martedì 31 luglio 2007

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Oggi parliamo di discriminazione


Ne parliamo citando la NOTIZIA dei due omosessuali che a Roma, al Colosseo, sono stati sorpresi a baciarsi e quindi denuciati.

E' solo un'ennesima dimostrazione di come la discriminazione nei confronti degli (e delle) omosessuali sia radicata persino in chi dovrebbe tutelarci da essa, oppure e' solo un modo per "far notizia"?

Riguardo alla tutela di chi ha orientamenti sessuali diversi da quelli etero ricordo la sentenza emessa dalla Cassazione QUI che stabilisce in modo chiaro ed inequivocabile un diritto sancito dalla legge italiana.

Ma al di la' del fatto italiano, come donna e non come "lesbofemminista" come qualche casertano mi accusa di essere (poveretto se mi conoscesse nella realta' si vergognerebbe delle sue parole), sono rimasta sorpresa da UN'ALTRA NOTIZIA che riguarda un Paese che in Europa dovrebbe essere all'avanguardia per quanto riguarda la tolleranza delle preferenze sessuali dei cittadini: la Spagna.

Il fatto che ad una madre possano essere sottratte le figlie a causa del suo orientamento sessuale non solo mi lascia basita, ma addirittura schifata.

sabato 28 luglio 2007

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Amore eterno


“Io per te mi butterei nel fuoco, scalerei le montagne piu’ alte ed attraverserei il mare aprendone le acque come fece Noe’”

“Ma va? A parte che quello era Mose’, ma veramente faresti tutto questo per me?”

“Si’, perche’ ti amo alla follia. Ti amo come non ho mai amato nessuna in vita mia. Tu sei la mia luce. Senza di te la vita non ha senso. Ti amero’ in eterno; niente e nessuno riusciranno a separarmi da te…”

“Ma quanto sei poetico… continua che' mi piace. E cosa faresti ancora per me? Su dai vai avanti che mi sto struggendo in un brodo di giuggiole”

“Ebbene si’. Vorrei vivere con te, avere dei bambini, proteggerti, aiutarti, non abbandonarti mai”

“Neanche quando vado dall’estetista? Suvvia, qualche volta mi farai stare un po’ da sola. O no?”

“Certo! Con me avresti tutta la liberta’. Io ti insegnerei ad amare come io amo te. Staremmo insieme nella buona e nella cattiva sorte… fino alla morte”.

“Cavolo quanto sei menagramo… magari, non so, potresti iniziare a farmi ridere… sai a me piace ridere”.

“Io ti farei ridere ogni giorno grande amore mio. Non temere, con me saresti sempre felice. Per te mi getterei nel fuoco, scalererei le…”

“Si’ si’ ho capito: …le montagne piu’ alte, affogheresti nei mari piu’ profondi e blablabla… ho capito! Ma non e’ che al primo segno d'umidita’ ti ritirerai, vero?"

“Ma che dici? Io? Ma scherzi? Io sono un Uomo… con la U maiuscola! Io ho una sola parola amore mio e se ti dico che…”

“Ok ok, ti credo… e allora che dovremmo fare adesso?”

"Beh… andiamo a festeggiare il nostro amore scopando e…"

“No, scusa un attimo! Tu parli tutto al condizionale “faresti, diresti, affogheresti” ma poi usi l’indicativo presente “scopiamo”. Non ti sembra di fare confusione con i verbi?”

“Ma che c’entrano i verbi amore mio? Ti ho detto che ti amo e se tu mi ami e’ giusto che noi adesso scopiamo…”

“No guarda, secondo me sei partito con il modo ed il tempo sbagliato. Secondo me dovremmo ricominciare tutto da capo, solo che questa volta inizio io ok?”

“Ok!”

“Allora, caro amore mio, mi scoperai (futuro), dopo che avrai fatto (sempre futuro) cio’ che hai detto. Vedi? Adesso i verbi sono perfetti”.

venerdì 27 luglio 2007

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Il sacrificio


Il rate, oltre che il giusto compenso, sia per il tempo che passavo con il cliente, sia per lo sforzo (e le spese) che sostenevo per essere sempre fisicamente eccellente e ben curata, sia per la capacita' recitativa e per l'esperienza di geisha acquisita in anni di frequentazione dei "bordelli di Calcutta", rappresentava anche una dimostrazione di apprezzamento che la persona provava nei miei confronti. Psicologicamente era quindi per me la consapevolezza di un'affermazione in uno specifico ruolo.

