora era sincera.

domenica 21 ottobre 2007

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Dipendenze (2)


Proseguendo nella divulgazione di quelle che possono essere dipendenze comuni delle quali le persone non si rendono conto, come nel caso dell'Internet Addiction Disorder che mi coinvolge in prima persona, ecco qua un altro tipo di dipendenza alla quale, invece, sono del tutto estranea.
Sono pero' certa che, probabilmente, alcune delle persone che mi leggono rifletteranno attentamente.
Riporto QUESTO articolo da Internet (ovviamente).

LA DIPENDENZA SESSUALE

Premessa:

Oltre il 6% dei maschi italiani tra i 20 e i 45 anni manifesta i sintomi di una chiara dipendenza sessuale. È ossessionato cioè dall'idea di fare l'amore il più spesso possibile e ricorrendo a tutti i mezzi immaginabili. Questo secondo una ricerca firmata da un'equipe di sessuologi dell'Istituto italiano per lo studio delle psicoterapie, Filippo Petruccelli, Elisabetta Notaro e Nada Loffredi.
L'indagine è stata condotta dall'ottobre del '99 al novembre scorso, su un campione di 1.300 uomini, eterosessuali, fra i 20 e i 45 anni, sulla base di un test diagnostico americano che valuta la scala di dipendenza dall'atto sessuale nei maschi.
Il 6,2% dei soggetti intervistati (per esigenze di omogeneità dei risultati è stato scelto un campione il più possibile eterogeneo per caratteristiche sociali) manifesta una perdita di controllo sul proprio comportamento sessuale, non particolarmente grave ma tale da consigliare 'ulteriori accertamenti clinici'.
Il soggetto tipico affetto da questo 'disturbo' è in Italia un uomo, la cui età si aggira intorno ai 30 anni, con relazione sentimentale stabile o sposato, laureato e con un reddito annuo medio. I soggetti che presentano i punteggi più alti al test messo a punto dai ricercatori hanno anche manifestato 'una tendenza più marcata, rispetto al resto del campione, a porsi in una buona luce, a rispondere alle altre domande in modo conformista e desiderabile socialmente': un comportamento di negazione dei propri aspetti sgradevoli, scrivono i ricercatori, così marcato da autorizzare la descrizione di 'Dr. Jekyll e Mr. Hide' del sesso.
Il maschio in preda a dipendenza sessuale, inoltre, accentua una serie di patologie e disturbi della personalità: lo stesso 6,2% di sexual addicted, riferiscono i ricercatori, presenta anche un livello di ansia, di depressione latente, di impulsività, di aggressività e di ossessività più alto rispetto alla media della popolazione.


DEFINIZIONE DI DIPENDENZA SESSUALE

Per una prima definizione completa di questa patologia potremmo riferirci a Carnes il quale scrive che il dipendente sessuale instaura una relazione distorta, in grado di modificargli l'umore, con le cose o le persone.

Progressivamente passa attraverso fasi nelle quali si ritira dagli amici, dalla famiglia e dal lavoro. La sua vita segreta diviene più reale di quella pubblica, sebbene a causa di questa doppia identità sperimenti potenti sentimenti di vergogna.

Un elemento essenziale della sanità è essere radicati nella realtà; nella misura dunque, in cui il dipendente distorce la realtà, la dipendenza sessuale diviene una forma di malattia (Carnes, 1991, p. 4).

La nozione di dipendenza sessuale a volte è confusa con la normale positiva, piacevole ed intensa sessualità goduta dalla popolazione normale o con la semplice alta frequenza di rapporti sessuali. Alcune persone vivono degli eccessi sessuali ma sono in grado di controllarli e dir loro di no.

I dipendenti sessuali ,invece, hanno perso il controllo sulla loro capacità di dire no, sulla loro abilità di scegliere. Il loro comportamento sessuale è parte di un ciclo di pensieri, sentimenti ed azioni che non possono più controllare.

Invece di gustarsi il sesso come una fonte di piacere, il dipendente sessuale ha imparato a relazionarsi al sesso per confortarsi dal dolore, prendersi cura di sé, rilassarsi dallo stress. Contrariamente all'amore, l'ossessionante malattia trasforma il sesso nella relazione primaria o nei propri bisogni per i quali tutto il resto viene sacrificato, inclusi la famiglia, gli amici, i valori, la salute, la sicurezza ed il lavoro .

Inevitabilmente l'euforia prodotta dall'atto sessuale dura tanto quanto il rituale sessuale. Mentre per i tossico-dipendenti o gli alcolisti l'euforia svanisce lentamente man mano che la droga svanisce dal loro corpo, i dipendenti sessuali si sentono inebetiti, tristi, in colpa, praticamente subito dopo l'evento sessuale.

Cessato l'orgasmo, i dipendenti sessuali sperimentano sentimenti di disperazione e di odio nei propri confronti. Si sentono come truffatori, impostori e codardi, ma non è ancora abbastanza per smettere. Anzi, la pressione creata dai loro pensieri negativi circa se stessi e i sentimenti di rimorso, vergogna e odio nei propri confronti, li portano al punto dove il sollievo è assolutamente necessa-rio. Come gli alcolisti cercano sollievo nel bicchiere, così i dipendenti sessuali lo cercano nel sesso e nel piacere che questo fornisce loro, stabilendo in questo modo il ciclo vizioso di una malattia progressiva che alla fine rende le loro vite impossibili da gestire.

A questo punto potremmo delineare una ulteriore definizione sintetica di dipendenza sessuale come di una relazione malata con il sesso, che ha lo scopo di permettere alla persona di alleviare lo stress, di fuggire dai sentimenti negativi o dolorosi, dalle relazioni intime che non è capace di gestire; questa relazione diviene il bisogno fondamentale rispetto al quale tutto il resto viene sacrificato, comprese le persone che vengono considerate solamente come oggetti da usare.


CARATTERISTICHE DELLA DIPENDENZA SESSUALE

Pattern di comportamenti fuori dal controllo:
L'aumento, l'estensione e la durata dei comportamenti eccedono regolarmente quello che la persona voleva.
I dipendenti possono anche vedere che stanno mettendo la loro vita in pericolo e nonostante questo persistono nei loro comportamenti.
Molte persone qualche volta abusano della propria sessualità, passano dei periodi di eccessi sessuali o fanno degli errori dal punto di vista sessuale. Nonostante ciò imparano a regolare il proprio pattern sessuale a livelli più confortevoli o sicuri.
I dipendenti sessuali sono incapaci di regolare il proprio comportamento sessuale da soli.

Gravi conseguenze dovute ai comportamenti sessuali:
I dipendenti sessuali danneggiano se stessi a vari livelli:

fisico,
economico,
sociale,
cognitivo
emotivo.

Incapacità di smettere nonostante le gravi conseguenze:
Nonostante le gravi conseguenze dei loro atti, i dipendenti sessuali non trovano il modo e le 'forze' per interrompere il loro pattern di comportamenti autodistruttivi.
Rimangono vittime del loro ciclo di dipendenza nonostante promettano più volte a se stessi e agli altri di smettere. La dipendenza sessuale ha preso il sopravvento sulla loro capacita di scegliere.

Persistente perseguimento di comportamenti autodistruttivi e rischiosi:
I dipendenti sessuali si ritrovano a fare delle cose pericolose. Ignorano la realtà, la distorcono e perdono contatto con essa. Il risultato è che i comportamenti pericolosi continuano.

Crescente desiderio o sforzo di controllare i comportamenti sessuali:
Quasi tutti i dipendenti sessuali promettono a se stessi di interrompere i loro comportamenti. Dicono che si fermeranno "da questo momento in poi" o "dopo questa volta". Non succede mai, però.
Essi inoltre, possono andare all'estremo opposto al fine di controllare la loro attività sessuale.
Nella ricerca svolta da Carnes il 71% ha riportato periodi di anoressia sessuale, dove tutte le necessità e i comportamenti sessuali erano strettamente controllati. Questi sforzi, in ogni caso, alimentavano semplicemente la dipendenza.

Ossessione sessuale e fantasie come prime strategie di coping:
La preoccupazione sessuale diviene l'analgesico del dipendente sessuale. L'ossessione e la fantasia divengono le primarie strategie di coping.
Pianificare, pensare, intuire e cercare opportunità costituiscono la strategia messa in atto ogni giorno. La dipendenza sessuale presenta delle particolari difficoltà dal punto di vista sia diagnostico che terapeutico in quanto la persona può fuggire in uno stato alterato semplicemente attraverso l'ossessione e la fantasia. Per tutto il giorno il può spendere la maggior parte del tempo in uno stupore sessuale. L'ossessione diviene il fattore dominante nel suo mondo. I comportamenti sessuali divengono poi il centro in cui l'energia dell'ossessione trova sfogo. Il dipendente rilascia la tensione e riduce l'ansia cercando l'acting-out sessuale.

