domenica 30 settembre 2007

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Il giocattolo


E basta! E' ora di dire chiaramente che e' diffuso un sentimento di possesso e di prevaricazione da parte dell'uomo nei confronti della donna. Sentimento che sta raggiungendo livelli inaccettabili.

Il delitto di Garlasco e' ancora nel vivo delle indagini ed oggi leggo QUESTA NOTIZIA.

Voglio generalizzare perche' non e' possibile scindere ogni caso particolare, ma i delitti passionali riempiono ormai le pagine di cronaca e le violenze perpetrate sulle donne da parte di branchi di maschietti sono ormai all'ordine del giorno; perfino bande di quattordicenni si organizzano per violentare coetanee e riprendere le scene con il telefonino. Fra poco le donne dovranno temere persino i bimbi di otto anni qualora questi fossero "precoci" ed avessero strani desideri.

Eccheccavolo!

Senza contare gli aborti selettivi finalizzati ad eliminare il genere femminile messi in atto nella Repubblica Popolare Cinese ed in altri paesi asiatici.

Possibile che non ci si renda conto che dietro a tutti questi episodi esiste una causa ben precisa? Gradirei che qualcuno che mi legge, magari uno psicologo, mi spiegasse perche' non si assiste mai (o si assiste raramente) al contrario e cioe': quando inizieremo ad assistere a branchi di donne che violentano indifesi maschietti? Quando sara' il turno dei "fidanzati" quello di essere massacrati dalla partner impazzita?

Quando la selezione dell'aborto avra' come soggetto il genere opposto cioe' quello maschile?

Non che mi auguri perche' questo avvenga, ma tutto questo orrore a senso unico mi crea un senso di sgomento e mi fa capire come ancora la donna sia considerata un "oggetto di proprieta'" di cui l'uomo crede di poter disporre a suo piacimento.

Un giocattolo che puo' essere anche rotto se non funziona come il "bimbo" desidera.

sabato 29 settembre 2007

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Лохануть


Лохануть* e’ il termine che nel gergo delle devochki viene usato per indicare quel tipo di comportamento atto a fidelizzare un cliente facendo leva sui suoi sentimenti.

“Il mondo e’ una savana in cui voi siete le leonesse. Non esiste crudelta’ nella leonessa che azzanna una gazzella, come non esiste crudelta’ nella devochka che fa credere al cliente di essere innamorata di lui. Fa parte del servizio e, stranamente, vi accorgerete che anche la gazzella lo desidera”

Vlada era sempre molto chiara quando consigliava alle “sue” ragazze su come comportarsi. Voleva che ciascuna li’ fosse la migliore e che i clienti restassero soddisfatti di tutto. Ed i clienti erano soddisfatti quando avevano l’illusione che la devochka fosse stata colpita dal loro “indiscusso fascino” prima ancora che dai loro soldi.

Il consiglio che dava era quindi quello di comportarsi in modo molto simile ad un'innamorata, cosi' da creare con il cliente un rapporto piu’ intimo che facesse leva, oltre che sul sesso, anche sui sentimenti. Era un comportamento naturale quello di raccontar frottole su quanto fossero stati piacevoli e bravi a letto, su quanto fosse difficile scordarsi di loro, su quanto turbamento avesse procurato quell’incontro.

Anche se il termine tradotto in italiano significa “raggiro”, cio’ non rappresentava un vero e proprio inganno. Faceva parte del gioco. La rete veniva gettata a tutti indistintamente. C’era chi non vi restava impigliato, chi “consumava” e se ne andava senza essere minimamente “toccato” dalle parole o dall’atteggiamento della devochka, ma c’era anche chi veniva “catturato” in profondita’. In tal caso diveniva un Лох**.

Il servizio di accompagnamento non era incluso fra quelli dell’hotel. Nel prezzo della camera non era compreso quello per la devochka, la quale era pero’ facilmente reperibile e poteva essere scelta fra le ragazze che ogni sera si alternavano al piano bar.

Le ragazze che Vlada reclutava erano quasi sempre studentesse universitarie. L’arruolamento avveniva tramite passa parola e le nuove ragazze erano presentate da amiche che gia’ lavoravano li’. Non c’era obbligo di presenza. Ognuna era libera di scegliere quando e come lavorare. Solo i rates dovevano essere concordati in modo che vi fosse un minimo al di sotto del quale nessuna doveva scendere. Vlada non aveva una posizione di comando. Era solo la devochka piu’ “anziana” della quale tutte si fidavano e soprattutto della quale si fidava la direzione dell’hotel.

Non tutte erano brave allo stesso modo. C’erano quelle che facevano quel lavoro ma non erano “convinte”: di solito restavano per qualche settimana, poi sparivano e non si vedevano piu’. Poi c’erano quelle che non avevano alcun tipo di problema: convinte, disilluse, pratiche. Per loro far sesso con un uomo era come farsi un bidet. Erano quelle di cui Vlada si fidava e delle quali si serviva anche per quei tipi di servizi che di volta in volta le venivano ordinati dalla direzione. Servizi delicati che riguardavano la “sorveglianza” di determinati personaggi ritenuti “interessanti”.

Irina era una devochka molto abile. Forse la piu’ abile di tutte. La vedeva al mattino, dopo la notte passata insieme al cliente, recarsi nel negozio situato al piano terra, in cui potevano accedere solo gli stranieri e chi fosse accompagnato da loro. Sempre ne usciva talmente stracarica di roba di ogni genere, da aver bisogno addirittura dell’aiuto del ragazzo portabagagli dell’hotel per caricarla tutta sul taxi con il quale se ne tornava a casa: caviale, storione, salmone, bottiglie di champagne, di cognac e di vino, vestiti e persino qualche gioiello. Tutte cose che erano difficili da trovare per chi non poteva pagare in dollari ed il cui costo faceva levitare il rate a livelli quasi “occidentali”.

I fuseau che sempre indossava mettevano in risalto due gambe perfette sotto la corta pelliccia, i lunghi capelli neri avvolti nel colbacco le ricadevano sulle spalle morbidi e profumati, occhi verdi e chiarissimi le illuminavano il volto. Prima di salire sul taxi si femava di fronte al Лох del momento e, in una scena che si ripeteva ogni volta, lo stringeva in un dolce bacio. Poi, sfiorandogli appena le labbra, con il respiro gli diceva “Ты был великолепен!”***.


* Лохануть (Lokhanuth) - Raggiro
** Лох (lokh) - Pollo (inteso come "vulnerabile ai raggiri")
*** Ты был великолепен (Ti bil velicolepen) - Sei stato fantastico!

domenica 23 settembre 2007

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Questione di Marketting


Non vado piu' tanto spesso a leggere nei vari immondezzai. Ci entro solo sporadicamente, quando mi vengono segnalati dei post ridicoli perche' ho scoperto che certi ambienti non sono adatti a me. Mi confondono... Mi turbano.

Troppe sono le "perle di saggezza" che vi vengono scritte, troppi sono i "luminari" che devolvono il loro "sapere", troppi i premi nobel mancati che meriterebbero molto di piu' dalla vita che non starsene tutto il giorno appiccicati con gli occhi su uno schermo a leggere delle avventure sessuali (quasi sempre inventate) altrui affibbiando "voti" alle varie "prestazioni".

In quei luoghi pieni di "belle persone che si stimano e che si rispettano", le quali fra una cena e l'altra in cui ciascuno s'improvvisa paparazzo per divertirsi poi a diffondere le foto sul web, si continua a discutere di prostitute e come condensato finale dell'annosa ricerca sui perche' e sui percome certe donne "mutino" in quella nuova "specie", che da una parte viene demonizzata mentre dall'altra viene bramata, pare che siano arrivati alla seguente conclusione:

- Le prostitute sono donne vittime del bisogno, delle incapaci che devono esercitare perche' la vita non da' loro altre possibilita' se non quella di vendere il proprio corpo (a differenza di chi invece si vende il culo della propria dignita' ma non lo fa tramite il sesso e quindi e' considerata una brava persona - ndr) oppure hanno vizi costosi e non sanno rinunciare a nulla. Ergo: dovrebbero andare a "pulire i cessi" (leggi: ci ciucciano troppi soldi queste stronze).

- Le prostitute sono donne immature che devono essere redente ed aiutate ad uscire dal loro stato di abbrutimento morale che non permette loro di avere una vita sentimentale accettabile e serena (leggi: non la danno via gratis queste stronze).