Pagare era obbligatorio per chi mi incontrava. Lo era anche per coloro che possedevano le chances per far breccia nel mio muro sentimentale e che desideravano mettersi in gioco scegliendo la via della conquista. Anzi, con costoro ero addirittura piu' esigente, poiche' se con normali clienti il regalo rappresentava un corrispettivo per una prestazione professionale, per chi invece tentava di giocare tirando in ballo i sentimenti, questo assumeva un valore simbolico piu' deciso.

Devo confessare che per me (quando mi prestavo a tale gioco) non era tanto il regalo in se' che era importante, quanto la predisposizione al sacrificio del mio interlocutore. Cioe' il dono di una rosa in un ristorante milanese, magari acquistata per cinque euro dal venditore indiano, non aveva lo stesso significato del medesimo dono fatto nel deserto di Gobi a 1000 chilometri dal piu' vicino insediamento umano ove era impossibile trovare un fiore.
Ovvio che possono esserci molteplici forme di sacrificio, quello del fiore e' solo un esempio, ma anche il dono del tempo per chi ne ha poco potrebbe essere ugualmente esemplificativo.

Certamente nel mondo capitalista il dover pagare rappresenta una forma di sacrificio tout court anche per chi ha tanto denaro; tutto dipende dalla quantita'.
Quello dei regali costosi era percio' il metodo piu' facile che avevo per capire se l'altra persona mi apprezzava veramente oppure se cercava solo di fare "melina sentimentale" comportandosi come chiunque altro avrei potuto incontrare uscendo di casa.

A meno che, al posto dei regali costosi, non avessero voluto donarmi i reni o qualcun altro dei loro organi vitali. In tal caso avrei ovviamente accettato :-)

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Proposte di matrimonio


Leggendo il post di Lady Cleopatra QUI, riguardo alla vicenda della porno attrice in cerca di marito perche’ ingannata dall’ex fidanzato risultato un fedifrago mentitore, mi e' venuto da riflettere su cio’ che io ritengo essere uno dei punti salienti e ricorrenti nella vita non solo di una porno star ma anche di una escort: la proposta di matrimonio.

Fra i vari commenti scherzosi ho ricevuto anche io la mia bella proposta online, ma al di la’ del gioco mi ha stupito la storia della ragazza, soprattutto per la mensilita' di 3.000 euro che aveva accettato per porre fine alla sua “carriera”.
La mia e’ un po’ una provocazione ma io (scusate il termine) non mi sarei mai fottuta per 3.000 al mese! Se una vuole 3.000 se li fa in una notte o al massimo in un paio di dopocena.

Voglio dire che se una devochka "lascia" le motivazioni possono essere solo due: amore oppure soldi... o anche entrambi. Ma se e' amore, deve essere tanto amore e se sono soldi, ovviamente, devono essere tanti soldi.
3.000 euro al mese non sono tanti soldi, almeno non lo sono secondo i parametri di una modella-escort di livello.

Uno come il varesotto co-protagonista della vicenda con me sarebbe partito in orbita, altro che proposte di ritiro, viaggi a Tokyo e bambini da aiutare in Africa. Lo avrei "pelato" per il tempo necessario e poi avrei cambiato "zona" come fanno le zingare :-)

Comunque so per esperienza che ci sono tanti personaggi che hanno una spiccata abilita' a prendere per i fondelli le ingenue con ricette a base di parole... tante parole, cioe' l'unica cosa che possiedono in abbondanza :-)

E’ sufficiente guardare le persone negli occhi ed ascoltare i loro discorsi per capire di quale pasta sono fatte. Quando fanno tanti discorsi basati sull’amore siamo gia' su una brutta strada... se poi parlano tanto di "bambini" allora siamo veramente sull’orlo del baratro, perche' quello della prole e’ uno dei metodi “classici" che i manuali di "conquista" indicano come efficaci nei confronti di prostitute o ex prostitute.