Incremento dell'attività sessuale in quanto l'attuale livello di attività non è più sufficiente:
Un aspetto importante delle dipendenze è l'assuefazione. La persona si abitua a un'attività, a una sostanza o a un'altra persona e alla fine, in seguito al loro utilizzo, non sperimenta più il piacere che provava inizialmente. Conseguentemente la persona ha bisogno di una quantità sempre maggiore di ciò da cui dipende per ottenere gli stessi risultati.

Gravi cambiamenti d'umore dovuti all'attività sessuale:
A causa delle conseguenze negative sugli stati affettivi della persona, la dipendenza sessuale causa gravi cambiamenti d'umore portandola a sperimentare in maniera improvvisa momenti di disperazione, profonda vergogna, isolamento e svalutazione.

Smodato aumento di tempo speso nella ricerca di esperienze sessuali, nel consumarle o nel riprendersi da esse:
Per i dipendenti sessuali, l'ossessione diviene il principale elemento organizzatore della giornata. Gli elementi basilari della vita, come il cibo, il sonno, il lavoro e i vestiti, divengono secondari. La maggior parte del tempo è spesa nella ricerca del sesso, nel vivere esperienze sessuali o nel riprendersi da esse, nonché per gestire le conseguenze della dipendenza.

Trascuratezza nei confronti di importanti attività sociali, lavorative e ricreative:
La famiglia, gli amici, il lavoro e gli hobbies vengono sostituiti dalla ricerca del sesso. Le decisioni sono prese in base a obiettivi sessuali e non secondo il buon senso, la ragione o il giudizio.

Piacere:
Un aspetto molto importante e spesso sottovalutato della dipendenza è il piacere.
L'elemento chiave di tutte le attività messe in atto dai dipendenti sessuali è la piacevole sensazione che esse producono. É questo che attira i dipendenti, ciò a cui rimangono legati e che devono ottenere. La maggior parte di loro dice di riporre più fiducia nelle esperienze sessuali che nelle persone. Essi sanno come sperimentare le sensazioni che vogliono e che possono produrre un piacere prevedibile e ripetibile. In questo modo rivolgersi al sesso per loro è come riottenere controllo e potere, sebbene sia vero anche il contrario, in quanto per sperimentare le sensazioni che desiderano dovranno comunque rivolgersi alle altre persone o a se stessi, e su entrambi sentono di non avere il controllo.

Dipendenza fisica:
La dipendenza fisica è simile a quella dalla cocaina. Il dipendente ha bisogno della droga, dell'attività o della persona che desidera allo scopo di sentirsi normale e funzionante.

Craving:
Il craving, definito anche "appetizione patologica", è l'intenso desiderio dell'attività, della persona o della sostanza dalla quale l'individuo dipende. In assenza di soddisfazione la persona sperimenta sofferenza.

Astinenza:
L'astinenza può essere di due tipi: fisico e psicologico.
- A livello fisico è causata dall'alterazione dell'equilibrio neurochimico.
- A livello emotivo è invece dovuta al legame che la persona instaura con i comportamenti sessuali quali mezzi per affrontare la vita ed i suoi problemi.

Compulsione:
L'aspetto compulsivo della dipendenza è quello più evidente in quanto si manifesta attraverso i comportamenti, contrariamente a molti altri aspetti che fanno parte della vita interiore della persona.
Raramente la persona decide coscientemente di anestetizzare i propri sentimenti spiacevoli con comportamenti sessuali. Tali sentimenti, che ella non riesce a riconoscere o ad esserne del tutto consapevole, mettono in moto, grazie a fantasie o pensieri ossessivi e rituali, il meccanismo ossessivo-compulsivo in maniera automatica. Una volta attivato, simile meccanismo guida il dipendente, che non riesce più a controllarsi, verso la soddisfazione del bisogno di piacere sessuale.

Segretezza:
Tutte le persone dipendenti in qualche modo sono disoneste, ingannano se stesse e gli altri. Questo in parte è dovuto alla vergogna e all'imbarazzo che provano per avere problemi in un'area considerata naturale. La segretezza aumenta inoltre l'eccitazione e l'intrigo, incrementando così il piacere.

Cambiamento di personalità:
Per anni molte persone hanno cercato di definire la personalità dipendente. In realtà nessuno l'ha mai trovata in quanto qualunque tipo di personalità può divenire tale. É piuttosto la dipendenza a cambiare profondamente la persona, dando così origine a una personalità che è la conseguenza e non la causa del processo di dipendenza. Ciò vuol dire che le persone afflitte da qualunque tipo di dipendenza manifestano dei tratti comuni. Il rinforzo positivo fornito dalle sostanze chimiche, dal sesso, dal cibo o del lavoro crea in loro la convinzione di poter ottenere soluzioni facili per esperienze sconfortanti. La loro personalità regredisce ad uno stato infantile ed esse sviluppano lo stesso tipo di personalità che guarda solo ai propri bisogni ed è capace solamente di chiedere.

Contraddizione delle proprie convinzioni etiche:
Un’ultima caratteristica della dipendenza sessuale è che spesso i comportamenti della persona non coincidono con le sue convinzioni circa cosa è morale e cosa non lo è, circa la propria sessualità.
La dipendenza la rende incapace di vivere nel modo in cui vorrebbe o di conformarsi al codice morale o all'immagine che disperatamente tenta di proteggere e di proiettare all'esterno. Naturalmente alcuni dipendenti riescono a mantenere le proprie convinzioni e con esse la dipendenza. Molto spesso, infatti, la persona non deve uscire dalla relazione monogama per soddisfare i propri bisogni. Un dipendente può masturbarsi cronicamente, indugiare nella pornografia o utilizzare i servizi di telefonia erotica senza essere tecnicamente un infedele.
A fianco di queste caratteristiche, Carnes pone altri classici segni dipendenza sessuale che fanno loro da sfondo:

. Sfruttamento degli altri: molti dei comportamenti vittimizzano le persone con cui il dipendente ha dei rapporti sessuali, attraverso l'intrusione o l'utilizzo della forza, nonché tramite lo sfruttamento della propria vulnerabilità. Il dipendente sessuale sfrutta infatti la propria incapacità ad instaurare relazioni intime come arma per attirare la gente a prendersi cura di lui.
· Non reciprocità: i comportamenti includono diseguaglianza e isolamento. Tipicamente non danno origine a intimità o ad un incremento della vicinanza emotiva.
· Oggettificazione: molti comportamenti privano della propria umanità le persone con le quali il dipendente ha rapporti, trasformandole in oggetti. Gli oggetti sessuali sono facili da sfruttare e da manipolare allo scopo di vivere esperienze rischiose che aumentano lo stato di eccitazione; inoltre non disturbano lo stato di trance del dipendente facendo domande. Griffi-Shelley (1991, pp. 22-26) sottolinea come l'enorme quantità di ossessioni e di fantasie può condurre il dipendente quasi ad uno stato di trance, specialmente in combinazione con i rituali. Grazie allo stato di trance i dipendenti anestetizzano la propria vita emotiva. Alle altre persone possono sembrare molto emotivi, specialmente nelle loro routine di seduzione, ma in realtà i loro sentimenti sono ben seppelliti. L'eliminazione dei propri sentimenti può essere una conseguenza della dipendenza o la complicazione di trascuratezze o di abusi infantili che hanno distorto i loro sentimenti. In ogni caso i dipendenti non provano profonde emozioni, per cui è abbastanza facile per loro oggettificare gli altri.
· Insoddisfazione: i comportamenti spesso lasciano le persone nella disperazione, ma nonostante questo ne vogliono sempre di più. L'insoddisfazione in parte proviene dalla mancanza di significato riguardo al contatto sessuale interpersonale e in parte dal fatto che il piacere sessuale anestetizza il dolore senza però guarirlo.
· Intensificazione della vergogna: i comportamenti creano vergogna e segretezza. Con un senso di sé diminuito, i dipendenti sono meno capaci di porre degli adeguati confini, eccetto quelli che riducono il rischio di venir scoperti.
· Fondamenta nella paura: la dipendenza sessuale affonda le proprie radici in pericoli, rischi e comportamenti illeciti che generano paura. L'eccitazione e l'attivazione sono direttamente collegati a quanta paura è presente.


Ecco, fin qui niente di nuovo. Tutte cose dette e stradette che, sono certa, i lettori che hanno avuto la pazienza di leggersi tutta questa "pappardella" psicologica, conoscono a menadito.
Io pure le conosco dato che gli afflitti da tale disturbo sono stati "il piatto in cui ho mangiato" per anni.

Pero'...

Pero' esiste un collegamento fra i due tipi di dipendenza che ho riportato oggi nel blog? Voglio dire: discutiamo di internet, di immondezzai, di persone affette da dipendenza sessuale (come e' logico intuire lo siano i puttanieri incalliti che stanno tutto il giorno collegati sui forum che trattano argomenti legati alla prostituzione online), e' possibile che le due cose vadano in "tandem"? E' possibile che internet agisca da "carburante" che alimenta questo tipo di disturbo?