Troppo colti, troppo elucubrati, troppo innovativi... Sono fuori dalla mia portata. Io sono una semplice contadinotta magiara, sono stolta, poco intelligente, ingenua. Non ho la capacita' cerebrale per comprendere queste arzigogolate discussioni, pero' ogni tanto leggo qualcosa che mi fa riflettere. Beh, "riflettere" e' una parola grossa per una che ha esercitato il mestiere . I neuroni me li sono "bruciati" a causa dei "finti orgasmi" che ho dovuto sostenere, dagli ettolitri di "grasso" che (secondo Illustre) mi hanno rovesciato addosso i clienti pancioni sporchi e con l'alitosi, dalle "angherie" che ho dovuto subire da parte di chi mi ha usata.

So perfettamente che la mia non puo' essere una vera e propria riflessione. Una prostituta (e quindi anche un'ex-prostituta) non puo' riflettere. Soprattutto perche' e' donna, e si sa la donna sa fare bene solo due o tre cose fra le quali pulire i cessi.

Leggo e copio incollo questo concetto innovativo prodotto da una delle menti piu' eccellenti che attualmente scrivono nei forum immondezzai (A parte il professor Docu, ma lui e' un fuoriclasse):

"Puttana Eva o Adamo puttaniere? Ovvero il fatto che ci siano uomini disposti a pagare spinge le donne a venderla o al contrario il fatto che ci siano donne disposte a venderla spinge gli uomini a comprare?"

Come ho detto sono arretrata cerebralmente, quindi non riesco a carpire il sottile e recondito significato di questa evoluzione della popolare domanda sull'uovo e sulla gallina. Mi trovo ad un certo punto intorcolata con il ragionamento e non riesco piu' ad andare avanti.

Allora, provo a "riflettere" insieme a voi...

Sembrerebbe che gli uomini, prima che esistessero le prostitute, fossero ignari del fatto che, oltre a masturbarsi davanti alle foto delle porno dive, potessero "anche" passare alla posizione del Kamasutra numero due, cioe' quella che volgarmente viene chiamata "scopare".

Ad un certo punto e' arrivata una tipa (chiamiamola Eva) che ha detto "senti un po' carino, invece di stirarti le camicie come le vuoi tu (cioe' come te le stirava la mamma), prepararti la cenetta come la vuoi tu (cioe' come te la preparava la mamma), pulirti il cesso (a questo punto dico io, come lo puliva tua mamma), perche' tu sei tutto il giorno al lavoro, anzi no (come dici tu) "a farti il culo" per trovare i soldi che permettano a me (lo dici spesso quando litighiamo) di campare alle tue spalle senza fare niente e che permettano a te (ma questo non lo dici mai) di andare alla ricerca di qualcuna da pagare che faccia a letto piu' o meno cio' che faccio io (cioe' quello con me fai controvoglia e quindi non riesco piu' ad eccitarmi mentre con lei lo faresti... Come scrivi nei forum? "intrigato"?), figura femminile che cerchi ma che non trovi perche' ancora non esiste... Ecco, ho avuto la splendida idea di risolvere sia i problemi finanziari, sia la realizzazione del tuo desiderio: ho deciso di fare la prostituta. Contento? Da oggi puoi puoi chiamarmi "puttana Eva" e fanno 500 euro all'ora, grazie!"

La nascita di questa figura emblematica avrebbe spinto quindi tutti gli uomini ben nutriti e con le camice ben stirate a ritirare i loro risparmi, quelli sudati "facendosi il culo" tutto il giorno, ed a "sputtanarli" letteralmente. Cosa che non avrebbero mai fatto se Eva non avesse avuto l'idea d'inventarsi la professione piu' furba del mondo, cioe' farsi pagare cio' che in precedenza concedeva gratis. La prostituzione sarebbe nata quindi come consumo "indotto" dalla presenza sul mercato del nuovo prodotto. Che marketting!!!

Poi leggo:

"Gli uomini pagano e di conseguenza le donne vendono. Se le donne pagassero... io venderei (ma le dovrei trovare con il bastone bianco ed un cane guida che le accompagna)."

Cio' significa che la figura del "puttano" e' da sempre presente, ma nonostante questo le donne non se ne sono mai accorte e non provano alcuno stimolo all'acquisto? Perche'? Marketting sbagliato?

Poveri "puttani", sono solo "vittime" dei loro bisogni. Degli incapaci oppure hanno vizi costosi e non sanno rinunciare a nulla. Oppure sono degli immaturi che devono essere aiutati ad uscire dal loro abbrutimento morale che non permette loro una vita sentimentale "degna".

Oppure dovrebbero andare a pulire i cessi!

venerdì 21 settembre 2007

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Il frigorifero


C'e' chi decide di vivere utilizzando il proprio corpo per il conseguimento di determinati obiettivi economici; condizione che alcune persone giudicano immorale ed indegna, contrariamente a chi, come me, ritiene che in essa esista piu' moralita' e dignita' di una qualsiasi altra in cui la donna e' costretta ad un ruolo "succube" nei confronti di chi e' pronto ad "amare" solo a patto che tale sudditanza permanga (vedi consorte compiacente che anche se il marito la cornifica e' disposta ad accettare a patto di usufruire di un certo benessere economico).

Da sette anni continuo ad affermare che chi esercita la professione non dovrebbe farsi intenerire da niente durante il periodo dell'avventura. Dovrebbe farlo sia per se stessa - per la buona riuscita della sua professione - sia per un piu' rapido raggiungimento degli obiettivi decisi, sia per il bene di quelle persone che periodicamente propongono, a volte implorano, di instaurare un rapporto affettivo.

Le mie parole, il mio essere cosi' "dura" ha fatto si' che mi meritassi l'appellativo di "frigorifero", forse anche a causa delle mie origini. Ma sono veramente un "frigorifero" oppure il mio comportamento e' conseguente ad altri motivi?

la mia risposta e' la seguente: il rifiuto di legarmi a qualcuno durante la professione era causato proprio da un sentimento di rispetto nei confronti di chi avrebbe dovuto attendermi la mattina dopo avendo chiaro in mente cosa avevo fatto.

So bene che le escort sono esseri umani e quindi soggette ad essere ingabbiate nei rapporti sentimentali, ma come un avvocato deve portare avanti il suo compito di difesa, anche di un palese colpevole, rintuzzando in un angolo del cervello i propri sentimenti personali, a maggior ragione un'escort dovrebbe rintuzzare in un angolo certe sue emozioni che possono dar origine a situazioni tutt'altro che serene.

Decidendo di rifiutare le avances di eventuali compagni dimostrerebbe di rispettarli ancor di piu' che se le accettasse, perche' molti uomini sono bravi a parlare d'amore e di "asini che volano", ma alla resa dei conti non ce la fanno a sopportare una determinata condizione...

Se amano veramente non ce la possono fare e questo e' bene che sia chiaro fin da subito. "Una devochka che desidera avere "capra e cavoli" molto probabilmente non otterra' un bel niente". Mi sono sempre fidata delle parole di Vlada e finora non mi hanno mai delusa.

Gli uomini che riescono a farcela hanno certamente un "tornaconto economico" e per questo motivo sono simili a quelle "mogliettine dignitose" di cui si parlava sopra, ma con una differenza: che vogliono, come tutti i maschi, possedere non solo la ragazza ma anche gestire i frutti del suo lavoro.

Ho sempre criticato le mie ex-colleghe che avevano una relazione stabile e non decidevano di "chiudere" con la professione. Anche loro, come certi clienti che si accompagnavano con le escort per insoddisfazione della propria vita coniugale, non si decidevano a scegliere.

Non sono d'accordo con le giustificazioni di chi, sebbene legato in un rapporto affettivo, incontra tutte le escort di internet minimizzando la cosa come una "goliardata" e non sono d'accordo con l'escort che decide di legarsi a qualcuno continuando la professione minimizzando i problemi derivanti dalle "pulsioni" maschili legate al "possesso".

Il discorso "ma siamo esseri umani.. non siamo perfetti... ci capita di sbagliare" non e' un discorso che accetto; sbagliare nei sentimenti significa (quando questi sono veri) ferire qualcun altro/a e poiche' non sono nata ieri so che per non ferire e non essere ferita, durante un certo periodo della vita in cui e' molto probabile che cio' accada a causa di una certa situazione, e' preferibile indossare la corazza da "frigorifero".

Forse saro' troppo cinica, forse tale corazza con il tempo mi si e' fusa addosso fino a diventare la mia attuale pelle ma... almeno HO SCELTO cosa indossare.

Che bella cosa la scelta... Che bello poter dire "scelgo questo perche' mi va... Mi va di farlo cosi' piuttosto che cosa'... Mi va di avere un compagno piuttosto che fare la escort... oppure una compagna... Oppure farmi suora."

La scelta e' tutto. E' la massima espressione di liberta', e quando e' fatta con coerenza, senza ipocrisia, senza motivi di rimpianto o di rimorso, essa diventa motivo di vanto per l'intera esistenza.