Diceva Vlada: diffidate di chi parla di "asini che volano" e si nasconde troppo dietro alla parola "amore", perche’ quel termine e’ stato coniato dai comunisti per non pagare le donne, ma soprattutto diffidate di chi dopo due nanosecondi si mette a parlare con una devochka di vita insieme e di figli.
Ovviamente lo diceva in Russo e la parola “nanosecondi” e’ stata da me tradotta impropriamente, ma il senso era quello. :-)

Se penso a tutti quelli che mi parlavano di mettere su famiglia con tanti pargoli, potrei scrivere anche io un manuale per devochki che non vogliono farsi prendere per i fondelli.
Il 90% di costoro era gia' legato ad altre situazione sentimentali (la stragrande maggioranza gia’ con figli e moglie un po' "passata" a carico) ed il 9% erano sfigati senza piu' alcuna speranza, per i quali le ragazze prezzolate rappresentavano l’ultima spiaggia. Un misero 1% restava di appetibile ma (ahime') diviso fra quelli con pochi "schei" e quelli gia' "accalappiati" da qualcuna piu' brava :-)

Ho un bruttissimo carattere e sono molto esigente (per ogni cosa). Purtroppo sono cresciuta e vissuta dove gli uomini parlano poco ed agiscono molto. Tutto il contrario che in Italia.

Qualcuno, per caso, sarebbe intenzionato a sposarmi? :-)

giovedì 26 luglio 2007

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Campare cent'anni


Cento anni rappresentano sicuramente un limite temporale che nella vita dell'essere umano ha una notevole importanza.

Una volta era impensabile sperare di arrivare ad una tale eta' e solo pochissimi erano destinati a compiere il loro centesimo compleanno. Oggi invece, grazie all'allungamento della vita, le persone possono sempre piu' sperare (a ragione) di campare cent'anni.

Comunque cento anni simboleggiano ancora il massimo raggiungibile, tanto che ci sono dei proverbi che indicano tale eta' come quella ipotizzabile nel caso si conduca una vita sana o comunque lontana dai pericoli.

"Chi si fa i fatti propri campa cent'anni" dicevano alcuni saggi nonni, indicando ai nipoti che per avere una vita lunga si deve innanzitutto evitare di entrare troppo nelle questioni altrui. Ed i nipoti ancor oggi indicano in tale proverbio un pilastro fondamentale della loro esistenza, e lo tramandano ai loro figli...

Peccato che a volte sia difficile farsi i fatti propri, soprattutto se la nostra vita privata e' stata violata, magari da coloro che divulgano quel proverbio, invitando gli altri a farsi i fatti propri.

Che strana umanita' fatta di aggressori i quali, appena l'aggredito reagisce e passa al contrattacco, inneggiano alla non violenza... umanita' fatta di malfattori che appena vengono "beccati" inneggiano all'indulto.

E poi, vi dico la verita', a me di campare cent'anni proprio non va.

martedì 24 luglio 2007

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La meta' della mela


Credo che il motivo maggiore d’incomprensione dell’animo femminile da parte degli uomini, risieda nel fatto che questi ultimi (usualmente) giudicano l'illogicita' femminile in base alla loro propria logicita'.
La mancanza di specularita' nelle pulsioni, ad esempio come in quella quella sessuale, fa interpretare certi atteggiamenti femminili come manifestazione illogica di stronzaggine.

“Perche’ lei non e’ come me? Se lei provasse gli stessi desideri che provo io il mondo sarebbe un posto migliore in cui vivere e tutti i contrasti sarebbero appianati”.

Forse sarebbe un posto migliore... o forse no. Forse, invece, molti ancora non si sono resi conto che gli uomini e le donne non sono esattamente come vengono raffigurati nell’iconografia culturale che e’ stata tramandata dai tempi in cui la donna doveva obbligatoriamente rappresentare la meta’ della mela che doveva combaciare con quella maschile. La visione semplicistica di due pezzi che si incastrano, suggerita anche alla conformazione degli organi sessuali, non si confa’ purtroppo (o fortunatamente) alla complessita’ psicologica ed alla diversita’ dei due generi.

Errato e’ ritenere uomini e donne speculari. Errato e’ ritenere la donna illogica e fredda se non si masturba di fronte alla foto dell’attore seminudo, oppure se non inizia a denudarsi chiedendo insistentemente sesso di fronte ad uno sconosciuto in ascensore, oppure se non gira per i viali di notte alla ricerca di qualche bel fustacchione da portarsi a letto.

Uomini e donne non sono pezzi dalla forma uguale o speculare, non sono la mano destra e la mano sinistra. La loro natura e’ portata piu' a mescolarsi, a fondersi piuttosto che a confrontare le loro immagini in uno specchio, e l’obiettivo e’ l’ottenimento di un profumo, di un aroma che per essere composto non necessita obbligatoriamente di elementi uguali o speculari.

Mentre per un uomo lo spargimento del proprio materiale genetico non rappresenta un problema, in quanto ne puo’ produrre in quantita’ esorbitante ed eccessiva rispetto alle proprie necessita’, la donna deve confrontarsi con un orologio che le ha donato solo un numero limitato di ore… di cui ogni mese, e solo per un arco breve della sua vita, ne trascorre una.