Ecco QUI la risposta:


GLI UTENTI DI INTERNET SONO SEMPRE PIU’ SOLITARI E SESSUALMENTE DEPRAVATI

Ebbene sembra proprio che, dopo la dipendenza e l'asocialità, ora Internet provochi anche pesanti manie sessuali. Stavolta tocca alle rigorose analisi sui comportamenti degli utenti online diffuse dagli esperti.
Per maggior precisione, le risultanze del "primo sondaggio mondiale in stile 'click-and-tell' su sesso e Internet", condotto ultimamente dal noto sito.
Basandosi sulle risposte a tale sondaggio ne deriva che chi é sessualmente poco stabile é particolarmente a rischio nel contrarre dipendenza sessuale via Internet.
In altri termini, le varie aree sex-oriented - dai siti porno all'erotica letteraria alle chat room - possono spingere certi individui verso una compulsione sessuale impossibile da controllare. Con annessi problemi relazionali nella vita quotidiana, comportamenti distruttivi e seri pericoli di assuefazione.
Come spiega l'autore dello studio, il professor Alvin Cooper del Marital Services and Sexuality Centre di San José, California: "Otto su dieci visitatori abituali di siti a contenuto sessuale sono a rischio di sviluppare problemi con i colleghi sul posto di lavoro, e gran parte di costoro non soffrivano di dipendenza sessuale prima di navigare online."
Il professor Cooper parla di "compulsivi del cybersex" che avrebbero bisogno di assistenza e procedure di disintossicazione, come accade per alcolizzati o eroinomani. L'inevitabile corollario è quello di rivolgersi, per chi teme di essere sulla "strada che porta all'autodistruzione", all'aiuto di gruppi quali Sex and Love Addicts Anonymous, alle sessioni terapeutiche con gli esperti o quantomeno alle valutazioni online in stile self-help.

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Dipendenze (1)


Oggi, dato che non ho molta voglia di "ricercare" le fotografie nascoste nella "scatola" riposta nella soffitta della mia mente, ed avendo letto con interesse l'articolo che Zwallyz si ostina a diffondere (in modo quasi paranoico) in tutti quanti i forum in cui lui e' presente (e sono tanti), parleremo di "dipendenze". Ho deciso infatti di dare una mano a questa sua opera di proselitismo atto ad incanalare verso uno stile di vita piu' "ascetico" nei confronti di questa cosa che noi tutti/e stiamo utlizzando: internet.
Pare che anche certi governi cerchino di "limitare" l'uso di questo strumento fra la gente comune. Ovviamente lo fanno per un discorso legato alla "salute mentale" dei cittadini, per risparmiare loro sofferenze e dubbi, per non farli pensare troppo... non farli discutere troppo.
I motivi di Zwallyz, invece, mi sono oscuri, anche perche' lui stesso resta collegato alla rete per un numero rilevante di ore ogni giorno, per cui non sono in grado di comprendere il suo metodo. Forse vuol far vedere a tutti/e come si puo' diventare se si abusa troppo di questa nuova droga?
L' articolo e' comunque interessante e merita il tempo di un'attenta lettura.

Sindrome Internet Addiction Disorder
di Silvio Presta

Nel 1995 lo psichiatra Ivan Goldberg propose provocatoriamente l’introduzione nel DSM (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) di una nuova sindrome, che potremmo definire ‘al passo con i tempi’, denominata Internet Addiction Disorder.

Oggi l’esistenza del disturbo non è più in dubbio e la diagnosi viene posta utilizzando un test specifico, che risulta positivo nel caso in cui l’intervistato risponda affermativamente ad almeno cinque della seguenti domande:

1. Ti senti eccessivamente assorbito da Internet (pensi al collegamento precedente o pianifichi già la prossima sessione on-line)?
2. Senti il bisogno di passare sempre più tempo collegato alla Rete per ottenere la stessa soddisfazione?
3. Hai ripetutamente tentato di controllare, ridurre o interrompere l’uso di Internet, ma senza successo?
4. Ti senti irrequieto, nervoso, depresso o irritabile quando tenti di ridurre o interrompere l’uso di Internet?
5. Rimani on-line più a lungo di quanto originariamente intendessi?
6. Hai mentito ai familiari, al terapeuta o ad altri per nascondere l’entità del tuo coinvolgimento nella Rete?
7. Usi Internet come mezzo per scappare dai problemi o per alleviare l’umore disforico (per esempio, sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione)?

La dipendenza dalla Rete, che fa parte dei disturbi del controllo degli impulsi, presenta molte somiglianze con altri tipi di dipendenze, come il gioco d’azzardo patologico, il compulsive shopping, ed anche con i veri e propri abusi di sostanze.

L’Internet Addiction condividerebbe infatti con queste dipendenze alcune caratteristiche essenziali:
- la dominanza: l’attività (come la sostanza) domina costantemente pensieri e comportamento;
- la instabilità dell’umore: l’inizio dell’attività (come l’assunzione della sostanza) induce dei cambiamenti nel tono dell’umore;
- la tolleranza: è presente nel tempo la necessità di incrementare la quantità di attività (o di sostanza) per ottenere l’effetto piacevole, il quale tende altrimenti ad esaurirsi;
- l’astinenza: quando s’interrompe o si riduce il comportamento (o l’uso di sostanze) compare un senso di malessere psicofisico;
- il conflitto: è conseguenza del comportamento disturbato, e determina evidenti conseguenze sull’armonico adattamento familiare, sociale, scolastico e lavorativo;
- la negazione del problema: è presente, come in tutte le dipendenze, soprattutto nella fase della ‘luna di miele’, cioè quando il comportamento (come l’uso di sostanze) determina ancora prevalentemente una sensazione piacevole;
- le ricadute: vi è la frequente tendenza a ricominciare l’attività (come l’uso di sostanze) dopo averla interrotta.

Altre manifestazioni non specifiche, e perciò più subdole, possono essere rappresentate da alterazioni del ritmo sonno-veglia e stanchezza cronica (per la frequente preferenza per i collegamenti notturni), ridotta efficienza del sistema immunitario, alterazioni dell’appetito, scarsa cura di sé, cefalea, alterazioni della vista, comparsa di problemi ortopedici come un frequente mal di schiena e la sindrome del tunnel carpale (per l’uso continuativo del mouse). Alcuni soggetti predisposti possono addirittura presentare vere e proprie crisi epilettiche che si verificano per l’incessante stimolazione visiva dovuta alla lunga permanenza di fronte allo schermo del computer.

Lo stato attuale delle conoscenze non permette di indicare con certezza quali siano le alterazioni neurochimiche coinvolte nell’insorgenza del disturbo, e quali ne siano le conseguenze. Le ipotesi più accreditate suggeriscono l’esistenza di uno squilibrio tra il sistema della serotonina, della dopamina e degli oppioidi endogeni, sostanze fondamentali per il funzionamento del sistema nervoso, la cui modifica determinerebbe un alterato funzionamento dei cosiddetti ‘centri del piacere’. Con il passare del tempo, questa alterazione tenderebbe a cronicizzarsi, causando una sorta di anomalo ‘reset’ cerebrale.

Tra le numerose varianti con le quali l’Internet Addiction può presentarsi, una è rappresentata dalla cosiddetta Cyber-relation Addiction. Questa si caratterizza per la tendenza ad instaurare rapporti d’amicizia o amorosi con persone conosciute on-line, principalmente via chat, forum o newsgroups. Si tratta di una forma di relazione nella quale gioca un ruolo fondamentale l’anonimato, il quale permette di attribuirsi specifiche fisiche e caratteriali anche molto lontane da quelle che il soggetto presenta nella vita reale. Da ciò deriva che il numero di incontri che si realizzano in seguito a da questo tipo di conoscenza non è in realtà elevatissimo.

Le relazioni virtuali divengono progressivamente più importanti di quelle reali ed il soggetto va incontro ad un progressivo isolamento, vivendo in un mondo parallelo, popolato da persone idealizzate e nel quale la comunicazione avviene attraverso quella forma linguistica, grammaticale e visiva del tutto speciale, chiamata ‘irachese’ dalla sigla IRC (Internet Relay Chat) e comprendente i ben noti emoticons e smiles.

Tra gli Internet-addicted si possono evidenziare due tipologie di soggetti: coloro che avevano già manifestato altri disturbi psicologici in precedenza (tra i più frequenti, disturbi dell’umore, d’ansia, della condotta alimentare, del controllo degli impulsi, ma anche disturbi di personalità fino a veri e propri quadri psicotici), e coloro che non avevano mai presentato, almeno apparentemente, alcuna psicopatologia.