Ed in certi casi specifici una scelta va fatta.

Eppure le persone, certe persone completamente diverse da me, non vogliono scegliere. Preferiscono permanere in un'eterna situazione ambigua e (spesso) dolorosa. Una situazione impostata solo su di loro, sul loro sfacciato egoismo... e sull'inganno.

giovedì 20 settembre 2007

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Storia di Vlada - III parte (Devochka so spichkami)



Si sopravvive a tutto…

Eri giunta nella Kurskij vogsal con un treno partito dal sud. Non avevi soldi e la valigia in cui tenevi i vestiti ed i tuoi ricordi, povere cose appartenute al passato e qualche fotografia sbiadita di una vita che avevi lasciato, fini’ nelle mani di un ladruncolo durante il viaggio. Pensasti che una volta gettati via quei quattro stracci, l’avrebbe potuta usare per farne una culla… Come nella fiaba.

In quegli anni una devochka non poteva proporsi nei luoghi pubblici senza rischiare di essere arrestata dalla polizia. Quelle che potevano lavorare negli hotel, e che erano raccomandate dagli uomini della sicurezza, erano privilegiate, ma tu dovevi stare attenta… dovevi scegliere le persone giuste e sperare che non ti denunciassero. Fino a quel giorno ti era andata bene ed avevi comprato cibo e vodka, ma i soldi erano finiti.

In quella sera dell’ultimo giorno di dicembre camminavi infreddolita. Le scarpe non erano adatte alla neve e sentivi i piedi gelati. Per tutto il giorno non eri riuscita a "vendere". Eri avvilita. Dovevi assolutamente trovare qualcuno che potesse darti rifugio ed un po' di soldi.

Ti fermasti davanti a quell'hotel. Le luci brillavano dietro i vetri e dal suo interno si spandeva una piacevole atmosfera. Rannicchiasti il tuo cuore dentro ad un ricordo e ritornasti indietro al tempo in cui festeggiavi il tuoi ultimi dell’anno a Khotyn. Sapevi che non ci saresti piu’ tornata.

Il tuo sguardo color del mare d’Azov si fece lucido mentre mi raccontavi la tua malinconia. Ancora una volta assistevo alla scena come se mi fossi trovata nel mezzo di un film… Era come se fossi sospesa nel tempo e nello spazio. Ti osservavo, Vlada. Eri li’ immobile dove Manezhnaya incontra Tverskaya. I fiocchi di neve scendevano e si posavano sui tuoi capelli color di miele. Io ero accanto a te ma tu non mi vedevi. Sentivo il freddo e la tua disperazione. Avrei voluto toccarti, stringerti, prenderti e trascinarti via con me, ma le mie mani attraversavano il tuo corpo come quelle di un fantasma.

Devochka so spichkami*, come nella fiaba che ti raccontava la nonna quando eri bambina. Come lei eri sola, ma non avevi fiammiferi da vendere. Avevi solo il tuo corpo, se qualcuno l’avesse desiderato.

Eri stremata ed avevi le mani gelate. Se tu avessi avuto i fiammiferi sono certa che ti saresti seduta ed avresti iniziato ad accenderne uno. Lo avresti sfilato dal mazzetto e lo avresti sfregato contro il muro... Avresti visto scintillare la sua fiamma calda e chiara come quella di una candela e ne saresti rimasta ipnotizzata. D’incanto avresti immaginato di essere davanti ad una grande stufa con i pomelli in ottone. Avresti allungato i piedi per scaldarli ma a quel punto il fiammifero si sarebbe spento, facendo scomparire la stufa e riportandoti alla realta’.

Ne avresti acceso un altro, e con quello avresti sognato una tavola imbandita con tovaglia bianca e vasellame di porcellana, piena di ogni leccornia. Avresti allungato le mani per agguantare una prelibatezza... Ma anche quel fiammifero si sarebbe spento...

Poi ne avresti acceso un altro ed un altro ancora, fino a quando tutti i fiammiferi sarebbero stati usati e ti avrebbero ritrovata, come nella fiaba, circondata da legnetti bruciacchiati e con il dolce sorriso gelato sul volto.

Ma tu non avevi fiammiferi. Avevi solo della vodka, e la vodka puo’ riscaldare piu’ di mille fiammiferi. Ne bevesti un sorso sperando di immaginare il calore della stufa e poi un altro cercando di sognare la fragranza del cibo, ma non accadde niente di tutto cio’. Accadde invece…

Il tuo racconto s’interruppe e come se la fiammella dell’ultimo fiammifero si fosse spenta venni riportata alla realta’, strappata via dalla scena alla quale avevo assistito.

E allora? – ti pregai di continuare – Cosa accadde?

Irina – mi sussurrasti con voce rotta dall’emozione – un giorno comprenderai anche tu quanto sia difficile raccontare il proprio passato”.

Sfiorai la tua guancia con una carezza e mi persi nel profondo dei tuoi occhi di smeraldo. Non dissi niente e tu capisti che avrei atteso il momento in cui ti saresti sentita pronta a raccontare ancora la tua fiaba.

(Continua QUI)


* Девочка со спичками - bimba con i fiammiferi

Per leggere la storia dall'inizio, clicca QUI

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Il ritorno del Sultano


Ho deciso di riammettere il Blog di Beyazid II Ottomano "La Sublime Porta" all'interno del mio blogroll. Motivi d'incomprensione mi avevano portata ad allontanarlo, ma non posso rinnegare il fatto di averlo sempre letto con costanza.

Spesso logorroico e noioso nelle sue lunghe divagazioni, piu' di una volta ha suscitato la mia irritazione riguardo a certe sue tesi anti-femminili, ma non posso disconoscergli una sublime capacita' lessicale e talvolta anche una visione del mondo escortistico che in parte condivido.

Con questo mio post voglio quindi salutarlo e segnalarvi questo SUO SCRITTO con il quale mi riconosco totalmente d'accordo.

martedì 18 settembre 2007

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Il film piu’ visto in Ungheria


« Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete lavatrice, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita, scegliete un mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici, scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo,
scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina, scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi, scegliete un futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos'altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?... »

Ricordate questo incipit? E’ quello di “Trainspotting” il capolavoro del regista Danny Boyle del 1996. Dal 13 settembre e’ in programmazione in Ungheria “Zuhanórepülés” (traduzione italiana in “picchiata” nel senso di caduta rapida) del regista Novák Erik.

Il film, che esplora il mondo della droga e della violenza e che ricorda trainspotting, era molto atteso per la scena al minuto 16:19 in cui Nagy Zsolt (idolo delle teen ager magiare), Gryllus Dorka e Parti Nóra si lasciano andare in un rapporto "a tre" a base di sesso e di cocaina.

lunedì 17 settembre 2007

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Troie e puttane


T - Ma lo fai per soldi???

P - Cosa?

T - No, dico… non mi dirai che fai sesso per soldi!!!

P - Beh? E anche se fosse che ci sarebbe di male?

T - Come che ci sarebbe di male? Ma non ti vergogni? Ti pare che sia una cosa da persona "degna"?

P - Che significa “degna”? Non credo che una che fa sesso per soldi sia indegna. Dopo tutto gestisce solo il suo corpo. Ci sono cose ben peggiori che far sesso per soldi non ti pare?

T - Si’? E cosa ci sarebbe di peggiore?

P - Beh, per esempio uccidere, rubare… ingannare. Far soffrire il prossimo.

T - E facendo la puttana non faresti soffrire le persone che ti fossero vicine? Pensa ad un figlio… ad un compagno! Credi che sopporterebbero di avere la madre o la moglie puttana?

P - Le mie scelte riguarderebbero solo me e non un mio eventuale "compagno di viaggio", ed anche nel caso di un figlio non credi che una certa scelta potrebbe essere dettata proprio per fargli avere quella vita che tutte le madri sognano per i loro figli?

T - E no, mia cara… troppo comodo aprire le gambe e darla via per soldi. Prova ad andare a pulire i cessi, come ha fatto sempre mia madre, altro che guadagnarli facile… Pero' oggi io sono orgogliosa di lei.

P - Scusa che c’entra il guadagno facile? E’ per caso un discorso “morale” quello che stai facendo oppure ti secca che una puttana possa guadagnare piu’ facilmente di quanto possa aver fatto tua madre oppure potresti far tu? Non e' che si tratta d'invidia?

T - Invidia??? Invidiosa io??? Ma sei scema? Io invidiosa di una puttana? Ma ci mancherebbe… pero’ io non farei mai sesso per soldi… immagina se mio figlio in futuro dovesse scoprire che ho fatto la puttana…

P - No scusa un attimo. Tu dici che non lo faresti mai per soldi pero’ lo fai spesso… per cosa lo fai?