E’ questo che certi uomini ancora non comprendono. Chiedersi i motivi per i quali loro passerebbero moltissimo del loro tempo a scopare mentre le loro controparti (stronze oppure frigide) non riescono a cogliere il sublime di tale attivita’ ginnica, e’ come chiedersi perche’ un falco non capira’ mai i desideri e le finalita’ di un serpente.

E poi se fossimo livellate, stabilizzate, se ci confrontassimo seguendo la stessa logica, se possedessimo gli stessi desideri, le stesse pulsioni, se sparissero le peculiarita’ proprie di ciascuna… se fossimo tutte mezze mele, non sarebbe per gli uomini una noia mortale?

sabato 21 luglio 2007

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Le due facce della medaglia


Mentre girovagavo in quel circolo intriso di misoginia che e' il Forum degli uomini, mi sono imbattuta in questo post:

"Racconta la leggenda che quando i romani rapirono le sabine, l'Italia centrale stava per essere sconvolta dalla guerra. I probi sabini rivolevano le loro figlie e le loro fidanzate - i romani avevano avuto il buon gusto di prendersi soltanto le fanciulle vergini, riconoscibili per un particolare tipo di acconciatura - ed erano disposti a morire pur di cancellare l'onta di quel terribile disonore.
Allora furono le donne che evitarono la strage: si misero in mezzo ai contendenti ed usarono l'arma della ragione per convincere i sabini che i romani, ormai, erano i loro mariti e loro non volevano diventare vedove prima del tempo. I romani, da parte loro, giurarono agli arcigni padri sabini che in quella Roma nuova di zecca, le ragazze sarebbero state trattate meglio delle principesse. Addirittura, promisero i romani, le donne sabine non sarebbero mai state costrette a passare il tempo davanti ai fornelli.
In questa leggenda e' possibile rintracciare l'origine di uno stereotipo: quello del cuoco rubicondo e con il cappello bianco - una maschera incarnata dal misterioso cuoco Apicio dalla Roma tardo imperiale - che quando si parla di alta cucina, e' sempre rigorosamente maschio.Le leggende contengono sempre una morale. E la morale della leggenda del ratto delle sabine e' questa:i romani promettono qualsiasi cosa alle loro future mogli. Quello che non si sognano di promettere, pero' e' che loro, le proprie donne, non le avrebbero mai ammazzate. Il primo uxoricida della storia di Roma, si chiamava Egnazzo Metennio ed agi' poco dopo che, grazie al ratto, Roma era stata popolata. Egnazzo Metennio, quando sorprende la moglie a bere del vino di nascosto, prende e la fa fuori a bastonate. Trascinato davanti ad un tribunale, il suo atto viene considerato perfettamente legittimo e Metennio non viene assolto da un giudice qualunque, ma da Romolo in persona.
Certo si puo' pensare che, da allora, di acqua sotto i ponti del Tevere ne e' passata tanta, e che i costumi, oltre che le leggi, siano cambiati in maniera radicale. Non e' cosi'. Il diritto infatti, fu un'invenzione capace di sopravvivere molto piu' a lungo dello stesso impero romano d'Occidente. Infatti il codice civile del 1942 aveva ribadito i principi di quello del 1865, in cui si diceva che l'istituto familiare restava fondato sulla napoleonica "potesta' familiare": la moglie obbligata a seguire la condizione civile del marito, ad accompagnarlo ovunque egli ritenesse opportuno fissare la residenza, esclusa da qualsiasi decisione patrimoniale che pur la riguardasse, era in particolare punibile se adultera (per il marito questo reato non era previsto) e le si sequestravano addirittura i beni dotali se abbandonava il tetto coniugale. Per quanto riguarda i delitti e le pene, il codice del 1930 aveva concesso, a chi cagionasse la morte della moglie, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scoprisse illegittima relazione carnale, fortissimi sconti di pena, che consentiva delitti a bassissimo costo.
Tornando alla madre di tutte le vittime della violenza domestica, secondo lo stesso padre fondatore di Roma, il divino Romolo, la colpa della moglie di Metennio, destinata a proiettare la sua ombra sui millenni a venire, era gravissima: mettere bocca al nettare degli dei diventava quasi un sacrilegio se l'ubriacona era una donna, e se in piu', i beveraggi clandestini intaccavano seriamente il patrimonio del padrone di casa.