Nel primo caso, sappiamo che aver già sofferto di altri disturbi rappresenta un fattore che facilita ogni tipo di assuefazione, dalla droga, all’alcool, al gioco d’azzardo, al sesso, al web: in altre parole, si diventa dipendenti da un certo tipo di stimolazione esterna.

Nel secondo caso, invece, sono i primi contatti con la ‘sostanza’ (la Rete) ad accendere il bisogno, il quale successivamente si alimenterà, si automanterrà e si intensificherà ad ogni successiva ‘assunzione’, cioè ad ogni collegamento.



L'articolo e' stato tratto da QUI


PS: ho risposto a tutte le domande e le risposte indicano chiaramente che il soggetto denominato "chiaradinotte" e' affetto da questa sindrome. Mi devo preoccupare? :-)

sabato 20 ottobre 2007

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Il bavaglio alla rete


E' di questi giorni la notizia che il governo italiano, in data 12 ottobre 2007, avrebbe preparato in sordina un provvedimento che, se fosse approvato dal parlamento, farebbe chiudere il 99% dei blog esistenti in Italia.

La notizia la potete leggere QUI

A tale proposito si sono espressi alcuni "aurorevoli" blogger italiani: da Beppe Grillo QUI ad Antonio Di Pietro QUI. Interessante anche l'articolo scritto sul blog clone di Clemente Mastella QUI.

Credo che tutto cio' si possa commentare in un solo modo: stato di difficolta' e di paura in cui verte un CdA terrorizzato dalle possibilita' "rivoluzionarie" assunte dal "giochino" chiamato Internet. Un "giochino" che e' servito in un primo momento a far gonfiare i conti alle Cayman, ma che in breve tempo potrebbe sovvertire l'ordinamento mondiale.

E non parlo solo di cio' che e' inerente ai 3/4 del mondo, i cosiddetti "barbari" che "premono" alle frontiere dell'Impero, ma anche quello che coinvolge aspetti piu' legati ad una diversa "concezione" della gestione e dell'amministrazione di questo bene. Un bene che non appartiene solo ad un'elite di persone privilegiate, ma che appartiene a tutti gli esseri umani che popolano questo pianeta. Comprese le donne.

Sono certa che il giorno in cui il CdA attualmente in carica fosse costretto a rassegnare le dimissioni, il successivo avrebbe ben presente questa incomparabile "lezione di democrazia".


Aggiornamento 21 ottobre 2007: leggete QUI

Aggiornamento 23 ottobre 2007: QUI

mercoledì 17 ottobre 2007

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La sindrome del molestatore assillante


So che avrei potuto semplicemente indicare il link sul quale leggere l'articolo, ma spesso, con il tempo, determinati siti vengono rimossi e conseguentemente viene perduto il materiale in essi contenuto. Dato che ritengo il fenomeno dello stalking (soprattutto del cyberstalking) in crescita a causa della facilita' con la quale le persone possono nascondersi dietro ad una tastiera, coinvolgendo come vittime principalmente le donne, ritengo di riportare l'articolo scritto QUI dalla Dott.ssa Monica Monaco in modo che chi mi legge abbia modo di comprendere bene la dinamica del fenomeno e la gravita' della patologia che coinvolge sempre piu' persone affette da sindrome del molestatore assillante.


LO STALKING: CONOSCERLO E DIFENDERSI

Alcuni comportamenti come telefonate, sms, e-mail, “visite a sorpresa” e perfino l’invio di fiori o regali, possono essere graditi segni di affetto che, tuttavia a volte, possono trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione in grado di limitare la libertà di una persona e di violare la sua privacy, giungendo perfino a spaventare chi ne è destinatario suo malgrado.
A diventare “molestatore assillante” o “stalker” può essere una persona conosciuta con cui si aveva qualche tipo di relazione o perfino uno sconosciuto con cui ci si è scontrati anche solo per caso, magari per motivi di lavoro.

Inseguimento, molestia, persecuzione

Inseguimento, molestia e persecuzione possono manifestarsi sotto innumerevoli forme.
Esse possono essere qualcosa di sporadico oppure possono essere insistenti manifestazioni di un fenomeno psicologico e sociale conosciuto soprattutto con il nome di “stalking” , ma chiamato anche “sindrome del molestatore assillante” , “inseguimento ossessivo” o anche obsessional following . La terminologia più comune, quella di “stalking”, è stata coniata con la finalità di raffigurare simbolicamente, con un termine in lingua inglese che significa “appostarsi”, l’atteggiamento di chi mette in atto molestie assillanti e per questo viene definito “stalker”.
Il “molestatore assillante” manifesta, infatti, un complesso insieme di comportamenti che vengono ben racchiusi sinteticamente dall’espressione “fare la posta” che comprende l’aspettare, l’inseguire, il raccogliere informazioni sulla “vittima” e sui suoi movimenti, comportamenti che sono quasi sempre “tipici” di tutti gli stalkers, al di là delle differenze rilevate di situazione in situazione.

In effetti alcuni studi compiuti su questo fenomeno (Mullen P. E. & al., 2000) hanno distinto due categorie di comportamenti attraverso i quali si può attuare lo stalking.

- La prima tipologia comprende le comunicazioni intrusive , che includono tutti i comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie emozioni, sui bisogni, sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati affettivi amorosi (anche se in forme coatte o dipendenti) che a vissuti di odio, rancore o vendetta. I metodi di persecuzione adottati, di conseguenza, sono forme di comunicazione con l’ausilio di strumenti come telefono, lettere, sms, e-mail o perfino graffiti o murales.

- Il secondo tipo di comportamenti di stalking è costituito dai contatti, che possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo diretto, quali ad esempio pedinare o sorvegliare, che mediante comportamenti di confronto diretto , quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni. Generalmente non si ritrovano due tipologie separate “pure” di stalkers, ma molestie in forme miste in cui alla prima tipologia, in genere segue la seconda specie di azioni.

Il comportamento stalkizzante è stato delineato nei suoi dettagli più specifici che permettono di distinguerlo da comportamenti simili (Galeazzi G.M., Curci P., 2001). A tal proposito, sono particolarmente importanti tre caratteristiche di una molestia perché si possa parlare di “stalking”:

1) l’attore della molestia, lo stalker, agisce nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideo-affettivo, basato su una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente immaginata (in base alla personalità di partenza e al livello di contatto con la realtà mantenuto);

2) lo stalking si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati sulla comunicazione e/o sul contatto, ma in ogni caso connotati dalla ripetizione, insistenza e intrusività;

3) la pressione psicologica legata alla “coazione” comportamentale dello stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima stalkizzata, definita anche stalking victim, in uno stato di allerta, di emergenza e di stress psicologico. Questi vissuti psicologici possono essere legati sia alla percezione dei comportamenti persecutori come sgraditi, intrusivi e fastidiosi, che alla preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria incolumità.


Identikit del molestatore assillante

La coazione che connota il comportamento di stalking, e che permette di delinearlo anche giuridicamente, ha fatto ipotizzare che tale problema fosse una forma di “disturbo ossessivo”. Tuttavia, come è stato osservato, i disturbi psicopatologici ossessivi sono connotati da vissuti egodistonici relativi ai comportamenti attuati e, conseguentemente, da un malessere provocato dalle idee, dai pensieri, dalle immagini mentali e dagli impulsi ossessivi legati alla persecuzione. Questi vissuti di disagio e di intrusione in realtà non risultano presenti in genere negli stalkers che, al contrario, tendono perfino a trarre piacere dal perseguitare.

È molto importante sottolineare altresì che lo stalking non è un fenomeno omogeneo; pertanto, risulta difficile fare rientrare i molestatori assillanti in una categoria diagnostica precisa o identificare sempre la presenza di una vera e propria patologia mentale di riferimento. Gli stalkers non sono sempre persone con un disturbo mentale e, anche se esistono alcune forme di persecuzione che sono agite nel contesto di un quadro psicopatologico, questa non è una condizione sempre presente così come non esiste sempre un abuso di sostanze associato al comportamento stalkizzante.

Ciò che è importante comprendere è che dietro a comportamenti di molestia simili possono celarsi motivazioni anche molto differenti tra loro. A questa conclusione si è giunti in seguito a studi che hanno esaminato il profilo psicologico di numerosi stalkers e, sulla scorta dei quali, si è giunti ad individuare cinque tipologie di stalkers , distinti in base ai bisogni e desideri che fanno da motore motivazionale (Mullen et al., 1999).

1) Una prima tipologia di molestatore insistente è stata definita “il risentito”. Il suo comportamento è sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta. Si tratta di una categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine della persona e poi la persona stessa. Il problema più grave è legato alla scarsa analisi della realtà: perché il risentimento fa considerare giustificati i propri comportamenti che, producendo sensazioni di controllo sulla realtà, tendono a loro volta a rinforzarli.