T - Per amore!!!

P - Ah per amore… Anche col maestro di tennis? E con quell’animatore in vacanza? E con…

T - Forse "per amore" e’ azzardato… diciamo che lo faccio solo con chi mi piace… figurati se mi faccio sbattere da uno che non mi piace.

P - Comprendo… quindi vuol dire che con tuo marito hai chiuso...

T - Che c’entra mio marito? Perche' lo tiri fuori? A lui voglio bene… mica ho detto di essere una santa. Ho detto che se lo faccio lo faccio per il piacere. Non mi vendo a nessuno, io!

P - E lui, tuo marito, lo sa dei maestri di tennis?

T - No di certo! Magari immagina qualcosa, pero’ sai come si dice: “occhio non vede…”

P - Comprendo benissimo… mai pensato di lasciarlo?

T - Si' a volte ci ho pensato ma poi mi sono sempre resa conto che gli voglio troppo bene e lui ne morirebbe, poverino. In fondo fra noi le cose non funzionano solo a letto. Per il resto va tutto bene.

P - Immagino che vada tutto bene. Tuo figlio frequenta le migliori scuole, non gli manca nulla ed e' appena tornato da una vacanza in Polinesia.

T - Lo hai detto tu... ogni madre desidera il meglio per suo figlio.

P - E quindi fra te ed una puttana esisterebbe questo abisso incolmabile solo perche’ lei lo farebbe per i soldi mentre tu lo fai per il ca… ehm, per il piacere?

T - Senza ombra di dubbio!

P - Come ho detto esistono cose piu’ indegne che darla via per denaro. Si' faccio la puttana... e sono libera!


*Tratto da un dialogo realmente avvenuto

sabato 15 settembre 2007

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Vizi e vizietti


Mi domando... se e' logico che il capo di stato del "primo" paese al mondo abbia lo stipendio piu' alto (leggete QUI), e' altrettanto logico che quello italiano sia al quinto posto come importo?
Cosa ha da "fare" di cosi' importante e che decisioni "vitali" per l'umanita' deve prendere il capo di stato di un paese che ormai in Europa e' al penultimo posto (come indicatori economici) davanti solo al Portogallo?

Quando esercitavo avevo come clienti dei politici (come tutte le devochki), alcuni anche "importanti", che nell'intimita' mi raccontavano, per apparire "interessanti" (l'italico carattere anche nell'uomo politico non viene mai meno), di quanto fossero "furbi", di come la politica fosse un "mestiere" e non una "missione", e di come gli elettori fossero considerati solo numeri... vacche da mungere.

Io li guardavo con occhi luminosi (fintamente) interessati ai loro "sagaci argomenti" ed annuivo con la solita faccia di bronzo che mi contraddistingue. Pero' ho sempre provato una sottile sadica soddisfazione quando facevo accettare loro i miei rates. I quei casi i "munti" erano loro, e cio' mi faceva "raggiungere l'orgasmo" anche quando (praticamente sempre) la loro "potenza mascolina" non riusciva a "toccare le corde" della mia sessualita' fisica.

Ovvio che il vizio delle escort, delle veline, delle attricette e delle belle donne in genere, soprattutto se di un certo livello, e' un vizio costoso e richiede un buon stipendio per essere soddisfatto.
A questo punto mi chiedo: Nicolas Sarkozy e' un uomo fedelissimo alla moglie oppure ha il "vizietto" che Luis Maria Anson, sul quotidiano spagnolo «El Mundo», imputa a CHAVEZ?

venerdì 14 settembre 2007

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La legge e’ uguale solo per gli altri


Leggevo QUESTA notizia ed immancabilmente mi e’ venuto da fare un parallelismo con il caso italico del parlamentare e della prostituta.

I politici che promulgano le leggi, insieme ad esse creano anche (legalmente) una serie di speciali immunita’, in modo da poterle infrangere a loro piacimento. Note, postille e cavilli, che valgono solo per gli “eletti” (in tutti i sensi), permettono ai “signori della politica” di esercitare un potere che non ha eguali in nessun sistema che non sia una dittatura.

E’ inconcepibile che chi fa le leggi, e pretende che vengano rispettate, poi le violi sistematicamente.

Parlamentari che restano “stupiti” per essere stati “beccati” con le mani nel sacco a sniffare cocaina quando il giorno prima hanno votato una legge anti droga. Preti che sono sorpresi se vengono accusati di molestie sessuali (da ottandue persone) quando il giorno prima hanno fatto un sermone contro il vizio della lussuria. Stupefatti non per la loro ipocrisia e la loro malafede, ma perche’ qualcuno ha avuto il coraggio di portare in superficie le loro “marachelle”.

Loro, ai quali basta l’abito per essere “monaci”, fanno ormai parte di una “casta” protetta ed intoccabile ed il significato delle parole “democrazia” e “moralita’” si perdono nel labirinto dei tanti casi di corruzione, di malaffare, di commistione fra politica, affari, malavita e ambienti religiosi.


PS: ho aggiunto nel mio blogroll anche il blog di Beppe Grillo

giovedì 13 settembre 2007

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100.000!


Grazie

Abbiamo superato i 100.000 contatti dal giorno in cui ho settato la rilevazione, e cioe' dal 14 dicembre 2006.

Anche se sono certa che molte di queste visite sono state fatte da persone capitate per caso che poi non sono piu' ritornate, e' comunque una soddisfazione per me che ho creato questo spazio come diario in cui raccogliere delle semplici emozioni.

Significa che alcune di quelle emozioni sono state anche vostre e per un istante siamo stati "vicini".

Il Blog e' uno strumento incredibile e l'attualita' italiana degli ultimi giorni lo sta dimostrando.

domenica 9 settembre 2007

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I predatori del web


Vorrei avere la capacita’ dialettica e l’immaginazione di mia nonna. A lei bastava un nonnulla per creare, dal niente, un argomento di discussione al quale era difficile sottrarsi. Ma erano altri tempi; la televisione, i telefonini ed internet non erano presenti nella vita della gente. Le persone lontane per “parlarsi” dovevano scriversi, e per assaporare un po’ di fantasia, specialmente in certi luoghi posti ai confini del mondo, si leggevano libri e si ascoltavano storie.

Oggi e’ tutto a “portata di mouse"; anche le relazioni personali... anche il sesso. Ogni cosa appare cosi’ uniforme, ripetitiva… scontata. A tal proposito cito la riflessione di un amico. Un suo giudizio su Second Life che trovo attualissimo per descrivere il mondo di chi del web ha fatto il suo habitat : “a dispetto della velocità alla quale si evolvono i rapporti personali e’ comunque un mondo immobile: le liturgie sempre le stesse. Resta vero, si’, che si ha la piu' ampia liberta’ di spaziare nella gamma dei comportamenti, nella capacita’ di modificare la realta’ circostante. Ma alla fine, l’assuefazione a tanta liberta’ porta ad un ineluttabile appiattimento verso comportamenti standardizzati".

Soprattutto, concludo io, certi comportamenti che vengono tenuti nel mondo virtuale da parte di chi, come in un giochino in cui il punteggio viene determinato dal numero dei “bersagli colpiti”, s’improvvisa predatore.

Un mondo di bimbi “cresciuti” che giocano tentando di colpirsi a vicenda e nel quale non si conosce piu’ il significato del rispetto per il prossimo, poiche’ non ci rendiamo conto che dall’altra parte dello schermo c’e non un microchip ma un essere umano, con la sua intimita’ ed i suoi sentimenti, che quasi sempre vengono feriti.

Ecco il racconto di uno dei tanti “predatori” del web. Uno che crede di essere unico, speciale e non sa che almeno il 90% degli uomini che frequentano determinate chat lines si comportano come lui. Quando li incontro non posso fare a meno di notare quanto la riflessione del mio amico risulti ancor piu’ vera.

Sono un 35enne figlio del suo tempo. Mi aggiorno, uso la rete per cercare le informazioni, esploro, navigo, leggo, ascolto i punti di vista.

Ma la rete mi divora, toglie realtà ai miei pensieri ed ai miei gesti, depersonalizza e rende sterile qualsiasi cosa io faccia. come se non fossi io.. come se nulla fosse effettivamente reale, come se il mio alter ego virtuale avesse il solo scopo di tirar fuori il peggio da me, riportandomi ad uno stato primordiale in cui non sono effettivamente responsabile di quello che accade.

Mi si può trovare in tutte le principali chat, nicknames diversi, qualche fotografia, una grande capacità dialettica che la rete amplifica, passione per le donne, desiderio irrefrenabile di novità, di conquista, di mettersi alla prova.