Questi sono i fondamenti giuridici su cui si basa la nostra societa' occidentale. Lo stravolgimento di questi principi e' avvenuto in epoca recentissima, circa 40 anni or sono.

Mentre conosciamo bene dove i nostri originari principi ci hanno condotto e cioe' nella consapevole e tecnologica civilta' moderna in cui viviamo, nessuno sa dove ci condurranno questi nuovi principi innaturali, basati sul femminismo. Peraltro molto recenti.

(voto alle donne in Italia: 31 Gennaio 1945, prima non avevano mai messo becco in questioni di politica, oggi andiamo verso le quote)"



Una riflessione: ma i recettori di quel post, e cioe' i frequentatori di quel luogo che sono convinti della grande superiorita' maschile, ne hanno compreso il reale significato? Perche' nessuno dei "vate" ha alzato gli scudi? Si crede forse che sia stato scritto per avvalorare le loro tesi?

Si provi adesso ad immaginare che quel post lo abbia scritto una donna... magari con una punta di sarcasmo :-)

giovedì 19 luglio 2007

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Il forum degli uomini


Navigando in Internet mi sono imbattuta in un ennesimo FORUM.

Il meccanismo e' sempre lo stesso: i "gasati" che pretendono di dare a bere di "conoscere" tutto della vita, qualche dissidente che viene annoverato fra gli zerbini delle (poche) donne che partecipano e (naturalmente) l'eroina della situazione che in questo caso ha nome LELEN.

Leggendo i vari interventi mi sono resa conto ancora una volta che in fondo, nonostante le infinite discussioni alle quali ho assistito da piu' di sette anni, le diatribe, gli insulti, le minacce e quant'altro, certe contraddizioni ed una "paura" di fondo, sono congenite nell'animo maschile indipendentemente dal fatto che tutto cio' avvenga in un immondezzaio piuttosto che in un salotto.

Questa "paura" nei confronti di quell'unica personalita' femminile e' talmente evidente e talmente palpabile, che e' significativa di una debolezza profonda del genere maschile: basta una sola Amazzone per tenere in scacco un intero branco.

mercoledì 18 luglio 2007

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Fine di un cyberstalker


Prima che mi giungano i messaggi in cui mi si chiede il perche' della rimozione di Cbox da questo blog, dico che sono stata costretta a rimuovere tale servizio a causa di uno psicotico che da mesi sembra non abbia altro interesse nella vita se non "la sottoscritta". Un personaggio la cui unica ragione di esistenza e' quella di farsi notare da me fino al punto di diventare insopportabile.

Per rendere chiara l'idea costui e' assimilabile a quegli scocciatori che seguono ogni spostamento di una persona, le telefonano di continuo, le suonano il campanello di casa. le guardano nell'immondizia... insomma una rottura di zebedei che vorrei evitare, almeno all'interno del mio diario.

Dato che durante la mia vita ho incontrato diversi disturbati mentali che si muovevano in base alle suddette pulsioni, ci sono abituata e so anche che, leggendo questo post, costui provera' un intenso orgasmo. Si rendera' conto di essere riuscito a manipolare almeno una piccolissima parte delle mie decisioni e si sentira' importante (almeno all'interno della gabbia mentale che si e' costruito), ma sara' l'ultima volta che cio' accadra', in quanto da questo momento in poi non avra' piu' alcun modo ne' di interagire con questo blog, ne' di essere menzionato.

Riposi in pace.

martedì 17 luglio 2007

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Quote rosa


Noi non vogliamo le "quote rosa". Non ce ne frega niente. Non siamo mendicanti. Non accettiamo "in regalo" cio' che ci appartiene da sempre e che ci avete rubato.

Non vogliamo le vostre fottutissime "quote rosa". Tenetevele. Tenetevi tutto finche' potrete.

Un giorno, forse fra 1500 anni, saremo noi a darvi delle "quote azzurre".

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Tutto il male viene per nuocere


Leggendo QUESTO articolo sono stata colta da un attimo di tristezza, e di riflessione. Sono notizie ben note, ma forse non tutti ne sono al corrente.

Non intendo iniziare un discorso ideologico (che poi sconfinerebbe nella becera politicizzazione della problematica medio orientale), ma il fatto che l'ONU denunci tutto cio' dimostra sempre di piu' la validita' delle mie convinzioni e rafforza il mio desiderio di vedere realizzata un'utopia.

Far afflure denaro e potere in conti off-shore e' l'unica ragione di esistenza di un CdA che da secoli gestisce l'umanita' nonostante il "mandato" sia scaduto.