2) La seconda tipologia di stalker è stata denominata “il bisognoso d’affetto”, una tipologia che è motivata dalla ricerca di una relazione e di attenzioni che possono riguardare l’amicizia o l’amore. La vittima in genere viene considerata, per via di una generalizzazione a partire da una o più caratteristiche osservate anche superficialmente, vicina al “partner o amico/a ideale”, una persona che si ritiene possa aiutare, attraverso la relazione desiderata, a risolvere la propria mancanza di amore o affetto. Spesso il rifiuto dell’altro viene negato e reinterpretato sviluppando la convinzione che egli abbia bisogno di sbloccarsi e superare qualche difficoltà psicologica o concreta. Questa categoria include anche la forma definita “delirio erotomane”, in cui il bisogno di affetto viene erotizzato e lo/la stalker tende a leggere nelle risposte della vittima un desiderio a cui lei/lui resiste. L’idea di un rifiuto, vissuto come un’intollerabile attacco all’Io, viene respinta con grande energia e strutturando un’alta difesa basata sull’allontanamento della percezione reale dell’altro, delle sue reazioni e della relazione reale che viene sostituita da quella immaginaria.

3) Una terza tipologia di persecutore è quella definita “il corteggiatore incompetente”, che tiene un comportamento alimentato dalla sua scarsa o inesistente competenza relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e, quando non riesce a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani. Questo tipo di molestatore è generalmente meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione della stessa vittima, ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando persona da molestare.

4) Esiste poi “il respinto”, un persecutore che diventa tale in reazione ad un rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l’abbandono. Spesso oscilla tra i due desideri, manifestando comportamenti estremamente duraturi nel tempo che non si lasciano intimorire dalle reazioni negative manifestate dalla vittima: la persecuzione infatti rappresenta comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita totale, percepita come intollerabile. Nella psicologia di questo tipo di “inseguitore assillante” gioca un ruolo cruciale il modello di attaccamento sviluppato che è una delle forme di tipo insicuro, in grado di scatenare angosce legate all’abbandono che creano una tendenza interiore, più o meno consapevole, a considerare l’assenza dell’altro come una minaccia di annientamento e di annullamento del Sé.

5) Infine, è stata descritta una categoria di stalker definita “il predatore” e costituita da un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con una vittima che può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura, infatti, eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto. Questo genere di stalking può colpire anche bambini e può essere agito anche da persone con disturbi nella sfera sessuale, quali pedofili o feticisti.


La vittima e il legame con il suo Stalker

Molte persone che subiscono molestie assillanti sono donne di un’età più frequentemente compresa tra i 18 e i 24 anni. Tuttavia, alcuni tipi di persecuzioni, quali ad esempio quelle legate al risentimento o alla paura di perdere la relazione che nasce dall’essere respinti, sono rivolte principalmente a donne tra i 35 e i 44 anni.

Alcuni studi sul fenomeno in esame hanno mostrato dei risultati interessanti che servono a riflettere ulteriormente sulle caratteristiche delle vittime di stalking e sull’importanza della relazione che, spesso solo nella mente dello stalker, si instaura con tutta la capacità di influenza che può esercitare una relazione reale. A questo proposito si è riscontrato che esiste una “categoria sociale a rischio di stalking” rappresentata da tutti gli appartenenti alle cosiddette “professioni d’aiuto”, vale a dire i medici, gli psicologi, gli infermieri e ogni altra sorta di “helper”. Ciò sembra trovare due spiegazioni: da un lato questi professionisti entrano in contatto con bisogni profondi di aiuto delle persone e possono facilmente divenire vittime di proiezioni di affetti e relazioni interiorizzate; dall’altro le eccessive speranze di alcuni “pazienti” possono essere tradite dalla quotidianità professionale e lo stalking diventa una domanda di attenzione o una ricerca di vendetta per l’attribuzione di responsabilità sulla salute o sulla vita propria o dei propri cari, aspetti che non sono in realtà mai completamente nelle mani di nessuno.


Tecniche di comportamento Antistalking

Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è possibile generalizzare facilmente delle modalità comportamentali di difesa che devono essere adattate alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori.

Esistono tuttavia alcune regole utili.

- Innanzitutto, inutile negare il problema. Spesso, dal momento che nessuno vuole considerarsi una “vittima”, si tende a evitare di riconoscersi in pericolo, finendo per sottovalutare il rischio e aiutando così lo stalker. Il primo passo è allora sempre quello di riconoscere il problema e di adottare delle precauzioni maggiori rispetto a quelle adottate dalle persone che non hanno questo problema. Occorre informarsi sull’argomento e comprendere i rischi reali, seguendo dei comportamenti volti a scoraggiare, quando è possibile, gli atti di molestia assillante.

- Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, è necessario essere fermi nel “dire di no” una sola volta e in modo chiaro. Altri sforzi di convincere il proprio persecutore insistente, comprese improvvisate interpretazioni psicologiche che lo/la additano come bisognoso di aiuto e di cure, saranno lette come reazioni ai suoi comportamenti e quindi rappresenteranno dei rinforzi, in quanto attenzioni. Anche la restituzione di un regalo non gradito, una telefonata di rabbia o una risposta negativa ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking.

- Comportamenti molto efficaci per difendersi dal rischio di aggressioni sono quelli prudenti in cui si esce senza seguire abitudini routinarie e prevedibili, in orari maggiormente affollati e in luoghi non isolati, magari adottando un cane addestrato alla difesa, un modo che si è rivelato molto utile sia come concreta difesa che per aumentare la sensazione di sicurezza.

- Se le molestie sono telefoniche, non cambiare numero. Anche in questo caso, le frustrazioni aumenterebbero la motivazione allo stalking. È meglio cercare di ottenere una seconda linea, lasciando che la vecchia linea diventi quella su cui il molestatore può continuare a telefonare, magari mentre azzerate la soneria e rispondete gradualmente sempre meno.

- Per produrre prove della molestia alla polizia, non lasciarsi prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti.

- È utile mantenere sempre a portata di mano un cellulare in più per chiamare in caso di emergenza.

- Se si pensa di essere in pericolo o seguiti, non andare mai di corsa a casa o da un amico, ma recarsi dalle forze dell’ordine.


Le conseguenze dello Stalking

Purtroppo spesso, soprattutto per via di norme giuridiche che limitano gli interventi di prevenzione delle situazioni di emergenza, i comportamenti di stalking possono essere protratti a lungo con conseguenze psicologiche negative principalmente per la vittima, ma anche per chi lo agisce e, talvolta, per chi lo osserva.

La vittima, per quanto possa essere breve il periodo in cui viene perseguitata, rischia di conservare a lungo delle vere e proprie ferite. Le conseguenze dello stalking infatti, per chi lo subisce, sono spesso diverse e si trascinano per molto tempo cronicizzandosi. In base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate possono determinarsi stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, ma anche flashback e veri e propri quadri di Disturbo Post Traumatico da Stress.

Lo stalker che agisce compulsivamente tende a seguire i propri bisogni e a negare la realtà, danneggiando progressivamente la propria salute mentale e la qualità della propria vita sociale che si deteriorano sempre di più, via via che la persecuzione si protrae nel tempo.

Il pubblico degli episodi di stalking può essere il ristretto pubblico familiare che, identificandosi empaticamente alla vittima, può sviluppare preoccupazioni per la persona cara o forme vicarie di paura ed ansia. Ma il pubblico in senso ampio, grazie all’importante ruolo dei mass media, è la società, in cui l’esempio della violazione della privacy tollerata può rappresentare un modello comportamentale che alimenta le possibilità di nuovi fenomeni, anche perché quelli agiti spesso vengono spiegati (e parzialmente giustificati) sulla base di “possibili raptus” o di “eccessi di amore”.


Approfondimenti bibliografici

Meloy J. R., 1998, The psychology of stalking, Academic Press.
Mullen P.E., Pathè M., Purcell R., Stuart G., 1999, A study of stalkers. In American Journal of Psychiatry, 156, 1244-1249.
Oliviero Ferraris A., 2001, Stalker il persecutore. In Psicologia Contemporanea, 164, 18-25.

sabato 13 ottobre 2007

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La sfida


A questo punto lei volle metterlo alla prova in altro modo. Gli presento’ dei bambini di uguale eta’, tutti vestiti allo stesso modo. "Distingui i maschietti dalle femminucce!", gli disse. Salomone fece cenno ai suoi servi di portargli noci e grani arrostiti, che comincio’ poi a distribuire ai bimbi. I maschietti, che erano piu’ sfacciati, li prendevano e li mettevano nelle vesti. Le bambine, piu’ ritrose, li mettevano nel loro copricapo. Al che rispose: "Questi sono i maschietti e queste le femminucce". A questo punto lei esclamo: "Tu sei davvero sapiente".