La rete è diventata il mio terreno ideale.. pullula di casalinghe trascurate, di mogli il cui brivido si è ormai spento, di madri la cui interiorità è tesa come una corda, professioniste, manager, psicologhe, 30enni fidanzate da anni o da pochi mesi. non fa alcuna differenza.

Poche mi sfuggono, ho imparato come si fa; so come tentarle e farle sentire comprese e desiderate, le ascolto e insinuo subdolamente nella loro testa la mia presenza, come un porto sicuro, un confidente aperto e discreto, un uomo appassionato cui confidare tutto.. qualsiasi desiderio, pensiero proibito, pian piano tutto viene condiviso con me.

Sono il single perfetto, ho il mio lavoro, la mia casa in centro, parlo due lingue, letto matrimoniale, bravo in cucina... troppo perfetto per essere vero. Il copione è sempre lo stesso, affinato e perfezionato.

Le scelgo per il loro aspetto, ma faccio sì che loro non lo pensino; mi mostro disinteressato alla loro esteriorità e proiettato verso quello che pensano, nessuna invadenza in principio.. non chiedo contatti mail. Non chiedo numeri di telefono.. non chiedo foto osè, nulla di nulla.

Quando le chiacchiere diventano più profonde.. lascio loro a sorpresa il mio numero di telefono, senza chiedere il loro..., in massimo due giorni mi chiamano. Vengono loro a trovarmi, è rarissimo che sia io a spostarmi.. la distanza geografica non ha alcuna differenza. Firenze, Napoli, Bologna, Bari, Timisoara, Sofia, Venezia, Stoccolma, Roma.. tutte inseguono il brivido, tutte fanno salti mortali stordite dall'illusione della passione, dal brivido della complicità. Alcune inventano viaggi di lavoro.. di altre non conosco la scusa. ma prima o poi da me vengono tutte. Tutte destinate a fare la stessa fine.

Il momento in cui le faccio mie, con una notte d'amore intensa ed appassionata (due nei rari casi in cui si sia deciso preventivamente di ospitarle per una notte in più) è anche il momento in cui perdo interamente interesse verso di loro.

Si trasformano in un intruso nella mia casa, una busta di patatine da gettare via mentre ho ancora il sapore salato attaccato alle dita.. anche per questo ho sempre una scusa pronta, un viaggio di lavoro, un malessere di un parente.. qualsiasi cosa.. tanto loro mi credono, si fidano, il pensiero che io possa mentir loro non le sfiora.

Il momento in cui le saluto, in stazione o in aeroporto..è anche il momento in cui loro diventano zombie. Ancora non lo sanno, ma da quel momento esatto non risponderò mai più ai loro sms, alle loro telefonate. finiscono con un click nella"lista nera"e non possono più scrivermi nemmeno in rete.. prima o poi si arrendono.. alcune insultano.. altre mi maledicono.. altre si disperano, chiedono"dove ho sbagliato??". ma alla fine si arrendono tutte.

Non riuscirei a contare esattamente il numero di donne che ho avuto in anni di permanenza virtuale, nemmeno se lo volessi. Così come, se non ci fosse qualche foto, non ricorderei nemmeno i loro volti. ospitare tre donne diverse in un weekend che inizia con la prima il venerdì notte, la sua partenza e l'arrivo dell'altra il sabato.. e l'ennesima la domenica... alla fine ti confonde.. le rende tutte uguali.. cambia il loro odore.. ma l'odore va via in un lampo...

La mattina del lunedì sono di nuovo a lavoro.. e sono di fronte al computer.."che hai fatto di bello nel fine settimana??" - chiede l'aspirante prossima vittima - "son rimasto in casa, è un periodo in cui ho bisogno di solitudine, di guardarmi dentro alla luce fioca di una candela..".."dai!!che bella frase profonda.. come ti chiami??".

E' fatta. si ricomincia. *


Ho l’impressione che determinati personaggi “se la cantino” un po’ troppo. I moderni Dongiovanni, secondo la mia personale esperienza di donna che ha avuto modo di relazionare con moltissimi di loro, vivono molto di virtualita’ e poco di realta’. Anche nella percezione dell’esito delle loro “presunte” storie. Probabilmente le loro “innumerevoli” conquiste si limitano solo a due o tre, ma essendo costretti a mentire sempre e costantemente a tutti, ormai non riescono piu’ a distinguere quando stanno mentendo anche a se stessi.

CONCITA DE GREGORIO, con la quale su questo specifico argomento concordo totalmente, risponde cosi’ a chi tiene un tale comportamento.

Un malato, insomma. Un povero giovane uomo divorato dalla rete. "Mi divora, mi toglie realtà, mi rende sterile, tira fuori il peggio di me. E' come se non fossi io". Una patologia terrificante, una malattia il cui sintomo specifico è solo un dettaglio: in questo caso abbiamo un seduttore compulsivo, un serial killer dell'orgasmo usa e getta.

Potremmo aver sentito, in alternativa, la storia di uno che ogni giorno dimentica il suo nome, che non riesce più a dormire la notte, che colleziona milioni di foto di persone di nome Sara, che coltiva pomodori nell'Arkansas annaffiandoli (virtualmente, è ovvio) ogni due ore se no muoiono, cominciò coi pupazzetti attaccati ai portachiavi, vi ricordate? bambolotti elettronici da accudire come umani. Cosa succede quando ti attacchi ad una macchina e invece di servirtene ne diventi schiavo è imprevedibile.

Pedofilo, benefattore, gigolo, psicotico, bibliofilo. Di che tipo di ossessione ti ammali è secondario. La domanda è: e la vita vera? Le persone che restano in casa tua addirittura un mese o anche due, magari che ci vivono, i sentimenti, gli interessi durevoli, le passioni? Dove sono, in casa di 'funny guy', gli umani? Non c'è nessuno che gli dica spegni il computer andiamo a fare la spesa, a fare un bagno, a letto? Una persona in carne ed ossa che lo veda, magari che gli voglia bene - lo ami, si può persino amare ed essere amati per quanto il nostro non sembri conoscere la materia - e gli dica dai, smettila, non vedi che io sono qui. E' terribile persino il telefono cellulare: è orrenda e tentatrice la prevalenza di chi non c'è su chi c'è, tu sei lì con qualcuno che continua a rispondere al telefono, intrattiene l' assente e dimentica il presente. Il compiacimento con cui funny guy parla delle sue "vittime" non deve innervosire: fa parte del suo gioco, è una macchia della pelle della malattia.

Né le "vittime" devono impietosire, d'altra parte: "it takes two for tango". E' lui che rischia l'agonia come chissà quanti milioni di altri. Quando non gli reggerà più il fisico la seduzione delle casalinghe frustrate diventerà un gioco solo di parola e allora sì che sarà chiaro l'esito (che poi è il principio) del male: una solitudine priva persino di quegli odori fuggevoli. Una solitudine
assoluta, sordomuta, disperata e perfetta.


* Articolo tratto da QUI

sabato 8 settembre 2007

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La perfezione

 
Perfezione: la qualita’ o lo stato dell’essere perfetto, completo, cosicche’ nessun altro requisito e’ richiesto.

Fai la tua ricerca. Consulta attentamente il web. Studia le fotografie che non devono essere corrette con photoshop. Lei appare naturale: non molto truccata cosi’ puoi vedere come realmente e’. La descrizione che fa di se stessa e’ accurata. La sua eta’ e le sue misure sono vere. Se dice di essere italiana allora e’ italiana, e non solo perche’ parla Italiano. Se dice di essere russa allora e’ russa, e non proviene dalla Macedonia o dalla Moldavia. Quando la chiami e’ educata ed amichevole, e sei incantato dal suo modo di fare. Gli accordi vengono presi in modo tranquillo, senza il minimo intoppo. Non fuma ne’ fa uso di droghe.

Non tenta di prendersi gioco di te in alcun modo. Non ti promette servizi per ritirarsi all’ultimo momento. E’ in grado di estasiarti e di deliziarti perche’ e’ ancor piu’ bella di quanto appare nelle foto, inoltre sa essere divertente, intrigante ed appassionata al punto che ti senti cosi’ attratto da lei da pregarla di prolungare l’incontro… E lei accetta perche’ ti fa capire che le piaci. E per questo motivo la ricompensi generosamente :-)

Quando arrivi al termine, senti di volerla incontrare ancora perche’ ti sembra di non aver avuto tutto cio’ che potevi ottenere.

E’ utopia?