Sarebbe ora che questi "signori" dessero le dimissioni e che lasciassero la gestione ad amministratrici piu' capaci e meno avide. Forse i bambini di domani riuscirebbero a vivere in un mondo migliore.

sabato 14 luglio 2007

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Essere o non essere?


Devirtualizzazione: questo neologismo indica l’atto di chi decide di rivelare la sua identita’ reale a persone che, fino a quel momento, l'hanno conosciuto/a solo come identita’ virtuale (nickname).

E’ un impulso dettato dal desiderio di “dimostrare” la propria esistenza oltre i limiti imposti dai bit inviati nel web. Quasi che l’identita’ virtuale non sia sufficiente per connotarsi rispetto al Mondo.

Per alcuni il dogma e’ “esisto in quanto fornito di codice fiscale”… che idiozia!
I Miti sono l'esempio piu' eclatante di come "l'esistenza" non sia legata neanche all'effettiva esistenza sul piano fisico, ma dipenda dal significato che un certo personaggio (spesso mai vissuto) puo' aver lasciato dentro di noi.
Si esiste perche’ pensiamo e perche’ il nostro pensiero e' stato in grado di suscitare attenzione ed interesse indipendentemente dalla nostra fisicita'.

Chi viene preso dalla smania irrefrenabile di mostrarsi, addivenendo ai desideri di chi vuol solo mettere il naso nei suoi affari, nei suoi segreti, nella sua vita privata… permettendo ai "paparazzi del web" di catturare immagini “ricordo” e di avere dati sufficienti a rintracciarlo in ogni dove, prima di farlo dovrebbe pensarci 1000 volte. Soprattutto se l’ambiente in cui la devirtualizzazione avviene e’ borderline e composto (in parte) da psicotici fuori controllo.

E’ esattamente come “bere” da un bicchiere in cui sia contenuto un liquido di cui non si conosce la composizione: solo se cadremo in preda agli spasmi sapremo che era veleno.
Per questo motivo ho sempre rifiutato inviti a cene o devirtualizzazioni all'interno di "certi ambienti". Solo a cose fatte avrei saputo se la mia fiducia sarebbe stata ben riposta oppure no, e qualora non lo fosse stata non avrei potuto rimediare ad un eventuale errore di valutazione.


Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. (William Shakespeare )

venerdì 13 luglio 2007

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Solo per pochi


Questo commento e' talmente inerente al mio discorso sul prezzo delle Cortigiane che ve lo "passo" cosi' come l'ho ricevuto.

"Con buona pace di chi si faceva tante domande su "rate" e "fee", apprendo la notizia che una scatola di sigari Cohiba Behike, prodotta in soli 100 esemplari, viene venduta a circa 15.000 Euro....
Ogni cofanetto contiene 40 sigari, ed è costruito con legni rari, intarsiato in madreperla e foderato con pelle di razza e tartaruga. Come mandare letteralmente in fumo 375 euro "a botta" ;-)
E poi c'è chi viene a sindacare sulle tariffe di altri "servizi"!!! Mah!"

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Il cuore degli uomini


Mi e' stato segnalato questo libro ambientato in un mondo che si pone all'opposto di quella "citta' invisibile" in cui vive la donna-amazzone da me ipotizzata...

Vi si descrive, in modo esasperato, l'eccesso di una societa' basata sulla violenza in cui si e' perso completamente il rispetto per il genere femminile.

E' solo fantasociologia oppure il desiderio inconfessato di ogni uomo?

"Immaginate un mondo di soli uomini. Una città-stato in cui le donne sono state eliminate o al più relegate in edifici dove i maschi vanno a soddisfare i propri bisogni a patto di non baciarle sulla bocca, non parlare con loro, non consolarle né dare loro piacere. Un mondo in cui le regole sono poche, semplici e chiare: il primo giorno di scuola scegli un avversario non troppo debole né troppo forte e massacralo per farti rispettare da tutti. Non esiste la paura, se vieni colpito, colpisci a tua volta, non esiste la sconfitta, non esiste la debolezza.