Saper riconoscere almeno il genere degli interlocutori nel virtuale e’ essenziale allorquando intendiamo rapportarci con loro. Non credo sia possibile accettare la tesi secondo la quale, in questo contesto, non ha importanza se siamo donne o uomini oppure che si tratta di un gioco e che in fondo e’ giusto che ciascuno/a realizzi i suoi sogni.

Sogni di che? Di prendere in giro il mondo?

Personalmente mi sento ingannata da chi finge di essere qualcos’altro da cio’ che mi ha sempre detto di essere. Non mi riferisco al carattere o al livello sociale, su quelli la gente finge spesso anche nella vita reale, mi riferisco innanzitutto al genere sessuale. Nel momento in cui la “relazione” assume contorni piu’ personali ed in cui e’ richiesta una maggiore sincerita’, la verita’ diventa per me importante. Per questo motivo resto “scossa” quando scopro che chi ho di fronte non e’ cio’ che mi immaginavo fosse, ovvero cio’ che lui (o lei) diceva di essere.

Posso capire che coloro che ritengono di non essere piacevoli nella vita reale vogliano qui mostrare di se’ una loro versione artefatta ed edulcorata, ma non condivido questo atteggiamento perche' sono soprattutto offesa quando prendo coscienza che per tutto il “primo periodo” della conoscenza sono stata fatta oggetto di menzogna e di scherno.

Posso anche comprendere che le persone, una volta ormai avviato un “percorso” fatto di bugie, difficilmente riescano a cambiare strada ed a tornare indietro, ma in tal caso dovrebbero avere almeno il buon senso di fermarsi un attimo prima di addentrarsi in rapporti piu’ personali e tendenti “all’amicizia".

"Amicizia” (e la metto fra virgolette di proposito) presuppone sincerita’ e non una perenne giustificazione con annessa arrampicata sugli specchi, che poi non fa altro che aumentare il livello di sfiducia che viene a crearsi una volta scoperta la verita’.

Da tutto questo deriva la mia idiosincrasia per chi crede che nel virtuale, perche’ si ha la faccia nascosta dietro ad uno schermo, si possa fare e dire di tutto spacciandolo per “gioco” ed e' per questo motivo che i miei sensi si sono da anni allenati ad “attivarsi” in modo da saper intuire almeno il genere di chi sta relazionando con me.

Basta che analizzi l’uso di determinati termini, la costruzione delle frasi, le risposte ad alcune domande specifiche, per avere la “sensazione” chiara di mascolinita’ o di femminilita’ di chi si trova dall’altra parte.

venerdì 12 ottobre 2007

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C’e’ Tokaji e Tocai


In Italia la vendemmia si e’ conclusa, ma per il vino piu’ famoso d’Ungheria e’ ancora presto, perche’ la tradizione vuole inizi il 28 ottobre. Nel frattempo nella regione si stanno svolgendo le varie feste del vino che non sono delle semplici sagre paesane, ma delle vere e proprie fiere campionarie enologiche ove i produttori fanno assaggiare, accompagnati dalla degustazione di tipici cibi locali, i loro vini.
Potrei scrivere mille pagine sul Tokaji e su cio’ che esso rappresenta nella storia e nella cultura dell’area in cui viene prodotto poiche' esso fa parte della vita della gente, molta della quale deve proprio alla secolare tradizione enologica il proprio tenore di vita.
Ho trovato QUI un articolo di Mario Crosta che ben spiega cosa sia questo vino per il cui nome Italia ed Ungheria hanno combattuto una lunga ed aspra battaglia legale.

Tokaj e’ una piccola citta’ nella piu’ importante regione vinicola dell’Ungheria, Tokaj-Hegyalia, alla confluenza dei fiumi Tibisco e Bodrog ed ai piedi dei monti Carpazi. Le rarissime condizioni microclimatiche locali favoriscono lo sviluppo della nobile muffa Botrytis Cinerea nella stagione giusta sugli acini delle uve che possono appassire sulla pianta durante l’autunno particolarmente asciutto e solatio, raddoppiando e anche triplicando il livello degli zuccheri originari.
Il vigneto da cui si ottengono i vini Tokaji, cioe’ "di Tokaj", occupa oggi circa 6.600 ettari (erano 5.000 nell’anno in cui e’ stato abbattuto il muro di Berlino) in 28 villaggi che producono circa 200.000 ettolitri l’anno di vino.
Il territorio e’ costituito in prevalenza di loess e caolino adagiati su andesite e tufi vulcanici, che arricchiscono di elementi caratteristici estratti dal suolo il contenuto dei frutti e che permettono nei circa 40 chilometri di labirinto delle antichissime cantine la formazione del micelio nerastro Racodium Cellare che con umidita’ tra il 78% ed il 98% interagisce col legno delle botti e presiede la lunga maturazione dei vini.

Nella zona la vitivinicoltura ha tradizioni plurisecolari fin dai tempi degli antichi Romani che la chiamavano Pannonia dove le popolazioni locali, i Celti, gia’ avanti Cristo coltivavano le viti. Anche gli invasori Magiari del IX secolo s’innamorarono delle vigne, ma lo sviluppo maggiore lo dettero i monaci Paolini che impiantarono molti vigneti nella zona di Satoralijaujheli tra cui quelli sul Poggio detto Oremus per via delle loro preghiere che scandivano il placido ritmo del lavoro.
Oggi si coltivano i nobili vitigni bianchi Furmint (di provata origine friulana), Harslevelu, Oremus o Zeta e Muscat Lunel. Dalle loro uve, secondo tipiche metodologie diversificate, si producono tutti i vini della gamma, cioe’ Tokaji Furmint, Tokaji Oremus, Tokaji Muscat, Tokaji Szamorodni, Tokaji Forditas, Tokaji Kezoi Szuretelesu, Tokaji Eszencia, Tokaji Aszu Eszencia e Tokaji Aszu (si pronuncia ossu).
Alcuni vini sono secchi, forti, corposi, pieni e profumati, come quelli da Furmint e Harslevelu, ma la parte del leone la fa il Tokaji Aszu (i cui metodi di produzione, noti almeno dal XV secolo, sono stati scritti da M. Szepsy intorno al 1650), detto dai re di Francia "re dei vini, vino dei re". Niente di strano, da centinaia di anni i grappoli di uve per il Tokaji Aszu sono scelti e raccolti rigorosamente a mano e all’epoca del Re Sole le bottiglie di questo vino sostituivano la moneta negli scambi commerciali con i Magiari.
Le uve base sono Furmint (oltre il 60%), Harslevelu (circa il 30%) e il resto Muscat Lunel, zappatura triplice della vigna e vendemmia che puo’ iniziare dal 28 ottobre, giorno di San Simone.
Bisogna subito specificare che, pur essendo un vino molto curato dagli Enti preposti alla sorveglianza ed al controllo e pur vantando almeno quattrocento anni di tradizione enologica ben radicata, per il Tokaji Aszu si puo’ parlare di alcuni metodi di vinificazione, non di un solo metodo, ed anche di due stili diversi.

Il modo che conosciamo tutti per produrre vini botritizzati e’ quello di raccogliere le uve con la preziosa muffa, pressarle molto sofficemente in orizzontale e farne fermentare il mosto. L’alto contenuto zuccherino si trasforma in alcool fino ad un certo livello e il resto rimane non fermentato e dona la dolcezza al vino.
Nel Tokaji Aszu, invece, i grappoli appassiti sulla pianta per la Botrytis Cinerea sono raccolti e non pressati, ma addensati nei tini mescolandoli ogni tanto per un paio di giorni. Si ottiene una pappetta chiamata asza’ che viene aggiunta al succo o al mosto in fermentazione o al vino secco ottenuto dalla pressatura soffice dei grappoli sani.
L’addizione delle uve molto dolci provoca ulteriori rifermentazioni, ma il momento esatto per aggiungere l’asza’ lo stabilisce il produttore sulla base dell’annata e delle abitudini famigliari ed anche le quantita’ delle aggiunte sono diverse. A seconda del numero di puttonyos, recipienti capaci di circa 20 o 25 chili di asza’, che vengono aggiunti ai gonci (antiche botticelle da 136 litri) contenenti il frutto della pressatura delle uve sane allo stato stabilito dall’enologo, si stabilisce l’invecchiamento in botte, tradizionalmente un anno per ciascuno dei puttonyos piu’ due anni, e si ottengono mosti dal contenuto zuccherino diverso, che va dai 120 ai 450 grammi per litro per il Tokaji Aszu, ma oltre 500 per il Tokaji Aszu Eszencia e oltre 700 per il Tokaji Eszencia, due autentici nettari che risiedono in botte piu’ a lungo.
Il vino prodotto con questi metodi tradizionali possiede caratteristiche organolettiche differenti che dipendono non soltanto dall’annata ma anche da ogni singola botte, l’instabilita’ regna sovrana al contrario dell’igiene, tanto che le cantine medie e grosse usano tecniche e metodi piu’ moderni che rendono i prodotti piu’ stabili.
Ci sono sicuramente due stili diversi, che pure utilizzano procedimenti simili.