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Ulisse ed i manager


"Una ragazza sposata di 35 anni, che esercita dal età di 18 anni. Al telefono risponde il marito e le prende appuntamenti, lei porta a casa il denaro, lui ha una bella macchina, non ha bisogno di lavorare...
E come lo difiniscono? Un manager?
Invece se si fosse parlato di una straniera, l'avrebbero definita subito una poveraccia; e se avesse avuto un compagno nella vita privata, a lui avrebbero dato dello sfruttatore, anche se non ci fosse entrato per niente."


E' mia ferma convinzione che una donna, fintanto decide di "vivere l'avventura", debba evitare di legarsi sentimentalmente. Ovvio che e' un sacrificio (forse l'unico vero), ma e' necessario se decide di esercitare la professione per lo stretto periodo necessario e non vuol rischiare di essere prostituta per tutta la vita.

La sua deve essere una vita simile a quella che per l'uomo e' la vita del marinaio: navigare in tanti mari, approdare a molti porti, ma non fermarsi mai in nessun posto.

Il denaro deve rappresentare il motivo principale, questo si', ma deve anche esserci un po' di quello spirito di Ulisse. Inoltre curiosita' e sete di esperienza non devono essere distratte da impegni nei confronti di altre persone; ancor di piu' nei confronti chi si attacca a rimorchio al solo scopo di per poter usufruire di una parte degli introiti per vivere bene alle spalle altrui.

Ne ho viste tante cadere nelle reti di sedicenti "manager". Donne che, non piu' giovani, non possono permettersi di smettere di esercitare in quanto devono trainare da sole tutta la baracca.

mercoledì 5 settembre 2007

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What if?


Non e’ facile trovare quello giusto. A me piacciono giovani, molto giovani.

La mia collega, cinquantenne grassa piena di cellulite, brutta come la fame, e’ un'esperta. Mi ha fornito un indirizzo di un appartamento dove e' possibile trovare cio’ che cerco. Lei ci va spesso e mi ha assicurato che si tratta di un posto discreto con merce di qualita’; al massimo 16 anni, ma ha detto che sono “dotati” come stalloni. Vengono dal Brasile o da Cuba e si sa, la genetica non tradisce.

Finora non ho mai provato a recarmi in quei posti. Mi sono sempre limitata a girovagare con l’auto di notte, ma non e’ mai semplice incontrare quello giusto. Una volta ricordo che ho caricato su un quattordicenne bellissimo, che poi non ho piu’ ritrovato nonostante mi sia recata altre volte nello stesso posto. Chissa’ forse ha cambiato citta’ oppure…

Spero non gli sia accaduto niente di male. In quel poco tempo in cui siamo stati insieme mi ha fatta stare veramente bene; aveva una lingua cosi’ vellutata...
Forse gli piacevo, come donna voglio dire. Dopo tutto non li porto male gli anni che ho e nell’oscurita’ dell’auto devo essergli sembrata piu’ giovane di quel che sono. Ricordo che ce l’ha messa tutta per soddisfarmi. Ci siamo spogliati ed io ho potuto assaporare quel corpo immaturo, giovane, fresco... Tutt'altra cosa rispetto ai miei coetanei, bolsi, pelosi, sudaticci… con l’alito maleodorante di nicotina o del residuo dell’ultimo pasto.

Lui invece era cosi’ liscio, cosi’ morbido, profumato… ed aveva un membro cosi’ vigoroso! Impazzisco quando trovo membri giovani… il mio desiderio dilaga, esplode e non posso resistere a prenderli in bocca… a leccarli ed a succhiarli fino in fondo... fino all’arrivo del nettare finale... dolce. Ed e’ cio’ che ho fatto anche quella volta. Ricordo che gli ho fatto quasi male perche’non volevo smettere di succhiarlo, ma sapete com’e’, no? Una in quei momenti mica riesce a ragionare. Pero’ poi l’ho ricompensato con qualche euro in piu’ e lui mi ha ringraziata e mi ha detto che quel denaro avrebbe dovuto tenerlo nascosto perche’ altrimenti la sua maitresse glielo avrebbe tolto. Poi abbiamo parlato un po’.

Lui veniva dalla Romania e mi ha detto che faceva quel che faceva per aiutare la sua famiglia poverissima. Per un attimo ho avuto quasi voglia di farlo scendere, di mandarlo via, ma il suo sguardo da bambino mi ha fatto venire ancora voglia e gli ultimi cinque minuti li abbiamo passati con lui che mi succhiava i capezzoli ed io che mi masturbavo.

Se penso che avrei potuto avere l’eta’ di sua madre quasi mi vergogno, ma dopotutto che posso farci se in certe situazioni perdo la testa? E dire che nella vita sembro una persona cosi' seria, cosi' irreprensibile. I miei colleghi mi credono cosi’ morigerata che forse pensano addirittura che possa essere frigida. Se sapessero! Con alcune colleghe ho abbastanza confidenza e spesso ci scambiamo notiziole su dove trovare i ragazzini. La citta’ e’ sempre piu’ invasa da vecchi baldracchi quarantenni usati e stantii, che a volte si rischia di girare a vuoto per ore senza trovare roba buona.

Adesso voglio recarmi in quell’appartamento del quale ho avuto l’indirizzo… spero di non restare delusa. A me piacciono giovani, molto giovani… anche troppo.


Il racconto e’ stato ispirato da cio' che ho letto QUI

martedì 4 settembre 2007

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Lavavetri


Li vedi. Uno spazzolone fetido ed un secchio riempito di un qualcosa di cui ti riesce difficile immaginarne la natura.

E poi mani!

Una volta erano mani bianche slavate. Ma c’erano Solidarność e Lech Walesa… e poi il Papa era polacco; e allora…

Poi mani piu’ scure, albanesi, kosovare. Ma c’era da comprendere chi fuggiva da un nemico dell’Italia… e poi era cosi’ divertente guardare “Striscia la Berisha” in TV; e allora…

Adesso mani di donne con in braccio “fagottini” intrisi di pisco e lacrime. Mani di bimbe con sguardi gia’ adulti che non conosceranno mai il suono di un gesso che scrive su una lavagna. Mani sporche che si appoggiano al vetro e che si tendono.

Rabbia, disperazione, fastidio, schifo, voglia di non guardare. Chiudi la sicura della portiera ed il finestrino in fretta, prima che quelle mani si protendano verso di te e ti tocchino.

Ma sono mani zingare; e allora…

lunedì 3 settembre 2007

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Uomini russi e donne russe


Un amico, in un gruppo discussione in cui entro raramente, ma al quale sono affezionata perche' fa parte di un momento della mia vita in cui stavo prendendo confidenza con i forum, scrive un post a proposito delle donne e degli uomini russi definendo le prime come "di media estetica altissima... questo associato al look spettacolare agita l' ormone. Oltretutto le occhiate che si scambiano sono sempre promettenti; l' impressione è che in qualche modo molte siano disponibili". I secondi sono invece descritti come "una tragedia, masse di ciccia e muscoli, slippini di maglina anni 50, conversazione neolitica, e sorvoliamo sulla tendenza all' alcol... sono come i nuovi ricchi italiani degli anni 50/60, ma molto meno cordiali ed estroversi, anche tra di loro".

Non so come fossero gli uomini italici anni '60; cioe' in parte lo so
guardando certe foto ed il carattere posso solo immaginarlo tramite i film dell'epoca (Alberto Sordi o Vittorio Gassman). Non so neanche come siano gli uomini russi di adesso, se non in modo generale e generalizzato, ma di sicuro so che questi non sono come gli italici.
Sono per natura "orsi". Sono coraggiosi e testardi; difficilmente arretrano. Gli italici sono piu' machiavellici. Trovano continue giustificazioni alle loro ritirate; anche per se stessi.

Gli uomini russi sono freddi. Si riscaldano spesso solo in presenza di vodka, ed in tal caso passano all'esagerazione nell'altro senso. Spesso arrivano alla violenza e questo e' cio' che spinge molte donne a cercare compagni non russi. Questo vale anche per coloro che hanno cultura che pero', a differenza degli italici, esprimono in modo molto discreto; senza troppa enfasi. E moltissimi, contrariamente a cio' che puo' sembrare, hanno una cultura di livello universitario.
Alla loro freddezza fa da contrappunto la grande passionalita' ed il grande sex appeal delle donne, soprattutto se trentenni e che hanno vissuto nel periodo in cui l'attivita' fisica era obbligatoria per tutte le bimbe e le adolescenti.

Uomini e donne russe sembrano appartenere quasi a due razze diverse, sia fisicamente che culturalmente.

Se non fosse per la "vigliaccheria" e per il "voltagabbanismo" dell'italico maschio potrei dire che donne russe e uomini italici potrebbero "incastrarsi" perfettamente. Ma esse amano quel pragmatismo che non e' proprio dell'italica natura e rifuggono le allusioni troppo spinte sul sesso, come invece amano fare tutti i popoli latini.