Attraverso questa educazione sentimentale passa il protagonista di Il cuore degli uomini di Hugo Gonçalves. Un ragazzo che passa i giorni con gli amici a imitare i fratelli più grandi, a dimostrare a se stesso che non c'è nulla da temere né c'è nulla di sbagliato in quel tipo di vita. Fino a quando non incontra la prima donna (su una rivista pornografica) e inizia a non comprendere più fino in fondo la teoria secondo la quale il genere femminile cacciato dalla città sarebbe responsabile di tanti mali. Viene da chiedersi se questo libro sia metafora di qualche cosa di più di quanto sembri oppure un modello di apparato psichico."

mercoledì 11 luglio 2007

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La citta' invisibile


Aletta, Alida , Aniko’, Beatrix, Dorina, Erika, Ferike, Izabella, Karolin, Klaudia, Linda, Margit, Mariska, Melitta, Orzebet, Petra, Szandra, Szonja , Vera, Viola, Zsanika.

Viola e’ la piu’ giovane, Karolin la piu’ anziana, ma l’eta’ anagrafica e’ solo un dettaglio, come un dettaglio e’ la loro storia.

Vivono ormai in una citta’ invisibile in cui e’ impossibile cercarle… impossibile trovarle.

Vestiti modesti sono le armature, attrezzi di lavoro sono le armi. Ventuno Amazzoni che non combatteranno mai piu’ una guerra, ma che solo difenderanno la loro condizione di donne libere.


Se nascosta in qualche sacca o ruga di questo slabbrato circondario esista una Pentesilea riconoscibile e ricordabile da chi c’e’ stato, oppure se Pentesilea e’ solo periferia di se stessa e ha il suo centro in ogni luogo, hai rinunciato a capirlo. La domanda che adesso comincia a rodere nella tua testa e piu' angosciosa: fuori da Pentesilea esiste un fuori?
(Italo Calvino - Le citta’ invisibili - 1972)

lunedì 9 luglio 2007

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Quanto costa una cortigiana?


Nell’antica Grecia, le etere (hetaerae) erano esclusive cortigiane e sofisticate prostitute, donne indipendenti e molto influenti alle quali veniva richiesto di indossare abiti che le distinguessero dalle altre ed il pagamento delle tasse.

Per lo piu' ex-schiave oppure straniere, queste cortigiane erano note per le loro grandi capacita’ artistiche (nella danza e nella musica), per la loro bellezza e, diversamente dalle altre donne greche di quel periodo, per la loro educazione e cultura.

Le etere non erano soltanto femmine che prendevano attivamente parte alla vita sociale di quel tempo, ma addirittura le loro opinioni ed i loro consigli erano presi in grandissima considerazione dagli uomini.
Per fare dei paragoni con altre figure femminili della storia, erano praticamente il corrispondente delle antecedenti Nadītu babilonesi, delle geishe giapponesi o delle kisaeng coreane.

Alcune delle etere piu’ famose: Aspasia, per lungo tempo compagna del politico ateniese Pericle, Archeanassa compagna di Platone, Neaira e Thaïs concubine di Tolomeo, generale di Alessandro il Grande e successivamente re dell’Egitto.

Si racconta che Thaïs valesse il suo peso in argento e Demostene, in una sua oratoria, cita che il prezzo per poter avere Neaira era di 30 mine. Dato che la mina era l’equivalente di 100 dracme e la dracma era l’equivalente del salario giornaliero di un lavoratore forte ed abile, si puo’ stabilire che il prezzo, rapportato ad oggi sarebbe stato di 120mila euro.


“We have hetaerae for pleasure, pallakae to care for our daily body’s needs and gynaekes to bear us legitimate children and to be faithful guardians of our households.”

"Abbiamo le etere per il piacere, le concubine per le cure quotidiane e le mogli perche' ci diano figli legittimi e sorveglino fedelmente il nostro patrimonio."

(Demostene - Contro Neera, 122)

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Donare


Donare e darsi non hanno niente a che fare con le regole del “mercato” e sono concetti (ed atteggiamenti) completamente estranei alla professione di meretrice.

Si da’ senza chiedere niente in cambio. Non e’ previsto un corrispettivo… neanche della stessa natura di cio’ e’ stato donato e non si puo’ accusare l’altro di inadempienza se poi costui non contraccambia.

Donare afferisce alla sfera dell’intimita’. Quando lo facciamo non dobbiamo avere dubbi, paure, esitazioni. Deve essere una gioia, non un dovere… non una seccatura. E neanche deve essere un modo di “dimostrare” di essere migliori.

Chi cerca di convincere l’altro/a a dare ed a donarsi rompe il meccanismo e riporta il tutto alle leggi del mercato. Cio’ che viene richiesto diviene oggetto “contrattabile” e quindi avra’ un prezzo, un tempo di consegna… magari anche una scadenza.