Eseguendo attente e costanti analisi del contenuto delle due componenti in fermentazione si possono stoppare le fermentazioni, oggi attuate in barrels commerciali e quindi piu’ grandi, ad un livello di alcool generalmente inferiore a quello tradizionale di 15 gradi, piuttosto intorno a 11 o 12 dopo almeno due anni di botte, per un imbottigliamento sicuramente piu’ sterile (afffinamento in bottiglia almeno un anno). Il numero dei puttonyos, obbligatorio in etichetta, e’ quindi teorico e serve solo per informare sulla dolcezza del vino.
I livelli di maturazione in botte dello stile ereditato sono molto alti, con durate in media da 5 a 12 anni in piu’ di quelli attualmente considerati sufficienti, con un’azione estremamente ossidante che ha pero’ il suo mercato e dei clienti molto soddisfatti. Bisogna tenere conto che oltre quarant’anni di regime fino al 1989 hanno maltrattato la produzione di Tokaji Aszu per accontentare il gusto dei mercati orientali, si poteva anche aggiungere alcool per stabilizzare i vini, c’erano dei profumi secondari di vaniglia, caramello, cioccolato, caffe’, mentre oggi si e’ "modernamente" tornati all’antico, con favolosi profumi di albicocca, agrumi, mele passite, miele....

Secondo gli esperti, il livello di invecchiamento non dovrebbe superare i 12 anni e in questo senso si muovono gli esperti della Tokaj Oremus, i cui vini sono maggiormente commercializzati in occidente, avendo ripreso le vie commerciali proprie degli Asburgo, dell’imperatrice Maria Teresa e di Sissi, amata regina d’Ungheria.
Le vigne della cantina Tokaj Oremus sono state messe a dimora dal principe Rakoczi tra il 1650 e il 1700 nelle campagne di Sarospatak, oggi sono circa 80 ettari in mano alla ditta spagnola Vega Sicilia col 99 per cento delle azioni per un accordo di joint venture con la compagnia statale Tokaj Kereskedohaz del 1993 che riunisce i migliori produttori del vino di Tokaj.
Vennero subito impiegate quaranta persone al doppio della paga media statale e grazie agli enormi investimenti spagnoli, resi possibili da crediti ottenuti da ben quattro compagnie assicurative francesi, versando subito 4 milioni di dollari e impegnandosi per altri 11, ha riacquistato il suo antico splendore e produce alcuni dei piu’ eccellenti vini di tutta la regione.
Esiste una tradizione che dice che il vero buon Tokaji si puo’ produrre soltanto in cantine basse, dove si deve chinare la testa sotto le volte, e le cantine di Sarospatak sono le piu’ basse, costruite nella roccia tra il XII e il XVIII secolo, un vero tesoro enologico ma anche storico ed architettonico.
Qui nascono vini secchi e anche da dessert, fra cui i seguenti:

Tokaji Furmint Dry Mandolas Vineyard (secco o szaraz)
Vino bianco secco aromatico e fresco dal colore paglierino, profumo con sfumature di frutta, albicocca, mela e melacotogna, sapore pulito, equilibrato, armonioso e fine con una rinfrescante nota acidula di agrumi, dal retrogusto delicatamente mandorlato.

Tokaji Furmint Noble Late Harvest (vendemmia tardiva, vino dolce o eres)
Prodotto con uve altamente selezionate e raccolte dopo la fine di tutte le vendemmie, e’ vino che si differenzia per il profumo marcato di frutta passita e candita, molto adatto a dolci caramellati e dessert con frutta secca o tostata e noci. L’annata 1998 ha avuto 86 punti da Wine Spectator.

Tokaji Szamorodni Sweet
Ottenuto da uve con tenore zuccherino 25%, fermentazione del mosto a temperatura controllata per lasciare nel vino dal 2 al 3% di zuccheri d’uva, incuriosisce per il colore ambrato molto brillante con riflessi aranciati e di oro antico. Nel bouquet molto etereo sono finemente marcati profumi di albicocca, pesca, limone, miele e nocciole. Il sapore e’ cosi armonioso e vellutato che si trattiene a lungo in bocca.

Tokaji Aszu 3 puttonyos
Colore dorato e ambra chiara con delicate sfumatore aranciate, profumo delicato con note di pesca, miele e fiori di mandorla, sapore molto fine, delicato come il profumo, vino da torte casalinghe e dessert

Tokaji Aszu 5 puttonyos
E’ una vera sorpresa berlo a pasto sull’arrosto d’oca ripeno di mosto e cucinato con le prugne, ma anche sui pate’ di fegato d’oca nella cui preparazione interviene regalmente e con i formaggi che contengono muffe nobili com’e’ nobile la Botrytis Cinerea. Ottimo vino da meditazione.
Colore di ambra chiara con eccezionale lucentezza, profumo vivo, complesso, con tutti gli accenti di elementi minerali del suolo da cui proviene, miele ed agrumi. Struttura perfetta, molto rotondo e tipico della zona. Il gusto pulito e profondo e l’equilibrio degli zuccheri e dell’acidita’ danno a questo vino molto fine grandi possibilita’ di ulteriore miglioramento con l’eta’. L’annata 1993 ha avuto 89 punti da Wine Spectator

Tokaji Aszu 6 puttonyos
Colore ambrato brillante con riflessi dorati, ha una composizione di profumi molto floreale con cenni di frutta primaverile e di miele, sapore vellutato e penetrante, vino da meditazione e da grandi incontri.
E’ d’obbligo ricordare che Luigi XV offriva spesso il vino Tokaji Aszu alla sua amante madame Pompadour, la stessa sul cui seno vennero modellati i piu’ bei bicchieri da Champagne che l’arte del vetro ricordi. Il Tokaji Aszu piacque moltissimo al papa Pio IV durante il Concilio di Trento, a Federico il Grande di Prussia ed a Maria Teresa d’Austria.

Molti produttori sono in lite perenne con l’OBB di Budapest per le autorizzazioni e le certificazioni alla denominazione Tokaji Aszu proprio perche’ le commissioni d’assaggio sono spesso composte da personaggi formati al gusto del quarantennio ormai caduto, che difficilmente possono apprezzare il moderno ritorno ai sapori della tradizione che risale nei secoli. La parola Tokaji in etichetta, dunque, non ha fatto solo litigare l’Italia e l’Ungheria per la denominazione Tocai Friulano (che nasce nella zona da dove sono partite secoli fa proprio le viti di Furmint per i vigneti magiari), ma e’ al centro di uno scontro anche casalingo.


Alcune note storiche sul contenzioso Italia-Ungheria potete leggerle QUI, comunque la battaglia legale per la denominazione in etichetta si e’ conclusa recentemente e l’Unione Europea ha assegnato, a partire dall’aprile 2007, l’utilizzo della denominazione di Tokaji solamente al vitigno ungherese.
Il Ministero della Politiche Agricole Alimentari e Forestali Italiano ha assegnato ufficialmente al vino bianco del Friuli Venezia Giulia il nome di “Friulano” e dal 2007, sulle etichette delle bottiglie di vino bianco prodotte dai vitigni del Friuli-Venezia Giulia, e’ comparso questo il nome al posto di “Tocai”.

mercoledì 10 ottobre 2007

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La danza di Sàlome

 
“Sàlome… Tanz für mich!”

Non era tedesca ma nel paese dov’era nata il Tedesco era come una seconda lingua. Tutti lo conoscevano ed a scuola era obbligatorio come in occidente lo era l’Inglese.

“Sàlome… Tanz für mich!“

Lo ripeteva sibilandolo e canticchiandolo sulle note di Strauss mentre si truccava davanti allo specchio. Se il trucco era importante per un’attrice, lo era ancor di piu’ per chi, come lei, “entrava in scena” per rappresentare un sogno estetico.

Anche Tündér aveva conosciuto quello che lei avrebbe poi scoperto essere “l’effetto Sàlome”. Lo aveva conosciuto nello sguardo rapito di chi l’aveva vista muoversi dentro la gabbia di uno Zoo… Ma Tündér ancora non lo poteva sapere. Era troppo ingenua. Meno ingenua era stata Irina. La sua “Erodiade slava” le dava sempre chiare istruzioni, esattamente come la vera Erodiade le aveva date a sua figlia. Adesso pero’ non era piu’ Tündér e non era piu’ neanche Irina. Adesso vedeva attraverso lo specchio, era nel paese delle meraviglie e portava un altro nome. Come Sàlome sapeva che Erode avrebbe ceduto l’anima pur di assistere alla sua danza ed il compenso questa volta non sarebbe stato un dono per Erodiade, ma qualcosa di piu’ tangibile.