Come ho scritto in altri post, le ragazze di estrazione est-europea che sono nate e cresciute in una dimensione culturale come quella del socialismo reale, apprezzano gli uomini che fanno piu' di quanto apprezzino chi sa solo parlare.

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Laura e le sue sorelle


Una notizia scovata girovagando sul web che mi ha colpita in modo particolare e che riguarda un tema che considero aberrante: l’abuso sessuale.

Nonostante la quasi totalita’ dei maschi con i quali intrattengo un rapporto dialettico siano convinti che tale comportamento sia solo di pochi e che non riguardi in modo massiccio il genere maschile, e’ mia opinione che la presenza di uomini all’interno di una qualsiasi comunita’ femminile, sia essa laica o religiosa, crei una condizione di rischio costante per le donne ivi presenti, anche allorquando gli interlocutori sono determinati alla tenuta di un comportamento rispettoso.

La pulsione sessuale (spesso incontrollata), la convinzione che la donna non e’ altro che un essere inferiore relegato al ruolo di mero oggetto di piacere e la consapevolezza di possedere nella comunita' un’inattaccabile posizione di prestigio, creano nelle menti maschili le condizioni per l’abuso sessuale, del quale la donna e' doppiamente vittima; prima dell’atto stesso gia’ di per se’ traumatizzante poi, allorquando decidesse di denunciarlo, del comportamento ipocrita ed iniquo di chi dovrebbe essere preposto a far rispettare la legalita’.

Per questo motivo, nella mia utopia e nella mia citta’ invisibile, la presenza maschile deve essere accuratamente evitata. Purtroppo il CdA, che da 3000 anni ha preso possesso della gestione della vita su questo pianeta e che non ha alcuna intenzione di rimettere il mandato, ha sede in fortezze inespugnabili se non con lunghi e faticosi assedi.

Riporto dal blog di Don Vitaliano:


Oltre il muro di molti conventi in Africa, la vita per le suore non è per niente serena. Soprattutto quando i pericoli arrivano da sacerdoti e vescovi. E la Chiesa preferisce chiudere un occhio, quando non addirittura due di Emanuele Quaranta. Questa è la storia di Laura e delle sue tante, abusate, sorelle. Una storia triste e violenta, avvenuta per lunghi anni nel più tetro silenzio, in quel buio fitto in cui le vittime non hanno mai avuto voce. E quando hanno tentato di riprendersela e di alzarla, protestando e denunciando i crimini cui sono state sottoposte, non sono state ascoltate da chi avrebbe dovuto proteggerle.

Laura aveva 17 anni quando si è fatta suora. Ne aveva 27 quando è stata violentata da un prete. E ne aveva qualcuno più di 30 quando ha avuto il coraggio, per la prima volta, di parlare pubblicamente di ciò che le era successo, sconvolgendole - anzi distruggendole - la vita. Laura è un nome fittizio, ma il resto del suo racconto è oro colato. La sua storia ha come fondale un paese dell’Africa occidentale sconvolto dalla pandemia dell’Aids, forse la Nigeria o il Ghana o la Sierra Leone, o chissà quale altro. E ha come contesto una Chiesa cattolica che, in quel continente, non ha mai nascosto troppo bene la sua indifferenza verso uno dei precetti morali che in Vaticano ritengono obbligatori: il voto di castità e l’obbligo del celibato sacerdotale.

Il coming out di Laura è avvenuto nell’aprile 2001, quando ha rilasciato una lunga intervista al settimanale americano National Catholic Reporter. Ma per una Laura che riesce finalmente a liberarsi dalla paura e a denunciare il fenomeno sulla stampa, ce ne sono altre cento, mille, che rimangono in un muto terrore e continuano a subire le violenze e le molestie sessuali di sacerdoti e vescovi. La storia di Laura è semplice e, a suo modo, sui generis. Perché lei è una ragazza ingenua e piena di fede, ma anche più colta e di posizione sociale più elevata rispetto a tante sue consorelle. Appena entrata in convento comincia a subire le richieste pressanti di preti e religiosi cattolici, che magari dovrebbero essere padri spirituali e confessori, perché ceda loro le sue grazie. Forte di una non comune solidità di carattere, rifiuta e rifiuta ancora. E la cosa non è affatto semplice: le piccole congregazioni femminili come la sua, in Africa, dipendono totalmente – economicamente e spiritualmente - dal vescovo e dai sacerdoti delle diocesi. Senza la loro benevolenza, non ci sono soldi, non ci sono incarichi pastorali, non c’è neppure la possibilità di spostarsi da un luogo all’altro, dato che le automobili sono merce troppo costosa per un modesto convento di suore. Molte sue consorelle cedono. Anche perché in Africa il prete è quasi un Dio: un capo religioso indiscutibile, un uomo colto e potente, a cui è quasi impossibile dire di no. Ma Laura, nonostante tutto, non molla. Fino a che il caso non la mette nelle mani del suo carnefice: un viaggio verso un piccolo villaggio rurale insieme a un sacerdote; la pioggia che li costringe a fare tappa in un luogo isolato; infine lo stupro, contro cui Laura si ribella e combatte con tutte le sue forze, ma che egualmente non gli evita il suo destino.

Una volta rientrata al convento, Laura denuncia l’accaduto, ne parla con i superiori e il vescovo. Ma ottiene l’opposto del risultato sperato: viene emarginata, derisa, messa lei stessa sul banco degli accusati. Fino a che, esasperata e sull’orlo di una crisi nervosa, viene tratta in salvo dalla sua facoltosa famiglia, che la manda a studiare negli Stati Uniti. Dove infine raccoglie le forze, riuscendo a lasciare la sua congregazione religiosa e a ricostruire i pezzi della sua vita. Esistono diversi rapporti, più o meno segreti, che fotografano "il problema degli abusi". La vicenda di Laura potrebbe sembrare, agli occhi di tanti bravi fedeli cattolici italiani, una storia orrenda, ma certo non comune, un caso isolato, un raro fenomeno di devianza all’interno di un generale e consolidato rispetto della norma. Invece no, decisamente no. E a testimoniarlo sono una serie di rapporti e di indagini svolte, ai massimi livelli, dalle stesse congregazioni religiose a livello internazionale e dal Vaticano stesso.

Rapporti segreti stilati in un arco di tempo che va dal 1994 al 2000, presentati da suor Maura O’Donohue, medico e missionaria, che per sei anni ha svolto indagini sul tema dei religiosi e l’Aids in Africa, e da padre Robert Vitillo, direttore della Caritas internazionale, che durante un seminario a porte chiuse con esperti e leader religiosi cattolici di tutto il mondo al Boston College ha tenuto una dettagliata relazione su Le sfide teologiche poste dalla pandemia dell’Aids. Il terzo rapporto segreto risale al 1998, si intitola Il problema di abusi sessuali di religiose africane in Africa e a Roma e viene presentato da suor Marie Mc Donald in occasione di un incontro del consiglio dei 16, un organismo che riunisce periodicamente i rappresentanti dei superiori generali delle congregazioni religiose maschili, di quelle femminili, e della Congregazione vaticana che controlla e supervisiona la vita degli ordini religiosi cattolici. L’ultimo documento, infine, è del 2000 e ne è autrice una monaca che è anche psicologa, suor Esther Fangman, che lo illustra con dovizia di particolari al congresso internazionale dei 250 abati e badesse benedettine di tutto il mondo.

Tutti e quattro i documenti, venuti alla luce grazie al National Catholic Reporter e all’agenzia di stampa italiana Adista, sono di una concretezza e di una sincerità da far accapponare la pelle. Vi vengono documentati migliaia di stupri, violenze e molestie sessuali subite da suore e per mano di sacerdoti. Ventitré paesi toccati da casi del genere, in tutti e cinque i continenti. Tristemente, però, è l’Africa l’area in cui si registra il maggior numero di abusi.

Questo, spiegano i redattori dei diversi rapporti, per due motivi: in primo luogo perché nella Chiesa cattolica locale - e dunque anche nel clero autoctono - celibato e castità non sono sentiti come un valore, anzi contrastano con la concezione tipicamente africana che unisce saldamente l’autorevolezza del maschio con la sua fecondità sessuale. Il secondo fattore è l’enorme diffusione del virus dell’Aids, che nel continente sta sterminando un’intera generazione. A causa del terrore del contagio, i sacerdoti attivi sessualmente - la grande maggioranza, stando agli estensori dei documenti riservati - se in precedenza si rivolgevano per lo più alle prostitute, con il tempo sono andati alla ricerca di face di popolazione femminile "non a rischio", in particolare ragazze giovanissime, ma soprattutto suore e monache.