Professione ed intimita’ non sono “mescolabili”. Per una donna che esercita il mestiere questo deve essere ben definito. Non ammette sbavature o il rischio e’ quello di confondere acque cristalline con residui destinati alla discarica

sabato 7 luglio 2007

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The game


A volte e' difficile ammettere quando il "momento di gioco" si trasforma in vera e propria "dipendenza" e diventa un "gioco perenne".

Sono certa che molti diranno che il virtuale rappresenta un momento di gioco e niente altro... ben consci, dentro loro stessi, di mentire.

Ma sono forse io cosi' "innocente" da poter giudicare gli altri?

Non credo.

So benissimo quali sono i limiti e so benissimo quando li supero...

Ma c'e' forse qualcuno qui, fra coloro che leggono questo blog, e fra coloro che "dicono" di non leggerlo ma che in realta' ne sono ossessionati, che puo' sinceramente affermare di non aver mai superato certi limiti?

Non credo.

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Sono solo scritte sui muri


Gli insulti, le illazioni, le offese, le minacce, le menzogne, le maldicenze, le ipocrisie, i giudizi, le falsita', gli affronti, gli avvertimenti, le bugie, le villanie, le provocazioni... cio' che viene inciso in questo mondo virtuale da chi e' mosso dall'odio, dall'invidia, dalla stupidita', dal disprezzo, dal rancore, dall'insulsaggine... non sono altro che scritte sui muri... graffiti che il tempo cancellera', insieme al ricordo dei loro autori.

giovedì 5 luglio 2007

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I complimenti delle donne


Forse saranno pigre, oppure non interessate all'argomento, oppure non vorranno apparire "spudorate", ma sono veramente poche le donne che commentano i miei post.

A parte le poche "ex-colleghe" con le quali ho condiviso quel breve tratto del mio cammino forumistico, non sono moltissime le lettrici che si azzardano ad esprimere commenti su quanto scrivo.

Eppure, quando cio' accade, il mio cuore si riempie di gioia molto piu' di quanto avviene quando gli stessi commenti vengono espressi da appartenenti al genere maschile. Soprattutto quando si tratta di apprezzamenti. Anche perche', si sa, i maschietti potrebbero avere dei reconditi secondi fini.

Mi piace interrogarmi e dare risposte a tutto cio' che riguarda il mio "sentire" e spesso mi sono chiesta da cosa derivi questa lieve eccitazione che mi pervade allorquando ricevo un complimento da chi, notoriamente, dovrebbe essere in competizione.

Diversamente dagli uomini non siamo animali da "branco" anzi, a parte rare eccezioni, siamo piuttosto note per lo spiccato individualismo e per la velata invidia che traspare dai nostri occhi quando ci troviamo ad osservare colei che riteniamo piu' attraente di noi.

Sara' quella sottile vena "omosessuale" che pervade l'intero genere femminile ad eccitarmi? Oppure la percezione dell'esistenza di una comunione di idee e di sentimenti alla quale io do il nome di "sorellanza"?

domenica 1 luglio 2007

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Nagyanya


Su di lei si potrebbero scrivere tante cose.

Solo le sue "fiabe" potrebbero riempire meta’ del mio HD. Alcune le ho riscritte, un po’ alla mia maniera, cercando d’interpretarle come lei faceva in quegli “sprazzi geniali di teatro" che ogni tanto aveva quando recitava di fronte ad una platea di bambini. Non chiedetemi di raccontarle, l'emozioni che suscitano dentro di me sono troppo personali.

Perche’ la Luna ha su di me l’effetto di farmela ricordare? Perche’ era proprio nelle calde serate estive che il cortile antistante la nostra casa diventava un palcoscenico in cui la Luna era il solo ed unico riflettore che illuminava la ribalta. Il fondale era il cielo stellato sopra le colline di Tokaj disegnate dai filari di viti.

Era tutto cosi’ diverso, surreale, magico…

Gli occhi dei bambini riescono a modificare la realta’… o forse sono gli adulti che con il tempo tendono sempre piu’ a dimenticarla, a nasconderla. Chissa’. Solo la Luna fa “riaffiorare” quella magia. Dipingendo il tutto di tinte bluastre, riporta in superficie l’antica atmosfera, come in un rito arcano destinato a ripetersi in eterno. Poi, al mattino, tutto si dissolve.

Il sole, dalle mie parti, ha da sempre il potere di spezzare quel “filo” che lega realta’ e magia, appiattendo il tutto sul piano della quotidianita’. Se non fosse per chi mi dice che sono il suo “ritratto” potrei immaginare di averla sognata.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

Oggi mi sento un po' cosi'...

Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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