Ricordava la scena vista a teatro e da quella volta aveva amato Oscar Wilde.

Un salto indietro nel tempo… E' nella reggia di Erode a Gerusalemme. Il banchetto e’ in corso ed il paggio di Erodiade mette in guardia Narraboth dal lasciarsi stregare dal fascino di Sàlome . Fin dalle prime battute s'ingenera un’ambigua analogia che mette a confronto la seducente bellezza di Sàlome e l'ammaliante parvenza lunare. Al contempo viene messo in risalto il pericolo insito nella contemplazione di entrambe per quanti soggiacciono all'amoroso incantamento. La voce lontana del profeta Joakanaan, tenuto prigioniero in una cisterna, annuncia l’arrivo del Messia. Erode chiede a Sàlome di danzare per lui promettendole in cambio qualsiasi cosa desideri… Anche meta’ del suo regno. Poi la danza dei sette veli, sinuosa e sensuale ed Erode cede alla richiesta della ragazza di avere la testa mozzata del profeta su un piatto d’argento.

Certo e' che all'immortalità della Sàlome di Wilde aveva dato un apporto decisivo anche il dramma musicale in tedesco di Richard Strauss. Per quel motivo, per le esigenze di lingua teutonica, quel nome mitico lo pronunciava con l'accento sulla A, ben sapendo che era sbagliato ma tale era la forza di Strauss che non avrebbe mai potuto dire, filologicamente, Salòme o Salome’.

“Ma questa sera sono triste. Dunque, danza per me. Danza per me, Sàlome, te ne supplico. Se tu danzi per me potrai chiedermi tutto quello che vorrai, e io te lo donero’. Si’, danza per me, Sàlome, ed io ti donero’ tutto cio’ che mi chiederai, fosse anche la meta’ del mio regno”, implorava il tetrarca Erode.

Una scena carica di significato nella quale era palese la debolezza maschile nei confronti della sensualita’ femminile. Fin dai tempi della Genesi la donna continuava a portare l’uomo sull’orlo del baratro del peccato. Un frutto proibito o una danza non cambiava molto. Cio’ che invece era determinante era l’incapacita’ maschile a non cadere dentro alla voragine.

Quella donna aveva ispirato nei secoli pittori, scultori, musicisti ed artisti di ogni genere. Nonostante fosse una figura “negativa”, Sàlome aveva saputo esercitare il suo fascino lunare anche oltre la durata della sua vita terrena, divenendo un mito, una figura leggendaria, l’archetipo della donna sensuale, una femme fatale che Oscar Wilde aveva caricato di valenze molteplici che ne sfumavano i contorni nitidi ereditati dal mito evangelico per inserirla nello spazio ambiguo dell’universo poetico. La stessa ambiguita’ di quelle figure cinematografiche di cui era progenitrice: da Greta Garbo che danzava Mata Hari, fino alle molteplici "donne del peccato" che nei loro giochi rituali di seduzione distruggevano l’altro nella vertigine inconsulta dell’apparenza.

Ecco, ancora una volta era pronta ad entrare in scena.

"E' colpa della luna, quando piu' si avvicina alla terra, rende gli uomini folli" (Shakespeare, Otello, atto 5°, scena II)

martedì 9 ottobre 2007

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Risposta al Sultano


Uso questo mezzo per rispondere alla VOSTRA lettera in quanto, come sapete, da qualche tempo evito di comunicare tramite email o messenger.

Non ho intenzione di polemizzzare su alcuna parte del Vostro chilometrico scritto. Conosco le Vostre opinioni come Voi conoscete le mie. Su questo punto ormai siamo entrambi certi. Anche se usare "entrambi certi" al posto di "entrambe certe", come tutte le volte in cui mi trovo a dover scrivere al maschile perche' interloquisco con un uomo e non posso scrivere al femminile come quando invece interloquisco con una donna, provo un minimo fastidio. Ma la lingua italiana ha le sue regole, ahime'.

Di tutta la Vostra logorroica missiva vorrei solo riportare cio' che per me, al di la' di tutti i concetti espressi e che piu' volte mi sono dovuta sorbire (come Voi i miei del resto), rappresenta il succo di tutto e cioe':

"Quindi continuate pura a fare l'antimaschile come vi pare. Qui serve essere machiavellicamente realisti. Se vi interessa un'alleanza mandatemi i vostri ambasciatori"

Ebbene, io non ho bisogno di inviare ambasciatori, inoltre parlare di "alleanze" in contesto come questo, cioe' in un blog in cui non esiste alcuna guerra se non quella fra me e me stessa, non ha senso. Per cui, piu' che un'alleanza accetterei volentieri un Vostro ritorno come interlocutore.

So che siete una persona educata e corretta (anche se dotata di scarsa sintesi) e per questo motivo non temo flames o insulti gratuiti. So che possedete la necessaria onesta' intellettuale per riconoscere agli avversari dialettici, se non la ragione, almeno un'altrettanta onesta' intellettuale, laddove essa e' presente. Per cui non vedo motivi di disaccordo ed un Vostro ritorno nel mio blog, per quanto sia convinta che molte volte non condividerete le mie tesi come io molte volte non condividero' le Vostre, sara' senz'altro gradito.

Almeno fino a che reggera' la memoria che ho disponibile sul server che mi ospita.

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Iniziano da piccoli, lasciamoli crescere


Non e’ mia intenzione generalizzare. So benissimo che si tratta di casi isolati e rari e che in realtà gli uomini non sono cosi’ animati da pulsioni violente come a volte ho voluto far credere.

In effetti ho scoperto che il genere maschile e’ completamente diverso da quello da me immaginato nel mio delirio che per anni ho spacciato per vero (come giustamente dicono i miei oppositori e li metto al maschile dato che sono tutti uomini) per giustificare il mio odio contro cio’ che ritengo la causa di quel “ribrezzo" provato verso chi mi metteva le mani addosso a pagamento (bleah! Che schifo!). Ribrezzo che poi nel tempo si e’sedimentato e calcificato dentro la mia anima fino a rendermi (affermano sempre i soliti oppositori ed hanno ragione) cosi’ psicoticamente prevenuta da considerare gli uomini interessati solo al sesso.

Non e’ vero. Faccio abiura. Non sono interessati solo al sesso. Lo ammetto!

Pero’ non posso fare a meno di citare queste due notizie (QUESTA e QUEST’ALTRA) false e tendenziose.

Ovvio che sono stranezze che non significano nulla. Non indicano assolutamente nessun collegamento, nessuna assonanza, nessuna similitudine o, quanto meno, una qualsiasi messa in relazione, a meno che i due protagonisti di queste “storie fantascientifiche” non siano padre e figlio, in tal caso avrebbero in comune l’indirizzo di casa. Solo quello.

Certo che questi giornalisti sono veramente dei faziosi fetidi. Vanno a divulgare notizie inutili ed improbabili quando invece ci sarebbe tantissimo da scrivere su come le mogli martirizzino i loro mariti e, piu’ in generale, di come le donne siano delle rompicoglioni galattiche mai contente di nulla.

Soprattutto su come queste stronze (perche’ stronze lo sono bisogna ammetterlo) non riescano a comprendere la soavita’, la poesia, la bellezza di una sublime sana e vigorosa scopata... Magari fatta "a secco", senza preliminari e (perche no?) di forza! Per rendere il rapporto sessuale piu’ eccitante.

Sono certa che le donne tutte prima o poi lo comprenderanno (se lo sto comprendendo io che sono tonta figuriamoci le altre). Comprenderanno che in fondo queste attenzioni un po’ bizzarre che gli uomini ci dedicano non sono altro che manifestazioni della loro grande ammirazione, del loro infinito amore, della loro incommensurabile comprensione per la nostra intimita’ e per i nostri reali desideri.

Perche’ in realta’ noi desideriamo proprio quello ma non abbiamo il coraggio di confessarlo e loro si adoprano e spendono le loro preziose energie perche’ noi possiamo prenderne consapevolezza.

Smettiamola di ribellarci, cerchiamo di accondiscenderli, tentiamo di comprenderli questi nostri uomini, amanti vigorosi che (mica e’ colpa loro) la natura ha dotato di abbondante testosterone.

Iniziamo ad accettarli cosi’ come sono fin da piccoli, questi nostri stupendi ragazzi!


Aggiornamento 14 ottobre 2007: A quanto pare non sono la sola a parlarne. Leggete QUI

Aggiornamento 17 ottobre 2007: Ancora UNO. Alla fine ci abitueremo e tutto cio' diverra' normale e si dira' "Ebbasta! Chiara smettila di parlarne, tanto si sa che il mondo funziona cosi' da 3000 anni!"

Aggiornamento 20 ottobre 2007: e QUI viene toccato il fondo.

Aggiornamento 22 ottobre 2007: no, il fondo viene toccato QUI... comunque, come dicono alcuni, "non si deve generalizzare".

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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