Suor Maura O’ Donohue, nel 1995, ha l’occasione di illustrare il suo rapporto direttamente al cardinale Martinez Somalo, prefetto della Congregazione per i religiosi. E non gli risparmia i particolari. Racconta, ad esempio, di un caso eclatante avvenuto in Malawi: il vescovo di una diocesi costringe alle dimissioni le superiori locali perché queste si erano rivolte a lui per denunciare che 29 suore dei loro conventi erano state messe incinte da un gruppo di preti. Oppure racconta di quell’altra tragedia nella quale un prete violenta una suora, la mette incinta e poi la costringe ad abortire. Durante l’intervento, piuttosto artigianale, la religiosa muore e, qualche giorno dopo, il sacerdote ne celebra la messa funebre. Insomma, spiega dal canto suo suor Mc Donald nel suo rapporto, "le molestie sessuali e anche lo stupro di suore da parte di preti e vescovi è - a quanto ci risulta - evento comune.

E talvolta, quando una religiosa resta incinta, il prete insiste perché abortisca". Se il fatto viene alla luce, aggiunge suor Mc Donald, la donna che ne è vittima "viene punita con l’espulsione dall’ordine, mentre il prete per lo più viene soltanto trasferito in un’altra parrocchia oppure inviato all’estero a studiare". Anche la relazione di padre Vitillo è assai esplicita e coraggiosa nella denuncia. "Alcuni preti", afferma, "raccomandano alle suore di assumere anticoncezionali, e approfittano della loro ingenuità facendo loro credere che la pillola impedisce la trasmissione del virus dell’Hiv. Altri hanno incoraggiato le suore con cui hanno avuto relazioni ad abortire. Alcuni medici che lavorano in ospedali cattolici locali mi hanno raccontato di aver ricevuto forti pressioni da parte di sacerdoti perché facessero abortire delle suore". Per decenni, su questo tragico fenomeno, "c’è stata una cospirazione del silenzio", afferma suor Mc Donald nel suo rapporto, "Ma soltanto se cominceremo a guardare in faccia la realtà onestamente, saremo in grado di trovare delle soluzioni". Eppure nonostante la forza di tali denunce, poco o niente è stato fatto. Nel 2001, quando quei quattro documenti su cui era stampigliato strettamente confidenziale arrivarono sulla stampa, il Vaticano - tramite la sala stampa - si trincerò dietro un asciutto "no comment". Soltanto un "officiale" della Congregazione per i religiosi, nascosto dietro l’anonimato, si concesse la libertà di dichiarare a un giornale che "la vicenda è a conoscenza della Santa Sede, che sta prendendo le misure del caso".

Eppure, nessun documento ufficiale, nessuna direttiva pubblica è stata emanata nel frattempo. Stessa inazione e disattenzione è stata manifestata in Africa, dalle Conferenze episcopali nazionali. In Nigeria, la reazione alla pubblicazione dei documenti riservati da parte di religiosi e vescovi furono molto irritate. L’Amecea, l’organismo che riunisce gli episcopati dell’Africa orientale, arrivò ad accusare gli estensori dei rapporti di "slealtà". Soltanto la Conferenza episcopale sudafricana, grazie all’impegno del cardinale Wilfried Napier della diocesi di Durban, pubblicò un documento pastorale in cui ammetteva che "le autorità ecclesiastiche sono in difficoltà quando si tratta di affrontare simili casi" e istituiva un protocollo di comportamento, nonché una serie di misure per punire i sacerdoti rei di simili crimini. A distanza di cinque anni dallo scandalo che la pubblicazione dei quattro documenti riservati aveva prodotto nell’opinione pubblica cattolica a livello mondiale, la vicenda delle suore stuprate dai sacerdoti - in Africa e anche altrove - è tornata nel dimenticatoio. Non ci sono tracce che un fenomeno descritto come "comune" sia stato affrontato con decisione e incisività. La congiura del silenzio sembra averla avuta vinta.

Chissà che cosa ne è stato di Laura? Se è riuscita a trovare la sua serenità, dopo quella terribile violenza; se è riuscita a conservare la fede, nonostante lo schifo per le persone che, di quella fede, avrebbero dovuto esserle maestri. E chissà che cosa ne è stato delle sue tante, abusate, sorelle.

sabato 1 settembre 2007

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La Monaca di Mosca


La vicenda della Monaca di Mosca e’ stata da sempre coerentemente elogiata come uno dei pezzi piu’ belli; non per caso, e’ la narrazione di un lento e tortuoso degrado morale, ovvero del cambiamento di una persona pura in spietata, seguito in modo dettagliato con una straordinaria abilita’ realistica e potenza creativa che si tenterebbe di trovare inutilmente nelle rappresentazioni delle conversioni ovvero metamorfosi dei personaggi cattivi in buoni.

Della giovinezza dell'Innominata conosciamo molto a differenza del manzoniano Innominato, del quale si conosce poco o niente; essa ci viene infatti mostrata nel momento in cui, addirittura, sta “costretta in una gabbia a muovere il suo corpo a tempo di musica”.
La graduale trasformazione dell'ingenua ragazzina prima in frequentatrice dei postriboli di Calcutta, poi in modella, quindi in escort d’alto bordo ed infine in osteggiata forumista e blogger, e’ quanto di piu’ duro sia stato scritto in materia di corruzione. Si paragoni la storia della Monaca di Mosca con quella analoga della sua quasi omonima del Manzoni e si avra’ la sensazione di raffrontare un immenso pozzo di acqua nera e stagnante ad un fluido e guzzante ruscello. E questo perche’ mentre il Manzoni tace sulle cause della corruzione e quindi non le indica, come anche nel caso di don Abbondio, per la Monaca di Mosca la purificazione e’ fuori dall’avventura e si ha quasi una sensazione costante di evento imminente che la protagonista pare annunciare in ogni riga del suo blog.

Per il Manzoni, tradizionalista e credente, non c'e’ riscatto se non estetico, che infatti e’ notevolissimo; ma le purificazioni solamente estetiche sono appartenenti al decadentismo, mentre nel nostro caso ci troviamo di fronte ad una donna che rifugge il conservatorismo ed e’ priva di una qualsiasi fede religiosa. La corruzione della Monaca di Mosca e’ una corruzione “orribile”; ovvero una corruzione imperscrutabile, tenebrosa, senza motivi e, si potrebbe affermare, causa di notevoli effetti: generata da una condizione particolare, essa si smarrisce nel silenzio oscuro di un mondo in cui l’unica vera fede e’ il denaro ed il vizio.

Nonostante il personaggio sia comunque decadente, la storia della Monaca di Mosca non ha mai un attimo di banalita’, mai cade nello scontato, come avviene invece per altre storie rappresentative dell’epoca.
E’ un seguito fitto e pressante di immagini, di idee, di circostanze, di personaggi. Ed in questo caso non ci si limita ad essere imparziali, come fa il Manzoni nelle pagine che descrivono la conversione della quasi omonima Monaca di Monza; all’opposto viene stabilita fin dal principio una forte e soggettiva relazione con la figura della protagonista.

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Una coppia


Quando sono sola mi trovo spesso ad osservare le "coppie" che vedo in giro. Sono curiosa, ma il mio non e' atteggiamento di chi vuol mettere il naso nei fatti altrui. E' solo un modo per interrogarmi su me stessa.

Mi piace osservarle, discretamente, ed immaginare cio' che stanno dicendo, o pensando. Mi creo storie e viaggio con la fantasia. Credo che potrei scrivere addirittura trame di racconti, e sono soprattutto le coppie tristi quelle che piu' solleticano la mia immaginazione. Se fossi una brava fotografa mi verrebbe quasi da immortalarle per poter, un giorno, farne una mostra.

Ricordo una volta, ero seduta al venezianissimo Quadri, da sola ed assorta nella lettura del solito libercolo. Al tavolino di fronte me c'erano un uomo ed una donna, entrambi abbastanza giovani, che per tutto il tempo in cui sono rimasta li', quasi un'ora, non si sono scambiati una sola parola. Eppure si capiva che non erano nel mezzo di un litigio. Erano semplicemente "assenti", distratti, assorti nei fatti propri e palesemente annoiati.

La tal cosa mi procuro' una grande tristezza. Da allora mi sono sempre interrogata su come io ed un mio eventuale partner saremmo apparsi ad un ipotetico osservatore che ci avesse osservati, come stavo facendo con quei due, e da allora ho sempre valutato i miei "rapporti" su quell'immagine, rifuggendo da quelli in cui, se avessero scattato una fotografia, io e lui saremmo apparsi come la coppia di Venezia.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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